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Nuova BMW M5 2024: Rendering da 650CV

La BMW M5 è una versione “cattiva” della serie 5, creata dalla divisione BMW M (che quest’anno festeggia il suo 50° anniversario). La prima generazione della berlina sportiva è apparsa nel 1984, sulla base del modello con indice di fabbrica E28. Il modello dell’attuale sesta generazione (F90) è apparso nel 2018. Ora il costruttore bavarese sta sviluppando la prossima generazione della M5.

Solo pochi giorni fa sono apparse in rete delle foto spia del prototipo della nuova BMW M5, i cui dettagli esterni sono nascosti con l’aiuto di una pellicola mimetica. Non ci sono ancora informazioni ufficiali sull’aspetto della prossima berlina sportiva. Questo rendering di motor.es ci permette di dare un primo sguardo al modello.

LA BERLINA SPROTIVA

A giudicare dalla nuova immagine, la settima BMW M5 avrà un design più aggressivo e audace. Il frontale sarà probabilmente caratterizzato da una calandra più piatta, con la forma di due riconoscibili griglie gemelle.

Sul bordo del cofano non si vede il solito emblema, ma il classico logo che dal 1973 al 1978 apparteneva al team sportivo BMW Motorsport e che decorava le livree da gara. Quest’anno è tornata: è stata utilizzata per una serie di nuovi modelli preparati dalla divisione M di BMW. È probabile che una grande presa d’aria esagonale venga integrata nella parte inferiore del paraurti anteriore della nuova BMW M5.

La fiancata sarà caratterizzata dai generosi passaruota per l’alloggiamento dei pneumatici sportivi metre nella parte posteriore ci aspettiamo quattro tubi di scarico (due per lato).

L’abitacolo dovrebbe essere caratterizzato da un nuovo display curvo che include sia un cruscotto virtuale che un touchscreen centrale per l’infotainment con grafica BMW M. Non mancheranno sedili anteriori sportivi e un divanetto posteriore a tre posti, mentre i sedili anteriori in fibra di carbonio saranno offerti con un sovrapprezzo.

Secondo le prime indiscrezioni, la BMW M5 di settima generazione sarà un’ibrida plug-in. Motor.es suggerisce che condividerà la stessa tecnologia con il BMW XM recentemente introdotto. In questo caso, la base del propulsore sarà un motore biturbo S68 da 4,4 litri con 489 cavalli, abbinato a un cambio automatico ZF a otto rapporti e a un motore elettrico da 197 cavalli. La quattro porte dovrebbe avere una potenza combinata di circa 650 CV (il SUV tocca i 653 CV). Il sistema comprenderà anche una batteria da 29,5 kWh (capacità utile di 25,7 kWh) con un’autonomia stimata di 80 km in modalità solo elettrica.

La BMW M5 farà il suo debutto mondiale nell’autunno del prossimo anno e sarà in vendita nel 2024.

Nuova MG Cyberster 2023: Anteprima senza Veli

La tanto attesa MG Cyberster è apparsa per la prima volta durante i suoi test di sviluppo. Questo modello, il cui design si baserà sulle linee principali del prototipo MG Cyberster Concept, sarà una cabriolet a due posti chiamata a competere con la Mazda MX-5… con la particolarità che la sportiva anglo-cinese sarà 100% elettrica.

Concepita come l’ammiraglia di MG, la MG Cyberster avrà il compito di rafforzare l’immagine del marchio in Europa, di collegarlo alle sue radici britanniche e di affermare la sua filosofia di produttore di auto sportive a prezzi accessibili. Per questo motivo, la sua estetica avrà alcuni richiami alla MGB degli anni ’60 e ’70, anche se i suoi diretti predecessori saranno le MG F e MG TF degli anni ’90 e 2000.

Il lancio della MG Cyberster avverrà nel 2024, in coincidenza con il centenario dell’azienda. Sebbene la sua presentazione sia prevista per l’anno prossimo, in realtà, grazie alle anticipazioni ufficiali e alla fuoriuscita di una serie di rendering dall’Ufficio Europeo dei Brevetti, il design definitivo della vettura è quasi del tutto noto.

Il veicolo avrà un cofano relativamente lungo, un abitacolo arretrato rispetto all’asse posteriore e fanali posteriori a forma di freccia ispirati alla Union Jack, la bandiera nazionale del Regno Unito. La capote, azionata elettricamente, sarà in tela. Curiosamente, non mancheranno elementi futuristici come il volante a carré e le portiere con apertura a forbice.

DATI TECNICI

La MG Cyberster sarà lanciata nel 2024

Tutto lascia pensare che la MG Cyberster utilizzerà la piattaforma MSP (“Modular Scalable Platform”) già vista nella MG4, una compatta che è stata applaudita dalla stampa specializzata per il suo eccezionale comportamento dinamico. Con queste credenziali, la MG Cyberster sarà probabilmente un’auto molto divertente.

La piattaforma MSP integra le batterie più sottili del mercato (11 centimetri di altezza); inoltre, la MG4 vanta una perfetta distribuzione del peso 50/50. Da sottolineare anche elementi come lo sterzo a doppio pignone e le sospensioni posteriori multi-link. Grazie all’utilizzo di due motori, nella versione più potente (X-Power) la potenza sarà di circa 428 CV (315 kW).

Se è finalmente legata alla MG4, la MG Cyberster utilizzerà un pacco batterie CTP (Cell to Pack) senza modulo con capacità di 77 kWh; tuttavia, potrebbe eventualmente utilizzare batterie più capaci. La sua autonomia supererà i 500 km WLTP e sarà in grado di completare lo 0-100 km/h in circa 3 secondi, mentre il suo prezzo sarà probabilmente inferiore a 50.000 euro.

40 anni senza Gilles Villeneuve, un punto di vista diverso sulla tragedia

40 anni senza Gilles Villeneuve, un punto di vista diverso sulla tragedia

Avremmo tutti sperato potesse finire come a Long Beach, quattro anni prima in America: in gara Gilles Villeneuve parte alla grande, da secondo si trova per la prima volta davanti a tutti. E’ ancora considerato la scommessa di Enzo Ferrari e si porta addosso il fattaccio del Fuji, con la tragedia che ne seguì: da quell’incidente, nel quale volò sulle ruote di Peterson finendo in una collinetta a bordo pista affollata dai tifosi (con due vittime ed otto feriti, ma con il Fuji escluso da allora dal Circus perché in effetti gli spettori erano in un punto proibito) il canadese fu demonizzato da stampa e Piloti che lo consideravano un pazzo, tanto che la stessa Ferrari sotto il fuoco delle critiche cercò temporaneamente un sostituto (ad esempio in Elio De Angelis ed Eddie Cheever, tra i due giovani più promettenti dell’ambiente che testarono la 312 T2 World Champion a Fiorano).

A Long Beach 1978 Villeneuve in testa tenta un doppiaggio estremo contro Clay Regazzoni. Siamo dentro una “S” cioe una curva e controcurva, Gilles supera con Clay davanti la prima curva poi punta verso l’interno della seconda per superare lo svizzero: purtroppo Regazzoni fa lo stesso e su quel circuito strettissimo tra muretti e cordoli (dove lo stesso Clay terminerà la carriera per un incidente tremendo) Gilles cerca il cordolo a sinistra saltando su questo e rimbalza con la posteriore destra a “volare” sulla ruota della Ensign di Regazzoni.

La 312 T3 di Gilles compie una mezza giravolta in orizzontale e non in verticale, per grazia del cielo vista la presenza dei muretti di cemento addosso ai quali il canadese sarebbe potuto ricadere drammaticamente a testa in giu’…

L’ultimo volo del Canadese Volante

Purtroppo a Zolder di quel terribile 8 Maggio 1982 le cose andarono diversamente. Anche qui una “S”, anche qui un pilota più lento da superare. Gilles pero è forse meno sereno, per i fatti di Imola. Per questo stavolta forse compie un azzardo di troppo: Jochen Mass, uno davvero esperto e razionale, davanti a lui supera la prima curva che vira a sinistra e prima della seconda a destra taglia all’interno di questa per lasciare al canadese la traiettoria ideale. Gilles non prevede, e forza il passaggio innaturale alla destra di Mass. Tutto il contrario di Long Beach anche negli effetti. La Ferrari si impenna sulla posteriore del tedesco e perde completamente il carico dell’effetto suolo diventando un’ala impazzita. Rotea in aria e ricade, esplodendo in mille pezzi. E’ la fine. Ma dal punto di vista gelidamente tecnico, l’errore di valpo è del ferrarista.

Gilles e la Rossa: un rapporto a due velocità

Era arrivato in F1 cinque anni prima, sconosciuto pilota canadese imbattibile sulle motoslitte e fresco vincitore dei tornei canadesi di Formula Atlantic e Can Am. Un pilota dell’altro mondo, anche se il Canada era già apparso in F1 con due Costruttori (Team Stebro e Walter Wolf) e con un anonimo pilota come Peter Ryan. Fatto sta che appiedato dalla Mc Laren – con la quale Gilles aveva esordito nel Gran Premio di Inghilterra del 1977 ottenendo il miglior tempo nel Warm Up della domenica mattina – fu assoldato da Ferrari nelle ultime due Gare dello stesso anno, proprio per sostituire Lauda……In Canada, la gara di casa, si ritirò dopo essere finito a muro, e nell’ultimo Gran Premio in Giappone combina un disastro: eppure nel 1978 viene riconfermato alla Ferrari, e Gilles vince la gara di casa in Canada ma finisce la stagione con ben sette ritiri: un indice importante, visto che Reutemann arriva terzo nel Mondiale con solo 4 ritiri. Far rompere la 312 T3 è davvero una impresa, anche se Ferrari per mediare e per deridere un poco il canadese, affermava che con la sua capacità distruttiva Gilles stimolava la Ferrari a migliorare sempre la tecnologia delle sue Monoposto…..Nel 1979 Gilles è un poco più disciplinato e si vede il suo talento, a parte l’assurdo giro a Zandvoort su tre ruote, ed un ritiro in più del  compagno di Squadra, per cui nulla da segnalare. Ma Villeneuve in prova parte otto volte davanti al compagno Scheckter contro le sette volte del sudafricano rispetto al Canadese, dimostrando le due doti di velocista; in più in Gara vince alla pari con il Campione del mondo (tre volte).

Gilles Villeneuve: davvero un sacrificato alla causa della Ferrari?

Di certo le stagioni dove Gilles mostra non solo talento ma anche una oggettiva abnegazione verso i colori Ferrari sono quelle 1980 e 1981. Nell’anno peggiore di tutti i tempi per le classifiche della Rossa Villeneuve è l’unico che ci prova sempre e comunque rispetto ad un Jody Scheckter ormai demotivato: su 14 Gran Premi il canadese parte 12 volte davanti al Campione del Mondo, e quando termina le gare finisce sempre davanti. Pochi punti ma importanti.

Nel 1981 Gilles conduce lo sviluppo del nuovo motore Turbo, il suo compagno è un ancora sconosciuto ed irruento Didier Pironi che su una ottima Ligier ha chiuso il 1980 al quinto posto con una vittoria e ben quattro podi. Eppure nonostante un palmares dell’anno precedente migliore rispetto a quello di Gilles, Pironi nel 1981 sarà un’ombra rispetto al canadese: su 15 Gran Premi Gilles parte 10 volte davanti al compagno di Squadra e regala alla Ferrari la prima volta di un motore Turbo a Montecarlo, e’ sempre il migliore dei piloti rossi in classifica, e dopo la stagione orribile del 1980 regala alla Ferrari le prime uniche due vittorie ed il primo podio dal 1979.

Ma non è proprio vera la “leggenda” dello Scudiero Gilles verso il compagno “presunto” prima Guida della Rossa nel 1979. Gilles ha sempre tenuto a dichiarare – anche troppo, in alcuni casi – la sua obbedienza e dedizione verso il sudafricano ma nei fatti ha spesso corso come un “battitore libero”: a parte a Monza, dove in effetti è ben evidente che Gilles poteva tentare il sorpasso su Scheckter ma rimase bene alle spalle (occorre capire se per dedizione o per scongiurare una ecatombe casalinga in caso di battaglia tra compagni di squadra, con conseguente incenerimento da parte di Enzo Ferrari….), per ben cinque volte il canadese si piazza a fine gara davanti a Scheckter che si classifica subito dopo di lui. E solo cinque volte dietro. Addirittura le prime due vittorie di Gilles si costruiscono su problemi del sudafricano giunto secondo: in Sudafrica Scheckter ha problemi con le gomme ed in USA viene risucchiato in un gruppone di coda. Eppure forse qualche volta di troppo, nel 1982, rimarcherà davanti a Stampa e Tv di sentire “tradita” da Maranello una sua dichiarata dedizione. Forse, su questo, avrebbe dovuto essere molto più politico.

La crisi di Imola 1982: la fine di un amore, o un gesto di stizza?

Da quel Mondiale 1982 qualcosa comincia a cambiare. Gilles si aspetta un trattamento di favore, o meglio una vera gerarchia in Squadra: ma per lui, contro Pironi, il sogno di “Prima Guida” non si materializza….”La Stampa”, il quotidiano del Gruppo Fiat (in cui orbitava la Ferrari) il 19 Marzo del 1981 titolava peraltro un quasi Scoop preannunciando un accordo tra Gilles e l’Alfa Romeo. Primo indizio di un rapporto in difficoltà? Seguono altre indiscrezioni di Stampa: Gilles alla McLaren od alla Williams. Un monito preventivo del canadese o un preannuncio? Si parte con i Test invernali ai quali Pironi partecipa molto più di Villeneuve sulla “tritatutto” 126 C2 Turbo. Si arriva ai primi quattro Gran Premi nei quali, purtuttavia, Gilles in prova gira meglio di Pironi e senza la squalifica di Long Beach avrebbe sei punti del secondo Posto. Però la Ferrari improvvisamente si ribella all’ennesima “follia” di Villeneuve, quasi la fine di un “Bonus colpi di testa” garantito per anni: al Gran Premio del Brasile Villeneuve si piazza in testa, ma al 17° giro Nelson Piquet attacca il canadese, che per chiudere la traiettoria mette le ruote sull’erba a sinistra e “carambola” sul prato del lato opposto, finendo la gara distruggendo la monoposto, perdendo una occasione d’oro e peraltro sfiorando una semi-tragedia visto che la Ferrari 126 C2 si intraversa e taglia la strada ai Piloti dietro.

Qualcosa, del “Canadese Volante” comincia a non essere più tollerato. Si arriva ad Imola e nulla sarebbe peggio di ripercorrere e interpretare quella Domenica. Eppure, a distanza di 40 anni, pur con il massimo affetto verso Villeneuve, è il caso anche di “tirare” le somme su un comportamento davvero fuori le righe da parte del canadese:

Per la Ferrari conta solo la Ferrari. Cosa c’è di strano?

Il Podio di quella Imola rimane nei ricordi : Villeneuve litiga con Piccinini che dà del bandito a Pironi, il quale ai microfoni dei Media parla, intelligentemente, di vittoria Ferrari. E trova l’appoggio del Drake che in un incontro collettivo a Maranello – il Giovedì dopo Imola – ammonisce Gilles facendogli capire che l’unico “capo” in Ferrari è il risultato. Da quel dialogo Gilles uscirà – forse – convinto di aver chiuso un capitolo a Modena e probabilmente si sentirà in dovere solo di lottare come un leone per strappare il Titolo a Pironi, che improvvisamente sembra essere più in sintonia con il “grande Vecchio”.

Insomma: per Enzo Ferrari in quell’anno esiste una sola legge: la Ferrari deve stravincere, soprattutto per colmare la “palude” agonistica dei due anni precedenti. E poi per Ferrari e per tutto il Gruppo Fiat non è ammissibile che la Renault sia davanti, vista la concorrenza diretta trai due Gruppi: sappiamo infatti che Fiat aveva iniziato una seria revisione dei Budget sportivi, anche per effetto della nuova avventura di Lancia nei Rally oltre alle corse di Endurance, dove la Regie era a sua volta tra le concorrenti dirette; e di certo per Maranello apparire Campione del Mondo di F1 con il primo motore Turbo in quell’epoca poteva essere un vettore promozionale straordinario per la serie di novità commerciali in arrivo : i motori a quattro valvole, la “288 GTO”, la “Testarossa” ed altro. Come dargli torto? Per questo, per non favorire lotte di “pollaio” e per non puntare rischiosamente su una pedina non vincente, Enzo Ferrari negò l’ennesima “copertura” protettiva a Gilles. O meglio: rimaneva quella umana. Ma in quel 1982 Villeneuve sarebbe diventato Capitano solo sul campo, senza favoritismi.

La crisi: Ferrari amava Gilles e non il suo mito?

Con la sua capacità distruttiva ci insegnava cosa fare perché un pilota potesse difendersi in un momento di necessità”. Analizziamo una citazione testuale di Ferrari, divisa in due: qui Ferrari – per chi ne conosceva in diretta il naturale cinismo – pare più ironizzare su una situazione nella quale il canadese aveva distrutto il possibile nelle monoposto di Maranello, il che significava a bilancio qualche miliardo di Lire di perdita……; e poi la seconda, molto più criptica e significativa: “È stato un campione di combattività, ha aggiunto notorietà a quella che la Ferrari già aveva, gli volevo bene“. Enzo Ferrari diceva sempre che erano le sue macchine che vincevano e non i suoi piloti: forse per questo scelse Villeneuve contro Lauda. 

Si dice che Ferrari si interessò a Gilles per “attenzione” alle vendite in USA e Canada, da sempre tra i migliori mercati internazionali per Maranello. Ma di sicuro si può tranquillamente sospettare che il diabolico “Drake” avesse un obbiettivo: dopo il marasma causato dal divorzio con Niki Lauda, che temporaneamente con la sua personalità aveva oscurato il mito del Cavallino, Enzo Ferrari – si dice – cercasse il vero e proprio “cavallo di Caligola” – cioè anche la più assurda delle scommesse – per dimostrare che la imbattibilità delle rosse era possibile con qualunque tipo di Pilota. Incredibile infatti che Villeneuve fosse stato confermato nel 1978 dopo il disastro nella coda dell’anno precedente. Nessuno mai ha riflettuto sul fatto che dopo i disastri del 1977 Gilles era stato riconfermato in Ferrari. Assurdo, tranne che nel”dispotismo illuminato” di Ferrari, che certo si era affezionato al canadese. Enzo che aveva perso il figlio Dino per distrofia muscolare e che in Azienda chiamava “il Dottor Piero” il secondogenito, lo aveva chiaramente adottato. Ma la Pista e la Rossa erano la Bibbia del Drake, e dunque nessuna concessione all’affetto. Ma forse nemmeno Ferrari si aspettava la “Febbre Villeneuve” della quale lo stesso canadese era diventato in parte ostaggio, e forse per ridimensionare un mito che oscurava quello del Cavallino aveva provato a motivare e “spingere” il più borghese Pironi. Una cosa va certamente ricordata: Chi lo ha vissuto in diretta si ricorda Gilles in una “strana” evoluzione pubblica: dal ragazzo sempre sorridente dal 1978 al 1980 – dove si poteva appoggiare al ruolo mediatico dei più titolati colleghi di Squadra – dal 1981 il canadese era diventato più serio, pensieroso, preoccupato. Certo il ruolo di alfiere della Rossa gli pesava, soprattutto perche’ fondamentalmente era ancora il ragazzo di montagna “sbranato” dai media e dalla notorietà. Credo che la febbre Villeneuve aveva finito per consumarlo, e lui per risposta era diventato ancora più “bucolico”. Correva in Pista dal Giovedì alla Domenica, svolgeva i turni di test previsti a Fiorano, ma per il resto del tempo si chiudeva nel suo privato dedicandosi ai suoi amori: famiglia, barca offshore, elicottero e hobby meccanici in Garage. Forse, ma è una mera opinione, in quel 1981 alla Ferrari “garbava” di più la mentalità professionale e “politica” di un Pironi che colpiva meno i cuori della gente ma che da presidente dell’associazione Piloti aveva un peso mediatico su Circus e Stampa che a Ferrari era più utile. Ricordiamo che dopo le notizie di Stampa che davano Villeneuve all’Alfa Romeo, alla Mc Laren, alla Williams nel 1982, lo stesso Responsabile dell’attività Sportiva Piero Lardi Ferrari poco tempo dopo comunicò una frase un poco ambigua: annunciando l’accordo biennale già concluso con Pironi, dichiarò ancora in corso la trattativa con Gilles; tuttavia lanciando un “quasi” monito al canadese parlò di “altre attività” che impegnando Gilles extra Formula Uno potevano essere un serio ostacolo alla sua permanenza in Ferrari……..

Arriviamo ad Imola 1982: se avesse astratto dall’ira personale e dalla crisi emotiva, Gilles avrebbe potuto pensare una cosa semplice ma fondamentale per la Ferrari, e cioè che dopo Imola Pironi aveva 10 Punti e lui ancora sei; ma che l’avversario da battere era un certo Prost che aveva già 18 Punti.

E proviamo ad aggiungere una cosa: non è così sicuro che Ferrari avrebbe confermato entrambi i “galletti” Ferrari in quel 1982. Ma di certo, in quel 1982 il Mondiale aveva ancora, dopo il GP di San Marino, ben 108 Punti da assegnare.

Se pensiamo a quanto ha chiuso il Campione Rosberg, una delle due Ferrari avrebbe di sicuro vinto il Titolo. Forse Gilles è stato vittima della sua stessa “febbre”……Forse avrebbe dovuto avere fiducia in lui, e non aver paura del suo stesso mito. Purtroppo la Formula Uno ha ancora bisogno di un Pilota di cuore come lui, ma in quel momento anche per Villeneuve sarebbe dovuta essere l’ora dei calcoli.

Gilles Villeneuve, l’uomo e il Pilota che abbiamo conosciuto

Chi lo ha vissuto in diretta avrebbero voluto un poco meno di pressione mediatica e di mitologia su di lui. Perché libero da pressioni psicologiche Gilles Villeneuve era una poesia di uomo: fedele alla sua compagna che era sempre con lui ai Box, papà perfetto (al punto che la figlia Melanie, in procinto di ricevere la Cresima il 9 Maggio 1982, si meravigliò della assenza del papà) si distingueva proprio perché come pochi altri in quel periodo (Winkelhock, Reutemann, De Angelis, Jones tra i primi) erano sempre poco “affezionati” alla Stampa ed alle sparate mediatiche che altri facevano in quantità. Ma soprattutto snobbava il Jet-set, non faceva tardi la sera e non era mondano. Di lui oggi rimane il mito, soprattutto crediamo che Monaco e Spagna 1981 dovrebbero entrare nell’Albo d’oro delle grandi imprese automobilistiche; di lui oggi rimangono i dischi che lo celebrano (un disco con la voce di Gilles che uscì con Autosprint nel 1982 ed un disco “Father” dedicatogli nel 2006 dal figlio Jacques); e resta un museo a lui dedicato a Berthierville. Un giusto tributo ad una leggenda.

Riccardo Bellumori

Il primo treno a Idrogeno arriva in Germania

La Germania ha assunto la leadership nel settore dei treni elettrici alimentati a idrogeno, con il lancio delle prime tratte commerciali. Tuttavia, lo stesso ministero dei trasporti del Baden-Württemberg ha riconosciuto che i costi non giustificano il proseguimento del progetto.
Vi abbiamo già parlato di progetti ambiziosi come il Mireo Plus H, sviluppato da Siemens Mobility e Deutsche Bahn.
In effetti, la Germania è stata finora il Paese che si è impegnato maggiormente nella realizzazione di treni elettrici con tecnologia a celle a combustibile a idrogeno, implementandoli su diverse linee ferroviarie del Paese. Tuttavia, tutto lascia supporre che verranno eliminati prima o poi.
I treni a idrogeno sono più costosi di quelli elettrici convenzionali. Sebbene molti dei vantaggi dei treni a idrogeno rimangano inalterati rispetto alle loro controparti diesel, quando si tratta di determinarne il rapporto costo-efficacia e l’efficienza rispetto ai treni elettrici o ibridi a batteria, le cose sono molto diverse.

Il rapporto pubblicato dal Ministero dei Trasporti del Waden-Württemberg, che conclude che i treni a idrogeno non saranno più presi in considerazione nel prossimo futuro per una serie di ragioni operative ed economiche”.
“In un confronto diretto, questa tecnologia non potrebbe prevalere su nessuna delle rotte esaminate nel Baden-Württemberg, a causa delle caratteristiche infrastrutturali e operative”, spiega il documento.

COSTI ALLE STELLE

Il rapporto approfondisce il confronto tra le tre tecnologie citate, concludendo che il treno a idrogeno è vantaggioso per aspetti quali il minore impatto di transizione e l’operatività, in quanto non richiede modifiche all’infrastruttura ferroviaria.
Tuttavia, in altri aspetti rilevanti come il costo dell’infrastruttura di rifornimento, l’efficienza, il consumo energetico o il costo e la disponibilità dell’idrogeno, è chiaramente in svantaggio.
I treni a idrogeno sono più costosi dell’80% rispetto ai treni elettrici.
Il rapporto ha effettuato diversi calcoli, tra cui una stima trentennale del costo dell’infrastruttura per ciascuno dei tre sistemi citati. La conclusione è che il costo totale di proprietà di un sistema a idrogeno sarebbe di 849 milioni di euro.
Questa cifra contrasta nettamente con i 506 milioni di euro per un modello elettrico a batteria (batteria+pantografo collegato alla catenaria) o con i 588 milioni di euro per i treni elettrici convenzionali. Ciò significa che il modello a idrogeno sulla linea studiata sarà tra il 31 e il 67% più costoso di un modello elettrico a batteria o convenzionale.
Naturalmente, le differenze dipendono molto dalla linea. Ad esempio, per la linea Nagoldtalbahn, il costo sarebbe di 476 milioni di euro per l’idrogeno, rispetto ai 262 milioni di euro per il modello elettrico a batteria. 262 milioni di euro per il modello elettrico a batteria, vale a dire l’81% in meno.
Con tutti questi dati sul tavolo, il gruppo di esperti che ha preparato lo studio ha raccomandato alle autorità che tre delle sei sottoreti ferroviarie sostituiscano le locomotive diesel con treni elettrici a batteria, mentre le altre tre saranno occupate da treni elettrici convenzionali.
Già nel 2021, in Sassonia, la conclusione è stata simile e ha raccomandato la sostituzione dei treni diesel con treni elettrici a batteria, scartando l’opzione del treno a idrogeno.

I segreti della Porsche 911 Turbo S

Nuova Porsche 911 Ibrida, prosegue lo sviluppo

Il sogno di tutti gli ingegneri? Realizzare un’auto veloce, sicura, divertente e che magari consumi anche poco o il giusto. La Porsche 911 Turbo S può essere tutte (o quasi) queste cose insieme.

La casa di Zuffenhausen è riuscita a trasformare il sogno in realtà, grazie al PAA (porsche active aerodynamics). Questo dispositivo è presente sul modello Porsche 911, già dal 2014, anche se in forma meno evoluta di quello che invece oggi equipaggia la Porsche 911 Turbo S e tutti gli altri modelli della casa tedesca. Il PAA ha il merito di risolvere tutti i conflitti; ovvero, rende possibile, avere elevata velocità di punta e bassi consumi di carburante, grazie al basso coefficiente aerodinamico e una dinamica di guida migliorata, grazie alla deportanza elevata.

Ma come è possibile ottenere un risultato così straordinario e risolvere il conflitto tra due obbiettivi contrapposti?

Oggi la parola d’ordine per tutti è: ATTIVO.

Si, molte auto oggi hanno il cruise control attivo, il differenziale attivo, il controllo di stabilità attivo, barra antirollio attiva, le sospensioni attive ecc. ecc.

Attivo sta per predittivo o adattabile. Alla Porsche, hanno studiato un sistema il PAA appunto, che permette, udite udite, anche all’aerodinamica di essere attiva e quindi di adattarsi a tutte le situazioni di guida nel miglior modo possibile, per ottenere lo straordinario risultato di avere un’auto che sa essere veloce, se serve, ben piantata a terra e parca nei consumi.

CONFIGURAZIONE TOTALE

Il PAA, in configurazione base, ha 2 modalità di guida, SPEED e PERFORMANCE.

Sulla Porsche 911 Turbo S, vanno ad aggiungersi, l’ECO mode, per risparmiare carburante, il WET mode, che garantisce più carico aerodinamico sull’asse posteriore, quando si guida sul bagnato (condizione che la vettura riconosce automaticamente, grazie ai sensori fonici presenti nei passaruota), l’AIRBRAKE mode, che in caso di frenata violenta ad alta velocità, aumenta la deportanza e la resistenza aerodinamica, per garantire spazi di frenata più contenuti. Infine per le auto a tetto scoperto, un ulteriore funzione, che adatta il flusso dell’aria attorno al veicolo. Il tutto unito alle alette anteriori di ventilazione attive, allo spoiler anteriore a bordo variabile e all’alettone posteriore estraibile ed inclinabile, portano il pacchetto a ben 8 diverse configurazioni aerodinamiche, ognuna delle quali è contraddistinta da una specifica combinazione dei componenti aerodinamici attivi.

Praticamente è come avere un’auto diversa ed ottimizzata per ogni situazione di guida che si presenta. Fantastico no?

Vediamo qualche dato.

  • Deportanza massima 170 Kg.
  • Cx (coefficiente di penetrazione dell’aria) minimo 0,33, con alette di ventilazione anteriore chiuse e spoiler retratti, chiaramente (configurazione ECO mode).

Le alette di ventilazione sono chiuse dalla velocità di 70 Km/h in su e sono invece aperte da 150 Km/h in su, ma questi dati sono relativi, in quanto sono molteplici le combinazioni, grazie ad una centralina che elabora tantissimi dati continuamente e decide in base ad algoritmi specifici cosa fare o non fare, anche in base alla modalità di guida scelta dal pilota, SPEED o PERFORMANCE, alle quali grazie al PAA si aggiungono, le modalità ECO, PERFORMANCE 2( sopra i 260 Km/h) e la modalità WET per la guida sul bagnato.

Lo spoiler anteriore della Porsche 911 Turbo S è composto di 3 segmenti; 2 laterali sincroni ed 1 centrale indipendente, ma che comunque è attivo anche quando è retratto, grazie agli elastomeri di cui è composto lo spoiler, che ne permettono un continuo adattamento, in base al flusso ed alla forza dell’aria che lo investe.

Lo spoiler anteriore, in configurazione BASE è retratto, in SPEED prevede l’attivazione delle 2 porzioni laterali ed in PERFORMANCE prevede l’attivazione totale dei 3 segmenti.

L’alettone posteriore, si è alleggerito rispetto al passato di 440 g, nonostante le dimensioni siano cresciute dell’8%, grazie questo ad una combinazione di materiali, quali plastica, fibra di vetro e fibra di carbonio.

La Porsche ha sempre investito nella ricerca di un’aerodinamica ottimizzata, basti pensare agli anni ’70, che hanno visto nascere soluzioni aerodinamiche molto utili, che hanno equipaggiato le vetture della casa tedesca, fino ad arrivare al 2014, con l’avvento dell’aerodinamica attiva. Come ha sempre investito in soluzioni originali, per un ottimo bilanciamento dei pesi, vedi il transaxle.

Una chicca: le appendici aerodinamiche della Porsche 911 Turbo S, non servono solo a soddisfare particolari esigenze di guida, ma concorrono ad aumentare del 15% complessivamente, la deportanza della vettura, garantendo una maggiore stabilità e un miglior dinamismo alle velocità più elevate!

Nuova Renault Clio 2024: Restyling in Rendering

La prossima primavera la Renault Clio sarà sottoposta a un restyling. Ecco come sarà nel rendering di Largus.fr.
Dal suo lancio nel 2019, la best-seller di Renault ha sofferto il confronto con la Peugeot 208 a causa della mancanza di uno stile “audace”. Nell’aprile 2023, la Clio si presenterà con un volto ridisegnato e ripulirà la sua gamma qualche mese prima della rivale.

La Renault Clio ha dominato il mercato francese per decenni, la quinta generazione è stata superata dalla sua rivale in Francia e in Europa. Nel 2022 (a fine settembre), Renault ha immatricolato 20.000 auto in meno rispetto a Peugeot (47.589 contro 67.866) e appena più di Dacia con la Sandero (46.032). È vero che la Peugeot 208 ha in listino una versione elettrica, ma la city car della Losanga si oppone con il suo sistema ibrido E-Tech. Sebbene le sue qualità intrinseche non siano in discussione, la Renault Clio non si è evoluta abbastanza esteticamente da una generazione all’altra, a differenza della Peugeot. Come Volkswagen con la Golf, la strategia di sviluppare un modello a piccoli passi non sempre funziona.

UN DESING TUTTO NUOVO

Il team di designer, guidato da Gilles Vidal, ha affilato le matite per disegnare la versione restyling della Renault Clio che sarà presentata nell’aprile 2023. L’obiettivo è chiaro: rivitalizzare il volto della Clio per darle maggiore personalità. Il tutto senza rompere completamente gli schemi, in particolare per quanto riguarda il cofano e i parafanghi, al fine di contenere il budget. Secondo informazioni interne le modifiche riguarderanno il design dei fari, la griglia anteriore, che incorpora il nuovo logo, e il paraurti, che ha un design più stretto. Nella parte posteriore, il design dei fanali sarà rivisto a livello della firma luminosa e del paraurti.

All’interno, non c’è alcuna rivoluzione. Ci saranno alcune modifiche estetiche e la generalizzazione degli schermi digitali.

Se c’è una cosa che non deve cambiare, è l’abitacolo. Pertanto, le novità della fase 2 si limiteranno ai rivestimenti dei sedili, all’headliner e al programma di personalizzazione. P

er quanto riguarda il sistema multimediale, la Renaulr Clio si affiderà ancora all’attuale sistema Easy Link e non adotterà il nuovo sistema della Mégane E-Tech e della Austral. I contatori digitali e l’ampio schermo centrale saranno di serie su altri livelli di allestimento. La vettura francese sarà dotata di nuovi equipaggiamenti di sicurezza per soddisfare il nuovo standard di sicurezza GSR II (applicabile a tutti i veicoli nel luglio 2024), tra cui il sistema di adattamento intelligente della velocità e gli airbag centrali.

A settembre, Luca de Meo (capo del gruppo Renault) si è impuntato. Ha chiesto ai suoi team di ridurre la diversità della gamma, che è costosa e difficile da gestire in tempi di carenza di componenti. Così, da circa 40 versioni, la Renault Clio si ridurrà a una decina. Per questo restyling, la livrea Esprit Alpine dovrebbe sostituire la R.S Line.

MOTORE IBRIDO AL CENTRO

Il sistema full hybrid 1.6 E-Tech non cambia, tranne che per la potenza della batteria.
Sotto il cofano, il 1.0 SCe 65 non sarà più disponibile in Francia, mentre il 1.3 TCe 140 CV sarà eliminato. Lo stesso dovrebbe valere per il cambio automatico X-Tronic, che sarà sostituito da una nuova trasmissione a doppia frizione Magna/Getrag EDC (DW23). La gamma sarà basata sui modelli 1.0 TCe 90 e 100 GPL e su una nuova versione da 115 CV. Il n. 1.2 (HR12) sarà introdotto nel tempo sui nuovi veicoli che dovranno essere conformi alla norma antinquinamento Euro 7 (2026). Al di sopra del 1.0 TCe, c’è l’ibrido 1.6 E-Tech da 145 CV, la cui batteria passerà da 1,2 a 1,3 kWh. Quanto al diesel la 1.5 Blue dCi dovrebbe rimanere in listino.

La Renault Clio restyling arriverà nel 2023 mentre cambierà generazione nel 2026.

Nuova BMW X7 2024: Rendering in Anteprima

Nuova BMW X7 2024: Rendering in Anteprima

Non è un mistero. Il design della nuova BMW X7 non è passato inosservato complici le generose griglie frontali. Molti professionisti dei rendering hanno deciso di prendere in mano la situazione.

Ecco quindi Giorgi Tedoradze, un designer industriale con sede in Georgia, meglio conosciuto come tedoradze.giorgi sui social media, che negli ultimi mesi ha iniziato a immaginare uno stile distintivo e un linguaggio di design alternativo per la serie X di SUV della BMW. È Il risultato è un modello dal design equilibrato e senza eccessi che non fatichiamo ad immaginare nel mondo reale.

AMMIRAGLIA SUV BMW

Come sappiamo attualmente BMW ha non meno di tre ammiraglie SUV che si contendono la nostra attenzione: la X7 LCI (che è già partita con una pessima affidabilità), il SUV ibrido plug-in ad alte prestazioni XM e l’eccentrico SUV a batteria iX.

Allora, che effetto fa vedere una potenziale BMW X7 con una griglia a forma di rene che non sembra abbastanza grande da inghiottire un pedone? Insomma uno stile senza eccessi ma non privo di personalità che potrebbe farsi largo nel caso della prossima generazione della BMW X7 attesa per il 2025.

Nuova Ferrari 499P 2023: il sogno Endurance

Nuova Ferrari 499P 2023: il sogno Endurance

La Ferrari 499P è l’hypercar con cui la Casa italiana punterà a vincere la 24 Ore di Le Mans del 2023. La vettura è alimentata da un V6 ibrido biturbo. Con questo progetto, la Ferrari tornerà al massimo livello delle corse di durata dopo 50 anni di assenza.

Ferrari ha presentato la nuova hypercar per il campionato Endurance WEC, che include la 24 Ore di Le Mans del 2023. Si tratta di una LMH, cioè di una vettura interamente progettata in casa, a differenza delle LMDh in cui alcuni elementi (sistema ibrido, telaio, ecc.) con caratteristiche comuni sono forniti da produttori di apparecchiature. Questa coupé si chiama 499 P ed è quindi in linea con la nomenclatura storica dei prototipi endurance del marchio. Questo nome si riferisce alla capacità unitaria del suo motore e alla sua natura di prototipo. Questa hypercar riprenderà il discorso interrotto dalla 312 P alla fine della stagione 1973, 50 anni fa. Per questo motivo, una delle due 499P sarà numerata 50 e l’altra 51, come alcune delle Ferrari 458 e 488 di AF Corse che hanno primeggiato nella classe GTE Pro negli ultimi anni. AF Corse è infatti partner della Ferrari per il progetto 499P.

IL V6 BITURBO FERRARI

La Ferrari 499P è una supercar ibrida con trazione integrale. È alimentata da un V6 centrale biturbo derivato dalla 296 GTB e, più da vicino, dalla 296 GT3 da corsa. Il blocco produce 680 CV ed è integrato nel telaio come elemento portante. È abbinato a un cambio sequenziale a sette rapporti. L’asse anteriore è alimentato da un motore elettrico da 272 CV, alimentato da una batteria da 900V. Il sistema ibrido della 499P, pur essendo diverso, ha beneficiato dell’esperienza della Scuderia in F1, secondo il produttore. Secondo le normative, la potenza combinata è limitata a 680 CV e il peso minimo a 1.030 kg. L’architettura meccanica della Ferrari 499P è simile a quella della Peugeot 9X8, che sarà una delle sue principali concorrenti.