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Il Rally della Regina Elisabetta: Safari Rally compie 70 anni

Il Rally della Regina Elisabetta : Safari Rally compie 70 anni

L’Africa dei motori racconta tre storie di avventure ormai lontane nel tempo. I Rallyraid come la “Paris Dakar” sono stati fin troppo documentati e raccontati. Ad Autoprove rimangono solo due storie meno note da raccontare: quella dei “peugeottari” e quella del rally africano forse più leggendario della storia, insieme a quello della Costa d’Avorio (Bandama). Proviamo a raccontare le vicende meno conosciute partendo dal Safari Rally ed in parte il Bandama.

Regina Elisabetta e Safari Rally – Quando compirà 70 anni nel 2023 sarà orfano della sua Regina. Il “Safari Rally” infatti era nato originariamente come “East African Coronation Safari”, attraverso una fondazione nata l’anno precedente per festeggiare, da parte di un ex Colonia dell’Impero britannico, l’incoronazione della Regina Elisabetta II (che, ricordiamo, avvenne un anno dopo l’avvicendamento della stessa al padre Re Giorgio VI, deceduto appunto nel 1952; e proprio nel 1953 si tenne la prima edizione.

Il Rally iniziò come kermesse/vetrina celebrativa soprattutto per avvicinare il Motorsport europeo ad un mercato in via di sviluppo: infatti dal 1953 fu slegato da contesti agonistici organizzati, in quanto il mondo internazionale dei Rally offriva il Torneo Europeo dal 1953, e solo nel 1970 nacque il Campionato Internazionale Costruttori al quale fu subito “agganciato” il Safari Rally. Piccolo almanacco storico: dal 2002 ad oggi, lungo 20 edizioni, la gara è stata inserita nel solo Campionato Africano Rally, per due volte non ha avuto alcun contenitore Iridato ufficiale; infine due edizioni sono state iscritte nell’Intercontinental Rally Challenge – IRC (torneo organizzato dal 2006 dal 2012 per fondersi con l’ERC nel 2013). Ovviamente tre edizioni in Calendario, il 2002 e le edizioni 2021/2022, sono inserite nel WRC.

L’avventura vera: finire la Gara era già una vittoria

Purtroppo spesso ci capita di descrivere degli “Stargate” storici: fino a “prima di Internet” il calendario delle Gare automobilistiche mondiali – ed in particolare i Rally – erano anche l’occasione per il pubblico di mettere un occhio su confini inarrivabili, e con ben due rally africani le riviste e le trasmissioni televisive rimandavano foto e panorami unici, tra savane e tramonti attraversati da auto circondate dalla polvere. Il Safari si dilungava per 5000 Km tra Nairobi, il lago Naivasha, la Great Rift Valley, il lago Elmenteira tra guadi e paludi, strade di sabbia, e variabili climatiche estreme tra tifoni, sole bruciante, escursioni termiche tipiche del panorama desertico. Ma soprattutto per i tifosi che seguivano il Circo iridato quei due Rally africani erano l’occasione per ammirare in foto o negli speciali TV alcune auto che mai si sarebbero ritrovate in vetta a Gare europee degli anni ’70 od ’80: Datsun Violet, Mitsubishi Galant, Toyota Corolla ma anche VW 416 o la transatlantica Mercedes 450. In particolare non lasciatevi ingannare dall’abitudine: le giapponesi che oggi dominano nel WRC dovettero attendere sino alla metà degli anni ’80 per cominciare a esprimere i loro “acuti”……

Africa: dietro l’emozione, spuntava la tragedia

La Gara, tradizionalmente, prima della istituzione delle Prove speciali era un percorso aperto all’esterno tra motorini e biciclette, carovane di lavoratori ed autobus, ma soprattutto l’incognita della fauna locale che d’improvviso si parava davanti alle auto in corsa……Davvero una macelleria automobilistica dalla quale uscivano solo le vetture che resistevano alla macinatura della sabbia, agli urti con le dune, all’esplosione dei motori spinti al massimo, alle temperature oppure alle fatalità che quei terreni tenevano sempre dietro l’angolo. Tra le tragedie che il Safari annovera ne ho rintracciate alcune, ma credo siano parziali, tra il 1957 ed il 2002. Il Bollettino ricorda 10 vittime tra spettatori, passanti e semplici residenti; cinque Piloti e sei meccanici, oltre a quattro membri di Staff tecnici delle Squadre, e persino tra le vittime un poliziotto. Tra le tragedie più impressionanti, lo scontro a Mombasa tra l’auto di servizio di una Squadra al seguito di un’auto che prese in pieno, dopo una duna, un camion; e l’annegamento nel 1996 di tre meccanici che cercavano di superare un guado…..

Vincere in Africa: un primato “triste” per il dominio del mercato

Eppure nella durezza e drammaticità del Safari ed in genere dei Rally africani si materializzava un obbiettivo concreto e molto poco “sentimentale” dei Costruttori Automotive. Tutto quello che appare romantico ed avventuroso in Africa nasconde infatti una faccia “triste” in ombra : un giorno racconteremo la saga epica e tragica dei “Peugeottari”. Ma una cosa è certa: l’Europa dei Costruttori ha sempre cercato una vetrina di spicco per apparire in un mercato che già negli anni ’60 proiettava (potenzialmente) 5 milioni di nuove immatricolazioni favorite soprattutto dai rapporti coloniali ancora forti. Non a caso il primo blocco occidentale di Costruttori in Africa era francese. In un mercato che ha il primato di auto di “ennesima mano” (l’UNEP ha recentemente denunciato che da Europa, USA e Giappone arriva ordinariamente il 40% dei modelli vecchi dismessi in Occidente e riciclati in Africa appunto, con punte anche di 5 / 6 milioni di pezzi all’anno).

In un Continente nel quale – a parte gli Stabilimenti dei Costruttori esteri – i Marchi autoctoni sono davvero un infinitesimo (tra gli altri la Kvm, Innoson, Ghana Turtle, kantaka, Kiira, e pochi altri) rispetto al resto del mondo, la speranza dei brand di UE, USA e Giappone si stringe intorno all’usato, unica arma al momento per opporsi alla minaccia di espansione dei “soliti” cinesi. E meno male che alla luce del reddito medio disponibile non è al momento pensabile una vendita di massa di auto nuove, e che il mercato usato in Cina non ha esuberi da riversare al di fuori.

Ma mentre al momento sono i Costruttori tedeschi a lanciare l’assalto al mercato africano (recente un accordo tra l’associazione dei marchi tedeschi VDA e l’associazione locale AAAM per lo stimolo produttivo e l’avvio di Joint Ventures), il Business dell’Usato e dei ricambi è guidato dai Giapponesi. Secondo una ricerca di un Dealer locale, il 90% dei veicoli importati in Africa, ad esclusione del SudAfrica, è giapponese, di anzianità media 8 anni, acquistati online a prezzi che vanno dai 6.000 ai 15.000 Dollari.

Il Giappone, leader in strada ed in Gara in Africa

Dunque a tutt’oggi, tra vecchie auto, Pickup e antesignani dei Suv sui quali il Giappone offre da mezzo secolo il primato produttivo, è chiaro che il Sol Levante oggi assume un ruolo di leader sia nella consistenza di auto giapponesi sulle “strade” africane (ovviamente usate) sia quello che si. Guardiamo, tornando al Rally Safari, le statistiche lungo 70 anni e come si sono espressi i diversi Costruttori. Abitudine, questa, che Autoprove continua ad esprimere con dovizia e diligenza.

Pensate che la prima vittoria internazionale di un Marchio giapponese nei Rally (anzi: doppietta con primo e secondo posto) avviene nel 1970 proprio al Safari nel quale vince la Datsun 1600 SSS (4 mt. lunghezza, peso 965 Kg., 1600 cc. 130 Cv): quella vetturetta fu addirittura celebrata in un film “Safari 5000” realizzato proprio in Giappone ed aprì la strada alla continuità agonistica della Datsun nei Rally. Sapete come finì quella edizione?  Nei primi unici 19 arrivati alla fine troviamo 6 Datsun, 8 Peugeot, una Toyota, ed addirittura una Alfa Romeo Giulia…

Ma soprattutto quella vittoria fece da apripista per una vera e propria leadership storica al Rally Safari: su 60 Edizioni corse sino ad oggi, i Costruttori occidentali sono fermi a 27 vittorie contro le 39 dei Marchi giapponesi !!!

La Mitsubishi vince il “mal d’Africa”

Tra i marchi giapponesi è la Mitsubishi a primeggiare con 19 edizioni Safari vinte, contro le 10 della Toyota, le 7 della Datsun (ormai scomparsa) e le 5 della Subaru.  Il primo marchio europeo presente è la Ford, seguono Mercedes, Lancia e Volkswagen con tre, ed infine un nugolo di europee con una vittoria sola.

Le curiosità e gli anniversari al Safari Rally

L’ultima vittoria di sempre per il classico “Maggiolone” Volkswagen nei Rally internazionali arriva al Safari Rally edizione 1962 al termine di una serie di quattro centri. L’ultima Gruppo B a vincere per sempre con uno schema “classico” (motore anteriore, trazione posteriore) senza turbocompressore è la Opel Ascona 400 nel 1983.

I “plurivincenti” al Safari: spiccano i “nordici”

A parte lo specialista di sempre, cioè l’indiano Sheckar Mehta che ha vinto – ancora imbattuto – cinque edizioni del Safari ma che, a differenza degli altri piloti, si preparava tutto l’anno solo per le competizioni africane; oppure eccezion fatta per Carl Tundo, nato a Nairobi; a guidare la pattuglia dei plurivincenti europei sono il grande Bijorn Waldegaard (4 vittorie al Safari) oltre a Kankkunen ed il britannico Colin Mcrae con 3 vittorie.

Appendice “africana”: il Rally Bandama.

Abbiamo appena il desiderio di aprire una finestra sul “cugino” Rally del Bandama o meglio Costa d’Avorio, per 15 volte iscritto nel Mondiale Rally tra il 1978 ed il 1992. Denominato “Bandama” perchè si corre sulle strade della omonima Regione. Qui siamo in piena ex-colonia francese, e dunque tra Inghilterra e Francia si combatte una sottile guerra parallela su quattro ruote……La prima edizione è del 1969; nell’edizione del 1972 nessun partecipante riuscì ad arrivare al traguardo, e dopo il 1992 la Gara è iscritta al solo Campionato africano, anche per le tensioni geopolitiche che mettono a repentaglio il continuo e regolare svolgimento. Tuttavia nonostante le tensioni e l’esclusione dal circuito del Mondiale Iridato, ancora oggi anche il Bandama rimane nell’ottica dei Costruttori ufficiali. Come detto l’edizione del 1972 è l’unico Rally internazionale del Dopoguerra senza un solo partecipante a finire. Su 43 equipaggi (10 Peugeot, otto Renault, cinque Citroen DS, ed alcune Datsun, ed altre), a fine della terza tappa solo undici vetture erano rimaste in Gara. Dopo la quarta tappa il duello si limitò agli ultimi due davvero esperti di Rally africani: Tony Fall (che per ironia della sorte spirò nel mentre stava organizzando un evento storico proprio al Safari Rally) su Peugeot 504 e Sheckar Mehta su Datsun. Come se non fossero abbastanza gli ostacoli in Gara, imperversò un acquazzone tale da far affondare i due nel fango da cui uscirono aiutandosi l’un l’altro. Mehta, per lo sforzo e la tensione, fu colto da un colpo di sonno e abbandonò la gara. Ma la “tragicommedia” doveva ancora arrivare. Gli ultimi due rimasti (Fall e Mehta appunto) si erano a tal punto attardati nel superamento del fango che quando Fall, unico rimasto, arrivò primo al traguardo……..trovò solo i suoi meccanici. Gli organizzatori ed i Giudici di Gara avevano decretato la fine della Gara senza attendere nessuno, convinti che tutti i Piloti si erano ormai ritirati; e fatte le valigie erano ripartiti…..Altri due record assoluti conseguiti al Bandama: l’ultima vittoria di sempre di una vettura a schema tradizionale (1988, Ambrosino, Nissan 200X  con motore anteriore e sola trazione posteriore); la prima di sempre per la Volkswagen Golf nel 1987; la prima ed unica vittoria di sempre per una vettura “Gruppo N” e contemporaneamente l’ultima di sempre per una vettura a sola trazione anteriore: la Renault “Supercinque Turbo”.

I“Re d’Africa”: Mitsubishi e Bijorn !!!!

Vi ricordate le classifiche fatte per il Rally Safari? Bene, in modo un poco irrituale aggiungiamo le sole 15 edizioni iridate del Bandama: 23 vittorie totali dunque in terra africana per la Mitsubishi; 13 alla Toyota, 9 alla Datsun, Ford 7; mentre Subaru rimane a 5 e si appaia alla Mercedes- Poi tutte le altre dopo Volkswagen con quattro e Peugeot con 3 vittorie. Ma con le tre vittorie al Bandama un grande campione come Bijorn Waldegaard si conquista un meritato titolo “ufficioso”: è il Re d’Africa con sette vittorie mondiali tra Safari e Costa d’Avorio. Nessun altro come lui!!!

Nuova Audi Q6 e-tron 2023: Anteprima Rendering

Nuova Audi Q6 e-tron 2023: Anteprima Rendering

Tra il SUV top di gamma Q8 e-tron e la entry level Q4 e-tron, mancava un anello. Questa lacuna sarà presto colmata da una certa Audi Q6 e-tron, attesa per la fine del prossimo anno, sia in versione classica che come coupé Sportback.

Questo rendering di Auto-moto.com ci permette di dare un primo sguardo al design esterno del modello che sarà lungo circa 4,75 metri. La plancia della futura Audi Q6 e-tron dovrebbe utilizzare questo principio di schermi sovrapposti, già inaugurato dalla nuova A4.

La controparte SUV della berlina A6 e-tron precederà di qualche mese quest’ultima, secondo il calendario di lancio commerciale. Tuttavia, si baserà sulla stessa piattaforma PPE della sorella minore, ma rinuncerà ad alcune raffinatezze, escludendo, ad esempio, le maniglie delle porte a filo con la carrozzeria.

IL SUV PREMIUM ELETTRICO

Possiamo ipotizzare che i motori offriranno più o meno gli stessi livelli di potenza della Audi A6 e-tron con, al top della gamma, una variante RS Q6 e-tron dotata dello stesso motore della futura auto elettrica Porsche Macan Turbo, che dovrebbe produrre circa 600 CV.

Sfruttando la tecnologia a 800V insita nella piattaforma PPE, la nuova Audi Q6 e-tron stabilirà il punto di riferimento in termini di tempi di ricarica, impiegando fino a 270kW per recuperare il 5-80% della capacità della batteria in meno di 20 minuti, mentre l’autonomia WLTP dovrebbe essere vicina ai 600km.

La nuova Audi Q6 e-tron, nella sua versione entry-level, dovrebbe costare almeno 65.000 euro al momento del lancio commerciale in Europa.

Nuova Porsche Taycan 2023: Restyling in Rendering

Nuova Porsche Taycan 2023: Restyling in Rendering

Porsche sta già preparando il primo restyling di uno dei suoi modelli più importanti, la berlina elettrica che ha conquistato migliaia di clienti in tutto il mondo con le sue elevate prestazioni. La Porsche Taycan è ora un vero e proprio punto di riferimento nella gamma, molto più avanti della Panamera e persino della stessa 911.

Anche se il suo design distintivo è una delle chiavi che conquistano i clienti, e con l’ampia gamma di auto elettriche che stanno arrivando nel segmento del lusso, la casa tedesca non poteva perdere l’opportunità di rimanere al vertice della sua categoria. Per questo motivo, sono già apparsi i primi prototipi della Porsche Taycan Facelift 2024, con un camuffamento molto semplice, che nasconde alcune discrete ma precise novità. Questo rendering di Motor.es ci permette di dare un primo sguardo al modello di serie.

LA GAMMA ELETTRICA DI PORSCHE

La Casa tedesca ha camuffato il paraurti anteriore, le cui linee saranno modernizzate, con una griglia più grande che occupa la parte inferiore. Le novità, che riguarderanno la Porsche Taycan, la Taycan Cross Turismo e la Sport Turismo, saranno caratterizzate da nuovi fari leggermente modificati, a filo con la cupola dei parafanghi anteriori dove sono alloggiati. Inoltre, perderanno la falsa zanna che corre verticalmente lungo le estremità del paraurti.

Il marchio tedesco ha inoltre integrato nuove nervature che partono dai fari anteriori e si estendono verso i montanti del parabrezza, molto discreti. Nella parte posteriore, Porsche modificherà anche i moderni gruppi ottici e i parafanghi, oltre agli interni, dove apporterà modifiche al volante multifunzione, ai tre display digitali e alla strumentazione.

Ma è sotto la carrozzeria che ci saranno novità interessanti. La gamma Porsche Taycan restyling, che debutterà alla fine del prossimo anno e sarà caratterizzata da una messa a punto più sportiva del telaio, anche se non vedremo alcun aggiornamento di potenza al motore. Porsche includerà un nuovo software di controllo per aumentare leggermente la velocità di ricarica delle batterie e la trasmissione di energia ai motori elettrici, aumentando ulteriormente l’efficienza e l’autonomia.

La Porsche 911 Turbo S diventa Manhart TR 800

La Porsche 911 Turbo S diventa Manhart TR 800

La Porsche 911 Turbo S è un’icona delle prestazioni, ma questo non ha impedito a Manhart di alzare il tiro.

Denominata TR 800, questa coupé su base 992 monta un motore a sei cilindri da 3,8 litri dotato di nuovi turbocompressori e di un intercooler potenziato. Le modifiche non si fermano qui, perché il modello è stato dotato anche di un sistema di scarico in acciaio inossidabile e di una centralina rimappata.

Grazie a queste modifiche, la potenza sale da 650 CV (478 kW) e 800 Nm di coppia a 833 CV (613 kW) e 965 Nm. Si tratta di un notevole aumento di 180 CV (135 kW) e di 165 Nm di coppia rispetto al modello di serie, e la trasmissione PDK a otto velocità è stata aggiornata per tener conto dell’aumento di potenza.

Manhart non ha detto quanto sia veloce la TR 800, ma la 911 Turbo S di serie può accelerare nello 0-100 km/h in 2,7 secondi e raggiungere una velocità massima di 330 km/h.

PORSCHE AD ALTE PRESTAZIONI

Per ottenere un assetto più sportivo, la Porsche 911 Turbo S è stata equipaggiata con molle ribassate H&R che riducono l’altezza di marcia di circa 30 mm. Sono completati da cerchi forgiati da 21 e 22 pollici con finitura nera satinata e accenti arancioni.

Il kit carrozzeria in fibra di carbonio comprende uno splitter anteriore, le cornici delle prese d’aria, le minigonne laterali e le calotte degli specchietti retrovisori. Il modello sfoggia anche un diffusore in fibra di carbonio e un alettone posteriore prominente.

Altri tocchi stilistici includono strisce nere, una grafica sul parabrezza e ulteriori componenti in fibra di carbonio. All’interno sono presenti sedili in pelle bicolore, cuciture a contrasto e tappetini Manhart ricamati.

Nuova Mercedes GLC Coupé 2023: Rendering in Anteprima

Nuova Mercedes GLC Coupé 2023: Rendering in Anteprima

Mercedes GLC Coupé si prepara all’arrivo della seconda generazione e le foto spia disponibili ci danno un’idea di come sarà la vettura.

La Merccedes GLC Coupé è arrivata sul mercato per la prima volta nel 2016, diventando la versione di produzione dell’omonima concept car mostrata l’anno prima al Salone Internazionale dell’Automobile di Shanghai. Nel 2019, il crossover ha ricevuto un restyling insieme alla GLC “normale”, e ora Mercedes-Benz sta preparando una nuova generazione della basata sull’ultimo modello, presentato in anteprima proprio all’inizio della scorsa estate.

Poco dopo la presentazione del crossover sono stati realizzati dei rendering della versione coupé, ma ora abbiamo la possibilità di dare un’occhiata all’auto vera e propria, che sotto parziali spoglie è sottoposta a test su strada. Come previsto, la novità sarà realizzata nello stesso stile degli altri crossover coupé dell’azienda. Il modello avrà un tetto più basso e la sua forma sarà spiovente, simile a quella delle auto con carrozzeria fastback. La parte posteriore sarà diversa, con fari con una striscia LED curva lungo il bordo inferiore e una targa montata sul paraurti posteriore. Questi rendering di Kolesa.ru ci permettono di dare uno sguardo dettagliato al design.

IL SUV MERCDES

In termini di tecnologia, la nuova Mercedes GLC Coupé sarà identica alla sorella più tradizionale. Sarà costruita sulla piattaforma MRA (Modular Rear Architecture) con una sospensione a doppio braccio oscillante all’anteriore e una sospensione multilink al posteriore.

La versione standard del SUV Mercedes è dotata come optional di sospensioni pneumatiche su tutte le ruote, un telaio sportivo o il pacchetto offroad Engineering che offre un’altezza da terra di 20 mm in più. La gamma di motori è composta da motori 4 cilindri turbo da 2 litri con potenze da 197 (GLC 220 d) a 258 CV (GLC 300) e, successivamente, dal sei cilindri turbo da 3 litri in linea GLC 400 d. Tutte le varianti sono abbinate a un generatore di avviamento a 48 volt (23 CV, 200 Nm) e sono dotate del cambio automatico a 9 rapporti 9G-Tronic.

La nuova Mercedes GLC Coupé sarà presentata all’inizio del 2023.

Nuova Volkswagen ID.2 2024: Anticipazioni

Il processo di passaggio alle auto elettriche avviato in Europa non può escludere le famiglie della classe media e bassa. L'era della mobilità completamente elettrica deve essere accessibile, altrimenti lasceremo indietro centinaia di milioni di cittadini europei. Volkswagen, uno dei giganti dell'industria automobilistica europea, è determinata a diventare un punto di riferimento nel mercato emergente delle auto elettriche a basso costo. È noto che Volkswagen sta lavorando a pieno ritmo allo sviluppo di una nuova gamma di piccole auto elettriche. Modelli che si distingueranno, tra l'altro, per il loro prezzo. Tuttavia, negli ultimi tempi ci sono state molte polemiche sul prezzo di questi futuri modelli. Voci che il capo della casa automobilistica tedesca ha deciso di eliminare in un colpo solo. Volkswagen ID.2 - ricreazione Una riproduzione del nuovo Volkswagen ID.2, un piccolo SUV 100% elettrico. L'auto elettrica economica di Volkswagen Thomas Schäfer, CEO di Volkswagen, ha approfittato del fatto che è in carica da più di 100 giorni per fare un'analisi completa non solo della situazione attuale del settore automobilistico, ma anche del futuro dell'azienda. Il nuovo CEO di Volkswagen ha avuto il tempo di chiarire alcuni dubbi sulle nuove piccole elettriche in arrivo. Questi nuovi modelli, che dovrebbero chiamarsi Volkswagen ID.1 e Volkswagen ID.2, dovrebbero essere pronti ad arrivare nelle concessionarie europee nel 2025. In altre parole, non si tratta di progetti a lungo termine. Prima che ce ne accorgiamo, i primi prototipi saranno avvistati sulle strade e poco dopo saranno presentati ufficialmente. Schäfer ha promesso che Volkswagen avrà la più ampia gamma di auto elettriche sul mercato. Una promessa che contrasta con la decisione di ridurre l'autonomia nei prossimi anni, man mano che i veicoli elettrici si affermano. Tra gli indizi che ha fornito sui futuri ID.1 e ID.2 c'è la questione del prezzo: alla fine costeranno meno di 25.000 euro? Ricordiamo che questa era la promessa fatta all'epoca dal predecessore di Schäfer. Volkswagen promette un'auto elettrica a meno di 25.000 euro "Volkswagen avrà la più ampia gamma elettrica dell'industria automobilistica. Dall'auto elettrica entry-level con un prezzo indicativo inferiore a 25.000 euro all'ID. Buzz e il nuovo flagship ID. Aero, avremo l'offerta giusta in ogni segmento. La chiave è proprio quella di parlare di un prezzo obiettivo. Questo è l'obiettivo proposto dall'azienda tedesca. Tuttavia, Schäfer non chiude la porta alla possibilità che, per qualsiasi motivo, il modello finale non sia in grado di mantenere le promesse. "Tra l'altro, porteremo la piccola auto elettrica ai nostri clienti in due versioni: come auto piccola e come variante crossover sportiva", ha aggiunto. Il modello a due volumi (5 porte) sarà l'ID.1, mentre l'ID.2 sarà l'alternativa ai SUV. La ID.1 sarà prodotta dalla SEAT a Martorell.
Rendering Carscoops.com

Il processo di passaggio alle auto elettriche avviato in Europa non può escludere le famiglie della classe media. L’era della mobilità completamente elettrica deve essere accessibile, altrimenti lasceremo indietro centinaia di milioni di cittadini europei. Volkswagen, uno dei giganti dell’industria automobilistica europea, è determinata a diventare un punto di riferimento nel mercato emergente delle auto elettriche a basso costo.

È noto che Volkswagen sta lavorando a pieno ritmo allo sviluppo di una nuova gamma di piccole auto elettriche. Modelli che si distingueranno, tra l’altro, per il loro prezzo. Tuttavia, negli ultimi tempi ci sono state molte polemiche sul prezzo di questi futuri modelli. Voci che il capo della casa automobilistica tedesca ha deciso di eliminare in un colpo solo.

Thomas Schäfer, CEO di Volkswagen, ha approfittato del fatto che è in carica da più di 100 giorni per fare un’analisi completa non solo della situazione attuale del settore automobilistico, ma anche del futuro dell’azienda. Il nuovo CEO di Volkswagen ha avuto il tempo di chiarire alcuni dubbi sulle nuove piccole elettriche in arrivo.

VOLKSWAGEN ELETTRICA LOW COST

I nuovi modelli elettrici low cost, che dovrebbero chiamarsi Volkswagen ID.1 e Volkswagen ID.2, dovrebbero essere pronti ad arrivare nelle concessionarie europee nel 2025. In altre parole, non si tratta di progetti a lungo termine. Prima che ce ne accorgiamo, i primi prototipi saranno avvistati sulle strade e poco dopo saranno presentati ufficialmente.

Schäfer ha promesso che Volkswagen avrà la più ampia gamma di auto elettriche sul mercato. Una promessa che contrasta con la decisione di ridurre l’autonomia nei prossimi anni, man mano che i veicoli elettrici si affermano. Tra gli indizi che ha fornito sui futuri ID.1 e ID.2 c’è la questione del prezzo: alla fine costeranno meno di 25.000 euro? Ricordiamo che questa era la promessa fatta all’epoca dal predecessore di Schäfer.

Dall’auto elettrica entry-level con un prezzo indicativo inferiore a 25.000 euro all’ID. Buzz passando per la nuova ammiraglia green ID. Aero, avremo l’offerta giusta in ogni segmento. La chiave è proprio quella di parlare di un prezzo obiettivo. Questo è l’obiettivo proposto dall’azienda tedesca” ha detto recentemente Schäfer.

“Tra l’altro, porteremo la piccola auto elettrica ai nostri clienti in due versioni: come auto piccola e come variante crossover sportiva”, ha aggiunto. Il modello a due volumi (5 porte) sarà l’ID.1, mentre l’ID.2 sarà l’alternativa ai SUV. La ID.1 sarà prodotta da SEAT a Martorell.

Nuova Mini Aceman 2024: Elettrica in Rendering

Nuova Mini Aceman 2024: Elettrica in Rendering

Qualche settimana fa sono stati avvistati i primi prototipi del suo successore. Il marchio di Monaco di Baviera è stato sorpreso mentre trasportava una delle prime unità di prova della nuova MINI Aceman, il primo crossover 100% elettrico del marchio britannico completamente camuffato.

La nuova MINI Aceman, che vi presentiamo in questo rendering di Motor.es, sarà il quarto modello della gamma del marchio di Oxford. Il futuro modello sarà posizionato accanto alla MINI 5 porte e rappresenta di fatto una ridefinizione del progetto di una 5 porte più country-style, il cui lancio era previsto per il 2020. I funzionari BMW hanno proposto agli inglesi di ampliare la gamma considerando di cambiare l’approccio di questa utility per un modello elettrico, più familiare e che tenga le distanze con la Countryman di nuova generazione.

CAMBIO DI PASSO IN CASA MINI

La nuova MINI Aceman punterà su uno stile crossover, moderno e tecnologico.
Il risultato è un crossover, non un SUV, in quanto non avrà un’elevata altezza da terra, ma sarà più versatile, rendendo questa seconda auto elettrica MINI l’opzione più pratica. La Aceman sarà caratterizzata da un design più moderno, come abbiamo già visto nell’omonima anteprima del concept, con un frontale carenato e un design più moderno, soprattutto per quanto riguarda i fari più piccoli e squadrati.

Con un’altezza di poco superiore ai quattro metri, offrirà ampio spazio e abitabilità, con un bagagliaio di dimensioni generose rispetto alla Hatch elettrica, anch’essa in fase di sviluppo. La casa automobilistica britannica ha già fatto sapere che, così come il design esterno sarà altamente distintivo, anche gli interni seguiranno lo stesso esempio. La digitalizzazione al massimo livello dominerà con grandi schermi, uno orizzontale per il quadro strumenti e uno circolare nella console centrale per il sistema multimediale.

La nuova MINI Aceman, che sarà in vendita nel giugno 2024 dopo essere stata presentata alla fine del 2023, sarà dotata di un motore elettrico e di diversi livelli di potenza con un massimo di 135 kW, pari a 184 CV. La gamma a trazione anteriore non comprende inizialmente la trazione integrale 4MOTION. Quello che sappiamo è che avrà una batteria con due livelli di capacità, da 40 e 64,7 kWh, per un’autonomia massima di oltre 400 chilometri.

Nuova Suzuki Jimny 2023: 5 porte e Ibrido

Nuova Suzuki Jimny 2023: 5 porte e Ibrido

La quarta generazione della Suzuki Jimny ha fatto il suo debutto nel 2018. Il SUV tascabile di Suzuki è stato sottoposto a un restyling completo. Un cambio generazionale che non è passato inosservato.

Sebbene la storia delle vendite europee della Suzuki Jimny sia stata segnata da problemi legati alle normative sulle emissioni e alla capacità del marchio di soddisfare la domanda, tutti gli occhi sono puntati su una nuova aggiunta alla gamma. La variante a 5 porte.
Poco dopo il lancio commerciale della Suzuki Jimny nel 2018, sono emerse le prime informazioni sullo sviluppo di una variante di carrozzeria che avrebbe offerto una maggiore praticità agli amanti del mondo 4×4. Ci riferiamo alla tanto attesa Suzuki Jimny a cinque porte. Questo progetto è rimasto avvolto nella segretezza per diversi anni. Tuttavia, da diversi mesi è chiaro che Suzuki ci sta lavorando.
Una Suzuki Jimny a cinque porte e… con un motore elettrificato!

SUZUKI JIMNY CAMBIA SENZA CAMBIARE

Cosa possiamo aspettarci dal nuovo Jimny a cinque porte: sarà solo una variante di carrozzeria o ci saranno altre novità? Abbiamo raccolto le ultime informazioni emerse dai media giapponesi. Secondo quanto riportato, la Jimny a cinque porte sarà un veicolo elettrificato. Il progetto segnerà quindi un prima e un dopo nella storia commerciale del SUV.
La proposta iniziale di Suzuki per la nuova Jimny a 5 porte era un motore a benzina da 1,4 litri con tecnologia mild hybrid a 48 volt (MHEV). In altre parole, lo stesso propulsore utilizzato nella nuova Suzuki S-Cross. Tuttavia, non dobbiamo escludere altre informazioni che indicano un’opzione ancora più impegnata nella mobilità sostenibile. Si tratta niente meno che di un sistema ibrido (HEV) a ricarica automatica con un motore a benzina a quattro cilindri da 1,5 litri al centro.

Suzuki vuole anticipare l’era dell’elettrificazione per garantire alla Jimny a 5 porte una vita di mercato più lunga possibile. Ecco perché questo ultimo propulsore è la scelta migliore. Sarà alimentato da un cambio automatico AGS a sei rapporti. Ciò significa che il cambio manuale scomparirà. Almeno in questa variante di carrozzeria la cui lunghezza raggiungerà i 3.850 mm.

La domanda ora è quando verrà svelata. Ebbene, il lancio della nuova Suzuki Jimny a cinque porte è più vicino di quanto ci si possa aspettare. Il suo debutto mondiale avverrà in India, uno dei mercati principali per questo modello. Più precisamente, sarà presentata nel gennaio 2023 al Salone dell’Auto di Nuova Delhi.

Anche la produzione avverrà in India, più precisamente presso lo stabilimento Maruti-Suzuki di Gurgaon. Da lì sarà esportato in altri mercati, ma non in tutti. La versione giapponese sarà prodotta in Giappone. Se tutto va secondo i piani, sarà introdotto nell’autunno del prossimo anno. Grazie alla produzione in due Paesi, Suzuki potrà disporre di una maggiore capacità produttiva per soddisfare una domanda più elevata.
Vedremo la nuova Suzuki Jimny a cinque porte in Europa? I piani di Suzuki per il mercato europeo prevedono il ritorno della Jimny come autovettura. Un modello che, ricordiamo, è attualmente commercializzato come veicolo commerciale, il Suzuki Jimny Pro. Per vedere la nuova Suzuki Jimny a 5 porte con motore elettrificato in Europa dovremo aspettare il 2024.