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Ford Focus ST 280CV| Pro & Contro dal Test Drive [VIDEO]

Ford Focus ST 280CV| Pro & Contro dal Test Drive [VIDEO]

Dopo le due tradizionali settimane di test drive in compagnia di Ford Focus ST eccomi a raccontarvi PRO e CONTRO della hatchback da 280CV.

Nuova Porsche Macan 2023: Rendering Senza Veli

Porsche Macan è pronta all’arrivo dellattessa seconda generazione. La Casa tedesca sta ancora testando il crossover di seconda generazione e, pur avendo a disposizione foto spia di esemplari camuffati, ci siamo fatti un’idea dell’aspetto della futura novità. Ecco allora il crossover senza Veli nei rendering di Kolesa.ru.
La prima e finora unica generazione di Porsche Macan è stata presentata alla fine del 2013, diventando il secondo crossover della gamma Porsche dopo la Cayenne. Il suo nome deriva dalla parola indonesiana “tigre”. La Macan è già stata sottoposta a diversi aggiornamenti, l’ultimo dei quali ha visto la luce la scorsa estate. Ora è in arrivo un crossover completamente nuovo che è già apparso ripetutamente in diverse foto spia.

La Porsche Macan di prossima generazione sarà realizzata nello stile del modello Taycan, e anche nel suo aspetto ci sono tracce di alcuni concept dell’azienda. Uno degli elementi più caratteristici sono i fari stretti con quattro strisce orizzontali LED. A giudicare dalle foto disponibili, saranno dotate solo delle luci di parcheggio e degli indicatori di direzione, mentre i fari principali, secondo l’ultima moda di alcune case automobilistiche, saranno integrati nel paraurti. Le fiancate sono realizzate nello stile di altri modelli dell’azienda, qui possiamo citare la presenza delle classiche maniglie delle porte a “presa naturale”. La forma dei finestrini laterali e del tetto spiovente ricorda il modello Cayenne Coupé, il che consente di classificare la Porsche Makan come un vero crossover coupé.

DETTAGLI PORSCHE

Un altro elemento che fa pensare a questo è rappresentato dalle portiere senza telaio, che appariranno per la prima volta su un crossover Porsche. Il posteriore è stato progettato nello stile della già citata Taycan, con una stretta luce a LED lungo tutta la larghezza del cofano del bagagliaio, oltre a un massiccio inserto a contrasto nel paraurti con una nicchia per la targa al suo interno.

L’attuale Porsche Macan è costruita sulla base del crossover Audi Q5, la nuova generazione è assolutamente un’altra auto. Sarà realizzata su una piattaforma PPE (Premium Platform Electric) e quindi avrà un’unità di propulsione elettrica. Questa installazione è simile a quella del modello Taycan e comprende due motori elettrici, uno su ciascun asse. La potenza totale della versione top di gamma raggiungerà i 612 CV e la coppia massima i 1.000 Nm.

La nuova Porsche Macan avrebbe dovuto essere presentata l’anno prossimo, ma a causa di problemi di software il suo debutto è stato posticipato al 2024.

Nuova Mini Aceman 2023: Anteprima Rendering

Grazie alle ultime foto spia, gli amici di Automotive Daily hanno realizzato un rendering dell’aspetto della prossima MINI Aceman.
MINI sta allargando la sua gamma con l’introduzione del nuovo crossover elettrico Aceman. Prevista per il 2024, la MINI Aceman si collocherà tra la MINI hatchback a cinque porte e il SUV Countryman, facendo concorrenza alla Renault Megane E-Tech Electric e alla Jeep Avenger elettrica.

Grazie a una serie di foto spia dell’auto di prova Aceman, siamo in grado di immaginare i rendering di come dovrebbe apparire il modello crossover finito, ed è chiaro che si ispirerà molto alla versione concept originale.

Nella parte anteriore utilizzerà fari più angolari rispetto a quelli tradizionalmente presenti sulle MINI e la calandra oscurata sarà più grande di quella della MINI Electric. Proprio come sulle altre MINI, vedremo una linea di finestrini più bassa che avvolge la vettura, abbinata alla classica linea del tetto bicolore.

La MINI Aceman si distinguerà dalla prossima Golf grazie a un’altezza di marcia superiore e a un robusto rivestimento in plastica intorno ai passaruota. Entrambe le vetture dovrebbero ricevere il motivo delle luci posteriori Union Jack di MINI.

Parlando con Automotive Daily, il capo di MINI Stefanie Wurst ha rivelato che il nuovo crossover Aceman sarà un “concetto di gioco” e che “il go-kart feeling sarà sempre della massima importanza”.

La MINI Aceman sarà costruita in Cina insieme al modello Cooper a tre porte completamente elettrico. Non ci sarà una Cooper completamente elettrica a cinque porte, e la Aceman si occuperà effettivamente delle funzioni di auto elettrica “piccola MINI” a cinque porte.

Tuttavia, con le ruote spostate agli angoli estremi della carrozzeria, la Aceman dovrebbe offrire un eccellente spazio interno, lasciando spazio alla Countryman di prossima generazione per aumentare ulteriormente le dimensioni.

Poiché la MINI Countryman di prossima generazione crescerà fino a circa 4,5 metri di lunghezza, la Aceman avrà dimensioni simili a quelle della MINI Countryman originale, con una lunghezza di poco superiore ai quattro metri.

DATI TECNICI E MOTORI

Secondo le indiscrezioni, per la MINI Aceman potrebbero essere disponibili due dimensioni di batteria e due potenze: una vettura entry-level con una batteria da 40 kWh, circa 135 kW e un’autonomia fino a 320 km, e una batteria più grande da 50 kWh con un motore più potente che produce circa 160 kW e un’autonomia di circa 400 km.

Abbiamo già visto la MINI Aceman durante i test e dalle foto spia possiamo notare che l’aspetto del crossover elettrico sarà leggermente attenuato rispetto al modello concettuale mostrato all’inizio di quest’anno. Tuttavia, possiamo già vedere molti elementi stilistici presi dal concept e dal linguaggio di design consolidato di MINI.

La MINI Aceman di serie utilizzerà una forma di fari simile a quella del concept, ma non lasciatevi ingannare dagli anelli cromati intorno alle luci: ci aspettiamo invece un bordo scuro. Proprio come nel concept, la griglia superiore è stata oscurata, mentre una seconda griglia si apre al di sotto.

Il parabrezza sembra molto più inclinato rispetto all’attuale MINI Hatch e alla Countryman, forse perché la Aceman sarà offerta solo con alimentazione elettrica, rendendo l’efficienza aerodinamica ancora più importante. I passaruota della concept sono stati ridimensionati per il modello di serie.

Nella parte posteriore si notano i gruppi ottici posteriori che si estendono fino al portellone, ma si tratta solo di camuffamenti. Le luci posteriori vere e proprie saranno molto più piccole. Nel resto del posteriore, la Aceman ha un aspetto piuttosto convenzionale: il paraurti posteriore ha un design piuttosto semplice e c’è solo un piccolo spoiler sul tetto.

Le specifiche tecniche della MINI Aceman non sono state dettagliate, tranne che per l’utilizzo della nuova piattaforma completamente elettrica di MINI che apparirà sulla prossima MINI Hatch in arrivo nel 2023. Ciò significa che la Aceman sarà costruita in Cina.

Nuova Toyota Prius 2023: Anteprima e Motori

La Toyota Prius di quinta generazione è stata appena presentata in Giappone, prima del lancio della variante nordamericana.
Con la nuova Prius, Toyota ha deciso di rinnovare il suo più famoso modello ibrido rendendolo molto più dinamico, spazioso e visivamente più attraente dei suoi predecessori. Vuole che susciti entusiasmo in chi la possiede. Significativi miglioramenti sono stati apportati anche al gruppo propulsore ibrido plug-in.
Le modifiche apportate da Toyota sono iniziate con l’esterno, dove l’auto si basa sulla silhouette monoforma dei suoi predecessori, ma presenta un passo più lungo, un baricentro più basso e cerchi più grandi da 19 pollici di serie. Il design presenta analogie con la gamma dei nuovi modelli Crown di Toyota, in particolare nella parte anteriore, dove sono presenti fari a LED di dimensioni simili. Anche la barra luminosa a LED a tutta larghezza nella parte posteriore è impossibile da ignorare.

DATI TECNICI E PRESTAZIONI

Alla base della nuova Toyota Prius c’è la piattaforma TNGA di seconda generazione di Toyota. Questa piattaforma presenta montanti MacPherson all’anteriore e una configurazione a doppio braccio oscillante al posteriore ed è più rigida rispetto alla piattaforma utilizzata nel modello precedente. Toyota afferma inoltre che la piattaforma TNGA di seconda generazione garantisce una maggiore reattività in curva e una migliore stabilità nella guida in rettilineo.
In Giappone sono state annunciate due motorizzazioni. Il primo combina un motore a quattro cilindri Dynamic Force da 2,0 litri, un motore elettrico e batterie agli ioni di litio per erogare una potenza combinata di 220 CV (164 kW). Toyota dichiara che questa variante ha un’autonomia di guida in solo elettrico superiore del 50% rispetto al modello precedente, ma non ha ancora comunicato un numero specifico di autonomia.
Il secondo gruppo propulsore impiega il sistema ibrido parallelo in serie di Toyota, disponibile nelle versioni da 1,8 e 2,0 litri e in grado di erogare fino a 193 CV (144 kW). Questo modello è inoltre dotato del sistema di trazione integrale E-Four del marchio, che garantisce migliori prestazioni su superfici stradali a basso attrito e maggiore stabilità in curva.

La Toyota Prius 2023 è dotata di una serie di dispositivi di sicurezza. Tra queste, l’ultima versione del sistema Toyota Safety Sense, che comprende una telecamera monoculare anteriore, una telecamera posteriore per il Digital Inner Mirror e un registratore di guida a bordo. Il sistema Toyota Teammate è anch’esso di serie e comprende l’Advanced Park con funzione remota, che consente di controllare l’auto a distanza quando si entra e si esce da un parcheggio.
Toyota Prius 2023 ha due prese di corrente accessorie da 100 VAC / 1.500 W. Il modello ha due modalità di guida. La prima, la modalità di alimentazione esterna BEV, utilizza esclusivamente l’energia della batteria, mentre la modalità di alimentazione esterna HEV ricarica la batteria dal motore se l’energia residua è troppo bassa.
La nuova Prius è anche dotata di un sistema di ricarica solare che genera energia sufficiente per un massimo di 1.250 km (776 miglia) di guida all’anno. L’energia elettrica generata mentre il veicolo è parcheggiato viene utilizzata per caricare la batteria di trazione. Il sistema fornisce anche l’elettricità per l’aria condizionata e altre funzioni.
Anche gli interni si discostano radicalmente dai precedenti modelli Prius. Il cruscotto è dotato di un display da 12,3 pollici per l’infotainment e di un quadro strumenti digitale. Anche la forma del cruscotto è completamente nuova e incorpora un sistema di avvertimento che segnala al conducente gli oggetti rilevati facendo lampeggiare le luci ambientali.

Nuova Dacia Jogger Hybrid 2023: Anteprima e Rendering

Dacia Jogger Hybrid è pronta a portare sul mercato il meglio della tecnologia del gruppo Renault. Il modello sarà capace di viaggiare in modalità 100% elettrica.

Cosa sappiamo già delle caratteristiche della futura Dacia Jogger Hybrid?

Contro ogni previsione, la storia registrerà che il primo veicolo elettrificato di Dacia sarà al 100% elettrico, con la Spring arrivata nel 2021. Due anni dopo, l’anno prossimo, l’ibridazione sarà finalmente introdotta nella gamma rumena. Era ora, visto che l’attuale Sandero avrebbe potuto benissimo usufruire di questo motore virtuoso al momento del lancio nel 2020, essendo basata sulla stessa piattaforma (CMF-B) della Clio 5, a sua volta ibridata da due anni.

Annunci di auto usate, trova l’auto perfetta Dacia ha deciso che sarebbe stato più appropriato dare l’unità elettrificata alla vettura familiare Sandero. In effetti, l’equazione economica sarebbe stata probabilmente più complicata da risolvere sotto il cofano della modesta city car, dato che il motore Renault E-tech sviluppa non meno di 140 CV. Per Dacia la scelta ideale sarebbe stata la Duster. Purtroppo, le sue antiche fondamenta non permettono alla generazione attuale di godere di questo motore moderno. Il SUV del gruppo dovrà attendere fino al 2024, quando sarà sostituito, per poterne beneficiare appieno.

IL MOTORE IBRIDO

La prima ibrida sara wuindi la Dacia Jogger che qui vediamo nei rendering di Auto-moto.com. Se vorrete acquistare una Dacia ibrida plug-in, dovrete aspettare fino al 2025, quando verrà lanciata la Bigster.

Dacia Jogger Hybrid sarà alimentata da un motore a quattro cilindri da 1,6 litri ad aspirazione naturale, sostenuto da un piccolo motore elettrico, a sua volta alimentato da una batteria con una capacità di soli 1,2 kWh. Questo sarà abbinato a un cambio elettrificato con quattro marce dedicate al motore a combustione e altre due al motore elettrico. Questo innovativo gruppo propulsore non ha la frizione, quindi l’auto può essere avviata in modalità puramente elettrica, qualunque cosa accada. Ciò ridurrà il consumo di carburante fossile, che dovrebbe portare il Jogger Hybrid a un consumo medio di circa 4,5 litri per 100 km, mentre l’attuale TCe da 110 CV richiede almeno 5,6 litri sulla stessa distanza, secondo i dati del produttore. Il nuovo arrivato sarà l’unico Dacia Jogger con cambio automatico.

Purtroppo, la Dacia Jogger Hybrid comporterà maggiori sacrifici economici rispetto alla sua controparte a combustione al 100%. Mentre quest’ultima richiede un minimo di 17.900 euro (TCe 110 CV), la nuova tenuta elettrificata dovrebbe avvicinarsi ai 22.000 euro, ovvero al prezzo di una Clio con lo stesso motore. La nuova Dacia Jogger arriverà all’inizio del 2023, prima di arrivare negli showroom del marchio in primavera. In seguito, non dovrebbe essere disponibile con gli ibridi plug-in.

Nuova Volvo ES100 2023: berlina elettrica

Volvo ha introdotto il suo nuovo linguaggio di design con il nuovissimo SUV di punta EX90. Questo rendering di Theottle a creare una berlina completamente elettrica dallo stile simile, che potrebbe diventare una diretta rivale di BMW i7 e Mercedes-Benz EQS.

Theottle ha effettivamente basato i suoi rendering sulla i7, mantenendo le stesse proporzioni ma sostituendo l’intera carrozzeria con parti della Volvo EX90. Le linee semplici, le superfici pulite e l’aspetto senza griglia del SUV scandinavo completamente elettrico si adattano perfettamente allo stile tradizionale della berlina a quattro porte, anche se preferiremmo che i fari a LED fossero leggermente più piccoli.

Se esistesse una berlina Volvo di queste dimensioni, probabilmente condividerebbe la struttura portante con la nuov EX90. Ciò significa che potrebbe produrre fino a 517 CV (380 kW) e 910 Nm da una configurazione a doppio motore elettrico, il che la renderebbe più torrida della BMW i7 xDrive60. Inoltre, la batteria da 107 kWh garantirà probabilmente alla berlina un’autonomia maggiore rispetto ai 600 km del SUV più ingombrante, avvicinandosi alla Mercedes-Benz EQS.

DATI TECNICI E MOTORI

Attualmente, il modello di berlina più grande e lussuoso della gamma Volvo è la S90, introdotta originariamente nel 2016. Tuttavia, con una lunghezza di 4.963 mm, è in competizione con la BMW Serie 5, l’Audi A6 e la Mercedes-Benz Classe E, un segmento inferiore alle tradizionali ammiraglie.

La Volvo S90 compete nel segmento delle medie di lusso contro la BMW Serie 5
Volvo si è impegnata a continuare a produrre berline e monovolume insieme ai SUV, anche se non è chiaro se i modelli S60/V60 e S90/V90 riceveranno una nuova generazione. La casa automobilistica ha registrato i nomi ES60/EV90 ed ES90/EV90, il che ci fa ben sperare, ma non c’è nessuna ES100 che potrebbe essere la realizzazione di questo rendering.

In ogni caso, ai fan di Volvo piacerebbe vedere il marchio muoversi ancora più verso l’alto e offrire un’alternativa svedese all’establishment delle tedesco nel segmento delle berline executive, anche se una Polestar sarebbe probabilmente più adatta a questo ruolo.

Lancia Beta H.P.E. : Un’Inglese sotto la Mole

Lancia Beta H.P.E. : Un'Inglese sotto la Mole

Tutto quello che non sapete di un modello quasi sconosciuto e straordinario: Lancia Beta HPE con la sua natura “crossover” ha introdotto elementi insoliti ed innovativi in Italia. Con una sfumatura “British”, come una rinomata spezia o salsa, che l’ha resa la “Beta” più famosa di tutta la Gamma insieme alla “Montecarlo”.

Lancia Beta H.P.E. Executive – Tra le cose che distinguono l’Avvocato Gianni Agnelli nella sua leggenda, visto che la storia ufficiale è tramandata e conosciuta nella sua quotidiana straordinarietà, c’è senz’altro che sulle leggende legate alla sua persona l’Avvocato era un vero democratico: permetteva a tutti, in base a cultura e censo, di immaginare e divulgare storie e teorie sull’”ignoto” dell’unico e più celebre emblema fisico della Fiat. Si racconta infatti che fosse molto affascinato dal “British Style” sia nel privato (cravatte larga alla Duca di Windsor compresa) sia nei canoni di preferenza delle auto: esclusive ma non spocchiose, speciali ma non eccessive, eleganti ma pratiche.

Non a caso le sue auto preferite in chiave “pubblica” furono una Fiat 125 blu diplomatico (targa To A00000, guidata personalmente anche negli anni ’80) e la “Croma” del 1984, che Agnelli influenzò con la sua impronta culturale fin dalla genesi per farne un’auto da rappresentanza più rigorosa ed essenziale persino della cugina “Thema” al punto da diventare per ben 16 anni l’auto ufficiale da Presidente del Gruppo fino al decesso dell’Avvocato. 

Tra le auto personali di Agnelli anche diverse Lancia, come la Prisma 2.0 Turbo con 200 Cv, interni di Connoly ed Alcantara, 4 vetri elettrici, clima, e 4WD; a parte la “Delta Convertibile”, la linea comune di tutte era quella di unire spazio ed eleganza classica e senza tempo.

Chissà allora che dopo aver ricevuto in dono da Pininfarina la “Fiat 130 Coupè-Wagon”, (straordinario esempio di Shooting Brake all’italiana basata su una Classica Coupè di serie), Agnelli non abbia influenzato dunque anche la prima analoga realizzazione di larga serie prodotta in Italia, cioè la Lancia Beta “H.P.E.” di cui vi parliamo in queste righe.

Nasce la “Beta”, prima vera “Multipurpose Car” Lancia

Anche perchè senza l’ingresso di Fiat a Chivasso dal 1969, la Beta e la HPE non sarebbero mai nate.

La Lancia guidata da Carlo Pesenti dal 1956 al 1969 propose in Gamma solo tre nuovi modelli oltre la pre-esistente produzione ultra-decennale: si trattava di Flaminia, Flavia, e Fulvia. Linee classiche e retrò, pochi pezzi costruiti a mano, ed una unica Best seller, la Fulvia Coupè. Infatti la Lancia ceduta alla Fiat annegava nei debiti.

Per la seconda volta in pochi mesi, dopo aver versato milioni di Lire nel capitale azionario della Citroen, la Fiat si faceva carico di una situazione industriale pesante. E con la serie “Beta” del 1972 Lancia inaugura il suo “new Age” con un primo gesto furbo di Fiat che torna alla denominazione in greco delle origini Lancia; ma purtroppo arriva anche una improbabile sagoma che deriva dal pianale della Citroen “GS” a causa delle sinergie programmate con il Marchio francese.

Il disegno di Giampaolo Boano purtroppo non poteva superare alcuni “vincoli” formali causati appunto non solo dal particolare chassis della “GS” ma anche dalla esigenza di montarvi sopra trasversalmente i motori Fiat 4 cilindri in linea al posto dei più congeniali “4V” di Chivasso sui quali tuttavia Corso Marconi mise un chiaro veto.

La “Beta” rappresenta comunque alcuni primati nella storia di Lancia e dell’auto in Italia: la maggiore estensione di gamma (tra versioni Berlina 2 Volumi, 3 Volumi, Coupè, Targa Spider, Berlinetta “Montecarlo” ed appunto “HPE”) per la prima volta a Chivasso per un solo modello;

la prima vettura stradale Lancia del Dopoguerra con Compressore Volumetrico (e tra l’altro a brevetto Abarth) ed una delle poche europee in quel periodo. Ed è davvero eclettica, la “Beta”: per disegnare la “Coupè” nel 1973 – anche per “accattivarsi” parte della clientela storica lontana dai nuovi canoni della neonata berlina – Fiat chiama di nuovo al tavolo da disegno il papà della “Fulvia Coupè”, cioè Piero Castagnero: altra mossa azzeccata visto che come “proiezione” futurista della Fulvia, la “Beta Coupè avrà buon successo commerciale.

Nel 1974 dallo chassis diretto della Beta berlina nasce la “H.P.E.” nel 1974, che ha avuto il merito indubbio di portare la Beta presso mercati e Target di pubblico praticamente mai incrociati dalla “classica” Lancia, in particolare per la sua configurazione “Coupè-Wagon” o cosidetta “Shooting Brake”. Infatti un altro record della Coupè wagon Lancia è appunto quello di essere stata la prima di serie in Italia, battendo per circa sei mesi la quasi concorrente Alfasud Giardinetta di Giugiaro e Mantovani.

La “Giardinetta” italiana, e gli inglesi che vanno a caccia.

La moda delle “Auto tutto volume” nasce in America, guarda caso, dove per differenziare le “Carryall” (le future Pick up) nate per uso lavorativo, a battezzare le “Station Wagon” – cioè l’auto pensata per i pendolari e gli abitanti sub-urbani – ci pensò la Chevrolet proprio con la “Suburban”.

L’ortodossia britannica per i termini tecnici diede vita invece a due definizioni specifiche : si chiamavano “Estate” le vere e proprie familiari di serie, quelle auto belle capienti per ospitare famiglia ed annessi e connessi per partire dalla città a raggiungere i rinomati “casali” della borghesia britannica nelle campagne; e con il termine “Shooting Brake” invece si distinguevano più realizzazioni speciali fatte ad uso di “Vip” e nobili, aumentando spazi e volumi preferibilmente di Coupè e vetture sportive, al fine di permettere ai fortunati proprietari di poter appoggiare nel ricavato volume posteriore le sacche da Golf, o l’armamentario da caccia con annessi segugi, senza sporcare i ricchi sedili in pelle anteriori…….

Il termine “Shooting Brake” infatti proveniva da delle voluminose carrozze a cavallo realizzate per i nobili che andavano a caccia in gruppo: “Shooting Brake” identifica proprio il “bosco di caccia”: e notare anche la “francesizzazione” del termine “Brake” in “Break”, cioè la denominazione universale di ogni familiare francese fino ad una trentina di anni fa.

L’Italia invece coniò un termine sul quale è nata una leggenda “macabra”: dopo l’acquisizione dei brevetti di “Carrozzeria funzionale” e della francese Clairalpax, che industrializzava la modifica delle carrozzerie di serie per farle diventare “a cassone”, ci fu un ploriferare di “autofunebri” e di autoambulanze disegnate anche da grandi Carrozzieri.

La sagoma un po’ troppo simile ai carri funebri, tuttavia, pare sia la causa di una sorta di “ironia macabra”: la prima “Fiat 1100 Giardinetta Viotti” del 1946 avrebbe derivato questo nome proprio….dal “giardinetto” tipico delle location cimiteriali

Beta H.P.E.: un colpo di genio, a sua insaputa

Chiamatele “Shooting Brake” o “Coupè-Wagon” o “Crossover”, come vi pare: quando nasce, la Lancia Beta “H.P.E.” significa “High Performance Estate” nella prime serie e poi “High Performance Executive” nelle serie successive.

In ogni caso, di certo non sapete che prima della nascita della sua nascita, dal Dopoguerra al 1974 – tra realizzazioni “artigianali” e di serie – l’Europa aveva già snocciolato ben 23 modelli di questa categoria: le più famose restano nella memoria, ovviamente, la Reliant Ambassador, la Volvo P1800, la Lotus Elite/Europa.

Il mercato elettivo delle “Shooting Brake” era ovviamente il Regno Unito con molte realizzazioni uniche e speciali, ma già c’erano anche tante opere italiane grazie alla frenetica attività di Carrozzieri e dei suoi marchi artigianali.

Da notare tuttavia che dopo l’uscita della “Beta H.P.E” – dal 1975 fino a metà anni ’80 – il mondo delle Coupè Wagon si ridusse a numeri minimi in Europa, per lasciare il passo alle prime generazioni di importazione giapponese: tra le europee di produzione di serie fedeli al concetto di “Shooting Brake” – senza occupare il target delle “familiari” o Station Wagon – ricordo solo le “MG B Gt”, la “Jensen Healey Gt”, l’Austin “Allegro Estate”, la BMW “Touring”, Saab 99 “Combi Coupe”.

Segno non tanto della decadenza del segmento di mercato, ma forse della maggiore difficoltà dei Produttori europei di coniugare una identità di Marchio con un tipo di linea davvero difficile da concepire. Un motivo in più per apprezzare lo stile e la personalità di “H.P.E”, il cui gradimento maggiore era ovviamente proprio in Francia ed Inghilterra: proprio la “H.P.E.”, così affine al “british Style”, ha contribuito al record di vendite di Lancia in Inghilterra nel 1978 con ben 12.000 pezzi, meritando addirittura un articolo sul più antico quotidiano del Regno Unito, l’Herald di Glasgow. Fu un momento di gloria, poco prima che nell’Isola scoppiasse lo scandalo della ruggine !

Rustgate Lancia, scoppia lo scandalo anni ’80 in Gran Bretagna!

All’epoca del boom di vendite Lancia in Gran Bretagna, l’isola iniziava un periodo di crisi che certo non aiutava il comparto automotive nazionalizzato sotto il Gruppo British Leyland dal 1968: il prodotto nazionale era di qualità pessima, i Marchi tedeschi e giapponesi avevano dilagato nelle vendite al punto che dal picco produttivo di 2.000.000 di auto prodotte dall’indotto nazionale nel 1972 il Regno Unito era passato al 1.100.000 unità del 1980; sotto il peso dei problemi in aumento, forse i Media inglesi non videro l’ora di sbattere un mostro in prima pagina, e la povera Lancia fu un facile bersaglio, visto come già a casa nostra fosse accusata di essere diventata –dentro la Galassia Fiat – un ricettacolo di ruggine, vibrazioni, rumori e difetti di costruzione.

La Stampa britannica montò così un “Rustgate” delle Lancia “Beta” che scoppiò proprio come una bolla di ruggine dalla fine del 1979: prima che tutto questo potesse sfociare in cause giudiziarie collettive, la Lancia avviò una autonoma azione risarcitoria sostituendo “gratis” i modelli a rischio venduti con la nuova produzione.

Operazione pesante anche perché i modelli ritirati furono inviati alla rottamazione con tanto di referti pubblici documentati da parte di Lancia per evitare sospetti di riciclo.

Contrariamente a quel che si può pensare, ed a causa della totale delega comunicativa che Lancia operò verso i Dealer senza gestire direttamente le Relazioni esterne, l’operazione fu vista come una autoaccusa di Chivasso ed a partire dal 1980 la Lancia fu “brutalizzata” da un “pool” giornalistico di primo livello.

Infatti Esther Rantzen di “That’s Life” sulla BBC ed il Daily Mirror spararono a zero su una questione costruita tuttavia su un dato di dubbia verità: l’accusa verso la Lancia di utilizzare acciaio di bassa qualità dalla russa Lada, con il conseguente fomento del naturale anti-sovietismo del popolo britannico.

Con il titolo “Luxury car in rust riddle” del 9 Aprile 1980 il Daily Mirror mise una pietra tombale sul successo commerciale della Lancia in UK, ed il nome più famoso del “Rustgate” divenne l’autodemolitore Hallett Metals, (Crewkerne nel Somerset) come maggior cimitero mondiale di Lancia “Beta”.

Ancora oggi gli appassionati della Lancia possono attraversare la “Blacknell Lane”, ordinare una pizza al locale “Domino’s” nella vicina South Street di Crewkerne ed immaginare i Camion della Compagnia “Abbey Hill” di Yeovil che in mezzo ai 300.000 veicoli movimentati all’anno “verso” i Dealer, si trovarono a buttare nel campo di demolizione diverse centinaia di “Lancia Beta”: ironia della sorte, proprio grazie all’accordo con Fiat nel 1979 la “Abbey Hill” aveva avuto un vero Boom di movimentazioni di automobili.

La “Tickford” Lancia Beta Coupè: la pezza peggiore del buco (di ruggine).

Il “Rustgate” Lancia tuttavia fu di stimolo per la innata genialità affaristica degli Inglesi, che in particolare dietro le crisi vedono più opportunità che rischi: in particolare i problemi dell’Automotive inglese pesavano negli anni ’70 anche su un piccolo artigiano di prestigio, la “Tickford Motor Bodies Ltd.” di Newport Pagnell, diventata un poco la “Boutique” esclusiva di Aston Martin fino al 1988. Per colmare un calo di attività diretta proprio su Aston Martin e Lagonda la Tickford aveva bisogno di tornare sul mercato delle personalizzazioni per altri Costruttori. Per questo il manager di Tickford, Victor Gauntlett, pazientemente cominciò a contattare tutte le Filiali ed i Responsabili dei Marchi presenti nel Regno Unito, e si imbattè sicuramente nell’Ingegner Anthony John Hemelik, all’epoca Master Director della “Lancia of England” Ltd, (372 Ealing Road, Alperton – Middlesex) insediata laddove oggi si trova un Hub per il Self Storage, segno dei tempi…..Questo un attimo prima che scoppiasse il “Rustgate”.

Perchè appena scoppiato lo scandalo, fu il telefono di Gauntlett a squillare mentre dall’altro capo stavolta fu Hemelik a proporre un accordo geniale: il rilancio del Marchio torinese attraverso la commercializzazione – alla data del 1981 – di lotti di auto bloccate ed invendute nei piazzali, ovviamente griffate dalla Tickford e rivendute con congruo sovrapprezzo rispetto al Listino di serie.

In particolare la base dell’accordo doveva essere la consegna alla Tickford di circa 300 “Beta Coupè” casualmente ferme sul molo di Ipswich a due passi da Newport Pagnell.

Detto fatto: Gauntlett accettò, si fece l’accordo e si gettarono le basi per la serie speciale “Beta Coupè Hi Fi” con l’obbiettivo di smaltire gli Stock invenduti da Lancia, fare fatturato per la Tickford e rilanciare un poco l’immagine del Marchio torinese. 

Operazione da incubo, per Gauntlett, visto che in mezzo ad un “Rustgate” un poco montato ad arte, nel frattempo le 300 Lancia acquisite da Tickford (a valore simbolico ma con onore ed onere esclusivo di ripristino e modifica) erano diventate davvero dei colabrodo proprio per la ruggine causata dalla salsedine posata sulle auto ferme davanti alle coste.

Infatti la prevista serie di 300 pezzi “unici” rimase un sogno, e l’operazione fu chiusa con qualche decina di pezzi venduti……Chi di ruggine ferisce, di ruggine perisce, e giustizia fu fatta!

I “plus” della H.P.E.

Siamo alla fine del racconto, ma le caratteristiche tecniche della “Lancia HPE” le consentono nel 1981 uno scatto di ruolo e diventa “Executive”, dal termine britannico che identifica modelli di prestigio votati all’utilizzo “business” più che auto di lusso. In pratica, la eclettica “Crossover” di Lancia viene promossa ad auto per Clienti Aziendali, un settore che cominciava a diventare prioritario in tutta Europa. Altro record di “Beta H.P.E” nella Gamma Lancia. A questi “plus” aggiungete un volume di carico fino ad 1,2 metri cubi a sedile abbattuto, i quattro freni a disco, la linea di Pininfarina, la selleria ed interni della Achille Castiglioni Architettura (ispirati da una commessa di Lancia nel 1972 per un sedile studiato con specialisti dell’ortopedia); i poggiatesta posteriori a scomparsa, la veneziana parasole sul lunotto, il sedile posteriore allungabile a lettino, ma contemporaneamente con schienale sdoppiato e abbattibile separatamente. Inoltre ricordo la tecnologia del Volumex (visto che dal 1982 la serie Beta è la prima gamma stradale di grande serie ad adottarlo).

Aggiungete che la “Beta H.P.E.” è di fatto la prima Lancia prodotta al di fuori dell’Italia: in particolare per l’accordo ancora vigente tra Fiat e Seat lo Stabilimento di Navarra a Pamplona ospitò le catene della Beta dal 1976; quello Stabilimento, ironia della sorte, era nato proprio per costruire auto britanniche, le “Authi” della British Motor Corporation.

Un po’ Snob, ma molto veloce: HPE al Rally di Montecarlo 1982

Aggiungiamo anche i record sportivi quasi sconosciuti.

Soprattutto perchè proprio 40 anni fa la “Beta H.P.E.” segnò il ritorno “quasi ufficiale” della Lancia nei Rally dopo l’addio del 1978.

La “Beta H.P.E.” nella versione “2000 IE” – con regolare “fiche” di omologazione FIA numero 5002, Gruppo N – partecipò con tre Squadre assistite dalla Lancia al Montecarlo del 1982.

Nonostante le dimensioni ed il peso (a causa di rollbar e rinforzi, degli estintori e della fanaleria aggiuntiva la “H.P.E” con 122 Cv pesava addirittura 45 Kg. in più della stradale) le sette Lancia iscritte al Montecarlo (tre di Chardonnet, l’allora importatore francese, e quattro iscritte dall’Associazione Concessionarie Lancia della Lombardia) si comportarono benissimo. All’esordio mondiale, il team francese piazzò le sue due “H.P.E.” al secondo e terzo posto di Gruppo “N” (ad un soffio dalla vittoria di Classe…), ma lungo 32 tappe del MonteCarlo le Beta di serie hanno ottenuto per sei volte il miglior tempo tra le Gruppo “N”, persino sul terribile Colle del “Tourini”.

E scusate se è poco….Ed al 41° Posto si classificò un simpatico esperimento, una Squadra promossa dalla Rivista “AutoCapital” che si classificò 48° assoluta su 80 arrivati al traguardo, ma quarta nella Categoria auto di serie. Con la particolarità che il Pilota Giorgio Schon si classificò in assoluto come il primo Pilota italiano di quella edizione del Montecarlo tra quelli arrivati al Traguardo.

Bello ricordare tutto questo ora, ad un po’ di giorni dal 28 Novembre quando Stellantis inauguerà alla Reggia di Venaria il “Lancia Design Day” con la “Beta H.P.E.” tra le protagoniste d’eccezione.

Una nuova vetrina d’eccezione per la Beta H.P.E. dopo la sua presentazione al Quirinale nel 1977, 45 anni fa.

Riccardo Bellumori

Nuova Volkswagen Polo Track: addio alla Gol

Le utilitarie piccole e convenienti sono molto popolari nei Paesi sudamericani, per cui Volkswagen si è impegnata a fondo nello sviluppo di una sostituta della Gol. La Volkswagen Polo Track è una nuova versione del modello compatto che sarà prodotta in Brasile con un equipaggiamento di base che ne mantiene il prezzo il più basso possibile.

Volkswagen ha recentemente svelato una Polo restyling per il Sud America, ma la Polo Track è un modello diverso, nonostante condivida la base MQB-A0 e la maggior parte del design esterno e interno.

La differenza maggiore tra le due è il prezzo: la Polo Track 1.0 MPI parte da 79.990 R$ (15.052 dollari), molto più economica dei 92.990 R$ (17.499 dollari) della più potente e meglio equipaggiata Polo 1.0 TSI. Anche il prezzo è identico a quello della VW Gol uscente, che cesserà la produzione alla fine del 2022 per lasciare spazio a un nuovo modello.
Le modifiche al posteriore si limitano all’alloggiamento dei fanali in tinta chiara, alla scritta “Track” sotto il logo VW e al nuovo paraurti, in gran parte verniciato di nero e dotato di uno skid plate dall’aspetto avventuroso al posto dei finti tubi di scarico della Polo normale. Nel complesso, i progettisti VW hanno fatto un ottimo lavoro per nascondere la natura economica della Polo Track, conferendole un aspetto abbastanza moderno nonostante le numerose somiglianze con la Polo di sesta generazione pre-facelift, introdotta originariamente nel 2017.

DESIGN AFFILATO

All’interno, l’aspetto è più essenziale, a causa dell’unità radio più economica che sostituisce il touchscreen e dei quadranti analogici antiquati sul quadro strumenti. Tutto è rivestito in plastica rigida con aree leggermente colorate e testurizzate che cercano di dare un aspetto più attraente, mentre i sedili sono rivestiti in tessuto. VW vanta il “passo più lungo del segmento” di 2,56 mm e un bagagliaio da 300 litri.

L’equipaggiamento comprende aria condizionata, sterzo elettrico, alzacristalli anteriori elettrici e chiusura a distanza delle portiere. Il modello al lancio sarà inoltre dotato di impianto audio, connettività Bluetooth, volante multifunzione con pulsanti integrati, due porte USB e antenna sul tetto. Non aspettatevi funzioni ADAS in una proposta così economica, con una dotazione di sicurezza limitata al sistema di assistenza alla partenza in salita, all’ESC, all’allarme cinture di sicurezza e ai punti di fissaggio Isofix e top tether per i seggiolini per bambini. Almeno il produttore ha ritenuto opportuno dotare la Polo Track di quattro airbag.

La Volkswagen Polo Track su base MQB è equipaggiata con il motore 1.0 MPI flex ad aspirazione naturale, che eroga 83 CV (62 kW / 84 PS) e 101 Nm di coppia, simile al motore entry-level disponibile in Europa, ma con la possibilità di funzionare sia a benzina che a etanolo. La potenza viene inviata alle ruote anteriori attraverso un cambio manuale a cinque rapporti. Questa è l’unica configurazione disponibile della Polo Track, quindi chi desidera un motore turbo più potente e l’opzione di un DSG automatico deve rivolgersi alla Polo normale.

La Volkswagen Polo Track sarà prodotta nello stabilimento Volkswagen di Taubate, in Brasile, dopo che la linea di produzione è stata aggiornata per consentire la produzione di veicoli basati sulla tecnologia MQB. Si noti che la normale Polo sudamericana viene prodotta in un altro stabilimento a Sao Bernardo do Campo, in Brasile.

Oltre alla presentazione della nuova Polo Track, VW ha annunciato anche il canto del cigno della Gol. La Volkswagen Gol Last Edition è una serie limitata di 1.000 esemplari numerati, con molte caratteristiche standard e modifiche visive agli interni per celebrare questa occasione speciale.

La VW Gol è stata prodotta per 42 anni in varie forme e per 27 anni è stata la vettura più venduta in Brasile. L’attuale terza generazione di Gol, basata sulla piattaforma A0 del Gruppo VW, è stata introdotta nel 2008 ed è stata sottoposta a lifting consecutivi nel 2012, 2016 e 2018 per rimanere attuale.