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Nuova BMW M5 2023: Rendering e uscita

La nuova BMW M5 risponderà alla concorrenza agguerrita delle berline sportive il prossimo anno.

Mercedes-AMG ha aperto le porte alla presentazione delle sue prime berline ibride ad altissime prestazioni che avverrà nel corso dell’anno. Dopo la GT 63 S E Performance a 4 porte con 843 CV, la Casa stellata ha tolto il velo a una più modesta C 63 S E Performance con 680 CV.

A sette anni dal lancio, l’attuale generazione di BMW Serie 5 sta per andare in pensione, mettendo da parte la sua demoniaca variante M5 Competition… ma non il suo V8. Contrariamente alla Mercedes, che sostiene un eccessivo downsizing sulla base di 4 cilindri iperelettrificati, Monaco intende ancora utilizzare il suo buon vecchio motore a 8 cilindri per alimentare la futura Serie 5 modificata dal reparto Motorsport. Ma per sperare di competere con i livelli di potenza delle preparazioni AMG, dovrà comunque pensare a mettere le dita nella presa.

DATI TECNICI E PRESTAZIONI

Per raggiungere questo obiettivo, la futura berlina sportiva dovrebbe ereditare il gruppo propulsore elettrificato del SUV BMW XM Red Label lanciato di recente, che combina un V8 da 4,4 litri da 585 CV con un motore elettrico da 197 CV per produrre 748 CV. Secondo le indiscrezioni, sotto il cofano della nuova BMW M5 questa potenza potrebbe salire a 760 CV. Logicamente più pesante dell’attuale M5 100% termico (1.895 kg), il suo sostituto dovrebbe superare ampiamente le due tonnellate, dato che l’XM Red Label sfiora le 2,7 tonnellate. Questo aumento di peso potrebbe essere dannoso per le prestazioni della M5, dato che il modello attuale è già in grado di accelerare da 0 a 100 km/h in 3 secondi nella sua forma più aggressiva (M5 CS).

L’attuale BMW M5 CS sviluppa già 635 CV.

Dal punto di vista stilistico, la nuova BMW M5 PHEV dovrebbe piacere ai detrattori delle recenti creazioni BMW. Come mostrano le immagini spia, la griglia della presa d’aria non sarà eccessiva, mentre la silhouette complessiva onorerà i classici del marchio. Tuttavia, la forma dei fari anteriori sembra rendere omaggio alla Serie 5 (E60) di Chris Bangle, apparsa nel 2003.

A bordo, la nuova BMW M5 ringiovanirà ampiamente i suoi interni, avendo finalmente il cruscotto che include il famoso display digitale curvo BMW che sbarra l’abitacolo a 2/3 della sua larghezza. La nuova M5 sarà inoltre dotata di un nuovo livello di tecnologia, che andrà di pari passo con l’arrivo della guida autonoma di livello 3. Ma è ovviamente con il volante in mano che il guidatore avrà il maggior piacere di gestire la futura bomba del costruttore bavarese.

Presentata proprio alla fine del 2023, se tutto andrà secondo i piani degli ingegneri di BMW M, la prima M5 ibrida della storia di BMW dovrebbe iniziare la sua carriera commerciale nel 2024, a un prezzo in relazione al suo nuovo status di berlina elettrificata. Si può scommettere che la soglia dei 200.000 euro potrebbe essere superata.

Il Gran Premio di Roma: il Derby dei Motori

Il Gran Premio di Roma: il Derby dei motori

Un Post da “maniaci Pallonari” come direbbe un ottimo Anchorman radiofonico. Eppure nelle edizioni nelle quali il Gran Premio di Roma si è tenuto entro le Mura Aureliane – ed è coinciso con manifestazioni dirette od ascrivibili a quella che abbiamo conosciuta come “Formula Uno” – ha visto comunque un insolito “Derby dei Colori” molto simile a quello del calcio. Vediamo un simpatico e paradossale resoconto di un evento leggendario.

Gran Premio di Roma F1 – La Capitale del Derby Roma/Lazio, dove si confrontano due combinazioni di colori (giallo ocra e rosso pompeiano in Curva Sud dell’Olimpico; biancoceleste nella tradizionale Curva opposta) potrà trovare un poco eretico questo racconto dell’impossibile, dove tentiamo un parallelo tra la stracittadina del calcio ed un evento lontano nel tempo come il Gran Premio di Roma.

Questo evento motoristico si è tenuto nel perimetro dell’Urbe tra il primo ed il secondo Dopoguerra: le edizioni furono svolte sul Circuito di Monte Mario, di Valle Giulia e Parioli nelle prime tre edizioni tra il 1925 ed il 1927; sul Circuito delle Tre Fontane dal 1928 al 1930, poi due occasioni nel circuito stabile dell’Aeroporto dell’Urbe ed infine tre edizioni (dal 1949 al 1951) sul circuito delle Terme di Caracalla.

Da qui, dopo le ultime due edizioni “para-cittadine” nell’area di Castelfusano, il Gran Premio ha definitivamente traslocato a Vallelunga dal 1963, e la sua ultima edizione nel circuito presso Cesano si tenne nel 1991: nel frattempo, ricordiamo, la corsa aveva perso il collegamento con la Formula uno ed era ormai retrocessa alla Categorie minori (Formula Due e Formula Tre).

I percorsi storici a Roma

Prima di condividere questo assurdo parallelo tra Derby del calcio e motori, caliamoci nell’epoca storica ed immaginateVi turisti del tempo, a sedere un secolo fa sulle tribune in Tubo Innocenti, separati dalla pista da balle di fieno e sacchetti di sabbia:

Come in una rassegna di “Roma sparita” percorriamo insieme i diversi tracciati che hanno attraversato l’Urbe lungo 12 edizioni:

Circuito Monte Mario: 22 Febbraio 1925, dieci chilometri con partenza (sbandierata dalla Principessa Mafalda di Savoia, mica pizza e fichi!) da Viale delle Milizie lungo Viale Angelico, Largo Trionfale, Via della Giuliana, Via Trionfale; il percorso saliva poi per Monte Mario, Camilluccia/Cassia e scendendo verso Piazza Giuochi Delfici toccava Piazzale Ponte Milvio, e da Piazzale Maresciallo Giardino tornava su Viale Angelico e Viale delle Milizie: il vincitore di quella edizione percorse il tracciato a medie prossime ai 100 Km/h, non poco per l’epoca.

Circuito di Valle Giulia e Parioli: causa lavori al condotto collettore del Tevere, la zona del tracciato “Monte Mario” fu abbandonata nel 1926 per un altro percorso: stavolta la partenza avvenne da Valle Giulia, poi Palazzo della Belle Arti verso Via Flaminia, Lungotevere Acquacetosa, Viale Parioli, Viale Rossini, via Aldrovandi. Il traguardo era davanti alla attuale Galleria Nazionale di Arte Moderna, con i box situati tra l’ippodromo di Villa Glori ed il vecchio Stadio nazionale.

L’anno seguente (il 1927) si cambiò un poco il tragitto che fu fatto passare tra Viale Pilsudski, Parco della Rimembranza e Piazza Ankara, per concludere su Viale Tiziano che in quella edizione salutò la vittoria di Tazio Nuvolari.

Circuito delle Tre Fontane: la gara del 1928 si “decentrava” nella zona di Via Ostiense, ma scordatevi l’urbanistica di oggi: i riferimenti “Eur”, “Mostacciano”, “Torrino”, “Decima” sono ancora nei sogni degli Architetti. Ma per non confondervi con le vecchie Mappe dell’Agro Romano parlandoVi di Cava di Pozzolana, Casale Valchetta Rocchi ed altro diciamo che il perimetro dell’epoca (in piena ed aperta campagna) si tenne nel perimetro delle odierne Via Ostiense, Via delle Tre Fontane, Via Laurentina, Via di Decima……Protagonista insolita di quella edizione del Gran Premio fu invece la “Ferrovia Roma / Lido dell’epoca con le fermate “Roma Porta San Paolo”, “Magliana Ostiense ai Mercati Generali”, “Torrino” e “Risario” pronte a convogliare ben 60.000 curiosi giunti da Centro e Litorale di Roma.

Per rispetto degli spazi e dei tempi di Internet, ma soprattutto per rispetto di un circuito spettacolare e straordinario (per l’epoca) come quello del “Littorio” costruito dentro l’area dell’Aeroporto dell’Urbe-Salaria, devo rimandare tutti ai libri di Architettura che descrivono meglio un tracciato straordinario e trascurato, e che rimane più noto per essere stato il secondo tracciato di Pista su strade chiuse, dopo Monza, nella storia d’Italia.

Per cui diciamo solo che dopo le edizioni del 1931 e del 1932 corse al Littorio si torna nell’Urbe vera e propria, dietro al Circo Massimo, dove si festeggia un evento storico: la prima Vittoria di sempre di Enzo Ferrari Costruttore in proprio.

Al Circuito di Caracalla infatti, il 25 Maggio 1947, la Ferrari celebra la sua prima vittoria sotto l’ombra della futura residenza di Albertone Sordi, tagliando il traguardo di Piazza Numa Pompilio dopo aver percorso Porta Capena, sfiorato la Chiesa dei Santi Nereo ed Achilleo, accelerato su via Antoniniana e Via Baccelli, frenato per curvare su Largo Enzo Fioritto e girato per le Mura Ardeatine lungo quasi tre chilometri e mezzo di percorso.

Ma inizia un’altra era in tutti i sensi, dove la Capitale che comincia a trasformare la sua urbanistica e ad affollare le sue strade rischia di soffrire il peso della organizzazione di un evento che a volte bloccava la vita cittadina per settimane.

Ma il problema era anche strutturale: correre lungo basolati e sampietrini delle vie urbane, in mezzo a palazzi distanti a volte non più di 10 metri dalle auto in corsa, cominciava a diventare poco gestibile per monoposto che (come la Ferrari 125 F1 dell’epoca) toccavano i 280 Cv ed i 270 Km all’ora……

Per questo dal 1951 la sede del Gran Premio di Roma si trasferisce al Circuito di Castelfusano: oggi una zona nota per abitudini notturne poco edificanti, ma dovrebbe ancora far trovare nella sua Pineta (forse) una targa stradale denominata “Viale del Circuito”, a ricordo di quando per festeggiare e promuovere il nuovo progetto di “Quartiere dell’Esposizione Universale” fu varato nel 1939 il “Circuito dell’Impero” per una Gara non valida a livello Internazionale. Nel 1954 la Gara si svolse lungo una sorta di elastico allungato nei vialoni a scorrimento veloce tra la Pineta e la Cristoforo Colombo. Ultima volta di sempre, per le vie pubbliche dell’area “metropolitana”, per le monoposto di Formula Uno: infatti dopo la tragedia di Le Mans del 1955 la Federazione Internazionale dell’Automobile decise un taglio draconiano ai circuiti “cittadini”.

Per questo il 1956 è l’ultima volta anche per Castelfusano, dopo di che il Gran Premio di Roma di Automobilismo approda a Vallelunga, neonata Pista inaugurata nel 1957: prima di allora in quell’area c’era un Ippodromo, e sull’anello rimasto si corse la prima corsa italiana del Dopoguerra di auto su fondo di sabbia, nel 1951.

Tanti “derby” in un secolo di Gran Premio di Roma

Il primo Derby dell’epoca (siamo nel primo Dopoguerra) è chiaramente politico tra Stati nazionali: alla prima vittoria delle Bugatti al Gran Premio del 1925, la chiara rivalità franco italiana sfociò nel momento in cui la Banda musicale sul Podio, dopo l’Inno reale, tentò scriteriatamente di suonare la Marsigliese in onore della Bugatti vincente. Fu subito zittita, con modi molto ma molto spicci !!!!

Il secondo indizio da Derby stracittadino è che il Gran Premio di Roma celebra la prima vittoria di sempre della neonata Ferrari, “giallorossa” storica : talmente giallorossa che in un simpatico siparietto su Twitter lo scorso Settembre, quando sull’Account ufficiale la Ferrari motivava la presenza a Monza delle F1 di Maranello con livrea gialla con lo slogan “No red without yellow”, è arrivata la pronta risposta della ASR Roma con il commento “Dal 1927 !!”

E sempre sul versante colori, ed apparentemente non ci ha fatto mai caso nessuno, sulle 12 edizioni del Gran Premio di Roma corse tra il 1925 ed il 1956 – dentro o presso il perimetro cittadino della Capitale – possiamo contare quattro edizioni vinte dalla francese “Bugatti” Type 35, e ben otto divise tra Alfa Romeo, Ferrari e Maserati.

Direte Voi, e cosa c’entra la stracittadina del calcio? Beh, andate a vedere le immagini a colori di Bugatti Type 35, Alfa Romeo P2, Maserati C8 3000 e successive, ed infine le Ferrari…Che combinazioni di colori trovate? Se giocate un poco di immaginazione, il colore nazionale transalpino, è prossimo ad un celeste intervallato dal “bianco/cromo” delle parti non verniciate o cromate della Bugatti; a questo si contrappone il colore rosso nazionale (per l’Italia) marchiato dallo stemma giallo delle Ferrari, oro delle Maserati, e sempre giallo delle Alfa Romeo gestite sia indirettamente che direttamente dalla fine degli anni Venti proprio da Enzo Ferrari

Insomma, su 12 edizioni del Gran Premio di Roma “urbano”, quattro sono “simil” biancocelesti e ben otto sono giallorosse DOC ! E senza voler accentuare il cosidetto “sfottò”, forse i romanisti più incalliti potrebbero calcare la mano riflettendo sul fatto che dopo il trasferimento a Vallelunga il Gran Premio di Roma dal 1964 al 1991 ha denominato solo edizioni per le Categorie minori. Formula Due o Formula Tre.

Quel mio amico radiofonico potrebbe pensare : “Eeee ….sscertooo” :  Vallelunga dista solo 10 minuti di automobile da Formello….

Gran Premio di Formula Uno anni ’80: il pensiero di un “romano de Roma”!!

Una ultima chiosa, se permettete, sulle vicende che legarono un ipotetico ritorno della Formula Uno nel perimetro dell’Eur sia nel 1985 che verso il 2009, trascurando fatti ed antefatti tragicomici che Vi risparmio. Volevo solo ricordarVi le dichiarazioni di un Campione di F1 “romano de Roma”, cioè il compianto Elio De Angelis.

Intervistato da Autosprint in merito alla possibilità di un ritorno della F1 tra le strade della Capitale, il Pilota di Via dei Monti Parioli non scese neppure nella analisi dei rischi e della assurdità di correre tra strade, marciapiedi, tombini e radici affioranti della Roma dell’epoca (che poi è uguale a quella di oggi) ma come suo solito gelò l’interlocutore con una riflessione alternativa e dissacrante, affermando: 

“Io sono romano e so come siamo fatti. Sono sicuro che il Venerdì, alla prima giornata di prove con l’arrivo delle Formula 1 all’Eur, a bordo pista si riverserebbe metà di noi. Ma basterebbe un mezzo allenamento della Roma la Domenica a Trigoria per far andare deserto il Gran Premio”….

Elio, che conosceva bene non solo i romani ma anche  “i polli” affaristi della Formula Uno, dichiarò quello che faceva più paura agli Organizzatori. Altro che sicurezza, ambiente, disagio e traffico. Per paura di un “flop” da quel 1985 di Gran Premio di F1 a Roma non si parlò più per diverso tempo…..

Geely arriva in Europa con il brand Geometry

Geely Auto ha firmato un accordo di cooperazione strategica con l’azienda ungherese Grand Automotive Central Europe per la distribuzione e la vendita dei prodotti del marchio Geometry. Si partirà dalla Geometry C che sarà in vendita in Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia nella prima metà del prossimo anno.

Prima dell’accordo con Geely Auto, Grand Automotive Central Europe era l’importatore e il distributore del marchio Nissan in Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, secondo quanto riportato sul suo sito web.

“Questa è la prima volta che il marchio Geely entra nel mercato dell’Unione Europea e rappresenta un significativo passo avanti per l’ambizione di globalizzazione di Geely”, ha dichiarato Xue Tao, vice direttore generale esecutivo di Geely, secondo quanto riportato da Car News China.

DATI TECNICI

Il marchio Geometry è nato per essere il cuore della mobilità elettrica di Geely, mentre i modelli convenzionali a combustione interna, ibridi e ibridi plug-in rimangono sotto il marchio Geely Auto.

La Geometry C ha la forma di un’utilitaria o di un crossover a guida alta, che misura 4.432 mm di lunghezza, 1.833 mm di larghezza e 1.560 mm di altezza con un passo di 2.700 mm. Un unico motore elettrico da 200 CV e 310 Nm di coppia aziona le ruote anteriori ed è offerto in due versioni di batteria: una da 51,9 kWh con autonomia fino a 400 km e una da 61,9 kWh che consente alla Geometry C di raggiungere i 550 km.

Questo modello arriva dopo la Geometry A, il primo modello del marchio di veicoli elettrici del gruppo, precedentemente noto come Geely GE11.

L’ultimo nato del marchio Geometry è il Geometry E, un piccolo crossover elettrico che si basa sulla EX3 Kungfu Cow e che eroga 82 CV dal suo singolo motore elettrico. In confronto, la EX3 ha un’unità leggermente più potente da 95 CV/180 Nm e la sua batteria agli ioni di litio da 37 kWh consente un’autonomia fino a 322 km.

Nuova Volkswagen Tiguan 2023: Ultimo Rendering

Nuova Volkswagen Tiguan 2023: Ultimo Rendering

La prossima generazione della Volkswagen Tiguan dovrebbe arrivare nel 2024, l’ultima ad essere dotata di un motore a combustione. Dopo le prime apparizioni dei prototipi della Tiguan su strada, i nostri amici di Carscoops.com hanno realizzato un nuovo rendering, dandoci un primo sguardo al prossimo SUV compatto di VW.

L’attuale Volkswagen Tiguan è stata sottoposta a un restyling nel 2020, adottando spunti stilistici dell’ultima Golf. Gli aggiornamenti visivi sono stati ampi per gli standard VW, ma si sono concentrati sul frontale. Di conseguenza, il look spigoloso della restante carrozzeria ha iniziato a sembrare un po’ datato rispetto alle rivali più recenti. VW porrà rimedio a questa situazione con la nuova Volkswagen Tiguan di terza generazione, caratterizzata da una carrozzeria completamente ridisegnata senza esagerare.

Sono stati avvistati prototipi leggermente camuffati della prossima Tiguan, che rivelano un profilo più scolpito con più curve e meno linee rette. Come si può vedere dal nostro rendering, il SUV sarà caratterizzato da parafanghi tonici, simili a quelli della più grande Touareg.

UN DESIGN SENZA COMPROMESSI

Il frontale della prossima Volkswagen Tiguan riprende elementi della gamma ID, tra cui la griglia più sottile, i fari a LED e le prese laterali aerodinamiche sul paraurti. Tuttavia, come per tutti i modelli a motore termico, la necessità di raffreddamento è maggiore, per cui la presa d’aria centrale è molto più grande. U

Allo stesso modo, la il retro sarà caratterizzato da un design più morbido, con luci posteriori a LED più eleganti che si estendono fino ai parafanghi posteriori e un parabrezza posteriore più inclinato coperto da uno spoiler. Anche gli interni saranno modificati in modo sostanziale e si concentreranno su un ampio display per l’infotainment che sarà affiancato da un quadro strumenti digitale e da un minor numero di comandi fisici. Fortunatamente VW abbandonerà la tendenza dei pulsanti touch sul volante dopo aver ricevuto un feedback negativo dai proprietari.

I MOTORI

La Volkswagen Tiguan di terza generazione dovrebbe montare una versione aggiornata dell’architettura MQB Evo. Secondo le ultime notizie, il SUV sarà offerto con una selezione di motori mild-hybrid e plug-in hybrid. Tra questi ci sarà il 1.5 TSI Evo2, recentemente aggiornato e in grado di produrre fino a 272 CV (200 kW) in combinazione con motori elettrici nell’ambito di una configurazione PHEV.

Non è chiaro se la Tiguan R continuerà a vivere nella prossima generazione, dal momento che VW R si è impegnata a diventare esclusivamente elettrica entro il 2030 e sta già lavorando attivamente a una serie di veicoli elettrici. A questo proposito, una variante completamente elettrica della Tiguan non è del tutto esclusa, ma è meno probabile che appaia, dato che non c’è molto spazio tra l’imminente SUV elettrico di dimensioni ID.3 e l’ID.4.

La Tiguan ha tutto il tempo per brillare fino a quando VW non diventerà un marchio di soli veicoli elettrici entro il 2033. Tuttavia, il SUV compatto deve affrontare concorrenti forti come Peugeot 3008, Ford Kuga, Renault Austral, Nissan Qashqai, Kia Sportage e Hyundai Tucson, oltre alle meccaniche Skoda Kodiaq e Seat Ateca.

Alfa Romeo Giulia 2022: Restyling nei Carabinieri

Alfa Romeo Giulia 2022: Restyling nei Carabinieri

Dopo la presentazione in pompa magna avvenuta poco più di due settimane fa, non abbiamo più sentito parlare dell’Alfa Romeo Giulia restyling. Ma la berlina sportiva della Casa torna alla ribalta con un rendering che la ritrae in una nuova veste.
Come abbiamo accennato nel titolo, si tratta di un’ipotetica proposta per l’Arma dei Carabinieri, con la tipica livrea che combina il blu come finitura di base, con alcuni accenti rossi, e il tetto bianco. Le luci di emergenza sono ovviamente presenti, così come i LED extra nel paraurti anteriore, ma tutto il resto è in funzione.

Tornando al mondo reale, Alfa Romeo Giulia restyling, così come la sua sorella maggiore, la Stelvio, hanno ricevuto nuovi fari ispirati a quelli del Tonale, che li rendono più moderni. La calandra è stata aggiornata e sembra ispirata ad alcune Alfa classiche, mentre all’interno è presente un nuovo quadro strumenti digitale da 12,3 pollici.

IL RESTYLING DI ALFA GIULIA

Le rinnovate Alfa Romeo Giulia e Stelvio saranno lanciate a febbraio e l’azienda ha dichiarato che la gamma sarà semplificata. I modelli “Super”, che sono le versioni di base, saranno disponibili con il pacchetto Sprint, che prevede dei componenti estetici aggiuntivi, mentre la Ti potrà essere acquistata con il pacchetto Veloce. Il nuovo allestimento Competizione, con ammortizzatori adattivi, finiture in grigio opaco, pinze dei freni rosse e altro, si collocherà al vertice della famiglia.

Va detto che nel comunicato stampa ufficiale in cui sono state presentate le versioni aggiornate di Giulia e Stelvio non è stata menzionata la Quadrifoglio, quindi questo significa che non tornerà? Speriamo di no, perché sarebbe un altro giorno davvero triste per l’intera industria automobilistica.

Mercedes e Audi: Stelle d’Argento in Pista e Balene da Rally

Mercedes e Audi: Stelle d'Argento in Pista e Balene da Rally

La storia alternativa ed irriverente di un confronto tra due Marchi rivali da sempre nelle Gare, che si presentarono nei Rally in una veste davvero alternativa. Un divertente siparietto storico di un modo di vivere le competizioni di quel tempo. Con qualche “ipotesi” misteriosa…

Mercedes ed Audi nei Rally. Erano i tempi incredibili del primo dopoguerra, in Europa si correva il Torneo Grand Prix antesignano della Formula Uno nata nel 1950 – con diversi Marchi Costruttori partecipanti ma con cinque “Top Players” – come oggi si direbbe – a combattere per la vittoria: Bugatti, Mercedes, Alfa Romeo, Maserati, fino a quando nel 1933 non debuttò un vero e proprio terremoto tecnologico e sportivo come la Auto Union, che come tutti sanno aveva nel suo “nocciolo” il marchio Audi tra i quattro fondatori del Gruppo. Da allora e fino all’inizio della Seconda Guerra, a parte un certo antagonismo dell’Alfa Romeo, a confrontarsi lassù in alto c’erano loro, Mercedes ed Auto Union con l’epopea delle “Frecce d’Argento” Mercedes.

In particolare – a dire la verità – le Mercedes di origine nel primo dopoguerra indossavano la livrea nazionale bianca; dopo di che, racconti leggendari a parte, le carrozzerie delle due auto tedesche rivali si abbonarono al colore argenteo dell’alluminio lucidato a specchio.

E però forse pochi pensavano che il confronto tra le storiche “frecce” teutoniche si sarebbe potuto spostare dalle strade rinomate del Gran Premio di Montecarlo o di Monza alle dune di sabbia del Safari Rally o alla neve dei boschi di Svezia e Finlandia. Ed infatti quel fantomatico confronto “si sarebbe potuto” tenere anche nei Rally, tra le antiche e gloriose “Frecce”, se solo non fosse rimasto una sfida a distanza, perchè i due Marchi si sono soltanto sfiorati nei primi anni Ottanta.

Per di più, nel frattempo, entrambe (Mercedes ed Audi) sono accomunate da un curioso parallelo: di essersi presentate nei Rally non con delle”Frecce” ma con due tra le poche “Balene” che abbiano mai calcato le strade del Campionato del Mondo.

Il ritorno della Mercedes nei Rally Internazionali

Dopo la Seconda Guerra mondiale Auto Union(Audi) fu smantellata e di lei rimase solo il Marchio, acquisito insieme alla “DKW” proprio dalla Mercedes. Questa, unica sopravvissuta delle due “Frecce d’Argento” continuò a correre fino al 1955 quando con la tragedia di Le Mans decise di ritirarsi dalle competizioni in veste ufficiale. La Casa della Stella tuttavia rimane in veste “parallela” nel circuito dei Rally:

-Da un lato, acquisendo “DKW” ne guidò la sua Squadra Corse che – non ci crederete – con piccole e bruttarelle automobiline aveva “stravinto” l’Europeo Rally del 1954; e dal 1954 al 1964 vinse più di 100 Titoli nazionali ed internazionali su strada e Pista;

-Dall’altro lato Mercedes stessa offrì supporto esterno ai Clienti privati che si iscrivevano nei Rally internazionali fino dalla metà degli anni ’50. Il modello da combattimento era quasi obbligato, vista la Gamma in commercio: la indistruttibile “220 SE” (generazione W180) che pur essendo la più “piccola” ovviamente rispecchiava le caratteristiche oversize delle Mercedes del tempo, ma all’epoca era abbastanza normale, se andate a vedere le “Ford Galaxy” o le Jaguar del tempo iscritte alle Gare.

Ma quando nel 1978 Mercedes si iscrisse per la prima volta ufficialmente nel Mondiale Rally utilizzando l’unica opzione possibile nella sua Gamma per la omologazione nel vecchio “Gruppo 4” (la Coupè “SLC” con motore V8 da 4.500 cc. e cambio automatico a tre rapporti), quella scelta in Europa rimase pressochè unica nella storia: dal lato “dimensioni” infatti neppure le mastodontiche “Citroen CX” e “SM” oppure le “Opel Commodore GS/E” dell’epoca arrivavano alle misure ed al peso del transatlantico Mercedes; né tantomeno era usuale il Cambio Automatico e quella cubatura del motore, di cui unico alter-ego era solo la Chevrolet Camaro V8.presente nelle Piste europee nel Campionato Turismo del 1980.

Per poter omologare la “SLC” nel Gruppo 4 FIA la Mercedes dovette adeguarsi ad allestimenti e dotazioni presenti nella Gamma di serie, ovviamente. Tuttavia la scelta del Cambio Automatico fu motivata anche da esigenze molto pratiche: con la riduzione quasi totale del servosterzo, per sterzare agevolmente un’auto da 340 Cv e 1320 Kg di cui il 60% sull’asse anteriore, era opportuno per il Pilota tenere tutte e due le mani ben strette sul volante, senza indugiare troppo sulla leva del cambio…

La rinascita dei “Quattro anelli” Audi nei Rally Internazionali

Il Marchio Auto Union – Audi era stato ceduto dalla DKW alla Mercedes nel 1955 – lo abbiamo ricordato poco prima – e dalla Casa della Stella a tre punte arrivò alla Volkswagen nel 1965. Da quel momento, pazientemente, il Gruppo di Wolfsburg ha lavorato per rilanciare Audi nel mercato e nel Motorsport.

Pochi sanno che il debutto mondiale dell’Audi però non è avvenuto nel 1981 con “Audi Quattro” gestita da Audi Sport. Nel 1978 viene creato un provvisorio “Audi Sport Department” che preparò nella fine di quella Stagione una “Audi 80” Gruppo 4 nei Rally in terra tedesca. Operazione quasi anonima, anche perchè serviva più che altro per accumulare dati ed esperienze in Gara per la futura “Quattro” come anonimi rimasero a lungo gli “scout” al volante di questo battesimo: il tedesco Harald Demuth, lo svedese Freddy Kottulinski, gli austriaci Franz Wittmann e Walter Smolej, lo scozzese James Rae. Un “Dream Team” pressochè sconosciuto, fin quando Walter Smolej entra a sua insaputa nella storia per aver ottenuto la prima vittoria di sempre dell’Audi in una competizione ufficiale Rally: è il 25 Marzo del 1979 e siamo al Trifels Rally (gara valida per il campionato nazionale tedesco), a due passi da Wiesbaden e Magonza.

In ogni caso la piccola Audi 80 Gruppo 4 del 1979 fornisce anche i primi 11 punti e la quindicesima posizione nel Mondiale Rally Costruttori nel quale la Casa di Ingolstadt si era iscritta per sondare i suoi terreni di caccia di qualche anno dopo: come noto, dal 1981 sarà tutta un’altra era spaziale per Audi, con la “panzer” Coupè Quattro. In quella stagione 1979, quasi di nascosto nel palcoscenico mondiale, la Stella a tre punte ed i Quattro Anelli tornarono a sfidarsi per la prima volta dopo la Seconda Guerra mondiale, ma molto molto a distanza….

Mercedes ed Audi nei Rally: confronto a distanza tra “Pesi Massimi”

Perchè nel 1979 Audi punta sulla sua “middle Class” 80 per fare le prime esperienze, mentre Mercedes sfida pronostici e leggi fisiche ed agonistiche e lentamente, con la sua “Balena d’Argento”, scala per quanto possibile le vette iridate del Mondiale Rally: con i suoi 4,77 mt. in lunghezza e 1,78 di larghezza (messi a confronto dei 3,98 mt x 1,60 e appena 980 Kg della Ford Escort vincitrice del Titolo Piloti e Costruttori, faceva davvero impressione…) la Coupè di Stoccarda arriva terza al Safari Rally e fa una tripletta storica al Rally Bandama: tra le mulattiere e le dune d’Africa il carrarmato tedesco ovviamente si trova a suo agio, e la Stagione 1979 si chiude con la Mercedes ottava in Classifica Costruttori su 20 Marchi iscritti, e tra questi 20 c’è appunto l’Audi quindicesima in elenco con solo 11 Punti. Guerra tra poveri, direte voi, ma nel frattempo per la Stella a tre punte comunque si trattò di un piazzamento davanti ai “Quattro Anelli”.

Nel 1980 Audi tuttavia ritiene chiuso l’apprendistato nel Mondiale e si ritira in attesa dell’anno dopo, mentre Mercedes fa sul serio: mette al volante delle sue “SLC” i primi due classificati dell’anno prima, Waldegaard e Mikkola.

Con loro due vince di meno ma si piazza più volte e chiude il Mondiale Costruttori ad un insperato e clamoroso quarto posto in classifica, a soli 11 punti dal possibile colpaccio di uno storico Podio. Nel 1981 l’appetito vien mangiando, e Mercedes decide di continuare a comprare Campioni del Mondo compiuti e potenziali : Walter Rohrl e Ari Vatanen.

Ma i due – che hanno davvero intenzione di vincere a livello assoluto – “smontano” le speranze della Mercedes: con quella “SLC” si va forte solo in mezzo alla sabbia, ma su asfalto e neve meglio lasciarla in Garage. Mercedes, a quel punto, lascia in tasca ai suoi due Piloti il ricco ingaggio come liquidazione rapporto, e si ritira. Le solite “malelingue” dell’epoca diranno tuttavia semplicemente che Mercedes nel 1981 non se la sentì di mangiare la polvere di Audi arrivata con un’arma letale sul palcoscenico Iridato: l’Audi “Sport Coupè Quattro”.

Audi Rally: dalla Coupè “Squalo” alla 200 “Balena” per sopravvivere.

Dal 1981 nel Gruppo 4 fino al 1986 con il Gruppo B, la “Quattro” vince 23 Rally su 72 ai quali partecipa. Uno schiacciasassi, decisamente. A questo ruolino di marcia la Mercedes neppure poteva avviocinarsi con il suo mastodonte.

Il problema per l’Audi è la fine del Gruppo B e la rivoluzione della FIA causata dalla tragedia di Toivonen nel Rally di Corsica del 1986. Prima di allora Audi Sport aveva sviluppato – per il futuro e programmato nuovo Gruppo S che sarebbe dovuto partire nel 1988 – la “Sport Quattro S 002”. Il dramma di Toivonen-Cresto spinse la FIA a mettere nel cassetto ogni estremizzazione tecnologica vincolando i Costruttori a mantenere il più possibile una fisionomia ed una “sostenibilità” vicina alla produzione stradale, e dal 1987 elimina il Gruppo B ed ammette al Top solo autovetture omologate nel Gruppo “A” e Gruppo “N”.

In soldoni, significa che dal primo Gennaio 1987 i Costruttori dovettero voltarsi di spalle a scegliere nella loro produzione stradale i modelli più “corsaioli” in grado tuttavia di essere velocemente prodotti in almeno 5000 esemplari seriali affini alla versione da Gara. Se volete divertirvi a sapere quali di questi requisiti rispettavano le auto in Gamma delle “illustri estinte” dal 1987, Vi ricordo che ad esempio la pluricampionessa Peugeot aveva la sola “205 GTI 1.9” e Rover aveva la “SD1 Vitesse” da 3500 cc. : inutile chiedersi perchè non si iscrissero, ed evidente che rispetto alla concorrenza residua la Lancia Delta era davvero un piano sopra a tutte le altre.

E la Audi? Presto detto: per continuare nei Rally in quel 1987 scelse la “200 Quattro”.

Un motivo puramente tecnico per assenza di alternative in Gamma? Forse no, visto che la Casa di Ingolstadt non avrebbe avuto molti problemi a produrre ancora, con la sua forza industriale, almeno 5000 unità della “80 Quattro” 2.2 5 cilindri che dal 1983 al 1985 era stata la prima europea di grande serie a 4 ruote motrici. Eppure Audi scelse di scendere in Pista con una “gemella diversa” della lontana Mercedes “SLC” 450/500.

La “Audi 200 Quattro” era infatti una Ammiraglia 4 porte da 1.250 Kg e dislocamento da catamarano : 4,85 mt x 1,85 mt. Come mai una scelta simile? Ufficialmente non fu detto da nessuno ma io un dubbio lo sollevo, con riferimento ad un “fattaccio” accaduto negli USA l’anno prima, in un mercato strategico per Audi.

Ricordiamo cosa accadde: Audi aveva fatto un boom di vendite dal 1983 con la nuova serie europea “80” e “100” rinominate “4000” e “5000” in America, e le vendite raddoppiarono nel biennio ’84/’85. Purtroppo nel 1986 la National Highway Traffic Safety Administration (Nhtsa) accusò Audi della responsabilità diretta di diversi incidenti causati dalla “5000” con il più tragico accaduto in un garage pubblico in cui una 5000 improvvisamente accelerò senza controllo investendo e uccidendo un  gruppo familiare che in quel momento la circondava, in una comunissima fase di parcheggio.

Da quella inchiesta Audi e la “5000” uscirono con vendite decimate e disdette milionarie di ordini.

Forse, alla base di una scelta agonisticamente assurda per l’epoca ci fu una motivazione commerciale e politica ben definita, per risollevare l’immagine della “5000”?

Forse. Fatto sta che l’ultima “Balena da Rally” di tutti i tempi (dopo la “cugina” Mercedes “SLC”) chiuse la sua breve esperienza nel mondiale Rally con un bottino tutto sommato rispettabile: avendo al volante ben due Campioni del Mondo (Rohrl e Mikkola) la “200 Quattro” vince il solito Safari (doppietta) ed arriva terza in Grecia e sorprende con il terzo posto al Montecarlo.

Audi chiude la Classifica Costruttori 1987 da vice Campione. Ma dopo il 1988, sostituita dalla “90” e dalla “Coupè Sport”, la “200 Quattro” chiude temporaneamente l’epopea di Audi nei Rally.

Per la Casa dei Quattro Anelli è il momento di sfidare Mercedes, Alfa Romeo (e BMW) nelle Piste del Turismo. E la berlinona 200 si ritaglia un posto nella storia per essere stata l’ultimo transatlantico dopo la Mercedes a vincere un Rally mondiale.

Il gemellaggio “Stella a tre Punte” e “Quattro Anelli” dovrà forse attendere il prossimo Mondiale di F1 2026 per vedere di nuovo un confronto tra le Stelle d’Argento, ma almeno la sfida tra le Balene tedesche nei Rally è finito in parità. Giustizia sportiva fu fatta !

Nuova Mitsubishi Eclipse 2024: Anteprima Rendering

Ultimamente, l’azienda Mitsubishi ha deciso di concentrarsi quasi esclusivamente su crossover e SUV, mentre in tempi recenti aveva in gamma molte autovetture interessanti. Una di queste era la coupé Eclipse. Cosa potrebbe essere oggi?

La coupé sportiva Mitsubishi Eclipse è stata presentata per la prima volta nel 1989. Il modello prende il nome da un cavallo da corsa inglese imbattuto del XVIII secolo, che vinse 26 gare. Le prime due generazioni della due porte erano basate sulle americane Eagle Talon e Plymouth Laser in stretta collaborazione con Chrysler Corporation. In totale sono state prodotte quattro generazioni di Eclipse, l’ultima delle quali è stata lanciata nel 2005 ed è rimasta in linea di montaggio fino al 2011. Nel 2017 il nome Eclipse è apparso di nuovo nella gamma del marchio giapponese, tuttavia non in quel tipo, in cui i fan del marchio si aspettavano più di tutto – ora così ha deciso di chiamare la vettura compatta di mercato, ha ricevuto il prefisso Cross. Ci siamo chiesti come potesse essere una moderna coupé sportiva Mitsubishi. Ecco allora la nuova Mitsubishi Eclipese in questi rendering di Kolesa.ru.

Se un’auto del genere dovesse apparire nella sulla scena probabilmente sarebbe realizzata sulla piattaforma di qualche modello esistente. Una possibilità è la nuova Nissan Z, presentata in anteprima lo scorso agosto, dato che entrambe le aziende giapponesi fanno parte dell’alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi nata nel 2016. Questo è ciò che abbiamo preso come base per i nostri rendering. La versione Mitsubishi potrebbe avere lo stile originale del frontale: un’ampia griglia trapezoidale incastonata nel paraurti e stretti fari orizzontali. Le prime generazioni di modelli Eclipse hanno una soluzione simile. Le fiancate hanno una forma relativamente semplice, con la linea della soglia che si alza leggermente verso la parte posteriore. I fari e fanali hanno un design che riprende lo stile di altri nuovi modelli e concept del marchio.

DATI TECNICI

La vettura mostrata nei rendering, come la Nissan Z, è realizzata sulla piattaforma FM a trazione posteriore, a differenza delle precedenti generazioni della Mitsubishi Eclipse a trazione anteriore. La caratteristica di questa piattaforma è un motore situato all’interno del passo (tra l’altro, il predecessore della coupé Nissan con indice 370Z è realizzato sulla stessa base).

La distanza tra gli assi è di 2.550 mm e la lunghezza della Nissan Z è aumentata di 114 mm rispetto alla generazione precedente, raggiungendo i 4.379 mm. Per quanto riguarda il motore, la Nissan monta un V6 biturbo da 3 litri da 405 CV (475 Nm) abbinato a un manuale a 6 marce o a un automatico a 9 marce di Jatco. In linea con le attuali tendenze automobilistiche, la nuova Eclipse potrebbe essere anche un’auto elettrica, come mostrano i rendering, caratterizzata da una griglia spenta e dall’assenza di tubi di scarico.

La Range Rover Classica diventa Cabrio e Elettrica

La Range Rover Evoque Cabrio è ormai un lontano ricordo, ma Lunaz ha presentato in anteprima un’impressionante tuning basato sulla Range Rover originale.
Commissionata da un cliente che la utilizzerà come tender per una barca a vela a Long Island, la Range Rover sarà trasformata in un modello Safari cabrio. Per questo motivo, l’azienda effettuerà “significativi rinforzi alla carrozzeria e al telaio” per garantire la rigidità del veicolo anche senza il tetto.

Mentre l’esterno è abbastanza fedele all’originale, il modello è ora a otto posti grazie a due file di sedili posteriori simili a divani. A proposito dell’abitacolo posteriore, c’è un pavimento in noce Mocca che strizza l’occhio alla nautica.

Gli occupanti dei sedili anteriori non sono stati dimenticati, perché troveranno una console centrale su misura, dotata di un box refrigerante e di “strutture per la ricarica dei dispositivi”. Si notano anche nuovi interruttori e un sistema di infotainment indipendente. A questi si aggiungono le finiture in noce Mocca, create appositamente in quanto “ogni foglia dell’impiallacciatura è abbinata singolarmente per creare un motivo chevron”.

TUNING UNICO

Altri elementi di spicco sono le finiture in legno di noce, i portabicchieri riscaldati/raffreddati, il frigorifero, il caricatore wireless per smartphone e il caricatore per quattro orologi. Completano la dotazione un sistema di infotainment da sei pollici e un impianto audio premium con amplificatore da 1300 watt.

Non si sa ancora quanto costino queste creazioni, ma Lunaz ha dichiarato che il prezzo parte da 245.000 sterline (281.538 euro). L’azienda non ha rilasciato specifiche dettagliate, ma le Range Rover elettromodellate sono dotate di serie di un sistema di trazione integrale a doppio motore che produce circa 365 CV (268 kW) e 609 Nm di coppia.

Gli aggiornamenti si estendono oltre il gruppo propulsore, con la revisione delle sospensioni e l’aggiunta di un sistema di frenata rigenerativa. Quest’ultimo è dotato di pinze a sei pistoncini davanti e a quattro pistoncini dietro, che si agganciano entrambe ai freni a disco.