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Nuovo Volkswagen Transporter 2024: Anteprima video

Il nuovo Volkswagen Transporter 2024 sarà gemellato con il Ford Transit.
Il minibus Volkswagen T1 ha “conquistato il mondo” negli anni ’50, senza esagerare. Nel tempo passato, il modello è riuscito a cambiare generazione solo una volta, e ora l’azienda tedesca continua a prepararsi per la presentazione del Transporter di nuova generazione. È noto che la presentazione del modello commerciale avverrà nella primavera del 2024, e in Germania i concessionari inizieranno ad accettare gli ordini entro la fine dell’anno in corso.
Oggi il marchio ha pubblicato un nuovo video e una foto che mostrano un prototipo camuffato di pre-produzione del nuovo Volkswagen Transporter.

Il modello è parzialmente visibile, si può vedere il “sorriso” della griglia con un motivo di linee orizzontali, sopra di essa c’è un grande logo del marchio, ai lati di esso – LED testa ottica. La parte inferiore della griglia presenta una presa d’aria visivamente divisa in due. La poppa è stata dotata di strette luci posteriori verticali, al centro delle quali si trova il marchio del marchio.
L’azienda ha sottolineato che la gamma di varianti del nuovo Volkswagen Transporter sarà “enorme“: comprenderà furgoni in due varianti di lunghezza e altezza, un autocarro con pianale e cabina a due file, nonché le varianti Kombi e Caravelle progettate per il trasporto di un gran numero di passeggeri. Le rispettive versioni sono mostrate schematicamente anche nel video teaser.

IL NUOVO TRANSPORTER

Secondo Lars Krause, membro del consiglio di amministrazione responsabile delle vendite e del marketing di Volkswagen Veicoli Commerciali, il nuovo Transporter, come il Multivan con il suo veicolo commerciale completamente elettrico ID.Buzz, si aggiungerà alla lista degli “strumenti all’avanguardia per i professionisti”.
L’azienda ha inoltre sottolineato che il nuovo furgone sarà “adatto a tutti”. Si parla di diverse varianti di “ripieno”: il modello sarà offerto con motori turbodiesel (TDI), con un impianto ibrido plug-in (eHybrid), nonché con tecnologia completamente “verde” (tali versioni avranno nomi propri – e-Transporter ed e-Caravelle).
I dati tecnici del nuovo Volkswagen Transporter appariranno più avanti. È noto che il veicolo commerciale tedesco sarà strettamente legato al Ford Transit / Tourneo Custom (come parte di un’alleanza tra le due aziende). La gamma Ford comprende motori diesel EcoBlue da 2,0 litri con 105, 130, 150 e 165 CV. Il cuore dell’impianto ibrido ricaricabile è un motore a benzina da 2,5 litri, che lavora in tandem con un motore elettrico. La versione “verde” è dotata di un solo motore elettrico, la cui potenza è pari a 184 o 269 CV e l’autonomia con una singola carica è di 380 km (se calcolata sul ciclo WLTP).
Alla fine della scorsa settimana, il nostro designer ha presentato la sua versione del potenziale aspetto della prossima generazione di Volkswagen Transporter. Se le ipotesi coincidono con la realtà, lo scopriremo nella prossima primavera.

Nuovo Dacia Duster Pick-up 2024: il Rendering

Abbiamo da poco conosciuto il nuovo Dacia Duster 2024. Il popolare SUV di Dacia è arrivato al cambio generazionale che fornisce la base perfetta per il lancio del pick-up economico per eccellenza sul mercato.

Ci sarà un nuovo Dacia Duster Pick-up? Questa rendering di X-Tomy rivela come sarà il rivale più temuto della DR PK8 e della EVO Cross 4.
DR Automobiles ed EVO hanno rivoluzionato il nascente mercato dei pick-up economici (o meglio, accessibili). L’ingresso della DR PK8 e della EVO Cross 4 ha dato nuova linfa a un mercato che, finora, aveva come punto di riferimento solo Dacia. E ci sono importanti sfumature da tenere in considerazione a questo proposito. Ad esempio, Dacia non ha mai avuto un pick-up di serie nella sua gamma.

Il “pick-up Dacia” prende come punto di partenza la Dacia Duster. Il SUV low-cost di successo è stato storicamente la base per uno dei pick-up più convenienti in vendita in Europa. Tuttavia, la Dacia Duster Pick-up non avrebbe mai visto la luce se non fosse stato per lo stretto rapporto di Dacia con il carrozziere rumeno Romturingia.

Nelle prime due generazioni del Dacia Duster, lo specialista Romturingia ha dato vita a una variante pick-up. Una variante che è diventata particolarmente nita con l’arrivo della seconda generazione di Duster e del suo successivo facelift. Tuttavia, non è mai entrata nella produzione di serie. Il carrozziere prende come punto di partenza un Duster esistente ed effettua l’ovvia (e importante) trasformazione.

Fuori dai confini europei esiste anche un pick-up basato sulla Duster. Un veicolo che, come ci si può aspettare, è commercializzato con il marchio Renault. Si tratta del Renault Duster Oroch. Un pick-up che, tra l’altro, è stato sottoposto a una profonda revisione nella prima metà del 2022. Inoltre, il suo futuro è anche legato, in una certa misura, all’entrata in scena della terza generazione di Duster.
Il debutto del nuovo Dacia Duster non è passato inosservato. Il popolare SUV di Dacia ha subito un lifting completo. Si tratta di un’auto completamente nuova poiché, a livello tecnico, non ha alcuna relazione con il modello uscente. Ha un nuovo design esterno, interni, piattaforma, tecnologia e meccanica. E, cosa altrettanto importante, ha ceduto all’elettrificazione.

IL PICK-UP LOW COST

La seconda generazione della Dacia Duster ha avuto una variante pick-up grazie al carrozziere Romturingia.
Dacia non si è espressa in dettaglio sulla presenza o meno di una variante pick-up per la nuova Duster. Tuttavia, grazie al designer X-Tomi Design, possiamo scoprire l’aspetto della Dacia Duster Pick-up di terza generazione. Un pick-up a doppia cabina rapidamente riconoscibile, ma allo stesso tempo chiaramente diverso dal nuovo SUV che presto potremo trovare nelle nostre concessionarie.
Possiamo dare per scontato che, in un modo o nell’altro, ci sarà un nuovo Duster Pick-up. Il carrozziere di Romturingia continuerà a puntare su questa trasformazione visto il suo successo commerciale, soprattutto in Romania. È molto improbabile che Dacia opti per la produzione in serie di questo veicolo. Al momento non rientra nei piani del marchio.

Nuova Nissan Qashqai 2025: Rendering elettrico

La nuova Nissan Qashqai è pronta a diventare un crossover 100% elettrico.

Definire il Qashqai un’auto importante per Nissan sarebbe un eufemismo. Essendo una delle auto più vendute in Europa, il SUV di medie dimensioni offre il mix ideale di praticità e convenienza. Potremmo addirittura affermare che il modello di prima generazione ha dato il via alla popolarissima tendenza dei SUV familiari dal momento in cui è stato messo in vendita all’inizio del 2007. Ecco una interessante anteprima rendering che mostra come potrebbe essere la nuova Nissan Qashqai.

Le nostre immagini esclusive rivelano come potrebbe apparire la Nissan Qashqai con la prossima generazione del linguaggio di design Nissan, già presentato in anteprima sulle più recenti concept car del marchio.

Rendering CarBuyer

DATI TECNICI E MOTORI

Il cambiamento più importante è il passaggio dall’alimentazione a benzina e ibrida a quella esclusivamente elettrica, come parte del piano di Nissan di rilasciare esclusivamente veicoli a emissioni zero da ora in poi. Con la Nissan Leaf di nuova generazione destinata a rinascere come piccolo SUV e con la Nissan Ariya di grandi dimensioni già in vendita, il nuovo Qashqai si inserirà tra loro nella gamma elettrica della casa giapponese. È in arrivo anche un sostituto elettrico per la Nissan Juke, che si collocherà sotto gli altri tre modelli come SUV più piccolo.

Nissan e Renault stanno attualmente collaborando per sviluppare la tecnologia che alimenta le loro auto elettriche ed è stato confermato che la nuova Qashqai beneficerà di questa partnership. Utilizzerà la stessa piattaforma su cui poggia la nuova Renault Scenic, un SUV elettrico per famiglie che ci ha colpito molto durante il nostro test approfondito.La Nissan Qashqai è rimasta un punto fermo dei SUV sulle strade britanniche per oltre 15 anni, con gli acquirenti innamorati della sua miscela di praticità, bassi costi di gestione e convenienza. La nuova Qashqai apporterà alcuni cambiamenti importanti, in particolare il passaggio all’alimentazione elettrica pura, ma dovrà comunque mantenere queste tre qualità se vorrà continuare a essere popolare come sempre tra gli acquirenti del Regno Unito.

Nuova BMW M3 CS Touring 2024: il Rendering

Abbiamo sentito parlare per la prima volta di una nuova BMW M3 CS Touring ad aprile. A quel punto i prototipi erano già in fase di collaudo.

Secondo quanto riferito a ottobre le prime vetture entreranno nella catena di montaggio nella primavera del 2025, forse a marzo. Tuttavia, saranno prodotte meno di 2.000 unità nell’arco di circa 12 mesi.

Questi rendering dettagliti di BMW Blog ci permettono di dare un primo sgiardo alla nuova BMW M3 CS Touring. Nel frontale spiccano i fari ridisegnati che arriveranno l’anno prossimo sulla M3 LCI. Ci si aspetta una grande quantità di fibra di carbonio di serie, ma la perdita di peso non sarà sostanziale. Per avere un’idea, la M3 CS Sedan ha perso circa 20 chilogrammi rispetto alla vettura di partenza, la M3 Competition xDrive.

Rendering BMW Blog

MOTORI E DATI TECNICI

Inutile dire che la BMW venderà la veloce station wagon esclusivamente con trazione integrale e cambio automatico a otto rapporti, come la M3 CS Sedan. Abbiamo sentito che è prevista la vendita dell’auto con un set di ruote esclusivo, un colore speciale e i familiari sedili in carbonio. È probabile che la maggior parte, se non tutte, le dotazioni installate sulla berlina saranno prese in prestito dalla sua controparte a tetto lungo.

Sotto il cofano della nuova BMW m3 CS Touring il motore biturbo sarà potenziato a 543 CV e 650 Nm da un sei cilindri in linea da 3,0 litri condiviso con la M4 CSL a trazione posteriore.

Da capire se BMW intenda finalmente dotare la nuova M3 Touring di un tetto in fibra di carbonio, anche se non ci conviene trattenere il fiato. I funzionari dell’azienda ci hanno detto che il motivo per cui la G81 non ce l’ha è che sarebbe stato troppo costoso modificare la linea di assemblaggio a Monaco. Detto questo, speriamo ancora che ci ripensino. In caso contrario, la M3 wagon è già stata dotata del pannello leggero creato dai tuner.

La nuova BMW M3 CS Touring arriverà dopo il restyling della M3 Touring. Avrà un sovrapprezzo significativo, viste le dotazioni di serie e la potenza aggiuntiva.

Giotto Bizzarrini il Re di Torino

C’era sempre della magia nei Saloni dell’Auto, fino a sessanta anni fa, che accompagnava i sogni di chi poteva vedere e toccare con mano le novità del momento. Erano anni in cui chi poteva solo sognare un’auto era la maggioranza rispetto a chi poteva permettersela.

Eppure è stato il periodo in cui più di sempre il mondo dell’Auto fu popolato da piccoli e grandi Marchi creatori di veri sogni a quattro ruote.

Perché in primo piano c’erano sempre loro, i miti a Quattro ruote. Chiaro, il grosso delle attese del comune mortale era sulle “popolari” Fiat 1100, Autobianchi Primula, Ford Cortina, Opel Kadett, Innocenti, etc…; loro si occupavano di moltiplicare il trasporto su strada, e sempre loro davano forza e guadagno alla sempre più fitta rete di officine ed Autostazioni che stava nascendo.

Ma per alimentare il sogno della velocità e del desiderio le prime pagine erano delle “supermaggiorate” sportive e fuoriserie del tempo, che meritavano repertori fotografici e le recensioni delle Riviste.

Che tempi, a pensarci oggi: Enzo Ferrari diceva che vincere la Domenica era come fare pubblicità gratis.

Quanto aveva ragione, quando non c’erano i cellulari e la “Rete” era quella degli appassionati che agli albori prendevano in comitiva un treno prima ancora che albeggiasse, per seguire le Gare aperte al Pubblico o visitare da vicino Stabilimenti e Concessionari dei Marchi sognati, ma più spesso per raggiungere i Santuari dell’Auto, cioè i Saloni.

E le più premiate dalla passione e curiosità popolare erano le vincenti della Domenica anche negli anni Sessanta: in Italia Abarth, Alfa Romeo, Ferrari; dall’estero le MG, le Triumph, le Mini Cooper, ed in alto le Aston Martin e le Jaguar.

Inarrivabili e dunque ammiratissime anche senza vincere nulla in Europa erano anche le supercar americane.

Fu la stessa passione e passerella di primedonne in quel Salone di Torino 1963 aperto il 30 Ottobre e chiuso il 10 Novembre: Torino era culla mondiale dell’Auto come Detroit e più di Parigi, Londra e Berlino. C’era la crema dei Costruttori mondiali, oltre ai Marchi artigianali delle più straordinarie Supercar del momento. Ma anche i Carrozzieri con le loro opere dalle linee oniriche.

Fuori, in file lunghissime e pazienti i “visitatori comuni” non se ne avevano a male del fatto che contro ogni buonismo e falso egualitarismo Vi fossero anche ben distinte le vie di accesso per “VIPS” e – persino – per i potenziali acquirenti che avessero in qualche modo fatto pervenire le loro intenzioni ed offerte ai Marchi espositori; nella lunga fila “proletaria” il popolo degli appassionati aveva due soli capisaldi: essere davanti ai cancelli fin dalla prima apertura perché fino al ritorno in Stazione per l’ultimo treno avrebbero battuto metro per metro ogni angolo di Fiera; e poi il ripetuto richiamo ai giovani figli in carovana sul divieto assoluto a comprare alcunchè ai banconi di Gastronomie e Bar, visto che le perfette organizzazioni familiari del tempo assemblavano puntualmente una mezza dozzina di panini assortiti a frittate e formaggio, più la immancabile damigiana di vetro per il dissetamento, con la fatidica mela delle quattro pomeridiane per gli incontentabili stomaci dei giovani.

Ovviamente il giorno più ambito era quello dell’inaugurazione: addirittura i più intraprendenti tra ragazzi e giovani uomini giravano quella mattina intorno ai camion e furgoni degli espositori – in sosta davanti alle strutture – per offrirsi come aiutanti volontari (in cambio di ingressi gratuiti) per l’inevitabile completamento di tendoni e spazi di esposizione che spesso erano ancora quasi incompleti all’atto dell’apertura Kermesse. Davvero altri tempi, strano averli dimenticati così in fretta. Ci si arrangiava, senza tanta burocrazia ma con una spinta data dalla passione.

I Saloni Auto, il Paradiso degli appassionati

Ma il giorno dell’inaugurazione era simbolico e dunque foriero della visita al Salone di Vip e celebrità di ruolo: dal Presidente della Repubblica e Sindaco della Città che aprivano con il classico taglio del nastro, alla visita delle Star dello Sport e del Cinema, che così potevano essere avvicinate dal comune spettatore per la prima volta.

Unica regola valida per tutti: accaparrare tutto quel che – gratuitamente – era possibile quanto a penne, block Notes, Agende, stemmi ed adesivi, spillette, gadgets, Brochure, foto, Poster, e quant’altro da poter mostrare con orgoglio ai compaesani al ritorno: erano i trofei di guerra “pesanti” che portavano in calce i nomi gloriosi, e certo erano molto più emotivi delle classiche USB Pen con cui una generica ed inanimata presenza agli Stand oggi ti dice al più :”Guardi, qui dentro trova tutto: Jpeg, PDF, MediaKit, Press Pack, MeetingPoint, Link. Tutto!!

Pensi! Pure il telecomando dell’auto che si è perso in mezzo al divano l’anno scorso…”.

Bene: battute a parte, tra i nomi altisonanti e già blasonati delle vedette in vista al Salone, ce n’era uno ancora non proprio famoso agli occhi del mondo, che però era presente con la sua firma apposta su ben 3 Supercar presenti in esposizione, e questo non era di certo un fatto “comune”.

Quel nome, dal recente passato in casa Ferrari, era quello di Giotto Bizzarrini, genio livornese che aveva da poco aperto la sua attività privata con la “Autostar”.

Giotto aveva seguito il gruppo di Dirigenti e tecnici fuoriusciti da Maranello nel 1961 lasciando in eredità al suo successore Mauro Forghieri la “Papera” (alias “Anastasia” alias “il Mostro”), prototipo precursore della “250 GTO”; ma aveva inserito nei canoni progettuali e filosofici della classica Ferrari il suo personale tocco fatto di stile al servizio dell’aerodinamica e della perfetta efficienza dinamica del mezzo.

Senza Bizzarrini un pezzo di Ferrari – come ora è diventata – non sarebbe lo stesso. E dicendolo non si fa torto a nessun altro dei suoi onorevoli colleghi, precursori e successori.

Uscito da Ferrari, la breve parentesi con ATS lascia spazio ad una nuova esperienza da autonomo.

Incredibile a dirsi, il primo Cliente di Giotto glielo procura proprio Enzo Ferrari: E’ la “A.S.A.” di Lambrate, marchio della famiglia De Nora, che sviluppa una vetturetta sportiva da soli 1000 cc. la cui incubazione è proprio tra Maranello e Grugliasco (Bertone) ed al cui sviluppo dentro al Cavallino aveva partecipato attivamente proprio Giotto Bizzarrini. A.S.A. diviene così Committente della “Autostar”. Come nasce questa nuova realtà automobilistica, fatta ad immagine e somiglianza di Giotto?

Giotto Bizzarrini e la “Autostar” a Livorno

il vero inizio di tutto è nella Sede Legale di Viale Giosuè Carducci (“ex”) 37: non sappiamo se questa Sede la scelse direttamente Giotto, o se lui stesso confluì in questo ufficio registrato per la Rappresentanza della “Campagnolo Amadori” fin dalla Primavera del 1962; certamente in questo passaggio il genio livornese trovò accanto anche l’Ingegner Luigi Maltinti, suo iniziale “socio”, che probabilmente era tra i due sia il diretto referente per la rappresentanza sia il “luogotenente” di Giotto quando questi era in trasferta per seguire i progetti che nascevano oltre Livorno.

Tuttavia la sede di Via Carducci non aveva lo spazio necessario da offrire a Bizzarrini per lavorare di Officina sui suoi prototipi: motivo per cui inizialmente fu trovata una “sede operativa” al numero civico “attualmente” 112 di Viale Ippolito Nievo, che nello specifico si trova oggi non su un affaccio diretto al Viale ma in un viottolo di rientro che dà anche sull’ingresso di un magazzino del Supermercato vicino: qui, nei pochi metri quadri di un vero e proprio Garage con annesso bagnetto di fortuna, nacque la prima leggenda.

Viale Carducci 37 fu chiusa molto presto per trasferire tutto a Viale Ippolito Nievo, dove poco vicino si trovava l’officina del papà di quello che fu, dopo Mauro Prampolini, il secondo giovane collaboratore di Bizzarrini: Paolo Niccolai, al tavolo da disegno, era impegnato fondamentalmente nei disegni tecnici affiancato appunto da Prampolini come responsabile primo di Officina e lavorazioni; a loro seguì subito dopo un giovane e già bravissimo esperto di saldatura e trattamento metalli come Paolo Sancasciani; mentre per tutto quello che poteva riguardare i Layout “stilistici” o di Design, Giotto non si fece mancare la collaborazione con un promettente concittadino come Piero Vanni, nuova promessa dell’arte e del disegno industriale.

Una sorta di “fabbrica dei sogni” che realizzava anche il paradigma cui Giotto cercò di essere fedele fin da subito: quello di fare da atelier e scuola in un certo senso per tutti i giovani che volessero affrontare un percorso professionale e lavorativo.

Questo desiderio Bizzarrini lo espresse persino pubblicamente affermando che il suo sogno sarebbe stato quello di aprire dentro Livorno Centri professionali per insegnare ai giovani i segreti e gli Skills per lavorare nel mondo che era diventato il suo. Ma intanto, in una superficie di poche decine di metri quadri (in parte occupate da un “casottino” separato con scrivania e parete allestita con i prodotti della Campagnolo Amadori) il miracolo contrario ad ogni comune legge architettonica riusciva comunque a trasformare in factory per prototipi da sogno un ex Garage dove armeggiavano tutti insieme appassionatamente: un meccanico con relativo bancone, utensileria e ponteggio da lavoro; più di un tecnigrafo con disegnatore, un saldatore ed esperto fabbro; una segretaria eroica; episodicamente un Designer come Vanni e la sua leggendaria “lavagnetta”; e lo spazio per almeno una macchina su cui lavorare, con il metro quadro residuo che è quello che restava a disposizione di Giotto per presenziare e supervisionare di persona.

Perché – dove, come e quando poteva – Bizzarrini era là a controllare, non certo per sfiducia ma per ricostruire passo passo nella visione delle lavorazioni dei suoi collaboratori ogni possibile miglioria o modifica in corso d’opera.

Se però la dimensione artigianale, “pret a portair” e lillipuziana di Viale Ippolito Nievo Vi può sembrare un limite per lo sviluppo di una attività entrata nella leggenda, prendete nota: dentro “Autostar” (intesa come attività autonoma iniziale di Giotto) prendono corpo i progetti della A.S.A. 1000 Corsa e di un prototipo derivato da quest’ultima, ed i modelli ultimati vengono messi alla frusta nelle competizioni ufficiali più importanti; in Autostar nasce il motore a 12 cilindri 3500 della Lamborghini, quello che supera di quasi dieci cavalli il limite già pretenzioso imposto a Giotto da Ferruccio, e che farà la fortuna di Sant’Agata per quasi trent’anni con una serie infinita di “upgrade”; e da Consulente titolare della “Autostar” Giotto Bizzarrini inizia il suo rapporto con la “Iso Autoveicoli” di Bresso a partire dalla “IR 300 GT”, un altro traguardo della Autostar che apre ufficialmente la stagione delle Supercar iconiche del Commendator Renzo; infine Autostar è la mamma tutta livornese delle “Iso A3/C” che rimangono ovviamente iconico fiore all’occhiello della leggenda di Giotto.

Le “Regine” : nate in una “mangiatoia”

Non può non suscitare scalpore la visione di una sorta di autorimessa adattata con pochi strumenti a factory generatrice di progetti straordinari: soprattutto se messa a confronto con le strutture e gli investimenti dei concorrenti destinati delle supercar di Giotto.

Eppure è questa la cornice a quello che Bizzarrini ha materialmente dato vita in quel 1963.

Il rapporto con Renzo Rivolta (oltre alla coda dei progetti con la A.S.A. dei De Nora) e con Ferruccio Lamborghini nasce in seno alla esperienza “Autostar” insieme alle collaborazioni necessarie per dare vita a tutto il “continuum” necessario a realizzare l’opera finita (la Carrozzeria Neri&Bonacini”, ad esempio, così’ come le Officine Marchesi a Modena, etc…).

Ed ecco là, in quel Salone di Torino del 1963 brillare almeno tre dei cinque gioielli che in quell’anno avevano preso vita anche grazie alla mano di Giotto: assenti la “ATS 2500 GT” (presentata al Salone di Parigi) e la “A.S.A. GTC 1000” da competizione battezzata in Pista e non nelle Kermesse pubbliche, il palcoscenico del Salone sabaudo viene catalizzato dalla spaziale “Iso A3/C” nello Stand del marchio di Bresso; dalla carismatica “Iso A3/L” esposta da Bertone, e per la quale Giotto aveva rielaborato il motore “Chevrolet V8” portandolo a canoni di sportività mai visti prima (oltre ad aver collaborato con Pierluigi Raggi nel layout del telaio e degli assetti generali); ed infine appare per la prima volta al Salone un Marchio destinato a condividere la leggenda di antagonista principe del Cavallino.

Quel 12 Cilindri di Giotto a Sant’Agata: lo “Chevy” italiano

E’ la Lamborghini che presenta la sua opera prima nella “350 GT” disegnata dalla mano magica di Franco Scaglione. Come al solito avanti di un decennio rispetto alla concorrenza stilistica pur sapendo rimodulare particolari e canoni di periodi precedenti, il Maestro affascina con una Gran Turismo che unisce classe, rappresentanza e sportività. Il lunghissimo cofano, frutto anche della interazione comunicativa e di confronto tra Scaglione e Bizzarrini, ospita al suo interno il “cameo” di Giotto: il 12 cilindri da 3500 cc che Ferruccio aveva commissionato al livornese e che – pochi sanno – era stato però sviluppato a Cento nella sede industriale dei Trattori Lamborghini, poiché la sede di Sant’Agata era in piena costruzione fino all’estate di quel 1963.

Un motore che merita ed ha meritato la bibliografia di supporto editata fino ad oggi; un motore che è arrivato praticamente quasi invariato se non nella cubatura fino ai primi anni Ottanta; e che certo è parte del salvataggio di Lamborghini nel periodo più drammatico del fallimento di fine anni Settanta.

Pochi sanno che un fronte di Business ideato all’epoca per la rinascita commerciale di Sant’Agata dopo il crack ed i passaggi “di mano” fino all’ingresso di Chrysler, fu quello della nautica sportiva e delle gare di Velocità con i cosiddetti OffShore.

Ebbene, sia per la indubbia disponibilità monetaria di Armatori e Clienti del mondo della Motonautica di prestigio, sia per il ritorno mediatico dato dal sempre maggiore interesse per le Gare, la “nuova” Lamborghini avrebbe dagli anni Ottanta varato il suo modello nautico del 12 cilindri di Giotto.

Che carriera, dunque: sempre sotto i cofani delle supercar, persino di un maxi Suv (lo “LM 002”), ad un passo dall’ essere dentro Prototipi da Gara, ma soprattutto vincenti dentro le Barche di velocità. Insomma, per il motore di Giotto vale proprio la definizione data da alcuni esperti di “Chevy italiano”.

Progettato dall’uomo che in Ferrari aveva battezzato il passaggio epocale alla “250 GTO” per Lamborghini quel motore doveva essere il vero “timbro di fabbrica”. Non era facile, ma quella scommessa riuscì.

Il 12 cilindri di Giotto e dello Staff Lamborghini che lo affiancò’ tra Livorno e Cento fu un manifesto di indipendenza sia dalla monarchia del Cavallino sia dal prestigio e dal pedigree offerto dalle supercar inglesi.

ISO A3C – Terribile anche da ferma

Ma se la “Grifo” nel 1963 è ancora un sogno chiuso nel limbo del prototipo A3L di Bertone, la magia di Giotto da’ il suo meglio allo Stand della ISO. Qui, vicino alla “300” c’è qualcosa di mai visto, leggiadro e diabolico allo stesso tempo; capace di trasmettere persino da fermo la sua indole feroce.

E’ la A3C, macchina da guerra nata per portare il nome di Renzo Rivolta sul tetto del mondo sportivo: Giotto l’ha voluta e creata per battere in Pista le regine Ferrari GTO e Jaguar, ed infatti debutterà a Le Mans nel clamore generale. Pensate però che questo gioiello nasce come trionfo della semplicità e del genio: nessuna attrezzatura raffinata o catena di montaggio in quel Garage della “Autostar” di Via Nievo a Livorno dove solo la passione di un gruppo di ragazzi (Pietro Vanni allo stile, Paolo Niccolai al progetto e Mauro Prampolini e Sancasciani e Pietro Corradini alla parte pratica e costruttiva) scelti da Giotto riesce in una impresa che ha del mitologico.

Persino la sua linea ha del leggendario: aneddoto forse poco conosciuto, ma al quale si deve l’embrione formale della strepitosa “Iso A3/C”, si narra che addirittura il concetto di stile sarebbe nato durante un confronto creativo tra una “battaglia all’ultimo colpo di……gessetto” tra Giotto e Pietro che tratto a tratto – su una lavagnetta affissa su una parete proprio dentro Via Ippolito Nievo – avevano abbozzato le linee discriminanti sulle quali ovviamente il talenttuoso Vanni elaborò il bozzetto di stile a partire dal quale la matita divina di un giovane Giorgetto Giugiaro (presso la Bertone) avrebbe imposto il suo crisma inconfondibile.

Nasce così quella che in quel Salone e nel mondo è e rimarrà una tra le piu’ basse, filanti, semplici, veloci, poderose e seducenti Gran Turismo di sempre, nata per cambiare i canoni dell’auto sportiva.

Nulla in lei è superfluo, e tutto quello che la compone sembra darle vita e respiro. Di certo, Giotto Bizzarrini non poteva dare alla luce gioiello migliore per consacrare il suo genio infinito.

Auguri dunque, Iso A3C che dopo sessant’anni non smetti di stupire. E grazie, Giotto.

Riccardo Bellumori

Nuova Volkswagen ID.2 2024: elettrica a 20.000 Euro

La nuova Volkswagen ID.2 sostituirà la Volkswagen Up! e sarà una elettrica low cost.

Lo scorso aprile, la casa automobilistica tedesca ha annunciato l’intenzione di sviluppare un veicolo elettrico compatto con un prezzo inferiore a 20.000 euro. Tuttavia, il mese scorso il CEO del Gruppo Oliver Blume ha espresso incertezza sulla possibilità di raggiungere questo obiettivo mantenendo la redditività.
Secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco Handelsblatt, Volkswagen sta attualmente esplorando potenziali partner interessati a collaborare a questo progetto. Una fonte non rivelata ha rivelato che l’azienda è “in una fase iniziale” dei colloqui con Renault sul programma.
Sebbene Volkswagen abbia rifiutato di commentare, Renault ha dichiarato a Reuters che la collaborazione è necessaria per essere competitivi nel mercato delle elettiche compatte. Un portavoce ha aggiunto che l’azienda è in “diverse discussioni, ma nulla è stato finalizzato”.

DATI TECNICI E MOTORI

La nuova Volkswagen ID.2 è un progetto in salita. Sia Vw che Renault sono alle prese con una campagna di riduzione dei costi, viste le sfide poste dallo sviluppo dei veicoli elettrici e dal rallentamento delle vendite nell’industria automobilistica.

Volkswagen ha fissato l’obiettivo di realizzare risparmi per 10 miliardi di euro entro il 2026, mentre Renault sta cercando di ridurre i costi di produzione dei veicoli elettrici del 50% grazie all’uso dell’intelligenza artificiale.
Anche i consumatori sono sempre più attenti ai risparmi. Il prezzo è diventato la preoccupazione principale per i potenziali acquirenti di veicoli elettrici, superando persino l’ansia da autonomia. In Europa, il prezzo medio di un veicolo elettrico supera i 65.000 euro.
Di conseguenza, sia Volkswagen che Renault hanno un forte incentivo a sviluppare un veicolo elettrico che sia veramente conveniente. Secondo la fonte di Handelsblatt, le case automobilistiche mirano a produrre tra 200.000 e 250.000 veicoli elettrici da meno di 20.000 euro all’anno.
Volkswagen non è nuova a collaborazioni con altre case automobilistiche per la produzione di veicoli elettrici. Il nuovo Ford Explorer elettrico per il mercato europeo è basato sulla piattaforma MEB di Volkswagen. Altre case automobilistiche, come Honda e GM, hanno cercato di ottenere vantaggi finanziari condividendo piattaforme elettriche. Tuttavia, questa partnership non è mai partita.

Nuova Toyota Camry 2024: Anteprima in Cina

La nuova Toyota Camry è pronta al debutto: ecco svelate le caratteristiche principali della quattro porte destinata alla Cina. Il modello sarà disponibile solo con motore a combustione interna e sotto forma di ibrido.
L’anteprima della berlina Toyota Camry ha avuto luogo a novembre e l’azienda ha mostrato quasi contemporaneamente due varianti: per il Nord America e per la Cina. Tuttavia, in entrambi i casi, i dati tecnici restanoun mistero. Ma ora ci sono nuovi dettagli sulla quattro porte cinese: il suo certificato è stato inserito nel database del Ministero dell’Industria cinese.
La berlina presentata come nuova generazione, è in realtà vediamo un profondo restyling del modello precedente sulla piattaforma GA-K: in particolare, la carrozzeria è quasi la stessa del predecessore. La Toyota Camry cinese si differenzia dalla versione americana in termini di design. Così, la quattro porte destinata al Celeste Impero ha una propria griglia del radiatore (saranno offerte diverse varianti a scelta), nell’abitacolo – e all’interno una barra touch che serve a controllare il “clima” e altre funzioni (negli Stati Uniti, la nuova Toyota Camry ha un’unità di controllo del clima tradizionale).

DATI TECNICI

La lunghezza della nuova Toyota Camry è di 4915 mm, ovvero 30 mm in più rispetto alla precedente berlina locale. L’altezza, invece, è stata ridotta di 5 mm, passando a 1.450 mm. La larghezza e il passo rimangono invariati, rispettivamente a 1.840 mm e 2.825 mm.
Negli Stati Uniti, la nuova Toyota Camry avrà esclusivamente il motore ibrido HEV, ma nel Celeste Impero Camry sarà ancora disponibile solo con motore a combustione interna, anche se la versione “tradizionale” rimane la stessa – con un 2.0 atmosferico a benzina con una potenza di 173 CV (sul modello uscente, il motore da due litri produce 177 CV; la berlina precedente è ancora presentato con un motore 2.5 da 207 cavalli).

Le Camry ibride per la Cina avranno due versioni con motori aspirati 2.0 e 2.5. Tuttavia, nella base del Ministero dell’Industria cinese finora è stata annunciata solo la versione meno potente con un motore atmosferico da 152 cavalli.

Nuova BYD Yangwang U9 2024: supercar da 1305CV

Una supercar elettrica BYD Yangwang U9 è un mostro a 4 motori dalle prestazioni esagerate.

L’ingresso sul mercato del marchio Yangwang (il nome, tradotto dal cinese significa “guardare in alto”) è un po’ in fase di stallo: i due modelli di debutto di Yangwang – un SUV ibrido con telaio di grandi dimensioni U8 e una supercar elettrica U9 – sono stati presentati in anteprima nell’aprile di quest’anno al Salone dell’automobile di Shanghai, ma non sono ancora entrati sul mercato.

Sappiamo che la produzione del SUV Yangwang U8 è iniziata: i camion con questo veicolo stanno già percorrendo le autostrade cinesi e le spedizioni ai clienti inizieranno nel prossimo futuro. La supercar Yangwang U9 sarà probabilmente in vendita l’anno prossimo.

La nuova BYD Yangwang U9 appere oggi nelle foto del Ministero dell’Industria cinese. L’auto avrà quattro motori e sarà più potente del previsto: ogni ruota ha un motore elettrico con una potenza massima di 240 kW, per un totale di 960 kW o 1305 CV. La velocità massima è limitata a 300 km/h. La lunghezza complessiva della supercar è di 4966 mm, la larghezza di 2029 mm, l’altezza di 1295 o 1338 mm a seconda delle modifiche, il passo di 2900 mm. La misura standard delle ruote è 275/35 R 21 all’anteriore e 325/30 R 21 al posteriore.

LA SUPERCAR ELETTRICA

La capacità della batteria non è ancora nota, ma, a quanto pare, è elevata, perché il peso a vuoto dichiarato dello Yangwang U9 è di ben 2475 kg, mentre la massa complessiva è di 2625 kg!

Per fare un paragone, diciamo che la supercar Hyper SSR di GAC, uscita a ottobre sul mercato cinese, pesa 1990 kg. Il propulsore a tre motori della Hyper SSR produce 1225 CV, la capacità della batteria è di 74,69 kWh, l’autonomia con una singola carica è di 506 km nel ciclo CLTC, la velocità massima è di 250 km/h. Hyper SSR è finora il principale e unico concorrente cinese di Yangwang U9.

GAMMA E PREZZI

La nuova BYD Yangwang U9 ha una carrozzeria in materiale composito, le sospensioni sono assemblate su sottotelai metallici, ma i dettagli del design non sono ancora stati resi noti. Ma possiamo già ammirare gli interni, che possono essere definiti più lussuosi che sportivi. I comodi sedili sono dotati di numerose regolazioni elettriche. Nel pannello anteriore sono installati tre schermi contemporaneamente, compreso l’intrattenimento per il passeggero. La pelle, la pelle scamosciata e la fibra di carbonio sono ampiamente utilizzate per le finiture.

La nuova BYD Yangwang U9 avrà almeno due versioni: quella con l’ala alta di poppa è orientata verso la pista e probabilmente ha una speciale messa a punto del telaio.

La nuova BYD Yangwang U9 costerà più di un milione di yuan, poiché GAC chiede un minimo di 1.286.000 yuan (180.000 dollari al cambio attuale) per l’Hyper SSR, mentre BYD posiziona il marchio Yangwang come l’apice del lusso. Tuttavia, la gamma comprenderà anche modelli relativamente accessibili: il terzo modello Yangwang sarà una berlina U6, la cui anteprima è prevista per l’anno prossimo.