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Ferrari 208 GTB: la storia della Rossa “Social” che segna un’epoca

Ferrari 208 GTB: la storia della Rossa “Social” che segna un’epoca

Chi non c’era in quei tempi non ha vissuto il terremoto che le crisi energetiche ed industriali della seconda metà anni ’70 hanno procurato nel mondo Automotive. Le prime ad entrare in crisi furono ovviamente le Case che proponevano modelli esclusivi. Una piccola storia di una delle Ferrari…”meno Ferrari” di quasi tutta la storia delle “rosse” stradali: la “208 GTB/GTS” e le sue evoluzioni così legate alla evoluzione sociale, culturale ed economica del mercato. Eppure a suo modo una piccola rivoluzione culturale nella tradizione del Marchio.

Ferrari 208 la Storia – “Chi non c’era” forse leggerà queste righe senza crederlo. Fine anni ’70 e poco dopo: Benzina “Normale” al valore di odierni 2 Euro al litro; la fiscalità italiana che per rendere le cose più facile alza l’IVA dal 20% al 38% per tutte le motorizzazioni superiori ai 2000 cc: in parole spicce, modelli di auto che all’epoca costavano ordinariamente già oltre 20.000.000 di vecchie Lire schizzano su di quasi un ulteriore 20% !!. Aggiungiamo le norme anti-pollution americane che costrinsero i Marchi europei a tagliare consumi ed emissioni in modo draconiano.

Aggiungiamo infine lo status di crisi nera in cui piombarono diversi “Brand” che oggi brillano per salute: Rolls Royce nel 1980 è sul lastrico e viene ceduta alla Vickers; la “Bentley” finisce per produrre RR rimarchiate; Lamborghini nel 1978 subisce l’amministrazione controllata dal Tribunale e per sopravvivere…..dovrà assemblare in sede le Fiat “127” per il mercato brasiliano, oltre a tentare la via delle due ruote con un prototipo di moto del  1986 basato su meccanica Kawasaki !

Maserati passa dalla debacle con Citroen alla rinascita con De Tomaso, e Porsche vive le sue prime e quasi uniche lotte sindacali ed un riassetto sofferto. Insomma, l’epoca in cui l’Industria dell’auto se la vide davvero brutta.  Per inciso a causa della crisi energetica e sociale l’Italia perse in quel periodo Bizzarrini, Iso Rivolta, alcune firme celebri della Carrozzeria, tanto per fare alcuni esempi.

E la Ferrari? A Maranello si viveva sotto l’ombrello protettivo del Gruppo Fiat ma anche le Rosse soffrivano un periodo critico, nonostante Enzo Ferrari dichiarasse a Luca di Montezemolo che “1.500 pazzi che comprano una Ferrari si trovano sempre”.

Il mercato delle sportive in Italia negli anni “bui”

Se, chiaramente il mercato statunitense era sempre stato dal Dopoguerra l’obbiettivo di ogni Costruttore del lusso, dopo la seconda crisi energetica di fine anni Settanta anche gli Usa diventano più protettivi verso il prodotto nazionale e soprattutto più attenti ai dati di consumo e prestazioni.

Per cui la maggior parte dei “Top” deve ripiegare nel mercato europeo, decisamente più parsimonioso con Francia ed Italia in testa per vessazione fiscale come detto. Volete sapere quanti Marchi sportivi e di lusso proponevano vetture sportive entro i 2.000 cc. ? Ecco un rapido esempio tra il 1975 ed il 1980.

Concorrenti dirette di Ferrari

Maserati Merak 2000 Gt; Lamborghini Urraco P200; Porsche 924; Lotus Eclat / Esprit 2.2; Matra Murena 2.2; Triumph TR7.

Concorrenti “indirette” di Ferrari

Lancia Montecarlo 2000; Mazda RX 7; Toyota Supra; Isuzu Piazza, senza considerare le prime “derivate” sportive turbocompresse di grandi prestazioni dei Marchi un poco più generalisti, come “Renault 5 Turbo”, Saab “900 Coupè” tutto sotto i 2.000 cc. 

L’Utilitarismo illuminato” di Enzo Ferrari

Nei 1.500 pazzi che il Drake contava di trovare disposti ad acquistare una Rossa, come detto sopra, dobbiamo elencare anche i figli della nuova mobilità, una nuova generazione che pur ricercando una vettura sportivissima non volevano rinunciare a spazio ed un minimo di utilizzabilità per tempo libero, affari e famiglia.

Insomma la prima espressione di un target “Executive” ed imprenditoriale del tempo. Guarda caso nell’elenco di sopra delle concorrenti dirette di Ferrari la maggior parte è di tipo “2 posti+due”. Al 1973 l’unica Rossa 2+2 è la “365 GT4 2+2”, mentre per Ferrari si lavora anche per riposizionare la griffe Dino Ferrari che fino a quel momento aveva siglato le “piccole” vetture tra 2000 cc e entro i 3000 cc. Per contrastare anche le concorrenti già affermate (appunto Urraco e Merak) la Ferrari “inventa” nel 1973 con la “Dino 308 GT4” una vera e propria strategia: allarga la Gamma “Dino” senza impegnare il Marchio del Cavallino su modelli poco affini alla sua storia, e per la prima volta mette in Listino una vera e propria “Executive” in grado di essere utilizzata quasi sempre…..

Il “quasi” è legato al motore, al Listino ed ai consumi: nei casi migliori 5,5 Km. / litro… Per questo, nel 1976 Ferrari decide un passo straordinario: al motore V8 da 3.000 cc. (il primo della produzione di serie a Maranello) si affianca un ridimensionato V8 “dealesato” fino a 1.991 cc. e 175 Cv, ma capace di bere “solo” 14 litri per 100 Km : il più piccolo 8 cilindri a V mai prodotto in serie, perché batte la Urraco P200 di tre cc. in meno……Un caso, o la ripetizione di quella antica guerra rusticana iniziata tra Enzo e Ferruccio per colpa di una frizione da trattore? Di certo la “GT4” nasce avendo come prima concorrente da battere proprio la “Lambo” Urraco !

Il “New Age” del Cavallino: Mondial e “GTB”

Nel 1980 l’operazione “GT4” si chiude con meno di 4000 pezzi prodotti in 6 anni, una tiratura di 25 pezzi al mese: davvero poco anche per un volume artigianale: per confronto, fino ad allora le “Dino 246 erano state prodotte quasi in volume doppio nello stesso arco di tempo.

Il motivo di questa scarsa performance commerciale venne legato a tre fattori: la linea di Bertone che non incontrava il favore della clientela e che infatti non firmerà più modelli del Cavallino; la “griffe” Dino che al tempo di rapporti “Corporate” tra Cliente ed Azienda non veniva più compresa nella transizione commerciale di Ferrari nelle “Entry level”; ed infine la esigenza per tutta la Ferrari di ridisegnare la Gamma in vista degli anni ’80 approfittando della vittoria nel Mondiale F1 nel 1979.

Ecco perché tra il 1975 ed il 1980 escono la “308 GTB/GTS” e la “208 GTB/GTS”: stessi motori delle “GT4” ma riconoscibilità garantita dalla linea di Pininfarina: su questo ci preme fare due considerazioni. La prima è l’operazione di marketing perfetto svolto da Ferrari nel ripercorrere sulla serie “Entry Level” GTB/GTS lo stile della più aristocratica “Top di Gamma” del momento, la “BB” del 1973 disegnata da Leonardo Fioravanti per Pininfarina, all’epoca una delle Berlinette più avanti del tempo. Alla serie della “GTB/GTS” si acompagnava – sotto la “ammiraglia” 400 ovvero GT4 – l’altra unica “2+2” in Gamma del periodo cioè la nuova “Mondial” che non scenderà mai dai solidi 3.000 cc. ma con motore trasversale (complicazione necessaria). Una piccola nota di “giustizia postuma” però per lo stile di Bertone “contro” la matita di Pininfarina: la capacità e l’esperienza volumetrica di Grugliasco (Bertone) contro l’illustre avversaria si vede nella gestione degli ingombri e degli spazi.

La serie “GT4” con motore longitudinale misura 4,30 mt di lunghezza e 1,18 mt. di altezza (“casualmente” affine alla “Lamborghini Urraco” che misurava mt. 4,25 x 1,11); la “Mondial” di Pininfarina ha bisogno di ben 4,58 mt. di lunghezza per 1,25 mt. di altezza pur con la disposizione trasversale del V8. Certo, la Mondial nasce con altri obbiettivi, da Berlinetta Executive per soli Clienti davvero Top. Tutt’altra indole rispetto alla “operaia” GT4…

Decennio ’80/’90: mai così tante “sportive” sul mercato

Per fortuna la “Mondial” potrà esercitare un quasi monopolio nel corso della sua vita: nel frattempo, infatti, la concorrenza delle “Berlinette 2+2” sotto i 3 litri si è improvvisamente rarefatta visto che Merak e Urraco sono scomparse e che a partire dalle Porsche “924/944” insieme alle sempre più arrembanti Coupè “Jap”, il grosso della concorrenza sportiva fino a 2000 cc. oltre due posti viene rappresentato solo ed esclusivamente dalle Berline di taglio classico con meccanica tradizionale e motore anteriore: complice anche l’esplosione del settore “Auto private” nel Motorsport con le nuove Categorie FIA (Gruppo A e “B”) che spinge diversi Costruttori ad immettere in Gamma versioni “Coupè” o superspinte delle berline di serie, il mercato Auto di quell’epoca offriva al Cliente esigente un vero e proprio Eden di offerta…..Duò poco, come ben sappiamo. Ed in tutto questo nuovo ambito nel quale il concetto di “Status” era diventato un Must irrinunciabile per l’auto, a Maranello avranno pensato che la fine delle “berlinette 2+2” concorrenti era un problema in meno che permetteva di concentrare la produzione sul taglio che alla Ferrari è sempre piaciuto di più: motore centrale longitudinale, due posti secchi e un poco di vano bagagli per dovere di rappresentanza. E la serie “GTB/GTS” si rispecchia in pieno nel DNA del Cavallino: 4,20 di lunghezza, 1,72 mt. di larghezza senza specchietti ed altezza a misura “legale” per Ferrari: una sogliola di 1,12 mt. Un passo vicino a quello di una utilitaria, con 2,34 mt. I risultati commerciali di ben altro effetto: oltre 12.000 pezzi in dieci anni per la “308 GTB/GTS”, e purtroppo però solo quasi 1000 pezzi della “208 GTB/GTS” in sei anni. “Alziamo il velo” dunque sulla prima vera controversa piccola di Casa Ferrari.

Ferrari 208: la Rossa “low tax” dal sapore “Social”.

Abbiamo parlato del periodo anni 70/80 in cui molti di coloro che oggi leggono non c’erano. Ora parliamo del “pubblico” di consumatori più votato in quel tempo ad un marchio come Ferrari, e parliamo di “impronta comunicativa”: in quel periodo che va dalla fine degli anni ’70 fino ai primi anni ’90 la serie “GTB/GTS” sarà ufficialmente promossa ed autorizzata dal Cavallino in tre film internazionali e nella celebre serie “Magnum P.I” (ed addirittura la “Mondial” diventa co-protagonista in un film del 1992); certo parliamo della versione 3000 cc.

Senza dimenticare i tanti “testimonial” a costo zero che il Cavallino poteva vantare alla guida della Berlinetta : il più famoso è ovviamente Gilles Villeneuve, al quale fu destinata come “Company Car” la seconda “GTS” allestita in fabbrica, con la cortese richiesta verso il canadese di svolgere il lavoro di Collaudatore d’eccezione: invito accolto con entusiasmo da Gilles, immaginiamo.

Di fronte ad un pubblico di questo tipo di berlinette più influenzato dal media televisivo, decisamente catalogabile nella categoria dei “rampanti” legati alle nuove economie (elettronica e finanza, ma soprattutto la nuova leva dei piccoli e medi imprenditori di prestigio) la classe ed il fascino senza tempo della serie “GTB/GTS” ha una presa incredibile.

In ogni caso, quando debutta la serie “GTB/GTS” con il 3000 cc. Ferrari si trova comunque due problemi in serie: uno è sempre quello dell’IVA al 38% sulla cilindrata, ma il secondo è ancora più serio. Con il pensionamento della serie “GT4” nella catena produttiva di Maranello rimangono da utilizzare i monoblocchi da 1.991 cc. E’ per questo che per soli due anni verrà immessa in listino quella che nella intera storia della produzione stradale del Marchio modenese rimane come la terza motorizzazione meno potente di sempre: con i suoi 155 Cv a 6800 g/min. la “piccola” 208 supera solo la Ferrari “195” del 1950 con 135 Cv e la primogenita “166” con 140 Cv……Addirittura la “Dino 206” supera per potenza massima la 208 aspirata. A motivazione, va ricordato, ci sono le pesanti norme anti pollution del mercato americano che tolgono di scena i carburatori a vantaggio della più parsimoniosa Iniezione, e la questione consumi ancora preponderante.

Quanti valori dietro ad una “Baby Ferrari”

Insomma, direte voi: da questo spaccato viene fuori una immagine orribile della “208”. No, assolutamente. Perchè la “baby Ferrari” a suo modo ha assunto un ruolo di “sdoganamento” della Rossa da alcuni “dogmi” e stilemi che forse, all’alba degli anni ’80, diventavano “pesanti” per l’immagine del Marchio.

Con la “208” la Ferrari ha proposto sul mercato una immagine di “sostenibilità” fino a quel momento sconosciuta. Nasce per la prima volta il concetto di “Entry Level” che dà vita alla scalarità di Gamma che consente alla Ferrari di offrire un profilo di “Industria sartoriale” di prestigio. Infine con la “208” la Ferrari può sperimentare strade sino a quel momento inedite, come accade per il “colpaccio” del 1982: debutta la prima Ferrari stradale di sempre con un turbocompressore.

Nasce la “208 GTB/GTS Turbo”: Iniezione Bosch J-tronic, una turbina KKK, 220 Cv a 7000 g/min. e prestazioni più consone. Verrà prodotta fino al 1986 ed è davvero tutta un’altra storia: la “208 Turbo” se la batte faccia a faccia con le concorrenti Turbo di taglia affine (2000-2300 cc.) sia dirette (Lotus Esprit Turbo, 2,2 lt. 213 Cv/6000 g/min), sia di “pedigree” (Porsche 924 Turbo e Maserati Biturbo) sia di “muscoli” (Saab Turbo “16s”, Audi Coupè Turbo), ad esempio.

Tutto sommato, una realizzazione Ferrari che nonostante tutto ha portato bene sulle spalle il vessillo Ferrari, e comunque ricorda un periodo di sentimento e di passione oggi scomparso…

Riccardo Bellumori

Nuova Jeep Avenger 2023: arriva il motore Benzina

Dopo la presentazione della Jeep Avenger 2023 al Salone dell’Auto di Parigi, il SUV è stato fotografato in strada senza alcuna camuffatura nella sua versione a benzina.

Nel progettare il nuovo SUV, che inizialmente sarà disponibile come veicolo elettrico, Jeep avrebbe potuto seguire la stessa ricetta di alcuni dei suoi rivali e gettare via le regole, creando qualcosa che non assomigliasse a nessun altro della gamma dell’azienda. Tuttavia, non lo ha fatto, garantendo che l’Avenger sia immediatamente identificabile come una Jeep.

Una delle prime cose che si notano della Jeep Avenger sono i fari. Scelta insolita per un’auto di serie, Jeep ha oscurato pesantemente i fari, tanto che si fondono perfettamente con la griglia anteriore nera lucida. Sopra i fari oscurati si trovano semplici luci diurne a LED che conferiscono al SUV un aspetto deciso.

LA JEEP COMPATTA

Questa vettura di prova è verniciata in nero lucido e monta un set di attraenti cerchi a cinque razze. Forse non ha le stesse credenziali fuoristradistiche dei modelli Jeep di vecchia data come Wrangler e Cherokee, ma ha un bell’aspetto sulla strada aperta, dove la maggior parte delle persone trascorrerà quasi tutto il tempo.

Jeep non ha ancora annunciato le specifiche tecniche complete della versione a benzina dell’Avenger, poiché l’attenzione si è concentrata maggiormente sulla versione elettrica. Quello che sappiamo è che sarà venduta con un motore a benzina a tre cilindri turbo da 1,2 litri, la stessa unità che equipaggia molti modelli Stellantis. L’unica distinzione visiva evidente tra i modelli EV e ICE sarà il tubo di scarico di quest’ultimo.

Alla base della Jeep Avenger elettricha c’è la stessa architettura eCMP della Peugeot e-2008, della Opel Moka-e e della Citroen DS3 E-Tense. L’Avenger elettrica monta un pacco batterie da 54 kWh montato sotto i sedili anteriori e posteriori e attraverso il tunnel centrale che aziona un motore elettrico da 400 volt nella parte anteriore. Fornisce 154 CV e 260 Nm di coppia. Jeep dichiara un’autonomia WLTP di 400 km nel ciclo combinato e fino a 550 km nel ciclo urbano.

Nuova Peugeot 208 2023: Restyling in Rendering

La Peugeot 208 si è trasformata in un enorme successo di vendite da quando l’attuale generazione è stata introdotta nel 2019, ma la casa francese non si sta adagiando sugli allori. Nell’estate del 2023 è previsto un aggiornamento di metà carriera, che porterà una serie di novità estetiche, tecnologiche e meccaniche alla gamma della Peugeot 208. Sebbene Peugeot rimanga riservata sui dettagli, abbiamo raccolto quante più informazioni possibili sulla prossima compatta.

RESTYLING IN RENDERING

Partendo dal design, l’aggiornamento più evidente è l’adozione del nuovo logo a forma di scudo di Peugeot. Ci si aspetta che sia posizionato su una griglia rivista come nei più grandi e recenti modelli 308 e 408, affiancata da prese d’aria finte altrettanto grandi.

Peugeot ha recentemente annunciato che l’imminente concept Inception sarà l’anteprima del suo linguaggio di design evoluto. Per questo motivo, dobbiamo aspettare di vedere alcuni dei nuovi elementi stilistici che verranno gradualmente introdotti nei modelli di serie. Tra questi, la firma luminosa “a tre artigli” potrebbe essere ampliata con zanne aggiuntive, come raffigurato nel rendering. Oltre al muso ridisegnato, il resto della carrozzeria rimarrà probabilmente inalterato, con l’eccezione di piccole modifiche nella parte posteriore.

All’interno, la Peugeot 208 del 2023 potrebbe non ricevere la nuova generazione radicalmente aggiornata dell’i-Cockpit che vedremo nel concept Inception, poiché si tratta di un facelift e non di una nuova generazione. Tuttavia, ci aspettiamo che riceva il nuovo infotainment della 308 e un quadro strumenti digitale migliorato, oltre a nuove opzioni di colori/materiali.

I MOTORI

Attualmente, la Peugeot 208 viene offerta con motori a benzina (1.2 PureTech), diesel (1.5 BlueHDi) ed elettriche. Il modello rinnovato molto probabilmente abbandonerà il diesel ed elettrificherà il benzina per ridurre le emissioni, mantenendo il propulsore elettrico recentemente aggiornato. Peugeot ha già annunciato una versione ibrida del motore PureTech con un “cambio a doppia frizione elettrificato” e un sistema mild hybrid a 48V, che produrrà 136 CV (100 kW). L’unità debutterà sui SUV 3008 e 5008, ma non ci stupiremmo se fosse disponibile anche sulla rinnovata 208, almeno per gli allestimenti più costosi.

Per quanto riguarda la 208 elettrica, E-208, che ha ricevuto un aggiornamento per il 2023, manterrà il motore elettrico da 156 CV (115 kW) e la batteria da 51 kWh (48,1 kWh utilizzabili) che consente un’autonomia di 400 km. Mentre i giorni del badge GTi sono ormai lontani, ci sono voci su una potenziale variante sportiva della 208 in arrivo con il facelift. La Peugeot 208 PSE (Peugeot Sports Engineering) dovrebbe essere un’offerta completamente elettrica orientata alle prestazioni, con una carrozzeria più aggressiva, una configurazione del telaio più mirata e forse una maggiore potenza.

Si dice anche che la 208 venduta in Sud America sostituirà la vecchia unità da 1,6 litri di origine PSA con i più recenti motori da 1,0 e 1,3 litri di origine Fiat. Fiat utilizzerà la piattaforma CMP per la sua nuova supermini Punto, il che spiega il potenziale scambio di tecnologie tra i due modelli fratelli.

La Peugeot 208 restyling continuerà a marciare ancora per qualche anno fino all’arrivo della nuova generazione, sostenuta dalla nuova piattaforma STLA Small che sarà condivisa con tutte le supermini e i piccoli SUV della gamma Stellantis. Al di fuori delle offerte dei fratelli degli altri marchi Stellantis, le rivali della Peugeot 208 in Europa includono vetture del calibro di Toyota Yaris, Renault Clio e Volkswagen Polo.

Nuova Mitsubishi Delica 2023: MPV in Giappone

La gamma del marchio giapponese sarà completata da un mini MPV destinato agli appassionati di outdoor. La nuova Mitsubishi Delica sarà presentata in anteprima l’anno prossimo.

La Delica nella gamma Mitsubishi è presente dal 1968, e l’attuale quinta generazione del minivan è in commercio dal 2007, quattro anni fa, ha sperimentato un restyling radicale. È proprio giunto il momento di introdurre sul mercato la Mitsubishi Delica di nuova generazione, ma al suo posto l’azienda ha deciso che sarebbe stato bello diventare un furgone di culto per “condividere” il suo nome con la nuova kei-car. L’uscita della key car coincide con l’imminente 55° anniversario della Delica: la Mitsubishi Delica Mini sarà in vendita l’anno prossimo.

MPV IN FORMATO GIAPPONE

La Mitusbishi Delica è un microvan con porte posteriori scorrevoli e si rivolge ai clienti che “amano stare all’aria aperta con la famiglia e gli amici”. Le caratteristiche stilistiche esterne includono la griglia scanalata, i contorni semicircolari dei fari a LED, gli inserti a forma di X con fendinebbia rettangolari integrati, il paraurti e le protezioni laterali, i cerchi oscurati, i passaruota neri e le barre sul tetto.

Il marchio non ha ancora rivelato gli interni. Nessun dettaglio nemmeno sulle specifiche tecniche, con la targhetta Hybrid sulla quinta porta. La presentazione completa della Mitsubishi Delica Mini avverrà al Salone dell’Auto di Tokyo all’inizio del 2023.

Sembra che la Mitsubishi Delica arriverà con un motore da 660 cc con una potenza di 52 CV; esiste anche una versione turbo con 64 CV, inoltre i motori sono dotati di una sovrastruttura ibrida sotto forma di generatore di avviamento (2,7 CV). Trazione anteriore o integrale.

BMW come Tesla: addio Concessionari

Il BMW Group ha già annunciato la data in cui verrà attuato il cambiamento del metodo di vendita verso un rapporto diretto con il cliente. Questo è stato confermato dal direttore finanziario del marchi: Elenor Kling.

Sono molti i marchi che hanno confermato che in breve tempo passeranno al metodo di vendita diretta, anche se praticamente tutti non hanno indicato una data precisa in cui effettuare questo cambiamento rispetto alla formula attuale. Tuttavia, è stato il direttore finanziario di BMW, Nicolas Peter, a fare il primo passo per modificare la sua struttura commerciale e a fissare una data specifica per farlo.

Nelle ultime dichiarazioni di Peter, il responsabile non solo sottolinea che il marchio intende intraprendere questa strada, ma che ci sta già lavorando attraverso conversazioni con i distributori stessi. Se si accettano le date indicate dal direttore dell’azienda tedesca, sia BMW che MINI potrebbero essere i primi marchi “storici” a liberarsi del modello di vendita con intermediari.

LA STRATEGIA BMW

La vendita senza concessionari arriverà inizialmente in MINI nell’anno 2024. Successivamente, BMW farà lo stesso nel 2026. Al momento, l’azienda non ha fornito dettagli specifici su come avverrà il cambiamento, anche se lo stesso Peter ha chiarito che “non è un passo facile”.

Molti marchi di recente creazione hanno iniziato la loro vita commerciale con questo tipo di vendita. Aziende come Lucid, Rivian o Tesla sono orgogliose di avere una comunicazione diretta con il consumatore, cosa che finora, come regola generale, è sempre avvenuta attraverso un intermediario, in questo caso i rivenditori.

Naturalmente, BMW non è stata la prima a pensare a questo cambiamento commerciale, poiché in precedenza anche aziende come Mercedes-Benz o Ford, tra le altre, hanno fatto lo stesso.

Come cambia rispetto al modello attuale? Praticamente tutto. Grazie al nuovo metodo di vendita, i concessionari diventeranno semplici punti di consegna dei veicoli o punti di informazione dove poter vedere l’auto di persona. Tutto questo si traduce in vendite, in un’economia, e in un prodotto controllato direttamente dal marchio. In questo modo la fluttuazione del prezzo di alcune auto scompare, presentando così una fattura finale chiusa dall’azienda stessa.

ADDIO CONCESSIONARI

È quindi possibile che alcune concessionarie siano costrette a chiudere? Se ci riferiamo al metodo utilizzato da Tesla, i suoi punti di distribuzione (non i concessionari) sono molto più distribuiti su aree specifiche del territorio (ce ne sono meno), in quanto la sua presenza non dovrebbe essere così preminente come lo è stata finora. Una delle alternative che BMW potrebbe offrire per alcuni centri sarà quella di presentarsi come spazio in cui acquistare veicoli di seconda mano offerti direttamente dal marchio.

In ogni caso, BMW dovrebbe fornire maggiori dettagli su come utilizzerà il suo nuovo metodo di vendita nei prossimi mesi, per metterlo in circolazione a partire dal 2024 per MINI. Ricordiamo comunque che questo marchio, nella maggior parte dei casi, condivide lo spazio con i concessionari BMW stessi, per cui si può fare un confronto diretto tra un tipo di commercializzazione e l’altro.

Nuovo Volkswagen ID.3 SUV 2024: Anteprima Rendering

Il nuovo SUV Volkswagen ID.3 sarà uno dei 10 nuovi modelli in arrivo entro il 2026, e abbiamo realizzato un rendering di come potrebbe apparire.
Il nuovo capo di Volkswagen Thomas Schäfer ha delineato la sua visione per la casa automobilistica tedesca dopo i primi 100 giorni di lavoro, con l’obiettivo di diventare “di nuovo un marchio d’amore”.

In occasione di un evento a Berlino, il dirigente VW ha anche rivelato che l’azienda lancerà 10 nuovi modelli entro il 2026, tra cui una versione SUV della sua ID 3 completamente elettrica, come anticipato dalla nostra immagine esclusiva. “Stiamo lavorando sodo per sviluppare un ulteriore SUV compatto basato sulla ID.3, in modo da poter lanciare un prodotto VW anche in questo segmento di veicoli in rapida crescita”, ha dichiarato.

Il nuovo SUV Volkswagen ID.3 condividerà gli interni e l’equipaggiamento con la hatchback, ma offrirà una carrozzeria più alta, ispirata alla ID 3 rinnovata che sarà in vendita l’anno prossimo.

“Abbiamo ascoltato con attenzione la comunità della ID 3 e stiamo anticipando il facelift del nostro primo modello MEB al 2023”, ha dichiarato Schäfer. “La nuova ID 3 compie un notevole balzo in avanti in termini di qualità, materiali e stabilità del sistema. Un’auto che mantiene le promesse del marchio VW”.

IL SUV FIRMATO VOLKSWAGEN

Anche se l’aspetto esterno della nuova Volkswagen ID.3 non dovrebbe essere radicalmente diverso da quello dell’auto attuale, gli interni riceveranno un restyling più pesante. Il tanto criticato sistema di infotainment sarà probabilmente aggiornato con un nuovo software e un’interfaccia utente rinnovata, mentre la qualità delle plastiche e degli altri materiali sarà migliorata.

Sotto la pelle del nuovo SUV Volkswagen ID.3 ci si aspetta le stesse opzioni di batteria viste sul portellone; sarà probabilmente disponibile una scelta di unità da 45, 58 e 77 kWh, che offriranno un’autonomia di oltre 480 km per le versioni più costose. È possibile anche una variante GTX più sportiva, con i modelli GTX che probabilmente si diffonderanno su tutta la gamma ID, compresa la ID Buzz.

Schäfer ha inoltre fornito ulteriori indicazioni sui modelli ID più piccoli, che probabilmente si chiameranno ID.1 e ID.2. “Volkswagen avrà il più ampio portafoglio di auto elettriche dell’industria automobilistica”, ha dichiarato. Dalla e-car entry-level con un prezzo target inferiore a 25.000 euro alla ID Buzz e alla nuova ammiraglia ID Aero: avremo l’offerta giusta in ogni segmento”.

“Tra l’altro, porteremo la piccola e-car in due versioni: come utilitaria e come crossover sportivo”.

Schäfer ha anche rivelato che la Volkswagen ridurrà la sua gamma di modelli in vista della produzione di soli veicoli elettrici in Europa entro il 2033.

Nuova Lancia Ypsilon 2023: Anteprima in Rendering

Lancia Ypsilon è pronta a tornare nel vesti di un SUV elettrico. Marco Maltese, che non sono né collegati né approvati da Lancia.

Mentre attendiamo il Lancia Design Day del 28 novembre sperando di vedere un segno delle cose che verranno per il marchio, è spuntato online un nuovo concept della Lancia Ypsilon creato da un designer indipendente che propone un nuovo linguaggio di design. La Lancia Ypsilon di Maltese Design è stata immaginata come una supermini completamente elettrica con spunti stilistici da crossover, basata sulla base della Stellantis.

Il concept in rendering immagina la Lancia Ypsilon di prossima generazione con un approccio stilistico piuttosto premium, che coincide con il posizionamento di mercato del marchio italiano che presto rinascerà.

DATI TECNICI E PRESTAZIONI

Il frontale di questa nuova Lancia Ypsilon è caratterizzato da un look maturo, con sottili fari a LED, una griglia illuminata, eleganti prese d’aria nel paraurti e forti linee dinamiche sul cofano. Il modello monta cerchi in lega a turbina di grande diametro e ha un’altezza da terra generosa per un crossover compatto. Questo, in combinazione con i passaruota neri lucidi, le conferisce un aspetto da crossover senza sembrare eccessivamente avventuroso, perché non sarebbe in linea con il marchio Lancia. L’assetto alto aggiunge anche praticità, consentendo alla Lancia Ypsilon di inserirsi tra le supermini hatchback e i piccoli SUV.

I finestrini laterali e i montanti C sono un sottile richiamo alla Lancia Delta, così come le spalle posteriori toniche, mentre le maniglie delle porte a filo e le telecamere che sostituiscono gli specchietti la portano nell’era moderna. Nella parte posteriore, il designer ha optato per un ampio parabrezza posteriore che è stato un elemento caratteristico dei modelli supermini Lancia fin dal portellone posteriore a tema nero della Y10 (1985-1995). I fanali posteriori sono integrati nel vetro e collegati da una sottile barra a LED sopra la targa.

Il concept è stato progettato sull’architettura eCMP di Stellantis, condivisa con la DS 3 E-Tense, la Peugeot e-2008 e la Opel Mokka-e. Il gruppo propulsore EV, recentemente aggiornato, comprende un motore elettrico più potente che eroga 154 CV (115 kW / 156 PS) e 260 di coppia, insieme a una batteria da 54 kWh in grado di garantire un’autonomia elettrica di circa 400 km.

Lancia ha già confermato di essere al lavoro su una nuova Ypsilon, il cui debutto è previsto per il 2024. Si tratta del primo nuovo modello del marchio in oltre dieci anni e sarà offerto con opzioni di propulsione ibrida ed elettrica prima che la casa automobilistica italiana diventi esclusivamente elettrica nel 2028. Oltre alla Ypsilon, che guiderà la sua nuova era, Lancia ha confermato anche il crossover elettrico Aurelia per il 2026 e la Delta EV rivisitata per il 2028.

JMEV Xiaoqilin: la Dacia Spring in Cina

JMEV Xiaoqilin: la Dacia Spring in Cina

Renault ha sviluppato una nuova ed entusiasmante auto elettrica. La JMEV Xiaoqilin. Questo modello, sviluppato in stretta collaborazione con Jiangling, è un veicolo più piccolo e più modesto della Dacia Spring. È un modello progettato per affrontare la vita di città grazie alle sue dimensioni ridotte e al motore da 35 CV.

Al di fuori dell’Europa, Renault sta utilizzando alleanze strategiche per accelerare il suo processo di elettrificazione e consolidare la sua posizione di punto di riferimento per la mobilità sostenibile. In Cina, uno dei principali mercati per i veicoli elettrici, Renault sta lavorando a stretto contatto con Jiangling. Grazie a questa collaborazione, è stata sviluppata una nuova ed “entusiasmante” auto elettrica.

La nuova Xiaoqilin è un’auto elettrica più piccola della Dacia Spring. Un veicolo modesto progettato per affrontare le gigantesche città sparse per la Cina. Un modello che si distinguerà dalla concorrenza per il suo prezzo accessibile e che si rivolge naturalmente alla classe media come soluzione di mobilità urbana completamente elettrica.

DIMENSIONI E DATI TECNICI

La nuova JMEV Xiaoqilin è un’auto elettrica sviluppata da Renault e Jiangling.
JMEV Xiaoqilin, un’auto elettrica frutto di una partnership tra Renault e Jiangling
Sebbene sia prematuro dire se questo modello arriverà mai in Europa, è importante notare che nella gamma JMEV esiste una berlina 100% elettrica commercializzata nel Vecchio Continente, anche se con il marchio Mobilize mobility. La Limousine Mobilize. Ora l’azienda cinese si concentra sull’importante segmento delle utilitarie di fascia A.

La nuova Xiaoqilin è lunga solo 3,5 metri. Come già detto, è notevolmente più piccola dell’auto elettrica di Dacia. Con una larghezza di 1,64 m, un’altezza di 1,46 m e un passo di 2,34 m, ha dimensioni ideali per gli ambienti urbani. Come si può vedere nelle immagini che illustrano questo articolo, ha una carrozzeria a due volumi (5 porte).

L’interno della nuova auto elettrica cinese di Renault può ospitare fino a quattro passeggeri adulti. Le finiture dell’abitacolo sono modeste e la dotazione tecnologica non è particolarmente ricca. Si tratta di un veicolo progettato per andare dal punto A al punto B senza dover spendere un’enorme quantità di denaro.

Il design esterno ha diverse influenze. O almeno trasmette sentimenti contrastanti. Nei fatti non è un veicolo particolarmente curato. A seconda dell’angolazione da cui la si guarda, la nuova Xiaoqilin ricorda diversi modelli Renault. Più precisamente la Twingo e la ZOE.

Il cuore del veicolo è costituito da una batteria al litio-ferrofosfato LFP il cui scopo principale è quello di alimentare un piccolo motore da 26 kW (35 CV). Il suo raggio d’azione e le sue prestazioni sono sconosciuti. Anche il prezzo è sconosciuto.