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Nuova Hyundai Santa Fe 2023: Anteprima Rendering

Nuova Hyundai Santa Fe 2023: Anteprima Rendering

Di recente abbiamo condiviso nuovi dettagli sulla quinta generazione di Hyundai Santa Fe, nome in codice MX5, un modello che avrà un design squadrato e luci LED ad “H”. Hyundai sta lavorando sodo per lanciare la vettura in Corea del Sud già nell’agosto del 2023 e i nostri colleghi di GotchaCars hanno creato questo rendering realistico.

Hyundai ha cercato di rafforzare la linea della Santa Fe applicando un pesante restyling che si avvicina di più a un modello completamente diverso. Di solito i cambiamenti del facelift vengono effettuati entro 3 anni dall’uscita di una nuova generazione e sono lievi, ma nel caso della Hyundai Santa Fe e più spesso di altri modelli Hyundai, è stata applicata una nuova piattaforma insieme a un nuovo design che è stato definito “strano”.

L’anno scorso il SUV Hyundai di quarta generazione ha venduto un totale di 57.578 unità, mentre la nuova Kia Sorento ha venduto 76.883 unità. È meno delle 64.791 unità della più grande Palisade, che costa molto di più della Santa Fe. Un modello con un progetto molto inferiore, il Renault Samsung QM6, ha registrato 46.740 unità. Quindi, guardando queste cifre, il modello di Hyundai è completamente sconfitto.

IL SUV FIRMATO HYUNDAI

La Hyundai Santa Fe sarà basata sul pianale LWB che è lo stesso della Tucson a pianale lungo che viene venduta in Corea del Sud o negli Stati Uniti. Il modello ha anche varianti ibride e ibride plug-in, mentre Hyundai non ha ancora reso disponibile la Santa Fe HEV/PHEV in Corea del Sud. È confermato che la prossima generazione di Hyundai Santa Fe passerà a SUV di grandi dimensioni.

Fino all’uscita della quarta generazione di Kia Sorento (nome in codice MQ4), la Hyundai Santa Fe aveva il merito di essere il primo SUV sviluppato da Hyundai Motor Company. Attraverso le generazioni che si sono avvicendate nel tempo, la Hyundai Santa Fe migliorato il suo posizionamento e la sua fama sul mercato.

Come la Tucson anche la Hyundai Santa Fe aumenterà le sue dimensioni e aggiungerà un sistema ibrido, il tutto racchiuso in un design pronto a rompere gli schemi.

Non ci sono ancora informazioni affidabili sulla parte tecnica della novità. L’attuale Santa Fe in versione pre-styling è stata costruita sulla piattaforma Hyundai-Kia Y6 (su cui si trova anche la Kia Sorento dell’ultima generazione), e dopo il restyling il crossover è “passato” alla piattaforma Hyundai-Kia N3, utilizzata dall’attuale Sorento. Nel mercato interno della Corea del Sud, il SUV è alimentato da un 2.5 T-GDI turbo benzina da 281 CV e da un 2.2 litri turbodiesel da 194 CV. La Hyundai Santa Fe è disponibile in diversi mercati anche in versione semplice (HEV) e ibrida plug-in (PHEV).

La prossima generazione di Hyundai Santa Fe dovrebbe essere presentata in anteprima all’inizio del 2023.

Citroen Visa: Brutto Anatroccolo o Genio incompreso?

È stata praticamente dimenticata dalla storia dell’auto. Ma pochi altri modelli hanno permesso ad un Marchio di entrare benissimo in un nuovo segmento di mercato e di essere prodotta in oltre 2 milioni di pezzi con una estensione di motori, versioni ed utilizzi sportivi quasi imbattuta nel mondo. Raccontiamo i record di un’auto davvero diversa, la Citroen Visa.

Citroen Visa Rally – Per chi si diverte a “mobbizzare” la bruttezza di Arna, Duna, Koral o poche altre, la Visa potrebbe essere un nuovo campo di allenamento. 

Perché la piccola francese purtroppo non brillava per bellezza canonica. Ma soprattutto perchè da qualunque lato la guardavi sembrava una cosa strana: da alcuni, per la sua parte anteriore molto pronunciata – quasi a ricordare un becco – e per il corpo vettura “a fagotto” fu definita “Brutto anatroccolo”.

Ma all’epoca Citroen era invece “ostaggio di sé stessa”. La prima auto disegnata da un Centro Stile esterno al Marchio fu la “BX” di Bertone/Gandini, e si vide subito il taglio di stile. Ma fino a quel momento se una Citroen non era provocatoriamente diversa dal resto del mondo, l’Azienda sembrava entrare in crisi di identità….

Nel momento in cui nacque la Visa a guidare il Centro Stile era Robert Opron dal 1962, un allievo quasi di Flaminio Bertoni, che per prima cosa perfezionò il frontale della “DS” con i primi fari carenati ed orientabili al mondo in un’auto di serie. Poi vennero Dyane in collaborazione con Bionnier, Ami 8, SM, GS e Cx.

Se la Visa nasceva a Torino?

Breve richiamo ad una “Spy story” di quel decennio. Fu il Generale De Gaulle a favorire la fusione di due Gruppi francesi (Peugeot e Citroen) per evitare nel 1969 la scalata di Fiat al Marchio del “Double Chevron” quando nel 1969 Michelin cedette il suo 49% di Citroen alla Fiat, poco dopo che la stessa Citroen acquisì il controllo della Maserati. 

Sulla base della nuova forma azionaria la Fiat concordò con Citroen alcune piattaforme tecnologiche e commerciali: le Lancia “Beta” sarebbero nate su base Citroen GS e la “Gamma” in parallelo alla Citroen “CX”; inoltre furono programmati due furgoni comuni e la “concessione” del pianale della Fiat 127 per una piccola Citroen tra la “Dyane” e la “GS”. Per i curiosi delle ricerche fotografiche su Internet, questo passaggio fece abbandonare lo sviluppo dell’eccessiva concept “EN101 Shadok” in favore del Prototipo “RA” nel 1970, formato appunto sulla scocca della 127

Lo stile di Opron si richiamò alla concept “GS Coupè” seppure mai realizzata, e da subito si presentò con un volume abitacolo molto preponderante rispetto al volume di cofano motore utilizzando il pianale della “127”. Ma nel 1973 il muro gollista portò l’Avvocato a rendere alla Michelin quel 49% di cui i 7 decimi passarono in mano alla PSA. 

Arriva Peugeot, finisce la “biodiversità” delle Citroen

Poco dopo, quando nel 1976 Peugeot incorporò Citroen evitando il fallimento del Marchio, Opron firmò la sua ultima opera, la Visa, e se ne andò perché Peugeot mise un veto “politico” alla diversità di specie della Citroen ed al Design eversivo. Peccato che dopo quel veto la Citroen – ad eccezione dei modelli firmati Bertone – non abbia mai davvero brillato per eccellenza stilistica……Ed infatti dai primi anni ’80 le realizzazioni di Bertone si moltiplicheranno in casa Citroen per diverso tempo…..

Per cui, niente Fiat 127 per la futura piccola Citroen : la base sarebbe stata la “M16” Peugeot (cioè la 104) che la stessa Casa del Leone aveva progettato con la Renault nel Consorzio SFM, e per effetto del quale la 104 avrebbe pagato pegno: per non fare concorrenza alla “Renault 5” non avrebbe avuto il portellone posteriore. 

La Citroen Visa, dovendo ridurre di qualche centimetro il concept basato sulla 127 ripartì dal “Progetto VD – Voiture Diminuèe -” che portò al risultato finale. 

Per inciso, e per far capire quanta confusione regnasse all’epoca sotto il cielo di Francia, nel 1976 nacqe la prima “fallimentare” collaborazione cronologica tra Peugeot e Citroen, la “LN”. Ma era a tal punto un clone della sorella “104” (e secondo molti decisamente più brutta) da essere rimasta più nei piazzali delle concessionarie che in strada. Fu tolta dal listino dopo sole 300.000 unità prodotte e “svendute” contro l’oltre milione e mezzo di sorelle Peugeot. Quindi se non vogliamo accettare che una “rimarchiata” possa essere definita una nuova auto, allora andiamo ad elencare i record di Visa.

I Record a sua insaputa della Citroen Visa

Attraverso il pianale della Peugeot “104” la futura “VISA” cominciò ad enumerare i suoi primi record dell’epoca: 

– Era la prima vera nuova Citroen nata dopo la fusione con PSA; 

– Era la seconda più piccola cinque porte in commercio in Europa;

– Era la più piccola bicilindrica (dopo l’uscita della NSU Prinz e della Nuova 500) venduta in Europa insieme alla Fiat 126. 

Dal 1978 al 2006 (quando l’ultimo Van “C15” su base Visa uscì dagli Stabilimenti di Vigo in Spagna) è stata prodotta in oltre due milioni e mezzo di unità, in diversi siti: oltre che in Francia e Spagna, anche in Cina, Portogallo, Belgio e Yugoslavia. E anche questo per una piccola vettura di quel periodo è un record. 

Come è un record il fatto che fino al 1987 (prima dunque della AX) la piccola Visa è la prima vera “Mass Market Car” del Marchio francese e la seconda Citroen per numero di pezzi costruiti, dopo la inarrivabile “2CV” costruita in oltre 5 milioni di pezzi;

Altro record: è la prima Citroen con scudi paraurti in policarbonato, la seconda in Francia e va nel podio delle prime tre auto europee (con Fiat Ritmo e Renault 5) che abbandonano la struttura in acciaio per i paracolpi. Insieme a questi record la Visa ne vanta altri che la avvicinano a vetture molto successive come concezione e commercializzazione: con misure di 3,69 mt. X 1,53 mt. ha una altezza di 1,41 mt. Ed ed era la più alta tra le dirette concorrenti Fiat 127, Renault 5 (a vantaggio della abitabilità) e con 300 litri di vano bagagli a schienali posteriori in sede era tra le piccole più capienti.

“Guerra” Anglo francese a quattro ruote tra Citroen e Austin?

Per chi non c’era, e quando non c’era Internet, ci si divertiva a cercare sempre degli “scorci” interessanti da guardare nelle epoche dell’automobile, anche quando si parlava di vere e proprie “sfide” o guerre. Prendiamone una, molto simbolica, tra Francia e Gran Bretagna. Nel 1967 l’Inghilterra, che all’epoca era davvero il mercato auto europeo più vitale anche su sperimentazione e ricerca. Da un accordo tra Austin e Pininfarina nasce la “Pininfarina BMC 1800 Berlina Aerodinamica”, prototipo di berlina di alta Gamma facilmente realizzabile in serie. 

Eppure, data la complessità organizzativa e decisionale del Gruppo (pubblico) British Motor Company non furono gli inglesi a “beneficiare” della loro stessa creatura, ma la Citroen con la “Cx”, la prima vera antesignana delle linee aerodinamiche sulle cosidette Ammiraglie, sempre fino a quel momento strutturare sul corpo vettura a tre volumi e sul frontale monumentale e poco attento alla resistenza all’aria. 

E benchè persino “Volkswagen Passat” e “Renault 30” avessero superato sul filo di lana la BMC nel presentare le prime Ammiraglie europee a due Volumi di grande serie, agli inglesi la primogenitura francese dovette bruciare davvero parecchio, se è vero che dopo la prima vera figlia della BMC Aerodinamica (la Rover SD1 del 1976) la seconda novità commerciale del Regno Unito della fine anni ‘70, l’Austin Metro, sembra la riduzione in scala di dimensioni e proporzioni volumetriche della Visa. Provate a guardare  non solo il frontale ma anche il taglio laterale a confronto delle uniche due Citycar diverse dal resto del mercato…….

Una estensione di modelli, versioni, motori ed impieghi. Altro record.

Da 650 cc a 2,2 Litri (Visa Lotus) e da 34 Cv a 220 Cv (sempre Visa Lotus) passando per il 1600 cc. della Gti ed il 1770 cc della Diesel, e finendo con la stratosferica “Visa 1000 Piste” con due motori, che diventa anche la prima francese 4×4 a scendere in una Competizione ufficiale: quasi nessun altra auto ha avuto una estensione di motorizzazioni come la piccola francese.

Una delle prime auto europee, inoltre, a godere da subito di una serie speciale, la “Carte noir”

E non parliamo dei corpi vettura. Quante altre utilitarie ricordate, a quell’epoca, avere la versione due volumi, una concept 3 volumi – Sedan mai uscita, più una versione Pick Up ed una Van furgonata?

Un altro record è appunto quello di aver avuto un numero di versioni sportive, sia in Pista che in commercio, che quasi pareggia il numero di versioni ed allestimenti “ordinari” proposti al pubblico.

La pubblicità e l’innovazione di Visa nella comunicazione

 “Ca, c’est une auto!” (Questa si che è un’auto):fu con questo slogan che Citroen presentava al mondo la Visa. Volete conoscere una piccola rassegna della straordinaria comunicazione promozionale della piccola? Eccola:

  • Fin dalla presentazione nel 1978 la Citroen fece le cose in grande: una nave da crociera partì dalla Francia a fine luglio e condusse oltre 430 giornalisti a Kallithea in Grecia, dove giunsero alla fine di agosto e dove rimasero per oltre un mese, sino al primo ottobre;
  • Con lo Slogan “La Visa, ça décoiffe” ovvero ” La Visa ti spettina”, per l’unica volta al mondo ai clienti all’acquisto dell’auto venne offerto come gadget un pettine personalizzato;
  • Nel 1979 le Concessionarie Citroen inventarono un “porte aperte” poi diffuso negli anni successivi in tutta Europa: attraverso un Coupon prenotato i visitatori che entravano in Salone potevano partecipare alla estrazione addirittura di una Visa legata al codice Coupon ed uscire con la loro auto gratis !!!;

Lo Spot del secolo : “Va-va-vu-ma”

Era il 1984 quando Jacques Séguéla girò un assurdo spot della Citroën Visa GTI, con l’auto catapultata dal ponte della portaerei Clemenceau che riaffiorava poco dopo sul ponte di un sottomarino: nessun senso razionale, ma effetto scenico assicurato. Poco dopo ne arriva uno che rimarrà alla storia: la Visa Diesel che gareggia in Messico contro un biplano e vola da uno strapiombo per risalire, in rottami, con lo sventurato guidatore, ed il messicano che lo “sfotte” con il celebre tormentone. Nessuno capirà mai il senso di quello spot, ma 40 anni dopo va messo nell’Olimpo della comunicazione: nello stesso Spot abbiamo uno “slang” popolare (Vavavuma) orecchiabile e ridondato da tutti. Abbiamo la rappresentazione di un termine inglese (Va-va-voom, che vuol dire eccitante); abbiamo la metfora della sicurezza di un’auto da cui il guidatore esce illeso dopo un “botto”. E lo Spot si conclude con la seconda indistruttibilità, quella del Diesel: quel motore improvvisamente parte da solo dalla soma del mulo, quasi a rappresentare la infinita durata del motore a Gasolio…

Nuova Volvo EX90 2023: Foto Rubate

La muova Volvo EX90 verrà presentata per la prima volta il 9 novembre.

Jim Rowan, CEO di Volvo Cars, ha già presentato alcune caratteristiche tecniche che saranno alla base della prossima Volvo EX90.

Volvo si attiene alla sua visione del 2007, che prevede che a partire dal 2020 nessuno debba essere ucciso o gravemente ferito a bordo di un’auto Volvo. La data in cui l’obiettivo deve essere raggiunto è stata rivista nel tempo, ma potrebbe presto essere più vicina che mai con l’introduzione di nuove tecnologie, non ultime quelle che si concentrano sulle persone e sui loro comportamenti.

Il conducente della Volvo EX90 sarà monitorato da telecamere e sensori, un aspetto di cui Volvo ci ha già parlato in passato. Se i sistemi osserveranno un comportamento pericoloso, ad esempio che il conducente sta per addormentarsi, si concentra sullo schermo del cellulare invece che sulla strada o è ubriaco, l’auto proverà a richiamare l’attenzione del conducente. Se questo non basta, l’auto può assumere il controllo dello sterzo e tirare di lato per fermarsi completamente. Tuttavia, questo tipo di tecnologia è già presente nelle automobili di oggi.

DATI TECNICI E ANTEPRIMA

Le dotazioni tecnologiche includeranno un sistema di infotainment alimentato da Android con Apple CarPlay wireless, Android Auto e aggiornamenti over-the-air (OTA).
La terza generazione di Volvo EX90 sarà alimentata da opzioni a motore singolo e doppio, con una potenza prevista tra i 400 e i 455 CV.

La nuova Volvo EX90 sarà quindi elettrica e avrà un pacco batterie agli ioni di litio da 100 kWh collegato a un’architettura a 800 volt, che consentirà una ricarica rapida in corrente continua competitiva e un’autonomia di guida di oltre 600 km.
I rapporti indicano che il grande crossover si baserà sulla Scalable Product Architecture (SPA2) della casa automobilistica, che è alla base dell’imminente Polestar 3. Il crossover sarà inoltre dotato di tecnologia Nvidia e di un sistema di ricarica rapida. Inoltre, incorporerà le funzionalità di assistenza alla guida autonoma di Nvidia Drive, con l’inclusione della tecnologia LiDAR e di sensori altamente avanzati.
Mentre l’attuale Volvo XC90 è costruita in Svezia, la sua sostituta elettrica sarà realizzata nello stabilimento di produzione del marchio in South Carolina.

Nuova Jeep Compass 2024: Rendering elettrico

Jeep vuole convertire il 100% delle vendite europee in veicoli elettrici entro il 2030. L’azienda inizierà a offrire tutti i suoi modelli compatti dotati con motori elettrici nei prossimi anni.

Dopo aver coperto il segmento A con la Jeep Avenger Electric, i prossimi modelli a zero emissioni che arriveranno sul mercato europeo saranno la Jeep Compass Electric e la Jeep Renegade Electric. Attualmente, entrambi i SUV sono disponibili in Europa con l’opzione ibrida plug-in (PHEV).

Il 18 ottobre 2022, Autocar Business ha pubblicato una notizia in cui si afferma che la Jeep Compass passerà alla piattaforma STLA Medium e diventerà un modello più grande nella transizione verso l’elettrico.

Stellantis descrive le piattaforme STLA (STLA Small, Medium, Large e Frame) come piattaforme per veicoli BEV-centrici. Ciò significa che queste piattaforme sono destinate principalmente ai veicoli elettrici e offrono compatibilità con i veicoli con motore a combustione interna.

LA SCELTA DI JEEP

Mentre i Paesi europei, gli Stati Uniti, il Canada e la Cina potrebbero essere pronti ad adottare una Compass solo elettrica, molti altri Paesi in cui la Compass ha una quota di mercato non lo sono. Pertanto, come per l’Avenger, sarebbe saggio prevedere due varianti.

La Jeep Compass Electric apparterrebbe a uno dei segmenti di veicoli elettrici più popolari al mondo. La concorrenza di veicoli elettrici dedicati come il VW ID.4, lo Skoda Enyaq iV e il Nissan Ariya, che sono già in vendita e che potrebbero essere migliorati in modo significativo prima del suo arrivo, sarà dura.

Jeep potrebbe utilizzare batterie al nichel ad alta densità energetica nella Compass Electric. Ufficialmente, sappiamo che i veicoli elettrici basati sulla piattaforma STLA Medium avranno un’energia incorporata compresa tra 87 kW e 104 kWh e un’autonomia (presumibilmente WLTP) fino a 500km. Un modello ad alta velocità come la Jeep Compass Electric potrebbe però garantire un’autonomia inferiore, intorno ai 400km.

Le piattaforma STLA Medium EV dovrebbero ospitare facilmente due motori elettrici con una potenza installata di 125-180 kW ciascuno. La Jeep Compass Electric potrebbe essere disponibile nelle varianti 2WD a motore singolo e AWD a doppio motore, con il secondo propulsore che produce almeno 250 cavalli. Non ci sono notizie sulla data di uscita, ma ci aspettiamo di vedere la Jeep Compass Electric nei concessionari intorno al 2025.

Nuova Kia Sorento 2023: Anticipazioni Rendering

La Kia Sorento restyling sarà il primo modello a seguire il linguaggio di design inaugurato dalla Kia EV9. Possiamo ora possiamo dare un’occhiata al suo aspetto grazie a un nuovo rendering per gentile concessione dei nostri colleghi di Hitekro.

I maggiori cambiamenti troveranno posto nella parte anteriore, dove possiamo notare una nuova griglia ma anche dei nuovi fari. In alcune foto possiamo vedere la nuova firma luminosa grazie ai DRL e questo ci dice anche che le luci saranno più verticali rispetto a quelle orizzontali del modello attuale.

Naturalmente ci sarà anche un paraurti anteriore di nuova concezione per la Kia Sorento, in linea con il resto delle modifiche.

AMMIRAGLIA SUV KIA

Sul retro Kia Sportage, sembra che i fanali posteriori saranno praticamente identici a quelli attuali, con una possibile barra a LED tra i fari. Potrebbero esserci anche alcune modifiche alla grafica.

Gli interni saranno probabilmente aggiornati con un nuovo schermo e le ultime versioni dei sistemi di infotainment. Sono previsti anche gli ultimi livelli di dispositivi di sicurezza, nuovi tessuti e un nuovo volante.

L’alimentazione proverrà dagli stessi motori, solo messi a punto per migliorare l’efficienza dei consumi e ridurre le emissioni.

Il debutto della Kia Sorento è previsto per la fine del 2023.

Nuova BMW M5 2024: Rendering da 650CV

La BMW M5 è una versione “cattiva” della serie 5, creata dalla divisione BMW M (che quest’anno festeggia il suo 50° anniversario). La prima generazione della berlina sportiva è apparsa nel 1984, sulla base del modello con indice di fabbrica E28. Il modello dell’attuale sesta generazione (F90) è apparso nel 2018. Ora il costruttore bavarese sta sviluppando la prossima generazione della M5.

Solo pochi giorni fa sono apparse in rete delle foto spia del prototipo della nuova BMW M5, i cui dettagli esterni sono nascosti con l’aiuto di una pellicola mimetica. Non ci sono ancora informazioni ufficiali sull’aspetto della prossima berlina sportiva. Questo rendering di motor.es ci permette di dare un primo sguardo al modello.

LA BERLINA SPROTIVA

A giudicare dalla nuova immagine, la settima BMW M5 avrà un design più aggressivo e audace. Il frontale sarà probabilmente caratterizzato da una calandra più piatta, con la forma di due riconoscibili griglie gemelle.

Sul bordo del cofano non si vede il solito emblema, ma il classico logo che dal 1973 al 1978 apparteneva al team sportivo BMW Motorsport e che decorava le livree da gara. Quest’anno è tornata: è stata utilizzata per una serie di nuovi modelli preparati dalla divisione M di BMW. È probabile che una grande presa d’aria esagonale venga integrata nella parte inferiore del paraurti anteriore della nuova BMW M5.

La fiancata sarà caratterizzata dai generosi passaruota per l’alloggiamento dei pneumatici sportivi metre nella parte posteriore ci aspettiamo quattro tubi di scarico (due per lato).

L’abitacolo dovrebbe essere caratterizzato da un nuovo display curvo che include sia un cruscotto virtuale che un touchscreen centrale per l’infotainment con grafica BMW M. Non mancheranno sedili anteriori sportivi e un divanetto posteriore a tre posti, mentre i sedili anteriori in fibra di carbonio saranno offerti con un sovrapprezzo.

Secondo le prime indiscrezioni, la BMW M5 di settima generazione sarà un’ibrida plug-in. Motor.es suggerisce che condividerà la stessa tecnologia con il BMW XM recentemente introdotto. In questo caso, la base del propulsore sarà un motore biturbo S68 da 4,4 litri con 489 cavalli, abbinato a un cambio automatico ZF a otto rapporti e a un motore elettrico da 197 cavalli. La quattro porte dovrebbe avere una potenza combinata di circa 650 CV (il SUV tocca i 653 CV). Il sistema comprenderà anche una batteria da 29,5 kWh (capacità utile di 25,7 kWh) con un’autonomia stimata di 80 km in modalità solo elettrica.

La BMW M5 farà il suo debutto mondiale nell’autunno del prossimo anno e sarà in vendita nel 2024.

Nuova MG Cyberster 2023: Anteprima senza Veli

La tanto attesa MG Cyberster è apparsa per la prima volta durante i suoi test di sviluppo. Questo modello, il cui design si baserà sulle linee principali del prototipo MG Cyberster Concept, sarà una cabriolet a due posti chiamata a competere con la Mazda MX-5… con la particolarità che la sportiva anglo-cinese sarà 100% elettrica.

Concepita come l’ammiraglia di MG, la MG Cyberster avrà il compito di rafforzare l’immagine del marchio in Europa, di collegarlo alle sue radici britanniche e di affermare la sua filosofia di produttore di auto sportive a prezzi accessibili. Per questo motivo, la sua estetica avrà alcuni richiami alla MGB degli anni ’60 e ’70, anche se i suoi diretti predecessori saranno le MG F e MG TF degli anni ’90 e 2000.

Il lancio della MG Cyberster avverrà nel 2024, in coincidenza con il centenario dell’azienda. Sebbene la sua presentazione sia prevista per l’anno prossimo, in realtà, grazie alle anticipazioni ufficiali e alla fuoriuscita di una serie di rendering dall’Ufficio Europeo dei Brevetti, il design definitivo della vettura è quasi del tutto noto.

Il veicolo avrà un cofano relativamente lungo, un abitacolo arretrato rispetto all’asse posteriore e fanali posteriori a forma di freccia ispirati alla Union Jack, la bandiera nazionale del Regno Unito. La capote, azionata elettricamente, sarà in tela. Curiosamente, non mancheranno elementi futuristici come il volante a carré e le portiere con apertura a forbice.

DATI TECNICI

La MG Cyberster sarà lanciata nel 2024

Tutto lascia pensare che la MG Cyberster utilizzerà la piattaforma MSP (“Modular Scalable Platform”) già vista nella MG4, una compatta che è stata applaudita dalla stampa specializzata per il suo eccezionale comportamento dinamico. Con queste credenziali, la MG Cyberster sarà probabilmente un’auto molto divertente.

La piattaforma MSP integra le batterie più sottili del mercato (11 centimetri di altezza); inoltre, la MG4 vanta una perfetta distribuzione del peso 50/50. Da sottolineare anche elementi come lo sterzo a doppio pignone e le sospensioni posteriori multi-link. Grazie all’utilizzo di due motori, nella versione più potente (X-Power) la potenza sarà di circa 428 CV (315 kW).

Se è finalmente legata alla MG4, la MG Cyberster utilizzerà un pacco batterie CTP (Cell to Pack) senza modulo con capacità di 77 kWh; tuttavia, potrebbe eventualmente utilizzare batterie più capaci. La sua autonomia supererà i 500 km WLTP e sarà in grado di completare lo 0-100 km/h in circa 3 secondi, mentre il suo prezzo sarà probabilmente inferiore a 50.000 euro.

40 anni senza Gilles Villeneuve, un punto di vista diverso sulla tragedia

40 anni senza Gilles Villeneuve, un punto di vista diverso sulla tragedia

Avremmo tutti sperato potesse finire come a Long Beach, quattro anni prima in America: in gara Gilles Villeneuve parte alla grande, da secondo si trova per la prima volta davanti a tutti. E’ ancora considerato la scommessa di Enzo Ferrari e si porta addosso il fattaccio del Fuji, con la tragedia che ne seguì: da quell’incidente, nel quale volò sulle ruote di Peterson finendo in una collinetta a bordo pista affollata dai tifosi (con due vittime ed otto feriti, ma con il Fuji escluso da allora dal Circus perché in effetti gli spettori erano in un punto proibito) il canadese fu demonizzato da stampa e Piloti che lo consideravano un pazzo, tanto che la stessa Ferrari sotto il fuoco delle critiche cercò temporaneamente un sostituto (ad esempio in Elio De Angelis ed Eddie Cheever, tra i due giovani più promettenti dell’ambiente che testarono la 312 T2 World Champion a Fiorano).

A Long Beach 1978 Villeneuve in testa tenta un doppiaggio estremo contro Clay Regazzoni. Siamo dentro una “S” cioe una curva e controcurva, Gilles supera con Clay davanti la prima curva poi punta verso l’interno della seconda per superare lo svizzero: purtroppo Regazzoni fa lo stesso e su quel circuito strettissimo tra muretti e cordoli (dove lo stesso Clay terminerà la carriera per un incidente tremendo) Gilles cerca il cordolo a sinistra saltando su questo e rimbalza con la posteriore destra a “volare” sulla ruota della Ensign di Regazzoni.

La 312 T3 di Gilles compie una mezza giravolta in orizzontale e non in verticale, per grazia del cielo vista la presenza dei muretti di cemento addosso ai quali il canadese sarebbe potuto ricadere drammaticamente a testa in giu’…

L’ultimo volo del Canadese Volante

Purtroppo a Zolder di quel terribile 8 Maggio 1982 le cose andarono diversamente. Anche qui una “S”, anche qui un pilota più lento da superare. Gilles pero è forse meno sereno, per i fatti di Imola. Per questo stavolta forse compie un azzardo di troppo: Jochen Mass, uno davvero esperto e razionale, davanti a lui supera la prima curva che vira a sinistra e prima della seconda a destra taglia all’interno di questa per lasciare al canadese la traiettoria ideale. Gilles non prevede, e forza il passaggio innaturale alla destra di Mass. Tutto il contrario di Long Beach anche negli effetti. La Ferrari si impenna sulla posteriore del tedesco e perde completamente il carico dell’effetto suolo diventando un’ala impazzita. Rotea in aria e ricade, esplodendo in mille pezzi. E’ la fine. Ma dal punto di vista gelidamente tecnico, l’errore di valpo è del ferrarista.

Gilles e la Rossa: un rapporto a due velocità

Era arrivato in F1 cinque anni prima, sconosciuto pilota canadese imbattibile sulle motoslitte e fresco vincitore dei tornei canadesi di Formula Atlantic e Can Am. Un pilota dell’altro mondo, anche se il Canada era già apparso in F1 con due Costruttori (Team Stebro e Walter Wolf) e con un anonimo pilota come Peter Ryan. Fatto sta che appiedato dalla Mc Laren – con la quale Gilles aveva esordito nel Gran Premio di Inghilterra del 1977 ottenendo il miglior tempo nel Warm Up della domenica mattina – fu assoldato da Ferrari nelle ultime due Gare dello stesso anno, proprio per sostituire Lauda……In Canada, la gara di casa, si ritirò dopo essere finito a muro, e nell’ultimo Gran Premio in Giappone combina un disastro: eppure nel 1978 viene riconfermato alla Ferrari, e Gilles vince la gara di casa in Canada ma finisce la stagione con ben sette ritiri: un indice importante, visto che Reutemann arriva terzo nel Mondiale con solo 4 ritiri. Far rompere la 312 T3 è davvero una impresa, anche se Ferrari per mediare e per deridere un poco il canadese, affermava che con la sua capacità distruttiva Gilles stimolava la Ferrari a migliorare sempre la tecnologia delle sue Monoposto…..Nel 1979 Gilles è un poco più disciplinato e si vede il suo talento, a parte l’assurdo giro a Zandvoort su tre ruote, ed un ritiro in più del  compagno di Squadra, per cui nulla da segnalare. Ma Villeneuve in prova parte otto volte davanti al compagno Scheckter contro le sette volte del sudafricano rispetto al Canadese, dimostrando le due doti di velocista; in più in Gara vince alla pari con il Campione del mondo (tre volte).

Gilles Villeneuve: davvero un sacrificato alla causa della Ferrari?

Di certo le stagioni dove Gilles mostra non solo talento ma anche una oggettiva abnegazione verso i colori Ferrari sono quelle 1980 e 1981. Nell’anno peggiore di tutti i tempi per le classifiche della Rossa Villeneuve è l’unico che ci prova sempre e comunque rispetto ad un Jody Scheckter ormai demotivato: su 14 Gran Premi il canadese parte 12 volte davanti al Campione del Mondo, e quando termina le gare finisce sempre davanti. Pochi punti ma importanti.

Nel 1981 Gilles conduce lo sviluppo del nuovo motore Turbo, il suo compagno è un ancora sconosciuto ed irruento Didier Pironi che su una ottima Ligier ha chiuso il 1980 al quinto posto con una vittoria e ben quattro podi. Eppure nonostante un palmares dell’anno precedente migliore rispetto a quello di Gilles, Pironi nel 1981 sarà un’ombra rispetto al canadese: su 15 Gran Premi Gilles parte 10 volte davanti al compagno di Squadra e regala alla Ferrari la prima volta di un motore Turbo a Montecarlo, e’ sempre il migliore dei piloti rossi in classifica, e dopo la stagione orribile del 1980 regala alla Ferrari le prime uniche due vittorie ed il primo podio dal 1979.

Ma non è proprio vera la “leggenda” dello Scudiero Gilles verso il compagno “presunto” prima Guida della Rossa nel 1979. Gilles ha sempre tenuto a dichiarare – anche troppo, in alcuni casi – la sua obbedienza e dedizione verso il sudafricano ma nei fatti ha spesso corso come un “battitore libero”: a parte a Monza, dove in effetti è ben evidente che Gilles poteva tentare il sorpasso su Scheckter ma rimase bene alle spalle (occorre capire se per dedizione o per scongiurare una ecatombe casalinga in caso di battaglia tra compagni di squadra, con conseguente incenerimento da parte di Enzo Ferrari….), per ben cinque volte il canadese si piazza a fine gara davanti a Scheckter che si classifica subito dopo di lui. E solo cinque volte dietro. Addirittura le prime due vittorie di Gilles si costruiscono su problemi del sudafricano giunto secondo: in Sudafrica Scheckter ha problemi con le gomme ed in USA viene risucchiato in un gruppone di coda. Eppure forse qualche volta di troppo, nel 1982, rimarcherà davanti a Stampa e Tv di sentire “tradita” da Maranello una sua dichiarata dedizione. Forse, su questo, avrebbe dovuto essere molto più politico.

La crisi di Imola 1982: la fine di un amore, o un gesto di stizza?

Da quel Mondiale 1982 qualcosa comincia a cambiare. Gilles si aspetta un trattamento di favore, o meglio una vera gerarchia in Squadra: ma per lui, contro Pironi, il sogno di “Prima Guida” non si materializza….”La Stampa”, il quotidiano del Gruppo Fiat (in cui orbitava la Ferrari) il 19 Marzo del 1981 titolava peraltro un quasi Scoop preannunciando un accordo tra Gilles e l’Alfa Romeo. Primo indizio di un rapporto in difficoltà? Seguono altre indiscrezioni di Stampa: Gilles alla McLaren od alla Williams. Un monito preventivo del canadese o un preannuncio? Si parte con i Test invernali ai quali Pironi partecipa molto più di Villeneuve sulla “tritatutto” 126 C2 Turbo. Si arriva ai primi quattro Gran Premi nei quali, purtuttavia, Gilles in prova gira meglio di Pironi e senza la squalifica di Long Beach avrebbe sei punti del secondo Posto. Però la Ferrari improvvisamente si ribella all’ennesima “follia” di Villeneuve, quasi la fine di un “Bonus colpi di testa” garantito per anni: al Gran Premio del Brasile Villeneuve si piazza in testa, ma al 17° giro Nelson Piquet attacca il canadese, che per chiudere la traiettoria mette le ruote sull’erba a sinistra e “carambola” sul prato del lato opposto, finendo la gara distruggendo la monoposto, perdendo una occasione d’oro e peraltro sfiorando una semi-tragedia visto che la Ferrari 126 C2 si intraversa e taglia la strada ai Piloti dietro.

Qualcosa, del “Canadese Volante” comincia a non essere più tollerato. Si arriva ad Imola e nulla sarebbe peggio di ripercorrere e interpretare quella Domenica. Eppure, a distanza di 40 anni, pur con il massimo affetto verso Villeneuve, è il caso anche di “tirare” le somme su un comportamento davvero fuori le righe da parte del canadese:

Per la Ferrari conta solo la Ferrari. Cosa c’è di strano?

Il Podio di quella Imola rimane nei ricordi : Villeneuve litiga con Piccinini che dà del bandito a Pironi, il quale ai microfoni dei Media parla, intelligentemente, di vittoria Ferrari. E trova l’appoggio del Drake che in un incontro collettivo a Maranello – il Giovedì dopo Imola – ammonisce Gilles facendogli capire che l’unico “capo” in Ferrari è il risultato. Da quel dialogo Gilles uscirà – forse – convinto di aver chiuso un capitolo a Modena e probabilmente si sentirà in dovere solo di lottare come un leone per strappare il Titolo a Pironi, che improvvisamente sembra essere più in sintonia con il “grande Vecchio”.

Insomma: per Enzo Ferrari in quell’anno esiste una sola legge: la Ferrari deve stravincere, soprattutto per colmare la “palude” agonistica dei due anni precedenti. E poi per Ferrari e per tutto il Gruppo Fiat non è ammissibile che la Renault sia davanti, vista la concorrenza diretta trai due Gruppi: sappiamo infatti che Fiat aveva iniziato una seria revisione dei Budget sportivi, anche per effetto della nuova avventura di Lancia nei Rally oltre alle corse di Endurance, dove la Regie era a sua volta tra le concorrenti dirette; e di certo per Maranello apparire Campione del Mondo di F1 con il primo motore Turbo in quell’epoca poteva essere un vettore promozionale straordinario per la serie di novità commerciali in arrivo : i motori a quattro valvole, la “288 GTO”, la “Testarossa” ed altro. Come dargli torto? Per questo, per non favorire lotte di “pollaio” e per non puntare rischiosamente su una pedina non vincente, Enzo Ferrari negò l’ennesima “copertura” protettiva a Gilles. O meglio: rimaneva quella umana. Ma in quel 1982 Villeneuve sarebbe diventato Capitano solo sul campo, senza favoritismi.

La crisi: Ferrari amava Gilles e non il suo mito?

Con la sua capacità distruttiva ci insegnava cosa fare perché un pilota potesse difendersi in un momento di necessità”. Analizziamo una citazione testuale di Ferrari, divisa in due: qui Ferrari – per chi ne conosceva in diretta il naturale cinismo – pare più ironizzare su una situazione nella quale il canadese aveva distrutto il possibile nelle monoposto di Maranello, il che significava a bilancio qualche miliardo di Lire di perdita……; e poi la seconda, molto più criptica e significativa: “È stato un campione di combattività, ha aggiunto notorietà a quella che la Ferrari già aveva, gli volevo bene“. Enzo Ferrari diceva sempre che erano le sue macchine che vincevano e non i suoi piloti: forse per questo scelse Villeneuve contro Lauda. 

Si dice che Ferrari si interessò a Gilles per “attenzione” alle vendite in USA e Canada, da sempre tra i migliori mercati internazionali per Maranello. Ma di sicuro si può tranquillamente sospettare che il diabolico “Drake” avesse un obbiettivo: dopo il marasma causato dal divorzio con Niki Lauda, che temporaneamente con la sua personalità aveva oscurato il mito del Cavallino, Enzo Ferrari – si dice – cercasse il vero e proprio “cavallo di Caligola” – cioè anche la più assurda delle scommesse – per dimostrare che la imbattibilità delle rosse era possibile con qualunque tipo di Pilota. Incredibile infatti che Villeneuve fosse stato confermato nel 1978 dopo il disastro nella coda dell’anno precedente. Nessuno mai ha riflettuto sul fatto che dopo i disastri del 1977 Gilles era stato riconfermato in Ferrari. Assurdo, tranne che nel”dispotismo illuminato” di Ferrari, che certo si era affezionato al canadese. Enzo che aveva perso il figlio Dino per distrofia muscolare e che in Azienda chiamava “il Dottor Piero” il secondogenito, lo aveva chiaramente adottato. Ma la Pista e la Rossa erano la Bibbia del Drake, e dunque nessuna concessione all’affetto. Ma forse nemmeno Ferrari si aspettava la “Febbre Villeneuve” della quale lo stesso canadese era diventato in parte ostaggio, e forse per ridimensionare un mito che oscurava quello del Cavallino aveva provato a motivare e “spingere” il più borghese Pironi. Una cosa va certamente ricordata: Chi lo ha vissuto in diretta si ricorda Gilles in una “strana” evoluzione pubblica: dal ragazzo sempre sorridente dal 1978 al 1980 – dove si poteva appoggiare al ruolo mediatico dei più titolati colleghi di Squadra – dal 1981 il canadese era diventato più serio, pensieroso, preoccupato. Certo il ruolo di alfiere della Rossa gli pesava, soprattutto perche’ fondamentalmente era ancora il ragazzo di montagna “sbranato” dai media e dalla notorietà. Credo che la febbre Villeneuve aveva finito per consumarlo, e lui per risposta era diventato ancora più “bucolico”. Correva in Pista dal Giovedì alla Domenica, svolgeva i turni di test previsti a Fiorano, ma per il resto del tempo si chiudeva nel suo privato dedicandosi ai suoi amori: famiglia, barca offshore, elicottero e hobby meccanici in Garage. Forse, ma è una mera opinione, in quel 1981 alla Ferrari “garbava” di più la mentalità professionale e “politica” di un Pironi che colpiva meno i cuori della gente ma che da presidente dell’associazione Piloti aveva un peso mediatico su Circus e Stampa che a Ferrari era più utile. Ricordiamo che dopo le notizie di Stampa che davano Villeneuve all’Alfa Romeo, alla Mc Laren, alla Williams nel 1982, lo stesso Responsabile dell’attività Sportiva Piero Lardi Ferrari poco tempo dopo comunicò una frase un poco ambigua: annunciando l’accordo biennale già concluso con Pironi, dichiarò ancora in corso la trattativa con Gilles; tuttavia lanciando un “quasi” monito al canadese parlò di “altre attività” che impegnando Gilles extra Formula Uno potevano essere un serio ostacolo alla sua permanenza in Ferrari……..

Arriviamo ad Imola 1982: se avesse astratto dall’ira personale e dalla crisi emotiva, Gilles avrebbe potuto pensare una cosa semplice ma fondamentale per la Ferrari, e cioè che dopo Imola Pironi aveva 10 Punti e lui ancora sei; ma che l’avversario da battere era un certo Prost che aveva già 18 Punti.

E proviamo ad aggiungere una cosa: non è così sicuro che Ferrari avrebbe confermato entrambi i “galletti” Ferrari in quel 1982. Ma di certo, in quel 1982 il Mondiale aveva ancora, dopo il GP di San Marino, ben 108 Punti da assegnare.

Se pensiamo a quanto ha chiuso il Campione Rosberg, una delle due Ferrari avrebbe di sicuro vinto il Titolo. Forse Gilles è stato vittima della sua stessa “febbre”……Forse avrebbe dovuto avere fiducia in lui, e non aver paura del suo stesso mito. Purtroppo la Formula Uno ha ancora bisogno di un Pilota di cuore come lui, ma in quel momento anche per Villeneuve sarebbe dovuta essere l’ora dei calcoli.

Gilles Villeneuve, l’uomo e il Pilota che abbiamo conosciuto

Chi lo ha vissuto in diretta avrebbero voluto un poco meno di pressione mediatica e di mitologia su di lui. Perché libero da pressioni psicologiche Gilles Villeneuve era una poesia di uomo: fedele alla sua compagna che era sempre con lui ai Box, papà perfetto (al punto che la figlia Melanie, in procinto di ricevere la Cresima il 9 Maggio 1982, si meravigliò della assenza del papà) si distingueva proprio perché come pochi altri in quel periodo (Winkelhock, Reutemann, De Angelis, Jones tra i primi) erano sempre poco “affezionati” alla Stampa ed alle sparate mediatiche che altri facevano in quantità. Ma soprattutto snobbava il Jet-set, non faceva tardi la sera e non era mondano. Di lui oggi rimane il mito, soprattutto crediamo che Monaco e Spagna 1981 dovrebbero entrare nell’Albo d’oro delle grandi imprese automobilistiche; di lui oggi rimangono i dischi che lo celebrano (un disco con la voce di Gilles che uscì con Autosprint nel 1982 ed un disco “Father” dedicatogli nel 2006 dal figlio Jacques); e resta un museo a lui dedicato a Berthierville. Un giusto tributo ad una leggenda.

Riccardo Bellumori