Home Blog Pagina 213

Sorpresa: prima e dopo la Crisi le auto costano sempre lo stesso

“…Ehhhh Fabbbbrì?????”…“Dimmi, Giò!!!…”

Il convenzionale codice di comunicazione amichevole e consueta tra il distinto anziano avventore e il simpatico e sempre professionale giovane colonna del Bar più iconico di Via Oderisi da Gubbio a Roma in quella occasione fu inaugurato da una esclamazione non ripetibile del buon Giorgio, romano DOC

Lui che davvero ne aveva viste di tutti i colori era assorto sulle pagine di un quotidiano quando fu preda di un vero sbotto di furiosa sorpresa: “Ma dico io, hanno rovinato tutto!!! ‘Sti barattoli che gireno pe’ strada……Trentamila Euro!!! !Ma se seguitamo così…….” 

Ed era così bello sentir parlare con il “romanesco” perfetto tipico di chi è nato nel perimetro più vicino a Trastevere, che non potevamo spoetizzarlo con l’italiano didattico.

Fabrizio si era avvicinato, per cogliere i presupposti a lui sconosciuti di quella esclamazione, incrociandosi con un altro avventore che nell’uscire dal Bar aveva rinforzato la suggestiva reazione di Giorgio: “Eh, st’auto elettrica, compratevela….E’tutta ‘na truffa !!!” 

Il nostro buon uomo, quest’ultimo, era solito dipingere un po’ tutti i fenomeni sociali con la sua forte capacità analitica ed intellettiva, e dunque anche sul tema dell’auto elettrica si era espresso in questo modo solenne benchè nella vita lui fosse un rinomato esperto di Astronomia ed iperspazio. Ma, si sa, le auto in fondo le hanno portate gli alieni da un mondo lontano.

Ma cosa aveva sollevato lo sdegno del buon Giorgio? Era un articolo di un quotidiano finanziario di inizio Gennaio che raccontava i trends del mercato auto italiano nell’anno appena concluso. 

E la notizia che il prezzo medio di contratto per le auto nuove si era portato alla soglia monstre dei 30.000,00 Euro lo aveva scandalizzato togliendogli persino la voglia di leggere tutto l’articolo. Ripostocon finta calma il quotidiano perfettamente piegato e formato (Giorgio odiava il disordine, in ogni cosa)il nostro anziano ed elegante amico aveva cominciato a borbottare tra se: “Sto mondo auto è morto. Tutti a comprasse ‘e Mercedesse”……

Fabrizio, incuriosito dalla tematica e sempre attento a capirne di più, aveva davanti a sé una famosa giornalista che il ragazzo non osò disturbare poiché impegnata – come usualmente – in importanti telefonate professionali. Tuttavia da qualche tempo aveva preso a frequentare quel Bar un tipo strano, dimesso e dall’età incerta.  

Costui stazionava beato e nullafacente nel Bar quasi ogni giorno, e conoscendone Fabrizio una millantata dimestichezza con il mondo auto, il giovane pose il quesito allo strano personaggio, corrompendolo con un caffè magistrale ed un dolcetto offerti ovviamente dalla Casa. Vi trasferiamo le spiegazioni approssimative e il tono del davvero strano cliente

Il mercato auto spiegato da un complottista

1.558.704 Immatricolazioni nel 2024: il mondo delle stats ufficiali ed istituzionali ha sentenziato così l’anno trascorso del mercato auto italiano. 

Ah beh, ah si, quando si vendettero duemilioniemmmmmezzzo dico duemilioniemmmmmezzzo di pezzi…… Era il 2007, e per i successivi dieci abbiamo letto le lamentele degli operatori: Dio mio, domani la Concessionaria chiude, i venditori che faranno? E tutti i Dealer, anche quelli con un solo Punto vendita esteso come uno sgabuzzino lanciarono il loro grido di allarme per dover lasciare senza pane almeno duecento famiglie di impiegati. Non c’era un Dealer, all’epoca, che non desse da mangiare a 200 famiglie di impiegati: sebbene gli impiegati fossero decisamente anonimi, visto il trend da oltre un quarto di secolo in cui gli Showrooms sono stati monopolio di agenti di commercio a Partita Iva che perennemente seduti su turni preimpostati dentro il Salone svolgevano regolarmente il servizio anche di custodia e portineria ambienti, vettori postali e pulizie dei bagni.

I Concessionari italiani in dieci anni da prima a dopo il Crack Lehman sono serenamente dimezzati. Per fortuna, penso io. 

Senza dubbio, a conti fatti, non sono mai stati e continuano a non essere l’ago della bilancia del successo o dell’insuccesso del mercato. 

Diverso tempo fa erano un poco il dopolavoro della malversazione e delle pratiche scorrette, a quanto si dice le abitudini dovrebbero essere un poco cambiate; e ad oggi anche i dati di vendita non sono più dominio del Trust delle Concessionarie Ufficiali; il contributo quanto a numeri di mezzi acquistati per l’indirizzamenti al servizio della ritrovata e generosa P.A. o del mercato Flotte vede i Noleggiatori ormai come antagonisti seri della Rete dei Dealer tradizionali, e persino la famosa ed onorata Consip – la commissionaria statale per gli acquisti della P.A. – produce numeri di convenzioni e di acquisti in campo Auto che nel momento dei bassi volumi di vendita sul mercato sono percentualmente rilevanti.

Ora, un mediocre venditorello di Salone come me che ha conosciuto il mercato auto – ritengo – peggiore, perché è stato quello avvelenato dagli incentivi statali sulle rottamazioni, dai Valori Futuri Garantiti, dal “Vuole un’auto? Se ne compri la metà!” e fregnacce simili delle quali chiedo umilmente scusa per averle a mia volta propagandate al pubblico, cosa può pensare quando vede statistiche che gli sembrano incomprensibili? Mi spiego: se Vi presentassero la mitica Venere Nera, Naomi, dicendovi che la sua misura è “170”, in quanto derivante dalla somma delle circonferenze topiche divise per tre più il peso forma a digiuno e l’altezza senza tacchi, cosa rispondereste?? 

Ecco, la domanda che mi pongo è: cosa significano “unmilionecinquecentocinquantottomilaclientichecompranoinmediaatrentamilaeurocadaunoefatturanoquarantasettemiliardidieuro” ????? Risposta ovvia: che una popolazione pari a mezza città di Roma circolante si è messa in fila nel 2024 davanti alla Concessionarie e ha staccato un milione e seicentomila assegni da 30.000,00 Euro. Se Trilussa fosse vivo, gli chiederei la licenza del famigerato pollo delle statistiche e persino io, stupido come sono, direi che il concetto parallelo contabilmente è quello di quasi 3.200.000 persone che acquistano un identico numero di auto da 15.000,00 Euro. 

Apperò!!! Molto molto meglio di quel 2007 avvolto dalla magia degli incentivi del Dealer sulle rottamazioni. Poi, svegliandomi, capirei che la statistica così non ha senso. Nel 2007 se non ricordo male il valore medio del venduto toccava quota 14.500,00 euro per modello venduto. 

Ma su cosa erano conteggiate questi valori, nel pieno della pioggia creditizia (oltre il 60% dei contratti di acquisto era finanziato) e degli extrasconti Loyalty e Rottamazione? Io ancora per un po’ c’ero. 

E vi assicuro che un listino “pieno” poteva essere abbattuto persino del 20% in termini di sconto, e che però il Taeg di un prestito poteva caricare su quel contratto scontato fino al 30% di costi finanziari dopo 24 o 36 mesi, ed oltre.

Dunque, siamo ad un bivio: su quale valore era calcolato quel prezzo medio di “Acquisito” e non di “offerto”? 

Ah, si badi: a sua volta il computo era decisamente artificioso in riferimento alla piattaforma contrattuale più diffusa dal livello finanziario, che sui modelli dal rango e dal target più impegnativo era pressochè monopolista: tu entravi in un Autosalone per restituire la tua “mezza auto” acquistata tre anni prima e quella fungeva da anticipo per acquistarne un’altra sempre a metà e sempre a valore di permuta predefinito due o tre anni dopo. Un po’ più complesso, vero, definire quale fosse l’impegno di spesa in quel frangente da parte dell’Automobilista? Arriviamo ad oggi, sempre nella spiegazione che il buon Fabrizio sta ascoltando al Bar di Via Oderisi dallo strano e decadente avventore pseudo esperto di auto.

Un miliardo di Ecobonus: ma in Italia non si sconta proprio nulla?

Già: il concetto di “sconto” pervade ormai i tavoli della politica. Si Ecobonizza tutto, persino la carta igienica riciclata. 

E a casa mia un miliardo di Euro concessi in Ecobonus seppure con il Click Daycorrisponderebbe sempre secondo media a quasi mille euro per ciascuno di quei gioielli venduti a medie di prezzo folli. 

Risultato??? Ognuno del 1.558.000 Paperoni in grado di spendere quelle cifre in realtà ha speso effettivamente 29.000,00. E vai, cominciamo a tagliare i listini…Sempre che – ma a me non lo ha detto nessuno – nei famosi 30.000,00 non sia già compreso il taglio da Ecobonus.

Rottamazione? Ma sei matto? Con quello che vale l’Usato????

Il buon Fabrizio, nel servizio tra un Cliente e l’altro, non distoglie l’attenzione su quel suo amico Cliente; e appena si tocca la questione permute ed usato, il giovane di servizio nel Bar ha una stizza di rabbia: innamorato della Opel Agila, che non era riuscito a reperire al prezzo desiderato, aveva dovuto ripiegare su una bella e davvero ben tenuta Ford Fiesta 1.4 TDCI di quasi 19 anni

Acquistata con un amico davvero esperto di auto, l’aveva pagata probabilmente il 20% di quello che una pari condizioni sarebbe costata solo poco prima del Lockdown e/o un anno dopo. 

Venti anni fa la parola “rottamazione” detta da un venditore auto ad un cliente avrebbe generato fenomeni di autoerotismo; dieci anni fa sarebbe stata accolta con un certo favore, ma non entusiastico, ma oggi provocherebbe gesti di ira da parte del Cliente. 

Oggi persino una Fiat Palio del 2005 vale oltre un millino, mentre solo cinque anni fa ti avrebbero pagato per portarla via. 

Bene, quanti Clienti si sono presentati da un Concessionario con una permuta a fronte dell’acquisto di un nuovo? Beh, questa domanda la pongo agli espertoni delle “Stats”: mi dicano loro come mai tra i 2.885.000 passaggi di proprietà circa il 60% corrisponde a minivolture di operatori commerciali; al netto (vado anch’io alle statistiche ufficiali ANFIA ma del 2023, facendo finta che corrispondano a quelle del 2024) di un 13,5% di minipassaggi di rientri da NLT e Short term, oltre alle Km Zero cedute a Rivenditori indipendenti, un residuo 46% di quei 2.885.000 usati è un minipassaggio. Posso fare il tamarro e dire dunque che, a colpi d’ascia logica, almeno 1.300.000 Paperoni ha reso indietro al Concessionario un’auto in permuta e che questa è valsa una riduzione del prezzo di vendita? Si, lo voglio dire; e siccome ci stiamo esaltando nel conoscere le elucubrazioni che il Bar con il Teschio di Via Oderisi sta stimolando nel bislacco avventore a colloquio con Fabrizio, diciamo che la media di permuta, in un mercato Usato che da prima a dopo il Lockdown è cresciuto del 15%, è pari ad un valore medio di 10.000,00 Euro. E’ una cifra ad Cacchium, avrebbe detto qualcuno? No, se facciamo attenzione a quel che dice Anfia nelle sue stats 2023: le permute con più di 10 anni sono il 39% delle minivolture, ma il 34% investe modelli da quattro a sei anni. E pensate che il 22% delle minivolture sono ancora quelle da uno a quattro anni, dunque presumibilmente le aziendali con contratti a termine. Sono tanti bei soldi, non trovate?

Insomma, a casa nostra quel quasi milione e seicentomila paperoni avrebbe pagato effettivamente l’auto nuova, in media, 19.000,00 Euro grazie ad Ecobonus e permute.

Ma siamo sicuri che possiamo far sorseggiare l’ennesimo caffè all’interlocutore di Fabrizio per mandarlo via a svernare altrove? No, non direi.

Perché per scucire un nuovo biscotto alla gestione del Bar, il nostro pseudo esperto Ti lancia la bomba: Dove sono tracciati, in quei 47 miliardi di valore del fatturato auto 2024 i Noleggi, la Consip e la P.A., ed infine le autoimmatricolazioni?

Il Noleggio nel 2024 vale il 20% delle immatricolazioni. Dunque circa 315.000 di quelle superauto da 30.000,00 Euro cadauna di media non le ha comprate un Paperone ma una Società di Noleggio che poi le ha poste in locazione rateale, anche alla stessa Consip che certo non acquista ai listini Retail. E allora, come la mettiamo? Il nostro avventore, colto da eccesso glicemico dentro il Bar, comincia ad evocare scenari biblici: quel 20% di mezzi per il settore del Rent include un fetta di listini “lunari” superiori di gran lunga a quella media di 30.000,00 Euro a pezzo venduto. 

E dove le mettiamo le centinaia di migliaia di autoimmatricolazioni targate dai Dealer e rivendute a prezzi da usato? 

Ma siccome il Bar del Teschio non ha regole, anche Fabrizio si è ormai lasciato irretire dalle farneticazioni del suo amico avventore: ingolla una pizzetta, si esalta e spara:” Dai, allora la media di interesse per la Statistica la possiamo abbattere a 17.000,00 Euro per ogni auto effettivamente comprata da un privato?” Ma si, Fabrizio, abbattiamola. Tanto in Italia sono farlocche anche le cifre delle Dichiarazioni dei Redditi e le statistiche sui dati elettorali, chi vuoi che controlli la congruità delle proiezioni del mercato Auto sparate da un Bar di Via Oderisi da Gubbio a Roma? 

Ma a questo punto il decadente avventore senza età apparente, ricorda di essere stato anche lui un venditore di quando il valore medio dell’acquistato e non del venduto era pari a circa 14.000/15.000,00 Euro. Era tanti anni fa, vero, ma si vendevano circa 500.000 auto in più all’anno. E dunque, se avesse ragione il Centro Studi nel Bar di Via Oderisi? 

Il grande scandalo del milione e seicentomila auto vendute ciascuna a 30.000,00 Euro di media nasconderebbe un altro scandalo: che venti anni fa l’acquisto dell’auto pesava sui Clienti la stessa soglia di “venduto netto” post incentivi e permuta; ma che da venti anni ad oggi abbiamo perso il 50% di Dealer inutili, ma un milione di Clienti utili all’anno. La crisi non è questa: è avere Osservatori che non ci arrivano. 

E nel 2025 addio Ecobonus. Il Cliente catastrofista, dall’età incerta e incerto l’equilibrio mentale, si alza e saluta Fabrizio, come sempre senza pagare. 

Alla prossima storia, nel Bar del Teschio.

Riccardo Bellumori

Nuova Genesis GV60 2025: schermo da 27 Pollici

È difficile credere che la Genesis GV60 elettrica abbia già tre anni, ma ecco il facelift che sarà in vendita in Corea del Sud questo trimestre.

Il restyling della Genesis GV60 EV del 2025 presenta un paraurti anteriore un po’ più “accigliato” che “sorridente”, ma basta battere le palpebre per non accorgersene. I rivestimenti dei passaruota, la mentoniera anteriore, le minigonne laterali e lo skid plate posteriore sono ora in tinta con la carrozzeria per un look più “urbano”.

I fari, pur mantenendo il caratteristico design a due linee, sono ora dotati di tecnologia Micro Lens Array. Il modello precedente al lifting aveva 10 LED per lato; ora ne ha 14 per lato. Nuovi anche i cerchi da 21 pollici.

INTERNI E TECNOLOGIA

All’interno è ancora presente la sfera di cristallo, che ruota all’avvio per rivelare un selettore di marcia rotante, ma c’è un nuovo sistema di infotainment Connected Car Integrated Cockpit (ccIC) da 27 pollici: niente più cornice tra il quadro strumenti e l’infotainment.

Nuovo anche il volante, con tre razze invece delle due precedenti e nuovi comandi, ora neri. Il padiglione del volante non è più circolare, e il volante stesso ha una forma leggermente a D.

DATI TECNICI

Genesis non ha ancora annunciato i dettagli tecnici, ma la vettura dovrebbe avere la stessa batteria da 84 kWh delle ultime Hyundai Ioniq 5 e Kia EV6.

L’attuale Genesis GV60 ha una batteria da 77,4 kWh e può avere un motore posteriore da 229 PS (514 km WLTP), un motore anteriore da 100 PS + posteriore da 218 PS (467 km WLTP) o due motori da 244 PS (462 km WLTP).

Nuova Skoda Enyaq 2025: Anteprima Restyling

La nuova Skoda Enyaq è pronta al debutto ufficiale sul mercato.

Skoda ha concluso uno degli anni più importanti della sua storia in termini di innovazioni e intende iniziare questo nuovo 2025 nello stesso modo. Solo pochi giorni fa, l’azienda ceca ha annunciato l’arrivo della rinnovata Enyaq, un aggiornamento per il quale ha speso soldi veri per fare ciò che il costruttore non aveva fatto prima, ma che ha saputo sfruttare al meglio.

La Skoda Enyaq è stata una delle auto elettriche più vendute fin dal suo lancio, con il design ereditato dai modelli a combustione. Tuttavia, l’arrivo della nuova Elroq, con una filosofia denominata “Modern Solid”, è stata una rivoluzione, in quanto il suo volto è stato ripreso dai primi due SUV a zero emissioni arrivati nella gamma meno di quattro anni fa.

La decisione deve essere stata presa nel giro di pochi mesi, perché lo stile più moderno nascosto sotto la tela di questa anteprima non corrisponde affatto alle foto spia della Skoda Enyaq avvistata sulle Alpi la scorsa primavera. Allora, ciò che era perfettamente visibile in quelle immagini era la solita strategia del costruttore ceco di ritoccare i fari, la griglia e i paraurti.
Ma è chiaro che non è questo il caso, passando da un modesto aggiornamento a un superbo restyling che arriva anche sulla Enyaq Coupé.

IL CAMBIO DI PASSO DI SKODA

Il sistema di illuminazione anteriore è stato sdoppiato con le luci diurne estese trasversalmente, più potenti alle estremità che nella parte centrale, dove l’emblema del produttore è stato duplicato con il nome del marchio: al centro del bordo del cofano e integrato nel pannello anteriore. Le luci anabbaglianti e abbaglianti sono, come di consueto, più basse e integrate.

Queste sono le novità esterne, ma ce ne saranno anche all’interno, con materiali di qualità superiore nell’abitacolo, modifiche alla strumentazione digitale, un grande schermo touch screen per il sistema di infotainment nella console centrale e nuovi equipaggiamenti di comfort e sicurezza.

Skoda non ha ancora fissato una data per il debutto dell’Enyaq, affermando che “tra pochi giorni potremo godere di un’importante novità”, ma ciò che è chiaro è che non ci vorrà molto prima del suo debutto.

Il Salone dell’Auto di Bruxelles è la prima grande novità automobilistica dell’anno in Europa, quindi non possiamo escludere la sua presentazione a questo primo grande evento del 2025. Ciò che Skoda ha evidenziato è l’estensione dell’autonomia.

Nuovo Leapmotor C16 2025: la batteria cambia tutto

In Cina arriva il nuovo Leapmotor C16 2025 con una batteria al litio più potente.

Stellantis e Leapmotor hanno annunciato ufficialmente una collaborazione a lungo termine nell’autunno del 2023. Di conseguenza, è stata creata la joint venture Leapmotor International, il cui compito è organizzare le vendite delle auto elettriche cinesi al di fuori del mercato nazionale. Va notato che ora la gamma europea del marchio conta un paio di modelli: la hatchback T03 e la parklet C10. In Cina, invece, sono disponibili anche la liftback C01 e i crossover B10, C11 e C16.
Leapmotor C16 è stato messo in vendita sul mercato cinese la scorsa estate. Inizialmente, questo modello è stato offerto con due varianti di “imbottitura”. Nel primo caso, si tratta di un’unità ibrida con un motore a tre cilindri da 1,5 litri da 95 cavalli, una batteria di trazione da 28,4 kWh e un motore elettrico da 231 cavalli montato sull’asse posteriore (coppia massima – 320 Nm). Questa versione impiega 8,5 secondi per accelerare da fermo a cento. Quando si guida solo con la trazione elettrica, l’autonomia è di 200 km, mentre l’indicatore totale è di 1095 km (calcolato sul ciclo CLTC).

DATI TECNICI

La versione base del Leapmotor C16 è dotata di un singolo motore elettrico situato sull’asse posteriore. La sua potenza è pari a 292 CV e la coppia massima a 360 Nm. Questo parketnik impiega 6,4 secondi per accelerare da 0 a 100 km/h. La sua “dotazione” comprende anche una batteria di trazione al litio-ferro-fosfato con una capacità di 67,7 kWh. Il Leapmotor C16 ha un’autonomia di 520 chilometri (CLTC) con una singola carica.

Ora una nuova versione di questo crossover sta arrivando sul mercato cinese. Il motore elettrico di questa modifica è lo stesso (con le stesse caratteristiche), ma si differenzia per una batteria al litio-ferro-fosfato più capiente. La sua capacità è quindi pari a 74,9 kWh. L’autonomia massima di questa variante (calcolata sullo stesso ciclo) è di 580 chilometri.

L’equipaggiamento della nuova versione a long range comprende tendine di sicurezza, funzioni di avviso di cambio di corsia, di apertura delle porte, di possibilità di collisione frontale e di urto posteriore, nonché di autoparcheggio e altro. Il pannello anteriore presenta un quadro strumenti virtuale da 10,25 pollici e un sistema di infotainment con touchscreen da 14,6 pollici. L’elenco delle dotazioni comprende anche la ricarica wireless degli smartphone, il volante riscaldato e il riscaldamento e la ventilazione della prima e della seconda fila di sedili.

Leapmotor C16 è disponibile in due pacchetti: 580 Exclusive Edition e 580 Intelligent Driving Edition. Il costo della prima versione è di 172.800 yuan (equivalenti a circa 2,56 milioni di rubli al tasso di cambio attuale), mentre la seconda è di 189.800 yuan (circa 2,81 milioni di rubli). Per fare un confronto, il prezzo base del parketnik ibrido è pari a 150.800 yuan, e per la versione “verde” con una batteria meno capiente in Cina chiedono da 156.800 yuan.

Ricordiamo che alla fine dello scorso anno, il crossover Leapmotor C10 presentato in Europa ha ricevuto una nuova modifica. Si tratta della versione ibrida plug-in del tipo range extender. L’anteprima dal vivo di questa novità avverrà nell’ambito del Salone dell’Auto di Bruxelles, che inizierà alla fine di questa settimana.

Il Record Bugatti a Nardò nel Blu dipinto di Blu Metano

Giorno d’estate del 1994, con il sole della Puglia che non perdona e regala il classico riverbero infuocato con il suo accecante riflesso sulle superfici di strade e mura; e l’aria che si incendia creando un invisibile schermo tremolante e sgranato tra l’occhio di chi guarda e lo spazio osservato. La piana tipica di questi posti lancia messaggi forti di vacanze, mare e relax in una giornata come questa. Ma nell’apparente quiete da ambiente balneare irrompe un frenetico movimento di uomini e mezzi.

Siamo a Nardò, la famosa Pista di Prova anulare che si è meritata nel tempo la fama di pista da record. E se siamo là, chi si muove quasi fosse impazzito da e fuori la carovana di auto e camion che si è data appuntamento per sfidare afa e storia ha in mente un solo obbiettivo, appunto: i record. Per lasciare ai posteri una traccia davvero indelebile, a partire dalla protagonista dell’avventura.Pochi mesi dopo questa giornata Nardò stessa festeggerà i venti anni di vita “automobilistica” di massa, essendo stata aperta da Luglio1975 per questo tipo di test con la denominazione SASN per poi diventare “Fiat Centro Test”: quattro corsie per una carreggiata totale di 16 metri per i test di auto e moto.

Qui nel 1979 c’era stato un precedente illustre con il Prototipo Mercedes lanciato a quasi 400 Chilometri ora, ed altri: ma la Bugatti è una auto omologata per la strada che praticamente soffia sul collo dei prototipi per velocità, non propriamente uno scherzo.

 

Il circuito di Nardò si trova nell’incrocio di Provincie tra Lecce, Brindisi, Taranto, e pochi ricordano che sta per compiere venti anni dopo che la Fiat, originaria costruttrice, l’ha inaugurata; il1994 anticipa di pochi anni il passaggio della gestione da Fiat a Prototipo SpA. 

Nel 2012 la stessa Pista sarà ceduta a Porsche Engineering ma questo è un futuro che in questo giorno di estate del 1994 non interessa a nessuno. Oggi su quell’anello di quasi 13 chilometri deve esplodere una supernova a quattro ruote dal colore inconfondibile e dalla storia breve ma di già unica ed irripetibile.

 Si svela, nel nugolo di avventurosi eroi del gruppetto animato, una livrea blu, o meglio: Bleu Bugatti/Avio Blu, come recitano le indicazioni sacre del Registro storico consultabile in Rete; bassa e suadente, questa è una Supercar che da diversi anni ha conquistato implicitamente il ruolo di regina stradale di inizio decade (anni ’90) perché di Lei e del progetto complessivo che l’ha fatta nascere si sono cominciate a riempire le pagine dei giornali da almeno un lustro prima.

Il motivo? Il nome, le premesse, gli obbiettivi e la stessa fisionomia tecnica e stilistica di questa bellissima berlinetta azzurra che si muove, come fosse una diva dell’Opera, sul palcoscenico dell’Anello sono il filo conduttore di questa improvvisa nuova leggenda il cui nome torna alla ribalta creando un anello storico magico come quello di Nardò che attende, solido ed impassibile, il passaggio delle ruote di quel sogno chiamato Bugatti EB110.

La principessa Blu, a Nardò ancora più Blu

Tutto è iconico in Lei, a partire dai nomi di vere e proprie leggende umane che accompagnano con il loro genio la start up di questo gioiello, il cui “castone” come proprio una gemma si ritrova al centro basso del profilo anteriore: è il simbolo che evoca il suggestivo copriradiatore a ferro di cavallo che richiama le opere di Sir Ettore, ma soprattutto la Type 251 di F1 pensata da Gioacchino Colombo che rappresenta l’ultima realizzazione iconica nel Dopoguerra del Marchio in ambito auto, prima che venga venduta alla ormai precaria Hispano Suiza e da questa alla “Snecma” – gigante francese dell’aerospaziale partecipato dallo Stato transalpino. 

Da questa il Marchio Bugatti viene rilevato per la nuova avventura marchiata Artioli, Stanzani e altri protagonisti di rilievo nell’avventura, senza omettere l’iniziale interessamento del Cavaliere Ferruccio Lamborghini che, anni dopo aver ceduto la sua creatura di Sant’Agata, aveva rimesso il naso in faccende di auto, senza tuttavia entrare concretamente nella avventura della rinascita di Bugatti.

Dunque il percorso natale di EB110 parte dal 1987 quando la nuova Società viene fondata, passando prima per la costruzione certosina della mitica “Fabbrica Blu” di Campogalliano e poi per la vera e propria quattro ruote: una linea unica, frutto del lavoro magistrale e determinante di Marcello Gandini e caratterizzata infine dai particolari di complemento di Giampaolo Benedini, la collaborazione di Tecnostile, un telaio – lavorato dalla Aerospatiale – mai osato in precedenza ed una piattaforma tecnologica che in una Supercar stradale non era mai stata concepita in contemporanea e così articolata e completa: trazione integrale, motore posteriore centrale, 12 cilindri a V di 60°, quattro turbine IHI, monoblocco in magnesio ed alluminio, testate in alluminio e titanio, senza farsi mancare nulla del meglio che la tecnologia universale in quel momento sa esprimere, incluso il prodigio Yamaha sulle 5 valvole per cilindro. 

Risultato, 560 CV espressi da “solo” si fa per dire 3500 cc. ma che nella versione “SS” (alternativa alla GT) arrivano a 610. No davvero, nulla può somigliare a quel gioiello di Bugatti EB110 nella sua epoca.

Dire cosa sia nel 1991 quella belva aristocratica a confronto delle principali concorrenti è difficile perché Bugatti EB110 sembra creare una categoria di mercato a parte dove paradossalmente la concorrente ideale è una sintesi tra Lambo Diablo, Jaguar XJ220 e Ferrari F40. Bugatti EB110 ha nel suo carattere tante prerogative che difficilmente si ritrovano in altre auto singole. 

Una gestazione ed un percorso industriale che tuttavia, e forse ne segna uno degli aspetti più sanguigni e drammatici, sono caratterizzati molto spesso da scontri tra Titani veri e propri, da uscite di scena, addii, discussioni e ripensamenti. 

Una vicenda unica, senza dubbio, che presenta come cornice discreta e insieme fondamentale il ruolino di marcia di ore, giorni, settimane di test su asfalto che vengono compiuti in condizioni estreme da coraggiosi tester per regolare e collaudare ogni prodigio tecnico nuovo ed inusitato della rivoluzionaria Bugatti; e tra questi coraggiosi e solerti tester spicca un nome, quello di Loris Bicocchi già collaudatore per Lamborghini.

Lui e pochi altri limano gli assetti, definiscono la ripartizione ideale della trazione tra i due assi, sollecitano fino all’inverosimile le nuove architetture e i nuovi materiali che mai erano stati tentati in misura così estesa e complessa dentro una stradale.

Ma in questa prova di Nardò sotto il sole estivo del 1994 la Bugatti EB110 GT blu ha in più una caratteristica unica. Che è a sua volta colorata di un bellissimo blu, anzi azzurro: l’alimentazione a metano. Segnalata dalla iconica “M” stilizzata e dal logo “Green Gas” presenti sulle fiancate della GT.

E sembra un accenno di magia, quel record: nel Blu Bugatti dipinto di Blu Metano, nella terra di Mimmo Modugno che scompare proprio in questa estate del 1994.

Quella GT che già sin dalla sua presentazione si fregiava del requisito di auto di serie più veloce al mondo (la sua omologazione per 336 Km/h in versione GT viene abbattuta nella realtà con la soglia registrata già in pista di 342 Km/h. mentre il collega di Bicocchi, Jean Philippe Vittecoq, si fregia poco dopo  Nardò anche del record assoluto per l’epoca per una auto di serie, fermando i crono a 351 Kmh. con una “SS”) è appena riuscita a girare al Ring nel 1991 in soli 7 minuti e 44 secondi, un tempo stratosferico; ma la voglia degli uomini Bugatti di sorprendere e di sostenere ancora quella principessa blu/azzurra in nuove imprese porta qui a Nardò la nuova sfida: rendere una alimentazione – fino a quel momento dipinta da tutti come la soluzione dell’impiegato statale contro i rincari della benzina – un asso nella manica anche dei supersportivi che però hanno a cuore l’aria che respirano.

E a tutti coloro che amano questo approccio eco-sportivo, la Bugatti sta per regalare una emozione unica: guidata da Loris Bicocchi sta per diventare la più veloce auto omologata per la circolazione stradale; e tra pochi mesi, quando appunto la EB110 SS con Vittecoq al volante volerà a 351 km/h la blu/azzurra “GT” con telaio #39049 rimarrà per un bel po’ di tempo ancora la più veloce del mondo a metano. 

Non c’è ancora, in questo soleggiato 1994, l’oceano internettiano che diffonde in pochi clic ogni notizia dai quattro angoli del globo. Ci fosse stato, forse intorno alla banda di scalmanati che armeggia intorno a Sua Beltà EB100 GT si unirebbe una folla di curiosi nata spontaneamente dal passaparola via Web e Social, mentre invece la notizia del record filtrerà dalle Tv e dai giornali abbastanza sottotono, salvo gli approfondimenti delle riviste di settore.

E forse una nuova piccola occasione per Artioli di collezionare pubblicità e riscontri per la sua avventura al capolinea si è persa nel vuoto. Forse lui stesso ha creduto che quella piccola impresa avrebbe impressionato di più tutta la platea degli appassionati. Ma molto semplicemente forse Artioli aveva finito per ascoltare sempre e soprattutto sé stesso. Ed in effetti stona davvero parecchio in questo record l’antinomia tra la caratura popolare e di massa di questo record a metano e l’immagine sempre più evanescente e lontana della EB110. 

Che nell’esemplare allestito per il Record corrisponderebbe, nelle sacre memorie aziendali, ad un mezzo per le prove demo. E pare che abbia un altro particolare unico oltre all’impianto a metano, cioè una modanatura posteriore tra i due fari diversa da quello di foggia convenzionale usata nella EB110. Ma gira voce che questa particolare GT sia servita anche per testare l’allestimento tecnologico per rispettare le normative statunitensi. Per questo avrebbe una caratterizzazione ancora più esclusiva e personalizzata, vista la potenziale destinazione al mercato USA.

Bugatti EB110 GT a metano, la chiave per aprire a Bugatti le porte degli USA?

Quel mercato che avrebbe accolto a braccia aperte la principessa di Campogalliano; ma come amava dire Soichiro Honda, quando un’industria tecnologica (lui parlava della sua, ma la Bugatti non era certo da meno) assume cento nuovi Ingegneri per portare le sue auto in America, la General Motors assume cento nuovi Avvocati. Il mercato statunitense avrebbe davvero portato ossigeno alla Bugatti…

Parte fondamentale nello studio della tecnologia fondamentale di doppia alimentazione per il motore Bugatti è la “Bugatti Electronics” condotta alla data del Record dall’Ingegner Giovanni Barbanti, vero e proprio figlio d’arte poiché il padre era stato a sua volta un vero Guru in tema di alimentazione a Gas per autotrazione con diversi accorgimenti e dispositivi tra i quali l’Ecogaz 2000. 

Il sistema di alimentazione a Gas per il Record ha previsto diverse modifiche,la più vistosa delle quali è costituita dalle bombole per il pieno di metano poste nell’abitacolo oltre ad una serie di manometri, display e indicatori supplementari rispetto alla dotazione del cruscotto di “serie”, ma anche all’esterno la modifica più vistosa è il parziale e temporaneo abbandono dei cerchi “Royale” per adottarne di idonei (e più leggeri?) per la prova in pista. Pista che, per quanto riguarda Nardò, prevede una inclinazione che definisce la soglia di c.d. velocità neutra ai 240 Km/h; cosa significa? 

Che l’inclinazione del manto stradale, rispetto all’orizzonte, destinata a controbilanciare la forza centrifuga tipica dell’anello di Nardò è tale da consentire la neutralizzazione dello stesso vettore centrifugo (che spingerebbe l’auto all’esterno della curva) nell’intervallo di velocità prossimo e dentro i 240 Km/h. Oltre tale velocità, per contrastare la spinta verso l’esterno occorre girare opportunamente lo sterzo. La EB110 dovrebbe pertanto aver percorso il giro in velocità piena a Nardò con un angolo di sterzo raffigurabile in un valore entro i 30°. Chi sa di tecnica ammette che questa dinamica porta effettivamente a “frenare” un po’ l’auto lanciata in pieno rispetto ad un lancio su fettuccia dritta. Cioè, penserete Voi, la EB110GT in rettilineo avrebbe espresso, a Metano, poco di più dei quasi 345 Km/h? Forse si, chi può dirlo?

Dominare le strade senza offendere l’ambiente. Una scommessa, vinta da Bugatti

In questo periodo dove l’Europa comincia a tributare al suo motore reso simbolo del Continente – il Turbodiesel – un successo commerciale mai visto prima, i più furbi, i più razionali, i più smart viaggiano a Gasolio, in questa nuova Europa del tempo: contraddizioni della moda……Ma il metano non era una moda in Europa ed in Italia: persino Francia e Germania, nonostante gli esordi e le prime sperimentazioni storiche di auto a Gas naturale parlassero italiano (tra l’altro alla fine del 1700 fu Alessandro Volta a scoprire e definire il metano raccogliendolo dai fanghi del lago di Garda) furono sensibili alla doppia alimentazione anche nel prodotto captive cioè nativo in Casa. Ma appunto il Diesel era diventato di “moda”.

Moda che, nell’Italia divenuta sempre più “etta” dopo il crollo della Lira nello SME e la nuova Unione di Maastricht che ha abolito del tutto le dogane e le sue barriere protezionistiche, porta ormai il Made in Italy a soffrire il nuovo modello vincente tedesco; e complice anche una gestione fin troppo azzardata da parte del vertice aziendale assoluto – e tuttavia segnalata e inutilmente contrastata da pochi uomini di buon senso in Bugatti – la casa di Campogalliano sta davvero precipitando finanziariamente. Insomma, questo test di velocità di Nardò con il metano, come l’avventura di Le Mans sono le ultime frecce di una avventura che sta progressivamente naufragando, ma la passione non ci pensa e questo giorno di estate 1994 la principessa EB110 torna ad irretire tutti con la sua bellezza. Si lascia toccare,smontare, regolare per poi, a breve, divorare la pista.

Sulle fiancate una scritta iconica e chiarificatrice in bella vista fa capolino su tutto: la “M” di SNAM, il marchio della Società potentissima a livello energetico del Gruppo ENI. L’occasione di Nardò, che ai più potrebbe apparire come una parentesi aristocratica ma episodica e di nicchia per le sorti commerciali conseguenti, viene invece dipinta come un evento mondiale da almeno due dei quattro promotori del Record a Metano di Nardò.

Uno è senza dubbio l’A.D. Snam Alberto Meomartini che celebra il metano come la risorsa adatta a mantenere altissime prestazioni e rispettare l’ambiente, in una operazione prestigiosa cui seguirà, forse casualmente e forse no, la decisione dello stesso Gruppo Fiat dal 1997 di commercializzare una gamma “captive” e nativa di motori con alimentazione a Gas. Operazione che con chiaroscuri il Gruppo di Torino svolgerà quasi come capostipite di altre iniziative da parte di Brand concorrenti.

L’altro è ovviamente Romano Artioli che non perde occasione per indorare come un momento storico quel test, per stigmatizzare la superiorità tecnica di una EB110 che con punte di 650 CV. ad 8200 giri/min. del V12 quadriturbo fa davvero paura.

Ma nel cuore e nella testa di Romano Artioli c’è forse anche la speranza di riuscire, con questa nuova creatura eco-compatibile, a sfondare le porte del mercato USA che fino a questo Record sono rimaste praticamente sprangate verso la Bugatti. 

Che, nella versione “super Green” trova subito l’etichetta del prezzo che lo stesso Boss Romano gli affibbia: 300 milioni tondi tondi di questo 1994 per portare a casa un simbolo di sportività e di coscienza ambientale dentro ad un contesto tuttavia che per il Metano è ancora da sviluppare pienamente. 

Un concentrato di vincoli e divieti, di norme tecniche pesanti contro una rete di distribuzione che ad estate 1994 contempla ancora solo 250 Punti di distribuzione in Italia…

Snam, Bugatti Electronics, Florgas: un Team eccezionale per un record

Il terzo protagonista dell’avventura Bugatti a metano è proprio una costola del Marchio: si tratta come detto di “Bugatti Electronics – di cui Artioli nelle interviste ai giornali presenti in quel frangente fornisce un vero encomio verso la sua grande capacità di sviluppare sistemi e software di iniezione elettronica per combustibili gassosi con soluzioni d’avanguardia protette a questa data da più di 20 brevetti internazionali.

Ma se Snam è l’ottimo e potente spirito patrocinatore dell’impresa in questo giorno di estate del 1994, la mente ed il braccio creativo e di officina sono dentro una realtà tutta italiana che a dispetto della dimensione artigianale e familiare (la famiglia Dall’Aglio e il suo riferimento elettivo, Loris) ha competenze e volontà che non sfigurano rispetto a qualunque competitor ben più corposo dell’azienda di Rovigo. 

L’azienda è la Florgas, scelta da Bugatti e Snam come partner ufficiale e più adatto per trasformare i delicati e complessi sistemi della EB110. E da Loris (Dall’Oglio) a Loris (Bicocchi) quell’impianto – denominato GreenGas e poi E-Gas – si dimostrerà per anni il più veloce del mondo con quasi 345 Km/h raggiunti a Nardò.

Florgas, una eccellenza tecnologica nazionale in tema di alimentazione a Gas

Chissà cosa è passato per la mente ai concittadini di Rovigo vicini alla Florgas di Loris quando per qualche tempo è apparsa Lei, forse la supercar di Campogalliano entrata nei capannoni Florgasper le prove fisiche, le misurazioni e la definizione dell’impianto.

E la principessa passa da 560 a 650 Cv grazie anche al maggior numero di ottani espresso da metano a confronto con la benzina commerciale. A Rovigo si toccava con mano la gioia e l’orgoglio. Ed a ragione, visto che nel 1994 di Nardò non si ricorda altro Costruttore ufficiale impegnato a conquistare un record con la doppia alimentazione. 

Il che, nell’Europa dei catalizzatori e dell’addio drastico ai carburatori fa capire quanta superstizione vi fosse sull’argomento. Ed eccoci qui, davanti alla pista, foto di rito del Gruppetto di avventurosi, cappellini per proteggersi dal sole, occhiali scuri e fazzoletti al collo. Un caldo infernale, ma a ben pensare questo sembra essere un guanto di sfida ulteriore alle superstizioni del tempo: il Metano esplode? Il metano prende fuoco più facilmente?

Bene, con un motore “supercharged” a temperature modello altoforno durante i giri percorsi a tutto gas, e nonostante le giornate canicolari, qui a Nardò nessuno si fa il segno di croce. 

Qui tra questi scalmananti il metano non è un problema o un pericolo, è un compagno di battaglie. 

E la EB110GT, piena zeppa nell’abitacolo di strumentazione tra cui un acquisitore telemetria esteso come una pianola che occupa lo spazio del vetro laterale passeggero, sta per lanciarsi nell’Impresa. 

Se l’abitacolo pare una stanza server di un centro di calcolo, l’immagine del vano motore appare come una sorta di reticolato di guerra, con le implementazioni dovute al nuovo impianto a metano con le centraline e le nuove connessioni elettriche ed elettroniche, i quattro riduttori di pressione, e persino il simbolo iconico di tubazioni siliconiche per il gas metano che si articolano in bella vista con un colore blu Bugatti perentorio. 

Quella pista di Nardò sta per regalare il tris a Campogalliano: EB110 GT di serie a 342 Km/h, Loris Bicocchi e la EB110 GT a metano e poco dopo la EB110 SS a 351 Km/h con Vittecoq. 

Ripeto, in epoca social un altro Costruttore ci avrebbe fatturato le vendite dell’anno successivo…

Ma ecco l’ora della verità: senza la classica benzina commerciale “Premium” europea che esprime nel 1994 98 RON e con le bombole del metano che aumentano il peso dell’auto di circa 265 libbre la EB110 GT è pronta a sfidare la storia. La sfida è vinta, la telemetria non mente e fissa la velocità record di 344,77 Km/h. L’estate si illumina di Blu, il gruppetto di scalmanati esulta, e qualcuno non trattiene le lacrime di gioia.

I nipoti di questa avventura del 1994 potranno ammirare la Bugatti dei record a metano, a quanto si dice, in un Museo della Pennsylvania dove pare l’abbia posta un acquirente americano… Il museo Louis Mascaro. Chissà se ci si trova ancora adesso…

Riccardo Bellumori

Dacia Spring 65CV Extreme: Prova su strada [VIDEO]

La nuova Dacia Spring è una vera rivoluzione nel panorama della mobilità urbana e non solo.

Motore elettrico da 65CV e 113Nm di coppia, grazie alla batteria da 26,8 kWh facciamo senza problemi (VERI) 200km.
Ecco come si comporta nella prova su strada approfondita!

Trasforma una Toyota Celica in una Ferrari F12

Quando il tuning diventa estremo si finisce per trasformare una Toyota Celica in una Ferrari F12.

Se avete sempre sognato di possedere una Ferrari V12 gran turismo ma il vostro portafoglio vi ricorda crudelmente che fate la spesa nella corsia dei “noodles istantanei e cereali di marca”, non preoccupatevi, c’è ancora speranza. Per circa il costo di un semestre di università, potete accaparrarvi questa Toyota Celica modificata in modo selvaggio proveniente dalla Thailandia, un’auto che cerca in tutti i modi (forse troppo) di vivere la sua fantasia Ferrari.

Come alcuni di voi potranno intuire dalla serra, la vettura in questione è nata come Toyota Celica di sesta generazione, venduta tra il 1993 e il 1999. Sebbene la trasformazione in una Ferrari 550 Maranello avrebbe consentito di ottenere una replica d’epoca, la carrozzeria locale ha optato per un modello più recente.
La musa ispiratrice di questa trasformazione è stata la Ferrari F12 Berlinetta, una gran turismo che ha debuttato nel 2012. Il frontale è la parte più convincente della replica, con fari personalizzati, parafanghi sporgenti e un cofano ventilato che cerca di catturare l’essenza della Ferrari F12. Tuttavia, le prese d’aria del paraurti potrebbero essere perfezionate per imitare meglio il caratteristico “sorriso maligno” dell’originale. E se potessimo dire la nostra, sposteremmo sicuramente l’emblema Ferrari molto più in basso sul muso, perché attualmente si trova troppo in alto per sembrare naturale.

Il profilo laterale è il punto in cui le cose iniziano a complicarsi. Le linee graziosamente scolpite della F12 Berlinetta si sono rivelate un’impresa ardua da replicare, anche con l’aiuto di adesivi neri strategicamente posizionati. Purtroppo, gli adesivi servono solo a evidenziare ciò che manca. I cerchi aftermarket, avvolti in pneumatici allungati, chiedono praticamente dei distanziali, mentre gli specchietti retrovisori in stile BMW M sono ridicolmente sottodimensionati per il lavoro da svolgere e sembrano più fuori luogo delle crocs a un evento in smoking.

La Toyota Celica insegue i sogni della Ferrari con un budget limitato
La Toyota Celica insegue i sogni della Ferrari con un budget limitato
Il posteriore abbandona del tutto il copione Ferrari, optando invece per quello che può essere descritto solo come un omaggio a basso costo alla Lykan HyperSport. I fanali posteriori sovradimensionati incorniciati da spesse finiture nere hanno un aspetto sgradevole, l’alettone posteriore fisso sembra appiccicato e i finti terminali di scarico centrali con un diffusore mal realizzato non fanno che aumentare la confusione.

Entrando, si viene colpiti da una travolgente ondata di rosso. I sedili rivestiti in pelle, gli accenti in plastica rossa sul cruscotto, i pannelli delle porte in tinta e il volante a tre razze che sacrifica l’airbag per “sportività” creano un mare monocromatico che sembra un raduno di fan di Fast and Furious.

DA TOYOTA A FERRARI

Nonostante le modifiche visive, l’annuncio non menziona alcun aggiornamento delle prestazioni. Un’unica foto del vano motore suggerisce che questa Celica monta il motore a quattro cilindri da 2,2 litri aspirato, che negli anni ’90 la Toyota Celica aveva una potenza di 135 CV (101 kW / 137 PS). È abbinato a un cambio manuale a cinque rapporti, che invia la potenza alle ruote anteriori.

Questa Toyota Celica trasformata in Faux-rari i è stata inserita in un gruppo Facebook chiamato Toyota Celica Club Thailand.

Il prezzo richiesto è di 235.000 baht (circa 6.800 dollari), il che la rende significativamente più economica di qualsiasi Ferrari usata in un unico esemplare.

Xiaomi punta al record nel 2025 con SU7 e YU7

In soli tre anni e mezzo, il gigante tecnologico cinese Xiaomi è passato dall’elettronica di consumo alla costruzione di una delle berline elettriche più pubblicizzate sul mercato.

L’azienda ha ora grandi ambizioni, puntando a un aumento delle vendite di oltre due volte e il recente lancio del suo primo SUV è un tassello importante del suo piano strategico. Sta inoltre lavorando a un terzo intrigante modello.

Durante una recente trasmissione di Capodanno, il fondatore e amministratore delegato di Xiaomi Lei Jun ha rivelato che il marchio consegnerà oltre 135.000 esemplari della berlina elettrica SU7 nel 2024. Si tratta di una cifra particolarmente impressionante se si considera che l’auto è stata lanciata solo a marzo e Xiaomi aveva inizialmente sperato di vendere 100.000 unità fino al 2024.

Le vendite del SU7 sono aumentate costantemente nel corso dell’anno. A giugno sono stati venduti 14.296 esemplari e, mentre le vendite hanno subito un leggero rallentamento a luglio, agosto e settembre, hanno registrato una forte ripresa a ottobre con 20.726 consegne. A novembre, le vendite sono nuovamente aumentate a 23.156 unità.
Per celebrare il 15° anniversario di Xiaomi, l’azienda ha presentato una speciale versione rosa acceso dell’SU7. Disponibile in esclusiva attraverso l’app Xiaomi EV dal 1° gennaio, è dotata anche di esclusivi cerchi rosa e argento.

I NUMERI DI XIAOMI

Il secondo modello di Xiaomi è stato recentemente presentato sotto forma di SUV YU7. Anche se le specifiche tecniche sono rimaste segrete, probabilmente avrà caratteristiche molto simili a quelle della berlina SU7. Tra queste, le opzioni per le batterie da 73,6 kWh, 94,3 kWh e 101 kWh. Tutte le versioni della YU7 saranno vendute con trazione integrale a doppio motore, con un motore anteriore da 295 CV e uno posteriore da 386 CV, per una potenza complessiva di 681 CV.

La Xiaomi YU7 costerà un po’ di più della SU7, ma avrà comunque un buon prezzo, almeno secondo i media cinesi che sostengono che i prezzi si aggireranno intorno ai 250.000-300.000 ¥ (~34.200-41.000 $). Le consegne inizieranno a giugno o luglio.