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Costi di produzione: in Germania sono da record

Con l’entrata in vigore dei dazi sulle importazioni del Presidente Trump, le case automobilistiche straniere, comprese quelle tedesche, stanno valutando la possibilità di costruire più veicoli all’interno dei confini americani. Nel caso di Audi, ciò significherebbe avviare la produzione negli Stati Uniti per la prima volta.

Tuttavia, a quanto pare, evitare i dazi non è l’unico incentivo a spostare la produzione dalla Germania agli Stati Uniti; un altro fattore importante è la possibilità di sfuggire all’elevato costo del lavoro nazionale che sta mettendo a dura prova l’industria automobilistica tedesca.

Un nuovo studio della società di consulenza Oliver Wyman ha rivelato per la prima volta l’enorme divario nel costo del lavoro tra la Germania e gli altri Paesi. Inoltre, contribuisce a spiegare perché la produzione automobilistica nazionale è diminuita di oltre un quarto nell’ultimo decennio e perché è probabile che il declino continui.

I ricercatori, confrontando 250 stabilimenti automobilistici in tutto il mondo, hanno scoperto che la Germania è il Paese più costoso del pianeta in cui produrre nuove auto, con una spesa media di 3.300 dollari per ogni veicolo che copre i salari, i contributi pensionistici e altri benefici. Spostando la produzione negli Stati Uniti, il costo si dimezzerebbe e non di poco.

Ma anche costruire automobili in America sembra costoso rispetto alla produzione in Cina, dove il costo del lavoro per veicolo è di soli 585 dollari. In alcuni casi, secondo lo stesso rapporto, produrre un’auto in Germania costa fino a 7.800 dollari in più che in Cina.

LA SFIDA DEI COSTI DI PRODUZIONE

“Ci si chiede come si possa continuare a consentire la produzione di veicoli in Germania in futuro”, ha dichiarato Fabian Brandt, responsabile per la Germania di Oliver Wyman, al quotidiano Handelsblatt. “Se i volumi continueranno a diminuire, molti fornitori di medie dimensioni ci abbandoneranno o cesseranno del tutto l’attività”.

Ma se i dazi non dovessero più essere un problema e la riduzione del costo del lavoro fosse una priorità assoluta, ci sono scelte migliori della Cina per un nuovo stabilimento. Lo studio ha individuato diversi Paesi in cui il costo della manodopera fa sembrare costoso persino quello cinese, tra cui il Messico, dove il costo della manodopera per veicolo è di 305 dollari, e la Romania, dove è di soli 273 dollari.

Il Paese che offre davvero un buon rapporto qualità-prezzo è il Marocco, dove il costo della manodopera per veicolo è di ben 106 dollari, meno di un trentesimo del costo del made-in-Germany. Non sappiamo quale sia il misero stipendio degli operai marocchini dello stabilimento Renault, ma probabilmente farebbe venire un infarto a Shawn Fain dell’UAW.

Audi in crisi vende Italdesign

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Audi ha avuto un 2024 disastroso e ha recentemente annunciato l’intenzione di eliminare 7.500 posti di lavoro in Germania entro il 2029. Al momento dell’annuncio dei tagli, l’amministratore delegato Gernot Dollner ha invitato la casa automobilistica a “diventare più veloce, più agile e più efficiente”.

I tagli sembrano essere in aumento, poiché un nuovo rapporto suggerisce che l’azienda potrebbe mettere in vendita Italdesign. L’azienda di stile risale al 1968 e ha presto collaborato con Volkswagen per la prima generazione di Golf e Passat.

La reputazione e il portafoglio dell’azienda continuarono a crescere e alla fine Volkswagen acquisì una partecipazione del 90,1% nella casa di design. Audi è stata messa al comando e la quota rimanente del 9,9% è stata ceduta nel 2015.

AUDI IN CRISI

Mentre questa è solo una breve passeggiata nella memoria, Autonews riporta che i rappresentanti dei sindacati hanno dichiarato a un giornale locale che sono in corso i preparativi per la pre-vendita. Secondo quanto riferito, si tratta di una due diligence e del calcolo del valore di Italdesign. Un annuncio ufficiale potrebbe arrivare già la prossima settimana, dato che una riunione di tutti i dipendenti è prevista per il 12 maggio.

Una delle più famose case di design italiane potrebbe essere il prossimo grande sacrificio di Audi
Non ci sono notizie sui potenziali pretendenti, ma Auto News afferma che Italdesign impiega circa 1.000 persone distribuite tra Cina, Europa e Stati Uniti. Si spera che vengano tutti mantenuti, ma solo il tempo ci dirà cosa succederà.

Detto questo, l’interesse potrebbe essere grande, visto il prestigio di Italdesign e la sua esperienza nel campo dello stile e dell’ingegneria. Dall’Audi 80 e dall’Alfa Romeo Brera originali alla BMW M1 e alla DeLorean DMC-12, le impronte del design dell’azienda sono ovunque. Più di recente, ha collaborato con Nissan per la GT-R 50 in produzione limitata e ha persino lanciato la Quintessenza, una coupé ad alte prestazioni da 2.145 CV, di nicchia ma memorabile.

La forza delle BEV? L’inesperienza dei potenziali acquirenti

Lo Scooter Tiggo arriva il Cina con Italdesign

L’evangelismo pagano – la attitudine a sacralizzare in modo grottesco e provinciale i fatti terreni del mondo – è davvero la religione dei poveri: il tifo calcistico spinto all’eccesso, i divi del cinema, i cosiddetti divi della canzone defilippiana o la stessa prosopopea sociopolitica con cui si sono divinizzati nel tempo movimenti culturali, fronti politici contrapposti e personaggi istituzionali dalla dubbia vocazione od ispirazione politica.

Con l’evangelismo pagano si promuovono modi di vita, trend e mode, consumi, scelte di acquisto, persino l’affidamento di soldi, carriere, futuro; l’evangelismo pagano è quindi il velo di pseudoanimismo e di artificiosa sacralità con cui rivestire ed impreziosire azioni, contesti, prodotti, personaggi altrimenti persino banali o rivedibili.

A muovere l’evangelismo pagano – allo stesso modo con cui si propaganda in modo scorretto ed interessato quello sacro e religioso – sono quattro categorie sociali, a due a due tra loro contrapposte: da un lato ci sono i “volponi” capaci di articolare un approccio evangelico e fideistico su un aspetto concreto solo per ottenere un vantaggio; ma dall’altra parte dei volponi vi devono essere necessariamente “allocchi” in grado di seguire pifferi magici ovunque questi li portino.

La seconda Categoria di “emittenti” è quella dei “Soloni” ovvero degli Ipse Dixit: in Occidente e nel mondo industrializzato li abbiamo chiamati “Opinion Leader” e sono quei soggetti cui attribuiamo doti divinatorie e scientifiche di eccellenza per il solo scopo di renderci più comodo e perdonabile lo scegliere qualcosa ad cacchium e senza consapevolezza, “tanto lo ha consigliato l’Opinion Leader, l’Esperto, il Guru”. 

E se poi scopriamo di avere toppato nella scelta, cambiamo sia l’acquisto che un nuovo Guru. Categoria cui si contrappongono i “parvenue”, cioè coloro che comprano libri solo con la Targhetta “Oro” del Premio Campiello, o che sorbiscono con il mignolo alzato il thè delle cinque anche se si trovano in Ciociaria. 

Tutto questo preambolo sulla evangelizzazione pagana per anticipare un tema sul quale non ho mai nascosto idiosincrasia e diffidenza proprio perché è nato TOTALMENTE su aspetti fideistici. 

E quei “Fuck Elon” a base di bomboletta Spray sulle fiancate delle Tesla sono la concretizzazione mediatica della mia ragione quasi ventennale sul tema. Senza evangelizzazioni di sorta il settore dell’elettrico sarebbe fermo alla fallimentare “EV1” di General Motors.

L’evangelizzazione mediatica con cui si è voluta anticipare la ineluttabile e straordinaria rivoluzione elettrica, si è dunque perfezionata, dentro un contesto di Medi e Istituzioni politiche assolutamente a favore, con Agenzie di Consulenza rinomate che all’atto del 2010 si spingevano a prevedere una soglia di penetrazione – nell’arco di vent’anni – del 50% di BEV sull’immatricolato annuo ed un 30% di presenza sul parco circolante; con una Opinione Pubblica che apprendeva dei possibili Default di Marchi e Gruppi “tradizionali” quasi che essere rappresentati sul mercato auto dal vecchio endotermico significasse la condanna all’estinzione; e in tutto questo con la esaltazione – appunto – evangelica di chi con grande supercazzola si esponeva a trattare di CO2, di litio e nichel come fosse un Rettore accademico; ma soprattutto con l’emergere all’orizzonte dei nuovi Dei pagani della purificazione decarbonica globale (Elon “The” Musk, ed altri più o meno oggi seppelliti nella parte anonima della nostra memoria, anche per le vere e proprie “stangate” che hanno inferto ai rispettivi Marchi o Gruppi con perdite finanziarie bibliche dopo aver affrontato l’elettrificazione di Gamma).

A Bruxelles non sanno fare il proprio lavoro, ma sanno tutto di BEV!

Ammettendo di poter comparare – perdonate la bestemmia – Border Leyen con Delors, oppure Sir Leon Brittain oppure Marcelino Oreja con gli omologhi odierni; ed ammettendo che gli attuali ventisette Commissarini siano paragonabili per mole e qualità del lavoro con gli originari 12 di trenta anni fa, io non ricordo una Commissione del passato così monotematica e ossessiva su temi sui quali obbietta e contesta tra l’altro di valori tecnici ed accademici ma è del tutto inetta e notoriamente impotente a generare e costruire la piattaforma politica e strategica su cui imperniare una articolazione normativa. 

Volete che ricordi quanti temi sono rimasti in sospeso, sull’Automotive, da quando la istrionica – a sua  volta – War Der Leyen si è improvvisamente, come sempre, stufata di parlare di quello di cui parlava prima e si è trasformata dalla vecchia “Von BEV Leyen” votata a costruire con tutta la sua “straordinaria statura politica” un’Industria di Guerra in Europa (tra l’altro immettendo modalità industriali inquinantissime – quelle belliche – dentro Stabilimenti nei quali ha imposto a breve il desideratissimo Carbon Zero…).

E volete contare quante crisi aziendali, quanti licenziamenti, quanti punti di PIL ha comportato una tarantella politica come quella che ha sin qui governato le scelte e le strategie di Bruxelles?

Nel frattempo su:

Step Euro 7, 

BER 2028, 

Step di revisione ipotizzato al 2026 per la eventuale revoca del termine del 2035 per lo stop alla produzione di endotermici;

e sullo stesso termine del 2035 definito su “Fit for 55” si è calato un velo di mistero e suspence: “Se fa’ o nun se fa?????” Direbbe un romano DOC…

Il Brand che crea un’atmosfera? Nel mondo elettrico a cosa serve?

A cosa serve per un Costruttore elettrico essere “BEV Brand”, nel settore elettrico dove non c’è storia, simbologia né narrativa in grado di “identificare” nessun Brand originariamente endotermico? 

Questa domanda non la deve fare un Marketing Consultant, ma semplicemente un ragazzo al primo anno di Istituto di Comunicazione Post Diploma; come è stato possibile avviare – tra il 2010 ed il 2015 circa – la farloccata della ricerca di immagine fine a se’ stessa, illudendosi che la clientela potenziale seguisse a ruota le evoluzioni in un ambito di mobilità dove il valore aggiunto iniziale era esattamente quello di mostrare all’opinione pubblica di saper più in fretta degli altri uscire dal repertorio storico endotermico su cui si era tuttavia espresso un percorso di eccellenza tecnica e sportiva spazzato via dalla propaganda pasticciona che esaltava Elon, l’elettrico, la nuova frontiera elettrica. Eppure..

L’Automotive Gattopardesco, fingere di cambiare lasciando tutto come sempre

Ma davvero avete creduto che un esercito di Marketing Manager, Comunicatori, Dirigenti, sottopancia, etc… potesse rinunciare ad un percorso storico ed industriale costruito per decenni? Che i Marchi volessero davvero rinunciare ad un repertorio produttivo, ad un tessuto di subfornitura e di componentistica, oltre che un Know How di Service Management sul territorio che costituiva il Presidio territoriale dei Marchi, dei Brand, dei Gruppi Costruttori?

 

Bravi fessi: quando negli States è esplosa la “bolla immobiliare” con il crack Lehman, il montante dei crediti incagliati per acquisti di auto era drammaticamente più elevato; far esplodere una bolla su un settore creditizio più garantito come quello immobliliare e fondiario era il modo migliore per “stoppare tutto” senza appalesare voragini dalle quali, in ambito Automotive, non ci sarebbe più rialzati. 

Ricordate il 2007? Un mercato “occidentecentrico” dove i consumatori avevano assunto un vizio indotto dalla propaganda: mentre cresceva la mole di credito sospeso, e si moltiplicava la serie di strumenti derivati (ABS in primis) per finanziarlo, il controvalore usato circolante diventava spazzatura anche perché dall’altra parte dell’occidente non avevamo trovato le auspicate porte aperte di mercati disposti ad assorbire la mole di vecchie auto in circolazione in Usa ed Europa. 

Ed in ultimo, la guerra commerciale tra Costruttori si era radicalizzata sui listini, progressivamente in crollo, o meglio: per consentire ai Clienti un desiderato “upgrade” di gamma e modelli, il mercato aveva progressivamente attuato un sistema “crossover” in base al quale il passaggio a modelli superiori trovava il suo complemento nell’arricchimento di optional e dotazione tecnica che faceva percepire il vantaggio del Cliente a spendere di più per avere molto di più in termini di qualità e lusso.

In soldoni, il margine sul “Pezzo di ferro” si riduceva sempre di più mentre la guerra commerciale imponeva un continuo arricchimento ed aggiornamento in R&D e ricchezza: in tutto questo il tradizionale Marketing alla Philip Kotler aveva mostrato tutta la sua inattualità

Il Web moltiplicava consapevolezza e conoscenza dei diversi target potenziali. “Divide et Impera” aveva perso efficacia in un mondo dove la segmentazione estremizzata delle categorie di mercato vedeva sempre più debole ed esposto il mondo dell’offerta soprattutto in tema Auto; mentre al contrario dalla parte della domanda la continua frammentazione e delimitazione delle categorie di mercato generava una costante consapevolezza ed esperienza su prezzi e rapporto qualità e prezzo.

In parole povere, più i Costruttori (con l’ausilio suicida delle Istituzioni politiche di contesto) creavano scalini progressivi per costringere il Cliente a salirli e disorientarsi temporaneamente, più in realtà i Consumatori salendo i gradini metaforici della scala del Mercato segmentato acquisivano consapevolezze e prevenivano, guidandole, le scelte dell’Industria.

Occorreva mettere in atto un “frullatore” socio-economico: da un lato spezzare la catena della consapevolezza del consumatore evoluto e maturo in Occidente, e dall’altro aprire i varchi per cominciare a moltiplicare le vendite nei mercati in prevedibile ascesa e crescita di consumi.

Il momento ideale, al contrario di come tanti pensano, è arrivato in coincidenza non delle fasi “virtuose” del mercato ma in occasione delle sue ultime catastrofi collettive di sistema dal 2008 ad oggi: Credit Crunch e Crack Lehman, DieselGate, Brexit e Lockdown con ripensamento della intera filiera di Supply Chain globale e connessa PRESUNTA crisi dei semiconduttori. E’stata lungo questa slavina progressiva che i Costruttori sono riusciti a:

​-Stravolgere categorie e regole di mercato classico con la interposizione del paradigma “Elettrico” attraverso il quale hanno preventivamente cestinato diversi Market Target (a partire dalle “utilitarie”) dove i margini erano diventati negativi;

-Così facendo si è potuta ridisegnare la disciplina del “Pricing parametrico”: senza alcune Categorie di mercato canoniche e con nuove dimensioni da conoscere, il Consumatore non ha avuto più il “benchmark” a disposizione;

​-Con la supercazzola delle “BEV” nel frattempo si intruppavano le menti e le coscienze del Consumatore potenziale generico con nuovi concetti: Autonomia, tipologia di Batterie, efficienza, modalità/tempi/supporti/costi di ricarica diventavano sempre più assiomi incomprensibili da assumere come evangelo;

​-Con questa “supercazzola” la continuata secretazione da parte dei Costruttori di rango delle tecnologie discriminanti per le proprie piattaforme tecnologiche “o cosiddette” ha portato da un lato a perpetuare la carenza di lessico tecnico di base masticabile da parte dei consumatori potenziali; e dall’altro ha moltiplicato messaggi e comunicazioni tese a rinforzare un ipotetico senso di appartenenza tra Clienti e tradizionali “Brand” anche su una tecnologia cosiddetta nuova, anche se non solo non è nuova ma dubito che, ad ammortamenti industriali perfezionati, sia più costosa delle tradizionali piattaforme endotermiche.

Il che mi fa discretamente pensare che diversi “Profit Warning” di taluni Costruttori che lamentano miliardi di perdite sulle piattaforme elettriche siano semplice fuffacontabile.

Ma sono io che lo penso. Sia chiaro.

Pericolo scampato: mercato endotermico in salvo. Le BEV tornano nei cassetti?

Contate le presunte uscite previste lungo dieci anni dai Costruttori in tema di nuovi modelli BEV: potete riscrivere l’elenco telefonico. Nulla, in confronto alle volte in cui gli stessi Costruttori hanno abiurato il maledetto Diesel, per poi ritrovarlo oggi a discapito proprio della possibile uscita di nuove BEV.

Ovviamente il percorso elettrico non è finito: con una faccia da vero e proprio organo basso di equilibrio centrale, i Costruttori spacciano ridicolmente per rivoluzione elettrica la Ibridazione di prodotto. Ma è una bufala almeno per i due terzi del prodotto europeo in commercio od in proposta. Si tratta semplicemente di interposizioni sistemiche di propulsione elettrica in affiancamento e surroga parziale del classico (e vecchissimo) endotermico e conseguente gestione elettronica della interazione tra sistemi. Come pensare oggi ad un prodigio nel momento in cui ci si rendesse conto della straordinarietà di un sistema a Gas/GPL che interagisce intelligentemente ed automaticamente con la classica alimentazione a benzina dei motori classici. 

Mi prendereste per idiota, così come mi ridereste dietro se io ritenessi un’auto a benzina di “ieri” un vecchio modello, e il corrispondente modello Bifuel di oggi un “nuovo” modello.

 

E allora perché avete ritenuto da subito, facendo un poco la figura dei fessi, un “nuovo modello” la stessa auto di pochi anni fa semplicemente addizionata di un “Primo Impianto” Ibrido elettrico a supporto della meccanica tradizionale?

Potrei continuare , ma la cosa che più mi preme sottolineare come didascalica, per farVi capire come diversi Costruttori basano il loro Profitto decarbonizzato sulla vostra ingenua ignoranza e impreparazione, è solo chiederVi in successione:

​-Dieci anni fa credevate morto in Diesel che eravate abituati a comprare a prezzi stracciati?

​-Per quasi due lustri avete più visto un assortimento di Gamma Diesel degno di questo nome, dimenticando ovviamente anche i rispettivi listini che accompagnava tale assortimento?

-Ed allora perché oggi quello stesso Diesel praticamente quasi invariato da allora si è autoriabilitato dal ruolo di untore dell’ambiente, e sta tornando lentamente in affiancamento ai sistemi ibridi ma a prezzi di partenza lunari rispetto a dieci anni fa?

Ma, soprattutto, Voi di questo Vi siete mai realmente accorti???

Forse, un giorno tra un anno o un secolo leggeremo un titolo di cronaca: “Quella falsa Commection elettrica nata in Europa per salvare gli Endotermici”…

Peccato solo, ma si fa per dire, che in caso a Bruxelles abbiano voluto scherzare sulla questione elettrica come ho appena responsabilmente scritto, il problema di oggi è che dalla zona del Dragone sono poco propensi a scherzare e stanno facendo maledettamente sul serio.

E non bastano i superdazi a metterci una toppa: Von BEV Leyen, se ci sei (sperando davvero in questo) batti un colpo. Il casino lo avete cominciato Voi e Voi dovete risolverlo.ù

 

Ma se qualche parruccone o Solone della storia del mercato Auto volesse –e magari, ma di sale in zucca per commentare od obbiettare in modo interessante non se ne vede – obbiettare a questa mia visione maliziosa e persino diffamatoria della evoluzione del mercato auto lungo dieci anni, lascio il periodo completo che riporto fedelmente di seguito e che appartiene ad un articolo ancora in Rete, che ho scritto…il 27 Settembre 2015. Ecco cosa dice:

Un mio articolo. Di dieci anni fa. Non profezie: solo tanto buon senso

“Il Diesel di oggi ha superato ogni limite sia su strada che sul Mercato che nello Sport. Ha offerto in 40 anni uno valanga di soluzioni, Brevetti, dispositivi ed architetture che il mondo del “ciclo Otto” non aveva totalizzato neppure in un secolo. 

Ha coperto ogni Target di mercato ed ogni tipo di veicolo che avesse più di 2 ruote.

Ormai il Mercato del Nuovo è occupato da TUTTI i Playersmondiali con offerta di gamma sovrabbondante. 

Sul campo dell’Usato il Turbodiesel occupa la scena a discapito spesso di altre motorizzazioni. 

Tutti ormai dichiarano gli stessi miracolosi consumi, praticamente le stesse prestazioni. E tutti si combattono su tutti i segmenti di mercato. In una sola parola :TUTTI…….Ergo, ormai sul Diesel non vince più nessuno. Tutto comincia a diventare troppo uguale per tutti, ed è un rischio. Se non vince più nessuno perdono tutti.…Ecco perchè il Diesel deve morire.

O meglio: deve morire “questo” profilo di Diesel che ci siamo abituati a comprare fino ad ora. 

Perchè sennò il motore a Gasolio rischierà di fare come il biblico Sansone con i Filistei. E allora vuoi mettere la “destabilizzazione competitiva” possibile che si avrebbe sbattendo sotto al naso dell’Automobilista una bella ed imperscrutabile inchiesta sulle “emissioni occulte” tale da mettere a rischio il suo orientamento di scelta? 

Un Automobilista che possa scegliere consapevolmente e che si orienta con esperienza su un mercato che conosce bene è un Consumatore che fa paura, lo capiamo bene. Ormai il Consumatore sul Turbodiesel sa tutto, o perlomeno crede di sapere…

E allora, meglio ucciderlo “questo” Diesel. Tutto troppo uguale, tutto troppo democratico…Facciamolo morire, è il grido di guerra del mercato Auto. E allora un giorno leggeremo : ” Il Diesel è morto, prima che si uccidesse da solo. Correva l’anno 2016…”.

Riccardo Bellumori

Automobili Mignatta Rina: la Supercar in incognito

La giovane azienda piemontese Automobili Mignatta ha presentato il suo modello di debutto, la Rina, che combina le migliori caratteristiche delle auto sportive italiane degli anni Sessanta, ovvero una carrozzeria biposto elegante e leggera, un potente motore a benzina e un telaio dalla messa a punto fredda.

L’azienda Automobili Mignatta è stata fondata dall’imprenditore Jose Mignatta. Il primo modello è stato chiamato così in onore di sua nonna Carerina ed è una barchetta leggera a due posti, cioè un’auto sportiva senza tetto né parabrezza, con visiere individuali per il conducente e l’unico passeggero.

La carrozzeria della Rina è basata su una monoscocca in fibra di carbonio di propria progettazione, che pesa solo 71 kg e ha una rigidità torsionale di oltre 10.000 Nm/grado. Le sospensioni sono a doppio braccio oscillante. All’interno delle ruote traforate con dado centrale si nascondono potenti freni a disco ventilati Brembo, con diametro dei dischi anteriori di 360 mm (pinze a 6 pistoncini) e posteriori di 350 mm (pinze a 4 pistoncini). Tra i sistemi ausiliari troviamo il servosterzo e l’ABS. I pneumatici di serie sono Pirelli P Zero Trofeo RS.

Sotto il cofano è installato il V8 Coyote atmosferico Ford da 5,0 litri, modificato dall’azienda italiana Italtecnica Engineering; le sue caratteristiche non sono ancora state rese note, ma si prevede che la potenza massima sarà al livello di 500 CV, il tutto trasferito alle ruote posteriori attraverso un cambio automatico a 6 rapporti e un differenziale autobloccante. Dato che il peso a vuoto della Rina sarà di circa 1000 kg, ci si può aspettare una dinamica di accelerazione pazzesca.

LA SPORTIVA UNICA

Nell’abitacolo a due posti della Rina, generosamente decorato in fibra di carbonio, non ci sono schermi touch screen, ma solo indicatori analogici: cinque su un pannello di fronte al volante e un tachimetro al centro del pannello anteriore, con una velocità di 320 km/h. Sotto il tachimetro si trovano una serie di classici interruttori a levetta e tre manopole rotanti del sistema di microclima. Il rivestimento in pelle dei sedili striscia letteralmente sul tunnel centrale. Le portiere sono dotate di profondi incavi per i caschi da corsa.

Automobili Mignatta prevede di produrre solo 30 esemplari della Rina Barchetta all’anno. Gli ordini sono già in corso, con un prezzo a partire da 260.000 euro, tasse escluse, e la produzione e le consegne inizieranno il prossimo anno.

Nuova Mercedes Classe G: la Mansory Speranza

Lo studio di tuning tedesco Mansory continua ad esercitarsi con la Mercedes Classe G: viene presentata un’esclusiva cabriolet a 4 porte Speranza con un mostruoso dodger esterno, interni lussuosi e motore V8 forzato.

Potrebbe sembrare che Mansory abbia realizzato una cabriolet bianca su base Mercedes Classe G proprio in tempo per l’elezione del nuovo Papa, ma si tratta di una pura coincidenza: l’anteprima di Speranza è in concomitanza con l’esposizione di auto di lusso Top Marques Monaco. Allo stesso tempo, Mansory Speranza è effettivamente un po’ simile alle “Helics” ufficiali del Papa e imita le conversioni di vari tuner, ad esempio dello studio polacco Carlex Design.

La stessa Mercedes-Benz ha avuto un’auto simile alla Mansory Speranza, ovvero la Mercedes-Maybach G 650 Landaulet del 2017 con un V12 da 6,0 litri da 630 CV. – Ne sono stati prodotti 99 esemplari. Ma mentre la Mercedes-Maybach G 650 Landaulet ha solo una parte del tetto rigido sostituita da una capote pieghevole (questa è la caratteristica principale della carrozzeria landaulet), la Mansory Speranza ha un tetto pieghevole morbido, il che significa che è una cabriolet a tutti gli effetti, anche se con telai delle porte rigidi.

Una trasformazione simile è stata presentata nel 2023 dallo studio di tuning Refined Marques di Dubai, ma si trattava di una vettura a 4 porte su un passo accorciato, mentre Mansory ha realizzato una cabriolet sulla base di un SUV a 5 porte di serie Mercedes-AMG G 63, e la base è stata presa la versione Mansory già finalizzata della Grande Entrée 2025, con porte posteriori che si aprono sul lato anteriore opposto. Il nome Speranza è tratto dalla lingua italiana e si traduce in russo come “speranza”.

LUSSO ESTREMO

Mansory dichiara di aver dotato la carrozzeria della Speranza di rinforzi per compensare la perdita di rigidità dovuta alla rimozione del tetto. La capote pieghevole si alza e si abbassa elettricamente e, anche quando è ripiegata, c’è spazio per i bagagli sotto di essa.

Il look esterno in fibra di carbonio della Speranza è lo stesso della 2025 Grande Entrée, ma in questo caso la maggior parte degli elementi è verniciata nel colore di base bianco della carrozzeria e, comprensibilmente, non è incluso lo spoiler posteriore. I 24 pollici Mansory FC.5 sono verniciati in nero lucido e hanno cerchi bianchi a contrasto dietro le razze.

L’abitacolo della Speranza è caratterizzato da inediti rivestimenti Mansory in una combinazione di colori bianco-rosso-nero di pelle e camoscio con numerosi inserti in fibra di carbonio laccata con ornamenti a stella Mercedes. Ci sono nuovi sedili singoli anteriori e posteriori, separati da un tunnel centrale alto, il che significa che l’interno è rigorosamente a 4 posti. Il pulsante di avviamento del motore si trova sulla console a tetto sopra il parabrezza.

DATI TECNICI

Il motore V8 biturbo a benzina da 4,0 litri della Mercedes-AMG G 63 originale ha ricevuto da Mansory nuovi turbocompressori più produttivi, un nuovo sistema di scarico e un nuovo programma di controllo; di conseguenza, la potenza è passata da 585 CV e 850 Nm a 820 CV e 1150 Nm, il tempo di accelerazione a 100 km/h è stato ridotto da 4,3 a 4,0 s, la velocità massima è limitata a 250 km/h.

Mansory non rivela il prezzo della Speranza, ma tenendo conto della complessità della carrozzeria, possiamo tranquillamente ipotizzare che il prezzo della cabriolet non sia inferiore al milione di euro.

Vorremmo aggiungere che Mansory ha altre conversioni sorprendenti sulla base di “Helic”, tra cui Mansory Gronos Coupe EVO C a tre porte, Mansory Gronos 4×4 rialzato con assi a portale, Mansory Gronos 6×6 pick-up a sei ruote e Mansory P900 EWB Gold Edition allungato “mattone d’oro”.

Questo accessorio per auto ti stupirà: MSXTTLY Phone Holder

Oggi vi presento un accessorio per auto decisamente utile scovato su Amazon.

Il MSXTTLY Vacuum Magnetic Phone Holder è un supporto magnetico per smartphone con ventosa, progettato per essere utilizzato in auto, a casa o al lavoro.

COMPATIBILITÀ AMPIA

Funziona con iPhone (serie 12-16) e telefoni Android (Samsung, Google, Motorola, OnePlus). Se il tuo dispositivo non ha MagSafe, puoi usare l’anello magnetico incluso.
Regolazione flessibile grazie al braccio in metallo con doppia regolazione, rotazione 360° orizzontale e 210° verticale, per adattarsi a diverse angolazioni.

Sistema di blocco a vuoto garantisce una presa stabile su superfici lisce. Resiste a strade sconnesse, frenate brusche e curve.

Nuova DS N°8 presidenziale: regalo a Macron

Il Presidente francese Macron è passato dal crossover ibrido plug-in DS 7 Elysee al cross-liftback elettrico DS N°8 in edizione speciale presidenziale. La prima uscita pubblica di Emmanuel Macron con la nuova auto è avvenuta l’8 maggio, quando l’Europa commemora tradizionalmente l’anniversario della vittoria sul nazismo nella Seconda Guerra Mondiale.

La DS N°8 presidenziale è la quarta auto di Emmanuel Macron in qualità di Presidente della Francia; il precedente cambiamento è avvenuto nell’estate del 2022, quando Macron ha ricevuto dalla Stellantis Corporation il crossover ibrido plug-in DS 7 Elysee extended in una carrozzeria aggiornata; i due modelli precedenti erano anch’essi versioni speciali della DS 7.

Alla fine dello scorso anno, il marchio premium DS ha presentato il nuovo modello di punta N°8 – si tratta di un cross-liftback elettrico di medie dimensioni (lunghezza totale – 4834 mm, passo – 2905 mm) sulla piattaforma STLA Medium, le cui vendite in Europa inizieranno solo nell’autunno di quest’anno, ma Emmanuel Macron è già in sella. In precedenza, i presidenti francesi non avevano mai viaggiato su auto elettriche.

È curioso che nella gamma DS ci sia una berlina ibrida plug-in più grande, la DS 9 (lunghezza totale – 4934 mm), ma viene prodotta in Cina, quindi per motivi di immagine Emmanuel Macron non avrà la DS 9. Anche la DS N°8 non è propriamente un’auto francese: è assemblata in Italia presso lo stabilimento Stellantis di Melfi, ma la batteria e i motori elettrici sono di produzione francese.

LA VERSIONE ESCLUSIVA

La DS presidenziale N°8 è verniciata in Blu Zaffiro e presenta emblemi unici con i colori della bandiera francese. Il pannello della fascia anteriore, che imita la griglia del radiatore, è dotato di luci speciali. Sui bordi del paraurti anteriore sono presenti sporgenze per il fissaggio di aste per bandiere. La DS N°8 presidenziale è considerata un modello da cerimonia, quindi ha un’ampia apertura nel tetto con una mantellina di stoffa scorrevole e un corrimano, a cui il Presidente può aggrapparsi durante la guida in piedi. La carrozzeria è stata blindata dall’azienda francese Centigon, ma non sono stati resi noti i dettagli.

DATI TECNICI E MOTORI

Anche l’interno della DS N°8 presidenziale è decorato in toni blu scuro, con un pannello anteriore decorato con pannelli di legno intarsiati a mano di colore chiaro. I montanti della carrozzeria e il tunnel centrale presentano finiture tessili di Hermès con le lettere RF, acronimo di République Française, ovvero Repubblica Francese. Sul livello inferiore del tunnel centrale, nella parte anteriore dell’abitacolo, si trova un pannello di controllo delle attrezzature speciali.

Il servizio stampa di Stellantis non dice nulla sulla motorizzazione della DS N°8 presidenziale, ma possiamo ipotizzare che si tratti di un modello top di gamma, con due motori e una potenza massima combinata di 375 CV e 509 Nm. La DS N°8 di serie con questo propulsore accelera a 100 km/h in 5,4 secondi, con una velocità massima limitata a 190 km/h. La DS N°8 di serie ha una capacità della batteria di 97,2 kWh, con un’autonomia massima di 686 chilometri con una singola carica nel ciclo WLTP.

È possibile che una versione blindata di serie della DS N°8 cross-liftback sia basata sulla DS N°8 presidenziale, come è accaduto l’anno scorso con il crossover DS 7, la cui versione blindata di serie è stata denominata Vauban in onore delle fortificazioni (forti e fortezze) del XVII secolo.

Nuova Toyota Corolla Cross 2025: la GR Sport

Non è passato molto tempo dal suo assalto alle concessionarie e, inaspettatamente, Toyota ha svelato il suo aggiornamento. La nuova Toyota Corolla Cross 2025 irrompe sulla scena ricca di novità. Ha un nuovo design esterno, nuove dotazioni tecnologiche, innovazioni meccaniche e, cosa ancora più importante, arriva finalmente in gamma l’allestimento GR Sport.

Basta un rapido sguardo alle immagini che illustrano questo articolo per capire come è cambiata la Corolla Cross. Il frontale presenta una griglia a nido d’ape che non solo crea un nuovo look, ma migliora anche il raffreddamento. Anche i gruppi ottici sono stati aggiornati e ora incorporano la tecnologia AHS sugli allestimenti più alti. Sono collegati da una striscia luminosa che si collega al badge del marchio.
I gruppi ottici posteriori sono stati ridisegnati per incorporare piccole alette che, secondo il marchio, migliorano l’aerodinamica e quindi l’efficienza. Degni di nota sono anche i nuovi cerchi in lega da 18 pollici.

D’altro canto, e direttamente collegato alla sezione estetica, dobbiamo parlare di un’altra delle grandi novità che questo aggiornamento porta con sé. La Corolla Cross è ora disponibile nell’allestimento GR Sport. La Toyota Corolla Cross GR Sport è in vendita da anni fuori dall’Europa. Solo ora, approfittando di questo aggiornamento, Toyota aggiunge questo allestimento alla gamma europea.
La versione GR Sport è subito riconoscibile. È dotata di cerchi lavorati da 19 pollici, la griglia ha un design specifico e lo stemma Toyota è rifinito in nero. Come se non bastasse, questo allestimento può essere personalizzato con l’esclusiva combinazione bicolore Storm Grey. Anche gli interni presentano dettagli specifici, come i sedili in similpelle con cuciture a contrasto. A tutto questo si aggiungono le modifiche all’assetto del telaio. Le sospensioni sono state messe a punto e, per la prima volta su questo modello, è presente una modalità di guida Sport.

GLI INTERNI

A parte gli esterni, entrando nella nuova Corolla Cross si viene subito avvolti da un ambiente digitale e connesso.

La vettura è dotata di un quadro strumenti digitale da 12,3 pollici abbinato a un touchscreen da 10,5 pollici. Il touchscreen di serie diventa il “centro nevralgico” dell’abitacolo. È un componente chiave per il funzionamento del sistema di infotainment Toyota Smart Connect che offre la compatibilità con Android Auto e Apple CarPlay.

L’abitacolo presenta anche un design rinnovato che mette in evidenza una console centrale più grande che incorpora soluzioni di archiviazione aggiuntive, come uno spazio in cui riporre un secondo telefono cellulare. Anche la leva del cambio è nuova. Inoltre, il portabicchieri è stato rinnovato e, per i livelli di allestimento più alti, c’è un sistema di illuminazione ambientale aggiornato.
La nuova Toyota Corolla Cross sarà disponibile nelle concessionarie entro la fine del 2025.
Toyota ha colto l’occasione per migliorare il comfort a bordo utilizzando nuovi materiali per l’isolamento acustico. Anche le vibrazioni e il rumore del motore sono stati ridotti. La vettura dispone inoltre di un ampio e variegato elenco di sistemi di assistenza alla guida, essendo equipaggiata con il pacchetto Toyota Safety Sense di terza generazione.

MOTORI

Dal punto di vista meccanico, la nuova Toyota Corolla Cross continuerà a essere disponibile con due motori. Entrambi sono ibridi (HEV) a ricarica automatica. Si tratta dei motori Hybrid 140 e Hybrid 200. Il motore di base produce 140 CV, mentre l’opzione top di gamma produce rispettivamente 197 CV. In entrambi i casi è disponibile il cambio automatico e-CVT.

Toyota sottolinea che entrambi i motori sono altamente efficienti. Inoltre, a differenza del modello precedente, disponibile esclusivamente con trazione anteriore, la nuova Corolla Cross sarà offerta anche con trazione integrale AWD-i. Una tecnologia che garantisce prestazioni eccellenti in condizioni di bassa aderenza e di scarsa tenuta. Inoltre, le varianti AWD-i dispongono di una modalità di guida Snow Extra appositamente studiata per la guida su strade innevate.