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Nuova Mazda CX-5 2025: Anteprima Teaser

Non scoraggiata dalla fuga di notizie del mese scorso, Mazda ha mostrato il suo prossimo CX-5 di terza generazione, il cui debutto è previsto per la prossima settimana, il 10 luglio. Una serie di immagini in ombra confermano la veridicità della foto iniziale, mostrando il leggero restyling del SUV.

Si notano chiaramente i fari sottili con luci diurne a forma di L, che affiancano la griglia cromata Kodo con un inserto a rete. La griglia è incorniciata da un pezzo nero a forma di U che ricorda le finiture nere lucide della 6e elettrica, fornendo una certa unità visiva tra due auto altrimenti non correlate.

Più in basso, la forma della presa d’aria centrale ribaltata (che, tra l’altro, è ora divisa in tre sezioni) è enfatizzata da linee di carattere a forma di L agli angoli del paraurti, che conferiscono all’auto un’aria da musone.

Il posteriore, finora inedito, presenta ampi fari posteriori a forma di L che ricordano quelli della CX-60 e della CX-80, posti sopra l’incavo per la targa montato sul portellone posteriore e un bordo del paraurti in nero lucido.

LA GAMMA MAZDA

Nell’immagine fornita è appena visibile, ma il consueto stemma è stato sostituito dalla scritta “Mazda”, un elemento di design già visto per la prima volta sulla 6e. Gli interni continueranno la marcia di Mazda verso il territorio premium, con un design più sofisticato e materiali di alta gamma rispetto al modello precedente. Hiroshima promette anche “tecnologia e sistemi di sicurezza avanzati e incentrati sull’uomo”.

Il nuovo Mazda CX-5 sarà offerto con motorizzazioni a benzina e ibride, quest’ultima probabilmente derivata da Toyota nell’ambito di una collaborazione esistente.

Più avanti, nel 2027, un nuovo motore a benzina Skyactiv-Z dovrebbe garantire una migliore efficienza dei consumi e delle prestazioni grazie a una gestione ultraprecisa del motore che raggiunge un rapporto stechiometrico aria-carburante – denominato Lambda:1 – per una combustione pulita e completa.

Volkswagen Tera supera ogni record ed esce dal Brasile

Il marchio Volkswagen si prepara ad ampliare la geografia delle vendite della sua nuova compatta Tera. In termini di design, le auto destinate ai diversi Paesi sono uguali. Ma la tecnologia differisce a seconda del mercato.

Il crossover Volkswagen Tera ha esordito in Brasile nel maggio di quest’anno, e solo lì viene ancora prodotto e venduto. Tuttavia, ancor prima del lancio del modello, l’azienda ha dichiarato che la novità non sarà un’esclusiva locale: il parketnik apparirà “in più di 20 Paesi su due continenti”. È chiaro che l’habitat principale dell’assemblaggio brasiliano di Tera sarà il Sud America nel suo complesso (non ci sono ancora informazioni sul secondo continente). Ebbene, uno dei primi mercati di esportazione per la Tera sarà la Colombia – l’altro giorno si è tenuta una presentazione della cinque porte.

Ricordiamo che la Volkswagen Tera è basata sulla piattaforma MQB-A0, sulla quale sono costruite anche la Polo, la Nivus e la T-Cross. La lunghezza della Tera è di 4151 mm, mentre il passo è di 2566 mm, come per l’utilitaria sudamericana.

In termini di design, il crossover da esportazione non differisce dalla versione per il Brasile. Tra le caratteristiche dell’aspetto della VW Tera: fiancate “muscolose” e paraurti aggressivi. All’interno, le caratteristiche principali sono un volante tronco e un tablet multimediale “attaccato” al pannello frontale.

SOLUZIONE LOW COST

Secondo i media colombiani, già nella versione base il crossover locale dispone di sei airbag e di un sistema di frenata automatica con rilevamento dei pedoni.

In Brasile, la Volkswagen Tera è dotata anche di cruscotto virtuale, climatizzatore con comandi touchscreen, ricarica wireless, cruise control convenzionale o adattivo, sistemi di marcatura e monitoraggio dell’angolo cieco. Probabilmente, in altri Paesi, il parketnik ha un equipaggiamento simile.

Ai brasiliani il Volkswagen Tera più economico è offerto con il motore atmosferico a tre cilindri 1.0 MPI, che tradizionalmente per questo Paese “alimenta” sia la benzina (77 CV) sia l’etanolo (84 CV). Ma in Colombia, le versioni iniziali saranno disponibili con un motore atmosferico a quattro cilindri 1.6 MSI puramente a benzina con una potenza di 110 CV. Come la versione base brasiliana, anche la variante da esportazione con motore atmosferico ha ricevuto la meccanica. Le versioni più costose, indipendentemente dal Paese, sono dotate di un 1.0 TSI turbo e di un classico automatico: in Colombia questo motore produce 99 CV (in Brasile la potenza è di 109 o 116 CV – benzina/etanolo). La trazione è in ogni caso solo anteriore.

Gli ordini per la Volkswagen Tera in Colombia inizieranno ad agosto.

Alejandro De Tomaso, il più bravo di tutti a fare l’Italiano

Avevo nemmeno quattro anni quando cominciò ad uscire alla ribalta, più spesso per sortite verso la politica e i Sindacati in un inizio di periodo di ferro e fuoco per l’Italia. La sua mimica, il suo slang italo-spagnolo colorito da inflessioni e pause in stile “Padrino buono” e il suo perenne grisaglia con cravatta, polsini e sigaro cubano: era Alejandro De Tomaso, uno dei Signori dell’Automotive anni Settanta e Ottanta in Italia ed Europa

Uno che ci sapeva fare anche se a modo suo aveva il dono di saper rovesciare elegantemente il tavolo da gioco per ripristinare i valori in campo. Ed in una Italia Fiat centrica, dove la fortezza di Stato Alfa Romeo era a sua volta blindata dall’ombra dell’IRI, l’unico modo che De Tomaso aveva per poter combattere ad armi pari era diventare a sua volta un Costruttore di Stato. 

Io francamente non so in che modo era arrivato a farsi ascoltare (e finanziare) dalla GEPI, alternativa all’IRI nel risollevare con fondi pubblici le Aziende nazionali strategiche ed a sua volta ben accompagnata da almeno altre due finanziarie dedite al settore Trasporti e motorizzazione visto che nel periodo anche Ducati e MV Agusta erano fortemente partecipate dallo Stato. 

Ma se devo condividere un ricordo, mi ispirava simpatia per quello sguardo furbetto e la smorfia di sorriso che lo assimilava ad un Principe De Curtis con la plastica correttiva. 

Certo il suo personaggio lo aveva studiato bene e lo esercitava ottimamente nello scenario televisivo, dove raramente aveva concorrenti.

In questo noi di Autoprove abbiamo il piacere del ricordo diretto di persone del mondo Automotive e del Motorsport di prestigio. Uno dei nostri amici più gettonati è di sicuro Gianluca Bardelli che ancora ragazzo ebbe occasione di vedere ed incontrare Alejandro De Tomaso che venne in visita al Centro Bardelli di Roma (dove si lavorò egregiamente anche sulle supercar marchiate De Tomaso)  inun modo straordinariamente “naif”: con l’auto ed una splendida Roulotte al seguito. Vi promettiamo che nel prossimo speciale sulla “Pantera” ne parleremo con lui e Vi racconteremo il quadretto in modo completo.

Alejandro De Tomaso, una ventata di innovazione e di provocazione in Italia

Aveva ventidue anni, Alejandro De Tomaso, quando Piero Dusio arrivò alla corte di Peron a Buenos Aires. 

Dusio era partito da Torino verso l’Argentina, e qui si fermò per gli effetti della procedura di amministrazione controllatae trovo’ nel leader populista un ponte ed un rifugio per continuare progetti automobilistici e per ritrovare liquidità. 

Ma fu Dusio stesso, anni dopo, a ricreare in Argentina una seconda vita ed una nuova famiglia, insieme ad un rapporto di amicizia con Peron.

Invece Alejandro era nato in Argentina come erede di una neodinastia iniziata da nonno Di Tommaso (capostipite di una famiglia, parrebbe, molisana) partito in Argentina alla fine dell’Ottocento per fare fortuna  come carpentiere. 

Divenne Costruttore, latifondista, uomo ricco ed influente. 

Suo figlio Antonio ottenne la nuova determina presidenziale argentina per modificare il cognome in “De Tomaso”. 

Antonio, padre di Alejandro e di altri tre figli, divenne un protagonista della politica nazionale. Si, avete capito: in meno di due generazioni i De Tomaso passano dalla miseria al potere assoluto; e in questo i geni di Alejandro corrispondono molto poco ad un rampollo di famiglia bene e più a quelli di un monello popolare. 

Per questo io sono affezionato alla sua figura. E da monello venne trattato e tratteggiato un po’ dappertutto, anche in Argentina. Sospettato di un progetto di attentato contro Peron, fu poi costretto ad emigrare prima in Uruguay e forse, incrociando solo per un attimo il Piero Dusio di Corso Peschiera, Alejandro fece rotta in Italia. 

 

Prima a Torino, poi a Modena. 

Ancora adolescente in Argentina, da amante della velocità e dei prototipi da corsa, affronta la scomparsa a soli 15 anni di suo padre Antonio e diventa da subito una delle colonne familiari nella gestione della fattoria che il nonno aveva creato come sede familiare. Ma la passione per le auto rimane: suggestionato dalle cronache dell’idolo nazionale Fangio, attende di superare di poco i vent’anni per iniziare a gareggiare in piccole corse locali con altri coetanei. 

Ma a 26 anni partecipa alla sua prima Mille Miglia di Buenos Aires del 1954 con un’Alfa Romeo, per poi entrare in contatto con l’importatore della Maserati: nel 1955 come copilota . Nel frattempo cresce in lui l’indole di contestazione espressa con giornaletti clandestini contrari alla politica peronista. Ne paga le conseguenze, appunto, fuggendo dal suo paese mentre le inchieste giudiziarie arrivano a scagionarlo poco tempo dopo. Arriva a Modena e per mantenersi collabora con una Officina mantenendo passione ed attività agonistica.

L’Italia diventa la sua patria adottiva anche quando, libero da accuse, potrebbe tornare a casa. Corre direttamente con le auto fino al 1959: poi, a 31 anni, diventa piccolo Imprenditore e fonda a Albareto (Modena) la sua piccola Factory in nome proprio costruendo ed assemblando piccole monoposto di Formula Junior che arrivano anche negli States, dove i suoi avversari sono personaggi del calibro di Frank Reisner e Peter Monteverdi.

E se si dice che dietro ad un grande uomo c’è una grande donna, la seconda moglie di Alejandro – Elizabeth Haskins – è un poco la vera “Mentore” e Mecenate delle scorribande industriali di De Tomaso: molto ricca ed influente come ramo familiare, accompagna prima Alejandro nella gestione di Rowan Automotive per poi presentarlo al Jet Set di General Motors e di Ford con cui il nostro reuccio argentino stringe un sodalizio che è favorito soprattutto dalla visione molto eclettica e rivoluzionaria di Ford Europa nello sport. 

De Tomaso Costruttore, fuori dai soliti schemi

Debutta in Formula Uno nel 1961con una “co-gestione” della Scuderia Serenissima che prende alcune scocche e le motorizza Alfa Romeo mentre un’altra con motore “Osca” fa alcune apparizioni. Continua per altre due Stagioni ma il rapporto “Costi/risultati” è decisamente negativo e così Alejandro si dedica di nuovo nelle formule minori 

Nel 1969, torna con Frank Williams, ma nel 1970 arriva la tragedia di Piers Courage a Zandvoort. Quella fu l’ultima stagione di sempre per De Tomaso in F1. 

Arriva la specializzazione nelle Gran Turismo in una sorta di “co-gestione” tra Ghia (di cui diventa la guida grazie all’appoggio della Ford) e visione sportiva legata ad un “must” tipico delle competizioni: il motore posteriore centrale. Dalla concept per “Vallelunga” passando per Mangusta e poi per la eterna ed iconica “Pantera”. 

 

Il legame con Ghia si rompe nel 1972: Ford ha idee molto diverse da Alejandro sulla gestione della Firma di stile cheper l’Ovale ha semplicemente un ruolo subordinato alla strategia direzionale, mentre al contrario il “polso”diAlejandro vorrebbe in fondo una linea di continuità con la idea di Luigi Segre, cioè un Centro Stile capace di produrre e disegnare non solo in termini “Captive”. Ed ecco che, ceduta Ghia al Gruppo Ford, De Tomaso riversa sul suo proprio Marchio decine di progetti di stile, prototipi e concetti che in linea produttiva “di serie” o in produzioni dedicate, diventano il segno distintivo del Marchio De Tomaso. 

Dentro cui il classico ferro a T utilizzato dai maniscalchi per lavorare sugli zoccoli dei cavalli diventa quasi una provocazione verso il “Cavallino” di Maranello (molto vicino ad Albareto): caro Drake, occhio alla tua cavalcata od al tuo galoppo; l’arma per sfilarti via gli zoccoli e bloccarti la corsa la De Tomaso ce l’ha.

La bella avventura imprenditoriale di De Tomaso con le Supercar potrebbe trovare il suo punto di inciampo nella crisi energetica e sociale che arriva dai primi anni Settanta in Europa e che vede saltare uno dopo l’altro decine di Marchi di auto sportive, di lusso e di fattura artigianale. Se Alejandro non fa la stessa fine di persone con le spalle davvero coperte come Renzo Rivolta è grazie ad un complesso articolato di spavalderia in grado di attrarre fiducia,favori politici conquistati in Italia, disponibilità e risorse economiche in parte familiari (con la moglie Elizabeth davvero “socia” di capitali) e soprattutto per l’ascendente che Alejandro ha su fornitori, partners e collaboratori. La forza straordinaria di De Tomaso è soprattutto molto vicina (a sua insaputa) a quella del Drake Enzo Ferrari: coalizzare le “parti” di società di interesse in un unico mandato riconosciuto al grande Capo per guidare la battaglia contro il nemico di turno. 

Anche se poi, magari, il nemico diventa anni dopo un compagno di battaglie: esemplare per De Tomaso la questione giapponese. Da vero ed elegantissimo giocatore di Poker riesce da un lato a coalizzare il resto dei concorrenti del settore moto (una volta acquisite Benelli e Moto Guzzi) su una legge dello Stato che aumenta i dazi – in termini di IVA – al 38% del prezzo di listino delle moto estere di importazione fino a 380 cc. In parole povere significa blindare il mercato italiano delle motoleggere costringendo la Honda, ad esempio, ad aprire lo Stabilimento ad Atessa.

Sul fronte auto adotta la stessa prosopopea per garantire il sostegno pubblico alla Innocenti, la cui Gamma di auto di piccolo taglio aveva il rango ideale per essere sfidato dalla produzione giapponese di elite; salvo poi chiudere accordi industriali con Daihatsu, in risposta all’accordo Alfa Romeo Nissan, per la fornitura di piccoli motori del Costruttore nipponico.

Arrivato al controllo di Innocenti e Maserati dalla fine del 1975, mezzo secolo fa, De Tomaso ha però un merito gigantesco connaturato al suo talento: più che un industriale Alejandro era un perfetto Raider finanziario: adocchiava le Aziende in difficoltà, o quasi sull’orlo del baratro, ed aveva l’occhio per capire se e quando quei Marchi sarebbero potuti tornare a galoppare sul mercato. Con Innocenti e Maserati è così, e sul Marchio del Tridente De Tomaso compie una sorta di piccolo capolavoro diplomatico: insinua nei francesi di PSA, prossimi alla ipotesi di chiusura della Casa di Modena, l’allarme di un pregiudizio storico ed insieme politico di ripulsa del prodotto auto francese in Italia (mercato ottimo per PSA dal lato del Diesel); un po’ quello che anni dopo spingerà le quattro Case Giapponesi al salvataggio a spese proprie di Harley Davidson in America. Ed insomma, pur di favorire quello che a Parigi si presenta come uomo della Provvidenza, Peugeot Citroen decide di dirigere diverse centinaia di miliardi di Lire equivalenti (in Franchi francesi) verso De Tomaso per……”finanziargli” l’acquisto di Maserati. Può esistere negli annali una operazione finanziaria più machiavellica di questa? Ipotetici liquidatori di un Marchio auto che arrivano a finanziare l’aspirante aquirentecontro il pregiudizio mediatico di un fallimento. Roba da Agatha Christie. 

De Tomaso, l’improvvisatore che diventa Re di Modena

E così, convinta la GEPI con cui De Tomaso aveva già acquisito Benelli ed Innocenti, Alejandro diventa il reuccio di Modena (De Tomaso e Maserati) ed inizia una sinergia “salviamo il salvabile” tipica anch’essa del genio dell’argentino: Kyalami e Quattroporte III sono i primi modelli “Executive” con cui si indirizza il Tridente lungo una nuova direttrice di mercato e di concorrenza: spostare il focus di Gamma da una inutile e sterile concorrenza a Ferrari, Lamborghini, Lotus, ed alla stessa De Tomaso e spingere Maserati verso il nuovo mercato delle berline Premium sportive che con BMW, Mercedes, Audi in Germania; Saab e Volvo in Svezia e Toyota ed Honda in Giappone stava prendendo piede. Una ad una le Merak, le Bora, le altre “berlinette” escono di produzione in attesa del nuovo paradigma. La Biturbo. E se dovessi essere didascalico e pedante dovrei ora elencare le pecche di un Manager che su circoli di qualità, controlli di processo, cura dei particolari e soprattutto promesse mantenute ha davvero un record negativo. Fa niente: in un’Italia dove si spendevano centinaia di miliardi pubblici per le Arna, o dove la Lancia Gamma aveva aperto voragini di bilancio per una approssimazione manufatturiera, o dove fino a pochi anni prima la cancrena della ruggine aveva bollato un intero mercato, Don Alejandro aveva fretta. 

Ogni giorno perso per sviluppare nuovi modelli e per curare a puntino ogni particolare era un giorno guadagnato per BMW, Mercedes, Audi, Saab Turbo, Porsche 944, Honda Prelude e Toyota Celica. 

Quando la Biturbo si propone al mercato a metà del 1982 con un prezzo di soli venti milioni di Lire, è inutile che io elenchi la serie di lamentele, disdette contrattuali, critiche sui giornali. Però, da appassionato ed analista di un settore di mercato (l’auto) dove la vocazione di santità è del tutto estranea, mi faccio qualche domanda: da inizio anni Ottanta De Tomaso “motociclistico” prende topiche clamorose, graziato dal successo di mercato di quel benedetto “V2” Carcano/Guzzi che Alejandro voleva boicottare sull’altare dei quattro e sei cilindri emuli dei giapponesi; e che poi salva la cassa e la situazione del Gruppo Benelli/Moto Guzzigrazie ai volumi garantiti di vendite e di appalti pubblici. 

E dunque è così che De Tomaso cede lo scettro di primo Gruppo europeo anticamente detenuto da Moto Guzzi a favore del Gruppo Cagiva: lui, che aveva esteso la legge anti giapponesi sotto i 380 cc. crea una Gamma Frankenstein che porta Benelli e Guzzi agli ultimi posti di mercato sulle taglie piccole. Pensate solo che di fronte alla competizione ad alto livello sul Due tempi e persino di fronte alle uniche due 4T 125 europee mono (Morini e Honda) Benelli/Guzzicontrappongono vecchi bicilindrici 2T oppure “madama Complicazione” 124. Mentre la sola vendutissima serie “V35” di Moto Guzzi non basta a far quadrare i conti. 

Anni Novanta, fine dei sogni

Al contrario del De Tomaso a due ruote, l’imprenditore auto azzecca i paradigmi e i nuovi trends di mercato, ma sbaglia molte volte i processi; e quando non li sbaglia ci pensa la politica a farlo sbagliare: le lotte sindacali in Italia, poi l’opposizione della Gepi (abbastanza stuzzicata in questo da interrogazioni parlamentari piuttosto “favorite” da Gruppi vicini all’Avvocato…) al famoso gioco contabile di Alejandro che spostava gli attivi della Innocenti sui buchi di bilancio del Tridente. Si arriva al “presunto” (secondo me) scandalo delle autocombustioni in California delle Biturbo ed il colpo finale è alla fine arrivato. De Tomaso “deve” cedere elegantemente il pacchetto Innocenti / Maserati alla Fiat, e cedere Benelli e Guzzi in altrettante operazioni di cessione che però servono nella liquidità a ripianare i buchi ed il lento declino della “De Tomaso Factory” che rimane lentamente in attività fino a metà anni Novanta. 

Da allora, quando il verbo sportivo e Premium comincia a dover parlare la lingua della Qualità totale, dell’ecologia e dell’ingresso nei nuovi mercati di Asia ed ex URSS, per la De Tomaso si chiudono i battenti.  E se questo racconto Vi è servito per conoscere un poco meglio un Capitano di Industria che io, personalmente, vorrei ad ogni angolo di strada senza però caffè corretti in Carcere……Beh, se tutto questo è successo, spero che come me vorrete un poco più di bene a questo speciale ed unico Alejandro De Tomaso.  

Riccardo Bellumori

Il nuovo motore e-Power debutta su Nissan Qashqai

Dopo una lunga e preoccupante pausa nel lancio di nuovi prodotti, Nissan sembra aver ritrovato il suo ritmo. Dopo la nuova Leaf, arriva la terza generazione del pionieristico sistema ibrido e-Power, che ha fatto il suo debutto in Europa con il SUV Qashqai.

Sebbene l’aspetto sia molto simile a quello del modello rinnovato svelato l’anno scorso, il SUV di segmento C, piuttosto modesto, è completamente nuovo sotto il cofano. Il sistema di auto-ricarica e-Power promette di essere più silenzioso e più potente, garantendo un’autonomia di 1.200 km con un solo pieno di benzina, secondo la classificazione WLTP.

Il generatore a tre cilindri turbocompresso ha la stessa capacità nominale di 1,5 litri dell’unità precedente, ma è un’unità nuova di zecca progettata specificamente per le applicazioni e-Power. L’innovazione principale è l’adozione del concetto di combustione StarC, di proprietà di Nissan, che ottimizza il collettore di aspirazione, la camera di combustione e la forma del pistone per mantenere un forte flusso di rotazione al centro del cilindro. In questo modo si stabilizza la combustione quando il motore funziona in regime di magra all’intervallo di giri fisso per la generazione di elettricità.

Nissan sostiene che le modifiche hanno aumentato l’efficienza termica fino a un impressionante 42%, mentre un nuovo turbo più grande ha contribuito a ridurre di 200 giri il regime del motore durante la guida in autostrada, riducendo la rumorosità dell’abitacolo di ben 5,6 dB.

Altre modifiche includono l’abbandono della complicata tecnologia di compressione variabile VC-Turbo (resa superflua dagli altri aggiornamenti del motore), la riduzione dell’attrito grazie all’uso di olio motore 0W-16 e l’utile aumento di 5.000 km degli intervalli di manutenzione a 20.000 km. Naturalmente, il motore rimane scollegato dalle ruote e non le aziona affatto, ma serve esclusivamente ad alimentare il motore elettrico.

IL NUOVO E-POWER

Il motore è ora un’unità modulare cinque a uno che combina il motore di trazione stesso con il generatore, l’inverter, il riduttore e il moltiplicatore. Questo riduce ulteriormente la rumorosità e le vibrazioni sotto carico, insieme al miglioramento della taratura del motore e dell’isolamento acustico, mentre la potenza aumenta di 15 CV (di cui 14 CV se si attiva la modalità Sport) e arriva a 205 CV.

Nonostante le dimensioni della batteria siano rimaste identiche a 2,1 kWh, le modifiche hanno portato a una riduzione del 16% del consumo di carburante nel mondo reale e del 14% nella guida in autostrada. Ufficialmente, la Qashqai è in grado di raggiungere un valore WLTP di 4,5 litri per 100 km, con una conseguente autonomia di 1.200 km. Anche le emissioni di anidride carbonica sono diminuite del 12%, passando a 102 grammi per chilometro.

Secondo Nissan, la maggiore autonomia significa che la Qashqai e-Power è in grado di percorrere più strada rispetto alla maggior parte delle ibride plug-in tradizionali senza la necessità di fermarsi a ricaricare. In questo modo, l’auto rappresenterà una porta d’accesso all’elettrificazione per coloro che sono ancora scettici nei confronti dei veicoli elettrici o che non sono in grado di passare a uno di essi, offrendo al contempo i vantaggi di una coppia istantanea e di una bassa rumorosità, ha aggiunto la casa automobilistica.

Oltre al nuovo propulsore, il Qashqai è stato migliorato per il 2025 con servizi Google integrati come Google Maps, l’Assistente Google e il Play Store. È presente anche una funzione di guida semi-autonoma ProPilot di livello 2 con un’autonomia migliorata su più corsie, che offre un migliore monitoraggio del traffico e una maggiore consapevolezza dell’ambiente circostante. Il modello aggiornato sarà in vendita in Europa a settembre.

Mazda CX-30 2025: Focus Infotainment e ADAS

Esaminiamo da vicino il sistema di infotainment della nuova Mazda CX30 2025. Approfondiamo le funzionalità di Apple CarPlay e Android Auto, offrendo una panoramica completa dell’esperienza utente a bordo della Mazda CX30. Scopriamo insieme le innovazioni tecnologiche.

Toyota e Suzuki insieme per una compatta sportiva

C’è un bisogno crescente di auto compatte e divertenti da guidare, ed è possibile che Toyota e Suzuki siano pronte a soddisfare questa richiesta nel 2026. Si parla dello sviluppo di due hatchback sportive e accessibili: la Toyota GR Starlet e la nuova generazione della Suzuki Swift Sport.

ALLEANZA GIAPPONESE

Secondo la rivista giapponese Best Car, entrambe le auto sarebbero in fase avanzata di sviluppo. La Swift Sport potrebbe debuttare nella primavera del 2026, mentre la GR Starlet arriverebbe in autunno. Entrambe saranno a trazione anteriore, con motori turbo e assetto messo a punto per offrire puro piacere di guida.

La GR Starlet potrebbe essere la più economica della gamma Gazoo Racing, con motore tre cilindri turbo da 1.3 litri (circa 150 CV) e cambio manuale a sei marce. Si vocifera anche di una versione da rally.

La nuova Suzuki Swift Sport dovrebbe invece adottare un aggiornamento del motore 1.4 turbo con tecnologia mild-hybrid a 48V, ereditando il DNA sportivo ma con un occhio all’efficienza.

Il ritorno dei nomi leggendari Swift GTi e Starlet GT Turbo potrebbe far sognare ancora una volta gli appassionati di guida e di auto sportive compatte a prezzi abbordabili.

Nuova Ford Fiesta 2026: ritorno da elettrica

Quando si parla di city car iconiche, il nome Ford Fiesta fa subito battere il cuore di ogni appassionato di motori. Dopo oltre quattro milioni di unità vendute in Europa dal 1976, la Fiesta è pronta a scrivere un nuovo capitolo: quello dell’elettrico. Ecco perché il suo imminente ritorno – previsto tra il 2026 e il 2027 – promette di rivoluzionare il segmento delle compatte urbane.

Un’eredità che spinge verso il futuro

La Fiesta ha sempre brillato per la sua maneggevolezza, il design fresco e l’efficienza. Ora, Ford sta convertendo questi valori in una piattaforma totalmente elettrica basata sull’architettura MEB scalabile (la stessa usata sul Volkswagen ID.2all). Il risultato atteso? Un’auto capace di unire dimensioni contenute (lunghezza intorno ai 4,05 m) a un’abitabilità sorprendente e a un bagagliaio di almeno 300 litri, perfetta per spostamenti quotidiani e brevi gite fuori porta.

Questi rendering di Kleber Silva ci permettono di dare uno sguardo in anteprima al modello.

L’aspetto rimarrà “da Fiesta”: gruppi ottici sfaccettati, fiancate bombate e un frontale alto che sottolinea la nuova grinta elettrica. Attenzione però ai dettagli high-tech: le cornici dei fanali potrebbero integrare luci diurne a LED dinamiche, mentre nel posteriore spiccherà un fascione luminoso che unisce i due fari. All’interno, il quadro strumenti sarà completamente digitale, affiancato da un grande touchscreen da almeno 10”. Materiali eco-friendly, plastiche riciclate e sellerie vegan saranno il trait d’union tra sportività e sostenibilità.

MOTORI E DATI TECNICI

Secondo le ultime indiscrezioni, la uova Ford Fiesta elettrica monterà un motore da circa 150 kW (204 CV) sull’asse anteriore, con una batteria da 55–60 kWh. Prevista un’autonomia reale intorno ai 400 km WLTP, supportata da ricariche fino a 150 kW in DC: in mezz’ora si arriverà all’80% di carica. Una soluzione che punta a coprire l’uso cittadino e le trasferte extraurbane con un unico passo.

Ford non lesinerà sui servizi “connected”: sulla Fiesta EV troveremo il sistema SYNC di ultima generazione con over-the-air update, integrazione wireless di Apple CarPlay e Android Auto e un’assistente vocale potenziato. Per la sicurezza, arriveranno funzioni di guida autonoma di livello 2, come il Cruise Control Adattivo, il Lane Centering e l’Autonomous Emergency Braking evoluto.

Competizione e prezzi

Nel panorama delle city-EV, la nuova Fiesta sfiderà modelli come Renault 5 E-Tech, Opel Rocks-E e Dacia Spring. Il suo punto di forza sarà il bilanciamento tra dinamica e prezzo: si stima un listino di partenza sotto i 30.000 €, con incentivi statali e regionali che potrebbero portarla intorno ai 24.000 € chiavi in mano.

Il Land Rover Defender Mini sarà Tata

Tata Motors potrebbe non essere il primo nome che viene in mente quando si parla di case automobilistiche globali, ma forse dovrebbe.

Nonostante sia passata inosservata a molti, persino agli appassionati di auto, l’azienda di Mumbai sta tenendo in vita Jaguar e Land Rover nel turbolento panorama automobilistico odierno, caratterizzato da dazi, normative mutevoli e imprevedibilità economica.

Oltre alla gestione dei marchi di lusso britannici, Tata costruisce un’ampia gamma di veicoli con il proprio marchio. Tra questi vi sono utilitarie di valore, SUV compatti e, sempre più spesso, auto elettriche. Tata ha investito molto nella mobilità elettrificata, offrendo veicoli elettrici a prezzi accessibili a partire da 11.600 dollari.

Ora l’azienda punta a conquistare il segmento dei SUV compatti con una nuova proposta progettata per rivaleggiare con la popolare Kia Seltos, che dovrebbe essere disponibile sia in versione a combustione interna che elettrica. Diamo un’occhiata più da vicino a ciò che sta per arrivare.

Il rendering in copertina di Caracoops.com ci permette di dare uno sguardo in anteprima.
Presentato in anteprima sotto forma di concept all’Auto Expo di Delhi del 2023 e più recentemente al Bharat Mobility Show di quest’anno, il design finale rispecchia in gran parte la show car Sierra. La sua estetica squadrata presenta notevoli influenze Land Rover, come il design del tetto flottante, le maniglie delle porte a filo e la posizione eretta. Potreste quasi definirla una piccola Defender e non sareste fuori strada.

La fascia nera lucida incorpora fari anteriori ben nascosti con DRL che coprono tutta la larghezza del frontale, mentre più in basso una presa d’aria trapezoidale si occupa del raffreddamento. La superficie della lamiera evita inutili fronzoli di design e i passaruota squadrati, abbinati a rivestimenti massicci, ne confermano l’intento polivalente.

Sul retro, i finestrini del quarto posteriore si avvolgono intorno ai montanti D inferiori prima di intersecare senza soluzione di continuità il vetro del portellone posteriore. Il design a conchiglia del portellone sfoggia un sottile gruppo ottico posteriore a LED a tutta larghezza con inserti inferiori del paraurti in lega.

INTERNI E TECNOLOGIE

L’azienda proprietaria di Land Rover sta realizzando un piccolo Defender tutto suo.
All’interno, l’attenzione si sposta sulla connettività e sul comfort. La Sierra dovrebbe essere a cinque posti e dotata di funzioni digitali, tra cui un quadro strumenti completo, un ampio touchscreen con Apple CarPlay e Android Auto senza fili e un tetto apribile panoramico per illuminare il tutto.

Tra le altre caratteristiche che probabilmente entreranno nella lista ci sono i sedili ventilati e una suite di sistemi di assistenza alla guida di livello 2, che le conferiscono una marcia in più in un segmento in cui tali caratteristiche stanno iniziando a diventare standard.

DATI TECNICI E MOTORI

L’azienda proprietaria di Land Rover sta realizzando un suo piccolo Defender
Le notizie provenienti dall’estero suggeriscono che la Sierra sarà offerta con due piattaforme separate: la “Atlas” per i modelli a benzina e diesel e la “Acti.EV” per la variante elettrica. Tuttavia, le indicazioni attuali suggeriscono che Tata potrebbe concentrarsi sulla piattaforma Atlas, che supporta una gamma di configurazioni di propulsori e semplifica la produzione.

Per quanto riguarda il cofano, siamo ancora in attesa delle specifiche definitive. Alcune fonti suggeriscono che la versione elettrica offrirà un’autonomia fino a 500 km, che sarebbe notevole per un veicolo di questa fascia di prezzo.

I modelli a combustione interna saranno dotati di un quattro cilindri turbo da 1,5 litri a benzina da 168 CV e di un diesel da 2,0 litri, con la potenza inviata al suolo tramite un cambio manuale a sei velocità o un cambio automatico a sei velocità. Si dice che sia in lavorazione anche un cambio DCT a sette rapporti.

La Sierra non andrà all’estero, almeno non a breve. È stata progettata per competere sul mercato indiano contro rivali consolidati come Kia Seltos, Hyundai Creta, Maruti (Suzuki) Grand Vitara, Hyundai Alcaza, MG Astor e Honda Elevate.

Il modello di serie dovrebbe fare il suo debutto ufficiale nel corso dell’anno e le vendite seguiranno poco dopo. I prezzi e le specifiche complete saranno probabilmente annunciati prima del lancio.

Tata avrebbe successo se portasse la Sierra o qualcosa di simile nei mercati al di fuori dell’India? È una domanda che vale la pena porsi, dal momento che ci sono acquirenti di SUV compatti alla ricerca di un’opzione elegante ma accessibile, cosa di cui il segmento non è esattamente ricco.