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Giotto Bizzarrini il Re di Torino

C’era sempre della magia nei Saloni dell’Auto, fino a sessanta anni fa, che accompagnava i sogni di chi poteva vedere e toccare con mano le novità del momento. Erano anni in cui chi poteva solo sognare un’auto era la maggioranza rispetto a chi poteva permettersela.

Eppure è stato il periodo in cui più di sempre il mondo dell’Auto fu popolato da piccoli e grandi Marchi creatori di veri sogni a quattro ruote.

Perché in primo piano c’erano sempre loro, i miti a Quattro ruote. Chiaro, il grosso delle attese del comune mortale era sulle “popolari” Fiat 1100, Autobianchi Primula, Ford Cortina, Opel Kadett, Innocenti, etc…; loro si occupavano di moltiplicare il trasporto su strada, e sempre loro davano forza e guadagno alla sempre più fitta rete di officine ed Autostazioni che stava nascendo.

Ma per alimentare il sogno della velocità e del desiderio le prime pagine erano delle “supermaggiorate” sportive e fuoriserie del tempo, che meritavano repertori fotografici e le recensioni delle Riviste.

Che tempi, a pensarci oggi: Enzo Ferrari diceva che vincere la Domenica era come fare pubblicità gratis.

Quanto aveva ragione, quando non c’erano i cellulari e la “Rete” era quella degli appassionati che agli albori prendevano in comitiva un treno prima ancora che albeggiasse, per seguire le Gare aperte al Pubblico o visitare da vicino Stabilimenti e Concessionari dei Marchi sognati, ma più spesso per raggiungere i Santuari dell’Auto, cioè i Saloni.

E le più premiate dalla passione e curiosità popolare erano le vincenti della Domenica anche negli anni Sessanta: in Italia Abarth, Alfa Romeo, Ferrari; dall’estero le MG, le Triumph, le Mini Cooper, ed in alto le Aston Martin e le Jaguar.

Inarrivabili e dunque ammiratissime anche senza vincere nulla in Europa erano anche le supercar americane.

Fu la stessa passione e passerella di primedonne in quel Salone di Torino 1963 aperto il 30 Ottobre e chiuso il 10 Novembre: Torino era culla mondiale dell’Auto come Detroit e più di Parigi, Londra e Berlino. C’era la crema dei Costruttori mondiali, oltre ai Marchi artigianali delle più straordinarie Supercar del momento. Ma anche i Carrozzieri con le loro opere dalle linee oniriche.

Fuori, in file lunghissime e pazienti i “visitatori comuni” non se ne avevano a male del fatto che contro ogni buonismo e falso egualitarismo Vi fossero anche ben distinte le vie di accesso per “VIPS” e – persino – per i potenziali acquirenti che avessero in qualche modo fatto pervenire le loro intenzioni ed offerte ai Marchi espositori; nella lunga fila “proletaria” il popolo degli appassionati aveva due soli capisaldi: essere davanti ai cancelli fin dalla prima apertura perché fino al ritorno in Stazione per l’ultimo treno avrebbero battuto metro per metro ogni angolo di Fiera; e poi il ripetuto richiamo ai giovani figli in carovana sul divieto assoluto a comprare alcunchè ai banconi di Gastronomie e Bar, visto che le perfette organizzazioni familiari del tempo assemblavano puntualmente una mezza dozzina di panini assortiti a frittate e formaggio, più la immancabile damigiana di vetro per il dissetamento, con la fatidica mela delle quattro pomeridiane per gli incontentabili stomaci dei giovani.

Ovviamente il giorno più ambito era quello dell’inaugurazione: addirittura i più intraprendenti tra ragazzi e giovani uomini giravano quella mattina intorno ai camion e furgoni degli espositori – in sosta davanti alle strutture – per offrirsi come aiutanti volontari (in cambio di ingressi gratuiti) per l’inevitabile completamento di tendoni e spazi di esposizione che spesso erano ancora quasi incompleti all’atto dell’apertura Kermesse. Davvero altri tempi, strano averli dimenticati così in fretta. Ci si arrangiava, senza tanta burocrazia ma con una spinta data dalla passione.

I Saloni Auto, il Paradiso degli appassionati

Ma il giorno dell’inaugurazione era simbolico e dunque foriero della visita al Salone di Vip e celebrità di ruolo: dal Presidente della Repubblica e Sindaco della Città che aprivano con il classico taglio del nastro, alla visita delle Star dello Sport e del Cinema, che così potevano essere avvicinate dal comune spettatore per la prima volta.

Unica regola valida per tutti: accaparrare tutto quel che – gratuitamente – era possibile quanto a penne, block Notes, Agende, stemmi ed adesivi, spillette, gadgets, Brochure, foto, Poster, e quant’altro da poter mostrare con orgoglio ai compaesani al ritorno: erano i trofei di guerra “pesanti” che portavano in calce i nomi gloriosi, e certo erano molto più emotivi delle classiche USB Pen con cui una generica ed inanimata presenza agli Stand oggi ti dice al più :”Guardi, qui dentro trova tutto: Jpeg, PDF, MediaKit, Press Pack, MeetingPoint, Link. Tutto!!

Pensi! Pure il telecomando dell’auto che si è perso in mezzo al divano l’anno scorso…”.

Bene: battute a parte, tra i nomi altisonanti e già blasonati delle vedette in vista al Salone, ce n’era uno ancora non proprio famoso agli occhi del mondo, che però era presente con la sua firma apposta su ben 3 Supercar presenti in esposizione, e questo non era di certo un fatto “comune”.

Quel nome, dal recente passato in casa Ferrari, era quello di Giotto Bizzarrini, genio livornese che aveva da poco aperto la sua attività privata con la “Autostar”.

Giotto aveva seguito il gruppo di Dirigenti e tecnici fuoriusciti da Maranello nel 1961 lasciando in eredità al suo successore Mauro Forghieri la “Papera” (alias “Anastasia” alias “il Mostro”), prototipo precursore della “250 GTO”; ma aveva inserito nei canoni progettuali e filosofici della classica Ferrari il suo personale tocco fatto di stile al servizio dell’aerodinamica e della perfetta efficienza dinamica del mezzo.

Senza Bizzarrini un pezzo di Ferrari – come ora è diventata – non sarebbe lo stesso. E dicendolo non si fa torto a nessun altro dei suoi onorevoli colleghi, precursori e successori.

Uscito da Ferrari, la breve parentesi con ATS lascia spazio ad una nuova esperienza da autonomo.

Incredibile a dirsi, il primo Cliente di Giotto glielo procura proprio Enzo Ferrari: E’ la “A.S.A.” di Lambrate, marchio della famiglia De Nora, che sviluppa una vetturetta sportiva da soli 1000 cc. la cui incubazione è proprio tra Maranello e Grugliasco (Bertone) ed al cui sviluppo dentro al Cavallino aveva partecipato attivamente proprio Giotto Bizzarrini. A.S.A. diviene così Committente della “Autostar”. Come nasce questa nuova realtà automobilistica, fatta ad immagine e somiglianza di Giotto?

Giotto Bizzarrini e la “Autostar” a Livorno

il vero inizio di tutto è nella Sede Legale di Viale Giosuè Carducci (“ex”) 37: non sappiamo se questa Sede la scelse direttamente Giotto, o se lui stesso confluì in questo ufficio registrato per la Rappresentanza della “Campagnolo Amadori” fin dalla Primavera del 1962; certamente in questo passaggio il genio livornese trovò accanto anche l’Ingegner Luigi Maltinti, suo iniziale “socio”, che probabilmente era tra i due sia il diretto referente per la rappresentanza sia il “luogotenente” di Giotto quando questi era in trasferta per seguire i progetti che nascevano oltre Livorno.

Tuttavia la sede di Via Carducci non aveva lo spazio necessario da offrire a Bizzarrini per lavorare di Officina sui suoi prototipi: motivo per cui inizialmente fu trovata una “sede operativa” al numero civico “attualmente” 112 di Viale Ippolito Nievo, che nello specifico si trova oggi non su un affaccio diretto al Viale ma in un viottolo di rientro che dà anche sull’ingresso di un magazzino del Supermercato vicino: qui, nei pochi metri quadri di un vero e proprio Garage con annesso bagnetto di fortuna, nacque la prima leggenda.

Viale Carducci 37 fu chiusa molto presto per trasferire tutto a Viale Ippolito Nievo, dove poco vicino si trovava l’officina del papà di quello che fu, dopo Mauro Prampolini, il secondo giovane collaboratore di Bizzarrini: Paolo Niccolai, al tavolo da disegno, era impegnato fondamentalmente nei disegni tecnici affiancato appunto da Prampolini come responsabile primo di Officina e lavorazioni; a loro seguì subito dopo un giovane e già bravissimo esperto di saldatura e trattamento metalli come Paolo Sancasciani; mentre per tutto quello che poteva riguardare i Layout “stilistici” o di Design, Giotto non si fece mancare la collaborazione con un promettente concittadino come Piero Vanni, nuova promessa dell’arte e del disegno industriale.

Una sorta di “fabbrica dei sogni” che realizzava anche il paradigma cui Giotto cercò di essere fedele fin da subito: quello di fare da atelier e scuola in un certo senso per tutti i giovani che volessero affrontare un percorso professionale e lavorativo.

Questo desiderio Bizzarrini lo espresse persino pubblicamente affermando che il suo sogno sarebbe stato quello di aprire dentro Livorno Centri professionali per insegnare ai giovani i segreti e gli Skills per lavorare nel mondo che era diventato il suo. Ma intanto, in una superficie di poche decine di metri quadri (in parte occupate da un “casottino” separato con scrivania e parete allestita con i prodotti della Campagnolo Amadori) il miracolo contrario ad ogni comune legge architettonica riusciva comunque a trasformare in factory per prototipi da sogno un ex Garage dove armeggiavano tutti insieme appassionatamente: un meccanico con relativo bancone, utensileria e ponteggio da lavoro; più di un tecnigrafo con disegnatore, un saldatore ed esperto fabbro; una segretaria eroica; episodicamente un Designer come Vanni e la sua leggendaria “lavagnetta”; e lo spazio per almeno una macchina su cui lavorare, con il metro quadro residuo che è quello che restava a disposizione di Giotto per presenziare e supervisionare di persona.

Perché – dove, come e quando poteva – Bizzarrini era là a controllare, non certo per sfiducia ma per ricostruire passo passo nella visione delle lavorazioni dei suoi collaboratori ogni possibile miglioria o modifica in corso d’opera.

Se però la dimensione artigianale, “pret a portair” e lillipuziana di Viale Ippolito Nievo Vi può sembrare un limite per lo sviluppo di una attività entrata nella leggenda, prendete nota: dentro “Autostar” (intesa come attività autonoma iniziale di Giotto) prendono corpo i progetti della A.S.A. 1000 Corsa e di un prototipo derivato da quest’ultima, ed i modelli ultimati vengono messi alla frusta nelle competizioni ufficiali più importanti; in Autostar nasce il motore a 12 cilindri 3500 della Lamborghini, quello che supera di quasi dieci cavalli il limite già pretenzioso imposto a Giotto da Ferruccio, e che farà la fortuna di Sant’Agata per quasi trent’anni con una serie infinita di “upgrade”; e da Consulente titolare della “Autostar” Giotto Bizzarrini inizia il suo rapporto con la “Iso Autoveicoli” di Bresso a partire dalla “IR 300 GT”, un altro traguardo della Autostar che apre ufficialmente la stagione delle Supercar iconiche del Commendator Renzo; infine Autostar è la mamma tutta livornese delle “Iso A3/C” che rimangono ovviamente iconico fiore all’occhiello della leggenda di Giotto.

Le “Regine” : nate in una “mangiatoia”

Non può non suscitare scalpore la visione di una sorta di autorimessa adattata con pochi strumenti a factory generatrice di progetti straordinari: soprattutto se messa a confronto con le strutture e gli investimenti dei concorrenti destinati delle supercar di Giotto.

Eppure è questa la cornice a quello che Bizzarrini ha materialmente dato vita in quel 1963.

Il rapporto con Renzo Rivolta (oltre alla coda dei progetti con la A.S.A. dei De Nora) e con Ferruccio Lamborghini nasce in seno alla esperienza “Autostar” insieme alle collaborazioni necessarie per dare vita a tutto il “continuum” necessario a realizzare l’opera finita (la Carrozzeria Neri&Bonacini”, ad esempio, così’ come le Officine Marchesi a Modena, etc…).

Ed ecco là, in quel Salone di Torino del 1963 brillare almeno tre dei cinque gioielli che in quell’anno avevano preso vita anche grazie alla mano di Giotto: assenti la “ATS 2500 GT” (presentata al Salone di Parigi) e la “A.S.A. GTC 1000” da competizione battezzata in Pista e non nelle Kermesse pubbliche, il palcoscenico del Salone sabaudo viene catalizzato dalla spaziale “Iso A3/C” nello Stand del marchio di Bresso; dalla carismatica “Iso A3/L” esposta da Bertone, e per la quale Giotto aveva rielaborato il motore “Chevrolet V8” portandolo a canoni di sportività mai visti prima (oltre ad aver collaborato con Pierluigi Raggi nel layout del telaio e degli assetti generali); ed infine appare per la prima volta al Salone un Marchio destinato a condividere la leggenda di antagonista principe del Cavallino.

Quel 12 Cilindri di Giotto a Sant’Agata: lo “Chevy” italiano

E’ la Lamborghini che presenta la sua opera prima nella “350 GT” disegnata dalla mano magica di Franco Scaglione. Come al solito avanti di un decennio rispetto alla concorrenza stilistica pur sapendo rimodulare particolari e canoni di periodi precedenti, il Maestro affascina con una Gran Turismo che unisce classe, rappresentanza e sportività. Il lunghissimo cofano, frutto anche della interazione comunicativa e di confronto tra Scaglione e Bizzarrini, ospita al suo interno il “cameo” di Giotto: il 12 cilindri da 3500 cc che Ferruccio aveva commissionato al livornese e che – pochi sanno – era stato però sviluppato a Cento nella sede industriale dei Trattori Lamborghini, poiché la sede di Sant’Agata era in piena costruzione fino all’estate di quel 1963.

Un motore che merita ed ha meritato la bibliografia di supporto editata fino ad oggi; un motore che è arrivato praticamente quasi invariato se non nella cubatura fino ai primi anni Ottanta; e che certo è parte del salvataggio di Lamborghini nel periodo più drammatico del fallimento di fine anni Settanta.

Pochi sanno che un fronte di Business ideato all’epoca per la rinascita commerciale di Sant’Agata dopo il crack ed i passaggi “di mano” fino all’ingresso di Chrysler, fu quello della nautica sportiva e delle gare di Velocità con i cosiddetti OffShore.

Ebbene, sia per la indubbia disponibilità monetaria di Armatori e Clienti del mondo della Motonautica di prestigio, sia per il ritorno mediatico dato dal sempre maggiore interesse per le Gare, la “nuova” Lamborghini avrebbe dagli anni Ottanta varato il suo modello nautico del 12 cilindri di Giotto.

Che carriera, dunque: sempre sotto i cofani delle supercar, persino di un maxi Suv (lo “LM 002”), ad un passo dall’ essere dentro Prototipi da Gara, ma soprattutto vincenti dentro le Barche di velocità. Insomma, per il motore di Giotto vale proprio la definizione data da alcuni esperti di “Chevy italiano”.

Progettato dall’uomo che in Ferrari aveva battezzato il passaggio epocale alla “250 GTO” per Lamborghini quel motore doveva essere il vero “timbro di fabbrica”. Non era facile, ma quella scommessa riuscì.

Il 12 cilindri di Giotto e dello Staff Lamborghini che lo affiancò’ tra Livorno e Cento fu un manifesto di indipendenza sia dalla monarchia del Cavallino sia dal prestigio e dal pedigree offerto dalle supercar inglesi.

ISO A3C – Terribile anche da ferma

Ma se la “Grifo” nel 1963 è ancora un sogno chiuso nel limbo del prototipo A3L di Bertone, la magia di Giotto da’ il suo meglio allo Stand della ISO. Qui, vicino alla “300” c’è qualcosa di mai visto, leggiadro e diabolico allo stesso tempo; capace di trasmettere persino da fermo la sua indole feroce.

E’ la A3C, macchina da guerra nata per portare il nome di Renzo Rivolta sul tetto del mondo sportivo: Giotto l’ha voluta e creata per battere in Pista le regine Ferrari GTO e Jaguar, ed infatti debutterà a Le Mans nel clamore generale. Pensate però che questo gioiello nasce come trionfo della semplicità e del genio: nessuna attrezzatura raffinata o catena di montaggio in quel Garage della “Autostar” di Via Nievo a Livorno dove solo la passione di un gruppo di ragazzi (Pietro Vanni allo stile, Paolo Niccolai al progetto e Mauro Prampolini e Sancasciani e Pietro Corradini alla parte pratica e costruttiva) scelti da Giotto riesce in una impresa che ha del mitologico.

Persino la sua linea ha del leggendario: aneddoto forse poco conosciuto, ma al quale si deve l’embrione formale della strepitosa “Iso A3/C”, si narra che addirittura il concetto di stile sarebbe nato durante un confronto creativo tra una “battaglia all’ultimo colpo di……gessetto” tra Giotto e Pietro che tratto a tratto – su una lavagnetta affissa su una parete proprio dentro Via Ippolito Nievo – avevano abbozzato le linee discriminanti sulle quali ovviamente il talenttuoso Vanni elaborò il bozzetto di stile a partire dal quale la matita divina di un giovane Giorgetto Giugiaro (presso la Bertone) avrebbe imposto il suo crisma inconfondibile.

Nasce così quella che in quel Salone e nel mondo è e rimarrà una tra le piu’ basse, filanti, semplici, veloci, poderose e seducenti Gran Turismo di sempre, nata per cambiare i canoni dell’auto sportiva.

Nulla in lei è superfluo, e tutto quello che la compone sembra darle vita e respiro. Di certo, Giotto Bizzarrini non poteva dare alla luce gioiello migliore per consacrare il suo genio infinito.

Auguri dunque, Iso A3C che dopo sessant’anni non smetti di stupire. E grazie, Giotto.

Riccardo Bellumori

Nuova Volkswagen ID.2 2024: elettrica a 20.000 Euro

La nuova Volkswagen ID.2 sostituirà la Volkswagen Up! e sarà una elettrica low cost.

Lo scorso aprile, la casa automobilistica tedesca ha annunciato l’intenzione di sviluppare un veicolo elettrico compatto con un prezzo inferiore a 20.000 euro. Tuttavia, il mese scorso il CEO del Gruppo Oliver Blume ha espresso incertezza sulla possibilità di raggiungere questo obiettivo mantenendo la redditività.
Secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco Handelsblatt, Volkswagen sta attualmente esplorando potenziali partner interessati a collaborare a questo progetto. Una fonte non rivelata ha rivelato che l’azienda è “in una fase iniziale” dei colloqui con Renault sul programma.
Sebbene Volkswagen abbia rifiutato di commentare, Renault ha dichiarato a Reuters che la collaborazione è necessaria per essere competitivi nel mercato delle elettiche compatte. Un portavoce ha aggiunto che l’azienda è in “diverse discussioni, ma nulla è stato finalizzato”.

DATI TECNICI E MOTORI

La nuova Volkswagen ID.2 è un progetto in salita. Sia Vw che Renault sono alle prese con una campagna di riduzione dei costi, viste le sfide poste dallo sviluppo dei veicoli elettrici e dal rallentamento delle vendite nell’industria automobilistica.

Volkswagen ha fissato l’obiettivo di realizzare risparmi per 10 miliardi di euro entro il 2026, mentre Renault sta cercando di ridurre i costi di produzione dei veicoli elettrici del 50% grazie all’uso dell’intelligenza artificiale.
Anche i consumatori sono sempre più attenti ai risparmi. Il prezzo è diventato la preoccupazione principale per i potenziali acquirenti di veicoli elettrici, superando persino l’ansia da autonomia. In Europa, il prezzo medio di un veicolo elettrico supera i 65.000 euro.
Di conseguenza, sia Volkswagen che Renault hanno un forte incentivo a sviluppare un veicolo elettrico che sia veramente conveniente. Secondo la fonte di Handelsblatt, le case automobilistiche mirano a produrre tra 200.000 e 250.000 veicoli elettrici da meno di 20.000 euro all’anno.
Volkswagen non è nuova a collaborazioni con altre case automobilistiche per la produzione di veicoli elettrici. Il nuovo Ford Explorer elettrico per il mercato europeo è basato sulla piattaforma MEB di Volkswagen. Altre case automobilistiche, come Honda e GM, hanno cercato di ottenere vantaggi finanziari condividendo piattaforme elettriche. Tuttavia, questa partnership non è mai partita.

Nuova Toyota Camry 2024: Anteprima in Cina

La nuova Toyota Camry è pronta al debutto: ecco svelate le caratteristiche principali della quattro porte destinata alla Cina. Il modello sarà disponibile solo con motore a combustione interna e sotto forma di ibrido.
L’anteprima della berlina Toyota Camry ha avuto luogo a novembre e l’azienda ha mostrato quasi contemporaneamente due varianti: per il Nord America e per la Cina. Tuttavia, in entrambi i casi, i dati tecnici restanoun mistero. Ma ora ci sono nuovi dettagli sulla quattro porte cinese: il suo certificato è stato inserito nel database del Ministero dell’Industria cinese.
La berlina presentata come nuova generazione, è in realtà vediamo un profondo restyling del modello precedente sulla piattaforma GA-K: in particolare, la carrozzeria è quasi la stessa del predecessore. La Toyota Camry cinese si differenzia dalla versione americana in termini di design. Così, la quattro porte destinata al Celeste Impero ha una propria griglia del radiatore (saranno offerte diverse varianti a scelta), nell’abitacolo – e all’interno una barra touch che serve a controllare il “clima” e altre funzioni (negli Stati Uniti, la nuova Toyota Camry ha un’unità di controllo del clima tradizionale).

DATI TECNICI

La lunghezza della nuova Toyota Camry è di 4915 mm, ovvero 30 mm in più rispetto alla precedente berlina locale. L’altezza, invece, è stata ridotta di 5 mm, passando a 1.450 mm. La larghezza e il passo rimangono invariati, rispettivamente a 1.840 mm e 2.825 mm.
Negli Stati Uniti, la nuova Toyota Camry avrà esclusivamente il motore ibrido HEV, ma nel Celeste Impero Camry sarà ancora disponibile solo con motore a combustione interna, anche se la versione “tradizionale” rimane la stessa – con un 2.0 atmosferico a benzina con una potenza di 173 CV (sul modello uscente, il motore da due litri produce 177 CV; la berlina precedente è ancora presentato con un motore 2.5 da 207 cavalli).

Le Camry ibride per la Cina avranno due versioni con motori aspirati 2.0 e 2.5. Tuttavia, nella base del Ministero dell’Industria cinese finora è stata annunciata solo la versione meno potente con un motore atmosferico da 152 cavalli.

Nuova BYD Yangwang U9 2024: supercar da 1305CV

Una supercar elettrica BYD Yangwang U9 è un mostro a 4 motori dalle prestazioni esagerate.

L’ingresso sul mercato del marchio Yangwang (il nome, tradotto dal cinese significa “guardare in alto”) è un po’ in fase di stallo: i due modelli di debutto di Yangwang – un SUV ibrido con telaio di grandi dimensioni U8 e una supercar elettrica U9 – sono stati presentati in anteprima nell’aprile di quest’anno al Salone dell’automobile di Shanghai, ma non sono ancora entrati sul mercato.

Sappiamo che la produzione del SUV Yangwang U8 è iniziata: i camion con questo veicolo stanno già percorrendo le autostrade cinesi e le spedizioni ai clienti inizieranno nel prossimo futuro. La supercar Yangwang U9 sarà probabilmente in vendita l’anno prossimo.

La nuova BYD Yangwang U9 appere oggi nelle foto del Ministero dell’Industria cinese. L’auto avrà quattro motori e sarà più potente del previsto: ogni ruota ha un motore elettrico con una potenza massima di 240 kW, per un totale di 960 kW o 1305 CV. La velocità massima è limitata a 300 km/h. La lunghezza complessiva della supercar è di 4966 mm, la larghezza di 2029 mm, l’altezza di 1295 o 1338 mm a seconda delle modifiche, il passo di 2900 mm. La misura standard delle ruote è 275/35 R 21 all’anteriore e 325/30 R 21 al posteriore.

LA SUPERCAR ELETTRICA

La capacità della batteria non è ancora nota, ma, a quanto pare, è elevata, perché il peso a vuoto dichiarato dello Yangwang U9 è di ben 2475 kg, mentre la massa complessiva è di 2625 kg!

Per fare un paragone, diciamo che la supercar Hyper SSR di GAC, uscita a ottobre sul mercato cinese, pesa 1990 kg. Il propulsore a tre motori della Hyper SSR produce 1225 CV, la capacità della batteria è di 74,69 kWh, l’autonomia con una singola carica è di 506 km nel ciclo CLTC, la velocità massima è di 250 km/h. Hyper SSR è finora il principale e unico concorrente cinese di Yangwang U9.

GAMMA E PREZZI

La nuova BYD Yangwang U9 ha una carrozzeria in materiale composito, le sospensioni sono assemblate su sottotelai metallici, ma i dettagli del design non sono ancora stati resi noti. Ma possiamo già ammirare gli interni, che possono essere definiti più lussuosi che sportivi. I comodi sedili sono dotati di numerose regolazioni elettriche. Nel pannello anteriore sono installati tre schermi contemporaneamente, compreso l’intrattenimento per il passeggero. La pelle, la pelle scamosciata e la fibra di carbonio sono ampiamente utilizzate per le finiture.

La nuova BYD Yangwang U9 avrà almeno due versioni: quella con l’ala alta di poppa è orientata verso la pista e probabilmente ha una speciale messa a punto del telaio.

La nuova BYD Yangwang U9 costerà più di un milione di yuan, poiché GAC chiede un minimo di 1.286.000 yuan (180.000 dollari al cambio attuale) per l’Hyper SSR, mentre BYD posiziona il marchio Yangwang come l’apice del lusso. Tuttavia, la gamma comprenderà anche modelli relativamente accessibili: il terzo modello Yangwang sarà una berlina U6, la cui anteprima è prevista per l’anno prossimo.

Nuova Hyundai Ioniq 3 2025: Anteprima Rendering

La nuova Hyundai Ioniq 3 si inserirà in un segmento tutto sui come alternativa compatta alla Ioniq 5.

L’azienda ha già confermato che non farà un’altra Kona N: non a benzina, perché tutte le future auto N saranno elettriche, ma nemmeno in forma elettrica, perché le future N EV saranno esclusivamente a 800V, mentre la nuova Kona Electric utilizza un’architettura a 400V.

Ma non temete: qualcosa è in arrivo. Parlando con i media a novembre, Biermann, “consulente tecnico esecutivo”, ha descritto una N di dimensioni inferiori alla 5 come un prodotto fondamentale per accontentare i nuovi fan delle prestazioni di Hyundai.

Parlando ai clienti in occasione dello Hyundai N Festival tenutosi la scorsa settimana in Australia, Biermann ha ribadito quanto detto in precedenza, ovvero che un sistema da 400 V non è adatto per un’esperienza appagante in pista, perché il veicolo non funzionerebbe abbastanza a lungo e impiegherebbe ancora più tempo per ricaricarsi.

Questi rendering esclusivi di Whichcar ci permettono di dare uno sguardo al design del modello.

ELETTRICA DA 800V

Il vantaggio di un’auto elettrica da 800 V, sostiene Biermann, è che – almeno nella Ioniq 5 N – si può fare una buona sessione di pista, andare a caricare per 20 minuti e poi tornare in pista.
Biermann ha aggiunto che durante i test la 5 N ha completato un giro al di sotto degli 8 secondi sui 20,832 km del Nurburgring Nordschleife con il suo finto rumore ispirato alla i30 N che risuonava nell’abitacolo, ha ricaricato per 20 minuti e poi lo ha rifatto.

Sembra chiaro che qualunque sia il modello compatto di Ioniq in arrivo, per avere una versione derivata N, servirà l’architettura a 800V.

La nuova Hyubdai Ioniq 3 dovrà essere più costosa della Kona Electric da 400V (che al momento della pubblicazione non ha ancora un prezzo australiano), ma la grande Ioniq 5 parte da 65.000 dollari… quindi non è chiaro dove questa nuova Ioniq più piccola si collocherà nel listino prezzi della gamma.

La nuova Hyundai Ioniq 3 debutterà alla fine del 2025.

Stellantis sfida Nio: il futuro della ricarica

Stellantis insieme alla società americana Ample l’anno prossimo lancerà in Europa un progetto pilota sulla sostituzione rapida delle batterie delle auto elettriche su terminali speciali. La tecnologia sarà testata sulle utilitarie Fiat 500e, in futuro potrebbe estendersi ad altre marche e modelli Stellantis.
In Europa, la tecnologia delle batterie sostituibili per le auto elettriche non ha ancora attecchito, il pioniere in questo campo è stata la società Renault: nel decennio scorso, insieme alla società americano-israeliana Better Place ha lanciato in Israele e Danimarca una rete di terminali per la sostituzione rapida delle batterie delle auto elettriche, ma l’efficacia commerciale di questa impresa e la sua attrattiva per il consumatore erano trascurabili, il progetto è fallito, nel 2013 Better Place è fallita.

Renault ha pensato di tornare all’idea delle batterie sostituibili per le auto elettriche, ma non ha ancora fatto alcun passo concreto in questa direzione, mentre la società Stellantis, che non si era mai occupata di batterie sostituibili, ha deciso di testare questa tecnologia con rischi finanziari e di reputazione minimi per sé.
Nell’ambito del progetto pilota, Stellantis utilizzerà i terminali di sostituzione delle batterie dell’azienda americana Ample, che ha già diversi terminali di questo tipo in Europa, e in caso di necessità ne potrà installare di nuovi in soli tre giorni. Il lancio avverrà la prossima estate a Madrid (capitale della Spagna) e un centinaio di Fiat 500e hatchback del servizio di car sharing Free2Move (una società controllata da Stellantis Corporation) saranno dotate di batterie sostitutive. Il processo di sostituzione della batteria di un’auto elettrica richiederà cinque minuti.
I parametri finanziari della partnership tra Stellantis e Ample non sono stati resi noti, ma è chiaro che i costi da parte di Stellantis sono ridotti, in quanto si tratta di una tecnologia estranea e già funzionante, Stellantis vuole solo testarla sui suoi modelli, vedere come va, valutare i risultati e prendere o meno la decisione di espandere la partnership.
Le aziende automobilistiche occidentali osservano con interesse il rapido sviluppo della tecnologia di sostituzione delle batterie per le auto elettriche da parte delle aziende cinesi, ma non vedono ancora prospettive commerciali evidenti e quindi non si lanciano nella corsa. In Cina, il pioniere in questo settore è Nio, che ha già migliaia di terminali per lo scambio di batterie in Cina e decine in Europa. Recentemente Nio ha avviato una partnership con Geely e Changan per sviluppare ulteriormente la tecnologia delle batterie intercambiabili e anche altre aziende cinesi, come il produttore di batterie CATL, stanno lavorando attivamente in questa direzione.

IL FUTURO ELETTRICO

Le batterie intercambiabili hanno permesso a Nio di ridurre il prezzo iniziale delle sue auto elettriche: possono essere acquistate senza batteria e la batteria può essere presa in abbonamento, cambiandola quando serve ai terminali e non rimanendo al minimo per ore alla presa. La rapidità di sostituzione è uno dei principali vantaggi delle batterie intercambiabili: per ottenere una ricarica completa, il consumatore impiega circa lo stesso tempo che il proprietario di un’auto “a motore termico” impiega per riempire il serbatoio sotto la spina, cioè circa cinque minuti. Inoltre, il ben noto timore del proprietario di un’auto elettrica circa la riduzione della capacità della batteria con l’usura scompare: quando la batteria non appartiene a voi, non è così importante quale sia la sua capacità residua.
Il principale svantaggio della tecnologia delle batterie sostitutive è che è legata a uno specifico produttore e talvolta a uno specifico modello di veicolo elettrico. Senza un’unificazione all’interno dell’industria, questa tecnologia non si diffonderà – in realtà, questo è esattamente il tipo di unificazione in cui sono attualmente impegnate le aziende cinesi, che si accordano e lavorano rapidamente, mentre le aziende occidentali si limitano a guardare con stupore e a cercare di capire a cosa potrebbe portare tutto questo.

Nuova Toyota Yaris 2025: Restyling in Rendering

La Toyota Yaris si prepara al restyling di metà carriera. Come per la Mazda2 Hybrid anche la sua gemella giapponese si prepara ad aggiornare lo stile.

L’attuale Toyota Yaris, nata nel 2020, ha recentemente riorganizzato la propria gamma, con l’introduzione di un nuovo motore ibrido da 130 CV e alcuni aggiornamenti digitali (nuovi schermi), non ha ancora rivisto il proprio design. Ed è proprio per armonizzarlo con il resto del listino Toyota che, nel corso del 2024, si rifarà il look, probabilmente cedendo i fari a forma di C che caratterizzano i prodotti più recenti della Casa (Prius, CH-R).
Queste modifiche includeranno un nuovo paraurti, che probabilmente formerà un becco in linea con il cofano, al fine di rendere la vettura più dinamica, mentre il retro si concentrerà sulla semplificazione delle firme luminose dei fanali valorizzando probabilmente lo sviluppo orizzontale. Infine, il paraurti posteriore sarà nuovo, così come il design dei cerchi in lega. Il rendering in copertina di Auto-moto.com ci permette di dare un primo sguardo al modello.

DATI TECNICI

Sebbene le probabilità di vedere modificate le caratteristiche dei motori siano scarse, si mormora che la variante GR tornerà in auge dopo essere stata sottoposta a un trattamento per aumentarne la potenza fino a quasi 300 CV. Queste indiscrezioni provengono dalla rivista giapponese BestCar, che parla anche dell’introduzione di un cambio automatico sequenziale a otto rapporti, oltre che di un telaio rielaborato e di una carrozzeria più rigida. È il mix ideale per un altro premio come Auto Sportiva dell’Anno, dopo aver vinto tanti premi con la sua prima generazione.

USCITA E PREZZI

Il lancio della nuova Toyota Yaris restyling è previsto per la fine del 2024 e ci sarà un logico aumento di prezzo. Il prezzo d’ingresso per la versione a combustione potrebbe avvicinarsi a 19.000 euro, rispetto ai quasi 23.000 euro della versione ibrida. Ancora più esclusiva, la Yaris GR chiederà più di 40.000 euro, se le indiscrezioni si riveleranno vere, viste le caratteristiche esclusive che offrirà.

Nuova Nissan Juke 2024: Anteprima in Rendering

La Nissan Juke è pronta a stupire ancora una volta con il suo restyling previsto per il 2024. Il crossover compatto, che ha conquistato il cuore degli automobilisti fin dal suo debutto, si appresta a ricevere aggiornamenti che ne rafforzeranno il carattere distintivo e le prestazioni.
Il design personale e sportivo della Nissan Juke rimarrà uno dei suoi punti di forza, con leggeri aggiornamenti che includeranno nuovi cerchi in lega, pacchetti e colori. La piattaforma Renault-Nissan CMF-B continuerà a essere la base di questo modello, garantendo la stessa qualità di guida a cui i clienti sono abituati. Questi rendering creati dalla Ia ci permettono di immaginare l’estetica più affilata che rinuncerà ad alcune forme rotonde in favore di linee squadrate.

MOTORI E DATI TECNICI

La gamma dei motori della Nissan Juke creecerà con l’introduzione di una versione ibrida Full Hybrid da 145 CV e una Plug-In Hybrid da 160 CV¹. Inoltre, non è esclusa l’arrivo di una configurazione e-Power a propulsione elettrica nel 2025. La tecnologia mild hybrid sarà implementata sia per il motore a benzina 1.0 DIG-T che per il 1.2 DIG-T.
All’interno, la nuova Nissan Juke offrirà un ampio spazio e un buon livello di comfort, pur mantenendo un approccio pratico e senza lusso eccessivo. Il sistema di infotainment sarà aggiornato per offrire maggiori funzionalità.
La sicurezza è sempre stata una priorità per Nissan, e la nuova Juke restyling non farà eccezione. Sarà dotata degli ultimi aiuti alla guida, anche se questi sistemi saranno opzionali¹.
La nuova Nissan Juke 2024 promette di mantenere inalterato lo spirito originale del modello, aggiungendo però quelle novità tecnologiche e stilistiche che ne confermeranno il successo.