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La nuova Tesla Model 2 si farà in Germania

Elon Musk conferma che la futura Tesla Model 2 si farà in Germania e apre la porta alla produzione del camion elettrico Semi in Europa
Il CEO di Tesla Elon Musk ha confermato che l’auto elettrica “economica” a cui sta lavorando sarà prodotta, tra l’altro, in Germania. E più precisamente nella Gigafactory di Berlino. Ha anche aperto la porta alla produzione in Europa del camion elettrico Tesla Semi.

Tesla ha deciso di mettere sottosopra il nascente mercato delle auto elettriche a prezzi accessibili. L’entrata in scena della Tesla Model 2, se finalmente si chiamerà così, segnerà una svolta nella storia recente del produttore di veicoli 100% elettrici. Dopo gli enormi e inaspettati successi commerciali della Tesla Model 3 e della Tesla Model Y, per l’azienda di Elon Musk è arrivato il momento di ampliare il pubblico potenziale dei suoi prodotti.

La Tesla Model 3 ha un prezzo di partenza di circa 41.000 euro. La Model Y, invece, ha un prezzo di circa 44.000 euro nella sua versione entry-level. La Model 2 occuperà il livello d’ingresso della crescente gamma Tesla e dovrebbe avere un prezzo di partenza di circa 25.000 euro. Ma non sarà un modello importante solo in termini di prezzo, anche il luogo di produzione sarà fondamentale. E l’Europa è sotto i riflettori.

Alla fine dello scorso anno avevamo già riportato alcune prime informazioni che indicavano che la Tesla Model 2 sarebbe stata prodotta in Europa. Dobbiamo ricordare che Tesla ha annunciato per la prima volta che questo veicolo sarà prodotto nella sua nuova Gigafactory in Messico. Non è escluso che ciò avvenga, ma è certo che probabilmente raggiungerà i concessionari prima che questi impianti siano operativi. È qui che entra in gioco l’impianto di produzione di veicoli Tesla in Texas (USA).

LA GAMMA TESLA CRESCE

Si dà per scontato che la Tesla Model 2 rechi all’origine il marchio “Made in USA“. Tuttavia, questo non esclude lo stabilimento europeo. Durante una recente visita alla Gigafactory di Tesla a Berlino, Musk ha confermato che la Model 2 sarà prodotta in Germania. Tuttavia, il CEO di Tesla avverte che il processo produttivo nel Vecchio Continente è un piano a lungo termine.

“Arriverà sicuramente a Berlino, nel lungo termine”, ha avvertito Musk. Queste dichiarazioni sono state fatte ai dipendenti dello stabilimento. Inoltre, il top executive di Tesla ha fatto un ulteriore passo avanti lasciando aperta la porta alla produzione di un altro veicolo elettrico in territorio europeo.

Musk ha anche detto ai lavoratori della fabbrica tedesca che “avrebbe senso costruire il camion elettrico Semi anche a Berlino”. Il Tesla Semi è attualmente prodotto in uno stabilimento in Nevada (USA).

Attualmente solo un veicolo elettrico Tesla viene prodotto in Germania. Si tratta della Tesla Model Y. Un popolare SUV che vanta di essere l’auto elettrica più venduta sia in Spagna che in Germania.

Nuovo Peugeot Rifter 2024: non vende e torna Diesel

Il nuovo Peugeot Rifter torna al motore diesel dopo averlo abbandonato a favore dell’elettrico. Il forte calo delle vendite dopo questa decisione sembra aver fatto riflettere il marchio sui meriti dell’alimentazione diesel per un veicolo di questo tipo.

All’inizio del 2022, il gruppo Stellantis ha sorpreso tutti decidendo di abbandonare i motori a combustione sui suoi monovolume. Citroën Berlingo, Peugeot Rifter e Opel Combo hanno visto sparire dal catalogo i motori 1.2 PureTech e 1.5 BlueHDI, a favore dell’alimentazione elettrica. Tuttavia, il loro clone Toyota, la ProAce City Verso, ha continuato a offrire benzina o diesel, grazie all’anticipo del produttore sulle emissioni di CO2 legate allo standard CAFE.

La decisione di Stellantis di passare al 100% elettrico non è stata accolta bene, tanto che le vendite annuali di Berlingo e Rifter si sono quasi dimezzate. I clienti non sembravano pronti a rinunciare ai motori a combustione, preferendo la Renault Kangoo, che li offre ancora, o la cugina della Toyota. Tuttavia, Peugeot sta approfittando del restyling del Rifter presentato alla fine del 2023 per reintrodurre i motori a combustione nel suo catalogo.

Per cominciare, il nuovo Peugeot Rifter propone un quattro cilindri 1.5 BlueHDI da 100 CV abbinato a un cambio manuale a sei rapporti, oppure una versione da 130 CV abbinata a un cambio automatico EAT8. La benzina non sembra essere ancora prevista. Secondo le nostre informazioni, il marchio non vuole mettere sotto il cofano il motore microibrido da 100 o 136 CV, nonostante il fatto che esso equipaggi il resto della gamma: 208, 2008, 3008, ecc.

IL RITORNO DEL DIESEL

Il ritorno del diesel sul Peugeot Rifter lo rende anche più accessibile. Grazie ai due motori a gasolio, il Rifter risparmierà oltre 10.000 euro!

L’allestimento Allure entry-level equipaggiato con il cambio manuale da 100 CV parte da 28.250 euro, contro i 38.550 euro dell’E-Rifter elettrico da 136 CV. Il divario è quasi altrettanto ampio per il diesel da 130 CV, disponibile solo a partire dal livello di allestimento GT: 32.900 euro, contro i 42.250 euro della versione elettrica.

Il nuovo Peugeot Rifter 2024 è già ordinabile in Italia.

Nuova Nissan GT-R 2025: Anteprima e Dati Tecnici

La nuova Nissan GT-R è destinata al mercato nazionale. È possibile che il nuovo model year sia l’ultimo per il modello attuale.

L’uscita dell’auto sportiva giapponese Nissan GT-R di attuale generazione R35 risale al 2007. Il primo restyling serio di questo modello è sopravvissuto nel 2016, in seguito nei media hanno iniziato ad apparire una serie di voci su un possibile successore, ma nessuno di loro in azienda non ha confermato ufficialmente. All’inizio dello scorso anno, la vettura sportiva è stata aggiornata ancora una volta, e ora il produttore ha portato la versione per il mercato domestico al model year 2025: la due porte ha ricevuto una serie di aggiornamenti significativi.

Secondo informazioni non confermate, il model year 2025 della Nissan GT-R potrebbe essere l’ultimo per la generazione R35. Nell’ambito dell’attuale aggiornamento la vettura sportiva nelle versioni Premium Edition T-Spec e Track Edition è stata dotata di componenti che in precedenza erano esclusivi della Special Edition Nismo, come spiegato in azienda, si tratta di fasce elastiche, bielle e alberi a gomito bilanciati in peso.

Arrivano targhette commemorative in alluminio sopra i motori e numeri di telaio color oro nel vano motore. Il modello 2025 della Nissan GT-R è alimentato da un motore V6 biturbo da 3,8 litri, con la variante standard che produce 573 CV e l’ammiraglia Nismo 608 CV.

LA SPORTIVA NISSAN

Un altro aggiornamento per la Nissan GT-R è lo speciale allestimento interno Blue Heaven. Questo interno azzurro è disponibile per la Premium Edition. Il colore di base è combinato con elementi neri, inserti decorativi in carbonio e cuciture bianche.

I concessionari Nissan in Giappone hanno iniziato a raccogliere gli ordini per la GT-R del 2025 e i primi clienti dovrebbero ricevere le loro unità a giugno. La GT-R Pure Edition costerà almeno 14.443.000 mentre la GT-R Nismo Special Edition costerà almeno 30.613.000 yen.

Ricordiamo che lo scorso autunno al Japan Mobility Show, che si è tenuto a Tokyo, l’azienda Nissan ha presentato diversi concept, uno dei quali era Hyper Force con un impianto di potenza, la cui potenza totale di kotra è pari a 1360 CV. Si ritiene che questa show car sia un prologo alla Nissan GT-R completamente elettrica.

Grazie Marcello Gandini: quel Tuo “Foglio Bianco” adesso è il cielo

E’ stato l’estensione mistica dell’occhio, del gusto e dell’emozione di ogni amante della massima bellezza possibile su un’auto. 

La sua mano è stata il Parlamento democratico e lungimirante dei sogni di generazioni intere di automobilisti, di appassionati, di passanti di strada che sgranavano gli occhi vedendo le sue realizzazioni attraversare spazi e tempo nel passaggio del traffico di ogni giorno.

Attraverso le leggi del suo tratto, le linee scandite sui fogli da disegno, ha riscritto a nostro beneficio l’intero Codice della bellezza automobilistica, a volte ipnotizzandoci con forme così belle da volerle abbracciare, possedere, dominare; a volte disorientandoci con forme e concetti capaci di concedere persino ad una utilitaria un prestigio ed un carattere che si pensava appartenesse solo all’elite automobilistica.

Ed infine, a volte, violentandoci con una feroce e rivoluzionaria bellezza fatta di canoni e protocolli che sarebbero diventati la norma soltanto dieci o persino quindici anni dopo. 

Sapevi che poteva essere solo suo, quando lo vedevi comparire all’orizzonte o nelle immagini, quello che più che un’auto ti sembrava un divino “Carro del Sole” sceso dal cielo e poggiato sulle quattro ruote

Marcello Gandini. Il Maestro. L’uomo. Il sogno.

 Soprattutto l’Ambasciatore e Principe dello Stato libero di Automobilandia, quel Continente ormai alla deriva perché privo dei veri amatori ed artigiani di un sano e irripetibile senso dell’arte meccanica, senso nato e forgiato nell’Occidente dell’arte, delle Scienze illuminate, e della mitologia. 

E forse, a suo modo, Marcello Gandini fu davvero originato da quel carro del Sole che Fetonte, punito da Zeus con un fulmine, fece cadere in fiamme dove oggi si trova una città Capitale delle Auto. Esatto, Torino, proprio la città natale del Maestro. 

La Torino da cui Marcello si discostò in un breve periodo iniziale della carriera, per poi entrare a far parte della firma prestigiosa di Bertone: erano i tempi della Carrozzeria Marazzi di Caronno Pertusella che per far fronte alle nuove commesse ebbe l’esigenza di acquisire talenti senza forse neppure immaginare quale fosse quello di Gandini. 

Era il 1963, e poco meno di 60 anni fa, nel 1965 Nuccio Bertone chiama questo genio appena ventisettenne e lo vuole con se’ a Grugliasco. E’ l’epoca in cui Francesco Scaglione, da poco uscito dalla stessa Bertone, da’ il via alla sua carriera autonoma dal destino controverso, e proprio di Scaglione – se posso esprimere una opinione personale – Gandini raccoglie parte del testimone stilistico convogliandolo tuttavia in una dimensione meglio interpretabile dalla prassi produttiva industriale.

Ed è un trionfo di regole stravolte, di guerra aperta ai canoni della volumetria e della forma, di geometrie impossibili persino da immaginare; figurarsi a tracciare su carta: tutti segni distintivi che dopo di lui diventeranno patrimonio al quale il mondo del Design non potrà che attingere, stimolato dal coraggio e dalla visuale innovativa di colui che dirà in parole proprie di non aver mai temuto il foglio bianco, e di partire da zero con qualcosa di stravolgente.

Potete prendere tutti i Computer del Mondo, ma quello spirito creativo non potra’ che essere replicato e basta da una applicazione: non chiedetegli di concepire una “Miura”, una “Stratos”, una “Countach”. Perché il segreto della loro longevità non è solo nella rappresentazione del senso di futuro, ma al contrario nella estensione al futuro del meglio della cultura del bello che solo in pochi eletti sapeva incrociare divinamente Fidia, Giotto, Palladio, Le Corbusier, e tanto altro del Pantheon culturale e artistico che differenzia i rivoluzionari dai semplici anticonformisti. 

Questi ultimi si accontentano di contestare le regole con provocazioni formali, i rivoluzionari dettano nuove regole che superano quelle precedenti senza umiliarle: ed in questo ritengo personalmente che Gandini sia l’unico vero erede della lezione di Francesco Scaglione, come ho detto poco sopra. Come ritengo in Gandini essere presenti profondi segni della rivoluzione culturale iniziata dallo sfortunato Pio Manzù.

“Da un certo punto in avanti non c’è più modo di tornare indietro”

E quello è il punto al quale si deve poter arrivare”. Praga, città natale di Franz Kafka; uno dei tre vertici magici con Lione e proprio Torino. Praga, soprattutto, capitale boema del nuovo stile aerodinamico ed onirico del primo Dopoguerra. Quel punto in avanti dal quale era piacevolmente impossibile tornare indietro, lo ha messo Marcello Gandini, ogni volta con la sua visione. Prendete la Countach: quando 53 anni fa arrivò “Lei”, forse neppure Lamborghini era preparata alla sua rivoluzione. Ne passa di acqua sotto i ponti, ne passa di gente in mezzo alla vita di ognuno di noi in 53 anni

Ma qualcosa resta, nonostante tutto. Il diritto alla bellezza. Alla libertà di osare. Il diritto a non spegnersi nella banalità. Sembra un manifesto culturale valido per oggi, ma è la lezione che Gandini professa da decenni.

Una riflessione curiosa che mi nasce da una esperienza personale : la prima cosa a cui penso ora è che cercai, a quattordici anni nel 1984, di entrare nel Sacrario dell’ISSAM, la primaria Scuola Superiore nazionale che all’epoca corrispondeva alla Georgetown universitaria delle scienze Automotive, e per poter entrare ottenni una lettera di complimenti proprio della Bertone, che conservo gelosamente e che mai si distaccherà da me. 

Tale lettera era la conseguenza di una serie di bozzetti in china e pastello, tecnica molto artigianale e selfmade, con cui mi ero proposto a Grugliasco per poter ambire al mio sogno di disegnare auto. 

Dalla Bertone arrivò la detta lettera, dove si rispondeva a me che sarebbe stato opportuno, per ogni possibile stage, intraprendere un percorso formativo presso l’ISSAM per il quale tuttavia la stessa presentazione onorevole fungeva da “lettera accompagnatoria” per l’iscrizione dato che all’epoca le liste di attesa dell’Istituto superavano i confini atlantici ed extraeuropei. 

Tutto fantastico, se non fosse stato per le condizioni economiche della mia famiglia popolare che rendevano illusorio ogni programma di retta di studio e di alloggio.

Ebbene, questo per motivare come in quel periodo (anni ’80) fossi davvero interessato ai concetti ed alla storia del Design: vedevo le evoluzioni stilistiche di Audi, l’innovazione di Ford e Opel, vedevo la 190 di Bruno Sacco senza sapere chi fosse. 

Ma soprattutto, accanto alla istituzionale Pininfarina leggevo in continuo antagonismo mediatico (ovvero generato più dalla letteratura di settore che non dai diretti protagonisti) la misura di un confronto tra due nomi, anche se su questo aspetto termino qui perché ogni altro accenno lo lascio ai voyeristi e scandalisti. 

Ma il ruolo di Marcello Gandini, dopo le sue pietre miliari da fine anni Sessanta, era nuovamente di primo piano.

Negli anni Ottanta la collaborazione di Marcello con Bertone era diventata consulenziale, e al Centro Stile era arrivato Marc Deschamps. Non voglio fare paragoni, peraltro al momento suscettibili di fraintendimento: ma è fin troppo chiara la differenza tra la matrice di un maestro di tratto e linea come Gandini e la buona capacità di un ottimo professionista del Design. 

E’ come la differenza tra un Compositore ed un ottimo strumentista: il primo costruisce ed articola tutta una sinfonia nella mente e nell’animo, il secondo la esegue magistralmente. 

Senza offesa, Vi invito ad un confronto di filosofie, per capire come l’opera di un genio a distanza persino di dieci anni diventa pietra angolare di altre creazioni: nel 1972 Citroen è in pieno marasma, ad un passo dalla crisi ed in cerca di una nuova identità di stile; affida a Bertone e dunque al Maestro una Concept per Ginevra 1972, la “GS Camargue”. 

StupiteVi del fatto che è una concept basata sul telaio “GS”; ed adesso sorprendeteVi a cercare in Rete una concept a molti sconosciuta, la Bertone “Ramarro” Chevrolet del 1984 disegnata da Deschamps. 

Non sono fisime personali o illusioni ottiche: su base telaistica incomparabile, le due concept sono lunghe ed alte uguale, hanno il medesimo passo e solo il V8 e le sospensioni della Corvette costringono la “Ramarro” ad una larghezza di 20 cm. superiore alla “Camargue”. Ed ora scendete con gli occhi al confronto tra i frontali, i cofani, ed il taglio laterale delle due concept. 

Ecco, se siete sulla giusta lunghezza d’onda avete capito tutto !!! 

Un ottimo Allievo, Deschamps, che non ha potuto far altro che richiamare il suo metaforico maestro. E non è certo una “diminutio” del Designer francese.

Salite ora su una “Bx” e capite cosa era l’auto di tutti i giorni per Gandini. Salite su una “Mini 90” che compie adesso mezzo secolo, e pensate se non sia più avanti di alcune “SubB” odierne. 

L’educazione alla bellezza: un insegnamento di vita

Siamo stati educati, noi occidentali del versante mediterraneo, al bello. Al proporzionato. Allo stile ed alla eleganza. Siamo stati i padroni del sogno, noi italiani, per tutte le tasche e per tutti i gusti, e Marcello Gandini ha fatto parte di quella “pattuglia” tricolore capace di farci onore. 

Curioso, che tutto questo sia risaltato nei periodi più bui e tristi della storia nazionale. Quasi come il “Nivola” che vinceva prima della Guerra, quasi come il Bartali che vinceva appena dopo l’attentato a Togliatti, quasi come il Niki Lauda che vinceva negli anni di piombo, così Gandini ha preso per mano l’Italia dello stile soprattutto negli anni tristi e controversi. 

Facile diventare un profeta dello stile ai tempi del “boom economico”, forse; ed ancora più facile ai tempi della “Milano da Bere”. 

O meglio, nulla è mai stato facile senza talento ed applicazione. 

Ma guarda caso è quando il gioco si fa duro che i duri iniziano a giocare, e Marcello Gandini con il suo carattere e la sua elegante discrezione si è portato alla ribalta soprattutto nei periodi difficili: pensate alla dignità della popolare “Mini 90” destinata a seppellire la distanza puramente ideologica e quasi superstiziosa dalla condanna delle piccole ad essere “proletarie” nell’Europa mediterranea quando al contrario erano già oggetti “Cult” nei mercati anglosassoni. 

Gandini c’era durante la crisi energetica, quando disegnare una Supercar era una sfida ai benpensanti; Gandini c’era negli anni di piombo, quando la bellezza e lo stile erano uno sgarbo alla classe operaia.

Pensate alla rigorosità discreta della Iso Rivolta “Lele”, nata appunto mezzo secolo fa e destinata ad accompagnare il sogno di Bresso verso il crepuscolo, ma con la dignità regale di una principessa. E pensate alla “Stratos” ed agli occhi sgranati e le esclamazioni di stupore della Stampa, dei tifosi e persino dei Piloti da Rally nel capire che quella astronave era reale e ferocemente pronta a vincere tutto.

Countach testimone del tempo

Pensate infine a Lei, alla Countach: talmente padrona del tempo da essere rimasta in produzione quasi venti anni, un record per una Supercar. Lei stessa Vi racconterà di quanto era impossibile la sua stessa nascita. Di quanto fosse impossibile nel pieno della crisi trovare la benzina per darle da bere. Vi parlerà degli anni del terrore, di quanti posti di blocco, di quanti attentati sventati o scampati, di quanti giorni tristi ha visto passargli intorno mentre correva sulle strade del mondo. Così come ti parlerebbe il suono del vento che in parte la accarezza e in parte viene tagliato in due dal suo profilo, mossa dal dodici cilindri di un altro rivoluzionario come Bizzarrini. E non a caso i primi accordi musicali “dirompenti” delle composizioni del Toro bolognese sono firmate Scaglione, Bizzarrini, e appena poco dopo proprio da Marcello Gandini. 

Che anche dopo gli anni Ottanta, dell’edonismo tricolore travolto dalla scalata Continental a Pirelli, da Tangentopoli fino all’attacco alla Lira negli anni Novanta – quando il vento mitteleuropeo dei nuovi “trust” francotedeschi facevano apparire l’Italia un angolo di mondo invecchiato, corrotto, improbabile – ci pensò Marcello a difendere, più degli altri, l’immagine nazionale: con la “Cizeta” la “Diablo”, la “Grifo 90”, le concept per Bugatti, persino un abbozzo di stile per una nuova Pantera De Tomaso.

Ma, se permettete, soprattutto con la riedizione di un mito a quattro ruote come la “Maserati Quattroporte”. Con Lei il Maestro aveva un conto in sospeso: nel 1974 le quote azionarie del Double Chevron Citroen passano dalle mani amorevoli della Michelin a quelle graffianti di Peugeot. Da qui fino a quando Maserati sarà ceduta al Gruppo De Tomaso, sono solo tre gli uomini che quasi invano, cercheranno di mettere un argine alla follia razionalizzatrice e crepuscolare di Poissy, e lo faranno sulla nuova “Maserati Quattroporte II” : Robert Opron, Giulio Alfieri e Marcello Gandini. Il primo – Direttore del Centro Stile Citroen – era il vero “muro di gomma” contro il quale si scontrò Peugeot, che ovviamente voleva trasferire a se ogni decisione sullo stile; Giulio Alfieri provava a spiegare in tutte le lingue che i parametri fiscali (per i quali ad esempio fu scelto uno striminzito 2700 V6 per la SM contro l’otto cilindri da 3900 che Alfieri avrebbe voluto realizzare) erano semplicemente un suicidio commerciale (ed infatti lo fu). Infine Marcello Gandini (Bertone), si caricò sulle spalle l’esigenza e l’onee di pensare uno stile degno del Tridente pur in presenza dei veti e dei limiti imposti da Peugeot. 

Il primo era legato al mercato di ispirazione: Peugeot non voleva una Maserati incombente nel mercato francese, ovviamente, e pensò ad un destino in UK, USA e Medio Oriente. Il secondo limite era il Budget omeopatico previsto da Citroen, che imponeva l’esigenza di lavorare sul pianale della SM corredato da tutta l’accessoristica e componentistica di riferimento. Il terzo limite rimaneva quello segnalato da Giulio Alfieri, sulla motorizzazione e cilindrata assurda perchè legata ai parametri fiscali francesi. 

Eppure, nonostante il percorso di vita brevissimo e travagliato la Quattroporte II rivela dopo 50 anni esatti aspetti poco considerati all’epoca che oggi fanno risaltare ancor di più l’opera sofferta e contrastata di Gandini. 

A seguito all’acquisizione della Maserati da parte di Citroën, la nuova ammiraglia si fece ambasciatrice di un nuovo corso stilistico, più vicino al modernismo francese che al classicismo italiano. Seguendo i dettami stilistici anni 70, la nuova Quattroporte si caratterizzava per linee molto più sobrie e tese, unitamente a una linea molto pulita e minimale. L’elemento distintivo della fiancata era il montante posteriore con il logo del Tridente impresso tra i profili aerodinamici, mentre sui parafanghi anteriori campeggiava il logo della carrozzeria Bertone. 

Certo, la Quattroporte II andò incontro a un triste destino sin da subito: poco dopo la presentazione, venne superato lo stadio prototipale avviando la costruzione delle vetture per le prove di omologazione, ma la Quattroporte II non giunse mai alla fase produttiva. 

In primis, per problemi legati allo sviluppo della scocca, ma soprattutto per l’uscita di scena della Citroën che impedì alla Maserati di ottenere l’omologazione CEE per la vettura. Sullo sfondo della crisi petrolifera: nel 1974 Peugeot, che aveva assunto il controllo della Citroën (anche questa in gravi difficoltà finanziarie), riteneva che il progetto Quattroporte non fosse remunerativo, segnando una battuta d’arresto. Questo a mio avviso non toglie merito alla “matita” sempre straordinaria di un Maestro di Stile che in quella occasione vide sul suo amato foglio bianco la rete di recinzione dei vincoli assurdi e sempre un poco stupidi dei francesi, quando si incaponiscono a fare i francesi. Opron scappa in Renault, De Tomaso compra Maserati e Peugeot continuerà per i suoi modelli Citroen di maggior successo a rivolgersi a Bertone / Gandini. Maserati, a sua volta, dopo la opulenta “Quattroporte III” 1979 dà il via alla serie “Biturbo” di Andreani; ma ai primi del 1990 è il tocco divino del Maestro a marcare le linee della “Shamal”, un fiore all’occhiello della famiglia Biturbo del tempo.

Nel frattempo De Tomaso entra nella tempesta e cede Maserati ed Innocenti alla Fiat: Corso Marconi non è meno devastante di Citroen quanto a valorizzazione di un Brand Premium, all’inizio. E nel frattempo per il “Tridente” serve un nuovo simbolo, per lanciare la “new Age”.

E se De Tomaso aveva tagliato la Gamma Quattroporte dall’offerta globale, Fiat decide di riproporla per il semplice motivo esattamente opposto a quello che aveva guidato De Tomaso: questo aveva infine deciso di specializzare il Tridente nel segmento più prossimo a Serie 3 BMW e Mercedes “Classe C – 190”, sfruttando la immensa flessibilità della piattaforma “Biturbo”.  Fiat invece si propone esattamente il contrario, ed avendo Alfa Romeo da rinforzare nel Segmento “BMW Serie 3” e Lancia (oniricamente) proiettata contro la Stella a tre punte di Stoccarda, individua per Maserati un posizionamento su Target ancora più impegnativi. 

Brutta gatta da pelare per l’eroe di stile chiamato suo malgrado a dare a tutto questo un vestito secondo quanto dice il Marketing, che come al solito – fatta la ricetta – scarica su progettisti e Designer la soluzione del problema. 

Ancora una volta tocca a “San Marcello” Gandini tirare fuori il coniglio dal cilindro, ma al di là delle belle teorie, il materiale che Fiat mette a disposizione è esattamente quello che aveva reso impossibile a De Tomaso ogni nuova creazione. 

Gandini riceve il Telaio “Biturbo” in configurazione “420/425” con passo pari a 2,60 mt. Da questo il Designer dovrà tirar fuori non soltanto una maggiore volumetria (altezza/larghezza/lunghezza) ma disegnare il tutto con una forte connotazione “Premium” a causa dell’indirizzo di un mercato dove il tipo di clientela per auto del genere non prescinde più da Status e senso di sicurezza e qualità, proiettato in forme meno aggressive e più minimaliste.

Ecco perchè rispetto alla “420/425” di Andreani (che colpisce come un pugno dal primo impatto, mostrando però in piena visione la sua aggressività e contrapposizione di linee) la “Quattroporte IV” di Gandini ti impone di visualizzarla ed “assimilarla” in almeno tre consecutivi Steps di osservazione: il primo dove apprezzi l’armonia e la dimensionalità complessiva della Ammiraglia Maserati; la seconda visualizzazione per cogliere la distribuzione equilibrata ed elegante dei diversi volumi, facendo caso anche a quanto, per essere una comoda berlina sportiva cinque posti, sia anche estremamente rastremata e profilata. 

Ed infine, con la terza occhiata, ti puoi finalmente dedicare ai mille preziosi particolari che Gandini ha regalato a questa Maserati. Che a 30 anni esatti dalla sua genesi è forse ancora più apprezzata e desiderata. Non mi meraviglia. E’ successo anche a me, che trovo la “Quattroporte IV” del Maestro la più bella e desiderabile della famiglia.

Poi, a differenza di altri suoi colleghi che continuano a disegnare bottoni, cavatappi, rubinetterie, orologi, carillon, radioline, affettatrici, bombole del Gas ed aspirapolvere Marcello Gandini sembra da un certo periodo in poi osservare e basta. 

Dote straordinaria, l’osservare: che non significa essere inerti, ma al contrario darsi lo spazio e la possibilità di modulare un senso critico per capire dove va il mondo e dove invece dovrebbe andare. Perché essere rivoluzionari non significa solo cavalcare l’onda in un mare che ti porta fuori rotta: significa capire se la rotta sia quella giusta.


E Marcello Gandini ci ha dato prova del suo innato senso del navigare tra tempo e tendenze con un recente pensiero su un progetto che non fu esente dalle sue critiche: la “riedizione” della Countach ad opera del “nuovo” Management Audi. 

Per quel nulla che vale il mio giudizio, ha fatto benissimo il Maestro a prendere le distanze. Quando qualcosa diventa “canone” non può essere mai né rimaneggiato né “rieditato”. Va solo tutelato. Non possono esistere versioni “4.0” del Partenone, di Marylin Monroe, della Sinfonia di Beethoven e persino della bottiglia di Coca Cola. Punto e basta, e chi si rende protagonista di operazioni del genere si copre più spesso di ridicolo. Non è lesa maestà riferire questo ad Audi: e nel giudicare l’esperimento “Countach LPI 800-4” Gandini espose con serenità e chiarezza i motivi fin troppo evidenti delle critiche.

Lui che, a sua volta, fu al contrario protagonista di una straordinaria e purtroppo mai prodotta riedizione in chiave più moderna della Iso Rivolta “Grifo” che – nelle intenzioni di Piero Rivolta – avrebbe dovuto ricalcare le orme di quella “Grifo” 1965 di Bertone negli anni Novanta. 

Il progetto si arenò, ma grazie alla corretta applicazione da parte del Maestro di una “filologia” stilistica di rara efficacia, la “Grifo 90” riusci’ a richiamare le radici della sua progenitrice senza tuttavia scadere in banalità, pacchianierie o squilibri dinamici. Ma, sia chiaro, non è un dono comune poter conseguire questo. 

Perché Gandini aveva dote, talento, visione e doni divini fuori del comune. E da ieri il suo foglio bianco, del quale non aveva timore, è il cielo intero.

Grazie di tutto, Maestro.

Riccardo Bellumori

Nuova Volkswagen ID.3 GTX 2025: Anteprima

L’arrivo della nuova Volkswagen ID.3 GTX rappresenta un cambiamento profondo. In precedenza. La versione GTX inaugura una nuova era con numeri che rivaleggiano con le hot hatchback vere e proprie.
La Volkswagen ID.3 GTX introduce un nuovo motore montato posteriormente che alimenta esclusivamente le ruote posteriori.

Il modello top di gamma GTX Performance vanta una potenza di 239 kW, mentre VW offre anche una GTX base leggermente meno potente con 213 kW. A parte le variazioni di potenza, non ci sono altre differenze tecniche tra i modelli Performance e quelli standard.
Rispetto ai modelli precedenti, la Volkswagen ID.3 GTX Performance presenta un significativo aumento di potenza di 90 kW. In particolare, la coppia subisce un’impennata ancora più marcata, attestandosi a 565 Nm – 255 Nm in più rispetto a qualsiasi altra variante precedente della ID.3.

Nella nuova Volkswagen ID.3 GTX Performance, il motore notevolmente più potente è alimentato da un nuovo pacco batteria da 79kWh, leggermente più grande della precedente versione da 77kWh. Questo permette di ottenere un’autonomia maggiore, fino a 598 chilometri, e di portare la GTX Performance a 100 km/h in 5,6 secondi, eguagliando la Golf GTI Clubsport, con una velocità massima aumentata a 200 km/h.

MOTORI E DATI TECNICI

Nel 2024, nell’era delle Volvo EX30 da 400kW e delle MG4 da 440kW, la ID.3 GTX potrebbe non sembrare competitiva in termini di potenza grezza. Tuttavia, l’attenzione di Volkswagen per un’esperienza di guida coinvolgente distingue la GTX dalle sue rivali più potenti.
Oltre alle sospensioni modificate e agli ammortizzatori adattivi, la Volkswagen ID.3 GTX presenta una messa a punto dello sterzo rivista e cerchi e pneumatici più larghi da 20 pollici. Pur mancando le impostazioni di controllo della trazione e della stabilità per la dinamica della trazione posteriore, la GTX mira a offrire un’esperienza di guida simile a quella delle GTI a benzina.
All’esterno, i sottili aggiornamenti stilistici includono un paraurti anteriore personalizzato, nuove opzioni di colore e finiture e una guarnizione del paraurti posteriore rivista. All’interno, la Volkswagen ID.3 GTX vanta sedili a secchiello simili a quelli della Golf GTI Clubsport, impreziositi dall’esclusivo tessuto Dynamica nero con profili rossi. L’abitacolo presenta anche accenti rossi e neri sul cruscotto e sulle portiere.

Nuova Mini Aceman 2025: sfida Alfa Romeo Milano

Ecco la nuova MINI Aceman, il piccolo SUV elettrico che sfida l’Alfa Romeo Milano. Ecco come appare la nuova MINI Aceman dopo una fuga di notizie in Cina. Il nuovo SUV elettrico di MINI arriverà negli showroom per competere, tra gli altri, con l’Alfa Romeo Milano. Un modello “Made in China” destinato a giocare un ruolo di primo piano nella gamma MINI.

Un’importante fuga di notizie dalla lontana ed esotica Cina ha rivelato il design esterno dell’atteso “fratello minore” della MINI Countryman. Un modello che porterà il marchio “Made in China” e il cui lancio è ormai alle porte. Si tratta della nuova MINI Aceman.

Solo poche ore fa vi abbiamo mostrato in anteprima l’arrivo della nuova Aceman sul mercato spagnolo. Dalla data in cui sarà disponibile al numero di versioni che comporranno l’offerta. Ebbene, questo modello, che abbiamo avuto modo di vedere in foto spia e immagini promozionali di camuffamento, è stato svelato. L’esterno della Aceman non ha più segreti.

MIN Aceman – foto spia posteriore
La nuova MINI Aceman, un piccolo SUV 100% elettrico, è trapelata in Cina.
È trapelata la nuova MIN Aceman, un piccolo SUV elettrico prodotto in Cina.
La fuga di notizie proviene dal Paese asiatico e, più precisamente, dal Ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’Informazione cinese. Il BMW Group, insieme al suo partner locale, sta affrontando l’intero processo di formazione e registrazione in modo che questo modello possa entrare nelle concessionarie cinesi (ed europee) entro la fine di quest’anno. Ecco perché sono state rilasciate queste immagini.


Nonostante sia completamente nuova nella gamma MINI, la nuova Aceman è un veicolo rapidamente riconoscibile. Questo ha senso, dato che è stata presentata in anteprima nella MINI Concept Aceman e si basa sullo stesso linguaggio di design utilizzato nella nuova Countryman. Avrà il ruolo di un’alternativa simile a un SUV alla nuova MINI Cooper e, come già detto, MINI si aspetta che sia un veicolo molto importante.

LA MINI ELETTRICA

Questa fuga di notizie rivela sia il modello standard sia la versione Cooper S, caratterizzata da un’immagine più dinamica e sportiva. Sarà disponibile nelle concessionarie europee in versione completamente elettrica. Dovrà vedersela con vetture del calibro dell’Alfa Romeo Milano, della DS 3 E-Tense e persino della Smart #1.

La gamma della nuova MINI Aceman sarà molto semplice.

Essendo un’auto elettrica, tutti gli occhi saranno puntati sulla motorizzazione. Saranno disponibili diversi motori e, nel migliore dei casi, l’autonomia sarà di circa 450 chilometri secondo il ciclo WLTP. Possiamo prendere come riferimento le prestazioni della già citata MINI Cooper elettrica. Sarà dotata di una batteria agli ioni di litio con una capacità di oltre 50 kWh.

Quando sarà disponibile nelle concessionarie? Se tutto va secondo i piani, la nuova Mini Aceman sarà presentata ad aprile e le prime unità saranno disponibili nell’ultimo trimestre di quest’anno.

Nuova Renault 5 E-Tech Cabrio 2025: il Rendering

La nuovissima Renault 5 E-Tech è finalmente emersa come concorrente francese della Mini Cooper Electric. Tuttavia, a differenza della sua controparte britannica, sarà offerta esclusivamente in una carrozzeria hatchback a cinque porte.

L’esperto di rendering Theophilus Chin ha preso l’iniziativa e ha creato una versione cabriolet a due porte della Renault 5 nel regno digitale, rievocando la nostalgia dei tempi in cui i modelli a capote erano ancora in voga.

La nuova Renault 5 E-Tech Cabrio è dotata di un tetto retrattile in tessuto, che offre un aspetto esteticamente più gradevole rispetto all’opzione hard top. La conversione prevede l’eliminazione delle porte posteriori e una riprogettazione completa della parte posteriore, con luci posteriori a LED più piccole e vetri posteriori personalizzati.

L’interno mantiene una configurazione a cinque posti, anche se con uno spazio ridotto per i passeggeri posteriori e uno spazio di carico significativamente ridotto a causa del meccanismo del tetto.

LA CABRIO 100% ELETTRICA

Purtroppo, investire in una versione “cabrio” della Renault 5 non avrebbe alcun senso per il costruttore nel mercato attuale.

La trasformazione in cabriolet richiederebbe modifiche significative alla carrozzeria e alla struttura della R5 E-Tech, aumentando i costi di sviluppo per un segmento che non è abbastanza popolare da giustificarlo. Dopo tutto, anche l’imminente hot hatch Alpine A290 mantiene le porte posteriori per motivi di praticità.

Ciò significa che una Renault 5 Cabrio a due porte potrebbe concretizzarsi solo come concept o come trasformazione unica da parte di un’azienda indipendente, con un conseguente prezzo elevato. Ricordiamo che negli anni ’80, le aziende di aftermarket Cleveland ed EBS hanno offerto conversioni a due porte della prima e della seconda generazione di R5 in numero limitato, ispirandosi alla Renault 5 Cacharelle one-off del 1976.

Per quanto riguarda la concorrenza, Mini ha confermato che offrirà la Cooper Electric in versioni a tre, cinque e due porte cabrio, seguendo l’esempio della sorella con motore termico. L’unica altra piccola hatchback disponibile in più allestimenti è la Fiat 500e, disponibile nelle versioni hatchback, cabrio e 2+1. Inutile dire che tutti gli altri concorrenti nel segmento delle utilitarie hanno cinque porte.

Nuovo Volkswagen ID.Unyx 2025: la Cupra Tavascan

Il muovo Volkswagen ID.Unyx per il mercato cinese è emerso nel database elettronico del Ministero dell’Industria cinese, e la sua anteprima ufficiale è prevista nei prossimi mesi.
La scorsa primavera, la testata economica tedesca Automobilwoche, citando alcuni addetti ai lavori, aveva riferito che Volkswagen, in joint venture con JAC, avrebbe lanciato in Cina un nuovo sottomarchio per i giovani, sotto il quale sarebbe stato venduto un crossover elettrico Cupra Tavascan, leggermente ridisegnato e simile a una coupé. Ora si scopre che non ci sarà nessun nuovo sub-brand, almeno non in relazione alla Cupra Tavascan: il suo clone cinese è dichiarato nel database elettronico del Ministero dell’Industria cinese come Volkswagen ID.Unyx.

LA CINA AL CENTRO DI VOLKSWAGEN

Curiosamente, anche la Cupra Tavascan è prodotta in Cina, nello stabilimento Volkswagen (Anhui) di Hefei, nella provincia di Anhui. La storia di questo impianto è iniziata nel 2017 come progetto congiunto in parti uguali tra VW e JAC per produrre autovetture elettriche a prezzi accessibili. Inizialmente Volkswagen intendeva lanciare il marchio Seat in Cina come parte di questa joint venture, ma le autorità cinesi non volevano vedere un altro marchio straniero e non hanno dato il via libera, così al posto di Seat in Cina è apparso il marchio Sol, che però non ha avuto vita lunga, producendo un solo modello – un crossover subcompatto Sol E20X, che è un JAC iEV7S rimarchiato.

In seguito, il marchio Sol è stato ceduto a JAC e rinominato Sehol – oggi è già un sottomarchio JAC archiviato, anche l’azienda cinese lo ha abbandonato. Nel 2020 Volkswagen è diventata proprietaria di maggioranza della Joint venture con JAC con una quota del 75% e ha iniziato i preparativi per la produzione di auto elettriche di propria concezione sulla piattaforma MEB; a tal fine lo stabilimento Volkswagen (Anhui) alla fine del 2022 è stato ammodernato e ampliato, la sua capacità è passata da 100.000 a 350.000 auto all’anno. Ieri, Reuters ha riferito che VW e JAC hanno concordato di investire ulteriori 682 milioni di dollari e 223 milioni di dollari rispettivamente nella joint venture Volkswagen (Anhui) per sviluppare ulteriormente l’attività – probabilmente, è in questo stabilimento che Volkswagen vuole stabilire la produzione delle future “auto elettriche” economiche per la Cina, per le quali si sta preparando una piattaforma speciale. Fino al loro arrivo, l’impianto della provincia di Anhui produrrà il crossover Cupra Tavascan e la relativa Volkswagen ID.Unyx.

DATI TECNICI E PRESTAZIONI

Ricordiamo che Volkswagen in Cina ha ancora joint venture con FAW e SAIC, inoltre, ha recentemente firmato una partnership con la startup di auto elettriche Xpeng – Volkswagen sta preparando sulla sua piattaforma un paio di nuovi prodotti per il mercato cinese. Tuttavia, l’impresa Volkswagen (Anhui) è una priorità per l’azienda tedesca, in quanto ne detiene il pieno controllo, mentre nelle joint venture con FAW e SAIC Volkswagen non detiene una quota di controllo.

FAW e SAIC oggi producono già autonomamente auto elettriche di alta qualità che competono direttamente con i modelli Volkswagen, per cui è comprensibile il desiderio del management dell’azienda tedesca di diversificare i rischi. Non è escluso che a un certo punto le joint venture con FAW e SAIC perdano di significato e vengano sciolte.

La nuova Volkswagen ID.Unyx, esternamente si differenzia poco dalla Cupra Tavascan originale: Volkswagen ha un paraurti anteriore meno aggressivo e fari e luci a LED meno appariscenti. Nella base del Ministero dell’Industria cinese per la ID.Unyx è dichiarata una centrale elettrica a due motori: la potenza del motore elettrico anteriore – 80 kW (109 CV), quello posteriore – 170 kW (231 CV). Nel frattempo, la Cupra Tavascan a due motori ha un motore elettrico da 80 kW (109 CV) sull’asse anteriore e 210 kW (286 CV) su quello posteriore.