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Nissan R32 Skyline GT-R EV: Anteprima

La nuova Nissan R32 Skyline GT-R EV è già realtà.

Dodge Charger Daytona EV, Ford Mustang Mach-E, GMC Hummer EV, Jaguar E-Type elettrificata – mentre vi vengono in mente altri nomi pelosi che non avreste mai immaginato potessero diventare elettrici, guardate questo.

Nissan ha finalmente svelato la R32 Skyline GT-R EV a cui sta lavorando dal marzo 2023. Sarà presentata al Salone dell’Auto di Tokyo del 2025 (10-12 gennaio) ed è il frutto del lavoro di un team di ingegneri appassionati.

DATI TECNICI E MOTORI

Nessun dettaglio tecnico è stato ancora ufficializzato: trazione integrale con un motore su ciascun asse? Si tratta in qualche modo di una prefigurazione di una futura R36 GT-R completamente elettrica?

Ci viene in mente la folle concept Hyper Force del 2023 – 1.360 CV, trazione integrale e-4ORCE a doppio motore, batteria a stato solido – e la più semplice Ariya Nismo con una potenza massima di 435 CV e 600 Nm di coppia, anch’essa a doppio motore AWD. Secondo voi, in quale posizione dello spettro di potenza si collocherà questa R32 EV?

Tutto pronto per il ritorno della Nissan R32 Skyline GT-R EV a giorni avremo maggiori dettagli.

Le auto elettriche dalla Germania all’Africa delocalizzano la crisi?

Questo approfondimento arrivato alla sua Quarta puntata (e altre ne seguiranno) sembrava nato per gioco, in un periodo in cui l’economia e l’industria Automotive tedesca “scricchiolava” ma teneva sostanzialmente i suoi “plus” derivanti dall’essere la prima realtà produttiva europa, il primo supplier a livello mondiale e soprattutto un partner di ferro per l’espansione cinese del settore.

C’era però un curioso trend che soprattutto noi di Autoprove avevamo rintracciato nelle pieghe delle statistiche navigabili sul Web: l’irresistibile e progressiva ascesa dell’industria tedesca in Africa, di cui quasi nessuno conosce la previsione a breve di un vero e proprio spazio economico e commerciali unito a disposizione di un miliardo e trecento milioni di persone del continente.

Man mano che le nostre puntate sono state pubblicate sono cominciate a fioccare le mail e i commenti poco accondiscendenti di alcuni che vedevano in questa nostra ricerca una sorta di teatrino del pettegolezzo inutile; fino a questi giorni, quando alle immagini dei cortei di lavoratori mascherati che in Germania simula il funerale alla Volkswagen si uniscono le voci allarmate dei tagli di personale e delle chiusure di interi comparti e Stabilimenti.

Germania colabrodo: 190.000 licenziamenti per il gigante dell’Auto europea, di colpo?

Erano gli anni Cinquanta, e la BMW rischiò più volte la bancarotta; erano gli anni Ottanta e gli operai Porsche pressavano davanti ai cancelli chiusi degli Stabilimenti per entrare a lavorare, non per scioperare. Era il 1993/1994, infine, quando Volkswagen sull’orlo del collasso riceveva i fondi pubblici di Schroeder e della Bassa Sassonia. 

Da allora e fino al 2007 (Crack Lehman) l’auto tedesca cavalca il boom finanziario del Marco dopo l’unificazione delle due Germanie, fa shopping in Europa e nel mondo di Marchi e Impianti e diventa leader della produzione industriale, dell’Aftermarket, del mercato globale.

Dopo il 2007 arriva il colpo alle ginocchia del Dieselgate, e ancora dopo il Lockdown, dentro una cornice internazionale che comprende Brexit, rivalutazione dei mercati oltreoceano, ed ovviamente la crisi generata dai conflitti in Est Europa dove – guarda caso – sono presenti ancora per poco importanti interessi industriali tedeschi; eppure in tutto questo lo scenario di crisi di questi mesi appare più satirico che reale, in una dimensione industriale e politica (la Germania) che – soleva dire mio nonno – è sempre stata perniciosa come la proprietaria zitella e odiosa del superattico in un Condominio: capace di indirizzare la gestione dello stabile a suo esclusivo favore e in grado di far pesare la sua posizione dominante, finisce solo per fare degenerare tutto il palazzo. 

Proprio quello che ha fatto la Germania con Debito sovrano, austerithy, rivoluzione elettrica, riforme europee, fino alla vicenda grottesca di una Germania contro praticamente gli Stati membri del Mediterraneo.

E se il sistema auto è in crisi, non giriamoci intorno: è il sistema che in modo idiota la Germania ha imposto a tutta l’Europa; non è stata la UE ad imporre l’evangelizzazione elettrica, ma una Germania in cerca di nuova immagine mondiale contro l’avanzata prevedibile del colosso cinese.

Ma io – che pur non essendo nessuno, mi onoro di dire che non ho mai amato la Germania, forse perché mio nonno ne ha vissuto la bestialità sotto la Guerra – non posso credere che la Germania sia diventata di colpo idiota. Io credo che sia semplicemente una Nazione diventata un po’ troppo paracula.

E per dimostrarlo sto coinvolgendo Autoprove.it in una inchiesta doppia tra Germania ed Africa. E il fulcro della analisi è proprio la frontiera della mobilità elettrica, senza approfondire al momento aspetti socioeconomici globali che, in seguito, coinvolgeranno ABS, Green Bonds e mercato delle valutazioni di materie prime, per finire con il solito terzo incomodo della Blockchain e delle Criptovalute. Sembra il decalogo di un complottista, invece è lo scenario della nuova e prossima area di libero scambio pan-africana: un campo di gioco nel quale chi prima arriva meglio alloggia. Abbiamo impiegato tre puntate di questo Speciale per dimostrare che la Germania ha agito per tempo.

Il Risiko Afro/franco/tedesco, e Bruxelles rimane a guardare (e a pagare?)

C’entra tutto, in questo Risiko afro-germanico dove a quanto pare l’Europa si presta a semplice portatrice d’acqua a favore di uno o due Stati membri (come sempre): oltre alla Germania il Risiko africano comprende la storica Francia, come in una sorta di coabitazione cordiale ma non troppo dove la Francia rimane incombente nella parte Settentrionale del Continente; la Germania invece ha praticamente surrogato la Gran Bretagna nell’influenza della zona Sud, mentre rimane da sviluppare tutta l’area centrale. 

Ma fermiamoci un attimo e leggiamo le notizie che arrivano dalla Germania, in particolare da uno studio di Progonos pubblicato da VDA: Volkswagen pianifica la chiusura di tre stabilimenti, Audi sospende la produzione in Belgio, BMW lamenta a sua volta delle criticità; sono in gioco, secondo le ricerche, quasi 190.000 posti di lavoro in Germania entro 10 anni, e 46.000 già persi negli ultimi quattro anni. 

Ultimi quattro anni in cui però, abbiamo visto, la Germania ha intensificato il trend degli investimenti in Africa.

Ma soprattutto colpisce, in questo bollettino di Guerra, la situazione dell’Aftermarket e della componentistica, settore dove la Germania è leader mondiale 2023 nel campo dell’export: secondo una ricerca di “Tendata” con un valore di merci esportate per oltre 60 miliardi di USD e due mercati di prevalenza (Cina e USA) i tedeschi sono dei veri “panzer” mondiali. 

E nella Top five dei Player mondiali di componentistica, ci sono ben tre Supplier tedeschi (Bosch, ZF, Magna) in un mercato che vale a livello globale quasi 500 miliardi solo di componenti intermediate in ogni parte del Globo, e con una crescita post lockdown che si stabilizza al 15% di incremento di scambi ed un aumento del valore esportato pari a +8%. Importante è considerare che i principali esportatori di componenti per autoveicoli sono Germania, Cina continentale, Stati Uniti, Messico e Giappone. A seguire Corea del Sud, Polonia e Repubblica Ceca. E colpisce che Italia e Francia messe insieme (comprendendo Stellantis dunque) non superano i 31 miliari di dollari di export di componentistica, segno indiscutibile che in questi due distretti nazionali anche la dimensione indipendente soffre di una crisi progressiva. 

E colpisce la posizione molto indietro della Spagna, che tuttavia rappresenta in Europa il secondo Paese membro della Unione come produzione industriale di auto, sebbene il paese iberico sia cresciuto del 18% nel post lockdown (sempre secondo “Tendata”).

Insomma, il quadro della Germania come “player” internazionale è decisamente chiaro, quindi la domanda che ci poniamo è: come mai questa slavina in casa? Bipolarità economico finanziaria o medaglia a due facce? Come mai la “VDA” (Associazione dei Costruttori tedeschi) che in Africa ha stretto da tempo un protocollo di intesa con la AAAM (corrispondente Associazione di categoria africana) nel suo paese natale fa dichiarazioni abbastanza sibilline come quella riportata da una Agenzia: “ latransizione elettrica porta a perdite occupazionali ma è inevitabile. Tuttavia non parliamo di crisi ma di transizione nel cui futuro l’occupazione dipenderà dalle scelte politiche che possono favorire o meno gli investimenti in Germania”. 

E su quel “favorire investimenti in Germania” si muove un giallo: parliamo di investimenti “in Germania” (VDA – sempre – parla di circa 400 miliardi di Euro necessari per R&D e per riconversione degli Impianti entro quattro anni) o di investimenti “dalla Germania” magari in sinergia con Bruxelles? Perché dalla Germania e dalla UE sono in partenza programmata fior di miliardi di Euro, verso quell’area di libero scambio panafricana su cui i tedeschi hanno messo gli occhi da quasi dieci anni. 

Ma soprattutto, cosa è davvero temibile nell’Agenda di Bruxelles per i tedeschi? Un po’ tutto, visto che pur nella ambizione elettrica della Germania è stata inserita per precauzione una clasola per la quale Bruxelles dovrebbe, entro il 2026, svolgere una parentesi di verifica e revisione del ruolo degli e-fuel per proseguire nella produzione di endotermici dopo il 2035. 

 

Guarda caso gli interessi tedeschi in tema di idrogeno in Africa si confondono bene con l’ingrediente base dell’e-fuel che appunto è l’Idrogeno: anche se un recente accordo commerciale tra Giappone e Sudafrica si incentra sull’idrogeno come fonte di energia pulita. 

L’industria automobilistica giapponese punta sempre di più sull’idrogeno e questa partnership rappresenta una mossa strategica per incorporare la tecnologia dell’idrogeno nel settore automobilistico. 

È probabile che l’industria automobilistica giapponese svolga un ruolo fondamentale nell’introduzione di veicoli alimentati a idrogeno in Africa, allineandosi alle tendenze globali verso l’energia sostenibile. 

Questo sviluppo potrebbe rimodellare il panorama automobilistico in Africa, aggiungendo una nuova dimensione al mercato insieme ai veicoli elettrici.

E se la messa a norma ormai prossima dell’Euro VII in Europa trova la Germania critica come tutti gli altri Stati Costruttori di auto, la meno ricordata “New BER 2028” è qualcosa che incide proprio nella economia tedesca della componentistica e dell’Aftermarket sempre più esposta alla concorrenza dei Paesi e dei Produttori di riferimento nel comparto Indipendente. 

Chissà se le previsioni e le premesse molto più “garantiste” del continente africano verso un mercato della Supply Chain e della componentistica molto più favorevole verso il mondo OEM rispetto agli IAM non saranno una notizia di forte interesse. Ma di sicuro gli argomenti che seguono sono di richiamo fortissimo:

L’Africa, la nuova terra promessa dell’Automotive

Quanto può valere il mercato dell’auto in Africa? Valeva 12 miliardi di Dollari alla data del Crack Lehman; era salito a 30 miliardi di Dollari dopo il Lockdown del 2020, e potrebbe valere nel 2027 fino a 42 miliardi di Dollari secondo le organizzazioni che stanno per inaugurare l’area di libero scambio panafricana (AfCFTA), dove tra 10 anni ci saranno 450 milioni di persone in età lavorativa ed in grado di utilizzare auto e mezzi di mobilità; e dove la subofornitura di componenti e semilavorati potrà essere distribuita a largo raggio tra le Nazioni del Centroafrica in cui per ancora molti anni il reddito mensile preteso dai lavoratori potrà mantenersi su livelli pari alla metà della media delle Società più evolute, con il vantaggio di una filiera logistica già oggi strutturata su vettori a guida autonoma e droni aerei con telecontrollo a distanza e dove gli investimenti miliardari della Cina hanno sviluppato porti, ferrovie, autostrade. 

Dove chiaramente la situazione ambientale e sociopolitica non è del tutto rasserenante: ma dove le aree socialmente più sicure e sviluppate (Nord e Sud Africa) sono abitate dal 25% della popolazione africana totale e garantiscono una continuità lavorativa ostacolata solo dagli eventi climatici.

Un altro aspetto seriamente antagonista riguardo la convergenza tra Africa ed Automotive è l’elemento culturale e formativo: questo però storicamente, anche con riferimento ad altri Continenti, non ha mai impedito lo sviluppo iniziale di una industria della componentistica e della subfornitura basilare costruita di volta in volta in Asia, Sudamerica, Est Europa, etc…e che dunque si può ripetere in Africa soprattutto a partire dalle nuove piattaforme elettriche e dai nuovi protocolli industriali di settore.

Se l’Africa non rappresenta ancora la terra promessa dell’Automotive, il Continente europeo dirimpettaio sta decisamente naufragando verso la desertificazione di settore

La controrivoluzione elettrica con la confusione politica di Bruxelles ed il disorientamento generale diffuso tra Costruttori OEM e subfornitori sta ancora una volta, e forse per l’ultima volta, aiutando il mondo Indipendente per il quale tutti o quasi stavamo già preparando le messe funebri per un futuro dominato dall’aftersales ufficiale Casamadre; il settore della componentistica del Vecchio Continente è stato travagliato dalla altalena contrastante dei trends commerciali ed industriali; a fronte di un rimbalzo positivo di tutto il settore dell’Aftermarket Indipendente gli ultimi tre anni sono stati il teatro di una debacle dei cosidetti “Tier” e dei fornitori di Primo Equipaggiamento a causa della riduzione dei volumi del nuovo. 

Africa tra crescita e promesse, tra elettrico e idrogeno, tra nuovo ed usato

Sono dunque tornati in auge i programmi di avvento degli OEM nel mondo dell’autoriparazione generalista che avevano cominciato ad essere promossi prima del Lockdown e che ora, a fronte di una sostanziale trasformazione del modello logistico e del circuito della Supply Chain globale a partire dalla rimodulazione della Nazione supplier per eccellenza, la Cina:

quest’ultima sta crescendo nella sua industria auto per coprire le prevedibili esigenze di una popolazione automobilistica che tra dieci o quindici anni potrebbe “gonfiarsi” di decine di milioni di nuovi acquirenti all’anno. E se contemporaneamente, per ragioni di opportunità simmetrica, le linee di produzione delle “BEV” più commerciali dovessero prendere la via al contrario – dalla Cina in Europa dove gli Stabilimenti lasciati liberi dalla delocalizzazione e dalla contrazione dei Marchi europei ed occidentali – il fabbrisogno conseguente alla domanda potenziale in crescita in Cina non potrà far altro che aumentare la destinazione in casa della produzione di componentistica e subfornitura. 

Stando così le cose è decisamente più plausibile, secondo molti, che sia proprio la Cina a “battezzare” la nuova forma automobilistica dell’Africa dove – tra l’altro – sono diversi i mercati con l’obbligo di guida a destra.

La Cina ha esportato nel continente quasi 5 milioni di veicoli nel 2023, con le “NEV” (elettriche) a fare da traino, e dal primo ingresso dei Costruttori cinesi nel post-Crack Lehman oggi ben 10 Marchi del Dragone hanno consolidato un buon mercato con punte di eccellenza ovviamente in Sudafrica: 

cosa che rende ancora più difficile la crescita dei volumi della concorrenza europea, soprattutto perché il Sudafrica sembra essere la terra promessa della mobilità elettrica con una prospettiva governativa di passare da una quota di mercato di BEV (o meglio “NEV” come da lessico tipicamente cinese) del 2% lo scorso anno ad una soglia del 20% entro i prossimi due.

Anche l’Egitto sta polarizzando l’attenzione con l’intento politico di creare distretti industriali Automotive puntando sulla eccellente condizione di costi manodopera bassi e posizione logistica favorevole, attirando le programmazioni di intenti da parte di diversi Costruttori cinesi interessati a stabilire là i loro impianti.Più a lungo termine appare la industrializzazione su larga scala del Kenya dove già alcuni Brand hanno piccole produzioni su licenza; e lo stesso vale per Ruanda, Ghana ed altri Stati. 

 

Cosa significa per i Costruttori globali promuovere la mobilità elettrica in Cina? Significa operare in una dimensione under construction dove partire da zero è una opportunità e dove il mercato non subisce le segmentazioni standardizzate dell’Occidente anche perché la dimensione “SUV Multipurpose” sembra essere perfetto per il profilo orografico del territorio e per la funzionalità del parco di potenziali clienti ed utilizzatori.

 

Cogliere l’opportunità di entrare nel mercato africano ora significa disegnare una dimensione industriale “tailor made” che integra le aree di eccellenza specifiche della condizione africana: la disponibilità di risorse minerarie, fonti fossili e rigenerabili per la filiera energetica; la presenza di materia prima a buon mercato (non pensiamo solo alle terre rare, ma all’alluminio del Mozambico, alla Gomma della Costa d’Avorio, etc…) e una catena logistica che può far ampio uso di vettori terrestri ed aerei a guida autonoma, motivo per il quale tutte i colossi della distribuzione (Amazon, DHL, etc..) hanno da tempo avviato i propri mega – Hub di movimentazione merci e servizi.

Senza dimenticare che quella africana può essere senza timore di smentita la prima filiera industriale nativa in dimensione Blockchain, sia dal lato delle relazioni industriali sia dal lato dei pagamenti in valuta virtuale.

Germania: leader mondiale, sconfitta in casa

Ovviamente tutto questo, senza l’evidenza di cifre a supporto, può sembrare per Voi un arzigogolo mentale dell’autore del “Dossier”. 

Ok, proviamo a metterle in batteria queste cifre. Mentre in Europa i Brand di subfornitura, componentistica hanno subito da un anno e mezzo un tracollo di mercato e valore azionario che le ha lasciate alla aggressione di nuovi acquirenti e ha costretto un numero di licenziamenti di centinaia di migliaia di lavoratori di settore in Europa ed USA, c’è la dicotomia tra trend occidentali ed africani. Alcuni esempi: in Germania il settore componentistica ha perso oltre 30.000 addetti, la Francia almeno 9.000; l’Italia invece, e non è una battuta, ha praticamente perso la nazionalità di tutto il comparto. 

Non a caso la “C.L.E.P.A. – European Association of Automotive Suppliers” ha lanciato prospettive di medio termine ancora preoccupanti.

Ed in Africa? Beh, la crescita della domanda non è legata direttamente allo sviluppo di una filiera componentistica e di subfornitura funzionale al mercato interno. L’Africa appare più per l’Europa come l’HUB sostitutivo della stessa Cina, del Sudamerica, dell’Est europeo per il sostegno della produzione estesa. Fino a contemplare per la Germania un nuovo partner nello sviluppo industriale dell’Idrogeno. Tanto per ricordare eventi non troppo lontani, è passata in sottotono la notizia di un anno fa in cui PNE – Produttrice di soluzioni per l’energia eolica – e la SET (Utility tedesca) avevano firmato un protocollo di intenti per produrre e-fuel in Sudafrica, in particolare sulla costa occidentale; funzionante ad elettrolisi di acqua marina desalinizzata prima del processo, tutto servito da energia eolica e solare. Senza contare che per l’Idrogeno esiste la via ancora poco percorsa in Occidente delle auto “Fuel Cell”, ma in generale tutto il comparto dell’Idrogeno per autotrazione sta diventando in Africa molto più di un esercizio accademico. Toyota Mirai, Bmw, ed altri esempi sono a corredo di una realtà in cui Camion e Pullman ad Idrogeno sono ormai una pietra miliare in Africa.

Ma ora il problema per occupare il mercato auto africano più maturo è quello di garantire il post vendita, potenziando e sfruttando in primo luogo le realtà locali e aumentando il Know How e la meccanizzazione dei Suppliers già presenti sul territorio. 

Lavorare sull’elettrico è allo stesso tempo una chiave di sviluppo per una mobilità adatta allo sviluppo del mercato africano, e dall’altra una pista per completare la rete di infrastruttura energetica di rete in un territorio dove ancora oggi il 20% della popolazione del continente non è servito. 

Ovviamente la ottimizzazione delle reti infrastrutturali (energetica, logistica, viaria) sta portando ad una moltiplicazione di sinergie, J.V. e collaborazioni multisettore tra Costruttori, Componentisti, Utilities, Imprese di Logistica; anche se a fare da apripista è al momento il mondo dell’Usato. 

In tre paesi come Etiopia, Kenya e Nigeria almeno 8 veicoli importati su 10 sono usati, e l’Africa importa quattro volte più prodotti automobilistici di quanti ne esporti, con importazioni di automobili per un valore di 52 miliardi di dollari USA nel 2020 ed esportazioni per un valore di soli 13 miliardi di dollari USA nel 2020. Le principali fonti di veicoli usati sono gli Stati Uniti (USA), l’Europa e il Giappone. Il Medio Oriente funge da notevole via di transito per i veicoli verso l’Africa orientale. 

Il Sudafrica domina il commercio automobilistico nel continente, rappresentando i tre quarti delle esportazioni automobilistiche africane e il 15% delle importazioni nel 2020. Come detto, la parte del leone la fa il Giappone come Marchi ma la provenienza è soprattutto europea.

Ed ora l’Africa, l’Europa, la Germania e tutto l’Automotive sono ad un bivio incrociato: per la UE l’Africa commerciale unita può essere un’area di oltre un miliardo di consumatori, anche se la concorrenza della Cina è difficile da superare; per la Germania, come abbiamo visto, l’Africa è più di una prospettiva, essendo già una piattaforma di accordi e sinergie industriali.

L’Europa per l’Africa è al momento il maggior vettore di auto usate provenienti dal territorio comunitario, e in tema Bruxelles ha lanciato la proposta di una tracciatura delle auto secondo quoziente ecologico: insomma, stop prima o dopo all’esportazione verso l’Africa di modelli inquinanti. Con la prerogativa opzionale ma non secondaria di un crescente interesse dei consumatori africani verso il cosidetto – in Europa – Kit Retrofit 100% elettrico.

Insomma il retrofitting, la conversione dei veicoli con motore a combustione interna in motori elettrici a batteria o a celle a combustibile a idrogeno, è in crescita. È persino un argomento di cui parlano tutti gli operatori dei trasporti perché la promessa è incoraggiante: limitare gli investimenti ed estendere la vita utile del veicolo in funzione per un’elettromobilità a zero emissioni.

Ci sono poi le questioni integrate a quelle appena espresse: c’è l’intreccio delle relazioni tra Cina, Europa, Germania. La Germania, si sa, non vede di buon occhio i superdazi comminati dalla UE contro le BEV di importazione cinese, soprattutto perché diversi Gruppi cinesi sono in J.V. con Costruttori tedeschi. 

Resta da capire se la soluzione delle linee di produzione cinesi in Europa (legate in primis a vetture elettriche popolari) non sia come ci aspettiamo in Autoprove una sorta di “Hub” generalizzato per indirizzare in Africa linee di export ecologico e “tracciato” dentro un accordo commerciale che certo la UE in qualche modo sta favorendo; e in questo – poiché i prodotti originari cinesi oggetto degli accordi tra Costruttori saranno probabilmente rimarchiati dai Brand occidentali – l’eventualità di un accordo generalizzato di esportazione verso l’Africa sarebbe l’uovo di Colombo per tutti:

– Per l’UE gli stabilimenti europei di produzione sarebbero fonte di nuova occupazione potendo contemporaneamente mostrare agli elettori il polso duro esercitato verso i cinesi; 

– Per la Germania l’esportazione verso l’Africa di linee di auto cinesi sarebbe una forma di autotutela sia verso i rapporti e gli impegni patrimoniali strutturati con i partner cinesi sia una forma di promozione degli investimenti per una dimensione industriale tedesca in Africa;

– Per l’Africa l’arrivo di auto elettriche pseudoeuropee “fresche” sarebbe una leva commerciale interessante; 

– E per i Brand occidentali ed europei infine la serie di nuove BEV popolari in arrivo in Europa sarebbe un Firewall contro il pericolo multe da parte UE.

Nella prossima puntata cercheremo di capire se i nostri sono vaneggiamenti o realtà.

(Fine Quarta Parte – Segue) 

Riccardo Bellumori.

Nuova DS N°8 2025: Dati Tecnici e Foto

Ecco la nuova DS N°8 che sarà offerta solo con motori elettrici, le vendite inizieranno a metà del 2025.

Il SUV coupé inaugura una nuova gamma di modelli numerati del marchio DS – l’integrazione del simbolo del numero nei nomi dei modelli dovrebbe sottolineare l’appartenenza dei modelli DS ai migliori rappresentanti del mondo dello chic francese, come la gamma di profumi Chanel. Il profumo n. 5 di Chanel è conosciuto in tutto il mondo, mentre il marchio DS non è riuscito a svilupparsi adeguatamente nei dieci anni successivi alla separazione da Citroen. La carriera cinese di DS è francamente fallita, al momento le vendite sono addirittura ferme. In Europa, secondo l’ACEA (Associazione Europea dei Costruttori di Automobili), da gennaio a ottobre di quest’anno sono state vendute 31.965 DS (-25% rispetto all’APPG).

La DS N°8 si posiziona come nuova ammiraglia del marchio, la sua lunghezza complessiva è di 4,82 m, la larghezza di 1,9 m, l’altezza di 1,58 m, il passo di 2,9 m, l’altezza da terra di 155 mm, le ruote di serie da 19, 20 o 21 pollici. Nel frattempo, nella gamma DS c’è una berlina più grande, la DS 9 (lunghezza totale – 4933 mm), ma è prodotta in Cina, cosa di cui i rappresentanti del marchio DS non amano parlare ad alta voce. La DS 8 sarà prodotta nello stabilimento Stellantis di Melfi (Italia), anch’esso non menzionato nel comunicato stampa. Ma si sottolinea che la batteria e i motori elettrici della DS #8 sono prodotti in Francia presso le filiali Stellantis.

La DS N°8 si basa sulla piattaforma modulare STLA Medium, sulla quale sono state prodotte in precedenza le nuove Peugeot 3008, Peugeot 5008 e Opel Grandland. Particolarmente apprezzata è l’aerodinamica completamente sviluppata del cross-liftback (Sche = 0,24), grazie alla quale ha un’autonomia tra le migliori della categoria con una sola carica. Le sospensioni anteriori sono di tipo McPherson, mentre quelle posteriori sono multi-link indipendenti. L’equipaggiamento di serie comprende gli ammortizzatori adattivi, le cui caratteristiche cambiano in base alle letture della telecamera anteriore: grosso modo, la telecamera ha rilevato un urto e le sospensioni sono diventate più morbide in anticipo.

IL DESIGN UNICO

In termini di design esterno, la DS N°8 ricorda la concept DS Aero Sport Lounge del 2020 e gli interni riprendono lo spirito del manifesto dello scorso anno, ma l’abitacolo della DS No. 8 è meno appariscente in termini di arredamento. La fascia anteriore minimalista ospita un quadro strumenti da 10,25 pollici e uno schermo multimediale da 16 pollici, con lo schermo degli strumenti che lavora in tandem con un proiettore di realtà aumentata sul parabrezza. L’impianto audio Focal top di gamma da 690 watt è dotato di 14 altoparlanti. I sedili anteriori con poggiatesta integrato sono riscaldati, ventilati e dotati di massaggiatori. La pelle riciclata è ampiamente utilizzata per le finiture, ma la pelle è comunque naturale.

Il volume del bagagliaio è di 620 litri, il suo coperchio è dotato di azionamento elettrico e si alza fino a un’altezza di 185 cm.

DATI TECNICI E MOTORI

La piattaforma STLA Medium è progettata per modelli con motori a combustione interna, ma non sono dichiarati per DS №8, tutti i propulsori sono elettrici, a 400 volt. La versione base FWD è dotata di una batteria da 74 kWh e di un singolo motore elettrico sull’asse anteriore, la sua potenza di picco è di 260 CV e 343 Nm, l’accelerazione a 100 km/h richiede 7,7 secondi, la velocità massima di tutte le versioni è limitata a 190 km/h. Con una sola carica, la versione base FWD può percorrere 572 chilometri nel ciclo WLTP.

La versione FWD Long Range è dotata di una batteria da 97,2 kWh e la potenza di picco dell’unico motore elettrico sull’asse anteriore è aumentata a 280 CV, l’accelerazione a 100 km/h richiede 7,8 secondi, l’autonomia con una singola carica 750 km.

La versione top di gamma a trazione integrale è anch’essa dotata di una batteria da 97,2 kWh, la potenza massima combinata dei due motori elettrici è di 375 CV e 509 Nm, l’accelerazione a 100 km/h richiede 5,4 secondi, l’autonomia con una singola carica è di 686 km.

La potenza massima di ricarica della batteria di tutte le versioni è di 160 kW, che non è molto per gli standard moderni, soprattutto per un marchio premium. Il peso a vuoto di DS №8 va da 2132 a 2289 kg a seconda delle modifiche, mentre il peso consentito del rimorchio è da 1460 a 1600 kg.

In Europa, gli ordini per il DS N°8 saranno accettati a gennaio, le vendite a pieno regime – a metà del 2025, i prezzi non sono ancora stati annunciati, ma è chiaro che sarà costoso e che il DS №8 non sarà molto richiesto, in quanto ci sono un sacco di concorrenti con caratteristiche tecniche più impressionanti sul mercato, e su un registratore di cassa francese chic, ahimè, non può essere fatto, dopo tutto, l’auto non è un profumo o una borsa di pelle.

Nuova BMW M3 2026: rivoluzione elettrica

La nuova BMW M3 sarà la prima della storia ad avere un motore esclusivamente elettrico.

BMW M sta lavorando da sette anni a un modello sportivo 100% elettrico. Nel 2022, dopo un lungo periodo di test segreti, il reparto sportivo della casa tedesca ha presentato il suo mulo di seconda generazione. Si trattava di una i4 M50 con sospensioni prese in prestito dalle M3, M4 e M5 e alimentate da quattro motori elettrici in fase di sviluppo. Una configurazione finora riservata alle supercar. Questa creatura di Frankenstein è stata ora sostituita da un prototipo molto più vicino alla produzione di serie. La prima BMW M3 elettrica viene esposta per la prima volta e, allo stesso tempo, offre un’anticipazione della futura versione più tranquilla del modello: la i3 o Serie 3 elettrica.
Nel 2025, BMW farà debuttare la piattaforma modulare Neue Klasse con una nuova generazione di SUV elettrico iX3 (tipo NA5), distinto dalla nuova X3 a combustione interna (G45) sulla piattaforma CLAR. L’anno successivo saranno lanciate la berlina e la station wagon i3 (NA0/NA1), che offriranno un’alternativa a emissioni zero alla Serie 3 a combustione (G20/G21). La concept Vision Neue Klasse 2023 ne ha dato un assaggio. Questa i3 sarà disponibile in una versione sportiva, forse chiamata iM3 (ZA0/ZA1), ed è di questa che parliamo oggi.
Sebbene sia pesantemente camuffata e dotata di equipaggiamenti provvisori come i fari posteriori, il prototipo incorpora alcuni dei forti elementi visivi della concept car. I fari anteriori compatti, la griglia orizzontale e il bagagliaio corto e inclinato sono tutti elementi caratteristici. Ci sono anche sbalzi piuttosto corti per il segmento e superfici lisce che permettono il passaggio dell’aria per una maggiore autonomia, così come le maniglie delle porte a scomparsa. Questo modello M ha parafanghi più larghi rispetto alla futura i3 standard, che ospitano cingoli allargati dietro a ruote e freni di dimensioni generose.

DATI TECNICI E MOTORI

L’utilizzo di un motore elettrico per ruota promette, oltre a una potenza combinata in grado di superare i 1.000 CV (quella del modello di serie è ancora da vedere), nuove possibilità in termini di agilità. “Questo significa non solo che ogni ruota genera propulsione, ma anche che ognuna di esse può essere frenata in modo indipendente”, spiega Dirk Häcker, responsabile dello sviluppo di BMW M. “Questo significa anche che la tecnologia delle batterie è in grado di garantire una maggiore efficienza. “Significa anche che la tecnologia delle batterie deve essere in grado di gestire l’assorbimento istantaneo dell’energia oltre alla rapida distribuzione dell’energia a piena carica, perché le prestazioni dei quattro motori nel recupero dell’energia saranno significativamente superiori a quelle degli attuali veicoli elettrici”, continua.
Un “cervello” elettronico ha il gravoso compito di sincronizzare il tutto. Molti dei test di sviluppo condotti sui circuiti di tutto il mondo, in particolare presso il centro francese di BMW a Miramas, si sono concentrati su questo computer centrale. Il lavoro di sviluppo è lungi dall’essere completato, e il lancio della BMW M3 elettrica non è previsto prima del 2028. “Una tipica BMW M è un veicolo progettato interamente per l’uso quotidiano, con dinamiche e prestazioni da pista”, promette Dirk Häcker.

Nuovo Toyota Urban Cruiser: Anteprima

Il nuovo Toyota Urban Cruiser è pronta al debutto.

Circa un anno fa Toyota ha presentato un modello concettuale molto importante. Nel dicembre 2023 ha debuttato il Toyota Urban SUV Concept. Una concept car che gettava le basi per quella che sarebbe diventata “una Yaris Cross 100% elettrica”. Il tempo è passato e il modello concept si è finalmente evoluto in un’auto di serie. La nuova Toyota Urban Cruiser è stata ufficialmente presentata.

La piccola gamma di veicoli 100% elettrici di Toyota accoglie un nuovo membro che non ha l’acronimo bZ (beyond Zero) nel suo nome. Un modello il cui nome non è nuovo. Lontano dall’Europa, in mercati emergenti come l’India, l’Urban Cruiser esiste già. Si tratta però di un SUV termico frutto della stretta collaborazione tra Toyota e Suzuki.
Toyota ha deciso di salvare dall’oblio un marchio che nel recente passato è stato utilizzato nel mercato automobilistico europeo per un veicolo utilitario. Il nuovo Urban Cruiser, un SUV elettrico, rientra nell’ambizioso piano strategico multi-energy di Toyota, che intende offrire ai propri clienti diverse tecnologie di propulsione nei principali segmenti.

LA SVOLTA ELETTRICA

Basta un rapido sguardo alle immagini che illustrano questo articolo per scoprire le caratteristiche distintive del nuovo Urban Cruiser. Un veicolo che sfoggia un design basato sul tema “Urban Tech” e adotta molti elementi della filosofia che Toyota sta applicando ai suoi nuovi modelli. Un design che il marchio stesso definisce “sorprendente e autentico”.

Il frontale sfoggia una forma a testa di martello, elemento chiave del design. I gruppi ottici, insieme alla griglia, sono al centro dell’attenzione. Soprattutto la firma luminosa dei fari.

La vista laterale rivela l’essenza SUV di questo modello. A seconda della versione, vengono montati cerchi da 18 o 19 pollici. Sono disponibili anche numerose opzioni di colore della carrozzeria, tra cui configurazioni bicolore con tetto nero.

MOTRI E DATI TECNICI

Essendo un’auto elettrica, tutti gli occhi sono puntati sul sistema di propulsione. Il “cuore” del nuovo Urban Cruiser è una batteria LFP. È possibile scegliere tra una batteria da 49 kWh e una più grande da 61 kWh. La batteria più piccola è associata esclusivamente a una configurazione a trazione anteriore, mentre la batteria più grande è disponibile come optional con la trazione integrale.

L’Urban Cruiser si distinguerà da molti dei B-SUV elettrici disponibili presso i concessionari europei per la sua disponibilità a trazione integrale.

Le potenze variano da 106 kW (144 CV) per la versione base a 135 kW (184 CV) per il modello di punta a trazione integrale. Sebbene Toyota non abbia reso nota la gamma dell’Urban Cruiser, fa notare che, per massimizzare l’efficienza, tutte le versioni sono dotate di una pompa di calore a basso consumo.

Il nuovo SUV elettrico di Toyota sarà pronto per la vendita in Europa nella seconda metà del prossimo anno. Il marchio ha inoltre confermato che l’Urban Cruiser sarà presente al Salone dell’Auto di Bruxelles 2025. Sarà il primo evento in cui verrà mostrato al pubblico.

Nuova Peugeot 308 2025: Restyling in Rendering

La nuova Peugeot 308 arriverà al restyling nel 2025.
Nonostante la diffusa avversione per le berline classiche, che negli ultimi anni sono state spesso sostituite dai SUV, l’attuale generazione di 308 ha eroicamente resistito agli invasori fin dal suo lancio nel 2021. A tre anni di distanza, le sue vendite sul mercato europeo tra gennaio e ottobre 2024 sono diminuite solo del 2% (78.310 unità) rispetto allo stesso periodo del 2023. Questa buona salute è dovuta alla versatilità della sua gamma, disponibile sia come monovolume che come 5 porte, con motorizzazioni ibride, PHEV e persino 100% elettriche. In confronto, la Mégane di Renault è un po’ un buco nell’acqua. La Scenic, che competerà anche con la versione elettrica della 308, ha faticato a conquistare i clienti dal suo lancio all’inizio del 2024, nonostante sia stata nominata Auto dell’Anno. Nel Vecchio Continente ne sono state vendute poco più di 16.000 unità.
Tuttavia, la Peugeot 308 non si adagerà sugli allori, perché la concorrenza si sta intensificando. In termini di stile, cercherà di seguire, per quanto possibile, le prerogative stabilite dal dimostratore Inception nel 2022. Ad esempio, il suo frontale dovrebbe essere diviso in due livelli, alla maniera delle recenti 3008 e 5008, mentre ciascuna estremità della griglia, a sua volta allargata, dovrebbe essere “graffiata” da un trio di LED diurni, all’interno di un paraurti completamente ridisegnato. Di profilo, le ruote della vettura hanno ricevuto un nuovo look, ma c’è ragione di credere che la parte posteriore della vettura sarà ornata da una nuova striscia di luce sopra un nuovo paraurti che amplierà visivamente la silhouette della Sochalienne. Infine, nell’abitacolo, ad eccezione della rielaborazione del sistema di infotainment, è improbabile che la 308 2025 cambi i codici dell’abitacolo.

DATI TECNICI E MOTORI

In definitiva, è sotto il cofano che Peugeot potrebbe apportare i cambiamenti più profondi. In primo luogo, sostituendo l’attuale unità PHEV da 180 CV, che garantisce solo 66 km WLTP di guida 100% elettrica, con la nuova generazione inaugurata dalle 3008 e 5008. Con 195 CV, questo motore dovrebbe offrire un’autonomia di circa 100 km. Ma è soprattutto la gamma E-308 che probabilmente subirà i maggiori cambiamenti, accogliendo il propulsore recentemente conquistato alla causa della sorella maggiore, la E-408. In altre parole, un motore elettrico da 210 CV alimentato da una batteria da 61 kWh, con un’autonomia target di 470 km WLTP. In secondo luogo, un’ipotetica batteria da 86 kWh, recentemente emersa durante la fase di test a bordo della DS 4, con cui la 308 condivide la piattaforma tecnica. Così equipaggiata, la Lionne potrebbe facilmente puntare a 600 km WLTP. Tuttavia, l’introduzione di questo propulsore non è ancora stata confermata.
Previsto per il 2025, il restyling della Peugeot 308 sarà accompagnato da un logico aumento dei prezzi. Mentre il modello di base è attualmente in vendita a 32.250 euro, la sua sostituta probabilmente non esiterà a superare la barriera dei 33.000 euro per giustificare le modifiche tecniche e stilistiche.

Nuova Toyota RAV4 2025: Anteprima

La nuova Toyota RAV4 è pronta a cambiare completamente forma.

Molti marchi vorrebbero essere nella posizione di uno dei più grandi marchi giapponesi quando si tratta di rinnovare uno dei modelli più importanti della gamma. La concorrenza è agguerrita nel segmento delle compatte, come da tradizione, ma Toyota sa esattamente qual è la formula per rinnovare il suo modello più venduto, il RAV4.

Solo pochi giorni fa, il primo prototipo camuffato del nuovo Toyota RAV4 è apparso sulle strade del deserto americano dello Utah, e sappiamo anche che ci sono prototipi che circolano sulle strade della terra del Sol Levante, quindi è solo questione di tempo prima che appaiano sulle strade europee. Un RAV4 di cui la divisione americana del marchio ha avvertito che non si tratterà di una rivoluzione o di qualcosa di eccessivo, ma di una riprogettazione curata, come potete vedere in questa anteprima rendering di Motor.es.

Per il momento, l’unica foto spia ha mostrato che Toyota ha deciso di mantenere intatta non solo la piattaforma TGNA-K di questo SUV compatto, ma anche gran parte delle parti stampate dell’attuale RAV4, modificando leggermente l’aspetto della parte inferiore delle portiere.

I passaruota squadrati, le maniglie e gli specchietti retrovisori sono praticamente identici a quelli dell’attuale modello in vendita, ma ci sono altri dettagli che sono ovviamente cambiati di più.

IL NUOVO SUV

Nel complesso, i giapponesi hanno mantenuto la forma della silhouette, ma è evidente che il lunotto posteriore è più grande, il che indica che il nuovo Toyota RAV4 crescerà di qualche millimetro, aumentando lo spazio per le gambe dei passeggeri posteriori e il volume del bagagliaio. Tuttavia, la maggior parte dei cambiamenti estetici sarà concentrata sia nella parte anteriore che in quella posteriore, con il frontale che appare già entusiasmante in questa riproduzione.

Il nuovo Toyota RAV4 continuerà a mantenere la propria personalità, adottando un design dei fari più sottile, a forma di boomerang, simile a quello della Camry offerta in alcuni mercati europei. La calandra è ora più bassa, con una lamella che unisce i fari e un cofano più affilato, mentre il paraurti presenta una griglia aggiuntiva.

Purtroppo non sappiamo ancora come saranno il posteriore e gli interni, anche se è chiaro che la digitalizzazione sarà una delle grandi protagoniste. Tanto quanto l’elevato comfort dei passeggeri e l’efficienza del suo impianto meccanico, perché i nuovi RAV4 che arriveranno nelle concessionarie nel 2026 saranno tutti ibridi, auto-ricaricabili e plug-in, questi ultimi con una lunga autonomia che supererà i cento chilometri elettrici, e con trazione anteriore o integrale.

Nuova BYD Dolphin 2026: restyling in Anteprima

BYD sta lavorando a un aggiornamento di metà ciclo di vita per il Dolphin a quattro anni dal suo debutto.

La versione rinnovata della piccola utilitaria elettrica è attesa per il prossimo anno, con aggiornamenti stilistici e l’aggiunta di una nuova opzione di propulsione.

Le foto della BYD Dolphin 2026 sono apparse sul sito web del Ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’Informazione cinese, mesi prima della presentazione ufficiale. L’elemento di spicco sono i fari ridisegnati che si estendono sui parafanghi anteriori, ricordando leggermente la Chevrolet Bolt originale.

Recensione: 2024 BYD Dolphin nuota in testa alla classifica dei veicoli elettrici a basso costo

Altre modifiche al frontale includono la griglia più sottile e le prese d’aria del paraurti più piccole. Il profilo è in gran parte ripreso, ad eccezione dei nuovi cerchi da 16 e 17 pollici.

La parte posteriore ha un aspetto familiare, ma guadagna un design più pulito per il paraurti e la grafica dei fanali posteriori, avvicinandosi alla più recente BYD Seal 06 GT.

Secondo i documenti del MIIT, il nuovo EV misura 4.280 mm di lunghezza, 1.770 mm di larghezza e 1.570 mm di altezza, con un passo di 2.700 mm. Ciò la rende più lunga di 155 mm rispetto alla Dolphin cinese che ha debuttato nel 2021 e più corta di soli 10 mm rispetto alla versione globale che ha fatto seguito nel 2023.

DATI TECNICI E MOTORI

Non abbiamo avuto modo di vedere gli interni, che potrebbero essere dotati di nuove funzioni tecnologiche e di finiture leggermente ridisegnate.

La nuova BYD Dolphin sarà disponibile con tre diverse potenze, che generano rispettivamente 94 CV (70 kW / 95 PS), 174 CV (130 kW / 177 PS) e 201 CV (150 kW). La versione meno potente e quella più potente corrispondono alle potenze del modello attuale, mentre la versione intermedia è una nuova aggiunta alla gamma.