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La finanza pazza dell’Automotive: ABS più hai debiti più fai soldi

Sei un Costruttore di Auto, e la Banca “X” che hai creato dentro al Tuo Gruppo vende a credito ai tuoi Clienti per un importo di vendita di 1.000.000,00 di Euro.

Il rimborso avverrà ad “X” in 36 rate per un ritorno di 1.500.000,00 Euro.

La Banca “X” a questo punto cerca liquidità sul mercato senza né indebitarsi con un finnziamento né cedendo crediti “sicuri” che ha in tasca e che rendono interessi. Le leggi permettono ad “X” di:

  • creare una Società Pilota (SPV) che gestirà un conto di passaggio delle rate di pagamento del prestito;
  • di creare a questo punto uno strumento finanziario chiamato “ABS” (Asset Backed Security) dove la Garanzia è data dal rientro – atteso ma futuro – delle rate pagate dal Cliente: l’ABS diventa così una Obbligazione venduta agli Investitori, e la remunerazione degli obbligazionisti avviene indirizzando parte o tutto il flusso di Cassa del Conto della “SPV”.

Quali Investitori? Quelli “usuali” nel mondo finanziario (hedge fund, fondi comuni di investimento, piani pensionistici, ecc.) che sottoscrivono o per diversificare, o perché al contrario già impegnati finanziariamente nel settore Auto, od infine perché spinti da analisi e previsioni positive sui trend di mercato.

Quindi: “X” si aspetta di incassare dopo 3 anni 500.000 Euro di guadagno, sul credito fatto per 1.000.000,00 Euro;

La stessa “X” vende, opportunamente “Impacchettato” (cioè cartolarizzato) ad un Investitore non il credito ma “il diritto sul credito” attraverso la remunerazione mediante il flusso di cassa del famoso “Conto” strumentale: ovviamente, Voi noterete, per finanziare il debito del suo Cliente, “X” deve accendere nuovo Debito…..E l’unica Garanzia concessa all’Investitore, per il rientro dell’Obbligazione, è che il Cliente debitore paghi ogni mese senza intoppi.

E, dunque, il sistema finanziario permette di considerare un debito come una Garanzia per fare nuovo debito……Incredibile, vero?

Finanza come la birra: più si agita, più si crea schiuma. Ma “la sostanza”???

Un ABS nasce – istituzionalmente – quando un operatore finanziario cede i propri diritti di Credito ad un Istituto bancario che poi li stocca in un Portafoglio da vendere agli Investitori.

Fondamentalmente un ABS è dunque un contenitore di Asset cartolarizzati, ma anche debiti garantiti da Ipoteche ed obbligazioni di Debito collateralizzate (CDO) possono diventare un ABS; e gli ABS sono strumenti di raccolta di liquidità, a favore dei prestatori, utilizzati soprattutto per alimentare il ciclo ed il volume di nuovi crediti. Ecco spiegato in due passaggi il misterioso mondo degli “Automotive ABS” che da almeno quindici anni preoccupa il mercato: l’espansione del credito concesso ai Clienti è stato fatto, per la maggior parte, accendendo nuovo debito presso il mercato obbligazionario e degli Investitori istituzionali. Le operazioni finanziarie generatrici di “debito” (come prestiti per consumi, leasing e Retail Auto, Mutui, saldi di carte di credito o cessione di credito) con il flusso di cassa – atteso – che ne deriva possono costituire la garanzia per strumenti di investimento finanziario definito “ABS”, (denominato “Asset Backed Securities” ovvero “Titolo Garantito da Attività” che prende la forma di un’obbligazione o di una nota, e che paga un reddito a tasso fisso per un determinato periodo di tempo, fino alla scadenza.

Fare “DEBITO” per finanziare “DEBITO”: ed è tutto legale !!!

Più le “Captive Bank” concedono prestiti, e più per riprendere liquidità “impacchettano” tutti i propri diritti sui crediti costruendo “ABS” da vendere nel mercato obbligazionario; in sostanza, si offre sul mercato una massa di debiti per finanziare nuovo debito !!! Assurdo, o no???

I primi problemi ovviamente nascono, come sono nati, quando il monte di credito concesso in piedi ha superato nel giro di pochi anni le decine di migliaia di miliardi di Dollari nel solo Occidente; ovviamente ad aggravare il tutto è arrivato il problema delle sofferenze con i Clienti “Subprime”; ma non solo per questo motivo.

Un problema aggiuntivo si è verificato quando per promuovere le vendite si è mascherato con l’aumento dei margini da finanziamento un apparente calo dei Listini; e contemporaneamente lo stimolo alla sostituzione e l’obsolescenza programmata dell’Usato svalutava quest’ultimo oltre i livelli di guardia: quali fossero questi problemi e rischi, lo si può capire riflettendo sul fatto che il monte del credito erogato comprensivo dei suoi oneri accessori stava superando – nel mondo – il valore “nominale” del Parco Auto circolante su parte del quale gravava il credito medesimo.

E con l’aggravante che questo sistema di credito “lievitato” e di esposizione pericolosa toccava solo l’Occidente ma sarebbe potuto diventare un problema nei nuovi mercati dell’Asia.

Senza contare infine che per motivi diversi (e meritori di un altro spazio di analisi) i Costruttori continuavano progressivamente a perdere quote di Aftermarket che invece crescevano nell’ambito del mondo “IAM”: questo significava la difficoltà di alimentare il “Cashflow” da fondamentali attività di Postvendita.

Capite da soli la follia del concetto, a lungo andare: più ci si esponeva sul “nuovo” con riduzione dei margini sul “ferro” ed aumento del rischio di insolvenze, più si perdeva il contatto con la redditività garantita dall’Aftermarket in continua crescita.

Ed in gran parte questo era generato dalle strategie di penalizzazione dell’Usato, strategie volute proprio da Costruttori OEM e dalle loro Captive Bank !!!

Quanto conta la “salute” del Mercato Usato nell’ecosistema Automotive?

Stiamo capendo, a nostro danno e nostro malgrado, che la fortuna del mercato del “Nuovo” non può prescindere dallo stato di salute dell’Usato; e questo in controtendenza rispetto alle prassi ed alle convinzioni scriteriate di un manipolo di Managers – beoti ed incompetenti in materia di Auto – che lavorando ai vertici del settore per poco meno di venti anni sono riusciti, grossomodo, a regalare la devastazione e la desolazione che stiamo affrontando oggi; ed in contemporanea a perdere ogni contatto con il mondo della “Second Life” fatto di fatturati e margini in aumento sia per l’Aftermarket che per il Remarketing tra Privati: elemento questo che qualifica la follia e la dabbenaggine dei “Finance Managers” che hanno del tutto tagliato “Best Practices” in uso fino a metà anni ’90 che avevano lasciato nelle mani dei Costruttori e delle proprie Reti sia le riparazioni che la rivendita Usato.

Accelerare il ciclo di sostituzione del Parco auto recente, forzando la svalutazione del circolante Usato; e contestualmente ingigantire il volume di credito erogato verso un sistema nel quale il garante di ultima istanza (l’auto) finiva per farla valere progressivamente quote sempre minori del debito che gravava su di lei; il che ha portato al crack di sistema che cerchiamo di recuperare ora. Nonostante nuovi allarmi che tuttora continuano a segnalare che la situazione sul versante del credito non è molto serena.

Come va oggi l’Usato? E quali sono le previsioni?

Recentemente un rialzo in tutta Europa delle valutazioni e dei prezzi di vendita medi dell’Usato in circolazione ha sortito commenti negativi da chi paventa il rischio di una “Bolla” potenziale a cui potrebbe seguire un Default di sistema: in parole povere, il valore dell’Usato che fino a pochi anni fa era ritenuto troppo basso, attualmente è visto in un rialzo eccessivo per non ritenere un prossimo “sgonfiamento”.

Queste considerazioni tuttavia dovrebbero essere maturate e delineate non da esperti finanziari ma da veri esperti di Remarketing ed Aftermarket (sempre più rari); in effetti si dovrebbe qualificare il valore prossimo futuro del mercato Usato in base perlomeno a cinque variabili discriminanti:

  • Domanda di acquisto, che resterà elevata sia in base alla continua alienazione dal mercato del Parco più vecchio, sia dal probabile aumento di target potenziale, sia dal coinvolgimento sempre più frequente di mezzi Usati nella catena di Rent e Sharing;
  • Valorizzazione del Remarketing attraverso iniziative commerciali di OEM/OES e di IAM;
  • Business legato ad un range esteso di: trasformazione, recupero, restauro, personalizzazione, valorizzazione dell’Usato gestito commercialmente da professionisti dedicati;
  • Aumento di redditività atteso dall’Aftermarket sul Parco Usato e sviluppo di nuovi strumenti finanziari su Garanzie e servizi di Service Management programmato;
  • Fine dei mandati commerciali classici e probabile ingresso di nuovi Network fisici o virtuali per logistica, distribuzione ed intermediazione commerciale nel mondo Auto.

Alla luce di quello che stupidamente è accaduto per un ventennio del recente passato, nulla può far dubitare che stavolta tutto il mondo professionale sarà impegnato a non perdere neppure un centesimo di nuovo Business sull’Usato; da questo consegue che di Usato “di fortuna” ne vedremo sempre meno, e che dunque rimarranno alti sia i prezzi di vendita che il valore dei servizi di Aftermarket; il livello alto dei prezzi dell’Usato “faciliterà” il permanere di Listini elevati anche sul nuovo. Concatenazione inesorabile ma plausibile, questa, del mercato Auto prossimo venturo: i “numeri” ed il Business commerciale non saranno più sulla quantità del venduto ma sul livello e sulla “durata” dei margini ottenuti su ogni singolo pezzo intermediato e sulla catena dei servizi da destinargli.

Il Green? Più finanza che immatricolazioni. Se non Vi basta…..

Come tutti ricordiamo, la bolla Subprime ed il Crack Lehman del 2008 hanno avuto due effetti poco collegati tra di loro in ambito Automotive: da un lato il crollo di quotazioni e capitalizzazioni dei Gruppi “Classici” con il rischio bancarotta per le “Big Three” di Detroit; e dall’altra l’esplosione tecnica, commerciale ma anche finanziaria del fenomeno “Tesla”, portatrice in se di nuovi valori non solo etici ma anche di investimento: tecnologie “Green”, sistemi di ricarica, infrastrutture, Know How, crescita di valore del Brand.

Improvvisamente anche la finanza “Green” e’ diventata più interessante della classica: e soprattutto, si è assortita di tutta una serie di strumenti di investimento il cui fine speculativo aveva alla base l’elemento etico della conversione ecologica (decarbonizzazione, R&D, vendita flotte ecologiche, etc….).

Questo potrebbe, senza complottismi o voli pindarici, far capire quanto di strumentale vi sia stato nella repentina adesione “pubblicitaria” di tanti Costruttori verso l’ecomobilità, data anche la fumosità – per quei tempi – di obbiettivi e di “Best Practices” del tutto ignote al Mass market automobilistico. Sorprende anche quanto gli indici finanziari di taluni Marchi derivino più dalla qualità e rinomanza del loro “Know How” che non dai volumi produttivi; ma soprattutto sorprende il volume di denaro indirizzato a decine di Start Up in Occidente ed in Asia, molte delle quali stanno letteralmente per fallire.

Quali segnali, oggi, dalla Finanza Automotive?

Dal mondo degli “ABS” – definiti anche “Prestiti riconfezionati” – arrivano notizie controverse: da un lato, come detto, gli analisti sono suggestionati dal trend dei prezzi di nuovo ed usato; dall’altro i rendimenti degli “ABS” sono in crescita, segno che altrimenti questi strumenti non sono più interessanti.

Nel 2022 c’è stato un aumento nella vendita di ABS Automotive rispetto al 2021, ma questo avviene in una fase di forte negatività finanziaria per molti operatori del settore, e con un futuro molto incerto; di fatto solo l’aumento medio di Nuovo ed Usato sta sostenendo le attese: di certo le obbligazioni Asset Backed sono di gran lunga più apprezzate dei Corporate Bond emessi da diversi Marchi Costruttori, il cui Rating sta crollando progressivamente.

Tuttavia l’aumento dei tassi finanziari e dei prestiti e l’aumento dei Clienti di rango “Subprime” stanno rinnovando il rischio di sofferenze. Ovviamente, come ricordiamo, si sta parlando dell’area “Occidentale” (Europa, USA in particolare) senza toccare ambiti molto difficili come Asia e India.

Di una cosa potete stare certi: il “consumo” non sarà più finanziato, in Occidente, con soldi pubblici, ma con il circuito del risparmio privato. Al massimo i fondi pubblici potranno essere destinati a nuove infrastrutture collettive.

Quindi, se il mondo dei consumatori sceglierà di “finanziare” l’espansione del credito o la crescita di nuovi consumi, anche nel comparto Automotive, dovrà farlo di tasca propria. Questo, fintanto che questo sistema economico e soprattutto monetario globale rimarrà come è adesso.

Un accenno tuttavia è il caso di farlo, con più dettaglio, sugli ABS stessi. Il fatto che chi scrive li ritenga un concetto un poco “folle” (ottenere credito offrendo a garanzia un credito) non vuol dire screditare il sistema sul quale sono costruiti. Anzi, possono essere visti in ambito Automotive come uno strumento per “liberare” liquidità operativa e, simbolicamente, per “moltiplicarla”: perché dico questo? Perché sull’esempio metaforico di un’auto di 10.000,00 Euro venduta a credito, con un ABS dedicato si aprono contemporaneamente un credito di 10.000,00 Euro da Costruttore a Cliente, ed uno da 10.000,00 Euro da Obbligazionista a Costruttore: “simbolicamente” appunto, su un’auto da 10.000,00 Euro si apre un volume di credito concesso di ben 20.000,00 Euro che apre due percorsi paralleli di rimborso, mettiamo in 36 mesi: una linea rateale da Cliente a Costruttore, e da questi all’Obbligazionista.

Quello che è certo è che dopo la grande crisi finanziaria del 2008 i Rating assegnati agli ABS Automotive sono stati in larga parte migliorativi, e la percentuale di NPL sui crediti Auto si è generalmente mantenuta sotto il livello di guardia. Questo è un dato, così come lo è il fatto che obbligazioni di tipo “ABS” avvicinano spesso quote di investitori ai quali il reddito fisso da altro tipo di investimento può essere poco accessibile.

Un futuro possibile sugli ABS: Aftermarket e fonti di Ricarica/Alimentazione?

Chiaro, è evidente a tutti che in quei tre anni quei famosi 10.000,00 Euro di automobile nuova venduta generano in media 3.000,00 Euro tra tagliandi e cambio gomme, altri 3.000,00 di alimentazione e potenziali 6.000,00 Euro di rivendita sul mercato Usato.

Un totale di 12.000,00 Euro dei quali, nel corso del tempo, quel famoso Costruttore titolare del debito verso l’Obbligazionista ha perso per strada oltre l’80%; e 12.000,00 Euro dunque di debito aggiuntivo a carico del Cliente cui l’auto è stata venduta a rate: quanto sarebbe più prudenziale e performante per i Costruttori tornare a controllare quel tipo di spesa oggi in mano al mondo del c.d. “Indipendent Automotive Manifacturers”?

Quel circolo vizioso – alimentato da stolti manager Automotive interessati solo alle performance sulle vendite di nuovo – che in Europa aveva svalutato oltre ogni livello di sicurezza l’Usato, aveva anche imposto il dominio del mondo indipendente sugli OEM/OES. Diverso il caso dell’America dove, non solo nel Noleggio, l’auto si vendeva di frequente con Fuel Card e cambi gomme inclusi.

Ebbene, sembra proprio che i “Player” dell’Auto, in varie forme ed attraverso diverse sinergie e partnership, stiano progressivamente recuperando il terreno perso proprio sull’Aftermarket: espansione di Noleggio e Sharing, ingresso nel settore Aftermarket generico e aumento di brevetti e Copyright sulle riparazioni inaccessibili agli IAM n sono un segnale. Così come le sinergie tra Costruttori ed Utilities sulle Reti di Ricarica o sulla produzione di carburanti sintetici. Si potrà un giorno arrivare a degli ABS strutturati sulle attività del Post Vendita? Beh, un caso nel campo dell’Usato potrebbe essere quello della famigerata “Manutenzione programmata a Rate”, chissa’.

Il futuro Finanziario dell’Automotive? Dipende da Cina ed India

Da cosa deriva questa lapidaria affermazione?

Beh, è evidente che se l’approccio finanziario “facile” che ha animato la diffusione del credito in Occidente ed in specifico in Europa da inizio anni Novanta avesse attecchito in Asia, teatro da quel periodo di diverse “bolle” (Internet Companies e “Tigri di Carta”, mercato immobiliare e “Shadow Banking) avremmo potuto moltiplicare all’infinito i sintomi di crisi che portarono nel 2008 al Crack Lehman.

Oggi la Cina è un osservato speciale: da un lato è il Continente più sviluppato e tecnologico sul versante della mobilità elettrica (basta contare il primato di Brevetti e R&D); dall’altro lato si conferma un gigante industriale Automotive; ma in ultima istanza è anche un mercato in via di sviluppo che in prospettiva può motorizzare una platea di diverse centinaia di milioni di persone nel prossimo decennio.

Motivo per il quale i circa 2,5 milioni di pezzi esportati sono una parte marginale di una produzione al momento riversata per gran parte verso il consumo interno.

Dalla Cina si presentano anche nuove formule finanziarie legate proprio al tema della ecomobilità, legate all’obbiettivo di raggiungere entro il 2030 il 40% di vendite di “Veicoli a Nuova Energia” (NEV) e la Carbon Neutrality entro il 2060.

In questo contesto la cartolarizzazione di “Green ABS” si è diffusa notevolmente, con Joint Ventures che in tal caso non si svolgono più tra “OEM” occidentali ed orientali ma tra questi e le Banche. I Green ABS creano nuove opportunità di finanziamento per le società di finanziamento automobilistico, riducendo i costi di capitale e allo stesso tempo offrendo loro l’opportunità di offrire soluzioni di servizi finanziari che promuovono un’economia a basse emissioni di carbonio.

L’ABS Green è composto da asset sottostanti – prestiti automobilistici – basati sulla green energy, e per essere certificati green, questi titoli devono rispettare standard nazionali e/o internazionali. Il mercato BEV influenzerà il mercato globale degli ABS Automotive, per il quale gli analisti si spingono a ipotizzare una crescita di almeno un quarto di trilioni di dollari all’anno nei prossimi 5 anni. Che possa influire positivamente o negativamente dipende dai numeri che i Costruttori hanno promesso e sapranno mantenere: se, in parole povere, il volume finanziario in costruzione sul tema della “Green Mobility” subisse un “disavanzo” troppo accentuato rispetto alla reale diffusione di mezzi BEV sul mercato, in diversi analisti prefigurano un possibile rischio di “default” di sistema……

Ovviamente non stiamo parlando di “Green Bonds” – tutt’altro strumento rispetto ai Green ABS -, che meritano uno spazio di trattazione a parte; così come meritano di essere approfonditi i temi legati all’Automotive ed alla Finanza asiatica e cinese, ma anche quella di un mercato in crescita come quello indiano. Temi un po’ “pesanti”, su cui ci ripromettiamo di tornare.

Ma… E per intanto? Beh, il mercato Auto come ben vedete si sta decisamente riorganizzando, sottotraccia, e lo vediamo anche qui in Italia: I Costruttori sono alle prese con una riorganizzazione della Rete territoriale ridisegnata per favorire il Business Ricambi, Autoriparazione e Remarketing.

Del nuovo se ne occuperanno i Siti di vendita on line, e della Distribuzione e consegna – presumibilmente – si faranno carico i giganti alla stregua di Amazon e similari. Questo terrà presumibilmente alti i prezzi dell’Usato, a fronte di Listini del Nuovo aumentati dalla nuova offerta “Elettrica”. Per corredo, anche il ritorno del mondo OEM/OES sul campo dell’Aftermarket porterà in alto i costi della riparazione o trasformazione del Parco Usato.

E quindi? Molto semplice: avere un’auto, qualunque auto, sarà più caro per tutti.

Riccardo Bellumori

Nuovo Ram ProMaster 2024: Fiat Ducato elettrico negli Usa

Il nuovo Ram ProMaster arriverà negli Stati Uniti nella prima metà di quest’anno. Il prezzo di partenza è di 77.995 dollari.
Ram ProMaster è un veicolo commerciale che rappresenta una variante americana del Fiat Ducato di terza generazione, in produzione dal 2006 (entrambi i marchi fanno parte del colosso automobilistico Stellantis).

Nella primavera del 2022 il Ram ProMaster è stato sottoposto a un aggiornamento, durante il quale ha ricevuto una serie di modifiche estetiche. Così, la parte anteriore del veicolo è cambiata per marcare la distanza dal Fiat Ducato. Il Ram Promaster ha ricevuto i gruppi ottici specifici, la griglia del radiatore (che può essere cromata o nera, a seconda della versione), così come il paraurti.
Ora il marchio americano ha dichiarato un’altra versione: Ram Promaster elettrico. Questo veicolo commerciale completamente elettrico non differisce praticamente dal “solito” furgone con motore a combustione interna.

GLI INTERNI

Il nuovo Ram ProMaster elettrico ha una porta di ricarica nella parte inferiore del furgone, sul lato della porta del conducente. Il ProMaster EV è dotato anche di ottiche a LED, di un sistema di infotainment touchscreen da 10,1 pollici con supporto Apple CarPlay e Android Auto, di parabrezza e volante riscaldati e di ricarica wireless per smartphone come dotazione standard.
Il furgone elettrico è inoltre dotato di avviso di collisione frontale, frenata post-collisione, riconoscimento della segnaletica stradale, assistenza al vento laterale, monitoraggio dello stato di salute del conducente e telecamera posteriore con segnaletica dinamica. L’Adaptive Cruise Control con Stop & Go, l’Active Drive Assist e il Lane Keep Assist sono disponibili come optional, così come l’Intelligent Speed Control, il retrovisore digitale e i sensori di parcheggio.
Inizialmente Ram ProMaster elettrico sarà offerto in due versioni, successivamente la gamma sarà ampliata con altre versioni (variando l’altezza del tetto e la lunghezza del vano di carico).

DATI TECNICI

Il furgone è disponibile per il pre-ordine una versione con un passo di 4039 mm e un carico utile di 921 kg. La lunghezza del vano di carico può essere di 3658 o 4115 mm e la larghezza di 1920 mm. Le altezze del tetto sono due: 1956 e 2184 mm. Il volume di carico massimo del furgone “verde” è di 524 piedi cubi (14.838 litri). La versione più spaziosa ha un carico utile di 1.370 kg.
Il Ram ProMaster elettrico è alimentato da un singolo motore elettrico da 272 CV sull’asse anteriore con una coppia massima di 409 Nm. Questo furgone è dotato di una batteria di trazione da 110 kWh con un’autonomia di 261 chilometri con una singola carica.

Vale la pena notare che sul mercato americano la novità sarà in concorrenza con Ford E-Transit. A titolo di confronto, la sua autonomia senza ricarica varia da 174 a 203 km (a seconda della versione). Il camion verde di Ford ha anche un volume di carico massimo inferiore, pari a 13.799 litri.

Secondo Motor1.com, i primi esemplari di Ram ProMaster elettrico raggiungeranno i concessionari negli Stati Uniti nella prima metà del 2024. Il prezzo di partenza della novità sarà di 77.995 dollari. Per fare un confronto, il prezzo della Ford E-Transit di base parte da 51.890 dollari.

Nuova Lynk & Co 07 2024: Anteprima Teaser

La nuova Lynk & Co 07 è pronta al debutto come berlina 100% elettrica.

Il modello avrà una configurazione ibrida EM-P, mentre si ritiene che sarà disponibile una versione a trazione integrale per la nuova vettura. L’anteprima si terrà nei prossimi mesi.
Il teaser della berlina media Lynk & Co 07 è stato pubblicato alla fine dell’anno scorso, e ora ci sono foto “live” del prototipo di prova camuffato. Ricordiamo che il marchio è un progetto congiunto di Geely e Volvo (la casa automobilistica svedese a sua volta appartiene ai cinesi); la novità sarà la seconda quattro porte della gamma: sarà un gradino sopra il modello con l’indice 03.
L’ottica della testa è coperta da una pellicola, ma grazie al teaser sappiamo che la “sette” avrà luci di marcia originali, come l’ultimo crossover Lynk & Co 08 e il restyling della Lynk & Co 06. Altre caratteristiche degli esterni della berlina sono gli specchietti su gambe separate, le maniglie delle porte a scomparsa e la linea della soglia rialzata. Tra l’altro, il nuovo stile di Lynk & Co è stato definito dalla concept Next Day, che ha debuttato nel 2022.

DATI TECNICI

Il cuore della novità è una piattaforma modernizzata CMA (Compact Modular Architecture) con il prefisso Evo.

È stato inoltre annunciato che la Lynk & Co 07 sarà offerta come ibrida plug-in con un allestimento EM-P, ma il marchio non ha ancora rivelato dettagli sulla tecnologia. I media cinesi ritengono che la berlina condividerà l’equipaggiamento con il crossover Lynk & Co 08 EM-P. La configurazione del parketnik comprende un motore turbo 1.5 (163 CV), le versioni “semplici” hanno un motore elettrico, quelle costose hanno un motore elettrico separato sull’asse posteriore, la potenza combinata è rispettivamente di 381 e 593 CV. Sono disponibili tre opzioni di batteria per il crossover: 21,2 kWh, 39,6 kWh o 39,8 kWh.
La Lynk & Co 07 sarà presentata in anteprima nel primo trimestre di quest’anno.

Nuova Ford Kuga 2024: Anteprima Restyling

La nuova Ford Kuga 2024 è pronta al restyling di metà carriera. Il modello aggiorna lo stile esterno soprattutto nel frontale mentre dentro rivede il sistema di infotainment ingrandendo lo schermo.

La gamma della Ford Kuga restyling scende da cinque livelli di allestimento (compresa un’edizione speciale) a tre. Il livello di allestimento base Titanium presenta una striscia cromata visibile intorno ai finestrini laterali e allo spoiler anteriore.

La dotazione di serie comprende ancora il climatizzatore automatico, l’accesso e l’avviamento senza chiave, i contatori digitali (12,3″), il GPS, la telecamera posteriore a 180° e i cerchi da 17 pollici. Sulla plancia è stato aggiunto un nuovo schermo da 13,2 pollici (in precedenza 8 pollici). È ora compatibile con Apple CarPlay e Android Auto in modalità wireless.

GLI ALLESTIMENTI

Il livello intermedio, ST-Line X, è più sportivo. Presenta una griglia del radiatore più grande, uno spoiler discreto sotto il paraurti anteriore e uno spoiler sul portellone posteriore. Le pinze dei freni rosse sono montate dietro i cerchi sportivi da 18 pollici. Un doppio terminale di scarico completa il pacchetto. Sono presenti anche sedili speciali e una serie di ausili alla guida più avanzati.

L’elegante livello di allestimento Vignale è stato eliminato. Ford Kuga 2024 lo sostituisce con la versione Active X, dal carattere più avventuroso. In questa configurazione, la Kuga beneficia di elementi di design specifici (griglie verticali nere lucide, piastra di protezione anteriore, ecc.) e di un’altezza di marcia superiore (+10 mm all’anteriore e +5 mm al posteriore).

Arrivano due nuovi colori al catalogo: Island Blue (950 euro) e Bursting Green. Questo colore di lancio è offerto di serie sul veicolo.

DATI TECNICI E MOTORI

Novià sotto ai motori della Ford Kuga. Sotto il cofano, Ford si affida esclusivamente a motori full hybrid (FHEV) e plug-in hybrid (PHEV). La potenza di quest’ultimo è stata aumentata da 225 a 243 CV. Quella della versione a benzina, disponibile solo con trazione integrale, scende da 190 a 183 CV e addirittura a 180 CV per la variante E85 a due ruote motrici. Quest’ultima diventerà presto una reliquia con l’annunciata scomparsa delle varianti a etanolo dalle gamme Focus e Puma. Il cambio automatico Powershift a variazione continua è l’unico offerto sul SUV. La produzione del SUV inizierà all’inizio di febbraio a Valencia, in Spagna.

Le prime consegne della nuova Ford Kuga restyling sono previste per fine marzo/inizio aprile 2024.

Nuova Volkswagen Tayron 2024: addio Tiguan Allspace

La muova Volkswagen Tayron è in arrivo tra pochi mesi e sostituirà la Tigian Allspace. Dopo l’arrivo della nuova Renault Espace, la terza generazione della Peugeot 3008 è attesa entro la primavera, mentre Dacia presenterà una versione più lunga della sua Duster, chiamata Bigster, entro la fine dell’anno.

Dal canto suo, l’ultima Volkswagen Tiguan inizierà presto la sua carriera commerciale, in versione 5 posti, prima di essere affiancata da un successore dell’Allspace entro la fine del 2024. Come la stampa automobilistica prevede da diversi mesi, questo successore avrà un nuovo nome per distinguerlo più chiaramente dal fratello minore, alla maniera dei duo Qashqai/X-Trail, 3008/5008 o Austral/Espace.

I colleghi britannici della rivista Autocar hanno appena messo le mani sulle prime immagini della Volkswagen Tayron nella sua configurazione cinese, per ora chiamata Tiguan L Pro.

Si tratta di foto relative all’omologazione del veicolo, che vengono resi pubblici prima di ogni lancio commerciale in Cina. Come si può notare, il veicolo eredita frontale e retro della recente Tiguan, nonostante le modifiche apportate per ospitare due passeggeri in più. Autocar ha anche rivelato le sue dimensioni, che sono leggermente superiori a quelle del suo predecessore. Più lunga di una manciata di millimetri rispetto al suo predecessore, la Tiguan è ora lunga 4,735 metri, il che la rende uno dei veicoli più grandi del suo segmento. Si tratta di 19 cm in più rispetto alla nuova Tiguan a 5 posti, mentre il passo è più lungo di 11 cm.

DATI TECNICI E MOTORI

Sotto il cofano, la nuova Volkswagen Tayron riprenderà probabilmente i motori della sorella minore, ma sarà finalmente equipaggiata con un ibrido ricaricabile. Questa architettura è incompatibile con quella del modello precedente, a causa della mancanza di una miniaturizzazione tecnologica sufficiente ad accogliere i sedili ribaltabili sotto il bagagliaio.

Il uovo modello a 7 posti offrirà addirittura una scelta di due varianti con 204 e 272 CV, mentre la capacità della batteria sarà aumentata a 19,7 kWh, con l’obiettivo di raggiungere un’autonomia di quasi 100 km di guida 100% elettrica. In parallelo, saranno disponibili anche motori ibridi a 48V. Resta da vedere quando la nuova Volkswagen Tayron arriverà in Europa, presumibilmente nei prossimi mesi, e quanto costerà.

Nuova MG 3 2024: ultimo Teaser

La nuova MG 3 si rivolge principalmente al Vecchio Continente. Il modello sarà offerto con un motore ibrido.
La divisione europea di MG (oggi il marchio appartiene alla cinese SAIC) ha annunciato una MG 3 hatchback di nuova generazione: l’anteprima di una piccola cinque porte si terrà al Salone dell’Auto di Ginevra, che aprirà i battenti a fine febbraio. Ricordiamo che la precedente “tre” in forma seriale ha debuttato nel 2011, l’ultimo restyling è stato effettuato nel 2017, oggi la hatch ha già lasciato la maggior parte dei mercati di vendita MG.
L’annuncio del marchio è accompagnato da un teaser, tra cui un video di test di un prototipo camuffato. Tuttavia, l’azienda intriga invano: abbiamo già svelato in anteprima l’esterno della MG 3 è stato da tempo divulgato su immagini di brevetto, inoltre, in Rete è possibile trovare una foto spia con la macchina senza un briciolo di camuffamento.

Il design non è quindi rivoluzionario, l’occhio si ferma solo al paraurti aggressivo e agli spigoli vivi sui lati. Ma almeno si tratta di uno sviluppo separato di MG, e non di un altro clone del modello Roewe (anche questo marchio è di proprietà di SAIC).

IL DESIGN

Gli interni non sono ancora stati illuminati. Tuttavia, è chiaro che all’interno ci saranno un cruscotto virtuale e un grande schermo del sistema multimediale, l’unica domanda è come saranno progettati: rimarranno separati o sotto forma di tabellone.
La MG 3 non sarà un’auto elettrica, ma dato che il mercato principale per la novità sarà l’Europa, il modelli sarà ovviamente elettrificato, cioè avrà un’unità ibrida. Non ci sono ancora altri dettagli sulla tecnica.
Tra i principali concorrenti della futura MG 3, molti media europei considerano la Dacia Sandero, anche se quest’ultima hatchback non ha una versione ibrida. In Germania, ad esempio, il prezzo della Sandero parte da 11.300 euro.

La Fiat 500 Elettrica non vende: stop a Mirafiori

La Fiat 500 elettrica non vende nel 2023 ma la domanda potrebbe essere stabilizzata dall’imminente ingresso del modello nel mercato nordamericano.

Lo stabilimento di Mirafiori, situato nell’omonimo quartiere torinese, è stato inaugurato nel 1939 e oggi produce la Fiat 500 elettrica oltre che la maggior parte della gamma Maserati (crossover Levante, berline Quattroporte e Ghibli, auto sportive GranTurismo di nuova generazione). Qui si trova anche uno dei centri di ricerca e sviluppo della società Stellantis e si sta costruendo un innovativo “campus verde” per giovani ingegneri – la cui entrata in funzione è prevista per il 2025.

Lo scorso autunno la direzione dello stabilimento ha dovuto fermare temporaneamente i lavoratori a causa di una domanda non sufficientemente elevata per la Fiat 500 elettrica. Un altro stop, secondo Automotive News Europe, è previsto per il periodo dal 12 febbraio al 3 marzo, e riguarderà 1.250 lavoratori coinvolti nella produzione della Fiat 500e e 1.000 lavoratori che producono modelli Maserati.

Questa situazione preoccupa molto il sindacato, ma i suoi leader sperano in un nuovo programma per stimolare la domanda di auto elettriche da parte del governo italiano (il suo budget sarà di circa un miliardo di euro) e nell’imminente ingresso della Fiat 500 elettrica nel mercato nordamericano. Nel 2023, secondo Automotive News Europe, lo stabilimento di Mirafiori produrrà 77.000 esemplari di Fiat 500e invece dei 90.000 previsti.

IL CROLLO DELLE VENDITE

Le vendite della Fiat 500 elettrica negli Stati Uniti inizieranno nel primo trimestre di quest’anno, il suo prezzo minimo qui sarà di 34.095 dollari compresa la consegna – è, per usare un eufemismo, costoso date le dimensioni modeste dell’auto e la piccola autonomia con una singola carica (240 km nel ciclo EPA).

Non è il primo anno che Fiat cerca di affermarsi in America, ma finora senza successo: l’anno scorso il marchio italiano ha venduto solo 605 veicoli negli Stati Uniti (per lo più crossover 500X), ovvero il 34% in meno rispetto alle vendite del 2022. È improbabile che una sola Fiat 500 elettrica possa raddrizzare la curva delle vendite; per questo sono necessari più nuovi modelli. Il limite attuale è probabilmente al livello del marchio Mini, le cui vendite negli Stati Uniti l’anno scorso hanno totalizzato 33.497 auto (+13,5% rispetto alle vendite del 2022).

Vorremmo aggiungere che molte grandi case automobilistiche stanno ora affrontando un rallentamento della domanda di auto elettriche: negli Stati Uniti, ad esempio, anche un successo apparentemente senza riserve come il Ford F-150 Lightning ha improvvisamente perso popolarità, e in Europa Volkswagen è entrata in modalità crisi – si prevede che i suoi dipendenti saranno licenziati in massa.

Il canale di Suez blocca il settore Automotive

Nell’attuale decennio, l’industria automobilistica mondiale ha già vissuto due grandi crisi logistiche.

La prima crisi è quella pandemia COVID-19, la seconda dagli eventi ucraini iniziati nel 2022. Ora un nuovo attacco: gli attacchi degli Houthi yemeniti alle navi mercantili nel Mar Rosso, attraverso il quale passa la rotta marittima più breve dall’Asia all’Europa.
Il contesto del conflitto nel Mar Rosso non lo esamineremo in dettaglio in questa sede, poiché non è il nostro profilo, e seppure brevemente, il movimento degli Houthi yemeniti, che sostiene i palestinesi nel conflitto armato con Israele, ha iniziato ad attaccare le navi che attraversano il Mar Rosso. Il motivo formale dell’attacco è il legame della nave con gli Stati Uniti o Israele, ma in pratica viene attaccata qualsiasi nave, il che ha portato alla paralisi del traffico merci attraverso il Mar Rosso e il Canale di Suez, che collega il Mar Rosso con il Mediterraneo, attraverso il quale passa il principale flusso di prodotti e componenti dall’Asia all’Europa.

La via marittima alternativa è una gigantesca deviazione intorno all’Africa attraverso il Capo di Buona Speranza. Il problema è parzialmente risolto dal costoso trasporto aereo. Al momento non esiste una rotta terrestre consolidata.

IL CANALE DI SUEZ

Non si sa ancora come e quando si risolverà il conflitto armato nel Mar Rosso, che si è intensificato la scorsa settimana, e le catene logistiche hanno già sofferto. A causa della carenza di componenti di origine asiatica, gli stabilimenti automobilistici europei hanno iniziato ad annunciare stop forzati.

Tesla è stata la prima a fare un annuncio del genere la scorsa settimana: la sua Gigafactory nei sobborghi di Berlino sarà inattiva dal 29 gennaio all’11 febbraio. Questa settimana, l’impianto di Volvo Cars a Gand, in Belgio, e quello di Suzuki a Esztergom, in Ungheria, sono stati parzialmente chiusi a causa della carenza di componenti.
Altre case automobilistiche non stanno ancora sperimentando la carenza di componenti di origine asiatica, ma stanno già dirottando le navi commerciali verso l’Africa per evitare problemi in futuro.
Vorremmo aggiungere che dopo la carenza globale di microchip causata dalla pandemia COVID-19, le aziende automobilistiche occidentali sono seriamente preoccupate del problema della dipendenza dai componenti asiatici e stanno ora sviluppando una propria produzione di microelettronica, ma sono ancora lontane dalla completa sostituzione delle importazioni.

Le aziende europee hanno iniziato a sviluppare una produzione propria di batterie per le auto elettriche già prima della pandemia, ma anche in questo caso non hanno avuto molto successo finora – i programmi di investimento sono progettati per molti anni, quindi la dipendenza dalle forniture asiatiche rimane molto forte.