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Nuova Mitsubishi Scenic 2025: il Rendering

La nuova Mitsubishi Scenic reinterpreterà la Renault Scenic.
Questi sforzi sono troppo limitati per permettere al modello giapponese di emanciparsi veramente dal best-seller francese.
L’Alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi può anche appartenere al passato, ma i tre marchi mantengono ancora strette collaborazioni in tutto il mondo per ridurre i costi di sviluppo dei prodotti. Lo dimostra l’utilizzo di piattaforme tecn bio ol ogiche simili per un buon numero di modelli europei, in particolare. Un mercato in cui Mitsubishi è finalmente rientrata l’anno scorso dopo aver minacciato di abbandonarlo. Ma in mancanza di qualcosa di veramente nuovo da offrire, il costruttore si affida a Renault.

Questi rendering di Auto-moto.com ci permettono di immaginare in anteprima la muova Mitsubishi Scenic.

IL DESIGN UNICO

A causa dei tempi stretti, i team di design di Mitsubishi non sono stati molto pignoli, accontentandosi di sostituire la calandra della Renault Clio e della Captur per le rispettive esigenze della Colt e della ASX, nel corso del 2023, prima che queste ultime optassero per un restyling più ambizioso negli ultimi mesi, senza tuttavia permettere loro di distinguersi realmente dalla Captur.
Questo brutto scenario rischia di ripetersi in futuro, poiché Renault ha confermato che produrrà un SUV elettrico per Mitsubishi nel suo stabilimento di Douai. Secondo le nostre informazioni, il costruttore giapponese ha puntato sulla Scenic, piuttosto che sulla Mégane, per offrire uno spazio interno più generoso. Resta da vedere in che misura il nuovo modello, che potrebbe chiamarsi Eclipse Cross, si distinguerà dal modello francese. In ogni caso, erediterà le principali specifiche tecnologiche, con un’autonomia di oltre 600 km. Sarà svelata entro la fine dell’anno.

Nuova MG HS 2025: Anteprima Rendering

La nuova MG HS è pronta a rivedere lo stile con una seconda generazione tutta nuova.

Poco più di quattro anni fa, MG ha fatto scuola con uno dei modelli che ha reso la vita difficile ai marchi europei, coreani e giapponesi, e la casa britannica è molto vicina a sferrare un nuovo colpo. Infatti, così come i suoi concorrenti hanno rinnovato i loro modelli di punta, anche il produttore ha seguito la stessa strategia e si appresta a presentare il secondo capitolo della MG HS.

Una scommessa molto interessante che ha affascinato migliaia di europei, non solo per il prezzo più che competitivo, ma anche per aver dimostrato che la tecnologia ibrida plug-in non è un lusso alla portata di pochi. MG sta affrontando una metà del decennio interessante, puntando su auto elettriche e ibride in cui la nuova MG3 gioca un ruolo fondamentale, ma anche su questa nuova MG HS 2025, che potete vedere in questa riproduzione più che fedele.

Il recente aggiornamento della MG HS, avvenuto qualche mese fa, ha portato un’ulteriore dose di cachet a quello che è uno dei modelli più venduti nel continente europeo, che ora cambia aspetto esterno. Il marchio ha concepito un SUV compatto tutto nuovo, con un frontale più affilato, fari più sottili e un assetto decorativo a cui si aggiunge una grande griglia che occupa un’ampia area nella parte anteriore.
Cambierà anche la parte posteriore, con nuovi fari più sottili a forma di boomerang e una barra luminosa per uno stile più sofisticato. Gli interni sono un’incognita, ma lasciano presagire un vero e proprio salto esponenziale che la metterà alla pari delle rivali più europee, con uno schermo digitale che occuperà gran parte della plancia. Un dettaglio che non tarderà a essere confermato, perché si sa già quando sarà presentata la nuova MG HS 2025.

Il rendering in copertina di Motor.es ci permette di dare uno sguardo in anteprima alla nuova MG HS.

MOTORI E DATI TECNICI

La nuova MG HS sarà in vendita in Europa entro la fine dell’anno, anche se le consegne saranno posticipate al primo trimestre del 2025, con una rinnovata gamma di motori. MG continuerà a puntare sulle versioni elettrificate, quindi sarà presente l’ibrido plug-in PHEV della MG EHS, con un plus nell’autonomia elettrica che dovrebbe superare gli attuali 52 chilometri. La domanda è se come modello attuale, separato, o integrato nella gamma HS 2025.

Il secondo motore è l’arrivo dell’opzione ibrida a ricarica automatica che ha debuttato sul nuovissimo SUV da 192 CV. La grande domanda è se MG oserà montare la trazione integrale elettronica a bordo della HS 2025. La perfetta ciliegina sulla torta per un modello che punta a un successo clamoroso e che, anche con un piccolo sovrapprezzo, potrebbe costituire un’attrazione per molti clienti.

Il mito di Piero Taruffi il genio che ha cambiato il mondo dell’Auto

Il mio sogno, molto surreale, era quello di essergli contemporaneo, e di abitargli vicino casa, da ammiratore delle sue imprese.

“Ingegnere” – gli avrei domandato – “insomma, io sono un suo ammiratore, posso seguirla un po’ da vicino per una mezza giornata, senza disturbare?”

E Lui: “Si, va bene: fatti trovare domattina alle 9 in strada; si va a Terracina”.
Ovviamente, fraintendendo, mi sarei fatto trovare in abbigliamento balneare. Così Lui, appena fatto salire sul rimorchio il Bisiluro “Tarf”, mi avrebbe dato un’occhiata di traverso e: “Ma cosa hai capito??”, mi avrebbe forse domandato.

Piero Taruffi, Ingegnere/Pilota/Manager/Talent Scout/filosofo della materia estesa dell’Automotive era così: viveva e condivideva in perfetta normalità delle situazioni al limite dell’impossibile e così facendo rivoluzionava piano piano il concetto popolare dell’Automobile.

E così quella “fettuccia di Terracina” divenne tale per tutti noi automobilisti popolari, che non disdegnavamo l’ingarellamentovelocistico con i compagni di carovana in direzione mare: e così facendo cercavamo di imitare Piero che – tra le tante imprese – con il suo leggendario Bisiluro “Tarf” andava a demolire record mondiali di velocità sulle strade di qualunque signor Rossi nel Dopoguerra.

Aveva la razionalità dell’Ingegnere, e la sensibilità del meccanico. A buon bisogno, le metteva entrambe queste qualità a frutto in condizioni estreme; come quando nella Carrera panamericana – che fu fatale al povero Felice Bonetto – il nostro Piero rimediava alle conseguenze di una uscita fuori strada dentro ad un fienile: chiedendo in prestito pietre, mazza e fiamma ossidrica addrizzò in fretta il braccio piegato di una sospensione, e ripartì. 

La sensibilità e la razionalità gli furono di grande supporto anche per non subire gravi conseguenze in Gara: conosceva l’auto e i suoi limiti, non si lasciava guidare dalla emotività, e teneva tutto sotto controllo. In questo la sua forza fisica e la energia atomica che lo muovevano (dai venticinque agli oltre cinquant’anni Taruffiha sempre sovrapposto e seguito in parallelo progetti agonistici, consulenze professionali, studi e collaudi) sono stati una caratteristica che avvicina il nostro eroe ai Campioni moderni: prendete a confronto tanti Piloti del Dopoguerra, con la loro pancetta o la sigaretta ben esposta in foto. 

Al loro contrario Piero mostrava un livello atletico inarrivabile, che nei suoi esordi con l’auto costruisce con la pratica parallela dello sci e del canottaggio con cui diventa Campione europeo a Squadre a 22 anni. Poco prima acquista moto inglesi (all’epoca le più rinomate nelle cilindrate alte) e si fa notare nelle Cronoscalate e nelle corse su strada. Siamo ancora nel 1930, Piero ha solo 24 anni ma un rigore, un autocontrollo ed anche l’umiltà di non montarsi la testa.

Ecco, forse in questo c’era il rispetto continuo di Taruffi alle sue origini, a quelle radici del borgo e della campagna che le grandi città non hanno mai corrotto in lui. 

Nato ad Albano nel 1906 arriva ovviamente a svolgere la sua carriera su auto e moto nelle altre “Capitali” del motore (Roma, Milano, Torino, Modena); ma nella sua dimensione locale Taruffisi rende protagonista della animazione di Gare locali, dello sviluppo di Vallelunga a Campagnano di Roma; e si dimostra un ottimo talent scout e supervisore di giovani talenti, grazie anche alla sua capacità didattica da cui ha preso forma il famoso libro sulla guida di auto da corsa.

Piero era un eroe popolare, o meglio un eroe del popolo, ecco perché ha ammiratori in Italia, Europa ed oltreoceano. In SudAmerica le sue imprese alla Carrera lo rendono il beniamino del pubblico, ma è nel Vecchio Continente che la sua impronta rivoluziona un intero settore industriale dell’Auto, in primo luogo cercando di concretizzare un sogno: rendere lo Sport del motore accessibile a tutti.

Auto e Sport per tutti

Dopo la prima Gara di sempre a 17 anni sulla Fiat 501 del papà, passa alle moto, iniziando con una AJS che lo stesso genitore gli affida perché capisce che il giovanotto ha davvero talento. Piero vince l’Europeo Velocità 1932 sulla Norton 500, che compra e modifica nell’aerodinamica di sua iniziativa; due anni prima però – nel 1930 – aveva corso la sua prima Mille Miglia sulla Bugatti.

L’Alfa Romeo (ancora guidata da Enzo Ferrari) a quel punto lo nota e lo chiama a correre con le auto del Portello. Siamo appunto al 1932, lui è neo ingegnere e giovanissimo: i miti del tempo sono altri (Nuvolari, Varzi, Rosemeyer e Caracciola, Vimille) ma lui cresce in fretta. Come Tazio e Varzi ha iniziato l’agonismo professionale con le moto, me sulle auto aveva la lucidità di Varzi unita ad un livello fisico ed alla conoscenza tecnica superiore. E soprattutto lui portava insieme a sé il popolo dei tifosi, perché era davvero il Campione che cresceva a furia di Gare locali corse tra le case e le strade di paese.

Nel 1933 arriva terzo alla Mille Miglia, alla soglia di un percorso che appare già inesorabile e vincente; ma un brutto incidente di moto nel 1934 gli impedisce di arrivare meglio alla classica italiana che resterà un suo “pallino” fino all’ultima del 1957.

L’incidente con la moto del 1934 chiude buona parte della sua partecipazione agonistica a due ruote (corre quasi cinquanta Gare vincendone la metà) ma non prima di aver dato alla luce il suo “miracolo” in moto: la Gilera “Rondine”. Nata da un progetto tutto romano dedicato ad una base di motore con cui le moto potevano correre contro le quasi imbattibili inglesi e destinato ad Artigiani e piloti privati, la “Rondine” diventa una realtà grazie al progetto ed ai continui collaudi e miglioramenti di Piero Taruffi; il fatto di chiamarsi “Gilera” deriva dalla volontà dell’Ingegnere di rivolgersi ad un Costruttore industriale per il fallimento della Società romana di partenza. Ma la Rondine è una tappa storica tutta merito di Taruffi, insieme ai suoi record ed alla sua tecnica che ha ispirato le moto da corsa degli anni successivi: il chilometro percorso in 14 secondi e 7 decimi il 19 Novembre del 1935, oppure il chilometro lanciato a 274 kmh.

Tra l’altro proprio la Gilera gli affidò la gestione delle partecipazioni sportive tra il 1937 ed il 1939, per poi tornare a lui in un periodo glorioso tra 1949 e 1955.

Pochi ricordano in effetti questo “skill” di Taruffi come Manager: eppure nella sua carriera si sono affidati a lui (oltre alla Gilera appena detta) nomi come Cisitalia; come Mercedes per la F1 nel 1955, la Vanwall, e persino la BRM di F1. 

Vola la “Rondine”: 280 Km/h novanta anni fa…

Nel mezzo dei record con la “Rondine” (vittoria a Tripoli 1935 e 280 km/h di Record di velocità sul chilometro e sulla “Bergamo-Brescia”), Piero continua la carriera automobilistica con Maserati e Bugatti prima che scoppi la Guerra.

Il primo evento storico di Taruffi nel dopoguerra è il supporto a Piero Dusio ed alla Cisitalia. 

Piero Dusio ha un vantaggio ed un problema. Il vantaggio è che è pieno di soldi, il problema è che da ex bravo pilota di auto ed appassionato desidera costruire la migliore auto al mondo ma non sa né cosa e né come: la sua base operativa è uno Stabilimento a Corso Peschiera dove sono prodotte temporaneamente le bici “Beltramo”. 

Potendo scegliere e pagare qualunque “guru” mondiale il Commendatore Dusio chiama l’unico capace di rendere concreto il futuribile. Piero Taruffi comincia a indirizzare Dusio su un progetto davvero rivoluzionario: c’è da costruire un Marchio ancora sconosciuto, ci vuole visibilità e l’occasione di poter riportare tutti gli italiani a correre con le auto. La “D46” è per prima cosa un concetto filosofico nato da Taruffi: piccola, economica, riparabile e con cui correre in strada, in salita e persino sullo sterrato. 

L’ingegnere ha bisogno di un interlocutore davvero eccezionale dal lato tecnico, per mettere in pratica il suo pensiero, e Dusio gli porta Dante Giacosa; davvero non sarebbe stato possibile trovare di meglio. 

Cisitalia: il sogno interrotto dai cattivi consiglieri

Nella villa di Dusio in Corso Galileo Ferraris, la sera a luci basse per non stuzzicare le ronde naziste Giacosa mette nero su bianco quel progetto condiviso bullone per bullone con Taruffi; ed è proprio Piero, nelle stradine di basolato intorno a Corso Peschiera, a risvegliare un intero quartiere: siamo alla fine dell’inverno del 1946 e il Pilota Campione ed Ingegnere Piero Taruffi sale sullo scheletro motorizzato della D46 che a motore acceso pare molto più cattiva del povero 1100 cc. Fiat montato sopra. 

Sappiamo della gloria e della fortuna della “D46” passata poi nelle mani di Karl Abarth. Sappiamo anche che Taruffi, sorpreso dall’impazzimento di Dusio sulla Formula Uno e sui progetti di Ferry Porsche, aveva opposto un sereno giudizio contrario, per poi realizzare e prendere atto che il Patron della Cisitalia era ormai preda di sé stesso e di pessimi consiglieri. Taruffi aveva invece suggerito fin dall’inizio di affermare e consolidare la “D46” nelle Gare europee, per poi pensare a nuove motorizzazioni e tecniche costruttive per la neonata “202” (come anche pensava Giacosa).

Perso Taruffi, perso Giacosa ed anche Giovanni Savonuzzi, il destino della Casa dello Stambecco fu segnata, ma la sua vera nascita la dobbiamo al nostro eroe ingegnere.

Siamo ormai vicini al nuovo decennio degli anni Cinquanta, con l’affermarsi dell’auto italiana anche in confronto con quella inglese ed americana; l’Italia comincia a conquistare tanto, grazie anche a Piero Taruffi.

Che continua la sua ottima carriera di Pilota ma affiancata sempre più strettamente a quella di un Consulente; il suo obbiettivo professionale rimane vincere la Mille Miglia, ma nel frattempo dopo l’addio alla Cisitalia corre con Alfa Romeo 158, Ferrari e Vanwall  di Formula Uno, arrivando terzo iridato nel Mondiale 1952; corre le Gare di Salita più prestigiose, e si affaccia alle Gare di Durata ed alla Carrera con la Lancia e poi con la Maserati.  Celebre la Targa Florio vinta nel ’56 guidando da solo o la vittoria alla 1000 km del “Ring” dello stesso anno. Ma Piero Taruffi ruba il cuore a tutti nel 1954: 12 Ore di Sebring, Piero ha 48 anni ed è in testa a poche ore dalla fine. La Lancia si ammutolisce in piena gara, Piero la spinge per due chilometri fino ai Box: viene squalificato ma sarà l’eroe di quella giornata per tutti.

Comincia dentro Piero l’elaborazione di una scelta. Chiudere con l’agonismo. Lui che ancora è al volante dopo la scomparsa o gli abbandoni delle glorie del passato (Varzi, Nuvolari, Caracciola, Stuck, Vimille…) ha allo stesso tempo accompagnato quella gloria nel tempo moderno e dall’altra parte l’ha rinnovata, aggiornata e resa futuribile.

Ha avuto tutto dalla gloria sportiva: le Carrera, le Corse in moto ed auto, i successi imprenditoriali. Si è reso protagonista autonomo delle imprese del “Tarf” che sarà ricordato non solo dalla storia ma anche da un famoso Carrozziere come “OSI” a Torino che gli dedica la “Silver Fox”.

Parliamo di “Tarf I” (motore prima Guzzi e poi Gilera derivato dal Rondine) e “Tarf II” (motore Maserati 1.720 cc. volumetrico) che sono il biglietto da visita della capacità unica di Piero di saper inventare, sognare, e dare forma al sogno. 

Nella storia, quelli di Piero sono i “bisiluri” unici ad aver conseguito un risultato storico e vincente, merito della corretta applicazione delle teorie aerodinamiche in vigore e di una architettura equilibrata e razionale. Il Tarf “I” del 1948 seppur limitato dal motore di derivazione motociclistica ottiene quasi 35 record internazionali fino al 1957. Nel mentre nasce il “Tarf II” del 1951, che batte nove record internazionali.

L’ULTIMA MILLE MIGLIA

Si arriva al 1957. Taruffi Vince la sua ultima Mille Miglia, ed è l’ultima Mille Miglia di sempre per la tragedia di De Portago. Chiude la sua carriera alla Targa Florio autunnale lo stesso anno, arrivando settimo in coppia con la amata moglie sulla Lancia Appia.

Piero ha 51 anni; è ancora un vulcano: ai tempi in cui i progetti si costruiscono sui cianoacrilati da due metri quadri e si portano arrotolati ai quattro angoli di Italia ed Europa; ai tempi in cui non ci sono Fax e neppure mail, Piero Taruffi dà vita a una valanga di progetti e iniziative; progetta il nuovo Circuito di Vallelunga trasformando una pista di sabbia; fonda una scuola piloti, diventa giornalista, commentatore sportivo, opinionista, e tecnico sulle riviste di settore.

Continua la ricerca tecnica e la consulenza di sviluppo su motori e tecnologie; e scrive i famosi e leggendari manuali che sono arrivati dalla storia a noi. Rimane un riferimento per tutti, una voce giudiziosa nel mondo auto; nel quale spicca ed inizia a brillare la luce di sua figlia Prisca.

La lezione di Taruffi, ancora oggi un riferimento

Dare importanza alla dimensione popolare delle corse, senza creare steccati; proteggere la “biodiversità” tecnologica contro le fedi monoteiste che a turno celebrano l’endotermico prima e l’elettrico poi. E soprattutto amare la propria voglia di scoprire e progredire, se c’è. 

Ed in Piero Taruffi ce n’era tantissima. 

A tal punto che, da quando l’Ingegnere non c’è più, tutta l’Italia del motore ha fatto alcuni passi indietro. Ed oggi ad onorare la memoria di questo straordinario personaggio c’è proprio Prisca Taruffi. 

Elegante, razionale, competente, affabile ed appassionata alla bellezza automobilistica come papa’ Piero. Ce ne sarebbe davvero bisogno, in un mondo dell’Auto in così grande grigiore, del grigio argento della “Volpe” per riportare un poco di luce e di passione nel mondo che amiamo.

 

Riccardo Bellumori

Stellantis contro Meloni: lo spot senza Logo

Fiat ha creato una nuova pubblicità per la 500e, che può essere interpretata anche come una risposta indiretta ai recenti problemi di Stellantis con le autorità italiane. La clip di 30 secondi mostra l’auto elettrica senza alcun segno distintivo, sostenendo che tutti possono comunque riconoscerlo.

Lo spot “Fiat No Logo” con la 500e è apparso sul canale della casa automobilistica su YouTube. Il regista ha rimosso l’emblema 500 dal muso e lo scudetto Fiat dal portellone posteriore, lasciando i fori a vista. Inoltre, la scritta 500e è stata eliminata dalla guarnizione cromata sotto i finestrini laterali, anche se le calotte centrali sembrano essere scoperte.

Altro: La polizia sequestra le Fiat EV per la bandiera italiana, mentre cresce la polemica tra Stellati e governo

Con una music di sottofondo un po’ emotiva, possiamo sentire la voce narrante italiana che dice: “Se quest’auto non avesse un logo, se non avesse un nome, se non avesse una bandiera. Se non avesse nulla da dire su cosa è o da dove viene, tutti la riconoscerebbero comunque. Perché quando un’auto ha un design iconico e rappresenta da sempre la gioia di vivere, non può che essere italiana e non può che essere una Fiat”.

IL MADE IN ITALY

A prima vista, questo sembra un modo intelligente per evidenziare il design dell’auto elettrica , che è fortemente ispirato alla classica Fiat 500 e alla sua moderna reinterpretazione del 2007. Tuttavia, un po’ di contesto dimostra che il messaggio è più profondo.

Negli ultimi mesi il governo italiano si è accanito contro Stellantis, per fare pressione sul gigante automobilistico affinché aumentasse la produzione nei suoi stabilimenti italiani. Il primo colpo è stato il cambio forzato del nome del SUV subcompatto dell’Alfa Romeo da Milano a Junior, poco dopo il suo debutto. Secondo la legge italiana, era illegale che un modello prodotto in Polonia prendesse il nome della città di Milano.

Il secondo colpo è arrivato quando le autorità italiane hanno sequestrato 134 esemplari di Fiat Topolino al porto di Livorno. Questa volta, la causa dei problemi era un piccolo adesivo con la bandiera italiana. Secondo la procura, il tricolore potrebbe trarre in inganno i consumatori sull’origine del prodotto importato. La Fiat ha dichiarato che intendeva comunicare il fatto che la Topolino era stata progettata a Torino, ma si è rapidamente conformata agli ordini.

È importante notare che in passato ci sono stati casi di modelli Fiat importati con colori italiani, senza alcuna obiezione da parte delle autorità. Ciò suggerisce che il rapporto tra Stellantis e l’attuale governo italiano è molto probabilmente la causa di tutto questo dramma.

Le tensioni sembrano attenuarsi dopo l’annuncio di Stellantis di prolungare la produzione della Fiat Panda di seconda generazione nello stabilimento di Pomigliano fino al 2030 e la conferma della nuova Fiat 500 Ibrida (versione mild-hybrid della 500e elettrica) che sarà prodotta nello stabilimento di Mirafiori a Torino. Questo permetterà sicuramente ai modelli di mantenere i loro scudetti – e magari di aggiungere qualche bandiera italiana.

Nuova Leapmotor T03: produzione in Polonia

Secondo alcune voci, Leapmotor, il marchio cinese recentemente acquisito dal gruppo Stellantis, potrebbe presto produrre la sua city car elettrica in Europa. Secondo la Reuters, ciò è ora avvenuto.
Con il probabile aumento dei dazi doganali da parte della Commissione Europea a partire dal 4 luglio e la revisione dell’eco-bonus alla fine dello scorso anno per escludere i modelli con scarse credenziali ambientali, in particolare quelli prodotti dall’altra parte del mondo, i tempi in Europa sono difficili per i marchi cinesi e per i gruppi che producono nel Regno di Mezzo. Sebbene il capo del Gruppo Stellantis Carlos Tavares sia stato a lungo critico nei confronti dei produttori cinesi, sostenendo che potrebbero rappresentare una seria minaccia per l’industria automobilistica europea con le loro auto a prezzi ridotti, all’inizio di quest’anno ha sorprendentemente stretto una partnership con uno di loro, Leapmotor. Questo dovrebbe consentirle di affrontare a testa alta le sfide normative sopra elencate.
Le voci erano vere. Secondo le informazioni di una banca d’investimento statunitense, citate dall’agenzia di stampa Reuters, i primi esemplari della city car elettrica T03, già venduta in Francia, sono usciti dalle catene di montaggio dell’impianto di Tichy in Polonia (un impianto che produce il trio Alfa Romeo Junior-Fiat 600-Jeep Avenger) la scorsa settimana.

LEAPMOTOR IN EUROPA

L’inizio della produzione su larga scala è previsto per settembre.
E questo è solo l’inizio di questa avventura industriale, poiché la produzione di un secondo veicolo, un SUV (nome in codice A12 o il suo vero nome, non è specificato), è prevista per l’inizio del prossimo anno. Il più grande C10, già citato in passato, sarebbe rimasto in Cina. Per lui la condanna sarà pesante: dazi doganali del 21% e nessun bonus in Francia.
Per un gruppo europeo mettere le mani su un marchio cinese e poter produrre, esportare e vendere veicoli fuori dalla Cina è “una prima volta per una storica casa automobilistica occidentale”.
Una notizia ancora più negativa per la Dacia Spring, che dovrà sopportare il peso dell’interruzione del bonus e, presto, l’aumento dei dazi doganali. Questo perché la T03 sta entrando in diretto confronto con essa. Spring non sarà soggetta a dazi doganali a causa della sua costruzione europea.
Infine, ciò dovrebbe consentire all’azienda di beneficiare ancora una volta degli incentivi statali.

Non c’è dubbio che il dossier sia attualmente in fase di elaborazione prima di essere inviato alle autorità competenti, che ne decideranno l’assegnazione.

Nuova Mazda MX-5 2024: Anteprima

La nuova Mazda MX-5 si prepara al debutto ufficiale.

Sono passati alcuni anni da quando le cabriolet hanno cominciato a perdere colpi, tanto da scomparire praticamente dalla faccia del settore. Una carrozzeria che solo i marchi di lusso tengono in catalogo per motivi di prestigio, ma che si è anche notevolmente ridotta. Ora, con le auto elettriche, alcuni costruttori stanno tornando a fare il loro ingresso, ma restano modelli di nicchia con vendite ridotte.

Ma c’è un’eccezione: la Mazda MX-5. La roadster giapponese è ancora in vendita e siamo in attesa di un nuovo capitolo di questo modello iconico, che Mazda ha confermato, ma che si è fatto attendere a lungo. Tanto che sono passati quasi due lunghi anni da quando sono stati avvistati i primi esemplari e non se ne sa più nulla. Ma stiamo parlando del modello attualmente in vendita perché, ancora una volta, ha ricevuto un pacchetto di novità per il 2025.
I motori della Mazda MX-5 sono stati ottimizzati per ridurre i consumi e le emissioni.
Quali sono le novità delle Mazda MX-5 ST e MX-5 RF del 2025?

I miglioramenti riguardano sia la roadster che la MX-5 RF, la coupé a due porte. Le novità esterne comprendono nuove luci diurne integrate nei fari FULL LED, una tecnologia che si estende anche alle luci posteriori. Nuova gamma di colori metallizzati “Aero Grey”. Per la cabrio, il rivestimento del tetto a scomparsa elettrica è ora disponibile anche in beige e i cerchi in lega presentano nuovi design e finiture, con cerchi da 16 e 17 pollici a seconda dell’allestimento.
All’interno, il rivestimento dei sedili è nuovo, così come lo specchietto retrovisore interno, ora privo di cornice. Il display da 8,8 pollici del sistema multimediale “Mazda Connect”, due porte USB-C sono state integrate e Apple CarPlay e Android Auto sono ora wireless.

In Germania, le Mazda MX-5 vengono aggiornate nell’allestimento Homura con sedili sportivi Recaro, rivestimenti in pelle e Alcantara, freni Brembo con pinze rosse, cerchi in lega forgiati BBS – da 16 pollici per 132 CV e da 17 pollici per 184 CV – e ammortizzatori Bilstein.

LA COMPATTA MAZDA

Il vero punto di forza è rappresentato dalla nuova modalità di guida “Track“, che è stata inserita nel controllo di stabilità. Questa funzione aumenta la stabilità in curva attivando il freno sulla ruota posteriore interna, riducendo la sponda laterale. Il complemento perfetto è il nuovo differenziale a slittamento limitato asimmetrico dell’asse posteriore, di serie sulla versione più potente della gamma, che varia il limitatore a seconda dell’accelerazione e della decelerazione.

La gamma Mazda MX-5 2025 continuerà a essere disponibile con i due motori attualmente in vendita, i motori a benzina Skyactiv-G con potenze massime di 132 CV e 184 CV, entrambi abbinati a un cambio manuale a sei rapporti e, nel caso di quest’ultimo, anche a un automatico con lo stesso numero di rapporti come optional.

Il marchio giapponese ha confermato che entrambi i propulsori sono stati messi a punto per soddisfare i più recenti standard sulle emissioni, senza la necessità di installare un filtro antiparticolato.

Le vendite della nuova Mazda MX-5 sono già iniziate in Germania e saranno presto estese ad altri mercati, tra cui l’Italia, per cui maggiori dettagli su prezzi e dotazioni saranno disponibili nelle prossime settimane.

Ecco come Tesla Model Y diventa un camper

Probabilmente non sono molti i proprietari di Tesla Model Y che hanno intenzione di andare in campeggio con la loro auto, ma se così fosse, Tesla sarebbe lieta di vendere loro un materasso ad aria su misura da inserire all’interno. L’unico problema è che, ad appena un giorno dal lancio, il materasso ad aria è già esaurito.

Tesla ha lanciato il materasso attraverso il suo negozio in Nord America, chiedendo 225 dollari. Sebbene si tratti di una cifra elevata per un materasso ad aria, non è un prezzo esorbitante per un accessorio ufficiale che potrebbe essere molto utile. Al momento in cui scriviamo, non era chiaro quando il materasso sarebbe tornato in stock negli Stati Uniti o se sarebbe stato venduto in altri mercati.

La differenza fondamentale tra questo materasso e quello che si trova nei negozi di campeggio è che è stato progettato per adattarsi perfettamente all’abitacolo della Model Y quando i sedili posteriori sono abbattuti. È compatibile con le versioni a cinque e sette posti del SUV. È realizzato in schiuma ad alta densità da tre pollici e ha un esterno in poliestere, il che significa che è impermeabile e resistente.

LA TESLA CAMPER

Chi è riuscito ad acquistare il materasso prima del suo esaurimento ha ricevuto anche una borsa per il trasporto, una pompa d’aria e due toppe per la riparazione. Quando non viene utilizzato, il materasso può essere sgonfiato e riposto ordinatamente nel vano portaoggetti posteriore sotto il pavimento.

Altri accessori ufficiali per la Model Y includono un set di portapacchi da 500 dollari, rivestimenti interni per tutte le stagioni da dollari e tappetini da 95 dollari. Per 145 dollari viene offerta anche una fodera per animali domestici da stendere sui sedili. La Testa Model Y può essere acquistato anche con davanzali illuminati da 250 dollari, un ripiano per i pacchi da 85 dollari, parasole, paraspruzzi, porta sci e snowboard e dadi delle ruote bloccabili.

Nuova BMW M2 2024: il Restyling

La BMW M2 si aggiorna a poco meno di due anni dal debutto del prodotto junior a trazione posteriore della divisione M, avvenuto nell’ottobre 2022.

Il propulsore della M2 G87 continua a essere il sei cilindri in linea S58 da 3,0 litri biturbo, ora potenziato per produrre 480 CV a 6.250 giri/min e 600 Nm di coppia da 2.650 giri/min a 6.130 giri/min. La potenza rimane inviata esclusivamente alle ruote posteriori e la M2 continua a essere offerta con un cambio automatico a otto rapporti o con un cambio manuale a sei rapporti opzionale.

Anche la mappatura dell’acceleratore è stata rivista per ottenere risposte più rapide e lo scatto da 0 a 100 km/h avviene in 4,0 secondi, ovvero 0,1 secondi in meno rispetto al passato, mentre la versione dotata di cambio manuale a sei marce compie lo stesso percorso in 4,2 secondi.

LA M2 DEI SOGNI

Anche l’accelerazione da 0 a 200 km/h è stata ridotta di 0,6 secondi sia per la versione con cambio automatico che per quella con cambio manuale, passando rispettivamente a 12,9 secondi e 13,7 secondi. La velocità massima della M2 G87 continua a essere limitata elettronicamente a 250 km/h, anche se questo limite può essere alzato a 285 km/h con l’M Driver’s Package opzionale.

I cerchi continuano a essere di dimensioni sfalsate davanti e dietro, con un diametro rispettivamente di 19 e 20 pollici. Di serie, le vetture sono verniciate in nero, ma come optional è disponibile la finitura argento, come si vede in queste immagini. Continua a essere disponibile il tetto in fibra di carbonio, che riduce il peso di 6 kg e abbassa il baricentro della vettura.

All’interno, la BMW M2 restyling riceve un equipaggiamento dell’abitacolo aggiornato, a partire da un nuovo volante a fondo piatto e razze riviste, oltre a un indicatore di posizione a ore 12; la coppia di pulsanti M1 e M2 continua a essere presente per la memorizzazione delle preselezioni.
Come optional è disponibile un volante M in Alcantara e sia questo che quello di serie rivestito in pelle possono essere dotati di riscaldamento. I sedili sportivi M sono rivestiti in pelle Vernasca e possono essere scelti in una combinazione di colori rosso e nero, mentre i sedili M Carbon, che fanno parte del pacchetto M Race Track, possono ora essere opzionati individualmente.

I display della G87 M2 aggiornata sono forniti dall’insieme del BMW Curved Display, che comprende un display da 12,3 pollici per la strumentazione del guidatore e un display da 14,9 pollici per l’infotainment, alimentati dal sistema operativo BMW 8.5 e controllati tramite iDrive.

Qui le superfici di controllo sono state modificate e le funzioni del sistema di climatizzazione sono ora gestite digitalmente tramite un menu a sfioramento nell’area inferiore del display o tramite comando vocale. La riduzione dei pulsanti fisici nell’abitacolo è accompagnata da un quadro strumenti ridisegnato, mentre le griglie delle bocchette dell’aria sono dotate di nuovi comandi di regolazione.

DOTAZIONI TECNICHE

L’equipaggiamento di serie comprende il climatizzatore a tre zone, l’illuminazione ambientale, un vassoio per la ricarica dei dispositivi wireless, il BMW Live Cockpit Plus con navigazione BMW Maps, Apple CarPlay e Android Auto. L’equipaggiamento opzionale comprende il Comfort Access, un tetto apribile e inclinabile elettricamente, un sistema audio surround Harman Kardon, un head-up display e l’Augmented View sul display di controllo per l’optional BMW Live Cockpit Professional.

Per quanto riguarda le funzioni di assistenza alla guida, queste includono l’avviso di collisione anteriore, il Cruise Control con funzione di frenata, la funzione di informazione sui limiti di velocità con indicatore di divieto di sorpasso, l’avviso di superamento della linea di carreggiata e il Park Distance Control con sensori nella parte anteriore e posteriore dell’auto. Il kit opzionale comprende il Driving Assistant, l’Active Cruise Control con funzione Stop & Go e il Parking Assistant con assistente alla retromarcia.

La BMW M2 G87 aggiornata viene offerta in tre tinte unite, cinque tonalità metallizzate e sei vernici esterne BMW Individual, con le nuove aggiunte di Giallo San Paolo solido, Rosso Fuoco metallizzato, Blu Portimao metallizzato e Grigio Grattacielo metallizzato.