Questo Post è un po’ speciale, lo ammetto: il primo di questo genere, e probabilmente non avrà molte altre occasioni per essere replicato nelle sue ragioni determinanti.
Autoprove ha dodici anni, e di auto sottoposte a Test Drive ne ha assaggiate tante. E’stato difficile all’inizio perché la pur ottima immagine di serietà e buona volontà dell’allora giovanissimo Antonio faticava a fare breccia nella naturale diffidenza di Costruttori e Dealer; ed è difficile ormai da dopo il Lockdownperché di fronte alle criticità e precarietà delle organizzazioni territoriali le auto a disposizione per motivi mediatici e di immagine sono sempre meno messe a disposizione.
Ma nondimeno i dibattiti tra Antonio e me, dopo che da tempo ha accolto con grande piacere l’invito a collaborare (in un primo tempo con rievocazioni storiche ma nel seguito diventando, nel più puro e perfetto stile di Autoprove.it, un tuttofare), si sono diverse volte puntati su modelli di auto davvero interessanti da provare e di cui parlare parecchio in termini di personalità, immagine e valenza tecnologica: si, perché non ci sono solo i Marchi “generalisti” (volendoli chiamare così) come Renault, Dacia, Ford, Hyundai, Volkswagen, KGM, Isuzu, Fiat, ad aver lasciato segni nella nostra Agenda di Test Drive.
Tra rapporti continuativi, estemporanei o temporaneamente interrotti Autoprove ha recensito Maserati, Mercedes, Lotus, Mazda, Tesla, Ford Mustang, nuova Smart; ha già conosciuto importanti player asiatici retail e Premium, e dunque ha un rispettabile corredo di ricordi e archivio mediatico di modelli e Marchi di sicuro peso suggestivo. Ma tutto questo doveva, inesorabilmente, fare i conti con l’effetto magico e dirompente che Alfa Romeo ha creato in noi durante e dopo il Test Drive di Stelvio Turbodiesel Q4.
Ricapitoliamo: il Test Drive di Stelvio, maturato in seno ad un accordo con il management preposto per queste finalità dentro Stellantis, è appunto effetto della cortesia e disponibilità del Gruppo in relazione anche ad una nostra manifesta intenzione e grande interesse a poter recensire modelli di una Gamma attualmente incentrata su non tantissimi modelli ma tutti di grande pregio e portata tecnologica e prestazionale come è nella tradizione del Marchio di Arese.
Dunque chiuso l’accordo per il ritiro, test e riconsegna di Stelvio, Vi confessiamo che anche noi in Redazione ci siamo implicitamente interrogati sul “taglio” da dare al servizio che ne sarebbe scaturito. Fin dai primi chilometri di confidenza con il Suv sportivo di casa Alfa ci era infatti diventato da subito evidente che rispetto ad altri prodotti concorrenti persino molto più giovani di Stelvio (presentata alla fine di dieci anni fa, ricordiamo) questa signora qui non era assolutamente deficitaria o limitata in ragione della obsolescenza, come al contrario ci era capitato di leggere su qualche altra recensione.

Alfa Romeo Stelvio, sicuri che il Segmento di mercato che abita sia proprio il …suo???
Ci siamo dunque andati a riprendere le linee guida del progetto di piattaforma “Giorgio” per capirne di più, e poter ragionevolmentechiedere: quanti altri SUV di segmento pari o persino superiore a Stelvio possono vantare una architettura così avanzata da essere rimasta quasi unica sul mercato dopo dieci anni con i suoi “plus” costruttivi (alluminio ed acciaio per gabbia, traversine e persino per le sospensioni, attacchi del motore con silent block entro l’asse anteriore, distribuzione pesi perfetta)?
Quanti Suv della categoria di Stelvio hanno visto la loro genesi in spazi progettuali e di ricerca come il Maserati Innovation Lab di Modena, dove a stretto contatto e con la consegna del riserbo più totale si sono confrontati Ingegneri Maserati, Ferrari ed Alfa Romeo? Certo, la piattaforma Giorgio di Stelvio non la ammiri quando è parcheggiata ma quando ci dai sotto di sterzo ed acceleratore.
E man mano che gli oltre ottocento chilometri si snodavano sotto il calendario del Test Drive aumentava la piacevole sorpresa nel confutare tutta la presunta serie di “limiti” che forse un po’ troppo grossolanamente si vociferavano su Stelvio e che, grazie alla esperienza diretta, si potevano in buona parte rubricare come fandonie. O chiacchiere da Bar, al solito.
E ci siamo resi conto che le critiche facili – da “Consumer”automobilistici generici – ispirate o piegate troppo fortemente su modelli culturali o di preferenza troppo “Trendy” erano forse state – ed erano rimaste – il primo vero problema di “superficialità” grossolana con cui altri recensori avevano finito per catalogare e giudicare Stelvio. Il cui unico rischio era essere giudicato da chi non sa cosa sono i dettagli.
Salire a bordo, tra guida e voli di fantasia: Stelvio non si può spiegare senza “viverla”
Che è, metaforicamente, un po’ come giudicare un orologio automatico classico svizzero – analogico – a fasi lunari e bussola con il metro di giudizio con cui si potrebbe parlare di un palmare “consumer” con funzione di navigatore.
Due mondi agli antipodi, ognuno dei quali da recensire con occhio ben diverso perché nessuno dei due è superiore all’altro e nessuno dei due può sovrapporsi ai gusti ed alla cultura dei rispettivi cultori e fruitori.
E, lasciatemi dire, Alfa Romeo Stelvio è stata capace anche di far risaltare il simbolico “ponte generazionale” che insiste persino tra me, Antonio ed i volenterosi ragazzi che saltuariamente si interfacciano con noi per dare una mano o a volte restituire articoli per il Blog : il simpatico “quadretto” – dentro una redazione casareccia e appassionata – che si è formato naturalmente tra generazioni e culture diverse è stato, in fondo, la rappresentazione di decenni di dibattiti tra “frange” di appassionati (o detrattori) che hanno progressivamente costruito la narrativa che ancora circonda l’immagine del Marchio di Arese;
e anche questa magia e la sensazione piacevole che mi ha rilasciato appartiene al particolare “karma” di Alfa Romeo. Dentro quella decina di giorni scarsa di approccio tra prima, durante e dopo il Test Drive si è creato un piccolo cerchio magico intorno a Stelvio tra il sottoscritto – memoria storica di quell’Alfismo “di frontiera” che era esploso dopo il passaggio di Alfa a Fiat – e la generazione giovane; mentre Antonio – il playmaker dedicato al test – esternava le prime sensazioni molto positive che confermavano anche la mia breve presa di contatto nella quale (tanto per essere tradizionalista al massimo grado) mi ero chiesto cosa avrebbe potuto rappresentare, a livello di sensazioni di guida, poter usare in abbinamento al favoloso 2.2 4 cilindri Turbodiesel da 210 cavalli (pronti già a 3700 giri/min così come la coppia colossale da 470 Nm che arriva come una castagna ben piantata già a 1750 giri/min) un cambio a sei rapporti manuali “classico” con annessa frizione in pedaliera.
Una ennesima dimostrazione di come questa straordinaria realizzazione in perfetta sintonia con le radici migliori di Alfa Romeo abbia saputo a tal punto prenderci la mano da portarci a creare voli pindarici ed emotivi. Alla fine, lo abbiamo ammesso, salutare Stelvio è stato un po’ duro per tutti, ma a quel punto ci rimaneva ancora spazio per la fatidica e puntuale battaglia mediatica con…gli “Alfisti”.
Cara Stelvio, guardati dagli “Alfisti”, sempre alla rincorsa della pietra filosofale
Ed è a quel punto che abbiamo preso atto di quanto resti radicato, pretestuoso, antidiluviano e ingiustificato un certo approccio autolesionista, quando non infantile, da parte di sedicenti “Alfisti DOC” sempre pronti a legnare il Biscione per eresia o per lesa maestà.
Certi commenti “opinabili” (perché ancora meritevoli di risposta da parte nostra e non di giusto “ban”) sono stati quasi tutti espressi sull’onda di un preconcetto talmente banale e ripetitivo da apparire quasi tutti, questi commenti, scenografici e artificiali; e come tali ci è riuscito davvero difficile formulare risposte compiute, perché la prima obiezione da fare sarebbe stata poco cortese: “Ma di cosa state parlando se non sapete di cosa state parlando”?
Anche questo tuttavia è stato in fondo un pedaggio obbligato da pagare, per chi svolge attività Media e Social, alla causa per la quale tutta Autoprove.it è stata impegnata per diversi giorni: ammettere di non aver mai conosciuto prima un gioiello Alfa Romeo degno della sua tradizione e storia, ed in fondo poi “adottarlo” per difenderlo e ben rappresentarlo ad una opinione pubblica nella sincera percezione che a muovere la maggioranza delle opinioni o dei giudizi su molte delle ultime creazioni di Arese siano effetti e pregiudizi davvero fuori luogo e tempo. Per questo abbiamo dedicato il nostro lavoro a Stelvio parlandone come di una Instant Classic. Ma certamente ci siamo resi conto di una cosa: per fortuna esistono ancora Brand e modelli che possono e debbono essere raccontati non secondo prassi comune ma centrando esattamente contesto, tono e messaggio da condividere con il pubblico
Con Stelvio sentiamo di esserci riusciti benissimo, ed è stato il nostro modo per scusarci con una bellissima forma di Alfa Romeo: per non essere stati in grado di poterla raccontare correttamente mai prima d’ora. Serviva e bastava semplicemente averne l’occasione.
Riccardo Bellumori

