In mezzo secolo di vita ho avuto lezioni che fatico a dimenticare. Nel campo dell’Automotive una lezione su tutte: approcciare alla Ferrari senza il dovuto ed obbligato rispetto sarebbe come per una Squadra di Calcio affrontare il Bayern Monaco con l’attenzione che si avrebbe in un torneo di calcio parrocchiale. Se ne esce sempre con le ossa rotte.
Ma il rispetto è la prima prerogativa che un Web cacofonico e caciottaro Ti spinge a buttare nel cesso.
Perché ci sono pochi che come il sottoscritto, operando professionalmente nell’Automotive ed avendo mezzo secolo, resistono alla “FENOMENITE” e si vestono di modestia per analizzare con il beneficio del dubbio senza digitare minchiate ad alzo zero solo sulla base delle proprie reazioni basso inguinali.
E così, mentre la pletora dei commentatori esprimeva al massimo un “Ma che brutta e’ la Luce”, o tirava in ballo pecorinamente i risultati pessimi in Formula Uno, io leggevo/copiavo/incollavo questo: “La mission di Ferrari Technology è fornire soluzioni meccaniche di precisione di altissima qualità, dando soddisfazione alla clientela più esigente nei settori dell’auto e moto racing, delle supercar, dell’industria aeronautica e aerospaziale, delle macchine automatiche per l’industria e il packaging e dei medical devices. Da oltre 50 anni, ci impegniamo a essere all’avanguardia nella tecnologia, offrendo ai nostri clienti prodotti e servizi che superino le aspettative in termini di qualità, tempi di consegna e assistenza post-vendita. Che si tratti di prototipi o di piccole e medie serie, tutti i processi di Ferrari Technology convergono verso un unico obiettivo: garantire la più alta efficacia senza rinunciare alla sostenibilità economica ed ambientale. L’industrializzazione del pezzo viene elaborata su misura per ogni singolo cliente, che è seguito in un percorso one-to-one dai nostri Product Manager. L’intero processo produttivo è poi monitorato in tempo reale grazie alle tecnologie dell’Industria 4.0. Vogliamo essere riconosciuti come un punto di riferimento per la meccanica di precisione, anticipando le esigenze dei nostri clienti e superando le loro aspettative attraverso soluzioni tecnologiche all’avanguardia.” E’ la presentazione di una “costola” Ferrari. Scommetto che l’avete letta in pochi, voi che amate la…Caciara!!!
Caciara è voler continuare ad essere ormai vecchi Guru spompatidel Web (eh, amico mio, Tu hai capito che parlo di Te: perché non Ti rassegni a riconoscere che hai fatto il Tuo tempo e non hai la decenza di toglierTi mediaticamente dai coglioni???) e tirare in ballo – parlando di Luce – le scarse performances in F1 come se fosse un tema trainante; rispetto invece è leggere con religione quelle poche righe che rappresentano il mantra che Ferrari professa da decenni.
Perché ci sono due tipi di commentatori che possono criticare la Ferrari: quelli che per competenza, meriti e curriculum hanno tutto il diritto di esprimere come la pensano; e nel caso di Luca di Montezemolo – che ha il merito di aver risollevato Maserati e di aver gestito con capacità la Ferrari – il titolo a criticare è in ogni caso supportato dal pedigree; mentre nel 99% delle critiche di osservatori, comunicatori, guru, opinionisti e semplici passanti del Web mi pare ci sia al massimo un 1% di fondatezza e competenza nel giudizio.
Tanto per esempio. Perché sapete dove sta l’ironia, parlando di motori sul Web? Che chi sulla Rete sta impallinando un prodotto super Hi-Tech, 100% tutto Ferrari, nella vita guida quella che si illude sia un’auto del Marchio “XY” mentre invece è un divertente collage di pezzi e architetture provenienti da almeno quattro Marchi appartenenti a minimo due Gruppi Costruttori distinti; e chi sbeffeggia la futura produzione “Made in Italy” di Luce pensa di guidare auto tedesche, francesi, giapponesi, persino italiane.
Che stupidi: per il 70% la loro auto proviene probabilmente da Asia, Sudamerica, Messico, Nord Africa, Turchia, paesi dell’ex Est Europa. Ma chi se ne frega, tanto loro capiscono solo di Rosse.
Insomma, non sappiamo una ceppa dell’auto che abbiamo sotto al culo, ma ci mettiamo a pontificare su quella che solo in Ferrari – al momento – conoscono benissimo. Sapendo bene una cosa: chi critica sul Web le auto crede di essere come si stava trent’anni fa: i Costruttori di supercar artigianali che erano ostaggio del loro Continente mentre i Costruttori “mass Market” pronti a sfornare auto “globali”.
Beh, adesso è esattamente il contrario: i Costruttori di Supercarsfornano modelli di auto che venderanno in tutto il mondo, mentre il Costruttore generalista venderà sempre più, Continente per Continente, quello che la relativa Joint Venture con un Costruttore locale gli consentirà di fare. Punto e basta: è il mercato Auto, bellezza…

Ferrari Luce farà Sold Out alla faccia dei profeti di sventura
Ecco perché Luce farà il Sold Out per i numeri di produzione per cui è stata pensata: perché andrà dovunque potrà intercettare almeno 4/5000 super ricchi (Calciatori, Vip, Manager, Governanti e politici, uomini d’affari) pronti a sborsare una media di 700.000 Euro (perché mica crederete che la Luce si venda a Listino, vero?) per regalare a Ferrari il risultato commerciale pieno e per far fare la figura dei minchioni a tutti i “complottisti” di rango sui Social.
Allo stesso modo è esplosa sui Social la “Winkelmannia”, ovvero la prerogativa di sovrapporre le decisioni del CEO di Lamborghini sul destino elettrico del Toro quasi a sugello simbolico del fallimento preannunciato ed inesorabile della “Luce”. Tanto per sottolineare, chiaro che Ferrari decide autonomamente su ogni percorso o destino elettrico voglia darsi, mentre la corrispondente autonomia di Lamborghini non può prescindere dalle macrostrategie del Gruppo Volkswagen in tal senso; così come non può il Toro essere estraneo ad una dimensione (o galassia) industriale dove non solo il Gruppo VW ha dovuto – obtorto collo – interfacciarsi con i problemi di Porsche in Cina o rinunciare dopo 30 anni a Bugatti, ma nella quale persino la tanto decantata strada elettrica di Bentley si è drasticamente trasformata nel recente annuncio di un solo modello BEV entro il 2030, tanto che fretta c’è???
Non vale neppure il caso ricordare che Ferrari immatricola in tre anni – mediamente – quel che Sant’Agata immatricola in quattro, e che il fatturato annuo medio di Ferrari viene raggiunto da Lamborghini in quasi due. Non per sminuire, ma dalla nicchia nella quale – onorevolmente – è rimasto il Toro, il Cavallino ci è uscito da diversi anni.
Che poi Winkelmann stesso abbia tirato in ballo anche Rolls-Royce del Gruppo BMW (protagonista in negativo del proprio mercato elettrico con le vendite al ribasso della BEV Spectre) conferma – più che un approccio pragmatico al mercato elettrico dei tedeschi – una sconfessione del dogma evangelico con ilquale, consentitemi, i crucchi ci hanno per anni menato i maroni con una presunta e sbandierata vocazione elettrofila elettiva, del tipo “Sull’elettrico noi siamo noi e voi nun siete un ca…….!!!”.
Insomma, la verità è una: dopo decenni in cui il popolo sedicente Ferrarista ha tirato anatemi contro la 208 GT4, la 208 GTB/GTS aspirata, LaFerrari Ibrida, la FF Integrale e Shooting Brake, per finire con la eretica Purosangue, non occorreva essere indovini per presagire la bomba Social contro “Luce”.
Il percorso borsistico, con quell’8% ceduto nelle ore di contrattazione successive alla presentazione, è stato titolato come “tracollo”, ovvero come “la Luce che porta il buio a Piazza Affari”. Che stupidaggini !!!
Quasi nessuno ha più voluto far caso, nella valanga di giudizi sulla linea di “Luce”, al concentrato tecnico che pure era stato presentato ad Ottobre nella prima mondiale dello chassis elettrificato: i quatto motori, la collaborazione con la NASA, il sound fisico e non elettronico, le prestazioni legate ad un corpo vettura di oltre 5 metri per due di larghezza ed un metro e cinquantaquattro di altezza: stiamo parlando di un corpo vettura da Ammiraglia dove il rapporto tra volumi è equamente rappresentabile tra una forma trapezoidale ed una monovolume interrotta dall’accenno del mezzo volume di coda e dall’orientamento nello spazio della superficie frontale in cui “dislivello” importante è dato dall’ala anteriore.
La prima Ammiraglia elettrica di Maranello: e Voi la volevate come le altre Ferrari?
Tutto nella Luce è disegnato esternamente per camuffare le dimensioni XXL (che appaiono più marcate in fotografia che non dal vivo, ma che sono inferiori alla monumentale Rolls RoyceSpectre solo per 40 cm di lunghezza e per tre di altezza) necessarie maggioritariamente per l’abitabilità interna (cinque posti comodissimi, prima volta a Maranello, e 600 litri di vano bagagli) esaltata da un passo – monstre di 296 cm che comporta un attacco a terra degli pneumatici da 23” e 24” (iconograficamente utili per ridurre l’ingombro visivo della linea di cintura praticamente degna di un traghetto) praticamente sulla verticale degli angoli estremi del quadrilatero proiettato a terra.
Vorrei sapere quanti di coloro che hanno vomitato epiteti contro le linee di Luce si sono degnati di vederla dal vivo. Posto che, lo dico per non sembrare farisaico, la linea della “Luce” non mi suscita particolari emozioni. E, no: non è il reiterato ed abusato – in Rete – effetto Semmelweis.
Io non rifiuto lo stile di “Luce” ma lo vado a “scortecciare” per capire quanto del lavoro di Ive e Newson è originale e quanto è anche involontariamente “taglia e cuci”; ed il risultato è imbarazzante, e va a ridimensionare di molto, nel mio giudizio, quella che alla fine è stata una onesta e non particolarmente esaltante prestazione di Design del “duo” I-phonico.
Detto sinceramente, se per “LoveForm” la “Luce” era l’occasione della vita, è stata buttata letteralmente nel cesso; e dico questo senza che nessun povero Cristo dentro o fuori Ferrari abbia finora detto quale e dove sia stato il contributo stilistico di Flavio Manzoni. Tra l’altro sempre e comunque, a mia opinione, richiamato solo nei titoli di coda quasi a stigmatizzare concetti del tipo “Aho? Noi di Ferrari con quelle linee non c’entriamo niente, intesi?”. Ma andiamo nel dettaglio, se volete seguirmi in una disamina eretica e però sincera.
Ad esempio il contrasto nel rapporto visivo laterale tra linea di cintura e cockpit vetrato all black è fotocopiato dalla Alfa Romeo “SZ”, ma direi che un po’ tutta la “Luce” sembra un monumento postumo all’epoca a cavallo tra anni Ottanta e Novanta, il che rende un poco ridicolo un “duo” che doveva portarci con l’Iphonenel mondo del quarto millennio. Preferisco dirlo subito: “Luce” in sviluppo stilistico nasce già
vecchia, e Vi indico dove e come.
La continuità del parabrezza fino ai margini anteriori del cofano è ad esempio molto simile allo sviluppo anteriore della conceptBertone “Lotus Emotion” del 1991 (o della “Nivola”); ci trovo persino un po’ di Luigi Colani e della sua “Testa d’Oro”, per non parlare dello sviluppo in avanti del cristallo brunito che trova applicazione già nella Maserati Birdcage 75th di Pininfarina di 20 anni fa.
Sul resto, che credo sarà superlativo e di rango superiore, faccio da subito i complimenti a Ferrari. Perché come detto, il rispetto che porto al Cavallino corrisponde al rigore ed alla disciplina di servizio e devozione che ogni addetto, impiegato o manager sa di dover portare al Marchio dal primo giorno di assunzione. Ecco perché ho trovato eccessivi, inutili, demenziali e poco ficcanti moltissimi commenti negativi. Perché mancano di rispetto. Ed a proposito di rispetto, cara Ferrari……..L’ultima considerazione. Tu sai, vero, caro Cavallino, dove hai esposto in prima mondiale la tua “Luce”?
Ma quello che allo stesso tempo mi emoziona e mi suggestiona non poco è la famosa “ala” anteriore che pare un tributo postumo a Giotto Bizzarrini, nell’anno del centenario dalla nascita. Per capire, andate su Autoprove.it e cercate nel form apposito “Picchio Bizzarrini”.
Ovviamente i più onanisti della consolle digitale tra Voi obbietteranno un richiamo anche alla “Ferrari Vision”. Beh, a parte la povertà dell’argomento, includere anche quel giocattolo non fa che rinforzare la mia centellinatura. Quell’ala è in effetti la fonte unica di una parvenza di “rialzo” orizzontale – mediante un piano sovrapposto – di cofano anteriore: senza quell’ala il profilo del cristallo fortemente obliquo condizionerebbe anche il frontale, che per giunta – senza l’ala, ripeto – ripeterebbe un gioco cromatico “carrozzeria/vetratura anteriore” che per la prima volta vidi sulla Concept “Genesis” di Bertone. Davvero, sembra quasi che Ive e Newson abbiano voluto tributare segni di affetto e memoria a diversi grandi Designer del passato.
Giotto, Nuccio, Pinin, Zagato : quanti richiami “a sua insaputa” ha la Luce
Tornando all’ala anteriore, Vi stupirete Voi stessi poiché due delle tre funzioni dell’ala anteriore della “Luce” collimano con le ricerche aerodinamiche di Bizzarrini. Ed a proposito di tributi e celebrazioni, non voglio smettere di convincermi che “Luce” sia stata presentata a settanta anni dalla scomparsa di “Dino” Ferrari, lo sfortunato figlio di Enzo. La parentesi industriale che ne seguì a Maranello fu la istituzione di una delle linee produttive di auto più eretiche ed alternative al Cavallino dell’epoca.
Quasi un simbolico richiamo – oggi – ad un possibile futuro di “brand parallelo” per la produzione elettrica iniziata con “Luce”?Senza considerare che quei “baffetti luminosi” che perimetrano agli angoli la suddetta ala sembrano quasi un richiamo rielaborato futuristicamente delle luci di posizione anteriori/frecce della Dino “206/246”.
E che dire della apertura a “libro” (anche detta ad armadio) delle porte di “Luce”? Certo, il richiamo va ovviamente alla soluzione di Rolls Royce – inclusa la BEV Spectre – più usuale ultimamente. Segno ulteriore che Ferrari ha proposto davvero qualcosa di alternativo e non sovrapponibile con la Gamma classica delle Rosse.
Ma c’è dell’altro. Quasi nessuno ha ricordato che questa apertura porte ci richiama anche il meccanismo utilizzato su alcune Lancia entrate nella leggenda. Ottanta anni fa iniziava anche la breve avventura tra Ferrari e la ex Squadra Corse Lancia, con l’ingresso dello sfortunato Ingegner Vittorio Jano. Chissà che quelle portiere non siano un piccolo tributo anche a quella storia, oltre che un richiamo “originale” per Flavio Manzoni che, ancora giovanissimo, si applicò sulla concept “Lancia Dialogos”.
Sui tergicristalli, vero colpo di genio di Ferrari, ricordo però che nel 2022 la stessa brevettò un sistema “tergi” basato su ugelli in grado di “sparare” aria compressa sul cristallo. Peccato non aver visto questo brevetto sulla Luce. O forse è presente sul lunotto posteriore?
Se la vista laterale e quella frontale l’ho spiegata velocemente, fatemi sorvolare sull’unica decretata “bruttezza” senza appello di “Luce” che secondo me è nella vista di prospetto posteriore. Se prendete una foto di una “Luce” vista da dietro e la confrontate con la vista frontale della “Aurora Safety Car” del 1957 credo resterete suggestionati anche Voi. Più in generale pare che l’enorme coda della “Luce” stia provando ad “espettorare” la fascia fanaleria posteriore di una Ferrari 360 che chissa’ come sia finita tra le fauci della nuova “100% electric” di Maranello.
Cosa dire infine degli interni della “Luce”? Il taglio stilistico e formale delle poltrone è un monumento alla migliore tradizione dei tappezzieri italiani, su questo Ferrari merita 10 e lode come sulla presenza dei cosiddetti comandi fisici e sulla strumentazione che seppure elettronica e digitale riprende il taglio classico analogico dei cruscotti Ferrari della leggenda. Vorrei poi solo per dieci minuti salire a bordo, in movimento, e godermi la diffusione del suono attraverso i VENTUNO altoparlanti nell’abitacolo. Io posso solo immaginare l’esperienza di guida a bordo di Luce. E già so che sarà la migliore in assoluto cui tutti gli altri Costruttori dovrano adeguarsi.
Per innamorarsi di “Luce” basterà toccarla. Si, però….Anche meno
Si, pero’……Potevamo almeno risparmiarci la maniglia tipo carrello portavivande sul Display centrale? Davvero una traccia “giocosa” inutile, soprattutto perché ricorderà, a chi vede da dietro o da fuori colui che afferrando la maniglia posizionerà alla visuale migliore il monitor, l’atto tipico del dentista che posiziona meglio a suo uso e consumo il visore di un radiografico o la lampada di illuminazione sul volto del povero paziente. Scusate l’immagine allegorica ma è così.
Venerdì pomeriggio 29 Maggio, ore 15,30. Ho appena finito una commissione in zona Tor Vergata. In lontananza le vedo: le “Vele” di Calatrava. Se percorri la bretella del GRA per la Roma Napoli, in lontananza pare un grattacielo di Dubai, luogo elettivo per le vendite della “Luce”.
Un romano come me, che pure da adolescente e ragazzo ha provato ogni tanto ad occuparsi della “cosa pubblica” nella Capitale, non ci ha mai messo piede. Dentro un contesto che anno dopo anno gli è cresciuto attorno e che oggi rende la vecchia periferia romana un unicum urbano con la Vermicino dove il povero Alfredino, quasi mezzo secolo fa, trovò campagne sterminate e la morte. Doveva essere la Ferrari, pensa te, a rendermi interessante un luogo dove, senza navigatore e mappa, ti perdi letteralmente. Un punto perso all’orizzonte dell’Urbe tra Torre Angela, Tor Vergata, l’Anagnina e Fontana Candida, ecco cosa sono in questo pomeriggio torrido dove le vie, le rotatorie ed i ponti delle Tangenziali mi disorientano sempre di più. E solo grazie alle gentilissime ragazze di un Punto “Dito Break” di Via Casilina (che ringrazio per un cortese caffè ristoratore) riesco a capire dove sono “le Vele”.
Grazie Roma! : il messaggio forse più dirompente di Ferrari alla città che Enzo amava
Via Passo Lombardo, come sei cambiata: venti anni fa eri una via di capannoni che attendevano di essere spazzati via dalla Città dello Sport; in un pomeriggio di canicola anticipata a fine Maggiosei una zona residenziale, ma dopo il Bar “Carpe Diem” al numero 34 la città nata da poco sparisce di nuovo. Desolazione totale, ed io che mi immaginavo la fila di curiosi e residenti per vedere la “Luce” vedo semplicemente in mezzo a questo deserto tre Vigilantes cui cerco penosamente di rifilare una “sòla”: “Si, sono accreditato come Autoprove.it, state sicuri che il Vostro Tablet di guardiola non funziona. Se mi fate entrare trovo io il referente in Ferrari”. Pessima scusa, e tra romani sappiamo come liquidarci bonariamente con una occhiata per chiudere senza drammi scene tanto patetiche……. . I romani la potranno vedere, la “Luce”, attraverso un accredito temporaneamente aperto sul sito Ferrari, fino ad esaurimento posti, che ovviamente arriva subito.
Sapete cos’è? Dentro di me, come dentro Antonio Migliozzi, c’è un po’ di “maretta” nei confronti di questa “pseudo Social” Ferrari SpA. Nel senso che con il codazzo amico di Giornali e Blogger si finisce per stare al sicuro sulle news in anteprima, ma ci si espone al fuoco di fila dei Social.
E credo che questo a Maranello conti qualcosa.
Noi, di Autoprove.it, eravamo a perimetrare quella zona sofferta ma genuina e dimenticata di Roma mentre le Vele, quel Venerdì, lasciavano fuori anche me. Che non ero….Accreditato, ma che unico in mezzo a tutto il battibecco mediatico sono qui anche adesso a ricordare: Brava, Ferrari, anche per aver scelto un luogo non ordinario e per aver gratificato Roma. Peccato non averci chiamato alla prima, noi avremmo comunque riprovato nel Sabato pubblico.
Che se da un lato ci fa apprezzare – ripeto – la Ferrari che ringrazia e celebra Roma (e lo fa valorizzando un monumento ed un quartiere dimenticati dalla Opinione pubblica) dall’altro lato ci fa dire con amarezza che per sembrare nuovi non basta una Ammiraglia elettrica.
Serve cambiare quel vecchio modo arcaico inaugurato dal Drake settanta anni fa con le Conferenze di fine anno a Modena: se non sei simpatico al Cavallino, se non sei nella agenda dei vari Franco Lini e della stampa amica, semplicemente “Tu” alle prime della Ferrari non ci sarai mai. Anche se sei una piattaforma che dal 2025 ad oggi è cresciuta esponenzialmente, senza aiuti o favori da parte di nessuno.
Maranello, che ne dici di offrire una occasione anche a noi? Anche per dimostrare che i tempi sono cambiati davvero, e che l’ecologia della comunicazione e della informazione non resta un bel concetto fine a se’ stesso.
Grazie in anticipo, cara Ferrari, e buona fortuna. Detto, come sai, con grande rispetto.
Riccardo Bellumori

