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Sony e Honda insieme per la mobilità elettrica

Sony Honda Mobility è stata formalmente costituita, dopo l’annuncio iniziale della joint venture nel giugno di quest’anno. Questo dopo che i due brand giapponesi avevano firmato a marzo un memorandum d’intesa per lo sviluppo congiunto di “veicoli elettrici a batteria ad alto valore aggiunto” e per la loro commercializzazione.

La costituzione formale è stata annunciata dai direttori rappresentativi della joint venture, il presidente e CEO Yasuhide Mizuno (di Honda) e il presidente e COO Izumi Kawanishi (di Sony). Nella sua dichiarazione, Sony Honda Mobility (SHM) mira a diventare una “mobility tech company” orientata al software, fornendo prodotti e servizi a valore aggiunto e costruendo nuove relazioni con i clienti.

LA GAMMA ELETTRICA

Secondo la joint venture, i preordini per il primo prodotto di SHM inizieranno entro la fine del 2025, seguiti dalle prime consegne ai clienti degli Stati Uniti nella primavera dell’emisfero settentrionale del 2026. Secondo SHM, le consegne nel mercato giapponese inizieranno nella seconda metà del 2026; il primo prodotto sarà fabbricato nello stabilimento Honda in Nord America.

La gamma Sony Honda sarà di dotata di capacità di guida autonoma di livello 3 in condizioni limitate e consentirà un’assistenza alla guida di livello 2+ in una gamma più ampia di circostanze, come la guida urbana, ha dichiarato SHM. Verrà inoltre introdotta una nuova interfaccia uomo-macchina con connettività ai servizi cloud.

Sony Honda Mobility ha sede a Minato-ku a Tokyo, in Giappone, con un capitale di 10 miliardi di yen.

Nuova BMW M2 2023: la Cabrio in Rendering

La BMW M può vantare modelli con capote a scomparsa nella sua gamma, tra cui la M4 Cabrio e la M8 Cabrio. La BMW M2 non ha mai avuto la possibilità di andare in giro senza capote. Dopo la presentazione della nuova generazione della coupé entry-level di BMW M, abbiamo deciso di creare noi stessi una M2 Cabrio, utilizzando la potenza del software di editing fotografico.
La BMW Serie 2 Cabrio è stata dismessa dopo la fine del ciclo di vita della precedente generazione, il che pone fine a qualsiasi speculazione su una possibile M2 a cielo aperto. Tuttavia, l’attuale G42 è basata su una versione migliorata del telaio della F22, il che significa che un simile veicolo sarebbe tecnicamente fattibile. Questo scenario selvaggio ha alimentato la nostra immaginazione, dando vita ad alcuni rendering di fantasia.

LA SPORTIVA

Questi rendering di Carscoops.com ci permettono di avere un’idea chiara di copme potrebbe apparire una BMW M2 Cabrio. Il tessuto nero aggiunge sempre una certa sensualità alle proporzioni di una coupé, mettendo in risalto il volume inferiore, e la M2 non fa eccezione, grazie ai parafanghi posteriori squadrati. Il profilo è probabilmente la vista migliore della nuova M2, che ha già suscitato qualche polemica per alcune sue caratteristiche stilistiche, tra cui le prese d’aria del paraurti e i fanali posteriori.

In questo caso, abbiamo tenuto il tetto alzato, dato che la foto stampa originale è stata scattata durante un hot lap. Lì, il modello avrebbe sfruttato appieno il motore biturbo a sei cilindri da 3,0 litri che produce 460 CV (338 kW) e 550 Nm di coppia, la sua giocosità RWD e l’aggressivo assetto del telaio realizzato dagli ingegneri di BMW M.

Il meccanismo di reclinazione del tetto e i necessari rinforzi al telaio per mantenere un’elevata rigidità aggiungeranno certamente peso alla vettura sportiva, ma i contraccolpi sulle prestazioni saranno appena percettibili. Basta chiedere a qualsiasi proprietario di una BMW M4 Cabrio se si è accorto di essere più lento della M4 Coupé, o se si è mai preoccupato dei numeri. Oltre alla sensazione di apertura, un altro vantaggio di una cabrio è lo spazio illimitato per i passeggeri posteriori, che trasformerebbe la BMW M2 in una vera e propria quattro posti nelle giornate di sole.

Ford Kuga 2022: Black prima del restyling

Ford Kuga Plug-in Hybrid diventa più sportiva con il nuovo Black Pack.
Debutta la versione ibrida plug-in della Ford Kuga. Ford ha arricchito la gamma del suo popolare SUV PHEV con il nuovo Black pack. Un pacchetto stilistico associato al livello di allestimento ST-Line X per esaltare il lato più sportivo e dinamico del SUV di origine spagnola.

Ford Kuga Plug-in Hybrid si sta rivelando un successo di vendite in tutta Europa. Nella prima metà del 2022, il popolare SUV di Ford ha conquistato il titolo di auto ibrida plug-in (PHEV) più venduta. Un titolo che ha conquistato anche nel 2021 con oltre 23.000 unità vendute e superando di oltre il 28% il PHEV più venduto.

Con la premessa di dare un nuovo impulso alle vendite e di consolidare questa posizione di leadership, Ford ha introdotto un’importante novità nella gamma della Ford Kuga ibrida plug-in. Ha annunciato l’aggiunta del pacchetto Black. Un pacchetto di design associato al livello di allestimento ST-Line X che esalta il lato più dinamico e sportivo della Kuga PHEV.

DETTAGLI SPECIALI

I dettagli distintivi che il Black Pack apporta alla Kuga ST-Line X sono rapidamente identificabili. Per il massimo impatto visivo, il Black Pack aggiunge un tetto verniciato di nero. Lo stesso colore si ritrova anche sugli alloggiamenti degli specchietti retrovisori, sulle prese d’aria della fascia anteriore e sullo spoiler posteriore.

Il nero è anche il colore dei badge ST-Line e delle scritte sul portellone posteriore della Kuga. Anche i cerchi in lega da 20 pollici sono rifiniti in nero. Fanno parte dell’equipaggiamento standard.

Dal punto di vista meccanico, non ci sono cambiamenti. Il cuore della nuova Kuga Plug-in Hybrid ST-Line X Black è un gruppo propulsore ibrido composto da un motore a benzina Duratec da 2,5 litri e da un motore elettrico. Sviluppa una potenza totale di 225 CV e 200 Nm di coppia massima. È dotata di una configurazione a trazione anteriore e può accelerare da 0 a 100 km/h in 9,2 secondi. La batteria agli ioni di litio garantisce un’autonomia elettrica al 100%, fino a 67 chilometri secondo il ciclo WLTP.
Infine, l’intera gamma Kuga beneficia di un nuovo sedile comfort certificato AGR. Questi sedili sono dotati di una regolazione a 18 punti che consente di adattare il sedile all’individuo.

Il maestro Giotto e la sua rivoluzione tra GTO e ISO Rivolta

La vita incredibile di una leggenda della tecnica Auto, Giotto Bizzarrini, e quella rivoluzione di 60 anni fa con la GTO e la Grifo.

Giotto Bizzarrini leggenda – nel 1962 un’impresa gloriosa, la Iso Rivolta, completa la sua evoluzione industriale passando dalle moto alla Isetta per arrivare a creare le Supercar che sono rimaste nella storia. In un mercato davvero emergente  – come si stava rivelando dalla fine degli anni ’50 – quale era quello delle Gran Turismo di prestigio (poiché al concetto di “Status” determinato dal fenomeno Auto si associava quello sempre più evidente di velocità e doti dinamiche ispirate dal mondo delle corse) le realizzazioni “Made in Italy” cominciavano a distinguersi ed a fare da “benchmark” per il resto della produzione europea ed americana.

In questo scenario Renzo Rivolta si propose di poter concorrere “in casa” sia con le storiche Ferrari e Maserati, sia con la nascente Lamborghini determinando un “trait d’union” tra queste realizzazioni prettamente sportive e la produzione anglo americana più interessata a mettere insieme grande potenza e dimensioni generose dei volumi delle supercar del tempo: Aston Martin e Chevrolet, ad esempio.

Renzo Rivolta pretese che le sue auto fossero sportive, eleganti, filanti, ma dentro cui si potesse “entrare  senza togliere il cappello”. Una richiesta del tutto personale, estrinsecazione della personalità e dei gusti del Commendator Renzo, che tuttavia diventarono un segno distintivo delle sue auto.

E nel 1962 infatti, la prima realizzazione della “Iso Rivolta”, la “300 GT” disegnata da un giovane e promettente Giorgetto Giugiaro, deve sottoporsi dopo la realizzazione del primo “manichino” ad un lifting dedicato all’innalzamento di padiglione e tetto dell’abitacolo dell’auto…. Storie di un tempo, quando l’Imprenditore era un po’ un capo famiglia che dettava le giuste regole per andare avanti.

1962, la GTO nasce senza “papà”

Nel 1961 si chiude il sipario sulla avventura del  maestro Giotto Bizzarrini in Ferrari, dove dall’anno prima il Drake gli ha affidato il compito di creare la GTO : nata nel 1962, doveva essere l’antagonista sulle piste della Jaguar E-Type e Aston Martin, ma alla fine diventerà la Ferrari che ha fatto entrare nella leggenda il Cavallino di Modena. Pare che il nome GTO derivi da un Telefax nel quale Bizzarrini comunicava in modo laconico al Patron Enzo il messaggio : “GT Omologata” presso la FIA, ma è curioso un quasi anagramma tra “Gi-T – O” e “Giotto”…quasi un gioco del destino!

Bizzarrini e Rivolta :due vite parallele, un unico sogno

Se dal lato stilistico Renzo Rivolta fa una scelta vincente affidandosi alla Bertone diretta appunto allora da Giorgetto Giugiaro, dal lato tecnico lo stesso Ingegnere chiama alla Iso forse il miglior tecnico disponibile per questa impresa. Proprio Il mago Giotto Bizzarrini. Avuto l’incarico da Renzo Rivolta, Giotto si dedicò integralmente sia alla realizzazione del telaio della “300 GT”, sia alla elaborazione ed implementazione dei grossi motori 8 cilindri a V di produzione americana.

Dopo il lancio della “300 GT” alla Iso si decise di “giocare duro” : una sola Gran Turismo come la “300” – certamente sportiva ma di generose dimensioni e dunque più di rappresentanza che “Executive” all’epoca – non bastava all’Ingegner Renzo per lanciare la sfida al mondo dei motori. Occorreva una “GT” ancora più eversiva.

Ma, nell’ottica molto pragmatica di Renzo, occorreva anche costruire una immagine di marchio più favorevole al nuovo e combattuto mercato. Le corse erano – da sempre – la vetrina ideale sia per promuoversi che per testare la bontà del proprio prodotto auto da parte dei Costruttori. E fu così anche per la Iso Rivolta. 

Per questo, si dice, avesse concordato con Giotto Bizzarrini un percorso “a tempo” per il lancio di “Iso Rivolta” nelle gare.

Si partì allora nel 1963 dall’accorciamento di un telaio della “300 GT”, (originariamente una “2+2 posti”) per passare ad una “due posti secchi”;  il rimaneggiamento del telaio comprese il riposizionamento del gruppo motore/cambio, indietreggiato più al centro dell’auto seppur sempre in proiezione sull’asse anteriore. Da questo prese il via in Factory “Iso” un progetto alquanto alternativo ed impegnativo : lo sviluppo in parallelo di due personalità ben distinte sulla base di uno stesso progetto. 

Stessi padri, genetiche diverse: “Iso A3/C” ed “Iso A3/L”

Attraverso diversi  “steps” il disegno da parte di Giugiaro si indirizzò materialmente su due ordini di stile : un concetto – quello della “A3/C” – di una  carrozzeria le cui forme erano decisamente più da auto da corsa che non da Gran Turismo secondo i dettami di Renzo Rivolta. 

E parallelamente una seconda via, quella alla quale la “Iso Rivolta” destinò alla fine tutta la sua attenzione e le risorse industriali, denominata “A3/L” dalla quale uscì la definitiva e conosciuta “Grifo”.

Il progetto sportivo, denominato “Iso A3/ C” (dove “C” sta per “Competizione”) con cui lo stesso Commendatore era interessato a promuovere il suo Marchio prevedeva come detto un percorso “a termine”. 

E tuttavia Bizzarrini, da “Deus ex Machina” di tutto questo progetto, ben presto entrò in conflitto con Rivolta, poiché nell’animo del mago livornese c’era il proposito, forse, di mantenere nelle competizioni la sua creatura per dare il classico “schiaffo morale” ad Enzo Ferrari con cui aveva incrociato le spade anni prima.

Ed in corso della sua uscita dalla Iso,  Bizzarrini (che con quella “A3/C”  aveva comunque vinto nel 1965 la Categoria over 5 litri della “24 Ore di Le Mans”), fonderà nel 1964 la “Prototipi Bizzarrini” da cui, successivamente, prese vita con la piattaforma della “A3/C” quella opera d’arte che fu la “5300 GT Strada”, prodotta tra il 1965 ed il 1969. 

Nello stesso anno 1965, “Iso Rivolta Grifo” stradale cominciò ad essere consegnata ai Clienti. Quei Clienti facoltosi, sportivi ed eleganti, che erano soliti entrare in auto “con il cappello in testa”.

Riccardo Bellumori

Nuova Volkswagen Trinity 2025: la Passat elettrica

Nel 2026 Volkswagen lancerà la Trinity, una berlina a cinque porte e cinque posti che promette di rivoluzionare il mercato.

Il nome commerciale definitivo di questo veicolo (Trinity è solo il nome del progetto) potrebbe essere ID.4 Sedan, in quanto il marchio implementerà presto un nuovo sistema di nomenclatura secondo il quale i nuovi modelli saranno raggruppati in diverse sottogruppi a seconda delle loro dimensioni.

La Volkswagen Trinity o ID.4 Sedan sarà lunga circa 4,60 metri, quindi rientrerà nel segmento C (compatto), collocandosi un gradino sotto l’imminente ID. AERO nel segmento D (medio).

La nostra protagonista sarà la prima Volkswagen concepita secondo un nuovo processo che permetterà di accorciare del 25% i tempi di sviluppo dei nuovi modelli del gruppo, passando dagli attuali 54 mesi a soli 40, poiché i singoli team per la creazione di componenti specifici passeranno a una struttura più integrata e agile.

La Volkswagen Trinity farà debuttare la nuova piattaforma SSP, un’architettura altamente flessibile che sarà utilizzata praticamente in tutti i modelli elettrici del gruppo, dai piccoli veicoli utilitari accessibili ai grandi SUV di lusso. Ciò ridurrà la complessità dei prossimi sviluppi rispetto ad altre piattaforme.

IL FUTURO DI VOLKSWAGEN

La piattaforma SSP sarà compatibile con i sistemi elettrici a 800 volt, quindi la Volkswagen Trinity dovrebbe offrire tempi di ricarica molto più brevi rispetto a quelli di un’auto elettrica attuale. La berlina probabilmente utilizzerà (almeno nelle versioni di accesso) batterie LFP (litio ferro fosfato) e non è da escludere che includa la tecnologia ad elettroliti solidi di QuantumScape.

Anche se al momento del lancio sarà dotata di un sistema di guida autonoma di livello 2+, da un punto di vista tecnico sarà in grado di raggiungere il livello 4. D’altra parte, disporrà di aggiornamenti OTA via 5G, che consentiranno agli utenti di noleggiare servizi o aggiungere nuove funzionalità ai loro veicoli.

Volkswagen Trinity offrirà un’autonomia fino a 700 km nel ciclo di omologazione WLTP e uno scatto da 0 a 100 km/h in meno di 5 secondi, il tutto con un prezzo di partenza di 35.000 euro. La sua produzione avverrà a Wolfsburg (Germania) e si sa che nella sua struttura saranno utilizzati componenti di grande funzionalità.

I clienti potranno scegliere solo cinque colori per la carrozzeria, il design delle ruote e la configurazione della trasmissione (livello di potenza, capacità della batteria, ecc.). Il resto dell’hardware sarà standardizzato, il che ridurrà la complessità della sua produzione (l’assemblaggio di un’unità richiederà meno di 10 ore).

Il nuovo processo di sviluppo (che sarà impiegato su tutti i modelli ID a partire dal 2026) avrà al centro una nuova architettura software aggiornabile (VW.OS) sviluppata da CARIAD. Rispetto al sistema di piattaforma termica MQB, che consente 10.000 combinazioni, nell’SSP queste saranno ridotte a 60.

Nuova Polestar 3 2023: SUV elettrico

Polestar 3 è un SUV elettrico di lusso a partire da 84.000 dollari con una potenza fino a 510 CV.

Si tratta della Polestar 3, un’alternativa completamente elettrica ai tradizionali SUV di lusso come la Porsche Cayenne. Grazie ai teaser ufficiali e al rilascio di alcune informazioni chiave sull’ammiraglia Polestar, conosciamo già un po’ di specifiche, ma questa è la prima occasione per vederla da ogni angolazione e per scoprire gli esatti dettagli tecnici prima della data di commercializzazione del prossimo anno.

La Polestar 3 è l’auto più grande di Polestar, condivide la sua piattaforma con la Volvo XC90 di prossima generazione e si trova su un passo di 2.985 mm. Ciò la rende più lunga di 90 mm tra gli assi rispetto a una Cayenne e di 20 mm rispetto a una Tesla Model X, ma più corta di 101 mm rispetto a una Rivian R1S, che a differenza della Polestar a cinque posti è dotata di una terza fila di sedili. È anche l’auto più costosa di Polestar: il modello base costa 79.900 sterline nel Regno Unito e 83.900 dollari in America.

La Polestar 3 di base è dotata di trazione integrale posteriore grazie a una configurazione a doppio motore che invia a terra 489 CV e 840 Nm attraverso un unico rapporto di trasmissione per un tempo da 0 a 100 km/h di 5 secondi. Questo tempo è pari a quello della Cayenne da 456 CV, ma l’arma segreta di Polestar è il Power Pack che porta la potenza a 510 CV e 910 Nm e riduce lo sprint a 4,7 secondi.

Ma nemmeno questo è sufficiente per battere la R1S da 600 CV che raggiunge i 100km/h in 4,0 secondi con il doppio motore e in 3,0 secondi se si spendono altri 8.000 dollari per l’allestimento con motore quadruplo da 835 CV. La R1S di base, tuttavia, ha una scarsa autonomia di 418 km, a meno che non si sborsino 6.000 dollari per la batteria più grande, che la fa salire a 515 km. Quest’ultima cifra dovrebbe coincidere con la conversione EPA dell’autonomia WLTP di 610 km indicata da Polestar per la batteria standard da 111 kWh, l’unica disponibile.

La batteria della Polestar può essere ricaricata fino a 250 kW, una velocità non paragonabile a quella di alcune auto elettriche recenti (tra cui la Taycan EV di Porsche, che può raggiungere i 360 kW), ma comunque piuttosto rapida. Polestar afferma che il pacco agli ioni di litio è alloggiato in un involucro protettivo in alluminio con rinforzi in acciaio al boro e raffreddamento a liquido, ed è dotato di una pompa di calore standard che può essere utilizzata per le funzioni climatiche e il precondizionamento della batteria. È anche predisposto per la ricarica vehicle-to-grid.

Nuova BMW M2 2022: Dati tecnici e Uscita

La nuovissima BMW M2 2022 rompe con la tradizione e iniettando un bel po’ di shock e di stupore in quello che una volta era una sobria coupé ad alte prestazioni.

Tuttavia, con un motore 6 cilindri in linea TwinPower Turbo da 453 CV, la trazione posteriore e un cambio manuale a 6 marce di serie o un cambio automatico a 8 marce opzionale, potrebbero esserci abbastanza ingredienti gustosi da far passare in secondo piano il design da marmellata. Costruita esclusivamente nello stabilimento BMW in Messico per tutto il mondo, i prezzi della nuova M2 partiranno negli Stati Uniti da un prezzo di listino di 62.200 dollari.

IL NUOVO DESIGN

Sì, cominciamo con l’elefante nella stanza: in qualsiasi modo la si guardi, la nuova BMW M2 non è ciò che si può definire bello. Si contrappone alla tendenza, in atto fin dall’1M, di avere una definizione muscolare appena sufficiente, nascosta sotto una silhouette simile a una camicia sartoriale, sfoggiando invece l’equivalente di una canottiera che indurrà gli spettatori a chiedersi se quelle armi siano normali o “potenziate”. Fortunatamente la M2 ha la potenza necessaria per sostenere l’immagine.

Come le altre vetture M che l’hanno preceduta, la nuova BMW M2 sfoggia un frontale completamente rivisto, caratterizzato da ampie griglie senza cornice che sono squadrate negli angoli superiori e si assottigliano verso il basso per una forma più morbida. Le griglie sembrano in realtà più sobrie rispetto alle prese d’aria su entrambi i lati del paraurti anteriore: voragini di prese d’aria squadrate che si appoggiano a un altro taglio monolitico al centro.

Ma mentre il frontale può sembrare squadrato piuttosto che scolpito con cura, il posteriore presenta tante superfici e spigoli contrastanti da far pensare a un design dell’era Bangle della BMW (o a un manubrio, se si usa l’immaginazione). Il diffusore è pronunciato, con quattro terminali di scarico montati all’interno che segnalano l’intenzione di farlo. C’è uno spoiler posteriore e i catarifrangenti sono montati verticalmente, inseriti in un involucro squadrato.
In un mondo che si sta rapidamente muovendo verso l’elettrificazione e la riduzione del numero di cilindri nei prodotti ICE rimanenti, la BMW M2 mantiene un sei cilindri in linea da 3,0 litri: nessun downsizing e nemmeno assistenza ibrida.

Il motore S58 TwinPower turbo sviluppa una potenza di 460 CV (343 kW) a 6.250 giri/min, mentre la coppia viene erogata tra 2.650 e 5.870 giri/min, con un limite di 7.200 giri/min. Si tratta di un notevole guadagno rispetto alla potenza della vettura precedente, che era di 416 CV (310 kW) e 500 Nm di coppia.

Un’altra buona notizia per i puristi è che la M2 rimane una piattaforma orientata al guidatore. Ciò significa che non c’è trazione integrale: la potenza viene inviata all’asse posteriore. Il cambio manuale a sei marce con regolazione del numero di giri sarà di serie per il mercato statunitense. Nel frattempo, sarà disponibile anche un cambio a 8 marce, con modalità di cambiata variabile.

La BMW M2 dotata di cambio manuale accelera da 0 a 100 km/h in 4,1 secondi, mentre l’auto a otto rapporti è leggermente più veloce, compiendo lo stesso scatto in 3,9 secondi. La M2 raggiunge una velocità massima limitata di 248 km/h o, se dotata dell’M Driver’s Package, di 283 km/h.

La seconda generazione della BMW M2 ha come priorità la personalizzazione dell’esperienza di guida. Il cambio automatico offre tre diverse modalità, mentre lo sterzo Servotronic di serie (in gergo BMW: variabile di velocità) può essere commutato tra Comfort e Sport.

Le sospensioni adattive a controllo elettromagnetico sono di serie, e le sospensioni sono un altro parametro che può essere modificato nelle impostazioni, mentre il DSC (Dynamic Stability Control) può essere impostato sulla “modalità M Dynamic”, che consente un maggiore slittamento delle ruote.

Toyota GR86 la sportiva nel tuning estremo

La Toyota GR86 arriva tutta nuova nel tuning di Aerodynamic Development Race Optimization (ADRO). L’azienda ha rivelato un kit di stile completo per la sportiva giapponese, con parafanghi ultra larghi e paraurti su misura.

La Toyota GR86 è stata molto apprezzata da un gran numero di preparatori, soprattutto nel suo mercato nazionale, il Giappone. La versione di ADRO, tuttavia, è una delle più selvagge, simile ai folli rendering che incontriamo di tanto in tanto.

Nella parte anteriore, troviamo un muso più affilato e più basso, prese d’aria del paraurti molto più grandi e uno splitter integrato che quasi tocca il suolo. Il paraurti anteriore si fonde con i parafanghi imbullonati, coprendo le carreggiate notevolmente più larghe. Le branchie laterali, le soglie laterali e i parafanghi posteriori imbullonati completano l’aspetto, in combinazione con l’ala posteriore a collo di cigno piuttosto alta in fibra di carbonio e il diffusore più pronunciato. Si noti che le ruote aftermarket e le sospensioni pneumatiche a sbalzo della vettura illustrata non sono incluse nell’offerta di ADRO.

LA VERSIONE TUNING

Ogni kit è realizzato in polimeri rinforzati con fibre e fibra di carbonio bagnata e richiede più di 40 ore per essere completato a mano. Il lavoro di progettazione è stato completato in California, mentre la produzione avviene in Corea. Lo sviluppo è iniziato con una scansione 3D della Toyota GR86, in modo che i componenti aggiuntivi raggiungessero i livelli di montaggio OEM.

Le prestazioni aerodinamiche del kit sono state testate mediante analisi CFD. Secondo Scott Beeton, capo aerodinamico di ADRO, il bodykit fornisce 90 kg di deportanza in più rispetto alla GR86 di serie, pur aggiungendo 113 kg di carico aerodinamico. Il tuner non offre alcun upgrade del telaio o delle prestazioni per la vettura sportiva, quindi chi desidera un aumento di potenza rispetto ai 231 CV (170 kW) del motore boxer da 2,4 litri ad aspirazione naturale dovrebbe rivolgersi altrove.