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Nuovo BYD Sea Lion 07 2924: sfida Tesla Model Y

Il nuovo BYD Sea Lion 07 è pronto a debuttare come sfidante della Tesla Model Y.

BYD continua a crescere ad un ritmo incredibile. Il più grande produttore cinese sta ampliando la sua famiglia elettrica con l’arrivo di un nuovo SUV che promette di rendere la vita difficile all’auto elettrica più venduta al mondo.

Per anni, la Tesla Model Y è stata il punto di riferimento nel mercato dei SUV elettrici. Il modello americano si è ripetutamente posizionato come l’auto elettrica più venduta al mondo. Tra i motivi principali vi sono l’autonomia e il prezzo. I rivali hanno difficoltà a bilanciare la bilancia, ma questo non impedisce a nuovi nemici di emergere ogni giorno.

BYD A TUTTO CAMPO

Il BYD Sea Lion 07 promette di essere uno dei più forti, se non il più forte. È stato appena lanciato in Cina e i suoi record indicano una feroce battaglia per la leadership nella categoria elettrica.
Alla fine dello scorso anno, BYD aveva già dato una prima anticipazione del suo ultimo lancio. L’azienda cinese è cresciuta notevolmente negli ultimi anni fino a diventare uno dei produttori più importanti al mondo, anche se il suo principale campo d’azione è la Cina. La gamma è suddivisa in diverse famiglie: Dinasty e Ocean. Nella prima troviamo modelli noti in Europa come il BYD Tang o il BYD Han, mentre nella seconda troviamo unità come il BYD Dolphin o il BYD Seal, nomi basati sul mondo marino. Tutti sono basati sulla piattaforma 3.0 dell’azienda.

La gamma sarà composta da diverse unità: tra 228 e 523 cavalli.
Come suggerisce il nome, il BYD Sea Lion 07 appartiene alla categoria Ocean e le sue dimensioni sono ideali per contrastare la Model Y: 4,83 metri di lunghezza, 1,92 metri di larghezza e 1,62 metri di altezza per un passo di 2,93 metri. Se il suo design accattivante, creato da Wolfgang Josef Egger, sarà uno dei principali punti di vendita, il Sea Lion ha molti altri punti di forza all’interno. Siamo riusciti a scoprirli grazie alla documentazione ufficiale depositata presso il Ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’Informazione cinese, meglio noto con l’acronimo MIIT.

MOTORI E PRESTAZIONI

Come di consueto per BYD, la gamma sarà suddivisa in diverse versioni. Il modello base avrà un motore singolo da 228 CV e una velocità massima di 210 chilometri all’ora. Nel mezzo ci sarà il monomotore Sea Lion 07 con 308 CV e una velocità massima di 225 km/h. Il più potente della famiglia sarà il Sea Lion 07 con 308 CV. Il più potente della famiglia sarà caratterizzato da un layout a doppio motore, un motore su ciascun asse, in grado di estrarre un massimo di 523 cavalli. Gli unici dati ancora non rivelati riguardano la batteria, le dimensioni e l’autonomia omologata che ciascuna delle tre unità della famiglia sarà in grado di mostrare.
In termini di dimensioni e caratteristiche, la Sea Lion 07 sarà una delle più temibili rivali della Model Y.
Se consideriamo i pesi ufficiali, compresi tra 2.155 e 2.705 chilogrammi, possiamo aspettarci grandi pacchetti con lunghe escursioni. La commercializzazione della BYD Sea Lion 07 inizierà in primavera e solo allora saranno pubblicati il resto dei dati, compresi i prezzi. Diverse voci in Cina indicano una fascia di prezzo compresa tra 200.000 e 260.000 yuan, ovvero tra 25.800 e 33.500 euro. Al momento, BYD non ha confermato se il suo nuovo e attraente SUV arriverà in Europa. La BYD Seal U, che può essere considerata la versione SUV della Seal, dovrebbe arrivare quest’anno.

Mazda Spirit Racing: rinasce Mazdaspeed

Al Salone dell’Auto di Tokyo di quest’anno, è stato annunciato il nuovo marchio Mazda Spirit Racing della casa automobilistica giapponese, incentrato sulle prestazioni. Sembra proprio la reincarnazione della Mazdaspeed, non credete?
Per accompagnare l’annuncio, l’azienda ha esposto due concept e ha dichiarato che in futuro offrirà vetture che fanno parte della collezione Mazda Spirit Racing. Presumiamo che queste includeranno versioni di serie delle concept presentate, che si dice traggano ispirazione dal coinvolgimento di Mazda nella serie di gare di resistenza Super Taikyu.

IL RITORNO DI MAZDASPEED

Una delle concept è basata sulla Mazda MX-5 e si chiama Mazda Spirit Racing RS, caratterizzata da una verniciatura esterna grigia e da strisce che partono dal punto centrale del cofano e terminano nel bagagliaio. Altre modifiche includono le decalcomanie “Mazda Spirit Racing” sulla carrozzeria, un kit aerodinamico, freni potenziati, un’altezza di marcia inferiore, nuovi cerchi e pneumatici e un assetto delle sospensioni modificato. All’interno, la roadster è dotata di sedili Recaro con cinture da corsa e di un volante in Alcantara.
Per quanto riguarda l’altra concept, è denominata Mazda Spirit Racing 3 e riceve modifiche simili a quelle della roadster, anche se lo splitter anteriore presenta connettori verticali aggiuntivi e un grande alettone posteriore. Una cosa che vale la pena sottolineare è il logo Spirit Racing sulla parte posteriore e sui copriruota della hatchback e della roadster, che ha ottenuto il marchio nel 2021.
Sebbene questi miglioramenti siano certamente piacevoli, Mazda non ha rivelato se queste concept riceveranno una spinta in termini di potenza del motore. L’azienda afferma che sono “attualmente in fase di sviluppo con l’obiettivo di essere un’auto divertente da guidare dalla città al circuito”.

Nuovo Jeep Wagoneer S 2025: SUV elettrico da 600CV

Il nuovo Jeep Wagoneer S è il prossimo SUV di punta del marchio americano.

Jeep ha svelato i primi dettagli e le prime immagini del nuovo veicolo 100% elettrico che entrerà a far parte della sua gamma. La nuova Jeep Wagoneer S, un SUV completamente elettrico, arriverà sul mercato per rivoluzionare la mobilità elettrica grazie ai suoi 600 CV e alla tecnologia 4xe. Inizialmente sarà in vendita negli Stati Uniti e successivamente arriverà in Europa.
Il lancio commerciale della Jeep Avenger in Europa segna una tappa importante nell’ambizioso processo di elettrificazione di Jeep. Il leggendario marchio di SUV e fuoristrada ha da tempo messo in moto le ruote con l’obiettivo di passare a una mobilità sostenibile e, più specificamente, 100% elettrica.

DATI TECNICI

Il lancio dell’Avenger è il primo frutto della tabella di marcia verso il futuro elettrico di Jeep.

Le novità di Jeep per il 2024 comprendono una serie di lanci. Tra questi, veicoli completamente nuovi e, soprattutto, completamente elettrici. Ebbene, uno di questi modelli che conosceremo quest’anno ha fatto notizia.

Il prossimo modello, come suggerisce il nome, sarà posizionato come alternativa 100% elettrica alla Jeep Wagoneer, venduta in mercati selezionati.
Dopo un periodo di tempo considerevole senza notizie sulla versione di produzione della Wagoneer S, il marchio ha rilasciato nuovi e interessanti dettagli. Jeep ha svelato la prima anteprima ufficiale del suo Wagoneer S. Un modello concepito appositamente per il mercato nordamericano, anche se arriverà anche nel Vecchio Continente.
Il nuovo Jeep Wagoneer S sarà disponibile esclusivamente in formato elettrico. Il modello sarà dotato di trazione 4xe e il suo powertrain produrrà una potenza di 600 CV. Nonostante sia un veicolo grande e pesante, sarà in grado di accelerare da 0 a 100 km/h in circa 3,5 secondi.
Per quanto riguarda l’autonomia, Jeep non ha confermato il numero di chilometri che potrà percorrere con una singola carica. Tuttavia, è importante ricordare che il modello concept presentato nel 2022 aveva un’autonomia fino a 644 chilometri.

Nuovo KGM Torres EVX 2024: il SUV elettrico

Il nuovo KGM Torres EVX lancia la sfida nel segmento dei SUV elettrici.

Il KGM Torres ha sotto il cofano un motore turbo a benzina da 1,5 litri, abbinato a un cambio automatico a sei marce – non sono disponibili opzioni diesel o cambio manuale. Non sono ancora stati resi noti i dati relativi alle prestazioni e ai consumi della Torres. Sappiamo che la Torres è dotata di serie di trazione anteriore e che verrà introdotto un modello a trazione integrale.

La nuova KGM Torres EVX, puramente elettrica, è alimentata da una batteria da 73,4 kWh e utilizza un singolo motore elettrico che produce 150 kW e 339 Nm di coppia per azionare le ruote anteriori. KGM sostiene che la Torres EVX è in grado di percorrere fino a 462 km con una singola carica, ma non ha ancora rivelato i tempi di ricarica. La Torres EVX vanta una capacità di traino massima di 1500 kg – la stessa della Torres a benzina – e la capacità di ricarica V2L (vehicle-to-load), per cui il suo pacco batterie può essere utilizzato per alimentare gli elettrodomestici quando si è all’aperto.
Con una lunghezza di 4700 mm, una larghezza di 1890 mm e un’altezza di 1720 mm, il KGM Torres è un SUV piuttosto grande, che misura più o meno come la Skoda Kodiaq o la Nissan X-Trail. Tuttavia, a differenza della Kodiaq o della X-Trail, la Torres non è disponibile con sette posti. Almeno le sue dimensioni dovrebbero garantire un ampio spazio nell’abitacolo per la Torres, che secondo KGM può vantare un bagagliaio di ben 703 litri, o 1662 litri con i sedili posteriori abbattuti.

I rivali più vicini alla Torres EVX elettrica sono probabilmente i SUV familiari Skoda Enyaq o Toyota bZ4X, ma la KGM è notevolmente più lunga e più alta di entrambi. In realtà è più vicino in lunghezza alla Tesla Model Y, anche se non altrettanto in larghezza.

IL SUV FULL SIZE

Chi ha progettato la Torres sembra aver preso ispirazione da tutto il mercato dei SUV, in particolare da Kia Sorento, Land Rover Defender e Toyota Land Cruiser. Il solo frontale sembra un miscuglio di elementi provenienti da fonti quali la nuova Hyundai Kona e una Jeep Wagoneer, mentre le ruote potrebbero essere state facilmente rubate alla Volvo EX90.

Rispetto alla Torres con motore a combustione, la EVX presenta una griglia oscurata, una barra luminosa e un design unico dei cerchi in lega da 20 pollici, come si vede nelle nostre immagini.

La versione completamente elettrica rinuncia anche alle coperture rosse del gancio di traino della Torres normale, ma entrambe le versioni presentano un’ampia quantità di rivestimenti in plastica nera sulle fiancate e un montante C a contrasto.

All’interno, sia la Torres che la Torres EVX presentano una configurazione a doppio schermo, composta da un display digitale da 12,3 pollici per il conducente e da un touchscreen centrale da 12,3 pollici. L’abitacolo è complessivamente minimalista, con pochissimi pulsanti, tranne che sul volante a due razze. Ciò significa che i comandi del clima saranno regolati dal touchscreen, che include Apple CarPlay e Android Auto, nel caso ve lo stiate chiedendo.

KGM sta lavorando ad altre tre auto elettriche: un SUV di medie dimensioni, un SUV di grandi dimensioni e un pick-up, che svilupperà in collaborazione con il gigante cinese BYD, produttore del SUV Atto 3 e dell’utilitaria Dolphin. KGM intende lanciare il pick-up, ancora senza nome, entro la fine del 2024. Sarà basato sul Torres EVX, ed entrambi i veicoli saranno alimentati da batterie fornite da BYD. I prossimi due veicoli elettrici seguiranno nel 2025.

Ford Mustang Mach-E GT 2024: focus tech [VIDEO]

La Ford Mustang Mach-E GT è un concentrato di tecnologie. Ecco tutti i suoi segreti nel video focus dedicato.

Nuovo NamX HUV 2025: il SUV a Idrogeno

Il nuovo SUV NamX HUV lancia la sfida nel segmento inedito dei veicoli ad idrogeno.

La startup francese NamX ha annunciato nuovi dettagli sul suo crossover a idrogeno HUV: si scopre che l’idrogeno sarà utilizzato come carburante per il V8 da 6,2 litri, il crossover sarà piacevole da guidare come le classiche auto a petrolio americane, ma non ci saranno emissioni nocive.
Mentre GM e Stellantis si sono già sbarazzate delle loro auto petrolifere con motore V8, l’azienda francese NamX intende farne rivivere lo spirito con il suo crossover HUV. La presentazione del progetto NamX HUV è avvenuta nel 2022, ma allora l’azienda francese non ha raccontato nulla del suo propulsore – l’enfasi è stata posta sul design e sull’insolito sistema di stoccaggio dell’idrogeno: il crossover è dotato di una bombola fissa e di sei bombole-cartucce aggiuntive sostituibili, che sono conservate nella poppa sotto il pavimento del bagagliaio, l’accesso alle quali apre una porta trasparente separata.

IL PIENO VELOCE

Per il nuovo NamX le bombole a cartuccia sostituibili sono una sorta di alternativa alle tradizionali stazioni di rifornimento di idrogeno, che sono ancora molto poche nel mondo: tali stazioni di rifornimento sono costose e richiedono un elevato grado di “sicurezza”, poiché l’idrogeno è facilmente infiammabile e altamente permeabile (in altre parole, il rischio di perdite è molto elevato). A loro volta, le bombole a cartuccia possono essere prodotte a livello centrale e consegnate direttamente ai clienti o a speciali magazzini terminali grandi come fermate di autobus, che possono essere collocati ovunque.
Di solito con auto a idrogeno si intendono le auto elettriche con generatore elettrochimico a bordo, ma negli ultimi anni il tema dei motori a combustione interna a idrogeno ha ripreso vigore e ha iniziato a svilupparsi; il loro sviluppo è ora impegnato in diverse aziende, tra cui Ford, Keyou, Punch, Toyota e Yamaha.

I motori a combustione interna a idrogeno possono raggiungere l’agognata ecocompatibilità senza batterie e motori elettrici pesanti e costosi, oltre a preservare le fabbriche di motori, i posti di lavoro e le catene di approvvigionamento esistenti: è solo necessario che l’idrogeno sia generalmente disponibile, cosa che purtroppo ancora non si vede.

IL SUV A IDROGENO

La NamX HUV utilizzerà un motore V8 a idrogeno da 6,2 litri, di cui non si conosce l’origine (i lettori suggeriscono che sia stato sviluppato dalla società francese Solution F). Sulla versione base del crossover GT NamX HUV il V8 a idrogeno produrrà 300 CV e garantirà un’accelerazione a 100 km/h in 6,5, sulla versione GTH la potenza è aumentata a 550 CV e il tempo di accelerazione a “cento” ridotto a 4,3 secondi.

Non ci sono ancora informazioni sul cambio, l’autonomia con una singola carica di entrambe le versioni è di 800 km.
NamX HUV GT costerà a partire da 75.000 euro, NamX HUV GTH – a partire da 95.000 euro, il sito web della società sta accettando i pre-ordini (per la registrazione è necessario un deposito di 1000 euro), il crossover a idrogeno sarà sul mercato solo alla fine del 2026.
Il design di NamX HUV è stato sviluppato dal leggendario Pininfarina: la lettera X nel crossover è una lettera che forma lo stile, è chiaramente visibile nel design del frontale, della poppa e delle fiancate. Negli interni, i tratti a X definiscono anche la forma dei pannelli principali, mentre i quadri strumenti triangolari hanno un aspetto piuttosto originale.

La finanza pazza dell’Automotive: ABS più hai debiti più fai soldi

Sei un Costruttore di Auto, e la Banca “X” che hai creato dentro al Tuo Gruppo vende a credito ai tuoi Clienti per un importo di vendita di 1.000.000,00 di Euro.

Il rimborso avverrà ad “X” in 36 rate per un ritorno di 1.500.000,00 Euro.

La Banca “X” a questo punto cerca liquidità sul mercato senza né indebitarsi con un finnziamento né cedendo crediti “sicuri” che ha in tasca e che rendono interessi. Le leggi permettono ad “X” di:

  • creare una Società Pilota (SPV) che gestirà un conto di passaggio delle rate di pagamento del prestito;
  • di creare a questo punto uno strumento finanziario chiamato “ABS” (Asset Backed Security) dove la Garanzia è data dal rientro – atteso ma futuro – delle rate pagate dal Cliente: l’ABS diventa così una Obbligazione venduta agli Investitori, e la remunerazione degli obbligazionisti avviene indirizzando parte o tutto il flusso di Cassa del Conto della “SPV”.

Quali Investitori? Quelli “usuali” nel mondo finanziario (hedge fund, fondi comuni di investimento, piani pensionistici, ecc.) che sottoscrivono o per diversificare, o perché al contrario già impegnati finanziariamente nel settore Auto, od infine perché spinti da analisi e previsioni positive sui trend di mercato.

Quindi: “X” si aspetta di incassare dopo 3 anni 500.000 Euro di guadagno, sul credito fatto per 1.000.000,00 Euro;

La stessa “X” vende, opportunamente “Impacchettato” (cioè cartolarizzato) ad un Investitore non il credito ma “il diritto sul credito” attraverso la remunerazione mediante il flusso di cassa del famoso “Conto” strumentale: ovviamente, Voi noterete, per finanziare il debito del suo Cliente, “X” deve accendere nuovo Debito…..E l’unica Garanzia concessa all’Investitore, per il rientro dell’Obbligazione, è che il Cliente debitore paghi ogni mese senza intoppi.

E, dunque, il sistema finanziario permette di considerare un debito come una Garanzia per fare nuovo debito……Incredibile, vero?

Finanza come la birra: più si agita, più si crea schiuma. Ma “la sostanza”???

Un ABS nasce – istituzionalmente – quando un operatore finanziario cede i propri diritti di Credito ad un Istituto bancario che poi li stocca in un Portafoglio da vendere agli Investitori.

Fondamentalmente un ABS è dunque un contenitore di Asset cartolarizzati, ma anche debiti garantiti da Ipoteche ed obbligazioni di Debito collateralizzate (CDO) possono diventare un ABS; e gli ABS sono strumenti di raccolta di liquidità, a favore dei prestatori, utilizzati soprattutto per alimentare il ciclo ed il volume di nuovi crediti. Ecco spiegato in due passaggi il misterioso mondo degli “Automotive ABS” che da almeno quindici anni preoccupa il mercato: l’espansione del credito concesso ai Clienti è stato fatto, per la maggior parte, accendendo nuovo debito presso il mercato obbligazionario e degli Investitori istituzionali. Le operazioni finanziarie generatrici di “debito” (come prestiti per consumi, leasing e Retail Auto, Mutui, saldi di carte di credito o cessione di credito) con il flusso di cassa – atteso – che ne deriva possono costituire la garanzia per strumenti di investimento finanziario definito “ABS”, (denominato “Asset Backed Securities” ovvero “Titolo Garantito da Attività” che prende la forma di un’obbligazione o di una nota, e che paga un reddito a tasso fisso per un determinato periodo di tempo, fino alla scadenza.

Fare “DEBITO” per finanziare “DEBITO”: ed è tutto legale !!!

Più le “Captive Bank” concedono prestiti, e più per riprendere liquidità “impacchettano” tutti i propri diritti sui crediti costruendo “ABS” da vendere nel mercato obbligazionario; in sostanza, si offre sul mercato una massa di debiti per finanziare nuovo debito !!! Assurdo, o no???

I primi problemi ovviamente nascono, come sono nati, quando il monte di credito concesso in piedi ha superato nel giro di pochi anni le decine di migliaia di miliardi di Dollari nel solo Occidente; ovviamente ad aggravare il tutto è arrivato il problema delle sofferenze con i Clienti “Subprime”; ma non solo per questo motivo.

Un problema aggiuntivo si è verificato quando per promuovere le vendite si è mascherato con l’aumento dei margini da finanziamento un apparente calo dei Listini; e contemporaneamente lo stimolo alla sostituzione e l’obsolescenza programmata dell’Usato svalutava quest’ultimo oltre i livelli di guardia: quali fossero questi problemi e rischi, lo si può capire riflettendo sul fatto che il monte del credito erogato comprensivo dei suoi oneri accessori stava superando – nel mondo – il valore “nominale” del Parco Auto circolante su parte del quale gravava il credito medesimo.

E con l’aggravante che questo sistema di credito “lievitato” e di esposizione pericolosa toccava solo l’Occidente ma sarebbe potuto diventare un problema nei nuovi mercati dell’Asia.

Senza contare infine che per motivi diversi (e meritori di un altro spazio di analisi) i Costruttori continuavano progressivamente a perdere quote di Aftermarket che invece crescevano nell’ambito del mondo “IAM”: questo significava la difficoltà di alimentare il “Cashflow” da fondamentali attività di Postvendita.

Capite da soli la follia del concetto, a lungo andare: più ci si esponeva sul “nuovo” con riduzione dei margini sul “ferro” ed aumento del rischio di insolvenze, più si perdeva il contatto con la redditività garantita dall’Aftermarket in continua crescita.

Ed in gran parte questo era generato dalle strategie di penalizzazione dell’Usato, strategie volute proprio da Costruttori OEM e dalle loro Captive Bank !!!

Quanto conta la “salute” del Mercato Usato nell’ecosistema Automotive?

Stiamo capendo, a nostro danno e nostro malgrado, che la fortuna del mercato del “Nuovo” non può prescindere dallo stato di salute dell’Usato; e questo in controtendenza rispetto alle prassi ed alle convinzioni scriteriate di un manipolo di Managers – beoti ed incompetenti in materia di Auto – che lavorando ai vertici del settore per poco meno di venti anni sono riusciti, grossomodo, a regalare la devastazione e la desolazione che stiamo affrontando oggi; ed in contemporanea a perdere ogni contatto con il mondo della “Second Life” fatto di fatturati e margini in aumento sia per l’Aftermarket che per il Remarketing tra Privati: elemento questo che qualifica la follia e la dabbenaggine dei “Finance Managers” che hanno del tutto tagliato “Best Practices” in uso fino a metà anni ’90 che avevano lasciato nelle mani dei Costruttori e delle proprie Reti sia le riparazioni che la rivendita Usato.

Accelerare il ciclo di sostituzione del Parco auto recente, forzando la svalutazione del circolante Usato; e contestualmente ingigantire il volume di credito erogato verso un sistema nel quale il garante di ultima istanza (l’auto) finiva per farla valere progressivamente quote sempre minori del debito che gravava su di lei; il che ha portato al crack di sistema che cerchiamo di recuperare ora. Nonostante nuovi allarmi che tuttora continuano a segnalare che la situazione sul versante del credito non è molto serena.

Come va oggi l’Usato? E quali sono le previsioni?

Recentemente un rialzo in tutta Europa delle valutazioni e dei prezzi di vendita medi dell’Usato in circolazione ha sortito commenti negativi da chi paventa il rischio di una “Bolla” potenziale a cui potrebbe seguire un Default di sistema: in parole povere, il valore dell’Usato che fino a pochi anni fa era ritenuto troppo basso, attualmente è visto in un rialzo eccessivo per non ritenere un prossimo “sgonfiamento”.

Queste considerazioni tuttavia dovrebbero essere maturate e delineate non da esperti finanziari ma da veri esperti di Remarketing ed Aftermarket (sempre più rari); in effetti si dovrebbe qualificare il valore prossimo futuro del mercato Usato in base perlomeno a cinque variabili discriminanti:

  • Domanda di acquisto, che resterà elevata sia in base alla continua alienazione dal mercato del Parco più vecchio, sia dal probabile aumento di target potenziale, sia dal coinvolgimento sempre più frequente di mezzi Usati nella catena di Rent e Sharing;
  • Valorizzazione del Remarketing attraverso iniziative commerciali di OEM/OES e di IAM;
  • Business legato ad un range esteso di: trasformazione, recupero, restauro, personalizzazione, valorizzazione dell’Usato gestito commercialmente da professionisti dedicati;
  • Aumento di redditività atteso dall’Aftermarket sul Parco Usato e sviluppo di nuovi strumenti finanziari su Garanzie e servizi di Service Management programmato;
  • Fine dei mandati commerciali classici e probabile ingresso di nuovi Network fisici o virtuali per logistica, distribuzione ed intermediazione commerciale nel mondo Auto.

Alla luce di quello che stupidamente è accaduto per un ventennio del recente passato, nulla può far dubitare che stavolta tutto il mondo professionale sarà impegnato a non perdere neppure un centesimo di nuovo Business sull’Usato; da questo consegue che di Usato “di fortuna” ne vedremo sempre meno, e che dunque rimarranno alti sia i prezzi di vendita che il valore dei servizi di Aftermarket; il livello alto dei prezzi dell’Usato “faciliterà” il permanere di Listini elevati anche sul nuovo. Concatenazione inesorabile ma plausibile, questa, del mercato Auto prossimo venturo: i “numeri” ed il Business commerciale non saranno più sulla quantità del venduto ma sul livello e sulla “durata” dei margini ottenuti su ogni singolo pezzo intermediato e sulla catena dei servizi da destinargli.

Il Green? Più finanza che immatricolazioni. Se non Vi basta…..

Come tutti ricordiamo, la bolla Subprime ed il Crack Lehman del 2008 hanno avuto due effetti poco collegati tra di loro in ambito Automotive: da un lato il crollo di quotazioni e capitalizzazioni dei Gruppi “Classici” con il rischio bancarotta per le “Big Three” di Detroit; e dall’altra l’esplosione tecnica, commerciale ma anche finanziaria del fenomeno “Tesla”, portatrice in se di nuovi valori non solo etici ma anche di investimento: tecnologie “Green”, sistemi di ricarica, infrastrutture, Know How, crescita di valore del Brand.

Improvvisamente anche la finanza “Green” e’ diventata più interessante della classica: e soprattutto, si è assortita di tutta una serie di strumenti di investimento il cui fine speculativo aveva alla base l’elemento etico della conversione ecologica (decarbonizzazione, R&D, vendita flotte ecologiche, etc….).

Questo potrebbe, senza complottismi o voli pindarici, far capire quanto di strumentale vi sia stato nella repentina adesione “pubblicitaria” di tanti Costruttori verso l’ecomobilità, data anche la fumosità – per quei tempi – di obbiettivi e di “Best Practices” del tutto ignote al Mass market automobilistico. Sorprende anche quanto gli indici finanziari di taluni Marchi derivino più dalla qualità e rinomanza del loro “Know How” che non dai volumi produttivi; ma soprattutto sorprende il volume di denaro indirizzato a decine di Start Up in Occidente ed in Asia, molte delle quali stanno letteralmente per fallire.

Quali segnali, oggi, dalla Finanza Automotive?

Dal mondo degli “ABS” – definiti anche “Prestiti riconfezionati” – arrivano notizie controverse: da un lato, come detto, gli analisti sono suggestionati dal trend dei prezzi di nuovo ed usato; dall’altro i rendimenti degli “ABS” sono in crescita, segno che altrimenti questi strumenti non sono più interessanti.

Nel 2022 c’è stato un aumento nella vendita di ABS Automotive rispetto al 2021, ma questo avviene in una fase di forte negatività finanziaria per molti operatori del settore, e con un futuro molto incerto; di fatto solo l’aumento medio di Nuovo ed Usato sta sostenendo le attese: di certo le obbligazioni Asset Backed sono di gran lunga più apprezzate dei Corporate Bond emessi da diversi Marchi Costruttori, il cui Rating sta crollando progressivamente.

Tuttavia l’aumento dei tassi finanziari e dei prestiti e l’aumento dei Clienti di rango “Subprime” stanno rinnovando il rischio di sofferenze. Ovviamente, come ricordiamo, si sta parlando dell’area “Occidentale” (Europa, USA in particolare) senza toccare ambiti molto difficili come Asia e India.

Di una cosa potete stare certi: il “consumo” non sarà più finanziato, in Occidente, con soldi pubblici, ma con il circuito del risparmio privato. Al massimo i fondi pubblici potranno essere destinati a nuove infrastrutture collettive.

Quindi, se il mondo dei consumatori sceglierà di “finanziare” l’espansione del credito o la crescita di nuovi consumi, anche nel comparto Automotive, dovrà farlo di tasca propria. Questo, fintanto che questo sistema economico e soprattutto monetario globale rimarrà come è adesso.

Un accenno tuttavia è il caso di farlo, con più dettaglio, sugli ABS stessi. Il fatto che chi scrive li ritenga un concetto un poco “folle” (ottenere credito offrendo a garanzia un credito) non vuol dire screditare il sistema sul quale sono costruiti. Anzi, possono essere visti in ambito Automotive come uno strumento per “liberare” liquidità operativa e, simbolicamente, per “moltiplicarla”: perché dico questo? Perché sull’esempio metaforico di un’auto di 10.000,00 Euro venduta a credito, con un ABS dedicato si aprono contemporaneamente un credito di 10.000,00 Euro da Costruttore a Cliente, ed uno da 10.000,00 Euro da Obbligazionista a Costruttore: “simbolicamente” appunto, su un’auto da 10.000,00 Euro si apre un volume di credito concesso di ben 20.000,00 Euro che apre due percorsi paralleli di rimborso, mettiamo in 36 mesi: una linea rateale da Cliente a Costruttore, e da questi all’Obbligazionista.

Quello che è certo è che dopo la grande crisi finanziaria del 2008 i Rating assegnati agli ABS Automotive sono stati in larga parte migliorativi, e la percentuale di NPL sui crediti Auto si è generalmente mantenuta sotto il livello di guardia. Questo è un dato, così come lo è il fatto che obbligazioni di tipo “ABS” avvicinano spesso quote di investitori ai quali il reddito fisso da altro tipo di investimento può essere poco accessibile.

Un futuro possibile sugli ABS: Aftermarket e fonti di Ricarica/Alimentazione?

Chiaro, è evidente a tutti che in quei tre anni quei famosi 10.000,00 Euro di automobile nuova venduta generano in media 3.000,00 Euro tra tagliandi e cambio gomme, altri 3.000,00 di alimentazione e potenziali 6.000,00 Euro di rivendita sul mercato Usato.

Un totale di 12.000,00 Euro dei quali, nel corso del tempo, quel famoso Costruttore titolare del debito verso l’Obbligazionista ha perso per strada oltre l’80%; e 12.000,00 Euro dunque di debito aggiuntivo a carico del Cliente cui l’auto è stata venduta a rate: quanto sarebbe più prudenziale e performante per i Costruttori tornare a controllare quel tipo di spesa oggi in mano al mondo del c.d. “Indipendent Automotive Manifacturers”?

Quel circolo vizioso – alimentato da stolti manager Automotive interessati solo alle performance sulle vendite di nuovo – che in Europa aveva svalutato oltre ogni livello di sicurezza l’Usato, aveva anche imposto il dominio del mondo indipendente sugli OEM/OES. Diverso il caso dell’America dove, non solo nel Noleggio, l’auto si vendeva di frequente con Fuel Card e cambi gomme inclusi.

Ebbene, sembra proprio che i “Player” dell’Auto, in varie forme ed attraverso diverse sinergie e partnership, stiano progressivamente recuperando il terreno perso proprio sull’Aftermarket: espansione di Noleggio e Sharing, ingresso nel settore Aftermarket generico e aumento di brevetti e Copyright sulle riparazioni inaccessibili agli IAM n sono un segnale. Così come le sinergie tra Costruttori ed Utilities sulle Reti di Ricarica o sulla produzione di carburanti sintetici. Si potrà un giorno arrivare a degli ABS strutturati sulle attività del Post Vendita? Beh, un caso nel campo dell’Usato potrebbe essere quello della famigerata “Manutenzione programmata a Rate”, chissa’.

Il futuro Finanziario dell’Automotive? Dipende da Cina ed India

Da cosa deriva questa lapidaria affermazione?

Beh, è evidente che se l’approccio finanziario “facile” che ha animato la diffusione del credito in Occidente ed in specifico in Europa da inizio anni Novanta avesse attecchito in Asia, teatro da quel periodo di diverse “bolle” (Internet Companies e “Tigri di Carta”, mercato immobiliare e “Shadow Banking) avremmo potuto moltiplicare all’infinito i sintomi di crisi che portarono nel 2008 al Crack Lehman.

Oggi la Cina è un osservato speciale: da un lato è il Continente più sviluppato e tecnologico sul versante della mobilità elettrica (basta contare il primato di Brevetti e R&D); dall’altro lato si conferma un gigante industriale Automotive; ma in ultima istanza è anche un mercato in via di sviluppo che in prospettiva può motorizzare una platea di diverse centinaia di milioni di persone nel prossimo decennio.

Motivo per il quale i circa 2,5 milioni di pezzi esportati sono una parte marginale di una produzione al momento riversata per gran parte verso il consumo interno.

Dalla Cina si presentano anche nuove formule finanziarie legate proprio al tema della ecomobilità, legate all’obbiettivo di raggiungere entro il 2030 il 40% di vendite di “Veicoli a Nuova Energia” (NEV) e la Carbon Neutrality entro il 2060.

In questo contesto la cartolarizzazione di “Green ABS” si è diffusa notevolmente, con Joint Ventures che in tal caso non si svolgono più tra “OEM” occidentali ed orientali ma tra questi e le Banche. I Green ABS creano nuove opportunità di finanziamento per le società di finanziamento automobilistico, riducendo i costi di capitale e allo stesso tempo offrendo loro l’opportunità di offrire soluzioni di servizi finanziari che promuovono un’economia a basse emissioni di carbonio.

L’ABS Green è composto da asset sottostanti – prestiti automobilistici – basati sulla green energy, e per essere certificati green, questi titoli devono rispettare standard nazionali e/o internazionali. Il mercato BEV influenzerà il mercato globale degli ABS Automotive, per il quale gli analisti si spingono a ipotizzare una crescita di almeno un quarto di trilioni di dollari all’anno nei prossimi 5 anni. Che possa influire positivamente o negativamente dipende dai numeri che i Costruttori hanno promesso e sapranno mantenere: se, in parole povere, il volume finanziario in costruzione sul tema della “Green Mobility” subisse un “disavanzo” troppo accentuato rispetto alla reale diffusione di mezzi BEV sul mercato, in diversi analisti prefigurano un possibile rischio di “default” di sistema……

Ovviamente non stiamo parlando di “Green Bonds” – tutt’altro strumento rispetto ai Green ABS -, che meritano uno spazio di trattazione a parte; così come meritano di essere approfonditi i temi legati all’Automotive ed alla Finanza asiatica e cinese, ma anche quella di un mercato in crescita come quello indiano. Temi un po’ “pesanti”, su cui ci ripromettiamo di tornare.

Ma… E per intanto? Beh, il mercato Auto come ben vedete si sta decisamente riorganizzando, sottotraccia, e lo vediamo anche qui in Italia: I Costruttori sono alle prese con una riorganizzazione della Rete territoriale ridisegnata per favorire il Business Ricambi, Autoriparazione e Remarketing.

Del nuovo se ne occuperanno i Siti di vendita on line, e della Distribuzione e consegna – presumibilmente – si faranno carico i giganti alla stregua di Amazon e similari. Questo terrà presumibilmente alti i prezzi dell’Usato, a fronte di Listini del Nuovo aumentati dalla nuova offerta “Elettrica”. Per corredo, anche il ritorno del mondo OEM/OES sul campo dell’Aftermarket porterà in alto i costi della riparazione o trasformazione del Parco Usato.

E quindi? Molto semplice: avere un’auto, qualunque auto, sarà più caro per tutti.

Riccardo Bellumori

Nuovo Ram ProMaster 2024: Fiat Ducato elettrico negli Usa

Il nuovo Ram ProMaster arriverà negli Stati Uniti nella prima metà di quest’anno. Il prezzo di partenza è di 77.995 dollari.
Ram ProMaster è un veicolo commerciale che rappresenta una variante americana del Fiat Ducato di terza generazione, in produzione dal 2006 (entrambi i marchi fanno parte del colosso automobilistico Stellantis).

Nella primavera del 2022 il Ram ProMaster è stato sottoposto a un aggiornamento, durante il quale ha ricevuto una serie di modifiche estetiche. Così, la parte anteriore del veicolo è cambiata per marcare la distanza dal Fiat Ducato. Il Ram Promaster ha ricevuto i gruppi ottici specifici, la griglia del radiatore (che può essere cromata o nera, a seconda della versione), così come il paraurti.
Ora il marchio americano ha dichiarato un’altra versione: Ram Promaster elettrico. Questo veicolo commerciale completamente elettrico non differisce praticamente dal “solito” furgone con motore a combustione interna.

GLI INTERNI

Il nuovo Ram ProMaster elettrico ha una porta di ricarica nella parte inferiore del furgone, sul lato della porta del conducente. Il ProMaster EV è dotato anche di ottiche a LED, di un sistema di infotainment touchscreen da 10,1 pollici con supporto Apple CarPlay e Android Auto, di parabrezza e volante riscaldati e di ricarica wireless per smartphone come dotazione standard.
Il furgone elettrico è inoltre dotato di avviso di collisione frontale, frenata post-collisione, riconoscimento della segnaletica stradale, assistenza al vento laterale, monitoraggio dello stato di salute del conducente e telecamera posteriore con segnaletica dinamica. L’Adaptive Cruise Control con Stop & Go, l’Active Drive Assist e il Lane Keep Assist sono disponibili come optional, così come l’Intelligent Speed Control, il retrovisore digitale e i sensori di parcheggio.
Inizialmente Ram ProMaster elettrico sarà offerto in due versioni, successivamente la gamma sarà ampliata con altre versioni (variando l’altezza del tetto e la lunghezza del vano di carico).

DATI TECNICI

Il furgone è disponibile per il pre-ordine una versione con un passo di 4039 mm e un carico utile di 921 kg. La lunghezza del vano di carico può essere di 3658 o 4115 mm e la larghezza di 1920 mm. Le altezze del tetto sono due: 1956 e 2184 mm. Il volume di carico massimo del furgone “verde” è di 524 piedi cubi (14.838 litri). La versione più spaziosa ha un carico utile di 1.370 kg.
Il Ram ProMaster elettrico è alimentato da un singolo motore elettrico da 272 CV sull’asse anteriore con una coppia massima di 409 Nm. Questo furgone è dotato di una batteria di trazione da 110 kWh con un’autonomia di 261 chilometri con una singola carica.

Vale la pena notare che sul mercato americano la novità sarà in concorrenza con Ford E-Transit. A titolo di confronto, la sua autonomia senza ricarica varia da 174 a 203 km (a seconda della versione). Il camion verde di Ford ha anche un volume di carico massimo inferiore, pari a 13.799 litri.

Secondo Motor1.com, i primi esemplari di Ram ProMaster elettrico raggiungeranno i concessionari negli Stati Uniti nella prima metà del 2024. Il prezzo di partenza della novità sarà di 77.995 dollari. Per fare un confronto, il prezzo della Ford E-Transit di base parte da 51.890 dollari.