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Nuova Ford Capri 2024: Dati Tecnici e Foto

Ecco finalmente svelata la nuova Ford Capri.

Ford ha stipulato un accordo con Volkswagen già nel 2020. Nell’ambito di questa partnership sono stati realizzati diversi progetti comuni. L’elenco comprende il rilascio di una coppia di crossover Ford completamente elettrici, destinati al mercato europeo. Il primo è stato l’Explorer elettrico , presentato nel marzo 2023: l’unica cosa che questo modello ha in comune con l’Explorer “normale” è il nome. Ora ha debuttato la sua versione con carrozzeria da coupé, che ha ricevuto un nome proprio: Capri.
Il nome Ford Capri può sembrare familiare a molti, poiché nel periodo dal 1968 al 1986 il marchio americano ha prodotto una coupé sportiva con questo nome. Ora il costruttore ha deciso di riproporre questo nome per una nuova coupé trasversale, destinata al mercato del Vecchio Continente. Il progetto è stato realizzato in collaborazione con VW, quindi non c’è da stupirsi che la “donatrice” della Ford Capri sia stata una Volkswagen ID.5 (analogamente al fatto che la parente più prossima dell’Explorer EV è una crossover ID.4 con una linea del tetto tradizionale).

Le caratteristiche del design della nuova vettura includono un’ampia barra nera che collega i fari e funge da tappo al posto della griglia del radiatore. La stessa ottica della testa ha una forma semplice e filante con tratti di luci di marcia (quattro archi in ciascun faro). Le luci posteriori hanno un design simile.

Ford Capri presenta maniglie delle porte tradizionali, specchietti retrovisori esterni convenzionali con alloggiamenti neri, finiture perimetrali della carrozzeria in plastica lucida nera e montanti anteriori e centrali neri. Il tetto è coronato da un’antenna a “pinna di squalo”, mentre sul bordo dello spoiler del portellone bagagli è presente il logo del marchio americano. La nuova Capri è disponibile con dischi ruota di diametro compreso tra 19 e 20 pollici, mentre i “rulli” da 21 pollici sono disponibili come optional.

Gli interni della Ford Capri sono gli stessi dell’Explorer europea: al centro del pannello frontale si trova il tablet verticale del sistema di infotainment, la cui diagonale è pari a 14,6 pollici. Davanti al guidatore il volante è “appiattito” su entrambi i lati con un raggio centrale argentato con fori, i sedili anteriori hanno ricevuto una funzione di massaggio; inoltre, l’elenco delle dotazioni comprende la ricarica wireless per gli smartphone.

DATI TECNICI E MOTORI

La Ford Capri è basata sulla piattaforma modulare MEB della Volkswagen (come le parenti sopra citate). La lunghezza complessiva è di 4634 mm (166 mm in più rispetto all’Explorer europea), la larghezza di 1872 mm e l’altezza di 1626 mm. Il volume del bagagliaio è di 572 litri (sotto la tendina), mentre il volume massimo dello spazio di carico è di 1510 litri.

La novità Ford sul mercato del Vecchio Continente sarà offerta con due varianti di “imbottitura”. La versione di partenza ha un singolo motore elettrico da 286 cavalli situato sull’asse posteriore, oltre a una batteria di trazione con una capacità di 77 kWh. L’autonomia con una singola carica, secondo il passaporto, è di 627 km (calcolata sul ciclo WLTP). Questa versione impiega 6,4 secondi per accelerare da 0 a 100 km/h.

La versione top di gamma a trazione integrale ha un’installazione a due motori (un motore elettrico su ciascun asse), la cui potenza totale è pari a 340 CV. Il sistema comprende anche una batteria da 79 kWh, la cui autonomia senza ricarica è di 592 chilometri. Lo scatto 0-100 è coperto in 5,3 secondi. La velocità massima di una qualsiasi delle versioni è limitata a 180 km/h.

La vendita della nuova Ford Capri completamente elettrica è prevista per la fine dell’anno. La produzione di serie della Ford Capri sarà avviata nello stabilimento di Colonia, dove oggi viene prodotta l’Explorer europea.

In Germania, la versione di partenza della nuova Ford Capri costerà 50.911 euro mentre l’acquisto della versione top costerà non meno di 58.457 euro.

La storia di Oscar La Ferla il Campione silenzioso

Quello che non sapevo fino ad oggi, ora che ho abbastanza superato il mezzo secolo, era che persino il mitico Carlo Verdone aveva plasmato il nome di Oscar Pettinari – il celebre attore motociclista aspirante divo di Cinecittà – sulla falsariga ed in onore del nome del mito che voglio raccontarVi ora.

Venuto a sapere questo tramite la navigazione sulla Rete (che dispensa a volte queste piccole perle di memoria sconosciuta) la mia simpatia verso l’attore e regista è di certo aumentata; ma la simpatia e la stima (oltre che l’affetto) che da almeno quaranta anni mi lega all’eroe del motorsport avventuroso e genuino di tanti anni fa non è cambiato.

Ed Oscar è un nome che nella Roma popolare di qualche decennio fa era molto diffuso (anche nella gettonatissima versione personalizzata di “Oscaretto” che in romano testaccino ne è il vezzeggiativo affettuoso); per di più sono risalito (magia della Rete, anche questa) all’etimologia ed all’origine sassone scandinava del nome, dove Oss è la radice onomatopeica che rappresenta una divinità, e Gar sarebbe la trasformazione di Gaira(lancia).

Che quello che Vi sto per presentare sia una sorta di “Dio” delle Due ruote in Pista (e prima ancora in strada…) è certo e lo dimostra la serie di articoli che le Riviste di settore gli hanno tributato ma anche l’affetto continuato di un esercito di suoi tifosi; che andasse veloce come una “lancia”, pure; che si possa chiamare “Oscaretto” (letteralmente “Piccolo Oscar”) un pilota di moto molto vicino al metro e novanta, beh quello è davvero più difficile. 

Il mio Campione di un passato non troppo lontano, ma purtuttavia di un passato che manca a tutti e che difficilmente tornerà, si trovava spesso “incastonato” nelle moto su cui saliva; ma questo non era certo un problema per lui.

La competenza tecnica e motoristica che ne hanno fatto un ottimo collaudatore chiamato dai Marchi più prestigiosi, il fiuto per la “zampata” vincente e la grinta naturale, legata ad un talento e ad una capacità di guida non comune, rendevano sempre e comunque questo ottimo centauro un tutt’uno con la moto che guidava. E Vi posso anticipare che di moto ne ha guidate tante.

Io Oscar La Ferla, il Campione di cui Vi racconto, ho avuto il piacere di vederlo “dal vivo” l’ultima volta una quarantina di anni fa, a Vallelunga.

Non vi sforzate di cercare, tuttavia, la sua storia in Rete. A differenza di tanti altri protagonisti sui Media, Oscar non è mai stato un ospite fisso dei Social o dei programmi mondani. 

La Ferla è il campione silenzioso ma immenso che, grazie alla passione ed al talento, ha regalato pagine di storia che in pochi abbiamo l’orgoglio e l’onore di aver conosciuto; per quei pochi o tanti fortunati e più esperti il suo nome risuonava all’epoca come quello dei nuovi protagonisti americani o quello degli europei più blasonati.

Per gli altri rimane solo il Web, appunto. Ed è per questo che vorrei lasciare alla Vostra attenzione un mio profilo ed un ricordo personale.

Era una Domenica di Ottobre, e Vallelunga era l’appuntamento di casa per diverse famigliole appassionate pronte al pellegrinaggio sulla Cassia, accompagnati dalle borse ben fornite di panini, ciambellone e bevande casalinghe (il chioschetto “finger food” all’epoca era una barzelletta per i parsimoniosi e ben attrezzati tifosi capitoli celebri per il codazzo di famiglie un tempo così numerose da rendere impossibile l’acquisto di alcunchè dai “bibbitari” stanziali nel circuito.

In quelle Domeniche anni Ottanta, quando il Circuito di Campagnano aveva ormai perso la Formula Uno riservandosi tutta una bella serie di eventi di rilievo, le Gare di motociclismo erano un contesto prestigioso, tra Gare dell’Europeo e appuntamenti nazionali che mettevano a confronto i giovani talenti dei monomarca e delle Classi minori con i Campioni affermati nell’Italiano Classe 500 e TT F1 (si chiamava ancora così la Categoria mamma delle Superbike).

Quella Domenica di Ottobre del 1985, insieme a Virginio Ferrari, Marco Lucchinelli, Franco Uncini, Fabio Biliotti ed il “Team Italia” della Classe 500 a Due Tempi si correva anche l’appuntamento forse più determinante dell’Italiano TTF1. 

Avreste dovuto vederlo: realizzazioni artigianali motorizzate Honda/Kawasaki/Yamaha su telai dei nostri specialisti artigiani (Moretti, Geminiani, qualche vecchia Motoplast ancora, e tanto altro) contro le eroiche Laverda e persino Guzzi stravolte dal loro assetto stradale; ed a corredo c’era tuttavia l’impegno diretto dei Costruttori nazionali.

 

In particolare di Ducati, che attraverso il dinamismo di Cagiva era presente sia in nome proprio con le “750 F1” di Borgo Panigale sia attraverso la Bimota DB1 motorizzata “Pompone”.

E sulla Bimota, stupenda e minuta principessa delle Piste, bellissima ed essenziale creatura di Giuseppe Morri e Federico Martini, il mio Campione Oscar La Ferla si era presentato come un po’ ambasciatore casalingo; lui che a Roma era un poco il simbolo dello sport popolare, quello nato sulla strada nel vero senso della parola.

Via Olimpica, Via Salaria, le altre strade consolari capitoline: il teatro dei giovani motociclisti che sulle prime Maximoto giapponesi a due tempi mostravano davvero cosa significava saper guidare, negli anni Settanta, in un periodo davvero effervescente a livello sia commerciale e tecnico che – purtroppo – sociale.

A saperlo raccontare, quel tempo e quel periodo: io per una gran parte neppure posso dire di averlo vissuto, per limiti oggettivi di minore età, ma nel corso del tempo mi sono “documentato” per scoprire una sorta di una “Roma com’era” o “Roma Sparita” che non fa capolino solo dalle tele dei Pittori o dagli stornelli capitolini.

C’è una Roma sparita anche nelle “Due Ruote”, in quella piazza metropolitana che solo per il fatto di far fluire dentro ed intorno a sé già oltre un milione di persone sulle strade era negli anni ’70 un mercato di assoluto interesse. Chiaramente la passione ed il mercato motociclistico aveva le sue isole di eccellenza altrove, perché di Costruttori Industriali ed artigianali in quel periodo se ne trovavano quasi zero su Roma (a parte i piccoli Artigiani, ovviamente)

Ma c’erano le Scuderie, c’erano soprattutto diversi Distributori ed Importatori di Marchi internazionali, ed infine c’era la forza commerciale delle Concessionarie ed i loro “numeri”.

A Roma la più piccola e familiare delle realtà Concessionarie poteva vantare fatturati che in altri Centri Urbani potevi raggiungere solo sommando tra loro diversi operatori locali: non ricordo più purtroppo tante di loro, ma certamente nomi come “Ianniccheri”, come “Biaschelli” (Benelli), “Pellegrini” (Moto Guzzi); “Cappelletti” (per H-D, Cagiva e poi Suzuki); ed infine “Nardi” per la Moto Morini e “Samoto” per Honda sono riferimenti storici che hanno significato soprattutto parecchi Clienti per le rispettive Case Mandanti.

“Samoto” Honda, la creatura di Franco Malenotti che rese leggendaria la figura di Tommaso Piccirilli, il “Re” di Vallelunga sulle Derivate di Serie.

Le corse stradali, più o meno “autorizzate” (quasi nessuna, in verità, ma questo era il fascino aggiuntivo della cosa) erano in fondo il mondo che satellitava intorno alle Concessionarie, protagoniste del “Boom” delle Maximoto (aperto in misura esplosiva dalla presentazione nel 1969 di Kawasaki Z900 e Honda CB750 Four, e via via a seguire tutte le altre) che aveva suddiviso il mercato in due grandi classi di Sportivi (Clienti entro i 250/300 cc. legati al prodotto nazionale e Clienti “oltre”); in quell’epoca la Concessionaria era contemporaneamente anche la sede di informazione (riviste, dialoghi, dibattiti corsaioli) e quella antesignana ai “Social” dove a dominare non erano le Chat ma gli annunci di “Porta Portese” o “MotoSprint” che pubblicando la vendita o la ricerca di moto e componentistica usata vedevano spesso come sede di trattativa ed esposizione “alla buona” il Motosalone o l’Officina interna: le regole commerciali non erano asfissianti come oggi ed il famoso “Conto vendita” era diffusissimo.

Così come, a differenza di oggi, era motivo di vanto esporre in un angolo apposito del Salone una vetrinetta o un piano di appoggio dove facevano bella mostra di sé i Kit di elaborazione, le Catene speciali, le corone alleggerite ed i dischi freno, le forcelle “Marzocchi”, “Ceriani”, e tutto quel che poteva rendere una moto normale in “Speciale”. Davvero altri tempi…Tempi che a Vallelunga si interrompono il 27 Aprile del 1975 quando lontano dal circuito capitolino si consuma la tragedia che ci porta via Tommaso Piccirilli.

Quel giorno, anche idealmente, i campioni come Oscar La Ferla o Giovanni Menegaz ed altri raccolgono un testimone simbolico da Tommaso. 

Oscar, dal suo lato di Pilota di rango, percorre tutte le tappe di un percorso che lo porta dalle competizioni locali, alle derivate di Serie fino al palcoscenico internazionale dell’Endurance / Bold’Or e del Mondiale Classe 500.

Un ragazzo straordinario e di cuore: Oscar

La Ferla era caratterialmente cordiale e disponibile ma ferreo, rigoroso: la sua capacità di collaudatore lo ha reso protagonista anche di memorabili “scazzi” con Squadre o staff tecnici, quando le sue rilevazioni e le sue indicazioni tecniche venivano talvolta disattese o bloccate dal Team. 

Come quando, chiamato a testare una mezzo litro Due tempi impegnata nel Motomondiale si impose sulle scelte di carburazione – per lui eccessivamente magra – che nel frattempo erano state volute per quella prova su pista, pretendendo giustamente di avviare lui stesso – a spinta – quella moto per verificare dalla prontezza della messa in moto il tenore ideale di carburazione.

Oscar ancora oggi le moto le sente a orecchio, ne percepisce le vibrazioni anomale, ne sente la musicalità di scarico. 

Il suo è un rapporto di amore che non verrà mai meno, e che ancora oggi lo rende piacevolmente protagonista di piacevoli “sgassate” in Pista dove gli capita di passare per rivivere i momenti che hanno piacevolmente segnato la sua storia.

Tre volte Campione nazionale, vice Campione europeo e ottimo protagonista nonché baluardo (molto spesso “in extremis”) di Teams e Costruttori che – rivolgendosi a lui anche con accordi “spot”- sapevano di poter contare sulle qualità ed il supporto di un Top Rider senza doverne subire i capricci e la antipatia conseguente; Oscar La Ferla è salito su un elenco di moto che lo rendono davvero un esperto conoscitore di quel mondo e di quei tempi.

Ma tornando ai tempi ed a “quei tempi”: la Bimota “DB1” di Vallelunga in quella Domenica di Ottobre 1985 era una delle diverse “belve” guidate a Oscar: oltre a Laverda, Kawasaki, Honda stradali abbiamo la serie delle Ducati TT (inclusa la Factory 750 F1), le Superbike Yamaha, le Suzuki 750 Geminiani e persino la Suzuki RG 500 nel  Motomondiale sia in veste privata che nella organizzazione del Team Gallina –HB.

Dovunque ha corso Oscar ha lasciato un ottimo segno del suo passaggio, sia in termini di prospettiva tecnica che di rapporto umano. Difficile ricordare persone che non siano diventate amiche di questo campione di animo, sportività e umanità. 

Questo nonostante – come si dice in gergo – La Ferla fosse un vero “mastino” che non risparmiava grinta e forza agonistica. Difficile tenerlo dietro in una bagarre, viste le sue qualità che oltre al talento richiamavano anche una tenuta fisica e mentale di rara efficacia.

Motivo per il quale è diventata leggendaria anche l’accoppiata storica nell’Endurance tra Oscar La Ferla e Walter Cussigh. Nome anch’esso di un’epoca leggendaria ed avventurosa che in pochi conoscono.

E torniamo, per l’ultima volta, a quella Domenica di Vallelunga: con il Team ufficiale Ducati Cagiva di Virginio Ferrari (che conquista l’alloro tricolore proprio quella Domenica sul circuito romano) e di Marco Lucchinelli, c’è una ressa di nuove e vecchie quattro cilindri giapponesi agguerrite, e nel gruppone dei contendenti si distingue per bellezza ed aristocrazia un punto bianco striato di tricolore; è quella Bimota con in sella un cavaliere in tuta biancoazzurra e il nome fin troppo noto e stimato per passare sotto silenzio. Una buona fetta di tifosi romani è là per lui, per applaudire il campione cittadino. E Oscar non delude, finendo terzo dopo una battaglia estenuante conclusa quasi sulla linea del traguardo. 

Il mio campione saluta Marco Lucchinelli, vincitore sul primo gradino del Podio, e sorride a tutti noi tifosi che – in fondo – siamo arrivati a Campagnano per applaudirlo. L’aria di festa si accompagna al fine serata in cui tutti, con il sorriso sulle labbra, tornano in auto e si rimettono nella fila chilometrica del rientro domenicale.

Un po’ di polvere di magia di quella Domenica mi è sempre rimasta addosso

Ovviamente Oscar La Ferla da quella Domenica ha continuato a collezionare successi e partecipazioni in Gara.

Crescendo io ho cercato di non venire meno al dovere ed alla promessa tacita fatta a me stesso ed a quei campioni, a quella storia del passato. Proprio perché non rimanga nel passato.

E rivedere, molto più recentemente, il mio campione Oscar in una celebre piazza del quartiere Prati, disponibile ad un caffè amichevole di un pomeriggio estivo, mi ha confermato di lui l’immagine di una persona straordinaria ed umana.

Core de Roma, un cuore sportivo che continua a regalare passione e leggenda.

E che, grazie al cielo, continua a raccontare alle generazioni future quanto bello è stato il mondo che amiamo, oggi che questo mondo del  motore è un po’ in crisi.

E se non fosse che Oscar è di sicuro allergico ai ruoli pomposi ed aristocratici che l’Advertising si è inventato recentemente, sapete che Vi dico? Che lui sarebbe per qualunque Marchio di moto un perfetto “Brand Ambassador”. 

Perché la sua passione è spontanea e contagiosa. Caratteristiche rare da produrre dai “professionisti” di oggi.

Riccardo Bellumori.

 

Addio Audi Q8 e-tron e Sportback: fine corsa?

L’Audi e-tron, ora Q8 e-tron, ha contribuito a inaugurare l’era elettrica della casa automobilistica, ma sembra che il crossover abbia i giorni contati, dato che l’azienda ha confermato di “considerare la fine anticipata della produzione”. L’azienda afferma che la mossa è il risultato di un “calo globale degli ordini dei clienti nel segmento delle auto elettriche di lusso”.

Audi ha proseguito affermando che la Q8 e-tron e la Q8 Sportback e-tron sono state colpite da un “intenso calo della domanda”, che è in parte il risultato dell’introduzione di nuovi veicoli elettrici come la Q6 e-tron. Questo modello in particolare è più economico, più moderno e offre un’autonomia maggiore rispetto alla Q8 e-tron.

Alla luce di tutto ciò, non sorprende che la gamma Audi Q8 e-tron abbia registrato un “forte calo” degli ordini. Come se non bastasse, Audi ha dichiarato che ci sono “problemi strutturali di lunga data presso il sito di Bruxelles” dove vengono prodotti i crossover elettrici. Tra queste figurano gli elevati costi logistici e un layout dell’impianto difficile da modificare a causa della sua posizione vicino al centro della città.

ADDIO AL MODELLO

Sebbene entrambi i modelli siano sul banco degli imputati, eliminarli è più facile a dirsi che a farsi. Come ha spiegato la casa automobilistica, “il Consiglio di amministrazione di Audi Bruxelles ha informato il Consiglio aziendale della sua intenzione di procedere a una ristrutturazione del sito. Con la dichiarazione di questa intenzione, inizia il processo di informazione e consultazione in conformità con la legge belga. In questo processo, la direzione dello stabilimento discute le soluzioni per il sito insieme alle parti sociali responsabili. Questo può anche includere la cessazione delle attività se non si trovano alternative”.

Nonostante sembri che l’azienda abbia deciso di eliminare le Q8 e-tron e di chiudere lo stabilimento, Volker Germann, CEO di Audi Bruxelles, ha sottolineato: “L’annuncio… non significa che sia stata presa una decisione”. Tuttavia, ha riconosciuto: “Questa notizia è stata molto sentita dai dipendenti di Bruxelles e anche da me”.

Nuova Mazda CX-50 2024: la versione Ibrida

Mazda CX-50 ha debuttato nel novembre 2021, inizialmente il crossover era destinato al mercato nordamericano. Il modello è entrato in produzione nel gennaio 2022: la produzione è stata stabilita presso le strutture del nuovo stabilimento della joint venture tra Mazda e Toyota (Mazda Toyota Manufacturing), che si trova a Huntsville (Alabama). Va notato che le Toyota Corolla Cross destinate al mercato americano escono dalla stessa catena di montaggio. Come riportato da Kolesa.ru, il CX-50 è già disponibile in America Latina e la sua produzione è iniziata anche in Cina.

L’azienda giapponese ha presentato la Mazda CX-50 2025 model year per il mercato americano, la principale novità è stata la presenza di una versione con un diverso motore.

Arriva la motorizzazione ibrida firmata da Toyota (THS): si basa su un motore a quattro cilindri con un volume di 2,5 litri, che lavora in tandem con tre motori elettrici (uno funge da generatore, il secondo si trova sull’asse anteriore, il terzo – sul posteriore) e una trasmissione a variazione continua con controllo elettronico (eCVT); include anche una piccola batteria. La potenza combinata di questo sistema è di 222 CV e la coppia massima di 220 Nm. Tutte le versioni del modello, compresa quella ibrida, sono dotate di trazione integrale.

DATI TECNICI E MOTORI

L’azienda ha sottolineato che l’EPA stima il consumo combinato di carburante del Mazda CX-50 Hybrid a 38 miglia per gallone (6,2 litri per 100 km) su un ciclo misto. Questa cifra è migliore di circa il 40% rispetto a quella della variante CX-50 2.5 S (equipaggiata con un quattro cilindri Skyactiv-G da 2,5 litri con 230 CV e 420 Nm), il che significa che consentirà ai proprietari di risparmiare notevolmente sulla benzina. La capacità di carico della versione benzina-elettrica del crossover è di 680 kg, mentre una speciale modalità di traino consente di trasportare un rimorchio del peso massimo di 1588 kg.
Il nuovo Mazda CX-50 presenta diverse differenze estetiche rispetto alle versioni con motore a combustione interna tradizionale. Il crossover con l’aggiunta Hybrid ha una parte inferiore del paraurti anteriore dal design diverso, i cerchi da 17 pollici dal design originale sono offerti di serie, mentre per le versioni più costose c’è un set di cerchi da 19 pollici. Gli interni dell’ibrido possono avere finiture in pelle di colore rosso.

TANTA TECNOLOGIA

La dotazione della versione ibrida di partenza comprende un’acustica con 8 altoparlanti, un sistema di infotainment con connessione wireless Apple CarPlay e Android Auto, oltre a uno schermo touchscreen da 10,25 pollici, quattro porte USB-C, l’assistente integrato Alexa. È presente anche la funzione di ricarica wireless degli smartphone, il portellone elettrico per i bagagli, i sedili anteriori riscaldati.

Per le versioni con un tradizionale motore a combustione interna entro il 2025 model year anche salvato alcune innovazioni. Così, tutte le versioni del modello hanno ricevuto il sistema Alexa e una serie di funzioni di sicurezza aggiuntive di serie, tra cui un avviso per controllare il divano posteriore quando si esce, una versione migliorata del sistema Smart Brake Support, che ora è in grado di riconoscere i pedoni di notte, nonché la tecnologia di prevenzione delle collisioni frontali.
Il prezzo della versione ibrida negli Stati Uniti va da 33.970 a 40.050 dollari. Per la versione di partenza del CX-50 “ordinario” si chiedono almeno 30.300 dollari, mentre l’acquisto della versione top costerà 43.300 dollari.

Nuovo Zeekr CX1E 2025: sfida Tesla Model Y

Zeekr ha pubblicato delle immagini teaser del suo prossimo SUV elettrico che cercherà di sfidare la Tesla Model Y. Secondo quanto riportato dai media, il nuovo modello si chiamerà Ark, ma al momento ha il nome in codice di CX1E.

Per ora mancano dettagli ufficiali, anche se si dice che la CX1E Ark sia stata sviluppata sulla stessa piattaforma PMA2+ (derivata dalla Sustainable Experience Architecture di Geely) della 007. Si dice che misurerà 4,7 metri di lunghezza, una lunghezza paragonabile a quella della Model Y, che è lunga 4.751 mm.

Dal punto di vista del design, la Zeekr CX1E Ark adotta alcuni degli elementi già visti sulla sorella berlina, tra cui la sottile barra luminosa “Stargate” nella parte anteriore, appena sopra i fari principali. Anche il posteriore sfoggia luci posteriori a tutta larghezza, mentre altri elementi di spicco come le maniglie delle porte a scomparsa e il sensore LiDAR montato sul tetto sono visibili nonostante il camuffamento.

Sembra che il SUV sarà dotato di un’architettura elettrica da 800 V che consente la ricarica rapida in corrente continua fino a 500 kW (come sulla 007). Possiamo anche aspettarci una batteria al litio ferro fosfato (LFP) con una capacità energetica di 75 kWh, oltre a configurazioni con motore posteriore e doppio.

DATI TECNICI E MOTORI

Il nuovo Zeekr CX1E sarà un concentrato di potenza.

La versione a trazione posteriore della 007 ha una potenza di 421 PS (416 CV o 310 kW) e una coppia di 440 Nm per un tempo da 0 a 100 km/h di 5,6 secondi. Le varianti a trazione integrale, invece, hanno una potenza di 646 CV (640 CV o 475 kW) e una coppia di 710 Nm per un tempo di sprint di 3,8 secondi. Oltre alla batteria da 75 kWh, la berlina viene offerta anche con un’opzione al nichel manganese cobalto (NMC) da 100 kWh – l’autonomia è compresa tra 616 e 688 km secondo il generoso standard CLTC.

Secondo CarNewsChina, Zeekr prevede di lanciare sette nuovi veicoli entro il 2026, tra cui quattro crossover/SUV, due minivan e una wagon. Quest’anno ha già visto l’introduzione della Mix, che sarà seguita dalla CX1E/Ark. Nel 2025 saranno introdotti il CC1E, un wagon, e altri due SUV (EX1E del segmento D e DX1E del segmento E), mentre nel 2026 saranno presentati un nuovo minivan (nome in codice Beluga) e un crossover (nome in codice Grampus).

La casa automobilistica cinese e sub-brand di Geely sta cercando di espandersi a livello globale e attualmente è presente in 30 mercati, a cui se ne aggiungeranno altri 20 entro la fine di quest’anno. Anche la Malesia fa parte di questa espansione, con la X e la 009 che saranno i primi modelli offerti qui.

Nuovo Dacia Duster Mini 2025: il Rendering

Anche la terza generazione della Dacia Duster è classificata come B-SUV, ma il fatto che sia cresciuta in modo significativo rispetto al modello originale crea spazio per un fratello più piccolo. Questa nicchia potrebbe essere occupata da una Dacia Duster Mini lungo non più di 4.150 mm rispetto ai 4.343 mm della Duster. Vale la pena notare che Dacia ha già confermato un SUV ancora più grande, il Bigster, in arrivo nel 2025.
Per evitare che la Sandero Stepway cannibalizzi le vendite della sorella a due volumi, Dacia intende differenziare ulteriormente il suo successore. Questa mossa strategica è fondamentale, soprattutto perché rivali come la Citroen C3 e la Fiat Grande Panda integrano già l’estetica da crossover nelle loro offerte di supermini standard.

Tuttavia, l’espansione del portafoglio di SUV a tre modelli offre a Dacia, il marchio economico del Gruppo Renault, un’opportunità d’oro non solo per aumentare la quota di mercato, ma anche per attrarre acquirenti orientati all’avventura.

Come si evince dai nostri rendering speculativi, il SUV entry-level di Dacia prenderà in prestito elementi di design dal concept Manifesto e dal Sandrider, il suo concorrente al Rally Dakar del 2025. Tuttavia, il modello di serie dovrebbe sostituire le proporzioni estreme dei due fuoristrada con un assetto più convenzionale da B-SUV, con dettagli robusti.

Grazie a una carrozzeria più alta, la sorella Duster di Dacia promette più spazio interno rispetto alla Sandero Stepway. Questo vantaggio pratico non comprometterà il suo spirito avventuroso, poiché il nuovo modello manterrà una generosa altezza da terra e rivestimenti protettivi in plastica intorno alla carrozzeria.
Anche gli interni privilegeranno la praticità con l’innovativo sistema di montaggio YouClip di Dacia, che consente una facile personalizzazione. Anche l’ingegnerizzazione di Dacia, attenta ai costi, è evidente, grazie all’uso intelligente di componenti comuni a tutta la gamma Dacia.

Il nuovo modello sarà probabilmente basato sull’architettura CMF-B del Gruppo Renault, già alla base di Sandero, Sandero Stepway, Logan, Jogger e Duster. Dopotutto, la stessa piattaforma modulare sarà utilizzata dal SUV Bigster nel 2025 e dai prossimi crossover wagon e berline fastback nel 2026.

Questa strategia di piattaforma condivisa, nota come “economia di scala”, consente a Dacia di mantenere il suo rapporto qualità-prezzo in tutti i segmenti.

Il rendering in copertina di Carscoops.com ci permette di dare uno sguardo al nuovo Dacia Duster mini.

MOTORI E DATI TECNICI

Per quanto riguarda le motorizzazioni, le nostre fonti suggeriscono che la Dacia, ancora senza nome, sarà disponibile nelle versioni benzina, GPL, mild-hybrid e full-hybrid, sfruttando appieno il parco ricambi del Gruppo Renault. Questi motori di nuova generazione potrebbero apportare significativi miglioramenti in termini di efficienza e prestazioni alla gamma Dacia.

Una versione completamente elettrica rimane una possibilità, che rispecchia l’opzione a zero emissioni della prossima generazione della Dacia Sandero, in arrivo nel 2028. La questione della trazione integrale (AWD), tuttavia, rimane aperta. Dacia si unirà ai pochi marchi economici che offrono la trazione integrale o questo SUV seguirà la tendenza alla trazione anteriore (FWD) dei suoi concorrenti?

La risposta economica di Dacia alla Jeep Avenger potrebbe arrivare su strada entro il 2027. I test di sviluppo potrebbero iniziare già l’anno prossimo, quindi tenete d’occhio i prototipi camuffati.

Compleanno Rimac: 15 anni di storia

Nel 2009, Mate Rimac ha fondato Rimac Automobili dopo che gli era stato detto di non preoccuparsi di costruire un’azienda automobilistica in Croazia: era impossibile.

Nel 2011 Rimac ha stabilito una serie di record mondiali con la sua BMW completamente elettrica autoconvertita basata su una serie 3 del 1984, dopo che gli era stato detto che stava costruendo solo una lavatrice. Poi, nel 2018, Rimac Automobili ha annunciato la prima hypercar completamente elettrica al mondo, con prestazioni che secondo il mondo non avrebbero mai potuto essere raggiunte. Ma solo tre anni dopo, quell’auto è diventata la Nevera e ha superato ogni singolo obiettivo, diventando l’hypercar da record per eccellenza e definendo un’esperienza prestazionale completamente nuova. Per celebrare 15 anni di successi è stata presentata una versione limitata della Rimac Nevera: la 15th Anniversary Edition.

Verranno costruiti solo nove esemplari su misura, con la prima vettura rifinita in una nuova tonalità di rame, che fa debuttare per la prima volta la verniciatura opaca sulla Nevera. La tonalità rame è stata sviluppata appositamente per il suo legame non solo con i momenti di festa, ma anche con l’energia, oltre che per la sua applicazione più pratica come materiale più utilizzato nei cavi elettrici. Una nuova fibra di carbonio completamente visibile fornisce un contrasto di lucentezza sorprendente, sia per la consistenza che per il colore.

Ognuno dei nove elementi è collegato da una serie di caratteristiche coerenti, tra cui l’esclusivo design dei cerchi in lega a due colori, il badge 15 Years Anniversary e il caratteristico motivo Rimac – che imita le connessioni di un circuito stampato – che corre lungo la vettura.

Gli interni della 15 Years Anniversary Edition sono caratterizzati da interruttori anodizzati in rame e superfici verniciate in rame per completare l’aspetto celebrativo degli esterni. Il bracciolo è impreziosito dalla scritta “2009-2024”, che contraddistingue questa edizione speciale dagli altri modelli Nevera. L’abitacolo può essere rifinito in nero o in bianco, con i sedili in pelle color rame a contrasto e la scritta “15” impressa sui poggiatesta.

Il prezzo di 2.350.000 euro comprende tutti gli optional e un bagaglio su misura che si abbina agli interni della Nevera del cliente. Il primo dei nove esemplari esclusivi farà il suo debutto al Festival of Speed di Goodwood del 2024. Questa vettura cliente affronterà l’iconica salita, lo stesso percorso dove la Nevera Time Attack edition ha stabilito il record di auto di serie nel 2023 con l’impressionante tempo di 49,32 secondi.

IL SUCCESSO DI RIMAC

Mate Rimac, CEO del Gruppo Rimac, ha dichiarato: “Onestamente, quando ho iniziato ad armeggiare con la mia prima auto in un garage, non avrei nemmeno potuto sognare di essere dove siamo 15 anni dopo. Nei primi anni abbiamo pensato che l’azienda non ce l’avrebbe fatta, quindi il raggiungimento del traguardo dei 15 anni ci è sembrato degno di essere festeggiato. La Nevera 15° Anniversary Edition è l’auto che segna il nostro progresso, sottolineando quanta strada abbiamo fatto. Dal garage al mondo intero; dalla preoccupazione di mantenere le luci accese a una valutazione di 2 miliardi di euro; dalla BMW Serie 3 convertita all’auto di serie con l’accelerazione più veloce al mondo e dal produttore di hypercar al fornitore di tecnologia EV Tier 1 e ai pionieri dell’accumulo di energia. Il tutto in un Paese in cui tutto questo sarebbe sembrato fantascienza al momento della fondazione dell’azienda”.

Da quando è stato fondato, il marchio Rimac è passato dal sogno di un uomo a una serie di aziende con oltre 2.200 dipendenti, che lavorano in quattro paesi europei. Oggi, il Gruppo Rimac comprende Bugatti Rimac, l’azienda di hypercar più avanzata al mondo, Rimac Technology, che è un fornitore di primo livello per le case automobilistiche mondiali e Rimac Energy, un’innovativa attività di stoccaggio di energia stazionaria.

Nuovo Suzuki Jimny Horizon 2025: addio al mercato

Ora è possibile dire addio, e questa volta per davvero, al Suzuki Jimny. Il piccolo SUV del marchio giapponese dirà addio al mercato nei prossimi mesi e uscirà dal catalogo prima del 2025. Alla fine dello scorso anno, vi avevamo parlato dei tre modelli che erano stati condannati a morte dai giapponesi per concentrarsi sulle auto elettriche.

L’ultima generazione del Jimny è arrivata sul mercato europeo nel 2018, promettendo di essere una delle più interessanti, ma purtroppo non è stato un letto di rose, piuttosto un sentiero di spine. I giapponesi di Suzuki non hanno tenuto conto di un dettaglio fondamentale durante la sua concezione, le severe normative sulle emissioni in vigore nel continente europeo, per cui il marchio era condannato a dismettere il modello in anticipo o a rimuovere due sedili posteriori e trasformarlo in un modello commerciale.

Nasceva così il Suzuki Jimny Pro, con una griglia che separa l’abitacolo dal vano di carico, venduto in Italia e in altri mercati europei, anche se la versione convenzionale con sedili è ancora venduta in altri Paesi dell’Europa orientale. Le due varianti verranno ora sostituite dai nuovi sistemi di assistenza alla guida. Ma prima, Suzuki ha deciso di lanciare un’edizione speciale dal chiaro sapore di addio, il Suzuki Jimny Horizon.

ADDIO AL JIMNY

Il SUV è verniciato in un suggestivo colore grigio metallizzato chiamato “Medium Grey“, con una sottile striscia nera che corre lungo le fiancate e con il nome del modello ben visibile sui pannelli delle portiere e il marchio sul frontale e sul copriruota di scorta al posto del badge. Il paraurti anteriore e le minigonne laterali sono verniciati in argento.

Il Jimny Horizon è spinto dallo stesso motore a benzina da 1,5 litri con una potenza massima di 102 CV e un cambio manuale a cinque marce, con un sistema di trazione integrale che impegna le ruote anteriori solo su richiesta, quando è necessaria un’aderenza extra, quindi in condizioni normali funziona come modello di propulsione.

Il Suzuki Jimny Horizon arriverà in 900 unità inizialmente in vendita in Germania, con un prezzo di 32.340 euro.

Il Jimny è stato lanciato nel 1998 con questo nome, ma l’originale risale al 1978 e fu poi ribattezzato Suzuki Samurai. Ora il marchio giapponese si concentra sulle auto elettriche, anche se non vedremo presto un Jimny elettrico.