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Nuova Geely Starshine 8: inno al Premium

Geely ha lanciato il secondo dei suoi ibridi plug-in basati sui suoi veicoli elettrici esistenti. La nuova Geely Galaxy Starshine 8 segue a ruota il SUV Galaxy Starship 7 ed è costruito sulle ossa della berlina elettrica Galaxy E8.

Il sottomarchio Galaxy è stato chiaramente colpito dal calo della domanda di veicoli elettrici e quindi è stato spinto a produrre più PHEV in tempi rapidi. Questo è lo stesso motivo per cui anche altri marchi Geely, finora solo elettrici, come smart e Zeekr, stanno passando all’ibrido.

MOTORI E DATI TECNICI

L’alimentazione sarà fornita da una scelta di due propulsori NordThor. Il modello base utilizza il sistema EM-i, meno potente, che nella Starship 7 combina un motore a quattro cilindri da 1,5 litri ad aspirazione naturale da 111 CV/136 Nm con una trasmissione ibrida dedicata elettrificata (E-DHT) 11 a 1. Quest’ultima incorpora un motore elettrico da 218 CV (160 kW) e 262 Nm.

Si tratta dello stesso propulsore che, secondo le previsioni. Non sono stati rilasciati molti dettagli sulla Starshine 8, ma è stato confermato che l’auto offrirà un’autonomia completamente elettrica di 60 km, con una batteria opzionale CATL da 18,4 kWh che la porterà a 130 km. Il consumo di carburante è stimato a 3,66 litri per 100 km nel ciclo cinese CLTC.

I modelli di fascia più alta utilizzeranno la configurazione EM-P orientata alle prestazioni già utilizzata da Lynk & Co. Questo marchio utilizza un motore turbo che eroga 163 CV e 255 Nm, abbinato allo stesso motore elettrico e a un DHT a tre velocità per una potenza totale di 381 CV e 605 Nm di coppia. Così equipaggiata, scatta da zero a 100 km/h in 6,5 secondi e ha un consumo di carburante di 3,67 litri per 100 km.

La Geely Starshine 8 condivide la stessa struttura di base e gran parte dei pannelli della carrozzeria con la Galaxy E8, quindi non sorprende che le dimensioni della vettura siano praticamente identiche: misura ben 5.010 mm di lunghezza, 1.918 mm di larghezza (-2 mm) e 1.480 mm di altezza (+15 mm), con un passo di 2.928 mm (+3 mm).

Svelato il Geely Galaxy Starshine 8 – Galaxy E8 PHEV, 381 CV, fino a 130 km di autonomia EV, DeepSeek AI

Dal punto di vista del design, la Starshine 8 mantiene la carrozzeria lunga della E8, la linea del tetto a mo’ di coupé, la vetrata a sei finestre senza cornice e le maniglie delle porte a scomparsa, oltre alle luci diurne superiori a forma di L e ai fanali posteriori a tutta larghezza. Tuttavia, il modello PHEV si differenzia per un nuovo paraurti anteriore con angoli cromati a forma di T che incorniciano i fari principali e un diffusore posteriore ridisegnato. Gli osservatori più attenti noteranno anche le nuove linee di chiusura del cofano (la E8 ha un cofano a conchiglia).

INTERNI E TECNOLOGIE

All’interno, la Starshine 8 è molto più convenzionale e abbandona l’enorme display a tutta larghezza da 45 pollici della E8. Al suo posto c’è un touchscreen centrale ancora grande e un display più piccolo per il conducente (le dimensioni di entrambi sono ancora sconosciute al momento), con un head-up display opzionale da 25,6 pollici a realtà aumentata che proietta molte informazioni sul parabrezza.

I display funzionano con il sistema di infotainment Flyme Auto di Geely, presente anche sulla Proton eMas 7, ora dotato di intelligenza artificiale generativa DeepSeek. Gli acquirenti possono anche scegliere la vettura con un sistema audio Flyme Audio da 23 altoparlanti e 2.000 watt, completo di altoparlanti per i poggiatesta. Come la E8, la Starshine 8 può essere dotata di un sedile posteriore lato passeggero “VIP” con regolazione elettrica, ventilazione, riscaldamento e massaggio.

In termini di assistenza alla guida, la Geely Starshine 8 è dotata della nuova suite di sistemi avanzati G-Pilot di Geely, con i modelli di fascia alta dotati anche di un sensore lidar montato sul tetto. Questo dovrebbe consentire di utilizzare sistemi simili a quelli presenti sulla E8, come la guida autonoma parziale in autostrada con navigazione automatica sulle rampe e sulle uscite, il cambio di corsia automatico e la prevenzione delle collisioni di emergenza ad alta velocità.

Kia Tasman sfida Jeep Wrangler: il rendering

Kia ha recentemente tolto il velo al suo concept Weekender, che riprende il pick-up di medie dimensioni Tasman e aggiunge un pizzico di robustezza off-road. Ma nel mondo dei “what if”, l’artista indipendente Theophilus Chin ha avuto una visione diversa per il futuro della Tasman: una variante di SUV fuoristrada a passo corto, che per ovvie ragioni ha battezzato Kia Tasgler.
La Kia Tasgler immaginaria rispecchia le proporzioni della Jeep, con tanto di tetto rigido rimovibile che la trasforma in una cabriolet. La carrozzeria prende spunto dalla Tasman, ma con un design più pulito e moderno, in linea con l’attuale direzione stilistica del marchio.

Parliamo dei parafanghi in plastica non verniciati, probabilmente la parte più controversa del camion. Sul fuoristrada, però, sembrano funzionare. La carrozzeria più corta del Tasgler dà loro spazio per brillare, facendo sembrare il veicolo pronto ad affrontare un sentiero (o almeno a non cadere immediatamente a pezzi quando ne incontra uno). I paraurti e la griglia anteriore sono in tinta, e l’inserto sul cofano in stile corno aggiunge un po’ di fascino da cowboy.

I fari e i fanali posteriori a LED di forma squadrata sono stati ripresi direttamente dalla Tasman e qui funzionano sorprendentemente bene. Onestamente, il posteriore di questa vettura potrebbe facilmente passare per una Jeep Wrangler rivisitata, se si strizzano gli occhi, si ignora lo stemma Kia e si fa finta che la ruota di scorta non gridi “questa è una Kia”.

QUESTIONE DI OFFROAD

Per quanto ci piacerebbe che Kia si lanciasse nel mondo dei fuoristrada a fianco di Jeep Wrangler e Ford Bronco, non trattenete il fiato. Sviluppare qualcosa di simile al Tasgler significherebbe rivedere l’architettura ladder-frame del Tasman e rielaborare completamente sia gli interni che gli esterni.

Altro: Nuovo pick-up Kia in arrivo in America e niente a che vedere con il Tasman

Considerato il ridotto numero di acquirenti al di fuori del Nord America interessati ai robusti SUV a due porte, l’investimento non avrebbe probabilmente senso per un marchio mainstream come Kia. Inoltre, vale la pena notare che la Tasman è prodotta in Corea del Nord e non è previsto il suo arrivo negli Stati Uniti. Kia ha invece confermato lo sviluppo di un pick-up elettrico per il mercato americano.
Alla fine, questi rendering sono solo un divertente esercizio di ciò che potrebbe essere, mostrandoci che il linguaggio del design del Tasman ha il potenziale per estendersi a diversi tipi di veicoli fuoristrada. Ma per ora dobbiamo accontentarci della fantasia.

Nuova Jeep Grand Cherokee 2026: il Rendering

Nuova Jeep Grand Cherokee: restyling in arrivo.

Il SUV Grand Cherokee è stato aggiunto alla gamma della casa automobilistica americana nell’aprile 1992. Inizialmente era stato concepito come successore del popolare SUV Cherokee, ma alla fine è diventato un modello indipendente. Oggi, la quinta generazione con l’indice di fabbrica WL, che ha debuttato all’inizio del 2021 in una versione estesa a tre file e, pochi mesi dopo, la versione a passo corto con due file di sedili. Il momento del previsto restyling è già arrivato, e prototipi camuffati sono già stati avvistati su strade pubbliche durante i test. E le ultime foto spia mostrano già gran parte delle modifiche agli esterni e agli interni della Grand Cherokee.

Le versioni standard e a passo lungo dell’attuale SUV sono notevolmente diverse all’esterno, in particolare per quanto riguarda il design dei paraurti anteriori. A giudicare dalle foto degli esemplari di prova, dopo il restyling le parti anteriori saranno identiche. Le modifiche estetiche più evidenti si concentrano qui: il SUV riceverà un nuovo paraurti con una coppia di prese d’aria orizzontali, oltre a due inserti decorativi sui bordi, sopra i quali saranno presenti ulteriori elementi di illuminazione. Le unità principali manterranno la loro forma, ma avranno una nuova imbottitura e una grafica modificata delle luci di marcia a LED. Ci sarà anche una nuova griglia, che diventerà un po’ più stretta e acquisirà un diverso design delle sette fessure verticali della firma.

La parte posteriore dell’esemplare di prova non è ancora stata smascherata e non differisce dal modello attuale, ma possiamo ipotizzare che ci saranno luci aggiornate: forse saranno abbinate a una striscia a LED, come già avviene sul nuovo crossover elettrico Wagoneer S.

Rendering Kolesa.ru

INTERNI E MOTORI

Oltre agli esterni, il restyling interesserà anche gli interni del SUV, dove sarà presente un sistema multimediale con schermo sensibilmente più grande, mentre la Grand Cherokee perderà una serie di pulsanti sul sistema di controllo del clima e un paio di twister accanto ad esso. Non ci sono informazioni confermate sui cambiamenti nella parte tecnica, ma c’è la possibilità che l’atmosferico 3.6 Pentastar V6 venga sostituito da un motore turbo a quattro cilindri con una capacità di 2,0 litri. Il SUV manterrà probabilmente la versione ibrida 4xe (i rendering mostrano questa variante), che comprende un 2.0 turbo benzina quattro, due motori elettrici (uno dei quali sostituisce l’idrotrasmettitore nel cambio automatico TorqueFlite a 8 rapporti) e una batteria da 17 kWh. La potenza combinata è di 375 CV e 637 Nm di coppia, l’ibrido può percorrere circa 40 chilometri con una sola energia elettrica. Ricordiamo che pochi mesi fa la Grand Cherokee ha già perso il motore Hemi V8 da 5,7 litri.

L’anteprima della novità potrebbe avvenire nel corso di quest’anno. Nel frattempo, anche la nuova generazione del crossover Jeep Compass si sta preparando al debutto.

Nuovo MG Cyber X 2025: Anteprima Teaser

L’auto sportiva elettrica Cyberster di MG ha contribuito a far fare un salto di qualità al marchio, ma non venderà mai milioni di esemplari. Ma c’è un’altra MG a marchio Cyber che potrebbe farlo.

Si tratta della Cyber X, e MG ha appena rilasciato delle immagini teaser del SUV squadrato in vista della sua presentazione globale al Salone dell’Auto di Shanghai il 23 aprile.

Una serie di immagini in controluce e in penombra mostrano la seconda vettura della famiglia Cyber di MG da una prospettiva laterale, anteriore e posteriore di tre quarti. Il muso squadrato e la coda eretta della X indicano che si tratta di un’auto progettata per un pubblico più giovane di quello che solitamente frequenta gli showroom MG.

Una barra luminosa a LED a tutta larghezza si estende sul muso della Cyber X, con un ottagono MG illuminato montato appena sotto e affiancato da due LED più piccoli. I parafanghi sono svasati al di sopra delle ruote, le maniglie delle porte sono incassate a filo con la pelle delle portiere e una coppia di barre sul tetto sottolinea l’atmosfera da “go-anywhere”. Nella parte posteriore, la linea di cintura si alza per incontrare il massiccio montante D, mentre un’altra barra LED a tutta larghezza e il badge MG illuminato completano lo spettacolo in coda.

Dovremo aspettare il giorno del Salone per dare un giudizio definitivo sul design, ma da quello che possiamo vedere qui, il mix di tecnologia e robustezza troverà nella Cyber X molti ammiratori. Ricorda in modo inquietante la nuova Smart #5, il che potrebbe essere utile perché il nuovo SUV della Geely sarà probabilmente uno dei principali rivali della X.

I dettagli tecnici sono praticamente inesistenti in questa fase, ma i rapporti cinesi affermano che la X sarà una delle prime auto a beneficiare della nuova piattaforma E3 di SAIC, che prevede una costruzione cellula-scocca in cui il pacco batterie è parte integrante della struttura dell’auto nel tentativo di ridurre il peso.

IL SUV DEL FUTURO

L’architettura E3 è in grado di gestire sia i propulsori elettrici sia quelli ibridi, anche se al momento non sappiamo se la X offrirà entrambe le opzioni o solo una di esse. La griglia chiusa suggerisce che si tratta di un veicolo elettrico. Car News China sostiene che la X sarà dotata di batterie allo stato semi-solido, funzioni avanzate di assistenza alla guida e una sofisticata integrazione telefono-auto.

Nel corso di quest’anno e del prossimo vedremo molto di più della MG Cyber X. La casa automobilistica si sta preparando a lanciare più di mezza dozzina di nuove auto, tra cui una MG4 di seconda generazione, una Cyberster rivista e quattro veicoli elettrici, tra cui un paio di berline e un paio di SUV. Non tutte sono garantite per l’Europa, ma pensiamo che per la Cyber X varrà la pena di fare un viaggio.

Goldman Sachs taglia i numeri del mercato auto Usa

I dazi al mercato auto dell’amministrazione Trump potrebbero avere un impatto devastante sulle vendite e sui prezzi.

Sebbene l’attenzione iniziale si sia concentrata soprattutto su questi ultimi, ci stiamo facendo un’idea più precisa di quanto potrebbero crollare le vendite.

Secondo Reuters, Goldman Sachs ha abbassato le previsioni di vendita annuale di autoveicoli negli Stati Uniti da 16,25 milioni di unità a 15,40 milioni. Si tratta di un calo di 850.000 veicoli e la società ha previsto un periodo ancora peggiore nel 2026. La previsione è stata tagliata di 1,1 milioni di unità a 15,25 milioni, un numero inferiore a quello previsto per quest’anno.

I DAZI INCROCIATI

Il dazio del 25% imposta da Trump sulle importazioni di autoveicoli è ampiamente nota, ma non è l’unica cosa che potrebbe pesare sulle vendite. Al contrario, i dazi sull’acciaio e sull’alluminio sono ancora in vigore e a maggio potrebbero entrare in vigore quelli su alcuni componenti automobilistici.

Tutto ciò significa che i prezzi dei nuovi veicoli sono destinati ad aumentare, indipendentemente dal fatto che siano prodotti a livello nazionale o internazionale. L’entità del rincaro rimane il grande interrogativo, ma Goldman Sachs ritiene che le case automobilistiche non saranno in grado di trasferire tutti i costi aggiuntivi ai consumatori, soprattutto quando la domanda si ridurrà.
Sebbene vi sia ancora molta incertezza, il colosso finanziario prevede che i prezzi delle auto nuove aumenteranno di 2.000-4.000 dollari nei prossimi sei mesi o un anno. Si tratta di un aumento considerevole, ma molto più contenuto rispetto agli scenari peggiori.

A parte le vendite statunitensi, l’azienda ha abbassato le previsioni per la produzione automobilistica globale da 90,4 a 88,7 milioni di unità. Anche la stima per il 2026 è scesa da 92,6 a 90,7 milioni di unità.

Nuova Toyota GR Yaris 2025: Restyling

È passato appena un anno da quando la Toyota GR Yaris è stata sottoposta a lifting e solo un paio di mesi dopo che la nuova utilitaria è stata messa in vendita in Malesia. Ma il ritmo di lavoro di Toyota è tale che ha già presentato un modello aggiornato con alcune modifiche di portata sorprendente.

La maggior parte di esse è incentrata sul cambio automatico diretto GR an otto velocità, che l’anno scorso ha affiancato il manuale a sei rapporti. All’epoca, si diceva che la scatola di fango offrisse una selezione delle marce simile a quella di un pilota professionista, ma ora Toyota ha apportato ulteriori miglioramenti dettagliati al controllo della selezione delle marce, soprattutto per aumentare la reattività durante la guida sportiva.

Le modifiche includono l’ampliamento dell’intervallo di giri in cui è possibile scalare dalla seconda alla prima, sia in modalità automatica sia manualmente tramite i paddle. È stata inoltre ridotta la latenza del cambio con i paddle, mentre è stato migliorato il “senso di immediatezza” quando si cambia manualmente vicino al limite in modalità Sport. Inoltre, l’auto ora ritarda leggermente le cambiate durante la guida in salita per mantenere una potenza elevata.

DATI TECNICI E MOTORE

Nessuna modifica al motore: il venerabile G16E-GTS continua a produrre 304 CV (4 CV in più rispetto alle unità malesi) a 6.500 giri/min e 400 Nm di coppia da 3.250 a 4.600 giri/min. Invariato anche il sistema di trazione integrale GR-Four, che ripartisce la coppia 60:40 anteriore-posteriore in modalità Normal e 50:50 in Gravel; l’impostazione Track prevede una ripartizione della coppia variabile da 60:40 a 30:70 a seconda delle condizioni di guida.

Altrove, Toyota ha apportato minime modifiche alla struttura portante grazie a un nuovo componente inaspettato: speciali bulloni aiutano a fissare i componenti del telaio in modo più rigido, migliorando la risposta dello sterzo e la stabilità in rettilineo e aumentando ulteriormente il “senso di unicità“.

Potreste ridere, ma l’effetto risultante è stato così significativo che gli ammortizzatori sono stati regolati di conseguenza, migliorando sia il controllo della scocca che il comfort di guida.

Il servosterzo elettrico, nel frattempo, è stato messo a punto per ottenere una sensazione più lineare, con il contributo di Kazuya Oshima, pilota Super GT e Super Formula di Rookie Racing. La messa a punto è diversa per le due varianti consumer: la RZ High Performance, che continua a essere dotata di differenziali Torsen a slittamento limitato anteriori e posteriori, ha una messa a punto più orientata alla pista per ottimizzare la velocità e la controllabilità al limite, mentre la RZ normale è stata impostata più per la guida veloce su strada.

DETTAGLI DISTINTIVI

Altre modifiche minori includono un poggiapiedi allargato per i modelli auto e il nuovo freno a mano verticale, precedentemente riservato alla RC motorsport special, ora reso opzionale per tutti i modelli. La suite di sistemi di assistenza alla guida Toyota Safety Sense dei modelli RZ, finora opzionale per la RC, è ora di serie su tutta la gamma.

Toyota ha inoltre annunciato che il prototipo Aero Package mostrato al Tokyo Auto Salon all’inizio di quest’anno entrerà in produzione come Aero Performance Package. Più che un semplice bodykit, l’aggiunta di derivazione racing comprende un cofano in alluminio canalizzato, prese d’aria sui parafanghi anteriori che riducono le turbolenze nei pozzetti delle ruote, un alettone posteriore regolabile più grande, prese d’aria sul paraurti posteriore che riducono la resistenza aerodinamica e una copertura per il serbatoio del carburante che attenua il flusso del sottoscocca. Per ridurre la portanza è stato aggiunto anche uno spoiler sul labbro anteriore, su richiesta di Oshima.

La Toyota Yaris GR rivista avrà un prezzo di 4.480.000 yen per la RZ e di 4.980.000 yen per la RZ High Performance, con un supplemento di 350.000 yen per l’auto. Il pacchetto Aero Performance dovrebbe essere offerto non prima dell’autunno.

Ferrari Testarossa: storia della più veloce del mondo

Concedetemi due licenze poetiche ed una amara considerazione: prima licenza poetica, se devo datarla, la classifico nel 1985 pieno. 

Perché le realizzazioni del Cavallino non le puoi radunare in uno stesso anno, devi per forza parcellizzarle come nelle collezioni d’Arte; e dunque il 1984 va dedicato all’opera scultorea unica “288 GTO” mentre “Lei” va diretta nel 1985. 

Inoltre per come si è presentata, con le sue linee estreme, potevi datarla già nel futuro piuttosto che nella contemporaneità. Infine, diciamolo: all’atto del suo esordio fu talmente un boom di mercato da ricevere un fiume di prenotazioni, ed onestamente dubito che i primi fortunati possessori l’abbiano potuta materialmente ordinare e guidare prima del 1985.

 

Seconda licenza artistica e poetica: fatemela sempre chiamare con il suo nome anticipato dal suffisso “512”; vero che i puristi del Marchio di Maranello si scocciano, ma nel tributarle onore e ammirazione non posso dimenticare che la sua “cellula” generatrice deriva da un’altra scultura nata dalla matita magica di un nome al quale, insieme a quello di Gandini e Scaglione, io sono affezionato. 

 

Ed è il nome di Leonardo Fioravanti, il geniale Designer che presso Pininfarina ha disegnato la “BB 365” prima e la “512 BB” successivamente adeguando le linee strepitose della prima all’aumento di cubatura voluto da Ferrari per la 512.

La linea della “BB” è qualcosa che fa venire voglia di entrare dentro una foto e da là sedersi dentro all’abitacolo e correre; “BB” celebra davvero il paradigma stradale della sportività Made in Maranello. Ed anche su questo potrò elencare la serie di commenti sdegnati di tanti appassionati. 

Pazienza, il mondo – anche nell’auto – è bello perché vario, la cosa importante è saper motivare le proprie preferenze.

La recriminazione: per una svista od una palese superficialità, Ferrari ha perso fino ad oggi il diritto di ridenominare una sua creatura con questo nome leggendario, perché a metà anni ’90, uscita di proeduzione, una Agenzia operativa nel brevetto seriale di nomi e loghi ha registrato a proprio utilizzo e diritto il titolo di sfruttamento sul mercato automobilistico della parola.

TestaRossa: il mito rinasce

Operazione Heritage svolta in modo magistrale dalla Ferrari, tra il 1984 ed il 1985: riprendere i due nomi che, insieme a quello “Dino” hanno segnato la storia delle Gran Turismo e delle barchette prototipo del Cavallino.

E così come la “288 GTO” si riallacciava all’epopea della mitica berlinetta del 1962, così la chiusura del cerchio simbolico e storico avveniva con la “Testarossa” che recuperava il nome della famigerata “250” di fine anni Cinquanta.

L’operazione commerciale del 1985 tuttavia apre le porte in Ferrari ad una sorta di piccola rivoluzione copernicana.

Mentre la “288 GTO” proietta alla sua attualità lo spirito corsaiolo della “GTO” del 1962, la “512 Testarossa” non si sposa idealmente con la sinuosa ma feroce barchetta da corsa che ne è antenata. Anzi, la “512 Testarossa” pare strizzare l’occhio molto meno, dentro la Gamma Ferrari, al pilota Gentleman od allo sportivo puro orientato alle competizioni in veste privata.

Parliamo subito di questa caratteristica particolare dentro la natura ed il profilo della Testarossa, in evidente contrapposizione con il resto di Gamma a due posti e motore posteriore centrale. Ricordiamo che in quella metà degli anni ’80 la promozione mediatica della Ferrari non era più soltanto radicata nelle competizioni ma anche nel concetto di “status Symbol”, sebbene in questo forse la svolta di immagine appartenga più all’Ufficio Marketing di Corso Marconi nella triangolazione con Ferrari e Pininfarina concasa Fiat che non alla diretta ispirazione della cultura ancora piacevolmente ruspante del Cavallino “factory”.

A parte le importanti sinergie industriali tra Ferrari, Fiat e Lancia nella realizzazione della “Lc2”, della “Thema Ferrari” e della ormai prossima “Delta S4”, se Maranello aveva destinato – anche obtorto collo – ad una visibilità televisiva mai vista prima la presenza della serie “GTB/GTS” in diverse occasioni; e se, caso davvero raro nella storia Ferrari, il Merchandising era diventato predominante anche a casa del Drake con quella memorabile linea “Ferrari Formula” quasi sintomatica della “ingerenza” di Mirafiori nelle strategie di comunicazione ortodosse di casa Ferrari; beh, tutto questo non poteva esentare anche un effetto sulla produzione di serie del Cavallino la cui Gamma di metà anni ’80 aveva un curioso equilibrio mai registrato prima: se la serie “GTB/GTS” di 208 Turbo e 308 Quattrovalvole rappresentava la simmetria targata di modelli serenamente omologabili per le Gare di Velocità su strada e per i Rallyes (tanto è vero che fino a pochi mesi prima della uscita pubblica della Testarossa la “308 GTB” si faceva ancora ammirare attraverso ottimi exploit nei Rallyes), arrivava in parallelo la “Mondial 8” 2+2; ed al Top di Gamma alla “288 GTO” si contrapponeva la “400 i” ed appunto la “Testarossa” che esprimevano prerogative meno “pistaiole “ e più di rappresentanza.

A quell’epoca “9 Settimane e ½” e le serie Tv americane esaltavano la capacità speculativa degli “Yuppies” e l’avvento tecnologico dell’Informatica e della copertura satellitare delle comunicazioni; gli indici di Borsa sovrintendevano ogni strategia industriale e la contrapposizione tra “Orso” e “Toro” teneva il mondo con il fiato sospeso; ma era anche quello il periodo degli Smoking e degli eventi mondani, dei gran Gala della Moda nelle Capitali europee. 

L’Italia in questo senso guidava come immagine e lustro tutto il mondo, ed era l’amabasciatrice del “bello” nell’industria, ma in tutto questo panorama “pecunia non olet” ed indubbiamente il Management di Corso Marconi aveva individuato una ricchissima nicchia di potenziali acquirenti che  – di sicuro – di fronte ad una realizzazione del Cavallino votata ad un mix ben ripartito di lusso, sportività, glamour ed aristocrazia come la “Testarossa” avrebbero facilmente rifiutato Chevrolet Corvette, Porsche 928/968 ed Aston Martin tanto per fare alcuni nomi.

Per spiegare dove e come Ferrari e Pininfarina si sono diretti per conferire alla “Testarossa” lusso, sportività, glamour ed aristocrazia dobbiamo partire dalla sua “cellula” originaria: quella della “BB 512” che proviamo didascalicamente a confrontare con la sua succedanea.

Nel 1973 la Gamma stradale della Ferrari porta una novità importante: a sostituire la Daytona 365 GTB/4 arriva la “BB 365 GT/4 che mette in posizione posteriore centrale il famoso V piatto a 180° che sulla Daytona era anteriore; e che, ricordiamo, da 4,4 litri arriverà a quasi 5000 cc. 

La linea mozzafiato è opera di Leonardo Fioravanti, e porta dentro casa Ferrari i concetti tipici di Pininfarina: linea moderna e sportiva, frontale lungo ed a cuneo, coda compatta e piatta alla parte posteriore. La particolarità è nei due maxi “gusci” longitudinali di carrozzeria davanti e dietro che completano e raccordano visivamente la cellula centrale e che coprono due parti di telaio tubolare a traliccio, con il guscio anteriore incernierato sul fronte del telaietto anteriore e quello posteriore che si apre secondo una linea di cerniera posta alla cornice della parte posteriore finale del tetto. Proprio la cellula abitacolo centrale, il tetto ed il taglio dei cristalli laterali (sia quello del finestrino abbassabile sia quello minore posto dietro il montante centrale della portiera) insieme al parabrezza sono praticamente invariati tra “512 BB” e “512 Testarossa”; questo salvo il diverso profilo dell’attaccatura del cristallo laterale posteriore con il guscio coprimotore. 

Ed ecco perché, preso da un entusiasmo e da un affetto originario per la “BB” non posso che esaltarla nell’accoppiarne la radice strutturale alla linea stravolgente della “Testarossa” che vede sempre e comunque la mano di Pininfarina.

E dove, se posso elencare le mie impressioni, hanno distribuito sapientemente i requisiti di:

lusso, sportività, glamour ed aristocrazia tecnologica i maghi di Maranello e di Pininfarina?

IL DESIGN UNICO

Proviamo a fare un “walk-around” della Testarossa avendo bene in mente l’originaria “BB”:

l’aristocrazia tecnologica è chiaramente nel cuore “Boxer” (anche se si tratta sempre di un V di 180°) da quasi 5000 cc. che  – grazie alle quattro valvole per cilindro e la sontuosa iniezione elettronica Bosch aggiornata ed evoluta rispetto alla ultima serie “BB” – sviluppa ben 390 Cv ed è il motore più potente al mondo montato su un’auto di serie a quel tempo; ma offre una coppia che risulta più corposa ed utilizzabile a regimi inferiori rispetto alla “BB”.

Allo stesso modo direi che il taglio della fanaleria posteriore ed anteriore (“Big Sized” quella dietro e di forma rettangolare come nelle Ammiraglie invece che tradizionale con i doppi fari circolari; ugualmente regale la disposizione dei doppi fari tondi in ciascuno dei due moduli anteriori a scomparsa, che una volta alzati fanno il paio con la bellissima disposizione della fanaleria ai lati della griglia frontale) è disegnato apposta per regalare alla “Testarossa” un “Upgrade” del carattere di lusso che raramente si era mai visto prima in una Berlinetta Granturismo a motore posteriore centrale.

 

Il Lusso è evidentemente incastonato nella selleria in pelle e nelle tappezzerie dell’abitacolo, nel “dashboard” più opulento e meno “agonistico” ed essenziale della “BB” (sebbene la secolare contestazione di alcuni appassionati che criticarono la presenza di strumentazione e pulsantiere derivate dalla produzione di serie “popolare” di Fiat e Lancia.

Il “Glamour” si rispecchia ovviamente nel marchio del Cavallino, nella sigla evocativa “Testarossa” ma soprattutto nella intersezione stilistica operata dalla Pininfarina che invece che optare per un frontale a cuneo fendente sceglie un fascione perimetrale che incornicia l’anteriore fino alle ruote sterzanti costituendo quasi il “copriradiatore” lavorato ed imponente che avvicina nel suo sviluppo la “Testarossa” al profilo contemporaneamente “Executive” e di rappresentanza delle più prestigiose Ammiraglie, Cruiser, Coupè e Limousine tedesche e britanniche,

Inutile che io Vi ricordi dove si condensava l’anima sportiva della “Testarossa”: ovviamente nella altezza da terra minimale, nella impronta trasversale della generosa larghezza e nel profilo delle superfici dei battistrada; nei Cerchi a stella e gallettone di serraggio centrale; ma soprattutto nelle fiancate innervate e convesse posteriormente e nella griglia posteriore coprifanali. 

Soprattutto l’intuizione delle fiancate della “Testarossa” simboleggiava con il profilo dinamico e soprattutto con le prese d’aria davanti alle ruote posteriori il richiamo evocativo della Formula Uno, attirando sulla nuova Gran Turismo allo stesso tempo l’ammirazione di una gran parte dei suoi cultori ma anche qualche critica per essere un po’ troppo vistosa ed eccessiva. Inevitabile, come per ogni prodotto rivoluzionario, la contrapposizione.

Ma se c’è una cosa che rende davvero onore alla genialità della “Testarossa” ed al lavoro di Pininfarina è di sicuro un “benchmark” di confronto delle misure fondamentali di questa con la “BB 512”, per dimostrare come sono stati straordinari i responsabili di progetto e di prodotto nel rendere praticamente stravolto ed irriconoscibile apparentemente il risultato finale della “Testarossa” rispetto alla sua progenitrice.

“BB 512” e “Testarossa” coincidono nel passo (2,50 mt. Ciascuna), e “quasi” nelle carreggiate rispettive; mentre le altezze differiscono di un solo centimetro in più sulla “Testarossa” rispetto alla “BB”. 

La differenza vera è in due peculiarità: il posizionamento in altezza del motore sulla Testarossa risulta maggiore, insomma più alto, rispetto alla “BB”; motivo questo che unito ad una maggiore “morbidezza” delle sospensioni rispetto alla precedente, porta la nuova Ammiraglia berlinetta ad essere meno a suo agio in pista; e la differenza è anche nel rapporto tra misure fondamentali longitudinali e trasversali e dunque nel maggiore effetto “avvolgente” della carenatura della “Testarossa”. 

Vediamo perché:

rispetto alla larghezza massima la “Testarossa” prima serie del 1984/1986 (dunque con un solo specchietto retrovisore laterale) offre ben quindici centimetri in più di misura laterale rispetto alla “BB” dovuti certo alla sporgenza del singolo specchietto ma anche alla maggiore “rotondità” dei volumi di coda e delle fiancate; sotto l’aspetto della lunghezza massima rispetto al medesimo interasse la “Testarossa” misura solo nove centimetri in più della “BB”; ma solo se si mettono a confronto le immagini di vista laterale delle due berlinette si può capire che al di là della suggestione visiva il frontale ed il posteriore della prima non sono più cubati, estesi o volumetrici rispetto alla “BB”; ma se al contrario ci si dispone ad osservare le due vetture senza confrontarle, davvero la prima sensazione che ispirano entrambe è di essere due creature che non hanno nulla in comune. 

Anche questa, se vogliamo, è una prerogativa magica che contraddistingue il vero miracolo ordinario che si era in grado di fare sempre e comunque in casa Ferrari o al tavolo da disegno della Pininfarina. 

Riccardo Bellumori

Nuovo Mazda CX-6e: Anteprima

La nuova Mazda CX-6e sarà presentata all’Auto Shanghai il 23 aprile. La versione di serie della concept Arata dello scorso anno ha un aspetto certamente sorprendente e riprende un numero sorprendente di dettagli stravaganti della show car.

Più simile a una grassa Mazda 3 hatchback che a un crossover, la EZ-60 appare lunga e bassa, con una vetratura elegante e bassa e linee nitide su superfici voluttuose. Il linguaggio stilistico Kodo, marchio di fabbrica di Mazda, continua a spiccare in questo caso, con una griglia illuminata a scomparsa che si collega alle sottili luci diurne, con i fari principali collocati sotto l’aggressivo paraurti anteriore a X.

Il profilo laterale, invece, è dominato dal lungo cofano, dal tetto nero, dalle maniglie delle porte a scomparsa e dai massicci cerchi in lega bicolore a forma di petalo. Passando al posteriore, la grafica dei fanali posteriori a forma di L è stata ridotta a una fessura, posta sopra la scritta Mazda distanziata che adorna anche le minigonne laterali.

La Mazda CX-6e è unica anche per la presenza di telecamere laterali al posto degli specchietti.

Mazda afferma che il design contribuisce a ridurre il coefficiente di resistenza aerodinamica dell’auto e a ottimizzare il raffreddamento della batteria, con conseguenti miglioramenti delle prestazioni e dell’autonomia. Il tutto è completato da un’esclusiva opzione di vernice viola lucida, che rappresenta un ulteriore collegamento con l’Arata (anche se quell’auto aveva una finitura opaca). Finora non sono state fornite foto degli interni, ma un precedente spyshot mostrava un pannello di visualizzazione widescreen con touchscreen sia per il passeggero centrale che per quello anteriore.

L’EZ-60 è il secondo veicolo elettrico sviluppato in collaborazione con il partner cinese di Mazda, Changan, dopo l’EZ-6/6e. Dovrebbe quindi utilizzare la stessa piattaforma EPA della sorella berlina e delle relative Deepal L07, S05 e S07.

DATI TECNICI E MOTORE

La nuova Mazda CX-6e dovrebbe essere alimentata da un innovativo sistema elettrico di cui non si conoscono i dettagli. A titolo di esempio, il motore posteriore della 6e produce 258 CV (190 kW) e 320 Nm di coppia ed è alimentato da una batteria al litio-ferro-fosfato (LFP) da 68,8 kWh per garantire un’autonomia di 479 km secondo il WLTP. Nel frattempo, la versione Long Range eroga una potenza leggermente inferiore, pari a 245 CV (180 kW), ma dispone di una batteria più grande da 80 kWh al nichel manganese cobalto (NMC) per un’autonomia dichiarata di 552 km.

Proprio come la 6e, la EZ-60 sarà esportata in Europa e nel Sud-Est asiatico con un nuovo nome.

È stato riferito che Mazda ha registrato il marchio CX-6e, collegandolo sia alla 6e sia alla popolare gamma di SUV CX della casa automobilistica giapponese.