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Il Land Rover Defender Mini sarà Tata

Tata Motors potrebbe non essere il primo nome che viene in mente quando si parla di case automobilistiche globali, ma forse dovrebbe.

Nonostante sia passata inosservata a molti, persino agli appassionati di auto, l’azienda di Mumbai sta tenendo in vita Jaguar e Land Rover nel turbolento panorama automobilistico odierno, caratterizzato da dazi, normative mutevoli e imprevedibilità economica.

Oltre alla gestione dei marchi di lusso britannici, Tata costruisce un’ampia gamma di veicoli con il proprio marchio. Tra questi vi sono utilitarie di valore, SUV compatti e, sempre più spesso, auto elettriche. Tata ha investito molto nella mobilità elettrificata, offrendo veicoli elettrici a prezzi accessibili a partire da 11.600 dollari.

Ora l’azienda punta a conquistare il segmento dei SUV compatti con una nuova proposta progettata per rivaleggiare con la popolare Kia Seltos, che dovrebbe essere disponibile sia in versione a combustione interna che elettrica. Diamo un’occhiata più da vicino a ciò che sta per arrivare.

Il rendering in copertina di Caracoops.com ci permette di dare uno sguardo in anteprima.
Presentato in anteprima sotto forma di concept all’Auto Expo di Delhi del 2023 e più recentemente al Bharat Mobility Show di quest’anno, il design finale rispecchia in gran parte la show car Sierra. La sua estetica squadrata presenta notevoli influenze Land Rover, come il design del tetto flottante, le maniglie delle porte a filo e la posizione eretta. Potreste quasi definirla una piccola Defender e non sareste fuori strada.

La fascia nera lucida incorpora fari anteriori ben nascosti con DRL che coprono tutta la larghezza del frontale, mentre più in basso una presa d’aria trapezoidale si occupa del raffreddamento. La superficie della lamiera evita inutili fronzoli di design e i passaruota squadrati, abbinati a rivestimenti massicci, ne confermano l’intento polivalente.

Sul retro, i finestrini del quarto posteriore si avvolgono intorno ai montanti D inferiori prima di intersecare senza soluzione di continuità il vetro del portellone posteriore. Il design a conchiglia del portellone sfoggia un sottile gruppo ottico posteriore a LED a tutta larghezza con inserti inferiori del paraurti in lega.

INTERNI E TECNOLOGIE

L’azienda proprietaria di Land Rover sta realizzando un piccolo Defender tutto suo.
All’interno, l’attenzione si sposta sulla connettività e sul comfort. La Sierra dovrebbe essere a cinque posti e dotata di funzioni digitali, tra cui un quadro strumenti completo, un ampio touchscreen con Apple CarPlay e Android Auto senza fili e un tetto apribile panoramico per illuminare il tutto.

Tra le altre caratteristiche che probabilmente entreranno nella lista ci sono i sedili ventilati e una suite di sistemi di assistenza alla guida di livello 2, che le conferiscono una marcia in più in un segmento in cui tali caratteristiche stanno iniziando a diventare standard.

DATI TECNICI E MOTORI

L’azienda proprietaria di Land Rover sta realizzando un suo piccolo Defender
Le notizie provenienti dall’estero suggeriscono che la Sierra sarà offerta con due piattaforme separate: la “Atlas” per i modelli a benzina e diesel e la “Acti.EV” per la variante elettrica. Tuttavia, le indicazioni attuali suggeriscono che Tata potrebbe concentrarsi sulla piattaforma Atlas, che supporta una gamma di configurazioni di propulsori e semplifica la produzione.

Per quanto riguarda il cofano, siamo ancora in attesa delle specifiche definitive. Alcune fonti suggeriscono che la versione elettrica offrirà un’autonomia fino a 500 km, che sarebbe notevole per un veicolo di questa fascia di prezzo.

I modelli a combustione interna saranno dotati di un quattro cilindri turbo da 1,5 litri a benzina da 168 CV e di un diesel da 2,0 litri, con la potenza inviata al suolo tramite un cambio manuale a sei velocità o un cambio automatico a sei velocità. Si dice che sia in lavorazione anche un cambio DCT a sette rapporti.

La Sierra non andrà all’estero, almeno non a breve. È stata progettata per competere sul mercato indiano contro rivali consolidati come Kia Seltos, Hyundai Creta, Maruti (Suzuki) Grand Vitara, Hyundai Alcaza, MG Astor e Honda Elevate.

Il modello di serie dovrebbe fare il suo debutto ufficiale nel corso dell’anno e le vendite seguiranno poco dopo. I prezzi e le specifiche complete saranno probabilmente annunciati prima del lancio.

Tata avrebbe successo se portasse la Sierra o qualcosa di simile nei mercati al di fuori dell’India? È una domanda che vale la pena porsi, dal momento che ci sono acquirenti di SUV compatti alla ricerca di un’opzione elegante ma accessibile, cosa di cui il segmento non è esattamente ricco.

AMG sviluppa il nuovo V8 Euro 7

Non vedremo il motore turbo a benzina a 4 cilindri M139 e i motori ibridi basati su di esso nei nuovi modelli Mercedes-AMG, poiché i clienti di Mercedes-AMG hanno respinto con forza questo motore.

Il motore M139 è relativamente recente, essendo stato introdotto nell’estate del 2019 come motore a 4 cilindri di serie più potente al mondo. L’M139 era originariamente destinato alle versioni AMG di punta dei modelli compatti di Mercedes-Benz (Classe A hatchback, CLA berlina e station wagon, crossover GLA), ma da allora è entrato a far parte dei propulsori ibridi dei modelli più grandi e di rango superiore di Mercedes-AMG (Classe C, crossover GLC, SL roadster, GT coupé).
All’inizio di quest’anno abbiamo riferito che i modelli Mercedes-AMG di grandi dimensioni con il motore M139 non sono richiesti, in quanto non sembra abbastanza brillante, i propulsori ibridi plug-in basati su di esso si sono rivelati troppo complicati e pesanti, la potenza massima è disponibile solo quando la batteria è carica.

Le caratteristiche ecologiche dei clienti con un sacco di soldi, francamente parlando, non sono un problema: acquistano costosi giocattoli del marchio Mercedes-AMG per combattere il riscaldamento globale.

L’attuale Mercedes-AMG C 63 S E Performance, il cui propulsore ibrido plug-in è alimentato dal motore M139.
Gli aderenti al marchio “verde” Mercedes-AMG offriranno presto almeno due modelli sulla piattaforma per auto elettriche AMG.EA: una berlina e un crossover.

L’antesignana è stata la concept Mercedes-AMG GT XX mostrata questa settimana, alla cui presentazione uno dei rappresentanti di Mercedes-AMG si è aperto con un corrispondente della rivista britannica Autocar e gli ha detto che l’M139 non sarà presente sui nuovi modelli Mercedes-AMG.

Un portavoce di Mercedes-AMG, di cui Autocar non ha rivelato il nome, ha dichiarato che l’M139 è un motore eccezionale e i propulsori ibridi basati su di esso sono tra i più avanzati al mondo, ma si dà il caso che gli acquirenti non li vogliano. Mercedes-AMG non vuole perdere clienti, quindi i nuovi modelli “a idrocarburi” saranno dotati almeno di un sei cilindri in linea a benzina o di un V8 completamente nuovo con il cosiddetto albero motore piatto, il cui sviluppo è ora in pieno svolgimento. Entrambi i motori a benzina saranno in qualche modo ibridati, ma in ogni caso ci sarà un suono decente.
Mercedes-Benz ha deciso di abbandonare del tutto la Classe A, quindi non è necessario mantenere il motore M139 per il suo bene. Naturalmente, non dobbiamo aspettarci una cancellazione istantanea dell’M139, che scomparirà dalla gamma Mercedes-AMG gradualmente; anche le consegne di questo motore a Lotus per la vettura sportiva Emira continueranno per qualche tempo, ma Mercedes-Benz non ha intenzione di adattare l’M139 alle norme Euro 7 – quindi, ha solo due anni e mezzo di vita.

Nuova Jeep Renegade 2026: Anteprima Rendering

La Jeep Renegade si prepara ad una attesa seconda generazione. Questi rendering di Auto-moto.com ci permettono di dare uno sguardo in anteprima alla novità.
Recentemente, questa concept car dotata di trazione integrale 100% elettrica ha lasciato intendere l’arrivo di questa tecnologia a bordo del sottoscocca delle Frontera e C3 Aircross di serie. Un forte indicatore del fatto che questo sistema sarà adottato a bordo della futura Jeep Renegade.
Forse non vi è sfuggito che l’iconico specialista americano di 4×4 è passato nelle mani del gruppo automobilistico Stellantis all’inizio di questo decennio. Una costellazione di quattordici franchising, desiderosi di sinergie all’interno del marchio per ridurre i costi di sviluppo, produzione e distribuzione. Dallo scorso anno, le nuove Citroen C3 Aircross e Opel Frontera sono esempi perfetti di questa strategia, visti i numerosi componenti della carrozzeria che questi SUV compatti condividono (cellula centrale, porte, finestrini, motori). Due modelli economici che probabilmente alimenteranno in futuro la banca degli organi di Jeep, per definire i contorni della seconda generazione di Renegade. Era ora, visto che il suo predecessore ha già avuto una carriera commerciale di 11 anni in tutto il mondo.
L’anno scorso, il costruttore americano ha espresso ufficialmente il desiderio di immettere sul mercato un SUV 100% elettrico dal costo inferiore a 25.000 dollari entro il 2027. Come si può immaginare, Jeep non poteva accontentarsi di una semplice trazione anteriore per questo veicolo, anche se il marchio ha costruito la reputazione dei suoi modelli sulle loro capacità off-road. Il problema è che la Citroën C3 Aircross e la Opel Frontera, che dovrebbero servire da base per la futura Renegade, non hanno per il momento alcuna variante 4×4. Ma le cose si stanno muovendo all’interno dell’azienda e la rivelazione, la scorsa primavera, di uno studio sulla Opel Frontera 4×4, con il nome di “Gravel”, tende a confermare l’introduzione di questa tecnologia su questa base.
Ciò che resta da vedere sono le caratteristiche del suo gruppo propulsore. Potrebbe basarsi sull’attuale motore elettrico da 113 CV, che agisce sull’asse anteriore, e potrebbe essere integrato da un secondo motore dedicato alle ruote posteriori, allo stesso modo del sistema ibrido 4Xe recentemente assegnato all’Avenger, il suo fratellino lungo 4,08 metri.

LA GAMMA JEEP

Rispetto all’Avenger, la futura Jeep Renegade guadagnerà facilmente 30 cm di lunghezza, per raggiungere una lunghezza di circa 4,40 m, dove si trovano i suoi cloni targati Citroën e Opel. Infine, non sarebbe sorprendente se i nostri connazionali, e più precisamente la Jeep Renegade, sviluppassero anche un sistema di trazione integrale termica per soddisfare alcuni mercati ancora reticenti nei confronti dei veicoli elettrici, anche se per il momento non sono state rilasciate informazioni in merito.

Potenzialmente fuori dall’Europa
Mentre il lancio commerciale di questa futura Jeep Renegade sembra scontato nei mercati americano e indiano, il Vecchio Continente potrebbe dover fare a meno delle sue prestazioni per evitare il cannibalismo con le cugine del gruppo Stellantis. Probabilmente lo sapremo con certezza quando verrà svelata nel 2026, pochi mesi prima del suo arrivo sui mercati mondiali.

Nuova BMW X5: Rendering della M

La casa automobilistica tedesca sta preparando una nuova generazione del BMW X5, e con essa la versione più potente con l’indice X5M. Utilizzando le foto spia disponibili, abbiamo deciso di presentare come apparirà la novità.

Il crossover di medie dimensioni X5 ha una storia che parte dal 1999, quando ha debuttato la prima generazione del modello con l’indice di fabbrica E53. La modifica più potente del parketnik portava il nome di 4.6is (e 4.8is dopo il restyling), mentre il vero e proprio “emky” è apparso solo nella seconda generazione (E70) nel 2009. Oggi è in linea di montaggio la quarta generazione del crossover (G05), che ha debuttato nel 2018, e un anno dopo la versione X5M (nel 2023 ha ricevuto un restyling). Il prossimo passo sarà una generazione completamente nuova, che riceverà un aspetto notevolmente ridisegnato.

I prototipi della novità sono già stati avvistati più di una volta da photospies, e la prima cosa che salta all’occhio è un frontale completamente nuovo con un design realizzato nello stile dei concept Neue Klasse. La griglia (o la sua imitazione) sarà realizzata sotto forma di due elementi allungati orizzontalmente, abbinati ai fari. Allo stesso tempo, nella parte centrale saranno posizionate delle “narici” marchiate che, molto probabilmente, saranno significativamente più piccole rispetto alle dimensioni degli attuali crossover. Le fiancate possono essere rese più semplici nella forma, anche a scapito dell’assenza delle maniglie delle porte nel luogo abituale: saranno collocate su una modanatura del finestrino.

Le proporzioni del SUV nel suo complesso sono simili a quelle attuali, ma allo stesso tempo è possibile notare una vetratura laterale più stretta. La parte posteriore dell’auto cambierà in modo non meno radicale: ci saranno fari allungati orizzontalmente nello stile della Neue Klasse e la nicchia della targa, per la prima volta per il modello, sarà posizionata sul paraurti posteriore.

Rendering Kolesa.ru

DATI TECNICI E MOTORI

Come l’attuale BMW X5, il crossover di prossima generazione sarà costruito sulla piattaforma CLAR (Cluster Architecture). Oltre alle tradizionali versioni con motore a combustione interna, per la prima volta riceverà modifiche completamente elettriche. Con ogni probabilità, la più potente di esse sarà la iX5 M70 con un’alimentazione simile a quella della berlina i7 M70 (660 CV, 1100 Nm).

Non ci sono informazioni confermate sulla versione a benzina della X5M di prossima generazione. Si può ipotizzare che riceverà un powertrain ibrido, simile a quello della nuova M5: il V8 biturbo da 4,4 litri accoppiato a un motore elettrico produce 727 CV e 1000 Nm di coppia. In confronto, l’attuale X5M ha 625 CV e 750 Nm di coppia.
La BMW X5 di nuova generazione e le sue versioni più potenti dovrebbero essere presentate in anteprima l’anno prossimo.

Rivoluzione Skoda Octavia presto 100% elettrica

Nuova Skoda Octavia RS 2021, arriva la diesel da 200CV

Da anni si parla di un futuro elettrico per la Skoda Octavia. Questa popolare berlina è rimasta in vita in un mercato dominato dai SUV. È uno dei pochi modelli mainstream della sua categoria ancora in vendita. Skoda è consapevole che prima o poi sarà costretta a elettrificare la Octavia al massimo livello.

L’idea di vedere sul mercato una Octavia 100% elettrica non è nuova. Già nel 2022 erano emerse le prime notizie importanti su questa variante plug-in con cui Skoda sarebbe entrata nella mischia dei veri pesi massimi come la Tesla Model 3. Il tempo è passato e, sebbene il mercato sia cambiato (e di molto) negli ultimi anni, questa idea è ancora viva. Un’idea che è più vicina che mai a diventare realtà.
La Skoda Octavia elettrica sarà una realtà e presto ne avremo una grande anteprima.
L’amministratore delegato di Skoda conferma che presto ci sarà un’anteprima della Octavia elettrica

Il CEO di Skoda Klaus Zellmer ha confermato che presto avremo un’anteprima della futura Octavia elettrica. L’alto dirigente del costruttore ceco ci invita a segnare sul calendario una data fondamentale. Il Salone dell’Auto di Monaco di Baviera 2025. Questo evento, che aprirà i battenti nella seconda settimana di settembre, è il palcoscenico scelto da Skoda per presentare un modello concept molto importante.

LA BERLINA ELETTRICA

Questa concept car servirà come anteprima della prossima generazione di Skoda Octavia. La quinta, per la precisione. E, cosa altrettanto importante, Zellmer afferma che avrà un design che genererà “molte emozioni e dibattiti controversi”.

Le notizie attuali suggeriscono che il modello concettuale che vedremo a Monaco tra pochi mesi sarà una berlina familiare, che ricorderà quindi la Skoda Octavia Combi attualmente in vendita. La vettura utilizzerà la nuova piattaforma SSP del Gruppo Volkswagen. L’amministratore delegato di Skoda ha sottolineato la necessità di attendere la disponibilità di questa architettura, poiché è molto più adatta alle esigenze della Octavia elettrica rispetto alla piattaforma MEB.

Anche se al suddetto Salone dell’Auto avremo una grande anteprima della futura Skoda Octavia, la verità è che il cambio generazionale è ancora lontano. La versione di produzione della concept car presto svelata non arriverà sul mercato prima della fine di questo decennio. Alcuni rapporti indicano la seconda metà del 2029.

Per quanto riguarda le opzioni di propulsione della prossima generazione di Octavia, il CEO di Skoda ha aperto la porta alla possibilità che il modello termico veda prolungata la sua vita commerciale con un nuovo aggiornamento e che, in questo modo, si possano vendere due diverse generazioni di Octavia allo stesso tempo. Una termica e una elettrica.

“Il mercato ha volumi sufficienti per avere due veicoli in funzione contemporaneamente. Tutto dipende dal feedback dei clienti, soprattutto nel mercato delle flotte. Terremo aperte tutte le opzioni”, ha dichiarato Zellmer.

Tesla Model Y Long Range 2025: Prova su strada

Ecco la nuova Tesla Model Y Long Range 2025 in una dettagliata prova su strada.
Esaminiamo gli interni e le prestazioni di questo suv elettrico che ha saputo diventare un vero e proprio bestseller.

Non solo un restyling ma un vero e proprio cambio di generazione.

Lada Niva: una versione da fuoristrada estremo

Questa Lada Niva speciale parteciperà alla competizione internazionale Silk Way che si terrà nel luglio 2025.

AVTOVAZ ha iniziato a produrre il suo primo fuoristrada nel lontano 1977, nel corso della sua lunghissima carriera è riuscita a cambiare diversi nomi e ora la versione standard è venduta sul mercato russo con il nome di Lada Niva Legend, mentre la versione modificata – con il nome di Lada Niva Sport. Ora l’azienda ha parlato del prototipo Lada Niva Sport Turbo, che è stato preparato per partecipare alla maratona di rally “Silk Way”.

Le gare del 2025 si terranno dal 12 al 22 luglio e il percorso prevede di attraversare il territorio della Russia e della Mongolia: partenza da Irkutsk, arrivo a Ulan Bator e conclusione a Gorno-Altaisk. La lunghezza totale del rally-maratona è di 4811,58 chilometri. Come hanno sottolineato gli organizzatori, i partecipanti saranno esposti a diverse zone naturali, a differenze di altitudine e a continui cambiamenti di superficie.
Quest’anno partecipano alla competizione le auto preparate secondo i regolamenti della classe Raid Sport, mentre l’anno scorso sono stati inviati in gara i fuoristrada della classe T2. Secondo AVTOVAZ, il team rally di Lada Sport ha completato la preparazione dell’auto da corsa Lada Niva Sport Turbo: due vetture prenderanno il via, il primo equipaggio è composto da Dmitry Voronov e Kirill Enikeev (vincitori del rally-maratona nel 2024), il secondo equipaggio – Mikhail Mityaev e Egor Okhotnikov.

Il SUV da corsa Niva Sport Turbo ha ricevuto molte modifiche rispetto alla versione standard. L’elenco delle modifiche esterne comprende non solo il colore arancione brillante della carrozzeria a tre porte con livrea sportiva, ma anche i passaruota allargati con un set di pneumatici off-road Yokohama Geolandar. L’auto è dotata di un serbatoio rinforzato, sedili a secchiello, una gabbia di sicurezza e un sistema di navigazione professionale.

LA VERSIONE ESTREMA

La Lada Niva Sport Turbo era dotata di un telaio da corsa con sospensioni indipendenti su entrambi gli assi con doppi ammortizzatori. Il passo è stato aumentato a 2550 mm (350 mm in più rispetto al SUV di serie) e la carreggiata è stata estesa dai 1440/1420 mm standard a 1680 mm. L’altezza da terra è cresciuta fino a 350 mm (per fare un confronto, sulla Niva Legend questo indicatore è di 200 mm, sulla Niva Sport di 220 mm).

Il prototipo preparato per il rally-raid era dotato di un impianto frenante con meccanismi a quattro pistoncini e dischi da 302 mm di diametro, nonché di snodi di sterzo in alluminio forgiato. La Niva Sport Turbo ha ricevuto sotto il cofano un motore turbo rivisto con un volume di 1,6 litri proveniente dalla Lada Vesta da corsa della classe Super Production.

La potenza massima di questo motore è di 280 CV e la coppia di 340 Nm. Lavora in coppia con un cambio sequenziale a sei rapporti e un differenziale interasse bloccabile.

Ricordiamo che il “normale” Lada Niva Sport con motore da 122 cavalli è entrato nel mercato russo nell’aprile di quest’anno. Il prezzo di vendita consigliato di questa vettura è oggi di 1.699.000 rubli.

L’Occidente va verso una Mobilità di Stato?

Le avvisaglie sono fin troppo evidenti: la guerra commerciale nel comparto Automotive non è più tra Costruttori contrapposti (Marchi o Gruppi che siano) oppure tra “scuole” a confronto (scuola americana, europea, giapponese, etc….). La guerra è diventata globale e si combatte tra dimensioni continentali. 

Vecchia Europa, Stati Uniti, Giappone sono i Continenti “storici”; Corea e diverse aree dell’Asia sono i “Rookies” da radarizzare nella loro evoluzione; la Cina è la vera “Big Country” del nuovo Millennio capace di far impallidire con la sua produttività ed aggressività commerciale l’intero Occidente e che, in prospettiva, potrebbe persino “familiarizzare” con altre dimensioni di mercato continentali.

Sudamerica e Canada sono eterne promesse in via di decollo: lo è di sicuro il Sudamerica che addirittura pone agli Usa il patema di una nuova colonizzazione cinese del mercato auto; ,mentre il Canada rimane fortemente ancorato ai rapporti con l’Occidente.

Poi c’è l’India, altra perenne eterna promessa e mercato potenziale da alcune centinaia di milioni di nuovi automobilisti entro un decennio; India che però non ha ancora ingranato la marcia per affrontare la salita decisa di volumi produttivi e che tuttavia, vista la progressione del settore Aftermarket, tutti pensano ormai prossima ad una motorizzazione di massa.

Infine rimangono sotto esame le realtà “sgranate” e necessarie di nuova definizione: area balcanica prettamente localizzata intorno alla Russia compresa questa stessa Nazione, dove ci sarebbe mercato potenziale che fa gola a tanti e dove i protagonisti eletti alla nuova motorizzazione di massa dipendono non tanto dal mercato ma dalla robusta serie di relazioni politiche. 

Un sistema commerciale ed un ambito di mercato a metà tra sviluppo teleguidato dal potere politico, evoluzioni socio-culturali in essere o al contrario sviluppo territoriale vincolato ad un nuovo colonialismo è di certo l’area piuttosto esplosiva del Medio Oriente, diviso in due aree: da un lato un mercato “Top Premium” di già attualmente composto da milioni di supernababbi che da soli detengono il 40% del fatturato mondiale legato a Hypercar ed auto di lusso estremo; dall’altra una potenziale domanda popolare di diverse decine di milioni di abitanti ancora privi di un’auto per trasporto personale.

Chiuderei con l’Africa: mercato che dal 2035 presenterà una dimensione unificata da 55 Stati membri, forse una moneta di struttura “Cryptovaluta”, ed un miliardo e duecento milioni di abitanti in prospettiva il 45% dei quali in età lavorativa. Significa, in soldoni, una potenzialità di almeno mezzo miliardo di nuovi aquirenti di auto.

 

C’è ancora bisogno di un “mercato globale”?

Fa sorridere di doverosa compassione la proiezione a dieci o venti anni dei numeri di mercato a disposizione dell’Occidente: da noi in Europa parlano fin troppo bene i tassi di natalità che vedono una popolazione sempre più vecchia e – certamente – più bisognosa di mobilità assistita, ma certo anche di mezzi di mobilità più urbana che altro, magari assistiti da dispositivi di Guida Autonoma e di servizi di tipo “M.a.a.S – Mobility as a Service” separati da processi di acquisto veri e propri; una popolazione lavorativa sempre più legata all’immigrazione di stranieri provenienti dai Continenti elencati prima e che dunque potrebbero consumare il loro acquisto od utilizzo dell’auto fuori dai confini europei. 

Insomma, se dal 2035 l’Europa a 27 (sempre che rimanga in piedi) potrà continuare a proiettare una domanda potenziale di circa 15 milioni di  nuove auto all’anno sarà sempre di più per effetto dell’immigrazione da un lato e dei sistemi organizzati di mobilità dall’altro; di “Passenger Cars” per il Cliente tradizionale se ne vedranno sempre meno anche perché l’enorme bacino di Usato riciclabile e sostenibile surrogherà molta domanda potenziale di nuove auto.

Rimangono, certo, i grandi numeri potenziali del settore Aziendale di un Vecchio Continente ancora pieno di Ragioni Sociali e di Imprenditoria individuale; ma rimane da capire che effetto avrà il possibile Shopping estero conseguente alle tante crisi socioeconomiche dentro all’Unione; Shopping al quale gli Stati Membri potrebbero presto opporre una nuova nazionalizzazione delle Aziende strategiche: Difesa, Trasporto, Comunicazioni in primis. E ad ogni prospettiva di neonazionalizzazioni si associa sempre un atteggiamento di chiusura e “blindatura” dei mercati interni dalla concorrenza estera. 

Se in Europa questo avverrà sarà solo per l’ottimo esempio che la liberalissima e leale America sta insegnando al mondo: “Cari ragazzi, io chiudo i cancelli, affanculo il diritto alla concorrenza, il mercato globale e la neutralità dello Stato. America at First, e se serve noi blindiamo tutto e vi saluto auto di importazione: casomai Washington è disponibile a parlare di nuovi insediamenti esteri qui da noi; ma con Sudamerica e India in prospettiva le Imprese Made in Usa hanno da mangiare per il prossimo mezzo secolo”.

E dove America ed Europa volessero mettere il timbro “National Security” su un comparto di mobilità destinato ad un mercato interno di almeno mezzo miliardo di cittadini residenti, si dovrebbe poter parlare di nuova “Mobilità di Stato”. Cosa intendiamo dire?

Molto semplicemente che a scanso di quello che amano dire opinion makers molto distratti, l’Automotive occidentale non è mai stato un libero mercato. Casomai è stato un quadrangolare di lotta libera molto ben perimetrato e sorvegliato dalla politica. Questo per il semplice motivo che lo sviluppo del mercato Auto è stato svolto, in Occidente, secondo cinque “ere” commerciali e politiche ben precise.

Si inizia nello spazio di pace tra prima e seconda Guerra mondiale quando la politica nazionale dei principali Stati europei ed Americani svolge il ruolo di grande acquirente di sistemi e prodotti auto per la mobilità.

La diffusione popolare dell’auto, ovvero di massa, è una chimera in diversi Stati europei mentre cresce molto più accentuata negli Stati Uniti. Ma il vero “trust” tra Industria auto e politica è nelle forniture militari, vista la domanda e visto il periodo. Gli impianti produttivi sfornano motori per mezzi terrestri, navali ed aerei, le fonderie producono parti di carrozzerie e lamierati per aerei, navi, mezzi blindati e di supporto logistico. Eserciti e Governi pagano bene e regolarmente, all’inizio, le forniture. Poi arriva la fine della guerra.

Ed entra in campo la seconda era: quella della mobilità per le masse popolari, grazie soprattutto a tre grandi supporti: i piani Marshall di ricostruzione industriale in Europa, la diffusione dei brevetti automotive ceduti ed intermediati come pegno di guerra, ed infine la diffusione del petrolio raffinato come combustibile fossile unificato 

L’auto occidentale si è diffusa con l’industria bellica all’inizio: ritorno alle origini?

Ovviamente la diffusione industriale di stabilimenti, magazzini e la prima movimentazione di supply deriva dalla rete dell’industria bellica riconvertita e spesso ceduta dai Governi in cambio di specifici impegni a piani di assunzione operaia 

Dall’altro lato i Costruttori che decidono di entrare nel mondo Auto e che provengono da altri settori sono centinaia in tutta Europa, convinti da un prevedibile boom della mobilità privata che , va detto, è costosissima: i neo-Cojoners di ogni età che speculano sul presunto aumento dei listini odierni provassero a proporzionare il prezzo di acquisto di auto popolari europee di oltre settanta anni fa con i salari medi che venivano pagati in Europa.

La terza era: la diffusione esponenziale dell’auto diventa un ramo di attività per il credito e gradualmente il peso del controllo diretto od indiretto della politica e del settore pubblico si ricompone in modo diverso Paese per Paese. Si arriva alla composizione di Marchi diversi e delocalizzati dentro Gruppi internazionali, l’Automotive occidentale si ramifica in Sudamerica, Canada, Australia, Africa mentre il Giappone si estende in Asia e Corea.

Sempre e comunque il mondo industriale auto occidentale può solo scambiare affari e licenze costruttive in Cina ed URSS, mentre inizia la saga delle Nazioni emergenti ed a basso costo di produzione. Nessuno sa forse con esattezza come si comportassero e quali attese ispirassero quelle aree protette da cortine imperforabili di segreto e silenzio qualora fossero diventati mercati globali. 

La quarta era inizia proprio da quando aree del mondo pesanti tre volte l’Occidente unito si aprono, virtualmente, al mercato occidentale. Non tanto perché è l’Occidente a imprimere il suo “footprint” su questi mercati ma semplicemente perché l’apertura dei blocchi ad oriente ed Est risulta alla fine molto più perniciosa per l’Occidente rispetto ai vasi chiusi che c’erano prima. La finanziarizzazione del sistema di vendita da fattore positivo di sviluppo diventa un potenziale motivo di default. Il settore auto finanzia una esplosione di acquisti che paga la sua effervescenza con una esposizione creditizia che i Costruttori in lotta tra loro non controllano emettendo derivati e strumenti di rischio a livello Alert.

Siamo alla quarta era: quella passaggio dall’automobile “ANALOGICA” ovvero meccanica/endotermica con strumentazione si supporto classica a quella “Digitale”: Connettività globale, Ricarica elettrica. Guida Autonoma, materiali rari, Blockchain, accumulo in Corrente continua e tanto altro pronto a finire nelle mani di clienti privati. Siamo sicuri??

Cioè, siamo sicuri che quando parliamo di “guida autonoma” od intelligente di armamenti e mezzi militari stiamo parlando di altro riferendoci alle auto private od a mezzi di trasporto organizzato merci e persone?

Quando parliamo di “sovraffollamento” di rete e di eccesso di IoTin circolazione nel mondo, possiamo astrarre dal tema Automobile che – in proiezione – dovrebbe aumentare il suo parco circolante di diverse centinaia di milioni di nuovi punti in movimento nel globo?

Quando ci dovessimo trovare a parlare di centinaia di milioni di auto elettriche nel prossimo futuro, con annesso pacco batterie in una potenziale sharing Community, sicuri che quel carico di energia in movimento resti o debba restare estraneo al bene collettivo?

E in una dimensione industriale globale in cui dovunque il recupero e il riciclo saranno inevitabili e significativi anche per i dati macroeconomici di ogni Paese ed area continentale, sicuri che lasciare al privato il doppio delle incombenze di proprietà dell’auto (acquisto e gestione da sempre, ma recupero e tracciatura sono  di fatto nuove incombenze) sia il passo ideale?

“Mobilità di Stato” per ottimizzare il mercato auto

Ed ecco forse l’idea inconfessabile della politica occidentale: pervenire ad una “Mobilità di Stato”associata alla quinta definita era: quella dell’Industria automobilistica che si trasforma in dimensione di “Mobility Providers” non più solo al servizio del Cliente finale ma come “ponte” di servizio verso territorio e dimensione collettiva da un lato e Cliente finale dall’altro.

Questo significherebbe un rapporto tra Governo pubblico e Utilizzatore privato visualizzabile in un perpetuo Noleggio senza proprietà contraddistinto da una presenza attiva del settore pubblico nella erogazione, controllo e regolamentazione di prodotti e servizi di mobilità. E forse questo motiverebbe il “link” genericamente destabilizzante che Bruxelles e Washigton che hanno recentemente appaiato il destino dell’Industria Automotive a quella militare, 

questo darebbe inoltre più “sale” alle indiscrezioni a mezzo stampa sull’uscita di Luca De Meo da Renault, per alcuni motivata dallo “strappo” tra De Meo e Macron sulla ipotesi di assegnare alla Renault la produzione di Droni.

Questo scenario infine darebbe vita, in tema di futuribili strutture “Blockchain”, alla visione più che plausibile di sistemi Blockchain continentali e non solo industriali per ciascun Gruppo Costruttore.

Da questo, infine, potrebbe derivare una nuova “perimetrazione” dei diversi mercati auto non secondo divisioni doganali ma secondo i livelli di comunicazione tra Blockchain diverse.Il che, con grande sollievo e gioia di alcuni Leader politici e di tanti Costruttori, significherebbe la fine del mercato globale ed il ritorno a mercati continentali protetti semplicemente da crittogrammi diversi tra loro. 

Ecco perché, a pensarci bene, l’Auto e la mobilità di Stato in Occidente è molto più vicina di quel che si può razionalmente immaginare.

Riccardo Bellumori