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Rigeneratori e Rettificatori: l’automotive riscopre due professioni

Diciamoci la verità: al tanto criticato (solo da Autoprove.it) ciclo di sostituzione programmata, in Italia, sono bastati poco più di dieci anni di attività e di diffusione progressiva nelle scelte maggioritarie del mercato per operare una sorta di “Reset” in culture, convinzioni e modalità di acquisto che nel popolo degli automobilisti nazionali erano una sorta di lascito testamentario prorogato di generazione in generazione e basato su pochi e chiari comandamenti: l’auto si compra perché duri, se lecito si può personalizzare, ma è imperativo mantenerla in ottima salute senza tuttavia abbandonarsi troppo alle disposizioni ed alle attività delle Officine della Rete ufficiale. 

Questo “mantra” dipingeva da sempre l’Automobilista italiano come uno tra i più “infedeli” ed “incostanti” in Europa per fedeltà alle Reti Dealer e soprattutto dava un quadro statistico della manutenzione auto in Italia un poco schizofrenico: a livello di referenze e di distribuzione Ricambi il mercato “assorbiva” numericamente come altre piazze in piena salute, ed infatti la polverizzazione di Ricambisti e la forza logistica dei Distributori italiani era livellata su altre areee commerciali; poi però i conti e le Dichiarazioni fiscali di una buona fetta di Officine denunciava fatturati ed operatività da mercato secondario. Step by Stepl’arcano è venuto fuori, ovvero era un po’ la scoperta dell’acqua calda, ed era insito nel mercato “criptato” dei ricambi usati provenienti da circuito della autodemolizione, a sua volta regolamentata più sulla base di Regi Decreti che non su una piattaforma normativa articolata come quella che di fatto è arrivata in Italia dai primi anni del Duemila.

Al circuito del ricambio da autodemolizione attingeva proprio “strategicamente” la rete degli Autoriparatori di prossimità (chiamarli “Indipendenti” non è il caso fino almeno alla stessa data dei primi anni del Duemila….) che in virtù della riduzione di prezzo del ricambio procurato riusciva più facilmente, dentro un rapporto di operazioni molto spesso a nero, a proporre interventi molto più economici della Rete Ufficiale. Eh, si, ma così la Garanzia andava a puttane, dite? Vero che solo da 2002 – appunto – il Regolamento Monti ha reso l’autoriparazione indipendente una strada percorribile senza incognite dagli europei, ma dato che solo all’esplosione del ciclo programmato di sostituzione la c.d. “Garanzia del Costruttore” è diventata un accessorio da vendere nell’Usato come gli altri, una volta alienata l’auto dopo 24 o 36 mesi di vita, prima di allora la stessa Garanzia era in fondo una sorta di orpello rassicurante ma nulla più: chi aveva problemi all’auto nel ciclo di validità di un’auto, fino a pochi lustri fa, passava semplicemente e direttamente ad una diversa auto e Marchio.

DUE PROFESSIONI DA RISCOPRIRE

E dunque, prima del benedetto ciclo di sostituzione programmata che, in modo un poco distorto i Dealer sfruttavano per richiamare i Clienti nelle Officine ufficiali ed autorizzate per interventi “a garanzia della garanzia”, il protocollo di intervento dell’Automobilista oscillava tra Ufficiali ed indipendenti con una forte incidenza di ricambi provenienti da circuiti molto alternativi al “nuovo originale”; questo, unito alla mantenuta cultura degli automobilisti più esperti nello svolgere lavorazioni direttamente sulle componenti provenienti dalla propria auto, ha favorito la presenza di una fitta rete di Artigiani specializzati in interventi di Rettifica e Rigenerazione. Anzi, ad essere onesti fino ad una quindicina di anni fa questo termine e questa Categoria ultima (Rigeneratori) non era contemplata neppure nel fraseggio comune.

In sostanza tutti i meccanici che riutilizzavano e risistemavano parti originarie dell’auto si chiamavano benefattori e comunque al massimo rientravano nel cerchio dei rettificatori. Appunto, nei quindici anni passati, con l’Usato destinato a forma di commodity utile a facilitare le permute per poi finire nelle vendite a lotti delle Aste usato e dei portali grossisti, la cultura del riparare/mantenere/rigenerare/revisionare si è diluita al punto che l’improvvisa impennata dell’Usato post Lockdown ha portato con sé anche la crescita parossistica del costo della manutenzione auto e dell’acquisto Ricambi.

Il motivo è proprio nel fatto che aumentando l’anzianità del Parco circolante ed il suo stato di degrado, da un lato i tagli alla Supply Chain conosciuta fino a prima del 2020 hanno ridotto la disponibilità e reperibilità di ricambi originali, analoghi o corrispondenti (Aftermarket ovvero canale Indipendente); dall’altro lato il ricorso al Ricambio Usato da demolizione o in generale da acquisto online trasnazionale ha aumentato l’alea di rischio e di rottura di componenti non tracciate e non certificate.

Ed ecco perché solo negli ultimi anni si è amplificato l’appello di Associazioni di Categoria (come ad esempio la Federazione Rettificatori e Rigeneratori – FIR ) o del mondo dell’Autoriparazione che cerca disperatamente ragazzi capaci di usare Torni, Frese, di svolgere interventi particolari ma soprattutto di “conservare” quanto più possibile del componente soggetto ad intervento di riparazione o sostituzione: procedura che è assolutamente pesante e difficile da svolgere: il Rettificatore è colui che in fondo esprime il suo parere sul mantenimento o meno di una componente che, rettificata e revisionata, moltiplicherà il suo carico di lavoro pluriennale e dunque chi Vi svolge sopra ulteriori lavorazioni è anche colui che si esprime sulla ragionevolezza ed opportunità dell’allungamento del ciclo di vita di quel ricambio rettificato. Idem per il Rigenerarore, che è chiamato a “perimetrare” l’ambito di lavorazioni necessarie a ridare funzionalità originaria alla parte lavorata.

Non sta a noi fare qui l’elenco delle opportunità formative, di stage/praticantati e di formazione on Job in Azienda. Di sicuro Vi esortiamo ad andare a vedere Centri Formativi, Fondazioni, Associazioni di Categoria. Perché Rettifiche e rigenerazione diventeranno sempre più il must professionale del futuro.

Riccardo Bellumori

Addio alla Kia Soul: stop negli Usa

La divisione americana di Kia ha annunciato la fine della produzione del crossover Soul, inizialmente famoso per il suo aspetto atipico. Negli Stati Uniti le auto sono ancora disponibili presso i concessionari, dove il modello è attualmente disponibile con un motore atmosferico 2.0 senza alternative.

La prima Kia Soul di serie ha debuttato nel 2008. Il marchio coreano ha inizialmente posizionato il modello come crossover urbano, anche se si tratta piuttosto di una hatchback. La seconda generazione è stata lanciata nel 2013. L’attuale “terza” Kia Soul è in produzione dal 2018, mentre il restyling è stato effettuato nel 2022.
Il crossover ha già lasciato la maggior parte dei mercati. Ad esempio, il modello ha lasciato la Corea, suo paese d’origine, già nel 2021 a causa della scarsa domanda. Successivamente sono state interrotte le vendite in Europa, dove, tra l’altro, la Soul era recentemente disponibile solo nella versione elettrica e con la vecchia carrozzeria. Non molto tempo fa, il crossover è stato ritirato anche dalla gamma canadese del marchio. Ora è stata annunciata l’imminente cessazione delle vendite anche negli Stati Uniti: la rappresentanza locale di Kia ha appena comunicato che la produzione della Soul per questo Paese terminerà entro la fine del mese in corso. Probabilmente, in seguito, la cinque porte scomparirà anche in altri mercati dove il modello è ancora presente (ad esempio in Kazakistan). Non ci sarà una Kia Soul di quarta generazione.

LA SCELTA STRAREGICA

La divisione americana di Kia ha precisato che ai concessionari locali in tutto il paese rimarranno “solo poche migliaia di esemplari” di Soul. Oggi il modello è disponibile esclusivamente con motore aspirato 2.0 MPI (149 CV) e cambio variabile: le versioni con motore turbo 1.6 T-GDI (204 CV) e cambio automatico a sette rapporti destinate al mercato statunitense sono state eliminate dopo il restyling. La trazione è solo anteriore.
Escluse tasse e spese di consegna, il prezzo della Soul parte attualmente da 20.490 dollari. Si tratta quindi del SUV più accessibile della gamma Kia americana. Dopo l’uscita di scena della Soul, la linea SUV del marchio negli Stati Uniti sarà aperta dalla Seltos.

A proposito, secondo i risultati di gennaio-settembre 2025 negli Stati Uniti, entrambi i modelli hanno mostrato risultati quasi identici: 40.408 clienti hanno scelto la Kia Soul, mentre la Seltos ha venduto 40.065 esemplari. Ma se il primo SUV ha chiuso i tre trimestri con un leggero, ma comunque positivo, +1%, le vendite di Kia Seltos sono diminuite del 17%.

Nuovo Dacia Sandero 2026: Anteprima

L’attesa è finita. Dopo una quantità ingente di foto spia e persino di fughe di notizie, il nuovo Dacia Sandero 2026 è stato ufficialmente presentato in società. La terza generazione dell’auto più venduta in Spagna è stata oggetto di un importante aggiornamento. Un restyling, un «facelift», per mettersi al passo e affrontare il resto della vita commerciale che ha davanti.

Si presenta con un nuovo design esterno, una dotazione tecnologica ampliata e un’offerta meccanica rivisitata. Il nuovo Sandero non si presenta da solo, condivide il palcoscenico con il nuovo Dacia Jogger che irrompe anch’esso sulla scena.

Basta dare una rapida occhiata alle immagini che illustrano questo articolo per scoprire in cosa è cambiato il Sandero. Questo modello, insieme alla sua variante «crossoverizzata» Sandero Stepway e al Jogger, è tra i primi della gamma Dacia ad adottare la nuova firma luminosa a forma di lettera «T» rovesciata installata sopra i nuovi gruppi ottici in cui la tecnologia LED fa la sua comparsa.

La nuova firma luminosa è collegata alla calandra, anch’essa nuova, tramite una sottile linea di punti bianchi che assumono una forma simile a pixel per creare un contrasto accattivante. Anche il paraurti anteriore è nuovo. Nella vista laterale non ci sono grandi cambiamenti, anche se è vero che il nuovo Sandero, a seconda della versione, incorpora nuovi copricerchi o nuovi cerchi in lega leggera, e un’antenna shark di serie a partire dalla versione Expression.

🔙 Concludendo il nostro tour esterno nella parte posteriore, va segnalata la presenza dei nuovi gruppi ottici posteriori con luci «pixel» LED. E nel caso specifico del Sandero Stepway, il design robusto è rafforzato da una nuova fascia scanalata in colore nero opaco che si estende tra le luci posteriori e il paraurti rivisitato.

Anche la variante Stepway del Dacia Sandero è stata aggiornata.

Per rafforzare l’immagine avventurosa e da fuoristrada del Sandero Stepway, il marchio incorpora nuove protezioni in Starkle che si estendono sui passaruota, i sottoporta e gli inserti dei fendinebbia. È un materiale sviluppato da Dacia, introdotto sul Duster, che contiene il 20% di plastica riciclata.

Per quanto riguarda le opzioni di personalizzazione, ci sono anche novità. Dacia non ha voluto perdere l’occasione per aggiungere nuovi colori per la carrozzeria. I nuovi Sandero e Sandero Stepway aggiungono il nuovo colore carrozzeria Giallo Ambra con finitura metallizzata.

Lasciando da parte l’esterno, se entriamo nell’abitacolo del nuovo Sandero ci troveremo avvolti da un ambiente più tecnologico. La prima cosa che attirerà la nostra attenzione è il nuovo schermo touch da 10 pollici. È il «centro nevralgico» dell’abitacolo rinnovato. Un componente chiave per gestire il sistema di infotainment compatibile con Android Auto e Apple CarPlay. È di serie nelle versioni Expression, Extreme e Journey.

Il sistema Media Control, disponibile nella versione base, presenta una nuova interfaccia più intuitiva. Il nuovo schermo touch si combina con un quadro strumenti digitale da 7 pollici. Un’altra novità da non trascurare è il volante multifunzione già disponibile in altri modelli del marchio. Va anche menzionato il nuovo comando del cambio automatico e le palette al volante disponibili per il nuovo motore ECO-G da 120 CV di cui parleremo più avanti.

📡 Tra le nuove dotazioni che arrivano nella gamma Sandero spicca il caricatore wireless per telefoni cellulari compatibili. È la prima volta che questo modello dispone di tale opzione. Altre nuove dotazioni sono i fari abbaglianti automatici, la telecamera multivisione e gli specchietti retrovisori esterni con regolazione e chiusura elettrica.

Interni e tecnologie

Per creare un collegamento con il design esterno rinnovato, all’interno sono stati apportati diversi cambiamenti come quello che si può trovare nei contorni delle bocchette d’aria che adottano uno stile a «T» rovesciata. Sia sul cruscotto che sulle porte anteriori ora ci sono nuove finiture che possono essere in tessuto o in denim a seconda della versione. Parlando di finiture e rivestimenti, Dacia ha aggiunto nuovi materiali con tessuti di colore nero e blu. La versione Extreme conserva la tappezzeria in TEP microcloud.

Per rispettare le severe normative europee, la lista dei sistemi di assistenza alla guida è stata migliorata. Il nuovo Sandero ora incorpora la frenata d’emergenza assistita in ambienti urbani e periurbani con rilevamento di veicoli, pedoni, ciclisti e motocicli e il sistema di monitoraggio dell’attenzione del conducente.

I motori del nuovo Dacia Sandero 2026

Sotto il cofano ci sono stati cambiamenti importanti. Anche se l’elettrificazione del Sandero dovrà aspettare, Dacia ha apportato modifiche interessanti per rafforzare, tra le altre cose, l’impegno verso il carburante alternativo più popolare: il GPL. Ma prima parliamo delle opzioni termiche a benzina.

Il livello d’ingresso era occupato da un motore benzina da 1.0 litri TCe a tre cilindri da 90 CV. Questo motore è stato potenziato e ora raggiunge i 100 CV. È abbinato a un cambio manuale a sei marce. Resta anche il motore 1.0 TCe da 110 CV con trasmissione manuale.

Il rinnovato Dacia Sandero introduce un nuovo motore 1.2 ECO-G da 120 CV con cambio automatico.

La versione bifuel diventa protagonista della gamma. I nuovi Sandero e Sandero Stepway incorporano un nuovo motore ECO-G da 1.2 litri a tre cilindri da 120 CV (il precedente ne aveva 100). È abbinato a un cambio automatico a doppia frizione a sei rapporti. È la prima volta che la gamma Sandero introduce una motorizzazione GPL con cambio automatico.

Per migliorare le prestazioni, o meglio l’autonomia, è stato aumentato anche il serbatoio GPL. Quello del Sandero ora ha 49,6 litri mentre quello del Sandero Stepway arriva a 40 litri rispettivamente. Questo comporta un aumento dell’autonomia in modalità GPL del 20%. L’autonomia totale (GPL + benzina) raggiunge i 1.590 chilometri per il Sandero e 1.480 km per il Sandero Stepway. E a proposito, va ricordato che le versioni GPL portano con sé il distintivo ambientale ECO della DGT con i vantaggi di mobilità che ne derivano.

Quando arriverà sul mercato? Dacia non ha fornito una data precisa per il lancio commerciale del nuovo Dacia Sandero.

Tuttavia, possiamo dare per certo che il configuratore sarà aperto prima della fine dell’anno. Arriverà nei concessionari nel primo semestre del 2026. I prezzi sono, per il momento, un’incognita. Tuttavia, possiamo prendere come riferimento i 13.600 € da cui parte il modello attuale. Il nuovo sarà leggermente più caro.

Nuovo BMW X7 2026: Rendering

Il nuovo BMW X7 è pronto ad un cambio di passo epocale.

Il crossover più grande di BMW è pronto per il suo più grande restyling di sempre, con un importante ripensamento del design che si ispira alla scuola Neue Klasse. Con il nome in codice G67, la prossima X7 darà vita anche a una variante iX7 completamente elettrica, per la prima volta in assoluto.

Altro: La nuova Serie 3 di BMW affronta la trasformazione più significativa degli ultimi 50 anni

I nostri informatori hanno fotografato la nuova X7 durante i test su strada, ma questo non ci ha impedito di decodificare la camuffatura per darvi un’anteprima di come sarà il prossimo SUV di lusso della casa bavarese. Continuate a leggere per scoprire tutto ciò che abbiamo scoperto finora.
Il SUV più grande di BMW sta per diventare molto più interessante
L’attuale X7 di generazione G07 è stata introdotta nel 2018 dopo aver ricevuto un restyling nel 2022.
Controversamente, la X7 mantiene la sua configurazione di fari divisi, con le luci diurne montate in alto contro la linea del cofano, mentre i fari principali sono riposizionati in unità più squadrate più in basso. I doppi reni ridisegnati rimangono audaci come prima, ma ora presentano elementi luminosi al posto del cromo e la presa d’aria inferiore è di forma più rettangolare.

IL SUPER SUV DI BMW

L’estetica della Neue Klasse si afferma davvero nel profilo laterale, dove i parafanghi anteriori e posteriori, insieme alla superficie liscia e a filo, tracciano chiari parallelismi con la iX3 recentemente presentata.
Le maniglie delle porte convenzionali sono state eliminate e sostituite da sottili “alette” che si alzano dalla linea di cintura in uno stile che ricorda la Mustang Mach-E. Il finestrino posteriore è leggermente più grande e presenta una “curvatura Hofmeister” più marcata rispetto alle altre BMW recenti.

La parte posteriore manterrà il portellone diviso in due parti e i fanali posteriori saranno unità LED più sottili. Le varianti M-performance sfoggeranno quattro terminali di scarico, mentre la iX7 completamente elettrica avrà una minigonna inferiore diversa per riflettere il suo propulsore senza petrolio.

All’interno, BMW introdurrà il suo sistema di infotainment Panoramic iDrive nella nuova X7: un display che va da un montante all’altro alla base del parabrezza con sezioni personalizzabili sia per le informazioni essenziali per il conducente che per l’intrattenimento dei passeggeri.
A questo si aggiungono un display head-up 3D e un ampio display touch centrale per le funzioni di infotainment principali, anche se i tradizionalisti e i sostenitori dell’ergonomia potrebbero lamentare la rimozione del controller rotativo fisico iDrive.

Il SUV più grande di BMW sta per diventare molto più interessante
La iX3 nella foto sopra è la prima BMW di serie con la nuova configurazione Panoramic iDrive.
Altri dettagli interni seguiranno probabilmente la nuova iX3 in termini di superfici più pulite e ingombro ridotto, ma utilizzeranno più inserti in vetro, illuminazione ambientale d’atmosfera e materiali di alta qualità.

Le funzioni di assistenza alla guida migliorate includono la possibilità di guidare senza mani in autostrada e il City Assist con rilevamento dei semafori, che consente all’auto di fermarsi e poi riprendere automaticamente il movimento.

PIATTAFORMA E MOTORI

Sotto il cofano, la BMW X7 continuerà a utilizzare una versione fortemente aggiornata dell’architettura CLAR (Cluster Architecture) di BMW. Ci si aspetta sospensioni pneumatiche adattive con ammortizzatori adattivi, che potrebbero includere lo sterzo dell’asse posteriore e il controllo attivo del rollio.

Oltre ai motori a benzina e diesel, per la prima volta sarà disponibile una variante elettrica iX7. Prendendo come riferimento la iX3, possiamo aspettarci una versione a doppio motore da 463 CV (345 kW).
Se ciò non bastasse, è in programma una potente M70 da 800 cavalli, insieme a un’opzione Alpina ancora più potente. Come riferisce il nostro Chris Chilton, il sistema utilizzerà un’architettura a 800 volt con un pacco batterie cilindrico da 110 kWh.

Ci si aspetta che il motore B58 3,0 litri turbo a sei cilindri in linea con tecnologia ibrida leggera a 48 volt continui ad essere utilizzato, insieme al V8 biturbo da 4,4 litri derivato dall’S68. Anche il motore diesel 40d xDrive a sei cilindri in linea tornerà sui mercati in cui i motori a combustione interna rimangono popolari.

I principali concorrenti includono la Mercedes-Benz GLS, la Rolls-Royce Cullinan e la futura ammiraglia di Audi, la Q9. Altri concorrenti includono la Genesis GV90, la Lexus LX, la Range Rover, la Cadillac Escalade IQ, l’Infiniti QX80 e la Lincoln Navigator.

Altro: BMW sta per eliminare tre modelli di lunga durata

La presentazione ufficiale è prevista tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, con l’avvio della produzione poco dopo. Sia la X7 che la iX7 saranno prodotte nello stabilimento BMW di Spartanburg, nella Carolina del Sud.

Nuovo Mahindra Thar 2026: clone di Jeep Wrangler

Il nuovo Mahindra Thar è pronto a continuare la sfida alla Jeep Wrangler.

Mahindra & Mahindra ha annunciato l’inizio delle vendite del fuoristrada Thar del nuovo anno modello. Il fuoristrada ha subito modifiche estetiche esterne, mentre l’abitacolo è stato modernizzato in modo più sostanziale. Come in precedenza, sono disponibili una versione a benzina e due versioni diesel.

Il fuoristrada indiano a tre porte Mahindra Thar dell’attuale generazione ha debuttato nell’estate del 2020, mentre lo scorso anno è stata lanciata una versione allungata e più ricca a cinque porte con il “cognome” Roxx. A causa della somiglianza delle auto con la Jeep Wrangler, l’azienda non è riuscita a realizzare le sue ambizioni di esportazione, ma nella sua patria la famiglia gode di una domanda piuttosto elevata. Secondo i dati dei media locali specializzati, dal momento del lancio della Thar/Thar Roxx sono state vendute 300.000 unità. Ed ecco che sul mercato interno arriva il SUV a tre porte del nuovo anno modello.

Le modifiche esterne della Thar sono puramente estetiche. Le barre verticali sulla griglia del radiatore sono ora verniciate dello stesso colore della carrozzeria, mentre il paraurti anteriore è tornato bicolore (lo era al momento del lancio, ma poi è stato reso completamente nero). Dal tappo del serbatoio è stata rimossa la serratura: ora si apre dall’interno. Inoltre, la gamma di colori della carrozzeria è stata arricchita da due nuove tonalità: Tango Red e Battleship Grey. Come in precedenza, i modelli sono dotati di cerchi da 16 o 18 pollici.

TECNOLOGIE E MOTORI

Gli interni sono stati rivisitati con maggiore attenzione. All’interno della Mahindra Thar si trova il volante della Thar Roxx a cinque porte, mentre la versione allungata della tre porte con allestimenti di lusso è dotata di un tablet multimediale con diagonale da 10,25 pollici (in precedenza era presente un touchscreen da 6,7 pollici). Sui montanti anteriori sono state aggiunte delle maniglie, mentre i pulsanti degli alzacristalli sono stati spostati dal tunnel centrale alle portiere. Sono state aggiunte anche delle bocchette di ventilazione per i passeggeri posteriori (integrate nell’estremità del tunnel). Infine, l’elenco delle dotazioni include connettori USB Type-C e una telecamera posteriore.

Tutta la tecnologia è rimasta invariata. La Mahindra Thar a tre porte è disponibile con motori turbodiesel D117 1.5 (118 CV) e mHawk 2.2 (132 CV), ma è anche possibile scegliere un’auto con motore turbo a benzina mStallion 2.0 (152 CV). Tutti i motori sono abbinati a un cambio manuale a sei marce, mentre il motore diesel più potente e quello a benzina possono essere abbinati anche al classico cambio automatico a sei marce. La Thar con motore turbodiesel 1.5 è disponibile solo con trazione posteriore, mentre le altre versioni sono dotate di trazione integrale.

Il fuoristrada Mahindra Thar aggiornato costerà tra 999.000 e 1.699.000 rupie. Il prezzo della Thar Roxx a cinque porte parte da 1.225.000 rupie.

Nuova Fiat Panda SUV 2026: Renderimg

Fiat Panda si prepara a diventare SUV per il 2026. Ispirato al design della Grande Panda, utilizzerà la piattaforma Smart Car già impiegata da Citroën C3 Aircross e Opel Frontera. Sarà disponibile anche in versione Fastback e prodotto in Marocco.

Il modello, inizialmente previsto con il nome Multipla e poi Pandissima, adotterà infine una nuova denominazione.

Due SUV compatti in arrivo. Nel 2026, Fiat lancerà due SUV compatti, tra cui una versione fastback sorpresa durante una sessione di test.

I fratelli maggiori della Grande Panda. Con una lunghezza di circa 4,40 metri, il SUV sarà tecnicamente imparentato con Citroën C3 Aircross e Opel Frontera. Sulla stessa base Smart Car, Fiat proporrà anche una variante fastback. Al lancio della Grande Panda, avvenuto all’inizio del 2025, Fiat aveva annunciato che sarebbe stato il primo modello di una nuova famiglia basata sulla piattaforma Smart Car di Stellantis. Come ha spiegato de La Giraudière, Fiat sta sviluppando un B-SUV e un piccolo C-SUV, segmenti che la casa aveva abbandonato da qualche anno. Il SUV fastback è stato avvistato durante uno dei primi test su strada.

LA PANDA SUV

I nuovi SUV Fiat faranno parte della gamma Grande Panda e il loro stile è stato disegnato dal francese François Leboine, già autore della Grande Panda e della Renault 5 Prototype. I due modelli condivideranno molti elementi con Citroën C3 Aircross e Opel Frontera. La versione fastback europea sarà completamente diversa dal Fiat Fastback venduto in Brasile dal 2022.

Motorizzazioni disponibili. La piattaforma Smart Car supporta diverse motorizzazioni, e i SUV Fiat offriranno le stesse opzioni già presenti su C3 Aircross e Frontera:

  • 1.2 Turbo da 100 CV
  • 1.2 ibrido leggero da 110 CV con cambio automatico a 6 rapporti
  • 1.2 micro-ibrido da 145 CV con cambio automatico a 6 rapporti
  • versione 100% elettrica da 113 CV con batteria da 44 kWh (circa 300 km di autonomia) o da 54 kWh (circa 400 km)

Né Multipla né Pandissima. Olivier François, direttore generale di Fiat, ha confermato che il nome Multipla non sarà ripreso, poiché associato a soluzioni modulari e pratiche che non caratterizzeranno i nuovi SUV. Anche il nome Pandissima, che sembrava essere stato approvato, è stato scartato. Dopo Grande Panda e Pandina (la Panda Hybrid attuale), Pandissima avrebbe avuto senso, ma bisognerà attendere per conoscere il nome definitivo. Il SUV Fastback sarà presentato a giugno 2026, mentre il modello più grande arriverà in ottobre.

Una futura occasione? I due SUV saranno assemblati nello stabilimento Stellantis di Kénitra, in Marocco, per contenere i costi. Secondo de La Giraudière, questa produzione fuori Europa permetterà a Fiat di proporre «una buona occasione con carattere e stile». Il target è la clientela dell’attuale Fiat Tipo, in fase di pensionamento. Fiat punta a offrire un modello centrale nella gamma a un prezzo competitivo. Attualmente, la Tipo parte da 16.900 €, la Citroën C3 Aircross da 19.900 € (con il 1.2 Turbo da 100 CV) e l’Opel Frontera da 26.500 € (con il 1.2 Hybrid da 110 CV). Questi ultimi due sono prodotti a Trnava, in Slovacchia.

Professione Rigeneratore: eccellenza e tradizione italiana ecofriendly

 E’ sempre apparso lampante, a chi ancora fa buon uso della ragione, che la decarbonizzazione estrema del settore Automotive voluta a Bruxelles con l’obbiettivo Zero al 2055 non può essere perseguita solo con l’abbattimento delle emissioni allo scarico delle automobili, ma coinvolgendo nella riduzione del fatidico “Footprint” tutta la filiera industriale, distributiva e commerciale del comparto delle due e quattro ruote. 

 

Dove, tra l’altro, nel settore del cosiddetto Aftersales la combinazione produttiva e commerciale integra proporzionalmente insieme al mercato auto anche diversi altri comparti:

nel settore componentistica evidentemente la “torta” di condivisione delle parti prodotte coinvolge anche motocicli, LCV e mezzi per agricoltura e persino la nautica, mentre da tempo la filiera elettronica e telematica spinge per una unificazione anche dei Database che elencano e registrano gli assortimenti di referenze ricambi affinchè si possa convergere il più possibile su una centralizzazione informatica in grado di unificare medesime referenze adattabili od in uso presso più comparti produttivi. 

E se questo sembra un particolare di poco conto, proviamo a metterlo in relazione con la progressiva apertura del mercato commerciale ad Est ed Oriente: l’arrivo nelle piazze europee di prodotti a due e quattro ruote; utili per il trasporto privato o merci; destinato alla strada oppure ai cantieri, all’agricoltura, alla logistica oppure alla navigazione; questo significa l’arrivo a pioggia di nuove parti di ricambio, da decodificare e assortire per diversi settori commerciali dentro una catena distributiva e logistica dove solo nel settore commerciale e manutentivo delle auto le componenti registrate dai più “performanti” Data Base a supporto di Ricambisti ed Officine sommano almeno 10 milioni di referenze indicate in codici tra parti originali, analoghe, corrispondenti e rigenerate.

Allo stesso tempo le Direttive comunitarie e nazionali cercano di mettere ordine, con scarso successo ancora, nella regolamentazione e disciplina commerciale del Ricambio usato: questo, soprattutto nel settore Auto e Trucks, fa i conti con un aumento notevole del consumo e della intermediazione di componenti usate che si registra in risposta alla sempre maggiore scarsità di materiale nuovo disponibile (riduzione delle scorte) e con l’aumento sensibile dei listini e dei costi logistici.

Dunque, se in prospettiva il mercato della componentistica “nuova” proietta già una criticità relativa a complicazione degli assortimenti, frammentazione informativa e distributiva, ma anche difficoltà di approvvigionamento per la trasformazione della Supply Chain internazionale soprattutto dopo il Covid, la questione del Ricambio “nuovo” si confronta sempre di più con due nuove questioni emergenti in Europa:

– Dal lato decarbonizzazione, il mondo della componentistica è chiamata al controllo totale del ciclo di vita e soprattutto di “fine vita” con uno stimolo al recupero, al riciclo ed all’abbattimento degli sprechi nell’ambiente circostante di componenti degradate dell’auto; 

– Dal lato commerciale, il rinnovato allungamento del ciclo di vita del parco circolante e l’aumento dell’età media delle vetture in Europa riporta in primo piano la questione approvvigionamenti e disponibilità di componenti per modelli usciti di produzione anche oltre quindici anni .

La risposta a tutto questo? Serve una nuova generazione coraggiosa e giovane di Rigeneratori e Rettificatori.

UNA PROFESSIONE DA RISCOPRIRE

Ragazzi neoimprenditori o approdati dopo una iniziale esperienza nel mondo a metà tra Manutenzione e profilo industriale ed artigianale.

Il Rettificatore è forse la figura più immediata da raffigurare: una figura storica e soprattutto emblematica nel contesto meccanico nazionale, unito alla grande capacità industriale dei Distretti del Nord che fino ad almeno 25 anni fa erano una eccellenza nella produzione dei macchinari di precisione per la lavorazione anche meccanizzata (controllo numerico, programmazione etc…). Da noi sono uscite centinaia di tornitori, specialisti del taglio di acciaio e alluminio, esperti nel trattamento superficiale delle parti meccaniche, equilibratori di masse in movimento, tutti perfettamente assistiti da macchinari italiani che facevano la forza dell’export metalmeccanico in tutto il mondo. 

Il profilo del rigeneratore invece è un poco più articolato, poiché la rigenerazione ricambi parte in primis da un perimetro normativo europeo e nazionale: in primo luogo le normative sul ciclo di end of life della componentistica, e dall’obbligo di recupero di materiali inquinanti e/o rari ed utili nel ciclo industriale; e poi si arriva alla distinzione necessaria tra componente usato e componente rigenerato, aspetto sul quale ancora si verifica una confusione rischiosa.

Anzi, questo approfondimento è utile per ribadire un concetto: il Ricambio Usato proveniente dal circuito dell’Autodemolizione Autorizzata (regolamentata da diversi strumenti di legge in Italia, a partire dal ‘Regio Decreto n. 773 del 1931 con il D.P.R. 915/82,Art.15; e poi il D.Lgs. 209/2003, in attuazione della Direttiva CE/53/2000, a definire, all’articolo 7; e questo per citare i principali tomi normativi) porta l’autodemolitore organizzato in termini di vendita e offerta al più a verificare la funzionalità di componenti e sistemi funzionali alla guida dell’auto; mentre per l’acquisto diretto – o da parte del Cliente privato o dal meccanico delegato dal Cliente – la norma svincola sostanzialmente l’Autodemolitore da ogni forma di garanzia o attestazione di conformità (a parte la tracciabilità della componente recuperata e registrata sugli appositi MUD) sulla funzionalità e conservazione della parte venduta al Cliente, per la quale è tenuto a rispondere il meccanico che – acquisito il ricambio – deve verificare, periziare e garantire al Cliente la funzionalità del ricambio usato installato in riparazione, salvo manleva consapevole accettata dal Cliente committente degli interventi. 

Fatta questa premessa, la distanza tra ricambio usato da autodemolizione professionale (escludendo dalla descrizione la transazione “Privato/Privato” che ovviamente rientra in un canale commerciale assolutamente deregolamentato) e ricambio rigenerato è abissale su diversi aspetti:

Merceologico (poiché la componente rigenerata conserva del Ricambio di origine solo le parti non usurabili, conservate e soprattutto in grado di esprimere la funzionalità sufficiente e necessaria a compiere le funzioni per le quali è stata creata);

Logistico (poiché la maggior parte dei ricambi da rigenerare proviene dal Cliente o dalla struttura del Marchio cui il ricambio appartiene, e solo una quota minoritaria proviene dal canale della autodemolizione);

​-Giuridico (applicazione della Garanzia da parte del Rigeneratore);

-Commerciale (eventuale applicabilità di uno “sconto” carcassa dal listino ufficiale del Rigeneratore, secondo livello di trattativa e di accordo di commessa, in base al “peso” delle parti non soggette a rigenerazione o sostituzione e che – a scelta del Cliente – possono essere consegnate in “permuta” parziale al Rigeneratore oppure essere mantenute nel pezzo rigenerato senza sostituzione).

COSA VIENE RIGENERATO

Le categorie merceologiche più soggette, tra i ricambi, al processo di rigenerazione sono le parti:

1. Elettriche ed elettromeccaniche (Alternatori, ECU ed ECM, Motorini d’avviamento,Motorini tergicristalli, sistemi di iniezione elettronica ed elettronica di sistema);

2. Parti usurabili e rotanti (Kit Frizioni, giunti e semiassi, cambi e trasmissioni);

3. Parti pneumatiche ed idrauliche (Compressori aria condizionata Freni – Pompe iniezione Diesel – Pompe acqua e radiatori, sistemi sterzanti / frenanti / pompe / servofreni, ammortizzatori, turbine).

La garanzia su parti “rigenerate” di legge prevede la estendibilità a 24 mesi. Ovviamente, al pari dell’acquisto di ricambi nuovi, anche il ricambio rigenerato da acquistare può essere selezionato (per fare alcuni esempi banali) in base alla reputazione del sito o della azienda che presta l’attività di rigenerazione. Le lavorazioni genericamente elencabili per l’attività di rigenerazione sono fondamentalmente:

​-Smontaggio di tutte le parti della cosiddetta carcassa;

– Pulizia e verifica di funzionalità;

– Lavorazione mirata delle parti soggette ad usura o sostituzione parziale;

– Rimontaggio della struttura finita e test di funzionalità;

L’apporto di decarbonizzazione che la rigenerazione comporta nel ciclo produttivo del comparto Automotive è essenziale nella tracciatura delle parti che evita la dispersione accidentale o fraudolenta nell’ambiente delle componenti e dei materiali eventualmente inquinanti; ovvero nel riutilizzo di parti non usurabili, condizione che riduce il volume produttivo e la intermediazione di parti nuove ed il dispendio energetico necessario alla fase industriale ed allo stoccaggio logistico.

L’interesse crescente dei Costruttori nel costituire proprie reti di rigenerazione sia in entrata (acquisizione ordini di Clienti e strutture di Service Management) sia in uscita (commercializzazione tramite Placche logistiche e centri di vendita specializzati) è in linea con le raccomandazioni della Commissione Europea che stimola la riduzione del Carbon footprint su tutto il processo industriale del comparto Automotive. 

Per tutti questi  motivi la figura del Rigeneratore (e del rettificatore) diventeranno centrali nel breve periodo in Italia ed Europa. E della loro formazione e del successo imprenditoriale parleremo in una prossima puntata.

Riccardo Bellumori

Nuovo Toyota Hilux 2026: Anteprima Rendering

Sebbene la Toyota Hilux continui a dominare le classifiche di vendita in diversi mercati mondiali nonostante abbia ormai dieci anni, è giunto il momento di sostituirla. Il momento del cambio generazionale si avvicina e alcuni documenti trapelati dall’Australia offrono un quadro più chiaro di ciò che ci aspetta. Tra i cambiamenti più significativi figurano la probabile scomparsa del motore a benzina entry-level e la possibile eliminazione graduale della versione Extra-Cab.

Le informazioni sulla nuova Hilux sono state recentemente pubblicate attraverso un database online gestito dal Dipartimento australiano delle infrastrutture, dei trasporti, dello sviluppo regionale, delle comunicazioni, dello sport e delle arti. Il nuovo modello è indicato come “AN2” e non viene fatto alcun riferimento al motore a benzina da 2,7 litri attualmente in commercio. Inoltre, nei documenti non viene menzionato nemmeno il motore turbodiesel da 2,4 litri del modello uscente.

Ciò ha spinto Drive Australia a ipotizzare che il turbodiesel da 2,8 litri attualmente disponibile nella Hilux, così come in altri modelli Toyota come il Land Cruiser Prado, potrebbe diventare l’unica opzione di motore. Questo motore da 2,8 litri è dotato di serie della tecnologia ibrida leggera a 48 volt, che produce 201 CV (150 kW) e 500 Nm di coppia.

È chiaro che tutti i modelli Hilux equipaggiati con questo 2,8 litri elettrificato saranno dotati di serie di cambio automatico. Tuttavia, Toyota avrà una soluzione per coloro che desiderano cambiare marcia manualmente, offrendo una versione non elettrificata di questo motore insieme a un cambio manuale. È possibile anche un cambio automatico non elettrificato.
Come il modello attuale, la prossima Hilux sarà disponibile sia con trazione posteriore che con trazione integrale, anche se la maggior parte delle versioni dovrebbe essere equipaggiata con trazione integrale.

LA PROSSIMA GENERAZIONE

Toyota potrebbe presentare la nuova Hilux già al Thailand Motor Expo alla fine di novembre. Oltre ad avere un design esterno completamente rinnovato, l’ultima Hilux sfoggerà interni rinnovati che includono un quadro strumenti digitale e un ampio display di infotainment.

Si vocifera anche che Toyota stia lavorando a un modello ad alte prestazioni per competere con il Ford Ranger Raptor. Se così fosse, potrebbe essere alimentato dal motore ibrido i-Force Max da 2,4 litri utilizzato nel Tacoma, che eroga 326 CV e 630 Nm di coppia. Guardando più avanti, Toyota ha già confermato che è in arrivo anche un Hilux completamente elettrico.