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Nuova Toyota GR86 2025: Rendering e Anteprima

Si prevedeva che la Toyota GR86 di terza generazione avrebbe preso in prestito il motore a tre cilindri turbo da 1,6 litri dalle Toyota GR Corolla e GR Yaris.

Secondo quanto riportato da Best Car, Toyota si occuperà anche della maggior parte del lavoro di sviluppo dell’intero modello.
Non è chiaro se Subaru si occuperà ancora della produzione della coupé sportiva come ha fatto in precedenza, ma il motore flat-four costruito dal marchio sembra essere in uscita per la prossima generazione.
Come già ventilato in precedenza, la prossima generazione di Toyota GR86 e Subaru BRZ potrebbe avere anche una variante ibrida, mentre la trasmissione sarà ancora disponibile con cambio manuale e trazione posteriore, secondo Best Car.
La potenza stimata è di 220 kW, il che ha senso se si considera che la versione non ibrida del motore è presente nelle utilitarie Yaris e Corolla GR.

LA SPORTIVA COMPATTA

Si è parlato di versioni a quattro porte della Toyota GR86 anche per il modello di prossima generazione, ma sembra che questo non sia più il caso, dato che Toyota sembra ancora intenzionata a perseguire il revival dei “Tre Fratelli”, ovvero la MR2, la Celica e la Supra (ora nuovamente esistente).
Quattro auto sportive a due porte, una volta inclusa la GR86, sembrano un sacco di lavoro per un produttore relativamente conservatore, ma Toyota Gazoo Racing potrebbe cercare di lavorare con altri marchi in termini di ingegneria, come ha fatto con la GR86 e la GR Supra.
“La collaborazione tra i marchi aumenterà in futuro. Non sappiamo con chi collaboreremo”, ha detto il presidente della GR Company Tomoya Takahashi a un piccolo gruppo di giornalisti durante un recente viaggio a Melbourne.
L’idea che GR sia una piccola sezione del più grande marchio automobilistico del mondo e che non abbia il potere di spendere continuamente denaro per nuovi sviluppi non sfugge a Takahashi, che afferma che se ciò significa che il marchio può ancora costruire nuove auto, ritiene necessario lavorare con quelli che altrimenti sarebbero rivali.
“Non si tratta di far sopravvivere un solo produttore, ma di proteggere gli appassionati di auto”, ha detto Takahashi. “La nostra missione è far sorridere gli appassionati di auto, quindi a volte dobbiamo collaborare”.

Renault Clio 2024: Focus Infotainment e ADAS [VIDEO]

La nuova Renault Clio 2024 è un concentrato di tecnologie. Ecco tutti i suoi segreti nel focus infotainment e ADAS.

Nuova Renault Austral 2025: Anteprima Rendering

Manca sempre meno al lancio del restyling del Renault Austral. Grazie a questo rendering di auto-moto.com ora è possibile vedere nel dettaglio quali cambiamenti apporterà.

Se siete tra i nostri lettori abituali, vi sarete sicuramente imbattuti nelle nostre precedenti anticipazioni sul restyling del Renault Austral, dopo aver avuto momentaneamente accesso alle illustrazioni 3D del modello restyling atteso per il prossimo anno.

Le illustrazioni mostrano un frontale completamente rivisto, per allinearlo a quello del fratello maggiore, il Rafale, attualmente in fase di lancio. A tal fine, il cofano sarà completamente ridisegnato in modo che il logo migri sotto la sua base, all’interno di una griglia del radiatore che eredita il motivo a diamante del restyling dell’Arkana. Mentre il paraurti differisce leggermente da quello del Rafale, le luci diurne verticali di quest’ultimo sembrano essere state mantenute invariate. Per il resto, il profilo non sembra essere cambiato, così come le ruote dell’Esprit Alpine. È invece probabile che la parte posteriore subisca un lifting, come dimostrano alcuni prototipi australi camuffati recentemente avvistati dai paparazzi.

I MOTORI

Renault ha confermato l’introduzione di nuovi motori ibridi progettati per rispettare le future norme antinquinamento più restrittive.

Atteso l’E-Tech Full Hybrid 200. Potenza massima: 200 CV (146 kW). Coppia massima: 205 Nm. Tipo di motore: E-Tech full hybrid. Caratteristiche: Motore a benzina combinato con due motori elettrici e una batteria da 2 kWh. 1.2 TCe 130. Potenza massima: 130 CV. Caratteristiche: Motore turbo a tre cilindri ideale per una guida dinamica e efficiente.

Innovazioni Tecniche in arrivo. I nuovi motori sono progettati per offrire prestazioni elevate mantenendo bassi consumi e emissioni ridotte. Il sistema E-Tech di Renault combina la potenza del motore a combustione interna con quella dei motori elettrici garantendo un’esperienza di guida fluida e sostenibile.

Il Renault Austral 2025 rappresenta un passo avanti significativo nel settore dei SUV ibridi, combinando prestazioni, efficienza e design all’avanguardia. Con queste motorizzazioni, Renault continua a dimostrare il suo impegno verso un futuro più sostenibile.

Nuovo BMW XM 2024: i 900CV di Manhart

Il nuovo BMW XM propone uno stile assolutamente unico.

I bavaresi non rinnoveranno uno dei SUV sportivi più brutali del mercato, che è chiaramente uscito dai binari praticamente in ogni aspetto, dalle prestazioni al prezzo.

Ma fino a quando non arriverà il momento finale, la BMW XM continuerà a essere il bersaglio di tuner ed esperti di tuning.

I tedeschi di MANHART Performance, esperti di modelli BMW, hanno creato l’esclusiva MHXM 900. Una vera e propria bestia che ha visto il suo stile avanguardistico e sportivo arricchito da un corrispondente pacchetto in fibra di carbonio per intensificare le sue caratteristiche.

Il body kit presenta uno spoiler in carbonio sul bordo del paraurti anteriore, ora dotato di prese d’aria con speciali condotti per il raffreddamento, che rafforzano il lato più aggressivo della XM. Lateralmente, gli imponenti cerchi in lega da 24 pollici sono verniciati in nero lucido, attirando l’attenzione anche sui massicci pneumatici 295/30ZR24 anteriori e 355/25ZR24 posteriori.

Una zona in cui, ancora una volta, l’aerodinamica gioca un ruolo fondamentale con il secondo spoiler montato sotto il lunotto. I caratteristici terminali di scarico verticali sono stati mantenuti, ma le finiture sono realizzate appositamente in carbonio, così come il diffusore tra di essi. Inoltre, la BMW XM by MANHART non è verniciata nel consueto nero lucido, ma in un grigio opaco molto speciale.

INTERNI E TECNOLOGIA

L’abitacolo della BMW XM è uno dei più lussuosi della gamma ed è stato anch’esso oggetto di un lifting da parte del tuner tedesco, che non ha esitato un attimo ad aggiungere un pacchetto decorativo con parti in carbonio sui pannelli delle porte, sul cruscotto, sulla console centrale e persino sui raggi del volante. Lusso ma anche prestazioni.

MOTORE E DATI TECNICI

Il nome è una testimonianza delle prestazioni offerte sotto il pedale dell’acceleratore, e mentre il motore elettrico non è stato toccato, il blocco V8 biturbo da 4,4 litri lo è stato, aumentando la potenza totale del sistema dai 750 CV standard a ben 900 CV e la coppia a 1.200 Nm. Queste cifre vengono fornite grazie allo scarico sportivo Akrapovič che, come potete immaginare, vi farà rizzare i capelli in testa al minimo tocco dell’acceleratore.

Dramma Fiat 500: elettrica non vende

Stellantis ha ufficialmente prorogato l’interruzione della produzione della Fiat 500e completamente elettrica, e il motivo è prevedibile come il tempo: la domanda di questo simpatico e stravagante veicolo elettrico è scarsa.

Originariamente, la produzione della Fiat 500 elettrica era stata messa in pausa nella seconda settimana di settembre, con la promessa di riprendere entro l’11 ottobre. A quanto pare, questa data è già stata posticipata al 1° novembre. Stellantis ha in precedenza puntato il dito contro le sfide più ampie del mercato europeo dei veicoli elettrici per spiegare la mancanza di interesse per la Fiat 500 elettrica che inizia a sembrare una scusa classica per un’azienda non proprio eccellente.

Nonostante i dati di vendita negativi, Stellantis non ha ancora gettato la spugna. L’azienda intende investire ben 100 milioni di euro nello sviluppo di una nuova batteria ad alte prestazioni per la 500e. Anche se i dettagli su questa batteria sono ancora riservati, si prevede che porterà un miglioramento dell’autonomia e della potenza. Inoltre, Fiat sta lavorando a una versione ibrida di questa city car dalle dimensioni ridotte.

AUTO ELETTRICHE IN CRISI

La domanda di veicoli ibridi è aumentata, mentre la crescita delle vendite di veicoli elettrici ristagna, e Fiat sta modificando la 500 elettrica per adattarla a una nuova versione ibrida.

Il lancio di questo modello, denominato 500 Ibrida, è previsto per la fine del 2025 o l’inizio del 2026. Oltre a contribuire a sostenere le vendite dei veicoli elettrificati di Fiat, la 500 ibrida riempirà il vuoto lasciato dalla variante a combustione che è stata eliminata durante l’estate 2024.
Quest’anno Fiat ha promosso febbrilmente la 500e negli Stati Uniti, creando dei “product drop” ispirati a Nike di modelli in edizione speciale, tra cui “Inspired By Beauty”, “Inspired By Music” e “Inspired By Los Angeles”, collaborando persino con Jennifer Lopez per promuoverli.

Stellantis ha confermato di aver prolungato la pausa di produzione della 500 elettrica e ha annunciato che l’amministratore delegato Carlos Tavares parlerà con una commissione parlamentare italiana la prossima settimana sul futuro della produzione del marchio in Italia, come riporta Reuters.

In un comunicato, il marchio ha affermato che Tavares “fornirà il quadro più esaustivo della produzione automobilistica del gruppo in Italia“, aggiungendo “che la complessa situazione internazionale ed europea del settore automobilistico richiede risposte rapide”.

Nuovo Toyota RAV 4 2025: Anteprima Rendering

La nuova Toyota RAV 4 è in fase di sviluppo e proporrà un cambiamento radicale.

Uno dei bestseller del produttore giapponese passerà le redini a una nuova generazione nei prossimi mesi. Diamo un’occhiata alle voci che circolano al riguardo.

In tutta serietà, l’anno prossimo l’attuale Toyota RAV 4 sarà in produzione da sette anni, dopo la sua anteprima al Salone di Parigi 2018. Mentre il suo sostituto non sarà presente all’edizione 2024 del Salone di Parigi, che si terrà dal 14 al 20 ottobre, potrebbe mostrare il suo nuovo look ai visitatori del Salone di Monaco di Baviera nell’autunno del 2025. Sebbene al momento circolino poche informazioni su questa sesta opera, i nostri colleghi australiani di Cars Guide hanno fatto trapelare alcune indiscrezioni.

Il rendering in copertina di Auto-moto.com ci permette di dare uno sguardo alla nuova Toyota RAV 4.

DATI TECNICI E MOTORI

La nuova Toyota RAV 4, tra cui due full-hybrid che si dice svilupperanno 1,5 litri e 2,0 litri di cilindrata, anche se non sono ancora noti i rispettivi livelli di potenza. La vera curiosità, tuttavia, verrà dall’introduzione di un’unità ricaricabile del gigante cinese BYD, la cui tecnologia consentirà al RAV4 di raggiungere un’autonomia di 120 km in modalità 100% elettrica. Secondo Car Guide, questo motore potrebbe produrre oltre 400 CV. Tuttavia, queste informazioni devono essere trattate con cautela.
In termini di dimensioni, l’attuale generazione è ancora una delle più grandi del segmento, con i suoi 4,60 metri di lunghezza, ma non ha nulla da invidiare ai nuovi modelli del segmento (Peugeot 3008, Volkswagen Tiguan, ecc.). Per questo motivo, è probabile che la sua sostituta si avvicini ai 4,65 m o addirittura ai 4,70 m, grazie alle modifiche che saranno apportate alla sua piattaforma TNGA. Per quanto riguarda lo stile, è molto probabile che il SUV abbandoni i suoi tratti avventurosi a favore di linee più sinuose, esaltate dalla firma luminosa anteriore a forma di boomerang che sta diventando comune sui nuovi modelli Toyota.
Mentre la futura Toyota RAV4 sarà probabilmente svelata alla fine del prossimo anno, il suo lancio commerciale potrebbe avvenire solo nella prima metà del 2026, se tutto va bene.

Per quanto riguarda i prezzi, il modello attuale è venduto a 44.500 euro all’inizio della gamma, ma c’è da scommettere che la soglia dei 45.000 euro sarà superata quando il modello sarà rinnovato.

DFSK arriva in Italia: la prova su Spotify

Il marchio cinese DFSK ha recentemente presentato due nuovi modelli in Italia: la DFSK E5 e la DFSK Glory 600.

Il lancio è avvenuto durante un grande evento di lancio a Brescia il 16 settembre 2024. La DFSK E5 è un SUV ibrido plug-in, mentre la Glory 600 è disponibile sia a benzina che a GPL e offre sette posti.

Nel nostro nuovo appuntamento Spotify vi raccontiamo le nostre impressioni nella prima prova su strada.

Hai mai provato una delle loro auto?

BEV & Breakfast: l’Europa dell’Auto va in vacanza per sempre?

Luigino non ne poteva più: a undici anni accompagnava nonno Olimpio lungo interminabili passeggiate per i Viali della città, e per ogni auto incrociata l’anziano appassionato gli chiedeva: “E questa che modello è?” E Luigino, ancora più appassionato di quattro ruote e decisamente paziente, rispondeva: “Nonno, questa è una Fiat, questa è una Renault, questa è una BMW…..”. Immancabile la risposta di Olimpio: “Eh, ma sono diventate tutte uguali!” E così per ore ed ore.

Finche’ un giorno Luigino ebbe una illuminazione: alla prima richiesta incuriosita del nonno esclamò “Pensa, questa è di Tavares”, e poi “Questa è di De Meo, quest’altra è della Signora Mary Barra, questa è di Oliver Zipse, questa è di Elon Musk” e così via.

Luigino aveva scoperto che nonno Olimpio, dal Barbiere, aveva il vezzo di sfogliare giornali e Riviste; e che la stampa, ormai da mesi, anziché riportare foto e servizi di auto si ripeteva nel resoconto e nella esposizione redazionale e fotografica delle continue esternazioni dei Leader dei diversi Marchi e Gruppi Auto. Così. Dunque, associare l’auto di passaggio al CEO o Leader di riferimento aiutava subito il vecchio ad orientarsi nel ricordo.

Ed in effetti, vista dal lato della “Spending review” del settore auto, questa condizione del tutto nuova ha i suoi notevoli benefici. Di solito il periodo tra fine Settembre e inizio Novembre era un palcoscenico televisivo di continue pubblicità di offerte di auto. Visti i tempi, risparmiare sugli Spot avendo – come diceva Enzo Ferrari – esposizione continuata “gratis” nelle pagine dei rotocalchi non è un vantaggio da poco.

Manca poco che si arrivi sui Social Media alla “DissingStrategy” ovvero alla polemica ed al confronto diretto e combattuto tra Manager di Marchi concorrenti, ma di già ad esempio il “Dissing” reale tra esponenti governativi italiani e Stellantis ha generato un piccolo filone speculativo di cui si parla spesso tra le persone.

E quindi pagine cartacee ma anche “virtuali” di Internet pubblicano ormai ogni giorno esternazioni, giudizi, decisioni e soprattutto dichiarazioni di allarme dei tanti “CEO” e Dirigenti di Marchi Auto, con una frequenza ed esposizione che supera persino l’aspetto comunicativo delle caratteristiche e delle presentazioni dei modelli di auto in commercio o di prossima uscita. Quasi come se in un periodo di ristrettezza industriale in tema di produzione e vendita si dovessero coprire i buchi di palinsesto pubblicitario con la voce diretta dei veri e propri “guru” dell’Automotive. 

L’auto, una questione di “gossip”? Gli uomini più visibili della Gamma

Il che rappresenta comunque un fattore pubblicitario indiretto: dieci interviste ad un CEO di un particolare Brand sono comunque dieci Spot gratuiti che rimangono nella testa dei consumatori, grazie anche all’effetto ridondante dei Social a costo quasi zero.

Oddio, i soliti malfidati continuano a pensare che le Riviste ed i giornali che pubblicano notizie lo fanno, relativamente ai Costruttori Auto, ricevendo belle mazzette. 

Potremmo parlarne, ma di solito cose del genere vengono fatte ormai ad arte, dai “Media” che contano: difficile reperire ancora, nella cassetta delle lettere di un anchor man o di un cronista influente, le chiavi dell’auto nuova affidata in comodato per il test…a vita…La iper esposizione dei Manager Case Auto sui Media, invece, come detto sopra ha anche i suoi risvolti economici positivi: 30 secondi di Spot TV si pagano, 30 secondi ripetuti sui TG di ogni canale diventano un bel corredo pubblicitario gratuito, e soprattutto in un momento di “calma piatta” commerciale, questo è importante. Pensiamoci, quando critichiamo i maxi stipendi dei Manager Auto……

In verità il “filone” polemista fa il paio con le teorie complottiste sul mondo elettrico, con le litanie contro la schiavitù del petrolio, con le diatribe mondialiste tra Europa, USA e Cina.

Per farla breve, a quanto pare nel settore auto comincia a tirare di più il “gossip” che non il prodotto vero e proprio: motivo per il quale Luigino aveva capito che l’unico modo per far riconoscere al nonno auto che gli sembravano tutte uguali, era quello di identificarle secondo il “Capobranco” manageriale di turno.

Che poi le auto attuali sembrassero uguali solo al nonno di Luigino è una metafora che vogliamo spendere anche noidentro a questo testo solo per motivi di captatiobenevolentiae verso i Costruttori che ovviamente non vogliamo far arrabbiare, ci mancherebbe. Ma in cuor nostro ci sembra davvero incredibile che i SUV attuali siano marchiati con i loghi la cui storia è stata contrassegnata dalla mano divina di Designer e modellisti il cui elenco – nel corso di almeno settanta anni di auto di massa – finirebbe per riempire le pagine di un elenco telefonico: anni fa si andava di matita, colori su fogli e modelli in 3D di Clay, polistirolo, resina e legno di balsa e gli Staff di Disegnatori e creativi erano composti da decine di talenti che si spartivano il compito – pezzo per pezzo o settore per settore – di costruire le linee di corpi vettura e componenti specifiche. 

Così facendo tuttavia siamo arrivati ad avere in Europa, fino a vent’anni fa, un assortimento di centinaia di modelli diversi tra loro per forma, misure, motorizzazioni, versioni, allestimenti, destinazione di uso. Che differenza con il “monoprodotto multiuso” che ci accompagna in questo momento di mercato che, sia chiaro, per l’Europa e l’Occidente non tornerà più alle panoramiche del passato migliore. 

Il ruolo e l’obbiettivo di “questo” mercato è in primo luogo quello di “rieducare” le abitudini, le esigenze e le aspettative dell’utilizzo di auto. E sottolineo ancora una volta la parola “consumo” e non “acquisto” dell’auto. 

“Potete scegliere qualunque auto, purchè sia un SUV e magari Hybrid”

Chi l’ha detto che siamo nell’economia post-fordista? Il paradigma di Sir Henry Ford è ancora tutto là, nei listini dei Marchi Auto proposti da Costruttori che solo fino a 15 anni fa presentavano, secondo rapporti proporzionali determinati, ben sei diverse architetture o linee motoristiche (Motore a benzina/Gas 4 Tempi, Diesel, Wankel a benzina, BEV, Hybrid) ed una moltitudine di caratterizzazioni fisiche del veicolo (Monovolume; Due/Due e Mezzo/Tre Volumi; Station Wagon, SUV; Fuoristrada puro; Spider/Cabrio, Coupè, Berlinetta/Roadster) che nel confronto con oggi paiono rappresentare un mondo parallelo e lontano. Perché oggi, a cercare od acquistare un mezzo che sia diverso dal pacchetto “SUV+Hybrid”, rischiate di girare in lungo ed in largo non solo il Web ma anche la Penisola. Chiaro che alla base di tutto questo c’è la tensione al risparmio: piattaforme condivise all’estremo, persino componentistica il più possibile comune, architetture e strutture fisiche del prodotto il più possibile convenzionali e ripetute per limitare gli immancabili difetti delle novità di produzione, e soprattutto una predominanza merceologica che privilegia il “Family feeling” di Gamma con l’effetto “scalare”: in pratica una unica forma volumetrica, il SUV, dimensionato in scala (dal modello più piccolo a quello più grande) affinchè l’impronta di stile renda tutta la stirpe commerciale immediatamente riconducibile al Brand. 

Per non parlare delle architetture motoristiche: anche solo fino a 10 anni fa una gamma “media” commerciale di un Marchio comprendeva una estensione motoristica estrema (Benzina, Diesel, Gas, e per alcuni anche già Hybrid e BEV) aspirata o turbocompressa, da 2/3 fino anche a sei cilindri, e con cilindrate comprese in una fascia vicina al litro di cubatura per toccare a volte i 3.000 cc. 

Fate un po’ il confronto con l’offerta attuale: oggi sul 40% di Gamma di un Brand generalista Vi capita inesorabilmente un motore tra i 1000 ed i 1600 cc. aspirato, 3 o quattro cilindri; ma se vuoi esagerare c’è il Turbo, se vuoi ecologizzare c’è l’Ibrido, e se vuoi risparmiare vai a GPL. Sempre tutto sulla base dei suddetti motori. 

Per cui, più piattaforme condivise e più motori unitari per tutti. Il resto è preistoria, compreso il Marketing.

L’Automobile occidentale, l’ultima vera Comunista?

La proprietà privata di massa: il baluardo del mercato Auto dal Dopoguerra, il meccanismo che ha fatto crescere le immatricolazioni ed i consumi sull’onda del cosiddetto benessere economico partito negli anni Cinquanta dall’America; l’auto come status e come strumento di mobilità individuale ha fatto il resto, con il Marketing che prima ha moltiplicato l’espressione di Gamma commerciale con sempre più versioni, carrozzerie ed allestimenti per acquisire un pubblico sempre più vasto. Lo stesso Marketing che, dagli anni Sessanta, ci ha convinto attraverso la moltiplicazione di modelli e tipologie di prodotto a spendere sempre di più. A parte poche eccezioni (ne ricordo una in Italia con la Ford di Massimo Ghenzer che inventò il prezzo unico per diverse versioni di modelli di Gamma di metà anni Ottanta), tutti noi ci siamo fatti andar bene che fosse giusto pagare un “X” per una specifica auto 1400 cc, quattro cilindri e cinque porte. 

La stessa 5 porte, identico allestimento, che con 200 cc di incremento sul medesimo motore ci dava un chissà quale senso di giustizia nel pagarla 500 Euro in più, mentre nella fase industriale questa differenza consiste da sempre in una manciata di Euro di maggior costo di catena di montaggio. E così, in una guerra di concorrenza che sul Diesel ha visto la sua ossessione suicida, si erano consumate le differenziazioni di Gamma inutili che cominciarono a crollare dopo la crisi dei mutui Subprime, per accelerare dopo DieselGate, pandemia e crisi dei Microchips. Da una pioggia di modelli e versioni e volumi di vendita elevati con lo strumento dello sconto ad oltranza siamo passati ad un mercato di Km Zero, poche e costosissime. Qui in Occidente, sia chiaro.

Prendete un listino di quindici anni fa di un qualunque Costruttore generalista e confrontatelo con quello attuale. Sembra reduce da una guerra nucleare, eppure in questo contesto i diversi Brand hanno persino aumentato i prezzi medi. 

L’effetto “Commodity” ha preso il sopravvento, e le auto sono sempre meno testimoni di status e sempre più mezzi di uso necessario. L’offerta di Gamma si è a tal punto scremata e diretta che sembra quasi inutile il concetto di “personalizzazione” e differenziazione. L’acquisto si fa con occhio puntato quasi unicamente sulle ragioni funzionali pratiche, l’aumento delle cubature e delle dimensioni sta privilegiando la diffusione dei due volumi SUV su gamma “ordinata” volumetrica (in pratica i diversi modelli di uno stesso Brand sembrano disegnati con il parallelogramma, essendo praticamente la riduzione o moltiplicazione scalare l’uno dell’altro); le motorizzazioni si sono ridotte, per diversi Brand, del 60% rispetto all’offerta di Gamma di solo dieci anni fa. 

L’effetto voluto è quello di contenimento dei costi produttivi, ovvio; in secondo luogo la prospettiva di facilitare le sinergie tra Gruppi e Brand diversi; la terza via però è solo commerciale: i Costruttori puntano definitivamente all’intermediazione telematica e da remoto per le loro vendite. E il superamento del negozio fisico passa per la “razionalizzazione” e semplificazione di Gamma. Con un unico grande obbiettivo all’orizzonte: il Gruppo collettivo di acquisto, che porterà un numero importante di potenziali Clienti, mediante relazioni di tipo Blockchain, a dialogare direttamente ed in blocco con il Costruttore per l’acquisto di lotti di auto specifiche.

L’auto? La compro in Comitiva. E se non posso, vado in Sharing

Quando il settore Auto ha vissuto il primo grande Shock pandemico post Lehman Brothers, il Web pareva essere la panacea di tutti i mali: curava i calli, conciliava il sonno, era delicato su lana e colori e soprattutto non si attaccava al lavoro del tuo dentista. Fatto sta che la prima applicazione del mondo telematico ed internettiano si è tentata nel versante che soprattutto in Europa era rimasto il più anacronistico, cioè la Distribuzione commerciale. Con tutto ciò il problema non era quello di profilare all’uso di Internet le risorse umane forse meno preparate al mondo (Dealers e venditori) ma più che altro di sostituire al rapporto umano la “freddezza” di piattaforme Web dentro un mercato diversificato ed eterogeneo tra modelli, allestimenti, Marchi e condizioni commerciali. Un attimo prima che il Web rendesse fruibili da remoto i sistemi di acquisto (e noleggio) con ciclo di sostituzione programmata, la crisi Subprimeaveva spazzato via in un colpo solo sia i finanziamenti, sia il modello retail occidentale che si voleva a tutti i costi imprimere in Cina ed Asia, sia soprattutto le soluzioni piuttosto improbabili che avrebbero permesso ai Costruttori di raggiungere i confini più estremi del mondo. 

Una di queste soluzioni improbabili era l’agognato “Gruppo di Acquisto”: dieci anni fa, tra autoimmatricolazioni, gamma commerciale chilometrica ed accenni residuali di guerra di listini al ribasso, questo strumento rimase un sogno nel cassetto. Ma oggi, provvidenziale, il “Gruppo di Acquisto” pare proprio essere l’incrocio ideale per diversi target ed esigenze commerciali:

– Per i Clienti “BEV Premium” e per i Clienti Fleet il Gruppo di Acquisto faciliterà l’acquisto di servizi aggregati oltre alla specifica auto (servizi di ricarica, gestione da remoto, pacchetti assicurativi, mobilità intermodale ed Energy Sharing);

– Per i Clienti “Medium” il Gruppo di Acquisto servirà ai Costruttori per razionalizzare, scandire e programmare fin dal momento della produzione industriale la vendita collettiva del prodotto sempre più incombente nelle Gamme Auto di quasi tutti i Costruttori generalisti: SUV, taglia media, accessoriato secondo protocollo immodificabile, due o tre linee di colore esterno, e soprattutto in molti casi “monomotore” – Ibridato – tra i 1.000 ed i 1.600 cc. a benzina;

– Per i Clienti “Basic” (cioè quelli che con gli aumenti di listino e le incertezze sociali finiranno per non potersi permettere un’auto, o meglio di poter scegliere un’auto) il Gruppo di Acquisto da un lato ottimizzerà l’offerta di BEV popolari costruite su licenza a partire da modelli cinesi, dall’altro surrogherà le piattaforme di aggiudicazione Usato “all’ingrosso” finora in essere tra Flotte e Costruttori verso il canale Retail.

E per chi proprio non ha alternative, Sharing e micromobilitàappariranno come un’ancora di salvataggio.

Un effetto di questo, inesorabilmente, sarà l’aumento dei rapporti di Sharing e Noleggio e, presumibilmente, del Pooling e della multiproprietà. La proprietà collettiva dei mezzi di trasporto individuale sarà la nuova prossima dottrina dell’Automotive occidentale del prossimo futuro, e la proprietà effettiva dell’auto sarà prevalentemente di Trust imprenditoriali costruiti mettendo insieme Costruttori, Società finanziarie, Internet Provider e Reti di Aftersales. Ovviamente, se questa prospettiva “Tecno-comunista” è ancora molto oniriica e si spalma sul fronte distribuzione commerciale, il Web e i protocolli informatici e telematici di rapporto e programmazione sono praticamente realtà sul versante “Blockchain”.

Colpo di spugna sui “Trust”: diventano “Blockchain” e la “BER” va in pensione?

Cosa è la “concorrenza”? E’ il sale, la vita del mercato moderno ed aperto a tutti;

Cos’è un accordo verticale, rispetto ad un “Trust”? E’ un sistema “Top/Down” nel quale le relazioni commerciali e di rapporto sono solo tra soggetti autorizzati preventivamente in una dimensione ristretta e proprietaria, suscettibile di condotte commerciali dominanti;

Cos’è un “Trust” rispetto alla concorrenza? E’ la estremizzazione dell’Accordo verticale;

Cos’è la “Blockchain”? In lessico è un Registro condiviso ed immutabile che garantisce registrazione e veridicità dei processi di transazione, relazione e monitoraggio dentro una rete aziendale. Nel complesso è una dimensione relazionale e programmatica nella quale solo i soggetti autorizzati a comunicare, partecipare in interazione per costruire e migliorare costantemente la base di dati e di azioni tese a formare un processo ottimale con riferimento ad obbiettivi industriali e produttivi. Lo abbiamo descritto in modo più sintetico possibile, ma se tutto quanto sopra, nelle risposte, ha un senso compiuto, a perdere ogni senso è quella che ormai sta diventando una buffonata Istituzionale: la pista normativa della “BER” (Block Excemption Rules) europea.

Oggi, più che mai, il dramma da sventare è l’incombenza del mondo IAM nei rapporti commerciali di Aftersales tra Costruttori e Clienti, altro che garantire il paradigma della concorrenza. E, si badi bene, la formula europea per definire e regolare i rapporti tra OEM e IAM è qualcosa che non somiglia per niente a modelli di regolazione di Continenti diversi e che, a ben vedere dal numero di controversie accese dopo oltre vent’anni di normativa, fa acqua da tutte le parti.

L’Unione Europea, a partire dal famoso protocollo Monti del 2002, si è fatta male da sola dimostrando la solita capacità bipolare dei legislatori di Bruxelles : da un lato “proteggendo” in modo parossistico la concorrenza tra OEM e IAM sul versante “aftersales fisico” (Assistenza e Distribuzione Ricambi); contemporaneamente ammetteva tuttavia sistemi di finanziamento “all inclusive” dal lato Service Management dove i pacchetti Officina erano basati irreversibilmente sul prodotto originale; contemporaneamente l’Antitrust perseguiva periodicamente i sistemi finanziari Captive e la scarsa disponibilita’deiCostruttori a rilasciare informazioni ed accesso libero ai Dati; senza tuttavia aver mai regolamentato in forma concreta e completa l’aspetto (appunto) dell’aspetto virtuale ed immateriale del Service Management. 

Tutto questa architettura di controlli, regolazioni e sanzioni lascia tuttavia il tempo che trova: Bruxelles è fanalino di coda rispetto alla stessa Gran Bretagna post Brexit sulle regole di buona pratica in tema di Aftermarket digitale, di controllo da remoto e da virtualizzazione dei processi di autoriparazione. 

E su tutto questo è del tutto intangibile la prospettiva elettrica con i relativi criteri di processo, relazione e controllo: insomma, la “BER” attualmente agli atti tocca solo di sponda la rivoluzione “BEV”, e non è solo una nostra opinione: c’è da inquadrare tutto l’aspetto dei protocolli proprietari da divulgare agli IAM, la questione di proprietà intellettuale su Software e codici sorgente di cui le auto elettriche sono zeppe, e così via…. Ecco perché in modo salomonico la Commissione ha messo insieme due decisioni a loro volta antitetiche: la messa in pratica nel 2025 del nuovo Stepantiemissioni “Euro VII” – diventato nel frattempo un protocollo comportamentale continuativo in seno a CarMakers, OEM/OES e persino IAM – che per la prima volta coinvolge il mondo della componentistica su processi di abbattimento della CO2 e di monitoraggio permanente del comportamento su strada delle parti auto; e il rinvio al 2028 per l’avvio della “New BER”. In parole povere, è un po’ come se un Comune consentisse a delle attività commerciali del tutto nuove di aprire bottega e poi decidesse di varare un Regolamento comunale di inquadramento e monitoraggio delle stesse…..E così, per puro caso, i Costruttori europei da qui al 2028, e in ossequio proprio alle nuove regole della “Euro VII” potranno costruire ciascuno le proprie reti di tipo Blockchain dove, come in una sorta di “Club Privee’” aggirare le norme contro gli accordi verticali ed interagire con chi vogliono, in barba a qualunque tipo di confronto dimensionale OEM vs. IAM…

L’Automobilista, da “Privato con l’auto” a “privato DELL’Auto”

C’era una volta l’automobilista “privato”, quello che era al centro delle attenzioni commerciali dei Costruttori europei: componente individuale di un esercito di potenziali acquirenti che in meno di trenta anni dal Dopoguerra aveva già superato la soglia dei cento milioni di persone alla guida di un’auto nel Vecchio Continente esteso. Un fiume di auto che davano vita ad un mare di servizi postvendita e di posti di lavoro, perché da decenni l’Auto classica è stata e rimane un ammortizzatore sociale virtuoso con opportunità di occupazione e ricambio generazionale.

La proprietà individuale, unita alla maggiore disponibilità economica, faceva perno anche su valori simbolici, emotivi ed irrazionali, che qualificavano anche l’immagine e la suggestione di alcuni Brand sugli altri: su questa base, stuzzicata sapientemente dal Marketing, è nata una segmentazione di mercato ed un assortimento di Gamma straordinari che ha avuto le sue punte più evidenti nella seconda metà degli anni Ottanta e tra il 2004 ed il 2010. 

Il problema è che l’abbuffata commerciale delle Case Auto degli anni ’80, che nel decennio successivo si è riassorbita con l’avvio di nuova domanda proveniente da Est Europa e dall’Asia, sta oggi vivendo una crisi che non è da indigestione ma da avvelenamento: quello da iperfinanziamento. Sono bastati solo 15 anni per gonfiare la “nuvola” di credito prodotto e pendente nei rapporti commerciali tra Captive Bank e Clienti di auto; sarebbe potuta deflagrare in un attimo, prima del 2010, una bolla ed un “default” in Occidente se e solo se i Costruttori si fossero azzardati a finanziare la crescita del mercato cinese con la stessa facilità di erogazione che tra la fine degli anni Novanta e fino al 2008 si è registrata in Europa.

Valore Futuro Garantito: dalla “Tromba di Eustace” all’ “Eustace trombato?”

Eustace Wolfington: no, non è un personaggio dei fumetti. E’ più l’ispiratore involontario di un film Horror, quello dei finanziamenti auto con Rata finale ovvero dei piani di sostituzione programmata; un espediente che inserito in un contesto americano dove il programma di acquisti rateale, il protezionismo politico e governativo nei confronti della concorrenza estera, e soprattutto la rigorosità tipica del consumatore USA in termini di fedeltà e di rispetto di regole e scadenze aveva portato negli anni Cinquanta e sessanta il buon Eustace a garantire a sé stesso ed alla Rete di Dealer associati un ritorno costante di clientela a date prefissate. Da qui alla espansione in Europa, dalla fine degli anni Novanta, di un panorama ciclopico di finanziamenti auto sostenuti dalla espansione monetaria del nuovo Euro il passo è stato breve.

 

E fu lo tsunami finanziario del 2007 e le conseguenze dal 2009, anno dopo il quale l’ipotesi di una nuova fase di “credito facile” in Europa è da rimandare perlomeno di venti anni, cioè dopo che le economie in pieno slancio di Cina, Asia, India ed Africa avranno immatricolato perlomeno un quasi miliardo di nuove auto in movimento sulle loro strade. E per “noi” poveri europei? Ci attende un articolato di nuova finanza, nella quale l’elemento collettivo di garanzia e l’aspetto della condivisione del rischio saranno prevalenti. Insomma, meno credito e più compartecipazione al rischio in Europa, per non dover ripetere scenari di guerra.

E i “Brand” del passato ? Senza tutela, Bye Bye storia dell’auto europea

Qui da noi, in Occidente, se i “Brand” ancora in vita faticano persino a trovare risorse finanziarie e logistiche per dare continuità alla produzione ed alle strategie, è un continuo stillicidio di piccoli e grandi storie legate ai Marchi cosidetti“storici”. 

Che siano inutilizzati e nella “pancia” dei Gruppi e dei Marchi Costruttori (il caso di Innocenti ed Autobianchi sono didascalici, ma soprattutto sono quelli più evidenziati sulla soglia mediatica), che siano purtroppo oggetto di procedure di Asta o siano in perenne vendita, i Marchi Storici passati da una parte all’altra del Continente sono davvero tanti, e la maggior parte è stata acquisita da soggetti cinesi che, in alcuni casi, hanno persino avviato tentativi di rimessa in produzione dagli effetti altalenanti.

 

Il fatto che l’Automotive europeo si trovi di nuovo di fronte ad un futuro di crisi e di prospettive drammatiche dovrebbe in primo luogo spingere Unione Europea e Stati nazionali a perseguire una via normativa e finanziaria di tutela “in extremis” al fine di impedire l’esodo forzato da dieci anni a questa parte di patrimoni storici dei quali, una volta che avremo perso del tutto contatto, non faremo altro che rimpiangere il ricordo.

Riccardo Bellumori.