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Nuovo Suzuki Fronx 2025: Anteprima

Il nuovo Suzuki Fronx è il crossover compatto destinato al mercato giapponese. Sulla tecnica del marchio non si è ancora detto nulla.

Il crossover compatto ed economico Suzuki Fronx ha debuttato l’anno scorso in India. Solo lì e la produzione è stabilita, la società Maruti Suzuki (“figlia” della casa giapponese) è responsabile della produzione. La cinque porte è quindi un modello globale: le vetture di assemblaggio indiano vengono consegnate ai Paesi dell’America Latina, dell’Africa e del Medio Oriente. E in autunno il parketnik apparirà anche in patria per Suzuki Japan – ovviamente, anche lì si venderà il crossover made in India.

Il marchio stesso ha pubblicato un video teaser e alcune immagini della versione giapponese. A giudicare da loro, esternamente tale Fronx ripeterà le cinque porte, che sono disponibili in altri mercati.
Ricordiamo che Suzuki posiziona il modello come un SUV simile a un coupé. In realtà, la Fronx è una .variante “off-road” della Baleno Anche se è giusto notare che l’azienda non si è limitata a far aleggiare la plastica non verniciata “a tutto tondo”: quasi tutti i pannelli della carrozzeria sono stati sostituiti, inoltre il Suzuki Fronx ha una fanaleria anteriore a due piani e le luci posteriori sono state progettate sotto forma di una singola piastra.

La lunghezza del nuovo Suzuki Fronx è di 3995 mm, la larghezza di 1765 mm e l’altezza di 1550 mm. Passo – lo stesso di 2520 mm, come per la hatchback originaria.
Gli interni del crossover destinato al Giappone non sono ancora stati illuminati, ma all’interno non dovrebbero esserci differenze significative rispetto alle altre vetture. A seconda del mercato, l’elenco delle dotazioni può includere: un sistema multimediale con un tablet che sovrasta il pannello anteriore, la ricarica wireless per uno smartphone, un display di proiezione, sei airbag, telecamere surround e cruise control.

DATI TECNICI E MOTORI

Anche la tecnologia della Suzuki Fronx per il Giappone non è ancora stata rivelata. In India, la Suzuki Fronx è alimentata da un quattro cilindri a benzina 1.2 (90 CV) atmosferico e da un 1.0 (100 CV) turbo. In altri Paesi la Fronx è venduta con un quattro cilindri atmosferico 1.5 (103 CV), e in più da qualche parte ha un generatore di avviamento. Ma la guida in ogni caso è esclusivamente anteriore.
Ulteriori dettagli sul Suzuki Fronx, destinato al mercato giapponese, dovrebbero essere rivelati a metà luglio. Tra l’altro, in India la Suzuki Fronx ha un fratello della Toyota: l’Urban Cruiser Taisor. Questo modello sarà esportato successivamente, ma non si sa ancora se il Paese del Sol Levante sarà incluso nella lista.

Nuova BMW X4 2025: Anteprima Rendering

La nuova BMW X4 aggiornerà lo stile per avvicinarsi alla X3.

Sono già passati 21 anni da quando la BMW X3 è entrata a far parte del catalogo della Casa tedesca e la quarta generazione è stata appena svelata, in vista del lancio commerciale previsto per la fine del 2024. La variante X4 coupé, invece, ha aspettato ben undici anni prima di arrivare solo nel 2014 con il facelift del secondo modello, a sua volta lanciato quattro anni prima. La “piccola” X6 ha democratizzato il genere iniziato dal suo fratello maggiore nel 2007 e il suo successo non è diminuito nel corso degli anni, al punto che di recente si sono affacciati diversi attori generalisti, come Renault con l’Arkana (2021) e Peugeot con l’ultima 3008.
Il 2025 vedrà il ritorno della silhouette dinamica della X3, con un pronunciato abbassamento della linea del tetto, accompagnato dalla rimozione delle barre portatutto, mentre il tetto scenderà dolcemente verso la parte posteriore del veicolo, riducendo la superficie vetrata delle porte della seconda fila, così come il terzo finestrino laterale, che sarà ridotto alla sua forma più semplice. Il profilo della X3 sarà più equilibrato di quello della X3 (lunga 4,76 m), che si avvicinerà ai 4,80 m, rispetto ai 4,75 m della precedente BMW X4.

Il rendering in

LA NUOVA BMW

Non sorprende che questa versione 2025 della BMW X4 erediti la maggior parte degli elementi della carrozzeria della nuova X3 nella parte inferiore, soprattutto nella parte anteriore, avendo cura di aggiungere un tocco di sportività ad alcuni dettagli (ruote, deflettori aerodinamici, ecc.). Lo stesso trattamento è stato applicato all’abitacolo e alla gamma di motori, che promette di essere completata da una variante X4 M, o addirittura da una X4 M Competition, che speriamo possa offrire molto di più dei 510 CV del modello precedente. Per ottenere questo risultato, BMW potrebbe ripetere il tipo di ibridazione plug-in inaugurato dalla nuova M5, questa volta basato sul motore 3.0 a sei cilindri. Sostenuta da un generoso motore elettrico, l’intera unità dovrebbe superare la soglia dei 600 CV.

Il futuro prezzo della BMW X4
Ben prima dell’introduzione della X4 M Competition, che probabilmente costerà più di 130.000 euro, la X3 classica dovrebbe essere disponibile a circa 65.000 euro, contro un minimo di 63.900 euro per la X3 base.

Nuova MG HS 2025: Dati Tecnici e Teaser

Morris Garage mostra la prima anteprima della nuova MG HS 2025 e conferma un importante facelift del SUV compatto economico
La nuova MG HS 2025 è pronta per essere presentata al pubblico. Morris Garage ha rilasciato un’anteprima del tanto atteso facelift del suo SUV compatto. Il SUV economico riceverà un restyling generazionale per aggiornarlo in termini di design, tecnologia e meccanica.
Morris Garage mostra la prima anteprima della nuova MG HS 2025 e conferma un importante facelift del SUV compatto accessibile.
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Teaser della nuova MG HS 2025
Antonio Fernandez
Antonio Fernandez
antonio.fernandez@motor.es
4 minuti di lettura
Pubblicato il: 01/07/2024 20:00
Morris Garage è pronta a svelare il tanto atteso facelift del suo SUV compatto. È arrivato il momento per la MG HS di fare la sua prima generazione. Un cambio generazionale che permetterà a questo SUV economico di aggiornarsi su temi rilevanti come il design esterno, la dotazione tecnologica e, soprattutto, la meccanica.

È una delle principali novità di MG per il 2024. Il marchio si appresta a lanciare una lunga lista di novità, tra cui modelli completamente nuovi e restyling di quelli esistenti. Dopo l’arrivo della nuova MG3, è arrivato il momento di puntare sul competitivo segmento dei C-SUV. La nuova MG HS 2025 è pronta a irrompere sulla scena. E la prova di ciò è l’anteprima pubblicata dal marchio stesso.

È stata pubblicata una prima anteprima ufficiale della nuova MG HS. Un’anteprima che MG ha reso pubblica attraverso i suoi principali profili sui social media. Questo teaser, in formato video, ci dà un’idea di come sarà il design esterno della nuova MG HS. Dai gruppi ottici anteriori alle luci posteriori e alla silhouette della carrozzeria, è stata rilasciata la prima anteprima ufficiale della nuova MG HS 2025.

IL SUV MEDIO

Come confermato da Guy Pigounakis, direttore vendite di MG per il Regno Unito, la nuova HS “non assomiglia affatto alla vettura esistente”. Tuttavia, nonostante l’enorme cambiamento degli esterni, verrà mantenuto il concetto originale che ha dato al marchio risultati commerciali così buoni. Continuerà a essere disponibile nelle versioni a benzina e ibrida plug-in (PHEV). Una variante PHEV nota come MG EHS.

In passato si è ipotizzato che la versione termica della nuova HS potesse essere dotata di una qualche forma di ibridazione non plug-in. tecnologia mild hybrid a 48 volt (MHEV) e la tecnologia ibrida a ricarica automatica (HEV) già presente in uno dei modelli del marchio. La già citata MG3. Stando alle recenti dichiarazioni di Pigounakis, sembra che questa idea sia stata abbandonata. Per scoprirlo dovremo attendere il suo debutto.

Quando sarà presentata? Nel video rilasciato da MG, viene rivelata la data in cui verrà svelata la nuova HS. Il marchio ci invita a segnare sul calendario giovedì 11 luglio 2024. Un debutto che avverrà al Goodwood Festival of Speed, come abbiamo anticipato in un precedente articolo. Se tutto va secondo i piani, arriverà nelle concessionarie europee entro la fine dell’anno.

La storia di Ermanno Cressoni: l’ultimo alfista

Non deve essere stato facile essere Ermanno Cressoni, a Milano: ci era nato poco prima che iniziasse le Seconda Guerra Mondiale, poi ci era cresciuto dopo l’8 Aprile del 1945, fino alla agognata Laurea in Architettura. Solo che una volta ottenuta questa, invece che partecipare alla ricostruzione edilizia come professionista del “Building” aveva forse risposto ad una passione che evidentemente già dagli anni di Univrsità era ben evidente: il talento stilistico per le auto. 

E infatti appena laureato diventò uno dei Collaboratori dello Staff Alfa Romeo, nel 1965, al Centro Stile.

Non deve essere stato facile essere Ermanno Cressoni all’Alfa Romeo in quegli anni: Pomigliano, le contestazioni, i duelli della presidenza Alfa con l’IRI; e poi le lotte sindacali, i problemi della produzione, per arrivare dai primi anni Ottanta all’Austerithy nei budget pubblici sempre più risicati.

Arriva in Alfa Romeo quando Luraghi è ancora il “Dominus” capace di mettere nello stesso ufficio al Portello e poi ad Arese il meglio della tecnica e dell’intelligenza motoristica italiana.

Eppure, dentro a quell’Alfa Romeo, Ermanno Cressoni ha svolto il suo ruolo con grande professionalità ed umiltà, navigando dentro le acque agitate che hanno travolto tanti suoi colleghi e probabilmente avendo l’accortezza di mantenersi discreto e misurato nel percorrere una carriera che lo ha portato nel 1975 a diventare il Responsabile del Centro Stile di Arese.

In quell’anno Giuseppe Scarnati, il “Guru” della progettazione del Marchio, colui che ha accompagnato Alfa Romeo dal primo Dopoguerra fino ad allora “deve” andare in Pensione. 

E punta i piedi affinchè quel geniale ancora ragazzo, Ermanno, prenda le fila stilistiche del Biscione: Architetto, strutturalista e razionale che fa della linea essenziale e del gioco di ombre e luci tra le superfici in suo elemento naturale, Cressoni può essere capace di modificare le sorti di un percorso storico determinante, con il suo operato: da poco sono nate l’Alfetta e la GTV, e anche se il contributo sulla prima è fortemente di Scarnati e per la seconda vale la matita di Giugiaro, Cressoni è là in parallelo a mettere i suoi primi paletti: angoli di attacco il più estremi possibile, sagomatura e pieghe delle lamiere che devono di per sé dare ricchezza senza fronzoli, secondo un inizio dettato dalla famosa gamma “1750/2000” che è ufficialmente la prima alla quale Ermanno era stato chiamato ad intervenire nello Staff di progetto. 

Per questo Ermanno Cressoni, pur avendo potenzialità e genio, si limita ad un ruolo di “seconda fila” nella gerarchia del Biscione fin quando nel 1973 arriva la crisi energetica e la prima gelata nelle elargizioni dell’IRI al marchio milanese.

La “Proletarizzazione ” in corso a Pomigliano con l’Alfasud deve trovare una sorta di sponda anche nella gamma “Premium”. Cressoni comincia così a diventare un poco piu’ influente negli stilemi di linea: volumetria interna ed ergonomia, visibilità e sviluppo verticale delle superfici, minimalismo razionalista nella sagomatura e nella rifinitura della carrozzeria.

Nulla a che vedere con “Giulia” e “1750/2000”, l’Alfetta vede ovviamente anche i contributi di Giugiaro, benchè le fila di tutta la piattaforma le tenga Giuseppe Scarnati, il responsabile Centro Stile. Alfetta è un nuovo paradigma nel panorama motoristico europeo. Guardate stile, proporzione tra i volumi e sbalzi delle sue concorrenti dirette. Si può dire che Alfetta fosse un lustro avanti agli altri.

L’ANNO DELLA SVOLTA

Ma è nel 1977 che Ermanno Cressoni “crea” la sua forma d’arte. Il cuneo Giulietta. Non potrebbe neppure essere immaginata ad Arese se Scarnati, ritiratosi ormai in età da pensione, non si fosse impuntato nel 1974 per favorire il suo piccolo gioiello creativo (Cressoni) a capo del Reparto Stile.

E per la prima volta al mondo un Architetto è a capo di un Centro Stile interno ad un Marchio Auto europeo.

Giulietta è un piccolo terremoto nell’immaginario e nel mercato, violentata solo dal fuoco delle lotte sindacali e dalla ruggine delle inadeguatezze industriali e dei sabotaggi operai dentro le fabbriche. Purtroppo sono anni difficili. 

Il battesimo di Giulietta è dentro agli anni di Piombo, così come l’immagine collettiva della povera Alfetta rimane quella carrozzeria crivellata di colpi a Via Mario Fani. Forse anche per questo, senza tuttavia l’apporto pratico di Cressoni ma solo con il placet del Centro Studi, nasce quasi per esigenza quell’Alfa 6 così discussa e discutibile ma adatta, con un budget da picnic domenicale, a rappresentare la proposta presidenziale e “blindabile” dell’Alfa Romeo per le Istituzioni. 

Quelli erano gli anni, quella era l’atmosfera. E dunque in tutto questo “Giulietta” diventa un sasso nello stagno. Sembra una fiera rappresentante del razionalismo tedesco, sembra piu’ una concorrente dello stile di Paul Bracq e di Bruno Sacco che non l’avversaria in casa di Fiat 131, Lancia Beta e Gamma oppure, in campo europeo, di Opel Ascona e Ford Granada. Il taglio classico a tre volumi viene trasformato in una linea a cuneo dove purtuttavia il volume di coda, capiente ed imponente, non occupa la visuale e non ingombra neppure nella vista di tre quarti dove si esalta anche il profilo snello e provocatorio del frontale. Giulietta non assomiglia a nulla di già visto sul mercato ed è per questo che non può essere capita da tutti. Ma eleva purtuttavia l’immagine di Alfa anche nei mercati esteri, prima che i disastri della poca qualità e delle linee di produzione ne facciano purtroppo oggetto di critiche feroci. 

E non deve essere stato facile, per Cressoni come per Bertone nei confronti delle sue creature marchiate Alfa, dover difendere la sua linea, la sua immagine di bellezza contro una politica industriale in piena crisi. Eppure Ermanno non perde un colpo, e dal 1980 inizia la sua nuova sfida ad Arese. Siamo  nell’anno della seconda mini austerithyenergetica, il colpo di coda della crisi petrolifera di inizio decennio. Occorre pensare ad una alternativa all’Alfasud che presto dovrà uscire di scena: ma con i soliti problemi di Budget Cressoni si deve impegnare sullo chassis Alfasud modificato il meno possibile e sul caratteristico Boxer.

Riuscire a creare con due vincoli del genere un’auto familiare di Segmento “Crossover B/C” (cominciava, in quel decennio Ottanta la suddivisione marziale del mercato con fasce commerciali molto più definite e rigide rispetto al passato) per confrontarsi con: Ford Escort, Opel Kadett, Fiat Ritmo, Peugeot 305, Volkswagen Golf/Jetta ma anche con Volvo 340/360 e soprattutto con la neonata Lancia Delta non è impresa da niente. 

E non deve essere stato facile per Ermanno Cressoni rimanere se’ stesso, negli anni Ottanta, di fronte alla girandola di notorietà e di esaltazione mass mediatica di alcuni nomi dello Stile molto più ridondati del suo, che cercava soprattutto di ricavare un menù da Gran Galà con gli ingredienti di una mensa operaia.

In più sul progetto di “nuova Alfasud” c’era da superare un valico a due livelli: il primo era la concorrenza interna che Alfa Romeo era solita dare nella creazione di alcuni modelli mettendo a confronto progetti e bozzetti di stile di altre firme di Design; e dall’altro lato c’era da superare un problema persino doppio all’ interno di Alfa Romeo.

Sapete, sono gli anni in cui gli “Alfisti” cominciano ad assumere un tono quasi di rivendicazione e di autoconservazione rispetto al trend un poco decadente che sta prendendo il Marchio. Come detto le tensioni sindacali, i guai della produzione, la crisi energetica che ha messo il cappio ai “motoroni” Alfa sono stati somatizzati dal popolo alfista quasi come uno sfregio alla storia del loro simbolo. E per questo tutto quel che era “Alfa prima” diventa sacro ed inviolabile rispetto a quello che Alfa può proporre “dopo”.

In questo il secondo problema è che l’Alfasud – dapprima contestata e capita solo in parte dal pubblico Alfista – in corso di dieci anni è diventata un monumento e simbolo del Marchio; e l’ipotesi di vederla anche solo affiancata dal nascente progetto “Alfa Romeo Nissan” (ARNA) è già di per sé uno scandalo.

In questo Ermanno Cressoni si muove come suo solito, creando un’opera d’arte sotto copertura.

Decide di allontanarsi dalla formula “Due Volumi” che rappresenta all’epoca il 40% della Gamma europea e che però porterebbe ad un confronto discriminatorio inevitabile con Alfasud. La nuova “Segmento C” deve essere un taglio con il passato ed un ponte verso il futuro. Per la prima volta, persino, dopo anni una nuova proposta Alfa Romeo cerca un trait d’union con il resto di Gamma in chiave “Family feeling”. 

L’insegnamento di Paul Bracq e di Bruno Sacco è ben presente dentro l’animo di Cressoni: la nuova creatura ha un certo respiro che prende le misure con le linee di Giulietta ed Alfetta. E’ davvero un’Alfa in piccolo e non solo una piccola Alfa Romeo. Ed è così che nasce Alfa 33: per sostituire Alfasud e 15 anni di luci ed ombre in quella trincea di Pomigliano (in quel momento divenuto I.N.C.A. Investimenti) dove per contrastare un iniziale “loop” negativo di Alfa Romeo, sempre più in predicato di essere dismessa dall’IRI si producono parti dell’ARNA costruita a Pratola Serra in Avellino. 

La “33” è la Lectio Magistralis di Ermanno, che prevale su una proposta concorrente di Italdesign. 

E’ ancora oggi l’Alfa più venduta della storia del Marchio.

Dal punto di vista industriale, visti i budget all’osso, un altro miracolo è la 75 per la quale Cressoni fu capace di una impresa unica, mirata al contenimento dei costi ed alla industrializzazione meno onerosa possibile: nel passare dalla linea di montaggio della Giulietta a quella della 75 mantenne praticamente definito ed immodificato oltre il 70% di lamierati, (scocca, centine e rivestimenti) e complessi meccanici della Giulietta (del 1977), che per inciso già di per sé condivideva la sua piattaforma con Alfetta e GTV di poco precedenti all’epoca.

Ermanno Cressoni si trasferisce alla Fiat nel 1986 e cinque anni più tardi viene svelato il suo progetto più importante per il marchio torinese: la Cinquecento. Tra gli altri modelli da lui approvati segnaliamo le compatte Bravo e Brava presentate nel 1995. Oggetto di perculazio per anni, oggi rivalutate perchè pensare che la base di quello stile ha ormai 30 anni fa davvero sensazione.

Per me è uno dei dieci “Grandi” del Design industriale italiano, ma soprattutto è un eroe silenzioso che merita il ricordo perpetuo.

Purtroppo, lo stile di Ermanno si spegne per sempre, tra il 29 ed il 30 Giugno di quasi venti anni fa. Era il 2005, e tutto era diverso: le auto, l’Italia, il Web, Milano, il centro del mondo. Un mondo che anche Ermanno Cressoni aveva contribuito a rendere migliore, con umiltà e discrezione.

 

Riccardo Bellumori.

Nuova Volkswagen ID.2 2025: quando arriva

Volkswagen ID.2 arriverà nel 2025: il marchio non ha fretta di immettere sul mercato la sua auto elettrica più piccola. La casa automobilistica tedesca sa che i rivali stanno spingendo per mettere su strada le auto elettriche il più rapidamente possibile, ma questa non è una delle principali preoccupazioni di Wolfsburg. L’arrivo della nuova Renault 5, un successo che non ha raggiunto i concessionari, potrebbe aver messo in crisi l’azienda tedesca.

Ma nulla potrebbe essere più lontano dalla verità, perché il problema principale di Volkswagen, che avrebbe potuto far cambiare i piani iniziali e far arrivare l’ID.2 prima del previsto, è stato risolto dall’Unione Europea ritardando la temuta norma sulle emissioni Euro 7. La lunga ombra che incombeva sul futuro della Polo è stata sollevata e il modello con motore a combustione può continuare a essere venduto come sempre.

LA GAMMA VOLKSWAGEN

Volkswagen non ha fretta con la ID.2, la Polo è più che sufficiente per il mercato delle auto elettriche.
La Volkswagen ID.2 arriverà dopo la Raval e la Skoda Epiq.

L’informazione pubblicata qualche giorno fa da un media britannico è stata smentita dai funzionari Volkswagen, che sono stati costretti a ritrattare tali dichiarazioni in modo che gli interessati alla futura Volkswagen ID.2 non debbano speculare su un arrivo anticipato di circa un anno. I piani rimangono quelli originariamente previsti, il primo veicolo utilitario elettrico del gruppo è la CUPRA Raval e debutterà nel 2025, entrando in vendita più tardi nel corso dell’anno.
Il modello di Skoda sarà presentato in primavera, mentre quello di Volkswagen sarà presentato al Salone di Monaco di Baviera dopo l’estate del 2025 e sarà in vendita entro la fine del prossimo anno. I capi di Volkswagen hanno confermato che la produzione dell’auto elettrica da 25.000 euro aumenterà per tutto il 2026 per raggiungere tutti gli angoli del continente europeo, senza ritardi.

Volkswagen ha già dei prototipi del nuovo ID.2 in Germania, ma non li ha ancora visti in foto spia. La nuova Renault 5, lunga poco più di quattro metri, sarà venduta come una due volumi a cinque porte con un bagagliaio che supererà di gran lunga i 350 litri della Polo. La gamma prevede diverse versioni, tutte con motore elettrico anteriore e alimentate sia da una batteria agli ioni di litio, con una capacità massima di 55 kWh e fino a 450 chilometri di autonomia, sia da una batteria al litio-ferrofosfato (LFP) con meno di 40 kWh nella versione da 25.000 euro.

Dazi alla Cina: Volvo EX30 non arriva negli USA

Il marchio Volvo, di proprietà della holding cinese Geely, ha annunciato un nuovo parkette completamente elettrico alla fine dell’autunno 2022: la sua silhouette è poi apparsa sullo schermo accanto all’appena debuttato crossover di punta EX90. Nel maggio 2023 sono apparse sul web le immagini di brevetto del SUV e nel giugno dello stesso anno la Volvo EX30 è stata declassificata nella sua interezza.
Inizialmente si pensava che la produzione del crossover subcompatto sarebbe stata stabilita solo in Cina (presso lo stabilimento Geely nella città cinese di Zhangjiakou), da dove le vetture sarebbero state inviate in tutti i mercati chiave per il marchio svedese (i piani includevano gli Stati Uniti). Nell’autunno del 2023 si è saputo che anche la Volvo EX30 sarà prodotta nello stabilimento Volvo di Gand, in Belgio, nel 2025.

Volvo ha avviato il processo di trasferimento della produzione di auto elettriche destinate al mercato del Vecchio Continente dalla Cina all’Europa (nonostante le autorità dell’Unione Europea non abbiano ancora preso una decisione definitiva sui dazi sulle auto elettriche cinesi), non solo la EX30 ma anche l’ammiraglia EX90 è nella lista.

IL PROBLEMA DAZI

Bloomberg riporta ora che Volvo ha deciso di ritardare il debutto del crossover Volvo EX30 sul mercato statunitense a causa dell’imposizione di dazi elevati sulle auto elettriche cinesi, approvate negli Stati Uniti in primavera.

Inizialmente si era ipotizzato che il cross elettrico subcompatto di fabbricazione cinese avrebbe raggiunto i concessionari negli Stati Uniti nel prossimo autunno, ma ora si è saputo che il modello di fabbricazione belga farà il suo ingresso sul mercato. E ciò avverrà solo nella seconda metà del 2025.

Ricordiamo che la versione di partenza della Volvo EX30 – Single Motor – è dotata di un singolo motore elettrico da 272 CV situato sull’asse posteriore (coppia massima – 343 Nm), nonché di una batteria al litio-ferro-fosfato con una capacità di 51 kWh (49 kWh sono a disposizione del consumatore). L’autonomia con una singola carica è di 344 chilometri (WLTP). In questo parketnik, l’accelerazione da un posto a cento richiede 5,7 secondi e la velocità massima è limitata a 180 km/h (e in tutte le versioni).

La variante intermedia – Single Motor Extended Range – si distingue per l’aumento dell’autonomia senza ricarica fino a 480 km, nonché per la batteria al litio-nichel-manganese-cobalto da 69 kWh (capacità utile – 64 kWh). Un parketnik di questo tipo impiega 5,3 secondi per accelerare da 0 a 100 km/h.
La versione di punta a trazione integrale – Volvo EX30 Twin Motor Performance AWD – è dotata di un impianto a due motori (un motore elettrico su ciascun asse), la cui potenza totale è pari a 428 CV (543 Nm). I primi “cento” di questo crossover si ottengono in 3,6 secondi. La versione ha una batteria da 69 kWh con un’autonomia di 460 chilometri con una singola carica.

Si prevede che a seguito del cambio di “residenza” i prezzi della Volvo EX30 sul mercato americano aumenteranno. Si noti che inizialmente si era ipotizzato che per la versione di partenza del modello subcompatto negli Stati Uniti si chiedessero 36.245 dollari.

Renault Espace E-Tech: Pro e Contro [VIDEO]

L’avevo lasciata monovolume la ritrovo Suv: ecco tutti i pro e i contro dalla prova su strada della nuova Renault Espace.

Nuovo Xiaomi SU8 2025: anteprima Rendering

Il nuovo Xiaomi SU8 sarà un successo annunciato: lo specialista degli smartphone prepara un SUV ad alte prestazioni.

È un dato di fatto che Xiaomi sia finalmente in vantaggio su Apple nello sviluppo di un’automobile. L’anno prossimo Xiaomi lancerà probabilmente il suo primo modello in Italia, una berlina 100% elettrica chiamata SU7, prima che un SUV segua le sue orme l’anno successivo. Potenzialmente battezzato SU8, si vocifera che avrà un sottoscocca dedicato, idoneo per un range extender, mentre le sue dimensioni si avvicineranno a 4,80 m, le stesse della nuova Porsche Macan. Si tratta di un cliente importante, al quale Xiaomi probabilmente risponderà con un sistema di propulsione elettrica da circa 1.000 CV, che erediterà da una versione ad alte prestazioni della sorellina SU7, vista nelle scorse settimane in fase di sviluppo sulla pista del Nürburgring. Niente di meno!

IL NUOVO SUV

Il rendering in copertina di Auto-moto.com ci permette di dare uno sguardo in anteprima al SUV.
Dal punto di vista estetico, il SUV Xiaomi SU8 probabilmente manterrà le basi della berlina, in particolare i fari a mandorla con fendenti al centro, nello stile delle McLaren 720S e 750S, mentre il suo profilo si avvicinerà a quello di una Tesla Model Y, anche se si sussurra che potrebbe essere basato sulla silhouette di una Ferrari Purosangue.

In ogni caso, con circa 1.000 CV sotto il cofano, non avrà problemi a umiliare il famoso SUV italiano, pur avendo un prezzo molto più competitivo. In Cina, la Xiaomi SU8 potrebbe essere presentata già alla fine del 2024. Qualcosa da tenere d’occhio.