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Nuova Mercedes-AMG GT 2024: la 63 Pro 4Matic+

L’auto sportiva Mercedes AMG GT ha sostituito la SLS AMG coupé nel 2014 (il predecessore era sul mercato dal 2010).

La casa tedesca ha cessato la produzione della GT alla fine del 2021, ma si sapeva che il modello avrebbe avuto un successore (i suoi prototipi sono stati precedentemente catturati dagli obiettivi dei fotografi spia). La Mercedes-AMG GT di seconda generazione ha fatto il suo debutto alla fine della scorsa estate. La versione entry-level GT 43 Coupé è stata presentata nel marzo 2024, mentre la versione top GT 63 S E Performance in aprile. Ora il produttore ha dichiarato la versione da pista – GT 63 Pro 4Matic+.
La presentazione della novità è avvenuta nell’ambito del Festival of Speed, iniziato ieri a Goodwood. L’azienda ha sottolineato che la Mercedes-AMG GT 63 Pro 4Matic+ ha caratteristiche di alte prestazioni, progettate per “rendere il processo di guida ancora più sportivo”.

La coupé da pista ha ricevuto un paraurti anteriore più aggressivo con prese d’aria allargate, deflettori d’aria aggiuntivi nella parte inferiore della carrozzeria e il sistema di controllo del flusso d’aria AirPanel: esso consente di ridurre il carico aerodinamico sull’asse anteriore di 30 kg. La nuova versione della due porte è inoltre dotata di un alettone posteriore fisso (la deportanza sull’asse posteriore aumenta di circa 15 kg).

La Mercedes-AMG GT 63 Pro 4Matic+ ha uno splitter anteriore, un diffusore posteriore e minigonne laterali in fibra di carbonio. Il profilo è inoltre impreziosito da originali cerchi forgiati da 21 pollici, su cui vengono offerti pneumatici a scelta tra Michelin Pilot Sport 5 o Michelin Pilot Sport Cup 2 R. Inoltre, la coupé ha massicci dischi freno in ceramica, il cui diametro è di 420 mm.

DATI TECNICI E MOTORI

All’interno della versione da pista della coupé sono presenti sedili sportivi AMG Performance con elevato supporto laterale, oltre a un volante di marca rivestito in pelle e microfibra.

Davanti al guidatore c’è un quadro strumenti digitale da 12,3 pollici, mentre al centro del pannello frontale c’è un sistema di infotainment touchscreen da 11,9 pollici.

Sotto il cofano della Mercedes-AMG GT 63 Pro 4Matic+ c’è un motore V8 biturbo da 4,0 litri con 612 CV (27 CV in più rispetto alla AMG GT 63) e una coppia massima di 850 Nm (50 Nm in più).

La versione da pista accelera da 0 a 200 km/h in 10,9 secondi, ovvero 0,5 secondi in più rispetto alla AMG GT 63. La velocità massima è di 317 km/h. La velocità massima è di 317 km/h.
La Mercedes-AMG GT 63 Pro 4Matic+ sarà probabilmente in vendita sul mercato europeo entro la fine di quest’anno e arriverà negli Stati Uniti nel 2025. L’azienda annuncerà i prezzi in seguito.

Nuovo Zeekr 7X 2025: Anteprima

Il nuovo Zeekr 7X arriva in Cina come il primo SUV per famiglie del marchio, con posti a sedere fino a cinque persone.

Precedentemente noto come CX1E, Zeekr 7X sarà in vendita entro la fine di quest’anno a un prezzo compreso tra 240.000 e 350.000 yuan, secondo quanto riportato da CarNewsChina.

Una volta lanciato, il SUV competerà con rivali del segmento come la Tesla Model Y, la Li Auto L6 e l’imminente Xiaomi MX11. I dettagli preliminari indicano che il 7X è basato sulla stessa piattaforma PMA2+ (derivata dalla Sustainable Experience Architecture di Geely) della berlina 007, con un’architettura elettrica da 800 V per supportare la ricarica superveloce in corrente continua.

Come la 007, l’esterno della 7X presenta alcuni elementi distintivi del marchio, come una striscia luminosa interattiva appena sopra i fari principali. Altrove, si trovano il sensore LiDAR montato sul tetto, i sensori montati sui parafanghi e i fanali posteriori “Super Red” a tutta larghezza. Una differenza rispetto alla berlina è l’uso di maniglie a scomparsa a filo delle porte invece di pulsanti integrati nei montanti, presumibilmente per facilitare l’accesso dei bambini all’abitacolo.

In termini di dimensioni, la Zeekr 7X misura 4.825 mm di lunghezza, 1.930 mm di larghezza, 1.656 mm di altezza e ha un passo di 2.925 mm. Per avere un’idea del contesto, la 007 ha un ingombro simile, con una lunghezza di 4.880 mm e una larghezza di 1.900 mm, mentre il passo è di 2.928 mm. Rispetto ai rivali, il 7X è più grande della Model Y ma più piccolo dell’L6 di Li Auto.

DATI TECNICI E MOTORI

Non ci sono immagini degli interni nel reveal di Zeekr, ma le foto spia mostrano un abitacolo minimalista con un pannello strumenti curvo, un touchscreen centrale fluttuante per l’infotainment e un design del volante che differisce dagli attuali modelli Zeekr, inclusa la 007.

Per quanto riguarda i propulsori, i motori elettrici al carburo di silicio sono alimentati da batterie al litio ferro fosfato (LFP) o al nichel manganese cobalto (NMC). Come riportato da CarNewsChina, le varianti di fascia bassa utilizzeranno la batteria LFP “Golden Brick”, in grado di passare da uno stato di carica del 10-80% in soli 15 minuti. Le varianti più costose avranno un pacco batteria NMC di origine CATL – le due chimiche delle batterie rispecchiano quelle offerte dalla 007.

Per il momento non si conoscono i dati esatti relativi all’autonomia, ma se lo 007 è un’indicazione, potremmo avere a disposizione oltre 600 km secondo il generoso standard CLTC. Zeekr ha dichiarato che la 7X sarà disponibile con una configurazione a doppio motore da 646 CV (637 CV o 475 kW), in grado di garantire un tempo da 0 a 100 km/h inferiore ai quattro secondi. Anche in questo caso, le cifre sono simili a quelle della 007, in particolare per quanto riguarda la trazione integrale. La Zeekr 7X sarà disponibile anche con un motore singolo a trazione posteriore.

Nuova MG Cyber 2024: la GTS

La nuova MG Cyber GTS è pronta ad arrivare sul mercato.

Il marchio britannico MG, di proprietà dell’azienda cinese SAIC, da tempo si dedica alla creazione della prima novità sportiva per molti anni. Così, la roadster MG Cyberster, annunciata nel 2017, ha debuttato nell’aprile del 2021 al Salone dell’Auto di Shanghai, a quel tempo – nello status di concept. La variante di serie del modello è stata declassificata nell’estate del 2023 e la sua produzione è iniziata a novembre. Ora il produttore sta pensando alla possibilità di ampliare la gamma a scapito della versione chiusa.
Al Festival of Speed di Goodwood (Regno Unito), che ha aperto i battenti oggi, il marchio MG ha portato un’altra concept, questa volta il suo ruolo è stato svolto dalla Cyber GTS coupé. Questa show car, molto probabilmente, può essere la base della futura coupé di serie del marchio, ma il produttore non è pronto a confermare ufficialmente quand questa sportiva si unirà alla famiglia sportiva.

La MG Cyber GTS concettuale a due porte ha condiviso con la roadster la maggior parte degli elementi della carrozzeria, compreso il frontale. La nuova vettura presenta gli stessi intagli sul cofano, fari a “goccia”, un tappo con logo al posto della griglia tradizionale, nonché una presa d’aria sdoppiata con un motivo geometrico.

La MG Cyber GTS ha un tetto rigido e non trasformabile (a differenza della roadster soft-top). Gli interni della concept sono ancora un segreto: l’auto elettrica mostrata a Goodwood ha un abitacolo nascosto con tinte “sorde”. Si può ipotizzare che sarà quasi identico all’interno della MG Cyberster vera e propria. In questo caso, davanti al guidatore ci sarà un volante con un bordo tronco, oltre a un cruscotto virtuale curvo di tipo panoramico, composto da tre display.

DATI TECNICI E MOTORI

L’azienda non ha detto nulla sulla tecnologia della MG Cyber GTS. Probabilmente, la concept “ripiena” potrebbe anche condividere con la roadster di serie, che si basa sulla piattaforma Nebula sviluppata da SAIC. La versione di partenza ha un motore elettrico da 314 cavalli posizionato sull’asse posteriore, tale vettura sportiva è dotata di una batteria di trazione con una capacità di 64 kWh. La versione intermedia è anch’essa a trazione posteriore con motore elettrico da 340 CV e batteria da 77 kWh. La variante top a trazione integrale ha la stessa batteria e l’installazione di due motori, la cui potenza totale è pari a 544 CV.

Va notato che oggi il marchio MG ha presentato anche la prossima generazione del crossover HS. La novità è un clone del relativamente fresco parketnik cinese Roewe RX5 (il marchio Roewe appartiene anche a SAIC). Sul mercato britannico la HS sarà consegnata questo mese (i prezzi sono noti), mentre gli altri Paesi europei riceveranno le vetture nel prossimo autunno. Tra l’altro, il crossover – anche se nella versione pre-riformata della prima generazione – sarà portato in Russia.

Nuova MG HS 2024: Anteprima

La nuova MG HS ha partecipato al Goodwood Festival of Speed 2024. Si tratta di uno dei grandi eventi automobilistici britannici. Un evento che è una vetrina internazionale per i marchi che vi si incontrano. Inoltre, nel caso di MG, serve a realizzare nuove azioni legate al suo centenario. Questa azienda britannica ha 100 anni di storia. Qualcosa che non tutti i marchi automobilistici possono vantare.
In poco tempo, l’HS si è affermato come uno dei SUV compatti più venduti nei principali mercati europei, come Regno Unito, Spagna e Italia. Una delle chiavi del suo successo commerciale è senza dubbio il rapporto qualità-prezzo. È uno dei modelli più convenienti della sua categoria. Sia nella versione termica che in quella plug-in.
Questo cambio generazionale della MG HS sarà decisivo per incrementare questi dati di vendita e sfidare rivali come KIA Sportage, SEAT Ateca e Hyundai Tucson.
David Allison, Responsabile Prodotto e Pianificazione di MG Motor UK, ha sottolineato l’enorme popolarità del modello: “Il SUV HS è stato immensamente popolare. Tuttavia, i nuovi modelli alzano il livello con un equipaggiamento e una funzionalità ancora maggiori, un look distintivo MG che distingue l’HS dagli altri SUV e una scelta di propulsori avanzati”.
Basta una rapida occhiata alle immagini che illustrano questo articolo per capire come è cambiato il SUV HS. Morris Garage osserva che l’ingresso del nuovo HS segna l’inizio di un look più sofisticato, con un passo più lungo per una maggiore abitabilità dell’abitacolo e proporzioni esterne raffinate con sbalzi più corti.
Una filosofia di design già vista su altri modelli come la nuova MG3. Inoltre, presenta nuovi fari a LED. I fari sono collegati da una cornice nera. La vista laterale rivela la sua essenza di SUV con ampi passaruota e paraurti in plastica che proteggono il sottoscocca. Non mancano le barre sul tetto. Per concludere il nostro tour degli esterni nella parte posteriore, abbiamo dei fari posteriori molto sottili, disposti orizzontalmente e collegati da una striscia di luce.
Rispetto al modello precedente, il rinnovato SUV di MG ha fatto un passo avanti dal punto di vista tecnologico. Basta sedersi nell’abitacolo. È dotato di un quadro strumenti digitale da 12,3 pollici e di un touchscreen da 12,3 pollici.
Il touchscreen da 12,3 pollici è il “centro nevralgico” dell’abitacolo. È un componente fondamentale per il funzionamento del nuovo sistema di infotainment compatibile con Android Auto e Apple CarPlay. Anche il volante multifunzione è nuovo. Ha un design a tre razze con comandi migliorati. Oltre a migliorare la qualità delle finiture e dei materiali utilizzati, MG sottolinea che il volume di carico è stato aumentato di 44 litri. Il bagagliaio ora contiene rispettivamente 507 litri.
Tutte le versioni sono dotate del pacchetto MG Pilot, che comprende un’ampia selezione di sistemi di assistenza alla guida come l’avviso di superamento involontario della linea di carreggiata, la frenata di emergenza attiva con rilevamento dei pedoni, il rilevamento dell’angolo cieco, l’avviso di attenzione del conducente e il sistema di assistenza al superamento della linea di carreggiata.

DATI TECNICI E MOTORI

Per quanto riguarda la meccanica, possiamo dire che, in termini generali, non ci sono cambiamenti. Nonostante tutte le indiscrezioni, la nuova HS continuerà a essere disponibile nelle versioni a benzina e ibrida plug-in (PHEV), quest’ultima nota come MG EHS. Tuttavia, sono state apportate modifiche a entrambi i propulsori.
Il livello di ingresso è occupato dalla nuova versione a benzina con motore a quattro cilindri T-GDi da 1,5 litri. Il motore sviluppa 169 CV e 275 Nm di coppia massima. Può essere abbinato a un cambio manuale a sei rapporti o a un cambio automatico DCT a doppia frizione a sette rapporti. Sempre con trazione anteriore. Può accelerare da 0 a 100 km/h in 9,4 secondi.
La versione ibrida plug-in combina un motore a benzina da 1,5 litri da 142 CV con un motore elettrico da 154 kW (209 CV). Completa l’accelerazione da 0 a 100 km/h in 6,8 secondi e, grazie a una batteria da 24,7 kWh, può percorrere fino a 120 chilometri in modalità 100% elettrica. Tra l’altro, il modello PHEV è dotato di tecnologia V2L (Vehicle-to-Load).
La versione aggiornata della HS è ora in vendita nel Regno Unito con un prezzo di partenza di 24.995 sterline (29.665 euro).

Infotainment Ohrex: il test drive [VIDEO]

Auto senza Apple Car Play e Android Auto? In questo video test metto alla prova l’infotainment portatile firmato Ohrex.

Nuova Polestar 6 Concept BST: Anteprima

Polestar continua a plasmare la sua gamma di modelli con un cuore estremamente sportivo per conquistare gli amanti delle prestazioni più elevate. La Casa svedese ha svelato le prime immagini di una delle più suggestive auto elettriche che, per il momento, non aveva la priorità assoluta in quanto vettura di nicchia.

La futura Polestar 6 è tornata alla ribalta dopo essere stata presentata in anteprima, anche come concept car, due anni fa con il nome di O2 Concept.

Se allora si trattava di una proposta di roadster e auto sportiva allo stesso tempo, ora arriva un’opzione con una configurazione più esplosiva che conferma che si tratta di una suggestiva coupé e roadster allo stesso tempo con soli due posti. Un tetto in tela molto solido permetterà ai futuri proprietari di provare sensazioni molto speciali con e senza il cielo per il tetto a bordo di questa Polestar.

La Polestar 6 Concept BST presenta una carrozzeria su misura con proporzioni tipiche da roadster, caratterizzata da un parabrezza fortemente inclinato e da un elegante tetto in tela allungato quanto basta per creare un aspetto più fastback, ancorato da un posteriore dominato da un enorme spoiler.
Verniciati nel classico colore argento delle auto da corsa, i passaruota svasati ospitano grandi cerchi in lega forgiati da 22 pollici, con le pinze dei freni verniciate in oro che spuntano da dietro. Questa BST fa una dichiarazione di intenti presentando anche un cofano ottimizzato dal punto di vista aerodinamico con una profonda rientranza, che attira ancora di più l’attenzione sullo spoiler aggiunto sul labbro anteriore per un carattere più estremo.

LA SUPERCAR ELETTRICA

Ecco come sarà questa rivale delle future auto elettriche Porsche Boxster e Cayman, che offrirà prestazioni elevatissime grazie a due motori elettrici che produrranno una potenza massima fino a 884 CV e una coppia di ben 900 Nm. Le caratteristiche di un’auto sportiva di fascia alta e la versione più potente della futura Polestar 6.

La Polestar 6 Concept BST dimostrerà ai presenti al Festival of Speed di Goodwood come riuscirà a scalare la mitica collina, anche se ci sarà da chiedersi quanto tempo impiegherà per farlo. Forse gli svedesi hanno deciso di rivelare il tempo per conquistare più clienti per un modello che è già esaurito, almeno per il primo anno di produzione, previsto per il 2026.

Nuova Ford Capri 2024: Dati Tecnici e Foto

Ecco finalmente svelata la nuova Ford Capri.

Ford ha stipulato un accordo con Volkswagen già nel 2020. Nell’ambito di questa partnership sono stati realizzati diversi progetti comuni. L’elenco comprende il rilascio di una coppia di crossover Ford completamente elettrici, destinati al mercato europeo. Il primo è stato l’Explorer elettrico , presentato nel marzo 2023: l’unica cosa che questo modello ha in comune con l’Explorer “normale” è il nome. Ora ha debuttato la sua versione con carrozzeria da coupé, che ha ricevuto un nome proprio: Capri.
Il nome Ford Capri può sembrare familiare a molti, poiché nel periodo dal 1968 al 1986 il marchio americano ha prodotto una coupé sportiva con questo nome. Ora il costruttore ha deciso di riproporre questo nome per una nuova coupé trasversale, destinata al mercato del Vecchio Continente. Il progetto è stato realizzato in collaborazione con VW, quindi non c’è da stupirsi che la “donatrice” della Ford Capri sia stata una Volkswagen ID.5 (analogamente al fatto che la parente più prossima dell’Explorer EV è una crossover ID.4 con una linea del tetto tradizionale).

Le caratteristiche del design della nuova vettura includono un’ampia barra nera che collega i fari e funge da tappo al posto della griglia del radiatore. La stessa ottica della testa ha una forma semplice e filante con tratti di luci di marcia (quattro archi in ciascun faro). Le luci posteriori hanno un design simile.

Ford Capri presenta maniglie delle porte tradizionali, specchietti retrovisori esterni convenzionali con alloggiamenti neri, finiture perimetrali della carrozzeria in plastica lucida nera e montanti anteriori e centrali neri. Il tetto è coronato da un’antenna a “pinna di squalo”, mentre sul bordo dello spoiler del portellone bagagli è presente il logo del marchio americano. La nuova Capri è disponibile con dischi ruota di diametro compreso tra 19 e 20 pollici, mentre i “rulli” da 21 pollici sono disponibili come optional.

Gli interni della Ford Capri sono gli stessi dell’Explorer europea: al centro del pannello frontale si trova il tablet verticale del sistema di infotainment, la cui diagonale è pari a 14,6 pollici. Davanti al guidatore il volante è “appiattito” su entrambi i lati con un raggio centrale argentato con fori, i sedili anteriori hanno ricevuto una funzione di massaggio; inoltre, l’elenco delle dotazioni comprende la ricarica wireless per gli smartphone.

DATI TECNICI E MOTORI

La Ford Capri è basata sulla piattaforma modulare MEB della Volkswagen (come le parenti sopra citate). La lunghezza complessiva è di 4634 mm (166 mm in più rispetto all’Explorer europea), la larghezza di 1872 mm e l’altezza di 1626 mm. Il volume del bagagliaio è di 572 litri (sotto la tendina), mentre il volume massimo dello spazio di carico è di 1510 litri.

La novità Ford sul mercato del Vecchio Continente sarà offerta con due varianti di “imbottitura”. La versione di partenza ha un singolo motore elettrico da 286 cavalli situato sull’asse posteriore, oltre a una batteria di trazione con una capacità di 77 kWh. L’autonomia con una singola carica, secondo il passaporto, è di 627 km (calcolata sul ciclo WLTP). Questa versione impiega 6,4 secondi per accelerare da 0 a 100 km/h.

La versione top di gamma a trazione integrale ha un’installazione a due motori (un motore elettrico su ciascun asse), la cui potenza totale è pari a 340 CV. Il sistema comprende anche una batteria da 79 kWh, la cui autonomia senza ricarica è di 592 chilometri. Lo scatto 0-100 è coperto in 5,3 secondi. La velocità massima di una qualsiasi delle versioni è limitata a 180 km/h.

La vendita della nuova Ford Capri completamente elettrica è prevista per la fine dell’anno. La produzione di serie della Ford Capri sarà avviata nello stabilimento di Colonia, dove oggi viene prodotta l’Explorer europea.

In Germania, la versione di partenza della nuova Ford Capri costerà 50.911 euro mentre l’acquisto della versione top costerà non meno di 58.457 euro.

La storia di Oscar La Ferla il Campione silenzioso

Quello che non sapevo fino ad oggi, ora che ho abbastanza superato il mezzo secolo, era che persino il mitico Carlo Verdone aveva plasmato il nome di Oscar Pettinari – il celebre attore motociclista aspirante divo di Cinecittà – sulla falsariga ed in onore del nome del mito che voglio raccontarVi ora.

Venuto a sapere questo tramite la navigazione sulla Rete (che dispensa a volte queste piccole perle di memoria sconosciuta) la mia simpatia verso l’attore e regista è di certo aumentata; ma la simpatia e la stima (oltre che l’affetto) che da almeno quaranta anni mi lega all’eroe del motorsport avventuroso e genuino di tanti anni fa non è cambiato.

Ed Oscar è un nome che nella Roma popolare di qualche decennio fa era molto diffuso (anche nella gettonatissima versione personalizzata di “Oscaretto” che in romano testaccino ne è il vezzeggiativo affettuoso); per di più sono risalito (magia della Rete, anche questa) all’etimologia ed all’origine sassone scandinava del nome, dove Oss è la radice onomatopeica che rappresenta una divinità, e Gar sarebbe la trasformazione di Gaira(lancia).

Che quello che Vi sto per presentare sia una sorta di “Dio” delle Due ruote in Pista (e prima ancora in strada…) è certo e lo dimostra la serie di articoli che le Riviste di settore gli hanno tributato ma anche l’affetto continuato di un esercito di suoi tifosi; che andasse veloce come una “lancia”, pure; che si possa chiamare “Oscaretto” (letteralmente “Piccolo Oscar”) un pilota di moto molto vicino al metro e novanta, beh quello è davvero più difficile. 

Il mio Campione di un passato non troppo lontano, ma purtuttavia di un passato che manca a tutti e che difficilmente tornerà, si trovava spesso “incastonato” nelle moto su cui saliva; ma questo non era certo un problema per lui.

La competenza tecnica e motoristica che ne hanno fatto un ottimo collaudatore chiamato dai Marchi più prestigiosi, il fiuto per la “zampata” vincente e la grinta naturale, legata ad un talento e ad una capacità di guida non comune, rendevano sempre e comunque questo ottimo centauro un tutt’uno con la moto che guidava. E Vi posso anticipare che di moto ne ha guidate tante.

Io Oscar La Ferla, il Campione di cui Vi racconto, ho avuto il piacere di vederlo “dal vivo” l’ultima volta una quarantina di anni fa, a Vallelunga.

Non vi sforzate di cercare, tuttavia, la sua storia in Rete. A differenza di tanti altri protagonisti sui Media, Oscar non è mai stato un ospite fisso dei Social o dei programmi mondani. 

La Ferla è il campione silenzioso ma immenso che, grazie alla passione ed al talento, ha regalato pagine di storia che in pochi abbiamo l’orgoglio e l’onore di aver conosciuto; per quei pochi o tanti fortunati e più esperti il suo nome risuonava all’epoca come quello dei nuovi protagonisti americani o quello degli europei più blasonati.

Per gli altri rimane solo il Web, appunto. Ed è per questo che vorrei lasciare alla Vostra attenzione un mio profilo ed un ricordo personale.

Era una Domenica di Ottobre, e Vallelunga era l’appuntamento di casa per diverse famigliole appassionate pronte al pellegrinaggio sulla Cassia, accompagnati dalle borse ben fornite di panini, ciambellone e bevande casalinghe (il chioschetto “finger food” all’epoca era una barzelletta per i parsimoniosi e ben attrezzati tifosi capitoli celebri per il codazzo di famiglie un tempo così numerose da rendere impossibile l’acquisto di alcunchè dai “bibbitari” stanziali nel circuito.

In quelle Domeniche anni Ottanta, quando il Circuito di Campagnano aveva ormai perso la Formula Uno riservandosi tutta una bella serie di eventi di rilievo, le Gare di motociclismo erano un contesto prestigioso, tra Gare dell’Europeo e appuntamenti nazionali che mettevano a confronto i giovani talenti dei monomarca e delle Classi minori con i Campioni affermati nell’Italiano Classe 500 e TT F1 (si chiamava ancora così la Categoria mamma delle Superbike).

Quella Domenica di Ottobre del 1985, insieme a Virginio Ferrari, Marco Lucchinelli, Franco Uncini, Fabio Biliotti ed il “Team Italia” della Classe 500 a Due Tempi si correva anche l’appuntamento forse più determinante dell’Italiano TTF1. 

Avreste dovuto vederlo: realizzazioni artigianali motorizzate Honda/Kawasaki/Yamaha su telai dei nostri specialisti artigiani (Moretti, Geminiani, qualche vecchia Motoplast ancora, e tanto altro) contro le eroiche Laverda e persino Guzzi stravolte dal loro assetto stradale; ed a corredo c’era tuttavia l’impegno diretto dei Costruttori nazionali.

 

In particolare di Ducati, che attraverso il dinamismo di Cagiva era presente sia in nome proprio con le “750 F1” di Borgo Panigale sia attraverso la Bimota DB1 motorizzata “Pompone”.

E sulla Bimota, stupenda e minuta principessa delle Piste, bellissima ed essenziale creatura di Giuseppe Morri e Federico Martini, il mio Campione Oscar La Ferla si era presentato come un po’ ambasciatore casalingo; lui che a Roma era un poco il simbolo dello sport popolare, quello nato sulla strada nel vero senso della parola.

Via Olimpica, Via Salaria, le altre strade consolari capitoline: il teatro dei giovani motociclisti che sulle prime Maximoto giapponesi a due tempi mostravano davvero cosa significava saper guidare, negli anni Settanta, in un periodo davvero effervescente a livello sia commerciale e tecnico che – purtroppo – sociale.

A saperlo raccontare, quel tempo e quel periodo: io per una gran parte neppure posso dire di averlo vissuto, per limiti oggettivi di minore età, ma nel corso del tempo mi sono “documentato” per scoprire una sorta di una “Roma com’era” o “Roma Sparita” che non fa capolino solo dalle tele dei Pittori o dagli stornelli capitolini.

C’è una Roma sparita anche nelle “Due Ruote”, in quella piazza metropolitana che solo per il fatto di far fluire dentro ed intorno a sé già oltre un milione di persone sulle strade era negli anni ’70 un mercato di assoluto interesse. Chiaramente la passione ed il mercato motociclistico aveva le sue isole di eccellenza altrove, perché di Costruttori Industriali ed artigianali in quel periodo se ne trovavano quasi zero su Roma (a parte i piccoli Artigiani, ovviamente)

Ma c’erano le Scuderie, c’erano soprattutto diversi Distributori ed Importatori di Marchi internazionali, ed infine c’era la forza commerciale delle Concessionarie ed i loro “numeri”.

A Roma la più piccola e familiare delle realtà Concessionarie poteva vantare fatturati che in altri Centri Urbani potevi raggiungere solo sommando tra loro diversi operatori locali: non ricordo più purtroppo tante di loro, ma certamente nomi come “Ianniccheri”, come “Biaschelli” (Benelli), “Pellegrini” (Moto Guzzi); “Cappelletti” (per H-D, Cagiva e poi Suzuki); ed infine “Nardi” per la Moto Morini e “Samoto” per Honda sono riferimenti storici che hanno significato soprattutto parecchi Clienti per le rispettive Case Mandanti.

“Samoto” Honda, la creatura di Franco Malenotti che rese leggendaria la figura di Tommaso Piccirilli, il “Re” di Vallelunga sulle Derivate di Serie.

Le corse stradali, più o meno “autorizzate” (quasi nessuna, in verità, ma questo era il fascino aggiuntivo della cosa) erano in fondo il mondo che satellitava intorno alle Concessionarie, protagoniste del “Boom” delle Maximoto (aperto in misura esplosiva dalla presentazione nel 1969 di Kawasaki Z900 e Honda CB750 Four, e via via a seguire tutte le altre) che aveva suddiviso il mercato in due grandi classi di Sportivi (Clienti entro i 250/300 cc. legati al prodotto nazionale e Clienti “oltre”); in quell’epoca la Concessionaria era contemporaneamente anche la sede di informazione (riviste, dialoghi, dibattiti corsaioli) e quella antesignana ai “Social” dove a dominare non erano le Chat ma gli annunci di “Porta Portese” o “MotoSprint” che pubblicando la vendita o la ricerca di moto e componentistica usata vedevano spesso come sede di trattativa ed esposizione “alla buona” il Motosalone o l’Officina interna: le regole commerciali non erano asfissianti come oggi ed il famoso “Conto vendita” era diffusissimo.

Così come, a differenza di oggi, era motivo di vanto esporre in un angolo apposito del Salone una vetrinetta o un piano di appoggio dove facevano bella mostra di sé i Kit di elaborazione, le Catene speciali, le corone alleggerite ed i dischi freno, le forcelle “Marzocchi”, “Ceriani”, e tutto quel che poteva rendere una moto normale in “Speciale”. Davvero altri tempi…Tempi che a Vallelunga si interrompono il 27 Aprile del 1975 quando lontano dal circuito capitolino si consuma la tragedia che ci porta via Tommaso Piccirilli.

Quel giorno, anche idealmente, i campioni come Oscar La Ferla o Giovanni Menegaz ed altri raccolgono un testimone simbolico da Tommaso. 

Oscar, dal suo lato di Pilota di rango, percorre tutte le tappe di un percorso che lo porta dalle competizioni locali, alle derivate di Serie fino al palcoscenico internazionale dell’Endurance / Bold’Or e del Mondiale Classe 500.

Un ragazzo straordinario e di cuore: Oscar

La Ferla era caratterialmente cordiale e disponibile ma ferreo, rigoroso: la sua capacità di collaudatore lo ha reso protagonista anche di memorabili “scazzi” con Squadre o staff tecnici, quando le sue rilevazioni e le sue indicazioni tecniche venivano talvolta disattese o bloccate dal Team. 

Come quando, chiamato a testare una mezzo litro Due tempi impegnata nel Motomondiale si impose sulle scelte di carburazione – per lui eccessivamente magra – che nel frattempo erano state volute per quella prova su pista, pretendendo giustamente di avviare lui stesso – a spinta – quella moto per verificare dalla prontezza della messa in moto il tenore ideale di carburazione.

Oscar ancora oggi le moto le sente a orecchio, ne percepisce le vibrazioni anomale, ne sente la musicalità di scarico. 

Il suo è un rapporto di amore che non verrà mai meno, e che ancora oggi lo rende piacevolmente protagonista di piacevoli “sgassate” in Pista dove gli capita di passare per rivivere i momenti che hanno piacevolmente segnato la sua storia.

Tre volte Campione nazionale, vice Campione europeo e ottimo protagonista nonché baluardo (molto spesso “in extremis”) di Teams e Costruttori che – rivolgendosi a lui anche con accordi “spot”- sapevano di poter contare sulle qualità ed il supporto di un Top Rider senza doverne subire i capricci e la antipatia conseguente; Oscar La Ferla è salito su un elenco di moto che lo rendono davvero un esperto conoscitore di quel mondo e di quei tempi.

Ma tornando ai tempi ed a “quei tempi”: la Bimota “DB1” di Vallelunga in quella Domenica di Ottobre 1985 era una delle diverse “belve” guidate a Oscar: oltre a Laverda, Kawasaki, Honda stradali abbiamo la serie delle Ducati TT (inclusa la Factory 750 F1), le Superbike Yamaha, le Suzuki 750 Geminiani e persino la Suzuki RG 500 nel  Motomondiale sia in veste privata che nella organizzazione del Team Gallina –HB.

Dovunque ha corso Oscar ha lasciato un ottimo segno del suo passaggio, sia in termini di prospettiva tecnica che di rapporto umano. Difficile ricordare persone che non siano diventate amiche di questo campione di animo, sportività e umanità. 

Questo nonostante – come si dice in gergo – La Ferla fosse un vero “mastino” che non risparmiava grinta e forza agonistica. Difficile tenerlo dietro in una bagarre, viste le sue qualità che oltre al talento richiamavano anche una tenuta fisica e mentale di rara efficacia.

Motivo per il quale è diventata leggendaria anche l’accoppiata storica nell’Endurance tra Oscar La Ferla e Walter Cussigh. Nome anch’esso di un’epoca leggendaria ed avventurosa che in pochi conoscono.

E torniamo, per l’ultima volta, a quella Domenica di Vallelunga: con il Team ufficiale Ducati Cagiva di Virginio Ferrari (che conquista l’alloro tricolore proprio quella Domenica sul circuito romano) e di Marco Lucchinelli, c’è una ressa di nuove e vecchie quattro cilindri giapponesi agguerrite, e nel gruppone dei contendenti si distingue per bellezza ed aristocrazia un punto bianco striato di tricolore; è quella Bimota con in sella un cavaliere in tuta biancoazzurra e il nome fin troppo noto e stimato per passare sotto silenzio. Una buona fetta di tifosi romani è là per lui, per applaudire il campione cittadino. E Oscar non delude, finendo terzo dopo una battaglia estenuante conclusa quasi sulla linea del traguardo. 

Il mio campione saluta Marco Lucchinelli, vincitore sul primo gradino del Podio, e sorride a tutti noi tifosi che – in fondo – siamo arrivati a Campagnano per applaudirlo. L’aria di festa si accompagna al fine serata in cui tutti, con il sorriso sulle labbra, tornano in auto e si rimettono nella fila chilometrica del rientro domenicale.

Un po’ di polvere di magia di quella Domenica mi è sempre rimasta addosso

Ovviamente Oscar La Ferla da quella Domenica ha continuato a collezionare successi e partecipazioni in Gara.

Crescendo io ho cercato di non venire meno al dovere ed alla promessa tacita fatta a me stesso ed a quei campioni, a quella storia del passato. Proprio perché non rimanga nel passato.

E rivedere, molto più recentemente, il mio campione Oscar in una celebre piazza del quartiere Prati, disponibile ad un caffè amichevole di un pomeriggio estivo, mi ha confermato di lui l’immagine di una persona straordinaria ed umana.

Core de Roma, un cuore sportivo che continua a regalare passione e leggenda.

E che, grazie al cielo, continua a raccontare alle generazioni future quanto bello è stato il mondo che amiamo, oggi che questo mondo del  motore è un po’ in crisi.

E se non fosse che Oscar è di sicuro allergico ai ruoli pomposi ed aristocratici che l’Advertising si è inventato recentemente, sapete che Vi dico? Che lui sarebbe per qualunque Marchio di moto un perfetto “Brand Ambassador”. 

Perché la sua passione è spontanea e contagiosa. Caratteristiche rare da produrre dai “professionisti” di oggi.

Riccardo Bellumori.