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Toyota RAV4: record di vendite e nuovo modello

Sin dal suo lancio a metà degli anni ’90, la Toyota RAV4 è stata un fiore all’occhiello della gamma globale del marchio giapponese. Concepito come modello più ricreativo, negli ultimi tre decenni si è trasformato in un’auto familiare, arrivando a occupare il segmento D in assenza dell’Avensis.

Il RAV4 è perfettamente adatto al suo ruolo di buon SUV ed è un fenomeno di vendita globale che Toyota non ha intenzione di abbandonare. Il marchio sa bene che le auto elettriche non sono un’opzione al momento, quindi una sostituzione in questa categoria è fuori discussione.
Il Toyota BZ4X è un SUV elettrico, ma non riempirà la nicchia del RAV4 nel medio termine.
Ci sarà una sesta generazione della Toyota RAV4, ma non una generazione completamente nuova.

IL FUTURO EAV4

Un alto funzionario del marchio negli Stati Uniti ha fatto riferimento al suo futuro con alcune dichiarazioni molto interessanti su un modello che ha già sei anni e il suo ciclo commerciale è quasi esaurito.
Copper Ericksen, responsabile della pianificazione del prodotto per la divisione nordamericana di Toyota, ha dichiarato: “Non sarà un cambiamento drastico, i clienti hanno detto chiaramente cosa vogliono dal RAV4, quali dimensioni, quale design, prestazioni e tecnologia. Ne venderemmo mezzo milione se potessimo farne così tanti, quindi non vogliamo rovinare la ricetta”, aggiungendo: “Quindi come possiamo migliorarla? Modernizzando, adeguandoci alle normative sulle emissioni, tenendo d’occhio la concorrenza e assicurandoci di migliorare il prodotto nei punti giusti. Ma non ci saranno grandi cambiamenti”.
La verità è che Toyota non vuole correre rischi con un modello che, lo scorso anno, è stato il secondo più venduto al mondo con quasi 1,1 milioni di unità al suo attivo. Dalle parole di Ericksen, è chiaro che Toyota seguirà la stessa linea di altri produttori, un restyling più profondo che concentrerà la maggior parte delle novità nella sezione meccanica. Per ora non si sa se il nuovo RAV4 sia in fase di sviluppo o meno, ma siamo certi che lo sarà e che Toyota saprà ancora una volta eccellere sotto tutti gli aspetti.

Nuova Lamborghini Temerario 2025: Rendering

La nuova Lamborghini Temerario è pronta a sostituire la Huracan.

La Casa italiana si prepara a presentare in anteprima la sua nuova auto sportiva, che sostituirà il modello Huracan. Grazie a nuove foto spia abbiamo l’opportunità di considerare nuovi dettagli del suo aspetto.

La coupé si chiamerà Temerario, che tradizionalmente per tutti i modelli Lamborghini viene preso in prestito dalla corrida e che tradotto dall’italiano significa “audace“, “coraggioso“. Nella gamma di modelli, la novità dovrebbe sostituire la sportiva junior Huracan, che ha debuttato nel marzo 2014 al Salone di Ginevra. Quest’anno ha quindi compiuto 10 anni, durante i quali ha ricevuto numerose modifiche, l’ultima delle quali con il logo STJ e il V10 atmosferico è apparsa nell’aprile di quest’anno.

Questi rendering di Kolesa.ri ci permettono di dare uno sguardo al modello.

DATI TECNICI E MOTORI

Il successore della Huracan, a giudicare dalle foto spia, riceverà quasi le stesse proporzioni della carrozzeria, ma il design sarà significativamente diverso.

La caratteristica della Lamborghini Temerario saranno i fari orizzontali molto stretti, che saranno accompagnati da originali luci di marcia esagonali, integrate nel paraurti anteriore. La forma delle fiancate della novità ricorda un po’ il suo “nonno” – la sportiva Gallardo, che è diventata la capostipite della linea dei modelli più compatti ed “economici” del marchio.

La parte posteriore appare del tutto originale, qui l’attenzione principale è attratta dalle dimensioni impressionanti del tubo di scarico esagonale, ai cui lati sono presenti luci esagonali (a differenza della nostra ultima ipotesi, in realtà, si sono rivelate solo due).
Sono attesi cambiamenti molto significativi nella parte tecnica. Innanzitutto, la vettura sportiva sarà ibrida: il gruppo propulsore si baserà su un V8 biturbo di 4,0 litri di cilindrata che svilupperà 789 CV. Insieme a tre motori elettrici, la potenza totale sarà di circa 888 CV. Per fare un confronto, la già citata Huracan STJ con un 10 cilindri “atmosferico” produce solo 640 CV.

Ricordiamo che nella primavera di quest’anno ha debuttato il SUV ibrido Urus SE con un aspetto aggiornato.

Nuovo Mercedes Classe G 2025: il tuning

Il Mercedes Classe G ha e una dedizione speciale grazie al tuning di CarleX.

Il mondo è pieno di gusti, più raffinati tra i clienti con più soldi in tasca, a volte al limite della stravaganza, che i marchi cercano di soddisfare con i loro reparti di personalizzazione, ma con un’importante differenza rispetto ai tuner e agli specialisti del tuning: il rispetto del progetto originale è al di sopra di ogni desiderio.

Se questa condizione non viene soddisfatta, il cliente è costretto a cercare un’altra opzione al di fuori di un produttore. Carlex Design lo sa bene e ne approfitta con creazioni che possono piacere o meno alla gente comune, ma che sicuramente piaceranno agli occhi dei suoi clienti. L’azienda polacca ha presentato una proposta basata sulla Mercedes Classe G, il veicolo fuoristrada più venduto al mondo per eccellenza.

LO STILE UNICO

Chiamato Carlex G-Vintage, il fuoristrada Mercedes è stato vestito con un kit sviluppato su misura che riporta il suo proprietario all’epoca d’oro del marchio della stella, gli anni ’70, sostituendo i paraurti originali con altri dal design retrò, più classici e cromati, così come la griglia del radiatore dove non compare l’insegna del marchio tedesco, ma quella di Carlex.

LO STILE

A colpire maggiormente sono i cerchi in lega da 20 pollici che rendono omaggio all’epoca, con i caratteristici fianchi verniciati di bianco e i coprimozzi cromati verniciati nello stesso colore della carrozzeria, con una scelta di nove in tinta. All’interno, uno speciale trattamento della pelle conferisce una finitura più vintage in uno qualsiasi dei tre colori disponibili, aumentando il cachet con una buona dose di Alcantara. Il pavimento del bagagliaio e gli schienali dei sedili posteriori sono rivestiti in legno.

Arriva anche il nuovo Land Rover Defender OCTA, un 4×4 più estremo e radicale alimentato da un motore V8 da 635 CV.

Il tuner ha anche modificato il motore della G 63 AMG, aumentando la potenza a 805 CV e la coppia a 1.020 Nm, con una velocità massima di oltre 260 km/h. Non conosciamo il prezzo, ma è chiaro che non è economico, e che la stanno cedendo solo a chi è veramente interessato? Se siete tra questi, ci piacerebbe saperlo.

Nuova Mini Cooper S 2024: la versione JCW

La MINI Cooper S 2024 viene arriva in allestimento JCW e anticipa il modello a benzina F66 John Cooper Works.

La nuova MINI Cooper S F66 porta il design minimalista del modello elettrico J01 sulla vecchia MINI Hatch a benzina. Alcuni di voi potrebbero non essere fan di questo stile riduttivo, ed è qui che entra in gioco il JCW Trim, che aggiunge la consueta vivacità visiva John Cooper Works senza l’ulteriore spinta associata.

Il bodykit veste l’esterno liscio come la pietra della F66 con un’infinità di spoiler e di bocchette. Nella parte anteriore, la griglia è ora completamente nera e riempita con due narici gemelle, una rete con bandiera a scacchi e condotti inferiori aggiuntivi. Le aperture supplementari su entrambi i lati fanno pensare all’aumento del raffreddamento necessario per un modello JCW vero e proprio, ma sono naturalmente oscurate sulla Cooper S.

Si notano le minigonne laterali più grandi, uno spoiler a doppio canale sul portellone posteriore e un massiccio diffusore posteriore, oltre a una gamma di cerchi in lega da 17 e 18 pollici che nascondono pinze dei freni nere con il marchio JCW. La MINI Cooper S JCS può essere dotata di un tetto nero o rosso e con strisce sul cofano in tinta.

DATI TECNICI E MOTORI

All’interno, la MINI Cooper S JCW aggiunge sedili sportivi rivestiti in ecopelle nera, accentuati da zone delle spalle in tessuto multicolore e cuciture rosse. Anche il cruscotto in tessuto riceve un motivo a scacchi rossi e neri, ma mantiene il suo fulcro: un touchscreen circolare OLED da 9,2 pollici per l’infotainment con display unici per ogni modalità di guida, compresa la modalità Go-Kart ispirata alla JCW.

Nessuna modifica alla meccanica, con la potenza che continua a derivare da un motore quattro cilindri turbo B48 da 2,0 litri che eroga 204 CV e 300 Nm di coppia. Il tutto viene inviato alle ruote anteriori tramite un cambio a doppia frizione a sette rapporti. L’allestimento JCW è disponibile anche con la Cooper C, che monta un tre cilindri turbo B38 da 1,5 litri da 156 CV/230 Nm.

Oltre ad aggiungere qualche kit estetico alla MINI Cooper a benzina, la JCW Trim anticipa anche la John Cooper Works integrale, che probabilmente utilizzerà il motore da 300 CV/400 Nm della Countryman JCW. La hot hatch, che sarà presentata in anteprima mondiale in autunno, ha raggiunto un importante traguardo a giugno, ottenendo la vittoria nella classe SP 3T alla 24 Ore del Nürburgring. A breve arriverà anche una versione completamente elettrica.

Nuovo Mitsubishi Pajero 2025: Rendering Totale

Avrete probabilmente letto le voci sul ritorno della Mitsubishi Pajero, atteso, si spera, nei prossimi anni. Ora un designer indipendente mostra la sua visione di come potrebbe essere il nuovo Pajero.

Il progetto è del designer filippino Enoch Gonzales, che ha recentemente creato una interessante anteprima rendering. Per il Pajero, Gonzales ha scelto una forma più squadrata, prendendo spunto dalle precedenti generazioni del popolare fuoristrada.

Il frontale presenta una serie di LED a forma di T, una grande griglia e un’interpretazione più semplice del Dynamic Shield di Mitsubishi. Il profilo è meno intrigante, con linee rette e proporzioni classiche da SUV. Questo ci porta al portellone posteriore verticale con una protuberanza che ricorda il coperchio della ruota di scorta.

IL RITORNO DEL MITO

Il designer ha utilizzato rivestimenti in tinta con la carrozzeria, maniglie delle porte a filo e un cofano a conchiglia, per il Mitsubishi Pajero che si rivolge agli “acquirenti di SUV di lusso“. Questa direzione è stata scelta non a caso, dato che le ultime informazioni provenienti dal Giappone suggeriscono che la prossima generazione di Pajero probabilmente si sposterà verso l’alto.
Rimanendo fedele alla sua eredità, il Mitsubishi Pajero è stato concepito con un telaio a longheroni. Si può solo sognare un nuovo SUV con telaio a scala e l’alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi ha certamente il parco ricambi per sostenerne uno. Il nuovo Pajero potrebbe condividere molte parti con l’Infiniti QX80 o con l’imminente Nissan Patrol, creando un degno rivale del Toyota Land Cruiser J300. Lo stesso potrebbe valere per il V6 biturbo di origine Infiniti, abbinato a un robusto sistema di trazione integrale.

Tuttavia, le notizie più recenti sostengono che il nuovo Pajero potrebbe montare l’architettura unibody CMF-C/D del più piccolo Mitsubishi Outlander, con un propulsore ibrido. Ci duole dirlo, ma questa soluzione potrebbe essere più plausibile di un SUV con telaio a longheroni della vecchia scuola, soprattutto se Mitsubishi vuole commercializzare il nuovo Pajero in tutto il mondo.

Come sempre, resta da vedere se il Mitsubishi Pajero assomiglierà ai rendering che abbiamo visto nel corso degli anni. La casa automobilistica non ha ancora fornito una data di lancio, ma non ci sorprenderebbe se apparisse sul mercato intorno al 2027.

Automotive e 2028: a cosa serve una nuova BER?

Italia, inizio anni 2000: ogni automobilista comprava l’auto nel concessionario prescelto e svolgeva i primi interventi presso l’Officina Ufficiale od Organizzata “per non perdere la Garanzia”; proseguiva il rapporto di Officina presso il meccanico di prossimità, estraneo alla Rete. E tornava in Concessionaria praticamente solo per cambiare auto. E ricominciare la prassi.

Qualcuno in Europa si cominciò a porre delle domande che, in verità, il Cliente medio non si era mai posto: e se l’automobilista volesse comprare auto da un Commerciante indipendente? E se volesse fare tutti gli interventi da un Indipendente senza perdere la Garanzia? E se volesse adottare Componentistica “equivalente” a quella originale sulla sua auto? E se un Indipendente volesse accedere ad informazioni tecniche ed ai diritti di riproduzione di componenti originali con prezzi inferiori?

Tutto ha inizio con la “1400/2002”: quando fu varato, il Regolamento promosso dall’allora Commissario Mario Monti fu forse sottovalutato dal “Trust” dei Costruttori e dalle Reti di vendita c.d. Ufficiali; il primo passo verso l’attacco ai cosiddetti “accordi verticali” fu visto – e ovviamente parliamo con la percezione del consumatore Italiano – soprattutto sotto l’aspetto della Distribuzione commerciale auto e delle “Concessionarie”, e molto meno sotto l’aspetto della riorganizzazione dell’Aftersales.

Ma di questo aspetto l’elemento che più colpiva il tradizionale rapporto tra Cliente e “Dealer” era la fine dell’esclusiva di zona, con la repentina proliferazione di Showrooms tra loro concorrenti di uno stesso Marchio nella medesima area.

Null’altro sembrò scalfire un rapporto inossidabile da poco rafforzato all’epoca dall’iniziativa governativa degli ecoincentivi alla rottamazione, gestiti praticamente solo dalle Reti Ufficiali.

Nel corso di 22 anni siamo arrivati al 18 Gennaio 2024, data in cui la Commissione Europea ha iniziato la sua valutazione del “regolamento di esenzione per Categoria” nel settore Automobilistico per l’attuale assetto in scadenza il 31 Maggio del 2028: scopo della valutazione è di raccogliere dati sugli effetti calati nel reale al fine di definire gli ulteriori approcci anche in base all’avvento dei nuovi protocolli digitali e delle nuove questioni legate alla mobilità: modelli, impatto ambientale, tecnologie. Curiosamente la fase di valutazione prevede uno Step di dibattito comune per il 2026 quando, contemporaneamente, si dovrebbe valutare l’ipotesi di proroga della data ultima del 2035 per lo stop definitivo all’endotermico. 

La “BER” si applica agli accordi verticali su compravendita di auto, ricambi e per la fornitura di servizi di autoriparazione e manutenzione al fine di garantire – in buona sostanza – requisiti di libera concorrenza e delegittimare vincoli e restrizioni su, ad es:

– vendita ricambi a soggetti esterni a sistemi di distribuzione selettiva;

– accesso da parte di Indipendenti od utenti finali a ricambi ed attrezzature disponibili per un Produttore;

– accesso alle informazioni tecniche necessarie agli Indipendenti per il Service Auto, incluse quelle scaturite dai sensori dei veicoli, per il rilascio delle quali il semplice presupposto della protezione informatica obiettato dai Costruttori è stato depotenziato.

Da notare che l’esclusione degli Indipendenti dalla diffusione dei dati senza motivazioni fondate porta all’avvio di procedura comunitaria su posizione dominante.

Questo salvo nei casi in cui la quota di mercato – per specifici settori – degli Indipendenti non superi di già la soglia del 50%, motivo per il quale la BER non si applicherebbe.

“BER” e questione “Digital”

Ovviamente, se il focus della prima fase “BER” era incentrato sul contrasto alle restrizioni verso gli Indipendenti in tema di riproduzione Ricambi, di Servizi Assistenza e di vendita Auto, la crescita di interesse e valore verso le attività digitali e verso i flussi informativi ha portato al centro dell’attenzione proprio l’accesso ai dati ed alla loro tempestività: infatti, se all’inizio del Millennio la mole informativa di interesse degli Indipendenti poteva essere legata alle fasi “ante” produzione di Ricambi e di erogazione servizi di Manutenzione e gestione, l’avvento dei sensori, del flusso dati incrociato su più componenti e del controllo da remoto rende necessario per l’Indipendente – onde non essere tagliato fuori dai processi di Aftersales –poter disporre di flussi di Dati “Just in Time”.Chiaramente, questo non significa che la riproduzione di componentistica sia scesa di interesse, vedendo alle continue polemiche degli Indipendenti sui costi di licenza proposti dai Costruttori. Tuttavia, è ormai il “Dato” l’elemento di valore nella filiera dell’Aftersales. La questione rilevante è che dal punto di vista “dottrinale” il Costruttore titolare dei Dati è soggetto al dovere di condivisione solo all’atto del “prodotto finito”, cioè del mezzo su strada. 

Tutt’altro paio di maniche nella fase che potremmo definire di “laboratorio”, dove il Data mining è riservato ai soli Test.

Ecco allora la domanda: fin quando i Dati sono prodotti dai sensori e dai sistemi di rilevazione “on the Road”, tutto chiaro: ma come regolarsi con i miliardi di Dati generati nei processi che i Costruttori stanno creando negli ambienti virtuali del “Metaverso” attraverso i c.d. “Digital Twin” – riproduzione esatta dei modelli su strada? Cosa accadrebbe se, per protocollo, quei dati trasmessi dal veicolo durante la sua vita su strada fossero convogliati, prima, su un “gemello digitale” dentro l’ambiente virtuale? 

Quali diritti opporre, da parte dell’Indipendente, sull’accesso tempestivo a quei Dati che tuttavia, nel frattempo, potrebbero essere condivisi rapidamente dal Metaverso ai sistemi gestionali della Supply, della Rete Dealer e del Service Autorizzato del Costruttoreregalando alla Rete Ufficiale vantaggi di tempo fondamentali?

Non è una questione secondaria, poiché la maggioranza dei Costruttori ha un suo spazio nel Metaverso e non solo per diletto o per Marketing: le utilità in termini di applicazioni in 3D, le simulazioni e le proiezioni predittive sono già un supporto alla produzione. Virtualizzazione ed intelligenza artificiale sono però anche un ambiente canonicamente proprietario garantito dalla proprietà intellettuale e dalla traslazione dimensionale rispetto alla realtà: e se bastasse – per i Costruttori – dichiarare non condivisibile qualunque dato finchè il suo processo sia svolto nel mondo virtuale?

Ovvero, in alternativa: se anche l’Indipendente “virtualizzasse” la sua organizzazione dentro al Metaverso, quale nuovo diritto potrebbe esercitare verso il Costruttore in un ambiente dal quale la “BER” sembra tagliata fuori a prescindere? 

Allo stesso tempo sulla trasmissione Dati rimangono in piedi altri annosi problemi: il formato di trasmissione e confezionamento del Dato; i limiti del suo ambito di applicazione; il sistema di comunicazione tra Indipendente e Costruttore. Tutto questo già si combina nella serie di costi e procedure che l’Indipendente deve affrontare per gestione e trascodifica del formato e del linguaggio di “packaging” dei dati.

Insomma, per gli Indipendenti accedere ai Dati del Costruttore è sempre stato oneroso: con l’avvento della dimensione virtuale potrà diventare anche una corsa contro il tempo?

E se l’Aftersales diventasse “NFT” ? Il rapporto con i Regolamenti “BER”

Tuttavia l’accesso dei Costruttori al mondo Virtuale non è un vezzo ludico, ma una esigenza motivata da precise ragioni e contingenze:

– Risparmio di costi;

– Riduzione del Carbon Footprint;

– Tracking continuo ed inviolabile dei dati salienti di vita e funzionamento delle auto, anche in vista della loro “second Life” come usato o come componente recuperata.

Proprio l’aspetto della “circolarità” (dei Dati, dei processi di recupero e rigenerazione, della decarbonizzazione, etc..) unito a quello dei supporti e protocolli digitali porta dritti al mondo della Blockchain.

Un modello organizzativo contrassegnato da sistemi di registrazione continua ed inviolabile, da criptazione dei linguaggi e da gerarchie di accredito nelle relazioni, compatibile con la dimensione virtuale e soprattutto qualificato dal ruolo dei “NFT” cioè dai “Non Functional Token”. 

Tutto, nel sistema della Blockchain può essere “Tokenizzato”: Stati d’uso e resoconto anagrafico di un’auto usata; Parti di Ricambio e processi funzionali di lavorazione; modelli di auto in vendita e derivazioni speciali e personalizzazioni; ed infine, persino i famigerati “Carbon Credit” possono essere impacchettati ed intermediati attraverso il NFT, considerando che dalle dichiarazioni di diversi Costruttori la gestione dei processi attraverso le dimensioni del Virtuale e della Blockchain porta un beneficio notevole in termini di riduzione del Carbon Footprint, oltre a riduzione dei costi logistici per la riduzione degli Stock ed il miglioramento della fornitura “Just in Time”.

La tokenizzazione converte le risorse del mondo reale in token digitali unici su organizzazioni Blockchain, e svolge un ruolo importante nel portare trasparenza, efficienza e accessibilità al sistema finanziario tradizionale, cui è persino affiancabile.

Tokenizzare i crediti di carbonio emesso è una possibilità in più nel sistema di produzione, certificazione e cessione di questi ultimi. 

D’altro canto la questione del Carbon Footprint oggi e domani non riguarda più solo i Costruttori ma ogni attore nella filiera del settore Automotive. Anche componenti e servizi di aftersales saranno chiamati a contribuire. 

La chiave della decarbonizzazione, unita a quella della tracciabilità certificata, a quello della sicurezza e della Privacy potrebbe realmente rendere il modello Blockchain discriminante nei rapporti tra Costruttori e mondo Indipendente. 

E su questo potrebbe “impattare” gravemente la concezione gerarchica con cui è definito il campo di applicazione “BER”: gerarchico è il rapporto tra Costruttore e Dealer (in un panorama dove la Rete Agenti diventerà piatta e non più piramidale); gerchico è il rapporto tra Ufficiale ed Indipendente e quello tra componente Originale ed Equivalente.

Tutto questo in ambito Blockchain è un ricordo: la blockchain serve a semplificare i rapporti tra grandi,  medie e piccole imprese all’interno delle filiere produttive, proteggere i prodotti dalla contraffazione, garantire maggiore trasparenza al consumatore e tutto questo tramite un rapporto decentralizzato e paritario in cui ad assumere scalatura gerarchica è il livello di abilitazione, accredito ed accesso alle informazioni ed ai due livelli discriminanti, quello Pubblico e quello Privato.

L’aspetto della Privacy, delle Authorities, della criptazione sono un mondo a parte nel quale l’assetto giuridico ordinario deve ancora trovare la quadra, mentre nel frattempo i Costruttori continuano ad investire ed a configurare ciascuno la propria “Blockchain” dove gli accordi verticali sono sostituiti da relazioni di tipo circolare. Ed è in questo tipo di relazione che l’Indipendente dovrà trovare posto. Come? Ecco la domanda.

La risposta? Dipenderà forse dalla entità e dalla tipologia di Token condiviso tra Costruttore ed Indipendente: si potrebbe andare dall’invio in NFT di ricambi da riprodurre attraverso apparecchiature e macchinari obbligatori del Costruttore, od alla trasmissione di procedure di assistenza tramite Token. 

Allo stesso tempo, il Costruttore potrebbe leggittimamente esigere dall’Indipendente, al fine di condividere integralmente anche crediti di carbonio e tokenizzazione di altri supporti finanziari e tecnologici, la adesione piena all’organizzazione di Blockchainmessa in piedi. Ma a quel punto, qualora la struttura delle Blockchain consentisse solo rapporti integrati nella stessa, come potrebbe continuare a definirsi Indipendente un Operatore entrato dentro il sistema proprietario del Costruttore? Piuttosto, diventerebbe un “affiliato” 3.0?

 

Metaverso, Blockchain, Carbon Footprint: come fregare la “BER” nel 2028?

Bene, in questo pezzo molto sintetico mi è sembrato di fare cosa opportuna chiedendo metaforicamente cosa si può intendere per “equivalenza” rispetto a concetti che sono stati “lambiti” durante venti anni di BER o che sono del tutto estranei al corpo ed alle finalità del Regolamento rivolto alla struttura degli accordi verticali. Il limite forse più grande della “BER” è la sua struttura gerarchica: gerarchico è in effetti quell’accordo verticale che intende disciplinare; gerarchica è anche la contestualizzazione dei soggetti e degli ambiti coinvolti e toccati dal Regolamento: Indipendenti verso Ufficiali, Costruttori verso Dealers, Ricambi equivalenti verso Originali, e più in generale “IAM” verso “OEM/OES”.

Tuttavia le nuove regole sul Carbon Footprint, e l’approccio del mondo “OEM” verso Blockchain e virtualizzazione sta spostando l’assetto relazionale verso strutture circolari in cui ad essere gerarchizzati sono solo i livelli di comunicazione e di Authority.

Sistemi di Acquisto “Captive”, Piani Noleggio: Contro la “BER” a loro insaputa?

2002, vado in una Concessionaria: contraggo l’acquisto di un’auto attraverso un Piano finanziario “Captive” che nelle Rate include ovviamente servizi e componenti originali di Manutenzione obbligatoria. Il loro peso incide ovviamente sul “Taeg” del piano finanziario; eppure secondo la “BER” l’esercizio della  stessamanutenzione presso Officine Indipendenti e con l’uso di parti equivalenti dovrebbe non soltanto essere ininfluente sul valore residuo di permuta successiva, ma spetterebbe di diritto al Consumatore che voglia esercitare questa opzione. In verità la questione è un puro paradosso, poiché io consumatore posso decidere di acquistare l’auto con sistemi finanziari diversi, tuttavia questo aspetto è il primo segnale di una “disattesa legale” alla “BER”.

Analogamente si potrebbe dire dei Piani di Noleggio: in aggiunta alle Officine comprese e contrattualizzate dal Noleggiatore per i Servizi di assistenza, qualche rara situazione di Noleggiatori che accettassero di convenzionare Officine esterne su segnalazione dei Clienti c’è stata, ma nella maggior parte dei casi sono le regole ed i tariffari di Convenzione a far cambiare idea all’Autoriparatore…

Bene, questa era una piccola “finestra” di riflessione su un fenomeno commerciale di massa che, sulla base di una semplice articolazione contrattuale è sempre stato esente dalla azione riformatrice della “BER”. 

A questa considerazione molti di Voi potrebbero opporre che i sistemi di acquisto “Captive” non hanno ridotto il diritto di accesso alle informazioni tecniche ed alle procedure di riproduzione degli Indipendenti: tuttavia l’inefficacia dello spirito della “BER” in questo contesto è evidente.

E…se la Blockchain fosse la nuova “Dogana Virtuale”???

Il mondo è bello perché crede di essere tale: nulla è più farlocco del concetto di “globalità” nel nuovo contesto tribale in cui il mondo ha ritrovato i confini, le superstizioni, il razzismo e la paura del diverso. E se questo è il mondo, l’Auto non fa differenza. Nulla preoccupa i Costruttori più del confronto globale. Se potessero, i Marchi ritornerebbero all’epoca in cui le Dogane funzionavano non da Continente a Continente ma da Nazione a Nazione

Ebbene, cosa può essere più azzeccato se non rimettere le barriere e le frontiere senza darlo a vedere? E cosa è più vicino ad una “Dogana ideale” se non la Blockchain? Con il suo criterio di condivisione secondo livelli, autorithies, codici e criptazione la Blockchain si presta ad essere la perfetta sintesi del mondo Auto prossimo venturo: se sei idoneo, sei dentro; se no resti fuori, o ti crei la tua dimensione Blockchain per dialogare e programmare con il tuo mondo. 

La dimensione “ecologica” della tracciabilità sembra in questo un alibi in più concesso dalle istituzioni territoriali contrapposte per favorire processi “chiusi” che si possono aprire secondo motivazione ed accreditamento. 

In parole povere: chiamarlo “ritorno alla Dogana” sembrava un poco inelegante: ma la “Blockchain” nelle sue derivazioni più estreme si presta a diventare esattamente quello che potrebbe in caso divenire: un “muro” virtuale “giustificato” da nobili finalità: misurazione del tasso di emissioni, provenienza, rendimento energetico, qualità, privacy, etc…. E se ogni sistema “Continentale” si desse criteri diversi di condivisione e gestione della Blockchain avremmo, in breve, il ritorno virtuale di quel sistema di frontiere e dogane “fisiche” che abbiamo forse un po’ troppo allegramente voluto abbattere. 

Se poi come sembra, il passaggio a  valute private o nazionali elettroniche diventasse un fattore di massa per le transazioni economiche nel mondo, ecco che la Blockchain potrebbe compiersi nella sua caratteristica “chiave”: il sistema di pagamento e compensazione in NFT e criptovalute.

“Cara BER, cos’è una…Ecomobilità Equivalente”? 

Ed arriviamo al vero “Gap” normativo e concettuale della “BER” attualmente in vigore: la assenza di nessi con il mondo elettrico ed in special mondo con le “BEV”.

Nulla può scalfire i diritti di riservatezza ed il divieto di interscambio legati al possesso di brevetti e di proprietà intellettuali, oppure di Software e codici sorgente proprietari.

E il mondo elettrico/Ibrido si è dimostrato da subito, non a caso, popolato da sistemi proprietari e coperto da migliaia di Brevetti. Il tutto finalizzato al raggiungimento di una “pax” ambientale tra uomo e automobile. Fine nobilissimo ma sul quale sono finora stati sacrificati il mondo Open Source informatico (impossibilità di replicare o accedere a Codici di programmazione); il mondo del Ricambio Indipendente (cui è stato finora concesso di compartecipare al massimo alla realizzazione di componentistica in collaborazione con i Costruttori) ed infine il sistema dell’Autoriparazione Organizzata.

Quali saranno i criteri di approccio di una futura “BER” in tema? Difficile comprenderlo, anche perché – relativamente alle “BEV” dipende da quanta parte sarà intermediata con contratti di proprietà e quante saranno oggetto di Noleggio e Sharing; mentre sulle Ibride occorre capire quanta parte resterà “canonicamente” in parallelo e quante invece nuove Ibride in Serie saranno vendute, considerando che su queste ultime si è speso nello scorso quinquennio un mare di Brevetti e Software proprietari.

Sulla componentistica vale lo stesso discorso: la bozza normativa legata allo step antiemissione “Euro VII” coinvolge anche il mondo dei ricambi sulla via della lotta alle emissioni ed al particolato, mentre il famoso appuntamento di “Fit for 55” individua nel riciclo, recupero e reimmissione in circolo della componentistica usata un “core” della decarbonizzazione; tuttavia pone in capo in assoluto ai Costruttori l’onere organizzativo di gestire e presidiare la dimensione del recupero.

Quale sarà dunque lo spazio operativo e commerciale per gli Indipendenti, di fronte ai vincoli della ecocompatibilità nella quale i Costruttori procedono “ acircuito chiuso”?

“Cara BER, cos’è una…Dimensione Equivalente”?

Mentre sulla “dimensione reale” si inanellano ipotesi e propositi sulla nuova “BER”, si moltiplica l’attività dei Costruttori sulla dimensione parallela del “Metaverso” e delle “Blockchain” : per quanto riguarda il Metaverso, ogni giorno ormai questo ambiente virtuale di rappresentazione e simulazione della realtà circostante permette ai Costruttori di creare e confrontare miliardi di dati su affidabilità, nuovi materiali, supporti digitali, fino ad arrivare alla simulazione delle condizioni di guida ed uso più severo su milioni di chilometri di strade e continenti diversi. I risultati delle elaborazioni informatiche e delle esperienze in ambiente virtuale sono e restano di proprietà del Marchio Costruttore così come il prodotto finito, in particolare la serie di componenti, lavorazioni e servizi dedicati all’Aftersales. 

La questione rileva e rileverà anche sotto l’aspetto della diffusione e condivisione delle informazioni, se non addirittura sotto l’aspetto della riproducibilità di parti di Ricambio originali con prodotti equivalenti da parte dei Produttori Indipendenti: pensiamo ad esempio, senza poterci addentrare oltre nella spiegazione tecnica, le implicazioni legate al diritto di proprietà intellettuale in tema di codificazioni di sistema criptate o nella ipotesi che apparati e componenti possano essere trasformati in Non Functional Token (NFT) dai Costruttori prima di essere eventualmente intermediati o condivisi; e non dimentichiamo le prospettive di sviluppo delle tecnologie “3D Print” rispetto alle quali potrebbe mutare tutto un processo industriale e distributivo di cui la BER – ancorata ai principi dei modelli “classici” sembra finora non aver tenuto conto.

Su questo i precedenti e vigenti “BER” sembrano del tutto anacronistiche ed impreparate alle tematiche del mondo “virtuale”. 

“Cara BER, esiste una Catena Equivalente”?

Carbon Footprint, securization, tracciatura, condivisione in continuo dei dati, peer-to-peer, Customer Satisfaction, Just in Time and Lean Production, Smart contract……Tanti termini, un solo ambiente di sviluppo: la Blockchain. Che insieme è processo produttivo, comunità di interscambio, protocollo di comunicazione, mission. Tutto ciò che sovrintende e supera di gran lunga i principi, nobilissimi, delle “BER” succedutesi sino ad ora. La Blockchain è per il mondo Automotive l’ambiente ideale dove svolgere e finalizzare il workflowin cui tutti possono interagire secondo gradi di autenticazione e partecipazione predefiniti. 

In parole povere la Blockchain è una relazione di tipo “circolare” rispetto al confronto con quello che si potrebbe definire un “accordo verticale”. Le funzioni e le relazioni operative e funzionali sono strutturali e finalizzate, e da questo nasce la domanda: può un sistema del genere permettere a soggetti estranei ad una specifica “Blockchain” di poterne condividere informazioni e processi? La risposta più ovvia è : si, facendone parte. Ma “far parte” di una Blockchain finirà per simulare un rapporto assimilabile agli “accordi verticali”? Se si, il rischio è quello di rendere le Blockchain più vulnerabili o più complesse per consentire a soggetti terzi di dialogare pur rimanendo “Indipendenti”.

Ma se tuttavia qualcuno riuscirà a dimostrare che non c’è alcuna simmetria tra i vecchi “accordi verticali” e le relazioni circolari tipiche della Blockchain, sarà qualunque “BER” a dover entrare nel merito di un nuovo modello organizzativo e relazionale sempre più diffuso nel mondo Automotive.

Riccardo Bellumori

Nuova MG CUV 2024: arriva in India

MG ha presentato un nuovo modello completamente elettrico in vista del suo imminente debutto in India. Descritto come un “CUV intelligente”, l’auto sembra essere una versione rebadged della Baojun Cloud, in vendita in Cina dal 2023.

Gli oscuri teaser non riescono a nascondere le origini cinesi del modello a emissioni zero, che assomiglia a un mix tra una piccola utilitaria e un minivan. Lo stile dovrebbe riprendere quello della Baojun Cloud – conosciuta in Indonesia come Wuling Cloud EV – con modifiche da parte di MG limitate a nuovi emblemi sul paraurti anteriore e sul portellone posteriore.

Tutti e tre i modelli misurano 4.295 mm di lunghezza, con un passo di 2.700 mm. Ciò li rende 129 mm più lunghi della Chevrolet Bolt e solo 10 mm più corti della Chevrolet Bolt.
Nonostante l’ingombro ridotto, le proporzioni da monovolume promettono un abitacolo spazioso con una disposizione a cinque posti e un ampio bagagliaio. Tra i punti di forza dell’abitacolo figurano un sistema di infotainment con schermo touchscreen da 15,6 pollici, un tetto apribile panoramico, morbidi sedili con motivo a diamante e una suite completa di ADAS. Tuttavia, non è chiaro quanto di questa tecnologia sarà inclusa nella versione indiana di MG.

MOTORI E DATI TECNICI

Il modello cinese è disponibile con batterie da 37,9 kWh o 50,6 kWh, che garantiscono rispettivamente un’autonomia di 460 km. Entrambe le versioni sono alimentata da un singolo motore elettrico da 134 CV (100 kW / 136 CV), che aziona le ruote anteriori. Resta da vedere se l’EV a marchio MG avrà specifiche diverse.

La Baojun Cloud è prodotta in Cina dalla joint venture SAIC-GM-Wuling. MG è interamente di proprietà di SAIC, ed è così che il marchio britannico ha avuto accesso all’EV cinese. Autocar India riporta che il prezzo in India potrebbe partire da meno di 23.884 dollari rendendolo un concorrente diretto dei SUV elettrici Tata Nexo EV e Mahindra XUV400.

MG è entrata per la prima volta nel mercato indiano nel 2019 con il SUV MG Hector, una versione rimarchiata della Baojun 530/Wuling Almaz. Allo stesso modo, la MG Comet EV, che ha debuttato nel 2023, è essenzialmente un rebadged di Wuling Air.

Nuova BMW Serie 2 Gran Coupé 2025: foto senza veli

Immagini di brevetto della BMW Serie 2 Gran Coupé del 2025: la nuova F74 ha un look più elegante; debutto previsto per quest’anno

A poco più di un mese dal debutto della quarta generazione (F70) della BMW Serie 1, grazie alla pubblicazione olandese AutoWeek sono emerse le immagini di brevetto della sua sorella più adatta al bagagliaio. Attesa al debutto entro la fine del 2024, la Serie 2 Gran Coupé di seconda generazione (F74) si presenta con un design evolutivo che, secondo alcuni, potrebbe migliorare il controverso aspetto del modello di prima generazione.

Partendo dal frontale, l’imminente Serie 2 Gran Coupé sfoggia fari più sottili, barriere d’aria verticali, una presa d’aria inferiore di forma quasi esagonale e una griglia a rene con le linee diagonali viste anche sulla Serie 1 e sulla X3 di quarta generazione (G45).

LA BERLINA COUPÉ

Le maniglie delle porte a filo sembrano essere un modo per separare visivamente la BMW Serie 2 Gran Coupé dalla Serie 1 e dovrebbero contribuire a migliorare l’efficienza aerodinamica. Stranamente, questo è visibile solo nelle immagini laterali, mentre le normali maniglie delle porte si vedono direttamente dalla parte anteriore e posteriore. Trattandosi di brevetti, dovremo attendere il reveal completo per scoprire quali saranno effettivamente le caratteristiche della Serie 2GC.
Per quanto riguarda il posteriore, troviamo fanali ridisegnati che sembrano ispirati a quelli dell’ultima X2, accompagnati da una rotonda BMW posizionata molto più in alto sul cofano del bagagliaio. Questo permette anche di posizionare la targa più in alto per un look più pulito.

Secondo quanto riferito, BMW starebbe lavorando anche a una versione a passo lungo della F70 per la Cina, il cui nome in codice è F78 e che servirà a sostituire la Serie 1 berlina F52, offerta sia in Cina che in Messico.

Come la Serie 1, la nuova BMW Serie 2 Gran Coupé dovrebbe rispecchiare la gamma di motori della hatchback con un mix di opzioni turbo a benzina e diesel, con il primo che abbandonerà anche il suffisso “i”.