Home Blog Pagina 293

Nuova Alpine A390 2025: Anteprima Rendering

La muova Alpine A390 sarà il primo SUV ad alte prestazioni del marchio francese.

Dire che questo crossover è molto atteso da Alpine è un eufemismo, dato che la sopravvivenza dell’azienda di Dieppe dipende dall’ampliamento della sua gamma, attualmente rappresentata dalla sola A110 coupé. Una conditio sine qua non richiesta da Luca de Meo fin dal suo arrivo alla guida del gruppo Renault nel 2020, e che vedrà l’arrivo della city car A290 tra qualche mese. Un modello estrapolato dalla Renault 5 che dovrebbe trovare il suo pubblico in Europa, per la maggior parte, se non riuscirà a brillare sulla scena internazionale. È qui che l’A390 farà presto la sua comparsa, con l’obiettivo di lasciare il segno in tutto il mondo.
Nel 2025, Alpine presenterà questo SUV di segmento C 100% elettrico, basato sulla piattaforma tecnica CMF-EV della nuova Scenic. Un benchmark che probabilmente lo vedrà crescere fino a circa 4,50 m di lunghezza, mentre la sua gamma di potenza oscillerà tra i 220 e i 400 CV, secondo le nostre informazioni, attraverso batterie con capacità fino a 89 kWh. Date le sue dimensioni, è improbabile che l’A390 abbia rivali diretti. Ci sono però la BMW iX2 (313 CV), la Cupra Tavascan (340 CV) e la Smart #3 Brabus (428 CV). O, in misura minore, la futura Peugeot E-3008 con 320 CV.
Esteticamente, l’Alpine A390 modernizzerà i codici stilistici un po’ vintage della coupé A110 radicalizzando alcune trovate, come i fari quadrupli ridotti alla loro espressione più semplice, in linea con la A424 iscritta al campionato di durata (WEC).

IL SUV ALPINE

Grazie alle foto scattate e pubblicate da @Steph_Lbb sul suo account X, possiamo distinguere il cofano affusolato e le maniglie a filo di questo SUV coupé dalla linea del tetto generosa. Per quanto riguarda le firme luminose, quelle presenti a prua dovrebbero coprire l’intera larghezza della vettura, con “fiocchi di neve” retroilluminati su entrambi i lati, mentre la poppa sarà caratterizzata da una sorta di promontorio fumé nella parte superiore del bagagliaio, che incorporerà luci diurne e LED.
Lo stabilimento di Dieppe, storica roccaforte di Alpine, deve essere in piena attività in questo momento, visto che è stato scelto per assemblare il SUV Alpine A390, oltre alla coupé A110, la cui produzione sarà gradualmente ridotta. Questo veicolo chiave per garantire il futuro di Alpine sarà presentato la prossima primavera, prima di essere messo in vendita nella seconda metà del 2025. Per quanto riguarda i prezzi, il modello di base supererà sicuramente i 50.000 euro.

Virginio Ferrari il campione controvento

Quanto si può andare forti, in motocicletta, correndo controvento

Virginio Ferrari in questa modalità ci ha svolto una delle storie più leggendarie e cariche di umanità e carattere che la storia del Motomondiale Velocità ha potuto raccontare, e che continua ad essere rievocata con il giusto accompagnamento di rispetto ed ammirazione per questo nostro Campione tricolore davvero unico.

Questo articolo, in fondo, come altri che ho organizzato per i Campioni della mia adolescenza, è anche un tributo di ringraziamento per i Weekend di spettacolo ed avventura che grazie a loro ho potuto vivere davanti alla TV, o qualche volta da una tribuna in Pista.

Più che dei Post queste sono anche lettere ad amici a cui devo fare le mie scuse: Oscar, Virginio, Franco, ed altri eroi della Velocità su due ruote.

La ribalta televisiva e la politica commerciale dei giganti giapponesi avevano messo al centro del palcoscenico i piloti Cow Boys, quelli guidati da Baker, Hennen e soprattutto Roberts.

Anni dopo vorrei dire, da semplice tifoso, che l’America –invece – era davvero qui da noi. 

La scuola motociclistica italiana si era imposta in Europa fin dagli anni Sessanta  come la più talentuosa e tecnica, superando anno dopo anno inglesi, tedeschi ed olandesi e tenendo a bada le giovani rivelazioni che venivano, all’epoca, dall’ Australia, da Sudafrica e Zimbabwe o a volte dagli Stati Uniti.

 

E però prima la Stampa, poi la TV e la pubblicità globale dei Costruttori giapponesi avevano “importato” il fenomeno Yankee: che, per carità, era rappresentato da piloti di rango,ma che vedeva soprattutto nella pattuglia tricolore la compagine più agguerrita pronta a fare muro. Purtroppo, proprio il battage mediatico ha distratto i giovani novizi come me catalizzando l’attenzione su Kenny, Randy, Freddie, Eddie.

E non si fatica a capire il motivo, visto che l’America offriva una prospettiva di decine di milioni di potenziali Clienti per le quattro sorelle orientali.

Il fenomeno Yankee, il “mobbing” anti italiano

Per fortuna, crescendo, ho potuto rileggere quegli anni secondo il giusto metro di giudizio: per questo il poker d’assi che tengo nel cuore ha un solo nome a stelle e strisce: RandyMamola; gli altri sono un quasi sconosciuto Rob Mc Elnea, Willy Hartog, e in testa ci solo loro, i miei preferiti: Oscar La Ferla, Pierluigi Conforti, e Virginio. Cioè Ferrari

All’epoca (parlo della fine degli anni Settanta) questo elenco sovrapponeva la “vecchia guardia” ed i “senatori” a confrontarsi con la nuova generazione. 

E tra loro un nome improvvisamente fece un vero e proprio “boom”, Virginio Ferrari: un ragazzo serio, leale, di carattere, caparbio e orgogliosamente controvento.

Come tutti gli individui che oltre a fare molto bene quello che fanno possiedono la dote rara di saper mettere nella giusta scaletta valori, obbiettivi, principi inderogabili e alla fine i sogni. E che a costo di essere “boicottati” mantiene fede a principi e valori di vita.

E con una sorta di vezzo, secondo me, figlio della sua straordinaria personalità antagonista: quella di non prestarsi all’appariscenza mediatica che in tutti gli Sport cominciava a premiare, dagli anni Ottanta, più i saltimbanchi che i Campioni di spessore.

Virginio, quasi coetaneo con Lucchinelli e Uncini, appartiene alla nuova sponda generazionale tenuta a non far rimpiangere Giacomo Agostini accanto a quella terra di mezzo di veri Campioni che come Walter Villa, Mandracci, Toracca ed altri stavano comunque prendendo la via del fine carriera.

Ma se scandagliate le foto in Rete dei Campioni del tempo, la maggioranza rappresenta molti centauri quasi tutti avvolti dal fumo di sigaretta o in stile “scapigliato”: pochi, come Virginio, li trovati ritratti piegati in tuta e casco a guardare ed ascoltare da vicino la moto; di foto “mondane” pochissime, di immagini con sigarette, birra o altro nemmeno a parlarne. 

Roba diabolica per uno come lui, salutista e fissato con la forma fisica al 110%. Leale ed integerrimo con il suo fisico ed i suoi principi, lealissimo in Pista e nei giudizi verso i suoi avversari. Alla peggio taceva, il che lo faceva così diverso da tanti suoi colleghi facilmente pettegoli.

Pellegrino lui, Virginio, come il suo Paese d’origine. E di Team ne ha girati davvero tanti, e di moto altrettante.

Ducati, Laverda, Paton, Suzuki, Yamaha, Cagiva, Bimota, Honda 250: un assortimento completo dovuto anche alle contrapposizioni ed ai litigi che a volte avvenivano tra lui ed il Management delle Squadre. Sorvolo su alcune vicende divenute oggetto di eccessivo “Gossip” persino all’epoca. Virginio ha superato anche quello.

Scende in Pista al debutto a quasi vent’anni e diventa Campione del Mondo per la prima ed ultima volta a 35; nel mezzo una carriera unica e combattuta in Pista e fuori, ma in un caso combattuta anche tra la vita e la morte, dopo il volo drammatico di Le Mans 1979.

In quella occasione stava combattendo praticamente solo per l’orgoglio, dopo che le strategie suicide della Suzuki plagiata sulla figura divinizzata di Barry Sheene portarono il Marchio a regalare a Roberts ed alla Yamaha un Titolo che fino a tre Quarti di Stagione era miracolosamente in mano a Virginio.

La sua prima Gara è con le “derivate di Serie” a Vallelunga. Forse fa appena in tempo a conoscere il “Re di Vallelunga” della Categoria, cioè Tommaso Piccirilli, e in effetti a Tommaso Virginio assomiglia con quella espressione sempre seria e guardinga e la chioma nera.

Purtroppo Tommaso finisce in tragedia pochi mesi dopo Vallelunga 1973, ma Virginio continua con la sua Ducati 450 “mono” (molto diffusa nella Categoria fino a mezzo litro) finchè non arriva la chiamata di Franco Farnè per guidare la “860” mentre il ragazzo già ha fatto le sue prime uscite in Classe 500 mondiale con la Paton 4 Tempi debuttando al Gran Premio delle Nazioni; con risultati inesistenti ma per i limiti della moto e non certo per i suoi, nonostante il telaio made in Tamburini ed il motore preparato dalle mani magiche di Peppino. 

Ma le soddisfazioni arrivano con la “860” : in coppia con Benjamin Grau Virginio vince la 1000 Km del Mugello 1975, la “1000 Km” di Misano del 1976 con Perugini ed è secondo alla “1000 Km” di Le Mans dimostrando velocità e tenuta fisica eccezionali. 

Nel 1976 Ferrari fa sul serio anche nel Motomondiale, perché salito su una Suzuki RG conclude sul Podio al Gran Premio d’Italia al Mugello dietro Sheene e Read, ma il miracolo è al Nurburgring di quella Stagione: Virginio parte in Pole e segna il nuovo Record della Pista !!!

Lui, quasi un novizio in una Stagione dove inizia la kermesse USA e dove tuttavia il mattatore è Sheene, dichiara molto candidamente di essere stato indotto ad imparare ad andare alla perfezione nelle curve dove era più elevato il rischio di lasciarci la pelle…….In Gara purtroppo manca l’en plein per un grippaggio. Ma la vittoria al Ring arriva nel 1978 insieme al Giro più Veloce in Gara.

Ferrari è ormai un Top Rider, ma la “geopolitica” esiste anche nel Motomondiale, purtroppo per lui. E per la giustizia dello Sport, dal quale ha raccolto un infinitesimo di quel che ha seminato. In fondo, è lo stesso destino che hanno percorso tutti i miei beniamini che ho descritto prima.

1979, e gli Angeli Custodi non vanno in sciopero

Nel 1979 inizia una Stagione sotto l’impronta di due novità: la prima è che il 1978 non è stato di nuovo dominato da Sheene e dalla Suzuki per un soffio, visto che la mancanza di giochi di Squadra in casa Yamaha stavano per sfilare dalle mani di Roberts il Titolo; e la seconda è che al primo Quarto di Stagione il futuro Iridato Roberts su Yamaha è a 42 punti, risultato notevole ; ma è uno stellare Virginio Ferrari a riportare il tricolore in testa al Mondiale provvisorio con 46 punti con la Suzuki Gallina, mentre Sheene è incredibilmente solo a 23 Punti dietro persino a due “assistiti” (non ufficiali al 100%) come Hartog e Tom Herron. E’ in quella Stagione 1979 che la simpatia per Sheene finisce per sempre (nonostante il “Paperino” tatuato sul casco, così evocativo per un bimbo quale ero).

Venezuela, Austria, Germania, Italia (Gran Premio delle Nazioni): un filotto di quattro ottimi risultati per Virginio (secondo, secondo, terzo, secondo) che ad Imola, il 3 Maggio 1979, cade in prova in maniera violenta ma medicato e curato dal miracoloso Dottor Costa prende persino il Via arrivando secondo dietro Roberts e facendo il giro più veloce; ed è il subbuglio in casa Suzuki dove ovviamente le pareti dell’HeadQuarter sono ancora segnate dai poster vincenti di uno stizzito e lunatico Barry arrivato praticamente al punto di rottura con Heron.

Si dovrebbe, per opportunità, dare tutto il supporto del mondo al milanese volante che davvero ha superato ogni previsione; e che al secondo quarto di Stagione ancora difende quasi isolato il Marchio di Hamamatsu conseguendo ancora 81 ottimi punti mentre Roberts rimane comunque a 75 punti. Sei punticini striminziti, con ancora sette Gare in Calendario………………Suzuki, cosa aspetti????

Il portabandiera numero “7” Sheene pare caduto in disgrazia fermo a 35 punti al giro di boa, e la “S” è ad un passetto dal nuovo Titolo. 

Buon senso richiederebbe che la Suzuki cerchi di sfruttare l’opportunità fornita dal solo Ferrari: ma evidentemente le cose non vanno per questo verso, e la seconda metà di Stagione diventa per Virginio un calvario agonistico e mentale. In Spagna probabilmente spreca una grande occasione rimanendo quarto, ma torna sul Podio in Jugoslavia e un mese dopo trionfa ad Assen, in un Gran Premio memorabile con il duello tra lui e Barry Sheene.

Che tuttavia chiarisce il marasma e la inconsistenza decisionale della Suzuki che permette uno scontro in casa solo pernicioso; sembra di assistere alla situazione specchiata dell’anno prima (1978) in casa Yamaha. Ma quella Stagione fu poi ipotecata da Kenny e da Iwata.

Ora qui siamo nel 1979 e il penultimo quarto di Stagione è un incubo per Virginio: Spa Francorchamps vede la defezione dei “Big” per sciopero contro le condizioni di sicurezza, e il nostro ragazzo non approfitta (come forse altri avrebbero fatto) per allungare in Classifica; ma segue un ritiro per grippaggio in Svezia, un quindicesimo posto per noie al cambio in Finlandia, ed un motore “imballato” in Gran Bretagna che regala a Virginio solo un quarto posto ed otto punticini che lo portano ad 89. Insomma, dopo un avvio strepitoso improvvisamente Ferrari percorre un periodo terribile: ma il vero paradosso è che quel terzo quarto di Stagione è quello nel quale Roberts va peggio, ma alla fine supera il nostro ragazzo di 14 Punti. 

Con solo 15 Punti in Palio per lo spareggio di fine anno a Le Mans, la storia di una Gara tristemente degenerata; e che poteva finire in tragedia.

Quella Suzuki che inizia la sua capriola e Virginio che fa un volo tremendo contro Reti e pali di protezione. Per fortuna Virginio ha un angelo custode in piena attività, quel giorno.

Le cose proseguono in modo alterno, da quel 1979. La tempra di un Campione non si misura solo in record e vittorie numeriche.

Se così fosse, Virginio già meriterebbe il posto d’onore che ha negli Albi d’Oro. Capace di guidare e battezzare il percorso travagliato di Cagiva nel Motomondiale, capace come pochi di domare la mostruosa Suzuki XR23, capace di far brillare ogni tipo di moto, come il suo amico e altro mio beniamino Oscar La Ferla.

Ma le statistiche non tengono in conto mai del rispetto dei principi, della forza di fare muro contro compromessi e convenienze; e soprattutto gli Albi d’Oro non premiano la coscienza e l’etica.

Virginio Ferrari: Campione, uomo e Signore

Altrimenti Virginio correrebbe un Campionato a parte. Le sue battaglie contro i rischi e l’insicurezza tipica dei circuiti dell’epoca (con la parentesi finale del “Gran Premio della vergogna” all’Ulster Gran Prix del 1987) e il suo rispetto in primo luogo del “rapporto di Squadra” senza fenomeni di bullismo o mobbing verso eventuali malcapitati Compagni di Squadra fanno di Virginio un Campione e un vero Signore. 

Ammirato da tanti tifosi, come me; ma soprattutto (ed è questo il punto più importante) stimato e ben ricordato da amici, colleghi e compagni di Squadra. Alcuni dei quali mi hanno onorato della loro amicizia diretta e di belle chiacchierate davanti ad un caffè.

Virginio è ancora un “amico a distanza” che ho apprezzato ed applaudito fino a quell’impresa storica del 1987.

Virginio è in sella alla seducente “YB4” Bimota con motore Yamaha 750 5 Valvole presentata con grande clamore nel 1986. In quella undicesima Stagione di Formula TT1 – l’ultima con moto a ciclistica libera ma motore derivato strettamente dalla Serie prima della nascita della Superbike nel 1988 – l’assortimento dei partecipanti è ancora legato all’epoca avventurosa dei telaisti e degli artigiani, le cui realizzazioni speciali affiancano invece i Costruttori di stradali che ci tengono al contrario ad iscrivere mezzi affini alla produzione di serie. 

Bimota è tra questi ed a differenza però dei Giapponesi propone con la “YB4” un gioiello, tanto forte quanto bello da vedere. 

Cavalcato da Virginio, esteticamente da sempre uno dei Piloti che si ammirano più volentieri nello stile di guida, quel binomio diventa quasi un incontro del destino nonostante una concorrenza in Pista degna di Albo d’Oro. La leggenda di Man Joey Dunlop su Honda come Mertens, Paul Iddon e Roger Marshall con le graffianti GSX-R Suzuki, trovano nella Squadra italiana Bimota/Ferrari/Tardozzi il contraltare vincente insieme al Team assistito tedesco con Peter Rubatto.

Nel calendario si doveva trovare anche la prima Gara in Finlandia, ma una polemica sui requisiti di sicurezza la fasaltare. E così in otto tornate si decide un Titolo combattuto sino all’ultima manciata di punti finali. 

Ma è il Gran Premio della “vergogna” – l’Ulster Grand Prix– a dimostrare una volta di più la ossessione inglese per la follia agonistica e per contro la grande dignità e presenza etica e morale di Virginio. 

In una Pista in condizioni di sicurezza inesistenti Ferrari fa le valigie dopo aver contestato l’Organizzazione di Gara e chiamato all’appello tutti i Piloti di buon senso. Ed in fondo a lui, con il piccolo vantaggio e la moto perfetta a disposizione sarebbe bastato partecipare mettendo nel tascapane punticini preziosi in cambusa. Mentre invece no, la coscienza viene sempre prima. Pioggia, condizioni dell’asfalto e ambientazione quasi “agreste” del tracciato ricavato da strada pubblica rendono indecente quella Gara per bestioni da 750 cc.

Un punto a favore per Lui, un punto a favore per i quindici colleghi professionisti che lo seguono, un grande punto a favore di Bimota Official che segue il suo Capitano e rimonta tutto nei Camions il Venerdì sera tornando a Rimini.

Sul circuito di Dundrod lungo strade di campagna che circondano Belfast il secondo Giro avrà per sempre sulla coscienza la tragedia di Klaus Klein su Bimota, che vittima dell’acquaplaning a 270 Km/H (!!!!!!) finisce contro un muretto paracarro.

Con Virginio sempre primo in Classifica parziale e con la coscienza serena dopo Dundrod, il circo del TT1 finisce in Giappone sul circuito di Sugo su cui la Yamaha, proprietaria dell’Impianto, fa gli onori di casa piazzando due debuttanti (Kevin Magee ed un ancora sconosciuto Mick Doohan) sulle sue FZR 750 ai primi tre posti sul podio insieme al secondo – il Rookye Yukiya Oshima – su GSX-R Suzuki. Praticamente nessun beneficio per i primi cinque in lizza iridata, quando mancano due sole Gare al verdetto finale.

E ad Hockenheim il valore tecnico dei gioielli di alto artigianato Bimota viene fuori. Dopo decine di affinamenti su telaio, erogazione ed assetti, la coppia Ferrari e Tardozzidomina in modo imbarazzante seguita a distanza da una Suzuki (Ernst Gschwender, gloria locale) e dal povero Joey Dunlop che deve arrabbattarsi per non essere ripreso alla fine dalla terza Bimota di Bodo Schmidt.

1987, l’ultimo miracolo ordinario

L’epilogo finale di Donington Park in Inghilterra – con Ferrari in testa e nove punti di vantaggio su Joey Dunlop – è la Gara della strategia e della razionalità. Soglia sufficienteper regalare a Virginio il primo Mondiale della sua vita ed alla Bimota il secondo dopo il Titolo Classe 350 di Ekerold.

E sebbene giochi in casa, Joey Dunlop non riesce ad avere ragione di una prestazione superba dell’altra Squadra di Casa, quella Heron Suzuki che lo aveva “mobbizzato” stupidamente nel 1979, otto anni dopo celebra il suo ultimo acuto: vittima di una debacle finanziaria della Holding Capogruppo Heron – cui segue la chiusura di tutte le attività collaterali inclusa quella agonistica – la Suzuki termina in bellezza una epopea iniziata dodici anni prima con il Motomondiale Classe 500. 

Paul Iddon e Roger Marshall avrebbero venduto l’anima al diavolo per essere davanti a tutti di fronte al loro popolo; e salutano il mondo sventolando credo per l’ultima volta la bandiera Heron delle loro GSX-R, prima che tutta la nuova epopea di Hamamatsu riparta all’ombra soprattutto di Kwevin Schwantz.

Joey Dunlop finisce sul podio, vero, ma è mesto ed inerme. I quattro punti che Virginio si garantisce da settimo al traguardo sono sufficienti a rendere al nostro quello che la follia delle strategie della sua Casamadre giapponese gli aveva tolto otto anni prima, nel 1979.

Questa è la storia di Virginio Ferrari “iridato”. Il nostro Campione correrà la sua ultima Gara nelle Superbike alla soglia dei 43 anni, nel 1995. Anno in cui, per nemesi storica, smetterà di correre anche Freddie Spencer, più giovane di circa 10 anni rispetto al Campione milanese. Poi inizia per lui la carriera di Manager, ma sempre controvento. In mezzo a tutto questo, ma parallelo a Ferrari, c’è una opinione universale fatta di commenti, articoli, forum, ricordi.

Virginio Ferrari? Uno straordinario Pilota, un impeccabile professionista, un carattere fortissimo, un uomo rigoroso, una gran brava persona. E su questo, nessuno può avere il minimo dubbio.

Oggi che Virginio è testimone ancora ben impegnato nel mondo delle due ruote, e sempre disponibile nei confronti di tifosi ed appassionati, la sua epopea ritrova tutta la giusta attenzione ma non solo perché è una storia che appartiene ad un’epoca che tutti rimpiangiamo. Perché, al contrario, restituisce modernità e senso a valori un poco trascurati dal frullatore mediatico odierno: sportività, lealtà e incorruttibilità. 

Valori che, nel ristretto gruppo dei miei beniamini, sono certo di trovare sempre. 

Riccardo Bellumori

Nuova Audi A3 2026: Anteprima Rendering

La nuova Audi A3 2025 romperà i ponti con il passato.
Nell’estate del 2024, Audi ha avuto lo shock di cui aveva bisogno. Il marchio ha appena implementato la nuova nomenclatura della gamma, assegnando numeri dispari ai nuovi modelli a combustione e numeri pari ai veicoli 100% elettrici. In pratica, la berlina e la station wagon A5 hanno appena aperto le danze come sostitute della famiglia A4, mentre la gamma A6 scomparirà presto a favore di una famiglia A7, anch’essa disponibile come berlina e station wagon. Il nome A6 è stato appena dato a una nuova serie di berline e di monovolume 100% elettrici con il marchio e-tron.

Il rendering in copertina di Auto-moto.com ci permette di dare uno sguardo al modello.

UN DESIGN TUTTO NUOVO

E la futura Audi A3, attesa per il 2028? A rigor di logica, non avrà più il nome di famiglia, ma si dedicherà interamente alla causa elettrica. Audi A4 e-tron sarà un nome allettante, a meno che non venga scelta la A2 e-tron.

Le scommesse sono chiuse. In ogni caso, la nuova arrivata utilizzerà la piattaforma SSP, attorno alla quale il Gruppo Volkswagen intende sviluppare tutti i suoi modelli futuri. Purtroppo, il suo sviluppo sta subendo una serie di battute d’arresto, a causa delle grandi difficoltà nel perfezionamento del software che la alimenterà, al punto che si vocifera che l’uscita della futura Volkswagen Golf elettrica sia già stata posticipata al 2029.

Nuovo Nissan Patrol 2025: Anteprima

Il nuovo Nissan Patrol è pronto al debutto ufficiale.

Nissan ha lanciato una campagna teaser della nuova generazione di SUV. Secondo i dati preliminari, la presentazione completa si terrà all’inizio di settembre.

L’azienda Nissan ha trasformato l’anteprima del veicolo fuoristrada Patrol di prossima generazione, con l’indice di fabbrica Y63, in uno spettacolo separato e di lunga durata. Così, il primo accenno al modello è apparso in primavera: insieme a molte altre novità è apparso in un comune video teaser. A luglio, il nuovo Nissan Patrol e la sua versione americana Armada sono apparsi nella relazione finanziaria del produttore. E un paio di giorni fa, la divisione Nissan Middle East ha fatto un altro annuncio, ma senza il nome della vettura. Così, ora Nissan Middle East ha ufficialmente iniziato a declassificare la novità.

Il nuovo SUV di Nissan ha quindi il suo sito promozionale. Tra l’altro, il nome del modello non è ancora stato annunciato, ma nel codice del sito “accidentalmente” viene indicato il nome Patrol. È stato riferito che ogni giovedì Nissan mostrerà alcune parti dell’auto. Inoltre, sul sito è in corso un conto alla rovescia: al momento della pubblicazione della notizia, indicava che mancavano 33 giorni a un evento. A quanto pare, l'”evento” è la presentazione della Nissan Patrol. Pertanto, il modello sarà completamente svelato all’inizio di settembre.

DATI TECNICI E MOTORI

Con l’ultimo teaser appare la griglia del radiatore del nuovo Nissan Patrol. La griglia è a rete, con piastre rettangolari piuttosto grandi, con solide lamelle orizzontali sulla parte superiore. Inoltre, il teaser del sito promette “un esclusivo design aerodinamico”, “linee morbide e intersezioni audaci” e in generale “un aspetto impressionante a colpo d’occhio”.
Non si sa ancora nulla della tecnologia. Probabilmente sulla scia del già presentato Infiniti QX80, il nuovo Nissan Patrol è passato a un motore V6 3.5 bi-turbo a benzina, mentre l’automatico a sette rapporti è stato sostituito da un 9AT. Sulla sorella premium, il motore eroga 456 CV. Il precedente Patrol in Medio Oriente è disponibile con un V6 4.0 (275 CV) e un V8 5.6 (400 CV), oltre a una versione “cattiva” Nismo con un motore potenziato a 428 CV. V8. È possibile che il SUV di prossima generazione non abbia più una scelta di motori.

Nuovo Volkswagen Transporter 2025: foto Rubate

Abbiamo visto il nuovo Volkswagen Transporter nelle foto spia di poche ore fa, ma il marchio tedesco si è lasciato sfuggire il tanto atteso furgone che svelerà dopo l’estate. Una fuga di notizie ha svelato completamente il secondo modello della sua gamma di veicoli commerciali, che è stato sviluppato da Ford.

Volkswagen, che ha un’alleanza con Ford per condividere la piattaforma MEB per le auto elettriche, è stata costretta a rivolgersi a questo costruttore per concepire un nuovo Transporter che, finora, condivideva la base con il Multivan. Poiché il Multivan è un monovolume basato sulla piattaforma MQB, questa base meccanica non è stata progettata per i furgoni di medie dimensioni oltre al Caddy.

DESIGN UNICO

Come si può notare, il nuovo Transporter presenta uno stile innovativo e sofisticato, una tendenza che è stata ripresa praticamente da tutti i nuovi furgoni dei vari produttori. Il frontale del nuovo Volkswagen Transporter è elegante, con sottili fari a LED che si fondono in una striscia di rifinitura e una griglia a forma di V molto ampia al livello inferiore.

Calcolate ora il prezzo della vostra assicurazione auto.
Scopri di più!
Un design comune alla variante Panamericana, che si differenzia dal Transporter per il paraurti nero e le protezioni in plastica lungo tutto il perimetro della carrozzeria. Nella parte posteriore, i fari presentano una firma luminosa verticale a forma di “C”, come se incorniciassero il portellone.

Anche gli interni, già visti in altre anteprime, si mostrano in tutto il loro splendore, con un quadro strumenti digitale da 12 pollici e un touchscreen da 13 pollici per il sistema multimediale e di infotainment. Un design in linea con le autovetture che ne aumenta la raffinatezza.

Volkswagen Transporter 2025
Gli interni del nuovo Volkswagen Transporter 2025 sono ora più digitali che mai.
Una moltitudine di configurazioni di carrozzeria e meccanica nel nuovo Transporter

Il nuovo furgone Volkswagen sarà disponibile in una varietà di configurazioni, sia per i professionisti con fiancate pannellate, porte laterali scorrevoli e doppie porte posteriori, sia con portellone e soglia di carico bassa nel nuovo Caravelle, con un massimo di nove posti, oltre a un’opzione di telaio e cabina.

DATI TECNICI E MOTORI

Volkswagen sta prendendo le prenotazioni per il Transporter in Germania, disponibile con un motore diesel TDI da 2,0 litri con potenze massime di 110 CV, 150 CV e 170 CV, questi ultimi due con trazione integrale 4MOTION, oltre a un ibrido plug-in PHEV che, con il nome di e-Hybrid, offrirà una potenza massima di 232 CV..
La gamma comprenderà anche opzioni completamente elettriche con 136 CV, 218 CV e 286 CV, abbinate a una batteria agli ioni di litio con una capacità utile netta di 64 kWh.

Volkswagen annuncerà tutti i dettagli nel corso dell’estate, anche se non è da escludere che il grande debutto venga anticipato alla luce di questa importante fuga di notizie. Tra qualche settimana conosceremo tutti i dettagli, le combinazioni meccaniche, gli equipaggiamenti, i prezzi e la data di lancio prevista.

Nio apre 2500 stazioni per il battery swap

Nio gestisce oltre 2.500 stazioni di sostituzione delle batterie (PSS) in tutto il mondo.

La maggior parte (98%) di queste stazioni si trova in Cina, con 2.454 postazioni, mentre in Europa ce ne sono 51, l’ultima delle quali è stata inaugurata ufficialmente il 18 luglio di quest’anno ad Alvdal, in Norvegia.

In totale, ci sono ora 2.505 PSS operativi, grazie ai continui investimenti di Nio nelle infrastrutture di ricarica e sostituzione delle batterie. L’anno scorso l’azienda ha stretto una partnership con Changan e Geely per questa iniziativa e da allora l’alleanza è cresciuta fino a includere JAC, Chery, GAC e FAW Hongqi come membri.

Tuttavia, CarNewsChina riporta che nessuno dei partner di Nio vende attualmente veicoli elettrici (EV) compatibili con le sue stazioni di scambio delle batterie. La situazione è destinata a cambiare: GAC ha recentemente annunciato che lancerà una variante della nuovissima Aion V dotata di batteria intercambiabile, e altri membri dell’alleanza dovrebbero seguirla.

IL PROGETTO NIO

La rete di stazioni di sostituzione delle batterie di Nio ha raggiunto le 1.000 postazioni nel luglio 2022, un traguardo che ha richiesto quattro anni di lavoro. I successivi 1.000 PSS sono stati aggiunti in un anno e tre mesi, mentre nei nove mesi successivi sono stati aggiunti altri 500 PSS. Mentre l’espansione è stata rapida in Cina, è molto più lenta in Europa.

Inizialmente l’azienda intendeva avere 120 PSS nella regione entro la fine del 2023, ma in seguito l’obiettivo è stato rivisto a 80 sedi, un traguardo che non è stato ancora raggiunto nemmeno dopo la metà del 2024.

Maserati resta di Stellantis: no alla vendita

Maserati resterà un marchio del gruppo Stellantis e non ci sarà alcuna vendita.

A volte, le dichiarazioni dei dirigenti dei marchi automobilistici danno adito a travisamenti e voci infondate che rendono necessario intervenire per evitare confusione, soprattutto per gli azionisti. Non sarà la prima volta, né l’ultima, che qualcuno viene a conoscenza di certe situazioni dalla stampa, frasi che lapidano un costruttore e i cui dirigenti hanno il compito di chiarirle.

È quanto è accaduto con le dichiarazioni rilasciate da Carlos Tavares pochi giorni fa sul futuro di uno dei marchi premium che fanno parte di Stellantis. Il portoghese ha annunciato che i marchi che non generano profitti saranno chiusi. Alcuni hanno addirittura sostenuto che la Maserati potrebbe tornare sotto l’ombrello della Ferrari, cosa a cui non crediamo, né tantomeno che verrà chiusa o che il suo futuro potrebbe essere una vendita.

In risposta a queste notizie, Stellantis è stato costretto a rilasciare una dichiarazione ufficiale in cui chiarisce che la Maserati non sarà venduta, né prevede un ritorno all’ovile del Cavallino Rampante, come si evince dalle parole ufficiali riprodotte da un media italiano e tradotte come segue:
“Stellantis ribadisce il suo impegno incondizionato per il brillante futuro di Maserati come unico marchio di lusso dei 14 marchi Stellantis. Maserati è in una fase di transizione verso l’elettrificazione con il programma Folgore BEV: oggi il Tridente offre GranTurismo e GranCabrio in versione ICE e BEV, Grecale in versione ICE, MHEV e BEV, mentre confermiamo che anche i successori di Quattroporte e Levante sono in cantiere.”

IL FUTURO DEL MARCHIO

“Le dichiarazioni rilasciate a questo proposito non trovano alcuna corrispondenza nel contesto della strategia di Maserati all’interno del piano strategico a lungo termine ‘Dare Forward 2030’ di Stellantis.”
Debutta la nuova Maserati GranCabrio Folgore in edizione speciale, una cabriolet elettrica per gli estimatori delle migliori annate.

“La missione di Maserati è scrivere il futuro della mobilità attraverso le migliori prestazioni nel segmento del lusso, concentrandosi sui desideri dei propri clienti. Per raggiungere i suoi obiettivi, il marchio si rivolge a un pubblico molto specifico. Per questo motivo, Maserati sta attuando una serie di iniziative per espandere la propria presenza sul mercato globale, rafforzare l’immagine del marchio e sottolineare l’unicità dei suoi prodotti. Maserati si trova di fronte a una grande sfida e deve rimanere concentrata sui suoi obiettivi nei prossimi mesi.”

“Stellantis ribadisce il suo impegno nei confronti di tutto il suo ampio portafoglio di 14 marchi iconici e ricorda che ognuno di essi ha un orizzonte di 10 anni per costruire un business redditizio e sostenibile, pur riconoscendo che la volatilità del mercato e le situazioni temporanee possono causare fluttuazioni.”

L’unico grande problema per Maserati, come per altri costruttori sia del gruppo franco-italiano che di altri paesi, è che l’impegno per le auto elettriche è sfuggito di mano e che continuare a lanciare modelli a zero emissioni quando non si vendono, anche gli amanti delle auto sportive non li vogliono comunque, è un problema che causerà perdite significative per tutti i marchi e a tutti i livelli.

Nuova Mercedes Classe G 2025: la Vintage di Carlex

Il tuner polacco Carlex Design presenta la G Vintage, una Mercedes Classe G moderna con carrozzeria e interni in stile retrò. Cromo, pneumatici bianchi, pelle e legno sono tutti in programma, così come un V8 da 805 CV.
Da MaxK
Da un lato, l’azienda polacca Carlex Design commercializza body kit e rivestimenti interni di alta gamma e appariscenti per la moderna Mercedes Classe G. Dall’altro lato, la Classe G, pur essendo stata rinnovata nel 2018 e sottoposta a un restyling nel 2024, ha la stessa silhouette da quasi cinquant’anni. Per conciliare questi due postulati, Carlex lancia la G-Vintage, un’interpretazione retrò del lussuoso fuoristrada tedesco.

LO STILE VINTAGE

Con il trattamento G-Vintage di Carlex, la Mercedes Classe G sfoggia una carrozzeria bicolore modificata che combina metallo e fibra di carbonio. La parte superiore è di colore grigio chiaro, in contrasto con gli otto colori disponibili per la parte inferiore, che vanno dal verde mandorla al malva chiaro, passando per l’arancione, il rosso, il giallo sabbia e il verde scuro. Sono disponibili anche il grigio e il nero. I paraurti, le lamelle della griglia e le strisce di protezione sono in metallo lucido. I cerchi da 20 pollici sono massicci e cromati, mentre i pneumatici a parete bianca completano il quadro.
Le tre pelli disponibili per l’abitacolo sono state invecchiate. I rivestimenti si estendono ai pannelli delle porte, alla console centrale e al cruscotto. Il rivestimento del tetto è in Alcantara in tinta. Il pavimento del bagagliaio e lo schienale dei sedili posteriori sono rivestiti in legno, un modo per combinare lusso e attività ricreative all’aperto.

Il lato meccanico della Mercedes Classe G non è stato dimenticato.

Il V8 biturbo della G 63 è stato potenziato a 805 CV (+220 CV) e 1.020 Nm (+ 170 Nm), la velocità massima è stata aumentata a 260 km/h (+ 40 km/h) e le sospensioni sono state ampliate e migliorate. Il prezzo della trasformazione non è stato reso noto.