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Tesla Cybertruck: addio alla versione RWD

TNuovo Tesla Cybertruck 2023: video esclusivo

Quando il Tesla Cybertruck fu annunciato per la prima volta nel 2019, il CEO Elon Musk disse che avrebbe avuto un prezzo di partenza di 39.900 dollari. Dopo un paio d’anni, fino al lancio del Cybertruck nel 2023, la barriera d’ingresso è stata alzata a 60.990 dollari per la variante base a trazione posteriore.

Ora l’azienda ha deciso di eliminare del tutto la variante base e di aumentare il prezzo delle altre varianti. A partire dal 6 agosto 2024, la trazione integrale è la nuova variante base del Cybertruck e il suo prezzo sale a 99.990 dollari. Per avere un’idea del contesto, si tratta di un aumento di 20.000 dollari, pari al 25%, rispetto al passato.

Allo stesso modo, il Cyberbeast, il modello di punta della gamma, con la sua configurazione trimotore, viene ora venduto a 119.990 dollari, anch’essi 20.000 dollari in più rispetto al passato – il 20% se si preferisce in termini percentuali. Con questi aumenti e la rimozione della variante a trazione posteriore, la versione più economica del Cybertruck che i clienti degli Stati Uniti possono acquistare è ora di 99.990 dollari.

LA GAMMA SEMPLICE

Un altro cambiamento notato dai netizen su Reddit (e riportato da Jalopnik) è che gli acquirenti delle varianti a trazione integrale e Cyberbeast riceveranno i loro veicoli quest’anno invece della stima precedente del 2025. Le consegne stimate per la All-Wheel Drive inizieranno a settembre, mentre per la Cyberbeast partiranno da dicembre.

Si tenga presente che questi prezzi sono al lordo di qualsiasi opzione o accessorio, tra cui un’inedita batteria di estensione dell’autonomia che occupa un terzo dello spazio del letto del Cybertruck, ha un costo stimato di 16.000 dollari e può essere installata/rimossa solo presso un centro di assistenza ufficiale.

Nuova Mercedes AMG GT 2026: Rendering elettrico

La nuova Mercedes AMG GT sarà presto convertita in un modello 100% elettrico.

La Casa tedesca sta preparando una nuova generazione della sua sportiva e recentemente sono state pubblicate in rete le prime foto spia della futura novità. Come sarà?

La Liftback conduce la sua storia dal 2018, quando è stata presentata la prima e unica generazione finora. Formalmente l’auto è a cinque porte, ma l’azienda la posiziona come 4-Door Coupe (cioè una coupé a quattro porte). Ha fatto il paio con l’omonima vettura sportiva a due posti, ma, a differenza di quest’ultima, ha ricevuto una piattaforma dai modelli di massa dell’azienda – Classe E e CLS.

Lo scorso autunno la vettura è stata sottoposta a un restyling e ora sono in circolazione i prototipi della prossima generazione, grazie ai quali è possibile farsi una prima idea del suo aspetto. Questo rendering di Kolesa.ru ci permettono di vedere che aspetto avrà il modello.

Rendering Kolesa.ru

DATI TECNICI

La nuova Mercedes-AMG GT avrà una carrozzeria tozza e filante ispirata alla concept Vision GT del 2022. Qui possiamo notare la somiglianza nelle proporzioni dovuta all’abitacolo leggermente spostato in avanti e al design del frontale: la grande griglia (o meglio, la sua imitazione) sarà posizionata più in basso e più lontana dai fari, che probabilmente saranno visivamente uniti da un ponte a LED. Possiamo ipotizzare che anche i fari saranno ispirati al concept e riceveranno una grafica a forma di stella stilizzata a tre raggi. La forma relativamente semplice delle fiancate e dei vetri laterali è l’unico elemento che accomuna visivamente la futura vettura sportiva al modello attuale. Allo stesso tempo, riceverà le stesse maniglie delle porte a scomparsa di altri nuovi prodotti dell’azienda (la nuova Classe E, per esempio). La parte posteriore è ancora la più camuffata, ma possiamo già vedere che avrà una forma completamente nuova. È possibile che il suo design si ispiri a un’altra concept dell’azienda, la Vision EQXX, presentata all’inizio dello stesso 2022.
Oltre all’aspetto, la nuova AMG GT sarà radicalmente diversa dal modello attuale e in termini tecnici, perché sarà la prima auto completamente elettrica della divisione di sviluppo Mercedes-AMG. Il nome della piattaforma è già noto: AMG.EA (AMG Electric Architecture), ma altri dettagli tecnici sono ancora segreti.

Augusto Brettoni: la magia di una leggenda a sua insaputa

La prima immagine che mi viene in mente, salutandolo nel suo piccolo “Principato motoristico” di Barberino Val di Pesa (cioè nella sede dove conserva le moto alle quali è affezionato inclusa la Laverda con cui suo fratello corse il Trofeo 500), è quella di un cavaliere della Tavola Rotonda un poco irriverente e anarchico, ma coraggioso e leale. 

La sua armatura non riluce di riflessi bronzei od argentati, ma dalla sua tuta da lavoro scura puoi scorgere sempre i bagliori di un arancione vivo, esattamente quello della Laverda: il suo marchio sembra campeggiare tra quelle mura come lo stemma di una Casata nobiliare. Fedele ed innmorato al punto da indossare ancora le sue amate T-shirt con i colori ufficiali, non certo per fanatismo ma per eterno senso di appartenenza.

E’ questa l’immagine del guerriero di tante battaglie, avvezzo a sfidare quei draghi alati (soprattutto giapponesi) difficili da combattere in pista e resistere alle streghe cattive (quelle invece sono più spesso arrivate da casa nostra, cioè dall’Italia e dall’Europa sotto forma di leggi e regole insopportabili per chi è animato da sana passione motoristica), che si propone a prima vista ai visitator ed agli appassionati che vogliono salutarlo per raccogliere simbolicamentedalla sua mano tesa sempre cortesemente un po’ di quella magia che solo i personaggi leggendari come lui inconsapevolmente spandono intorno.

Quella magia che parte dai racconti articolati in un toscano degno del suo più illustre concittadino millenario, con un tono così pacato e divertito da diventare coinvolgente; una magia ancora più forte e speciale perché profumata di normalità, di aria di casa: direi proprio di “Dolce Stil Novo”, ma mi viene più naturale chiamarlo “Dolce StilMotor”…

Nulla di quello che Augusto Brettoni (il nostro eroe titolare di questo racconto) esprime, ricorda, racconta od onora ogni giorno attraverso sé stesso diventa mai una barriera tra lui e gli interlocutori; tutto quello che Sir Augusto rappresenta (fino ad essere già leggenda per tutti noi suoi contemporanei) non viene opposto come differenza di rango, ma viene condiviso come fosse una piccola legnaia a cui attingere per continuare ad alimentare il fuoco della tradizione e della passione.

Mai visto in lui un atteggiamento da star, da senatore. Per questo è nel cuore di tutti; ma la cosa bella, come per tanti suoi conterranei (Bizzarrini, Moretti, Ancillotti, Ermini, etc..) è che se davvero vuoi sfogliare l’albo delle vicende leggendarie, allora non devi limitarti a leggere quello che si trova sui Media “globali”.

Augusto Brettoni, per la gioia di chi lo conosce personalmente, ha ancora il dono di saper trasmettere pillole di leggenda intrattenendosi a parlare, guardandoti negli occhi o scorrendo nei ricordi ogni metro quadro del suo Regno-Officina che ha visto momenti epici: e ti indica un banco da lavoro dove ha preso forma la mitica “Enduro” Laverda-BMW di fine anni Settanta; o ti porta vicino ad una moto che ne ha viste di battaglie leggendarie che neppure la tavola di Re Artù. 

Non posso fare a meno di pensare che se si fosse chiamato Auguste Bretòn, magari, e che se oggi abitasse a due passi dalla Senna avrebbe titoli ed onorificenze, articoli e libri oltre a pullman quotidiani di adoratori di ogni parte del mondo. 

Ed è in parte così, fuori d’Italia. Probabilmente se in questo momento siete a Tokyo, Londra, New York, Amsterdam o persino Sidney e – durante il vostro Tour – voleste chiedere in giro chi è Brettoni trovereste più interlocutori preparati di quanti non ve ne siano in Italia. Il segno di una grandezza che non è solo dettata dal curriculum sportivo eccellente.

Su tutto c’è il suo rigore umanista che lo rende (al pari di divinitàterrene del motore come Carlo Murelli, Giotto Bizzarrini, Giulio Alfieri e pochi altri “guru”) capace di descrivere motori e modelli tecnici quasi fossero entità vitali, meritevoli di cure e di attenzioni come ogni individualità fisica pensante.

Ma in tutto questo mai nulla di quel che Augusto racconta o propone è banale o scontato; persino prendere un caffè con lui diventa occasione per incontri, aneddoti, scherzi e buonumore.

La prima volta che l’ho contattato, alla fine di Marzo di quest’anno, mi sembrava quasi uno scherzo telefonico: trovato il suo numero attraverso un qualunque media pubblico, lo chiamai per invitarlo ad un evento dedicato ad un altro grande fiorentino – un campione di motovelocità – scomparso di recente. 

Pensando io di dover passare, di norma, attraverso chissà quali filtri telefonici, non immaginavo che a rispondere sarebbe stato proprio lui, forse inconsapevole dell’effetto che la cosa poteva avere su un suo ammiratore ed appassionato.

“Drinn…..Drinn” (risponde)….”Buongiorno, è l’Officina di Augusto Brettoni?”

“Si” (Risposta, e silenzio).

“Ma” (riprendo io il dialogo) “parlo proprio con Augusto Brettoni?”

“Eh Si” (pausa, serena e con tono pacatissimo) “Ci sono solo io qui dentro…..”

Insomma, avete capito che razza di mito ho avuto la fortuna di poter conoscere? Senza blocchi o filtri lui, Augusto Brettoni, era riuscito a sciogliere ogni mio timore reverenziale fuori luogo, ma la magia non era finita.

Viene il giorno in cui, insieme ad un caro amico come Luciano Leandrini (ottimo centauro anche di Superbike anni ’80) organizziamo una visita da Brettoni: Luciano lo conosce dai tempi del Trofeo Laverda ed Augusto ci accoglie con familiarità e cortesia. 

Un bel quadro di re-incontro e di ricordi, nel mentre tuttavia il telefono del mago delle Laverda continua a squillare in un numero interminabile di volte svelando a me ed a Luciano una novità inaspettata: Augusto Brettoni ci ha accordato l’incontro nel giorno del suo compleanno, coinvolgendoci in una occasione di festa che per lui corrispondeva ad un comune giorno passato tra le sue creature.

La storia sportiva di Augusto Brettoni parte come per tanti suoi contemporanei dalle Gare di Velocità in Montagna, le Cronoscalate, alla guida di una serie di moto e cilindrate: dai cinquantini che sotto di lui apparivano ancora più zanzare fino alle cilindrate più impegnative(quasi tutte inglesi, per via del papà che gestiva una Officina AJS e Triumph) affiancate alla Parilla 350 bicilindrica, la sua prima moto; entra in Laverda come pilota nel 1969 fino al 1973, poi fino al 1978 ne gestisce la squadra corse conoscendo ed affiancando nomi celebri del motorsport a due ruote.

Da pilota non è certo uno “fermo” : vittorie importanti alle 500 km di Monza, alla 24 Ore di Barcellona, secondo al Bol d’Or, 200 Miglia di Imola, primo di Classe 750 ad una folle 24 Ore ad Oss in Olanda – su un circuito ricavato nel perimetro cittadino tra pavè, alberi e case – corsa con nome di fantasia per evitare provvedimenti federali, poiché la Gara era organizzata da una Federazione dissidente.

In questo percorso di vita Augusto ha conosciuto davvero l’alfabeto nobile del motorsport italiano ed internazionale ed ha incrociato da avversari i piloti ed i Marchi che occupano la letteratura e la fantasia popolare. Come detto, dopo l’iniziale carriera di Pilota ma anche di ottimo conoscitore della meccanica delle moto, entra in contatto con Laverda, allora guidata dal Patron Massimo. 

La “SFC” con le sue poche centinaia di pezzi prodotti è senza dubbio la moto più iconica e rappresentativa della storia di Augusto con la Casa veneta, anche se il “bozzolo” iniziale in realtà è la più classica e turistica “SF”,  che con pazienza e metaforico cesello viene raffinata ed elaborata a mano a mano. 

Certo, “SFC” nasce così dalla Factory quasi già pronta e caratterizzata anche nelle sue prerogative più “ostiche” come la durezza di guida e la scarsa agilità. 

Per Augusto, forgiato sulla granitica “Atlas” della Norton (curiosa nemesi storica, “Atlas” sarà anche il nome di un ultimo Enduro a marchio Laverda) in realtà la SFC appare quasi come una moto “facile”; ovviamente la sua tecnica, la sua capacità fisica e la sua dedizione verso Laverda non possono supplire a delle caratteristiche endemiche quali la potenza non eccellente del bicilindrico o la progressiva anzianità – dalla fine degli anni Settanta – di un progetto che a differenza di altre concorrenti viene aggiornato via via sempre meno e sempre più lentamente. 

Inizia a soffiare su Laverda un vento di crisi, dalla seconda metà degli anni Ottanta, e anche nel torneo internazionale forse rimasto unico a poter ospitare una “SFC” (cioè la B.o.T.T., la “Battle of the Twins”) negli USA, le ultime presenze della elegante livrea arancione fanno apparire la “SFC”, il suo Manager Augusto e la batteria di piloti impegnati in Gara una sorta di stoici “Highlanders”.

Perché poco prima degli anni ‘90” il Marchio veneto si avvita dentro una seconda crisi (durante la prima il management aveva già ceduto la vecchia sede e ristrutturato l’organizzazione aziendale) dalla quale non esce, e così il settore moto della “Laverda” cancella del tutto il suo passato glorioso.

 

Tutti ricordi che in parte fanno un poco commuovere, ed in parte “pizzicano” nell’animo e nel cuore di Brettoni come i tanti “trofei di trincea” rappresentati anche dagli immancabili dolori e doloretti che nel tempo accompagnano fedelmente chi ha fatto della passione motociclistica una condizione agonistica. 

Ma quel che forse “pizzica” di più dentro Augusto è il fatto che quel marchio glorioso, Laverda, oggi non c’è più. 

Argomento a tal punto ritenuto da noi così delicato da spingermi ad evitare di farne oggetto di dibattito; anche perché se parlare del futuro non è mai facile soprattutto con persone coscienziose e giustamente scettiche come lui, diventa impossibile distogliere l’attenzione dai ricordi e dagli aneddoti fantastici di cui è stato protagonista: tanto coraggio, tanti sacrifici ed improperi tassativamente in fiorentino DOC, e storie di missioni impossibili, di convogli fatti da camion carichi di moto che trainano roulotte piene di ricambi, di viaggi che duravano anche giorni di guida lungo tragitti da patiti dell’avventura lungo mezza Europa. 

 

Anche nel giorno della nostra visita con Luciano, che ha rievocato la disponibilità e l’affetto con cui Augusto lo aiutò in occasione di un intervento al motore della sua Laverda 500 Trofeo quasi mezzo secolo fa, gli aneddoti e i “dietro le quinte” di una vita impegnativa e sempre al limite avrebbero meritato l’onore di un pubblico ben più nutrito del solo sottoscritto: ed io, quasi una presenza estranea rispetto a quella familiarità, sono stato invece trattato come un amico di vecchia data. Quell’otto Maggio è da allora una data che conservo nell’agenda speciale del cuore, una ricorrenza da celebrare ed onorare per sempre.

Augusto Brettoni, un quotidiano esercizio e contesto di magia e leggenda, una pietra miliare, una vera e propria leggenda contemporanea; ma non diteglielo, è il primo a smorzare fanatismi ed a ritenersi una persona qualunque che ha avuto la fortuna di fare della passione giovanile una professione. Ma se questo gli fa onore, è ancora più encomiabile rendersi conto che il suo amore per Laverda lo porta tuttora in sella alla sua amata “1000” stradale; e che il suo supporto verso il Museo Laverda di Breganze non è mai venuto meno. 

 

Un motivo in più, per chi non lo avesse ancora fatto, per andare a visitare proprio questo Museo che vive della passione volontaria e della libera attività dei suoi organizzatori e che purtroppo rimane spesso in ombra rispetto a paradisi nazionali del Motorsport ben più cavalcati dalla comunicazione dei Media. 

Se Laverda è uno dei nomi simbolo della motocicletta all’italiana nel mondo, il suo Museo ne è la continuità storica; e Sir Augusto Brettoni ne è ancora – lui solo – il Cavaliere fedele e devoto che con la sua figura onora il prestigio della Casa veneta. 

Averlo conosciuto e sapere che ha sempre la porta aperta per chi vive ed esprime passione pura, è la più bella delle sensazioni possibili.

Salutarlo è a che l’occasione simbolica per prefissare una ipotetica data di re-incontro, magari per approfondire qualche tematica tecnica, conoscere segreti e peculiarità di ogni moto del Marchio e non solo. 

Perché davvero Augusto ha risposte per qualunque domanda legata al mondo delle moto; verrebbe voglia di dotarsi di tenda canadese e prevedere un campeggio di almeno due giorni nelle piazzole verdi circostanti, pur di poter intavolare un dialogo “extended range”. 

Ed esprimendo questo pensiero come personale, voglio sperare che Laverda possa tornare di nuovo a campeggiare su serbatoi e fiancate di moto contemporanee pronte a tornare sul mercato.

Auspicabilmente senza motori cinesi; ma dentro di me sento che, invece, ad animare una “nuova” Laverda sarà un Gruppo Indiano. Il che, vista la ottima riuscita di Royal Enfield e di BSA, non è detto sarebbe una brutta prospettiva. Ma davvero quello che a tanti piacerebbe è il ritorno di Laverda.

E detto da un “ottantone” all’epoca adolescente che – rapito dalle facili sirene di Cagiva e dei Marchi giapponesi dell’epoca – non ha mai fino ad ora fatto nulla per ridondare in qualche modo la figura e il ricordo della Casa veneta, direi che non è poca roba.

Riccardo Bellumori.

Nuova Toyota MR2 2026: Anteprima e Rendering

Le speculazioni sul ritorno della Toyota MR2 si susseguono da molti anni. L’idea che Toyota possa resuscitare una delle sue auto sportive più popolari acquista di tanto in tanto un certo slancio. A un certo punto si è persino ipotizzato che la Porsche avrebbe avuto un ruolo chiave nel riportare in vita la MR2. Ciò che è innegabile è che il tempo è passato e il modello non è tornato nelle concessionarie.

L’impegno di Toyota per l’elettrificazione ai massimi livelli è stato visto come una possibilità concreta per il ritorno di questo modello. Il debutto del modello concept Toyota Sports EV è stato visto come una dichiarazione di intenti, un’anteprima di un’ipotetica MR2 elettrica, una possibilità che era sul tavolo. A distanza di anni quell’idea è stata accantonata e ora si ipotizza una nuova MR2 termica.

Lo scorso febbraio abbiamo riportato un’importante notizia che ha cambiato completamente l’idea del ritorno in vita di questo modello. La riedizione di questa vera e propria leggenda della casa giapponese prevede ora la combustione interna. In particolare, è stato suggerito che la nuova MR2 sarebbe imparentata con la GR Yaris. Condividerebbe, tra l’altro, il motore a benzina a tre cilindri da 1,6 litri.
Siamo passati da una presunta MR2 elettrica a una MR2 termica senza tecnologia ibrida. Ora, un nuovo rapporto proveniente dal lontano Giappone ha rafforzato questa idea. Tuttavia, introduce una nuova variabile nell’equazione che esclude definitivamente l’idea che la nuova MR2 mantenga il rapporto con la GR Yaris.

Il nuovo rapporto afferma che la MR2 che verrà lanciata nei prossimi anni sarà una vettura sportiva a due posti, con motore centrale e due cilindri. Offrirà prestazioni e performance elevate e un alto livello di esclusività. Inoltre, si dice che avrà un prezzo di partenza di circa 60.000 euro sul mercato giapponese. In Italia, la GR Supra parte da circa 65.000 euro.

IL RITORNO DELLA MR2

Toyota sta lavorando a un motore a benzina turbo da 2,0 litri di nuova generazione. Un blocco che diventerà il “cuore” della nuova Toyota MR2. Non sarà un veicolo elettrificato. I piani di Toyota sono di evitare qualsiasi tipo di ibridazione per renderla “un’auto sportiva pura“. Altrettanto sorprendentemente, mentre si ipotizzava una configurazione a trazione (o propulsione) posteriore, i piani prevedono la realizzazione di una MR2 a trazione integrale.

Quando vedrà la luce? Il progetto è ancora in fase iniziale. Se tutto va secondo i piani, il ritorno in vita della Toyota MR2 avverrà nel 2026. Pertanto, non possiamo escludere il 2027 come anno in cui le prime unità arriveranno nei concessionari europei. Se e quando arriverà. A questo punto, l’idea di lanciare in Europa un’auto sportiva non elettrificata sembra poco plausibile.

Nuova BMW M5 Touring 2025: Anteprima esclusiva

Sono passati più di due anni da quando i bavaresi hanno confermato l’arrivo sul mercato della nuova BMW M5 Touring. Il marchio tedesco si è reso conto che i SUV più sportivi non sono l’unica preferenza dei clienti e che stava perdendo una grossa fetta della torta delle auto familiari ad alte prestazioni che è stata condivisa dai suoi rivali del marchio con i quattro anelli e la stella.

Dopo lo sbarco della M3 Touring, BMW è stata costretta a spostare uno dei pezzi più importanti degli ultimi anni, soprattutto negli Stati Uniti dove non si vende la più piccola familiare sportiva ma la nuova M5 Touring, trapelata a poche ore dal debutto. Una vera e propria belva che condivide il design aggressivo della M5 berlina con i due grandi “reni” e che viene messa in risalto dalla finitura nera lucida e da due sottili barre orizzontali che lasciano aperta parte della calandra.

I fari ripetono il motivo del doppio “lingotto” tra i proiettori, mentre il paraurti presenta grandi prese d’aria. Un paraurti che si collega ai passaruota anteriori sporgenti – più larghi di 70 millimetri rispetto alla Serie 5 Touring – che ospitano grandi cerchi in lega da 20 pollici all’anteriore e da 21 pollici al posteriore, avvolti da pneumatici 285/40/20 e 295/35/21.

LO STILE M5

Al posteriore, l’immagine della BMW Serie 5 Touring è stata arricchita da un paraurti più voluminoso e da un diffusore aerodinamico diviso in due sezioni, ognuna con la propria coppia di scarichi di diametro generoso e, come una buona BMW M, la Serie 5 Touring sarà offerta con una gamma di nuovi paraurti posteriori, più potenti e più performanti. L’azienda tedesca offrirà una serie di accessori originali aggiuntivi, tra cui quelli in carbonio e quelli ottimizzati dal punto di vista aerodinamico che conferiranno alla vettura un ulteriore prestigio.

Non ci sono cambiamenti per quanto riguarda gli interni e la meccanica. Lo spazio interno è lo stesso della nuova Serie 5 Touring, con posti a sedere per cinque passeggeri e una plancia davvero all’avanguardia con il suo doppio schermo curvo, la grafica della divisione sportiva, l’illuminazione ambientale che riproduce i tre colori caratteristici della divisione, i pedali in alluminio e il volante multifunzione con la parte inferiore del bordo appiattita e il segno rosso delle “ore 12”.

MOTORI E DATI TECNICI

L’abitacolo della nuova BMW M5 Touring è una fusione di digitalizzazione e sportività.
Come nella M5 berlina, la disposizione della batteria agli ioni di litio – con una capacità utile netta di 18,6 kWh e un’autonomia massima in modalità elettrica di 65 chilometri – ridurrà il volume di alcuni litri, portandolo a circa 520 litri.

La nuova BMW M5 Touring sarà in vendita quasi subito, anche se arriverà nelle concessionarie a metà del 2025. Un’auto familiare che vi sorprenderà per le sue enormi prestazioni, come potete vedere qui sotto. Il motore V8 biturbo da 4,4 litri mette a disposizione del guidatore 585 CV, a cui si aggiungono i 197 CV di un motore elettrico montato posteriormente, per un totale di 727 CV.

Il potenziale viene trasferito su strada attraverso il cambio automatico sportivo a 8 rapporti e il sistema di trazione integrale “M xDrive” con diverse modalità di impostazione, tra cui quella che la trasforma in una pura trazione posteriore. Tutti gli ingredienti per versatilità e prestazioni, senza dover prendere in considerazione la X5 M, se potete permettervi il prezzo, al momento sconosciuto ma molto vicino ai 200.000 euro.

Nuova Zeekr 007 2025: Anteprima e Foto

Presentato ufficialmente per la prima volta nel novembre dello scorso anno, lo Zeekr 007 viene lanciato sul mercato cinese come modello di 2025 anni e presenta la nuova batteria al litio ferro fosfato (LFP) da 75 kWh “Golden Brick”, sviluppata internamente da Zeekr, come riporta il sito di notizie cinese Fast Technology.

La nuova batteria LFP “Golden Brick” da 75 kWh è una batteria di seconda generazione che, secondo Zeekr, è in grado di essere ricaricata dal 10 all’80% dello stato di carica in soli 10,5 minuti, ovvero 4,5 minuti in meno rispetto alla batteria di prima generazione. Zeekr afferma che la nuova batteria dello 007 è in grado di effettuare una ricarica fino a 5,5C, che equivale a una ricarica rapida di circa 410 kW DC.

TANTA TECNOLOGIA

In termini di domanda da parte dei clienti, Car News China ha citato Zeekr che, durante una conferenza stampa, ha dichiarato che il 66%, ovvero circa due terzi di tutti i clienti, ha scelto versioni della Zeekr 007 dotate della batteria “Golden Brick“.

I tempi di accelerazione della Zeekr 007 nello 0-100 km/h sono di 5,0 secondi per le versioni RWD, mentre la gamma standard AWD raggiunge un tempo di 3,4 secondi. La versione top AWD Performance compie lo sprint in 2,84 secondi, anche se, secondo Autohome, con la sottrazione di un piede iniziale.

DATI TECNICI E MOTORI

Utilizzando un’architettura elettrica a 800 volt, la Zeekr 007 dovrebbe avere un’autonomia di crociera compresa tra 688 e 870 km con una singola carica, con un consumo dichiarato di 12,5 kWh per 100 km. Entrambi i pacchi batterie al litio ternario da 75 kWh LFP e 100 kWh possono raggiungere un’autonomia di 610 km con 15 minuti di ricarica e tutte le varianti supportano un’alimentazione esterna da veicolo a veicolo fino a 60 kW DC.

I sistemi di assistenza alla guida dello Zeekr 007 2025 provengono dal sistema Haohan 2.0, che presenta una combinazione di sistemi basati su lidar e telecamere; una coppia di chip Nvidia Orin alimenta più di 30 sensori, consentendo all’auto di gestire 30 tipi di incroci complessi con un tasso di successo superiore al 95%, secondo quanto riportato da Car News China.

Il sistema operativo del veicolo è stato aggiornato a Zeekr OS AI, che consente di impartire comandi vocali a tutti i sistemi del veicolo. Il sistema operativo può anche fornire suggerimenti, come promemoria per la ricarica del veicolo o la modifica delle modalità di circolazione dell’aria dell’impianto di climatizzazione in base allo scenario, ad esempio quando si entra in un tunnel.

In Cina sono in vendita quattro varianti dello 007: la RWD a motore singolo a 209.900 yuan a motore singolo a lungo raggio e la AWD a doppio motore entrambe a 229.900 yuan, e la variante top, la versione AWD ad alte prestazioni a 299.900 yuan.

Nuova Alpina XB7: il sogno della BMW X7 M

Il sogno di una BMW X7 M diventa realtà grazie ad Alpina.

Il marchio di Monaco non ha mai preso in considerazione il lancio di una BMW X7 M perché, nello stesso periodo in cui era in cantiere, il costruttore stava già pensando alla XM. Due modelli ad alte prestazioni nella stessa categoria non hanno senso.

Anche se molti vorrebbero vedere la leggendaria consonante sulla X7, il marchio tedesco non ha intenzione di esaudire questo desiderio a breve, medio o lungo termine. Per questo motivo, ha scelto ALPINA, il tuner che ha rilevato due anni fa, che ha modificato la X7 quattro anni fa e ha venduto non meno di 2.880 esemplari in tutto il mondo, 550 dei quali nel continente europeo. Ora ha presentato un’edizione speciale in cui lusso e sportività si fondono.

La nuova ALPINA XB7 Manufaktur Edition è il modello più esclusivo del catalogo del tuner tedesco, caratterizzato da imponenti cerchi in lega forgiati da 23 pollici nel classico design a più razze e da un diffusore in cui i quattro terminali di scarico sono stati integrati in due coppie.
ALPINA ha anche colto l’occasione per introdurre modifiche alla XB7 2025, per cui la verniciatura blu o verde metallizzato è ora di serie, mentre altri colori oltre alle linee di design esterne in alluminio satinato o nero rimangono un’opzione. I dettagli speciali, come i badge, sono disponibili in cromo o nero.

DATI TECNICI E MOTORI

All’interno, la sportività è completamente lasciata da parte, con il massimo del lusso. La plancia, i pannelli delle porte e i sedili sono rivestiti nella consueta pelle Lavalina marrone, mentre il piantone dello sterzo è in pelle nera. Sui poggiatesta è inciso il nome del modello. E, naturalmente, una targhetta numerata all’incrocio tra il tunnel della trasmissione e la console centrale ricorda l’esclusività del modello.

Ciò che non è cambiato nell’ALPINA XB7 Manufaktur Edition sono le sue prestazioni. Il tuner ha mantenuto intatto il potente motore V8 biturbo da 4,4 litri con una potenza massima di 621 CV e prestazioni sorprendenti, considerando che si tratta di una “massa” immensa con un peso alla bilancia di ben 2.730 chilogrammi, come si può vedere qui sotto.

L’azienda ha già aperto gli ordini, anche se ha confermato che le prime consegne sono previste per marzo 2025. Avete tempo per risparmiare o chiedere un prestito, tenendo presente che la XB7 “normale” costa più di 170.000 euro e questa si avvicinerà ai 200.000 euro, se non supera la soglia dei 200.000.

Tesla Cybertruck: arriva il Range Extender

Quanto paghereste e quanto spazio nel bagagliaio sareste disposti a sacrificare per aggiungere chilometri di autonomia in più a un veicolo elettrico? Tesla chiede ai proprietari del Cybertruck di sborsare 105 dollari per ognuna delle 152 miglia (245 km) aggiunte dal suo nuovo pacchetto di batterie range-extender da 16.000 dollari, e di rinunciare a circa un terzo dello spazio nel bagagliaio.

Il Tesla Cybertruck può sembrare un veicolo proveniente dallo spazio, ma la sua autonomia è molto ordinaria. Test indipendenti indicano un’autonomia di 250 miglia reali (402 km) per il Cyberbeast trimotore top-specific, contro le 301 miglia (484 km) dichiarate da Tesla.

Passando al Cybertruck a doppio motore e trazione integrale, l’autonomia dichiarata migliora a 318 miglia (512 km), ma è ancora letteralmente lontana dalle 500 miglia (805 km) che Tesla aveva suggerito che alcune versioni sarebbero state in grado di percorrere. I prezzi, nel frattempo, sono andati nella direzione opposta…
La risposta di Tesla per i proprietari di Cybertruck che non vogliono fare rifornimenti regolari è un pacco batterie per l’estensione dell’autonomia che si trova nel letto, dove occupa un’ampia superficie, un po’ come una di quelle cassette degli attrezzi integrate.

PERCHÉ RANGE EXTENDER

L’estensore di autonomia Tesla Cybertruck da 16.000 dollari promette 152 miglia in più, ma riduce lo spazio sul pianale.
Il sito web dell’azienda sostiene che l’autonomia può essere aumentata fino a 470 miglia (756 km); secondo Electrek, la casa automobilistica ha dichiarato che si tratta di un modello AWD dotato di range extender. Montando la batteria supplementare sul Cybertruck, l’autonomia sale a 440 miglia (708 km).

Tesla non fornisce alcun dettaglio sulla capacità della batteria, ma l’anno scorso InsideEVs ha calcolato che avrebbe avuto circa 47 kWh di spazio utilizzabile, il che potrebbe significare un peso compreso tra 250 e 272 kg.

I clienti possono ordinare ora una delle batterie esterne con un deposito di 500 dollari, ma Tesla afferma che la produzione delle unità non inizierà prima dell’inizio del 2025.

Tesla afferma che i pacchi devono essere montati professionalmente presso un centro di assistenza Tesla. Ciò significa che chi ha un robusto montacarichi da garage e pensava di poter aggiungere e rimuovere la batteria per passare dall’autonomia allo spazio per il letto è sfortunato.