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Audi in crisi: tagli in Arrivo

Audi fa parte del Gruppo Volkswagen, che ha recentemente deciso di ridurre i dipendenti e la capacità produttiva dei suoi stabilimenti in Germania. I problemi relativi allo stabilimento Audi di Bruxelles (Belgio) sono diventati noti lo scorso autunno e ora l’azienda ha annunciato ufficialmente che la direzione e i sindacati hanno concordato un “piano sociale” per i dipendenti di questa impresa.

Come comunicato da Audi, l’ultimo esemplare uscirà dalla catena di montaggio dello stabilimento di Bruxelles tra un mese esatto, il 28 febbraio. Dopodiché l’impianto verrà chiuso, privando del lavoro circa 3 mila persone. Il “piano sociale” prevede un bonus aziendale, misure di sostegno aggiuntive per i dipendenti anziani, nonché servizi di coaching (riqualificazione) e di outplacement (assistenza ai dipendenti in esubero nella ricerca di un nuovo lavoro).

La chiusura dello stabilimento di Bruxelles significa essenzialmente la fine della produzione dei crossover completamente elettrici Audi Q8 e-tron e Q8 Sportback e-tron. Ricordiamo che il SUV “verde” con tetto convenzionale è apparso sul mercato relativamente di recente, nel 2019, inizialmente con il nome e-tron, e la variante con tetto spiovente si è aggiunta nel 2020. Entrambe le versioni hanno subito un aggiornamento nel 2022, momento in cui è comparso l’indice Q8 nel nome.

Va notato che molti produttori, tra cui Volkswagen, non sono soddisfatti dei volumi di vendita dei modelli “verdi”, per cui sono costretti a ridurne la produzione. Anche i risultati dei crossover Audi Q8 e-tron e Q8 Sportback e-tron lasciano molto a desiderare. Secondo i calcoli di Jato Dynamics, nel periodo gennaio-novembre 2024 (i dati per l’intero anno non sono ancora disponibili), il SUV “ordinario” ha venduto 10.089 esemplari in Europa, ovvero il 40% in meno rispetto all’anno precedente, e 4.594 clienti hanno scelto il crossover coupé elettrico nello stesso periodo (51% in meno).

LA CRISI AUDI

Oltre alla domanda insufficiente di auto elettriche, altri fattori hanno influenzato la decisione di chiudere lo stabilimento Audi di Bruxelles. Come riportato in precedenza da Kolesa.ru, il sito si trova tra il nodo ferroviario e i quartieri urbani residenziali, quindi non vi è alcuna possibilità di espansione. Allo stesso tempo, l’azienda non dispone di una propria officina di forgiatura e tutti gli stampi provengono da altri stabilimenti: ciò comporta un aumento del costo delle auto a causa dei costi logistici dei componenti di grandi dimensioni.

In precedenza abbiamo riportato che il risultato cumulativo delle vendite di modelli Audi sul mercato globale alla fine dello scorso anno è stato di 1.671.218 esemplari, ovvero l’11,8% in meno rispetto alla cifra prevista per il 2023. Vale la pena notare che le vendite di Audi sono in calo in tutti i mercati chiave per il marchio: Cina (del 10,9%), Stati Uniti (del 14%), Germania (del 21,3%).

Ciononostante, l’azienda continua a prepararsi per l’anteprima delle novità annunciate. Per quest’anno è prevista l’anteprima delle nuove A7 e Q3. Si prevede che diventerà una delle ultime auto del marchio tedesco dotate di motore a combustione interna.

Putin crede in Autovaz e Lada

Il Presidente della Federazione Russa Putin ha visitato oggi lo stabilimento AVTOVAZ di Togliatti, dove gli sono stati illustrati i promettenti sviluppi previsti per la produzione dei prossimi anni.

AVTOVAZ ha parlato dei suoi piani in una conferenza stampa ufficiale a metà gennaio, promettendo, in particolare, di lanciare un crossover sulla piattaforma Vesta nel 2026, ma il crossover stesso non è stato mostrato ai giornalisti, ovviamente – è troppo presto, la prima è prevista per giugno di quest’anno. Nel frattempo, a Vladimir Putin sono stati mostrati oggi dal vivo i futuri modelli sotto forma di mock-up a grandezza naturale.
Il crossover sulla piattaforma Vesta è noto per ora come B-Cross, nel video ufficiale viene mostrato solo dalla poppa, e una carrozzeria appena saldata del nuovo crossover è stata posta accanto al mock-up della B-Cross, a giudicare dalle proporzioni simili.

PUTIN CREDE IN LADA

La Lada B-Van è un furgone crossover con passo allungato e presumibilmente una berlina a tre file, mentre la T-34 è una moderna interpretazione della classica Niva (quella che ora si chiama Niva Legend) con i caratteristici indicatori di direzione sopra i fari e una carrozzeria spigolosa a 5 porte con passaruota cicciotti. Non ci sono ancora dettagli tecnici su queste novità: si sa solo che la piattaforma della Vesta è stata notevolmente modernizzata. L’entrata in produzione del furgone Cross è prevista per il 2027, mentre non è ancora chiaro quando attendere la Lada T-34.
A Vladimir Putin sono stati mostrati anche il prototipo dello scorso anno del SUV elettrico Lada e-Niva Travel, le cui prospettive di produzione sono ancora vaghe, e la nuova Lada Iskra, che sarà disponibile presso i concessionari nei prossimi mesi.

Dopo aver ispezionato i nuovi modelli, Vladimir Putin si è avvicinato ai lavoratori di AVTOVAZ e ha condiviso con loro le sue impressioni; le parole del Presidente sono riportate dalla TASS: “Vedo che state sviluppando lo stabilimento. È fantastico. Tutti avevano previsto la scomparsa dell’AVTOVAZ. Lo sviluppo è buono, la produttività del lavoro aumenta, il numero di auto prodotte cresce. E i modelli sono sempre più belli”.

Nuovo BYD Atto 3 2025: il Restyling

Lanciato nel 2022 in Francia, il BYD Atto 3 ha già ricevuto un aggiornamento di metà carriera. Uno dei suoi principali difetti è stato corretto: il sistema di ricarica dell’auto è stato reso un po’ più veloce grazie a una maggiore potenza.

Nel 2022, BYD ha lanciato sul mercato europeo i suoi primi tre modelli, tra cui il SUV elettrico compatto Atto 3. Questo modello, che rivaleggia con la Peugeot, è in grado di offrire un’alternativa alla Dacia Duster.

Questo modello, che compete con la Peugeot E-3008, la Renault Scenic E-Tech e la Ford Explorer, non ha ancora riscosso il successo sperato. Colpa di un costruttore ancora poco conosciuto nel Vecchio Continente, nonostante la sua forza in Asia (dove vende veicoli da 20 anni ed è considerato uno dei maggiori produttori di batterie) e di prestazioni tutto sommato nella media.
Per rimediare a questa situazione, BYD si sta già aggiornando all’inizio del 2025. Dopo aver presentato il suo fratello minore, l’Atto 2, al Salone dell’Auto di Bruxelles, il costruttore cinese lancia la versione rielaborata dell’Atto 3. Le modifiche esterne sono appena percettibili. I cambiamenti all’esterno sono poco evidenti, ad eccezione di una nuova coppia di ruote e dei finestrini posteriori che sono passati da cromati a neri per un look più alla moda. Da notare anche la scomparsa dell’emblema “Build Your Dreams” sul portellone posteriore, sostituito da un più discreto logo BYD.

NOCITÀ TECNICHE

In realtà, sono soprattutto gli aspetti tecnici a essere cambiati. Mentre la batteria del Blade di BYD rimane di 60,4 kWh e dichiara ancora un’autonomia WLTP di 420 km, la sua potenza di ricarica è aumentata per essere all’altezza della concorrenza. Prima era di soli 88 kW (cioè 40 minuti per passare dal 10 all’80% della batteria), ora la potenza di ricarica in corrente continua è salita a 110 kW. Certo, è ancora inferiore a quella della maggior parte dei suoi rivali europei (più probabile che sia compresa tra 130 e 170 kW), ma è già più veloce di prima, con una carica dal 10 all’80% che richiede 35 minuti presso un punto di ricarica rapida.
Anche l’equipaggiamento è stato rivisto, con l’arrivo di un volante riscaldato, un sensore di pioggia e un sistema di rilevamento della sonnolenza al volante. Il modello è ora disponibile in due livelli di allestimento: Comfort, che ha già una dotazione più che sufficiente, a partire da 38.990 euro, e Design, con caratteristiche migliorate (sedili ventilati, portellone posteriore elettrico, ecc.) a partire da 40.990 euro. Si noti che questo SUV, essendo prodotto in Cina, non può beneficiare del bonus ambientale in Francia.
Nonostante un discreto rapporto prezzo/equipaggiamento/abbigliamento, non è molto competitivo con modelli presenti sul mercato europeo come la Renault Scenic (a partire da 39.990 euro), la Ford Explorer (43.900 euro) o la Skoda Elroq (a partire da 33.300 euro con una batteria più piccola da 52 kWh).

Come evitare il furto dell’auto? basta un Apple AirTag

I ladri d’auto usano ogni tipo di misura per accaparrarsi ciò che vogliono. Dai grimaldelli della vecchia scuola agli hacking high-tech, hanno fatto dell’impossessarsi di ciò che non è loro una forma d’arte. Per combattere queste tattiche, la polizia e i cittadini devono essere innovativi. Ora, un sobborgo del Colorado sta distribuendo gratuitamente ai cittadini dispositivi di localizzazione GPS. La città spera che questi dispositivi riducano i furti d’auto nella zona.

In particolare, la polizia di Arvada sta distribuendo AirTags di Apple e Tracker Bluetooth Tile ai residenti e ai lavoratori qualificati. Per ottenere questi tracker, le persone devono vivere o lavorare ad Arvada, essere state recentemente vittime di furto d’auto o possedere uno dei 10 veicoli più rubati secondo la CATPA (Colorado Auto Theft Prevention Authority).

La top 10 comprende tre Kia, tre Hyundai, due Ford, una Chevrolet e una Honda.

Chi acquista un tracker riceve anche una decalcomania per il finestrino che indica chiaramente ai potenziali ladri che l’auto è dotata di un localizzatore GPS. Ciò che rende questi tracker così utili è che sono facili da nascondere e, allo stesso tempo, difficili da trovare per chiunque non conosca la loro esatta posizione.

LOTTA AI FURTI DI AUTO

I proprietari avranno anche la possibilità di collegare i dispositivi ai loro smartphone e di rintracciarli a piacimento. In particolare, la polizia non avrà accesso ai dispositivi se non dopo un furto da parte del proprietario dell’auto. È interessante notare che alcuni telefoni rilevano la presenza di un tracker come questo anche se non è registrato dal proprietario.

Se da un lato i localizzatori GPS come gli AirTag si sono dimostrati utili per la prevenzione dei furti, dall’altro negli ultimi anni hanno attirato critiche per il loro uso improprio. Sia Apple che Google hanno dovuto affrontare critiche per incidenti in cui questi dispositivi sono stati sfruttati per pedinare persone o tracciare auto per successivi furti. Per rispondere a queste preoccupazioni, Apple e Google hanno implementato funzioni software che avvisano i non proprietari quando un tracker è nelle vicinanze, una piccola ma significativa salvaguardia contro gli abusi.

Inoltre, le notifiche di solito avvisano solo che un tracker è “nelle vicinanze” e non necessariamente dove si trova esattamente.

Per quanto riguarda l’iniziativa di Arvada, la città afferma di aver già distribuito circa la metà dei dispositivi disponibili. Se vi trovate nella zona e avete perso l’occasione, non preoccupatevi: il 14 marzo si apriranno le iscrizioni per una seconda tornata di omaggi, mentre i tracker saranno distribuiti il 12 aprile.

Per una città che sta cercando di mettere in difficoltà i ladri d’auto, questo è un passo avanti intelligente. Resta da vedere se riuscirà ad arginare il crimine, ma almeno i residenti di Arvada potranno dormire sonni più tranquilli sapendo di avere un po’ di tecnologia in più dalla loro parte.

Lada Vesta diventa anche manuale a 6 rapporti

La Lada Vesta 1.8 avrà un cambio manuale a sei marce. Più tardi 6MT può ottenere e altri modelli di Lada.

AVTOVAZ ha annunciato l’uscita delle prime auto di serie Lada Vesta con cambio manuale a sei rapporti. La nuova trasmissione viene montata sulle auto con il motore di punta 1.8 con una potenza di 122 CV.

Le auto con 6MT arriveranno ai concessionari più tardi. La versione 1.6 (106 CV) è dotata di 5MT o CVT.

LA VERSIONE MANUALE

Secondo AVTOVAZ, la meccanica a sei velocità “è prodotta da un fornitore amico e ha un elevato margine di sicurezza”. In occasione dell’introduzione della nuova scatola, è stato effettuato un adattamento della stessa. In particolare, sono stati modificati l’albero primario, il carter della frizione, la selezione delle marce e i meccanismi di cambio. Inoltre, per ottimizzare la corsa della leva del 6MT e lo sforzo di innesto delle marce, è stata migliorata la trasmissione a cavo del cambio. E anche la meccanica a sei velocità “è stata adattata per funzionare con l’olio di trasmissione russo Rosneft, che mantiene l’efficienza a basse temperature”.

L’azienda russa ha inoltre comunicato che tutte le marce, compresa quella posteriore, sono sincronizzate. Allo stesso tempo, sulla prima e sulla seconda vengono utilizzati sincronizzatori a tre coni con rivestimento in carbonio ad alta resistenza all’usura.
Il cambio manuale a sei rapporti è disponibile sia per la berlina che per la Lada Vesta station wagon 1.8. I prezzi saranno annunciati in prossimità della data di inizio delle vendite. Successivamente, anche altri modelli Lada potrebbero ricevere il 6MT.

Toyota RAV4 2025: Anteprima Rendering

La Toyota RAV4 è stata introdotta per la prima volta nel 1994.

Il suo nome è l’abbreviazione di Recreation Active Vehicle, che può essere tradotto come “auto per la ricreazione attiva”, e il numero 4 allude alla trasmissione a trazione integrale. Oggi è in produzione la quinta generazione del crossover, presentata in anteprima nel marzo 2018 al New York International Auto Show.

Il modello ha ricevuto un restyling relativamente piccolo nel 2021, ed è ormai tempo di un modello completamente nuovo. All’inizio del mese scorso sono state pubblicate le prime foto spia, che hanno immortalato il prototipo in una pellicola mimetica, e ora abbiamo l’opportunità di esaminare quasi completamente il design dell’imminente novità.

Rendering Kolesa.ru

RESTYLING CONCRETO

In generale, la prossima generazione della Toyota RAV4 è molto simile a quello attuale e sembra addirittura il suo prossimo restyling.

Tutti i pannelli della carrozzeria sono nuovi, ma ciò non esclude la conservazione della struttura di base della carrozzeria dell’attuale RAV4. Il frontale è completamente nuovo e riprende lo stile dei nuovi modelli dell’azienda, come la Camry e la Crown delle ultime generazioni. Il RAV4 sarà caratterizzato da un design più angolare e da una griglia integrata nel paraurti, che ricorda i modelli Lexus. I passaruota manterranno le caratteristiche sovrapposizioni a contrasto, mentre le fiancate saranno aggiornate con la forma dei fondi neri delle portiere e delle stampigliature. La forma dei vetri laterali nella zona degli specchietti laterali e dei montanti posteriori sarà leggermente modificata e si vedrà anche un lunotto più verticale. A differenza della parte anteriore, quella posteriore non è ancora illuminata, quindi possiamo farci guidare solo da un paio di foto spia di bassa qualità. Esse mostrano che le luci saranno posizionate vicino al lunotto e saranno probabilmente unite visivamente da una striscia a LED.
Secondo quanto riferito, il nuovo crossover manterrà la piattaforma TNGA-K del modello attuale. Il cambiamento più evidente nella gamma di motori sarà l’enfasi sulle modifiche ibride, comprese quelle ricaricabili (in questo caso, la percorrenza con l’elettricità pura raggiungerà i 130 chilometri). In futuro, è possibile la comparsa di una versione completamente elettrica.
Per quanto riguarda la data della prima, potrebbe avvenire ad aprile di quest’anno al Salone dell’Auto di Shanghai. Tra l’altro, c’è la possibilità che inizialmente il crossover si chiami Wildlander, per poi entrare in altri mercati con il nome familiare.

Nuova Audi Q6 e-tron offroad concept

La concept Audi Q6 e-tron offroad svelata la scorsa settimana è stata presentata ufficialmente oggi, è basata sul crossover di serie Audi SQ6 Sportback e-tron.

Questo SUV a doppio motore potrebbe trasformarsi in un’edizione speciale hardcore a tiratura limitata per gli avventurieri della natura selvaggia.

Ricordo che nel 2020 Mercedes-Benz presentò una versione prototipo del crossover elettrico EQC con ruote dentate, ma non entrò mai in produzione, anche perché il Mercedes-Benz EQC in generale si è rivelato un modello fallimentare ed è già stato dismesso. L’Audi Q6 e-tron e la sua versione Sportback, simile a una coupé, sono ancora all’inizio della loro carriera sul mercato, ma sono costruite sulla più recente piattaforma modulare PPE (Premium Platform Electric) con architettura elettrica a 800 volt e caratteristiche tecniche molto decenti, quindi è improbabile che la famiglia Q6 e-tron fallisca.

Lo scorso autunno, durante i test su strada, le spie hanno immortalato Audi Q6 Sportback e-tron con un’altezza da terra notevolmente aumentata e una carreggiata allargata, e ora questa vettura viene presentata ufficialmente come Audi Q6 e-tron offroad concept.

La parola concept, ovviamente, è immediatamente scoraggiante, indicando che si tratta solo di un progetto dimostrativo una tantum, ma il comunicato stampa cita il CEO di Audi Gernot Döllner che afferma di essere “impaziente di vedere come i clienti reagiranno a questa vettura molto emozionale”. Questo dovrebbe significare che se la reazione dei clienti è esuberante e positiva, potrebbe esserci un’Audi Q6 e-tron offroad di serie.

Il concept si basa sulla versione top del crossover SQ6, simile a una coupé, dotata di due motori elettrici (uno per asse) con una potenza combinata di 517 CV. Il concept mantiene le sospensioni indipendenti di tutte le ruote, ma ogni ruota è dotata di un riduttore, non preso dal mercato OEM, e sviluppato da zero – questi riduttori aumentano la coppia alle ruote del 50% contro il 20-30% dei tipici riduttori per ruote del mercato, la coppia massima per dieci secondi può raggiungere 13.400 Nm.

DATI TECNICI

L’Audi Q6 e-tron offroad concept è in grado di scalare colline con un’angolazione fino a 45 gradi, ma i rapporti di trasmissione rivisti hanno ridotto la velocità massima da 230 a 175 chilometri orari. L’altezza da terra è stata aumentata dai 164 mm standard a 324 mm, la carreggiata è stata allargata di 250 mm per l’installazione di pneumatici “dentati” Venom Power Terra Hunter M/T con chiodi. I nuovi paraurti sono dotati di potenti occhielli di traino e il paraurti anteriore è dotato di giganteschi faretti a LED sotto i fari principali. I passaruota sono stati notevolmente allargati, le fiancate hanno nuovi rivestimenti in rilievo, il tetto è dotato di un portapacchi da spedizione con un “lampadario”. Il fondo del crossover elettrico è piatto di fabbrica, ma nel concept è dotato di una protezione aggiuntiva.

Vorremmo aggiungere che oggi sul mercato ci sono solo uno, due e una manciata di modelli civili di serie con riduttori per le ruote: si tratta della Mercedes-AMG G 63 4×4² e della Ineos Grenadier, ma studi di tuning esperti sono pronti a installare i cosiddetti assi a portale su quasi tutte le auto a fronte di una generosa spesa – ad esempio, sul crossover di lusso Bentley Bentayga.

Il futuro delle auto elettriche: quella insostenibile leggerezza dell’esserEV 

Breve storia triste dell’auto elettrica dal Dopoguerra ai giorni nostri: la diffusione di benzine sempre più raffinate, trasportabili e stoccabili ha reso ovviamente, fin dagli albori, più vantaggioso per i Costruttori occidentali proporre motorizzazioni endotermiche: ma davvero questa pappardella spiega compiutamente il fenomeno monopolista che ha portato nel mondo quasi un miliardino di barattoli ambulanti sulle strade fino al Crack Lehman del 2007?  

No, la pappardella è buona solo per gli iniziati. Insomma, per coloro che dal punto di vista mediatico e professionale (parlo come sempre della mia seconda categoria preferita, dopo quella dei Dealer: i giornalisti….) o dimostrano una verginità frutto della poca materia grigia oppure di tanti che dopo anni di onorevole attività di meretrice mediatica hanno abbondato di plastiche rigeneratrici di una presunta e molto fantasiosa illibatezza. La diffusione di massa dell’auto endotermica non parte (solo) dalla maggiore potenzialità di trasporto, raffinazione, stoccaggio dei combustibili fossili rispetto alla rete elettrica ancora grandemente incompleta nell’Europa e nel mondo immediatamente postbellico. 

Uno dei maggiori fattori di espansione industriale della generazione endotermica nasce da altri tre fondamentali fattori: la presenza di un numero impressionante di Brevetti registrati sulle architetture endotermiche sin da prima della II° Guerra; la possibilità di scelta dei Costruttori tra ben quattro architetture di funzionamento: Due Tempi, Quattro Tempi, Ciclo Wankel, Ciclo Diesel; ed infine, cosa non di poco conto, la rivoluzione indotta dagli anni ’30 dello chassis stampato monoscocca portante, culla ideale per contenere lo schema endotermico contro il vecchio sistema a longheroni e traverse dove trovavano posto più facilmente i volumi delle prime batterie.

Andate a contare i Brevetti per auto elettriche attivi ed industrialmente interessanti nel dopoguerra, e ne troverete una manciata. Contate i Brevetti dopoguerra in tema endotermico e capirete perché i cosiddetti partigiani francesi carcerieri tra Digione ed altri luoghi ameni ci si sono fatti ricchi barattando con la cessione di diritti industriali sull’automotive la liberazione di presunti criminali o collaborazionisti dei nazisti.

Insomma la realtà è davvero molto più complessa, partendo dal dato fondamentale per capire di che parliamo: sapete cosa dà valore al mondo dell’auto? Tre cose: Know How, brevetti e capacità manifatturiera. Il resto è semplicemente catena di montaggio, filiera di approvvigionamento e simbolismo nazionalista e pedigree.

IL FUTURO DELLE ELETTRICHE

Per questo, non a caso, nel primo Dopoguerra l’industria Auto USA ha occupato per davvero pochissimo tempo il profilo di Leader mondiale, per poi essere surclassata dalla maggiore creatività europea; eppure gli USA disponevano dal 1945 di due risorse fondamentali, con il petrolio da un lato e il brevetto unico e mondiale sullo chassis monoscocca portante stampato, come detto. 

Quest’ultima trovata davvero in grado di ribaltare le sorti del mercato auto, perché senza lo chassis stampato non sarebbe stato possibile diffondere un’auto per tutti e per tutte le tasche. Eppure non dimenticate che la tecnica industriale automobilistica nasce in America grazie a Britannici e francesi, e che negli anni della Belle Epoque europea i Marchi auto americani a trazione elettrica pura erano nell’ordine delle decine.

Eppure l’Europa povera, disastrata dalla Guerra e ancora bucolica in gran parte del suo territorio riuscì in soli quattro lustri dalla fine della Guerra a superare una nazione americana che di lì a poco cominciò a franare sotto i colpi (automobilisticamente parlando) della propaganda anti-AmeriKana delle guerre in Asia, dell’ambientalismo, delle contestazioni giovanili e soprattutto della guerra commerciale giapponese e della crisi energetica che dal 1970 ha reso il mercato auto americano una metafora di sé stesso.

LE TAPPE

In quel periodo che va dal 1960 alla gran parte degli anni Ottanta l’Europa ha surclassato l’America in Brevetti, sperimentazioni, prototipazione ma soprattutto creatività e passione. Pensate solo che dall’alluminio al magnesio al titanio al carbonio l’Europa si dimostrò più elastica degli Stati Uniti; e anche sul versante informatico la monumentale IBM e la Silicon Valley non sono state in grado di opporre resistenza al gigante giapponese ma neppure alle varie soluzioni ICT europee e persino sovietiche in tema di controllo industriale, di CAD/CAM, e così via.

Su una cosa l’America superava l’Europa, fino agli anni Novanta: sulla avventurosità del sistema finanziario che lentamente, come una enorme ameba appesa alle mucose del mercato auto, ha cominciato a gonfiarsi e a diventare sempre più vorace, incontrollabile, e tossico.

La premessa? Che il mondo auto europeo era altra cosa dal mercato americano fino alla fine degli anni Ottanta. Poi sono arrivate le mirabolanti unificazioni di Bruxelles e dopo Maastricht un’intero esercito di raccomandati, pusillanimi, ignavi, sottosviluppati e trombati politici ha cominciato ad occupare gli scranni di Commissione, Consiglio e Parlamento con le natiche e non con la testa, devastando il Manifesto di Ventotene producendo milioni di norme e ordinamenti dal dubbio risultato. 

Oggi che Spinelli, Manifesto di Ventotene e Federalismo Europeo sono stati cancellati dalle tracce mnemoniche e dalla coscienza dell’elettorato europeo, è la volta buona per ricicciare fuori tutti quei concetti e viverci di rendita per un altro lustro almeno. Ma Voi cominciate a questo punto, anche un poco perplessi, a domandarVi cosa voglio dire.

Voglio dire che il mondo dell’auto è geneticamente la proiezione universale della famosa battuta di Soichiro Honda, quando volendo perculare elegantemente la tendenza degli americani ad essere liberali solo quando si tratta di acquisire i diritti degli altri (mentre sono la negazione esatta del libero mercato e della concorrenza quando serve tutelare i loro interessi e vantaggi industriali e commerciali a dispetto degli avversari o degli intrusi) fece quella storica battuta in cui affermò che ogni volta che il Governo Federale USA cambiava i parametri delle norme antiemissione, i giapponesi assumevano ogni volta schiere di ingegneri mentre i Costruttori americani assumevano solo nuovi Avvocati. Infatti, nel periodo che va dalla metà degli anni Sessanta a tutti gli anni Ottanta l’America ha semplicemente dato prova di una chiusura e di una poverta’ intellettuale e progettuale imbarazzante rispetto a Giappone ed Europa. Eppure la globalizzazione dell’auto doveva fintamente andare avanti, anche se chi blatera di mercato auto in regime di libertà non arriva a capire l’idiozia del suo pensiero: il mercato auto non è mai stato né aperto né libero, ma è diventato globale solo per ripartire al massimo costi fissi, immobilizzazioni ed investimenti. 

Dentro ogni dimensione locale poi ci pensava il rosario di norme circoscritte, il muro doganale, il ginepraio dei diversi Codici della Circolazione ed infine il gioco delle esclusive commerciali a impedire la libera circolazione delle auto e dei Marchi tra un mercato e l’altro. 

Ed infatti gli anni Ottanta rappresentano, per i conoscitori della storia dell’auto, la massima esposizione di frontiere e muri doganali e fiscali, con il Giappone che mostra i muscoli con la posa della prima pietra, nel 1980, del primo stabilimento europeo di un’auto del Sol Levante, a Londra: da quel momento il decennio sarà preso d’assalto da impianti produttivi dei Costruttori giapponesi in ogni angolo possibile d’Europa.

Eppure, al momento in cui un blindato veniva fermato da un ragazzo a Piazza Tien an Men oppure quando il Muro di Berlino iniziava ad essere spicconato dai ragazzi festanti, il corredo di Brevetti e studi sulla mobilità elettrica in Europa od America era ancora molto limitato. Con due sole eccezioni in Gran Bretagna ed Italia, dove la Micro Vett nasceva nel 1986 per svolgere un meritevole ed onesto ruolo di assemblatore di piattaforme elettriche “Homemade” su chassis di origine endotermica.

Ma dovevano arrivare, e sono arrivati, gli anni Novanta: il simbolo americano per eccellenza, quel “V8” preferibilmente a camere emisferiche e big Block, diventa improvvisamente un gravame tecnologico a stelle e strisce nel confronto mediatico rispetto alla presa immediata che hanno nel mondo i piccoli motori giapponesi a 3,4 o più valvole, Turbocompressore e iniezione con annessa e connessa trazione integrale ed estremo rispetto per l’ambiente. In gioco però ci sono i nuovi mondi: Cina ed Est Europa. Gli USA puntano decisi alla prima, l’Europa ha il diritto di prelazione sul secondo mercato uscito dalla fine dei due blocchi.

Il Giappone, molto più pragmaticamente, fa la corte da subito ad ambedue i mercati. Sia Stati Uniti che Giappone timbrano l’inizio degli anni Novanta con la rivoluzione elettrica ma mentre “GM EV-1” rimane uno slogan buono solo per gli ecologisti di Hollywood il Giappone fa sul serio e prima del terremoto del 1995 diventa il primo Continente per numero di Brevetti su Ibrido ed elettrico. La visione distorta degli europei rispetto al mercato cinese si capisce nel confronto tra due prototipi: la Porsche “C88” del 1994 sfoggia la sua imbarazzante e anomala maschera proletaria e pauperista e rimane un prototipo per il mercato cinese cui il Governo della Grande Muraglia dice “No, grazie”. 

Prendete la Concept Toyota Prius del 1995 per comprendere che già 30 anni fa i giapponesi avevano visto lungo. Dunque gli anni Novanta sono all’insegna della “continentalizzazione “ delle formule motoristiche simboliche: elettrico/Ibrido per il Giappone, mix propellente per gli USA (Etanolo, Idrogeno) e Diesel come baluardo per l’Europa che tuttavia, a differenza degli altri due Continenti, vive sulla pelle la nascita ed esplosione di un fenomeno incontrollato, pernicioso ed autoindotto dalla stessa politica comunitaria: il monopolio IAM sull’Aftersales con un effetto pernicioso proprio sulla produzione di auto a Gasolio.Eccolo il nemico dell’ambiente: non è la CO2, è l’Aftermarket.Quella si che per gli OEM diventa una  brutta bestia…

E tutto questo proprio perché la neonata Unione Europea decide di mettere il timbro a dodici stelle sulla visione pangermanica dell’auto europea. Nasce il mito del Turbodiesel, della qualità globale, del Brand solo e se odora di Oktoberfest; il Marco Forte uccide ed ingloba letteralmente il DNA industriale della Gran Bretagna, il fascino dell’Italia e la grande capacità postvendita della Francia. Il resto lo fa la perversione delle “Doganite” spinta all’eccesso da alcuni Stati Membri, come Italia e Francia. Con la abolizione delle barriere le dinamiche protezioniste vanno all’aria, e la cosiddetta concorrenza potrebbe essere combattuta da alcuni Stati (come Italia, Gran Bretagna, Spagna) con la leva della svalutazione competitiva per l’Export. Peccato che Soros ci metta il naso adunco e il terremoto dello SME renda Lira e Sterlina a tal punto carta straccia da rendere Italia e Regno Unito terra di conquista degli investitori esteri. Chissà le mazzett…Scusate, i diritti di intermediazione degli illustri professionisti del Trading. Tricolore ed Union Jack vendono tutto, comprese le  mutande, all’estero. 

Arriviamo alla metà degli anni Duemila, il branding tedesco e la esplosione finanziaria statunitense portano le vendite europee dell’Unione a 25 su valori in controtendenza: da 20 milioni in su di nuove immatricolazioni annue, scarso impatto sul ciclo di ringiovanimento dell’anzianità media e crescita del fenomeno “seconde auto”; una obsolescenza indotta nel parco usato europeo con crollo progressivo dei valori di remarketing, ed infine flusso in aumento delle esportazioni di Usato europeo verso le aree in via di sviluppo. Si parla ancora o già di elettrico? In Europa no, in America ogni tanto. 

Ma in Europa si parla soprattutto di maxi fusioni per puntare, ancora una volta, al mercato cinese mentre per qualità e quantità di brevetti su Hybrid e BEV l’industria europea è paragonabile a San Marino…..Sia chiaro, come detto molto prima le storie di assemblatori e piccoli Costruttori elettrici sono già presenti in Europa, dove del resto il comparto dei mezzi per Magazzino e Logistica offre ai piccoli Archimede la materia prima per movimentare le loro realizzazioni; ed è così che quasi nel disinteresse generale nascono i Bedford Rascal o i Piaggio Porter elettrificati, oppure è così che nel 2009 con piattaforma Linde gira in Germania credo il primo prototipo targato di “Nuova Fiat 500” completamente elettrica, la Karabag.

Tuttavia scoppia la bolla dei mutui subprime negli USA, curiosamente anticipata dalla invenzione per mano italica dei “Green Bond” da parte della BEI (Banca Europea per gli Investimenti); arriva così con tempismo perfetto per gli investitori in fuga da cartolarizzazioni pericolose e da Junk Bond uno strumento finanziario che fa pace con il Portafogli, l’ambiente e la coscienza. Nessuno in quel 2007 ha il coraggio di ammettere che se il Default avesse investito il comparto creditizio Automotive invece che quello immobiliare, la crisi finanziaria a catena sarebbe durata altri quindici anni alla data di oggi.

La finanza Verde sostituisce buona parte degli strumenti finanziari in caduta libera, e i casi nazionali di Argentina e Grecia fanno “raffreddare” la finanza facile in tutto il mondo. Ne paga le conseguenze il comparto Auto dove tuttavia sta per nascere, finalmente, il nuovo modello di sviluppo globale: Verde il motore elettrico, verde l’approccio dei Costruttori, Verde la finanza connessa, verdi anche i Carbon Credits che da là a poco iniziano a creare un “CashFlow” alternativo, una sorta di “Baratto legalizzato” tra chi ha crediti e chi li può comprare. Una fetta importante della contabilità di TESLA si basa sulla intermediazione di Crediti, e TESLA stessa a confronto con il quasi Crack di Ford, GM e Chrysler diventa il nuovo simbolo a Stelle e Strisce promosso dalla politica BimbominchiesKa di Barak Obama tutta rivolta verso il sogno elettrico e sottilmente capace di strizzare l’occhiolino alla finalmente democratica e libera Cina, dove l’industria USA vorrebbe mettere piedi e mani. 

Non sta a guardare la Germania che, come ricordate, parte dai proclami della Angelona Federale pronta a spendere diversi Miliardi di Euro per fare della Terra dei Nibelungi la Terra dei Nibelettrici. 

Per un po’ la chimera riesce anche, e dobbiamo ammettere che i Costruttori dal 2010 in poi ogni dieci promesse di auto 100% Electric almeno una ne hanno messa in campo, anche se a fare scalpore e a fungere da agnello sacrificale come “debuttante” è quella Opel Ampera che nessuno sa cosa sia alla data del 2010: elettrica con motore 1400 a benzina per ricaricare le batterie od alimentare i motori elettrici di trazione, un peso da Traghetto, un consumo con la fase endotermica spaventoso e una domanda: Ma a che serve? Basteranno solo 10 anni da allora per spiegare a tutti che l’Ibridazione in Serie e la Range Extension è molto di più di un esperimento. Ma l’elettrico fino al 2015 resta un esercizio spirituale in Europa, un vorrei ma non ci credo in America, mentre cresce bene in Cina e rimane una eterna promessa in India.

Poi però il DieselGate fa capire al mondo che è meglio uccidere con eutanasia il motore a Gasolio piuttosto che fare vittime tra i Costruttori impegnati stupidamente da quindici anni a farsi battaglie con listini in ribasso, promesse da marinaio ma soprattutto margini di redditività negativi. Chi doveva essere il primo ad alzare bandiera bianca? Nessuno, ci ha pensato l’EPA a tagliare il nodo di Gordio. Dal 2015 tutti assenti giustificati nel mondo del Diesel, che dal 2018/2020 e poco dopo il Lockdowntrova il suo fidanzato ideale, il linea con l’evocazione culturale in corso oggi sulla fesseria della differenza di genere (il genere, per fortuna, è sempre biologicamente differente……):infatti il Diesel si fidanza con gli Ibridi, dando vita alla “second Life” dei modelli originariamente endotermici puri. Stranezze del mercato: se un Costruttore fino a ieri avesse spacciato per nuova Gamma la sola applicazione in serie di un impianto a Gas avremmo riso: invece a tutti è sembrato corretto definire “nuovo modello” un ex endotermico puro addizionato di un Impianto Ibrido. Misteri del mercato.

Ed ora eccoci qua: il mercato non solo non proietta numeri da “Mass Market” per le BEV in Europa e in Occidente; non solo la parte del leone commercialmente la fanno le Ibride in parallelo, ma la cosa straordinaria è che da un poco di anni a questa parte Cina e Stati Uniti brevettano molto più consistentemente dispositivi “Range Extender “ endotermici che soluzioni tipicamente BEV…Assurdo, no?

Ed arriviamo ai giorni d’oggi: ricordare i proclami dei diversi Governi nazionali sul presunto Stop alla circolazione e vendita di Diesel ed endotermici? Neppure la unica fedele agli impegni presi, la Norvegia, è perfettamente in linea con le tempistiche che si è autoimposta: gli altri Stati, ancorati al 2030/2035/2040 hanno improvvisamente staccato la spina al countdown. Perché ovviamente la politica non ha bisogno di essere seria come l’Industria, tanto non gli costa nulla: al massimo alle date sopra elencate arriverà un nuovo Governo opposto a quello vecchio che aveva determinato le presunte scadenze e dirà che quelli di prima erano dei quaqquaraquà……..

Come è ridicolo il movimento elettrofilo, come sono patetici i “Testimoni di GeoWATT” che per anni hanno offeso e deriso la coscienza e la passione dei “conservatori endotermici” e che oggi si trovano abbandonati dal codazzo mediatico e dal seguito Istituzionale e politico. E che sembrano improvvisamente estinti: dite la verità, da quanto tempo non leggete più un proclama carico di rimprovero verso i “Fossilisti” e i critici della svolta elettrica? Infatti la questione è che la svolta elettrica non c’è stata. In Occidente, almeno, di sicuro. C’è dove da oggi gli Stati devono portare la diffusione di massa delle auto al restante 50 o persino 70% del popolo potenzialmente automobilista e acquirente. E per farlo gli stessi Stati dovranno puntare all’autosufficienza ed allo stimolo alla domanda interna. 

In parole povere, il mercato auto globale ed aperto da oggi è finito: l’Europa ha iniziato per prima con i Superdazi verso la Grande Muraglia, ricevendo in risposta un nuovo muro doganale da parte cinese; e Trump ha come al solito fatto lo starnuto più potente, sbattendo la porta in faccia ad una intera architettura di rapporti internazionali e globali, e di fatto chiudendo in un “Club” commerciale ristretto gli USA, il Messico ed il Sudamerica, ed ovviamente l’Africa. C’è da scommettere che le alimentazioni del futuro per l’auto di massa saranno le miscele di benzina ed etanolo da mais, il Biogas, e l’Idrogeno. 

Ed in Europa? In Europa – ohibò – sta tornano il Diesel, riabilitato dopo la proscrizione del 2015, guarda caso dieci anni tondi. Il Biogas è sull’altalena, il GPL un po’ ha stufato, l’Idrogeno è ancora da studiare.Ma soprattutto in Europa si comincia a disegnare un nuovo panorama di Player: i Gruppi e le alleanze che ci sono adesso in Europa o aventi un collegamento con il Vecchio Continente non rimarranno come sono ora, ed il 2025/2026 sara’l’intervallo di calendario in cui esploderanno M&A, chiusure, traslochi, divorzi e rinascite. Non a caso la Commissione ancora frena sulla applicazione di una valanga di scadenze che tardano rispetto alle previsioni da diversi semestri: Euro VII, BER 2028, Revisione del termine del 2035 per “Fit For 55”: tutto pare fatto apposta per entrare a regime quando il regime sarà quello meglio definito a livello di apparentamenti tra Marchi.

Le alimentazioni che contano sono e resteranno però quelle che arrivano garantite per le nostre amate Istituzioni a Bruxelles; risolto il problema più importante, i nostri rappresentanti saranno capaci di poco come sempre, in attesa che – inevitabilmente – questa Unione salti e diventi altro. Ma forse io non sarò tra i presenti a raccontarlo. In caso Vi lascio il divertimento e la curiosità.

Riccardo Bellumori