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Cercasi clienti molto inesperti per BEV troppo esigenti

Volkswagen ID.3, parte la produzione in Cina

Sapete quanti di Voi conoscono esattamente la tariffa telefonica a loro riservata per la SIM in dotazione? Solo una categoria di Clienti: quelli “all Flat”.

Sapete quanti di Voi conoscono come è strutturata la tariffa elettrica “Mercato Libero” nelle Vostre case? Semplice: tutti quelli che sanno dire bene le bugie…

Sapete cosa accadeva a Vostro nonno quando le sue prime Televisioni a tubo catodico o le prime Radio a transistori facevano le “bizze”? Le imballava premurosamente e le portava al fatidico “Televisorista” imbottigliato dentro alla sua bottega da decine di apparecchi da riparare, ai quali spesso bastava cambiare un piccolo componente per tornare funzionali.

Sapete che fine hanno fatto gli LCD Screen “XXL” che avete desiderato magari solo cinque anni fa per meglio guardare le evoluzioni calcistiche della nostra Nazionale agli Europei? Molti sono nelle Isole Ecologiche. Solo dieci anni fa costavano un rene, cinque anni fa si compravano già praticamente con i punti del Discount, ma comunque il loro destino è il cassonetto.

Potremmo andare avanti ma il senso della mia disamina non è un elogio al recupero ed alla riparazione, per ora, ma è un excursus chiaro: mettere nello stesso raccoglitore razionale Consumismo, Ecologia, Risparmio, Evoluzione, Assortimento, comodità, riutilizzo è una vera buffonata. Anche se a teorizzarla fosse la BorderLayen in persona, e da Bruxelles, sarebbe una bufala, una sciocchezza ugualmente.

Impossibile nella realtà, però questo minestrone irrealizzabile è da tempo promulgato nella strategia mediatica delle Agenzie Media e Pubblicità cui fanno riferimento anche diversi Costruttori Auto.

Se io compro un elettrodomestico che si piazza in “Classe energetica” al Top rispetto ad un precedente più vecchio, di tre cose sono davvero sicuro: che la “Classe energetica” pubblicizzata simula nella mia percezione di acquisto un risparmio potenziale assoluto che io non so misurare poiché l’elettrodomestico nuovo che compro non è quasi mai comparabile, per funzioni e capacità,con quello vecchio; la seconda cosa che già so, o prevedo, è che il cambio di elettrodomestico comporterà un nuovo protocollo di gestione di imprevisti e guasti, il cui onere non è definibile. 

La terza cosa di cui sono preventivamente sicuro è che il vantaggio di attendere il migliore e minore prezzo dell’elettrodomestico nuovo “andrebbe” attentamente collimato con il maggior dispendio potenziale legato alla obsolescenza del vecchio prodotto. 

Molti di Voi stanno già entrando in ansia nel leggere questo piccolo decalogo: eppure, se trasferiamo tutto questo nell’ambito del nostro “Smartphone” di ogni giorno non è forse questo il destino che ci riserva? 

Auto come “Smartphone”, secondo De Meo? Fermate il mondo voglio scendere!!

Fermiamoci sullo Smartphone, l’oggetto più simile ad un’auto, tra breve. Lo ha detto Luca De Meo, mica pizza e fichi.

Domanda: io “compro” uno Smartphone nuovo? Quando “lo compro”? E cosa “compro” di uno Smartphone nuovo?

Il più delle volte compro un pacchetto dato dall’acquisto rateale di un telefono più servizi di connettività e di infotainment inclusi. E per fortuna i sistemi operativi in lotta tra loro non sono il numero elevato che erano solo quindici anni fa.

Ma a parte questo, se io provo a confrontare due semplici “Hardware” tra di loro quali basi tecniche ho per paragonare tra loro caratteristiche e funzionalità sempre più articolate, estese e complesse? Riprendo tra poco, più avanti, questo concetto.

Risparmio, Convenienza, Vantaggio, Valore: l’impossibile benchmark

Lasciamo per un attimo ogni correlazione emotiva od empatica nell’acquisto di un bene come un’Auto: e pensiamo di valutare un “panel” di modelli selezionati per definirne l’acquisto in base a requisiti oggettivi come Risparmio, Convenienza e Valore. 

Del Vantaggio parliamo “tra parentesi” perché è un requisito interpretabile più del valore.

Cos’è “Risparmio”? E’ il termine contabile e misurabile in base al quale, stabilito un riferimento di benchmark, io posso stabilire che tra due prodotti acquistati, posseduti od utilizzati in modo identico uno dei due ha comportato una spesa minore.

Cos’è “Convenienza”? E’ la percezione di un vantaggio offerto dall’acquisto, possesso od utilizzo di un bene rispetto all’altro.

Cos’è “Valore”? E’ la scala oggettiva (Valore condiviso) o personale (Valore percepito) qualitativa di considerazione misurabile e immateriale in base alla quale un consumatore definisce i diversi livelli selettivi nei quali posiziona le sue scelte comparabili all’interno di una medesima categoria merceologica.

Cos’è “Vantaggio”? E’ il conseguimento di un benefit reale e misurabile, oltre il dato contabile, nell’acquisto, possesso od utilizzo di un bene rispetto ad un altro.

Tra una “ICE”, una “PHEV” ed una “BEV” quale Vi consente il maggior risparmio misurabile? 

Tra una “ICE”, una “PHEV” ed una “BEV” quale Vi conviene acquistare, detenere, utilizzare?

Tra una “ICE”, una “PHEV” ed una “BEV” quale Vi conferisce un vantaggio reale rispetto alle alternative?

Tra una “ICE”, una “PHEV” ed una “BEV” quale Visembra “valere” di più rispetto alle alternative?

E’ pesante l’affermazione che faccio, assumendo le mie responsabilità: non c’è alcun metodo “Universale”, né “Oggettivo” né “ufficiale” per compiere le valutazioni in elenco mettendo a confronto mondi paralleli e sempre più complessi.

Neppure sul tema dello stretto “Risparmio” che si lega al parametro tecnico del “T.C.O.” potete realmente disporre di tutte le variabili per creare una griglia scientifica di comparazione e confronto.

E’ persino velleitario comparare qualcosa che nella matematica combinatoria mette dentro un novero di quattro possibili opzioni di alimentazione per endotermico (Benzina, Diesel, GPL, Metano) ed un ventaglio di tre piattaforme Hybrid (Mild, Plugin, Full) per una combinazione possibile di nove opzioni commerciali esercitabili). Sempre che non vogliamo aggiungere le possibili selezioni legate alla composizione delle batterie in dotazione; stessa cosa riferibile alle BEV, dove peraltro dovremmo annoverare la differenza potenziale di infrastruttura di ricarica e di fonte di alimentazione (rigenerabile solare o eolico, ad esempio).

E poi? Beh, la attuale situazione commerciale contrappone Costruttori “fruitori” di supporti di accumulo (batterie) a Costruttori titolari di processi produttivi proprietari di c.d. “batterie”; e questo non può non incidere nella scelta finale.

Ma ha senso, realisticamente, la comparazione? Accentuo la domanda: come potenziali acquirenti di un universo di auto a confronto, quali strumenti e criteri avete per fare una comparazione? Risposta: nessuno.

Ma non preoccupateVi: nella scelta di un bene industriale, come le Auto, non esiste solo il criterio della comparazione; avete a disposizione anche altri moventi come la condivisione, l’appartenenza, la proiezione: tre moventi che però, come vedete, mescolano nella sceltaprerogative anche culturali, emotive, persino antropologiche e in ultimo mediatiche perché legate alla capacità del Costruttore di comunicare sé stesso

Avete più dubbi che la Vostra scelta decade e trova conforto più nei requisiti mediatici ed immateriali di un messaggio, di una mission o di una piattaforma di offerta che non dalla generazione di elementi misurabili e realistici di analisi? E se è così, la maggior parte di Voi sceglie, ha appena scelto o sceglierà sulla base di assiomi e di messaggi subliminali. Ma in fondo, non è lo stesso modulo di scelta e di gestione di un telefonino? Caro Luca De Meo: purtroppo, secondo me, hai perfettamente ragione. Per questo, magicamente, il settore delle Elettriche ha bisogno ancora, nonostante il progresso e l’ausilio del Web, del requisito destabilizzante e dirimente per acquisire il Cliente: la semplice potenzialità di accesso, intesa come “fisicità” e presenza umana ed empatica della forza vendita di territorio capace di umanizzare la consulenza, la trattativa e la vendita di una BEV. Che diventa e diventerà sempre più “esigente” e complessa da tradurre e configurare, e che per essere diffusa andrà sempre più in cerca di Clienti “inesperti” e di Venditori convincenti.

In una prossima occasione Vi spiegherò perché ed in quale prospettiva.

Riccardo Bellumori

Il ritorno in pista della Jaguar E-Type di Imola91

In questo video vi raccontiamo l’emozione del ritorno in pista della Jaguar E-Type Imola 91 a Magione. “Imola 91” è una vettura iconica del motorsport, famosa per la sua partecipazione al Grand Prix Historic di San Marino a Imola nel 1991. Sotto un cielo grigio e su un asfalto insidioso, questa Jaguar si è distinta tra avversari e auto leggendarie come la Ferrari 250 LM, la Ferrari 275P/2 e l’AC Cobra. Gianluca Bardelli, al volante della “Imola 91”, ha affrontato la gara senza cambio pilota, sfidando e vincendo nomi illustri del calibro di Patrick Tambay, Clay Regazzoni e David Piper.

Rimessa in pista con grande cura dal team di Adriano Nicodemi, la vettura ha mantenuto la sua configurazione originale degli anni ’90, dimostrando che l’autenticità può competere con le moderne tecnologie. Dopo trent’anni, è tornata in pista a Magione, affrontando un problema tecnico—l’intasamento di uno dei tre carburatori Weber—che ha ridotto la potenza del motore da sei a cinque cilindri.

Tuttavia, Bardelli ha gestito la situazione con abilità e determinazione, portando la Jaguar al traguardo e conquistando la vittoria nella sua categoria.

Jochen Mass quel nobile operaio della Formula Uno da riabilitare

Era l’8 Maggio 1982: la dittatura mediatica e televisiva irrompe nel pomeriggio di un Sabato tiepido in Italia e buca lo schermo e l’animo degli spettatori. 

Qualcosa che varia nell’immagine tra il rosso fuoco e il grigio/nero/argento della sua parte inferiore e nascosta vola, come impazzita, a sinistra in alto dello schermo davanti al paesaggio quasi bucolico, persino bello, della campagna tagliata da una pista di asfalto in Belgio. 

A destra in basso dello schermo, quasi insignificante nell’attimo, una monoposto bianca attraversata da strisce blu longitudinali, con dentro un casco bianco che – nonostante la sgranatura della TV del tempo – si capisce bene dover per forza, come fosse una punizione, seguire l’evoluzione in volo di quella “cosa” impazzita. Che è una Ferrari 126 C2: mentre la “Rossa” si accartoccia nei diversi contatti con l’asfalto, la monoposto bianco blu si inchioda davanti allo spettacolo agghiacciante di un corpo, avvinghiato nel sediolino nero con cinture rosse incrociate, che percorre tutto lo schermo fino a scomparire alla destra di chi guarda.

Per ore, mesi, anni e decenni successivi tutto il mondo ricorderà il nome dei due protagonisti umani della tragedia, ed uno di loro corrisponde al nome di Jochen Mass: l’idiota, l’incapace, il vecchio arnese maldestro, il “pària” o l’indegno a guidare una Formula Uno, colui che ha privato l’universo dei tifosi appassionati del loro Dio pagano della Velocità. Dalla sera di Sabato 8 Maggio 1982 per Jochen Mass si attiva la gogna mediatica, come del resto per Didier Pironi.

E forse, nonostante le sue condizioni di salute non buone dopo un ictus che lo aveva colto anni fa, lui stesso avrà ricordato per un attimo il mezzo secolo esatto dalla sua unica vittoria in F1, il 27 Aprile del 1975; peccato solo che ad ogni 8 Maggio che Dio ha mandato in terra da 41 anni in qua il suo nome sia stato fatto sempre. 

E sarà fatto ancora il prossimo 8 Maggio, sperando non sia più oggetto di veleno.

E’ stato, per assurdo, uno dei Piloti di F1 che più ha colpito la mia fantasia da piccolo quando, ancora alle elementari, mi avvicinai nel seguire quasi ossessivamente le corse dal 1979: Autosprint, Grand Prix su Quinta Rete, Ruote in Pista su Odeon TV (o forse si chiamava GBR??) e poi Rombo dal 1981. Oltre alla Rai del buon Poltronieri, chiaramente. 

Il mio sogno umoristico, da adulto, è sempre stato invece quello di trovare una foto di lui insieme a Brian Henton, Mario Andretti e il nostro “Ghinza” a parlottare in gruppetto, con cappellino e maglietta, per fare un “Photoshop” con sotto scritto “Stiamo lavorando per Voi”, perché visti così insieme sarebbero potuti sembrare una squadra dell’Italgas.

Mass, l’antidivo della Formula Uno dentro un palcoscenico di primedonne

Strano il destino dei piloti teutonici dentro al Circus della Formula Uno prima dell’arrivo di Michael Schumacher: Stuck, Ertl, Stommelen, Mass, Manfred Winckelhock, e Stefan Bellof sono stati tutti “antidivi” refrattari al fascino del palcoscenico mediatico.

Jochen Mass si trovava bene solo dietro il casco Simpson e la tuta chiarissima della livrea Arrows 1979/1980 che sparava in foto il corpo tozzo ed un poco sovrappeso del tedesco. Almeno dietro il casco non doveva confrontarsi con i fotografi.

Se trovate, in tutta la sua carriera, anche solo dieci foto diverse in cui Jochen guarda dritto verso l’obbiettivo, vengo a spicciarvi casa: perché Mass era l’antidivo in persona, un figlio dei fiori della velocità, uno che stava bene nei suoi anni Settanta e che non si sa perché si trovasse in F1, e perché proprio nel periodo più mediatico del tempo.

I Team che lo chiamavano però sapevano perché chiamarlo: affidabile, umile, disponibile e sufficientemente tecnico per trasmettere ai progettisti la linea da seguire in Pista. 

Eppure dei Team che lo hanno visto correre per quasi un decennio in F1, a parte la McLaren nessuno era da zona alta della Classifica: Surtees 1973 quasi in declino verticale, ATS nemmeno a parlarne, Arrows in fase agnostica e March messa là a fare presenza.

Venne poi fuori, ma era fin troppo ovvio, che nella McLaren dove aveva dovuto fare da scudiero a Sua Maestà Fittipaldi prima ed all’esplosivo James Hunt dopo, il trattamento riservatogli da Teddy Meyer era quello di una seconda Guida delle Seconde Guide; e peraltro dalla McLaren sarebbe sloggiato sicuramente, con l’arrivo di Hunt, se il buon “Emmo” non avesse dato in escandescenze minacciando di andarsene. 

Jochen e la Formula Uno: Karma negativo

Cosa che effettivamente fece lasciando disponibile al buon Jochen un volante dentro la Squadra inglese: settimo, nono e sesto in Classifica Iridata nelle Stagioni 75/77; una vittoria, sette Podi e due Giri più Veloci sono un buon pedigree, ma solo questo anche per una seconda Guida dentro McLaren. 

Per questo io penso che sceso dalla imbarazzante Arrows A2 nel 1979 avrebbe dovuto sbroccare e dire chiaramente: “Sapete che c’è? Io nell’Endurance o nell’EuroTurismo me la batterei ad ogni Gara per il Podio contro dei veri Campioni, mentre qui faccio il tappabuchi? Ma andate un po’ a WaffarSteiner (citando il suo sponsor); io me ne vado nell’Euroturismo e dovunque ci sono ruote coperte”. 

Fosse stato così, di Mass avremmo letto i memoriali dedicati da decenni al mitico Derek Bell (vero e proprio fiasco in F1), o ad Hans Heyer e Stommelen (ottimi Piloti ma poco poco in F1) e ad altri. 

Vincente fino dal 1972 con la Ford Capri (vittoria di forza alla 24 Ore di Spa), ottimo con l’Alfa insieme a Merzario nel 1975, perfetto nel 1976 e nel 1977 in coppia con Ickx sulle Porsche, ha commesso la fesseria di rinunciare alle ruote coperte dal 1978 al 1980; per poi tornare a scrivere belle pagine di albo d’Oro dal 1982.

Tra lui e la F1 c’è stato forse un Karma infausto: le poche gioie agonistiche per Jochen risalgono alla vittoria nel tragico Montjuich 1975 oppure al suo ultimo Podio annullato di Jarama 1980 per effetto della Guerra FISA-FOCA. Ma purtroppo tra Jochen e la F1 c’è un carrozzone mediatico che premia solo tre categorie di Piloti: i “Fuoriclasse” (ovviamente), i “Telegenici” (cioè coloro che alle buonissime prestazioni univano la capacità di essere testimonial mediatici), ed infine i “ragazzi con la valigia” cioè coloro che in un range di qualità agonistica tra l’accettabile ed il minimo minimo sindacale potevano però pagarsi il volante di una Formula Uno. In quel periodo tra fine anni Settanta e inizio anni Ottanta invece cominciavano a cadere in disgrazia due categorie nelle quali Mass era rientrato all’inizio e continuava a fornire la sua professionalità con rigore ed impegno: la categoria dei “Talenti” attraverso la quale Mass era arrivato alla massima Formula Uno; e la categoria “Gregari di Lusso”, cioè i Piloti con un certo spessore che si prestavano con rispetto delle consegne a svolgere il ruolo implicito di “reali” compagni di Squadra con una consegna precisa: saper fornire la prestazione maiuscola se e solo se non vi era il Compagno di Squadra da supportare.

Eppure nonostante il rispetto delle consegne Jochen è fatto fuori dalla Mc Laren dal 1978, anche se quella McLaren è all’anticamera del default sportivo e finanziario: Jochen sulla limitatissima “ATS” vede più ritiri e mancate qualifiche, ma si può consolare con gli striminziti punticini che Patrick Tambay ottiene sulla sua “ex” McLaren.

Nel 1979 e 1980 Mass è il secondo onestissimo Compagno di Riccardo Patrese, e questi ruoli saranno rispettati con dignità e lealtà da Jochen che comunque, va ricordato, nella Arrowsnon soffre assolutamente di crisi agonistica: nel 1979 con la terrificante (in negativo) “A2” è davanti a Riccardo e nel 1980 lo segue con solo tre punti in meno in Classifica, ma se fosse stato validato il suo secondo posto in Spagna avrebbe meritato un ottavo posto che per la Arrows sarebbe stata un record.

L’anno 1981 è un anno sabbatico nel quale Jochen resta fuori dalla Formula Uno, ma il rientro è dietro l’angolo……Purtroppo. “Purtroppo” perché Mass accetta un volante dalla March, tornata nel 1982 nel Circus da cui era uscita alla fine del decennio precedente. Uno sponsor “forte” (Rothmans) ed uno staff tecnico di rango dovrebbero promettere risultati onorevoli. Ma neppure per sogno, la March è lontana parente del suo prestigio storico e ingrassa le ultime file delle griglie di partenza e del traguardo. E’ in questo “gap” che si svolge la tragedia che segna carriera e spirito del povero Jochen Mass.

Ed è in quella maledetta “esse” del Circuito di Zolder, in un tiepido pomeriggio belga di Sabato 8 Maggio che si svolge la tragedia. Mass dopo l’incidente, fin dal suo rientro ai Box, è ormai già dentro il fuoco della tristezza e della rabbia. 

Ma non per lui, che ha correttamente interpretato e svolto il protocollo tecnico che regola il comportamento in pista tra Piloti più veloci che provengono da dietro e quelli più lenti davanti.

Jochen Mass, pilota davvero troppo esperto e razionale per fare svarioni, già nella Chicane “TerlamenBocht” davanti a Villeneuve sta percorrendo la curva che vira a sinistra e prima della seconda a destra inizia diligentemente a tagliare verso l’esterno di questa per lasciare al canadese la traiettoria ideale. Gilles non prevede, e forza il passaggio innaturale alla destra di Mass. Tutto il contrario di Long Beach 1978 anche negli effetti. La Ferrari si impenna sulla ruota posteriore della March del tedesco e perde completamente il carico dell’effetto suolo diventando un’ala impazzita. Rotea in aria e ricade, esplodendo in mille pezzi. E’ la fine. Ma dal punto di vista gelidamente tecnico, l’errore di gestione del sorpasso è del ferrarista, e l’errore è irreversibile purtroppo a causa dei 30 Km/h di velocità che la “126C2” del canadese marca in più rispetto alla asfittica March che, in quel momento, Mass stava riportando al Box.

La FISA, affidata la direzione della commissione di inchiesta a Derek Ongaro, nel giudicare la manovra effettuata nella circostanza da Jochen Mass, esclude ogni responsabilità a carico del pilota tedesco che per la Commissione “si era spostato giustamente a destra”, lasciando uno spazio libero all’interno, cioè a sinistra, nel quale Villeneuve non si era infilato “per un suo errore di valutazione, che l’aveva portato a tentare il sorpasso all’esterno”. In sostanza, il verdetto attribuiva le cause dell’incidente a un errore di guida da parte di Gilles Villeneuve. Ma l’emotività del povero Jochen è messa a dura prova dalle ingiurie e accuse avventate e spregevoli dei media, di alcuni colleghi e dei facinorosi. Forse in questo contesto matura l’incidente che coinvolge il tedesco ed un povero Mauro Baldi sulla Arrows del Team che un tempo fu di Jochen.

Gran Premio di Francia 1982, Mauro Baldi sulla Arrows del Team entra in collisione nella fase di sorpasso che Jochen sta compiendo da dietro ed è il disastro, la March del tedesco vola e piroetta verso reti e Guard-rail all’esterno Pista. 

Scoppia l’incendio, e tutti temono il peggio, ma Jochen è vivo. Ferito nel corpo e nello spirito decide il ritiro per sempre dal Circus. 

Da quel momento sarebbe dovuto scattare l’affetto per l’uomo e per il professionista che aveva messo in discussione sé stesso dentro un sistema che non accettava a sua volta di mettersi in discussione.

Ed è per questo, per le offese gratuite proprio all’uomo ed al professionista (colpevole di aver ammazzato un Dio pagano della velocità come Villeneuve) che i coccodrilli di queste ore fanno ancora più tristezza: Jochen era diventato un “paria”, un indegno nella esaltazione evangelica del tifo popolare e tamarro; eppure Mass, in quel maledetto Sabato di Maggio a Zolder non era un birillo da superare in mezzo ad una guerra fratricida dentro al Box Ferrari; Jochen si stava guadagnando, in quel frangente, la pagnotta come tutti i Piloti professionisti del Circus. 

Per metà dell’opinione Pubblica la sua manovra è stata travisata ma “ortodossa”; per altri è stata la causa di un taglio di carreggiata da gestire meglio con i retrovisori: peccato solo che il divario velocistico tra Jochen davanti e Gilles dietro fosse tale da rendere impossibile per il pilota che precedeva avere la visione perfetta dell’accaduto in quelle frazioni di tempo e dal quadrante di specchietti della misura di un cucchiaio da minestra……

Per il resto, Mass è stato il vanto degli accademici delle statistiche minori oppure il facile bersaglio dei facinorosi dopo quel Sabato 8 maggio 1982, da cui deriva l’onta insanabile.

Addio, buon vecchio manovale della F1 e campione vecchio stampo del Motorsport. Tu, protagonista nello sport del famoso film “L’Uomo che non c’era”. 

Tu che non c’eri anche quando c’eri, che avresti dovuto NONesserci solo nell’unica occasione in cui il mondo si è accorto che c’eri, purtroppo; e che oggi non ci sei più. Onore al Milite ignoto Jochen Mass. Da Autoprove.it e da un ex bambino che ti seguiva in TV.

Riccardo Bellumori

Una Mini Mercedes Classe G: Bodo G-Wagen

Mercedes sta lavorando a una piccola Classe G, con l’obiettivo di portare lo spirito dell’originale G-Wagen nel mercato dei SUV compatti. Ma per coloro che non possono aspettare, una versione ancora più piccola dell’iconico fuoristrada è già disponibile – beh, più o meno. Questa replica è dotata di un minuscolo motore elettrico e manca di reali capacità fuoristradistiche, ma riesce comunque a mantenere l’aspetto della Classe G.

Tecnicamente, si tratta di una golf car, quindi non si può esattamente fare un giro in autostrada, ma si può girare per i campi da golf o le comunità recintate, luoghi in cui una vera Classe G sarebbe probabilmente eccessiva, sia per le dimensioni che per il consumo di carburante.

Recentemente, un modello 2024 di questa variante di carrello da golf è stato messo in vendita all’asta Mecum di Glendale e, sorprendentemente, è stato aggiudicato a una cifra discreta. Non è difficile capire perché.

L’aspetto esteriore è identico a quello del popolare fuoristrada, ma le ruote minuscole e le proporzioni da cartone animato lo tradiscono subito. Non importa quanti stemmi Mercedes si possano apporre sulla griglia, è chiaro che non si tratta di una vera G-Wagen. Tuttavia, il venditore ha insistito sul fatto che questo veicolo è “infinitamente più elegante” del normale carrello da golf, sostenendo che vi aiuterà a distinguervi dalla massa. Beh, certo, lo farà sicuramente.

All’interno, il Bodo G-Wagon cerca di imitare il lusso a modo suo. La plastica color sella dei sedili assomiglia vagamente alla pelle da lontano, ma da vicino è chiaro che si è seduti in qualcosa di più vicino a un’auto giocattolo che a un SUV di lusso. L’inserzione dichiara che la vettura è dotata di “tutti i comfort di un’auto di grandi dimensioni”, se si considerano caratteristiche di alto livello come l’abitacolo completamente digitale, gli schermi posteriori per i passeggeri, l’aria condizionata e la telecamera posteriore.

Ci sono anche le solite cose da auto di serie, come il servosterzo, gli indicatori di direzione, le luci di marcia e gli alzacristalli elettrici, cose che potrebbero sembrare sorprendentemente high-tech per un carrello da golf medio.

MOTORE E DATI TECNICI

Nonostante gli stemmi AMG, la G-Wagon di Bodo non nasconde sotto il cofano un V8 ruggente. In realtà, non ha nemmeno un motore a combustione, poiché si tratta di un veicolo a emissioni zero. Un singolo motore elettrico eroga una modesta potenza di 20 cavalli (15 kW), spingendo questa mini G-Wagen a una velocità massima di 56 km/h. Non ci sono tempi da 0 a 100 e non aspettatevi nemmeno emozioni ad alta velocità.

La batteria al litio da 10 kWh garantisce un’autonomia di 129 km tra una carica e l’altra. Considerando che il campo da golf più grande d’America è lungo solo 4,7 miglia, questo veicolo elettrico ha un’autonomia sufficiente per l’uso previsto.

E questo ci porta al prezzo. La Bodo G-Wagon è stata venduta per 31.900 dollari all’asta di Glendale il 21 marzo, rientrando nella fascia stimata tra i 30.000 e i 40.000 dollari.

Nuova Audi Quattro: rinascita con ABT

I tuner tedeschi ABT e LCE Performance si sono uniti per lanciare la ABT Ur-quattro, un restomod dell’Audi Sport Quattro da 530 CV con carrozzeria in carbonio. La produzione sarà limitata a 30 esemplari, già tutti prenotati.
Alla fine del 2022, vi abbiamo presentato l’Audi Sport Quattro restomod del tuner tedesco LCE Performance, che è diventato un produttore con questo modello commercializzato su ordinazione. Di questa icona degli anni ’80, costruita su Audi 80 (tipo 8C), vengono offerte diverse varianti. Sono collaudate dal TÜV in Germania. ABT, un altro specialista tedesco del tuning e addirittura vicino al marchio, sta ora collaborando con LCE Performance per commercializzare la sua riedizione molto esclusiva della Quattro a passo corto.
Più muscolosa dell’originale
La carrozzeria della ABT Ur-quattro è fedele a quella dell’originale, ma è più leggera perché realizzata in carbonio e kevlar. Nasconde un roll-cage integrato nella carrozzeria e ha un massiccio spoiler posteriore. Anche i cerchi sono più grandi dell’originale. Fedele allo spirito rallystico dell’epoca, l’auto ha un’altezza da terra relativamente elevata per un’auto sportiva.

DATI TECNICI E MOTORI

Sotto il cofano, al posto del 2.1 litri da 306 CV dell’originale, c’è un motore 2.5 turbo a cinque cilindri da 530 CV, naturalmente abbinato alla trazione integrale Quattro. ABT non è molto tecnica riguardo al cambio utilizzato, in quanto LCE ne offre diversi.
Le finiture interne di questa Audi Quattro rivisitata sono esclusive di questo modello ABT. Ma anche in questo caso l’azienda tedesca non è particolarmente prolifica. Le poche foto ufficiali della vettura mostrano sedili a secchiello con il marchio ABT, le cui aperture per le cinture sono verniciate in tinta con la carrozzeria. Tuttavia, i clienti potranno beneficiare di un elevato livello di personalizzazione.
La mancanza di immagini e di informazioni può essere dovuta all’inatteso entusiasmo generato dalla presentazione dell’auto in un evento privato, dato che le 25 vetture sono state immediatamente prenotate. ABT ha annunciato l’intenzione di aggiungerne altre cinque per alcuni clienti fedeli rimasti indietro, ma secondo il marchio ci sono volute non più di tre ore per prenotare tutte e 30 le auto. Il prezzo della ABT Ur-quattro non è stato comunicato.

Presso LCE Performance, la Sport Quattro con lo stesso motore è disponibile a partire da 223.820 euro.

Mazda investe in Cina sulle auto Elettriche del futuro

Secondo quanto riportato da CarNewsChina, Mazda investirà in Cina per accrescere la propria presenza nel più grande mercato mondiale di veicoli elettrici (EV) e migliorare le proprie capacità produttive.

Nell’ambito di questo piano, la casa automobilistica giapponese investirà 10 miliardi di yuan nelle sue attività di Nanjing, che fungeranno da hub centrale per le attività di R&S, produzione ed esportazione. L’azienda ha attualmente una joint venture al 50:50 con Changan Automobile, denominata Changan Mazda, che ha recentemente presentato la EZ-60 all’Auto Shanghai di quest’anno.

MAZDA PUNTA SULLA CINA

Prima dell’EZ-60, che è un SUV, c’è stata la berlina EZ-6 che ha fatto il suo debutto all’Auto Beijing 2024. I veicoli e le tecnologie sviluppati a Nanjing non saranno utilizzati solo in Cina, ma anche nei mercati globali di Mazda, come dimostra l’imminente lancio della EZ-6 in Italia, dove è conosciuta come 6e.

Grazie a questa iniziativa, Mazda sfrutterà i vantaggi della Cina in termini di produzione e di catena di approvvigionamento, pur mantenendo i propri standard di progettazione dei veicoli. In questo modo, Mazda intende essere più competitiva in Cina, un mercato che non manca di marchi nazionali in grado di offrire un’ampia gamma di modelli a prezzi inferiori. Entro il 2027, il marchio introdurrà altri due veicoli elettrici.

Mazda ha fissato diversi obiettivi da raggiungere per ripagare l’investimento, tra cui un valore di esportazione annuale di 10 miliardi di yuan e il raddoppio della produzione. L’obiettivo è anche quello di raggiungere le vendite annuali di 300.000 veicoli entro il 2027, con modelli completamente elettrici e ibridi (collettivamente noti come veicoli a nuova energia o NEV) che rappresentino il 90% del totale.

In Cina Chery lancia in venditore di auto Robot

Se vi è mai capitato di entrare in una concessionaria e di sentirvi come se il venditore fosse un robot programmato per spillarvi più soldi possibile, beh, non vi sbagliate.

Ma ora la casa automobilistica cinese Chery vuole passare al livello successivo, mettendo letteralmente dei robot nello showroom per vendere le auto.

Al Salone dell’Auto di Shanghai del mese scorso e in occasione di un importante evento per i concessionari, Chery ha presentato Mornine, un robot a forma di Stormtrooper umano che, a giudicare dai capelli lunghi, dai seni assolutamente non necessari e dal sedere stranamente bulboso, è stato evidentemente progettato da un team di ragazzi.

La casa automobilistica pensa che Mornine, che può camminare (male), parlare, avere mani di forma umana e la tecnologia DeepSeek AI, potrebbe essere utilizzato per servire bevande e rispondere alle domande dei clienti sulle dotazioni e sulle specifiche tecniche di un’auto, come riporta Auto News.

Uno dei concessionari con cui ha parlato il giornalista di AN pensava che i robot potessero costare 50.000 euro (57.000 dollari) l’uno, ma non era disposto a impegnarsi ad acquistare uno dei 220 esemplari che Chery dice di voler consegnare ai concessionari quest’anno senza conoscere il prezzo finale. Tuttavia, Chery ha rivelato che un robot è già in funzione in uno showroom malese.

IL FUTURO IN CINA

Gli acquirenti cinesi, e in particolare quelli più giovani, amano la tecnologia e Chery pensa che la presenza di Mornine in un concessionario possa aumentare il traffico negli showroom. Ma questa è solo una piccola parte del piano più grande che Chery ha per far crescere la sua attività di robot Aimoga così tanto da ridurre l’unità auto a un’attività secondaria. L’azienda ha anche un cane robot per le persone che non possono avere un vero cane o che sono semplicemente stufe di raccoglierne le cacche.

Il presidente di Chery International, Zhang Guibing, non pensa ad Aimoga come a un semplice accessorio per auto, ma come al “vero futuro” dell’azienda. E perché non dovrebbe? I robot non chiedono sussidi, non si danno mai malati e, se sono fortunati, potrebbero persino sostituire intere industrie.

Nuovo Mansory Classe V: stile Rolls-Royce

Mansory porta lo stile Rolls-Royce sulla Mercedes Classe V.

Se c’è un marchio aftermarket che si è fatto un nome alzando l’asticella del tuning quello è Mansory. L’azienda tedesca di tuning è praticamente l’incarnazione del “di più è di più”, spesso fino all’assurdo. È l’equivalente automobilistico dell’indossare lustrini per andare a fare la spesa. Eppure, quando Mansory applica il suo estro a un furgone, tra tutte le cose, in qualche modo… funziona. Ecco la Classe V Mansory.

Presentata al Salone dell’Auto di Shanghai, l’ultima creazione del tuner è ciò che la vostra prossima navetta aeroportuale vorrebbe essere, una rivisitazione della Mercedes Classe V definitiva. La carrozzeria riceve una griglia e un paraurti cromati di ispirazione Rolls-Royce e una serie di accenti in fibra di carbonio che decorano tutto, dal cofano alle calotte degli specchietti.

E non dimentichiamo i cerchi su misura, che sembrano anch’essi presi da una Rolls-Royce (vedete il motivo?). I furgoni non sono esattamente noti per fare colpo, ma questo modello ribalta certamente questa nozione.

L’interno è ancora più ridicolo. L’abitacolo è impregnato di pelle trapuntata, illuminazione ambientale e comfort tecnologici. Consideratelo un veicolo fatto su misura per i VIP che desiderano i livelli di lusso della Classe S, ma con molto più spazio per la testa e per le gambe. Come ogni buon veicolo extralusso, c’è una parete divisoria e un sistema di interfono per poter parlare con il conducente solo alle proprie condizioni.

IL VAN DI LUSSO

In particolare, la Mansory Classe V si rivolge specificamente al mercato cinese. Lì, grandi furgoni con autista come questo sono uno status symbol e questo appartiene chiaramente alla stessa classe delle Maybach (che Mansory ha anche modificato) e delle Rolls-Royce. Anche in questo caso, la grande differenza è che è spazioso, il che è già di per sé un lusso.

I furgoni sono già il modo più comodo e pratico per spostare le persone. Quindi, quando si prende questo fattore di forma e lo si riveste con il marchio di ostentazione di Mansory, si fondono due cose che funzionano molto bene insieme. Tutti hanno visto una supercar super-flashy e la maggior parte di loro non saprebbe distinguere tra una con accessori aftermarket e una senza.

Presentatevi con questa vettura e nessuno si accorgerà che è unica, speciale e un po’ sgargiante. In un mondo in cui tante auto cercano di essere tante cose diverse, questa Mansory Classe V ha rubato la scena, puntando su tutto ciò che può essere.