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VinFast in difficoltà in Europa

Il giovane marchio vietnamita VinFast si era prefissato di conquistare l’Europa nel 2022. Ma non tutto sta andando secondo i piani e il produttore ha appena annunciato un cambiamento nel suo modello di vendita e la chiusura di alcune concessionarie in Europa.

Creato nel 2018, il giovane marchio vietnamita VinFast ha coltivato fin dall’inizio la speranza di sfondare in Europa e negli Stati Uniti. Nel 2022, il costruttore ha avviato un vasto programma di espansione internazionale, in particolare partecipando a saloni come il Salone dell’Auto di Parigi di quell’anno, anche se i modelli non erano ancora pronti. Ma la maionese non ha preso.
Sebbene VinFast si sia recentemente vantata di aver consegnato 97.399 veicoli nel 2024, il 192% in più rispetto al 2023, la maggior parte di essi è stata consegnata al mercato locale. Lo testimonia il numero esiguo di unità consegnate in Europa nel 2024, la maggior parte delle quali erano modelli dimostrativi.

Il costruttore ha anche accumulato debiti considerevoli: più di 3 miliardi di dollari. Sta quindi prendendo alcune decisioni radicali.

LA NUOVA DISTRIBUZIONE

Per ridurre le perdite, VinFast ha appena annunciato un cambiamento nel suo modello di distribuzione in Europa. Finora il marchio si è affidato a una rete di vendita diretta, costruita da zero, molto costosa da realizzare e chiaramente poco redditizia. Secondo una comunicazione ufficiale della sede centrale, il marchio affiderà ora le sue vendite a rivenditori terzi attraverso un sistema di franchising, in particolare in Germania e nei Paesi Bassi. Secondo VinFast, questo “migliorerà l’assistenza ai clienti, estenderà le sue capacità di servizio e posizionerà l’azienda per un successo a lungo termine nel mercato europeo”.
Ma sembra anche un’ammissione di fallimento sul mercato europeo. Passare a una rete di distribuzione di concessionari in franchising significa chiudere la rete di distribuzione tradizionale e quindi licenziare il personale di vendita impiegato dal marchio. Per il momento, VinFast non parla del proprio destino.

Dacia Spring Extreme 65CV: prova su strada

La soluzione alla mobilità urbana si chiama Dacia Spring. Protagonista di questa prova su strada la top di gamma Extreme nella variante a 65CV.

La Dacia Spring 65 CV si presenta con un design compatto e moderno, perfetto per la guida in città. Le sue dimensioni ridotte (lunghezza: 3,73 metri, larghezza: 1,62 metri, altezza: 1,51 metri) la rendono agile nel traffico e facile da parcheggiare in spazi ristretti.

Il frontale è caratterizzato da una griglia chiusa e fari a LED, che conferiscono un look accattivante e distintivo. Le linee squadrate e la carrozzeria rialzata danno un aspetto robusto e contemporaneo. Peccato per i fari anteriori non full LED.

Interni e Comfort

Gli interni della Dacia Spring 65 CV, sebbene essenziali, offrono un buon livello di comfort. I sedili sono rivestiti in ecopelle e i tappetini presentano un motivo a cartina geografica. Il sistema multimediale da 10 pollici con navigatore è reattivo e supporta Android Auto e Apple CarPlay senza fili.

Prestazioni e Guida

Il motore da 65 CV rappresenta un miglioramento significativo rispetto alla versione da 45 CV. L’accelerazione da 0 a 100 km/h avviene in 13,7 secondi, un tempo decisamente migliore rispetto ai 19,1 secondi della versione meno potente. La velocità massima è di 125 km/h. La guida è piacevole, con uno sterzo più preciso e un assetto che conferisce maggiore sicurezza e stabilità.

Autonomia e Ricarica

La batteria da 26,8 kWh offre un’autonomia dichiarata di 220 km. La ricarica è lenta: con un caricatore da 7 kW sono necessarie quasi cinque ore per un “pieno”. È possibile optare per un caricatore in corrente continua da 30 kW, che riduce il tempo di ricarica a poco più di un’ora.

La Dacia Spring 65 CV offre un buon livello di comfort, soprattutto in città. Le sospensioni assorbono bene le asperità del manto stradale, rendendo la guida piacevole anche su strade dissestate. La modalità di frenata rigenerativa “B” è particolarmente efficace, permettendo di rallentare e quasi fermare completamente l’auto senza utilizzare il freno tradizionale.

Dacia Spring si conferma un modello ideale per chi cerca un veicolo pratico e conveniente per la città.

Il listino attacca a 14.900€ per la versione di ingresso gamma a 45CV.

Nuova Chevrolet Corvette 2026: il restyling

Ecco il restyling della Chevrolet Corvette che sarà in vendita entro la fine dell’anno. I prezzi non sono ancora stati resi noti.

La storia della Chevrolet Corvette è iniziata nel lontano 1953, la vettura sportiva dell’attuale ottava generazione (con l’indice C8) è apparsa nel 2020. L’attuale famiglia “hot” comprende le versioni Stingray, E-Ray, Z06 e ZR1. Come comunicato dal servizio stampa del marchio americano, entro il model year 2026, tutte le modifiche della Corvette avranno un interno aggiornato.

Nella foto: interni della versione pre-riformata della Chevrolet Corvette (con una serie di pulsanti sulla “parete” tra i sedili).
Il cambiamento principale negli interni della Chevrolet Corvette rinnovata è l’assenza di una lunga fila di pulsanti, che nella versione pre-riforma si trova su un pannello separato dal tunnel centrale, che separa i sedili del guidatore e del passeggero anteriore. Vale la pena notare che questo “muro” di sviluppatori si è poi trasformato in un corrimano per il passeggero anteriore. I tasti fisici di questo controverso elemento dell’abitacolo sono scomparsi.

Pertanto, parte dei pulsanti responsabili del controllo del sistema di climatizzazione sono ora visibili sotto una nuova tavoletta posizionata ad angolo rispetto al conducente, che funge da touchscreen del sistema di infotainment, con una diagonale di 12,7 pollici. La manopola del volume multimediale è stata aumentata di dimensioni, inoltre è stata dotata di retroilluminazione.

ADDIO AI TASTI

In generale, la Chevrolet Corvette restyling ha ora tre display sul pannello anteriore, con quello centrale da 14 pollici che funge da cruscotto virtuale. Un altro schermo touch screen (6,6 pollici) si trova a sinistra del cruscotto, è ausiliario e serve a visualizzare le informazioni necessarie al conducente.

La Chevrolet Corvette 2026 è stata dotata di un dispositivo per la ricarica wireless degli smartphone, una coppia di portabicchieri sul tunnel centrale, una porta con connettore USB-C. Su altri modelli è stato aggiornato il sistema di registrazione delle prestazioni PDR (che offre informazioni più dettagliate sulla pista e video dei giri).

Gli elementi in fibra di carbonio sono di serie sulla ZR1 e disponibili a pagamento per la E-Ray e la Z06. L’elenco delle combinazioni di colori per i rivestimenti interni è stato ampliato con quattro nuove varianti; tutte le versioni sono disponibili con design interno asimmetrico – quando i sedili anteriori sono realizzati in diverse tonalità a contrasto.

Gli esterna della supercar del 2026 rimangono invariati, ad eccezione di un’ampia gamma di colori per la carrozzeria. Nel corso dell’aggiornamento della Chevrolet Corvette non sono stati toccati la tecnica e il cambio. Tuttavia, il pacchetto opzionale ZTK offre ora potenti freni carboceramici con pinze anteriori a 10 pistoncini e posteriori a 6 pistoncini.

Nuova Alpine A390 2025: Anteprima

Il primo crossover Alpine sarà presentato in anteprima alla fine del mese, ma nel frattempo abbiamo approfittato dei teaser disponibili per farci un’idea dell’aspetto della nuova vettura.

Alpine è un produttore francese di auto sportive e da corsa, fondato nel 1955, e dal 1978 il marchio appartiene al Gruppo Renault. Dalla metà degli anni ’90, quando è stata prodotta l’ultima Alpine A610 coupé, l’azienda non ha più prodotto nulla con il suo marchio fino al 2017, quando è nata la A110 coupé di serie. Ora il primo crossover di serie del marchio si prepara a debuttare e abbiamo la possibilità di farci un’idea quasi completa del suo aspetto.

La novità sarà una versione di serie della concept A390_β, presentata lo scorso autunno. In quell’occasione è stato dichiarato che il design del concept è coerente all’85% con il futuro modello di produzione, ma le foto disponibili del prototipo camuffato mostrano che le differenze sono maggiori. Innanzitutto, il crossover avrà proporzioni leggermente diverse: il tetto nella parte posteriore sarà meno spiovente, i passaruota saranno sensibilmente più piccoli e la carrozzeria sarà più alta. Nella parte anteriore, il faro a due piani con una striscia di luci a LED a tutta larghezza sarà mantenuto, mentre la sua forma e la dispersione di triangoli sotto di esso saranno leggermente modificate. La parte inferiore del paraurti è molto più semplice, ma la forma delle fiancate rimarrà praticamente invariata. Le maniglie delle porte anteriori saranno a scomparsa, mentre quelle posteriori saranno integrate nei telai delle porte.

La differenza più evidente nella parte posteriore sarà il design delle luci: alla striscia di LED che attraversa l’intera larghezza della poppa saranno aggiunti dei ritocchi in basso e in alto, mentre i triangoli anteriori consonanti situati sotto i fari principali saranno abbandonati.

DATI TECNICI E MOTORI

Il nuovo crossover sarà costruito sulla piattaforma modulare AmpR Medium, già utilizzata da modelli come la Renault Scenic, la Renault Megane E-Tech e la Nissan Ariya, e sarà dotato di tre motori elettrici, di cui uno sull’asse anteriore e gli altri due su quello posteriore, che dovrebbero conferire il carattere di maneggevolezza di una coupé leggera.

Sono già note le dimensioni del modello: la lunghezza sarà di 4615 mm, la larghezza di 1885 mm e l’altezza di 1532 mm, un valore leggermente inferiore a quello del principale potenziale concorrente, la Porsche Macan elettrica (4784×1938×1622 mm).

La prima del crossover di serie avrà luogo il 27 maggio presso lo storico stabilimento Alpine di Dieppe (Francia), nell’ambito delle celebrazioni per il 70° anniversario del marchio Alpine. Ricordiamo che l’anno scorso l’azienda ha mostrato una hot-hatch Alpine A290 di serie.

In Europa la prima vittima di Bruxelles non è l’auto ma la logistica

ognuno di noi, arrivato alla conclusione di qualcosa, cerca il proprio “canto del Cigno”. Ho voluto scrivere questo mio ultimo Post su un Blog per concludere anni di scrittura, dedicandolo alla fine ad una persona speciale. Ma dedico tutto l'articolo in tre pezzi alla “decriptazione” dei reali obbiettivi che la “nuova UE” dentro al Nuovo Ordine Mondiale sta definendo sotto l'alibi della elettrificazione dei trasporti Privati.Che non è una priorità per le Istituzioni. Auto elettrica e Digital Euro - Nessuno mi aveva mai parlato del nuovo “Millennium Bug” che tra le 23:59 del 31/12/2019 e le 00:00 del 01/01/2020 avrebbe colpito diversi sistemi informatici : operatori di settore hanno dichiarato che il 2020 iniziò con un caos digitale con diversi offline di sistemi di pagamento. Colpita da questo “Y2020 Bug” anche Supermicro Ltd., terzo produttore mondiale di Server e leader nel supporto al sistema globale della moneta elettronica. Curiosamente nessuno mi aveva mai parlato anche proprio dello scandalo Supermicro legato allo “Spy minichip” cinese inserito in diversi server presenti nell'apparato informatico di Istituzioni e banche internazionali: un complesso di 30 milioni di imprese USA tra le quali Apple ed Amazon. Da quello scandalo derivò un allarme generale sul trading globale e su tutta la catena di approvigionamento tecnologico : guarda caso la stessa catena interrotta “per causa di forza maggiore” del Lockdown. Guarda caso nell'anno in cui è scoppiato anche il caso dell'Hackeraggio su Solarwind....Quello che ho appena scritto sopra pare non riguardare in nulla l'argomento “core” del Post. In parte è vero. Se però dimentichiamo che tra le tante crisi in corso una inaspettata è stata – inaspettatamente - proprio quella dei Chips con il taglio della subfornitura mondiale. Ma dimostra anche che non tutto quello che sarebbe necessario sapere viene detto. E questo aspetto è il vero “Core” di un Post para-complottista. L'Europa non vuole salvare l'auto, ma l'Euro e le Utilities Abbiamo dimostrato, dati alla mano, che l'interesse dell'UE legato alla mobilità su strada non è l'impossibile elettrificazione di 260 milioni di auto private ma la sua riduzione, e supplenza con lo Sharing ed il Pooling; e che le politiche perseguite vanno verso Idrogeno, Biocarburanti ed elettrico per Trasporto Merci, vettori aerei e Trasporto collettivo persone. Anche perchè, dall'inizio di quest'anno, l'asfittica capacità produttiva dei Costruttori europei può tranquillamente andare in Cina dopo l'accordo ottenuto dalla Ue per l'abrogazione degli obblighi di Joint Ventures paritaria tra investitori esteri e produttori interni. Mentre la preoccupazione (o la strategia) dell'Esecutivo Europeo va verso il salvataggio delle Utilities e l'approvvigionamento di risorse energetiche e materie rare per l'autonomia energetica e la decarbonizzazione dei sistemi. Resta da chiudere il cerchio con gli ultimi due “Dossier” che la mente un po' farlocca del sottoscritto “Complottista” declina in questo modo: Connettività globale e Digital money legato alle automobili in circolazione in Europa. L'Automobile: meno auto, più Server, sportello bancario, ufficio mobile L'auto sempre connessa può essere un elemento della Blochchain di Cryptovalute, un terminale di data sharing, un Wallet per e-payments, un server per il Mining – ovviamente legale – di Digital Coin, fino a diventare uno Store ambulante di beni e merci virtualizzate, e persino uno sportello operativo per operazioni commerciali, di transazioni finanziarie e di “B2B”? Certamente si, con il vantaggio della tracciabilità costante del mezzo in movimento. Ecco perchè ripeto che l'interesse per l'Automotive Europeo non è l'auto elettrica ma l'auto sempre connessa. Che proprio per questo può in ogni caso essere - sia in ambito di Digital Money, che di Energy Sharing, che infine di Data Sharing - un supporto “peer-to-peer”. Tutto molto bello, purchè ai fini della sicurezza l'Unione Europea sia in grado di ottenere e consolidare: -A) che il “Digital Money Sharing” e le transazioni in valuta digitale siano in CBDC Euro e non in Cryptovalute parallele: una eventuale ed inevitabile “bolla” delle Cryptovalute quoterebbe il doppio dei titoli di cartastraccia legati ai Mutui Subprime del 2008. Mentre l'avvio legale e controllato di Moneta Digitale emessa da Banche Centrali avrebbe effetti positivi su volatilità, Svalutazione, Inflazione. A ral proposito l'UE non solo ha varato progetto e piattaforma di “Digital Euro” con un Test in avvio con Amazon, Nexi, EPI e CaixaBank; ma ha anche votato una propsta al vaglio del Parlamento Europeo per la verifica ed il controllo automatico e l'accesso ai dati dei Destinatari di tutte le transazioni senza soglia minima in Cryptovalute. Guarda caso se c'è un evento che sta frenando, dopo anni di guerra infruttuosa alle cryptovalute, questo mondo è il timore di uno shock energetico con inevitabile crollo della Rete informatica; oltre all'aumento del valore delle materie prime (il cui Trading ha avuto fino al Lockdown un Boom di operazioni di Trading, con un Trend oggi in crollo proprio per effetto del calo generalizzato di Cryptovalute che rischiano di svalutare troppo rispetto alle merci che intermediano); oltre infine all'aumento del rendimento delle valute per la crescita dei Tassi di interesse. L'auto come terminale di servizi, ma solo con CBDC Euro, Rete 5G, sostenibilità ambientale L'auto connessa, se inserita in un contesto di CBDC Euro, assolve perfettamente a questo fine: aumenta il Digital Payment, il Data Sharing tracciabile e sicuro, il “peer-to-peer” energetico, fino a costituire un virtuale “Hotspot” di connessione. Con un vantaggio: poter rendere tutto questo secondo un Protocollo europeo legato all'immatricolazione ed al mercato di destinazione del mezzo, condizione irrealizzabile in concreto per tutti gli altri terminali non iscrivibili in “Registri” ufficiali. Anche la prossima “rete 5G” deve assolvere contemporaneamente agli obbiettivi di maggiore domanda di connettività unita a maggior sicurezza e stabilità di rete. Ecco perchè l'Unione, mentre lavora a che la Rete “5G” evolva in modo ottimale, auspicabilmente con la contemporanea riduzione di altri supporti “IoT” in circolazione, guarda caso si è lanciata per prima a dichiarare un piano per l'accelerazione della Rete 6G. E guarda caso gli elementi che stanno destabilizzando le Cryptovalute e sui quali l'Unione Europea sta più massicciamente intervenendo sono proprio il potenziamento e la stabilizzazione della Rete di connessione Telefonia e Dati (approvvigionamento Materie fondamentali, supporto di Storage probabilmente da parte anche delle Gigafactory anche per la stabilità di un Cloud europeo dedicato), la garanzia di sicurezza e stabilità dell'approvvigionamento elettrico, la ricerca dell'autonomia energetica rispetto all'Import dall'estero. Questo è tutto abbastanza ridondato sinora dalle Istituzioni europee. Meno noto però è l'impegno assunto dalla UE a Davos per un programma dedicato a studio e produzione di microchips interamente europei. I vantaggi e la sicurezza dell'auto come “Smart Card a quattro ruote” Sempre nel test programmato con Amazon, Nexi, EPI e CaixaBank, si sta cercando di costruire un unico terminale di intermediazione per il Digital Euro per evitare la moltiplicazione di Carte, cellulari e PC. Su tutto questo la chiave di sicurezza dovrebbe consistere nelle Password Biometriche: molto presenti di già negli Smartphone ma con opzioni ridotte, e poco sicure sugli stessi, le password ed i sensori di rilevazione biometrica sono in pieno sviluppo nelle auto, almeno il 30% delle quali entro breve avranno sensori di rilevazione oculare, cardiaca, digitale e sonora. Perchè comunque la si possa considerare, ogni progresso ed evoluzione Cybernetica, telematica ed informatica porta con sé l'avvento di nuovi metodi di attacco. Ecco l'auto a cui pensa l'Unione Europea: vettore di trasporto, Client “peer-to-peer” per energy e Data Sharing, terminale di ePayment, hotspot per connettività, ma anche Ufficio e Server mobile nel nuovo concetto di Smart Working. Per chi se lo potrà permettere, nel mercato del nuovo. Non a caso, Vi anticipo di già il futuro prossimo delle Gamme auto ed il modello da scegliere senza timore di sbagliare, dopo il Suv. sarà il monovolume. Il futuro della UE per cittadini ed automobilisti? Pioveranno pietre Quand'ero giovane uscì un film: “Piovono Pietre”. Se potete, riguardatelo, e capirete il futuro dei cittadini europei nella nuova Unione. Scordate tutte le chiacchiere sulla pioggia di auto elettriche in arrivo sulle strade. In tema di auto, per gli europei si preparano solo nuove piogge di costi, tariffe, divieti, e problemi : tracciatura costante, meno valuta disponibile e variabile a seconda della produttività espressa in termini di creazione di valore aggiunto. Aumento dei flussi di immigrazione "lavorativa" giovane dall'estero; servizi di Welfare ed Healthcare più cari. Più soia in tavola e più materiale riciclato intorno a noi. Meno libertà ma soprattutto meno Social, che hanno ottenuto l'obbiettivo desiderato ed ora possono andare in pensione. Ci aspetta, è bene ricordarlo, una Unione non più Unione, che l'anno scorso - guarda caso - si è persino scordata di festeggiare gli 80 anni del "suo" Manifesto, quello di Ventotene. Questa è l'ultima parte ed è l'ultima riga di questo Post. Un caro saluto a tutti. Un addio ai Blog Dopo di che Vi dico sulle “pagine elettroniche” di un Blog che mi è caro - oltre che ben strutturato, a cura di un giovane amico davvero straordinario - che da oggi chiudo la mia esperienza di quasi 12 anni di pezzi sui Blog di Automotive. Mille motivi che non interessano a nessuno,ma chiudo con un solo messaggio agli amici automobilisti : faranno di tutto per togliervi soldi, sonno e serenità con la vostra vecchia auto. Se la amate, continuate a farlo. Soffrire per amore è a sua volta amore. Grazie di tutto, grazie a chi mi ha pazientemente ospitato in Rete. Un abbraccio a tutti. Per questo, perchè l'amore vero è quello che resta nel cuore anche dopo tanto tempo, dedico il mio ultimo Post di sempre all'amore di sempre, in ogni caso e nel bene e nel male. Ti voglio bene, Lucia. Riccardo Bellumori

In Europa, prima che la Cina diventasse Leader in tutto, tra i settori di eccellenza c’era anche la Logistica: un settore che vedeva nell’assortimento di mezzi, accessori e strumenti per movimentazione, immagazzinaggio, stoccaggio e catalogazione di merci e prodotti un vero e proprio laboratorio creativo; questo grazie ad un continente che a causa del suo territorio eterogeneo e variegato ha lanciato sfide al sistema industriale e commerciale per portare ai quattro angoli dell’Europa ogni tipo di bene e servizio. 

Quelle sfide sono state vinte al punto che i nostri leader europei della Logistica sono diventati anche Big mondiali.

Ma se c’è un settore dove l’Europa ha dimostrato di saper fare la differenza con i competitor statunitensi in primo piano è stato nel settore dell’Intermodale. Piano piano, affinando le tecnologie ed i supporti di controllo e programmazione, il mondo della movimentazione commerciale del Vecchio Continente ha saputo creare un piccolo gioiello organizzativo integrato tra trasporto aereo/navale/ferroviario/gommato di estrema efficacia.

Ma cosa è, in soldoni e in prima istanza, la logistica? E’ la filosofia organizzativa con la quale beni fisici e servizi virtuali viaggiano da un soggetto originario ad uno destinatario secondo un protocollo che permetta fondamentalmente di garantire massima fruibilità ed integrità dei beni movimentati, lungo un percorso ottimizzato che riduca distanze e tempistica, al fine di offrire al fruitore finale la necessaria e continuata disponibilità ed al produttore il minimo costo distributivo per il produttore. 

Tutt’altra cosa rispetto all’immenso Continente americano dove tuttavia proprio l’Europa – colonizzatrice – ha di fatto importato nel territorio popolato da etnie locali il criterio base della movimentazione di persone e merci. Criterio che l’esplosione del trasporto su rotaia misto a quello a cavallo ha poi perfezionato con la struttura delle “Sub-Urbe” create a ridosso di ogni stazione strutturata a supporto della rete ferroviaria.

 

Evidentemente l’Europa è “figlia d’arte” della storia millenaria del Mediterraneo, con il suo traffico commerciale, la tradizione marinara, lo scambio da e verso il granaio del mondo all’epoca in cui il mondo era solo l’Europa. La conservazione con sale o ghiaccio, i bastimenti e le carovane, lo stoccaggio delle merci e della produzione agricola. Tutto perfezionato, moltiplicato e velocizzato con la rivoluzione industriale, con il vapore come arcaica risorsa motrice per imbarcazioni e treni. 

E poi, con la grande rivoluzione della tecnologia endotermica e dei primi motori tutto il meccanismo si sublima in una escalation che ovviamente vede per diverso tempo, fino alla prima Guerra mondiale, l’affiacamento del cavallo e della navigazione “interna” (fluviale e lacustre). 

Non voglio fare una cronologia erudita della filosofia europea in tema di movimentazione e trasporto. Vorrei solo ricordare che tra le quattro chiavi di sviluppo della civiltà in senso didascalico storico non è possibile escludere proprio la “logistica” che in solido integra cultura, comunicazione, programmazione, sinergia, ottimizzazione, tecnologia, innovazione, socialità, urbanistica, pianificazione sociale, sviluppo professionale.

E tante altre cose.

Trasporto Merci nella UE: troppa “gomma” poco fiume, molto mare.

Ma la cosa più caratterizzante del binario tra logistica e trasformazione societaria in Europa è sempre stato il collegamento tra evoluzione del sistema generale della movimentazione commerciale e “spunti” che provenivano di volta in volta dal mondo sociale e tecnologico circostante.

Cosa c’entra la logistica con una piattaforma che si occupa di automotive? Beh, dopo l’excursus storico sociologico iniziale, uno dei passaggi chiave dell’interazione tra “gomma” emovimentazione merci e servizi’ è stato una costante per circa mezzo secolo: la “gomma” in Europa è stata prevalente, quasi incombente.

E da un lato ambientale e culturale non è stato propriamente un bene, per diversi motivi:

-Per un Continente che dipende grandemente dalle risorse energetiche petrolifere di importazione, diversi frangenti di crisi mondiale hanno riverberato su prezzi al consumo, criticità nel mondo dell’autotrasporto e su un globale “gap” che nel corso degli anni ha portato il sistema a “sedersi” un poco su se’ stesso e ridurre una spinta virtuosa verso la ricerca di soluzioni alternative allo stato di fatto; e questo ha senza dubbio accentuato le accuse sulla dipendenza fossile del sistema logistico europeo, e non senza ragione. Lo si capisce dalla serie di rivendicazioni sociali ed economiche troppo spesso opposte dal mondo dell’autotrasporto verso politica ed industriali;

-La navigabilità fluviale è rimasta un miraggio, visto che su un Dossier di Euractiv il trasporto merci sulle linee d’acqua dolce copre solo il 2% del totale movimentato contro il 24% detenuto dal trasporto stradale, il 5% a mezzo ferrovia, solo il 2% legato al movimento aereo e contro quasi il 67 mosso via mare: questo è oggettivamente un “minus” di tutto il sistema commerciale europeo, il ridottissimo utilizzo di una risorsa preziosa come i nostri fiumi europei; 

-Nel 2022, 3,5 miliardi di tonnellate di merci marittime sono state caricate/scaricate nei porti dell’UE. Questa quantità è aumentata dello 0,8% rispetto al 2021. I due porti più trafficati sono stati Rotterdam e Anversa-Bruges, rispettivamente con il 12,3% e il 7,3% del totale dell’UE. I 10 porti più trafficati rappresentano complessivamente il 37,3% del trasporto marittimo totale dell’UE. Tra questi 10, Danzica, Amsterdam, Trieste e HAROPA hanno registrato una maggiore quantità di merci movimentate nel 2022 rispetto all’anno precedente. Gli altri sei hanno registrato diminuzioni, le due maggiori in termini relativi sono state quelle di Valencia e Amburgo, con un calo rispettivamente del 7,1% e del 7,0%;

-Ed infine, conseguentemente, il carico di emissioni e il fabbrisogno di energia fossile ha penalizzato, soprattutto negli ultimi anni, il dibattito ecologista e la rosa di provvedimenti coercitivi da parte di Bruxelles.

Tutto questo è stato ieri, ed è oggi. Ma il problema è “domani”, perché a premere sulla Rete e sul tessuto di Imprese impegnate in Europa è non più il peso delle grandi Compagnie Aeree intercontinentali monopoliste del traffico sui cieli oltreoceano; e non è la presenza di operatori della logistica prevalentemente americani che comunque ci “fanno respirare” perché si affidano a filiali e operatori nazionali in ognuno dei Paesi europei con cui dialogano.

Il problema ora è, come per tutto il resto, un gigante come la Cina da un lato e la forza del WEB dall’altro: una sinergia soffocante che dal “porta a porta” dell’Ultimo Miglio e dell’Urban Delivery fino alla logistica portuale proietta una forza ed una presenza che, nel breve, tutti noi europei rischiamo di pagare pesantemente. Soprattutto perché non abbiamo allenato la concorrenza dal punto di vista dimensionale dei Gruppi operativi e perché abbiamo lasciato colpevolmente scoperte aree logistiche importantissime, dalle quali trarrà profitto il mondo degli operatori esteri.

 

 

La lista degli “orrori”: Ultimo Miglio, perchè la Cina dilaga?

 

Quali sono gli allarmi che ci sentiamo di sollevare? La logistica moderna è fortemente integrata con il mondo Automotive, dove soprattutto per vincere la sfida della decarbonizzazione e della compatibilità ambientale ed urbana non può bastare solo la vessazione discriminatoria, violenta ed arbitraria che le istituzioni fuorilegge e delegittimate di Bruxelles stanno opponendo al motore endotermico; ma occorre un nuovo paradigma di utilizzo condiviso e “di scopo” che permetta ai mezzi in circolazione di integrare l’utilizzo personale con il “non utilizzo” troppo spesso trascurato negli effetti comunque pregiudizievoli per l’ambiente e la collettività. Analizzare – in forma semplice e sintetica – il mondo della logistica serve anche però a segnalare in modo pubblico un cono d’ombra dove la UE si sta portando, trascurando colpevolmente di avviare finalmente e per la prima volta un contesto di analisi e revisione normativa (Regolamento Quadro in Europa), socio-economico (Contratto Lavorativo e protocollo dei diritti degli operatori di settore in Europa), ma soprattutto tecnologica (supporto della I.A., struttura tecnica/ICT/Cloud) per arrivare ad un vero e proprio paradigma di riferimento per una Blockchain europea della Logistica.

 

Dove è più forte il rischio Cerchiamo di essere didascalici segnalando i punti secondo noi critici settore per settore:

Sull’Ultimo Miglio la situazione comincia a diventare patologica: la serie e la gamma di quadricicli disegnati e realizzati in Cina per l’utilizzo logistico, di Delivery e professionale dentro i Centri Storici e le ZTL ha ormai firmato una condizione di monopolio palese sulla produzione di mezzi ideali, contro cui cercare o ricordare una possibile concorrenza da parte del prodotto nativo europeo è praticamente impossibile.

La stessa piega sta cominciando a prendere il target dei “minivan” targati, con modelli di lunghezza entro i quattro metri, dove l’industria europea offre ancora ottimi derivati commerciali dalle Passenger Cars, ma dove tuttavia la gamma “full electric” è praticamente omeopatica rispetto alla scelta che Cina e Asia possono offrire.

E, per finire, la gamma in costruzione di LCV entro i 35 Q.li vede il Dragone costruire offerte e modelli (endotermici, Hybrid, Full electric) che cominciano persino a vedersi sulle strade europee vincendo la concorrenza ingombrante delle pietre miliari della produzione continentale a marchio Ford, Volkswagen, Mercedes, Renault, PSA, FCA ed Iveco.

Ma vogliamo parlare anche della micromobilità che per il 99% si muove su dispositivi asiatici (monopattini, monoruota, e-bike, etc…)?

Vogliamo parlare del settore del Car e del Bike Sharing, prevedibilmente in rinnovata crescita in tutta Europa dopo una fase statica negli ultimi tre anni, dove sia la flotta potenziale che quella esistente sono popolate di soli mezzi asiatici?

Vogliamo infine parlare del sistema dell’Urban Delivery? 

Trasporto pesante su Gomma: i colossi cinesi a caccia del classico “Truck” occidentale

Un accenno al mondo Trucks: fino a ieri un dominio incontrastato dei Marchi Europei, oggi un feudo che l’industria asiatica può superare con Camion, Semirimorchi, Veicoli speciali e Pullmans: un mondo di modelli che oggi si presenta in veste multipiattaforma, multialimentazione, e soprattutto migliorata dalla sinergia produttiva avviata da anni con Marchi ed Allestitori di riferimento nel settore.

Sottovalutare la capacità e la forza tecnologica ed industriale asiatica solo alla luce di una superstizione ormai desueta secondo la quale i produttori di Trucks europei sono ancora il Benchmark di riferimento è una fesseria: i produttori asiatici non forniscono solo piattaforme o chassis motorizzati ma molto più strutturati forniscono soluzioni integrate per il monitoraggio, il controllo, la tracciatura e l’ottimizzazione dei movimenti di merci e mezzi; forniscono uno spettro di supporti ADAS proprietari ed una modularità industriale attraverso la quale possono allestire e proporre modelli e versioni per ogni esigenza. 

E questo è un aspetto da non trascurare: nella battaglia per la mobilità globale in Europa il Truck si sta “raffinando” sempre più come alternativa vettoriale per tratte che collegano sempre più spesso gli Hub aero-portuali con le destinazioni logistiche a contatto con Centri Urbani e macrostrutture commerciali. P er non parlare del comparto dei Pullman che sempre di più, per motivi aziendali, ambientali, ed economici, stanno sostituendosi alle auto private in una serie di attività di spostamento a scopo sociale e professionale. Il comparto Truck non vive peraltro di sostituzioni frequenti ma vive di post vendita che comporta assistenza, formazione, supporto tecnico. Su questo postvendita si basa un forte tessuto sociale ed una risorsa occupazionale importante.

Droni, Carrelli Elevatori, supporti di magazzino: C’era una volta l’Europa

La “logistica” tradizionalmente all’europea, quella in cui vi era un apporto umano rilevante, ha cominciato a trasformarsi repentinamente con l’avvento del Web, canale ideale per velocizzare le comunicazioni e ridurre ed ottimizzare timing e passaggi di movimento merci. Nulla di tanto rilevante rispetto all’arrivo dei primi network online di vendita e consegna finale come quelli che si sono materializzati prima con le piattaforme di e-commerce destinate ad essere finalizzate nella movimentazione attraverso Compagnie di Corriere Espresso o Corrispondenza postale privata; ma quello che è avvenuto da Amazon in poi ha dell’epocale, e del didascalico.

Amazon non crea nulla di quanto non sia già stato posto in essere a livello locale in ogni angolo del mondo, ma agisce su due livelli: 

-a livello “proprietario” estende ad un territorio globale e fondamentalmente decontestualizzato da confini nazionali un modello centralizzato che localmente veniva e viene gestito benissimo da attori che si muovono su aree e distanze minori: nel mondo (ma ancora più in Europa) erano e sono tuttora milioni i soggetti titolari di tutto il processo di filiera – dalla vendita al Delivery – capaci di gestire in prima persona la trattativa e l’accordo di vendita al Cliente con il successivo impegno di consegna attraverso mezzi propri e tempi e modi certi;

-a livello “funzionale” le piattaforme tipo Amazon hanno perfezionato attraverso il Web, l’e-payment, la tracciatura elettronica ed il Packaging tutto quello che molti operatori svolgevano in modalità network con partner terzi.

Ma il vero cambio epocale che potrebbe sortire effetti socio-culturali ed organizzativi sarà l’arrivo della I.A. e della Guida Autonoma con Droni nelle diverse filiere logistiche. Il tutto condito dalla necessità sempre maggiore di ridurre i costi; e questo comporterebbe, in caso di favore legislatico dell’Europa verso le estensioni di livello di Guida Autonoma ed all’accesso da parte IA ai dati ed alle abitudini dei clienti finali di una spedizione, una vera “piallata” di domanda occupazionale e soprattutto di utilizzo di mezzi di mobilità. Su tutto questo pesa però l’aspetto peggiore, cioè la delocalizzazione a strutture di impresa extra UE.

Senza contare la interazione tra mondo della movimentazione di magazzino ed automazione: Carrelli elevatori, scaffalature automatizzate, software di gestione logistica e di assortimento e giacenze rischiano fortemente di fare perno su soggetti identici e dunque per questo dominanti. Sul tema, però, Bruxelles è in silenzio solenne……Eppure il sistema della logistica italiana è fatta anche di professionalità in ambito ICT che porta Know How, tecnologia, impegno di risorse umane importante.

E, cosa ancora più importante, le attività legate alla logistica possono essere, a seconda di come sono regolamentate e supportate, un fattore di produzione di CO2 e di altri agenti inquinanti oppure, al contrario, agente importante per l’obbiettivo di decarbonizzazione.

Come mai l’attenzione e la polemica dalle parti di Bruxelles si sono polarizzate solo sul versante Automotive senza aprire un serio focus di analisi, prevenzione e innovazione globale in ambito logistico?

Dai Porti ai fiumi, la Cina è sempre più vicina

Altro aspetto “critico” nel panorama della logistica e dunque del patrimonio di mezzi dedicati a sovrintendere, è quello della movimentazione attraverso le vie d’acqua. I colossi cinesi che producono auto, ad esempio, sono titolari di flotte nautiche e di Skills per gestire le movimentazioni via mare e fiumi, ed in questo ancora una volta è la mancanza di massa critica delle Imprese europee che stona nel possibile scontro mondiale. Senza dimenticare la presenza anche in tema di azionariato e controllo dei capitali cinesi nei principali porti d’Europa.

Ovviamente, anche qui,  Voi lettori di settore Auto potete rimanere perplessi: navi chiamano “mare” e non auto, treni chiamano “Binari” e non ruote…..Ma la verità è che un sistema logistico moderno, amico dell’ambiente, sicuro e ottimale deve vedere nella integrazione intermodale (Corso d’acqua, rotaia, gomma, cielo) non una eccezione ma un vero e proprio protocollo in grado di guidare l’evoluzione costante.

Quali soluzioni? Una prima di tutte: promuovere da Bruxelles un modello di applicazione ideale, legittima e consentita della IA in ambito logistica e Delivery: permettere ai sistemi di Intelligenza Artificiale senza aver prima regolato i criteri di accesso, finalità della IA e soprattutto garanzia di trattamento dei Dati privati di ogni consumatore europeo. 

E poi sviluppare una seria legislazione europea su utilizzo Droni, su Guida Autonoma a fini commerciali ed i relativi limiti a garanzia di lavoratori e della sicurezza generale, mentre al momento la UE è ancora all’anno Zero di legislazione.

 

Ed ancora promuovere lo sviluppo di un piano continentale per agevolare lo studio, la produzione e l’allestimento da parte dei nostri Produttori di mezzi e soluzioni per i Delivery Urbani e per l’Ultimo Miglio. Questo si che sarebbe davvero un atto politico importante.

Riccardo Bellumori

Nuova Volvo XC70 2025: Anteprima

Volvo ha annunciato che la XC70 è il suo primo modello ibrido plug-in a gamma estesa. Progettata per soddisfare la domanda di ibridi plug-in a più lunga autonomia in Cina, la XC70 è costruita sulla Scalable Modular Architecture (SMA) dell’azienda e si dice che possa fornire un’autonomia elettrica pura fino a 200 km secondo il generoso standard cinese CLTC.

L’azienda non fornisce molti dettagli, ma un ibrido plug-in ad autonomia estesa (RE-PHEV) implica che un motore elettrico alimentato da una batteria azionerà le ruote anteriori. Nel frattempo, il range extender, che è un motore a combustione interna, interviene quando lo stato di carica della batteria scende al di sotto di un certo punto. Il Mazda MX-30 R-EV è un esempio di questo sistema.

“Grazie all’autonomia elettrica estesa e alle capacità di ricarica rapida, la XC70 consente di affrontare la maggior parte degli spostamenti quotidiani senza emissioni di gas di scarico e a costi inferiori, mentre l’efficiente motore a combustione offre libertà e flessibilità per i viaggi più lunghi. Ciò significa che potrete percorrere distanze maggiori senza preoccuparvi di ricaricare o fare rifornimento. Insieme alla sua versatilità, che offre spazio e comfort per tutti i passeggeri, la XC70 è un’auto per ogni tipo di viaggio”, ha dichiarato Volvo nel suo comunicato ufficiale.

Il nome XC70 non è nuovo per Volvo e in passato è stato utilizzato per rinominare la versione Cross Country della V70 di seconda generazione (chiamata V70 XC) per armonizzarla con la XC90 originale nei primi anni 2000. Il modello rinato che vedete qui sembra continuare quell’eredità e viene presentato come “un’auto familiare versatile, pronta per ogni tipo di avventura”.

Apparentemente più grande e più spaziosa della XC60, la nuova XC70 presenta elementi di design già visti su modelli Volvo recenti come la EX90 e la XC90 rinnovata. Nella parte anteriore, si trovano le luci diurne a LED Thor’s Hammer, simbolo del marchio, incastonate sopra i fari principali con tecnologia LED a matrice.

IL SUV VOLVO

Quest’ultimo è evidenziato da piccole barre luminose ed è visivamente collegato alla grande griglia oscurata con otturatori attivi. Di profilo, la XC70 sembra avere una silhouette più slanciata rispetto alla più grande XC90, con un lunotto fortemente inclinato. Per quanto riguarda il posteriore, ci sono luci posteriori a forma di C che si estendono nel portellone e lungo il finestrino. Il badge “AWD” accanto all’emblema del modello indica che sarà offerta una configurazione a trazione integrale.

“La Volvo XC70 segna il nostro ingresso strategico nel segmento dell’ibrido plug-in a gamma estesa, un ponte perfetto verso la completa elettrificazione. Ci consente di mantenere e sviluppare un portafoglio prodotti equilibrato, offrendo al contempo un’alternativa molto interessante ai clienti che non sono ancora pronti per le auto completamente elettriche. Questo è anche un esempio di regionalizzazione, in cui ci adattiamo alle esigenze del mercato locale”, ha dichiarato Hakan Samuelsson, presidente e CEO di Volvo Cars. Ulteriori dettagli sulla nuova XC70 saranno rivelati nei prossimi mesi, quindi rimanete sintonizzati.

Nuovo motore ibrido per Renault Captur e Symbioz

Renault ha aggiornato le versioni ibride delle sorelle crossover Captur e Symbioz: il motore a benzina da 1,6 litri è ora sostituito da un motore da 1,8 litri, la capacità della batteria di trazione è stata aumentata e le principali caratteristiche prestazionali sono state migliorate.

L’attuale crossover subcompatto Renault Captur di seconda generazione, costruito sulla piattaforma modulare CMF-B, è disponibile dal 2019, è stato sottoposto a un restyling programmato la scorsa primavera e in quell’occasione ha fatto il suo debutto il fratello maggiore chiamato Symbioz, che è essenzialmente una Captur con una poppa maggiorata. Entrambi i crossover hanno appena ricevuto un nuovo propulsore ibrido E-Tech 160 al posto del precedente E-Tech 145, che ha debuttato nel 2020. È interessante notare che questo powertrain aveva anche una versione plug-in, l’E-Tech Plug-In 160, ma a causa del suo costo elevato non ha preso piede sul mercato; la Captur l’ha persa nel 2023, ma il normale ibrido plug-in ha avuto molto successo.

All’inizio di quest’anno è stato lanciato sul mercato europeo il crossover compatto Dacia Bigster (anch’esso figlio della piattaforma CMF-B), che ha fatto debuttare il powertrain ibrido di seconda generazione di Renault, e ora anche Captur e Symbioz lo hanno. Il layout di base del gruppo propulsore non è cambiato, ma tutti i componenti chiave sono stati aggiornati. Al posto di un motore a benzina da 1,6 litri con iniezione distribuita ora viene utilizzato un motore da 1,8 litri a iniezione diretta, che produce 109 CV e 172 Nm contro i 94 CV e 150 Nm del motore da 1,6 litri.

Al motore a benzina sono collegati un generatore di avviamento da 15 kW (20 CV) e un motore di trazione elettrico da 36 kW (49 CV); il motore di trazione elettrico è integrato in un cambio automatico multimodale a tre alberi e 4 velocità con frizioni a camme al posto dei tradizionali sincronizzatori a disco; questo cambio è ora più morbido e veloce. Tutta la potenza viene inviata alle ruote anteriori. La capacità della batteria di trazione da 230 volt situata sotto il pavimento del bagagliaio è stata aumentata da 1,2 a 1,4 kWh.

DATI TECNICI E MOTORI

La potenza massima combinata del propulsore è aumentata da 143 a 160 CV, grazie alla quale Captur tocca ora i primi cento in 8,9 secondi, Symbioz – in 9,1 secondi invece dei precedenti 10,6 secondi, mentre il consumo di carburante è stato ridotto da 4,7 a 4,3 litri/100 km e le emissioni di CO2 sono state ridotte di circa il 40% a 98-102 g/km. Il nuovo propulsore ha anche aumentato il peso trainabile da 750 kg a 1.000 kg e ha portato un selettore del cambio automatico più compatto sulle berline Captur e Symbioz.

Il crossover Renault Symbioz ha anche una versione junior, mild-hybrid, con motore turbo benzina da 1,3 litri (140 CV, 260 Nm), generatore di avviamento a 12 volt, cambio manuale a sei rapporti e trazione anteriore. La batteria tampone di questa versione si trova sotto il sedile del passeggero anteriore, non nel bagagliaio. Questo crossover accelera a 100 km/h in 11,2 secondi e in Germania costa 28.500 euro.

La Renault Symbioz E-Tech 160 ibrida costa in Germania da 33.100 euro, la Renault Captur E-Tech 160 simile – da 28.250 euro.

Nuova BYD Dolphin 2025: il Restyling

La BYD Dolphin restyling arriva all’Auto Shanghai 2025.

Lanciata in Cina a marzo, la nuova hatchback elettrica non solo riceve aggiornamenti stilistici, ma anche la suite di funzioni ADAS God’s Eye C (DiPilot 100) dell’azienda.

In patria, il Dolphin viene venduto a un prezzo compreso tra 99.800 e 125.800 yuan, con tre versioni disponibili.

L’opzione base è dotata di una batteria Blade al litio ferro fosfato (LFP) da 45,12 kWh che garantisce un’autonomia CLTC fino a 420 km e alimenta un motore elettrico anteriore da 95 PS (94 CV o 70 kW) e 180 Nm di coppia per un tempo di 0-50 km/h di 4,3 secondi.

La Fashion Edition di medio livello (109.800 yuan) ha la stessa batteria dell’opzione base, ma il motore elettrico è potenziato per fornire 177 CV (174 CV o 130 kW) e 290 Nm. In questo modo il tempo di percorrenza da 0 a 50 km/h scende a 3,5 secondi, anche se a scapito dell’autonomia che sale a 410 km.

Al top c’è la Knight Edition con una batteria più grande da 60,48 kWh e una potenza ancora più elevata di 204 CV (201 CV o 150 kW) e 310 Nm. Il tempo da 0 a 50 km/h è identico a quello della Fashion Edition, ma l’autonomia sale a 520 km grazie alla maggiore capacità della batteria.

Tutti e tre i propulsori supportano la ricarica in corrente alternata a un massimo di 7 kW, mentre la ricarica rapida in corrente continua di picco porterà le batterie dal 30 all’80% in 25 minuti. La batteria più piccola è in grado di gestire un input di corrente continua fino a 80 kW, mentre quella più grande è in grado di assorbire 110 kW.

BYD vende in Cina sia il vecchio che il nuovo Dolphin, il primo dei quali è di dimensioni più piccole rispetto alla versione internazionale che abbiamo qui in Malesia. Mentre il nostro Dolphin pre-facelift misura 4.290 mm di lunghezza, 1.770 mm di larghezza, 1.570 mm di altezza e ha un passo di 2.700 mm, quello cinese è più corto di 165 mm in termini di lunghezza complessiva, ma mantiene le altre dimensioni.

Il Dolphin rinnovato in Cina è più grande dell’equivalente precedente: misura 4.280 mm di lunghezza, 1.770 mm di larghezza, 1.570 mm di altezza e ha un passo di 2.700 mm. Il nuovo modello si riconosce per il frontale più slanciato, caratterizzato da fari ridisegnati e da un nuovo paraurti anteriore con barriere d’aria e presa d’aria centrale riprofilate.

Nella parte posteriore, si trovano nuovi fanali posteriori a forma di onda che si vedono anche sulla Seal 06 GT e un nuovo design del paraurti posteriore con finte prese d’aria che si incontrano con riflettori montati orizzontalmente.

INTERNI E TECNOLOGIE

Altre modifiche si trovano all’interno, tra cui un quadro strumenti digitale da 8,8 pollici, più grande della precedente unità da 5 pollici. Il touchscreen da 12,8 pollici è stato mantenuto, anche se non ruota più e mantiene un orientamento orizzontale fisso.

La nuova console centrale è dotata di portabicchieri più grandi e di una base di ricarica wireless posizionata più avanti rispetto al passato. Anche il cassetto portaoggetti aperto sotto il touchscreen è stato sostituito (ora sembra essere coperto), mentre la manopola del cambio è ora una barra montata sulla colonna vicino al nuovo volante della Seal precedente all’aggiornamento.

A seconda della variante, BUD Dolphin restyling è dotata di sospensioni posteriori a trave di torsione o a quattro barre e di cerchi da 16 o 17 pollici. Tra gli altri equipaggiamenti disponibili figurano sei airbag, supporto per chiavi auto NFC, sei altoparlanti, tetto panoramico, frigorifero, sedili anteriori motorizzati con funzioni di ventilazione e riscaldamento, fari a LED, servizi connessi e climatizzatore automatico con filtro dell’aria PM2,5 e bocchette posteriori.

Le funzioni ADAS si avvalgono di una serie di sensori identici per tutte le varianti, tra cui cinque radar a onde millimetriche e 12 telecamere. Queste funzioni consentono di attivare funzioni come la navigazione ad alta velocità con pilota automatico (HNOA), l’assistenza al cambio di corsia, il cruise control adattivo, l’assistenza agli abbaglianti, il parcheggio automatico, il parcheggio a distanza, la frenata d’emergenza autonoma, l’avviso di traffico trasversale posteriore e la frenata, il monitoraggio dell’angolo cieco, l’assistenza al cambio di corsia e altro ancora.