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La Cina risponde a Trump: dazi del 34% sulle auto

La Cina non ha perso tempo nel rispondere ai dazi reciproci annunciate dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump mercoledì (2 aprile 2025). Venerdì (4 aprile), la Cina ha annunciato una tariffa aggiuntiva del 34% sui beni importati dagli Stati Uniti, eguagliando l’aliquota tariffaria imposta dagli Stati Uniti.

Tuttavia, la vera tariffa che gli Stati Uniti stanno imponendo alla Cina è del 54% perché si aggiunge al 20% già annunciato in precedenza. Secondo Bloomberg, la tariffa media della Cina sulle merci statunitensi era del 17,8%, inferiore al 32,8% imposto dagli Stati Uniti sulle merci cinesi.

“Questa pratica degli Stati Uniti non è in linea con le regole del commercio internazionale, mina seriamente i diritti e gli interessi legittimi della Cina ed è una tipica pratica di bullismo unilaterale”, ha dichiarato in un comunicato la commissione tariffaria del Consiglio di Stato cinese.

CINA VS USA

I dazi del 34% che la Cina sta imponendo agli Stati Uniti entrerà in vigore a partire dal 10 aprile.

Inoltre, la Cina ha aggiunto 11 società americane alla sua “lista di entità inaffidabili”, che ora sono soggette ad azioni punitive. Sono stati inoltre imposti controlli sulle esportazioni a 16 aziende americane per proibire l’esportazione di prodotti cinesi a doppio uso (beni che possono essere utilizzati sia per applicazioni civili che militari). Ma non è finita qui: la Cina ha anche introdotto controlli sulle esportazioni di sette tipi di minerali di terre rare negli Stati Uniti.

La ritorsione della Cina contro l’ultima tornata di dazi statunitensi è di più ampia portata rispetto a quanto fatto in precedenza. A febbraio, la Cina aveva risposto al primo round di dazi di Trump tassando i macchinari agricoli, le auto di grossa cilindrata e i pick-up. Inoltre, alcuni tipi di carbone e di gas naturale liquefatto (LNG), insieme al petrolio greggio, sono stati soggetti a tariffe.

In seguito alla ritorsione tariffaria della Cina, Trump ha utilizzato la sua piattaforma di social media – Truth Social – per dire che la Cina “ha giocato male” e che “si è fatta prendere dal panico”. Ha anche giurato che le sue politiche economiche “non cambieranno mai”, riporta Bloomberg.

Con Cavauto alla scoperta del mito Chevrolet Corvette

Origgio, Varese: una perfetta location di presentazione di auto da sogno; protagonista una
famiglia di imprenditori appassionati ed impeccabili, direi proprio – persino – persone
davvero perbene, prerogativa che nel mondo degli affari non guasta ma è sempre più rara;
e, aggiungo, esempio ancora più raro di testimonianza viva di quel Nordest che non si è – per grazia del cielo – rimbecillito dopo l’eccesso di politica farlocca che purtroppo ha reso tanta parte della metaforica “Padania” una sbiadita allegoria di quella tradizione industriale
ed artigianale che ha fatto davvero di questa zona d’Europa – per almeno un quarto di secolo – il Giappone d’Occidente.
E, consentitemi la divagazione, esempio di questo si era appena consumato a poca distanza dalla location che Vi descriverò tra breve: tra Origgio e Schiranna corrono poche decine di chilometri, verso quella torre con l’Elefantino ed il numero Uno della Cagiva che per anni ha fatto di questa provincia un piccolo impero motoristico mondiale. Oggi, per la cronaca, di quel ricordo resta…nulla, con la torre abbattuta dalle ruspe pochi mesi fa.
Da ex, molto vecchio ed appassionato Cliente della Cagiva di quaranta anni fa, questo sfogo
me lo sono consentito.
Ben diversa l’aria e la prospettiva nella sede – bellissima ed ospitale – che ha fatto da cornice ad Origgio di una presentazione prestigiosa di un Brand leggendario, promosso e
distribuito da una famiglia di imprenditori a loro volta prestigiosi.
La famiglia Cavarzan: Hermes, Riccardo, Andrea, in breve “Cavauto”, Dealer di auto di
prestigio, e non solo, nella Brianza; persone disponibili e cortesi con tutti, accoglienti ed ospitali, hanno reso un evento formale di presentazione di auto nuove in un momento per condividere passione, emozione e piacere di rappresentare un Brand unico, esclusivo come Corvette che è anche perfettamente complanare alla capacità e visione commerciale di “Cavauto” che, non dimentichiamo, ha una storia di distribuzione di prestigio dall’America arrivando ad importare in anteprima il marchio “Hummer” nel 2003.
CAVAUTO, Distributore unico ufficiale per l’Italia del Brand Chevrolet (per effetto del mandato unico conferitogli dalla HEDIN Sport Car, che distribuisce a sua volta in esclusiva sul territorio europeo i Marchi del Gruppo General Motors), è stato dunque
l’organizzatore protagonista della kermesse di presentazione di Chevrolet Corvette E-Ray; e
nell’occasione ha permesso di “toccare con mano” anche le altre prestigiose cugine della
nuova Corvette Hybrid e All Wheel Drive: la “Stingray” e la “Z06”; tutte e tre le moderne
“Vette” erano osservate da una vera figura patriarcale della dinastia, la serie “C2” in evoluzione stilistica con i doppi fari all’anteriore del 1962, colei che (dopo la prima versione già di per sé dirompente con la carrozzeria “spider” in vetroresina) aveva davvero
impresso per la prima volta nella storia di Corvette l’iconografia non tanto di un modello sportivo ma della stessa sportività Made in USA.

La nuova E-Ray si presenta nel “D.Day” (Duty Day) di Donald Trump

Visto che le sfide non sono mai abbastanza per la famiglia Cavarzan, in campo da quasi
45 anni, dobbiamo in primis a loro anche la presenza commerciale in Italia di “MILITEM”:
un Marchio di capacità artigianale capace di rivoluzionare i canoni classici di un prodotto specifico come quello “fuoristrada”: Jeep e PickUp RAM – cioè i simboli Made in USA del settore in ambito mondiale –vengono esaltati nelle versioni in tiratura limitata ed esclusiva di questa Factory che introduce nel Vecchio Continente la moda tipicamente americana di
rendere PickUp e mezzi originariamente da lavoro come delle vere ammiraglie da
rappresentanza; e scusate se non uso la semplice parola “rivenditori”, visto che per capacità
e qualità del rapporto con il Cliente la “CAVAUTO” più che un consulente è un vero e proprio Personal trainer di Clienti che vengono avvicinati a dimensioni alternative della bella meccanica e guida emozionale.
L’occasione inaugurale scelta per la presentazione della nuova Gamma “Corvette” per l’Italia – insieme al Brand management per Europa ed Italia di General Motors – ha
simbolicamente e forse involontariamente coinciso con il giorno più determinante da diversi
anni a questa parte per le dinamiche del commercio Mondiale: era nell’aria il “D.D.Day”
(Donald’ Duty Day”, del Presidente americano Trump) in cui sarebbero stati annunciati i nuovi Dazi commerciali verso le importazioni di beni e servizi dal mondo verso gli Stati Uniti, e la griglia di nuove sovrattasse presentate dal Presidente in persona ha davvero
impressionato l’Opinione Pubblica che ha commentato in varie forme e sentimenti l’iniziativa.
Evidentemente colpisce – per alcune aree commerciali o Nazioni (Unione Europea, Cina,
Messico, Canada) – il peso dei nuovi dazi all’importazione giustificati in modo variopinto e molto poco formale da Trump e suoi collaboratori; ma soprattutto è universalmente apparso
poco coerente e ragionevole il tono didascalico del Presidente USA nel presentare i Dazi come elemento di ri-equilibrio rispetto allo svantaggio competitivo che Trump ha alla fine
dichiarato a carico indiscriminato sulle spalle della povera – presunta – America che in questi decenni avrebbe finanziato la crescita del resto del Mondo.
Inutile commentare, tanto per ricordare disastri globali di cui ancora paghiamo gli effetti, con la evidenza che le “pandemie” storiche in tema finanziario e speculativo sono sempre e solo partite dal continente americano: Crisi del ’29, il Venerdì nero di Wall Street del 1987, ed infine il “Crack Lehman” che ha fatto esplodere la bolla finanziaria più grave da quaranta anni a questa parte e di cui ancora si sentono le conseguenze.
Ma inutile al momento persino recriminare: evidentemente nel 2025 le crisi internazionali,
le sfide climatiche, l’apertura dei nuovi mercati protagonisti asiatici sulla scena internazionale ha dato la prova quasi definitiva che il “W.T.O” e lo smantellamento dei
vincoli doganali sono entrambi delle allegorie, e che il mondo deve ricostruire un assetto che cancelli i totem fin troppo facilmente ventilati come grandi conquiste del commercio globale e che riscriva delle regole troppo spesso valide solo quando, tempo fa, era l’Occidente ad essere protagonista nel mondo.
Come e quanto – in ipotesi – potranno pesare anche sul costo di produzione della Corvette
la serie di dispositivi, accessori, componenti e semilavorati che provengono dalle sedi di
eccellenza motoristica europea ed internazionale? E in caso di ritorsione e di “contro-dazi”
europei verso i prodotti americani, di quanto potrebbe aumentare il prezzo finale di questa famiglia di “Corvette”? Beh, ovvio che fino al momento in cui scrivo questo Post non si può definire nulla, se non il conseguente effetto – come appena spiegato – sui listini dei fornitori
europei ed internazionali che partecipano con la loro tecnologia alla produzione della attuale
Gamma Chevrolet Corvette. Nulla di più e di specifico si può dire al momento sui prezzi al pubblico proposti per la famiglia attuale della iconica sportiva Chevrolet, con tre sole considerazioni molto positive sulle dinamiche commerciali:
– la prima, che ogni Corvette venduta fino ad oggi ha sempre rivalutato le proprie
quotazioni storiche diventando un must per i collezionisti che beneficiano di una immagine
sempre in crescita positiva e di una riconoscibilità del prodotto e del Brand in ogni angolo
del mondo;
– la seconda, che Corvette offre da sempre all’acquirente un “Value for Money” inarrivabile dalla serie di potenziali concorrenti, in primis con quelle tedesche che, apparentemente a parità di listino di partenza con le “Corvette”, finiscono per costare molto di più con l’aggiunta di accessori a richiesta che tradizionalmente sulla supercar Chevrolet sono già di serie;
– la terza, che non stona mai, è che la meccanica della Corvette come da tradizione
americana è indistruttibile e dura nel tempo.
Ma torniamo alla presentazione della nuova Corvette declinata in tre allestimenti/versioni
presenti nell’esposizione rivolta agli invitati: Z06, Sting Ray ed E-Rey. Quest’ultima era la vera “Guest Star” dell’evento e della evoluzione di Gamma della Corvette sul mercato.

Chevrolet Corvette: una storia che parte davvero da lontano

Nasce con la serie “C1” nel 1953 disegnata dal mitico Earl con carrozzeria straordinariamente “europea”, spider, snella e compatta in fiberglass. Motore iniziale da 3,9
litri a sei cilindri, ma due anni dopo le proteste dei più sportivi genera l’opzione del V8 da 4300 cc e quasi 200 cv. Nel 1962 arriva la versione iconica del V8 da 5400 centimetri cubi e
potenza fino a 360 cv.
Finalmente con la seconda generazione C2 arriva nel 1962 la carrozzeria con abitacolo
chiuso, e nasce la leggenda della Sting Ray: fari a scomparsa, disegno del lunotto sdoppiato,
con quel volume di coda nato davvero da un processo onirico. Il V8 5,4 litri tocca i 375Cavalli, ed esattamente 60 anni fa arriva il colossale motore da sette litri e 435 cavalli.
La terza serie che nasce nel 1967 ha ormai cristallizzato, con le precedenti due serie, la
leggenda della Corvette soprattutto per la nascita di un intero settore di mercato in Europa (ed America) dove le Gran Turismo cominciano ad infiammare gli animi e la televisione riporta da ogni latitudine i confronti in pista tra Marchi (Ferrari, Jaguar, Aston Martin, Bizzarrini, Iso Rivolta,etc..) ma anche tra diverse scuole, quella italiana a confronto con quella inglese e la scuola continentale europea contro quella americana.
Nel frattempo è nata una leggenda nella leggenda: dentro la dimensione di Corvette
Granturismo, capace di riscrivere i canoni della sportività americana, il “Big Block” Chevy da 5400 cc. diventa un vero e proprio must in Europa per muovere le GT artigianali di grande lustro che nascono soprattutto in Gran Bretagna e Italia: Iso Rivolta, Intermeccanica,
Bizzarrini ma anche Bristol ed altre si contendono il celebre “327 pollici” che segna il benchmark di settore sia su strada che su pista.
I veri sportivi cercano lo Chevy, ed in alternativa subordinata il glorioso Ford serie Cleveland. Ogni altro tentativo di piccoli costruttori con motori Buick o Pontiac, o peggio Chrysler e Dodge, torna tristemente al mittente.
Nel 1983 nasce la quarta generazione della Corvette, la C4 che deve esorcizzare la crisi
energetica anni Settanta che ha pesato sulla serie precedente: più “turistica” e rivolta ad un
pubblico più “executive” e meno agonistico, la C4 affronta i nuovi limiti di consumo voluti dal Governo Reagan. Dopo anni torna la Convertibile, arriva una versione supersport chiamata ZR-1 e nel 1996 arriva la serie celebrativa del 40 anniversario della nascita della dinastia.
La quinta generazione (C5) e la sesta (C6) sono serie di evoluzione e passaggio rispetto a canoni storici della Corvette: la C6 ad esempio torna ad avere i fari “a vista” e non più a scomparsa, e nel 2003 arriva la “Cinquantesimo anniversario” e tutto sommato le due serie
sono un buon successo commerciale.
La settima generazione di Corvette arriva nel 2013 e riprende la denominazione di “StingRay” nata circa mezzo secolo prima. Il V8 arriva a 455 Cv, e sulla versione
ipersportiva “Z06” arriva a 650 Cv con la sovralimentazione. La “ZR1” infine, da 6200 cc e 755 Cavalli diventa la Corvette più veloce di sempre con 340 Km/h.
La “C8” arriva poco prima del Lockdown che stravolge il mondo, ed è a sua volta un evento
m sconvolgente per la storia della Corvette con la prima volta del motore posteriore centrale
disponibili per il cliente.
Senza dubbio è una serie pensata molto più fortemente delle m precedenti per il mercato
europeo ma anche per gli asiatici ed i Clienti emergenti dove la contrapposizione con i modelli sportivi iconici a motore posteriore è stata sino a quel momento un problema per la
Corvette.
E siamo alla presentazione promossa da “Cavauto” con la “E-Ray”.
E-Ray: Corvette + Hybrid + AWD = Passione e sentimento abbracciano il futuro Motore V-8 da 6,2 litri con 495 cavalli e 637 Nm di coppia all’asse posteriore; motore
elettrico da 160 cavalli e 170 Nm sull’asse anteriore per una potenza combinata di 655 cavalli (pacco batteria da 1,9 kWh posto sotto il tunnel centrale); cambio automatico a doppia frizione a otto velocità, ma soprattutto trazione integrale per graffiare l’asfalto in
modalità totale; ed ecco dunque una accelerazione da 0 a 60 mph in circa 2,5 secondi (nonostante supporto elettrico e batteria alzino il peso di E-Ray di circa 150 Kg rispetto alla Z06) e il famigerato “Quarto di miglio” in 10,5 secondi a 130 mph.
Disponibile sia in corpo vettura coupé che in allestimento convertibile, la “Corvette E-Ray –
eAWD” è affiancata già adesso da due cugine iconiche ed ugualmente pronte a diventare un benchmark di mercato nell’immediato futuro: la “StingRay” e la “Z06”.
“Stingray” ha compiuto, come sigla e versione speciale della Corvette, il suo 60° anniversario nel 2022: equipaggiata dal monoblocco “LT2” da 6.200 cc e 482 Cv con
iniezione diretta ed “Active Fuel Management con disattivazione parziale della combustione nei cilindri per metà bancata (la evoluzione del precedente sistema “DoD: Displacement on Demand” che permette in fase di carico ridotto di funzionamento di chiudere l’alimentazione appunto di un numero pari fino alla mezza bancata di una architettura a “V”
per risparmiare carburante. Sempre in tema di raffinatezze tecniche ricordo il sistema
storicamente adottato proprio negli “Small Block” Chevy dello spruzzo diretto e temporizzato di olio nella parte interna del mantello dei pistoni per abbassarne la temperatura: davvero una raffinatezza che distingue nei V8 della Corvette l’origine sportiva
e pistaiola. Nella presentazione statica della location di Origgio, la “Stingray” visibile in un
bellissimo ed accattivante colore esterno grigio scuro accompagnato dal nero brillante delle modanature e delle feritoie di ingresso aria mostrava la configurazione “aperta” che – sperando di non offendere i puristi –io definisco “Targa”.
Insieme ad E-Ray e “Stingray” era presente anche la sportivissima “Z06” con il celebre monoblocco “LT6” da 5500 cc, DOHC e sistema VVT DI. Quattro valvole per cilindro, quasi 650 Cavalli e nessuna soggezione verso le concorrenti modenesi, bolognesi o bavaresi di turno.

Corvette Z06 esprime la sportività senza compromessi dell’animalesco V8 che la spinge, accompagnando tutto con una cura costruttiva ed una razionalità agonistica che
ovviamente non trascura la presenza della componentistica di riferimento in campo sportivo.
Anche Z06, dunque, si affianca come un cameo perfettamente incastonato nella Gamma
Chevrolet Corvette per Italia ed Europa da qui al prossimo futuro. Dazi o non dazi, la
Corvette torna protagonista. Si rinnova, si modella sulle esigenze ancora più globali della guida sportiva, ma non perde certo sé stessa. Rimane sempre e comunque la stella del firmamento motoristico Made in USA. Per i più fortunati che potranno permettersela, un
consiglio: stavolta non lasciatevela scappare.
Riccardo Bellumor

Nuovo motore ibrido Nissan e-Power

Nissan si sta riprendendo dalla crisi finanziaria con una serie di nuovi modelli, alimentati da motori elettrificati rivisitati.

Uno di questi è una nuova versione di terza generazione del sistema ibrido e-Power, che alimenterà la prossima generazione di X-Trail negli Stati Uniti (dove si chiamerà Rogue) e la Qashqai in Europa.

In vista del suo debutto in Europa nel prossimo anno finanziario, la casa automobilistica giapponese ha dato la possibilità ad alcuni media selezionati – tra cui Autocar – di provare il sistema, che presenta numerosi miglioramenti volti a renderlo più efficiente e raffinato.

Gran parte di questi miglioramenti sono dovuti a un nuovo motore a tre cilindri turbo da 1,5 litri, basato sulla stessa architettura del vecchio VC-Turbo, ma riadattato per ottimizzarne l’efficienza come generatore. Il sistema e-Power fa ora funzionare il motore a un regime più basso per aumentare l’efficienza termica, riducendo il consumo di carburante con il beneficio collaterale di ridurre la rumorosità e le vibrazioni. Nissan dichiara una significativa riduzione del rumore di ben 5,6 dB.
Questo tre cilindri turbo è abbinato a un nuovo motore elettrico che incorpora gli insegnamenti dei veicoli completamente elettrici di Nissan. Il componente elettrico è un sistema “cinque in uno” che combina motore, generatore, inverter, moltiplicatore e invertitore, riducendo le dimensioni e rendendolo più reattivo.

DATI TECNICI

Tuttavia, ciò non significa che la potenza sia nettamente superiore e, sebbene il motore da 204 CV/330 Nm sia superiore di 14 CV rispetto a quello dell’attuale Qashqai, la sua potenza è identica a quella dell’attuale X-Trail e-Power. Il principale beneficiario è invece il consumo di carburante, con Nissan che dichiara una riduzione del 15% alle alte velocità e del 9% in generale rispetto a un sistema e-Power equivalente di seconda generazione.

Il sistema e-Power di terza generazione di Nissan debutterà quest’anno sul Qashqai, ma la sua prima applicazione in un veicolo completamente nuovo sarà il già citato X-Trail di quinta generazione nel 2026.

Il prossimo Nissan Qashqai sarà invece una versione aggiornata del modello attuale, dato che il suo successore elettrico è stato rinviato a causa del calo della domanda di veicoli elettrici.

La Picchio e il sogno di Giotto Bizzarrini

Terza puntata della Videostory Autoprove sulla Picchio.

Il Marchio artigianale di Supercar sportive da pista e stradali ci presenta la sua origine con Giotto Bizzarrini.
Tanti aneddoti esclusivamente ed inediti raccontati dalla voce narrante di una memoria storica. Il fondatore della Picchio Francesco Di Pietrantonio. Un reportage unico, umano e straordinario, di una avventura imprenditoriale fatta di coraggio e amicizia oltre che di passione.

Come sono nati i prototipi che Giotto ha pensato per la Picchio? Quale rapporto umano ha legato Giotto con i suoi “allievi” Imprenditori? Potete scoprirlo in un video che, crediamo, possa diventare un repertorio di importanza storica.

Nuovo Mazda CX-6e 2026: Anteprima Rendering

Questa settimana sono apparse sul web le prime foto spia dei prototipi del nuovo Mazda CX-6e.

Grazie a questi rendering degli amici di Kolesa.ru abbiamo la possibilità di farci un’idea di come sarà.

Poco meno di un anno fa, in Cina sono state presentate in anteprima una EZ-6 softback di serie e la concept crossover Arata. Anche quest’ultimo diventerà presto un veicolo di serie, i cui prototipi sono stati avvistati dai fotografi spia qualche giorno fa. Probabilmente, in Cina si chiamerà EZ-60 e nella versione europea CX-6e. Sempre alla fine del mese scorso, sono stati pubblicati dei teaser ufficiali che mostrano alcune caratteristiche dell’imminente novità.

Rendering Kolesa.ru

LO STILE UNICO

Il crossover manterrà le proporzioni del concept, che riprendono anche alcuni altri modelli di produzione Mazda, come la Mazda 3 hatchback di ultima generazione e il CX-30 parketnik. Praticamente invariate rimarranno le originali luci di marcia a LED nella parte anteriore, che incorniciano la griglia (o meglio, il tappo al suo posto). L’ottica della novità è separata, i blocchi principali dei fari, integrati nel paraurti, saranno leggermente più grandi rispetto al concept. Secondo le informazioni preliminari, il donatore della nuova Mazda sarà il crossover cinese Deepal S07, che si nota, in particolare, per le simili maniglie delle porte a scomparsa. Le porte stesse, come nel modello cinese, saranno prive di telaio. Anche la parte posteriore è quasi identica al concept, tranne che per il design del paraurti posteriore, uno spoiler più semplice sopra il lunotto e un nuovo tergicristallo.

DATI TECNICI E MOTORI

Il nuovo crossover Mazda sarà completamente elettrico, costruito sulla piattaforma modulare EPA1 di Changan. Questa piattaforma è utilizzata anche dalla Mazda EZ-6 liftback, che ha debuttato all’inizio di quest’anno in Europa come Mazda 6e, e dalla già citata Deepal S07. I propulsori possono essere presi in prestito da quest’ultima: la S07 viene offerta con un singolo motore elettrico sull’asse posteriore, che sviluppa da 218 a 258 CV a seconda della modifica. Si prevede che la novità Mazda competerà con il crossover Tesla Model Y, che recentemente ha subito un significativo restyling.
L’anteprima del nuovo Mazda CX-6e potrebbe avvenire già alla fine di questo mese al Salone di Shanghai.

Ford in sconto contro i Dazi di Trump

Ford ha annunciato il ritorno degli sconti per i dipendenti nello stesso giorno in cui il mercato azionario è crollato di oltre 1.430 punti in risposta ai devastanti dazi del Presidente Trump.
In un post sul blog, non ritenuto abbastanza degno di essere pubblicato sul sito dei media, il direttore delle vendite Ford negli Stati Uniti ha dichiarato: “In tempi come questi, le chiacchiere valgono poco”. Rob Kaffl ha proseguito dicendo: “Per 121 anni, abbiamo puntato sui nostri soldi, assemblando veicoli su cui gli americani fanno affidamento e sostenendo i posti di lavoro americani. Oggi sono orgoglioso di annunciare una nuova iniziativa statunitense che è più di una semplice promozione: è una stretta di mano con ogni americano”.

LA SCELTA DI FORD

L’accordo prevede prezzi per tutti i dipendenti e si applica a un assortimento di veicoli Ford e Lincoln del 2024 e 2025. Tuttavia, alcuni modelli non sono idonei, tra cui il Ford Expedition e il Lincoln Navigator ridisegnati e i pick-up Super Duty. Le esclusioni non finiscono qui: i Raptor sono persone non grate, così come “i veicoli speciali Mustang e Bronco”.

Anche se questo è un po’ un peccato, è ancora possibile fare un affare con i rinnovati Bronco Sport e Maverick e con la maggior parte delle versioni dell’F-150. Naturalmente, poiché i primi due modelli sono prodotti in Messico, è meglio agire in fretta. Questo vale anche per la Mustang Mach-E.

I risparmi variano, ma lo sconto per i dipendenti di solito riduce di un paio di migliaia il prezzo di listino. Nel caso di un Bronco Sport Badlands da 40.375 dollari del 2024, il prezzo A/Z-Plan è di 37.705 dollari.

Questo è solo un esempio, ma Ford sta usando l’incentivo per sottolineare i suoi legami con l’America. Come ha fatto notare l’azienda, il numero di lavoratori statunitensi impiegati è superiore a quello di chiunque altro.

End OF Termico? No, Endotermico

Come si è forse capito dai miei Post, io sono sostanzialmente per la difesa del classico motore Endotermico, più ancora se e quando viene accusato di quasi tutti i mali che attanagliano il pianeta Terra. 

Gli integralismi dogmatici sono di per sé inquinanti, e dunque quando la pletora degli “elettrofili” da un decennio a questa parte proclama la assoluta santità e beatitudine della mobilità “BEV” o “ZE” trovo sempre l’occasione per tirare giù dall’albero qualche evangelico la cui eco-testa è composta ormai irreversibilmente non di litio ma peggio, di puro stronzio.

Detto questo, sono sempre puntuale nel ricordare ai tanti “Semplicio” della decarbonizzazione quanta parte di endotermiche in Occidente andrebbe riassorbito da non si sa bene quale dedicato “Piano Marshall” che dovrebbe finanziare nell’ordine: acquisto BEV nuova, riconversione dei centri di AfterSales, alienazione e recupero della endotermica vecchia, il tutto ripetuto per almeno 150 milioni di volte e di vecchie auto. Solo così si riuscirebbe a raggiungere almeno il 25% di BEV circolanti rispetto all’intero parco vecchio occidentale. Mancando tutto questo, essere al 4% di BEV presenti in Europa ed USA non è un demerito. E’ la logica. 

Così come non serve essere feroci nelle statistiche commerciali che vedono l’elettrico puro, sebbene promosso dai quattro angoli del Globo istituzionale e governativo (e nonostante incentivi ed agevolazioni) fermo ad un tetto di non più del 4% di parco circolante immatricolato in Occidente dopo appunto almeno 15 anni di demonizzazione endotermica.

Vogliamo infine aggiungere che l’auto è un investimento legato alla consapevolezza ed alla esperienza di uso e di gestione, e che dal lato delle “sicurezze” l’elettrico lascia davvero parecchio a desiderare? 

Potete indicarmi, cortesemente, le risposte ufficiali del mercato “Z.E” in termini di: durata batterie, costi di sostituzione o rigenerazione, possibilità di assistenza ed Aftermarket “IAA” e non solo “OEM/OES”, valore di remarketing a data stabilita, etc…? Se come pare le risposte sono di pura speranza, come pensare che consumatori persuasi del fatto che – al massimo – il mercato evolverà nel futuro in un abbassamento dei prezzi, non vogliano attendere “sine die” questo fatidico futuro rendendo tuttavia il mercato attuale un vero e proprio stillicidio?

Detto questo, non mi tiro indietro alle responsabilità ed alle zone critiche delle alimentazioni destinate ai motori endotermici, che sono chiaramente fonte di inquinamento, di spreco, e di un certo malcostume di uso legato a vecchissime consuetudini.

Le endotermiche: un mondo multicolore, multialimentazione, da rivalutare

Prima cosa: le auto in Italia ed in Europa non sono troppe: sono troppe soltanto quelle che dovrebbero onestamente prendere la via della rottamazione; situazione persino degradata dal lato dei LCV (Light Commercial Vehicles) trentennali, che tuttavia appartenendo generalmente a personaggi umanamente poco raccomandabili e fondamentalmente intestatari di nulla, si ritrovano a circolare indisturbati pur collezionando volumi di verbali la cui superficie cartacea attualmente tappezzerebbe gli Hangar.

Detto questo chi rispetta e difende il motore endotermico deve sapere e rispettare le tre condizioni fondamentali che legano l’essere civili a questo tipo di mobilità:

– L’utilizzo coscienzioso e necessario, alternato nei momenti ludici con soluzioni di mobilità alternativa: non sono solo gli elettrofili ad amare lo sharing elettrico, la bici e le lunghe passeggiate;

– L’utilizzo di una endotermica deve tornare ai protocolli di corretta gestione di un tempo: i filtri si cambiano a cadenza (quello dell’aria ormai non oltre i 5.000 km.) e non a caso di cane; le gomme idem, e tagliandi di controllo e revisione devono essere categorici. E dovendo essere rigorosi, ci dovremmo vergognare tutti, io stesso, che un’auto nasca e muoia con la stessa marmitta catalitica persino dopo trenta anni di vita.

Infine, volenti o nolenti la risorsa fossile è sempre meno in occidente, e sempre più destinata ai nuovi Padroni industriali del mondo: Cina, India ed Asia. Questo significa che entro breve il mondo automobilistico europeo, fatto di almeno 160 milioni di auto in circolazione, avrà tre conseguenze sulla sua pelle: riduzione di almeno il 25% di parco circolante auto privato, esplosione del Car Pooling e dello Sharing solidale; aumento dei costi di gestione e manutenzione anche dell’Usato; ripartizione delle scorte di combustibili per autotrasporto in queste chiare e prevedibili funzioni: 35% trasporto merci, 20% mobilità istituzionale e sociale (Sanità e sicurezza , Ordine Pubblico, Amministrativa, ambientale), 25% mobilità professionale e lavorativa, ed infine (sebbene la cosa vi possa sembrare assurda) un residuo 20% di Combustibile destinato alla mobilità civile privata. Basta gitarelle fuori porta, insomma.

Da cosa traggo queste percentuali? Da una risorsa che gli elettrofili dimostrano raramente: il buon senso.

Per loro la mobilità sostenibile è divisa in sole tre fasce: i ricchi possono tutto in elettrico e ai poveri diamo le briches, dal MaxiSUV alla Hypercar, dalla colonnina FastCharge domestica e riservata fino ai sistemi di Guida autonoma; per la middle Class c’è la speranza di un buon sistema di Renting (non sia mai, avere di proprietà una elettrica) e per chi può ancora meno la infinita bontà dello Sharing sociale – con monopattini, bici e minicar elettriche – arriva a mettere una pezza nel nome della sostenibilità equa e solidale. Proprio su questo aspettavo Maria Antonietta Border Layern e l’ìpotesi del Leasing sociale: ripeto, al popolo diamo le brioches, il pane stufa alla lunga. 

Per i raziocinanti dell’endotermico, invece, la consapevolezza dei contingentamenti, dei vincoli, del risparmio e della rigenerazione non può più essere un pensiero latente. Farà sempre più parte di un ecosistema nel quale il concetto dominante che abbiamo sempre trascurato è quello del nostro nobile padre Einstein, perfetto in termini di generazione energetica: nulla si crea (né si può creare) e nulla si distrugge ma tutto si trasforma. 

Ecco, appunto, quella specifica condizione della trasformazione energetica deve diventare un poco il fulcro del nostro protocollo di sviluppo futuro, in cui la mobilità – per fortuna o purtroppo – diventerà ancora più determinante. 

Il tragico palcoscenico del Lockdown, oltrechè esercitazione programmata per la verifica di tenuta del mondo informatico e telematico (con un intero mondo operativo da dietro schermi di un PC o di un dispositivo Mobile) ha mostrato che spostarsi sul territorio non è una opzione ma una necessità. Farlo risparmiando risorse è l’unica via possibile.

Pensare che la forma più intelligente di risparmio sia rottamare quasi seicento milioni di auto molto vecchie circolanti nel mondo sostituendole con altrettante elettriche è un poco il siparietto comico di improvvisati geni della mobilità ecologica che arrivati persino al mezzo secolo di vita pensano che il tuono provenga ancora dallo scontro tra le nuvole…Ma questo l’ho ripetuto a beneficio della memoria da galline che a molti esploratori del Web è stata indotta: sbattendo gli occhi, dimenticate le cose di buon senso lette prima e vi disponete a memorizzare nuove fregnacce.

Se si vuole trovare una forma immediata di risparmio e di ottimizzazione è nel recupero e nella rigenerazione di quanto più possibile parco auto circolante sulle strade del mondo. E questo non significa solo “collezionare” ma riqualificare, trasformare, adeguare quello che già c’è spostando il focus industriale dalla creazione di nuove linee di auto al settore dell’Aftermarket innovativo.

Oggi una qualunque auto a benzina o Diesel può essere rivitalizzata attraverso:

– Nuova centralina e software per l’utilizzo di biocarburanti;

– Impianto di adduzione o sostituzione con Gas parzialmente rinnovabili;

– Può restare in attesa di sviluppi su produzione e distribuzione di E-fuel composto con Idrogeno;

– Può essere trasformata, mediante Kit Retrofit, in auto 100% elettrica.

Al confronto, cosa può diventare una 100% elettrica se non rimanere tale? 

Nel frattempo, come sempre il mercato si organizza e si muove secondo la propria logica: quella di margini e profitto.

In effetti il mercato si è accorto – ben prima dei culi pesanti della UE e degli EV-angelici – che ingolosire il consumatore-tipo dell’elettrico “puro” con il miraggio della progressiva riduzione dei costi di accesso avrebbe portato i Costruttori europei ad affrontare una guerra suicida contro i produttori asiatici.

Mentre nel frattempo la speranza di un calo dei prezzi sta frenando le intenzioni di acquisto di tanti che attendono tempi migliori. Forse inutilmente.

Meglio, molto meglio sarebbe (o potrebbe ancora essere) un programma strutturato di Aftermarket – da parte dei Marchi occidentali – per offrire al cliente sempre meno dotato finanziariamente la serie dei servizi e delle opzioni che ho appena elencato sopra, sviluppando contemporaneamente una “fidelizzazione di ritorno” di un esercito di proprietari di Usato che, per effetto delle ultime mutazioni socioeconomiche, trova oggi molto più ragionevole cercare di tenere un’auto pur vecchia affiancandola a servizi paralleli di Sharing e di mobilità alternativa.

Facendo lo slalom tra i dati, è ormai evidente la riduzione delle percorrenze medie degli italiani in auto, a cui si aggiunge una crisi socioeconomica che sta riducendo la propensione all’acquisto. 

Inutile farsi illusioni, perché la moda della autoimmatricolazioniè ancora vitale nei Dealer e nei Costruttori. Dunque il dato netto di ricambio auto tra privati è decisamente meno brillante delle statistiche.

Questo è dunque il tema di fondo del mercato. Una volta si diceva: “Cambio, Tengo o Restituisco?”. Beh, oggi dovremmo molto più razionalmente chiederci tutti “Tengo, Rottamo, o Trasformo??”.

Ri-generare e valorizzare un Usato circolante (con migliori e nuovi Ricambi, Pneumatici, upgrade e nuove dotazioni di vivibilità come Entertainment ed ADAS Aftermarket) fino al punto di trasformarlo può essere un buon modo per riprendere contatto tra Automobilista e Brand, rispettando le esigenze del primo e la ricerca dei margini da parte del secondo.

Autoprove si è spesso interessato delle trasformazioni aftermarket e delle conversioni attraverso Kit di auto popolari, senza incedere in una specie di eccesso modaiolo che ha portato quasi esclusivamente a posizionare il Kit retrofit elettrico nel novero delle soluzioni “fighette” da Fashion Week di Milano. Mentre invece il Kit elettrico Retrofit, uno dei pochi meriti civici e legislativi dell’Italia rispetto a tanti paesi europei rimasti indietro, risponde in primo luogo alla esigenza “circolare” ed ecologica di modificare in una endotermica solo la parte incriminata che inquina. 

Mentre lattonerie e metalli, chassis ed impianti accessori, vuoi per i progressi industriali nelle lavorazioni vuoi per le dotazioni sempre più ricche delle auto moderne, possono reiterare all’infinito la loro esistenza. Dunque ben venga e sia benedetto da Autoprove chi ritenesse di prolungare l’esistenza della propria auto con un Kit Retrofit, ma anche dal versante GPL e Biometano / GNL la prospettiva tecnica e commerciale offre soluzioni validissime. Gli artigiani impiantisti italiani sono un vanto nel mondo e di certo il prezzo di fornitura ed installazione aftermarket di Impianti è decisamente alla portata di tutte le tasche.

Synfuel, ed Idrogeno: i vocaboli più complessi della multialimentazione. Per un attimo lasciate perdere e concentratevi su Etanolo 100%, E85, GPL, Metano e Biometano. Oppure di Hybrid Diesel e di Gasolio addizionato con GAS e GPL. L’endotermico non è morto e ha ancora tante storie da raccontare.

Riccardo Bellumori

 

Nuovo Ford Ranger Super Duty: urlo del V6

Ford Australia ha presentato il pick-up Ranger Super Duty con una maggiore capacità di carico utile, un telaio rinforzato e un motore V6 turbodiesel, che sarà lanciato nel 2026.

Il pick-up medio pesante Ranger Super Duty viene presentato in occasione del centenario di Ford sul mercato australiano e rappresenta un’importante pietra miliare nello sviluppo della famiglia di pick-up medi Ranger, dato che i concorrenti non hanno una versione Super Duty. In sostanza, il Ford Ranger Super Duty offre la capacità di carico utile del Ford F-150 full-size in un pacchetto più compatto e, in termini di resistenza, il Ranger Super Duty è per certi versi persino superiore al fratello maggiore, poiché il suo sviluppo si è concentrato sul funzionamento in condizioni estreme, compresi i terreni fuoristrada pesanti. Un piccolo dettaglio: anche se 600 kg di fango si accumulano sul sottoscocca protetto del Ranger Super Duty, questo rimane funzionale e avanza come un carro armato.

Le differenze tra la versione Super Duty e i Ranger normali sono molte: dall’esterno è facile identificare il peso massimo grazie ai passaruota allargati e squadrati, al cofano con la scritta Super Duty, al massiccio snorkel, al potente paraurti anteriore in acciaio, agli specchietti retrovisori allargati e alle ruote rinforzate da 18 pollici con otto tacchetti, dotate di pneumatici larghi da 33 pollici. Il Ranger Super Duty ha un telaio unico in acciaio più resistente e le sospensioni, la trasmissione e i punti di montaggio del gancio di traino sono rinforzati. Anche gli alberi e i semiassi della trasmissione sono stati rinforzati, le ruote hanno ricevuto freni a disco più potenti e il nuovo assale posteriore ha l’alloggiamento del differenziale più grande della gamma Ranger.

Il fondo del Ranger Super Duty è protetto da piastre d’acciaio di spessore maggiore, la carreggiata è allargata, le sospensioni sono ampiamente rinforzate e ogni ruota è dotata di un sensore di peso. Un altro sensore di peso si trova sul gancio di traino. Il peso lordo ammissibile del pick-up è di 4500 kg, mentre il peso a vuoto e il carico utile non sono ancora stati resi noti. La massa ammessa di un rimorchio trainabile dotato di freni è di 4500 kg, ma la massa totale della combinazione non deve superare gli 8000 kg. Il Pro Trailer Backup Assist è stato perfezionato appositamente per la versione Super Duty e può memorizzare le impostazioni per dieci diversi rimorchi. La capacità del serbatoio del carburante è stata aumentata da 80 a 130 litri e il serbatoio è protetto da una piastra metallica sottostante.

Il Ford Ranger Super Duty sarà equipaggiato solo con un motore turbodiesel V6 da 3,0 litri con sistema di raffreddamento migliorato e impostazioni speciali per il lavoro in condizioni difficili. La pulizia del filtro antiparticolato del motore non è automatica, ma a comando del conducente, in modo che questa procedura non interferisca accidentalmente con il lavoro e non provochi, ad esempio, un incendio durante la guida su erba secca. Il sistema stop&start, che spegne il motore durante i periodi di inattività, è stato eliminato nella versione Super Duty.

DATI TECNICI E MOTORI

La potenza del motore non è ancora stata resa nota, ma i media australiani suggeriscono che sarà inferiore a quella dei Ranger normali, dove questo V6 produce 250 CV e 600 Nm. La trasmissione è solo “automatica” idromeccanica a 10 rapporti, a cui è agganciato un nuovo “transfer gearbox” rinforzato a due stadi con frizione automatica della presa di forza sull’asse anteriore. Entrambi i differenziali interruota sono dotati di bloccaggio. Le modalità di guida sono sei: Normal, Eco, Tow/Haul, Mud/Ruts, Sand e Rock Crawl. Le telecamere di visione a 360° aiutano il conducente a orientarsi in fuoristrada.

All’interno del Ford Ranger Super Duty l’acquirente troverà uno schermo multimediale da 12 pollici di serie e una consolle con sei interruttori a levetta per gli accessori. Sul pannello anteriore è presente una speciale fessura per il fissaggio di una staffa alla quale è possibile appendere un monitor aggiuntivo del peso massimo di 4 kg.

La staffa è progettata in modo che, in caso di incidente, non interferisca con l’attivazione dell’airbag del passeggero. Il pavimento della cabina ha una finitura in vinile facile da pulire. I sedili sono rivestiti in tessuto resistente. In futuro potranno essere offerti come optional i rivestimenti in pelle.

Il Ford Ranger Super Duty sarà prodotto in Tailandia e le ordinazioni in Australia, Nuova Zelanda e Tailandia inizieranno nel corso di quest’anno, con l’arrivo dei veicoli presso i concessionari nel 2026.

La versione Super Duty sarà disponibile come telaio con cabina (singola, semi e doppia) e come pick-up a doppia cabina. I prezzi non sono ancora stati annunciati.