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Alfa Romeo: un Brand ancora “Anonimo”, come le sue origini

Anonima Lombarda Fabbrica Automobili”. In sintesi: Alfa; e Romeo, quando l’Ingegner Romeo nel 1915 rilevò la quota degli Imprenditori che diedero vita all’Alfa. E dalla commercializzazione della prima “Alfa Romeo” nel 1919 (la 15-20 HP che in realtà era nata prima dell’acquisizione di Romeo) la storia del marchio ha registrato un percorso altalenante in cui Alfa Romeo passa dalla gestione dell’IRI (iniziata nel 1933) all’ingresso nella “Galassia Fiat”; e da una produzione decisamente diversificata ad una “targettizzazione” via via sempre più livellata sui Segmenti medio – alti del mercato.

Con risultati, modelli, storie che un poco tutti conosciamo. Dal 2015, tuttavia, si può parlare di “nuova era” del mercato di Alfa Romeo : nasce la Giulia, che punta decisamente al segmento Premium ed al pubblico Aziendale, delle Flotte, e delle Partite Iva. Arriva anche lo “Stelvio” che porta per la prima volta il Marchio del biscione nel mercato dei Suv. Si arriva infine a delineare la piccola rivoluzione della “Tonale” preceduta dalla bellissima e cattiva “4c”. In parole povere, Alfa Romeo da quattro anni va alla ricerca di segmenti particolarmente ambiti dalle Case per due aspetti fondamentali:

1) Rappresentano il crocevia di potenziali clienti che desiderano avvicinarsi al mondo Premium ma anche di ex clienti di modelli e Marchi che, in un momento economico tornato incerto, potrebbero avere interesse a guardarsi intorno selezionando proposte alternative ai “soliti” marchi tedeschi…

2) Sono i segmenti di punta delle Company Cars per i professionisti e i managers, vendute fortemente anche attraverso leasing e noleggio. Inutile dire che sono anche i segmenti sinora dominato dalle tedesche, benché anche la Germania motoristica abbia cominciato a fare i conti con venti di crisi. Se tutto questo che ho detto sin qui è condivisibile….Perchè intorno all’Alfa Romeo si temono venti di nuova crisi, visti anche i risultati non proprio esaltanti del 2018 e l’andamento di questa fase del mercato.

Essere “alfista” oggi fa pensare più al “Brand” o al “Value for Money”?

Spesso mi piace ricordare le due “motivazioni cardine” che secondo me guidano l’acquisto di un’auto e di un Marchio. Sotto l’aspetto “tecnico” più che emotivo ho sempre ritenuto che il bivio rimane quello dettato da due tipologie di scelta: quella rivolta all’aspetto del Value for Money e quella incentrata sul concetto di Brand.

La differenza? In poche parole, l’attenzione al Brand segue un processo culturale e filosofico durato un percorso storico che ha progressivamente differenziato l’offerta del “prodotto auto” secondo un processo evolutivo della “percezione” del prodotto stesso, da “Commodity” passando per “Status” e – attraverso valori e prerogative più legati al Marchio che al singolo prodotto – chiudendo il percorso attraverso la percezione del “brand”. Invece, mentre il Brand deriva da un processo di percezione di precisi valori soggettivi, il “Value for Money” deriva dal rapporto di elementi oggettivi ben precisi.

Ebbene, dove e come si situa la motivazione di acquisto del prodotto “Alfa Romeo”? La risposta a mio avviso è piuttosto bizzarra: molto poco nella dimensione del “Value for Money”, ancora meno nella dimensione del “Brand”.

Alfa Romeo : poco “Value for Money”, ancora pochissimo “Brand”

Pretendere che il Marchio di Arese sia percepito universalmente come Brand Premium alla stregua dei tedeschi, inglesi e giapponesi è forse un po’ ottimistico, alla data odierna.

Alfa Romeo ha perso da subito, un quarto di secolo fa, il cosidetto “treno” del nascente mercato Premium, quello che tra la fine degli anni ’80 e tutti gli anni ’90 ha fondamentalmente lanciato i tre Costruttori tedeschi (BMW, Mercedes e Vw/Audi) grazie soprattutto alla loro costante evoluzione di immagine e di prodotto : in quegli anni BMW lanciava le sue nuove best seller Serie 5 e 7, Mercedes faceva da battistrada nella Qualità Totale, e Audi soprattutto lanciava il suo New Deal fatto di alluminio e nuovi processi produttivi, ecologia, stile distintivo.

Nello stesso periodo si affacciavano i profili di Lexus, Infiniti, Acura. Mentre Saab, Alfa Romeo, Volvo e Rover subivano (chi più chi meno, chi definitivamente) una fase di declino. Declino dal quale Volvo sta riprendendosi più velocemente di Alfa Romeo. I motivi più probabili? Ne elenco qualcuno, e non a caso vi propongo un piccolo confronto nel percorso evolutivo dei due Marchi : il ritorno prepotente di Alfa Romeo nel mercato “Aziendale e Fleet” coincide con quello di Volvo, tuttavia è mancato per troppo tempo il ritorno di visibilità garantito dall’attività sportiva, che il Marchio svedese ha già intrapreso alla grande da alcuni anni. Un tempo, a sostegno dell’immagine del Biscione fino a tutti gli anni ’90 era presente un forte impegno sportivo, soprattutto nel Campionato Turismo con le 75 e la Formula Boxer, ad esempio. Elementi come quelli sopra indicati, inclusa la assenza – al momento – una reale strategia futura in tema di elettrico, o di definizione di Gamma, non giovano certo alla costruzione di un “Branding” del Marchio Alfa Romeo.

E non da meno è la considerazione del requisito di un positivo “Value for Money” per quel che riguarda la storia di prodotto Alfa. Il prezzo di acquisto, nel recente passato, è stato spesso percepito come ingiustificato rispetto alla qualità intrinseca del prodotto.

Alfa Romeo e i costi di gestione

costi di gestione e manutenzione sono stati ritenuti sempre troppo elevati, la qualità generale percepita è stata spesso poco elevata, e il valore di rivendita sul mercato dell’usato troppe volte deludente.

Colpa anche di una politica industriale che spesso ha affossato il successo commerciale dei diversi modelli: in meno di 25 anni tra 1995 ed oggi, c’è stata una girandola di modelli con pochissimo successo, ad eccezione della sola 156: le varie Gtv/Spyder, 145, 146, GT, 159, 166 e Brera sono state commercializzate quasi in modo estemporaneo e senza molto criterio, anzi ottenendo in qualche caso il risultato di affondarsi a vicenda. Un “colpo di genio” del Gruppo Fiat fu infine, il lasciar andare il profeta del nuovo stile Alfa, il designer Walter Dà Silva.


Insomma, se vogliamo parlare di Cuore Sportivo, di passione, di affetto per il Marchio, va tutto bene, ma (per riprendere una vecchia pubblicità Alfa), se si cerca un reale Value for Money, “NON sei subito Alfista”. Per il Marchio del Biscione, c’è ancora molto da lavorare. Ma siamo fiduciosi che la luce in fondo a questo cammino non è lontana.

Clamoroso, Volkswagen vende Lamborghini per le auto elettriche

Secondo quanto riferito da Bloomberg Volkswagen sta valutando una vendita o una quotazione in borsa per il marchio Lamborghini. La casa automobilistica tedesca sta cercando di portare il marchio italiano di supercar all’interno di una entità legale separata.

L’obiettivo sarebbe quello di accumulare più denaro per finanziare l’enorme investimento di VW nei veicoli elettrici. A marzo, sono circolate le notizie secondo cui il piano aziendale “Vision 2030” di Volkswagen punterebbe solo sui marchi chiave del gruppo: VW, Audi e Porsche. Ciò significa che i brand come Lamborghini, Bentley, Bugatti, il marchio motociclistico Ducati e la società di design Italdesign ne sarebbero tagliati fuori.

Volkswagen crede che Lamborghini abbia un valore di mercato di 220 miliardi dollari, molto al di sopra dell’attuale valutazione di 89 miliardi. Ad agosto Bloomberg valutava Lamborghini circa 11 miliardi di dollari, sostenuta dalle vendite e dai profitti generati dall’introduzione del SUV sportivo Urus. D’altro canto, Lamborghini è attualmente alla ricerca del modo migliore per aggiornare la sua gamma di supercar di fronte alle nuove normative sulle emissioni.

Clamoroso, Volkswagen vende Lamborghini per le auto elettriche

Secondo quanto riferito da Bloomberg Volkswagen sta valutando una vendita o una quotazione in borsa per il marchio Lamborghini. La casa automobilistica tedesca sta cercando di portare il marchio italiano di supercar all’interno di una entità legale separata.

L’obiettivo sarebbe quello di accumulare più denaro per finanziare l’enorme investimento di VW nei veicoli elettrici. A marzo, sono circolate le notizie secondo cui il piano aziendale “Vision 2030” di Volkswagen punterebbe solo sui marchi chiave del gruppo: VW, Audi e Porsche. Ciò significa che i brand come Lamborghini, Bentley, Bugatti, il marchio motociclistico Ducati e la società di design Italdesign ne sarebbero tagliati fuori.

Volkswagen crede che Lamborghini abbia un valore di mercato di 220 miliardi dollari, molto al di sopra dell’attuale valutazione di 89 miliardi. Ad agosto Bloomberg valutava Lamborghini circa 11 miliardi di dollari, sostenuta dalle vendite e dai profitti generati dall’introduzione del SUV sportivo Urus. D’altro canto, Lamborghini è attualmente alla ricerca del modo migliore per aggiornare la sua gamma di supercar di fronte alle nuove normative sulle emissioni.

Nuova Porsche Macan, nel 2021 il SUV elettrico

L’attuale Porsche Macan sarà rimpiazzata da un SUV elettrico basato sulla nuova piattaforma PPE sviluppata congiuntamente da Porsche e Audi.

Del Macan elettrico di seconda generazione se ne parla da un po’ e al Salone dj Francoforte, il direttore dei SUV di Porsche Julian Baumann ha detto ad Autocar che inizialmente arriverà in veste di “Turbo” al top della gamma e per un periodo di transizione sarà venduto accanto all’attuale generazione a motore termico.

La piattaforma PPE di Audi e Porsche è utilizzata dalla Porsche Taycan e destinata ad ospitare la futura Audi e-tron GT. Baumann ha aggiunto che l’uso di questa piattaforma consentirà alla casa automobilistica tedesca di dare alla Macan elettrica un aspetto unico.

“Non ci sono differenze reali nelle sfide dello sviluppo di Taycan e Macan. L’attuale Macan non è così aerodinamica e ci stiamo lavorando molto “, ha rivelato. “È il team del progetto Taycan che ci sta lavorando. Con Taycan, non abbiamo rinunciato a nulla per ottenere le prestazioni aerodinamiche e sono fiducioso che sarà lo stesso per Macan.”

Porsche lavora affinchè la Macan completamente elettrica sia il modello più sportivo nel segmento SUV.

La Porsche Macan Turbo elettrica, cioè la top di gamma, sarà caratterizzata da due potenti motori elettrici che alimentanteranno tutte e quattro le ruote con 700 CV e una coppia di 1016 Nm.

Niente Renault Clio RS 2020 sostituita dalla Zoe elettrica?

Le normative sempre più severe sulle emissioni di anidride carbonica sembrano aver segnato il destino di un’altra vettura entusiasmante: la Renault Clio RS.

I rappresentanti della società francese hanno dichiarato ad AutoExpress che il modello non è più possibile nella sua forma attuale. Renault sport, a quanto pare, ha in programma di sviluppare una versione ad alte prestazioni della piccola elettrica Zoe.

Si tratterebbe di un modello fuori dagli schemi che costringerebbe altri big, come Ford e Volkswagen, a prendere in considerazione delle versioni a emissioni zero delle Fiesta ST e Polo GTI.

“Oggi, una Clio RS avrebbe bisogno di una tecnologia molto elaborata per raggiungere livelli di CO2 più bassi. E mantenendo le elevate prestazioni necessarie per un tale veicolo, dovresti prevedere un prezzo così alto che quei clienti non sarebbero in grado di permetterselo”, ha affermato Ali Kasai, vicepresidente esecutivo della pianificazione del prodotto in casa Renault.

Renault sport ha presentato nel 2017 la concept Zoe e-Sport da 454 CV che ha ricevuto feedback positivi, sia da parte dei clienti che dei giornalisti che la hanno guidata. Il prototipo aveva una doppia configurazione del motore elettrico che restituiva un impressionante 0-100 km/h di 3,2 secondi.

L’idea sarebbe quella si aggiungere un motore elettrico più grande alla Zoe o una seconda unità all’asse posteriore. Ciò la renderebbe molto più potente rispetto alla variante standard che ha con una potenza nominale di 133 CV (135 CV / 100 kW).

Auto più sicure negli incidenti con i SUV

La buona notizia è che le automobili e i SUV hanno drasticamente ridotto il loro divario di resistenza agli incidenti. Questo significa che i conducenti di auto di recente fabbricazione hanno meno probabilità di morire in una collisione con un SUV rispetto al passato.

I risultati provengono da uno studio dell’americano Istituto di assicurazione per la sicurezza delle autostrade IIHS. Esaminando i dati dal 1989 al 2016, l’IIHS ha aggiornato un proprio studio del 2011. Esaminando i dati sugli incidenti mortali raccolti nel “Fatality Analysis Reporting System”, un sistema di censimento gestito dalla National Highway Traffic Safety Administration si è arrivati ad un quadro completo.

L’IIHS si concentra da anni sulle disparità di progettazione tra le varie tipologie di veicoli. Nel 2003, IIHS ha contribuito a persuadere le case automobilistiche a apportare modifiche per migliorare la sicurezza di piccole auto e minivan e a ridisegnare i SUV con le estremità anteriori inferiori che si allineavano meglio con le strutture di assorbimento di energia delle auto.

AUTO CONTRO SUV

Il nuovo rapporto IIHS ha scoperto che i SUV hanno ancora il 28% di probabilità in più di uccidere il conducente di un’auto prodotta tra il 2013 e il 2016 rispetto a una collisione tra 2 auto. Potrebbe non sembrare un motivo in più per festeggiare, ma la cifra è scesa dal 132% dal 1989-92 al 59% dal 2009-12.

Joe Nolan, co-autore di entrambi gli studi: “I cambiamenti provocati dall’impegno volontario hanno risolto in gran parte il problema.”

Si ritiene che i miglioramenti nella resistenza alle collisioni di piccole auto e minivan, con le loro strutture più forti e l’aggiunta di airbag laterali e controllo elettronico della stabilità, siano ritenuti responsabili de questo passo in avanti.

I PICKUP FANNO ANCORA PAURA

Eppure i pickup hanno la stessa probabilità di uccidere i conducenti di auto nel 2013-2016 come lo erano nel 1989-92, rispettivamente al 159% e al 158%. Questo nonostante il calo da un picco del 212% rispetto al 2005-08. Il tasso era del 170% dal 2009-12.

Secondo l’IIHS il prossimo passo potrebbe essere quello di convincere i produttori a concentrarsi sui modi per ridurre il peso dei pickup, ad esempio passando dall’acciaio all’alluminio ad alta resistenza. Ad esempio Ford ha fatto proprio questo per il pianale e la cabina dell’F-150.

Nuova BMW Serie 5 2020 ecco gli interni del restyling

Questa è la prima volta che diamo uno sguardo agli interni del prossimo restyling della BMW Serie 5 2020. Il sito web Carscoops.com ha rivelato le modifiche in arrivo nell’abitacolo del modello bavarese.

L’aggiornamento di mezza età della Serie 5 G30 porterà le più recenti funzionalità tecnologiche della BMW, tra cui un quadro strumenti digitale da 12,3 pollici più moderno e più ampio. Ci sarà anche un nuovo e leggermente più grande display touchscreen per il sistema di infotainment.

Spuntano anche una serie di nuovi pulsanti di controllo sul volante, ma a parte questo, l’interno della Serie 5 rinnovata sembra lo stesso di quello attuale. Non è una sorpresa, data la strategia di BMW di cambiamenti davvero impercettibili quando si tratta di lifting.

All’esterno, la Serie 5 aggiornata riceverà un nuovo paraurti anteriore che include fari a LED più sottili, insieme a una griglia più pronunciata. Anche la parte posteriore riceverà un trattamento simile, con nuovi fanali posteriori più sottili e un paraurti rivisto.

La gamma di motori rimarrà in gran parte la stessa, con la BMW che prevede di montare un filtro antiparticolato sulle sue unità di benzina e introdurre versioni elettrificate. Si dice che i bavaresi stiano pianificando di aggiungere una più potente variante ibrida plug-in da 388 CV a sei cilindri sopra la 530e esistente. La BMW ha recentemente installato un sistema ibrido leggero da 48 volt sui modelli diesel 520d a quattro cilindri.

Ferrari vuole Leclerc prima guida? Hamilton difende Vettel

Anche se Sebastian Vettel ha iniziato questa stagione come primo pilota della Ferrari, Leclerc ha continuato a qualificarsi meglio negli ultimi nove Gran Premi, ottenendo anche 2 vittorie consecutive in Belgio e in Italia.

A molti sembra che la Ferrari stia favorendo Leclerc qualcosa che anche il campione in carica della Formula 1 Lewis Hamilton ha notato. Secondo Hamilton Vettel ha chiaramente perso la sua posizione di leader della squadra, come riportato da Autosport.

“È una dinamica interessante, perché ovviamente Seb era il numero uno e [chiaramente] ora chiaramente no”, ha dichiarato Hamilton. “La Ferrari sta cercando di far crescere Charles fino a diventare il numero uno“. “Va bene per una squadra? Io non la penso così. Ma questa è la filosofia che hanno avuto per sempre.”

Il pilota Mercedes ha anche chiarito che queste osservazioni non avevano nulla a che fare con quello che è successo al Gran Premio di Russia.

Quando Hamilton è arrivato nel 2007 in McLaren si è registrata una situazione simile con l’allora compagno di squadra Fernando Alonso. “Quando ero con Fernando, era il numero uno assunto, ma poi a metà stagione ci hanno dato lo stesso carburante e poi si è iniziato a vedere il cambiamento. Quella dinamica è cambiata e ovviamente non è andata bene per la squadra”.