Caos PureTech: maxi richiamo Stellantis

Un totale di 212.700 veicoli Stellantis prodotti tra il 2023 e il 2026 e commercializzati con i marchi Peugeot, Citroën, DS, Opel, Lancia, Alfa Romeo, Jeep e Fiat dovranno tornare in officina. Il problema riguarda il motore che ha sostituito il PureTech e che sembra presentare alcuni difetti tecnici.
Questa iniziativa si inserisce in un contesto di maggiore vigilanza per Stellantis, la cui reputazione in materia di affidabilità è stata messa a dura prova da crisi tecniche passate, in particolare il caso degli airbag Takata, ma soprattutto lo scandalo del PureTech. Adottando una strategia di trasparenza senza precedenti, la direzione della comunicazione del gruppo ha fornito precisazioni dettagliate sulla natura di questo intervento.
La delicatezza di questa operazione risiede nel fatto che riguarda la motorizzazione 1.2 turbo ibrida a 48 volt. Sebbene questo propulsore condivida l’architettura del precedente motore PureTech, è stato progettato con il 70% di componenti inediti, inclusa una catena di distribuzione volta a eliminare i guasti cronici della vecchia cinghia a bagno d’olio.

IL CASO PURETECH

Sebbene finora non siano stati rilevati difetti strutturali rilevanti su questo motore, l’attuale richiamo riguarda due specifici componenti periferici legati ai requisiti ambientali: il filtro antiparticolato e il sistema ibrido. L’anomalia individuata presenta un rischio concreto per la sicurezza, sebbene statisticamente marginale.
A livello mondiale sono stati registrati dodici casi di incendio. Il difetto deriva da una distanza talvolta inadeguata tra il condotto del filtro antiparticolato e la protezione di un terminale elettrico del sistema ibrido. In presenza di umidità, un contatto tra questi due elementi può generare un arco elettrico, provocando un surriscaldamento che può degenerare in un incendio del motore.
Il costruttore relativizza tuttavia la portata del rischio precisando che solo 36 veicoli hanno manifestato malfunzionamenti effettivi, ovvero un “tasso di occorrenza eccezionalmente basso” secondo l’azienda. Anche le spie luminose sul cruscotto dovrebbero avvisare gli utenti prima di qualsiasi guasto critico.
La procedura correttiva consiste in un intervento rapido di circa trenta minuti, interamente a carico della rete. I tecnici devono sostituire il cappuccio di protezione per rafforzare l’isolamento e regolare la distanza tra i componenti, se necessario.
Questa situazione ricorda una precedente misura di sicurezza che interessava un numero simile di veicoli, volta a prevenire i rischi di incendio legati, in quel caso, alla tenuta del circuito del carburante ad alta pressione. Vi consigliamo di rivolgervi al vostro concessionario per sapere se il vostro veicolo è interessato.

Redazione
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