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Nuovi Motori Euro 7: ecco quando arrivano

Il Comitato Trasporti dell’Unione Europea non è al meglio in questo momento. Oltre alle grane sull’attenti passaggio ai motori green a creare attesa è anche la nuova norma sulle emissioni Euro 7.

Nessuna delle due misure è gradita ai marchi che, pur presentando le loro accuse, non sono stati ascoltati e il clima è ora più che teso. Il primo ostacolo da superare è l’Euro 7 per le auto nuove. Dopo aver fissato un termine per argomentare le divergenze, che scade il 9 marzo, ora dovranno essere oggetto di lavoro da parte degli organi di Bruxelles, Commissione Europea, Parlamento e Consiglio, che si pronunceranno tra circa un anno.

Uno dei problemi maggiori è l’entrata in vigore del nuovo standard Euro 7, che riguarda tutti i nuovi modelli immatricolati per la prima volta a partire dal 1° luglio 2025, ma dato che il processo legislativo richiede molto tempo, questa data è praticamente impossibile da rispettare. Per i costruttori è impossibile adeguarsi, perché non hanno il tempo, in poco più di un anno e mezzo, di effettuare tutti i test di omologazione e le certificazioni nei laboratori disponibili nell’UE, causando i famosi colli di bottiglia che si sono già verificati con l’estensione dell’attuale norma Euro 6d.

I marchi automobilistici, per conto proprio e attraverso le associazioni dei costruttori – la tedesca VDA e l’europea ACEA – hanno proposto di ritardare la norma fino al 2027. Una scadenza più lunga che persino la stessa Unione Europea ritiene possibile. Ma c’è un altro problema che le parti devono risolvere: il nuovo metodo di test RDE introdotto con il ciclo WLTP in condizioni di traffico reale.

IL PROSSIMO STANDARD EURO 7

I produttori ipotizzano l’eliminazione del cosiddetto Fattore di Conformità, ovvero la tolleranza massima di deviazione dei gas di scarico nell’uso effettivo su strada rispetto al valore di laboratorio, che finora è di 1,43 per gli ossidi di azoto e di 1,5 per il particolato. Ma l’Euro 7 ha fatto un ulteriore passo avanti, prendendo in considerazione i gas di scarico generati all’avviamento a freddo, comprese le accelerazioni non necessarie che ovviamente aumentano i valori.

In effetti, questo è il punto chiave, poiché abbreviare il test di avviamento a freddo e quindi evitare l’errata tendenza a tenere premuto l’acceleratore, costringe ad aumentare la temperatura in condizioni ambientali, per cui i produttori trovano il trattamento dei gas di scarico non solo più complesso, ma anche più costoso per i clienti. Alcuni diesel sono già venduti con un riscaldatore elettrico per aumentare rapidamente la temperatura dei catalizzatori SCR, una caratteristica che non si trova sui benzina ma che ne richiederebbe l’installazione, così come un filtro antiparticolato maggiorato.

Nuova Citroen C3 elettrica: in India la Low Cost

In India Citroen C3 è disponibile in una versione completamente elettrica a un prezzo di poco superiore ai 13.000 euro. Prevista per l’inizio del 2024, la versione europea, il cui frontale ricorderà la concept Oli, costerà molto di più a causa delle diverse specifiche tecniche.
La versione elettrica della nuova Citroen C3 indiana e sudamericana, denominata ë-C3, è ora ordinabile in India in una scelta di quattro allestimenti. Il prezzo base è di circa 13.000 euro. La configurazione più accessoriata costa solo ₹ 1.243.000, esclusi gli optional, ovvero meno di 14.200 euro.

In Italia, la Dacia Spring è l’auto elettrica più economica sul mercato e dichiara un minimo di 20.800 euro prima dei bonus. Possiamo aspettarci che la futura Citroen ë-C3 europea sia inferiore a questa con prezzi vicini a quelli indiani?
La nuova Citroen C3, da poco disponibile in India e America Latina, e quindi la ë-C3 indiana, è stata sviluppata appositamente per questi mercati nell’ambito del programma Smart car. Carlos Tavares, amministratore delegato del Gruppo Stellantis, aveva da tempo l’ambizione di offrire questo modello in Europa con alcuni adattamenti. Ma ciò si è rivelato presto impossibile per vari motivi, tra cui quelli normativi. La prossima C3 europea fa parte di questo programma. Sarà esteticamente simile alla sua omonima dall’altra parte del mondo, ma sarà completamente diversa in termini tecnici. Ciò si tradurrà in un livello superiore di prestazioni, sicurezza ed equipaggiamento, ma anche in un prezzo più adeguato. Tuttavia, dovrebbe essere una proposta relativamente interessante sul mercato, poiché la piattaforma della Smart Car è stata progettata per le Stellantis entry-level di Citroën e Fiat e, in misura minore, di Opel (in sostituzione della Crossland che cambierà nome).
India ed Europa, due sviluppi paralleli
La piattaforma della Citroen C3 “Smart Car” è un derivato a basso costo dell’architettura CMP Stellantis utilizzata nella Peugeot 208 e 2008. Nella sua versione europea, la city car con gli chevron beneficerà di una versione ampiamente rielaborata in seguito alla decisione del boss di Citroën Vincent Cobée, licenziato il 23 febbraio 2023.

In India, il motore elettrico della ë-C3 sviluppa 57 CV e 143 Nm. Secondo la scheda tecnica, il motore elettrico della ë-C3 sviluppa 57 CV e 143 Nm, consentendo all’auto di passare da 0 a 60 km/h in 6,8 secondi e di raggiungere 107 km/h di velocità massima. Secondo le informazioni in nostro possesso, il modello europeo sarà offerto in due versioni (82 CV o 109 CV), ognuna delle quali corrisponde alla capacità della batteria. La batteria agli ioni di litio della city car offerta in India ha una capacità di 29,2 kWh e può percorrere 320 km con una carica nel ciclo di omologazione locale. In Europa verranno utilizzate le batterie LFP (litio ferro fosfato) del produttore cinese Svolt, prodotte in Germania e in grado di offrire circa 40 kWh (versione Eco) o 50 kWh. L’autonomia massima dichiarata potrebbe essere di circa 400 km nel ciclo misto WLTP.

DATI TECNICI E PRESTAZIONI

La Citroen ë-C3 indiana pesa solo 1.302 kg a vuoto per il modello di base, un valore basso per un modello 100% elettrico nel segmento B. La versione europea sarà più pesante. Oltre alle diverse batterie, la struttura della carrozzeria, i materiali utilizzati per la costruzione e il sistema frenante si faranno sentire sulla bilancia. Questo, insieme a una gamma molto più ampia di dispositivi di sicurezza attiva e passiva, consentirà all’auto di rispettare la normativa GSR2 che si applicherà a tutte le nuove auto a partire da luglio 2024. Inoltre, la vettura sarà dotata di maggiori caratteristiche di comfort per soddisfare le aspettative del mercato europeo. Più costosa della sua controparte indiana, la Citroen ë-C3 europea (prodotta in Slovenia insieme alla futura Fiat Panda) sarà comunque più competitiva rispetto alla Peugeot e-208 e alla Opel Corsa-e (che presto subirà un restyling e sarà ribattezzata Corsa Electric) con piattaforma e-CMP. Queste ultime partono attualmente da circa 35.000 euro. È sicuro che il produttore sta guardando da vicino il posizionamento di prezzo della Renault 5, la cui versione base partirà da meno di 25.000 euro, e soprattutto della Dacia Spring, che sarà sottoposta a restyling nell’estate del 2024.

Nuova BMW X3 2024: Anteprima in Rendering

La prossima BMW X3, prevista per il 2025, è in fase di progettazione e sarà costruita utilizzando l’attuale architettura CLAR. Il modello incorporerà comunque la tecnologia più recente di BMW.

La BMW X3 è uno dei SUV di maggior successo dell’azienda, che unisce lusso e prestazioni in un pacchetto pratico. Un rendering della BMW X3 G45 del 2025 mostra un’interessante evoluzione del design per gli appassionati di BMW. Questo rendering incorpora alcune caratteristiche di design della nuova BMW X1 e le conferisce un aspetto più maturo.
Questo modello in particolare è il top di gamma della BMW X3 – si dice che si chiamerà M50i – ma rispetto al modello uscente, questo rendering mostra dei terminali di scarico quadrupli. In precedenza, è stato rivelato che BMW intende dotare i suoi modelli M Performance di quattro terminali di scarico, una caratteristica stilistica che in precedenza era riservata alle auto M più potenti. Questa decisione è coerente con l’intenzione di BMW di elevare lo status della X3 sul mercato introducendo il modello M50i. Inoltre, la forma del posteriore e l’aspetto complessivo avranno un aspetto significativamente più dinamico rispetto al passato.

UN DESIGN TUTTO NUOVO

All’interno della prossima BMW X3, ci aspettiamo di vedere un nuovo design della plancia, che include un display curvo a doppio schermo. Una metà del display sarà lo schermo dell’infotainment, mentre l’altra metà sarà il quadro degli indicatori digitali. Quando la BMW X3 G45 arriverà, sarà probabilmente dotata dell’ultimo sistema iDrive 9 di BMW. Abbiamo già analizzato le differenze tra l’imminente iDrive 8.5 e l’iDrive 9. Quest’ultimo sarà utilizzato solo sulle autovetture di nuova generazione. Quest’ultimo sarà utilizzato solo sulle BMW più recenti, a partire dalla Serie 7 per ora. Tuttavia, anche tutte le BMW successive avranno il nuovo sistema.
Un’altra cosa interessante della prossima generazione di X3 è che sarà divisa in due per quanto riguarda l’architettura.

La G45 alimenterà le varianti a benzina, diesel e ibride plug-in, mentre la Neue Klasse – la piattaforma elettrica dedicata – sarà alla base dei modelli iX3.

La prossima BMW X3 basata sulla piattaforma CLAR sarà la prima a essere messa in vendita entro la fine del 2024. La iX3 basata sulla Neue Klasse dovrebbe arrivare non prima del 2025-2026.

Costruzioni Automobili Intermeccanica: la storia del marchio

Costruzioni Automobili Intermeccanica: la storia del marchio

Ci sono storie di auto che funzionano un po’ come quei cartoncini per bimbi di….anta anni fa,quelle figure con la parte centrale piegata a fisarmonica di modo che la stessa, aperta lungo le piegature, si allungasse e svelasse pienamente il suo interno: perché solo facendo questo e superando dunque la forma compressa, si poteva avere la rappresentazione completa della figura. Allo stesso modo conosco storie di auto congelate in poche decine di righe per decenni, e tramandate al pubblico in questa versione; ma basta “aprirne” la fisarmonica di tutti gli eventi che hanno vissuto per capirne la straordinarietà nascosta.

Una di queste storie l’ho trovata in un Marchio di Supercar artigianali anni ‘60/70, che meritarono in alcuni esemplari di poter guardare in faccia la concorrenza inglese ed italiana più onorevole; un Marchio per di più nato nella “sacra” Torino, complice una seconda eroica luna di miele che due coniugi hanno affrontato per celebrare il loro matrimonio con la passione per le auto, viaggiando ed abitando quasi ininterrottamente dentro una simpatica Fiat 500 per ben tre mesi.

Frank e Paula, i due sposini, fecero della loro creatura una rivale temibile di De Tomaso, Iso Rivolta, Bizzarrini, fino ad arrivare “un pelino” sotto a Jaguar, Maserati, Ferrari, Aston Martin: non male, per la “Costruzioni Automobili Intermeccanica” nata a Torino nel 1959 o, meglio, giunta sotto la Mole grazie proprio al viaggio avventuroso dal lontano Canada dei due suddetti straordinari sposini.

Che al secolo erano l’ungherese Frank Reisner e la cecoslovacca Paula: il primo nato nel1932, prima che gli orrori della Seconda Guerra invadessero il suo Paese con i suoi genitori scappò in Canada; qui si laurea in Ingegneria ma la sua prima e solida occupazione è quella di rappresentante di vernici, svolta soprattutto per trovare la liquidità necessaria alla sua prima “creatura” automobilistica, una “Devin” Special con motore VW elaborato con compressore Judson.

La passione per le auto viene trasformato in amore, quello per Paula – a sua volta appassionata di auto – che sposa nel 1957, dopo averla incontrata al bancone di uno Stand ad una fiera di appassionati di auto speciali, dove lei gli aveva consegnato alcuni pezzi Maserati che il quasi venticinquenne ungherese stava cercando: si può immaginare un destino più ineffabile di questo, per un amore nato sotto il Tridente?

Le ridotte prospettive del mercato canadese tuttavia insinuano in Frank il desiderio di incontrare l’Europa, ed i due sposini si prendono 90 giorni sabbatici nel 1958 per girarla seduti sugli strapuntini della piccola Fiat 500 a cercare commesse offrendo direttamente il supporto progettuale ai Marchi Costruttori (incontrati prima in Germania ed Olanda e poi in Francia ed Italia, durante il Tour) proponendo una linea di parti speciali : a pensare che uno dei sogni artigianali di Supercar in Europa ed Italia negli anni Sessanta e Settanta e’ stato “partorito” dentro una piccola 500 Fiat, non c’è da stupirsi più di tanto: Corso Marconi ha fatto nel corso del tempo da “mamma” a diverse storie leggendarie, da Cisitalia a Stanguellini passando per Nardi, Ermini, Abarth ed altre.

LA STORIA A TORINO

Arrivato a Torino Frank e Paula si ispirano alla “Italmeccanica” (una azienda locale che a sua volta produceva – a Via Cibrario 77, Candia Canavese e filiale a Firenze in Via degli Artisti – componenti speciali per elaborare le Fiat) e nelle serate passate dentro la loro simpatica 500 inventano la “Intermeccanica” (logo con il classico e canonico Toro…), e con la vendita della sua Devin Special Frank fonda Intermeccanica a Montreal : e giusto il tempo di una ulteriore settimana in Riviera ligure, che nel 1959 Frank trova la Casella Postale “153” (aperta nel capoluogo sabaudo per ricevere corrispondenza) letteralmente invasa da richieste di interesse e proposte da parte dei diversi Marchi visitati durante il Tour in 500: con gioia la coppia di sposini testimoniò di aver trovato però anche valuta liquida, assegni e vaglia postali ben pagati.

Iniziava l’avventura, con il trasferimento definitivo da Montreal prima a Roma (dove l’Ingegnere apre una collaborazione locale) e poi a Torino.

Quella che inizia a dare vita alla Intermeccanica è da subito la produzione e distribuzione di componentistica speciale per elaborazione: carburatori, marmitte, etc., per decine di auto europee in tre Continenti (Sud Africa, Nord America a marchio Stebro, ed infine Europa).

Ma l’indizio che il buon Frank volesse andare oltre le parti speciali lo da’ già il Logo e la denominazione “Intermeccanica Costruzioni Automobili – Torino”: difficile limitare – nella terra delle quattro ruote – quel suo sogno solo all’accessoristica, e l’opera prima a quattro ruote non tarda infatti ad arrivare nel 1961 sotto forma di una monoposto di “Formula Junior” a motore posteriore centrale (fu tra le prime nella Categoria), che i primi Clienti americani – Piloti privati – alla ricerca di un buon prodotto europeo di categoria richiedono a Frank attraverso il suo importatore Bill Von Essen: curioso ricordare che in questo scenario Frank affrontò per la prima volta avversari come De Tomaso o Peter Monteverdi – con la sua MBM – che sarebbero diventati concorrenti della Intermeccanica anche sul mercato delle future GT.

La Intermeccanica “FJ”, con motore Peugeot elaborato dal mago italiano Virgilio Conrero, arrivata negli Usa viene accolta con entusiasmo da pubblico e stampa per via anche e soprattutto dell’irresistibile “Italian Sound” ispirato dal Marchio.

La progressione industriale “diretta” del Marchio cominciò abbastanza velocemente a “galoppare” però nel 1962 quando Intermeccanica realizzò una piccola coupè biposto in alluminio con motore austriaco della Steyr Puch, denominata “IMP” secondo la “crasi” – ovvero abbreviazione – di Intermeccanica e Puch (curioso notare che un anno dopo la sua uscita di scena dalla produzione Intermeccanica, nel 1963 la inglese Hillman (partecipata dal Gruppo Rootes-Talbot) lanciò un modello di piccola utilitaria a motore posteriore denominata a sua volta “Imp”): un motoretto spinto di 650 cc e 40 cv, 160 km/h ed uno chassis in alluminio assemblato dalla “ Fratelli Corna Spa” di Torino ma qualche affinità anche con le Devin Special VW costruite a Montreal.

Proposta al pubblico, tuttavia, quasi come un piccolo clone della Abarth Zagato, fece imbizzarrire il patron Karl Abarth non tanto per questa somiglianza quanto per il fatto che correndo al Nurburgring del 1961 la piccola “Imp” surclassò proprio le 500 dello Scorpione : la cosa non fu gradita da Karl che esercitò (e la cosa non gli fece certo onore) una “immoral suasion” con precisi segnali in codice a Fiat affinchè bloccasse – dalla controllata Steyr Puch – la fornitura dei motori al piccolo imprenditore canadese.

Di fatto con questo blocco la linea di produzione della IMP terminò con circa 20 unità prodotte, ma non solo perché sarebbe stato antieconomico – a quel punto – reperire nuove motorizzazioni paragonabili da alloggiare e profilare nella vetturetta: in realtà la Intermeccanica di Frank ritenne necessario “crescere”…..e che crescita !!!!!!

Tre ragazzotti americani, Milt Brown, Ron Plescia e Ned Devis sognavano di poter realizzare a casa loro, in California, una GT in grado di sfidare in velocità le europee ma robusta come una familiare a stelle e strisce. La inaffidabilità delle sportive europee era praticamente pari solo alla loro grinta e potenza, e proporre una alternativa che non si rompesse o fermasse ogni 20.000 miglia poteva essere un punto di vantaggio. I tre, incontrandosi di nuovo nella “International Cars” di Oakland, riuniscono diverse e complementari professionalità: Ned Davis è diventato un Manager finanziario, Ron Plescia un Designer e Brown un Ingegnere che durante una esperienza in UK presso la Emeryson conosce Frank Reisner, in particolare al Gran Premio di Monaco 1960.

Questi ultimi due riflettono sul nascente boom delle GT artigianali – prima inglesi e poi italiane – che cominciano ad infoltire il segmento “di diritto” di Ferrari, Maserati, Aston e Jaguar equipaggiate con i “Big Block” V8 americani: quasi naturale per il papà di un marchio ormai “torinese” fare il salto di qualità, e l’occasione arriva con la “International Cars” da cui proviene un poderoso “V8” ed altre componenti di provenienza General Motors – Buick oltre al supporto ingegneristico, logistico e commerciale Oltreoceano; Ron Plescia ha appena disegnato lo stile di una “GT” media a cui Frank e la Intermeccanica nel Dicembre 1961 daranno tridimensionalità – ed una carrozzeria in alluminio con la revisione “Made in Torino” del telaio tubolare in acciaio di Brown – grazie a soli 5.000 Dollari di compenso incarico.

Questa è una cifra ridicola rispetto ad altri “Coachbuilder” europei, ed in effetti Frank inizia in questo modo una lenta e pericolosa esposizione finanziaria, ma per intanto chiama Franco Scaglione a metter mano alle forme pesanti e squilibrate di Plescia per iniziare a disegnare una linea degna di tal nome.

Nasce così la “Apollo” GT, 3.500 o 5.000 V8, in tre allestimenti (Coupè biposto, Cabriolet, Coupè 2+2) assemblata ad Oakland previa spedizione del telaio e dei pannelli di carrozzeria da Torino. La sua avventura si inanella tra il 1962 ed il 1965/66, anni durante i quali il regime di produzione si limita a sole 88 unità (praticamente un esemplare e mezzo prodotto al mese….) anche in virtu’ di un prezzo di listino non invitante di quasi 7.000 Dollari, dentro la fascia di mercato in mezzo alle più vantaggiose quotazioni delle Jaguar ed alle proposte più costose delle Ferrari. Al suo debutto alla BEV Spencer Buick di San Francisco nell’Agosto del 1962 la Apollo suscita favore ed ottimi apprezzamenti, persino diverse testate auto la provano e la rappresentano come una ottima alternativa alle più quotate europee. Ma nonostante questo la International Cars di Oakland deve fare i conti con tre problemi che la condanneranno al quasi fallimento: per il rango ed il mercato della “Apollo” manca del tutto una Rete commerciale e di Post vendita degna di tale nome, zero attività di Marketing e promozione, nessun supporto finanziario; dal lato tecnico, invece, l’adozione di motori Buick su una “GT” in luogo dei più rinomati Chrysler (in UK) oppure Chevrolet e Ford (ad esempio in Italia) solleva più di una perplessità tra i Clienti potenziali.

Ma di più quel che taglia le gambe al progetto Apollo è che la International Cars è una Società sottocapitalizzata: ha aperto i battenti con 21.000 Dollari di prestiti tra amici, parenti e piccoli fornitori locali e nel 1964 un Gruppo di investimento aveva concordato un prestito di quasi 100.000 Dollari in cambio di una programmazione produttiva di almeno 8/10 unità al mese; ma al momento in cui Brown e Davis avevano pianificato le mosse conseguenti (approvvigionamenti e accordi con intermediari artigiani e officine) lo stesso Gruppo si era tirato indietro. E così, al fondo del barile, i tre soci americani si trovano costretti a bloccare la produzione mentre cercano finanziatori o partners per uscire dal guado: Intermeccanica si trova così senza lavoro e senza liquidi per diverso tempo. In America trovano una sponda temporanea nella Vanguard (Dallas, Texas) che, decisa a mettere in produzione un’auto sportiva a proprio Marchio sfruttando le oltre 500 Concessionarie auto fornite dai suoi sistemi, accetta di commissionare ad Intermeccanica un lotto di circa venti autotelai della “Apollo” completi (rimarchiandoli come “Vetta Ventura”); oltre a questo, Brown e Davis cedono (pare all’insaputa di Frank Reisner) la International Cars a Robert Allen che però, nonostante la massima buona volontà non riesce ad andare oltre il 1966 con circa ulteriori 14 Apollo costruite prima di dichiarare il fallimento e chiudere definitivamente il rapporto con la Intermeccanica.

LA CRISI CHE MORDE

La “botta” per la factory torinese non è da poco, ma di sicuro Scaglione non abbandona Reisner, e Intermeccanica infatti nel 1965 presenta la “Titania Veltro”, una concept aerodinamica bellissima e razionale (motore Ford 1.5 lt) ricordata anche come “Hairy One” e presentata al Salone di Torino, sarà poi ripresa dalla “Amigo” di Frank Costin nel 1970.

In cerca di nuovi sbocchi, di commesse e di liquidità, la Intermeccanica non lascia nulla di intentato, ma certo con risultati che lasciano perplessi e che spiegano lo stato di disorientamento dello Staff: esce infatti una versione Station Wagon della celebre Mustang, commissionata dall’Agenzia J.Walter Thompson e presentata alla Ford, immaginiamo con quali esiti……

Un anno dopo, nel 1966, Intermeccanica (sarà un fatto di Karma…..) si imbatte in una nuova quasi tragedia: Jack Griffih, Dealer Ford ad Hicksville – New York, aveva avviato la sua linea di auto sportive su base “TVR Grantura” e saltato l’accordo con questa chiama la Intermeccanica affidando a Reisner e Scaglione il disegno e la realizzazione della “Griffith GT 600” disegnato in origine da John Crosthwaite. Così Frank Reisner può “sbolognare” sulle prime autovetture preparate i suoi “fondi di magazzino” costituiti dai telai Apollo sui quali in prima battuta vengono montati motori Ford: ma anche Griffith inizia il suo percorso verso il fallimento, iniziando dai buffi con Ford, e costringendo Intermeccanica ad adattare vecchi V8 di Plymouth Barracuda; Griffith entrato in crisi cede impianto e progetto al giornalista sportivo Stewe Wilder che rinomina Omega l’auto e si appoggia alla “Holman-Moody” di Charlotte (Nord Carolina) cessando il rapporto con Intermeccanica cui rimangono sul groppone ben 100 chassis.

A questo punto Scaglione interviene non solo professionalmente ma anche finanziariamente, coinvolto in una nuova realtà societaria “Intermeccanica di F. Reisner” e nella realizzazione della famosa “Italia” : motore V8 Cleveland (5.800 cc e 310 Cv) e cambio della Ford, linea di Scaglione, e risultati commerciali finalmente degni di nota con più di 500 pezzi in 3 anni venduti tra USA, Canada, Europa grazie anche alle linee di fido del Credito Italiano che consentono di programmare una produzione di oltre 100 unità all’anno. Un successo che lascia traccia al Motor Show di New York del 1969 dove Intermeccanica occupa ben tre Stand.

Improvvisamente le “docce fredde” degli anni precedenti sembrano un triste ricordo, finalmente la piccola Casa torinese pare essere uscita dal tunnel; ed in mezzo alle Concept “Fitch Phoenix” (un esemplare con meccanica Corvair per il pilota John Fitch, rimasto unico perché GM rifiutò di fornire i motori) ed “Italia IMX” (anch’essa una concept “One Off”) appare una curiosa e grintosa “Coupè Wagon” come la Murena” (modello di “nicchia” in 11 esemplari) e nel 1970 c’è anche il tempo per una “One Off” su base Chevrolet Corvette. Il boom della “Italia” richiama l’attenzione ed il supporto di Genser Foreman, importatore Triumph in America e di Erich Bitter (quello della “Opel Bitter CD”) in Germania, mentre proprio la Opel si accorda con Reisner e Scaglione per creare insieme una GT due porte da inserire nella Gamma di Russelsheim. Al Salone di Ginevra 1971 arriva, come base concettuale, proprio la “Indra” di Scaglione con motore Chevrolet 350: successivamente l’auto viene presentata a New York, ed il gradimento generale è ottimo, le vendite tra il 1972 ed il 1974 portano a 125 unità che visto il periodo e la crisi energetica in pieno corso sono un risultato notevole. Tuttavia improvvisamente (un po’come accaduto per la Iso Rivolta) General Motors improvvisamente fa dietrofront e blocca la fornitura dei motori.

La gravità è aumentata dal fatto che parimenti Opel rifiuta ad Intermeccanica il promesso supporto della Rete vendita in Europa e la fornitura della accessoristica di riferimento sulla Indra, sostenendo invece il Distributore Erich Bitter nel lancio del “clone” Indra, cioè la “Bitter Opel CD” disegnata da Pietro Frua : nuovo incubo, blocco della produzione e morte del progetto “Indra”, per surrogare General Motors si dovrebbe trasformarla in un nuovo modello ed Intermeccanica ha ormai raschiato il barile. Con l’ultima realizzazione per Reisner e per sempre da parte di Scaglione, si chiude il sipario sull’avventura del Marchio con la vetturetta “retrò” Squire SS.

Qui inizia una “zona oscura” (per quel che si riesce a recuperare da diversi fronti reperibili in Rete) su quel che accadde e sui rapporti tra Reisner e Scaglione: secondo alcuni versanti Reisner tornato in crisi finanziaria cercò per mari e monti un supporto finanziario, e trovandolo (almeno via contatto preliminare) con lo Stato della California, qui trasferì se stesso, famiglia e produzione in un nuovo sito a San Bernardino, ma per Scaglione il salasso e la delusione furono enormi; tanto è vero che la “Indra” rimese la sua ultima opera conosciuta, dopo la quale abbandonò la scena pubblica andamndo a vivere a Suvereto, vicino alla piazza centrale di questo paesino del livornese. La “Intermeccanica” invece, è rimasta in vita gestita dal figlio di Frank Reisner a Vancouver da cui oggi fa uscire delle repliche di auto storiche. Eppure qualcosa mi dice che una “GT” del Toro rampante prima o poi uscirà di nuovo.

Nuova Peugeot 508 PSE 2024: Rendering della Coupé

Peugeot ha appena rinnovato la sua fiducia nella berlina 508 PSE da 360 CV. Allora perché non immaginare che il Leone vada fino in fondo con una coupé?
Questo rendering degli amici di Auto-moto.com ci permette di dare un volto alla Peugeot 508 PSE Coupé.

La domanda iniziale è giustificata dalle caratteristiche tecniche di questa belva che è stata costretta a ricorrere all’ibrido ricaricabile per raggiungere i suoi obiettivi. Un motore che permette di aumentare il livello di potenza a basso costo, ma che aggiunge molto peso all’insieme, con quasi 1,9 tonnellate sulla bilancia per la Peugeot più sportiva. Questo basta a far storcere il naso a chi preferirebbe optare per i motori 100% termici della concorrenza tedesca.
La Peugeot 508 PSE è disponibile in versione berlina e station wagon. Due carrozzerie che tuttavia lascia un certo sapore di incompletezza. E un coupé in tutto questo?

LO STILE SPORTIVO

Visto il glorioso passato del Leone in questo settore, una Peugeot 508 PSE in versione coupé farebbe la sua figura a sostegno delle due silhouette esistenti. Tuttavia, poiché l’attuale situazione economica è tutt’altro che favorevole allo sviluppo di questo tipo di architettura, non vedremo mai una Peugeot 508 PSE.

Nuova Volkswagen Golf 2024: il Rendering del Restyling

La Volkswagen Golf è uno dei nomi più popolari del mondo automobilistico. Nonostante a livello globale le utilitarie compatte abbiano perso il dominio delle vendite a favore dei SUV, rimane ancora un modello molto importante per il marchio tedesco.

Il CEO di Volkswagen Thomas Schäfer ha confermato che il restyling di metà carriera della Golf ottava generazione è previsto per il 2024. Abbiamo quindi raccolto tutte le informazioni in nostro possesso insieme ad un rendering di Carscoops.com che mostra cosa dobbiamo aspettarci dal modello rinnovato.

L’attuale ottava generazione della Volkswagen Golf è stata originariamente introdotta nel 2019, quindi non sorprende che VW stia pianificando un aggiornamento per il 2024 (in precedenza si pensava che sarebbe stato introdotto alla fine di quest’anno). In generale, il Gruppo VW ha un approccio piuttosto sottile ai restyling, ma questo non significa che la Golf non riceverà importanti revisioni visive e tecnologiche.

IL DESIGN SI AGGIORNA

I prototipi della Volkswagen Golf restyling hanno già fatto la loro prima apparizione su strada, ma si nascondono ancora sotto la carrozzeria e i gruppi ottici del modello attuale. I rendering raffigurano i possibili cambiamenti della compatta hatchback che rimarrà immediatamente riconoscibile come Golf, onorando la sua eredità e l’approccio evolutivo di VW per questo particolare modello.

Mentre il profilo e la carrozzeria rimarranno invariati, i nuovi paraurti con prese d’aria ridisegnate potrebbero contribuire a dare al modello un aspetto nuovo. Ancora più importante, la nuova grafica a LED per i fari e i fanali posteriori potrebbe essere ispirata alla famiglia di veicoli elettrici ID. VW manterrà probabilmente le carrozzerie distinte per gli allestimenti GTI/GTD/GTE e R, incentrati sulle prestazioni. Tuttavia, anche la Golf base dovrebbe avere un aspetto più sportivo rispetto al suo predecessore, analogamente a quanto accaduto con la VW ID.3 aggiornata nel 2024.

Quanto agli interni è atteso un significativo aggiornamento per il sistemadi infotainment. Questo nuovo schermo, che assomiglia molto all’unità da 15 pollici presente nella Volkswagen ID.7 completamente elettrica, rappresenterà un importante upgrade. Tuttavia, gli allestimenti inferiori potrebbero essere dotati di uno schermo più piccolo da 12 pollici, come quello della ID.3, che è comunque più grande del display da 10 pollici dell’attuale Golf.

Volkswagen si è impegnata a eliminare i comandi touch dal volante e la Golf potrebbe essere uno dei primi modelli a tornare ai tasti fisici. Il nuovo volante verrà poi applicato a tutta la gamma VW. La Golf rinnovata potrebbe anche ricevere nuovi materiali di qualità superiore e nuove caratteristiche tecnologiche, come le “Smart Air Vents” a controllo digitale che debutteranno sulla ID.7. Inoltre, ci si aspetta che il nuovo modello sia dotato di una dose più generosa di sistemi avanzati di assistenza alla guida (ADAS), oltre all’airbag centrale introdotto per il model year 2023 che ha permesso di ottenere una valutazione EuroNCAP di cinque stelle.

LA NUOVA GOLF

La Volkswagen Golf 2024 sarà basata su una versione leggermente migliorata dell’architettura MQB Evo, che sarà utilizzata anche dalla Tiguan e dalla Passat Variant, più grande, tra gli altri modelli del Gruppo VW. Gli ingegneri miglioreranno la configurazione del telaio, la maneggevolezza e la guida del modello che è sempre stato considerato un punto di riferimento a tutto tondo nel segmento delle compatte.

Per quanto riguarda i motori, il modello rinnovato sarà molto probabilmente l’ultima Volkswagen Golf a motore termico prima che VW diventi un marchio di soli veicoli elettrici nel 2033, motivo per cui non ci saranno sorprese sotto il cofano.

Il motore turbo benzina a quattro cilindri 1.5 TSI Evo2 aggiornato sarà al centro della gamma con tecnologia mild-hybrid, mentre l’entry-level 1.0 eTSI potrebbe ricevere alcuni aggiornamenti per migliorare le sue credenziali ambientali. Non sappiamo se il 2.0 TDI farà un’ultima apparizione prima della scomparsa del diesel. Tuttavia, il 2.0 TSI tornerà sicuramente sulle utilitarie GTI e R, forse con una piccola dose di elettrificazione.

Maggiore enfasi sarà data alla eHybrid / GTE che potrebbe ottenere il sistema PHEV di nuova generazione basato sul 1.5 TSI e su un DSG a sette marce al posto del vecchio 1.4 TSI e del DSG a sei marce attualmente in uso. VW ha accennato a una potenza combinata fino a 272 CV (200 kW) per i suoi futuri PHEV, insieme a un’autonomia a zero emissioni significativamente aumentata, fino a 100 km tra una carica e l’altra, grazie a un nuovo pacco batterie.

Mentre alcune rivali, tra cui la Peugeot 308 e l’Opel Astra, hanno ampliato la loro gamma con varianti solo elettriche, Volkswagen non investirà nell’elettrificazione dell’MQB quando ha già a disposizione l’architettura MEB. La ID.3 completamente elettrica è molto vicina alla Golf in termini di posizionamento sul mercato, anche se si parla di una ID. Golf. Quest’ultima potrebbe essere offerta come alternativa alla sua controparte a motore termico fino alla fine del suo ciclo di vita, che potrebbe avvenire in qualsiasi momento tra il 2028 e il 2030.

Il debutto ufficiale della rinnovata Volkswagen Golf 8 restyling è previsto per il 2024.

Addio Ford Kuga ed Edge: stop alla Produzione

Ford Kuga ed Egde non avranno un a nuova generazione dopo i prossimi restyling.

La maggior parte delle case automobilistiche sta puntando molto sull’elettrificazione, ma Ford vuole fare un ulteriore passo avanti, abbandonando del tutto i segmenti meno redditizi della gamma a motore termico. Secondo il suo amministratore delegato, Jim Farley, Ford non competerà nel “mercato dei SUV a due file” per quanto riguarda i modelli a motore elettrico in Nord America, segnalando l’abbandono di alcuni modelli o la loro sostituzione con veicoli elettrici.

L’amministratore delegato ha fatto questi commenti durante una telefonata sui guadagni a febbraio, quando gli è stato chiesto dell’obiettivo di margine dell’8% di Ford. Più precisamente, ha detto: “Sono molto ottimista riguardo al nostro 8%, perché non giocheremo nel mercato dei SUV a due file, perché Ford ci ha già provato nel settore ICE e non ha funzionato. Vogliamo giocare la nostra mano, la nostra forza, nei veicoli commerciali, nei camion, nei veicoli più grandi della categoria”.

Vale la pena notare che l’addio ai “commodity SUV” si riferisce a modelli progettati e commercializzati per attirare un’ampia base di consumatori. Questi tipi di SUV hanno in genere prezzi più competitivi e spesso vengono venduti al di sotto del prezzo di listino. Attualmente Ford offre un paio di modelli che rientrano in questa descrizione, tra cui la Kuga e l’Edge, ma non l’Explorer e l’Expedition, che hanno una disposizione a tre file e quindi non rientrano nella categoria dei SUV generalisti.

ADDIO ALLA FORD KUGA

La Ford Kuga, recentemente rinnovata, è molto probabilmente l’ultima del suo genere.
La quarta generazione della Kuga (Escape negli Usa) è stata introdotta nel 2019, con un aggiornamento a metà del ciclo di vita nel 2022. Jim Farley ha già fatto intendere che il modello verrà dismesso, probabilmente dopo la fine del ciclo di vita dell’attuale generazione. Secondo quanto riportato l’anno scorso, ciò avverrà alla fine del 2025, mentre si parla di una sostituzione elettrica per il 2026.

Per quanto riguarda la seconda generazione della Ford Edge, che risale al 2015 con un facelift avvenuto nel 2018, si prevede che sarà presto eliminata dalla gamma statunitense, almeno nella sua forma attuale. La casa automobilistica ha recentemente svelato in Cina la Ford Edge L 2024, caratterizzata da un abitacolo a tre file e da opzioni di propulsione a benzina e ibrida. Tuttavia, uno scenario più plausibile per il Nord America è che un nuovo SUV completamente elettrico sostituisca la vecchia Edge, lasciando la Edge L come un affare solo in Cina.

La Ford Bronco Sport potrebbe essere strettamente imparentata con la Kuga, ma non è considerata un SUV generalista grazie al suo stile robusto, al suo carattere e al suo prezzo. Inoltre, nonostante l’abbandono della Focus europea, la piattaforma C2 è condivisa anche con il pick-up Maverick americano, la berlina Mondeo cinese e il crossover Evos, il che la rende un prodotto potenzialmente valido per lo sviluppo futuro.

Per quanto riguarda il popolare Ford Bronco, che non è certo un SUV di base e come tale non è stato incluso nella lista dei modelli a cui diremo presto addio, la sua piattaforma a telaio a scala di origine camionistica consentirà la coesistenza di varianti termiche ed elettriche per gli anni a venire, dando alla Jeep Wrangler molto da preoccuparsi.

Sebbene i commenti di Farley si riferissero al mercato nordamericano, Ford potrebbe anche abbandonare i SUV a due file con motore termico nel mercato europeo, anche se per motivi diversi. L’anno scorso, Ford ha confermato ufficialmente che la Puma elettrica arriverà nel 2024 come sostituto indiretto della supermini Fiesta facendoci credere che questa sarà l’ultima generazione di B-SUV con l’opzione di un motore a combustione. Inoltre, la Kuga seguirà probabilmente il destino della Escape, poiché non avrebbe senso per Ford sviluppare una nuova generazione quando il motore a combustione interna sarà effettivamente vietato in Europa entro il 2035.

Il prossimo crossover elettrico Ford basato sulla piattaforma MEB di Volkswagen debutterà quest’anno e la sua alternativa sportiva in arrivo nel 2024 avranno dimensioni simili alla Kuga, riempiendo il vuoto nel segmento.

Il CEO di Ford ha anche detto che Ford rivelerà ulteriori informazioni sulla sua strategia futura al Capital Markets Day, previsto per il 22 maggio 2023. Speriamo di poter vedere anche quella che Farley ha descritto come la “nuova architettura elettrica completamente aggiornabile”, che sarà alla base di quasi tutti i futuri veicoli elettrici di Ford.

Nuova BMW M7 2024: Anteprima Rendering

La divisione sportiva di BMW è cresciuta fino a comprendere una pletora di modelli M Performance e M veri e propri. Eppure non è mai esistita una BMW M7. La più vicina è stata la M760i, una lussuosa vettura con motore V12 non più disponibile nella gamma. Con il lancio della G70, l’anno scorso, il motore a dodici cilindri è stato ritirato alla luce delle più severe normative sulle emissioni. Al suo posto, la M760e abbina un motore sei cilindri in linea a un motore elettrico.
Ma cosa succederebbe se BMW desse il via libera a una vera e propria M7? Alcuni sostengono che sia più necessario ora che in passato, visto che ALPINA non farà un’altra B7. Un nuovo rendering non ufficiale realizza il sogno impossibile di dare alla Serie 7 di settima generazione un trattamento M completo. La Serie 7 inizia come M760e e riceve la griglia a rene aggiornata con lamelle orizzontali che abbiamo visto di recente sulle rinnovate X5 M e X6 M. Un paraurti dal design più angolare conferisce alla fascia anteriore un aspetto più cattivo.

DATI TECNICI E PRESTAZIONI

La casa automobilistica di Monaco di Baviera dispone già della tecnologia necessaria per costruire una BMW M7, considerando che potrebbe adattare il powertrain ibrido plug-in della XM. Il SUV elettrificato utilizza un motore V8 biturbo da 4,4 litri e un motore elettrico per fornire una potenza combinata di 653 cavalli (480 kilowatt) e 800 Newton-metri. La XM Label Red, in arrivo quest’estate, avrà una potenza ancora maggiore, offrendo una potenza colossale di 748 CV (550 kW) e 1.000 Nm.
Non dimentichiamo che, oltre alla M760e, BMW ha una seconda versione M Performance. In arrivo, la i7 M70 offrirà ben oltre 600 CV (447 kW) e più di 1.000 Nm (737 lb-ft). È già stato confermato che la Serie 7 completamente elettrica è in grado di coprire lo sprint da 0 a 100 km/h in meno di quattro secondi.
BMW ha chiarito che il V12 non tornerà. In effetti, anche la Rolls-Royce ha recentemente annunciato che non lancerà una nuova auto con un motore a dodici cilindri, affermando che tutti i prodotti futuri saranno elettrici. Con l’entrata in vigore della normativa Euro 7 tra qualche anno, i motori di grossa cilindrata si stanno gradualmente estinguendo.