La nuova Daihatsu Copen è pronta a tornare all’antico splendore.
Il 25 ottobre si apre in Giappone il Salone dell’Auto di Tokyo. Diversi costruttori hanno già annunciato i loro programmi, alcuni dei quali molto ricchi (Suzuki Swift, Nissan Hyper Urban, ecc.). Daihatsu, ad esempio, ha annunciato che presenterà un concept della sua futura Copen. La roadster di terza generazione sarà anticipata dallo studio Vision Copen, molto simile nello stile al modello di prima generazione.
Venduta tra il 2002 e il 2012, soprattutto in Francia dove ha attirato pochi clienti, la simpatica Daihatsu Copen ha proseguito la sua carriera nel 2014 con una seconda generazione, riservata al mercato giapponese. Nel 2024, una terza iterazione sarà offerta in Giappone, con un look molto simile a questo concept, rivelato in quattro immagini. Queste confermano che la roadster sta tornando al suo primo amore, con curve molto più pronunciate rispetto al modello attuale.
DATI TECNICI E DIMENSIONI
La nuova Daihatsu Copen sarà leggermente più lunga con i suoi 3,84 metri (quasi quanto una Mazda MX-5 con i suoi 3,92 metri), con un passo di 2,42 metri, questa nuova generazione si distingue anche per i fari tondi a LED, che ricordano quelli della Mini e della Fiat 500e.
La nuova Copen dovrebbe rimanere fedele al suo tetto rigido, mentre la MX-5 offre due versioni: soft-top o hard-top. L’abitacolo ha un aspetto relativamente moderno, con diversi schermi per il tachimetro e il sistema multimediale. La console centrale incorpora una leva del cambio in evidenza, essendo il cambio visibilmente automatico. Anche i comandi per i sedili riscaldati e l’aria condizionata sono raggruppati qui e là, anche se non è chiaro se si tratti di pulsanti o schermi sensibili al tocco.
Questa volta, la Daihatsu Copen sarà alimentata da un motore a benzina da 1,3 litri (potenza non specificata) in grado di funzionare con carburante sintetico. La vettura è a trazione posteriore, mentre i suoi predecessori erano a trazione anteriore, il che promette ancora più divertimento su strada. Purtroppo, è improbabile che la futura Copen arrivi sulle nostre coste. Il marchio è scomparso dal mercato europeo nel 2013 e sono rimaste solo poche officine per i proprietari di Terios, Charade, Trevis e Materia.
Il nome del protagonista di questa bellissima storia è una leggenda motoristica: l’Ingegnere livornese Giotto Bizzarrini, Maestro geniale e schietto, ruvido ma generoso e leale che è stato ricordato, raccontato ed in fondo “coccolato” dalla sua città lungo i tre giorni dell’evento “Livorno al Centro”: un vero festival pensato, disegnato, organizzato e gestito straordinariamente da Riccardo Della Ragione; e così il grande Giotto è tornato ad essere protagonista di eventi destinati, in particolare, a celebrare ed onorare la sua straordinaria opera.
Non chiamatela “carriera”, perché nulla è più lontano – da questo personaggio straordinario – del classico percorso “ovattato” e scintillante che ci si aspetterebbe dalla straordinarietà delle sue creazioni ed invenzioni; invece i momenti difficili hanno spesso accompagnato il suo cammino, ed anche questo fa di lui un uomo amato e ricordato con affetto da tutti.
“Livorno al Centro” è stata dunque la vetrina contemporaneamente di una città e dei suoi talenti, e Giotto non poteva certo mancare come non è mancata la presenza di veri e propri pezzi unici a quattro ruote del geniale Ingegnere.
Giotto nella memoria della sua Livorno
E come non è mancata occasione, nell’area Conferenze del Centro “Porta a Mare”, per ricordare durante i diversi “Talk” dei tre giorni i tanti aneddoti sulla vita del Genio.
Qui è nato lo spazio per lasciare una testimonianza ed aprire nuovi fronti di conoscenza sulla meravigliosa avventura di Giotto; che a Livorno, in pochi sanno, parte con la “Autostar” di Viale Carducci e con la Officina di Via Ippolito Nievo: là dentro, a partire dalla fine del 1962, si formano capannelli di ragazzi e di appassionati a sbirciare l’origine di quel rombo mostruoso, quello delle prime creature di Giotto lavorate dai bravissimi giovani del suo Staff livornese.
Tra quei giovani c’era un bravissimo Paolo Niccolai, oggi papà del Titolare della “Nicar” (sulla Via Gino Capponi adiacente a Via Ippolito Nievo): da giovanissimo Giotto lo prese come disegnatore, e così ha seguito personalmente la lavorazione e progettazione di creature straordinarie; ed in quella sede Paolo vide persino lo studio di un motore Gilera mono dotato di Compressore Volumetrico. Roba (per gli anni ’60) da vera fantascienza, e sentirne il racconto da un testimone diretto è stato emozionante.
Pensare che nel piccolo locale di via Nievo (dove a malapena riusciva a stare un’auto in costruzione, circondata da bidoni di olio, scrivania e tecnigrafo, attrezzi e utensili di “emergenza”) prendevano forma – persino – esperimenti per le due ruote, rende una volta di più lo spessore di Giotto, che idealmente inizia la sua carriera tecnica proprio con le moto: fino dalla sua tesi di Laurea – a Pisa, nel 1953 – il nostro protagonista si era focalizzato sulla questione tecnica legata all’utilizzo in campo automobilistico di un motore da moto, il “Nimbus” quattro cilindri da 750 cc. che inizialmente riteneva di installare sulla famosa e personalissima “Topolino Macchinetta Aerodinamica”.
“Ingegnere, quanto Le devo?? ” “Nulla !!!!”
Tuttavia, le auto impegnano Giotto fino a tutta la sua esperienza di Costruttore diretto: dopo le controversie e le disavventure societarie della “S.p.A” a Via della Padula 251 inizia una nuova avventura del Giotto “indipendente”, che dopo una parentesi a Torino per lavorare sulla “AMX/3” e poi sulla “Iso Varedo” ritorna dalle parti di casa a Castelnuovo della Misericordia, nella campagna che costeggia la strada che per anni è stata P.S. del Rally “Coppa Liburna”.
Là dà il via ad una serie di lavorazioni e di elaborazioni di rara maestria come è nel suo carattere, spaziando di settore in settore e toccando di nuovo anche la dimensione delle moto, attraverso alcune esperienze che a livello sportivo sono da menzionare.
Una delle sue storie a Due Ruote è il contesto di una delle vicende da fiaba che questo nostro moderno Cavaliere e genio ha vissuto nella sua vita: un giorno si affaccia all’Officina di Castelnuovo un giovane centauro livornese, Luciano Leandrini, promettente e bravissimo pilota che sarà Vincitore del Trofeo Grand Prix classe F1 nel 1986 (e che sarà anche terzo e secondo, nel 1985 e 1986, al Campionato Italiano F1 dietro soltanto a grandissimi nomi come Ferrari, Lucchinelli, Mauro Ricci); quel primo contatto – tra il 1978 ed il 1979 – nasce perché Luciano sa che Giotto sta collaborando con il campione cittadino Pierluigi Conforti, che in quegli anni già correva il mondiale. Luciano si presenta, è un giovane e promettente Centauro al debutto nel prestigioso monomarca “Laverda”, e non riesce a credere di poter vedere all’opera sulla sua “500 Formula” il genio che è noto già in tutto il mondo per le sue creazioni.
Mentre al contrario l’Ingegnere da subito accoglie il giovane con consigli e aiuto pratico mettendo la moto sul banco prova per valutarne le prestazioni.
Quello che segna tutto questo racconto e che svela il grande cuore di Giotto, è però quel momento in cui il nostro giovane Luciano – gravato dai sacrifici e dai costi che solitamente capitavano a chi affrontava da indipendente il mondo delle corse – si trova comunque a fare la fatidica domanda alla fine di tutte le operazioni svolte sulla sua Laverda. “Ingegnere……Quanto devo?” chiede, ricevendo una sola, affettuosa risposta. “Non mi devi nulla!”: Giotto ha un nuovo eterno amico, e forse non immagina che quella sua risposta e quel giorno, Luciano Leandrini non li dimenticherà mai più.
Pierluigi Conforti, e il “secchio” delle meraviglie.
Una esperienza umana e straordinaria è anche quella che lega Giotto ad un altro campione centauro, amico a sua volta del grande e compianto Renzo Colombini, che con Pierluigi era un tesserato “Moto Club Livorno” e che perse la vita in un tragico Week End di Luglio 1973 a Monza. Conforti è stato l’unico livornese ad oggi a vincere un Gran Premio mondiale (in Gran Bretagna) ed ha svolto una interessante e promettente carriera nel Mondiale come nell’Europeo e nel Campionato Italiano: inizia nelle Gare in salita, con le Guazzoni e via via cresce fino all’elite del motorsport a due ruote dove il suo talento si impone.
(Conforti testa le elaborazioni di Giotto, ritratto seduto sulla Yamaha TZ350)
Siamo a cavallo tra gli anni ’70 ed ’80 ed i suoi concorrenti vanno da Pileri e Bianchi fino a Jon Ekerold ed alla nuova generazione degli americani ed australiani.
Le sue categorie in Pista sono la 125, 250 e 350, ma il suo profilo è da privato: a parte una parentesi con il “Team Adriatica” in 125, il suo budget e la sua struttura derivano dall’essere uno dei Concessionari più importanti del Centro Italia – e toscani – per la vendita plurimarche. A Via Fiorenza, Livorno, non c’era solo uno spazio espositivo, c’era la mecca degli appassionati di moto che trovavano nei fratelli Conforti la via pratica al desiderio di sedere su mezzi che erano i più belli, potenti e ricercati.
Pierluigi racconta questo, ricordando l’esperienza sua e del fratello Walter e di quando si recava personalmente in Giappone per scegliere le moto da portare in Italia; di come Kawasaki e Yamaha avessero già all’epoca una organizzazione spaziale, e di come ogni mese arrivassero perfettamente imballate almeno una decina di moto straordinarie, e tutto rendeva “Conforti Moto” un centro di eccellenza.
Ovviamente, in parallelo, c’era la passione sportiva e le Gare, Conforti le affrontava con la cadenza ed il calendario tipico dei piloti privati – seppure molto organizzati – dell’epoca: il Giovedì a pranzo si allestivano furgone, Camper ed auto al seguito; moto, più ricambi accuratamente selezionati, più i meccanici e via verso il Circuito di turno, anche se rigorosamente entro l’Europa perché di più, un privato, all’epoca non poteva permettersi a livello logistico. Imbarcare su nave od aereo i mezzi ed uno Staff per andare oltre Oceano era davvero impensabile.
La carriera di Conforti si svolge con tre Marchi prestigiosi: Morbidelli, Yamaha e Kawasaki, nella continua ricerca di soluzioni in grado di potenziare ancora di più motori decisamente già spinti in origine, soprattutto per quanto riguarda la “TZ350” di Iwata.
A prima vista sarebbe potuta sembrare una idea folle pensare di spremere ulteriore potenza da motori da corsa senza l’ausilio della Casa madre, ma Pierluigi non crede all’impossibile, e si rivolge a Giotto Bizzarrini: quel suo conterraneo geniale capace di creare sogni a quattro ruote ed in grado di rivoluzionare Ferrari, Lamborghini, Iso Rivolta, non può non avere una magia anche per quella Yamaha dentro al metaforico cappello a cilindro. E allora, assistito dai suoi figli Giuseppe e Pietro ecco che Giotto, a Castelnuovo, dà vita all’ennesima magia, il “Secchio delle meraviglie”: un vero e proprio recipiente pieno di pistoni di foggia e mantello diversi, di parti motore speciali, di candele di gradazione diversa; insomma, un vero e proprio arsenale – lì a Castelnuovo – in grado di produrre al Banco prova, tra infinite prove e sostituzioni, quel “plus” di cavalli e quella migliore curva di utilizzazione che Pierluigi cercava.
Il supporto paziente di Bizzarrini si estende anche nei test di prova al Mugello dove Giotto accompagna Pierluigi: un segno importante della dedizione e della generosità del genio livornese, perché alla resa dei conti come sempre il ritorno economico e le sue richieste sono davvero del tipo “rimborso spese” e basta; ma alla fine la sfida impossibile è vinta, e quella Yamaha modificata regala a Bizzarrini un titolo aggiuntivo ed un meritato nuovo gagliardetto: è campione italiano insieme alla “TZ350” – da lui modificata – ed insieme a Pierluigi Conforti nel 1978 !!!
Le Kawasaki del Genio
Sempre verso la fine degli anni ’70, Giotto riceve importanti commesse anche da parte Kawasaki con il Team francese Godier – Genoud che gli chiede la rielaborazione dei motori per le Gare Endurance mondiali: questa Squadra era fresca vincitrice del prestigioso Titolo Endurance e protagonista al Bol d’Or, pur avendo avuto un percorso travagliato che un poco accumuna i due titolari a Giotto. Godier fa il meccanico, e Genaud inizia come Pilota finanziandosi con il suo stipendio di cameriere in Hotel.
(Test del motore Kawasaki con iniezione SPICA per GG- France) (Telaio monoscocca sperimentale)
La SIDEMM, importatore Kawasaki in Francia, accetta una proposta abbastanza assurda dei due, quella di montare su un caratteristico telaio a tubo della Egli un motore delle “verdone”; detto fatto, arriva il motore preparato, un discreto Budget e nel 1974 la Godier-Genaud o meglio la Z1 GG Kawasaki fa boom: i due vincono il Mondiale Endurance e Kawasaki France li configura come la vera Squadra ufficiale transalpina, ma di fatto dopo poco la “GG” acquisisce il rango di “piccolo Produttore artigianale” (quasi come la BIMOTA per intenderci) e riceve da Kawasaki una sorta di “licenza” speciale per elaborare e personalizzare i motori originali.
Ecco perché i due si rivolgono a Giotto, che si impegna a mettere pesantemente mano su parti in rotazione,alberi a cammes, e soprattutto montando l’iniezione meccanica SPICA che – rispetto alla tradizionale batteria di Carburatori – porta la potenza sopra ai 120 Cv alla ruota contro un valore iniziale di poco più di 90. Ma la sperimentazione non finisce qui: si passa a realizzare una testata a 16 valvole che porta il 1000 cc a circa 150 Cv, ed a sperimentare una nuova geometria di telaio approfittando proprio della presenza di monoblocchi Z1000 su cui “cucire” tubi e pannelli; un vero e proprio monoscocca per una moto a quattro tempi di soli 155 Kg. senza la carenatura su cui Giotto voleva sperimentare persino l’effetto suolo della F.1 !!!!! Curiosità, o forse solo coincidenza, la Kawasaki sarà la prima (ed unica nell’era 2T) a correre anni dopo in Classe 500 con un monoscocca concettualmente molto simile a quello di Giotto.
La chiosa finale sul lavoro di Giotto nelle due ruote non potrebbe essere più poetica: nel 1987 si affaccia al Mugello, dove Bizzarrini un suo spazio operativo con officina e Banco Prova, Luciano Leandrini: quel giovane con la Laverda è diventato un Pilota affermato, passato dalla Ducati/Moretti 750 alla Yamaha con kit di elaborazione Belgarda (grazie alla interazione ancora dell’amico Pierluigi Conforti). Una moto che tra l’altro sfoggia il talento di un altro famoso livornese, quello di Domenico Moretti.
(Yamaha Moretti F1, 1987, portata in Gara da Luciano Leandrini e “curata” da Giotto Bizzarrini al Mugello)
Giotto ancora una volta applica il suo genio su quella moto su cui Luciano correrà nell’Italiano, alcune Gare Mondiali e la 200 Miglia di Misano. Ed ancora una volta, come per Pierluigi Conforti, come per la Kawasaki francese, anche per Luciano portare in Pista una moto curata dal grande Bizzarrini è la risorsa emotiva in più per correre.
La “storia” che lega dunque Giotto alle due ruote, meno conosciuta delle altre, non è tuttavia meno straordinaria: ci è sembrato giusto raccontarla anche proprio dal ricordo diretto dei suoi amici collaoratori e amici Piloti. Un “grazie” sincero anche a loro.
Il nuovo Lynk & Co 06 EM-P debutta con un innovativo motore ibrido plug-in.
Il gigante cinese Geely non rallenta. L’azienda continua a lavorare a pieno ritmo su un ambizioso programma di lancio che tocca tutti i marchi del conglomerato automobilistico. Lynk & Co è una di queste aziende. Un marchio che ha guadagnato enorme popolarità in poco tempo e che ha appena presentato la sua ultima novità. Un SUV con cui rivoluzionare il mercato dei piccoli crossover elettrificati. Si tratta del nuovo Lynk & Co 06 EM-P.
Nell’estate del turbolento 2020 fu svelato il Lynk & Co 06. Ora, a distanza di diversi anni da quella presentazione, il nuovo Lynk & Co 06 EM-P è un SUV che rivoluziona il mercato dei piccoli veicoli fuoristrada elettrificati. Ora, a distanza di diversi anni da quella presentazione, è arrivato sulla scena il modello EM-P con tecnologia ibrida plug-in (PHEV). Un modello che, secondo i rappresentanti del marchio stesso, apre “la nuova estetica urbana” di Lynk & Co.
Il nuovo Lynk & Co 06 Em-P ee basato sulla piattaforma BMA per le auto di segmento B. Pertanto, tra i suoi rivali figurano modelli come la Renault Captur o la Mitsubishi ASX. Tuttavia, le sue dimensioni sono molto più vicine a quelle della SEAT Ateca.
Lasciando da parte l’esterno, uno sguardo all’interno del nuovo 06 EM-P rivela subito un ambiente digitale e connesso. L’abitacolo è in linea con il modello Lynk & Co 08. È caratterizzato da un volante multifunzione con sistema di controllo della velocità. Presenta un volante multifunzione dal design sportivo e una leva del cambio integrata nel piantone dello sterzo. Combina un quadro strumenti digitale con un grande touchscreen. Il touchscreen è il “centro nevralgico” dell’abitacolo. È un componente chiave per il funzionamento del sistema di infotainment.
Al di là delle dotazioni tecnologiche o degli elementi distintivi del design esterno, la cosa veramente importante è sotto il cofano. È alimentato da un motore ibrido plug-in. Un gruppo propulsore che combina un motore a benzina con due motori elettrici. Il motore a combustione interna è un blocco da 1,5 litri ad aspirazione naturale. La potenza totale è di 299 CV e 568 Nm di coppia massima.
Quando sarà sul mercato? Il nuovo SUV ibrido plug-in di Lynk & Co è pronto per iniziare il suo percorso commerciale in Cina. Il lancio è previsto per la fine dell’anno. Il prezzo di partenza sarà di circa 23.400 euro al cambio attuale. Al momento non è prevista la commercializzazione in Europa. Sarà prodotta nel Paese. Più precisamente in uno stabilimento Geely situato a Meishan.
La Volkswagen up! è arrivata sul mercato esattamente 12 anni fa, ha sostituito la Volkswagen Fox e ha avuto “cloni” di Seat Mii e Skoda Citigo, già fuori produzione.
L’ultima volta abbiamo parlato della Volkswagen up! all’inizio dello scorso anno, quando la versione elettrica della e-up! è tornata sul mercato dopo una breve pausa tecnica, e oggi la rivista britannica Autocar ha riferito che dalla catena di montaggio dello stabilimento VW di Bratislava (Slovacchia) è sceso l’ultimo esemplare di up! – così l’intera famiglia è andata in pensione senza eredi. Non è prevista una nuova Volkswagen up!, ma ci sarà un’auto elettrica economica ID.1, che occuperà la nicchia della up! e arriverà sul mercato nella seconda metà di questo decennio.D
al sito britannico Volkswagen hatchback up! è già scomparso, ma sul sito italiano al momento della nostra pubblicazione era ancora lì, ma il configuratore per lui non ha funzionato: la versione base a benzina con un motore a benzina 1.0 TSI (90 CV) costo da 17.000 euro. Autocar sostiene che la versione GTI è stata tolta dalla produzione già a gennaio a causa dei tempi di attesa troppo lunghi: nessun altro offre hot-hatch per una cifra simile.
È interessante notare che il futuro della Volkswagen Polo, così come quello della Skoda Fabia, è minacciato anche dalle future norme ambientali Euro 7, che entreranno in vigore nel 2025: se queste norme non verranno mitigate, per la casa automobilistica tedesca sarà semplicemente poco redditizio produrre auto “a idrocarburi” a basso costo. L’analogo elettrico diretto della Polo nella Classe B sarà la Volkswagen ID.2, che entrerà in commercio nel 2025.
La nuova DS 5 è pronta a debuttare come crossover elettrico compatto. Il modello sfrutterà la nuova piattaforma STLA Medium che verrà utilizzata per la futura DS7.
I giorni della DS a combustione saranno presto finiti. Dal prossimo anno, ogni nuovo modello del marchio abbandonerà il motore a combustione interna per dedicarsi esclusivamente alla propulsione elettrica, come pioniere del gruppo Stellantis. Ancora una volta sarà un SUV a dare il via a questo processo, ma è ancora troppo presto per definirne i contorni precisi.
Sembrano emergere due ipotesi sul posizionamento che assumerà la nuova DS 5. In primo luogo, potrebbe essere una sostituta della DS 7 che, in tal caso, subirebbe un notevole aumento di dimensioni essendo basata sul passo della futura Peugeot 5008. Di conseguenza, la lunghezza complessiva di questo modello di seconda generazione passerebbe da 4,59 m a circa 4,70 m, per posizionarsi più legittimamente nella nicchia della BMW X3 e della Mercedes GLC, ma anche di fronte alla Renault Rafale, senza dimenticare la Tesla Model Y.
MOTORI E DATI TECNICI
L’altra possibilità vedrebbe il ritorno della DS 5, non sotto forma di monovolume ma come modello posizionato tra la DS 4 e la DS 7, in attesa della sostituzione di quest’ultima. Questo SUV riprenderebbe la lunghezza del passo della Peugeot 3008 per ottenere una lunghezza complessiva di circa 4,50 metri.
In ogni caso, entrambi i modelli saranno basati sulla nuova piattaforma STLA Medium che garantirà un’autonomia fino a 700 km grazie a una batteria da 98 kWh, mentre le potenze dei motori andranno da 210 CV a quasi 400 CV. Pur essendo in grado di farlo, questa base tecnica rinuncerà agli ibridi di nuova generazione a 48V e ricaricabili attesi sulle Peugeot 3008 e 5008. Appuntamento all’anno prossimo per scoprire questo nuovo SUV DS, che probabilmente attenderà il 2025 la vendita sul mercato.
La muova Audi Q3 sta affrontando gli ultimi test su strada.
Il crossover compatto Q3 è apparso nel 2011 al Salone Internazionale dell’Automobile di Shanghai, diventando una versione di serie del concept Cross Coupe quattro, presentato quattro anni prima. La seconda generazione del modello è stata presentata nell’estate del 2018, poco dopo abbiamo pubblicato una recensione dettagliata della novità. L’auto è stata prodotta per cinque anni e un restyling era atteso per quest’anno, ma Audi ha già messo in prova la Q3 quasi pronta di terza generazione. Come sarà?
Questi rendering di Kolesa.ru ci permettono di dare uno sguardo in anteprima al modello. La carrozzeria è realizzata nello stile dei più recenti crossover del marchio – prima di tutto elettrici. L’elemento più interessante nella parte anteriore sono i fari “a due piani”: nel solito posto saranno collocati blocchi di luci a LED, che fungono da luci di parcheggio e indicatori di direzione, e sotto nel paraurti sono installati blocchi di luci principali.
La nuova Audi Q3 avrà una griglia del radiatore di forma tradizionale per il marchio, mentre la sua finitura sarà unica. Il crossover ha specchietti e maniglie delle porte tradizionali per una presa naturale, montanti posteriori con modanature decorative nella parte superiore, simili ai modelli Q4 e-tron e alla futura Q5, di cui abbiamo pubblicato i rendering. Nella parte posteriore, gli elementi più distintivi saranno le luci, che per la prima volta per il modello riceveranno un ponticello a LED, come i modelli più vecchi dell’azienda.
DATI TECNICI E MOTORI
Sembra che la nuova Audi Q3 utilizzerà la piattaforma MQB Evo, le cui diverse varianti utilizzano la maggior parte dei nuovi modelli della Volkswagen. La terza generazione della Q3 sarà l’ultima a utilizzare motori a combustione interna. Le aperture nei parafanghi anteriori degli esemplari di prova lasciano intendere che la Q3 riceverà modifiche ibride ricaricabili PHEV. Tra l’altro, il crossover tedesco avrà una gemella con il marchio Cupra, con parti della carrozzeria anteriori e posteriori originali.
Grazie al tuning il Suzuki Jimny si trasforma nella più grande Ford Bronco.
Con il kit Jimny Bron55 dei tuner di Garage-ill, disponibile solo in Giappone, è prossibile trasformare completamente il piccolo 4X4. È così convincente che viene da chiedersi perché Ford non abbia preso in considerazione una cosa del genere per la produzione.
Grazie alle linee semplici e al design robusto del Suzuki Jimny, per catturare l’essenza del nuovo Ford Bronco è sufficiente un restyling del frontale. Il kit Jimny Bron55 comprende una griglia distintiva che porta con orgoglio l’emblema “BRON55”, che da lontano potrebbe essere facilmente scambiato per “BRONCO”. È inoltre dotato di un nuovo set di fari rotondi con strisce LED orizzontali e di un paraurti robusto che trasuda robustezza off-road. Sembra di vedere versioni miniaturizzate dei componenti del Bronco vero e proprio.
Il kit è compatibile sia con il Suzuki Jimny a passo corto e con il 5 porte Jimny Sierra, anche se appare innegabilmente più accattivante se abbinato alle estensioni dei parafanghi in plastica presenti su quest’ultimo modello, che trasmettono vibrazioni da Ford Bronco Badlands. È interessante notare che le stesse modifiche visive possono essere applicate al Jimny a cinque porte, offrendo la possibilità di avere il look da baby Bronco con entrambi gli stili di carrozzeria, rispecchiando la versatilità dell’originale.
MOTORI E DATI TECNICI
Come per ogn Suzukk i Jimny, i proprietari hanno la libertà di migliorare ulteriormente il loro modello in stile Bronco con ruote aftermarket avvolte in pneumatici più aggressivi e un kit di rialzo delle sospensioni, che ne eleva le capacità off-road. Per coloro che desiderano abbracciare pienamente il tema Ford, è possibile applicare alcune decalcomanie Ecoboost sul portellone posteriore. Tuttavia, potrebbe risultare un po’ eccessivo, soprattutto considerando che sotto il cofano rimane il motore Suzuki da 1,5 litri aspirato. Secondo Garage-ill che vende il pacchetto Bron55, i clienti possono scegliere di acquistare l’intero kit o le singole parti separatamente.
In Giappone, i prezzi partono da 159.500 ¥ (1.070 $) per la griglia e i fari alogeni. Se si opta per il pacchetto completo, che comprende griglia, fari a LED e paraurti, il prezzo sale a 245.000 ¥ (1.644 $).
La muova Mercedes AMG GT arriva al restyling, in Germania il prezzo della novità parte da 207.708,55 euro.
La divisione Mercedes-AMG ha introdotto la coupé a quattro porte GT nel 2018, la variante top di questo modello era la GT63 S E Performance. Ora la casa tedesca ha aggiornato questa vettura “carica” fino al model year 2024. Le principali modifiche sono concentrate negli esterni della rinfrescata quattro porte, ci sono aggiustamenti negli interni, ma il “ripieno” ibrido non è stato toccato.
La Mercedes AMG GT63 S E Performance ha ricevuto un diverso design del frontale, disegnato sullo stile dell’attuale AMG GT Coupé a due porte. L’auto rinnovata è stata dotata di una griglia di marca più grande con un motivo a forma di sottili barre verticali. Inoltre, il modello ha ricevuto un paraurti anteriore diverso, con paraurti laterali più stretti e prese d’aria centrali integrate e allungate orizzontalmente.
Il fari, il cofano e il design della retro sono rimasti invariati, inoltre gli sviluppatori della versione 2024 non hanno toccato il design dei cerchioni. La gamma di colori della carrozzeria della Mercedes AMG GT63 S E Performance comprende ora una nuova variante: Opalite White Metallic.
INTERNI E MOTORI
Gli interni della rinnovata coupé a quattro porte hanno ricevuto la loro parte di aggiornamenti. Ora il tetto apribile con azionamento elettrico e il pannello per la ricarica wireless tra i sedili posteriori sono inclusi nell’elenco delle dotazioni di serie. La Casa tedesca ha anche aggiornato il software del sistema di infotainment MBUX. La GT63 S E Performance è dotata di base di un sistema audio Burmester Surround Sound, mentre il sistema Burmester High-End 3D è disponibile con un sovrapprezzo.
Il nuovo model year non ha influito sulla tecnologia della Mercedes AMG GT63 S E Performance. La quattro porte è ancora dotata di un motore ibrido, basato su un motore V8 biturbo da 4,0 litri con 639 CV, che lavora in tandem con un motore elettrico da 204 CV situato sull’asse posteriore. La potenza combinata di questo sistema è di 843 CV e la coppia massima di 1.400 Nm. Il sistema comprende anche una batteria da 6,1 kWh e ha un’autonomia di 12 chilometri (a velocità fino a 130 km/h) senza ricarica quando si guida con la sola energia elettrica.
È abbinato a un cambio AMG Speedshift a nove rapporti e l’auto è dotata del sistema di trazione integrale AMG Performance 4Matic+. Questa coupé a quattro porte impiega 2,9 secondi per accelerare da terra a cento e la sua velocità massima è di 315 km/h.
In Europa, le vendite della rinnovata coupé a quattro porte sono già iniziate. Nel suo mercato nazionale, la Germania, la Mercedes-AMG GT63 S E Performance 2024 chiede non meno di 207.708,55 euro.
Ricordiamo che la nuova Mercedes AMG GT a due porte, che è una versione “chiusa” dell’attuale SL cabriolet, è stata presentata nell’agosto di quest’anno: la presentazione “live” si è tenuta alla Monterey Car Week.