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Nuovo Toyota Proace Max 2024: Anteprima

Il nuovo Toyota Proace Max entra nella gamma europea di veicoli commerciali leggeri (LCV), che sarà offerto con un propulsore elettrico

La collaborazione di Toyota con il Gruppo PSA nel segmento degli LCV è iniziata nel 2012: grazie a un semplice badge engineering, il marchio giapponese è entrato nel segmento dei furgoni da una tonnellata sul mercato europeo con il modello Proace (un Citroen Jumpy di seconda generazione rimodellato). Oggi, la gamma europea di LCV di Toyota comprende l’attuale Proace, basato sulla terza generazione di Citroen Jumpy, il “tacco” Toyota Proace City, basato sulla terza generazione di Citroen Berlingo, e il proprio pick-up diesel Hilux.All’inizio del 2021, il Gruppo PSA e Fiat Chrysler Automobiles hanno formato Stellantis Corporation a seguito di una fusione; una delle condizioni poste dalla commissione antitrust per l’approvazione dell’accordo è stata quella di mantenere la collaborazione con Toyota nel segmento dei veicoli commerciali leggeri, per cui l’apparizione di un grande furgone Toyota basato su un modello simile di Stellantis (in questo caso – Fiat Ducato) era solo una questione di tempo, tale modello è stato annunciato nel maggio 2022.

All’epoca, tuttavia, avevamo ipotizzato che la comparsa di un furgone Toyota di grandi dimensioni sarebbe coincisa con il cambio di generazione del Fiat Ducato e dei suoi compagni. Stellantis, nel suo piano di sviluppo degli LCV presentato a ottobre, ha annunciato un nuovo furgone specializzato per le consegne di grandi dimensioni, con porta laterale scorrevole e porta bagagli avvolgibile: a quanto pare, sarà l’unico prodotto completamente nuovo nel famoo dei furgoni della divisione commerciale Stellantis Pro One, appena costituita, nei prossimi Fiat Ducato di terza generazione è il più vecchio modello Stellantis della linea LCV, viene prodotto dal 2006 e riceve regolarmente aggiornamenti, Citroen Jumper, Fiat Ducato, Opel/Vauxhal Movano, Peugeot Boxer e Ram ProMaster d’oltreoceano sono i suoi cloni, oggi a questa simpatica compagnia si aggiunge il Toyota Proace Max. L’anteprima del “giapponese” è in concomitanza con il prossimo restyling e l’ammodernamento tecnico di tutti i parenti della linea di furgoni della n e dell’intera linea di LCV europei del marchio

LA GAMMA TOYOTA VEICOLI COMMERCIALI

Il lancio del muovo Toyota Proace Max coincide con l’aggiornamento del Toyota Proace e del Proace City. Il Toyota Hilux diventa ibrido a 48 volt; i dettagli su queste novità saranno annunciati più avanti.

Il nuovo Toyota Proace Max sarà offerto con due varianti di passo, tre varianti di lunghezza e tre varianti di altezza; la capacità massima del furgone è di 17 metri cubi. La versione elettrica sarà in grado di percorrere fino a 420 chilometri con una sola carica secondo il ciclo WLTP e il dispositivo elettronico di assistenza alla guida sarà il migliore o uno dei migliori della categoria.

L’ampliamento della gamma di veicoli commerciali leggeri consentirà a Toyota di aumentare significativamente le vendite nel mercato europeo, dove lo scorso anno ha venduto 119.000 veicoli commerciali leggeri.

Stellantis ha un obiettivo più ambizioso: raggiungere e superare Ford, attualmente leader mondiale nelle vendite di LCV.

Nuova Ford Puma 2024: ultime notizie

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La nuova Ford Puma elettrica diventerà ufficiale nei prossimi mesi e inizierà la commercializzazione alla fine del prossimo anno 2024.

Ford ha in programma lo sviluppo e il lancio di diversi modelli 100% elettrici per i prossimi anni. Sta ultimando alcune aree della Ford Explorer EV, il modello mostrato lo scorso marzo, e nei prossimi mesi arriveranno anche la già annunciata Capri elettrica e la Puma elettrica. Proprio su quest’ultima l’azienda sta concentrando buona parte dei suoi sforzi, visto che la sua commercializzazione è prevista tra un anno.
Oltre alla nuova variante elettrica, anche la Ford Puma con motore termico subirà un restyling che renderà più vicine le due versioni. L’azienda nordamericana ha le idee chiare su quali saranno i suoi principali rivali: Peugeot E-2008, Hyundai Kona elettrica o Jeep Avenger, tra le altre.
In generale, la nuova Ford Puma elettrica dovrebbe avere un design aggiornato, soprattutto nella zona anteriore (paraurti, assenza di griglia, ecc.). Anche i fari avranno una firma luminosa rinnovata, allontanandosi così da quella attualmente utilizzata dalla Puma con motore termico.

DATI TECNICI E MOTORI

Lungi dal proseguire la tendenza già inaugurata dal marchio di utilizzare la piattaforma MEB del Gruppo Volkswagen per i suoi veicoli elettrici, la Ford Puma sarà un’eccezione, poiché continuerà a utilizzare la stessa architettura (sebbene evoluta) del modello attuale, che utilizza anche il Ford E-Transit Courier, ad esempio. Quelli che utilizzeranno questa piattaforma saranno l’Explorer e la Capri.

Grazie a ciò, si è appreso che la Puma e la Courier elettriche condivideranno buona parte delle loro specifiche, come la ricarica rapida fino a 100 kW o una batteria con circa 55 kWh di accumulo. Grazie ad essa, si prevede che il crossover elettrico avrà un’autonomia di circa 450 chilometri. Si prevede anche l’adozione di un motore elettrico sull’asse anteriore da circa 150 CV.
Oltre a queste meccaniche, la Ford Puma elettrica potrebbe avvalersi di altre che l’azienda ha già nel suo attuale catalogo, come quella utilizzata dai grandi furgoni E-Transit, che sarebbe compresa tra 180 e 265 CV. Al momento si tratta solo di indiscrezioni senza conferme ufficiali, ma potrebbero portare a varianti più prestazionali o sportive della Puma, come l’adozione della sigla “ST“.

L’amministratore delegato di Ford Europa, Martin Sander, ha dichiarato ad Autocar che la Puma sarà la sostituta spirituale della Fiesta, anche nella sua versione elettrica. Il manager ha dichiarato che questo modello sarà in vendita “per molti anni” dopo l’introduzione della variante a batteria. Ciò suggerisce che il crossover aggiornato rimarrà sul mercato fino agli ultimi anni di questo decennio.

Una volta arrivata sul mercato europeo, la Ford Puma elettrica dovrebbe avere un prezzo di partenza di circa 35.000 euro. Un importo che si colloca al di sopra delle varianti termiche e in una linea molto vicina a quella di modelli come la Peugeot E-2008, ad esempio.

Nuova Renault Twingo 2026: Anteprima Rendering

La nuova Renault Twingo ritorna alla ricetta originale del modello.

Renault Twingo ha debuttato nel lontano 1992, nel corso degli anni, il modello ha avuto un paio di volte per cambiare la generazione. Da notare che la “briciola” del marchio francese nella prima generazione era molto popolare: in Europa, le vendite annuali di Renault Twingo superavano i 200 mila esemplari, ma in seguito la domanda è andata scemando. La terza generazione, presentata nel 2019, è stata sviluppata in collaborazione con Daimler e il suo marchio smart. Prima si pensava che l’attuale generazione sarebbe stata l’ultima per il modello, ma, come si è scoperto, l’azienda ha deciso di mantenere sia il nome riconoscibile sia l’idea stessa di una piccola citycar economica.

La concept che anticipa la nuova Renault Twingo è in stile retrò: davanto si notano le luvi diurne DLR a semicerchio, cerchi di maniglie delle porte originali, oltre a vari elementi di plastica nera lucida e opaca. L’esterno della hatchback presenta molti riferimenti alla Twingo del 1992.

Nonostante le dimensioni modeste (le dimensioni esatte non sono ancora state specificate), l’utilitaria ha cinque porte; il meccanismo di apertura delle porte laterali posteriori è nascosto vicino al montante posteriore del tetto, mentre per quelle anteriori c’è un’insolita maniglia, racchiusa in un cerchio luminoso. La Renault Twingo concept ha anche passaruota allargati, parabrezza inclinato, specchietti retrovisori esterni tradizionali e il cofano è decorato con il logo aggiornato del marchio.

LA NUOVA TWINGO

L’azienda non ha ancora mostrato gli interni del prototipo della futura Renault Twingo. Molto probabilmente, l’utilitaria sarà una tre porte non è escluso che il suo interno, così come quello dell’attuale Renault Twingo, sia progettato per quattro posti.myrodoslovie.ruANNUNCIORicerca del pedigree al 1524. Prezzi a partire da 1000 dollari.Non sono ancora disponibili informazioni sul riempimento della Twingo di quarta generazione. Si sa solo che sarà completamente elettrica. L’azienda ha anche fatto notare che l’utilitaria sarà in grado di vantare un consumo economico: 10 kWh per 100 chilometri.Secondo i dati preliminari, la futura siticar sarà basata sulla piattaforma AmpR Small – questo è il nuovo nome del “carrello” CMF-BEV, che si basa su una più grande utilitaria elettrica Renault 5 (nella gerarchia del marchio, prenderà un posto un gradino sopra la Twingo). La sua versione di produzione sarà in vendita sul mercato del Vecchio Continente nel 2024 e il prezzo iniziale sarà pari a circa 25 mila euro.Secondo il Direttore Generale del Gruppo Renault Luca de Meo, il compito della nuova Twingo è quello di “cambiare le regole del gioco”, e in questo seguirà le orme del suo predecessore, che lo scorso anno ha festeggiato il suo 30° anniversario. Va notato che il progetto è stato realizzato dalla divisione Ampere, che sviluppa auto elettriche.

Il modello di serie, il cui debutto è previsto per il 2026, dovrebbe essere economico. L’azienda ha finora annunciato il prezzo di partenza approssimativo dell’auto elettrica subcompatta Renault Twingo: si prevede che potrà essere acquistata per circa 20 mila euro.

Nuova MG ZS 2024: la sportiva in Cina

La MG ZS è la grande rivelazione di quest’anno. Il più piccolo SUV di MG è diventato un inaspettato successo commerciale. Un modello che ha saputo ribaltare il competitivo mercato italiano delle auto economiche. Consolidato in cima alla classifica delle auto più vendute mette in crisi le tante rivali tra cui Dacia Sandero e SEAT Arona.

Anche lontano dai nostri confini, nella lontana Cina, il SUV economico di MG sta ottenendo buoni risultati. Con un’offerta adattata agli interessi e alle richieste del pubblico locale, la gamma ZS disponibile in Cina si differenzia notevolmente da quella del Vecchio Continente. Ed è proprio nel Paese asiatico che si registra un’importante novità per questo SUV.

Ecco la nuova MG ZS in versione sportiva più precisamente, una versione dal design sportivo che mette in risalto il carattere nascosto di questo modello. Le caratteristiche più distintive sono concentrate nella parte anteriore e posteriore. Il frontale presenta un nuovo paraurti e una griglia con un nuovo motivo più simile a quello delle auto sportive. Anch’esso presenta un paraurti dal design speciale. Come se non bastasse, lo spoiler sul tetto è stato sostituito da uno più grande. Inoltre, è dotata di cerchi speciali da 17 pollici. I componenti esterni sono rifiniti in arancione per creare un contrasto netto con il colore della carrozzeria.

LA VERSIONE SPORTIVA

Sotto il cofano della MG ZS più sportiva c’è un motore a benzina da 1,5 con 120 CV e 150 Nm di coppia massima. Il motore è abbinato a un cambio automatico CVT e a un sistema di trazione anteriore.Il ruolo della MG ZS in Cina, il mercato principale per Morris GarageLa Cina è la patria di SAIC, il conglomerato automobilistico di cui MG fa parte. È il mercato principale per Morris Garage. Un luogo in cui raccoglie gran parte delle immatricolazioni globali del marchio. Nella gamma cinese di MG, la ZS svolge un ruolo molto importante. È il SUV più accessibile commercializzato da Morris Garage in Cina. È anche uno dei modelli MG più venduti in assoluto.

Nel 2022, la ZS è stata il secondo modello MG più venduto in Cina. Le sue immatricolazioni hanno sfiorato le 25.000 unità. È stata seconda solo alla MG5, che ha raggiunto quasi 87.000 unità. Ha quindi battuto il suo “fratello maggiore”, la MG HS, che ha chiuso l’anno con circa 14.000 unità.

Nel 2022 MG è stato il 25° marchio automobilistico più venduto in Cina. Ha raggiunto un totale di 170.236 unità, battendo marchi come KIA, Mazda, FAW e Baojun. L’aggiunta di questa nuova versione sportiva contribuirà ad aumentare le vendite della ZS nel suo Paese.

Rottamazioni ed iperfinanziamento: il Virus dell’auto in Europa

Rottamazioni ed iperfinanziamento: il Virus dell’auto in Europa

Quando è che l’Auto è entrata in crisi? O meglio, qual è il primo segnale, come si è manifestato e quando si è manifestato? Una controanalisi per spiegare come mai c’era bisogno dell’elettrico, e come mai non avremo mai un mondo “in elettrico”.

Quando è che l’Auto è entrata in crisi?

Sicuramente Voi risponderete che è stato nel 2008, quando con la crisi dei Mutui Subprime si è appalesata persino l’ipotesi di una bancarotta di almeno due delle “Big Three” di Detroit.

Decisamente si, sembrerebbe quello il momento in cui la parola “default” non toccò solo il settore immobiliare ma rischiò di includere nella “bolla” anche la ormai evidente sproporzione tra valore simbolico e “nominale” dei Marchi Auto rispetto al loro reale valore patrimoniale e di Know How. A conferma di questo bastò la rapida ascesa di un piccolo Costruttore, la “Tesla”, che con pochi pezzi di produzione annua iniziale ma con Know How e “Branding” mirato alla innovazione e tecnologia.

Eppure la vera crisi del mercato auto europeo dovete cercarla “nel fasciatoio” della neonata Unione Europea di Maastricht dal 1992, quando con decisioni discutibili:

  • La caduta del protezionismo esteso nel Vecchio Continente ha aperto solchi pericolosi, di fronte alla fine dei blocchi prima di tutto verso i giganti Giapponesi;
  • La esigenza di dover fronteggiare la frenata interna con un aumento delle esportazioni finì per pesare in termini di costi ed immagine all’estero di diversi Marchi;
  • La normalizzazione e la unificazione a tappe forzate di diverse culture industriali nazionali ha finito per imporre un modello dominante (quello tedesco) a discapito della preziosa “biodiversità” tecnologica esistente in Europa fino a fine ’80;
  • La mancanza di sistemi di armonizzazione e parificazione fiscale, contributiva e remunerativa ha desertificato industrialmente una fetta del Vecchio Continente a vantaggio di altre specifiche aree Comunitarie, mentre al contrario quasi nulla si è visto in termini di attrazione imprenditoriale da fuori dei confini della UE (a livello Auto);

Primo peccato originale: Ex U.R.S.S., da potenziale pattumiera ad avversaria

Sembrava tutto predefinito in quel fine 1989: ogni mattone caduto giù dal Muro tintinnava, per molti Dealer e Costruttori, come il suono di mazzi di chiavi consegnati a felici, ignari ed ipnotizzati compratori dell’Ex Europa dell’Est che pensavamo non vedessero l’ora di sedere su uno dei milioni di vecchie auto destinate ad essere smaltite dall’Occidente. Sembra una diceria od una barzelletta, ma chi ha l’età per ricordare i “Piani di distribuzione” commerciale nati negli uffici Logistici e di Marketing di diversi Marchi Auto sa di cosa parlo. La densità di usato in Europa sembrava la miglior risposta ad una diffusione di una auto ogni 45 abitanti in media nell’Ex area Socialista.

Peccato solo che questa “vocazione” all’acquisto di rottami non abbia rappresentato se non una forma marginale di acquisto di massa proveniente da quelle aree, mentre al contrario l’attrattiva fiscale e logistica dell’area Est europea verso i Costruttori gettava le basi per una “guerra intestina” tra Paesi Membri sempre più oggetto di migrazione imprenditoriale nella ex oltrecortina, solo parzialmente frenata dalle tensioni nella cosidetta “polveriera balcanica”.

Nel frattempo qui ad Ovest cominciava per l’Auto una serie di “stonature” dagli effetti drammatici.

Rottame per forza”: il triplo danno del Catalizzatore obbligatorio

Che sia stato un beneficio per l’aria che respiriamo, lo assumiamo un po’ come verità incontestabile, un po’ come speranza cui attaccarsi, in Europa, nella ipotesi che Vi sia almeno qualcosa da salvare ed incorniciare in senso positivo nel quadro della politica molto rivedibile della UE sull’auto. Sto parlando del famoso “Catalizzatore e Lambda”.

Negli USA le continue e spesso improvvise modifiche del Congresso alle normative antiemissione avevano spinto negli anni Sessanta Mister Soichiro Honda ad affermare che mentre il suo Marchio investiva i profitti annui in assunzioni di nuovi Ingegneri, General Motors investiva in sempre nuovi Avvocati: ma negli USA non di rado la complessità normativa era usata dai Politici per impantanare l’ingresso di importazioni dall’Estero, nel momento in cui i costi per adeguare di continuo i modelli da vendere oltreatlantico potevano di certo implicare una operazione commerciale senza senso.

Qui in Europa, in effetti, il varo di una scala progressiva e cadenzata di Steps cronologici sempre più stringenti – in termini di emissioni – ha avuto una serie aggiuntiva di effetti correlati forse non correttamente previsti:

  • La tentazione di porre surrettiziamente un limite alla importazione, limite tuttavia superato senza problemi sia dai Costruttori giapponesi che dalla filiera asiatica in genere rifornita dalla Supply Chain del Sol Levante;
  • La volontà di “forzare” un ciclo di sostituzione che soprattutto sul territorio euromediterraneo sfiorava quasi il decennio, con un ricambio talmente lento da rendere il Parco circolante di alcuni Paesi il più vecchio in Occidente;
  • La prospettiva così di aumentare “artificialmente” la produzione industriale in vista di una domanda forzatamente aumentata anche e soprattutto dagli effetti repressivi delle norme di circolazione per le auto meno aggiornate.

Risultato? Gli acquisti di auto nuove sono stati anno per anno, fin dai primi periodi del decennio 1990, piuttosto sostenuti: tuttavia hanno generato la prima grande “voragine” svalutativa non solo del Parco Auto circolante più vecchio (improvvisamente relegato alla infungibilità per carenza di requisiti ecologici) ma anche del mondo aftermarket connesso, con i primi cali di fatturato del comparto autoriparazione.

Parola d’Ordine: Fidelizzare, ma da “Wolfington “ a “Wolfsburg”

Chiaro che un ciclo “accelerato” e tutto sommato “imposto” di sostituzione andava in qualche modo supportato finanziariamente.

Le quote di vendita finanziata di auto in Europa ad inizio anni ’90 era pari al 16% di media nei Dodici Stati dell’Unione con una escursione da percentuali massime in Gran Bretagna ed Europa del Nord fino a soglie minime dell’area mediterranea: occorreva un “booster” che guarda caso proveniva direttamente dagli USA, il sistema ideato nel 1968 da Eustace Wolfington ed adottato nel Vecchio Continente dalla Ford.

24/36 mesi, poi saldo/restituisco/cambio: le famose tre opzioni che da “IdeaFord” contagiarono tutte le architetture di finanziamento auto in Europa aggiunte ovviamente ai sistemi Leasing e Noleggio; un universo di offerte e soprattutto di crediti basati su un unico paradigma del “Valore Futuro Garantito”.

Quanto tutto questo credito fosse garantito da un effettivo “sottostante” costituito da un valore reale del Parco Usato circolante ce ne siamo resi conto quasi da subito: l’effetto “dumping” generato dalle campagne istituzionali di “rottamazione” attivate in diversi Paesi europei con contributi ed incentivi pubblici avrebbe meritato l’autoapertura – da parte UE contro sé stessa – di un procedimento di infrazione legato agli effetti distorsivi che queste campagne hanno creato sul valore dell’Usato circolante ma anche sul valore successivo di rivendita delle stesse auto acquistate con contributi rottamazione.

Risultato, nel giro di pochi anni tra 1990 e 2000 lo squilibrio tra valore reale del Parco Auto circolante e volume del debito finanziario per acquistarlo era già diventato considerevole. Occorreva solo uno scossone finanziario su tassi e cambi per renderlo pericoloso.

Gli effetti li abbiamo subiti gradualmente, insieme ad un fenomeno a sua volta forse non previsto e poco gestibile: il Benchmark tedesco su Qualità, Branding e Mercato dell’Usato. Una selezione della specie “innaturale” in suolo europeo resa più feroce dalla disparità eccezionale della forza valutaria tra Germania ed altri Paesi produttori UE : in pochi anni i tedeschi hanno acquisito quasi tutto il comparto auto inglese “residuo” ed hanno iniziato un confronto a distanza con i soli giapponesi spazzando via dal settore del lusso Italia e Francia, mentre nei target “popolari” i Marchi generalisti europei (rimasti solo in questi due ultimi Paesi) dovevano subire l’attacco coreano ed esteuropeo. E siamo a questo punto della storia ad inizio anni 2000: il mercato auto europeo è dominato dai tedeschi e Volkswagen diventa un vero e proprio colosso mondiale in termini di volumi produttivi e di posizionamento su Toyota.

Si completa un giro di trasformazioni industriali a base di M&A in tutto il mondo: Ford/GM/DaimlerChrysler (durata poco), ma anche appunto VW o Renault/Nissan in Francia creano i propri raggruppamenti ed i castelletti finanziari legati alle rispettive Banche Captive. Nel frattempo si intravede, dietro alle quattro ruote, l’ascesa di altri “Imperi” industriali alle porte: sono l’Asia e l’India con la produzione moto e Scooters.

Guerra del Petrolio, Tassi, Crisi di Borsa, aiuti pubblici: l’Auto inizia a franare in silenzio

“Desert Storm” e la guerra in Medio Oriente con i suoi inevitabili terremoti su Petrolio e materie prime non fa solo diventare l’Hummer un prodotto di culto: genera sussulti anche su Borse e Valute. I Grandi Gruppi diventati ancora più grandi soffrono di esposizioni e fluttuazioni borsistiche degne delle Montagne Russe.

La necessità di aiuti pubblici all’auto si manifesta in quattro forme: con il salvataggio “silenzioso” negli anni ’90 della Volkswagen grazie ai contributi decisi dalla SPD di Schroeder; con i diversi fallimenti e le eutanasie di una buona decina di Marchi europei tra anni ’90 e 2000 ad iniziare dalla Matra in Francia e finendo con MG Rover nel 2005 in Gran Bretagna; con la politica degli “ecoincentivi” che alimenta dal basso un ciclo di sostituzione altrimenti innaturale; ed infine con la sovraesposizione finanziaria per gli acquisti, sostenuta dalla emissione di una cascata di “Derivati”. Sta per arrivare la tempesta finanziaria con la famosa “Bolla” del 2007. Prima ancora, la fragilità del neonato “Euro” si rivela nella esplosione di finanziamenti ed erogazioni facili……..Nel frattempo si moltiplicano le proposte e le ipotesi di nuovi raggruppamenti e organizzazioni industriali tra Marchi: un certo Sergio Marchionne, arrivato in Fiat, prefigura un mondo Auto rappresentato entro pochi anni da solo CINQUE raggruppamenti mondiali in luogo dei dodici presenti a metà anni 2000.

Le onde degli Tsunami (Lehman, Fukushima ed EPA Dieselgate) si infrangono solo a Bruxelles!!!

Quanto valeva un’auto nel 2005? Il mercato vendite europeo raggiunse il picco più alto del decennio, pari al 120% dei volumi annui attuali di vendite in Europa. Ma quanto valeva un’Auto nel 2005? Semplice: valeva il suo montante finanziario erogato per l’acquisto, più il Valore futuro di rivendita stabilito nella Maxirata finale con vincolo della Concessionaria al riacquisto. Per farla breve, se fino al 2005 il 70% del Parco circolante europeo costava “10”, veniva però finanziato per “12”, riacquistato a “7”, benchè valesse forse meno di “5”. Ho cercato di semplificare…..Una marea di metallo dal valore residuo nullo a fronte della montagna di debito che ne aveva definito l’acquisto, ma il valore “Zero” di questo metallo è causato dalle norme europee…

Lo squilibrio sempre più forte tra valori finanziati e valori reali viene aumentato da un gap mai realmente colmato dai Dealer, quello del Service Management. L’Industria dell’Aftermarket fa affari d’oro grazie alla famosa Direttiva Europea Monti sulla liberalizzazione dei servizi postvendita, e proprio le Reti ufficiali e la componentistica originale fanno uno scivolone soppiantati da Indipendenti e da una prima vera bestia nera chiamata “illegalità”. La quota di riparazioni riservate ai Costruttori diventa un tema di emergenza, che dà vita ad una successione e sovrapposizione di aggiornamenti, Upgrade e modifiche strutturali mai viste prima, ma l’unico comparto che rimane fedele alle riparazioni “Ufficiali” rimane quello del Noleggio. La Fidelizzazione di Wolfigton rimane un sogno in Europa, e a farne le spese sono soprattutto i Dealer ufficiali ormai…al verde. La catena della Supply Chain emigra in Cina, Asia, Turchia, dove insomma produrre costa meno, ma si svuotano Stabilimenti e Distretti produttivi in Europa mentre la nuova religione elettrica rende i Marchi di componentistica “classica” le nuove prede dell’acquisto Discount dei nuovi ricchi provenienti dall’Est del Mondo. Ma dall’Est del mondo comincia a provenire anche una nuova criticità, cioè la bolla creditizia in particolare con la crisi dello Shadow Banking esplosa dal 2017 in poi in Cina. (Segue alla seconda Parte)

Riccardo Bellumori

Nuova Geely Galaxy E8 2024: sfida Tesla Model S

La nuova Geely Galaxy E8 è la super berlina elettrica che sfida Tesla Model S.

Geely, che oltre a essere proprietaria di Volvo e Polestar è anche comproprietaria di Smart, sta per lanciare la Geely Galaxy E8. Lo farà a partire dal 17 novembre al Guangzhou Motor Show 2023, anche se il lancio commerciale avverrà alla fine di quest’anno, ed è un modello lungo 5,01 metri che si distingue per la sua carrozzeria di tipo berlina. fastback con un posteriore davvero attraente. È leggermente più grande di una Tesla Model S e, per alcuni aspetti specifici, vuole essere una proposta più completa e, per di più, con caratteristiche straordinarie come auto elettrica.

Come molti altri modelli della stessa Geely, di Volvo e di Polestar, la Geely Galaxy E8 è costruita sulla piattaforma SEA e si posiziona per le sue dimensioni tra le berline medie e grandi. Misura ben 5,01 metri di lunghezza, quindi è leggermente più grande della Tesla Model S, anche se di poco, ed è anche larga 1,92 metri e alta ben 1,46 metri. Il suo passo è di 2,92 metri e sarà lanciata in sei diversi colori di carrozzeria. Per quanto riguarda il design, la cosa che più colpisce è il suo grasso di tipo fastback con alcuni altri tocchi di sportività, il tutto combinato con un’aerodinamica di riferimento per la sua categoria.

La nuova Geely Galaxy E8 che ha un coefficiente aerodinamico di 0,199 Cx, quindi migliora lo 0,20 Cx della Mercedes-Benz EQS e anche lo 0,208 Cx della Tesla Model S. Rispetto alle rivali cinesi come la MI L7 (0,21 Cx) o la NIO ET7 (0,208 Cx) è anche molto meglio, quindi è chiaro che uno degli aspetti tecnici su cui hanno lavorato di più è la sua silhouette sportiva e la sua straordinaria aerodinamica.

Non è solo il design esterno a spiccare, che tra l’altro può vantare fari a LED ad alte prestazioni con 158 diodi luminosi.

DESIGN E PRESTAZIONI

All’interno della Geely Galaxy E8 troviamo anche “l’ultimo grido” con un gigantesco schermo da 45 pollici che attraversa praticamente l’intera plancia. E, tra l’altro, ha le funzioni di un quadro strumenti digitale standard, di uno schermo multimediale centrale e di un’area di intrattenimento specifica per il copilota. È uno schermo enorme, con un display di 1.130 x 138 mm e uno spessore di soli 9,8 mm, è antimpronta, antiriflesso, impermeabile e resistente alla polvere. Una tecnologia che potremmo vedere presto nei modelli Polestar e Volvo.Questo schermo ha una risoluzione 8K e integra un SoC Qualcomm Snapdragon 8295 di nuova generazione. È inoltre completato da un Head-Up Display con realtà aumentata e da un display da 25,6 pollici di diagonale. Il Geely Galaxy E8 dispone anche di un tetto panoramico azionabile e di un sistema di illuminazione ambientale RGB con 256 colori configurabili. Naturalmente, a livello tecnologico e grazie ai suoi sorprendenti interni, punta a stabilire un nuovo punto di riferimento all’interno del segmento, anticipando la semplice e minimalista Tesla Model S. Ora, dovremo vederla da vicino quando verrà presentata tra pochi giorni.Geely Galaxy E8Per quanto riguarda la parte elettrica, le versioni di accesso sono dotate di un’architettura a 400 V per l’impianto elettrico, che supporta una configurazione con 272 CV estratti da un motore elettrico posteriore. Il motore, in questo caso, è alimentato da una batteria con capacità di accumulo di energia di 62 kWh con celle LFP, un’autonomia NEDC di 550 km e una velocità massima di 190 km/h. Sopra c’è un’altra versione con lo stesso motore, ma con una batteria da 76 kWh, che darà 665 km di autonomia massima.

Lamnuova Geely Galaxy E8 avrà anche una versione con due motori elettrici su un’architettura a 800 V. In questo caso, il motore elettrico anteriore è di 224 CV e quello posteriore di 421 CV, insieme a una batteria da 76 kWh per offrire un’autonomia massima di 665 km secondo il ciclo NEDC e con una velocità massima di 210 km/h. Può recuperare, tra l’altro, 180 km di autonomia in 5 minuti di collegamento al caricabatterie. Va detto che ad oggi la Tesla Model S ha effettivamente configurazioni molto più elevate nella sua autonomia.

Nuova Land Rover Defender SVX 2024: Rendering Completo

La nuova Land Rover Defender SVX aprirà le porte ad un versione estrema.

La casa britannica sta preparando una versione estrema del suo SUV, che riceverà il nome SVX. Gli esemplari di prova sono già stati ripetutamente catturati dall’obiettivo dei fotografi spia, quindi abbiamo la possibilità di immaginare come sarà la novità.
Il Land Rover Defender dell’attuale generazione ha debuttato nel settembre 2019 . Da allora ha ricevuto molte modifiche, anche in termini di carrozzeria: ora il modello è presentato nelle varianti a tre porte (90) e a cinque porte (110), e la scorsa primavera sono state affiancate da una modifica estesa con l’indice 130. Per quanto riguarda la gamma di motori, invece, ad oggi spicca la versione con un V8 da 5,0 litri con una potenza di 525 CV. E ora Land Rover sta preparando una modifica ancora più estrema SVX. Questi rendering do Kolesa.ru ci permettono di dare un primo sguardo al design definitivo.

SCHEDA TECNICA

A giudicare dalle foto spia disponibili, il nuovo Land Rover Defender SVX sarà caratterizzato da ampi rilievi sui passaruota e, di conseguenza, da una carreggiata più larga. Il SUV riceverà ruote “dentate” più grandi con dischi originali (che potrebbero aumentare l’altezza da terra), oltre a possibili miglioramenti ai paraurti anteriore e posteriore. Inoltre, i prototipi mostrano già ora quattro tubi di scarico rotondi, come sugli attuali modelli con motore a 8 cilindri.
Oltre alle modifiche esterne, il modello riceverà sicuramente una serie di affinamenti nell’equipaggiamento di marcia. Per quanto riguarda il motore, si prevede che la novità sarà equipaggiata con un motore V8 biturbo da 4,4 litri prodotto da BMW con una potenza di oltre 600 CV.

Nuova Mercedes EQG 2024: Anteprima Esclusiva

La.muova Mercedes EQG è praticamente prplmm

Non sono molte le auto che nella storia hanno raccolto tanta attenzione e fama quanto la Mercedes Classe G. Il fuoristrada tedesco è nato come versatile veicolo militare in grado di affrontare i terreni più difficili e le condizioni più impegnative. Dopo aver superato la linea civile, è diventato uno dei 4×4 più imponenti al mondo, ma non è diventato famoso solo per questo. Oggi è un veicolo idolatrato per la sua associazione con il mondo del lusso e dell’eccesso. La sua versione 100% elettrica, la Mercedes EQG, sta per vedere la luce, anche se ne sappiamo già molto.
Quando i tedeschi annunciarono lo sviluppo di una Classe G elettrica Quanto credito, molti dubitarono che fosse saggio o meno oltrepassare quella linea rossa. Sono sorte molte incognite e poco a poco Mercedes ha chiarito le più importanti. Una delle caratteristiche principali del SUV tedesco è il suo aspetto imponente e muscoloso. Linee che poco o nulla favoriscono le caratteristiche abituali di un veicolo elettrico, ma che sono un segno distintivo della sua identità. Ha la solita presenza, ma ci sono modifiche che abbracciano questa mobilità sostenibile.

La Mercedes EQG sarà la prima auto al mondo a utilizzare batterie al silicio.
Grazie alle ultime foto ufficiali rilasciate dall’azienda, possiamo vedere che la EQG presenta una griglia modificata. Per ridurre l’impatto negativo dell’aria, complicato dalla forma, gli ingegneri hanno coperto gran parte della consueta griglia anteriore, sia superiore che inferiore. Nella parte posteriore spiccano due dettagli importanti. Il primo è la forma del copriruota di scorta, rettangolare invece della solita forma rotonda. Il secondo è la totale assenza di terminali di scarico. Da segnalare anche la presenza di pneumatici 4×4 montati su speciali cerchi aerodinamici.
Mercedes sa che per far sì che l’EQG sia ben accolto dai clienti deve modificare il meno possibile la Classe G tradizionale.

BATTERIE DEL FUTURO

Mesi fa abbiamo potuto vedere gli interni del SUV elettrico grazie ad alcune foto spia rivelatrici. In esse possiamo notare che la struttura generale è mantenuta con il doppio pannello, anche se i pulsanti relativi al bloccaggio meccanico del differenziale sono stati modificati in quanto non necessari in un’auto elettrica. Al loro posto ci sono funzioni e formati specifici come la rotazione a 360 gradi. Una soluzione tecnica molto specifica che abbiamo già visto in funzione.
Non sono molte le auto che nella storia hanno raccolto tanta attenzione e fama quanto la Mercedes Classe G. Il fuoristrada tedesco è nato come versatile veicolo militare in grado di affrontare i terreni più difficili e le condizioni più impegnative. Dopo aver superato la linea civile, è diventato uno dei 4×4 più imponenti al mondo, ma non è diventato famoso solo per questo. Oggi è un veicolo idolatrato per la sua associazione con il mondo del lusso e dell’eccesso. La sua versione 100% elettrica, la Mercedes EQG, sta per vedere la luce, anche se ne sappiamo già molto.
Quando i tedeschi annunciarono lo sviluppo di una Classe G elettrica, molti dubitarono che fosse saggio o meno oltrepassare quella linea rossa. Sono sorte molte incognite e poco a poco Mercedes ha chiarito le più importanti. Una delle caratteristiche principali del SUV tedesco è il suo aspetto imponente e muscoloso. Linee che poco o nulla favoriscono le caratteristiche abituali di un veicolo elettrico, ma che sono un segno distintivo della sua identità. Ha la solita presenza, ma ci sono modifiche che abbracciano questa mobilità sostenibile..

La Mercedes EQG sarà la prima auto al mondo a utilizzare batterie al silicio.
Grazie alle ultime foto ufficiali rilasciate dall’azienda, possiamo vedere che la EQG presenta una griglia modificata. Per ridurre l’impatto negativo dell’aria, complicato dalla forma, gli ingegneri hanno coperto gran parte della consueta griglia anteriore, sia superiore che inferiore.

Nella parte posteriore spiccano due dettagli importanti. Il primo è la forma del copriruota di scorta, rettangolare invece della solita forma rotonda. Il secondo è la totale assenza di terminali di scarico. Da segnalare anche la presenza di pneumatici 4×4 montati su speciali cerchi aerodinamici.

DATI TECNICI

Il lancio ufficiale della nuova Mercedes EQG è previsto per la primavera del 2024.
A quel punto conosceremo ogni dettaglio tecnico della EQG. Sarà una delle auto elettriche più importanti al mondo, non solo per il nome e il prestigio, ma anche per le sue batterie. Date le particolari condizioni richieste, Mercedes ha optato per una chimica a base di silicio. Avrà una densità elevata, fino a 800 Wh/l, anche se al momento non sono stati resi noti i dati relativi alla capacità e all’autonomia. La produzione avverrà presso lo stabilimento di Magna Steyr, in Austria, dove viene già prodotto il resto della famiglia della Classe G..
La Mercedes EQG monterà quattro motori elettrici in due diverse configurazioni, uno per ogni ruota. Ciò consentirà di azionare ogni ruota singolarmente. Questo non solo garantisce un’eccellente capacità fuoristradistica, ma anche la capacità di girare su se stessa come una trottola. Immaginiamo che ci saranno altre funzioni specifiche, ma Mercedes mantiene uno stretto riserbo. Tutto sarà svelato tra qualche mese. Il lancio ufficiale è previsto per la primavera del 2024.