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Nuova Citroen C5 Aircross 2025: il Rendering

La nuova Citroen C5 Aircross è pronta al salto di qaulità.

Citroen ha appena annunciato il suo programma di eventi al Salone di Parigi. Con l’annuncio di una show car, ci sono tutte le ragioni per credere che sarà il suo futuro SUV top di gamma.

Zapping Auto Moto DS7 Vauban: al volante del SUV francese blindato!

Mentre Peugeot presenterà ai visitatori del Mondial de l’auto 2024 la sua concept car Inception, vista per la prima volta al CES di Las Vegas 2023 e poi rivisitata al VivaTech 2024, Citroën promette uno stand più vivace di quello del Leone, con non meno di 5 o 6 veri e propri nuovi modelli, tra cui una sorpresa.
L’edizione 2024 del Salone di Parigi sarà innanzitutto l’occasione per il grande pubblico di conoscere finalmente la famiglia della Citroen C3 nella sua interezza, compresa la city car, i cui primi esemplari sono appena stati consegnati ai proprietari, e il suo fratello maggiore C3 Aircross, che dovrà attendere ancora qualche mese prima di iniziare la sua carriera commerciale. Un bel bambino di 4,39 metri di lunghezza, in grado di trasportare da 5 a 7 passeggeri, che sfiderà le nuove Dacia Duster e Bigster, i suoi principali obiettivi.

LA GAMMA C4

La parte loro, le Citroen C4 e C4 X subiranno un restyling, quattro anni dopo il lancio della hatchback e meno di due anni dopo quello della sua derivata dotata di bagagliaio. Entrambe saranno caratterizzate da un nuovo frontale, probabilmente ispirato alla concept car Oli, svelata nel 2022, che è stata a sua volta fonte di ispirazione per la nuova generazione di C3 e C3 Aircross. Una gradita rinfrescata per armonizzare le linee delle sue compatte con il resto della gamma, proprio come potrebbe fare la micro-citadina Ami, e ci aspettiamo qualche sorpresa al Salone di Parigi.

La vera attrazione per gli Chevron potrebbe essere uno studio con un design molto simile a quello del SUV Citroen C5 Aircross di seconda generazione, atteso molto presto presso il sito Stellantis di Rennes. Ciò è tanto più convincente se si considera che Citroën parla di “un’illustrazione di un modello futuro in un segmento importante” rivelato sotto forma di show car, piuttosto che di una concept car, generalmente più lontana dalle prerogative della produzione.

Il rendering in copertina di Auto-moto.com ci permette di dare uno sguardo in anteprima al design del nuovo Citroen C5 Aircross.

La vettura è attesa per il 2025 e quindi è molto probabile che venga presentata in anteprima ai visitatori del Salone dell’Auto di Parigi.

Nuova Fiat Panda Fastback 2025: Anteprima Rendering

La nuova Fiat Panda avrà presto una versione Fastaback dal look coupé?

L’utilitaria è destinata a diventare un punto di riferimento in termini di design, sostenibilità, tecnologia e prezzo. Proprio le stesse caratteristiche dei rumeni ai quali si vuole restituire un vero e proprio “sorpasso” con la terza variante di carrozzeria della nuova Grande Panda che stanno sviluppando. L’attesa FIAT Panda Fastback si propone, d’ora in poi, come una forte candidata a guidare il suo segmento, e lo si può vedere in questa riproduzione.

All’inizio di quest’anno, FIAT ha presentato un trio di concept che anticipavano la nuova famiglia di modelli basati su questa nuova generazione di Panda, con una variante più sportiva – dal punto di vista estetico – destinata a fare scalpore. La Panda Fastback sarà il primo SUV coupé del marchio, e anche tra tutti i rivali del suo livello all’interno di Stellantis, caratterizzato da una linea del tetto più sportiva e da un portellone posteriore a ribalta più pronunciato.
Una cinque porte che vanterà un design accattivante, adottando i tratti anteriori sofisticati e moderni introdotti con la nuova Fiat Panda, leggermente più grande del modello base in quanto sarà lunga poco più di quattro metri. Un modello molto interessante per dominare le strade che arriverà nella seconda metà del 2025, ponendo una seria sfida all’eterna rivale Dacia, che avrà come rivale solo la Dacia Sandero Stepway.

Il rendering in copertina di Motor.es ci permette di dare uno sguardo in anteprima al modello.

IL FUTURO PANDA

La futura FIAT Panda Fastback è già in fase di sviluppo, il marchio ha dei prototipi camuffati presso la sua sede, ma questo non significa che li vedremo sulle strade a breve. Sappiamo già della segretezza di FIAT nello sviluppo di nuovi modelli, quindi a meno che non ci sia una sorpresa o un’intenzione non si vedrà così facilmente.

Quello che sappiamo è che la nuova Panda Fastback sarà in vendita in versione ibrida ed elettrica, la prima con il noto motore a tre cilindri da 1,2 litri dotato di sistema MHEV da 100 e 130 CV, entrambi con cambio automatico, e la seconda con il più potente motore elettrico da 113 CV e lo stesso per la batteria, con un’autonomia massima fino a 330 chilometri con una singola carica.

La nuova Fiat Panda Fastback arriverà sul mercato a fine 2025.

Nuove Bentley Continental GT, GTC, Flying Spur: le versioni Mulliner

Dopo il debutto delle ultime Bentley Continental GT, Continental GTC e Flying Spur all’inizio di quest’anno, l’azienda ha ora svelato le varianti Mulliner di questi tre modelli, più orientate al lusso.

Le offerte Mulliner sono facilmente riconoscibili per la caratteristica griglia “Floating Diamond” con bordo e barra centrale cromati. A questa si aggiungono le griglie inferiori cromate e altre cromature sulle fiancate (accompagnate da calotte degli specchietti retrovisori Satin Silver) delle vetture e i terminali di scarico con finitura cromata.

In alternativa, Bentley offre ai clienti la possibilità di personalizzare tutte le cromature esterne e le calotte degli specchietti in nero lucido con il pacchetto opzionale Mulliner Blackline. Anche i cerchi sono unità da 22 pollici dal design unico, disponibili in Tungsten Grey o nero lucido, entrambi con accenti lucidi e stemmi ruota autolivellanti.
Per le versioni Mulliner della Continental GT e della GTC, i doppi fari singoli sfoggiano un intricato riflettore in “cristallo tagliato” come dettaglio di lusso, mentre un badge Mulliner adorna i parafanghi anteriori. Per la Flying Spur Mulliner, la “B volante” nella parte anteriore dell’auto è di serie (con finitura cromata o nera), così come la presa d’aria dell’ala con dettagli a doppio diamante.

All’interno, viene offerta una selezione di combinazioni di tre colori selezionati da Mulliner, con bordature in colori accesi e ricami unici sui sedili cuciti a mano, che presentano una nuova perforazione a diamante. Di serie i sedili “Wellness” con regolazione posturale e funzioni di riscaldamento e ventilazione.

Altri tocchi di lusso includono tappeti a pelo profondo, grafiche Mulliner per i display digitali, pedane illuminate e persino chiavi rilegate in pelle in un’esclusiva scatola di presentazione che si abbina alla combinazione di colori degli interni dell’auto.

IL LIVELLO PREMIUM

Non sorprende che la tavolozza dei colori sia ricca di opzioni, con non meno di 101 colori di vernice esterna, esclusi quelli creati attraverso un servizio di abbinamento di vernici su misura. A questi si aggiungono 15 colori primari per la pelle, 11 tonalità secondarie, sei colori d’accento per gli interni, oltre a otto impiallacciature in legno e tre opzioni di finitura tecnica per la plancia, la console centrale e altre aree.

Come le varianti Speed, anche la gamma Mulliner è alimentata dall’ibrido plug-in “Ultra Performance Hybrid” di Bentley, con una potenza totale del sistema di 782 PS (771 CV o 575 kW) e 1.000 Nm di coppia.

Il sistema è composto da un motore a benzina V8 turbo da 4,0 litri, da un motore elettrico, da una trasmissione a doppia frizione a otto velocità e dalla trazione integrale.

Fa parte dell’allestimento anche una batteria da 25,9 kWh per un’autonomia solo elettrica fino a 81 km con la Continental GT o 76 km con la Flying Spur.

In modalità completamente elettrica, la velocità massima è di 140 km/h e la batteria può essere ricaricata con l’unità AC di bordo da 11 kW in 2,75 ore.

Nuovo Skoda Elroq 2025: Anteprima e Motori

La gamma di SUV elettrici di Skoda sale a tre con l’introduzione del nuovo Elroq, che si aggiunge a Enyaq ed Enyaq Coupé.

Dotato di un nome che sembra uscito direttamente da un manuale dei mostri di Dungeons & Dragons, questo crossover del segmento C è considerato il più conveniente della casa automobilistica ceca.

I prezzi in Europa partono da 33.000 euro, il che, secondo Skoda, significa che l’Elroq non costerà più della sorella Karoq con motore a combustione. A fronte di ciò, è possibile scegliere tra tre dimensioni di batteria e la trazione posteriore o integrale.

Al momento del lancio saranno disponibili solo modelli monomotore, a partire dalla Elroq 50 con una potenza di 170 CV (125 kW) e 310 Nm di coppia, oltre a una batteria da 55 kWh che garantisce un’autonomia WLTP di oltre 370 km. L’Elroq 60 aumenta la potenza a 204 CV (150 kW) e dispone di una batteria più grande da 63 kWh, che estende l’autonomia a 400 km.

DATI TECNICI E MOTORI

Per ottenere un’autonomia maggiore, dovrete passare alla Skoda Elroq 85, che offre 286 CV (210 kW), 545 Nm e una batteria da 82 kWh che consente all’auto di percorrere fino a 560 km con una singola carica.

In seguito, sarà disponibile un modello Elroq 85x a trazione integrale con doppio motore. La velocità massima è di 180 km/h per la variante 85 e di 160 km/h per le altre versioni.

Le velocità di ricarica variano a seconda del modello: gli Elroq 50 e 60 possono accettare rispettivamente fino a 145 e 165 kW di potenza di ricarica rapida in corrente continua, che consente di portare la batteria dal 10 all’80% in 24 minuti per il 50 e in 25 minuti per il 60. I modelli 85 possono invece raggiungere i 175 kW.

I modelli 85 possono invece raggiungere i 175 kW, impiegando 28 minuti per caricare le batterie più grandi. Tutti gli Elroq sono limitati a una ricarica in corrente alternata da 11 kW.

Dal punto di vista estetico, l’Elroq è la prima Skoda a presentare il linguaggio di design Modern Solid del marchio. Sempre spigolosa e con superfici pulite, l’auto presenta un paio di cambiamenti chiave come il Tech-Deck Face che integra una griglia più sottile con le luci diurne superiori, oltre a una nuova scritta Skoda sul cofano e sul volante, che sostituisce il tradizionale logo.

Tutti i modelli sono dotati di illuminazione full LED e di DRL piatti a quattro lati di serie, mentre i fari a LED a matrice sono disponibili come optional. Tra gli optional c’è anche la griglia illuminata, montata sulla prima edizione e resa disponibile successivamente per le altre varianti.

All’interno, Skoda Elroq prosegue l’approccio di Skoda al design degli interni, con una plancia semplice e orizzontale e una console centrale inclinata con un piccolo selettore di marcia a forma di sassolino. Al centro si trova un touchscreen da 13 pollici indipendente per l’infotainment, dotato di una nuova interfaccia utente e di un sistema di controllo vocale Laura con integrazione ChatGPT, simile a quello della Volkswagen Golf Mk8.5 rinnovata.

INTERNI E TECNOLOGIE

Inoltre, è disponibile un piccolo display digitale per gli strumenti, un caricabatterie wireless Qi da 15 watt e un head-up display opzionale per la realtà aumentata. La Elroq è dotata di una gamma completa di sistemi di assistenza alla guida, tra cui l’assistenza al parcheggio a distanza tramite l’app MySkoda. Skoda ha progettato l’abitacolo della Elroq per essere più sostenibile, utilizzando materiali come l’ecopelle, il tessuto RecyTitan (realizzato con il 78% di PET riciclato e il 6% di fibre di abbigliamento riciclate) e il tessuto TechnoFil (realizzato con il 75% di nylon Econyl riciclato e il 25% di poliestere).

Una Skoda non è nulla se non è pratica, quindi la Elroq offre un bagagliaio da 470 litri, leader del segmento, espandibile fino a 1.580 litri con i sedili posteriori ripiegati. Ci sono anche diverse caratteristiche Simply Clever del marchio, tra cui una rete per la conservazione dei cavi di ricarica sotto il ripiano portaoggetti regolabile, 48 litri aggiuntivi di spazio su entrambi i lati del bagagliaio, un organizzatore per il bagagliaio, un ombrello nascosto nella portiera del conducente e un raschietto per il ghiaccio riposto nel portellone posteriore.

Nuova Peugeot E-408 2025: Dati Tecnici

La nuova Peugeot E-408 porta su strada lo stile del modello termico ma punta sulla batteria.

Lasciando da parte gli esterni, l’interno della nuova E-408 viene rapidamente avvolto da un’atmosfera digitale. L’abitacolo ha un design futuristico e lascia intravedere una ricca dotazione tecnologica. Dietro il volante compatto si trova un quadro strumenti digitale 3D da 10 pollici completamente configurabile.

Il “centro nevralgico” dell’abitacolo è un touchscreen da 10 pollici. Un componente fondamentale per il funzionamento del sistema di infotainment. Il sistema multimediale è compatibile con Android Auto e Apple CarPlay. Inoltre, come ci si aspetterebbe, sia la strumentazione che il sistema multimediale sono stati opportunamente adattati per visualizzare le informazioni relative al sistema di trazione elettrica. È anche compatibile con gli aggiornamenti OTA.
Sotto lo schermo centrale si trovano i cosiddetti “i-Toggles”. Si tratta di cinque pulsanti configurabili per accedere direttamente, ad esempio, a un contatto specifico della rubrica o a una stazione radio specifica. Come se queste opzioni di configurazione non fossero sufficienti, la nuova Peugeot 408 elettrica integra funzioni di intelligenza artificiale con ChatGPT. E per creare l’atmosfera, c’è un sistema di illuminazione ambientale a LED.

I sedili anteriori sono certificati AGR e possono essere dotati di regolazione elettrica, riscaldamento e funzioni di massaggio. Sono disponibili diverse opzioni di rivestimento, dal tessuto all’Alcantara.

La nuova Peugeot E-408, come era prevedibile visti i tempi che corrono in Europa, ha un lungo elenco di sistemi di assistenza alla guida. Tra le altre tecnologie, dispone di cruise control adattivo con funzione Stop&Go, frenata automatica d’emergenza con avviso di rischio di collisione, assistente di mantenimento della corsia, avviso di attenzione del conducente, riconoscimento esteso della segnaletica stradale, visione notturna e sistema di monitoraggio dell’angolo cieco a lungo raggio.

MOTORI E DATI TECNICI

Oltre al nuovo design esterno e alle dotazioni tecnologiche, tutti gli occhi sono puntati sul sistema di propulsione elettrica. Sviluppato sulla piattaforma EMP2, il “cuore” della nuova Peugeot E-408 è una batteria agli ioni di litio da 58,2 kWh (utilizzabile). La batteria è alloggiata nel sottoscocca della vettura, tra le ruote, per evitare di sprecare spazio nell’abitacolo.

L’energia immagazzinata nella batteria viene utilizzata principalmente per alimentare un motore da 157 kW (214 CV) con 345 Nm di coppia massima. Questo risultato si ottiene quando si guida in modalità Sport. In modalità Normal si riduce a 140 kW (190 CV) e 300 Nm di coppia massima. In modalità Eco, la potenza è rispettivamente di 125 kW (170 CV) e 270 Nm.

La nuova Peugeot E-408 dichiara un’autonomia di 453 chilometri secondo il ciclo WLTP. Un’autonomia che, secondo Peugeot, è più che sufficiente per coprire i tragitti quotidiani di gran parte degli automobilisti.

Taxi Mercedes: crollo delle vendite a -71%

Secondo i dati delle analisi di mercato forniti al quotidiano tedesco Handelsblatt, i 497 taxi Mercedes venduti nei primi otto mesi del 2024 comprendevano 127 unità della Classe E (un calo del 90%) e una sola unità della Classe B (un calo del 95%). Il minivan Vito è stato l’unico modello che ha mantenuto un po’ di popolarità.

Complessivamente, la quota di mercato Mercedes nel mercato tedesco dei taxi si è ridotta da un dominante 52% nel 2019 al 38% nel 2023. Quest’anno, i dati suggeriscono che scenderà ad appena il 13%, dato che un maggior numero di operatori di taxi si rivolge ad altri marchi.

Il nuovo leader del mercato tedesco dei taxi è Volkswagen, grazie soprattutto al successo dei suoi furgoni Touran e Caddy. Anche Toyota ora vende più taxi di Mercedes in Germania, grazie alle versioni speciali della Corolla e del RAV4.

Le vendite di taxi Mercedes crollano del 71%, ma l’azienda non se ne preoccupa affatto
Tra gennaio e agosto 2024, in Germania è stato immatricolato un solo nuovo taxi Mercedes Classe B.

Nel 1896, Daimler ha inventato il taxi moderno, essendo la prima azienda a dotare una carrozza a motore di un tassametro. Fino alla fine degli anni 2010, Mercedes ha sottolineato con orgoglio la sua “tradizionale partnership con l’industria dei taxi”. Cosa ha innescato il drammatico declino della quota di mercato? La risposta sta in un cambiamento strategico per quanto riguarda le conversioni dei taxi.

MERCEDES MOLLA I TAXI

L’anno scorso, il CEO di Mercedes Ola Källenius ha annunciato che il marchio avrebbe smesso di offrire modelli di taxi convertiti in fabbrica e non avrebbe più fornito sconti speciali agli operatori di taxi. Ha spiegato che: “Dopo approfonditi test e analisi di mercato, abbiamo stabilito che i tassi di vendita e di installazione nel trasporto passeggeri non sono sufficientemente sostenibili per una soluzione di fabbrica praticabile”.

Un dirigente Mercedes ha dichiarato all’Handelsblatt che i taxi “non rientrano negli standard di lusso” del marchio, aggiungendo che anche le rivali BMW e Audi evitano questo segmento. Tuttavia, un fattore importante è la dimensione del mercato dei taxi in Germania. Ogni anno vengono immatricolati solo 6.000-7.000 nuovi taxi, una cifra esigua rispetto ai 2,8 milioni di veicoli passeggeri venduti.

Mercedes continuerà a offrire opzioni per i servizi di limousine basati sulla Classe E, ma le future conversioni di taxi dovranno essere gestite da società terze, rendendole meno interessanti per gli operatori dal punto di vista finanziario.

Nonostante il mercato sia relativamente piccolo, alcuni sostengono che i taxi possono aiutare i marchi a incrementare le vendite offrendo ai clienti la possibilità di provare i loro veicoli. Sembra che Mercedes non veda più il valore di questa strategia.

Nuovo Tank 700 2024: sfida Mercedes G

Il marchio Tank, appartenente a Great Wall Motor, ha ampliato la sua gamma di modelli: ai SUV Tank 300 e Tank 500, venduti qui dall’anno scorso, si è aggiunto l’ammiraglia Tank 700 Ram.

I concessionari in Cina e Russia stanno già accettando gli ordini, è anche possibile lasciare una richiesta attraverso l’applicazione mobile GWM Store.

Ricordiamo che in Cina la “settecento” ha debuttato nel 2023, ma l’ingresso su larga scala nel mercato nazionale è avvenuto solo all’inizio del 2024.

Al momento, il Tank 700 è il modello più grande del marchio, e il SUV viene fornito solo con una berlina a cinque posti. La lunghezza della versione russa è di 5090 mm (compresa la ruota di scorta esterna), la larghezza di 2061 mm, l’altezza di 1952 mm e il passo di 3000 mm. L’altezza minima da terra del Passport è di 249 mm. Il volume del bagagliaio è di 490 litri, con i sedili posteriori abbattuti la cifra sale a 1601 litri.
In Russia, il Tank 700 è offerto in tre versioni. Nelle versioni Premium e Superior, il SUV è dotato di un motore V6 3.0 biturbo a benzina che eroga 354 CV e 560 Nm. Il motore è abbinato a un cambio automatico a nove rapporti. Il “Seven Hundred” è dotato di trazione integrale di default (con frizione multidisco nella trasmissione delle ruote anteriori e riduttore).

Il Tank 700 Superior è dotato anche di sospensioni pneumatiche con ammortizzatori adattivi. Si dichiara che il SUV con motore da 354 CV accelera a 100 km/h in 8,8 secondi, velocità massima – 190 km/h.

IL SUV CINESE PREMIUM

La versione top di gamma del Tank 700 si chiama Edition One ed è un ibrido plug-in (anche con sospensioni pneumatiche). L’allestimento di questo SUV comprende un V6 3.0, un motore elettrico (integrato nel 9AT) e una batteria con una capacità di 37,1 kWh.

La potenza totale dei due motori è di 422 CV, e al picco il sistema può produrre 517 CV. Solo con l’alimentazione elettrica il Tank 700 ibrido percorrerà 100 km. Il primo “centinaio” è in grado di guadagnarlo in 5,9 secondi. La velocità massima è di 190 chilometri all’ora.

Il Tank 700 Edition One si distingue non solo per l’equipaggiamento, ma anche per il suo design esterno. Tra l’altro, in Cina questa variante si chiama Limited Edition. Il SUV più costoso ha un dodger ancora più imponente, elementi in carbonio, cerchi da 22 pollici invece dei 20 pollici delle versioni Premium e Superior e luci aggiuntive sul tetto. Dimensioni di questo veicolo fuoristrada: 5110/2122/1986 mm, la distanza tra gli assi è la stessa del modello standard. Il bagagliaio dell’ibrido può contenere 392-1530 litri.
L’elenco delle dotazioni di serie del Tank 700 comprende (indipendentemente dalla versione): regolazione del piantone dello sterzo in altezza e a distanza, bloccaggio dei differenziali anteriori e posteriori, gradini laterali ad azionamento elettrico, parabrezza e ugelli lavavetro riscaldati, interni in pelle, volante e tutti i sedili riscaldati (tutti i sedili anche con massaggiatore e ventilazione), cruscotto virtuale da 12,3 pollici, multimedia con tablet da 16,2 pollici, display di proiezione, telematica Tank Connection, sistema di cancellazione attiva del rumore, climatizzatore a tre zone, sistema di selezione della modalità di guida e parcheggiatore.

Tutti gli allestimenti sono inoltre dotati di telecamere surround, cruise control adattivo, frenata automatica, mantenimento della corsia e riconoscimento dei segnali stradali.

A partire dalla versione Superior, sono presenti fari laser, stabilizzatori trasversali disaccoppiati, tendine retrattili elettriche sui finestrini posteriori e due pad per la ricarica wireless dei gadget (il SUV base ha un pad). Infine, il Tank 700 Edition One ibrido è anche un soffitto “a cielo stellato” al posto del tetto apribile, ovvero tanti LED integrati.

Il nuovo Tank 700, come gli altri modelli della gamma, non debutterà in Europa prima del 2026.

Lancia Stratos: mezzo secolo fa inizia il mito spaziale dei Rallyes

Stratos: curioso il modo di affrontare l’esigenza di conoscere, quando si diventa parecchio cresciuti come sono io ora; dopo mezzo secolo durante il quale questa parola (“Stratos” appunto) mi è entrata in testa con il suo suono importante, il suo significante evocativo (l’immagine straordinaria che appare quando chiudi gli occhi) e la affinità con storie e vicende quasi contemporanee (una su tutte, quella leggendaria carriera artistica di Demetrio Stratos con i nuovi confini aperti alla fonetica ed alla espressione vocale in musica), mi è sempre mancato fino ad ora il “significato” della parola in questione. 

Ed è suggestivo pensare che quando quella parola entrò prepotentemente nel lessico popolare io ero ancora un bambino dell’Asilo: vicende, immagini e contesti mi apparivano così grandi ed intangibili che quella parola aveva finito per diventare il simbolo di un mondo di fantasia.

E dunque, da bravo e stagionato scolaro ho deciso di completare il percorso di ricerca e mi sono documentato: Enciclopedia Treccani, Stratos è una città dell’Acarnania, attuale Surovigli, vicino ad Amphilochia; rifugio di Antioco e Nicandro nel loro combattere contro l’antica Roma, protetta da antiche Torri trapeziodali comprendeva un Tempio a Zeus, era dunque una antica zona nei pressi del Peloponneso.

Questo per la cronaca “colta”, ma quasi nessuno ha davvero mai associato la parola “Stratos” ad alcunchè di umano e terreno: per parecchi di noi, povera gente, “Stratos” poteva essere un luogo indefinito nell’Iperspazio, un pianeta sconosciuto, persino una specie rara ed aliena dalle sembianze incredibili a ricrearsi nella dimensione dell’uomo.A meno che gli uomini in questione non fossero a loro volta dei geni, o dei semidei.

Stratos: più che un’auto, un Pianeta sconosciuto

Per tutti, infatti, “Stratos” era diventata non più la semplice denominazione di un’auto straordinaria, ma un mondo a parte, dove le simbologie e le emozioni che le auto potevano suscitare erano moltiplicate per multipli infiniti portando la percezione umana a livelli intentati.

Era la nuova era degli anni Settanta, e l’uomo che camminava sulla Luna pareva quasi essere per l’immaginazione popolare un palliativo per dimenticare l’uomo che invece doveva camminare sulle strade per non sprecare benzina ai tempi di una delle crisi energetiche globali più gravi di sempre.

In questo clima, in cui il passaggio del decennio tra Sessanta e Settanta portava il mondo Auto a compiere scelte contrastate e in antitesi tra loro, era apparsa la “Zero”: tutto partirebbe da Lei, ci dicono le cronache distratte da un particolare; e cioè che “Zero” è a sua volta non la causa ma l’effetto della creatività senza vincoli di Marcello Gandini che aveva progressivamente cambiato volto e linea ispiratrice al Centro Stile Bertone dopo aver ricevuto direttamente da Nuccio – vero scopritore di talenti – la consegna e la nomina di Direttore.

“Stratos”: portare l’uomo sulla Luna, restando con i piedi per terra

“Stratos” non è così una esplosione sporadica di genialità, ma piuttosto la cima di una montagna che Gandini aveva deciso di scalare verso la conquista del traguardo finale: fornire alla linearità del volume automobilistico teso e cuneiforme una nuova identità dinamica che derivasse non dagli orpelli e dalle esagerazioni cromatiche provenienti dal mondo statunitense ma dalla essenzialità di interserzioni, angolazioni e sagomature tra le quali nulla che fosse superfluo o persino barocco trovasse mai posto. 

E in questo, il Maestro Gandini vorrà perdonarmi, vedo una sintonia filosofica dell’approccio di Marcello con un altro Genio, purtroppo andato via troppo in fretta, come Pio Manzù: che con la sua visione aveva dato alcuni spunti importanti anche in chiave sportiva sia con Autonova “GT” del 1964 che con la Concept Coupè Autobianchi (1967) a  motore posteriore centrale di fronte alla quale il pur monumentale Dante Giacosa abdicò nei confronti del giovane e vulcanico Designer; non so perché la “GT” Autobianchi di Pio mi ha sempre ricordato una piccola “Miura”; e così, quasi per “vendicare” amorevolmente il destino di un genio prematuramente scomparso come Pio Manzù, forse non a caso la mano di Marcello esalta le linee di una rivoluzionaria “Autobianchi A112 Runabout” che prende simbolicamente il testimone cone unica altra “Concept “del Marchio di Desio (oltre alla “Coupè” di Manzù, appunto) votata alla sportività “pura”. 

Non c’è – beninteso – alcuna narrativa riscontrata che mi dia adito a mettere in parallelo la concept Autobianchi “CoupèGT” di Pio Manzu’ con la Bertone A112“Runabout” di Marcello Gandini, sia chiaro: ma per chi vuole ancora insinuare elementi romantici nelle storie Automotive, poter associare ad un destino comune le uniche due Conceptsportive “pure” di Marchio Autobianchi è un pensiero che non posso fare a meno di evocare.

La base di partenza: “Zero”,“Runabout A112”, o tutte e due?

E dopo “A112 Runabout” il destino della Concept non si incrocia con “Stratos HF” ma – per prima – con una intuizione congiunta tra Bertone e Gianni Agnelli: l’Avvocato, a ridosso degli anni Settanta, cerca una possibile sostituzione per la “850 Coupè” in grado di tenere il Marchio Fiat sul segmento sportive popolari, surrogare il motore posteriore a sbalzo, eventualmente fare da apripista ad una Gamma ben definita di sportive in questo senso (ricordiamo la successiva “Beta Montecarlo”, ma Corso Marconi aveva in animo l’uscita di una terza sportiva popolare “taglia medio grande” per chiudere la serie), ma soprattutto in grado di “rastrellare” qua e là in Europa la clientela sportiva orfana di decine di piccoli Marchi che le crisi industriali avevano spazzato via lasciando inevasa una potenziale domanda che vedeva all’orizzonte una possibile risposta dal Sol Levante.

La “A112 Runabout” non era percorribile – nei piani di Corso Marconi per la filosofia del Marchio voluta per Desio – anche perché nel frattempo ci si doveva ritagliare un nuovo spazio per l’ingresso di Lancia nel Gruppo Fiat. Mentre la “Runabout” poteva essere una base ottima per sviluppare una alternativa provocatoria alla “VW Porsche 914” erede della Karmann Ghia: di questo tipo di guerre incrociate Fiat e l’Avvocato si resero protagonisti per anni, nello scontro dinastico che opponeva Torino a Detroit, Parigi, Wolfsburg.

Dunque Gandini si trova, tra il 1969 ed il 1973, a dividersi tra tre esigenze progettuali e filosofiche in contrasto: da un lato la industrializzazione della “Runabout” attraverso la Fiat “X1/9”; dal secondo lato la creazione di un prototipo onirico come la Bertone “Zero”, in grado di esaltare i geni ereditari di 33 Carabo; e per finire a Gandini capita anche il compito non facile di ideare uno dei capisaldi della “nuova Lancia” entrata nell’orbita Fiat. Ad un comune mortale sarebbero saltati i fondamentali dell’equilibrio spirituale, ma la tempra di Marcello sapeva reggere bene le sfide impossibili. 

E così nell’intervallo di tempo sopra detto Gandini dà vita a tre binari concettuali tra loro affini, paralleli ma non sovrapponibili: un record difficile da ripetere nella storia.

Nascono – in successione – “Lancia Stratos Zero” (1970); “Fiat X1/9” (1972); ed alla fine del 1971 inizia a prendere forma la “Stratos HF”; nel mentre – tengo a precisare – Gandini lavora od ha appena finito di lavorare anche su Innocenti “Mini 90”, “Iso Rivolta Lele”, “Maserati Quattroporte II”, “BMW Garmish”, “Lamborghini Urraco” e “Countach”, e “Ferrari GT4”;

e senza farsi mancare anche la “due ruote” : Moto Guzzi“V7” parte dal 1970, appena dopo la fine del progetto “Innocenti Lambretta Lui” del 1968. E questo solo per fare un elenco sintetico.

 

Linee e forme aliene: Stratos non viene dallo spazio, ma dal foglio bianco di Gandini

Non ci sono parole, ma non è questo l’ambito per esternare ancora ammirazione su questa panoramica straordinaria. Torniamo a noi: se dentro “A112 Runabout” entra lo spirito anticonformista e volutamente “dandy” che l’Avvocato voleva per Desio, dentro la “X1/9” arrivano i canoni nazional popolari che fanno della berlinetta Fiat una sponda per lo sport ed il divertimento su strada di giovani e di squadre e piloti privati che specialmente con le Gr.3 e 4 si divertono in pista, nei Rally e nelle Gare in salita e slalom dove la X1/9 diventa un must.

E dentro la “Stratos Zero”? Beh, dentro quella c’è la saga extraterrestre del Voyager e di “2001 Odissea nello Spazio”, c’è il Comandante Stryker di “U.F.O”; c’è tanto della voglia del mondo di andare diretti nel futuro ed abbracciare un progresso che comincia a parlare di elettronica e di informatica sempre più frequentemente. C’è insomma la prefigurazione di auto che diventano sempre più tecnologiche, seducenti, veloci ed abitabili. Quanti volumi ci sono a formare la linea della “Zero”? Ce n’è uno solo, una sorta di monolite che pare creare da sé stesso le sagome, le rientranze, gli spazi vetrati e le feritoie per l’aria. 

Una specie di “continuità nello spazio” che dalle sculture futuriste di Boccioni sembra rifiorire nelle linee di Marcello, dove sono spazio, tempo e aria a dare forma ideale alla materia. 

“Stratos Zero” appare dunque così, come un fendente ottico capace di ipnotizzare, nel pieno del 1970. Alcuni provarono a trovare punti di incontro con la “AMX/3” di Eric Kugler, Bob Nixon e Dock Teague (con l’apporto manuale di Salvatore Diomante) ma tra le due c’è solo il colore in comune ed un mondo di differenze: “AMX/3” ricalca l’andamento lineare inaugurato da Lola, Ferrari GTO, Ford “GT40”, Iso/Bizzarrini e così via; mentre Stratos “Zero” è un cuneo continuo scalfalato nelle sue superfici da inserzioni e da un gioco di “pieni/vuoti” dalla efficacia funzionale; “AMX/3” è ancora stile, la “Zero” è Design, anzi: possiamo dire che “Zero” è la antesignana di una serie di berlinette all’italiana che segnano la differenza stilistica dalla tipica forma anglosassone, francese, tedesca ed americana e che anticipa i canoni che prenderanno piede dagli anni Ottanta in poi, influenzando persino il compassato stile inglese che provocatoriamente con Aston Martin nel 1979 nominò “Bulldog” una concept sportiva monovolumetrica molto più estremizzata della pur geometrica “Esprit” Lotus.

“Stratos Zero”: nuovo millennio nello Sport, una “New Age” per la Lancia dentro Fiat

La concept “Stratos Zero” arriva a Torino anche per battezzare la rinascita di Chivasso sotto l’ala del Gruppo Fiat: Lancia è passata al valore simbolico di Lire “Una” da Pesenti ad Agnelli, ed urge trovare una nuova immagine e gamma di prodotto rispetto alla proposta classica e ridondata della gestione precedente. 

Un azzardo ma ben giocato: monovolume a cuneo contro la dinastia di tre volumi superclassiche (con l’unica eccezione della Fulvia Coupè, il cui motore messo posteriore e centrale spinge la “Zero”). Cesare Fiorio, fondatore della “HF” e DS della Lancia, sta pensando al pensionamento della Fulvia, ma davanti a sé ha appunto una Gamma di prodotto obsoleta, troppo vecchia e decisamente turistica per poter cercare “in casa”. 

Ma nel frattempo “la casa” Lancia è diventato tutto il Gruppo Fiat con il corredo di novità di Gamma che investono da subito Chivasso così come Autobianchi e Mirafiori. 

Di fatto però, nel 1971, la nuova frontiera produttiva di Corso Marconi è votata alla trazione anteriore: la “Primula” Autobianchi di Giacosa è stata la capostipite di un cambio filosofico pesante da tentare quasi come quello di Maranello che non voleva mettere il carro davanti ai buoi. 

Gli Agnelli erano scettici sulla affidabilità e gestibilità industriale della estensione di gamma alla trazione anteriore, mentre tuttavia la classica architettura a ruote motrici posteriori cominciava ad essere davvero vecchia e – in tema di crisi energetica in arrivo – troppo poco efficiente. Per questo Fiat aveva fatto di Desio il suo laboratorio elettivo dove testare le novità di prodotto: “Primula”, “A111” ed “A112” furono gli apripista alla prima trazione anteriore Fiat, la “128”. In questo contesto, con la sola “126” a rappresentare l’alternativa popolare a motore posteriore a sbalzo, per Fiorio e la Lancia era davvero difficile intravedere spiragli. Ma bastò a Cesare vedere la “StratosZero” per leggerne il DNA corsaiolo e sottolineare a Pier Ugo Gobbato l’ascendente appena rivelato del Marchio Lancia nel prototipo Bertone, con quel motore Fulvia posizionato dietro. 

Arriva il “Dino Ferrari” sulla Stratos HF: omologata Gruppo 4

Convinto Gobbato e dunque ottenuto il via libera dalla Lancia, Cesare Fiorio cominciò il pesante percorso di costruzione, tra Bertone /Gandini da un lato, e Gruppo Fiat dall’altro, per costruire pezzo per pezzo la “Stratos HF” del 1971 cercando tra le varie motorizzazioni disponibili in casa Fiat quello migliore per prestazioni, categoria di omologazione, affidabilità. Per questo il Gruppo di Corso Marconi ha una disponibilità illimitata: ma chiaramente il piatto di portata più prestigioso è un motore marchiato Ferrari, sebbene il Drake sia inizialmente sfavorevole per i “soliti” motivi industriali, con le maestranze già affogate tra programmi agonistici e produzione per i Clienti.

Passa un solo anno e nel 1971 a Torino è esposta la “StratosHF” in collaborazione con il Reparto Corse di Borgo San Paolo; sebbene il motore montato sia il “V6 Dino Ferrari” in realtà si tentano altre vie, come persino la richiesta fatta a Maserati (che all’epoca era di proprietà Citroen ma dentro un patto in cui Fiat aveva il 49% del pacchetto azionario del Double Chevron). E se tra la “Stratos Zero” ed altre Conceptcontemporanee passa una intera costellazione, nelle differenze tra la “Stratos HF” e la “Zero” passa una Galassia e tra la “HF Stratos” e la concorrenza stradale ed agonistica passa un intero sistema solare.

La nuova creatura Lancia presentata a Torino è qualcosa di mai visto prima, agli occhi della massa: a prima vista sembra una “Kit Car “ perfetta composta da massimo tre parti di Carrozzeria composte ed associate perfettamente tra loro: un semiguscio perimetrale dal frontale corto e tagliente, sormontato da un volume centrale di cockpit vetrato, il tutto a chiudere una superficie di pavimento e attacco delle quattro ruote. In pochi si rendono subito conto che quel prototipo da esposizione non è – come capitava spesso nei Saloni – una maquette solida ma “vuota”; è in realtà un prototipo assemblato completo da cui fa capolino in V6 Dino. Gandini si è ancora una volta dimostrato superiore, onirico ed efficace allo stesso tempo: la “Stratos” è davvero piccola, con spazio abitacolo ristretto ed essenziale; come essenziale e sportiva senza fronzoli è la intera sagoma e linea dell’auto. 

Le quattro ruote sembrano essere state “avvitate” lateralmente su ogni parte per quanto restano esterne al filo di tangente di portiere e lato cofani; ma a coprire provvidenzialmente i quattro pneumatici imponenti (che paiono scappare fuori dalla carrozzeria) ci sono parafanghi dal disegno a mo’ di “spallina”, il che rende la “Stratos” attraente e pericolosa come una First Lady a confronto delle sagome appesantite delle auto da Rally con i passaruota ignoranti.

Fari reclinabili a scomparsa davanti, due occhi tondi e simpatici dietro solo per far capire di più che mostro si cela sotto al cofano. Ecco la Stratos di Marcello Gandini che, tra l’altro, fa il “pieno” in quel salone di Torino dove sono presenti anche il prototipo Lamborghini Countach, e dove la “X1/9”, come qualcuno saprà, viene astutamente anticipata dalla protagonista di una “Spy Story” come la De Tomaso Spyder 1600 Ford.  

Ma non mancano neppure le nobili “antagoniste” che in qualche modo bissano, senza poterla eguagliare, quella che banalmente viene chiamata “linea dallo sviluppo cuneiforme” che tuttavia, nella concorrenza a quel Salone per la coppia Bertone/Gandini, non trova un’espressione felice come nelle realizzazioni della mano di Marcello: le forme monovolumetriche a cuneo ci sono ma davvero troppo geometriche e fredde rispetto alla “voce” ed alla comunicazione di Stratos e Countach. Nella concezione più pura del Maestro alla sua Laurea Honoris Causa.

Nel mentre la Stratos comincia ad ottenere l’acclamazione popolare che supera lo stupore o lo sconcerto, tra Ferrari e Lancia iniziano le altalene nei rapporti: come sempre, tra il Drake e Fiat, sul filo di lana estremo Maranello e Corso Marconi trovano un accordo (nel 1972 Enzo Ferrari contratta con Gobbato per fornire i motori Dino) che poi in corso d’opera trova diversi inceppi.

Infatti, nonostante la disponibilità premessa per 500 motori, nel corso del primo anno di accordo partono dal Cavallino verso Torino solo poche decine di unità appena sufficienti per test e prototipi da Gara, e si deve attendere il 1973 per il lotto concordato. 

Questo ovviamente ritarda le procedure di omologazione “FIA” per il Gruppo 4, il destino naturale della “Stratos HF” nata esplicitamente per rilanciare Chivasso in primis nel palmares sportivo, ed infatti la “Stratos” vince fin dalle prime apparizioni il “Firestone” ed il “Tour de France” del 1973. Prime glorie internazionali, e la concorrenza a pensare rapidamente cosa fare per evitare di finire seppelliti dalla polvere lasciata dalle ruote posteriori di quella nuova Lancia.

Ed è il 1° Ottobre 1974: Cinquanta anni fa, oggi che Autoprove mette in pubblicazione il pezzo: la Stratos ottiene l’omologazione FIA in gruppo 4 con tutte le unità complete e premiate con la agognata “Fiches”. Ed inizia l’epopea di un’auto a tal punto sperimentale da essere contemporaneamente irresistibile per gli altri e penalizzante per se’ stessa: con assetti e configurazioni da Gara praticamente incomparabili con qualunque altro Concorrente o con il precedente “Database” dentro “HF” (la Fulvia Rallyeera una trazione anteriore…..) riuscire a costruire una messa a punto ottimale non era una cosa da nulla.

Stratos: primogenita di Gruppo B, in anticipo di dieci anni

Stratos avvia un concetto che prima di allora era praticamente inesistente nei Rally e nelle Gare iridate: provate a contare quante altre concorrenti della “Stratos” – prima e durante la vita della stessa – erano costruite come due posti corta e bassissima, con cellula centrale e ben due tralicci al posto del monoscocca portante continuo, un motore posteriore centrale dentro una impronta a terra di circa quattro metri per quasi due ed un appoggio delle quattro ruote poste agli angoli più estremi del quadrilatero di ombra?

Sapete quanti records unici ha battuto la Stratos con la sua concezione? La prima Lancia di produzione stradale con motore posteriore centrale (la Beta Montecarlo arriverà sul mercato successivamente); la prima berlinetta a motore posteriore centrale di produzione stradale ma dedicata esclusivamente al mondo dei Rallyes (la di poco precedente Porsche 914 era destinata ad un uso parzialmente agonistico ma non nativo specifico); la prima Lancia stradale con un motore Ferrari, ed in assoluto l’unica auto di marchio diverso dal Cavallino, ma concorrente diretta, che si sia fregiata di un motore di Maranello (la “Stratos” a differenza della Fiat “Dino” prima e della “Thema 8.32” successivamente entrava a gamba tesa nel settore di mercato, e “quasi” nei segmenti, di casa Ferrari); ed infine una sfumatura che credo sia importante: Lancia, nel bene o nel male, proveniva da una gestione durata 15 anni in casa Pesenti dove la Gamma residuale era data da poche Flavia, Fulvia Berlina e Coupè e pochissime Flaminia, vendute per il 90% dentro il mercato nazionale: tra il 1969 ed il 1975 la “cura” di Mirafiori consegna a Chivasso la nuova “Beta” berlina 4 porte, la “Beta Coupè”, la “Beta Montecarlo”, la futura “HPE”, la “Stratos”, oltre alla già programmata “2000”: uno sforzo di rinnovamento industriale che la storia ha registrato poche volte e che ha comportato per Lancia un impegno tecnico ed umano straordinario anche per il ritorno sui mercati esteri. In tutto questo sforzo si comprende come la “Stratos” non poteva essere un fattore commerciale secondario, ma cruciale. 

L’immagine del prodotto Lancia “nuovo” era tutta da disegnare da capo ed il Marketing Fiat aveva a questo punto definito una strategia dimostratasi vincente e, in chiave Gruppo Fiat, persino inaspettata per chi, diversi anni dopo, assisterà alla slavina che da metà anni Novanta ha colpito Chivasso, Desio, Lambrate e per diversi anni anche Arese: prima di costruire una nuova Gamma si doveva rilanciare il Marchio rimasto sotto la polvere di una gestione Pesenti, incolore e minimalista sulla gamma di serie ma fortunatamente efficiente sul lato sportivo; cogliere da subito il testimone vincente di Fulvia Coupè per poi ribadire il concetto con “Montecarlo” (da cui derivò per pura combinazione di Regolamenti la iconica “Turbo Gruppo 5”) poteva significare stuzzicare la fantasia e l’emozione del pubblico potenziale riportandolo da subito sul Marchio e su una nuova aspettativa commerciale sulla quale ricostruire immagine e Gamma.

Non a caso nei primi sette anni di vita della Lancia dentro il Gruppo Fiat la componente “sportiva” di Gamma superava quella “tradizionale” (“Beta Coupè/HPE”, “Montecarlo”, “Stratos” contro “Beta 4 porte berlina” e “Lancia 2000”) sia per offerta che per numeri commerciali a fine anno; mentre dalla nascita di “Delta” gli anni Ottanta hanno visto un boom del Marchio di Chivasso (di sicuro uno dei Marchi che in quel decennio, rispetto al precedente, hanno registrato la crescita maggiore in Europa), e di tutto questo anche la “Stratos” è stata artefice, fornendo al mondo l’immagine di una Lancia futuristica, tecnologica e vincente. A tal punto che si potrebbe ritenere “Stratos” la capostipite, a sua insaputa, della generazione Rallye di Gruppo B che nascerà otto anni dopo. Di Stratos tutto è pensato per le Gare, la facilità di intervento e sostituzione, la distribuzione di pesi e spazi: i due cofani sono “gusci” che inglobano i parafanghi, ed alzati lasciano alle mani dei meccanici propulsore, cambio e trasmissione, sospensioni, serbatoio, etc..

 

Lo spazio abitacolo è limitato ai due vani interni portiera per i caschi dei piloti e ben poco altro. 

 

Di lei Nuccio Bertone disse che calzava Pilota e Navigatore come la tuta faceva su un atleta, e così facendo entra in simbiosi con Lui: motore 2420 cc 6 cilindri, quasi 300 cv con due valvole per cilindro e oltre 320 ad 8.500 giri minuto con le quattro valvole. Peso minimale e dimensioni 3,71 mt. x 1,75 mt. ed altezza base di 1,10 mt. Un piccolo mostro, che andava bene su qualunque fondo.

E per quanto il Reparto “HF” di Cesare Fiorio fosse abile e ben addestrato, e Sandro Munari “il Drago” fosse un Pilota e collaudatore sopraffino, collezionare esperienze e settare correttamente un prototipo così’ innovativo come la Stratos“HF” non era operazione da poco.

 

E non dimentichiamo che la carriera di Stratos è stata accompagnata da nomi leggendari che, messi gomito a gomito a lavorare, si sono dimostrati davvero il Jolly vincente per le affermazioni della piccola berlinetta: insieme a Fiorio, Gandini, Munari c’erano Gianni Tonti, Sergio Camuffo, Claudio Maglioli, Giampaolo Dallara, Mike Parkes, Nicola Materazzi

 

E per quanto il Reparto “HF” di Cesare Fiorio fosse abile e ben addestrato, e Sandro Munari “il Drago” fosse un Pilota e collaudatore sopraffino, collezionare esperienze e settare correttamente un prototipo così’ innovativo come la Stratos“HF” non era operazione da poco.

La storia Iridata ed il Palmares della berlinetta sportiva di Chivasso sono ormai nella leggenda ed in Albo d’Oro: l’epopea della Stratos finì per essere propedeutica ed utile anche alla successiva “Lancia Montecarlo Turbo” ed alla “037” di Gruppo B. 

 

Per chi invece all’epoca potè vedere tutto in diretta, “Lancia Stratos” fu un salto nell’iperspazio.

Di quelli che pochi Costruttori poterono ed avrebbero potuto tentare, ed è per questo che chi ama il mondo delle Auto non potrebbe sopportarne l’assenza di “Lancia”. 

 

Tavares, pensaci…….

 

Riccardo Bellumori.