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Nuovo Toyota RAV 4 2025: Anteprima Rendering

La nuova Toyota RAV 4 è in fase di sviluppo e proporrà un cambiamento radicale.

Uno dei bestseller del produttore giapponese passerà le redini a una nuova generazione nei prossimi mesi. Diamo un’occhiata alle voci che circolano al riguardo.

In tutta serietà, l’anno prossimo l’attuale Toyota RAV 4 sarà in produzione da sette anni, dopo la sua anteprima al Salone di Parigi 2018. Mentre il suo sostituto non sarà presente all’edizione 2024 del Salone di Parigi, che si terrà dal 14 al 20 ottobre, potrebbe mostrare il suo nuovo look ai visitatori del Salone di Monaco di Baviera nell’autunno del 2025. Sebbene al momento circolino poche informazioni su questa sesta opera, i nostri colleghi australiani di Cars Guide hanno fatto trapelare alcune indiscrezioni.

Il rendering in copertina di Auto-moto.com ci permette di dare uno sguardo alla nuova Toyota RAV 4.

DATI TECNICI E MOTORI

La nuova Toyota RAV 4, tra cui due full-hybrid che si dice svilupperanno 1,5 litri e 2,0 litri di cilindrata, anche se non sono ancora noti i rispettivi livelli di potenza. La vera curiosità, tuttavia, verrà dall’introduzione di un’unità ricaricabile del gigante cinese BYD, la cui tecnologia consentirà al RAV4 di raggiungere un’autonomia di 120 km in modalità 100% elettrica. Secondo Car Guide, questo motore potrebbe produrre oltre 400 CV. Tuttavia, queste informazioni devono essere trattate con cautela.
In termini di dimensioni, l’attuale generazione è ancora una delle più grandi del segmento, con i suoi 4,60 metri di lunghezza, ma non ha nulla da invidiare ai nuovi modelli del segmento (Peugeot 3008, Volkswagen Tiguan, ecc.). Per questo motivo, è probabile che la sua sostituta si avvicini ai 4,65 m o addirittura ai 4,70 m, grazie alle modifiche che saranno apportate alla sua piattaforma TNGA. Per quanto riguarda lo stile, è molto probabile che il SUV abbandoni i suoi tratti avventurosi a favore di linee più sinuose, esaltate dalla firma luminosa anteriore a forma di boomerang che sta diventando comune sui nuovi modelli Toyota.
Mentre la futura Toyota RAV4 sarà probabilmente svelata alla fine del prossimo anno, il suo lancio commerciale potrebbe avvenire solo nella prima metà del 2026, se tutto va bene.

Per quanto riguarda i prezzi, il modello attuale è venduto a 44.500 euro all’inizio della gamma, ma c’è da scommettere che la soglia dei 45.000 euro sarà superata quando il modello sarà rinnovato.

DFSK arriva in Italia: la prova su Spotify

Il marchio cinese DFSK ha recentemente presentato due nuovi modelli in Italia: la DFSK E5 e la DFSK Glory 600.

Il lancio è avvenuto durante un grande evento di lancio a Brescia il 16 settembre 2024. La DFSK E5 è un SUV ibrido plug-in, mentre la Glory 600 è disponibile sia a benzina che a GPL e offre sette posti.

Nel nostro nuovo appuntamento Spotify vi raccontiamo le nostre impressioni nella prima prova su strada.

Hai mai provato una delle loro auto?

BEV & Breakfast: l’Europa dell’Auto va in vacanza per sempre?

Luigino non ne poteva più: a undici anni accompagnava nonno Olimpio lungo interminabili passeggiate per i Viali della città, e per ogni auto incrociata l’anziano appassionato gli chiedeva: “E questa che modello è?” E Luigino, ancora più appassionato di quattro ruote e decisamente paziente, rispondeva: “Nonno, questa è una Fiat, questa è una Renault, questa è una BMW…..”. Immancabile la risposta di Olimpio: “Eh, ma sono diventate tutte uguali!” E così per ore ed ore.

Finche’ un giorno Luigino ebbe una illuminazione: alla prima richiesta incuriosita del nonno esclamò “Pensa, questa è di Tavares”, e poi “Questa è di De Meo, quest’altra è della Signora Mary Barra, questa è di Oliver Zipse, questa è di Elon Musk” e così via.

Luigino aveva scoperto che nonno Olimpio, dal Barbiere, aveva il vezzo di sfogliare giornali e Riviste; e che la stampa, ormai da mesi, anziché riportare foto e servizi di auto si ripeteva nel resoconto e nella esposizione redazionale e fotografica delle continue esternazioni dei Leader dei diversi Marchi e Gruppi Auto. Così. Dunque, associare l’auto di passaggio al CEO o Leader di riferimento aiutava subito il vecchio ad orientarsi nel ricordo.

Ed in effetti, vista dal lato della “Spending review” del settore auto, questa condizione del tutto nuova ha i suoi notevoli benefici. Di solito il periodo tra fine Settembre e inizio Novembre era un palcoscenico televisivo di continue pubblicità di offerte di auto. Visti i tempi, risparmiare sugli Spot avendo – come diceva Enzo Ferrari – esposizione continuata “gratis” nelle pagine dei rotocalchi non è un vantaggio da poco.

Manca poco che si arrivi sui Social Media alla “DissingStrategy” ovvero alla polemica ed al confronto diretto e combattuto tra Manager di Marchi concorrenti, ma di già ad esempio il “Dissing” reale tra esponenti governativi italiani e Stellantis ha generato un piccolo filone speculativo di cui si parla spesso tra le persone.

E quindi pagine cartacee ma anche “virtuali” di Internet pubblicano ormai ogni giorno esternazioni, giudizi, decisioni e soprattutto dichiarazioni di allarme dei tanti “CEO” e Dirigenti di Marchi Auto, con una frequenza ed esposizione che supera persino l’aspetto comunicativo delle caratteristiche e delle presentazioni dei modelli di auto in commercio o di prossima uscita. Quasi come se in un periodo di ristrettezza industriale in tema di produzione e vendita si dovessero coprire i buchi di palinsesto pubblicitario con la voce diretta dei veri e propri “guru” dell’Automotive. 

L’auto, una questione di “gossip”? Gli uomini più visibili della Gamma

Il che rappresenta comunque un fattore pubblicitario indiretto: dieci interviste ad un CEO di un particolare Brand sono comunque dieci Spot gratuiti che rimangono nella testa dei consumatori, grazie anche all’effetto ridondante dei Social a costo quasi zero.

Oddio, i soliti malfidati continuano a pensare che le Riviste ed i giornali che pubblicano notizie lo fanno, relativamente ai Costruttori Auto, ricevendo belle mazzette. 

Potremmo parlarne, ma di solito cose del genere vengono fatte ormai ad arte, dai “Media” che contano: difficile reperire ancora, nella cassetta delle lettere di un anchor man o di un cronista influente, le chiavi dell’auto nuova affidata in comodato per il test…a vita…La iper esposizione dei Manager Case Auto sui Media, invece, come detto sopra ha anche i suoi risvolti economici positivi: 30 secondi di Spot TV si pagano, 30 secondi ripetuti sui TG di ogni canale diventano un bel corredo pubblicitario gratuito, e soprattutto in un momento di “calma piatta” commerciale, questo è importante. Pensiamoci, quando critichiamo i maxi stipendi dei Manager Auto……

In verità il “filone” polemista fa il paio con le teorie complottiste sul mondo elettrico, con le litanie contro la schiavitù del petrolio, con le diatribe mondialiste tra Europa, USA e Cina.

Per farla breve, a quanto pare nel settore auto comincia a tirare di più il “gossip” che non il prodotto vero e proprio: motivo per il quale Luigino aveva capito che l’unico modo per far riconoscere al nonno auto che gli sembravano tutte uguali, era quello di identificarle secondo il “Capobranco” manageriale di turno.

Che poi le auto attuali sembrassero uguali solo al nonno di Luigino è una metafora che vogliamo spendere anche noidentro a questo testo solo per motivi di captatiobenevolentiae verso i Costruttori che ovviamente non vogliamo far arrabbiare, ci mancherebbe. Ma in cuor nostro ci sembra davvero incredibile che i SUV attuali siano marchiati con i loghi la cui storia è stata contrassegnata dalla mano divina di Designer e modellisti il cui elenco – nel corso di almeno settanta anni di auto di massa – finirebbe per riempire le pagine di un elenco telefonico: anni fa si andava di matita, colori su fogli e modelli in 3D di Clay, polistirolo, resina e legno di balsa e gli Staff di Disegnatori e creativi erano composti da decine di talenti che si spartivano il compito – pezzo per pezzo o settore per settore – di costruire le linee di corpi vettura e componenti specifiche. 

Così facendo tuttavia siamo arrivati ad avere in Europa, fino a vent’anni fa, un assortimento di centinaia di modelli diversi tra loro per forma, misure, motorizzazioni, versioni, allestimenti, destinazione di uso. Che differenza con il “monoprodotto multiuso” che ci accompagna in questo momento di mercato che, sia chiaro, per l’Europa e l’Occidente non tornerà più alle panoramiche del passato migliore. 

Il ruolo e l’obbiettivo di “questo” mercato è in primo luogo quello di “rieducare” le abitudini, le esigenze e le aspettative dell’utilizzo di auto. E sottolineo ancora una volta la parola “consumo” e non “acquisto” dell’auto. 

“Potete scegliere qualunque auto, purchè sia un SUV e magari Hybrid”

Chi l’ha detto che siamo nell’economia post-fordista? Il paradigma di Sir Henry Ford è ancora tutto là, nei listini dei Marchi Auto proposti da Costruttori che solo fino a 15 anni fa presentavano, secondo rapporti proporzionali determinati, ben sei diverse architetture o linee motoristiche (Motore a benzina/Gas 4 Tempi, Diesel, Wankel a benzina, BEV, Hybrid) ed una moltitudine di caratterizzazioni fisiche del veicolo (Monovolume; Due/Due e Mezzo/Tre Volumi; Station Wagon, SUV; Fuoristrada puro; Spider/Cabrio, Coupè, Berlinetta/Roadster) che nel confronto con oggi paiono rappresentare un mondo parallelo e lontano. Perché oggi, a cercare od acquistare un mezzo che sia diverso dal pacchetto “SUV+Hybrid”, rischiate di girare in lungo ed in largo non solo il Web ma anche la Penisola. Chiaro che alla base di tutto questo c’è la tensione al risparmio: piattaforme condivise all’estremo, persino componentistica il più possibile comune, architetture e strutture fisiche del prodotto il più possibile convenzionali e ripetute per limitare gli immancabili difetti delle novità di produzione, e soprattutto una predominanza merceologica che privilegia il “Family feeling” di Gamma con l’effetto “scalare”: in pratica una unica forma volumetrica, il SUV, dimensionato in scala (dal modello più piccolo a quello più grande) affinchè l’impronta di stile renda tutta la stirpe commerciale immediatamente riconducibile al Brand. 

Per non parlare delle architetture motoristiche: anche solo fino a 10 anni fa una gamma “media” commerciale di un Marchio comprendeva una estensione motoristica estrema (Benzina, Diesel, Gas, e per alcuni anche già Hybrid e BEV) aspirata o turbocompressa, da 2/3 fino anche a sei cilindri, e con cilindrate comprese in una fascia vicina al litro di cubatura per toccare a volte i 3.000 cc. 

Fate un po’ il confronto con l’offerta attuale: oggi sul 40% di Gamma di un Brand generalista Vi capita inesorabilmente un motore tra i 1000 ed i 1600 cc. aspirato, 3 o quattro cilindri; ma se vuoi esagerare c’è il Turbo, se vuoi ecologizzare c’è l’Ibrido, e se vuoi risparmiare vai a GPL. Sempre tutto sulla base dei suddetti motori. 

Per cui, più piattaforme condivise e più motori unitari per tutti. Il resto è preistoria, compreso il Marketing.

L’Automobile occidentale, l’ultima vera Comunista?

La proprietà privata di massa: il baluardo del mercato Auto dal Dopoguerra, il meccanismo che ha fatto crescere le immatricolazioni ed i consumi sull’onda del cosiddetto benessere economico partito negli anni Cinquanta dall’America; l’auto come status e come strumento di mobilità individuale ha fatto il resto, con il Marketing che prima ha moltiplicato l’espressione di Gamma commerciale con sempre più versioni, carrozzerie ed allestimenti per acquisire un pubblico sempre più vasto. Lo stesso Marketing che, dagli anni Sessanta, ci ha convinto attraverso la moltiplicazione di modelli e tipologie di prodotto a spendere sempre di più. A parte poche eccezioni (ne ricordo una in Italia con la Ford di Massimo Ghenzer che inventò il prezzo unico per diverse versioni di modelli di Gamma di metà anni Ottanta), tutti noi ci siamo fatti andar bene che fosse giusto pagare un “X” per una specifica auto 1400 cc, quattro cilindri e cinque porte. 

La stessa 5 porte, identico allestimento, che con 200 cc di incremento sul medesimo motore ci dava un chissà quale senso di giustizia nel pagarla 500 Euro in più, mentre nella fase industriale questa differenza consiste da sempre in una manciata di Euro di maggior costo di catena di montaggio. E così, in una guerra di concorrenza che sul Diesel ha visto la sua ossessione suicida, si erano consumate le differenziazioni di Gamma inutili che cominciarono a crollare dopo la crisi dei mutui Subprime, per accelerare dopo DieselGate, pandemia e crisi dei Microchips. Da una pioggia di modelli e versioni e volumi di vendita elevati con lo strumento dello sconto ad oltranza siamo passati ad un mercato di Km Zero, poche e costosissime. Qui in Occidente, sia chiaro.

Prendete un listino di quindici anni fa di un qualunque Costruttore generalista e confrontatelo con quello attuale. Sembra reduce da una guerra nucleare, eppure in questo contesto i diversi Brand hanno persino aumentato i prezzi medi. 

L’effetto “Commodity” ha preso il sopravvento, e le auto sono sempre meno testimoni di status e sempre più mezzi di uso necessario. L’offerta di Gamma si è a tal punto scremata e diretta che sembra quasi inutile il concetto di “personalizzazione” e differenziazione. L’acquisto si fa con occhio puntato quasi unicamente sulle ragioni funzionali pratiche, l’aumento delle cubature e delle dimensioni sta privilegiando la diffusione dei due volumi SUV su gamma “ordinata” volumetrica (in pratica i diversi modelli di uno stesso Brand sembrano disegnati con il parallelogramma, essendo praticamente la riduzione o moltiplicazione scalare l’uno dell’altro); le motorizzazioni si sono ridotte, per diversi Brand, del 60% rispetto all’offerta di Gamma di solo dieci anni fa. 

L’effetto voluto è quello di contenimento dei costi produttivi, ovvio; in secondo luogo la prospettiva di facilitare le sinergie tra Gruppi e Brand diversi; la terza via però è solo commerciale: i Costruttori puntano definitivamente all’intermediazione telematica e da remoto per le loro vendite. E il superamento del negozio fisico passa per la “razionalizzazione” e semplificazione di Gamma. Con un unico grande obbiettivo all’orizzonte: il Gruppo collettivo di acquisto, che porterà un numero importante di potenziali Clienti, mediante relazioni di tipo Blockchain, a dialogare direttamente ed in blocco con il Costruttore per l’acquisto di lotti di auto specifiche.

L’auto? La compro in Comitiva. E se non posso, vado in Sharing

Quando il settore Auto ha vissuto il primo grande Shock pandemico post Lehman Brothers, il Web pareva essere la panacea di tutti i mali: curava i calli, conciliava il sonno, era delicato su lana e colori e soprattutto non si attaccava al lavoro del tuo dentista. Fatto sta che la prima applicazione del mondo telematico ed internettiano si è tentata nel versante che soprattutto in Europa era rimasto il più anacronistico, cioè la Distribuzione commerciale. Con tutto ciò il problema non era quello di profilare all’uso di Internet le risorse umane forse meno preparate al mondo (Dealers e venditori) ma più che altro di sostituire al rapporto umano la “freddezza” di piattaforme Web dentro un mercato diversificato ed eterogeneo tra modelli, allestimenti, Marchi e condizioni commerciali. Un attimo prima che il Web rendesse fruibili da remoto i sistemi di acquisto (e noleggio) con ciclo di sostituzione programmata, la crisi Subprimeaveva spazzato via in un colpo solo sia i finanziamenti, sia il modello retail occidentale che si voleva a tutti i costi imprimere in Cina ed Asia, sia soprattutto le soluzioni piuttosto improbabili che avrebbero permesso ai Costruttori di raggiungere i confini più estremi del mondo. 

Una di queste soluzioni improbabili era l’agognato “Gruppo di Acquisto”: dieci anni fa, tra autoimmatricolazioni, gamma commerciale chilometrica ed accenni residuali di guerra di listini al ribasso, questo strumento rimase un sogno nel cassetto. Ma oggi, provvidenziale, il “Gruppo di Acquisto” pare proprio essere l’incrocio ideale per diversi target ed esigenze commerciali:

– Per i Clienti “BEV Premium” e per i Clienti Fleet il Gruppo di Acquisto faciliterà l’acquisto di servizi aggregati oltre alla specifica auto (servizi di ricarica, gestione da remoto, pacchetti assicurativi, mobilità intermodale ed Energy Sharing);

– Per i Clienti “Medium” il Gruppo di Acquisto servirà ai Costruttori per razionalizzare, scandire e programmare fin dal momento della produzione industriale la vendita collettiva del prodotto sempre più incombente nelle Gamme Auto di quasi tutti i Costruttori generalisti: SUV, taglia media, accessoriato secondo protocollo immodificabile, due o tre linee di colore esterno, e soprattutto in molti casi “monomotore” – Ibridato – tra i 1.000 ed i 1.600 cc. a benzina;

– Per i Clienti “Basic” (cioè quelli che con gli aumenti di listino e le incertezze sociali finiranno per non potersi permettere un’auto, o meglio di poter scegliere un’auto) il Gruppo di Acquisto da un lato ottimizzerà l’offerta di BEV popolari costruite su licenza a partire da modelli cinesi, dall’altro surrogherà le piattaforme di aggiudicazione Usato “all’ingrosso” finora in essere tra Flotte e Costruttori verso il canale Retail.

E per chi proprio non ha alternative, Sharing e micromobilitàappariranno come un’ancora di salvataggio.

Un effetto di questo, inesorabilmente, sarà l’aumento dei rapporti di Sharing e Noleggio e, presumibilmente, del Pooling e della multiproprietà. La proprietà collettiva dei mezzi di trasporto individuale sarà la nuova prossima dottrina dell’Automotive occidentale del prossimo futuro, e la proprietà effettiva dell’auto sarà prevalentemente di Trust imprenditoriali costruiti mettendo insieme Costruttori, Società finanziarie, Internet Provider e Reti di Aftersales. Ovviamente, se questa prospettiva “Tecno-comunista” è ancora molto oniriica e si spalma sul fronte distribuzione commerciale, il Web e i protocolli informatici e telematici di rapporto e programmazione sono praticamente realtà sul versante “Blockchain”.

Colpo di spugna sui “Trust”: diventano “Blockchain” e la “BER” va in pensione?

Cosa è la “concorrenza”? E’ il sale, la vita del mercato moderno ed aperto a tutti;

Cos’è un accordo verticale, rispetto ad un “Trust”? E’ un sistema “Top/Down” nel quale le relazioni commerciali e di rapporto sono solo tra soggetti autorizzati preventivamente in una dimensione ristretta e proprietaria, suscettibile di condotte commerciali dominanti;

Cos’è un “Trust” rispetto alla concorrenza? E’ la estremizzazione dell’Accordo verticale;

Cos’è la “Blockchain”? In lessico è un Registro condiviso ed immutabile che garantisce registrazione e veridicità dei processi di transazione, relazione e monitoraggio dentro una rete aziendale. Nel complesso è una dimensione relazionale e programmatica nella quale solo i soggetti autorizzati a comunicare, partecipare in interazione per costruire e migliorare costantemente la base di dati e di azioni tese a formare un processo ottimale con riferimento ad obbiettivi industriali e produttivi. Lo abbiamo descritto in modo più sintetico possibile, ma se tutto quanto sopra, nelle risposte, ha un senso compiuto, a perdere ogni senso è quella che ormai sta diventando una buffonata Istituzionale: la pista normativa della “BER” (Block Excemption Rules) europea.

Oggi, più che mai, il dramma da sventare è l’incombenza del mondo IAM nei rapporti commerciali di Aftersales tra Costruttori e Clienti, altro che garantire il paradigma della concorrenza. E, si badi bene, la formula europea per definire e regolare i rapporti tra OEM e IAM è qualcosa che non somiglia per niente a modelli di regolazione di Continenti diversi e che, a ben vedere dal numero di controversie accese dopo oltre vent’anni di normativa, fa acqua da tutte le parti.

L’Unione Europea, a partire dal famoso protocollo Monti del 2002, si è fatta male da sola dimostrando la solita capacità bipolare dei legislatori di Bruxelles : da un lato “proteggendo” in modo parossistico la concorrenza tra OEM e IAM sul versante “aftersales fisico” (Assistenza e Distribuzione Ricambi); contemporaneamente ammetteva tuttavia sistemi di finanziamento “all inclusive” dal lato Service Management dove i pacchetti Officina erano basati irreversibilmente sul prodotto originale; contemporaneamente l’Antitrust perseguiva periodicamente i sistemi finanziari Captive e la scarsa disponibilita’deiCostruttori a rilasciare informazioni ed accesso libero ai Dati; senza tuttavia aver mai regolamentato in forma concreta e completa l’aspetto (appunto) dell’aspetto virtuale ed immateriale del Service Management. 

Tutto questa architettura di controlli, regolazioni e sanzioni lascia tuttavia il tempo che trova: Bruxelles è fanalino di coda rispetto alla stessa Gran Bretagna post Brexit sulle regole di buona pratica in tema di Aftermarket digitale, di controllo da remoto e da virtualizzazione dei processi di autoriparazione. 

E su tutto questo è del tutto intangibile la prospettiva elettrica con i relativi criteri di processo, relazione e controllo: insomma, la “BER” attualmente agli atti tocca solo di sponda la rivoluzione “BEV”, e non è solo una nostra opinione: c’è da inquadrare tutto l’aspetto dei protocolli proprietari da divulgare agli IAM, la questione di proprietà intellettuale su Software e codici sorgente di cui le auto elettriche sono zeppe, e così via…. Ecco perché in modo salomonico la Commissione ha messo insieme due decisioni a loro volta antitetiche: la messa in pratica nel 2025 del nuovo Stepantiemissioni “Euro VII” – diventato nel frattempo un protocollo comportamentale continuativo in seno a CarMakers, OEM/OES e persino IAM – che per la prima volta coinvolge il mondo della componentistica su processi di abbattimento della CO2 e di monitoraggio permanente del comportamento su strada delle parti auto; e il rinvio al 2028 per l’avvio della “New BER”. In parole povere, è un po’ come se un Comune consentisse a delle attività commerciali del tutto nuove di aprire bottega e poi decidesse di varare un Regolamento comunale di inquadramento e monitoraggio delle stesse…..E così, per puro caso, i Costruttori europei da qui al 2028, e in ossequio proprio alle nuove regole della “Euro VII” potranno costruire ciascuno le proprie reti di tipo Blockchain dove, come in una sorta di “Club Privee’” aggirare le norme contro gli accordi verticali ed interagire con chi vogliono, in barba a qualunque tipo di confronto dimensionale OEM vs. IAM…

L’Automobilista, da “Privato con l’auto” a “privato DELL’Auto”

C’era una volta l’automobilista “privato”, quello che era al centro delle attenzioni commerciali dei Costruttori europei: componente individuale di un esercito di potenziali acquirenti che in meno di trenta anni dal Dopoguerra aveva già superato la soglia dei cento milioni di persone alla guida di un’auto nel Vecchio Continente esteso. Un fiume di auto che davano vita ad un mare di servizi postvendita e di posti di lavoro, perché da decenni l’Auto classica è stata e rimane un ammortizzatore sociale virtuoso con opportunità di occupazione e ricambio generazionale.

La proprietà individuale, unita alla maggiore disponibilità economica, faceva perno anche su valori simbolici, emotivi ed irrazionali, che qualificavano anche l’immagine e la suggestione di alcuni Brand sugli altri: su questa base, stuzzicata sapientemente dal Marketing, è nata una segmentazione di mercato ed un assortimento di Gamma straordinari che ha avuto le sue punte più evidenti nella seconda metà degli anni Ottanta e tra il 2004 ed il 2010. 

Il problema è che l’abbuffata commerciale delle Case Auto degli anni ’80, che nel decennio successivo si è riassorbita con l’avvio di nuova domanda proveniente da Est Europa e dall’Asia, sta oggi vivendo una crisi che non è da indigestione ma da avvelenamento: quello da iperfinanziamento. Sono bastati solo 15 anni per gonfiare la “nuvola” di credito prodotto e pendente nei rapporti commerciali tra Captive Bank e Clienti di auto; sarebbe potuta deflagrare in un attimo, prima del 2010, una bolla ed un “default” in Occidente se e solo se i Costruttori si fossero azzardati a finanziare la crescita del mercato cinese con la stessa facilità di erogazione che tra la fine degli anni Novanta e fino al 2008 si è registrata in Europa.

Valore Futuro Garantito: dalla “Tromba di Eustace” all’ “Eustace trombato?”

Eustace Wolfington: no, non è un personaggio dei fumetti. E’ più l’ispiratore involontario di un film Horror, quello dei finanziamenti auto con Rata finale ovvero dei piani di sostituzione programmata; un espediente che inserito in un contesto americano dove il programma di acquisti rateale, il protezionismo politico e governativo nei confronti della concorrenza estera, e soprattutto la rigorosità tipica del consumatore USA in termini di fedeltà e di rispetto di regole e scadenze aveva portato negli anni Cinquanta e sessanta il buon Eustace a garantire a sé stesso ed alla Rete di Dealer associati un ritorno costante di clientela a date prefissate. Da qui alla espansione in Europa, dalla fine degli anni Novanta, di un panorama ciclopico di finanziamenti auto sostenuti dalla espansione monetaria del nuovo Euro il passo è stato breve.

 

E fu lo tsunami finanziario del 2007 e le conseguenze dal 2009, anno dopo il quale l’ipotesi di una nuova fase di “credito facile” in Europa è da rimandare perlomeno di venti anni, cioè dopo che le economie in pieno slancio di Cina, Asia, India ed Africa avranno immatricolato perlomeno un quasi miliardo di nuove auto in movimento sulle loro strade. E per “noi” poveri europei? Ci attende un articolato di nuova finanza, nella quale l’elemento collettivo di garanzia e l’aspetto della condivisione del rischio saranno prevalenti. Insomma, meno credito e più compartecipazione al rischio in Europa, per non dover ripetere scenari di guerra.

E i “Brand” del passato ? Senza tutela, Bye Bye storia dell’auto europea

Qui da noi, in Occidente, se i “Brand” ancora in vita faticano persino a trovare risorse finanziarie e logistiche per dare continuità alla produzione ed alle strategie, è un continuo stillicidio di piccoli e grandi storie legate ai Marchi cosidetti“storici”. 

Che siano inutilizzati e nella “pancia” dei Gruppi e dei Marchi Costruttori (il caso di Innocenti ed Autobianchi sono didascalici, ma soprattutto sono quelli più evidenziati sulla soglia mediatica), che siano purtroppo oggetto di procedure di Asta o siano in perenne vendita, i Marchi Storici passati da una parte all’altra del Continente sono davvero tanti, e la maggior parte è stata acquisita da soggetti cinesi che, in alcuni casi, hanno persino avviato tentativi di rimessa in produzione dagli effetti altalenanti.

 

Il fatto che l’Automotive europeo si trovi di nuovo di fronte ad un futuro di crisi e di prospettive drammatiche dovrebbe in primo luogo spingere Unione Europea e Stati nazionali a perseguire una via normativa e finanziaria di tutela “in extremis” al fine di impedire l’esodo forzato da dieci anni a questa parte di patrimoni storici dei quali, una volta che avremo perso del tutto contatto, non faremo altro che rimpiangere il ricordo.

Riccardo Bellumori.

 

 

 

Nuovo Ford Expedition 2025: Dati Tecnici e Foto

Quello del nuovo Ford Expedition è molto più che un semplice restyling.

La produzione del SUV full-size Ford Expedition è iniziata nel 1996. Il debutto del modello di quarta generazione è avvenuto nel 2017, mentre la versione restyling è apparsa nel 2021. Ora Ford ha mostrato il nuovo Expedition, che in effetti è stato sottoposto a un importante ammodernamento, ma il produttore, come previsto, ha presentato il nuovo SUV come la quinta generazione.
Il nuovo Ford Expedition ha subito un cambiamento nelle dimensioni. Così, la lunghezza della versione normale è pari a 5331 mm (il predecessore – 5334 mm), la versione allungata con l’aggiunta Max – 5631 mm (contro i 5636 mm della versione pre-riforma). La larghezza – indipendentemente dalla versione – è di 2032 mm (in precedenza – 2029 mm), e l’altezza – 1984/1981 mm (nel precedente SUV – 1941/1946/1935 mm).

La distanza tra gli assi del nuovo Ford Expedition nella versione standard è rimasta invariata – 3112 mm, nella versione Max – 3340 mm (contro i 3343 mm della versione pre-riforma).

L’auto, a cui è stato assegnato il model year 2025, ha ricevuto un aspetto aggiornato. Sul bordo del cofano rimane la scritta con il nome del modello, mentre sotto c’è un elemento visivamente biforcuto che combina la nuova ottica della testa con una griglia modificata. Una sottile striscia di luci di marcia a LED corre lungo il bordo inferiore della “griglia” per tutta la larghezza della parte anteriore. Al di sotto si trovano le prese d’aria laconiche, che nella versione off-road Tremor sono evidenziate da un colore a contrasto, così come gli occhi di traino situati nel paraurti anteriore. In questa versione, lo stesso colore è utilizzato per evidenziare le celle dei cerchi delle ruote dotate di pneumatici off-road da 33 pollici (il Tremor ha un’altezza da terra di 269 mm).

LO STILE SOLIDO

Il nuovo Ford Expedition ha maniglie delle porte convenzionali, specchietti retrovisori esterni tradizionali con indicatori di direzione, barre sul tetto e un’antenna a pinna di squalo sul tetto. Nella parte superiore del portabagagli è presente uno spoiler, i fari hanno una forma insolita: sui lati ci sono i blocchi principali con un motivo insolito, e sulla quinta porta c’è una coppia di elementi a forma di U, tra i quali c’è una scritta con il nome del modello.

Una delle principali innovazioni del Ford Expedition è stata presa in prestito dal suo parente più prossimo: l’attuale SUV Lincoln Navigator, che ha debuttato la scorsa estate. Si tratta di un portabagagli separato con azionamento elettrico, in cui la parte superiore e più grande si apre verso l’alto e può essere utilizzata come tenda da sole, mentre la parte inferiore assomiglia a un pannello pieghevole di un pick-up e durante il parcheggio può essere utilizzata come sedile: può sopportare un carico fino a 227 kg. Nel vano di carico sono presenti prese per la ricarica degli smartphone e lo schienale di questo sedile può essere trasformato in un tavolo di servizio.

TECNOLOGIA ASSOLUTA

Il punto forte dell’abitacolo è la console ad azionamento elettrico, che può estendersi all’indietro di quasi 20 cm. In questo modo è più vicina ai passeggeri della seconda fila e crea ulteriore spazio per riporre gli oggetti tra i sedili anteriori. Nella nuova Ford Expedition, le versioni più ricche hanno un display panoramico da 24 pollici allungato orizzontalmente, che funge da cruscotto virtuale. Al centro del pannello anteriore si trova un sistema di infotainment touchscreen separato. I poggiatesta anteriori sono dotati di supporti per smartphone o tablet.

Il modello è dotato di due varianti di “imbottitura”. Così, sotto il cofano delle versioni Active, King Ranch e Platinum c’è il motore EcoBoost V6 da 3,5 litri, la cui potenza è di 406 CV e la coppia massima di 651 Nm. La versione Tremor è alimentata da una versione del motore V6 da 446 CV (691 Nm). Questo motore è disponibile come optional per la variante Platinum. La trazione è posteriore o integrale. È disponibile solo un cambio automatico a 10 rapporti.

Gli ordini del nuovo Ford Explorer partiranno il 24 ottobre e i primi esemplari arriveranno ai concessionari nella primavera del prossimo anno. Il prezzo di partenza del nuovo Ford Expedition parte da 61.700 dollari, ovvero 6070 dollari in più rispetto al modello precedente.

Nuova Audi RS5 Avant 2025: Anteprima Rendering

La nuova Audi RS5 Avant proporrà uno stile e delle prestazioni davvero estreme.

La casa tedesca continua a testare la sua nuova station wagon sportiva, e nel frattempo abbiamo la possibilità di farci un’idea di come sarà.

A metà della scorsa estate è stata presentata in anteprima la nuova famiglia Audi A5, che ha sostituito due modelli in un colpo solo: A4 e A5. Finora sono state presentate solo modifiche convenzionali, oltre a versioni più sportive S5. Nel prossimo futuro, ad esse si aggiungerà la versione più potente RS5, che riceverà entrambe le varianti di carrozzeria della nuova famiglia – station wagon e liftback. La prima a essere testata è stata la station wagon, che sostituirà l’attuale Audi RS4 Avant. La sua storia è iniziata nel 2000, quando è nata la prima generazione della più potente station wagon con indice di fabbrica B5. Oggi, sul nastro trasportatore c’è la quarta generazione, che ha fatto la sua comparsa nel 2017 e due anni dopo ha ricevuto un restyling molto significativo.

Come per tutte le altre generazioni la principale differenza visiva della nuova station wagon può essere considerata i passaruota significativamente allargati.

La nuova Audi RS5 Avant è interessante anche per il frontale notevolmente cambiato, grazie a una griglia più grande con un logo situato sul bordo superiore.

Rendering Kolesa.ru

LA WAGON SPORTIVA RS

Questi rendering di Kolesa.ru ci permettono di dare uno sguardo in anteprima alla nuova Audi RS5 Avant.

I parafanghi anteriori saranno caratterizzati da grandi condotti d’aria, mentre nella parte posteriore i più interessanti sono i terminali di scarico ovali, tradizionali per i modelli RS di dimensioni imponenti, che saranno posizionati molto più vicini al centro rispetto alle attuali RS4/RS5. Inoltre, l’auto è raffigurata con nuovi cerchioni come nei prototipi di prova e nel caratteristico colore blu.
Secondo quanto riferito, la nuova Audi RS5 avrà un motore V6 biturbo da 2,9 litri aggiornato. Avrà una potenza superiore a quella delle attuali RS4/RS5, che producono 450 CV e 600 Nm di coppia, grazie a un powertrain ibrido plug-in. In confronto, una delle sue principali concorrenti, la Mercedes-AMG C 63 S, con un motore a quattro cilindri come parte della configurazione ibrida, ha 680 CV e 865 Nm di coppia.

La nuova Audi RS5 Avant arriverà sul mercato nel 2025.

Nuova Renault Emblème 2025: erede della Talisman

La nuova Renault Emblème riporta in auge il sogno di una ammiraglia del marchio.

Oggi la Renault Espace è il modello di punta della marca con il logo a diamante, ma il marchio francese non rinuncia a un modello più simile a un crossover che farà la gioia degli automobilisti con una certa passione per uno stile di guida più dinamico e confortevole. Un futuro successore della sfortunata Talismani, uscita dal mercato qualche anno fa e senza alcuna sostituzione all’orizzonte, almeno nel breve periodo.

Il marchio francese, lungi dal rinunciare a un’erede, ha appena presentato una suggestiva anteprima concettuale di quello che può essere considerato il modello che occuperà lo spazio lasciato dalla grande berlina. Una chiara evoluzione della vecchia berlina e della tenuta, ora con un formato crossover. Si chiama Renault Emblème e il suo nome dice tutto sulla sua categoria. Sarà una delle principali novità del costruttore alla prossima edizione del Salone di Parigi, che aprirà i battenti tra poche settimane.

Renault ha puntato tutto sul suo design. Come si può vedere, la filosofia cambia completamente rispetto all’attuale generazione di modelli, puntando non solo su una maggiore eleganza e raffinatezza, ma anche sulla sportività. I suoi fari sono più affilati e più integrati nel frontale, reinterpretando la caratteristica luce diurna delle zanne, oltre a presentare due pinne sul cofano e due prese d’aria nel paraurti che incanalano il flusso d’aria verso il parabrezza e dietro le ruote.

LA MIOVA AMMIRAGLIA

Il cofano più arrotondato della Renault Emblème è una chiara indicazione che si tratta di un concorrente per entrare nel mercato delle auto elettriche, ed è anche dotato di grandi cerchi in lega con un design altamente aerodinamico. Renault ha disegnato una silhouette con un forte accento Shooting Brake, con un grande montante posteriore inclinato che rafforza l’aspetto da coupé e un posteriore particolarmente originale con luci posteriori a raggiera.

Con una forma a diamante, Renault segue la tendenza di integrare la “Losange” nella luce posteriore. Un insieme di linee che colpiscono all’esterno, ma che non abbiamo ancora visto all’interno. Quello che sappiamo è che questa concept car Renault Emblème è un’auto elettrica che pesa meno di due tonnellate, come al solito, e pesa solo 1.750 chilogrammi, batterie comprese.

Renault Emblème si basa sulla piattaforma AmpR Medium ed è un veicolo a doppia alimentazione elettrica dotato di una cella a combustibile e di un motore elettrico che produce una potenza massima di 160 kW, equivalente a 218 CV, con una piccola batteria di 40 kWh. Più che sufficiente per i 2,8 chilogrammi di idrogeno che può immagazzinare nei suoi serbatoi per raggiungere un’autonomia massima di 1.000 chilometri.

Renault ha confermato che questa cifra è possibile fermandosi a fare rifornimento di idrogeno in un paio di occasioni – sufficienti per 350 chilometri di autonomia – in meno di cinque minuti e senza bisogno di ricaricare la batteria. Gli 805 chilometri da Parigi a Marsiglia possono essere coperti utilizzando solo il 75% dell’elettricità generata dalla cella a combustibile, senza alcuna emissione se non quella di acqua.

Nuova Porsche 911 Turbo 2025: il tuning Techart

La Porsche 911 Turbo S di Techart è una espressione di pura potenza.

Nel giro di pochi mesi, Porsche presenterà una 911 Turbo rinnovata che punta a diventare un punto di riferimento sul mercato ancora più di quanto non lo sia già e, soprattutto, la versione più radicale della gamma 911 Turbo S. Una delle auto sportive più ammirate che si avvarrà della tecnologia di elettrificazione per aumentare ulteriormente le sue prestazioni.

Sapendo che questo è un incentivo più che importante per chi è interessato al modello più iconico di Porsche, l’unico preparatore autorizzato dalla casa tedesca ha lanciato un’edizione speciale, limitata a una ventina di esemplari, che vi lascerà a bocca aperta. Si tratta della Porsche 911 Turbo S MONOCHROME GTstreet R, e non è un’altra, ma il modo in cui TECHART rende omaggio ai cinque decenni che questa versione ha appena festeggiato.

Una vera bestia, anche dal punto di vista estetico, con un design esclusivo in cui l’immenso spoiler posteriore in carbonio con la sua caratteristica forma a coda d’anatra esercita una maggiore pressione sull’asse posteriore per raggiungere una velocità massima di ben 350 km/h. A ciò contribuisce anche il peso ridotto dei cerchi in lega forgiati, da 22 pollici all’anteriore e da 21 pollici al posteriore.

IL DESIGN UNICO

All’interno, la GTstreet R MONOCHROME affascina nelle due finiture disponibili, entrambe in nero e verde scuro, che inchiostrano la pelle e l’Alcantara dei sedili sportivi, della plancia e dei pannelli delle porte, guarniti da un pacchetto di carbonio che ne aumenta il cachet. Lo stemma dello specialista del tuning è presente anche in un’incisione sul bracciolo.

Ma se c’è una cosa per cui la Porsche 911 Turbo S si distingue, sono le prestazioni offerte dal suo imponente motore boxer a sei cilindri. I suoi 650 CV non sono nulla in confronto all’impressionante aumento ricevuto dai tecnici TECHART, che hanno portato la potenza massima a 810 CV e la coppia a 950 Nm. Queste specifiche le consentono di raggiungere una velocità massima di 350 km/h. Un simbolo di ingegneria e di lusso alla portata di pochi.

Nuovo Mitsubishi Outlander 2024: ibrido Phev

La Mitsubishi Outlander PHEV è stata aggiornata per il model year 2025 in Europa, dove verrà lanciata il prossimo marzo. Pur avendo un aspetto quasi identico al modello precedente, monta un powertrain ibrido plug-in di nuova generazione con maggiore autonomia elettrica.

Come l’attuale Mitsubishi Outlander PHEV, il nuovo modello monta un motore a benzina da 2,4 litri che eroga 134 CV (100 kW) e 203 Nm, affiancato da un motore elettrico anteriore da 114 CV (85 kW) e 255 Nm e da un motore elettrico posteriore da 134 CV (100 kW) e 195 Nm. In totale, il SUV eroga 302 CV (225 kW) e può raggiungere i 100 km/h in 7,9 secondi.

Leggi: Mitsubishi, in difficoltà, cacciata dalla Cina dai marchi locali

Un aggiornamento fondamentale apportato per il 2025 è l’inclusione di un nuovo pacco batterie agli ioni di litio da 22,7 kWh, leggermente più grande di quello da 20 kWh del vecchio modello. Mitsubishi afferma che il nuovo Outlander PHEV può percorrere fino a 86 km con la sola energia elettrica. Anche il serbatoio del carburante è cresciuto fino a 53 litri, il che significa che il SUV può percorrere fino a 844 km con un solo pieno e con la batteria completamente carica.

MODALITÀ DI GUIDA

Sono disponibili diverse modalità di guida per il sistema ibrido plug-in. Per esempio, c’è una modalità solo EV, una modalità ibrida in serie in cui il motore genera elettricità quando necessario e una modalità ibrida parallela in cui il motore elettrico e il motore lavorano in tandem. I conducenti possono anche utilizzare una modalità Save che mantiene il livello di carica della batteria e una modalità Charge che ricarica la batteria durante gli spostamenti. Come il modello attuale, l’Outlander PHEV aggiornato continua a essere dotato di serie di prese di tipo 2 e CHAdeMO.

TANTA TECNOLOGIA

Mitsubishi dichiara di aver migliorato il sistema S-AWC per massimizzare la trazione in tutte le condizioni. Sono state apportate piccole modifiche ai componenti del telaio per aumentare la prevedibilità della manovrabilità e sono stati rivisti pneumatici, ammortizzatori e molle per migliorare il comfort di guida. Sono stati apportati miglioramenti anche allo sterzo per renderlo più leggero in fase di parcheggio e allo stesso tempo per fornire un maggiore feedback alle medie e alte velocità.

Dal punto di vista estetico, il modello 2025 presenta una nuova griglia anteriore con otturatori attivi, caratteristici cerchi a sei razze da 20 pollici e luci posteriori modificate.

Le modifiche continuano nell’abitacolo. L’aggiornamento più significativo è il nuovo schermo di infotainment da 12,3 pollici che sostituisce il vecchio sistema da 9,0 pollici ed esegue un software nuovo e migliorato. Ci sono anche nuovi sistemi audio Yamaha a otto e 12 altoparlanti e un caricatore wireless Qi per smartphone da 15 watt.

Mitsubishi Outlander PHEV 2025 sarà disponibile in Italia grazie al gruppo Koelliker.