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Lancia Stratos: mezzo secolo fa inizia il mito spaziale dei Rallyes

Stratos: curioso il modo di affrontare l’esigenza di conoscere, quando si diventa parecchio cresciuti come sono io ora; dopo mezzo secolo durante il quale questa parola (“Stratos” appunto) mi è entrata in testa con il suo suono importante, il suo significante evocativo (l’immagine straordinaria che appare quando chiudi gli occhi) e la affinità con storie e vicende quasi contemporanee (una su tutte, quella leggendaria carriera artistica di Demetrio Stratos con i nuovi confini aperti alla fonetica ed alla espressione vocale in musica), mi è sempre mancato fino ad ora il “significato” della parola in questione. 

Ed è suggestivo pensare che quando quella parola entrò prepotentemente nel lessico popolare io ero ancora un bambino dell’Asilo: vicende, immagini e contesti mi apparivano così grandi ed intangibili che quella parola aveva finito per diventare il simbolo di un mondo di fantasia.

E dunque, da bravo e stagionato scolaro ho deciso di completare il percorso di ricerca e mi sono documentato: Enciclopedia Treccani, Stratos è una città dell’Acarnania, attuale Surovigli, vicino ad Amphilochia; rifugio di Antioco e Nicandro nel loro combattere contro l’antica Roma, protetta da antiche Torri trapeziodali comprendeva un Tempio a Zeus, era dunque una antica zona nei pressi del Peloponneso.

Questo per la cronaca “colta”, ma quasi nessuno ha davvero mai associato la parola “Stratos” ad alcunchè di umano e terreno: per parecchi di noi, povera gente, “Stratos” poteva essere un luogo indefinito nell’Iperspazio, un pianeta sconosciuto, persino una specie rara ed aliena dalle sembianze incredibili a ricrearsi nella dimensione dell’uomo.A meno che gli uomini in questione non fossero a loro volta dei geni, o dei semidei.

Stratos: più che un’auto, un Pianeta sconosciuto

Per tutti, infatti, “Stratos” era diventata non più la semplice denominazione di un’auto straordinaria, ma un mondo a parte, dove le simbologie e le emozioni che le auto potevano suscitare erano moltiplicate per multipli infiniti portando la percezione umana a livelli intentati.

Era la nuova era degli anni Settanta, e l’uomo che camminava sulla Luna pareva quasi essere per l’immaginazione popolare un palliativo per dimenticare l’uomo che invece doveva camminare sulle strade per non sprecare benzina ai tempi di una delle crisi energetiche globali più gravi di sempre.

In questo clima, in cui il passaggio del decennio tra Sessanta e Settanta portava il mondo Auto a compiere scelte contrastate e in antitesi tra loro, era apparsa la “Zero”: tutto partirebbe da Lei, ci dicono le cronache distratte da un particolare; e cioè che “Zero” è a sua volta non la causa ma l’effetto della creatività senza vincoli di Marcello Gandini che aveva progressivamente cambiato volto e linea ispiratrice al Centro Stile Bertone dopo aver ricevuto direttamente da Nuccio – vero scopritore di talenti – la consegna e la nomina di Direttore.

“Stratos”: portare l’uomo sulla Luna, restando con i piedi per terra

“Stratos” non è così una esplosione sporadica di genialità, ma piuttosto la cima di una montagna che Gandini aveva deciso di scalare verso la conquista del traguardo finale: fornire alla linearità del volume automobilistico teso e cuneiforme una nuova identità dinamica che derivasse non dagli orpelli e dalle esagerazioni cromatiche provenienti dal mondo statunitense ma dalla essenzialità di interserzioni, angolazioni e sagomature tra le quali nulla che fosse superfluo o persino barocco trovasse mai posto. 

E in questo, il Maestro Gandini vorrà perdonarmi, vedo una sintonia filosofica dell’approccio di Marcello con un altro Genio, purtroppo andato via troppo in fretta, come Pio Manzù: che con la sua visione aveva dato alcuni spunti importanti anche in chiave sportiva sia con Autonova “GT” del 1964 che con la Concept Coupè Autobianchi (1967) a  motore posteriore centrale di fronte alla quale il pur monumentale Dante Giacosa abdicò nei confronti del giovane e vulcanico Designer; non so perché la “GT” Autobianchi di Pio mi ha sempre ricordato una piccola “Miura”; e così, quasi per “vendicare” amorevolmente il destino di un genio prematuramente scomparso come Pio Manzù, forse non a caso la mano di Marcello esalta le linee di una rivoluzionaria “Autobianchi A112 Runabout” che prende simbolicamente il testimone cone unica altra “Concept “del Marchio di Desio (oltre alla “Coupè” di Manzù, appunto) votata alla sportività “pura”. 

Non c’è – beninteso – alcuna narrativa riscontrata che mi dia adito a mettere in parallelo la concept Autobianchi “CoupèGT” di Pio Manzu’ con la Bertone A112“Runabout” di Marcello Gandini, sia chiaro: ma per chi vuole ancora insinuare elementi romantici nelle storie Automotive, poter associare ad un destino comune le uniche due Conceptsportive “pure” di Marchio Autobianchi è un pensiero che non posso fare a meno di evocare.

La base di partenza: “Zero”,“Runabout A112”, o tutte e due?

E dopo “A112 Runabout” il destino della Concept non si incrocia con “Stratos HF” ma – per prima – con una intuizione congiunta tra Bertone e Gianni Agnelli: l’Avvocato, a ridosso degli anni Settanta, cerca una possibile sostituzione per la “850 Coupè” in grado di tenere il Marchio Fiat sul segmento sportive popolari, surrogare il motore posteriore a sbalzo, eventualmente fare da apripista ad una Gamma ben definita di sportive in questo senso (ricordiamo la successiva “Beta Montecarlo”, ma Corso Marconi aveva in animo l’uscita di una terza sportiva popolare “taglia medio grande” per chiudere la serie), ma soprattutto in grado di “rastrellare” qua e là in Europa la clientela sportiva orfana di decine di piccoli Marchi che le crisi industriali avevano spazzato via lasciando inevasa una potenziale domanda che vedeva all’orizzonte una possibile risposta dal Sol Levante.

La “A112 Runabout” non era percorribile – nei piani di Corso Marconi per la filosofia del Marchio voluta per Desio – anche perché nel frattempo ci si doveva ritagliare un nuovo spazio per l’ingresso di Lancia nel Gruppo Fiat. Mentre la “Runabout” poteva essere una base ottima per sviluppare una alternativa provocatoria alla “VW Porsche 914” erede della Karmann Ghia: di questo tipo di guerre incrociate Fiat e l’Avvocato si resero protagonisti per anni, nello scontro dinastico che opponeva Torino a Detroit, Parigi, Wolfsburg.

Dunque Gandini si trova, tra il 1969 ed il 1973, a dividersi tra tre esigenze progettuali e filosofiche in contrasto: da un lato la industrializzazione della “Runabout” attraverso la Fiat “X1/9”; dal secondo lato la creazione di un prototipo onirico come la Bertone “Zero”, in grado di esaltare i geni ereditari di 33 Carabo; e per finire a Gandini capita anche il compito non facile di ideare uno dei capisaldi della “nuova Lancia” entrata nell’orbita Fiat. Ad un comune mortale sarebbero saltati i fondamentali dell’equilibrio spirituale, ma la tempra di Marcello sapeva reggere bene le sfide impossibili. 

E così nell’intervallo di tempo sopra detto Gandini dà vita a tre binari concettuali tra loro affini, paralleli ma non sovrapponibili: un record difficile da ripetere nella storia.

Nascono – in successione – “Lancia Stratos Zero” (1970); “Fiat X1/9” (1972); ed alla fine del 1971 inizia a prendere forma la “Stratos HF”; nel mentre – tengo a precisare – Gandini lavora od ha appena finito di lavorare anche su Innocenti “Mini 90”, “Iso Rivolta Lele”, “Maserati Quattroporte II”, “BMW Garmish”, “Lamborghini Urraco” e “Countach”, e “Ferrari GT4”;

e senza farsi mancare anche la “due ruote” : Moto Guzzi“V7” parte dal 1970, appena dopo la fine del progetto “Innocenti Lambretta Lui” del 1968. E questo solo per fare un elenco sintetico.

 

Linee e forme aliene: Stratos non viene dallo spazio, ma dal foglio bianco di Gandini

Non ci sono parole, ma non è questo l’ambito per esternare ancora ammirazione su questa panoramica straordinaria. Torniamo a noi: se dentro “A112 Runabout” entra lo spirito anticonformista e volutamente “dandy” che l’Avvocato voleva per Desio, dentro la “X1/9” arrivano i canoni nazional popolari che fanno della berlinetta Fiat una sponda per lo sport ed il divertimento su strada di giovani e di squadre e piloti privati che specialmente con le Gr.3 e 4 si divertono in pista, nei Rally e nelle Gare in salita e slalom dove la X1/9 diventa un must.

E dentro la “Stratos Zero”? Beh, dentro quella c’è la saga extraterrestre del Voyager e di “2001 Odissea nello Spazio”, c’è il Comandante Stryker di “U.F.O”; c’è tanto della voglia del mondo di andare diretti nel futuro ed abbracciare un progresso che comincia a parlare di elettronica e di informatica sempre più frequentemente. C’è insomma la prefigurazione di auto che diventano sempre più tecnologiche, seducenti, veloci ed abitabili. Quanti volumi ci sono a formare la linea della “Zero”? Ce n’è uno solo, una sorta di monolite che pare creare da sé stesso le sagome, le rientranze, gli spazi vetrati e le feritoie per l’aria. 

Una specie di “continuità nello spazio” che dalle sculture futuriste di Boccioni sembra rifiorire nelle linee di Marcello, dove sono spazio, tempo e aria a dare forma ideale alla materia. 

“Stratos Zero” appare dunque così, come un fendente ottico capace di ipnotizzare, nel pieno del 1970. Alcuni provarono a trovare punti di incontro con la “AMX/3” di Eric Kugler, Bob Nixon e Dock Teague (con l’apporto manuale di Salvatore Diomante) ma tra le due c’è solo il colore in comune ed un mondo di differenze: “AMX/3” ricalca l’andamento lineare inaugurato da Lola, Ferrari GTO, Ford “GT40”, Iso/Bizzarrini e così via; mentre Stratos “Zero” è un cuneo continuo scalfalato nelle sue superfici da inserzioni e da un gioco di “pieni/vuoti” dalla efficacia funzionale; “AMX/3” è ancora stile, la “Zero” è Design, anzi: possiamo dire che “Zero” è la antesignana di una serie di berlinette all’italiana che segnano la differenza stilistica dalla tipica forma anglosassone, francese, tedesca ed americana e che anticipa i canoni che prenderanno piede dagli anni Ottanta in poi, influenzando persino il compassato stile inglese che provocatoriamente con Aston Martin nel 1979 nominò “Bulldog” una concept sportiva monovolumetrica molto più estremizzata della pur geometrica “Esprit” Lotus.

“Stratos Zero”: nuovo millennio nello Sport, una “New Age” per la Lancia dentro Fiat

La concept “Stratos Zero” arriva a Torino anche per battezzare la rinascita di Chivasso sotto l’ala del Gruppo Fiat: Lancia è passata al valore simbolico di Lire “Una” da Pesenti ad Agnelli, ed urge trovare una nuova immagine e gamma di prodotto rispetto alla proposta classica e ridondata della gestione precedente. 

Un azzardo ma ben giocato: monovolume a cuneo contro la dinastia di tre volumi superclassiche (con l’unica eccezione della Fulvia Coupè, il cui motore messo posteriore e centrale spinge la “Zero”). Cesare Fiorio, fondatore della “HF” e DS della Lancia, sta pensando al pensionamento della Fulvia, ma davanti a sé ha appunto una Gamma di prodotto obsoleta, troppo vecchia e decisamente turistica per poter cercare “in casa”. 

Ma nel frattempo “la casa” Lancia è diventato tutto il Gruppo Fiat con il corredo di novità di Gamma che investono da subito Chivasso così come Autobianchi e Mirafiori. 

Di fatto però, nel 1971, la nuova frontiera produttiva di Corso Marconi è votata alla trazione anteriore: la “Primula” Autobianchi di Giacosa è stata la capostipite di un cambio filosofico pesante da tentare quasi come quello di Maranello che non voleva mettere il carro davanti ai buoi. 

Gli Agnelli erano scettici sulla affidabilità e gestibilità industriale della estensione di gamma alla trazione anteriore, mentre tuttavia la classica architettura a ruote motrici posteriori cominciava ad essere davvero vecchia e – in tema di crisi energetica in arrivo – troppo poco efficiente. Per questo Fiat aveva fatto di Desio il suo laboratorio elettivo dove testare le novità di prodotto: “Primula”, “A111” ed “A112” furono gli apripista alla prima trazione anteriore Fiat, la “128”. In questo contesto, con la sola “126” a rappresentare l’alternativa popolare a motore posteriore a sbalzo, per Fiorio e la Lancia era davvero difficile intravedere spiragli. Ma bastò a Cesare vedere la “StratosZero” per leggerne il DNA corsaiolo e sottolineare a Pier Ugo Gobbato l’ascendente appena rivelato del Marchio Lancia nel prototipo Bertone, con quel motore Fulvia posizionato dietro. 

Arriva il “Dino Ferrari” sulla Stratos HF: omologata Gruppo 4

Convinto Gobbato e dunque ottenuto il via libera dalla Lancia, Cesare Fiorio cominciò il pesante percorso di costruzione, tra Bertone /Gandini da un lato, e Gruppo Fiat dall’altro, per costruire pezzo per pezzo la “Stratos HF” del 1971 cercando tra le varie motorizzazioni disponibili in casa Fiat quello migliore per prestazioni, categoria di omologazione, affidabilità. Per questo il Gruppo di Corso Marconi ha una disponibilità illimitata: ma chiaramente il piatto di portata più prestigioso è un motore marchiato Ferrari, sebbene il Drake sia inizialmente sfavorevole per i “soliti” motivi industriali, con le maestranze già affogate tra programmi agonistici e produzione per i Clienti.

Passa un solo anno e nel 1971 a Torino è esposta la “StratosHF” in collaborazione con il Reparto Corse di Borgo San Paolo; sebbene il motore montato sia il “V6 Dino Ferrari” in realtà si tentano altre vie, come persino la richiesta fatta a Maserati (che all’epoca era di proprietà Citroen ma dentro un patto in cui Fiat aveva il 49% del pacchetto azionario del Double Chevron). E se tra la “Stratos Zero” ed altre Conceptcontemporanee passa una intera costellazione, nelle differenze tra la “Stratos HF” e la “Zero” passa una Galassia e tra la “HF Stratos” e la concorrenza stradale ed agonistica passa un intero sistema solare.

La nuova creatura Lancia presentata a Torino è qualcosa di mai visto prima, agli occhi della massa: a prima vista sembra una “Kit Car “ perfetta composta da massimo tre parti di Carrozzeria composte ed associate perfettamente tra loro: un semiguscio perimetrale dal frontale corto e tagliente, sormontato da un volume centrale di cockpit vetrato, il tutto a chiudere una superficie di pavimento e attacco delle quattro ruote. In pochi si rendono subito conto che quel prototipo da esposizione non è – come capitava spesso nei Saloni – una maquette solida ma “vuota”; è in realtà un prototipo assemblato completo da cui fa capolino in V6 Dino. Gandini si è ancora una volta dimostrato superiore, onirico ed efficace allo stesso tempo: la “Stratos” è davvero piccola, con spazio abitacolo ristretto ed essenziale; come essenziale e sportiva senza fronzoli è la intera sagoma e linea dell’auto. 

Le quattro ruote sembrano essere state “avvitate” lateralmente su ogni parte per quanto restano esterne al filo di tangente di portiere e lato cofani; ma a coprire provvidenzialmente i quattro pneumatici imponenti (che paiono scappare fuori dalla carrozzeria) ci sono parafanghi dal disegno a mo’ di “spallina”, il che rende la “Stratos” attraente e pericolosa come una First Lady a confronto delle sagome appesantite delle auto da Rally con i passaruota ignoranti.

Fari reclinabili a scomparsa davanti, due occhi tondi e simpatici dietro solo per far capire di più che mostro si cela sotto al cofano. Ecco la Stratos di Marcello Gandini che, tra l’altro, fa il “pieno” in quel salone di Torino dove sono presenti anche il prototipo Lamborghini Countach, e dove la “X1/9”, come qualcuno saprà, viene astutamente anticipata dalla protagonista di una “Spy Story” come la De Tomaso Spyder 1600 Ford.  

Ma non mancano neppure le nobili “antagoniste” che in qualche modo bissano, senza poterla eguagliare, quella che banalmente viene chiamata “linea dallo sviluppo cuneiforme” che tuttavia, nella concorrenza a quel Salone per la coppia Bertone/Gandini, non trova un’espressione felice come nelle realizzazioni della mano di Marcello: le forme monovolumetriche a cuneo ci sono ma davvero troppo geometriche e fredde rispetto alla “voce” ed alla comunicazione di Stratos e Countach. Nella concezione più pura del Maestro alla sua Laurea Honoris Causa.

Nel mentre la Stratos comincia ad ottenere l’acclamazione popolare che supera lo stupore o lo sconcerto, tra Ferrari e Lancia iniziano le altalene nei rapporti: come sempre, tra il Drake e Fiat, sul filo di lana estremo Maranello e Corso Marconi trovano un accordo (nel 1972 Enzo Ferrari contratta con Gobbato per fornire i motori Dino) che poi in corso d’opera trova diversi inceppi.

Infatti, nonostante la disponibilità premessa per 500 motori, nel corso del primo anno di accordo partono dal Cavallino verso Torino solo poche decine di unità appena sufficienti per test e prototipi da Gara, e si deve attendere il 1973 per il lotto concordato. 

Questo ovviamente ritarda le procedure di omologazione “FIA” per il Gruppo 4, il destino naturale della “Stratos HF” nata esplicitamente per rilanciare Chivasso in primis nel palmares sportivo, ed infatti la “Stratos” vince fin dalle prime apparizioni il “Firestone” ed il “Tour de France” del 1973. Prime glorie internazionali, e la concorrenza a pensare rapidamente cosa fare per evitare di finire seppelliti dalla polvere lasciata dalle ruote posteriori di quella nuova Lancia.

Ed è il 1° Ottobre 1974: Cinquanta anni fa, oggi che Autoprove mette in pubblicazione il pezzo: la Stratos ottiene l’omologazione FIA in gruppo 4 con tutte le unità complete e premiate con la agognata “Fiches”. Ed inizia l’epopea di un’auto a tal punto sperimentale da essere contemporaneamente irresistibile per gli altri e penalizzante per se’ stessa: con assetti e configurazioni da Gara praticamente incomparabili con qualunque altro Concorrente o con il precedente “Database” dentro “HF” (la Fulvia Rallyeera una trazione anteriore…..) riuscire a costruire una messa a punto ottimale non era una cosa da nulla.

Stratos: primogenita di Gruppo B, in anticipo di dieci anni

Stratos avvia un concetto che prima di allora era praticamente inesistente nei Rally e nelle Gare iridate: provate a contare quante altre concorrenti della “Stratos” – prima e durante la vita della stessa – erano costruite come due posti corta e bassissima, con cellula centrale e ben due tralicci al posto del monoscocca portante continuo, un motore posteriore centrale dentro una impronta a terra di circa quattro metri per quasi due ed un appoggio delle quattro ruote poste agli angoli più estremi del quadrilatero di ombra?

Sapete quanti records unici ha battuto la Stratos con la sua concezione? La prima Lancia di produzione stradale con motore posteriore centrale (la Beta Montecarlo arriverà sul mercato successivamente); la prima berlinetta a motore posteriore centrale di produzione stradale ma dedicata esclusivamente al mondo dei Rallyes (la di poco precedente Porsche 914 era destinata ad un uso parzialmente agonistico ma non nativo specifico); la prima Lancia stradale con un motore Ferrari, ed in assoluto l’unica auto di marchio diverso dal Cavallino, ma concorrente diretta, che si sia fregiata di un motore di Maranello (la “Stratos” a differenza della Fiat “Dino” prima e della “Thema 8.32” successivamente entrava a gamba tesa nel settore di mercato, e “quasi” nei segmenti, di casa Ferrari); ed infine una sfumatura che credo sia importante: Lancia, nel bene o nel male, proveniva da una gestione durata 15 anni in casa Pesenti dove la Gamma residuale era data da poche Flavia, Fulvia Berlina e Coupè e pochissime Flaminia, vendute per il 90% dentro il mercato nazionale: tra il 1969 ed il 1975 la “cura” di Mirafiori consegna a Chivasso la nuova “Beta” berlina 4 porte, la “Beta Coupè”, la “Beta Montecarlo”, la futura “HPE”, la “Stratos”, oltre alla già programmata “2000”: uno sforzo di rinnovamento industriale che la storia ha registrato poche volte e che ha comportato per Lancia un impegno tecnico ed umano straordinario anche per il ritorno sui mercati esteri. In tutto questo sforzo si comprende come la “Stratos” non poteva essere un fattore commerciale secondario, ma cruciale. 

L’immagine del prodotto Lancia “nuovo” era tutta da disegnare da capo ed il Marketing Fiat aveva a questo punto definito una strategia dimostratasi vincente e, in chiave Gruppo Fiat, persino inaspettata per chi, diversi anni dopo, assisterà alla slavina che da metà anni Novanta ha colpito Chivasso, Desio, Lambrate e per diversi anni anche Arese: prima di costruire una nuova Gamma si doveva rilanciare il Marchio rimasto sotto la polvere di una gestione Pesenti, incolore e minimalista sulla gamma di serie ma fortunatamente efficiente sul lato sportivo; cogliere da subito il testimone vincente di Fulvia Coupè per poi ribadire il concetto con “Montecarlo” (da cui derivò per pura combinazione di Regolamenti la iconica “Turbo Gruppo 5”) poteva significare stuzzicare la fantasia e l’emozione del pubblico potenziale riportandolo da subito sul Marchio e su una nuova aspettativa commerciale sulla quale ricostruire immagine e Gamma.

Non a caso nei primi sette anni di vita della Lancia dentro il Gruppo Fiat la componente “sportiva” di Gamma superava quella “tradizionale” (“Beta Coupè/HPE”, “Montecarlo”, “Stratos” contro “Beta 4 porte berlina” e “Lancia 2000”) sia per offerta che per numeri commerciali a fine anno; mentre dalla nascita di “Delta” gli anni Ottanta hanno visto un boom del Marchio di Chivasso (di sicuro uno dei Marchi che in quel decennio, rispetto al precedente, hanno registrato la crescita maggiore in Europa), e di tutto questo anche la “Stratos” è stata artefice, fornendo al mondo l’immagine di una Lancia futuristica, tecnologica e vincente. A tal punto che si potrebbe ritenere “Stratos” la capostipite, a sua insaputa, della generazione Rallye di Gruppo B che nascerà otto anni dopo. Di Stratos tutto è pensato per le Gare, la facilità di intervento e sostituzione, la distribuzione di pesi e spazi: i due cofani sono “gusci” che inglobano i parafanghi, ed alzati lasciano alle mani dei meccanici propulsore, cambio e trasmissione, sospensioni, serbatoio, etc..

 

Lo spazio abitacolo è limitato ai due vani interni portiera per i caschi dei piloti e ben poco altro. 

 

Di lei Nuccio Bertone disse che calzava Pilota e Navigatore come la tuta faceva su un atleta, e così facendo entra in simbiosi con Lui: motore 2420 cc 6 cilindri, quasi 300 cv con due valvole per cilindro e oltre 320 ad 8.500 giri minuto con le quattro valvole. Peso minimale e dimensioni 3,71 mt. x 1,75 mt. ed altezza base di 1,10 mt. Un piccolo mostro, che andava bene su qualunque fondo.

E per quanto il Reparto “HF” di Cesare Fiorio fosse abile e ben addestrato, e Sandro Munari “il Drago” fosse un Pilota e collaudatore sopraffino, collezionare esperienze e settare correttamente un prototipo così’ innovativo come la Stratos“HF” non era operazione da poco.

 

E non dimentichiamo che la carriera di Stratos è stata accompagnata da nomi leggendari che, messi gomito a gomito a lavorare, si sono dimostrati davvero il Jolly vincente per le affermazioni della piccola berlinetta: insieme a Fiorio, Gandini, Munari c’erano Gianni Tonti, Sergio Camuffo, Claudio Maglioli, Giampaolo Dallara, Mike Parkes, Nicola Materazzi

 

E per quanto il Reparto “HF” di Cesare Fiorio fosse abile e ben addestrato, e Sandro Munari “il Drago” fosse un Pilota e collaudatore sopraffino, collezionare esperienze e settare correttamente un prototipo così’ innovativo come la Stratos“HF” non era operazione da poco.

La storia Iridata ed il Palmares della berlinetta sportiva di Chivasso sono ormai nella leggenda ed in Albo d’Oro: l’epopea della Stratos finì per essere propedeutica ed utile anche alla successiva “Lancia Montecarlo Turbo” ed alla “037” di Gruppo B. 

 

Per chi invece all’epoca potè vedere tutto in diretta, “Lancia Stratos” fu un salto nell’iperspazio.

Di quelli che pochi Costruttori poterono ed avrebbero potuto tentare, ed è per questo che chi ama il mondo delle Auto non potrebbe sopportarne l’assenza di “Lancia”. 

 

Tavares, pensaci…….

 

Riccardo Bellumori.

 

Nuova Renault 4 E-Tech 2025: Anteprima

Le prime immagini della Renault 4 E-Tech prima della sua presentazione al Salone di Parigi – La parte posteriore della Renault 4 E-Tech conserva l’aspetto della 4L originale, con il pannello posteriore e il pratico portellone.
Tra pochi giorni, per la precisione il 14 ottobre, Renault approfitterà dell’apertura del Salone dell’Auto di Parigi (giornata stampa il 14, seguita dall’apertura al pubblico dal 15 al 20 ottobre) per svelare una delle stelle del salone: la nuova Renault 4 E-Tech. Pochi mesi dopo la presentazione ufficiale della Renault 5 al Salone di Ginevra, è il turno di un’altra delle glorie del passato di Renault di tornare in catalogo in una forma modernizzata.

LA STORIA

La Renault 4 E-Tech, anticipata da un’avventurosa concept car R4 Trophy allo scorso Salone di Parigi nell’ottobre 2022, entrerà in produzione nel 2025.

Rende omaggio alla famosa “Quatrelle”, molto popolare in Francia tra il 1961 e il 1995. Durante la sua lunga carriera, sono stati prodotti più di 8 milioni di esemplari, venduti in oltre 100 Paesi. Si allontanerà dall’aspetto di city car (ruolo già ricoperto dalla R5 E-Tech) per diventare un piccolo SUV urbano, una sorta di equivalente elettrico della Captur.
Per ingannare l’attesa, Renault lancia un’ultima campagna teaser prima della presentazione ufficiale. È l’occasione per scoprire alcuni dettagli esterni, come la griglia luminosa del radiatore che incorpora un logo illuminato per la prima volta al Losange, i pannelli rocciosi scolpiti che ricordano le protezioni in plastica della prima R4 e il tetto apribile in tela, che all’epoca era presente anche su alcune versioni della prima 4L. Renault sottolinea che la R4 E-Tech è lunga 4,14 m, il che la rende leggermente più versatile della R5 E-Tech (3,92 m) e rispetta l’eredità della sua antenata, che si è fatta in quattro per soddisfare le esigenze di tutti.

Nuova Toyota MR2 2025: il motore

La mitica quarta generazione di Toyota MR2 è una voce vecchia come il mondo.

Da quando la produzione della ZZW30 è terminata nel 2007, abbiamo ricevuto numerose notizie su una nuova auto sportiva a motore centrale a prezzi accessibili da parte di una delle più grandi case automobilistiche del mondo, nessuna delle quali si è concretizzata.

Di recente, tuttavia, l’azienda ha fatto delle mosse che lasciano intendere che una nuova Toyota MR2 potrebbe essere realizzata. Dopo anni di speculazioni su un successore elettrico, Toyota ha mostrato il concept FT-Se al Japan Mobility Show (JMS) di Tokyo del 2023, che sembra presagire una coupé sportiva a due posti e zero emissioni.

Ora, un rapporto del Japan’s Best Car suggerisce che lo sviluppo dell’auto sta procedendo bene, ma con un problema. Al posto dei motori elettrici e del cambio manuale simulati in precedenza, la vettura sarà dotata di un nuovo motore turbo a quattro cilindri da 2,0 litri orientato alle prestazioni.

Il motore turbo 2.0 litri di nuova generazione di Toyota dovrebbe produrre circa 400 CV.
Il motore fa parte di una partnership con Subaru e Mazda per lo sviluppo congiunto di motori a combustione interna di nuova generazione. Toyota ha già reso noti alcuni dettagli del propulsore, uno dei due motori di nuova generazione che comprendono anche un’unità più frugale da 1,5 litri.

Progettato pensando all’elettrificazione, il nuovo motore è destinato a sostituire il T24A-FTS 2,4 litri Dynamic Force turbo visto per la prima volta sull’ultima Lexus NX di seconda generazione. È più piccolo del 10% e, grazie a una corsa più corta, è anche più basso del 10% in altezza.

Questo non solo gli conferisce un baricentro più basso, ma permette anche all’auto in cui è inserito di essere più bassa, riducendo la resistenza aerodinamica. Nonostante la riduzione delle dimensioni, Toyota dichiara un notevole aumento di potenza, che ne consente l’utilizzo su camion, altri veicoli pesanti e, naturalmente, auto sportive.

DATI TECNICI

Non sono stati resi noti i dati relativi alla potenza, ma il rapporto citato suggerisce che il motore (che si distingue per la copertura rossa delle camme, che allude alle sue prestazioni) sarà costruito con un obiettivo di 400 CV e 550 Nm, che lo pone all’incirca alla stregua del motore da record M139 di Mercedes-AMG, montato sulle auto della serie 45 e sulla C63S E Performance ibrida plug-in. Queste cifre sono più che sufficienti per una piccola auto sportiva, con o senza elettrificazione.

A ciò si aggiunge la trasmissione della GR Yaris e della GR Corolla, composta da un cambio manuale a sei rapporti o da un cambio automatico diretto GR a otto rapporti, oltre al sistema di trazione integrale GR-Four con ripartizione variabile della coppia.

Si tratta di un hardware di tutto rispetto, che trasformerebbe la prossima Toyota MR2 in una supercar junior, in grado di affrontare auto come la Porsche 911. Secondo le ultime notizie, l’auto sarà in vendita nel 2026, al prezzo di 10 milioni di yen.

Nuova Audi Q3 2025: Rendering totale

Nel corso dell’ultimo anno, numerosi prototipi del SUV compatto di Audi sono stati avvistati durante i test sulle strade pubbliche, liberandosi gradualmente delle loro camuffature. Ispirati da questi scatti spia, gli amici di Carscoops.com hanno realizzato dei rendering dettagliati della Q3 2026, dandoci un chiaro assaggio di ciò che ci aspetta.
La Q3 assomiglierà a una versione più piccola della Q6 e-tron, con fari sdoppiati con grafica LED Matrix animata e una griglia Singleframe più snella. Tuttavia, a differenza della sorella elettrica, la griglia della Q3 rimarrà aperta, a significare la presenza di un motore a combustione interna (ICE).

Mentre il profilo scolpito e la linea del tetto della Q3 saranno simili a quelli della Cupra Terramar, l’Audi avrà un design anteriore e posteriore distinto. Ciò suggerisce che la nuova Audi Q3 crescerà leggermente, avvicinandosi alle dimensioni della Cupra Terramar, che misura 4.519 mm, rispetto ai 4.485 mm della precedente Q3.
Sebbene il design sportivo dell’Audi Q3 standard dovrebbe soddisfare la maggior parte degli acquirenti del segmento, Audi offrirà comunque una variante della Q3 Sportback. Questa versione coupé-SUV sarà caratterizzata da un restyling del posteriore e da una linea del tetto spiovente, sacrificando un po’ di spazio di carico per aggiungere stile e migliorare l’aerodinamica.

All’interno, la nuova Audi Q3 dovrebbe differenziarsi dalle cugine VW e Cupra con un design più deciso e una tecnologia aggiornata. Tra le dotazioni figurano il quadro strumenti digitale da 11,9 pollici, il touchscreen centrale da 14,5 pollici e un display opzionale da 10,9 pollici per il passeggero, simile a quello dell’Audi Q4 e-tron completamente elettrica. È probabile anche la presenza di un sofisticato head-up display.

DATI TECNICI E MOTORI

La nuova Audi Q3 non sarà costruita su una piattaforma completamente nuova, bensì su una versione aggiornata dell’architettura MQB Evo del modello precedente, una piattaforma già utilizzata da diversi veicoli del Gruppo VW. Una configurazione del telaio specifica per Audi migliorerà la qualità di guida rispetto alla Q3 uscente.

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In termini di propulsori, l’Audi Q3 rispecchierà probabilmente le linee delle VW Tiguan e Cupra Terramar europee. Ciò significa che offrirà opzioni mild-hybrid, ibride plug-in, benzina e diesel, anche se con una maggiore attenzione all’elettrificazione rispetto al suo predecessore.

Per la Q3, la potenza dovrebbe variare da 148 CV (110 kW / 150 PS) nel mild-hybrid da 1,5 litri entry-level, fino a 201 CV (150 kW / 204 PS) e 268 CV (200 kW / 272 PS) per l’ammiraglia PHEV, combinati con oltre 100 km di autonomia a emissioni zero. Si spera che la RS Q3, incentrata sulle prestazioni, possa vivere un’altra generazione, con il motore turbo a cinque cilindri da 2,5 litri che farà un’ultima apparizione.

RIVALI E USCITA

I rivali dell’Audi Q3 vanno oltre la BMW X1 e la tedesca Mercedes-Benz GLA. Tra gli altri protagonisti del segmento dei SUV compatti premium ci sono la Lexus UX/NX dal Giappone, l’Alfa Romeo Tonale dall’Italia, la Volvo XC40 dalla Svezia e la Range Rover Evoque dal Regno Unito. Inoltre, dovrà probabilmente affrontare la concorrenza indiretta dei SUV elettrici di prezzo simile, compresi quelli emergenti dalla Cina.

La seconda generazione dell’Audi Q3 è stata introdotta nel 2018, mentre la Q3 Sportback seguirà nel 2019. Ciò significa che il SUV uscirà di produzione a soli 6 anni, lasciando il posto a una versione fortemente migliorata. Il nuovo modello sarà probabilmente l’ultimo Q3 ad essere offerto con motori a combustione sotto il cofano, prima che Audi si dedichi completamente ai veicoli elettrici.

Nuova Lynk & Co Z20 2025: la base Zeekr X

La spinta di Geely verso l’Europa si intensifica quest’autunno con il lancio della Z20 del suo marchio Lynk & Co.

Si dice che il secondo elettrico a marchio Lynk farà il suo debutto in Europa il prossimo ottobre e, in tal caso, sarà una delle attrazioni principali del Salone dell’Auto di Parigi dello stesso mese, prima di passare al Guangzhou Auto Show in Cina il mese successivo, dove probabilmente porterà il marchio Z02.

Il sempre utile Ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’Informazione (MIIT) cinese ha recentemente rovinato la sorpresa di Lynk & Co. pubblicando immagini e alcuni dettagli tecnici in anticipo rispetto alla presentazione ufficiale, e ora il nostro team di foto spia ha catturato due prototipi del SUV elettrico sottoposti ad alcuni controlli finali.

Se vi sembra familiare, probabilmente state pensando alla X del marchio Geely, Zeekr. I due veicoli elettrici sono cugini stretti, condividono la stessa piattaforma e anche alcuni dettagli stilistici importanti. Il frontale e la linea di cintura sono incredibilmente simili, anche se le due auto hanno cofano e portiere completamente diversi.
La differenza più grande è nella parte posteriore. La Z20 di Lynk è un SUV in stile crossover con uno schienale inclinato e luci posteriori integrate in uno spoiler a forma di aletta di Gurney alla base del lunotto, mentre la Zeekr X punta su una coda più eretta con luci integrate in modo fluido.

DATI TECNICI

Secondo i dati del MIIT, il passo della Lynk & Co Z20 è di 2.755 mm, rispetto ai 2.750 mm della Zeekr X. La Lynk misura anche 4.460 mm di lunghezza, solo 10 mm in più della sua controparte Zeekr. Tra gli altri prodotti Geely che utilizzano la stessa piattaforma Sustainable Experience Architecture (SEA) figurano la Volvo EX30 e le Smart #1 e #3; la Z20 si colloca tra le due Smart in termini di dimensioni e risulta più grande della Volvo.

Le informazioni del MIIT confermano solo una configurazione del motore della Lynk&co & Co Z20, un unico motore da 335 CV (340 PS / 250 kW). Ma poiché la Zeekr X, la Volvo EX30 ed entrambe le Smart sono disponibili con una scelta di uno o due motori e fino a 422 CV (428 PS / 315 kW), immaginiamo che Lynk & Co seguiranno la stessa strada.

Hyundai da record produce 100 milioni di auto

Hyundai Motor Company, che possiede anche i marchi Genesis e Ioniq, ha raggiunto un importante traguardo il 29 settembre 2024, raggiungendo i 100 milioni di unità di produzione globale cumulativa. In un comunicato ufficiale, l’azienda ha dichiarato che questo traguardo è stato raggiunto in soli 57 anni dalla sua fondazione.

Per commemorare questo traguardo, l’azienda ha tenuto una cerimonia presso il suo stabilimento di produzione di Ulsan, in Corea, per festeggiare la consegna del suo 100 milionesimo veicolo, una Ioniq 5, direttamente a un cliente. L’evento è stato caratterizzato da un display celebrativo che ricordava “100 milioni e 1”, a simboleggiare l’impegno di Hyundai Motor a spingersi sempre più in là con i risultati ottenuti in passato come base.

“Raggiungere la produzione globale cumulativa di 100 milioni di veicoli è un traguardo significativo che è stato possibile grazie ai nostri clienti in tutto il mondo che hanno scelto e sostenuto Hyundai Motor fin dall’inizio”, ha dichiarato Jaehoon Chang, presidente e CEO di Hyundai Motor Company.

IL RECORD DI HYUNDAI

“Affrontare sfide coraggiose e perseguire costantemente l’innovazione ci ha permesso di raggiungere una rapida crescita e ci consentirà di fare un ulteriore passo avanti verso altri 100 milioni di unità, come un game changer della mobilità”, ha aggiunto.

Lo stabilimento di Ulsan è entrato in funzione nel 1968 e riveste un’importanza storica significativa: il primo modello indipendente prodotto in serie in Corea del Sud, il Pony, è uscito dalla linea nel 1975. Da allora, l’azienda ha ampliato la propria presenza a livello globale con impianti di produzione in Turchia, India, Stati Uniti e Repubblica Ceca, che hanno contribuito a farle superare i 50 milioni di veicoli prodotti nel 2013.

BMW prepara una supercar tra M1 e i8

La sorpresa del giorno arriva da BMW, che sta testando una coupé sportiva elettrica rialzata. Questo successore della i8 potrebbe beneficiare della piattaforma Neue Klasse e offrire più di 1.000 CV grazie a quattro motori interni alle ruote.
Gli ingegneri e i progettisti BMW sembrano particolarmente interessati all’idea di offrire un’auto sportiva pura come seguito della i8, cogliendo l’occasione delle nuove tecnologie per far rivivere progetti abbandonati. Quest’estate è stato avvistato un misterioso prototipo di coupé elettrico BMW in fase di collaudo. Ecco come potrebbe apparire.
Un’idea che risorge dalle ceneri.
Ricordate: nel 2019, proprio quando la i8 stava per uscire di scena, BMW presentò la concept Vision M Next, una nuova coupé ibrida plug-in a due posti con un potente motore centrale posteriore e 600 CV. Su questa base è stato progettato un modello di produzione, utilizzando il telaio composito della i8 e battezzato I16. Ma il suo sviluppo è stato cancellato nel 2020, come ha recentemente rivelato Domagoj Dukec, direttore del design BMW, con delle immagini del veicolo. Ma questo non ha scoraggiato i team. La biposto appena presentata utilizza gli ultimi codici di design del marchio e non ha i terminali di scarico visibili, il che sembra preannunciare un modello 100% elettrico costruito attorno alla prossima piattaforma Neue Klasse.
Come la i8 e le concept car sopra citate, la silhouette del nuovo modello si ispira a quella della M1 del 1978. Le sue linee sono molto pulite, le superfici lisce e gli spigoli ridotti. Gli sbalzi particolarmente corti sono un’ulteriore indicazione dell’assenza di un motore a combustione interna. Le due sottili griglie orizzontali del radiatore a forma di fagiolo pieno coprono l’intera larghezza dell’arco e incorniciano i piccoli fari. Questo aspetto è ripreso dalla striscia luminosa posteriore, posizionata nel punto in cui il lunotto incontra il paraurti.

LA SPORTIVA BMW

Un’altra caratteristica degna di nota è l’altezza da terra del veicolo, relativamente elevata per un modello sportivo, che fa pensare a un coupé all-terrain nella tradizione della Porsche 911 Dakar, della Lamborghini Huracan Sterrato o, per i modelli più vecchi, della Mega Track.

La BMW ha accarezzato per la prima volta l’idea di una due porte alta nel 2001 con il concept X-Coupé, sette anni prima di essere pioniera nel mercato dei SUV-coupé con la prima X6.
Poiché sul prototipo non sono visibili pinze dei freni, i suoi motori sono probabilmente installati nelle ruote e hanno una notevole potenza di decelerazione. Potrebbe trattarsi delle macchine a doppio rotore attualmente in fase di sviluppo da parte della start-up tedesca DeeDrive, con cui BMW sta collaborando. La potenza complessiva potrebbe superare i 1.000 CV, come a bordo del prototipo di i4 a quattro motori presentato nel 2022. L’erede della BMW M1 e della i8 potrebbe essere presentata nei prossimi due anni e commercializzata in serie limitata con un prezzo a sei cifre.

Nuova McLaren P1 2025: la prossima supercar

La nuova McLaren P1 sarà la supercar definitiva.

Sembra che ai costruttori di supercar piaccia sincronizzare i cicli di sviluppo dei prodotti tra loro. È da un po’ di tempo che si sente dire che la Ferrari sta realizzando un successore de LaFerrari e, con altre concorrenti di nicchia come la Bugatti Tourbillon e la spettacolare GMA T.50 già presenti sul mercato, i tempi sono maturi per una nuova hypercar di punta da parte di un grande costruttore.

Puntualmente, McLaren ha rilasciato un teaser per un nuovo modello di punta, che debutterà il 6 ottobre. Nel video, l’azienda chiede a diversi dipendenti – tra cui l’amministratore delegato Michael Leiters, l’amministratore delegato di McLaren Racing Zak Brown, il capo della strategia di prodotto Jamie Corstorphine e il pilota di F1 Oscar Piastri – cosa rende un’auto “1”, riferendosi sia alla seminale F1 che alla P1 a propulsione ibrida.

LA NUOVA SUPERCAR

Sulla base di ciò, possiamo aspettarci che la nuova supercar McLaren sia caratterizzata da un semplice nome alfanumerico con una lettera accanto a un “1”. L’opinione comune è che il prossimo modello dovrà essere una hypercar unica nel suo genere, che rappresenti l’apice degli sforzi automobilistici di McLaren e che spinga i confini del possibile. Nessuna pressione, quindi.

Non si sa molto dell’auto, solo che si dice che avrà un motore V8 completamente nuovo, diverso da quello della 750S. È inoltre probabile che migliori notevolmente la gamma ibrida plug-in della P1, superandola sia in termini di prestazioni (916 CV e 900 Nm combinati, tempo da zero a 100 km/h di 2,8 secondi, velocità massima di 349 km/h) che di efficienza (autonomia completamente elettrica di 10 km).