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Zeekr compra Lynk&Co: gli sviluppi

Come indicato lo scorso novembre, Geely ha finalmente riorganizzato i suoi marchi di veicoli elettrici con il consolidamento di Zeekr e Lynk & Co. In un comunicato, Zeekr – che ora detiene una quota di controllo del 51% di Lynk & Co, mentre Geely detiene il restante 49% – ha dichiarato che la formazione di Zeekr Technology Group consentirà a Zeekr e Lynk & Co di generare maggiori sinergie che andranno a vantaggio delle vendite, del valore aziendale e creeranno più valore sia per gli utenti che per gli investitori.

Oltre a una migliore gestione delle risorse, l’integrazione porterà anche benefici in termini di riduzione dei costi, in quanto si prevede che le spese di ricerca e sviluppo diminuiranno del 10%-20% e i costi della catena di approvvigionamento del 5%-8% in seguito al consolidamento. Inoltre, anche le spese per i dipartimenti di supporto e assistenza dovrebbero ridursi del 10%-20%.

Naturalmente, l’operazione comporterà un forte elemento di unificazione. Oltre all’Europa, entrambi i marchi integreranno gradualmente le loro attività d’ufficio per creare un team commerciale internazionale coeso e una società di vendita unificata. Le operazioni sui mercati specifici seguiranno l’approccio “un mercato, una strategia”, adattando le regole e le strategie alle preferenze dei consumatori locali e alle caratteristiche del mercato.

Zeekr assume il controllo di Lynk & Co al termine della fusione

Tuttavia, come ha sottolineato Zeekr, entrambi i marchi continueranno ad avere una propria identità, con Zeekr che si posizionerà come marchio globale di tecnologia di lusso incentrato su veicoli di medie e grandi dimensioni, con un’enfasi su modelli puramente elettrici per le offerte di medie dimensioni e ibridi per i modelli più grandi.

In precedenza è stato riferito che Zeekr dovrebbe anche guidare lo sviluppo della tecnologia dei veicoli elettrici e connessi, condividendo la ricerca con i marchi del gruppo. Per quanto riguarda Lynk & Co, si posizionerà come marchio globale premium new energy specializzato in piccoli veicoli completamente elettrici e ibridi di medie dimensioni.

GLI SVILUPPI

Il portafoglio crescerà e coprirà una gamma più ampia di segmenti di mercato; la società ha dichiarato che la gamma di prezzi delle offerte del gruppo integrato è destinata ad espandersi comprendendo quasi il 60% del mercato dei veicoli passeggeri.
Per quanto riguarda i nuovi modelli di quest’anno, ce ne saranno cinque, di cui tre di Zeekr e due di Lynk & Co. Tra questi, lo Zeekr 007 GT e il SUV Lynk & Co 900, annunciato di recente. Quest’anno, inoltre, saranno introdotti nei mercati esteri il SUV elettrico Zeekr 7X e il SUV ibrido plug-in Lynk & Co 08 EM-P.

Per quanto riguarda gli obiettivi di vendita globali, il nuovo gruppo punta a raggiungere le vendite di 710.000 unità quest’anno, con l’obiettivo di Zeekr di 320.000 unità e di Lynk & Co di 390.000 unità.

L’Endotermico è come il colesterolo: c’è anche quello buono

Rimac trasforma le Bugatti in Auto elettriche

Al Bar del Teschio, ormai, si cominciava ad annusare l’incipiente primavera in arrivo. Febbraio volgeva al termine.

Si iniziava dunque con tempismo usuale a dismettere le ghirlande natalizie, mentre persino il buon Giorgio aveva lasciatol’abbigliamento più pesante per ammirare dai tavolini all’esterno una Via che lui amava in modo spassionato nelle sue prospettive e nelle persone che percorrevano quel tratto di marciapiede. Il Gazebo esterno al locale mostrava sempre più spesso il suo “tutto esaurito” e regolarmente la Signora dal balcone dirimpetto elargiva sui gruppetti di consumatori sane e fresche docce di acqua dall’innaffio delle piante.

Dentro il locale, dove regnava sempre una calma olimpica e dove tutto scorreva serenamente, il buon Fabrizio stava allestendo sul bancone uno dei tanti dispositivi indispensabili che non potevano mancare dentro un bar moderno: un demolecolarizzatore ad impulso laser in grado contemporaneamente di fare la schiuma ai cappuccini, di affettare il salame per i panini e che ben indirizzato poteva accendere le sigarette a distanza. Ma per fortuna nessun avventore ne aveva preteso dimostrazione. Nel frattempo il Giubileo cristiano offriva assaggi di turismo in crescita con il passaggio di turisti stranieri dalle richieste più surreali: chi chiedeva zuppe, chi menù esotici, chi semplicemente testava la sua capacità di resistere alle sbronze di birra….

Aveva iniziato a frequentare quel luogo anche un simpatico ed affabile uomo russo, Andrea, che allenava il suo studio dell’italiano dialogando amabilmente e nei limiti del possibile con l’ottimo Fabrizio.

Il dibattito sul mondo auto, nel frattempo, era stato avviato dal “Signor R”: un personaggio ambiguo, indefinibile, senza tempo che aveva iniziato a frequentare il Bar e su cui si erano iniziate tante dicerie e leggende: chi lo vedeva come un finto povero, chi lo vedeva come un finto ricco, chi ne conosceva l’ambito lavorativo e chi era convinto che in realtà fosse un farlocco totale.In mezzo si trovava lui, brutta persona tendenzialmente mirata ad approfittare sempre dell’altrui cortesia. 

Ma stava arrivando il tempo di cambiare, e dunque anche per il “Signor R” si approssimava il momento a partire dal quale sarebbe rimasto solo un vago ricordo per il bar del Teschio, dissolvendosi senza far capire, come era appena accaduto, nà da dove veniva né dove era diretto per la tappa di vita successiva.

In questo aveva suscitato anche una certa invidia da parte del raider ipergalattico che, prima dell’arrivo del Signor R, amava affascinare le platee sulla presenza dei rettiliani qui sulla Terra e che, in un eccesso di furore, aveva definito l’indefinibile interlocutore un Robot alieno animato dalle forze del male. 

Più che spinto da forze oscure del male, il nostro era invece semplicemente frenato nella spinta a ricorrere al portafogli: la recitazione di storie automobilare alla platea del Bar del Teschio aveva fruttato nel corso di quasi due anni un inventario sommario pari a 550 caffè offerti, dodici chilogrammi di snack e pasticcini scroccati, vedendosi persino invitato in poche occasioni di ora di pranzo; a fronte di questo il nostro aveva impegnato al massimo un esborso di quattro o cinque euri al mese per tutto il periodo.

Tuttavia, volendo astrarre da questa sua pessima indole, “Signor R” aveva saputo portare dentro al Bar un punto di vista diverso, non comune e certamente temprato da anni di rapporti ed attività nel mondo dell’auto. E nel corso del tempo, tra simposi e scambi di opinioni più ristrette, aveva saputo creare tra gli avventori di Via Oderisi:

Una coscienza di autodifesa dai Dealer e dalle magagne che si possono verificare nell’acquisto di auto nuove o usate;

Una rivalutazione di quelle che sin troppo superficialmente venivano e vengono chiamate “auto vecchie” sulle quali il nostro aveva attivato dei focus di piccolo approfondimento e riflessione;

ma soprattutto la speranza del nostro avventore di chiare origini liguri voleva essere quella di aver in qualche modo fatto re-innamorare la platea della storia bistrattata ma davvero unica del motorismo italiano, una dimensione che non aveva uguali al mondo e che, persino a Roma, aveva avuto ed aveva ancora delle parentesi di eccellenza: la vecchia e nuova Giannini sulla Magliana, la vecchia “Puma” di Adriano Gatto sulla Tiburtina, la storia straordinaria di Piero Taruffi, senza dimenticare che persino la Lambretta Innocenti aveva visto i suoi natali a Roma, quando Don Ferdinando stava aspettando la ristrutturazione dei capannoni a Lambrate.

Insomma, un ambiente centrato sul secolare confronto tra “ ’a maggica ” contro “ ’a Lazio” si era colorato di nuovi temi.

Su tutto, il nostro improbabile avventore aveva squarciato il velo della superficialità e della ignoranza indotta sul mondo delle auto elettriche. 

E su questo aveva reso la platea del Bar del Teschio capace di capire quale fosse l’algoritmo commerciale furbetto che i Costruttori, nessuno escluso, avevano adottato per scongiurare la sempre più probabile frana del sistema commerciale auto pre-Crack Lehman: in pratica aveva argomentato con dovizie, dal suo punto di vista, gli elementi che rendevano le “pandemie” avvenute lungo venti anni non già delle improvvise sventure ma piuttosto un dispositivo atto periodicamente a “stappare “ la pentola a pressione delle economie mondiali sempre più in relazione tra loro.

FINANZIARE L’AUTO

E così come il crack Lehman aveva sfiammato la ebollizione del sistema finanziario del credito a pioggia che aveva creato un mare di possibili incagli; così come il DieselGate aveva provvidenzialmente stoppato la guerra sanguinaria e senza vincitori dei Costruttori nel mondo del Gasolio; così come infine il Lockdown aveva “resettato” il D-Day da cui far ripartire ed alimentare la domanda di liquidità “virtuale” (e-payment, nuove criptovalute, e tanta tanta finanza “green”); ebbene, l’ultimo atto che l’elettrico poteva generare dopo aver sovrinteso ad un quindicennio di catastrofi forse neppure tanto inattese era quello più scenografico: togliersi di mezzo. 

Noi di Autoprove tuttavia ci eravamo arrivati molto prima di “Signor R” a capire tutte queste cose. I nostri redattori ed articolisti, a differenza del folkloristico narratore da Bar, avevano già smascherato il cosiddetto settore della rivoluzione elettrica che, in Occidente, non sarebbe mai stata monopolista o maggioritaria. Musica diversa in Cina, Africa, Asia e (forse) India; là le esigenze di creare da zero un mercato nuovo per una domanda prevedibile di complessivi 300 milioni di nuovi automobilisti in circa 15 anni hanno inclinato la bilancia sull’elettrico: possibilità di piattaforme proprietarie senza vincolarsi a diritti o licenze di terzi; un patrimonio di risorse naturali (energetiche, territoriali, di materie prime e commodities) senza pari in grado di servire la ricerca sulle fonti di alimentazioni; ed infine il “backup” garantito di volumi di endotermico nuovo (su licenza originaria) od usato (è il caso dell’Africa dove arrivano da 2,5 a 4 milioni di auto usate da Europa e Giappone)  hanno creato il presupposto per lo start up di una mobilità elettrica estesa, che tra l’altro in Cina si è diffusa all’inizio attraverso l’allestimento di scocche originariamente endotermiche provenienti da Occidente. 

Strano che nella letteratura di settore nessuno abbia mai sottolineato questo, e cioè che l’inizio della mobilità elettrica di  massa in Cina è simmetrico alla prevedibile “fine” della cosiddetta rivoluzione elettrica in Europa, quando la diffusione di elettrico di basso costo avverrà solo attraverso la conversione delle endotermiche di origine con Kit Retrofit. Su questo concordiamo noi di Autoprove.it con il fatidico “Signor R”.

Ma se questo è il futuro in Cina, Asia, India, Africa, come mai l’Europa si è incartata sulla illusione di “Carbon Zero” e sulla presunta rivoluzione della ecomobilità e per risposta l’America di Trump ha sprangato le porte ad una dimensione del mercato BEV che, se possibile, è stato finora persino più asfittico di quello europeo? 

Il motivo è semplice: onorando il suo professore di Liceo Classico, Antonio Di Cicco, il fatidico “Signor R” aveva sentenziato che i vasi comunicanti nel mondo commerciale stavano cominciando a richiudere i coperchi, e che tra i primi mercati a subire l’effetto della compressione dei mercati e dei sistemi a “Continente Zero” (cioè dei sistemi industriali e di scambio basati su autosufficienza, Blockchain e prospetticamente sulle nuove piattaforme Cripto).

IL FUTURO ELETTRICO

Mentre intanto il “Signor R” aveva fatto il suo ingresso per le ultime volte dentro al Bar del Teschio, si era appalesata una coppia di simpatici avventori capaci di avviare colloquiiinterminabili sulle tematiche più futili: ed in questo senso “Signor R” pativa l’effetto ipnotico dei due rallentando cadenza e verve emotiva. 

L’unica risorsa invocata dal buon Fabrizio, cioè l’amico storico Simone, era da qualche tempo assente; e dunque in un pomeriggio di assise pubblica con la platea del Bar il nostro “Signor R” trovo’la presenza insperata e provvidenziale di colei che era capace a sua volta di attirare attenzione e di sollevare dibattiti: la giornalista professionista che aveva avviato un referendum sui probabili vincitori di Sanremo. Come sempre il corredo di capacità oratoria, estrema cultura e ottimo aplomb unito ad una innata brillantezza aveva saputo accendere un poco l’interesse dell’uditorio. Ravvivato dall’ingresso della professionista dell’informazione alla quale lui stesso tendeva ad ispirarsi, “Signor R” aveva ripreso colore e motivazione, continuando a dissertare sulla tematica delle auto BEV: che secondo lui erano un po’ la trasposizione reale delle favole di Esopo sulla volpe e l’uva e delle novelle di Bertoldo. 

In effetti il messaggio ridondato per anni dal comparto degli elettrofili è stato abilmente costruito secondo un ping pongorganizzato ad hoc per allontanare progressivamente lo spettro della elettrificazione di massa: questo ricordava un poco, all’attempato “Signor R” l’opinione del caro vecchio Enrico Berlinguer che soleva ritenere illusoria “la possibilità di governare l’Italia con il 51% dei voti; insomma, anche il settore BEV insinuava costantemente di riconoscere la sua ragion d’essere nel solo monopolio totale della mobilità, ed infatti la aleatorietà del concetto si era appalesata in diverse occasioni in Europa: nell’intentata importazione della “Tata Nano” del 2009 (prezzo di partenza 1.800,00 Euro in India) che avrebbe diffuso in modo importante l’elettrificazione di massa; nella imponderabilità dei motivi seri e reali che hanno impedito la strutturazione di J.V. estese tra Costruttori europei diversi per la realizzazione di piattaforme comuni (a differenza di quel che era accaduto ordinariamente per le endotermiche); ed infine nella ricerca, da parte dei Players di mercato, di obbiettivi sempre più irrealizzabili per poter basare il proprio successo sul mercato. 

Conseguenze? I Costruttori hanno regalato a Testa per Carbon Credits miliardi di Euro distratti da investimenti di Gamma BEV, hanno evitato per anni di importare in Europa i prodotti delle Joint Ventures attivate a pioggia in Cina, ed hanno serenamente continuato ad aumentare margini operativi nella prosecuzione di gamma endotermica addizionata di architetture ibride. Ha senso tutto questo? No, ed ovviamente si potrebbe, analiticamente, spiegare cosa avrebbe portato ai Costruttori il contrario di tutto questo: diffusione di auto BEV in Europa, riduzione dei margini sulla produzione endotermica, riduzione del fatturato aftersales, interruzione dei rapporti di licenza con gli IAM su componentistica aftermarket, rivoluzione obbligatoria per reti vendita ed aftermarket convenzionali, criticità nel contesto delle garanzie e delle esperienze legate al ciclo di vita di batterie e di architetture BEV sulle quali gli OEM hanno sinora storicità zero. 

Insomma, BertoldOEM sino ad oggi ha evitato di impiccarsi con le sue mani. E per fortuna le bufaleEV sono diventate evidenti per tutto un popolo di potenziali acquirenti che hanno ricominciato a guardare con fiducia nelle endotermiche.

E quindi? Beh, quindi questa ultima storia dal Bar del Teschio merita di essere diluita in più puntate. 

Alla prossima!!!

Riccardo Bellumori

VinFast VF 3 sfida Suzuki Jimny

Presentata al Salone Internazionale dell’Automobile di Bangkok (BIMS) del 2024 come parte di un più ampio lancio del marchio VinFast in Thailandia, la VinFast VF 3 è ora ufficialmente in Indonesia. Il SUV elettrico compatto ha un prezzo di 227,65 milioni di rupie (RM62.171) nella Repubblica.

Ai clienti del VF 3 in Indonesia, VinFast offre la ricarica gratuita del veicolo presso le colonnine di ricarica VinFast gestite da V-Green nel Paese fino al 1° marzo 2028. Secondo VinFast, le consegne delle unità per i clienti dovrebbero iniziare ad aprile di quest’anno.

Lunga 3.190 mm, larga 1.679 mm e alta 1.652 mm con un passo di 2.075 mm, la VF 3 ha un’altezza da terra di 175 mm e un diametro di sterzata di nove metri.

È davvero molto compatta, ed è infatti notevolmente più corta e più bassa (anche se più larga) della Suzuki Jimny a tre porte, che misura 3.480 mm di lunghezza, 1.645 mm di larghezza e 1.720 mm di altezza con un passo di 2.250 mm.

Tuttavia, non ha due assi motori. La propulsione della VF 3 è affidata a un motore sincrono a magneti permanenti che aziona le ruote posteriori, erogando 40 CV e 110 Nm di coppia. Questo spinge la VF3 da 0 a 50 km/h in 5,3 secondi e da 0 a 100 km/h – che è anche la sua velocità massima – in 19 secondi.
L’energia è immagazzinata in una batteria da 18,6 kWh (utilizzabile) che garantisce un’autonomia massima di 215 km secondo lo standard NEDC (il nuovo standard WLTP produrrà una cifra inferiore), mentre la ricarica rapida in corrente continua tramite connessione CCS2 consente di ottenere un rabbocco del 10-70% in 36 minuti, secondo VinFast. La VF 3 include anche un caricatore portatile da 3 kW.

Per quanto riguarda il telaio, il layout delle sospensioni della VF 3 prevede montanti MacPherson all’anteriore e un assale rigido con barra Panhard al posteriore. La frenata è affidata a freni a disco anteriori e a tamburo posteriori – il freno di stazionamento è ad azionamento elettronico – mentre il materiale rotabile è costituito da un set di pneumatici da 16 pollici su ruote in acciaio.

La VinFast VF 3 è una quattro posti con una seconda fila di sedili ripiegabili; la capacità del bagaglio è di 36 litri con i sedili alzati, o fino a 285 litri con i sedili posteriori ripiegati. Il VF 3 ha un carico utile massimo di 300 kg e il suo tetto può contenere un massimo di 50 kg.
I sedili del conducente e del passeggero anteriore sono a regolazione manuale e il volante è un’unità multifunzione a forma di “D”.

L’infotainment è affidato a un singolo touchscreen da 10 pollici montato centralmente, mentre la connettività hardware è affidata a una singola porta USB-C; sono inoltre presenti Bluetooth, WiFi e supporto eSIM, oltre alla radio FM. L’uscita audio è affidata a due altoparlanti.

SFIDA ALLA SUZUKI JIMNY

Il Vinfast VF 3 è dotato di un’applicazione mobile, di una gestione della ricarica del veicolo e di profili utente per registrare le statistiche di guida. I comandi dell’aria condizionata sono costituiti da quadranti rotanti fisici situati sotto le bocchette dell’aria. Il climatizzatore è manuale, monozona.

La dotazione di sicurezza del VinFast VF 3 comprende ABS, EBD, controllo della trazione e assistenza alla partenza in salita, mentre la sicurezza passiva è costituita da un singolo airbag per il conducente. Altre funzioni di sicurezza sono il sistema di segnalazione di emergenza, le serrature delle porte sensibili alla velocità, il promemoria audio e visivo delle cinture di sicurezza, l’immobilizzatore, l’antifurto e un sistema di allarme acustico per i pedoni.

La Papamobile che non ti aspetti: Mercedes G-Wagen 6×6 Carlex

La Mercedes G-Wagen 6×6 di Carlex è la Papamobile che non ti aspetti.

Il folle modello su base Mercedes è stato finora presentato in anteprima solo con una serie di rendering e, sebbene nel corso degli anni abbiamo visto molte rivisitazioni interessanti della Classe G, non ne abbiamo mai vista una simile. Non è chiaro se Carlex intenda basare il modello su una G63 6×6 da un milione di dollari o se invece trasformi una normale Classe G in un veicolo a sei ruote, ma pensiamo che questa sia l’opzione più probabile.

IL PROGETTO INCREDIBILE

La parte anteriore dell’Habemus è per lo più quella della normale Classe G, senza le griglie personalizzate, il paraurti e gli elementi dorati. Dal montante B in poi le cose si fanno folli.

Direttamente dietro l’abitacolo si trova un ampio letto, ma non è progettato per trasportare attrezzi. Si basa invece su un grande sedile girevole al centro. È una configurazione simile a quella della nuova Classe G Popemobile completamente elettrica, ma offre molto più spazio grazie al passo più lungo e all’asse posteriore supplementare. Ai lati del letto si trovano quattro sedili più piccoli.

La Mercedes G-Wagen 6×6 di Carlex è ridicola come una Popemobile
Dato che si tratta di un progetto di Carlex, è giusto che l’abitacolo sia rivestito di tutti i tipi di materiali di alta gamma. La pelle bianca adorna la maggior parte dell’abitacolo, ma c’è anche un lussuoso tappeto rosso che attraversa il letto. Questi tocchi personalizzati, combinati con le rifiniture dorate, fanno sì che questa G-Wagen si distingua dalla massa.

Abbiamo contattato l’azienda polacca per sapere quali sono i suoi piani per l’Habemus e se diventerà realtà. In caso affermativo, è improbabile che venga effettivamente utilizzata dal Papa, dato che sono passati solo pochi mesi da quando Mercedes gli ha consegnato una nuova G 580 EQ.

Smart 4Teen rinasce elettrica con Aznom

L’azienda italiana Aznom Automotive ha presentato un’altra novità: Smart 4Teen elettrica, realizzata sulla base della smart fortwo restyling di prima generazione. Il motore a combustione interna è stato sostituito da un motore elettrico, la carrozzeria e le “budella” sono state aggiornate e la certificazione per la classe di quadricicli elettrici L6e/L7e consente agli adolescenti che hanno compiuto 14 anni di guidare l’elettromodello – da qui il nome 4Teen, che in inglese significa “per adolescenti”.

L’anno scorso la city car elettrica EQ fortwo a due posti è uscita definitivamente dalla gamma smart, mentre la produzione delle versioni a benzina è terminata nel 2019. Il successore ufficiale della smart fortwo ci sarà, ma non si sa ancora quando di preciso, e il conseguente vuoto nel mercato si sta affrettando a riempirlo l’azienda italiana Aznom Automotive di Monza, che produce auto sportive con carrozzeria d’autore, restomods sulla base delle classiche Mini e Fiat 500, nonché la berlina fuoristrada Palladium sulla base del Ram 1500.

Aznom scrive Smart con la lettera maiuscola, nonostante il fatto che smart Automobile, per principio, utilizzi solo lettere minuscole nel nome. Per la produzione di Smart 4Teen vengono modelli usati della smart fortwo di prima generazione, viene tolto il vecchio propulsore con motore a combustione interna e sostituendolo con una nuova centrale elettrica.

La generazione originale di smart 450 a due posti è stata prodotta dal 1998 al 2007, con la versione chiusa denominata city coupé fino al 2002 compreso, e all’inizio del 2003 è arrivato sul mercato un modello restyling con il nome di fortwo. È interessante notare che la prima generazione di smart fortwo aveva una versione elettrica ufficiale electric drive, ma fu prodotta in un’edizione di soli 100 esemplari a scopo sperimentale, e queste vetture non erano in vendita. Smart electric drive era dotata di un motore elettrico con una potenza di 30 kW (41 CV); una carica completa della batteria da 13,5 kWh era sufficiente per 115 chilometri di viaggio.

DATI TECNICI E MOTORI

La nuova Smart 4Teen ha un motore elettrico da 15 kW (20 CV) e una batteria al litio-ferro-fosfato da 11,4 kWh con una carica completa per 140 chilometri di strada. Smart 4Teen, a differenza della smart fortwo originale, è certificata come quadriciclo elettrico di classe L6e/L7e, non come auto a tutti gli effetti, il che consente di venderla agli adolescenti: in molti Paesi europei è possibile guidare un quadriciclo di classe L6e dall’età di 14 anni (con velocità massima limitata a 45 km/h), un quadriciclo di classe L7e – dall’età di 16 anni (velocità massima – 90 km/h).

Il vantaggio competitivo della Smart 4Teen rispetto ai moderni quadricicli elettrici come Citroen Ami e Mobilize Duo è che è stata progettata come un’auto a tutti gli effetti, il che significa che ha una carrozzeria abbastanza robusta, airbag, cinture di sicurezza con pretensionatori, ABS ed ESP: in generale, non fa paura da guidare. Ma il prezzo della Smart 4Teen è piuttosto elevato: da 24 339 euro, tasse incluse.

Il prezzo elevato della Smart 4Teen è giustificato non solo dalle nuove dotazioni tecniche, ma anche dagli interni completamente rinnovati: l’acquirente ottiene, infatti, una vettura nuova nella carrozzeria di vent’anni fa, accuratamente restaurata e riverniciata. Come optional Aznom offre per la Smart 4Teen adesivi decorativi sulla carrozzeria, rivestimenti interni in pelle d’autore con inserti fantasia, decorazioni in fibra di carbonio, diverse varianti di dischi ruota e altri “trucchi”.

Il futuro Dacia Bigster Hybrid 4×4: Anteprima

Chiamata Valeo 48 V Dual Speed, questa macchina elettrica si distingue per il suo cambio a due velocità. Claudine Rochette, responsabile della strategia e della comunicazione di Valeo Power, spiega i vantaggi di questo sistema a due velocità. “Fondamentalmente, un motore elettrico ha bisogno di un cambio. Si tratta di una sorta di cambio, ma a una sola velocità, per adattare la velocità di rotazione del motore alla velocità di rotazione delle ruote. Un motore gira a circa 20.000 giri/min, ma la ruota gira a 1.000 o al massimo 2.000 giri/min”.
Il cambio a due velocità di Valeo riduce il consumo di carburante e quindi aumenta l’autonomia.
Il cambio a due velocità progettato da Valeo riduce il consumo di carburante e quindi aumenta l’autonomia.
Rispetto a un cambio a una sola velocità, questo cambio a due velocità massimizza l’efficienza e quindi l’autonomia del veicolo elettrico. Con un motore elettrico dotato di un riduttore convenzionale, è complicato ottenere la migliore combinazione di coppia a basso numero di giri e velocità “elevata” in autostrada. Il nuovo sistema sviluppato da Valeo, invece, consente di adattare il rapporto del cambio il più possibile sia alla coppia a bassa velocità che all’accelerazione ad alta velocità. Nel ciclo combinato di omologazione WLTP, il costruttore francese stima un guadagno di autonomia di circa il 4% rispetto a un cambio a una sola velocità. In autostrada, il guadagno è del 7%.
Maggiore autonomia, prezzo più basso
Grazie a questi miglioramenti in termini di autonomia, il modello equipaggiato con il 48 V Dual Speed di Valeo può avere un’autonomia maggiore.

DATI TECNICI

Dacia potrà anche scegliere di ridurre le dimensioni della batteria e quindi il prezzo, senza perdere autonomia. Collocato sull’asse posteriore per la trasmissione 4×4, questo sistema sostituisce anche la catena di trasmissione meccanica con una catena di trasmissione elettrica. Un altro punto a favore, secondo Claudine Rochette: “Semplifica l’architettura del veicolo per i costruttori, che aggiungono un motore elettrico all’asse posteriore invece di avere una trasmissione. Si risparmia davvero peso e spazio”. Infine, ma non meno importante, questo sistema è controllabile, quindi il software può essere utilizzato per adattare il rapporto di trasmissione alle diverse esigenze.
Nel 2026, anche il Duster riceverà il sistema Valeo.
Questo cambio a due velocità è compatibile con tutte le tecnologie ibride: microibrido a 48 V, ibrido semplice e plug-in. Può anche essere adattato alla trazione 100% elettrica.

Come ha già rivelato L’Argus, questa è la tecnologia che equipaggerà il futuro Alpine A290 GTX 4×4 da 280 CV, previsto per il 2026. Dotata di una capacità di rigenerazione, incorpora anche una funzione di disconnessione per una maggiore efficienza. Può erogare fino a 1.800 Nm di coppia alla ruota e fornire fino a 25 kW (34 CV) di potenza di picco e 20 kW/27 CV in continuo. In pratica, il sistema sviluppato con Dacia correggerà la perdita di trazione posteriore o migliorerà l’inserimento in curva grazie al controllo elettronico. Quest’ultimo controllerà anche la riduzione del motore posteriore per la guida in fuoristrada. Ma questo sistema non è solo una trasmissione 4×4.

Il motore elettrico integrerà il motore ECO-G in fase di decollo e ricaricherà la batteria da 48 V in fase di decelerazione e di frenata.
Senza indicare il nome del marchio, Valeo ha ammesso di essere in contatto con diversi costruttori e che la prima produzione in serie del suo sistema è prevista per la fine del 2025.

Il futuro Dacia Bigster Hybrid 4×4 sarà il prima a introdurre questo cambio a doppia velocità che dovrebbe arrivare nelle concessionarie nella prima metà del 2026. Dotato di tecnologia Valeo nella parte posteriore, questo modello sarà caratterizzato da un motore 1.2 a tre cilindri nella parte anteriore, abbinato alla micro-ibridazione a 48V e a un cambio automatico a doppia frizione a sei rapporti. Quest’ultimo (codice DW23 o 6DCT230) sarà fornito da Getrag-Magna e prodotto in Cina. Questa versione del Bigster sarà disponibile nella versione 1.2 Eco-G (benzina/GPL). L’obiettivo è ridurre le emissioni di CO2. Dopo il Bigster, saranno la Duster e il futuro crossover di proprietà (codice C-Néo) a beneficiarne nel 2026.
La futura Dacia Bigster Hybrid 4×4 sarà inoltre dotata di un cambio automatico a doppia frizione a sei rapporti progettato da Getrag-Magna e prodotto in Cina.
Il futuro Dacia Bigster Hybrid 4×4 sarà dotato anche di un cambio automatico a doppia frizione a sei rapporti progettato da Getrag-Magna e prodotto in Cina.

Nuovo Renault Trafic 2026: cosa cambia

La prossima generazione del Renault Trafic, prevista per il 2026, non metterà fuori mercato il modello attuale. Proposto solo in versione 100% elettrica e come rivale del nuovo Mercedes Vito previsto per il prossimo anno, questo modello di prossima generazione coesisterà con l’attuale Trafic, che sarà venduto solo come diesel.
Oltre al ritorno dell’Estafette e del Goelette, Renault ha appena presentato il nuovo Trafic di quarta generazione. Come gli altri due furgoni sopra citati, sarà esclusivamente elettrico e porterà il suffisso E-Tech per indicarlo. Sviluppato in collaborazione con i gruppi Volvo Trucks e CMA-CGM nell’ambito della joint venture Flexis, il furgone dovrebbe entrare in produzione nel 2026 a Sandouville, dove viene già prodotto il Trafic III. Tuttavia, secondo le nostre informazioni, non sostituirà il Trafic III in tempi brevi, poiché i due modelli saranno offerti in parallelo.
Il nuovo Renault Trafic E-Tech sostituirà inizialmente la versione elettrica dell’attuale Trafic. Questa versione “a emissioni zero”, che apparirà nel 2023, è stata progettata su una piattaforma obsoleta, nata per i motori a combustione interna e quindi non ottimizzata per un’unità elettrica. Si accontenta quindi di 122 CV e di un’autonomia WLTP di 294 km al massimo. Tuttavia, per il futuro Trafic E-Tech, Renault ha annunciato 218 CV e un’autonomia fino a 450 km. Anche le prestazioni di ricarica e le funzioni accessorie (pianificazione del percorso, precondizionamento, ecc.) sono destinate a migliorare grazie all’approccio SDV di Flexis, che ha sviluppato l’hardware attorno all’architettura software. Questo sviluppo promette di essere cruciale dal punto di vista commerciale, con l’arrivo dei nuovi furgoni elettrici Mercedes Vito e Kia PV7.

IL DIESEL AL CENTRO

Il Renault Trafic diesel così come lo conosciamo resterà in circolazione ancora per qualche anno, ma riceverà un importante lifting nel 2026.

Questo cambiamento è dettato dalle nuove normative europee GSR 2, che entreranno in vigore il 7 luglio 2026. Per conformarsi a queste norme, i veicoli commerciali francesi dovranno adottare una zona d’impatto più ampia in caso di collisione frontale con un pedone. Ci aspettiamo quindi alcune modifiche molto visibili, in particolare ai montanti del paraurti, del cofano e del parabrezza. Per rispettare la normativa, il Renault Trafic dovrà anche incorporare una telecamera interna per monitorare l’attenzione del conducente. Inoltre, il quattro cilindri 2.0 Blue dCi di tipo M9R prodotto a Cléon sarà modificato per rispettare la norma Euro 7, applicabile a tutti i nuovi veicoli commerciali leggeri a partire dal 29 novembre 2027. Aggiornato e conforme alle nuove normative, il terzo Trafic dovrebbe rimanere sul mercato europeo almeno fino al 2030.

Il gruppo Stellantis prevede un trattamento analogo per i suoi attuali furgoni di grandi dimensioni (Peugeot Boxer, Fiat Ducato, ecc.), sia a combustione interna che elettrici. In questo segmento, Renault ha appena lanciato il nuovo Master con entrambi i tipi di motore.

Nuova Jaguar Berlina: il rendering

Qualche giorno fa sono state pubblicate sul web le prime foto spia del prototipo della nuova grande berlina Jaguar, che ci danno un’idea del suo aspetto.

L’ultima ammiraglia del marchio britannico è stata la Jaguar XJ di quinta generazione, che ha debuttato nel 2009 ed è rimasta in catena di montaggio fino all’estate del 2019. Già all’epoca si stavano testando i prototipi della prossima generazione e non molto tempo fa abbiamo mostrato come sarebbe dovuta essere la vettura. Alla fine, però, l’azienda ha deciso di cambiare radicalmente il concetto non solo di design, ma anche di posizionamento: ora Jaguar intende competere con marchi come Bentley e Rolls-Royce. La primogenita del nuovo stile sarà una grande berlina a 4 porte, i cui esemplari di prova sono stati recentemente avvistati in diverse foto spia.

Il rendering in copertina di Kolesa.ru ci permette di dare uno sguardo in anteprima al modello.

IL BOLIDE JAGUAR

La nuova ammiraglia Jaguar non ha nulla in comune con gli altri modelli del marchio, come era già evidente nella recente concept Type 00, che mostrava la nuova direzione del design.

Da quest’ultima, la vettura di serie si distingue innanzitutto per il tipo di carrozzeria: se la concept era una coupé a due porte con la parte posteriore spiovente, i prototipi sono piuttosto classiche berline a tre volumi con quattro porte. Il frontale sarà per molti versi simile a quello della concept, con l’eccezione dei gruppi ottici più grandi. Un passo enorme con un cofano lungo, che consente di posizionare dietro le ruote anteriori portelloni piuttosto grandi per la ricarica, un design relativamente semplice delle fiancate, montanti anteriori “nascosti”, come nei modelli correlati Range Rover. Da quest’ultima, a quanto pare, saranno prese in prestito le maniglie delle porte a scomparsa. I vetri laterali sono molto stretti e i finestrini delle porte sono privi di cornice. Finora, la parte più nascosta è quella posteriore, dove sono solo parzialmente visibili elementi di illuminazione posteriore: possiamo aspettarci la comparsa di strisce LED orizzontali su tutta la larghezza del retro. Abbiamo raffigurato una variante con un lunotto convenzionale e un tappo come nel concept (sui prototipi questo elemento è ancora sotto uno spesso strato di camuffamento).
La nuova berlina ammiraglia, come altri futuri prodotti Jaguar, sarà completamente elettrica e costruita sulla piattaforma modulare JEA (Jaguar Electrified Architecture) sviluppata da zero. Altre caratteristiche tecniche non sono ancora state rese note, si sa solo che l’autonomia stimata potrebbe essere di circa 770 km sul ciclo WLTP, e la ricarica rapida permetterà per 15 minuti di aumentare il chilometraggio di 320 km.

La potenza del motore dovrebbe aggirarsi intorno ai 1.000 CV.