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La supercar Alpine a 3 motori arriva nel 2028

Alpine prevede di lanciare una supercar a motore centrale nel 2028, con un propulsore ibrido V6 turbocompresso in grado di erogare oltre 1.000 CV (1.013 PS), secondo quanto riportato da Autocar. Secondo il rapporto, la vettura sarà dotata di due motori gemelli sull’asse anteriore per realizzare un layout a trazione integrale.

Mentre il marchio francese sta rendendo la sua linea di prodotti sempre più elettrica a batteria, ha deciso di utilizzare un gruppo propulsore a combustione interna per la sua prossima supercar, senza escludere futuri modelli ibridi. “Non vendiamo auto elettriche. Vendiamo auto sportive, auto passionali, auto esclusive”, ha dichiarato il CEO di Alpine Philippe Krief al debutto della Alpine A390.

Secondo Autocar, la prossima supercar Alpine sarà alimentata da un motore V6 e da motori elettrici, entrambi sviluppati dalla divisione di ricerca e sviluppo Hypertech Alpine del Gruppo Renault, situata presso l’impianto di propulsione di Formula 1 del marchio a Viry-Châtillon, in Francia.

IL MOSTRO IBRIDO

La Ferrari SF90 Stradale sarà probabilmente un punto di riferimento fondamentale per la prossima supercar Alpine, dato che Krief ha lavorato in precedenza nella ricerca e sviluppo del marchio italiano quando la SF90 era in fase di sviluppo. Al posto del sottile motore ibrido a flusso assiale di Yasa, utilizzato sulla SF90, la Alpine avrà motori a flusso radiale progettati da Hypertech Alpine.

“Il flusso assiale è perfetto tra il motore e il cambio. Ma sull’asse anteriore, se il diametro è grande, non ha importanza”, ha detto Krief a proposito del progetto del motore elettrico.

La concept car Alpenglow Hy6, presentata in precedenza da Alpine, era dotata di un motore V6 da 3,5 litri, anche se presentato come concept alimentato a idrogeno. Il propulsore della concept car Alpenglow era in grado di erogare 740 CV e di raggiungere i 9.000 giri al minuto.

Quando entrerà in produzione, la supercar Alpine avrà un prezzo superiore a 200.000 euro. “Se siamo in grado di vendere una Renault 5 Turbo da 155.000 euro (RM741.907), pensate che ci possa essere spazio per la Alpine al di sopra di questa cifra”, ha detto Krief.

Nuova Mercedes-AMG GT 4 2026: Rendering

L’altro giorno sono state pubblicate sul web nuove foto spia della prima super berlina di AMG, che ci danno un’idea del suo aspetto.

L’attuale Mercedes-AMG GT 4 Coupé ha debuttato nel 2018, diventando il primo modello a quattro porte della divisione sportiva (anche se tecnicamente può essere considerata una liftback, dato che il cofano del bagagliaio si solleva insieme al lunotto). Nella primavera del 2023, il modello ha ricevuto un leggero restyling e ora si sta preparando una berlina completamente nuova per la prima volta, e recentemente la Casa tedesca ha pubblicato diversi teaser della novità.

Come previsto, la nuova berlina sarà una sorta di versione di serie della spettacolare concept Vision AMG, presentata nel maggio 2022. Allo stesso tempo, sarà comunque sensibilmente diversa da quest’ultima sia nelle proporzioni che nei dettagli. Il frontale manterrà le luci di parcheggio a LED, stilizzate sotto il logo del marchio, ma le loro dimensioni saranno significativamente più piccole e saranno incorporate nei soliti blocchi dei fari. I fari stessi saranno uniti da una striscia a LED, più o meno come sulla CLA di terza generazione recentemente presentata. La carrozzeria di serie avrà proporzioni leggermente più tradizionali, con una linea del tetto posteriore molto meno spiovente rispetto alla concept. La vettura manterrà le porte senza cornice e le maniglie saranno a scomparsa, esattamente come su molte altre novità della Casa.

Rendering Kolesa.ru

IL MOSTRO SU STRADA

La parte più misteriosa è quella posteriore, dove sono chiaramente visibili solo piccole luci rotonde con stelle a tre raggi incastonate. La berlina, nei teaser e nelle foto spia, ha una luce di questo tipo su ciascun lato (che sembra insufficiente), ma è possibile che un’altra coppia di luci sia nascosta sotto le camuffature.
La super berlina AMG GT sarà costruita sulla nuova piattaforma ad alte prestazioni AMG.EA, progettata per i futuri veicoli elettrici della divisione. Il gruppo propulsore comprenderà tre motori elettrici con una potenza totale che potrebbe superare i 1.000 CV. Per fare un confronto, la più potente Mercedes-AMG GT 63 S 4MATIC+ E Performance ibrida produce 843 CV.
La novità dovrebbe essere presentata in anteprima nei prossimi mesi. Nel frattempo, il mese scorso abbiamo scoperto perché la Mercedes-Benz Classe R, unica nel suo genere, è fallita.

MV Agusta: la Contessa della Velocità a mezzo secolo dalla sua ultima stella

Solo due o tre anni prima, se qualche preveggente avesseosato vaticinarlo sarebbe stato preso per sacrilego: sarebbe mai potuto accadere alla gloriosa ed irresistibile MV Agusta di vedere al più vicino orizzonte la sua fine, l’interruzione del ciclo vincente e virtuoso che aveva messo il Marchio di Cascina Costa al vertice del mondiale Velocità a due ruoteper una sequenza impressionante di Stagioni ?

“Quella” MV Agusta, portabandiera di rango, accompagnata o preceduta fin dagli albori del Campionato mondiale Velocità dalle esperienze importanti di Gilera e Mondial, e pronta difendere come pioniere l’onore e soprattutto la dignità sportiva e tecnologica di un’ Italia ammessa con una certa e malcelata “puzza sotto il naso” nel Torneo motociclistico mondiale fatto ad immagine e somiglianza abbastanza discriminante di Gran Bretagna e Francia (le vincenti europee della Seconda Guerra) in termini di regolamenti e calendario organizzativo; lo stesso torneo che, per includere in qualche modo la ancora più disastrata ed emarginata Germania, aveva inventato di sana pianta la categoria dei “sidecar” al fine di rimettere in circolazione lotti interi di bicilindrici Boxer di BMW, Zundapp, MZ, etc che trovavano il loro sito ideale dentro la struttura rudimentale dei “Side” delle prime Stagioni mondiali. 

Insomma, in quel Campionato Iridato Velocità che sembrava un tributo globale a Tourist Trophy e Bol d’Or, l’Italia aveva fatto la sua fatica a rimettere in sesto le sue due ruote nel primo Dopoguerra e incentivare i suoi Marchi Costruttori a prendere parte al Mondiale sin dalla prima edizione del 1949

Da quel momento tuttavia per BSA, Triumph, Matchless e Velocette le cose si sono fatte più difficili: dal 1949 al 1959 – solo per considerare la Classe Regina 500 cc. – Geoff Duke, Leslie Graham e John Surtees sono i tre mattatori inglesi al vertice del decennio contro Masetti e Liberati; ma dal lato “Marche” le Case italiane MV e Gilera sono da subito mattatrici aggiudicandosi 8 Titoli Costruttori su undici e lasciando le briciole ad AJS e Norton.

E sul versante “Piloti” (che è sempre ed ancora il termine di riferimento più significativo) la Classe Regina vede MV Agusta accompagnare i suoi Piloti per 18 dei 26 Titoli in palio tra il 1949 ed il 1974.

Aggiungiamo, se nel caso fosse sfuggito, che nessun altro Marchio, oltre alla nostra “MV Agusta” è mai riuscito a vincere un decennio intero DI FILA di Titoli Mondiali Piloti nella Classe Regina; dal 1960 al 1969 tutti e quattro i Titoli ciascuno di Ago ed Hailwood, come i due di Surtees ed Hocking sono della Agusta, che di un soffio evita il “Bis” nei Costruttori solo perchè nel 1966 vince la Honda interrompendo il monopolio seriale. In nessuna altra Classe del Motomondiale ed in nessuna altra epoca questo Record è stato ripetibile, a dispetto di risorse ed investimenti da piccolo Stato nazionale che nella loro storia diversi Costruttori hanno speso. 

E la MV rimane tuttora, ad oggi, il secondo Marchio per Titoli Mondiali vinti come Costruttore dopo la Honda. In tutta la storia del Motomondiale Classe Regina. Onore al merito.

Italia protagonista nelle due ruote da sempre

Torniamo al 1974. Ultimo anno Iridato per Cascina Costa, in quel contesto in cui, come ho detto, se al brindisi di Capodanno per il 1975 e gli anni a venire qualcuno avesse predetto la fine di quella epopea gloriosa per MV sarebbe stato preso per matto.

Si, certo: le due Tempi e le giapponesi, con soprattutto la Yamaha a fare da spartiacque tra vecchio e nuovo mondo. Ma in generale fin da quel primo Gran Premio vinto da un semplice motore bicilindrico Due Tempi Suzuki, o dopo la più ridondante prima vittoria di una 2T ufficiale in ogni sua parte (la Kawasaki) si era capito che al massimo della evoluzione possibile in cui la quattro Tempi più vincente per decenni era arrivata, da là poteva partire il minimo sindacale per i motori a miscela, che “frullavano” a regimi maggiori e soprattutto pesavano meno. 

LE TAPPE DEL MARCHIO

Dunque nonostante l’orgoglio e la vanità emanata da quei portanumero “1” e “2” sulle carene rosso-argento di Phil Read e Gianfranco Bonera, il pericolo “Jap” era più di una ipotesi a partire dal 1975 in cui la “MV” schierava la evoluzione estrema della St84 500 4 cilindri su cui persino si era affacciato un rudimentale ma furbo monoammortizzatore che poi però per il resto di Stagione lascerà posto ai tradizionali due ammortizzatori al forcellone. Molto curiosaera la soluzione ibrida, con gli ammortizzatori telescopici sul forcellone e la sola molla operata sotto la sella dal rinvio.

Il motore quattro cilindri 500 da Gran Premio della MV Agusta 1975 era a sua volta evoluto a livelli stratosferici: 99Cavalli a 14.000 Giri/min. per un peso moto di “solo” 120 Kg. erano la soglia più elevata e sublime della tecnica a quattro tempi per quei tempi. Oltre era impossibile andare.

Tra l’ultima vittoria della MV Agusta al Gran Premio di Germania il 29 Agosto del 1976, e la prima della Cagiva C592 al Gran premio di Ungheria il 12 Luglio del 1992, passa un piccolo leggendario intermezzo italiano : la Sanvenero 500 vince a Nogaro il Gran Premio di Francia il 9 Maggio del 1982, ma questo è il panorama. Dopo MV Agusta il dominio tricolore diventa un ricordo fino al 2007 e poi negli anni buoni per la Ducati.

MV Agusta, dopo mezzo secolo non la batte nessuno

Uno non ci pensa mai, ma questa Contessa da Pista (guai a Voi se la chiamate Milfona!!) dopo oltre mezzo secolo dal suo ultimo Titolo Costruttori (battendo, badate bene, Yamaha-Suzuki-Konig-Husqvarna-Kawasaki-H.M.-Matchless-Rotax) si permette ancora il lusso al giorno d’oggi di rimanere seconda dopo la Honda e prima della Yamaha ferma con 14 Titoli Mondiali vinti. 

Resta il fatto, e in un tempo in cui tutti cercano di ricavare “allori” dal proprio passato non è cosa da poco, che la MV Agusta rimane e rimarrà per Sempre la “Regina” della Classe Regina 500 cc. prima dell’avvento della MotoGp: ma soprattutto con l’uscita di scena di MV si chiude l’esperienza industriale nel mondo sportivo di uno degli ultimi “Patron” dell’era moderna nelle Gare iridate. 

Di fronte alle invincibili armate giapponesi nelle quali a comandare è sempre e soprattutto la gloria del Sol Levante; e di fronte ad un futuro successivo fatto dai Castiglioni, dagli Ivano Beggio e pochi altri, la figura straordinaria e fiabesca del Conte Agusta è e rimane inegiagliata anche in certi incredibili eccessi di rango e di pedigree di cui sono pieni alcuni aneddoti. Un esempio?

Un camioncino telonato si muove coil suo rombo soffuso nella mattina ssßdd de aristocratica e sonnolenta del Lido di Venezia. Sono da poco passate le sette. Quel camioncino, verniciato in rosso corsa con inserti in bianco e blu, è un “1100 D2” MV Agusta. E tanto per non tradire l’appartenenza riporta in disegno elegantissimo la dicitura “Squadra Corse MV”. Nonostante l’età (1959) è ancora arzillo ed abbastanza agile ed elegante per muoversi bene e non sfigurare. E nonostante la destinazione d’uso “battagliera” conserva quel tocco di nobiltà dei suoi interni in pelle color Cognac e per quel cassone pavimentato e lastrato con legno di pino e di noce.

Arrivato da Cascina Costa alle quattro di notte a ridosso del Lido, il suo equipaggio ha trascorso circa due ore per un riposino nell’approdo del Cavallino a Murano. Poi con una chiatta il vettore è arrivato sul Lido, destinazione l’Hotel più esclusivo di quel lembo di isola all’epoca rinomato in tutta Europa e meta di soggiorno della elìte nobiliare: l’Hotel des Bains al numero 17 del Lungomare Guglielmo Marconi. Ancora non sa, quell’Hotel, della piena di acqua e sabbia che lo inonderà nell’autunno del 1966, ma si sta preparando ad un altro piccolo “terremoto” di natura mondana.

Conte Domenico Agusta, Mecenate e padrone

Tra i camerieri già in movimento per l’organizzazione del buffet mattutino, i fattorini dei giornali e degli approvvigionamenti, quel “1100 D2” arriva tra il cortile di ingresso e la spiaggia. Tre uomini scendono, sollevano i teloni mossi dalla leggera brezza, e posizionano le rampe per far scendere una creatura mai vista: la “MV” 350 tre cilindri. 

Se il camion di ordinanza della MV Agusta è là a quell’ora, è perché il suo legittimo titolare, il Conte Domenico Agusta, non avrebbe mai voluto che in realtà vi dovesse arrivare. Tuttavia, per i tempi allungati eccezionalmente per la gestazione e la messa in opera di un progetto innovativo e rivoluzionario sia per il settore che per la stessa MV, lo Staff di sviluppo aveva preannunciato, a fine Luglio, lo stop programmato feriale delle attività in previsione della pausa ferragostana. Salvo poi riprendere l’attività da Settembre.

Il roccioso ed imperioso Conte Domenico, a quel punto, armeggiò con il Telex usando l’autorità che gli era naturale: “Portate la moto al Lido di Venezia entro l’inizio delle mie Ferie. Cioè entro la prima settimana di Agosto. Voglio vederla con i miei occhi e sentirla in moto con le mie orecchie! Finita e pronta per correre!”. 

Beh, argomento convincente, senza dubbio. Il padrone era Lui, e a Cascina Costa leggendo quel Telex in molti dovettero cambiare programma estivo…

Sabato sera Primo Agosto 1964, tanto per far capire che a quel punto in fabbrica non esistevano più neppure i Weekend, Arturo Magni aveva contattato il Conte Domenico, all’Hotel. “Conte, entro sera avremo allestito tutto e messo il camion su strada direzione Venezia. In suo onore, perché domani è Domenica”.

E così fu.

Prima del suono della campana del Santuario del Lido, quell’isola patinata ed aristocratica fu svegliata alle otto e mezza circa dal rombo infernale di una moto da Competizione. Tre minuti circa di sinfonia, e l’applauso coinvolto degli altrettanto nobili villeggianti. Sessanta anni fa, il palcoscenico più esclusivo per il debutto mondano di una regina. Molto più degli altri “Titolari” della Casa Costruttrice, Domenico Agusta considerava MV come suo Feudo e sua figlia, alla quale non faceva mancare iniezioni di soldi oltre ogni ragionevole prudenza gestionale e commerciale. 

Ed ecco perché il passaggio alla gestione pubblica dell’EFIM spegne per sempre questa stella. Ovvio, nessuno si aspettava che lo Stato rimettesse in Pista la “MV”, sarebbero stati soldi buttati. Ma interrompere l’evoluzione commerciale dell’ultima regina, la “750 America” senza voler tentare una programmazione pluriennale di consolidamento commerciale di fronte alla crescita esponenziale (grazie proprio ai giappones) delle Maximoto, fu forse un gesto miope; anche perché la decimazione della produzione motociclistica nazionale “pesante” ha sullo stesso versante tagliato un poco le gambe alla subfornitura ed alla componentistica.

Senza dimenticare che oltreoceano ed in alcuni Paesi europei, Germania in testa, il Marchio e la gloria MV aveva mantenuto tutto il suo fascino. Al punto che, come spesso capitato in tema di Automotive italiano, la rinuncia di MV ad un futuro plausibile ha finito per cambiare la sorte ad una potenziale concorrente. Vi racconto per sommi capi.

Quella MV che diventò…Katana

Se pensavamo che solo Fiat aveva avuto i paraocchi rifiutando nel 1995 la proposta di Giorgetto Giugiaro per una “Nuova Cinquecento” basata sulla concept che poi darà vita alla Best Seller “Matiz”……Allora questa storia fa il paio con una “storiella” a due ruote di fine anni ’70. 

La Concept Design, un Centro di Disegno industriale già attivo e famoso per lo studio di particolari, si era rivolto al mondo dei Costruttori per avviare collaborazioni in tema di “vestizione” di moto da Gran Turismo e sportive nelle quali la forma e la linea diventavano prerogative importanti quanto la potenza o le prestazioni. 

In particolare, anche in ottica di rilancio del Marchio, Concept Design decise di dedicare una una opera prima “Concept” elaborando una “vecchia” MV Agusta 750. 

La caratteristica del freno ancora a tamburo sull’anteriore non lascia dubbi in proposito, così come i Carter motore. 

Insomma, Concept avvia i primi contatti con MV alla fine del 1977, poco prima che la Casa di Cascina Costa diserti clamorosamente il Salone di Milano per poi dedicarsi alla produzione aeronautica cedendo il 51% dell’Azienda all’EFIM; in verità l’interesse forse ci sarebbe anche da parte del Management, visto che lo Studio di Design riceve un prototipo già piuttosto innovativo sviluppato nella Factory con serbatoio e fiancatine molto avveniristici. 

A fronte del quale invece i Manager abbastanza incapaci susseguiti a Domenico Agusta morto nel 1971 si dedicarono alla impresa nata fallimentare della “750 America” del 1973.

Concept insomma dopo un periodo di “stasi” – legato anche alla ibernazione del comparto moto voluto da EFIM – lavora con impegno su una linea ed una struttura che volutamente cerca di non stravolgere il telaio e la ciclistica di serie, per non gravare su costi di produzione e margini previsti.

L’impegno in termini di “mission Impossible” è dunque notevole, e per essere un prototipo del 1980 dobbiamo ammettere che la proposta della Concept era straordinaria: nulla di simile era mai balenato nelle proposte neppure più oniriche, ed a disporne in esclusiva era un Marchio italiano di cui ancora risuonava l’eco della leggenda sportiva. 

Eppure, evidentemente, MV Agusta/EFIM non se la sente di tornare sui suoi passi. Nel decennio forse tra i più ricchi e favorevoli per le moto d’elite, con uno spazio pur occupato dai “Jap” dove però l’ingombro di almeno quattro Marchi inglesi di peso (Norton, BSA, Triumph, AJS) è ormai scomparso o sta per esserlo.

L’occasione persa per questa Concept non lo è però proprio per chi ha saputo interpretare per il verso giusto i mutamenti ed i gusti del mercato. 

L’originaria proposta Concept Design per la MV Agusta, diventerà la leggendaria, iconica e vendutissima Suzuki Katana. E non so se mi spiego…

Riccardo Bellumori

I Segreti dell’Infotainment Ford Capri 2025

La nuova Ford Capri 2025 ha uno stile tutto suo e una ricca dotazione tecnologica. Ecco cosa c’è all’interno e all’esterno (ADAS) del SUV coupé che riporta su strada un nome iconico.

La Ford Capri 2025 è dotata di un avanzato sistema di infotainment Sync Move con un display touchscreen da 14,7 pollici, orientabile, che funge anche da copertura per il vano portaoggetti “My Private Locker”. 

L’interfaccia supporta Apple CarPlay e Android Auto in modalità wireless, oltre alla ricarica induttiva per smartphone.

Per quanto riguarda gli ADAS, il pacchetto Co-Pilot 360 offre una serie di tecnologie di assistenza alla guida di Livello 2, tra cui il Lane Centering, il Lane Change Assist, ilActive Park Assist e le telecamere a 360 gradi.

Toyota Prius Hybrid: 30 anni di magia a fianco degli automobilisti

Ad elencare tutti gli eventi speciali che, intorno al 1995, hanno interessato quasi tutte le “alimentazioni” o “piattaforme” endotermiche, si potrebbe nominare proprio l’anno 1995 come quello destinato ad un “Giubileo motoristico”. 

In effetti una serie di innovazioni, scoperte, record e debutti legati a questo anno Ve la posso elencare didascalicamente sperando (nel comtempo) di non aver scordato nulla e nessuno.

Come avete appreso nel ricordo anche di Autoprove mesi fa, una “Bugatti EB110” alimentata a metano conquista una bella serie di record sull’anello di Nardò in Puglia alla fine del 1994 e dunque “verso” il 1995;

Sempre nel 1995, o meglio a cavallo tra il 1995 e 1996 Mitsubishi introduce per prima al mondo il motore “SI” con iniezione diretta di carburante in camera di combustione (GDI, Gasoline Direct Injection), dando il via ad una architettura che diventerà molto diffusa negli anni a venire.

 

Inoltre si fa vedere per la prima volta all’interno dei vani di carico delle auto il serbatoio a sviluppo volumetrico toroidale (cioè a forma di ciambella) per le auto con doppia alimentazione a GPL e benzina; è stato sviluppato e prodotto per il mercato europeo dalla Stako in Polonia, proprio a partire dal 1995.

Inoltre sempre in quest’anno si accende una diatriba per pochi eletti e veramente informati: è nato “prima” il Common Rail installato sulle Alfa “156” a partire dal 1997; oppure hanno ragione Shohei Itoh e Masahiko Miyaki di “Denso Corporation” a rivendicare la primogenitura, avendo dotato i motori del Light Truck “Hino Ranger” del loro sistema ECD-U2P composto da pompa di alimentazione, common rail, iniettori, ECU e EDU?

Insomma, una vera e propria “nuova Primavera” per GPL, per Metano, per Benzina, per Diesel. 

Eppure, la “brezza” di una vera e propria rivoluzione si doveva ancora mostrare, al 31° Salone di Tokio dell’Ottobre1995 dove viene presentato un prototipo che, in quel momento, passa quasi sotto silenzio; ma che, ben 30 anni dopo, rimane il capostipite non solo di una generazione di auto ma ben di più di una vera e propria nuova dimensione di mercato. Ma raccontiamo questa storia dall’inizio.

I primi passi di una leggenda

Nell’estate del 1993 Eiji Toyoda (presidente onorario Toyota) inizia a stimolare il management del Marchio sulla opportunità di identificare un concetto di mobilità e di tecnologia in grado di evocare e rappresentare il XXI secolo in arrivo.

Da qui il nome in codice “G21” di un progetto in cui “G” stava per “Global” e “21” per il XXI secolo.

Il progetto G21 prese forma con Takeshi Uchiyamada, allora membro della Divisione Amministrazione Tecnica e fulanciato ufficialmente il 1° febbraio 1994, e diede vita ad un primo prototipo che – curiosamente – avrebbe dovuto adottare l’iniezione diretta di benzina per ottenere un extra risparmio di carburante nell’ordine di percorrenza di 20 Km. per litro.

La svolta avvenne a Novembre 1994 quando il vicepresidente Akihiro Wada definì la fattibilità del progetto esclusivamente nella architettura Ibrida.

Gli studi su un nuovo sistema ibrido iniziarono nel 1995 studiando diversi sistemi prima di decidere che l’architetturaa due motori – in parallelo – fosse l’opzione da perseguire e sviluppare. 

Arriva il nome “Prius” per denominare una vera Dinastia

Con la sigla di progetto “Toyota Hybrid System – THS” viene dunque dato il via anche allo studio di una Concept per l’ormai prossimo Tokyo Motor Show

Un “must” di progetto che ha rallentato l’esito del layout finale è stato quello di creare all’interno della Toyota quanto più materiale, quanto più Know How, quanta più componentistica possibile evitando al massimo la “dipendenza” da supplier esterni nella realizzazione di una tecnologia nella quale comunque la Casa giapponese non aveva molta esperienza.

Il motore elettrico, l’inverter e l’elettronica di supporto e gestione sono stati dunque delegati allo Staff progettuale interno; ovviamente era impossibile esulare da una necessaria partnership in tema di Batterie, ed ecco la sinergia con Matsushita Battery Industrial Co. Ltd., con cui aveva già collaborato nella ricerca sui veicoli elettrici. Tanto per capirci, per trovare il sistema ibrido più adatto alla G21, ormai chiamata Prius, il team di Uchiyamada ha valutato 80 alternative prima di restringere la lista a quattro, basandosi principalmente sull’efficienza dei consumi.

Nella descrizione di questa storia, tuttavia, deve entrare un elemento “esogeno” ma purtroppo determinante: il 17 Gennaio del 1995 nell’area di Hanshin (Kobe) si verifica un terremoto terribile che ebbe effetti sugli Impianti e sui magazzini di diversi Marchi industriali giapponesi, compreso Toyota che tuttavia ha patito effetti peggiori di altri a causa della vigenza nella catena produttiva del Marchio della “Lean Chain” e del “Just in Time” legato ad una movimentazione estrema di componenti e semilavorati al fine di abbattere i costi di magazzino dislocando in una rete di subfornitura territoriali la soddisfazione del fabbrisogno variabile. In parole povere, con scorte al minimo e la indisponibilità temporanea di supplychain in casa Toyota le prime settimane dell’anno furono particolarmente dure.

Ma purtroppo non è l’unico evento drammatico, per il Giappone, in quell’anno: il 20 Marzo del 1995 un attentato terroristico dentro la metropolitana di Tokio con gas Sarin provoca 20 morti ed oltre 6000 intossicati gravi.

Salone di Tokio, la prima per “Prius”

Ma torniamo al progetto: al Salone dell’Auto di Tokyo la concept car Prius viene accolta senza clamore anche se il “Toyota Hybrid System (THS) attira molta curiosità: 18 mesi ininterrotti e frenetici in casa Toyota per creare da zero una tecnologia destinata a cambiare le sorti del mercato auto negli anni a seguire.

E si arriva al 1997, con la Terza Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP3)di  Kyoto nel dicembre 1997, e per questo si era tenuta una conferenza stampa il 25 marzo 1997 in un hotel di Akasaka, Tokyo e puntualmente il 14 Ottobre 1997 la Toyota presenta ufficialmente la “Prius” Prima edizione: disegno di Irwin Lui, qualità nipponica e garanzia Toyota, fu un vero colpo di mercato.

1997-2023: storia di una Dinastia. Prius

La Prius fu subito nominata Auto Giapponese dell’Anno nel 1997 ed alla conferenza COP3 di dicembre fu utilizzata come taxi per i partecipanti per mostrare in modo tangibile l’attenzione della architettura Ibrida verso l’ambiente.

Nel 1999/2000 Toyota punta all’Export anche in virtù di una linea più “sportWagon” occidentale. Ma arriva, inesorabile, anche la prima concorrente, non a caso la “Honda CivicHybrid”.

Per il modello 2004, la Toyota Prius ha ricevuto un significativo restyling, con linee più tese e maggiore spazio interno. Tra le novità del veicolo c’erano un compressore del climatizzatore completamente elettrico e una batteria NiMHpiù piccola e leggera.

Con la terza generazione, nel 2009, vengono introdotte le modalità di guida selezionabili. La modalità Power migliorale prestazioni, la modalità Eco ottimizza i consumi e la modalità EV passa alla sola propulsione elettrica.

La quarta generazione della Toyota Prius debutta nel 2014. Il modello ha un aspetto notevolmente diverso, con bordi più lisci e un design audace e sorprendente.

Con la quinta generazione della Toyota Prius, il veicolo assume un aspetto futuristico, ma elegante come sempre. La trazione integrale E-Four disponibile rende la guida semplice su qualsiasi terreno.

Riccardo Bellumori

Nuova Mitsubishi Eclipse Cross: Rendering Totale

Mitsubishi Eclipse Cross sta per arrivare nella sua seconda generazione.

All’inizio di questo mese, la casa automobilistica giapponese ha annunciato un nuovo modello per l’Europa, che riceverà il nome familiare in Russia di Eclipse Cross. Utilizzando i teaser disponibili, abbiamo deciso di presentare l’aspetto della vettura.

Il Mitsubishi Eclipse Cross della prima e unica generazione ha debuttato nel 2017, diventando una versione di serie della XR-PHEV, presentata nel 2013. Nell’autunno del 2020, la vettura ha ricevuto un restyling e ora Mitsubishi si prepara a presentare in anteprima la nuovissima Eclipse Cross, che sarà realizzata secondo una ricetta completamente diversa. Secondo la strategia dell’alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi adottata qualche anno prima, tutti i nuovi modelli del marchio giapponese diventeranno varianti rielaborate di vetture Renault. Su questo principio sono già state realizzate la hatchback Colt (Renault Clio) e la nuova crossover ASX (Renault Captur). Mitsubishi ha in programma altri restyling simili e uno di questi sarà la nuova Eclipse Cross.

Rendering Kolesa.ru

DATI TECNICI E MOTORI

La nuova Mitsubishi Eclipse Cross basata sulla Renault Scenic E-Tech, che ha debuttato nell’autunno del 2023. Abbiamo a disposizione alcuni teaser, che mostrano alcuni frammenti degli esterni della novità. Possiamo aspettarci di vedere un frontale ridisegnato con nuovi fari, che riceveranno l’originale grafica delle luci di parcheggio a LED, costituita da strisce orizzontali. Un motivo simile di luci di parcheggio sarà presente anche nei fari, che potrebbero mantenere la loro forma. Inoltre, il crossover avrà dischi ruota dal nuovo design.
Dal punto di vista tecnico, la nuova Eclipse Cross replicherà sicuramente il crossover elettrico Scenic E-Tech. Quest’ultimo è dotato di un singolo motore elettrico sull’asse anteriore, presentato con due opzioni di potenza – 170 e 218 CV. L’autonomia dichiarata è rispettivamente di 424 e 614 chilometri.

La nuova Mitsubishi Eclipse Cross sarà presentata in anteprima a settembre di quest’anno. Nel frattempo, l’altro giorno ha fatto il suo debutto la Mitsubishi Xpander aggiornata.

Toyota GR Corolla: parte la produzione in UK

Toyota ha annunciato che inizierà a produrre la GR Corolla nel Regno Unito a partire dal 2026. Secondo la casa automobilistica giapponese, i preparativi presso il Toyota Motor Manufacturing UK (TMUK) sono iniziati nel 2024, e la prima unità della hot hatch dovrebbe uscire dalla linea di produzione l’anno prossimo.

Lo stabilimento TMUK di Burnaston, nel Derbyshire, è in funzione dal 1992 e il primo modello assemblato è stato la berlina Carina. L’impianto ha prodotto anche tre generazioni della berlina Avensis e della Auris. Attualmente produce la Corolla (compresa la Touring Sports).

L’aggiunta della Corolla GR alla linea di produzione renderebbe lo stabilimento di Burnsaton la prima fabbrica della Casa automobilistica al di fuori del Giappone ad assemblare un vero prodotto Gazoo Racing. In precedenza, la GR Corolla veniva costruita esclusivamente in Giappone nello stabilimento di Motomachi, insieme alla GR Yaris.

La Toyota GR Corolla sarà costruita nel Regno Unito a partire dal 2026: il primo sito di produzione per le auto GR al di fuori del Giappone.

Per quanto riguarda il resto della gamma Gazoo Racing, la GR86 è prodotta da Subaru nello stabilimento di Gunma, in Giappone, mentre la GR Supra è prodotta nello stabilimento Magna Steyr di Graz, in Austria.

LA SCELTA STRAREGICA

Nonostante la GR Corolla sia destinata a essere prodotta nel Regno Unito, la hot hatch non è venduta nel Paese e nemmeno in Europa, sebbene la maggior parte dei mercati del Vecchio Continente riceva la GR Yaris. Toyota afferma che rivelerà i dettagli dei mercati di vendita (della GR Corolla prodotta nel Regno Unito), i volumi di produzione e i livelli di investimento in una data successiva.

Un rapporto di Reuters rivela che le auto prodotte nel Regno Unito saranno esportate negli Stati Uniti, con un massimo di 10.000 unità previste a partire dalla metà del 2026. Gli Stati Uniti impongono attualmente al Giappone un dazio del 25% sulle auto, ma il prelievo sulle auto prodotte nel Regno Unito è stato recentemente ridotto al 10% dal 27,5% fino a 100.000 unità all’anno.

Nuova Alpine A110 2026: Anteprima

La nuova Alpine A110 sta per arrivare sul mercato. Il modello punterà su uno stile nuovo e sulla trazione 100% elettrica.

Un’immagine pubblicata in occasione della rivelazione dell’A390 permette di apprendere di più sul design della futura A110 elettrica, attesa per la fine del 2026. Contro ogni aspettativa, la berlinetta dovrebbe rivisitare la firma luminosa iconica del modello attuale. Focus su questo dettaglio che non è affatto insignificante.

Rendering Largus.fr

LA NUOVA GAMMA ALPINE

Il 27 maggio 2025, Alpine ha svelato la sua berlina fastback A390. In tale occasione, la casa automobilistica francese ha diffuso un’immagine che riunisce il nuovo modello, atteso per l’autunno 2025, la city car A290 e la prossima generazione dell’A110, mostrata sotto un velo scuro. Questo scatto smentisce le ipotesi secondo cui la futura berlinetta adotterà una firma luminosa ispirata a quella dell’A390, dell’hypercar A424 e del prototipo Alpenglow. Questa informazione dimostra che i futuri modelli del marchio non avranno tutti lo stesso aspetto.