Dal 6 al 9 giugno prossimi, Papa Leone XIV visiterà la Spagna in occasione del suo viaggio apostolico: sarà la prima volta che il Sommo Pontefice di origine nordamericana (e, sebbene non sia di madrelingua spagnola, parla lo spagnolo grazie ai suoi decenni di servizio in Perù) metterà piede nel nostro Paese. E, anche se non ci credi, il Vaticano e il mondo dei motori in Spagna hanno scritto una pagina curiosa tempo fa.
Per questo torniamo indietro al 1982, un anno ricordato tra le altre cose per i mondiali di calcio… e proprio di stadi di calcio parla questa storia. Tra il 31 ottobre e il 9 novembre 1982 arrivò nientemeno che Giovanni Paolo II, uno dei papi più longevi e che continua a essere molto ricordato nella mente e nella fede di molti cattolici in Spagna.
Tuttavia, a due settimane dall’inizio del viaggio si trovarono di fronte a un “piccolo problema” logistico. L’idea era quella di entrare sia al Santiago Bernabéu che al Camp Nou affinché Giovanni Paolo II potesse salutare i suoi fedeli. Il problema era che la Papamobile abituale, basata su una Range Rover, non entrava dai cancelli e dai corridoi degli stadi e avevano 15 giorni per trovare un’alternativa, altrimenti si sarebbe dovuto modificare un momento chiave dell’itinerario della visita del Papa dove si sarebbero radunate più di 120.000 persone.
La soluzione sarebbe arrivata grazie a SEAT. In quel momento SEAT si stava preparando alla battaglia legale con FIAT (a seguito dell’accusa degli italiani secondo cui la Ronda era un plagio della Ritmo), un momento cruciale che segnò la storia dell’azienda di Martorell. Proprio nel suo centro tecnico stava prendendo forma la prima Ibiza, quindi a occuparsi di questa urgenza fu lo stabilimento di Zona Franca, dove già da alcuni anni si produceva la Panda.
La Panda si adattava perfettamente alle esigenze, trasformando un modello in modo artigianale: divenne un pick-up, furono eliminati i finestrini laterali, il parabrezza divenne ribaltabile (allo stile delle Jeep 4×4) e fu dotata di una piattaforma posteriore affinché Giovanni Paolo II potesse salutare in piedi i suoi fedeli – oltre che di alcune barre imbottite a cui aggrapparsi durante il viaggio. Il Papa saliva da dietro, salendo su una piattaforma come quelle che vediamo su alcuni autobus.
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SEAT Panda Papamobile
Molti componenti provenivano dalla Panda Marbella lanciata quello stesso anno.
C’erano diversi aspetti curiosi, dato che i passaruota allargati, la calandra, il volante, la console centrale e le maniglie provenivano dalla Panda Marbella, l’edizione lanciata quell’anno e che già anticipava la futura SEAT Marbella, come fu conosciuta dal 1986 in poi. I sedili anteriori erano privi di poggiatesta e i copricerchi delle ruote provenivano da una SEAT Ronda Crono 1600, a dimostrazione di come, grazie al proprio ingegno, SEAT sia stata in grado di improvvisare una Papamobile compatta, comoda e funzionale per le folle nei due principali stadi di calcio della Spagna.

IL MODELLO ICONA
Né il motore, né il cambio, né il resto della meccanica furono modificati e non c’era alcuna differenza in termini di prestazioni rispetto alla SEAT Panda convenzionale che si poteva acquistare per «quattro soldi» a metà del 1982. Di fatto, non era nemmeno blindata, un aspetto importante dato che Giovanni Paolo II aveva subito un attentato nel maggio dell’anno precedente da parte di Mehmet Ali Ağca che, per fortuna, fallì nel suo intento.
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Grazie a quanto realizzato in appena due settimane nella Zona Franca, il 3 novembre Giovanni Paolo II poté avvicinarsi ai suoi fedeli al Santiago Bernabéu e quattro giorni dopo, il 7 novembre, al Camp Nou, per una messa affollatissima. In un’occasione o nell’altra, da allora tutti i Papi tranne Francesco hanno visitato la Spagna almeno una volta, essendo quella di Leone XIV la prima da quando Benedetto XVI ha riunito una moltitudine di giovani alla Giornata Mondiale della Gioventù a Madrid nell’estate del 2011 – ma solo uno lo ha fatto con una Papamobile ‘Made in Spain’.
La Panda Papamobile è ancora in vita e in perfetto stato di conservazione. Si trova nella collezione SEAT Históricos, situata proprio nella Zona Franca, dove sono conservate 375 auto, di cui 240 custodite nel capannone A-122. La verniciatura bianca originale è rimasta quella di allora, e gli pneumatici sono l’unica cosa che è stata sostituita dopo quasi 43 anni.

