Home Blog Pagina 358

Nuovo Zeekr CX1E 2025: sfida Tesla Model Y

Zeekr ha pubblicato delle immagini teaser del suo prossimo SUV elettrico che cercherà di sfidare la Tesla Model Y. Secondo quanto riportato dai media, il nuovo modello si chiamerà Ark, ma al momento ha il nome in codice di CX1E.

Per ora mancano dettagli ufficiali, anche se si dice che la CX1E Ark sia stata sviluppata sulla stessa piattaforma PMA2+ (derivata dalla Sustainable Experience Architecture di Geely) della 007. Si dice che misurerà 4,7 metri di lunghezza, una lunghezza paragonabile a quella della Model Y, che è lunga 4.751 mm.

Dal punto di vista del design, la Zeekr CX1E Ark adotta alcuni degli elementi già visti sulla sorella berlina, tra cui la sottile barra luminosa “Stargate” nella parte anteriore, appena sopra i fari principali. Anche il posteriore sfoggia luci posteriori a tutta larghezza, mentre altri elementi di spicco come le maniglie delle porte a scomparsa e il sensore LiDAR montato sul tetto sono visibili nonostante il camuffamento.

Sembra che il SUV sarà dotato di un’architettura elettrica da 800 V che consente la ricarica rapida in corrente continua fino a 500 kW (come sulla 007). Possiamo anche aspettarci una batteria al litio ferro fosfato (LFP) con una capacità energetica di 75 kWh, oltre a configurazioni con motore posteriore e doppio.

DATI TECNICI E MOTORI

Il nuovo Zeekr CX1E sarà un concentrato di potenza.

La versione a trazione posteriore della 007 ha una potenza di 421 PS (416 CV o 310 kW) e una coppia di 440 Nm per un tempo da 0 a 100 km/h di 5,6 secondi. Le varianti a trazione integrale, invece, hanno una potenza di 646 CV (640 CV o 475 kW) e una coppia di 710 Nm per un tempo di sprint di 3,8 secondi. Oltre alla batteria da 75 kWh, la berlina viene offerta anche con un’opzione al nichel manganese cobalto (NMC) da 100 kWh – l’autonomia è compresa tra 616 e 688 km secondo il generoso standard CLTC.

Secondo CarNewsChina, Zeekr prevede di lanciare sette nuovi veicoli entro il 2026, tra cui quattro crossover/SUV, due minivan e una wagon. Quest’anno ha già visto l’introduzione della Mix, che sarà seguita dalla CX1E/Ark. Nel 2025 saranno introdotti il CC1E, un wagon, e altri due SUV (EX1E del segmento D e DX1E del segmento E), mentre nel 2026 saranno presentati un nuovo minivan (nome in codice Beluga) e un crossover (nome in codice Grampus).

La casa automobilistica cinese e sub-brand di Geely sta cercando di espandersi a livello globale e attualmente è presente in 30 mercati, a cui se ne aggiungeranno altri 20 entro la fine di quest’anno. Anche la Malesia fa parte di questa espansione, con la X e la 009 che saranno i primi modelli offerti qui.

Nuovo Dacia Duster Mini 2025: il Rendering

Anche la terza generazione della Dacia Duster è classificata come B-SUV, ma il fatto che sia cresciuta in modo significativo rispetto al modello originale crea spazio per un fratello più piccolo. Questa nicchia potrebbe essere occupata da una Dacia Duster Mini lungo non più di 4.150 mm rispetto ai 4.343 mm della Duster. Vale la pena notare che Dacia ha già confermato un SUV ancora più grande, il Bigster, in arrivo nel 2025.
Per evitare che la Sandero Stepway cannibalizzi le vendite della sorella a due volumi, Dacia intende differenziare ulteriormente il suo successore. Questa mossa strategica è fondamentale, soprattutto perché rivali come la Citroen C3 e la Fiat Grande Panda integrano già l’estetica da crossover nelle loro offerte di supermini standard.

Tuttavia, l’espansione del portafoglio di SUV a tre modelli offre a Dacia, il marchio economico del Gruppo Renault, un’opportunità d’oro non solo per aumentare la quota di mercato, ma anche per attrarre acquirenti orientati all’avventura.

Come si evince dai nostri rendering speculativi, il SUV entry-level di Dacia prenderà in prestito elementi di design dal concept Manifesto e dal Sandrider, il suo concorrente al Rally Dakar del 2025. Tuttavia, il modello di serie dovrebbe sostituire le proporzioni estreme dei due fuoristrada con un assetto più convenzionale da B-SUV, con dettagli robusti.

Grazie a una carrozzeria più alta, la sorella Duster di Dacia promette più spazio interno rispetto alla Sandero Stepway. Questo vantaggio pratico non comprometterà il suo spirito avventuroso, poiché il nuovo modello manterrà una generosa altezza da terra e rivestimenti protettivi in plastica intorno alla carrozzeria.
Anche gli interni privilegeranno la praticità con l’innovativo sistema di montaggio YouClip di Dacia, che consente una facile personalizzazione. Anche l’ingegnerizzazione di Dacia, attenta ai costi, è evidente, grazie all’uso intelligente di componenti comuni a tutta la gamma Dacia.

Il nuovo modello sarà probabilmente basato sull’architettura CMF-B del Gruppo Renault, già alla base di Sandero, Sandero Stepway, Logan, Jogger e Duster. Dopotutto, la stessa piattaforma modulare sarà utilizzata dal SUV Bigster nel 2025 e dai prossimi crossover wagon e berline fastback nel 2026.

Questa strategia di piattaforma condivisa, nota come “economia di scala”, consente a Dacia di mantenere il suo rapporto qualità-prezzo in tutti i segmenti.

Il rendering in copertina di Carscoops.com ci permette di dare uno sguardo al nuovo Dacia Duster mini.

MOTORI E DATI TECNICI

Per quanto riguarda le motorizzazioni, le nostre fonti suggeriscono che la Dacia, ancora senza nome, sarà disponibile nelle versioni benzina, GPL, mild-hybrid e full-hybrid, sfruttando appieno il parco ricambi del Gruppo Renault. Questi motori di nuova generazione potrebbero apportare significativi miglioramenti in termini di efficienza e prestazioni alla gamma Dacia.

Una versione completamente elettrica rimane una possibilità, che rispecchia l’opzione a zero emissioni della prossima generazione della Dacia Sandero, in arrivo nel 2028. La questione della trazione integrale (AWD), tuttavia, rimane aperta. Dacia si unirà ai pochi marchi economici che offrono la trazione integrale o questo SUV seguirà la tendenza alla trazione anteriore (FWD) dei suoi concorrenti?

La risposta economica di Dacia alla Jeep Avenger potrebbe arrivare su strada entro il 2027. I test di sviluppo potrebbero iniziare già l’anno prossimo, quindi tenete d’occhio i prototipi camuffati.

Compleanno Rimac: 15 anni di storia

Nel 2009, Mate Rimac ha fondato Rimac Automobili dopo che gli era stato detto di non preoccuparsi di costruire un’azienda automobilistica in Croazia: era impossibile.

Nel 2011 Rimac ha stabilito una serie di record mondiali con la sua BMW completamente elettrica autoconvertita basata su una serie 3 del 1984, dopo che gli era stato detto che stava costruendo solo una lavatrice. Poi, nel 2018, Rimac Automobili ha annunciato la prima hypercar completamente elettrica al mondo, con prestazioni che secondo il mondo non avrebbero mai potuto essere raggiunte. Ma solo tre anni dopo, quell’auto è diventata la Nevera e ha superato ogni singolo obiettivo, diventando l’hypercar da record per eccellenza e definendo un’esperienza prestazionale completamente nuova. Per celebrare 15 anni di successi è stata presentata una versione limitata della Rimac Nevera: la 15th Anniversary Edition.

Verranno costruiti solo nove esemplari su misura, con la prima vettura rifinita in una nuova tonalità di rame, che fa debuttare per la prima volta la verniciatura opaca sulla Nevera. La tonalità rame è stata sviluppata appositamente per il suo legame non solo con i momenti di festa, ma anche con l’energia, oltre che per la sua applicazione più pratica come materiale più utilizzato nei cavi elettrici. Una nuova fibra di carbonio completamente visibile fornisce un contrasto di lucentezza sorprendente, sia per la consistenza che per il colore.

Ognuno dei nove elementi è collegato da una serie di caratteristiche coerenti, tra cui l’esclusivo design dei cerchi in lega a due colori, il badge 15 Years Anniversary e il caratteristico motivo Rimac – che imita le connessioni di un circuito stampato – che corre lungo la vettura.

Gli interni della 15 Years Anniversary Edition sono caratterizzati da interruttori anodizzati in rame e superfici verniciate in rame per completare l’aspetto celebrativo degli esterni. Il bracciolo è impreziosito dalla scritta “2009-2024”, che contraddistingue questa edizione speciale dagli altri modelli Nevera. L’abitacolo può essere rifinito in nero o in bianco, con i sedili in pelle color rame a contrasto e la scritta “15” impressa sui poggiatesta.

Il prezzo di 2.350.000 euro comprende tutti gli optional e un bagaglio su misura che si abbina agli interni della Nevera del cliente. Il primo dei nove esemplari esclusivi farà il suo debutto al Festival of Speed di Goodwood del 2024. Questa vettura cliente affronterà l’iconica salita, lo stesso percorso dove la Nevera Time Attack edition ha stabilito il record di auto di serie nel 2023 con l’impressionante tempo di 49,32 secondi.

IL SUCCESSO DI RIMAC

Mate Rimac, CEO del Gruppo Rimac, ha dichiarato: “Onestamente, quando ho iniziato ad armeggiare con la mia prima auto in un garage, non avrei nemmeno potuto sognare di essere dove siamo 15 anni dopo. Nei primi anni abbiamo pensato che l’azienda non ce l’avrebbe fatta, quindi il raggiungimento del traguardo dei 15 anni ci è sembrato degno di essere festeggiato. La Nevera 15° Anniversary Edition è l’auto che segna il nostro progresso, sottolineando quanta strada abbiamo fatto. Dal garage al mondo intero; dalla preoccupazione di mantenere le luci accese a una valutazione di 2 miliardi di euro; dalla BMW Serie 3 convertita all’auto di serie con l’accelerazione più veloce al mondo e dal produttore di hypercar al fornitore di tecnologia EV Tier 1 e ai pionieri dell’accumulo di energia. Il tutto in un Paese in cui tutto questo sarebbe sembrato fantascienza al momento della fondazione dell’azienda”.

Da quando è stato fondato, il marchio Rimac è passato dal sogno di un uomo a una serie di aziende con oltre 2.200 dipendenti, che lavorano in quattro paesi europei. Oggi, il Gruppo Rimac comprende Bugatti Rimac, l’azienda di hypercar più avanzata al mondo, Rimac Technology, che è un fornitore di primo livello per le case automobilistiche mondiali e Rimac Energy, un’innovativa attività di stoccaggio di energia stazionaria.

Nuovo Suzuki Jimny Horizon 2025: addio al mercato

Ora è possibile dire addio, e questa volta per davvero, al Suzuki Jimny. Il piccolo SUV del marchio giapponese dirà addio al mercato nei prossimi mesi e uscirà dal catalogo prima del 2025. Alla fine dello scorso anno, vi avevamo parlato dei tre modelli che erano stati condannati a morte dai giapponesi per concentrarsi sulle auto elettriche.

L’ultima generazione del Jimny è arrivata sul mercato europeo nel 2018, promettendo di essere una delle più interessanti, ma purtroppo non è stato un letto di rose, piuttosto un sentiero di spine. I giapponesi di Suzuki non hanno tenuto conto di un dettaglio fondamentale durante la sua concezione, le severe normative sulle emissioni in vigore nel continente europeo, per cui il marchio era condannato a dismettere il modello in anticipo o a rimuovere due sedili posteriori e trasformarlo in un modello commerciale.

Nasceva così il Suzuki Jimny Pro, con una griglia che separa l’abitacolo dal vano di carico, venduto in Italia e in altri mercati europei, anche se la versione convenzionale con sedili è ancora venduta in altri Paesi dell’Europa orientale. Le due varianti verranno ora sostituite dai nuovi sistemi di assistenza alla guida. Ma prima, Suzuki ha deciso di lanciare un’edizione speciale dal chiaro sapore di addio, il Suzuki Jimny Horizon.

ADDIO AL JIMNY

Il SUV è verniciato in un suggestivo colore grigio metallizzato chiamato “Medium Grey“, con una sottile striscia nera che corre lungo le fiancate e con il nome del modello ben visibile sui pannelli delle portiere e il marchio sul frontale e sul copriruota di scorta al posto del badge. Il paraurti anteriore e le minigonne laterali sono verniciati in argento.

Il Jimny Horizon è spinto dallo stesso motore a benzina da 1,5 litri con una potenza massima di 102 CV e un cambio manuale a cinque marce, con un sistema di trazione integrale che impegna le ruote anteriori solo su richiesta, quando è necessaria un’aderenza extra, quindi in condizioni normali funziona come modello di propulsione.

Il Suzuki Jimny Horizon arriverà in 900 unità inizialmente in vendita in Germania, con un prezzo di 32.340 euro.

Il Jimny è stato lanciato nel 1998 con questo nome, ma l’originale risale al 1978 e fu poi ribattezzato Suzuki Samurai. Ora il marchio giapponese si concentra sulle auto elettriche, anche se non vedremo presto un Jimny elettrico.

Nuova Denza Z9 GT 2025: Dati Tecnici e Foto

La nuova Denza Z9 GT promette uno stile unico.

Non è un segreto che la Cina abbia deciso di conquistare il mercato. La sua industria automobilistica si è risvegliata e le sue auto stanno attirando l’attenzione di tutto il mondo. Anche se per ora sono poche le auto che osano uscire dai confini del Paese, quelle che escono suscitano la curiosità di un numero sempre maggiore di clienti. La Denza Z9 GT promette di gettare le basi per l’arrivo in Europa di una berlina elettrificata in grado di tenere testa a qualsiasi marchio classico, da BMW a Mercedes passando per Tesla.

Denza non è un marchio cinese qualsiasi. È stata fondata nel 2010 e, sebbene abbia sede nella grande città di Shenzhen, l’azienda è il risultato di un’alleanza tra Daimler e BYD. Una società 50:50 che promette di unire il meglio di due mondi. Da un lato la tecnologia e l’immediatezza della Cina, dall’altro la qualità e l’esperienza di un marchio europeo come Daimler, proprietario di Mercedes. Denza ha già annunciato piani per elettrificare il Vecchio Continente, ma la sua nuova presentazione è a dir poco spettacolare.

DESIGN E NON SOLO

La vista posteriore è sorprendente della Denza Z9 GT. Ha un design molto strano per il segmento E europeo.

È evidente che si tratta di una berlina dalle grandi proporzioni e dalle linee poco tradizionali. Il frontale è affilato e slanciato, mentre il posteriore è arrotondato. Si potrebbe definire una Shooting Brake o una fastback. È difficile da definire. In termini di dimensioni, la Z9 rientra nella categoria delle grandi berline: misura 5,18 metri di lunghezza, 2 metri di larghezza e 1,5 metri di altezza, con un passo di 3,12 metri. Tra le sue rivali figurano modelli come la BMW Serie 7/i7, la Mercedes Classe S/EQS e la Tesla Model S Plaid. Prodotti che non possono assolutamente essere definiti economici o popolari.
Da qualche settimana, Denza sta dando piccole anticipazioni sulla sua prossima creatura. Già all’ultimo Salone dell’Auto di Ginevra ha fatto scalpore per i suoi progetti europei e per i suoi primi modelli nella regione. Il primo ad arrivare sarà la Denza D9, una monovolume plug-in che nella sua versione 100% elettrica promette fino a 620 chilometri di autonomia (ciclo CLTC) e una capacità di ricarica in grado di recuperare 230 chilometri di autonomia in 15 minuti. Il secondo modello in arrivo sarà il Denza N7, un SUV che può già essere considerato un successo in Cina, avendo ricevuto più di 24.000 ordini nel suo primo mese di vita. Sarà disponibile solo in versione elettrica con un’autonomia WLTP stimata fino a 560 chilometri.

DATI TECNICI E MOTORI

La nuova Denza Z9 GT promette di sbalordire. È stata appena presentata in Cina in due possibili versioni, BEV e PHEV. Il modello elettrico è dotato di tre motori, due sull’asse posteriore e uno su quello anteriore. Le specifiche tecniche annunciano una potenza massima di 952 CV e una velocità massima di 240 km/h (150 mph). Non sono state specificate né le dimensioni della batteria né l’autonomia ufficiale, ma è stata descritta una gamma completa di equipaggiamenti, compresi dettagli incredibili come un frigorifero nell’abitacolo, un radar LiDAR all’avanguardia e sedili anteriori a gravità zero. I sedili posteriori sono climatizzati e massaggianti.

Per quanto riguarda l’ibrido plug-in, la Denza Z9 GT è alimentata da un motore a benzina da due litri e da tre motori elettrici alimentati da una batteria BYD con capacità di 38,51 kWh. La combinazione sviluppa una potenza massima combinata di 858 CV, una velocità massima di 230 km/h e un’autonomia puramente elettrica di 161 chilometri nel ciclo WLTP. Non sono stati annunciati prezzi, ma si prevede che i prezzi cinesi partano da circa 70-80 mila euro al cambio. Sarà lanciata prima in Cina e dovrebbe arrivare in Europa a metà del prossimo anno.

Nuova Mazda MX-5 2024: addio al 2.0

La nuova Mazda MX-5 2024 di unica al motore più potente. Il motivo dell’abbandono del motore da 2,0 litri è da ricercare nei nuovi standard di emissione più severi.

Mazda produce la MX-5 a due porte dal 1989, con l’attuale quarta generazione arrivata nel 2014 (Roadster, Miata e MX-5 Miata in alcuni mercati). In precedenza abbiamo riferito che il modello è stato aggiornato per l’anno in corso: prima è arrivata la variante per il mercato domestico, poi la versione europea e successivamente anche la roadster americana è stata rinfrescata. Ora ci sono informazioni sulle modifiche alla gamma di motori della “vecchia scuola” MX-5.

Nella foto: l’attuale Mazda MX-5 roadster (per il mercato europeo)
Il marchio giapponese è stato costretto ad abbandonare il motore da 2,0 litri per la sua roadster venduta in Europa a causa delle più severe normative sulle emissioni. La notizia arriva da Motor1.com facendo riferimento ai rappresentanti degli uffici e dei concessionari dell’azienda in Italia, Croazia e Romania.

Secondo le fonti, ora gli europei non potranno più ordinare una nuova Mazda MX-5 roadster con motore da 2,0 litri, anche se alcuni concessionari hanno ancora queste auto in magazzino. Inoltre, è stato riferito che è ancora possibile acquistare una variante con questa “imbottitura” nel Regno Unito (uscito dall’Unione Europea all’inizio del 2020).

DATI TECNICI

Il motore Skyactive-G a quattro cilindri da 2,0 litri, con una potenza di 184 CV e una coppia massima di 205 Nm, è stato ritirato in Europa. Questo motore è abbinato a un cambio manuale a sei rapporti. Tra l’altro, questo è l’unico “ripieno” per la roadster Mazda negli Stati Uniti.

Ora, nel mercato del “Vecchio Mondo”, la due porte può essere acquistata solo con un motore più giovane: si tratta di un motore atmosferico da 1,5 litri con 132 CV (152 Nm). Funziona anche in un set con 6KMP. È noto che il volume di emissioni nelle auto con il motore di base è di 142 g/km, mentre nelle auto con motore da 2,0 litri è di 153 g/km.
Secondo il sito ufficiale di Mazda in Germania (uno dei maggiori mercati europei), la MX-5 con un motore più potente è ancora in vendita. Il suo prezzo qui parte da 37.790 euro, mentre per la variante entry-level si chiedono non meno di 33.190 euro.
Ricordiamo che ora la casa giapponese è impegnata nello sviluppo della Mazda MX-5 di nuova generazione. Si presume che la novità sarà creata sulla base della concept Iconic SP, presentata lo scorso autunno a Tokyo nell’ambito del Japan Mobility Show. Una delle caratteristiche principali della show car è la sua tecnologia ibrida: si basa su un motore a pistoni rotanti a due sezioni montato al centro della vettura. Il numero di giri ruota il generatore, che produce elettricità e la immagazzina in una batteria per alimentare il motore elettrico. La potenza dichiarata di questo sistema è di 370 CV con un peso a vuoto di 1.450 kg.

Tutte le domande sull’Auto europea che non avreste mai pensato di fare

Quali sono le domande più scomode e insidiose che e si possono ad oggi porre sulle auto europee? In questo articolo proviamo a dare una risposta nel dettaglio. 

1) La UE ci difende con i Dazi dalle BEV cinesi, o finora le ha rese più pericolose?

La questione Superdazi sulle BEV cinesi, ed in generale la fragilità dimensionale dei Marchi europei rispetto al rischio invasione da Asia, Cina e India ha distratto l’Opinione pubblica da un quesito: cosa ha reso improvvisamente pericolose ed importanti allo stesso tempo le BEV cinesi? Semplicemente la sensazione nel consumatore europeo non vi sia alternativa possibile alla mobilità elettrica visto il bombardamento suicida della UE sul motore endotermico (vero fiore all’occhiello della presenza europea nel mondo) e l’assenza di una piattaforma europea dell’elettrico capace di essere davvero competitiva e concorrenziale con i paradisi asiatici e indiani della filosofia BEV. Dunque finchè, per idiozia od interessi tutti da chiarire nella loro legittimità, la politica europea non porterà di nuovo il motore endotermico al rango di interlocutore alternativo all’elettrico puro con l’Ibridazione in serie e con le alimentazioni alternative, le BEV cinesi saranno l’unica soluzione percorribile per il consumatore europeo.

2) I Dazi sono una garanzia per le regole di concorrenza, ed un vantaggio per i consumatori?

No, sono una iniziativa debole di una politica debole. Un mio vecchio zio era solito dire che le poltrone si occupano con la testa e non con i glutei, e questo slogan andrebbe recapitato a Bruxelles. I Dazi ripeteranno in peggio quel che è capitato mezzo secolo fa nella guerra commerciale eurogiapponese sulle moto: il Giappone aggirò i dazi impiantando Stabilimenti in Italia, Grecia, Inghilterra ed altri Paesi aderenti alla CEE, ed in 15 anni dominarono la ridicola concorrenza europea che non veniva in nessun modo assistita dall’Europa al contrario di quel che faceva il Governo di Tokyo. La stessa cosa accadrà con le BEV cinesi: i Costruttori si insedieranno in Europa con linee di produzione prese tal quali dalla Cina, operando tuttavia un markup di prezzo legato ai maggiori costi industriali rispetto alla mera importazione senza Dazi. La cosa si estendera’ ai rapporti di costruzione su licenza od alle JV tipo LeapMotor/Stellantis creando in pochi anni un microcosmo di modelli pseudo cinesi che saranno semplicemente più cari essendo prodotte nominalmente in Europa. E dunque per tutelare una concorrenza inesistente la Commissione farà semplicemente pagare le BEV cinesi più di quanto sarebbe accaduto in un regime privo di sanzioni.

3) Si rischia un cartello tra Brand Automotive sui prezzi di base delle “BEV”?

Certamente, e non è solo e non è più semplicemente un rischio: forse questo cartello, culturalmente e ideologicamente esiste già ancora prima che siano lanciati sul mercato nuovi modelli BEV “Entry Level”: è un “filone” alimentato dalle tante e troppe dichiarazioni preventive di tutti i Costruttori all’unisono (nonostante la apparente concorrenzialità) che abbattono il miraggio di auto Low Cost elettriche molto inferiori ai ventimila Euro; è un fenomeno legato alla nuova segmentazione del mercato BEV che sotto determinate soglie e modelli propone direttamente soluzioni di Renting e Sharing invece che un prezzo di Listino, oppure offre direttamente le Km Zero piuttosto che il nuovo.

L’ipotesi che si abbiano modelli concorrenti tra loro con soglie di accesso quasi fotocopia è un rischio però per il consumatore destinato a pagare importi elevati per l’assenza di soluzioni alternative. Questo a meno che la Commissione ed il Parlamento non procedano ad una revisione drastica dell’eutanasia decretata per i motori endotermici.

4) Le BEV cinesi soggette a Dazi per contributi illegittimi in Europa saranno ecoincentivabili?

E’ l’ulteriore assurdità della strategia demenziale della Commissione in tema di Dazi ed agevolazioni: Quelli che il Governo cinese dispensa direttamente ai Costruttori locali sono sostegni pubblici “a monte” della catena produttiva. Ma esiste una ragionevolezza giuridica per negare che gli ecoincentivi dispensati dai Governi nazionali dentro la UE possano essere ritenuti sostegni pubblici “a valle” del workflow di vendita? Seppur tematici e motivati, sono contributi che abbattono artificialmente il prezzo di acquisto, non di listino, dell’auto incentivata. 

5) La Cina ha un reale interesse ad invadere l’Europa con le sue auto?

Bella domanda: Vi rispondo così; quando nel 2009 in tutta Europa scoppiarono i primi effetti del Crack Lehman e la prima beatificazione delle auto elettriche, la indiana Tata (appena acquistate Jaguar e Land Rover, dunque ben presente in tutte le piazze commerciali d’Occidente) presentò la full electric “Nano”. Misure e allestimento da Citycar quattro posti, omologazione europea ed EuroNcap ottenuta. Prezzo in casa 1.500,00 Euro (!!!! Esatto, mille e 500 euro). Portata in Europa, e venduta a cifre a partire da novemila Euro avrebbe consentito un ricarico ed un margine colossali, restando persino concorrente di piccole BEV come Citroen C-Zero, DR1 e Renault Twizy. E di certo l’ambiente e l’opinione pubblica favorevole all’epoca c’erano tutti. Cosa ha fatto desistere la Tata da una operazione a costo zero e dal rischio minimo? Cosa ha generato una moria di soluzioni “Entry Level” e “Low Cost” (non ultima la Dacia Spring) che hanno rapidamente fatto rotta contraria quando il prezzo di offerta si è pericolosamente portato alle soglie di acquisto di un buon endotermico nuovo? Ve lo dico io: la volontà di non tagliare del tutto via dal mercato l’eventuale opzione “di salvaguardia” proprio per le alternative endotermiche “pure” o Hybrid. Pertanto, la prima risposta è che un sistema produttivo come la Cina vede in primo luogo l’opportunità di soddisfare una domanda interna già pari al volume del venduto annuo in tutta Europa ma in continua crescita. Ed in assenza di domanda forte nel Vecchio Continente è tutto da vedere se i Brand cinesi avranno voglia di investire in massa in stabilimenti produttivi europei. Al massimo potranno avviare rapporti su licenza.

6) La Cina può essere concorrente dei Brand europei sull’Endotermico?

Ma non scherziamo neppure: solo il Giappone, e per determinate soluzioni e architetture tecnologiche, può oggi impensierire la storia e la classe dei Brand europei in tema di motore classico. Nessuno può competere con la progettazione, la metallurgia e la subfornitura dei Distretti europei, e poi anche se la Cina può opporre prezzi di partenza inferiori dovrebbe comunque adeguare la sua produzione allo Step Euro VII e garantire un servizio di Post vendita concorrenziale a quello continentale. Non è mai avvenuto, un motivo ci deve pur essere.

7) Quanto è concreta la diffusione di massa delle auto “BEV” in Europa?

Questo è un falso problema, ma si può e si potrà parlare di un uso diffuso della mobilità Z.E. anche con quote prevedibili di massimo il 10/12% di auto elettriche in Europa: basta proiettare al futuro prossimo la serie di supporti e di azioni possibili con Sharing e Pooling, e con i supporti di mobilità “micro”, “Smart”, “Urban” (Quadricicli, E-scooter, etc…) di cui ci doteremo “on demand” e per utilizzi specifici; dunque sembra difficile che, con l’assenza di una leva del prezzo basso, vi possa essere una invasione di BEV maggioritarie in volumi e unità su un Parco circolante di 160 milioni di pezzi nei confini europei.

8) Noi europei stiamo “finanziando” l’ingresso dei Brand continentali nei mercati emergenti?

Strano mondo, l’Europa, per il mondo Auto: da quando è nata l’Unione – nel 1992 – i confini comunitari sono sempre costantemente cresciuti (siamo passati dai sei Paesi fondatori della prima Unione politica postbellica, ai Dodici firmatari di Maastricht, ed oggi dopo aver raggiunto quota 27 inizia una ipotesi di trattativa con l’Ucraina) ma il volume di auto prodotte negli Stabilimenti interni alla UE è progressivamente calato e in proporzione i numeri medi “procapite” di produzione annuale è oggi letteralmente dimezzata rispetto a 30 anni fa. Di certo i Brand europei dichiarano situazioni di criticità o di quasi defalt solo nel vecchio Contiente, mentre in Cina ed Asia, come nelle aree a basso costo produttivo continuano ad investire. Andate a contabilizzare le spese di un qualunque Gruppo europeo in stabilimenti produttivi in Brasile, Uruguay, Messico, Canada, Marocco, Taiwan, etc. e misurate la situazione di disinvestimento ed esuberi nei siti produttivi della vecchia Europa…….

Contemporaneamente è cresciuto il volume di importazione di auto dai confini extraeuropei, riducendo la simbolica “autosufficienza” che pemetteva alla ex CEE di poter soddisfare con il proprio prodotto interno automobilistico l’85% di domanda.

Tutto questo potrebbe sembrare insensato, se si aggiunge che i Marchi europei “canonici” ed in alcuni casi storici del vecchio Continente hanno aumentato la loro quota produttiva di Gamma sovraimpegnando i propri Stabilimenti in Asia, Turchia, Sudamerica, NordAfrica, ed aree extraeuropee; e che, per corollario, la produzione auto nel mondo lungo quaranta anni è stata in alcune Stagioni praticamente triplicata rispetto ai dati di metà/fine anni Ottanta.

Altra riflessione “curiosa”: alcuni Gruppi Europei lungo i trent’anni di evoluzione comunitaria sono arrivati a volumi annui complessivi straordinari, in alcuni casi avvicinandosi a cifre a quattro zeri, elemento che attesta la loro piena convergenza sul mercato mondiale esteso, al punto da poter ribadire quello che già da qualche tempo si ripete convenzionalmente: la identità o la corrispondenza di un Marchio o di un Gruppo Internazionale con la nazione (storica) di origine ormai lascia il tempo che trova, e forse tra non molti anni cominceremo a ritenere le c.d. “Sedi Legali” delle presenza più giuridico/amministrative che collegamento tra un Marchio e le sue radici: del resto, proprio noi italiani con FCA (Fiat) siamo testimoni di questo, visti i trasferimenti di Sede dell’ormai ex Capogruppo torinese. 

Di fronte a questa “globalizzazione” (in cui se ci fate caso non si sente praticamente più parlare di “Produttori” americani ma di mercato statunitense) il confronto si è radicalizzato tra “Brand Europei” e “Marchi cinesi” con un unico tema in dibattito: la richiesta cadenzata e costante da parte dei “Brand europei” di aiuti all’Unione Europea, chiamata in causa in quanto “casa” degli stessi Marchi.

Ma su questo tema torniamo alla risposta fatta per le prime domande di sopra.

Riccardo Bellumori

Nuova Skoda Elroq 2025: Rendering Totale

La nuova Skoda Elroq proporrà uno stile assolutamente innovativo in un formato compatto e di sicuro successo.

All’inizio di questa settimana, l’azienda ceca ha diffuso nuovi teaser dell’imminente novità, grazie ai quali gli amici di Kolesa.ru hanno creato questi rendering.

Le prime informazioni sul rinnovamento della gamma di modelli Skoda sono apparse la scorsa primavera, quando è stato annunciato, tra gli altri, il crossover compatto con il nuovo nome Elroq. E pochi giorni fa sono state pubblicate le foto di prototipi camuffati, che permettono di considerare le caratteristiche principali dell’aspetto del modello. A proposito. Nella stessa azienda, la novità è considerata un’alternativa al crossover Skoda Karoq, molto popolare in Europa.
La cosa più interessante è la parte anteriore della vettura, che non è simile a nessun altro modello Skoda. Qui è stato realizzato secondo l’ultima moda dell’ottica frontale “a due piani”: lungo il bordo del cofano ci sono quattro tratti di luci di marcia a LED su ciascun lato, e i blocchi principali dei fari sono incorporati nel paraurti. Tra i segmenti superiori sono state realizzate una sorta di “tacche”, anch’esse illuminate.

Il logo del marchio sul cofano è ora realizzato sotto forma di lettere e non di un emblema rotondo come su tutte le altre Skoda.

DATI TECNICI E MOTORI

Lateralmente, la Skoda Elroq assomiglia ad altri modelli del marchio, e alcuni dettagli (connettore del cofano con un inserto decorativo, specchietti, intagli arrotondati sopra i passaruota) sono più simili a un altro modello elettrico dell’azienda – un crossover più grande Enyaq. Anche nella parte posteriore non ci sono particolari rivelazioni, ci sono i tradizionali fari Skoda con una nicchia per la targa situata tra di essi, e solo le caratteristiche tacche del paraurti e del cofano del bagagliaio sono interessanti.
Il nuovo crossover sarà costruito sulla piattaforma MEB di Volkswagen, già utilizzata dalla già citata Enyaq.

Il modello avrà quattro versioni, la Elroq 50 di base è dotata di un motore elettrico da 170 cavalli sull’asse posteriore e di una batteria con una capacità di 55 kWh. Skoda Elroq 60 offre un motore da 204 CV e una batteria da 63 kWh, Elroq 85 – motore elettrico da 285 CV sull’asse posteriore con batteria da 82 kWh. Infine, la versione top di gamma la Skoda Elroq 85x che avrà una trazione integrale a due motori, con una potenza totale di 299 CV. Per quanto riguarda le dimensioni, si prevede una lunghezza di 4,5 metri e un passo di circa 2,77 metri.

La nuova Skoda Elroq arriverà sul mercato entro la fine dell’anno.