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Nuova Mercedes AMG S63: il tuning BRABUS

La tecnologia ibrida plug-in si sta diffondendo a macchia d’olio sulle versioni sportive del marchio con la stella. La Mercedes-AMG S63 è uno degli esempi e la protagonista dell’ultima novità del prestigioso catalogo di BRABUS, il tuner per eccellenza della Casa tedesca. L’ammiraglia, ad eccezione della più esclusiva AMG GT Berlina, è diventata la BRABUS 930 ed è uno dei gioielli della corona del tuner.

Un’occhiata, da ogni angolazione, è più che sufficiente per rendersi conto che non si tratta di una Classe S AMG qualsiasi. La berlina di lusso è più discreta nel modello di serie, ma in questa proposta dello specialista del tuning fa sfoggio di fibra di carbonio. Le cornici della griglia Panamericana restyling sono realizzate in questo attraente materiale, così come le applicazioni decorative che conferiscono alle grandi prese d’aria sul paraurti, al diffusore posteriore, agli scarichi e al sottile spoiler sul cofano del bagagliaio un aspetto più imponente.

BRABUS sceglie cerchi in lega da 22 pollici di diametro con pneumatici ad alte prestazioni 265/35 ZR 22 all’anteriore e 295/30 ZR 22 al posteriore, che colpiscono per la loro forma a disco. Ma se l’altezza da terra è troppo elevata, può essere abbassata di dieci millimetri dal modulo delle sospensioni pneumatiche.

All’interno, questa Mercedes S63 AMG sfoggia i materiali migliori e presenta una configurazione che difficilmente si può trovare nella gamma Mercedes. I rivestimenti in pelle trapuntata blu ricoprono l’intero abitacolo, senza perdere un colpo, contrastando con la forza della fibra di carbonio lucida su tutto il cruscotto, il volante e il tunnel del cambio, cuciti a mano e rifiniti con uno standard davvero lussuoso, per abbinare le prestazioni che superano i limiti dell’immaginazione e della logica.

DATI TECNICI E MOTORI

BRABUS, come tutti i tuner che osano armeggiare con la nuova generazione di ibridi plug-in Mercedes, rispetta il motore elettrico, concentrando tutti i suoi sforzi sul motore a combustione.

Il V8 biturbo da 4,0 litri è stato portato a 740 CV grazie a due turbocompressori ad alte prestazioni e, insieme ai 190 CV del motore elettrico, raggiunge i 930 CV e una coppia massima di 1.510 Nm. Queste cifre consentono alla S 63 di raggiungere una velocità massima di 290 km/h e 100 km/h in soli 3,2 secondi.

Prestazioni brutali se si considera che la berlina di lusso pesa più di 2,6 tonnellate sulla bilancia. L’auto dichiara comunque un consumo medio di carburante di 4,4 l/100 km, nonostante il peso e le prestazioni elevate. Tuttavia, le risate cessano quando si scopre che uno dei 120 esemplari disponibili di questa Mercedes Classe S63 BRABUS costa ben 480.000 euro

Nuova Honda HR-V 2025: il Restyling

In concomitanza con la presentazione del rinnovato Honda HR-V, la divisione accessori, Honda Access, ha presentato in anteprima il catalogo di accessori. Va detto che in Giappone l’auto viene venduta come Vezel. Per il 2024, l’azienda ha presentato quattro look: Sports Style, Urban Style, Casual Style e Active Style.

I primi quattro sono dotati di un bodykit rifinito in nero lucido per abbinarsi ai rivestimenti della carrozzeria delle varianti di fascia più alta. Lo spoiler anteriore, le minigonne laterali e gli inserti delle minigonne posteriori sono verniciati in nero lucido e cromo sulla Sports Style, in tinta con la carrozzeria e cromo sulla Urban Style o in un intrigante rosso scuro e oro rosa sulla Casual Style.

I colori delle calotte degli specchietti retrovisori della nuova Honda HR-V corrispondono a quelli del bodykit, mentre le visiere delle portiere sono state montate su tutte le vetture. Il modello Sports Style sfoggia anche nuovi cerchi in lega bicolore da 18 pollici con un fresco design a più razze; i rulli argentati da 18 pollici del Casual Style sono stati ripresi dal catalogo Modulo uscente.

L’allestimento Active Style rinuncia al bodykit a favore di decalcomanie laterali con la scritta “Vezel” e un motivo mimetico, simile a quello del Suzuki Jimny Rainforest recentemente presentato. C’è anche un box da tetto Inno che si adatta alle barre del tetto della nuova variante robusta HuNT vista qui. Quest’ultimo può essere acquistato attraverso il catalogo di accessori di terze parti A-Collect di Honda.

Tutti e quattro i modelli presentano anche una nuova griglia che sostituisce il vecchio look a favore di nuovi inserti a forma di “U”.

IL RESTYLING

Ricapitolando, la nuova Honda HR-V presenta una nuova griglia più ampia, un paraurti anteriore leggermente ridisegnato e nuovi fanali posteriori con una grafica a barre rosse. C’è anche un nuovo vano portaoggetti sulla consolle centrale, mentre il modello ibrido e:HEV è stato messo a punto per un funzionamento più silenzioso e reattivo.

Nuova Skoda Epiq 2025: Design in Anteprima

La nuova Skoda Epiq 2025: il piccolo SUV elettrico.
Annunciato da un disegno e poi da una scultura con i nomi in codice A0 BEV e Small BEV, il futuro piccolo SUV elettrico di Skoda viene finalmente svelato sotto forma di concept car. Si chiamerà Epiq.

In linea con la nomenclatura del marchio, la E all’inizio indica che si tratta di un modello a emissioni zero e la Q alla fine che si tratta di un SUV.
La Skoda Epiq riprende in modo quasi identico il linguaggio stilistico Modern Solid annunciato da Skoda con il concept Vision 7S nel 2022. Attenzione all’effetto “bambola russa”! Combina quindi angoli arrotondati e ampie superfici lisce, ottimizzando l’aerodinamica per l’autonomia, con un aspetto robusto. Questo risultato è ottenuto grazie alle estremità anteriori e posteriori ripide, al cofano e al tetto orizzontali, alle fiancate profonde, alle spalle segnate da spigoli vivi e alle imponenti barre sul tetto.

Le luci diurne a forma di T alle estremità superiori dell’arco sono collegate in alto dal Tech Deck, un pannello nero che riprende la forma della griglia del radiatore delle Skoda termiche e che ospita i sensori dedicati agli aiuti alla guida. Un altro bordo nero unisce le loro barre inferiori e nasconde i fari. Il design delle luci posteriori riprende questa disposizione. I pannelli paraurti sono protetti in nero. Su ciascun paraurti sono presenti otto prese d’aria verticali, con quelle alle estremità evidenziate da un bordino arancione.
Le prese d’aria verticali sul paraurti anteriore, che ricordano le griglie della Jeep, sono una caratteristica dei futuri SUV Skoda.
Le prese d’aria verticali sul paraurti anteriore, che possono ricordare le griglie Jeep, saranno una caratteristica dei futuri SUV Skoda.
La Skoda Epiq utilizzerà la piattaforma modulare MEB Entry del Gruppo Volkswagen per veicoli elettrici a trazione anteriore. Sarà quindi molto vicina alla versione SUV della ID.2 (ID.2X?) annunciata dal costruttore tedesco.

Grazie alla sua architettura “skateboard” (batteria sotto il pavimento, motore sull’asse anteriore), al passo lungo e agli sbalzi corti, secondo Skoda offrirà un ampio spazio interno a fronte di un ingombro esterno ridotto. Con una lunghezza di 4,10 m, la Epiq sarà più corta di 10 cm rispetto al previsto. Sarà quindi corta come una Fabia, ma offrirà un bagagliaio molto più spazioso. La Casa ceca ha annunciato un bagagliaio da 490 litri, ovvero 61 litri in più rispetto al bagagliaio di una Scala di 4,36 metri. Il bagagliaio sarà a doppio fondo, mentre lo spazio per i tre sedili posteriori sembra ridotto. Tuttavia, queste cifre sono comunque notevoli.

INTERNI E DESIGN

Gli interni della Skoda Epiq sono molto semplici e, secondo il produttore, faranno largo uso di materiali riciclati. Non sorprende che il concept presenti un piccolo quadro strumenti digitale e un grande touchscreen centrale su un cruscotto semplice e orizzontale. Al di sotto si trova un caricatore a induzione per gli smartphone. La maggior parte dei pulsanti è raggruppata sul volante, che comprende pulsanti, comandi capacitivi e rotelle per un rapido accesso alle funzioni più utilizzate. Anche in questo caso il colore è l’arancione.

Tocchi di questo colore compaiono nell’illuminazione ambientale, nelle cinture di sicurezza, nelle cuciture dei sedili e nelle finiture del caricatore.
Skoda promette ancora un prezzo base di “circa 25.000 euro” per la Epiq, leggermente diverso da quello “inferiore a 25.000 euro” indicato inizialmente. Secondo le nostre informazioni, raggiungere questo prezzo è ancora un problema interno. Secondo le nostre fonti, il veicolo sarà dotato di una batteria LFP da 38 kWh nella configurazione di base, mentre le versioni di fascia più alta utilizzeranno la batteria NMC da 56 kWh presente nella Volkswagen ID.2.

Skoda ha annunciato un’autonomia WLTP di oltre 400 km per la Skoda Epiq meglio ottimizzata. Un sistema di ricarica bidirezionale consentirà all’auto di fornire elettricità a un’abitazione o a un’apparecchiatura esterna.

Nuova Peugeot 5008 2025: il Rendering completo

La nuova Peugeot 5008 è pronta a cambiare radicalmente il suo stile.

Mentre la precedente Peugeot 5008 era lunga solo 4,64 m, il nuovo modello dovrebbe superare di poco i 4,70 m, avvicinandosi agli standard della Renault Espace.
Sebbene utilizzi una seconda fila con tre sedili di larghezza identica, la sua sostituta potrebbe tornare a un più tradizionale sedile a panchina 2/3-1/3, come suggerito dal video teaser recentemente pubblicato sui social network.
Con un prezzo base di 38.490 euro, possiamo aspettarci che il fratello maggiore della 3008 sia disponibile a partire da circa 40.000 euro.
I giorni che precedono l’anteprima mondiale della nuova Peugeot 5008, la terza del suo nome, sono ormai contati: i responsabili del marchio di Sochaux hanno lanciato un conto alla rovescia sull’account Instagram del marchio. Il conto alla rovescia terminerà esattamente alle 4 del mattino di mercoledì 20 marzo. Quindi, i nottambuli e i mattinieri sono avvisati.

Questi rendering di Auto-moto.com svelano in  anteprima il design del nuovo Peugeot 5008.

IL SUV A 7 POSTI

Per il momento non conosciamo le caratteristiche ufficiali del Peugeot 5008, a parte un breve video teaser, diffuso qualche giorno fa sui social network, che ci ha permesso di scoprire parte dell’allestimento interno di questa nuova Peugeot 5008.

Un SUV familiare che sembra rinunciare ai tre posti di identica larghezza della seconda fila, a favore di una configurazione più tradizionale che restringe lo spazio centrale. Infine, non sorprende che la plancia del fratellino della 3008 sia identica, così come il frontale. Restano ancora sconosciute, invece, le dimensioni complessive della vettura e lo stile della parte posteriore.

MOTORI E DATI TECNICI

Peugeot 5008 porterà su strada tanti motori. Mentre la Renault Espace si accontenta di un’unica unità full-hybrid da 200 CV, la rivale di Franc-Comtois utilizzerà inizialmente un’unità ibrida leggera da 48V che sviluppa 136 CV e un’unità completamente elettrica da 210 CV abbinata a una batteria da 73 kWh. Alla fine dell’anno, a questa gamma si aggiungerà una variante da 230 CV alimentata da un’impressionante “batteria” da 98 kWh in grado di garantire alla futura e-5008 un’autonomia WLTP di quasi 700 km, senza dimenticare una versione 4×4 con 320 CV grazie a due motori elettrici (uno su ciascun asse) alimentati da una batteria da 73 kWh. Infine, all’inizio del 2025, sarà disponibile un ibrido ricaricabile da 195 CV, che offrirà un’autonomia di circa 80 km di guida 100% elettrica. Di fronte a questa armata, la Renault Espace potrebbe aggiungere al suo arsenale il motore PHEV da 300 CV promesso per il SUV coupé Rafale nel 2025.

Infine, è ovviamente sul fronte dei prezzi che si attendono le nostre due protagoniste. E per una volta, la piacevole sorpresa potrebbe arrivare da Peugeot, solitamente più avida della Losanga, nella misura in cui la 5008 beneficerà di un motore entry-level da 136 CV, molto più modesto rispetto all’offerta unica di 200 CV dell’Espace. Insomma, un confronto tra questi due modelli familiari è da non perdere nei prossimi mesi.

La nuova Tesla Model 2 si farà in Germania

Elon Musk conferma che la futura Tesla Model 2 si farà in Germania e apre la porta alla produzione del camion elettrico Semi in Europa
Il CEO di Tesla Elon Musk ha confermato che l’auto elettrica “economica” a cui sta lavorando sarà prodotta, tra l’altro, in Germania. E più precisamente nella Gigafactory di Berlino. Ha anche aperto la porta alla produzione in Europa del camion elettrico Tesla Semi.

Tesla ha deciso di mettere sottosopra il nascente mercato delle auto elettriche a prezzi accessibili. L’entrata in scena della Tesla Model 2, se finalmente si chiamerà così, segnerà una svolta nella storia recente del produttore di veicoli 100% elettrici. Dopo gli enormi e inaspettati successi commerciali della Tesla Model 3 e della Tesla Model Y, per l’azienda di Elon Musk è arrivato il momento di ampliare il pubblico potenziale dei suoi prodotti.

La Tesla Model 3 ha un prezzo di partenza di circa 41.000 euro. La Model Y, invece, ha un prezzo di circa 44.000 euro nella sua versione entry-level. La Model 2 occuperà il livello d’ingresso della crescente gamma Tesla e dovrebbe avere un prezzo di partenza di circa 25.000 euro. Ma non sarà un modello importante solo in termini di prezzo, anche il luogo di produzione sarà fondamentale. E l’Europa è sotto i riflettori.

Alla fine dello scorso anno avevamo già riportato alcune prime informazioni che indicavano che la Tesla Model 2 sarebbe stata prodotta in Europa. Dobbiamo ricordare che Tesla ha annunciato per la prima volta che questo veicolo sarà prodotto nella sua nuova Gigafactory in Messico. Non è escluso che ciò avvenga, ma è certo che probabilmente raggiungerà i concessionari prima che questi impianti siano operativi. È qui che entra in gioco l’impianto di produzione di veicoli Tesla in Texas (USA).

LA GAMMA TESLA CRESCE

Si dà per scontato che la Tesla Model 2 rechi all’origine il marchio “Made in USA“. Tuttavia, questo non esclude lo stabilimento europeo. Durante una recente visita alla Gigafactory di Tesla a Berlino, Musk ha confermato che la Model 2 sarà prodotta in Germania. Tuttavia, il CEO di Tesla avverte che il processo produttivo nel Vecchio Continente è un piano a lungo termine.

“Arriverà sicuramente a Berlino, nel lungo termine”, ha avvertito Musk. Queste dichiarazioni sono state fatte ai dipendenti dello stabilimento. Inoltre, il top executive di Tesla ha fatto un ulteriore passo avanti lasciando aperta la porta alla produzione di un altro veicolo elettrico in territorio europeo.

Musk ha anche detto ai lavoratori della fabbrica tedesca che “avrebbe senso costruire il camion elettrico Semi anche a Berlino”. Il Tesla Semi è attualmente prodotto in uno stabilimento in Nevada (USA).

Attualmente solo un veicolo elettrico Tesla viene prodotto in Germania. Si tratta della Tesla Model Y. Un popolare SUV che vanta di essere l’auto elettrica più venduta sia in Spagna che in Germania.

Nuovo Peugeot Rifter 2024: non vende e torna Diesel

Il nuovo Peugeot Rifter torna al motore diesel dopo averlo abbandonato a favore dell’elettrico. Il forte calo delle vendite dopo questa decisione sembra aver fatto riflettere il marchio sui meriti dell’alimentazione diesel per un veicolo di questo tipo.

All’inizio del 2022, il gruppo Stellantis ha sorpreso tutti decidendo di abbandonare i motori a combustione sui suoi monovolume. Citroën Berlingo, Peugeot Rifter e Opel Combo hanno visto sparire dal catalogo i motori 1.2 PureTech e 1.5 BlueHDI, a favore dell’alimentazione elettrica. Tuttavia, il loro clone Toyota, la ProAce City Verso, ha continuato a offrire benzina o diesel, grazie all’anticipo del produttore sulle emissioni di CO2 legate allo standard CAFE.

La decisione di Stellantis di passare al 100% elettrico non è stata accolta bene, tanto che le vendite annuali di Berlingo e Rifter si sono quasi dimezzate. I clienti non sembravano pronti a rinunciare ai motori a combustione, preferendo la Renault Kangoo, che li offre ancora, o la cugina della Toyota. Tuttavia, Peugeot sta approfittando del restyling del Rifter presentato alla fine del 2023 per reintrodurre i motori a combustione nel suo catalogo.

Per cominciare, il nuovo Peugeot Rifter propone un quattro cilindri 1.5 BlueHDI da 100 CV abbinato a un cambio manuale a sei rapporti, oppure una versione da 130 CV abbinata a un cambio automatico EAT8. La benzina non sembra essere ancora prevista. Secondo le nostre informazioni, il marchio non vuole mettere sotto il cofano il motore microibrido da 100 o 136 CV, nonostante il fatto che esso equipaggi il resto della gamma: 208, 2008, 3008, ecc.

IL RITORNO DEL DIESEL

Il ritorno del diesel sul Peugeot Rifter lo rende anche più accessibile. Grazie ai due motori a gasolio, il Rifter risparmierà oltre 10.000 euro!

L’allestimento Allure entry-level equipaggiato con il cambio manuale da 100 CV parte da 28.250 euro, contro i 38.550 euro dell’E-Rifter elettrico da 136 CV. Il divario è quasi altrettanto ampio per il diesel da 130 CV, disponibile solo a partire dal livello di allestimento GT: 32.900 euro, contro i 42.250 euro della versione elettrica.

Il nuovo Peugeot Rifter 2024 è già ordinabile in Italia.

Nuova Nissan GT-R 2025: Anteprima e Dati Tecnici

La nuova Nissan GT-R è destinata al mercato nazionale. È possibile che il nuovo model year sia l’ultimo per il modello attuale.

L’uscita dell’auto sportiva giapponese Nissan GT-R di attuale generazione R35 risale al 2007. Il primo restyling serio di questo modello è sopravvissuto nel 2016, in seguito nei media hanno iniziato ad apparire una serie di voci su un possibile successore, ma nessuno di loro in azienda non ha confermato ufficialmente. All’inizio dello scorso anno, la vettura sportiva è stata aggiornata ancora una volta, e ora il produttore ha portato la versione per il mercato domestico al model year 2025: la due porte ha ricevuto una serie di aggiornamenti significativi.

Secondo informazioni non confermate, il model year 2025 della Nissan GT-R potrebbe essere l’ultimo per la generazione R35. Nell’ambito dell’attuale aggiornamento la vettura sportiva nelle versioni Premium Edition T-Spec e Track Edition è stata dotata di componenti che in precedenza erano esclusivi della Special Edition Nismo, come spiegato in azienda, si tratta di fasce elastiche, bielle e alberi a gomito bilanciati in peso.

Arrivano targhette commemorative in alluminio sopra i motori e numeri di telaio color oro nel vano motore. Il modello 2025 della Nissan GT-R è alimentato da un motore V6 biturbo da 3,8 litri, con la variante standard che produce 573 CV e l’ammiraglia Nismo 608 CV.

LA SPORTIVA NISSAN

Un altro aggiornamento per la Nissan GT-R è lo speciale allestimento interno Blue Heaven. Questo interno azzurro è disponibile per la Premium Edition. Il colore di base è combinato con elementi neri, inserti decorativi in carbonio e cuciture bianche.

I concessionari Nissan in Giappone hanno iniziato a raccogliere gli ordini per la GT-R del 2025 e i primi clienti dovrebbero ricevere le loro unità a giugno. La GT-R Pure Edition costerà almeno 14.443.000 mentre la GT-R Nismo Special Edition costerà almeno 30.613.000 yen.

Ricordiamo che lo scorso autunno al Japan Mobility Show, che si è tenuto a Tokyo, l’azienda Nissan ha presentato diversi concept, uno dei quali era Hyper Force con un impianto di potenza, la cui potenza totale di kotra è pari a 1360 CV. Si ritiene che questa show car sia un prologo alla Nissan GT-R completamente elettrica.

Grazie Marcello Gandini: quel Tuo “Foglio Bianco” adesso è il cielo

E’ stato l’estensione mistica dell’occhio, del gusto e dell’emozione di ogni amante della massima bellezza possibile su un’auto. 

La sua mano è stata il Parlamento democratico e lungimirante dei sogni di generazioni intere di automobilisti, di appassionati, di passanti di strada che sgranavano gli occhi vedendo le sue realizzazioni attraversare spazi e tempo nel passaggio del traffico di ogni giorno.

Attraverso le leggi del suo tratto, le linee scandite sui fogli da disegno, ha riscritto a nostro beneficio l’intero Codice della bellezza automobilistica, a volte ipnotizzandoci con forme così belle da volerle abbracciare, possedere, dominare; a volte disorientandoci con forme e concetti capaci di concedere persino ad una utilitaria un prestigio ed un carattere che si pensava appartenesse solo all’elite automobilistica.

Ed infine, a volte, violentandoci con una feroce e rivoluzionaria bellezza fatta di canoni e protocolli che sarebbero diventati la norma soltanto dieci o persino quindici anni dopo. 

Sapevi che poteva essere solo suo, quando lo vedevi comparire all’orizzonte o nelle immagini, quello che più che un’auto ti sembrava un divino “Carro del Sole” sceso dal cielo e poggiato sulle quattro ruote

Marcello Gandini. Il Maestro. L’uomo. Il sogno.

 Soprattutto l’Ambasciatore e Principe dello Stato libero di Automobilandia, quel Continente ormai alla deriva perché privo dei veri amatori ed artigiani di un sano e irripetibile senso dell’arte meccanica, senso nato e forgiato nell’Occidente dell’arte, delle Scienze illuminate, e della mitologia. 

E forse, a suo modo, Marcello Gandini fu davvero originato da quel carro del Sole che Fetonte, punito da Zeus con un fulmine, fece cadere in fiamme dove oggi si trova una città Capitale delle Auto. Esatto, Torino, proprio la città natale del Maestro. 

La Torino da cui Marcello si discostò in un breve periodo iniziale della carriera, per poi entrare a far parte della firma prestigiosa di Bertone: erano i tempi della Carrozzeria Marazzi di Caronno Pertusella che per far fronte alle nuove commesse ebbe l’esigenza di acquisire talenti senza forse neppure immaginare quale fosse quello di Gandini. 

Era il 1963, e poco meno di 60 anni fa, nel 1965 Nuccio Bertone chiama questo genio appena ventisettenne e lo vuole con se’ a Grugliasco. E’ l’epoca in cui Francesco Scaglione, da poco uscito dalla stessa Bertone, da’ il via alla sua carriera autonoma dal destino controverso, e proprio di Scaglione – se posso esprimere una opinione personale – Gandini raccoglie parte del testimone stilistico convogliandolo tuttavia in una dimensione meglio interpretabile dalla prassi produttiva industriale.

Ed è un trionfo di regole stravolte, di guerra aperta ai canoni della volumetria e della forma, di geometrie impossibili persino da immaginare; figurarsi a tracciare su carta: tutti segni distintivi che dopo di lui diventeranno patrimonio al quale il mondo del Design non potrà che attingere, stimolato dal coraggio e dalla visuale innovativa di colui che dirà in parole proprie di non aver mai temuto il foglio bianco, e di partire da zero con qualcosa di stravolgente.

Potete prendere tutti i Computer del Mondo, ma quello spirito creativo non potra’ che essere replicato e basta da una applicazione: non chiedetegli di concepire una “Miura”, una “Stratos”, una “Countach”. Perché il segreto della loro longevità non è solo nella rappresentazione del senso di futuro, ma al contrario nella estensione al futuro del meglio della cultura del bello che solo in pochi eletti sapeva incrociare divinamente Fidia, Giotto, Palladio, Le Corbusier, e tanto altro del Pantheon culturale e artistico che differenzia i rivoluzionari dai semplici anticonformisti. 

Questi ultimi si accontentano di contestare le regole con provocazioni formali, i rivoluzionari dettano nuove regole che superano quelle precedenti senza umiliarle: ed in questo ritengo personalmente che Gandini sia l’unico vero erede della lezione di Francesco Scaglione, come ho detto poco sopra. Come ritengo in Gandini essere presenti profondi segni della rivoluzione culturale iniziata dallo sfortunato Pio Manzù.

“Da un certo punto in avanti non c’è più modo di tornare indietro”

E quello è il punto al quale si deve poter arrivare”. Praga, città natale di Franz Kafka; uno dei tre vertici magici con Lione e proprio Torino. Praga, soprattutto, capitale boema del nuovo stile aerodinamico ed onirico del primo Dopoguerra. Quel punto in avanti dal quale era piacevolmente impossibile tornare indietro, lo ha messo Marcello Gandini, ogni volta con la sua visione. Prendete la Countach: quando 53 anni fa arrivò “Lei”, forse neppure Lamborghini era preparata alla sua rivoluzione. Ne passa di acqua sotto i ponti, ne passa di gente in mezzo alla vita di ognuno di noi in 53 anni

Ma qualcosa resta, nonostante tutto. Il diritto alla bellezza. Alla libertà di osare. Il diritto a non spegnersi nella banalità. Sembra un manifesto culturale valido per oggi, ma è la lezione che Gandini professa da decenni.

Una riflessione curiosa che mi nasce da una esperienza personale : la prima cosa a cui penso ora è che cercai, a quattordici anni nel 1984, di entrare nel Sacrario dell’ISSAM, la primaria Scuola Superiore nazionale che all’epoca corrispondeva alla Georgetown universitaria delle scienze Automotive, e per poter entrare ottenni una lettera di complimenti proprio della Bertone, che conservo gelosamente e che mai si distaccherà da me. 

Tale lettera era la conseguenza di una serie di bozzetti in china e pastello, tecnica molto artigianale e selfmade, con cui mi ero proposto a Grugliasco per poter ambire al mio sogno di disegnare auto. 

Dalla Bertone arrivò la detta lettera, dove si rispondeva a me che sarebbe stato opportuno, per ogni possibile stage, intraprendere un percorso formativo presso l’ISSAM per il quale tuttavia la stessa presentazione onorevole fungeva da “lettera accompagnatoria” per l’iscrizione dato che all’epoca le liste di attesa dell’Istituto superavano i confini atlantici ed extraeuropei. 

Tutto fantastico, se non fosse stato per le condizioni economiche della mia famiglia popolare che rendevano illusorio ogni programma di retta di studio e di alloggio.

Ebbene, questo per motivare come in quel periodo (anni ’80) fossi davvero interessato ai concetti ed alla storia del Design: vedevo le evoluzioni stilistiche di Audi, l’innovazione di Ford e Opel, vedevo la 190 di Bruno Sacco senza sapere chi fosse. 

Ma soprattutto, accanto alla istituzionale Pininfarina leggevo in continuo antagonismo mediatico (ovvero generato più dalla letteratura di settore che non dai diretti protagonisti) la misura di un confronto tra due nomi, anche se su questo aspetto termino qui perché ogni altro accenno lo lascio ai voyeristi e scandalisti. 

Ma il ruolo di Marcello Gandini, dopo le sue pietre miliari da fine anni Sessanta, era nuovamente di primo piano.

Negli anni Ottanta la collaborazione di Marcello con Bertone era diventata consulenziale, e al Centro Stile era arrivato Marc Deschamps. Non voglio fare paragoni, peraltro al momento suscettibili di fraintendimento: ma è fin troppo chiara la differenza tra la matrice di un maestro di tratto e linea come Gandini e la buona capacità di un ottimo professionista del Design. 

E’ come la differenza tra un Compositore ed un ottimo strumentista: il primo costruisce ed articola tutta una sinfonia nella mente e nell’animo, il secondo la esegue magistralmente. 

Senza offesa, Vi invito ad un confronto di filosofie, per capire come l’opera di un genio a distanza persino di dieci anni diventa pietra angolare di altre creazioni: nel 1972 Citroen è in pieno marasma, ad un passo dalla crisi ed in cerca di una nuova identità di stile; affida a Bertone e dunque al Maestro una Concept per Ginevra 1972, la “GS Camargue”. 

StupiteVi del fatto che è una concept basata sul telaio “GS”; ed adesso sorprendeteVi a cercare in Rete una concept a molti sconosciuta, la Bertone “Ramarro” Chevrolet del 1984 disegnata da Deschamps. 

Non sono fisime personali o illusioni ottiche: su base telaistica incomparabile, le due concept sono lunghe ed alte uguale, hanno il medesimo passo e solo il V8 e le sospensioni della Corvette costringono la “Ramarro” ad una larghezza di 20 cm. superiore alla “Camargue”. Ed ora scendete con gli occhi al confronto tra i frontali, i cofani, ed il taglio laterale delle due concept. 

Ecco, se siete sulla giusta lunghezza d’onda avete capito tutto !!! 

Un ottimo Allievo, Deschamps, che non ha potuto far altro che richiamare il suo metaforico maestro. E non è certo una “diminutio” del Designer francese.

Salite ora su una “Bx” e capite cosa era l’auto di tutti i giorni per Gandini. Salite su una “Mini 90” che compie adesso mezzo secolo, e pensate se non sia più avanti di alcune “SubB” odierne. 

L’educazione alla bellezza: un insegnamento di vita

Siamo stati educati, noi occidentali del versante mediterraneo, al bello. Al proporzionato. Allo stile ed alla eleganza. Siamo stati i padroni del sogno, noi italiani, per tutte le tasche e per tutti i gusti, e Marcello Gandini ha fatto parte di quella “pattuglia” tricolore capace di farci onore. 

Curioso, che tutto questo sia risaltato nei periodi più bui e tristi della storia nazionale. Quasi come il “Nivola” che vinceva prima della Guerra, quasi come il Bartali che vinceva appena dopo l’attentato a Togliatti, quasi come il Niki Lauda che vinceva negli anni di piombo, così Gandini ha preso per mano l’Italia dello stile soprattutto negli anni tristi e controversi. 

Facile diventare un profeta dello stile ai tempi del “boom economico”, forse; ed ancora più facile ai tempi della “Milano da Bere”. 

O meglio, nulla è mai stato facile senza talento ed applicazione. 

Ma guarda caso è quando il gioco si fa duro che i duri iniziano a giocare, e Marcello Gandini con il suo carattere e la sua elegante discrezione si è portato alla ribalta soprattutto nei periodi difficili: pensate alla dignità della popolare “Mini 90” destinata a seppellire la distanza puramente ideologica e quasi superstiziosa dalla condanna delle piccole ad essere “proletarie” nell’Europa mediterranea quando al contrario erano già oggetti “Cult” nei mercati anglosassoni. 

Gandini c’era durante la crisi energetica, quando disegnare una Supercar era una sfida ai benpensanti; Gandini c’era negli anni di piombo, quando la bellezza e lo stile erano uno sgarbo alla classe operaia.

Pensate alla rigorosità discreta della Iso Rivolta “Lele”, nata appunto mezzo secolo fa e destinata ad accompagnare il sogno di Bresso verso il crepuscolo, ma con la dignità regale di una principessa. E pensate alla “Stratos” ed agli occhi sgranati e le esclamazioni di stupore della Stampa, dei tifosi e persino dei Piloti da Rally nel capire che quella astronave era reale e ferocemente pronta a vincere tutto.

Countach testimone del tempo

Pensate infine a Lei, alla Countach: talmente padrona del tempo da essere rimasta in produzione quasi venti anni, un record per una Supercar. Lei stessa Vi racconterà di quanto era impossibile la sua stessa nascita. Di quanto fosse impossibile nel pieno della crisi trovare la benzina per darle da bere. Vi parlerà degli anni del terrore, di quanti posti di blocco, di quanti attentati sventati o scampati, di quanti giorni tristi ha visto passargli intorno mentre correva sulle strade del mondo. Così come ti parlerebbe il suono del vento che in parte la accarezza e in parte viene tagliato in due dal suo profilo, mossa dal dodici cilindri di un altro rivoluzionario come Bizzarrini. E non a caso i primi accordi musicali “dirompenti” delle composizioni del Toro bolognese sono firmate Scaglione, Bizzarrini, e appena poco dopo proprio da Marcello Gandini. 

Che anche dopo gli anni Ottanta, dell’edonismo tricolore travolto dalla scalata Continental a Pirelli, da Tangentopoli fino all’attacco alla Lira negli anni Novanta – quando il vento mitteleuropeo dei nuovi “trust” francotedeschi facevano apparire l’Italia un angolo di mondo invecchiato, corrotto, improbabile – ci pensò Marcello a difendere, più degli altri, l’immagine nazionale: con la “Cizeta” la “Diablo”, la “Grifo 90”, le concept per Bugatti, persino un abbozzo di stile per una nuova Pantera De Tomaso.

Ma, se permettete, soprattutto con la riedizione di un mito a quattro ruote come la “Maserati Quattroporte”. Con Lei il Maestro aveva un conto in sospeso: nel 1974 le quote azionarie del Double Chevron Citroen passano dalle mani amorevoli della Michelin a quelle graffianti di Peugeot. Da qui fino a quando Maserati sarà ceduta al Gruppo De Tomaso, sono solo tre gli uomini che quasi invano, cercheranno di mettere un argine alla follia razionalizzatrice e crepuscolare di Poissy, e lo faranno sulla nuova “Maserati Quattroporte II” : Robert Opron, Giulio Alfieri e Marcello Gandini. Il primo – Direttore del Centro Stile Citroen – era il vero “muro di gomma” contro il quale si scontrò Peugeot, che ovviamente voleva trasferire a se ogni decisione sullo stile; Giulio Alfieri provava a spiegare in tutte le lingue che i parametri fiscali (per i quali ad esempio fu scelto uno striminzito 2700 V6 per la SM contro l’otto cilindri da 3900 che Alfieri avrebbe voluto realizzare) erano semplicemente un suicidio commerciale (ed infatti lo fu). Infine Marcello Gandini (Bertone), si caricò sulle spalle l’esigenza e l’onee di pensare uno stile degno del Tridente pur in presenza dei veti e dei limiti imposti da Peugeot. 

Il primo era legato al mercato di ispirazione: Peugeot non voleva una Maserati incombente nel mercato francese, ovviamente, e pensò ad un destino in UK, USA e Medio Oriente. Il secondo limite era il Budget omeopatico previsto da Citroen, che imponeva l’esigenza di lavorare sul pianale della SM corredato da tutta l’accessoristica e componentistica di riferimento. Il terzo limite rimaneva quello segnalato da Giulio Alfieri, sulla motorizzazione e cilindrata assurda perchè legata ai parametri fiscali francesi. 

Eppure, nonostante il percorso di vita brevissimo e travagliato la Quattroporte II rivela dopo 50 anni esatti aspetti poco considerati all’epoca che oggi fanno risaltare ancor di più l’opera sofferta e contrastata di Gandini. 

A seguito all’acquisizione della Maserati da parte di Citroën, la nuova ammiraglia si fece ambasciatrice di un nuovo corso stilistico, più vicino al modernismo francese che al classicismo italiano. Seguendo i dettami stilistici anni 70, la nuova Quattroporte si caratterizzava per linee molto più sobrie e tese, unitamente a una linea molto pulita e minimale. L’elemento distintivo della fiancata era il montante posteriore con il logo del Tridente impresso tra i profili aerodinamici, mentre sui parafanghi anteriori campeggiava il logo della carrozzeria Bertone. 

Certo, la Quattroporte II andò incontro a un triste destino sin da subito: poco dopo la presentazione, venne superato lo stadio prototipale avviando la costruzione delle vetture per le prove di omologazione, ma la Quattroporte II non giunse mai alla fase produttiva. 

In primis, per problemi legati allo sviluppo della scocca, ma soprattutto per l’uscita di scena della Citroën che impedì alla Maserati di ottenere l’omologazione CEE per la vettura. Sullo sfondo della crisi petrolifera: nel 1974 Peugeot, che aveva assunto il controllo della Citroën (anche questa in gravi difficoltà finanziarie), riteneva che il progetto Quattroporte non fosse remunerativo, segnando una battuta d’arresto. Questo a mio avviso non toglie merito alla “matita” sempre straordinaria di un Maestro di Stile che in quella occasione vide sul suo amato foglio bianco la rete di recinzione dei vincoli assurdi e sempre un poco stupidi dei francesi, quando si incaponiscono a fare i francesi. Opron scappa in Renault, De Tomaso compra Maserati e Peugeot continuerà per i suoi modelli Citroen di maggior successo a rivolgersi a Bertone / Gandini. Maserati, a sua volta, dopo la opulenta “Quattroporte III” 1979 dà il via alla serie “Biturbo” di Andreani; ma ai primi del 1990 è il tocco divino del Maestro a marcare le linee della “Shamal”, un fiore all’occhiello della famiglia Biturbo del tempo.

Nel frattempo De Tomaso entra nella tempesta e cede Maserati ed Innocenti alla Fiat: Corso Marconi non è meno devastante di Citroen quanto a valorizzazione di un Brand Premium, all’inizio. E nel frattempo per il “Tridente” serve un nuovo simbolo, per lanciare la “new Age”.

E se De Tomaso aveva tagliato la Gamma Quattroporte dall’offerta globale, Fiat decide di riproporla per il semplice motivo esattamente opposto a quello che aveva guidato De Tomaso: questo aveva infine deciso di specializzare il Tridente nel segmento più prossimo a Serie 3 BMW e Mercedes “Classe C – 190”, sfruttando la immensa flessibilità della piattaforma “Biturbo”.  Fiat invece si propone esattamente il contrario, ed avendo Alfa Romeo da rinforzare nel Segmento “BMW Serie 3” e Lancia (oniricamente) proiettata contro la Stella a tre punte di Stoccarda, individua per Maserati un posizionamento su Target ancora più impegnativi. 

Brutta gatta da pelare per l’eroe di stile chiamato suo malgrado a dare a tutto questo un vestito secondo quanto dice il Marketing, che come al solito – fatta la ricetta – scarica su progettisti e Designer la soluzione del problema. 

Ancora una volta tocca a “San Marcello” Gandini tirare fuori il coniglio dal cilindro, ma al di là delle belle teorie, il materiale che Fiat mette a disposizione è esattamente quello che aveva reso impossibile a De Tomaso ogni nuova creazione. 

Gandini riceve il Telaio “Biturbo” in configurazione “420/425” con passo pari a 2,60 mt. Da questo il Designer dovrà tirar fuori non soltanto una maggiore volumetria (altezza/larghezza/lunghezza) ma disegnare il tutto con una forte connotazione “Premium” a causa dell’indirizzo di un mercato dove il tipo di clientela per auto del genere non prescinde più da Status e senso di sicurezza e qualità, proiettato in forme meno aggressive e più minimaliste.

Ecco perchè rispetto alla “420/425” di Andreani (che colpisce come un pugno dal primo impatto, mostrando però in piena visione la sua aggressività e contrapposizione di linee) la “Quattroporte IV” di Gandini ti impone di visualizzarla ed “assimilarla” in almeno tre consecutivi Steps di osservazione: il primo dove apprezzi l’armonia e la dimensionalità complessiva della Ammiraglia Maserati; la seconda visualizzazione per cogliere la distribuzione equilibrata ed elegante dei diversi volumi, facendo caso anche a quanto, per essere una comoda berlina sportiva cinque posti, sia anche estremamente rastremata e profilata. 

Ed infine, con la terza occhiata, ti puoi finalmente dedicare ai mille preziosi particolari che Gandini ha regalato a questa Maserati. Che a 30 anni esatti dalla sua genesi è forse ancora più apprezzata e desiderata. Non mi meraviglia. E’ successo anche a me, che trovo la “Quattroporte IV” del Maestro la più bella e desiderabile della famiglia.

Poi, a differenza di altri suoi colleghi che continuano a disegnare bottoni, cavatappi, rubinetterie, orologi, carillon, radioline, affettatrici, bombole del Gas ed aspirapolvere Marcello Gandini sembra da un certo periodo in poi osservare e basta. 

Dote straordinaria, l’osservare: che non significa essere inerti, ma al contrario darsi lo spazio e la possibilità di modulare un senso critico per capire dove va il mondo e dove invece dovrebbe andare. Perché essere rivoluzionari non significa solo cavalcare l’onda in un mare che ti porta fuori rotta: significa capire se la rotta sia quella giusta.


E Marcello Gandini ci ha dato prova del suo innato senso del navigare tra tempo e tendenze con un recente pensiero su un progetto che non fu esente dalle sue critiche: la “riedizione” della Countach ad opera del “nuovo” Management Audi. 

Per quel nulla che vale il mio giudizio, ha fatto benissimo il Maestro a prendere le distanze. Quando qualcosa diventa “canone” non può essere mai né rimaneggiato né “rieditato”. Va solo tutelato. Non possono esistere versioni “4.0” del Partenone, di Marylin Monroe, della Sinfonia di Beethoven e persino della bottiglia di Coca Cola. Punto e basta, e chi si rende protagonista di operazioni del genere si copre più spesso di ridicolo. Non è lesa maestà riferire questo ad Audi: e nel giudicare l’esperimento “Countach LPI 800-4” Gandini espose con serenità e chiarezza i motivi fin troppo evidenti delle critiche.

Lui che, a sua volta, fu al contrario protagonista di una straordinaria e purtroppo mai prodotta riedizione in chiave più moderna della Iso Rivolta “Grifo” che – nelle intenzioni di Piero Rivolta – avrebbe dovuto ricalcare le orme di quella “Grifo” 1965 di Bertone negli anni Novanta. 

Il progetto si arenò, ma grazie alla corretta applicazione da parte del Maestro di una “filologia” stilistica di rara efficacia, la “Grifo 90” riusci’ a richiamare le radici della sua progenitrice senza tuttavia scadere in banalità, pacchianierie o squilibri dinamici. Ma, sia chiaro, non è un dono comune poter conseguire questo. 

Perché Gandini aveva dote, talento, visione e doni divini fuori del comune. E da ieri il suo foglio bianco, del quale non aveva timore, è il cielo intero.

Grazie di tutto, Maestro.

Riccardo Bellumori