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L’Auto, i Costruttori, e la “DE-VENDITA” felice

Era il 1994: una Fiat “Uno” si vendeva per circa 12 milioni di Lire, contanti; accessoriata – pensate – persino con tutte le lamiere verniciate! Per il resto…..l’optional più diffuso era la fantasia.
La Garanzia? Storica dicitura: “Tre anni O centomila chilometri”. Già, ma chi ci arrivava a fare più di 33.333 chilometri all’anno per tre anni così da “plafonare” ottimamente entrambi i limiti e sperare così in qualche ripristino a spese della Casa?
“Quello che non c’è non si rompe”, diceva Boss Henry Ford. Ed infatti la Garanzia stessa era talmente concetto marginale, per il consumatore del tempo, che già dopo il primo anno il Tuo meccanico sotto casa ti invitava per il caffè al Bar e ne usciva con le chiavi dell’auto per tutti gli interventi futuri.
E non era solo un panorama nazionale: il grosso dell’Europa che contava – cioè quella occidentale – aveva dinamiche simili, esclusa la patria della finanza anglosassone…..
All’epoca Mario Monti era ancora un assistente universitario e di lotta agli accordi verticali “Costruttore – Rete ufficiale” da parte dell’Europa non si parlava, dunque il contatto tra Cliente e Concessionaria ricominciava solitamente dopo sette/dieci anni dall’acquisto per il cambio auto.
In mezzo, un triangolo delle Bermude in cui cadeva ogni segnale di vita dell’Automobilista, che per il Dealer diventava un ricordo.
Beh, si: la parola “GARANTITA” tornava di attenzione per il Cliente nel processo di permuta: erano ancora gli anni in cui andare da un privato con la banconota da Centomila Lire per “fermare” un’auto usata cercata su Porta Portese era roba da ultima spiaggia, con tutta la parentela pronta a sconsigliarti dall’incontro con “chissà chi e come ha tenuto quell’auto”. La scelta più razionale era cedere l’auto vecchia al Concessionario in cambio della nuova.

Il “Concessionario” punto di arrivo e di partenza. In mezzo, il vuoto

Scelta più razionale per il Cliente del nuovo, che usava la permuta come anticipo; scelta più razionale per il Cliente Usato che radiografava le auto disponibili sul Piazzale con appunto i fatidici baldacchini siglati “SEMINUOVO” o “GARANTITA” oppure “OCCASIONE”. Poche regole, pochissimi vincoli, molta supercazzola, e fare i Dealer era il lavoro più bello del mondo, ancora.
Poi dagli USA arrivò l’idea di Eustace Wolfington, che diventò l’idea di Ford: o meglio, IdeaFord.
Cambiò in poco tempo una dimensione, quella della vendita; e con sé portò anche un cambio nella dimensione dell’Assistenza. oltre metà auto in vendita veniva finanziata.
In pochi anni fu un fiorire di sistemi di acquisto in grado di trasformare l’auto in un bene di ritorno in Concessionaria, certo; ma con alcuni “gravami”: il rischio connesso al credito su un ammontare finanziario che tra rate, maxirata e servizi inclusi nella dilazione superava di gran lunga il valore commerciale dell’auto; l’allungamento dei requisiti di Garanzia e gli obblighi connessi ai servizi inclusi nelle Rate e a carico di Dealer e Costruttore; ed infine l’obbligo generato da un valore minimo riconosciuto all’auto all’atto dell’eventuale permuta. In parallelo a tutto questo, dunque, cresce l’esigenza di costruire una Rete territoriale di Service degna di questo nome.
Il tempo passa, e la concorrenza si fa più difficile: e allora tanti saluti Henry Ford, l’auto si vende con un elenco infinito di accessori e innovazione meccanica, così si vende meglio.
Si, ma si ripara peggio: le questioni e le diatribe in termini di Garanzia e di corretta pratica di vendita si moltiplicano, mentre nel frattempo sulla Rete del Service ufficiale cala la mannaia “BER”. Basta “muri” al mondo indipendente, i cui fatturati esplodono a danno dei margini del mondo “OEM/OES”.
Qualcuno se ne accorge: dopo il “Crack Lehman” il Lockdown finanziario mette a rischio un mare di credito sospeso ma, soprattutto, rende quell’architettura di meccanica e accessoristica “classica” troppo più costosa in termini di produzione e gestione rispetto al valore cui si è ridotta; arriva il nuovo Eldorado dell’elettrico e, con esso, nasce un nuovo format di organizzazione Industriale Automotive: il “Mobility Provider”.

I Costruttori diventano “Mobility Providers”, i Concessionari?

Cioè quel soggetto che nella costruzione di auto ha non più un fine ma un mezzo: quello di fornire al Cliente finale un insieme di servizi e “plus” correlati all’uso dell’auto. La Connettività, la mobilità intermodale, il perseguimento dei diversi livelli ADAS fino alla Guida Autonoma. In tutto questo il Concessionario perde definitivamente il suo ruolo centrale, superato dalla vendita sul Web, dai Centri di Autonoleggio, dai Responsabili acquisti delle Flotte e persino da idee alternative come i Supermercati.
E siamo allo “ieri” più prossimo al giorno d’oggi. Il Lockdown legato alla pandemia ed il terremoto legato al blocco della Supply Chain sembrano assestare un colpo proibito al concetto del “Mobility Providing”. Del quale non si parla quasi più, dopo una cadenza scandita quasi regolare e persistente, dal 2015 fino al 2019, di annunci ed indiscrezioni sui progressi delle Case e delle Joint Venture in tema di Guida Autonoma ed Auto connessa. E poi, con i miliardi di “IoT” in circolazione, un Downgrading non guasta affatto…………..
Non è proprio più il caso di parlare di sovrastrutture elettroniche, telematiche, in qualche caso persino cibernetiche, di fronte alla crisi dei semiconduttori, alla scarsità delle terre rare, all’aumento dei costi di materia prima. Almeno per ora. Anche se un tema centrale sull’auto in movimento è diventato il Data Sharing e l’E-Payment.
Eppure, anche se non più sottoposte ad upgrade massicci, le auto odierne “sembrano” costare di più: “sembrano”, perché per un terzo sono ormai prive del soprabito finanziario rateale che scaricava sugli interessi il “finto” crollo dei Listini; per un terzo il loro prezzo reale è mascherato dalle condizioni commerciali dei Noleggi; ed infine per il terzo residuo che rimane o poco più si tratta di auto convenzionali con in più qualcosa che ancora dobbiamo imparare ad apprezzare e valutare: il sistema Ibrido.
Di queste nuove auto in commercio il mondo dei Costruttori detiene ormai una quota di “proprietà” parziale e – a ben vedere – costantemente in calo.
L’auto? Una responsabilità condivisa
La parte elettrico-Ibrida è in condivisione con produttori e fornitori di settore e/o con Utilities; la parte di funzionalità multimediale e connessa è condivisa con i Provider di servizi dedicati; ed idem per le componenti e dispositivi ADAS e/o di Guida Autonoma e di controllo da remoto.
Ma non è solo una questione tecnologica o di forza organizzativa: è l’effetto della moltiplicazione di fattispecie giuridiche di responsabilità e di impatto che queste nuove frontiere comportano in aggiunta al canonico rapporto contrattuale tra Costruttore ed Automobilista.
Lo abbiamo anticipato in premessa di questo pezzo: trenta anni fa il perimetro di doveri ed obblighi del Costruttore verso il Cliente era limitato al ferro che perimetrava l’automobile. Oggi il confine dell’utilizzo e delle responsabilità di un’auto sono nell’etere e nella multifunzionalità, con tutto il carico di responsabilità connesse di cui ovviamente nessun Costruttore intende farsi carico direttamente ed in esclusiva. L’auto globale, sempre connessa, multifunzionale e multimediale diventa luogo di incontro tra Costruttori, fornitori di servizi ed Internet Providers. Bene, tra questi chi è o sarà il “capobranco”?
Il futuro? Il Costruttore venderà ai “Service Providers”.
Che noleggeranno ai Clienti.
Sergio Marchionne era solito dire che nel prossimo futuro nel mondo avrebbero trovato posto non più di cinque o sei Gruppi Automobilistici. In fondo ha sbagliato solo nella desinenza finale. Più che di Gruppi Auto dovremmo parlare di “Mobility Trust”, nel senso che dicevamo sopra. E probabilmente con una connotazione che tornerà ad essere territoriale-nazionale: perché no, un raggruppamento o “trust” Europeo, due cinesi, uno statunitense, uno indiano ed uno asiatico tra Giappone, Corea ed aree limitrofe?
Un nuovo modello organizzativo che prende le sue mosse dal nuovo “ordine mondiale”: filiera a chilometro zero, nuova delimitazione dei mercati internazionali e delle aree di scambio, e soprattutto nuovi modelli di offerta commerciale.

La “DE-VENDITA” felice. Vendere meno, a caro prezzo. E vendere di tutto

Chi e cosa comprerà auto, nel futuro? I modelli di acquisto e di gestione collettiva saranno alla base del nuovo rapporto commerciale, in cui i singoli automobilisti diventeranno semplici Utilizzatori di beni il cui costo e valore in termini di accessori e supporti diventerà esorbitante.
I numeri quantitativi di vendita saranno progressivamente in riduzione su base annua, a prescindere dal fatto che Cina, India, Africa, Asia, Medio Oriente e Sudamerica possono ancora avere spazi per nuovi Clienti nell’ordine di almeno mezzo miliardo di nuovi automobilisti nei prossimi venti anni. Ma il flusso annuo di “pezzi” diventerà una questione arcaica. A dominare sarà il margine per pezzo, il valore aggiunto dei servizi inclusi nei mezzi di mobilità.
Chiamateli Gruppi di Acquisto, chiamateli “Service Providers”: i quali a loro volta dialogheranno con i Trust di Costruttori da un lato e con le piazze commerciali all’opposto per intercettare i potenziali Clienti. A presiedere su tutto la logica del servizio differito nel tempo piuttosto che il rinnovamento periodico delle auto, ed il numero di servizi inclusi anziche’ il numero di pezzi annui.
Con Clienti che, indifferentemente, finiranno per utilizzare…..cosa? Non più l’auto ma “Mobility Pack” modulari e ricchi a seconda del livello rateale che i Clienti saranno in grado di spendere. Puoi sopportare una rata costante “X”? Allora per te modelli Premium, connettività eccellente, servizi Top.
Puoi spendere “Basic”?? Beh, allora regolati di conseguenza…
Come dite? Vi ricorda il mondo dei Telefoni? Ed oggi cosa è diventata, l’auto di massa? Un telefono a quattro ruote. Ma non dite che non l’abbiamo voluto noi…

Nuova Renault Captur 2025: ultime dal Restyling

La nuova Renault Captur è pronta ad aggiornare lo stile per restare protagonista.

Renault ha confermato l’imminente lancio del restyling della Captur, quasi un anno dopo la sorella minore Clio. Secondo i prototipi che abbiamo visto, il SUV urbano ha subito un importante lifting nella parte anteriore, avvicinandosi chiaramente alla nuova Scenic elettrica. La risposta il 4 aprile!

Vero e proprio successo fin dal suo lancio nel 2013, con oltre due milioni di unità vendute in quasi 90 Paesi, la Renault Captur si avvicina alla metà della sua carriera e viene quindi sottoposta a un restyling. La sua seconda generazione, in vendita dal 2019, è stata aggiornata per allinearla agli ultimi sviluppi stilistici di Le Losange, sotto la direzione di Gilles Vidal (ex designer Peugeot).

La Renault Captur 2 è destinata a subire importanti cambiamenti nella parte anteriore, come è avvenuto per la sorella minore Clio nell’aprile 2023. Come avevamo annunciato con illustrazioni esclusive alcuni mesi fa (vedi galleria fotografica), il SUV urbano assumerà il volto della recente Scenic elettrica, eletta Auto dell’Anno. Il resto difficilmente cambierà troppo, per limitare i costi di un restyling.

Lo stesso vale per gli interni, dove il SUV urbano non è invecchiato troppo e dovrebbe limitarsi a qualche dettaglio minore, come rivestimenti e inserti rivisti. Ad esempio, non dovrebbe adottare la nuova plancia dei recenti modelli Renault (Megane E-Tech, Scenic E-Tech, Austral e Rafale) con il suo doppio schermo a L, ma rimanere fedele al suo schermo centrale da 9,3 pollici verticale. D’altra parte, potrebbe benissimo incorporare il sistema OpenR Link basato su Google.

DATI TECNICI E MOTORI

Anche per quanto riguarda i motori non sono previsti grandi cambiamenti, in quanto la Captur dovrebbe rimanere fedele alle motorizzazioni benzina e ibride già presenti in catalogo. Dovrebbe essere mantenuto l’ibrido singolo E-Tech da 145 CV, così come le unità micro-ibride 1.0 da 90 CV e 1.3 da 140 e 160 CV.

È probabile che Renault mantenga l’offerta GPL da 100 CV, a differenza del diesel, che è già stato ritirato da tempo. Lo stesso vale per l’ibrido ricaricabile da 160 CV, che verrà dismesso nell’aprile 2023. Tuttavia, il PHEV potrebbe tornare nei prossimi anni sotto il cofano di altri modelli Renault, come l’Espace e il Rafale.

Tutte le risposte saranno note alla presentazione ufficiale della Renault Captur restyling, la cui data è stata appena confermata. Appuntamento il 4 aprile 2024, a partire dalle 9.30, con una conferenza stampa online. Naturalmente, vi forniremo un articolo completo per saperne di più.

Nuovo Genesis GV90 2025: il Rendering

Il nuovo Genesis GV90 apre le porte al segmento dei super SUV elettrici.

“La Neolun è il primo “concept di SUV elettrico full-size” di Genesis, che esalta lo stile unico del marchio con una serie di caratteristiche tecnologiche avanzate.
In concomitanza con il lancio della vettura ad alte prestazioni GV60 Magma, Genesis ha annunciato il concept Neolun.
Basandosi sullo stile anticipato nel 2021 con i concept Genesis X, l’imponente show car punta a un SUV elettrico di grandi dimensioni che probabilmente debutterà l’anno prossimo come l’attesa ammiraglia GV90.
I dettagli tecnici del grande SUV elettrico non sono stati rivelati, ma è chiaro che la Neolun è molto più grande dell’attuale SUV più grande dell’azienda, il GV80.

Con il suo motore elettrico, ci aspettiamo che la Neolun in versione di produzione GV90 si confronti con la Volvo EX90, la Range Rover EV, il SUV Mercedes EQS e la BMW iX.
È probabile che la Neolun si trovi sull’architettura E-GMP di Hyundai-Kia, utilizzando probabilmente la stessa configurazione della Kia EV9, di dimensioni simili, e della Hyundai Ioniq 7, di prossima uscita. Questo farebbe pensare a una batteria da 76,1 kWh o, più probabilmente viste le aspirazioni premium della Genesis, a una batteria da 99,8 kWh. Nella Kia EV9, questo è sufficiente per un’autonomia fino a 540 chilometri.
Il nome Neolun deriva dalla combinazione del greco “neo”, che significa nuovo, e del latino “luna”, che si combinano in “luna nuova”. “Neolun si ispira alle iconiche giare di porcellana coreane a forma di luna”, ha dichiarato Luc Donckerwolke, Chief Creative Officer di Genesis.
Genesis afferma che gli esterni “ruotano attorno al concetto di design riduttivo”, per un look pulito e semplice. Il frontale è caratterizzato da un design dei fari simile a quello visto su diversi concept recenti di Genesis, con due linee che avvolgono la fiancata dell’auto, interrotte dal passaruota anteriore.

IL SUV A 7 POSTI

Gli inserti della griglia a forma di diamante si trovano nella presa d’aria inferiore del frontale, una caratteristica comune del design Genesis. Il posteriore del nuovo Genesis GV90 riprende le linee di illuminazione gemelle del frontale, con due barre luminose parallele che attraversano il portellone.
“Sulla fiancata si nota un tema quasi da Bentley o Rolls-Royce, abbinato a un set di ruote vistose e a porte senza montanti e, almeno nella versione concept, senza maniglie.
I gradini laterali elettrici si attivano automaticamente quando le porte si aprono – un’operazione che secondo Genesis “massimizza la comodità dei passeggeri durante l’ingresso e l’uscita”.
“All’interno, la caratteristica più evidente è un enorme schermo simile a una TV al centro della plancia. Diremmo che questo schermo sarà probabilmente sostituito da un’unità più piccola quando entrerà in produzione, ma nella guerra dei display di oggi non ci scommetteremmo.
C’è un grande quadrante sulla console centrale, ma a giudicare dall’attuale gamma di auto Genesis, questo probabilmente cambierà marcia piuttosto che funzionare come un controller per lo schermo in stile BMW iDrive.
I sedili anteriori possono essere orientati verso i sedili posteriori e sopra di essi ci sono due schermi che si ripiegano sul soffitto per l’intrattenimento della seconda fila. La pelle è rifinita in “Royal Indigo” ed è abbinata alla pelle color “Purple Silk” in altri punti dell’abitacolo, abbinata a un pavimento in vero legno di colore scuro.
Quando finalmente entrerà in produzione, ci aspettiamo che il nuovo Genesis GV90 venga offerto in Europa, anche se non sono ancora state rivelate date specifiche.
Gli acquirenti dovrebbero aspettarsi un prezzo d’ingresso che si avvicina ai 200.000 dollari, in grado di competere con altri veicoli elettrici premium di grandi dimensioni come il SUV Mercedes-Benz EQS da 197.000 dollari.
L’attuale ammiraglia dei SUV è la GV80, anche se è offerta solo nelle versioni a benzina e diesel.

Nuovo Citroen Berlingo 2025: ritorno del Diesel

Il Citroen Berlingo diesel torna nelle concessionarie italiane. Citroen ha approfittato del rinnovo della gamma Berlingo per reintrodurre le versioni a gasolio per autovetture. Il nuovo Berlingo debutta per sfidare la Renault Kangoo Combi.

Citroen ha scelto di riportare in auge le popolarissime versioni termiche per autovetture della terza generazione di Citroen Berlingo con il tanto atteso restyling. Il modello è ora nuovamente disponibile con l’obiettivo di riconquistare la posizione di leadership che deteneva prima della sua inaspettata uscita di scena.

IL FURGONE TORNA DIESEL

Il nuovo Citroen Berlingo deve affrontare rivali importanti come il Renault Kangoo Combi e il Volkswagen Caddy. Non è un compito facile. Tuttavia, dispone di argomenti rinnovati con cui affascinare il pubblico.

Citroën ha strutturato la nuova gamma Berlingo in livelli di allestimento Plus e Max. Inoltre, sono disponibili due dimensioni di carrozzeria: la taglia M (4,40 m di lunghezza) e la taglia XL (4,75 m). La versione in offerta è associata al livello di allestimento Plus con la misura M. :

Dal punto di vista meccanico, se si guarda sotto il cofano del Citeoen Berlingo diesel si scopre un motore a quattro cilindri BlueHDi da 1,5 litri. Il motore eroga 100 CV e 250 Nm di coppia massima. È abbinato a un cambio manuale a sei rapporti e a un sistema di trazione anteriore.

Nuova Maserati MCXExtrema 2024: la supercar

Alla Monterey Car Week appare la Maserati MCXtrema è una supercar da pista a tiratura limitata basata sulla MC20.
Destinata a soli 62 clienti, la nuova creazione non è omologata per la guida su strada, ma è una sorta di auto da pista ultra-esotica, anche se, data la sua rarità e il prezzo da chiedere, è improbabile che si presenti presto a molti track day locali.
Secondo Maserati, l’auto è “dedicata a una clientela selezionata ed estremamente esigente”, che comprende “collezionisti puristi e clienti fedeli delmarchio”.
Prima che le consegne inizino nel corso dell’estate, Maserati ha rilasciato nuove immagini del modello che viene sottoposto ai primi test in pista nelle mani del collaudatore capo Andrea Bertolini, un uomo che vanta non meno di quattro titoli mondiali con l’iconica MC12.
Dopo un totale di 1.200 ore di simulazioni e numerosi test in pista a partire da febbraio, lo sviluppo si concluderà il mese prossimo.
Come la normale MC20, leggermente meno elitaria, la MCXtrema è spinta da un V6 biturbo, la cui potenza è aumentata a 540 kW rispetto ai 463 kW della vettura di partenza. Ciò è dovuto in parte ai nuovi turbocompressori e alla messa a punto del sistema di accensione. La coppia è quotata allo stesso valore di 730 Nm della vettura stradale.
Realizzato in collaborazione tra il design del Centro Stile Maserati e i reparti di ingegneria, il design della nuova track hero fa riferimento alla supercar e all’auto da corsa MC12 della metà degli anni Novanta.
Senza la necessità di seguire i regolamenti delle auto da corsa o stradali, la MCXtrema gode di ampi canali aerodinamici e di prese d’aria per migliorare l’aerodinamica e il raffreddamento.
La Maserati MCXtrema è lo sviluppo finale della supercar da pista Maserati Project24, pubblicizzata in immagini teaser nel 2022. Senza dubbio prende molto dalla MC20 GT2 da corsa, lanciata di recente.
Come la MC20 stradale, la MCXtrema è costruita attorno a una vasca in fibra di carbonio progettata da Dallara, con il motore V6 Nettuno rielaborato e collegato a una trasmissione da competizione.

LA BELVA DA PISTA

Il motore Maserati Nettuno è dotata di un ingegnoso sistema di camere di precombustione che ne aumenta le prestazioni e l’efficienza, rendendolo uno dei motori V6 più potenti in commercio in versione standard.
0 “All’interno, c’è un sedile da corsa con imbracatura a sei punti (e un sedile per il passeggero è un’opzione per allenare il pilota e/o intrattenere amici e familiari) e un nuovo volante che incorpora uno schermo da cinque pollici per i tempi sul giro, le comunicazioni ai box e una moltitudine di impostazioni.
Anche il servosterzo, il controllo della trazione, il bilanciamento dei freni e le mappe del motore sono tutti regolabili. Per la sicurezza sono stati aggiunti un sistema di estinzione e una botola sul tetto, come nelle gare GT.
Gli ammortizzatori sono regolabili in quattro posizioni e la MCXtrema è dotata di freni da corsa in carbonio. Un cambio sequenziale a sei rapporti alimenta le ruote posteriori attraverso un differenziale a bloccaggio meccanico.
Con la carrozzeria in carbonio e il telaio in carbonio, la Masersti MCXtrema pesa circa 1300 kg senza liquidi, rispetto ai meno di 1500 kg della MC20 stradale (a secco, cioè; abbiamo scoperto che pesa molto di più con i liquidi).
Questo approccio aerodinamico iper-aggressivo potrebbe anticipare le future iterazioni della MC20, forse portando a una derivata leggera e spoglia, sullo stampo della brillante Huracán STO della Lamborghini. È un’idea allettante

Nuova Fiat Multipla 2025: SUV nel rendering

La muova Fiat Multipla 2025 sarà il SUV che non ti aspetti. Ecco come sarà in questi rendering esclusivi di Motor.es.

Il grande momento di FIAT non è ancora arrivato, ma tutto è pronto per la grande anteprima europea di inizio estate. Il marchio torinese è il prossimo delle tre stelline italiane a presentare la sua grande novità, la nuova generazione della Panda. Un modello molto atteso, che è stato anticipato da una concept car, ma che ora è più che pronto per essere presentato, anche se non sarà l’unica novità del costruttore.

FIAT ha in cantiere anche un modello importante, attualmente in fase di sviluppo. Si tratta della seconda versione della FIAT Multipla. L’accattivante monovolume della fine degli anni ’90 tornerà l’anno prossimo. E sì, proprio come state pensando, sarà un SUV. La distinzione è fondamentale per FIAT, quindi la futura Multipla sarà presentata con una personalità tutta sua dalla nuova Panda, come potete vedere in questa riproduzione.

La nuova Multipla sarà caratterizzata da linee più arrotondate, evidenziate da fari sottili collegati da una perlina luminosa che delimita un pannello chiuso che sostituisce la tradizionale griglia del radiatore. G

Lo stile SUV permetterà di offrire una caratteristica fondamentale della vecchia Multipla: un ampio spazio interno ma con sette posti a sedere invece dei sei del modello originale, grazie a un sedile a panca per due passeggeri anteriori oltre al conducente.

IL RITORNO DELLA MULTIPLA

Il SUV Fiat Multipla è considerato l’erede della Tipo. Il modello è in commercio da poco più di otto anni e merita di essere sostituito.

Nei suoi primi cinque anni di venditaa Fiat Tipo ha venduto quasi 700.000 unità negli oltre quaranta Paesi del mondo in cui viene offerto, ma la realtà è quella che è. FIAT ha pensato a tutto e per non rendere il suo successore più costoso del necessario, il marchio ha utilizzato la piattaforma CMP dei marchi francesi Stellantis, allungata per ospitare i suddetti sette posti in configurazione 2+3+2.
La nuova Fiat Multipla non sarà un SUV completamente elettrico, ma quasi. Il marchio sa che il suo spettro di clienti è lo stesso di Dacia, quindi sarà venduta con motori a benzina di bassa cilindrata e blocchi elettrificati, cioè ibridi, più una versione completamente elettrica con un’autonomia massima di 400 chilometri. La nuova Multipla vuole essere un’alternativa alla Dacia Duster, anche più economica della rumena. Sarà costruita in Turchia, presentata e lanciata nel 2025.

Nuova Mercedes Classe G 2025: il Restyling anche elettrico

La nuova Mercedes Classe G è pronta a svelare il fascino del restyling.

Quando fu presentata a Tolone alla fine degli anni ’70, la Geländewagen, come era conosciuta prima che il termine Classe G fosse coniato nel 1993, era un veicolo commerciale destinato alla carriera militare. Quarantacinque anni dopo, la “G-Wagen” si è lasciata alle spalle la fatica per giocare a fare lo spaccone nei quartieri eleganti, senza perdere le sue buone abitudini e andare in fuoristrada. E i cambiamenti apportati dal recente restyling non guastano.
La Mercedes Classe G si gode il suo primo restyling, a sei anni dal lancio della seconda generazione. È una distanza notevole dai soliti tre o quattro anni per un restyling di un modello di serie, ma il fuoristrada ci è per così dire abituato.

LA STORIA

La sua prima generazione, lanciata nel 1990 prima come Tipo 463 e poi come Classe G dal 1993, ha subito non meno di sette restyling prima di completare i suoi 28 anni di carriera. E non avete notato nulla? È normale, perché il design di questo veicolo si è sempre evoluto ai margini per mantenere uno stile robusto e squadrato.
Con la Fase 2, quindi, non c’è alcuna trasgressione della tradizione. Il design degli interni e degli esterni si è evoluto in modo sottile. Mercedes ha comunque lavorato sul comfort acustico utilizzando nuovi materiali isolanti. Ma tutto il resto è rimasto invariato. La plancia orizzontale presenta un pannello digitale con uno schermo centrale da 12,3 pollici. Il sistema multimediale si avvale dell’ultima generazione di MBUX. Il nuovo cockpit off-road, combinato con la funzione “cofano trasparente”, che offre una vista virtuale sotto la parte anteriore del veicolo grazie alla telecamera a 360°, renderà più facile il fuoristrada. Non preoccupatevi, la maniglia del passeggero rimane ben salda.

DESIGN AFFILATO

All’esterno, la .ercedes Classe G restyling presenta una nuova griglia presenta quattro lamelle orizzontali, rispetto alle tre precedenti, e i paraurti sono stati leggermente ridisegnati. Le prese d’aria alle estremità del paraurti anteriore hanno assunto una forma a “scoiattolo”, a metà tra un cerchio e un quadrato.

Nella parte posteriore, la telecamera di retromarcia è stata spostata sopra il portatarga. Le fiancate della Merceses Classe G sono dotate di cerchi in lega da 20 pollici di serie. Infine, un piccolo spoiler copre ora il montante superiore del parabrezza, migliorando l’aerodinamica della Classe G.
Il modello, chiamato EQG, sarà presentato alla fine di aprile.
La grande novità della Mercedes Classe G restyling è l’arrivo di una versione 100% elettrica chiamata EQG. Per il momento è stata mostrata sotto forma di prototipo camuffato al Salone di Monaco 2023 e, più recentemente, a Las Vegas. Arriverà in catalogo solo in un secondo momento. Secondo le nostre informazioni, sarà svelata alla fine di aprile e le prime consegne sono previste per l’inizio dell’autunno 2024. Le versioni a combustione interna, invece, saranno ordinabili a fine marzo, per arrivare nelle concessionarie quest’estate.

La nuova Mercedes Classe G elettrica a batteria dovrebbe essere disponibile in due livelli di potenza, uno dei quali potrebbe offrire più di 600 CV. Il propulsore sarà abbinato a una nuova batteria sviluppata da Sila, un’azienda californiana specializzata in batterie ad anodo di silicio. La batteria dovrebbe avere una capacità di circa 100 kWh e sarà composta da celle ad alta densità energetica, che consentiranno di ridurre notevolmente i tempi di ricarica.

I MOTORI

Nel frattempo, però, la gamma si basa su blocchi elettrificati. In Italia, il modello base sarà la G 500, che sostituisce il V8 con un sei cilindri in linea da 3,0 litri biturbo. Quest’ultimo è dotato di un alternatore di avviamento da 48 V e di una piccola batteria che contribuisce a ridurre il consumo di carburante. Vanta 449 CV e 560 Nm di coppia. Il sistema ibrido fornisce una spinta di 20 CV e 200 Nm di coppia in pochi metri. Questo modello sarà disponibile a partire da 168.500 euro, tasse escluse. Si tratta di 60.000 euro in più! Con emissioni di CO2 comprese tra 248 e 281 g/km e un peso a vuoto di 2.490 kg, questo fuoristrada è soggetto alla tassa massima. Verrà offerta anche una versione micro-ibrida diesel 450d da 367 CV, ma non in Italia.
Tuttavia, state tranquilli: la Classe 63 e il suo V8 biturbo da 585 CV e 850 Nm sono ancora lì. Inoltre, beneficia di una leggera ibridazione a 48V con un incremento di 20 CV e una coppia supplementare di 200 Nm. Ciò le consente di accelerare da 0 a 100 km/h in 4,4 secondi (4,3 secondi con il Performance Pack AMG opzionale) e di raggiungere una velocità massima di 220 km/h (240 km/h opzionale). Come per la G 500, la trazione integrale è assicurata dal cambio automatico 9G-Tronic torque-converter.

Nuovo Land Rover Defender 2025: Top di gamma V8 Octa

La tanto attesa versione top del Land Rover Defender si chiamerà Octa, un nome che si riferisce alla forma ottaedrica di un diamante e che simboleggia la massima durata, lusso e rarità. In futuro, le versioni Octa appariranno in altri rappresentanti della linea di modelli Defender.

Il 2023 è stato l’anno di grandi cambiamenti per il marchio Land Rover: la direzione di Jaguar Land Rover ha deciso di dividerlo in tre marchi separati – Range Rover, Defender e Discovery, perché in questo modo l’attività sarà più efficiente. Il nome stesso di Jaguar Land Rover è stato ridotto a JLR alla luce di questa decisione e per la prima volta ha un proprio logo.

In futuro, sotto il marchio Defender saranno offerti diversi modelli, accomunati da uno stile angolare e da eccezionali capacità fuoristradistiche. In particolare, è già in corso lo sviluppo del modello junior Defender sulla piattaforma per veicoli elettrici EMA con architettura a 800 volt. L’ammiraglia resta l’attuale Defender “termica” della generazione L663, che però prevede versioni ibride.

IL SUCCESSO DEL DEFENDER

Il Land Rover Defender è attualmente il modello più venduto di JLR, con 110.367 unità vendute in tutto il mondo lo scorso anno, il 65,2% in più rispetto al 2022. Il successo è dovuto all’immagine brutale, all’elevata capacità di attraversamento dei terreni e alla regolare comparsa di nuove versioni.

La versione Defender Octa sarà il top di gamma e il più costoso: secondo la rivista britannica Autocar, il SUV “diamante” costerà circa 200.000 sterline (252.000 dollari al cambio attuale). Il logo della Octa, sotto forma di diamante ottaedrico che simboleggia un quadrato inscritto in un cerchio, caratterizzerà la carrozzeria e gli interni. Le finiture, sia all’esterno che all’interno, saranno estremamente raffinate: nei teaser, ad esempio, si illuminano le lettere volumetriche Defender in fibra di carbonio forgiata.

Il nuovo Land Rover Defender Octa sarà anche il più tecnicamente sofisticato della gamma: per esso viene dichiarata la possibilità di regolare in sei direzioni le sospensioni 6D Dynamics, i freni ad alte prestazioni Brembo (sulle pinze ci sarà anche il logo Octa) e, per la prima volta su Defender, – il motore biturbo a benzina BMW V8 da 4,4 litri con aggiunta mild-hybrid (starter-generatore).

In precedenza, le versioni più potenti del Defender erano alimentate dal vecchio V8 a compressore da 5,0 litri della serie AJ, che è già stato dismesso. Non si sa ancora quanto produrrà il V8 BMW sotto il cofano del Defender Octa, ma come riferimento diremo che sull’attuale Range Rover Sport SV produce 635 CV e 750 Nm. Le sospensioni 6D Dynamics senza stabilizzatori trasversali (sono sostituiti da cilindri idraulici), in sostanza, sono anch’esse mutuate dalla Range Rover Sport SV, ma riconfigurate con una maggiore enfasi sull’off-road. Il Defender Octa sarà inoltre equipaggiato con ruote particolarmente resistenti e pneumatici “dentati”.

Il nuovo Land Rover Defender Octa sarà completamente svelato quest’anno, la data esatta della prima non è stata ancora annunciata, al momento il SUV di punta è sottoposto a test di affinamento finale in diverse parti del mondo con condizioni climatiche estreme, così come sul leggendario Nürburgring North Loop – qui lucidano la maneggevolezza.