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Nuova Kia EV3 2025: Anteprima Rendering

La nuova Kia EV3 è pronta al debutto ufficiale.

KIA è sulla buona strada per mantenere la grande promessa fatta agli interessati durante l’anteprima del concept di quello che sarà il quinto modello della sua gamma di auto elettriche. Una delle scommesse più entusiasmanti che mira a stravolgere il mercato delle compatte a zero emissioni con un SUV puro e all’avanguardia.

La nuova KIA EV3 è stata sottoposta ai test più impegnativi sia in Germania che nel nord del continente. Questa fase ha completato il suo programma di sviluppo, quindi è giunto il momento di annunciare il suo debutto e KIA ha svelato un divertente teaser. Come si può vedere, il profilo della concept car è stato ampiamente rispettato, con montanti del parabrezza inclinati e un montante posteriore basso che sostiene un tetto flottante.

Il teaser lascia intravedere anche alcuni dei gruppi ottici posteriori che presenteranno una sezione verticale e saranno uniti da una sottile barra luminosa lungo il portellone, con una firma luminosa più distintiva nella parte anteriore, dove i fari riprodurranno lo stesso design di quelli posteriori. Con una lunghezza di poco superiore ai quattro metri, sarà un sostituto temporaneo della e-Soul – fino all’arrivo della confermata EV2 – e un sostituto della e-Niro nel medio termine.

IL CROSSOVER FIRMATO KIA

La nuova KIA EV3, che sarà presentata in Europa il 21 giugno, avrà un interno diverso da quello della Niro, con un grande schermo digitale che occuperà la plancia, nessun ingombrante tunnel di trasmissione e un esempio di sostenibilità, in quanto le finiture e i rivestimenti saranno realizzati con materiali ecologici, materiali riciclati e fibre naturali.

La KIA EV3 sarà la più piccola auto elettrica del conglomerato sudcoreano basata sulla piattaforma E-GMP, anche se, a differenza delle sue sorelle maggiori, sarà alimentata da una rete a 400V invece che dalla più potente a 800V, alimentando un motore elettrico di nuova generazione con potenza fino a 217 CV. Una soluzione che aumenterà di oltre venti minuti il tempo di ricarica delle sue batterie, portandolo all’80%, ma che in cambio sarà molto più economica di quelle citate, e questo nonostante il fatto che avrà fino a 500 chilometri di autonomia con una singola carica.

Betamotor: storia di una regina italiana in incognito

Giuseppe Bianchi è un operoso e geniale tecnico che ripara e vende biciclette, a Firenze: un poco come il suo omonimo Edoardo di Milano, il futuro “re” della bici. Gli inizi sono simili, e chissà se i due si siano mai conosciuti.

Questa è la storia di un Marchio storico di moto: e detto così, potrebbe apparire come una delle decine di storie che l’industria italiana ha saputo regalare al mondo.

Ma è un Marchio motociclistico italiano la cui storia che sta per compiere – a partire dalle prime origini familiari – 120 anni: e già da qui la rosa delle protagoniste si riduce di parecchio.

Inoltre è un Marchio che ha origine – e da allora è rimasto – a Firenze, e davvero qui stiamo parlando di una vera eccezione rispetto alla serie di piccoli e grandi Costruttori radicati al Nord-Est.

E’ il 1904 e nasce la Società omonima “Bianchi Giuseppe – Firenze”; il primo dopoguerra per entrambi i Bianchi – anche Edoardo di Milano – è il momento della prima vera esplosione: dal Regio Esercito arrivano montagne di bici usate da ricondizionare e vendere; e contemporaneamente il pedale diventa il mezzo di trasporto di massa. 

Mentre l’Edoardo passa da Milano a Desio e diventa fornitore della Casa Reale, Giuseppe resta a Firenze ma chiama in Squadra il figlio Enzo diventato Ingegnere. 

Ovviamente il parallelo tra i due omonimi “Bianchi” si ferma qui: all’alba della seconda Guerra Mondiale la “Bianchi SpA” di Desio è un colosso industriale già impegnato su bici, motocicli, auto e persino aeronautica con le commesse della Isotta.

La piccola Officina e fabbrica fiorentina invece è ancora una impresa artigiana che Enzo, conosciuto un appassionato di moto come Arrigo Tosi, comincia a trasformare piano piano in uno Stabilimento industriale. 

Arrivano saldatrici e piegatubi, i torni e le presse per lavorare su telai più complessi e sulla meccanica: si continua con le bici ma nell’ottica in cui – dagli anni ’50 – si capisce che il nuovo fenomeno di massa è il motociclo. E che il “core” industriale va cambiato.

La marea di biciclette prodotte (ed invendute) vengono sostanzialmente motorizzate con il dispositivo italofrancese di Solex e Garelli: in particolare i motori retro inseribili del “Mosquito” danno vita alle Beta “Cervo” del 1946, mentre la “Cigno” del 1948 ha un profilo più evoluto grazie al telaio a doppia culla e gli elementi sospensivi molleggiati anziche’ rigidi. 

Nasce la “BETA” ed il mondo della moto se ne accorge subito!

La convergenza verso il mercato motociclistico porta Enzo Bianchi a separare l’officina di bici dalla nuova realtà “Bianchi Enzo Tosi Arrigo” (B.E.T.A.) del 1951.

La sovrabbondanza di motori che decine di Magazzini in Europa sono ben lieti di liquidare – dopo l’approvvigionamento bellico – rende in particolare la britannica “JAP” (fornitrice in Guerra anche dei minivelivoli da incursione della “RAF”) ideale per ogni architettura su ruote, e dunque con i “JAP” 125 la Bianchi crea la prima vera moto, la “Ital” del 1949. 

Appena nata, con le architetture a 2 Tempi la B.E.T.A. si dimostra da subito la “giapponese d’Italia”, e la sua crescita ed affermazione è davvero esplosiva: 

i motori “JAP” economici ma grezzi e pesanti vengono abbandonati; Enzo Bianchi contatta allora la neonata “Fabbrica Bolognese Motori” – FBM (fondata dal tecnico Vittorio Minarelli insieme al nipote di Alfonso Morini, Franco appena uscito dalla Ducati) e nasce l’accordo di fornitura: Minarelli e Morini producono di già su commessa i motori a marchio Guazzoni, e dunque forniscono alla BETA tre motori a 2 Tempi (un 175 cc. per la moto da iscrivere alla Gara “Milano-Taranto” del 1952, un 125 cc per la “Urano” ed un 160 cc. per la “Vulcano”) e nel corso di cinque anni FBM produce una intera famiglia di “mono” a 4 Tempi per ben quattro diversi modelli di moto stradali.

Siamo da poco oltre il 1960 e dopo 10 anni di vita la Gamma del Marchio fiorentino conta già sette ottimi modelli di moto stradali e da Competizione da 98 cc. fino a 200 cc. Quasi come un grande Costruttore, in un Paese che nel 1950 aveva prodotto 323.000 moto.

Ed arrivano durante gli anni Cinquanta i primi trofei dalle cronoscalate e nei “motogiro”; ma arriva anche – nel 1956 –una brutta doccia fredda: un dissidio tra Minarelli e Morini porta allo scioglimento della “FBM”. 

Vittorio Minarelli rimane a Via Ghisiliera a Bologna, Morini se ne va a Zola Predosa ma resta fornitore del duo Bianchi e Tosi. Nel frattempo la FBM era però cresciuta (e con lei anche i due geni della motoristica italiana generalista) soprattutto grazie alle commesse di BETA che in breve era diventato il maggior Cliente della fabbrica.

E per far fronte alla maggior richiesta commerciale, ai primi anni Sessanta Enzo Bianchi sposta la Sede industriale dalla storica via Bellariva ad Osmannoro.

Arriva la seconda “mazzata” per la B.E.T.A. dopo la chiusura della FBM: l’alluvione dell’Arno invade parte dei Capannoni e dei Magazzini, e si “porta via” un pezzo di nuova catena di montaggio e della logistica di una nuova Gamma di motori fatti in casa.

Dissidi, crisi, alluvione: Betamotor supera ostacoli, nella vita ed in Gara!

Nuovo trasferimento a Rignano sull’Arno e nuova denominazione per l’Azienda insieme alla trasformazione societaria: Betamotor Bianchi S.a.s diventa “Betamotor SpA”, con quasi 120 dipendenti ed un buon inizio di rete commerciale e di Service.

E’ il 28 Dicembre del 1970 e Beta a questo punto deve chiedersi “cosa fare da grande”. 

E’ il mercato a forzare le risposte che tuttavia derivano anche da un raro e prezioso senso della ragione e della misura, oltre che da una sana lungimiranza: doti rare in quel periodo tra i Marchi di moto nazionali.

L’Europa è nel bel mezzo di una offensiva commerciale da parte dei Costruttori giapponesi, che hanno azzerato la presenza britannica e cominciano a premere sul mercato nazionale: la debole murata svolta da super dazi e da listini importanti non può bastare. Nel contempo l’Europa motociclistica ha trovato una nuova primavera nel fuoristrada: le Gare di Regolarità come la “Six Days” e l’italiana “Valli bergamasche” richiamano un fiume di appassionati e potenziali Clienti

Ed a differenza del Motocross, categoria a sua volta di grande richiamo pubblico, brillano per la rarefatta presenza dei quattro Marchi nipponici; motivo collaterale, insieme alla differenziazione in Classi particolarmente favorevole alle piccole cilindrate, che ha riportato sui campi di Gara i Costruttori tedeschi. 

Ma l’Offroad offre anche una Categoria apparentemente di nicchia che tuttavia, anche grazie alla presenza mediatica della TV, estende il suo fascino oltre i vecchi confini montani e boschivi. E’ il Trial, il nuovo Sport popolare. E Rignano sull’Arno, lo Stabilimento, si dota di una Pista di prova in fuoristrada. Tutto questo nell’azione di un solo giovane Marchio, la Betamotor. Sembra di raccontare le imprese di un roccioso marchio tedesco o spagnolo, ma siamo vicino a Firenze.

La “Enduro 125” del 1972 inaugura questo nuovo filone di Betamotor: completamente “Homemade” si offre al mercato stradale “Premium” degli adolescenti in vena di “Academy” per le Gare. In effetti Beta prende spunto proprio dalla “Guazzoni” nel un filone di “Speciali Targate” che sarà poi seguito da Ancillotti, Testi, Gori, Fantic sulle versioni fuoristrada. Ma la “Enduro 125” non è per tutti: 18 Cv per una ottavo di litro oltre mezzo secolo fa, sono roba da Competizione.

La Gamma da Cross “CR” nelle classi 125 e 250 inizia nel 1973 e debutta in una Stagione intera di Mondiale; la “CR 500” invece arriva al Mondiale nel 1976 ma Betamotor in questo rappresenta la prima moto italiana di sempre a partecipare alla Classe Regina del Motocross. 

Tra i nomi celebri del Cross ci sono Michele Rinaldi che muove i suoi primi passi agonistici con la CR 125 nel 1976; ma anche un vero idolo come Jim Pomeroy ed altri grandi del passato come Gilbert De Roover, Ivano Bessone e Jeremy Van Horebeek.

Jim Pomeroy è tra loro la storia iconica di Betamotor

Mondiale Cross Classe 500 cc.: Italo Forni (Gruppo Sportivo Fiamme Oro) e Jim fanno parte del Team BETA. 

Pomeroy arrivato dal Campionato AMA è il primo americano a vincere una Gara Iridata, nella Classe 250 con la Bultaco. E lo fa alla prima sua Gara mondiale.

Ma nel 1979 la Bultaco entra in crisi aziendale e ritira la sua partecipazione dalle Gare: a questo punto Jim accetta la sfida offerta dalla chiamata di Firenze, e diventa ufficiale Beta. Una delle tante storie magiche di questo marchio.

Ovviamente la capacità manifatturiera di Betamotor, la fantasia e la qualità dei mezzi estende la serie “CR” al mondo della Regolarità: poche modifiche essenziali e nascono le “GS”…….Già, proprio questa sigla.

Di fatto le prime europee da Enduro dedicate nascono a Firenze, non a Monaco di Baviera. E la “GS 250” del 1974 – che partecipa al Six Days ed al Valli Bergamasche – è la prima moto tutta italiana a partecipare alla Regolarità Internazionale sopra i 175 cc.

Betamotor approda al Trial: pagine di leggenda e passione

Al Cross ed alla Regolarità si aggiunge appunto la specialità del Trial dalla fine degli anni Ottanta; ma occorre generare liquidità supplementare con un occhio verso il mercato stradale. I “Cinquantini” sono una via facilmente percorribile per acquisire i giovanissimi, ed ecco che verso la fine degli anni Settanta Betamotor lancia i suoi primi cicolomotori: “Mio” ed “M5 Speciale”. Tuttavia è la categoria “Trial” che lancia una nuova immagine globale del Marchio. Chi crede che sia stato facile e “comodo” presidiare settori sportivi di nicchia ovviamente cade in errore: La ristretta serie di Costruttori dedicata al Trial non deriva dal disinteresse quanto dalla capacità di esserci in base agli Skills. 

Betamotor azzecca da subito sia il prodotto, sia l’Organizzazione Sportiva sia la piattaforma di sviluppo con modelli, versioni ed aggiornamenti spesso in grado di “scompaginare” la concorrenza. 

Presenziare settori specialistici permette alla Casa di raffinare il repertorio dei suoi fornitori, di definire un “Branding” qualificato e differenziato, ed infine di sviluppare Know How; senza dimenticare che l’attività sportiva fa da banco di prova per la produzione di serie, ed infatti le “Betamotor” stradali sono da sempre rinomate per qualità e dotazione tecnica. 

Ovviamente “chi vince la Domenica ha tanta pubblicità”, diceva Enzo Ferrari: le “BETA” vincenti nel Trial sono spot gratuiti rilanciati da Riviste e programmi TV di approfondimento e diffondono l’immagine vincente e prestigiosa di un Marchio europeo e nazionale in mezzo alla marea di trofei e vittorie delle Case giapponesi. 

Ed infatti grazie al Palmares, alla qualità ed alla immagine di prodotto “Made in Italy” la produzione che parte da Firenze finisce per oltre i due terzi all’estero, permettendo alla Betamotor di superare la crisi commerciale che da metà anni Ottanta ha colpito le Industrie nazionali, e di superare la crisi di immagine e di svalutazione che dagli anni Novanta ha colpito tutto il Paese.

Con un centinaio di Titoli vinti in diverse Nazioni ed una buona ventina di Titoli Iridati il palmares della Betamotor ne fa una eccellenza nazionale ed una delle Case italiane più titolate al Mondo. 

Sembra strano pensare che possa essere costantemente fuori dal “radar” della comunicazione “di massa”. Ma nel Trial questa Azienda è considerata a ragione uno dei Marchi “sacri” di settore, con nomi leggendari quali quelli dei pluricampioni Jordi Tarres e Dougie Lampkin sullo sfondo.

Ossa, Scorpa, Montesa, e poi Gas-Gas: il blocco della concorrenza spagnola, oltre a quella casalinga di Fantic Motor e per un po’ anche di Aprilia. Eppure Betamotor rimane la Regina tricolore della specialità trial ed una delle più titolate in assoluto.

Rimangono celebri le Serie “TR” che partono dalla “240” del 1983 (2T da 125 e 200 cc.) e proseguono con le “32”, “33”,”34” e “35” fino ai 260 cc. della fine del decennio ’80.

Ma sono da menzione anche le serie “Zero” con il telaio che funge da serbatoio, ed altre chicche sintomo della continua ricerca dell’eccellenza. 

Ed arriviamo ai tempi “recenti” con la Gamma “Rev” ed oggi con le “EVO” Trial.

Ovviamente la produzione di serie non viene trascurata: la Gamma entry level degli Scooter accompagna la nuova linea delle “crossover” ante litteram. 

Il futuro ha radici più solide, quando rispetta il suo passato

Arrivano le “Euro” e Jonatan, medie cilindrate a metà stradale e Custom; poi nasce la serie “Alp”, modelli che mettono insieme la snellezza di una Trial con la flessibilità di una Enduro. Senza saperlo – forse – Betamotor crea un nuovo segmento di mercato.

E con un nuovo impegno si inaugura il centenario di BETA. Nel 2004 si apre il nuovo capitolo per il settore off-road: le Partnership tecniche con Suzuki e KTM non tolgono spazio alla produzione casalinga di motori per il Trial.

Ma i motori 4 Tempi KTM sono il supporto più adatto per il ritorno all’Enduro e per ricominciare da vincente, proseguendo con la gamma propria di 4 Tempi dal 2009 e di 2 Tempi dal 2012.

Ripercorrere la Betamotor oggi e rimarcarne il carattere vincente è esercizio persino facile, dato che ormai è un Marchio specializzato ed apprezzato in tutto il mondo: rimanendo tuttavia un Costruttore di Target specifici nello Sport e nel mercato stradale, Beta non ha bisogno di percussione mediatica o di pubblicità. 

Il suo mercato è solido ed in crescita, la salute del Marchio è ottima e la guida familiare storica dei Bianchi è mantenuta con l’ingresso progressivo delle nuove generazioni.

Ricordare cosa è stata Betamotor fino a ieri invece è un atto dovuto: i Costruttori europei che in un quarto di secolo tra il 1975 ed il 2000 potevano iscriversi in un Albo d’Oro motociclistico iridato si contavano sulle dita di tre mani; quelle che arrivavano a vincere “Classiche” o Titoli Stagionali rimanevano su una mano e mezza. 

Ma provate a contare le Case europee – ed esclusi i tedeschi – che dal 1975 ad oggi hanno vinto più di cinque titoli Mondiali in Off-road “esteso (Motocross, Regolarità/Enduro, Trial). Ecco, tra queste pochissime rimaste in elenco c’è la Betamotor, ancora fortissima, attiva ed appassionata.

E dunque c’è l’Italia; che nel frattempo, purtroppo, è cambiata. E non in meglio: siamo lontani secoli da quel milione e mezzo (record storico) di volume produttivo a fine anni Ottanta. Ma Betamotor resiste. E resta italiana. 

Buon centoventesimo compleanno, da quella gloriosa officinetta “Giuseppe Bianchi-Firenze” ad oggi. 120 anni, 100% Made in Italy, e fatta della stessa materia di cui sono fatti i bei sogni.

Complimenti, Betamotor.

Riccardo Bellumori

Mercedes Classe C 300de: Focus Tech [VIDEO]

L’ultima generazione della Mercedes Classe C è un concentrato di tecnologie.

Ecco svelati, direttamente dalla prova su strada, tutti i segreti della berlina premium.

Nuova Mini Aceman 2025: Dati Tecnici e Foto

L’atteso successore della MINI Clubman è ora ufficialmente la terza MINI elettrica del marchio di Oxford. La tenuta dismessa è stata trasformata in un piccolo SUV che prende il posto della prima generazione della matura Countryman. La nuova MINI Aceman 2025 è un’opzione interessante per le famiglie che si impegnano a rispettare le emissioni zero nella vita di tutti i giorni e poco più.

La nuova MINI Aceman è stata presentata al Salone dell’Automobile di Pechino, con un design attraente come quello della sorella maggiore. I suoi fari hanno una forma più angolare rispetto a quelli della nuova Cooper, con un segmento orizzontale che separa i Full LED di serie – che possono variare la loro firma luminosa – e un pannello che racchiude completamente lo spazio della griglia nei diversi livelli di allestimento. Il cofano è più piatto e offre una vista frontale più robusta.

MINI Aceman – posteriore
È stata presentata la nuova MINI Aceman.
La MINI Aceman è un B-SUV elettrico adatto alle famiglie.
La Aceman ha una silhouette molto familiare e, allo stesso tempo, dimensioni molto compatte. MINI ha aderito al consueto canone di design dei suoi modelli, con spalle pronunciate e un’ampia superficie vetrata che, tra i finestrini posteriori del montante C e il lunotto, forma un insieme più avvolgente. I passaruota presentano i tipici parafanghi dei SUV in plastica grigio scuro, con cerchi in lega da 17 a 19 pollici.

Dimensioni della MINI Aceman

Lunghezza 4.079 mm
Larghezza 1.754 mm
Altezza 1.514 mm
Passo 2.606 mm
Volume del bagagliaio 300 – 1.005 l
Cifre e volumi confermati ufficialmente della nuova MINI Aceman 2025

Le maniglie delle porte a sono a filo dei pannelli per ridurre la resistenza aerodinamica. Le luci posteriori sono alloggiate nelle spalle e presentano fino a tre firme luminose diverse e personalizzabili grazie alla sofisticata tecnologia Matrix LED.

La nuova MINI Aceman eredita lo stile minimalista che già prevale negli interni. Un touchscreen OLED da 240 millimetri al centro fornisce tutte le informazioni di guida e di infotainment, equipaggiato con la nona generazione del MINI Operating System. Le opzioni di connettività, le impostazioni multimediali o di climatizzazione possono essere gestite tramite il controllo vocale con intelligenza artificiale.

MINI offre una scelta di sette modalità di guida – “Go-Kart”, “Vivid”, “Core”, “Green”, “Timeless”, “Balance” e “Trail” – tutte collegate all’illuminazione ambientale che inonda l’abitacolo, più una più personale che il guidatore può impostare a piacere. Il tunnel centrale presenta cinque pulsanti dedicati – freno di stazionamento, selettore delle marce, pulsante start/stop, cambio di modalità experience e controllo del volume – lasciando spazio a vani portaoggetti e a una stazione di ricarica wireless per smartphone.

MOTORI E DATI TECNICI

La nuova MINI Aceman beneficia della tecnologia più avanzata sviluppata da BMW, ereditando dai bavaresi sistemi come la chiave digitale, un avanzato Head-Up Display, l’assistente di parcheggio con telecamere e sensori, l’assistente di guida che aiuta a mantenere la traiettoria e a effettuare cambi di corsia. Dispone inoltre di funzioni intelligenti per abbassare o alzare i finestrini in determinati luoghi in cui lo facciamo spesso. Ad esempio, per aprire la porta del garage o per tenere lontani i cattivi odori.

La nuova MINI Aceman sarà disponibile in due versioni con un unico motore elettrico sull’asse anteriore. La versione base Aceman E sviluppa una potenza massima di 135 kW, mentre la versione più sportiva SE sale a 218 CV. Le due versioni saranno dotate di batterie agli ioni di litio di diversa capacità, la versione base con 42,5 kWh lordi e 40 kWh netti utilizzabili, e la seconda con 54,6 kWh e 49 kWh, rispettivamente, con le seguenti caratteristiche.

Nuova Lamborghini Urus SE 2024: il Restyling PHEV

La nuova Lamborghini Urus SE è destinata a guidare l’ambizioso processo di elettrificazione intrapreso dall’azienda. Come vedremo in questo articolo, vanta prestazioni ed efficienza. Diamo un’occhiata più da vicino.

Il design della nuova Lamborghini Urus SE
Basta un rapido sguardo alle immagini che illustrano questo articolo per scoprire le caratteristiche distintive della Urus SE e, soprattutto, come si differenzia da una Lamborghini Urus con motorizzazione tradizionale. N

ella parte anteriore spicca il nuovo cofano con il suo design fluttuante. Anche i gruppi ottici, dotati di tecnologia Matrix LED, sono nuovi. Introducono una firma luminosa completamente nuova. Il paraurti anteriore e la griglia frontale sono stati ridisegnati.

L’efficienza aerodinamica è stata migliorata grazie a nuove prese d’aria nel sottoscocca e a condotti dell’aria rivisti. Nella parte posteriore si trova un portellone completamente ridisegnato. Degni di nota sono anche i gruppi ottici posteriori con luci a forma di Y. Inoltre, è presente un nuovo diffusore.

In termini di personalizzazione, la nuova Lamborghini Urus SE è ben servita. La gamma di motorizzazioni per la carrozzeria è stata estesa a più di 100 opzioni di colore. Ci sono nuovi colori esclusivi di lancio come Arancio Egon Orange e Bianco Sapphirus White. Numerose anche le opzioni di personalizzazione dell’abitacolo e, se non bastasse, si può sempre optare per il programma Ad Personam per creare una Urus SE completamente unica.

GLI INTERNI

A parte gli esterni, entrando nella nuova Urus SE si viene subito avvolti dall’atmosfera calda e confortevole che associamo ai modelli Lamborghini. L’ambiente è quello di un’auto sportiva di lusso. La Lamborghini ha aggiornato l’abitacolo per adeguarlo alla sua nuova filosofia di design.

Il “centro nevralgico” dell’abitacolo è un touchscreen da 12,3 pollici. Un componente chiave per il funzionamento del nuovo sistema di infotainment. È abbinato a un quadro strumenti digitale da 12,3 pollici. Il sistema multimediale, così come la strumentazione digitale, è stato adattato alla motorizzazione ibrida del veicolo. Include anche un sistema di telemetria specifico per il modello.

Al centro della console si trova il selettore “Tamburo”. Un comando utilizzato per selezionare le diverse modalità di guida. Alle sei modalità di guida della Lamborghini Urus si aggiungono quattro nuovi profili studiati appositamente per questa versione elettrificata. Si tratta delle modalità EV Drive, Hybrid, Performance e Recharge. A seconda della modalità selezionata, verrà data priorità alla guida 100% elettrica o, al contrario, alle prestazioni.
Al di là del design esterno e delle dotazioni tecnologiche, la cosa più importante è sotto il cofano. È logico che si tratti di un veicolo elettrificato e, più precisamente, di un ibrido plug-in. Lamborghini sottolinea che, grazie alla tecnologia PHEV, le prestazioni e la dinamica sono migliorate su tutte le superfici e in tutte le condizioni.

MOTORI E DATI TECNICI

Il motore combina un motore a benzina V8 biturbo da 4,0 litri con un motore elettrico. Il motore a combustione interna è stato riprogettato per adattarsi perfettamente al funzionamento del sistema di propulsione elettrico. Produce 620 CV e 800 Nm di coppia massima. Il motore elettrico eroga 141 kW (192 CV) e 483 Nm. La potenza totale è di 800 CV e 950 Nm di coppia massima.

La trazione è affidata a un cambio automatico a otto rapporti e a un sistema di trazione integrale. Può accelerare da 0 a 100 km/h in soli 3,4 secondi. Completa lo sprint da 0 a 200 km/h in 11,4 secondi e la velocità massima è di 312 km/h.

Un componente chiave del gruppo propulsore è la batteria agli ioni di litio da 25,7 kWh. Si trova sotto il pavimento del bagagliaio e sopra il differenziale posteriore a controllo elettronico. Grazie a questa batteria, la nuova Urus SE può guidare in modalità 100% elettrica. In particolare, dichiara un’autonomia elettrica di oltre 60 chilometri secondo il ciclo WLTP.

Un’altra novità della gamma Lamborghini Urus con questa versione ibrida plug-in è il nuovo sistema di torque vectoring longitudinale, con frizione multidisco elettroidraulica, che distribuisce la coppia del motore in modo continuo e variabile tra l’asse anteriore e quello posteriore.

Nuovo Kia Tasman 2025: il Pick-up in Anteprima

Il nuovo Kia Tasman appare un una serie di immaginiin anteprima. Chiamato così in onore della “bellezza aspra e dello spirito pionieristico” della Tasmania, l’isola all’estremità meridionale dell’Australia, il pick-up che vedete qui indossa un rivestimento mimetico ispirato all’Australia.

Sviluppato in collaborazione con il famoso artista Richard Boyd-Dunlop, originario dell’Australia e della Nuova Zelanda, il rivestimento – che ha come tema “The Path Never Taken” (Il sentiero mai battuto) – raffigura un viaggio di ispirazione incontrato guidando lungo la costa e nell’outback. L’opera si ispira alle avventure dell’artista che ha fatto l’autostop sul retro in tutta l’Australia.

Conosciuto per il suo stile artistico unico e per la sua capacità di fondere diversi media per creare collaborazioni visivamente audaci e potenti, Boyd-Dunlop cattura elementi di terra e di mare con il Tasman camo wrap. La finitura combina le “tonalità infuocate dell’outback con gli imponenti blu che rendono omaggio all’influente cultura australiana del surf”.


“Il nostro pick-up Tasman incarna l’impegno di Kia per il design e l’innovazione, nonché il suo spirito di avventura. L’artista Richard Boyd-Dunlop ha realizzato un esclusivo disegno mimetico, con il supporto del team di design Kia, che raffigura un viaggio e riflette l’essenza dell’avventura che è unica per il Tasman”, ha dichiarato Karim Habib, vicepresidente esecutivo e responsabile di Kia Global Design.

Kia ha confermato che il debutto del Tasman è previsto per il 2025 e che la strategia di lancio del pick-up di segmento C sarà graduale a livello globale, includendo mercati chiave come Corea del Sud, Australia, Africa e Medio Oriente. Dall’elenco dei mercati nominati è assente l’ASEAN, il cui membro, la Thailandia, è uno dei mercati più importanti al mondo per i pick-up da una tonnellata.

“Oltre a svolgere senza problemi il ruolo di pick-up orientato al lavoro, il Tasman è progettato per soddisfare le diverse esigenze personali dei clienti. Adatto a uno stile di vita esigente, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, il versatile pick-up di Kia è in grado di supportare anche le attività ricreative più estreme”, afferma Kia.

MOTORI E DATI TECNICI

Non sono stati resi noti i dettagli tecnici, ma Kia dispone già degli elementi di base per un pick-up strutturato, non ultimo il turbodiesel da 2,2 litri utilizzato da tempo in modelli come il SUV Sorento e la monovolume Carnival. Nella sua ultima versione, il motore R produce 202 CV e 440 Nm di coppia, che sono competitivi ma non ai vertici della categoria nel segmento dei camion da una tonnellata.

Kia ha anche accesso a un motore ibrido plug-in, che abbina un quattro cilindri turbo da 1,6 litri a un motore elettrico da 90 CV, che nella Sorento sviluppa una potenza totale di 264 CV e un’autonomia completamente elettrica di 51 km grazie a una batteria da 13,8 kWh.

Il nuovo Kia Tasman non è certo una elaborazione della Hyundai Santa Cruz. Inoltre, a differenza del camion compatto Hyundai, che è destinato solo al Nord America, il pick-up di Kia è un prodotto globale e ciò significa che il Tasman deve essere robusto e resistente.

BYD Seagull arriva in Europa: sfida Dacia Spring

La BYD Seagull è pronta ad arrivare in Euroa per dettare legge nel segmento delle auto elettriche low cost.

Negli ultimi tempi la gamma di auto utilitarie si è ridotta. I marchi sono consapevoli della necessità di ampliare l’offerta di auto elettriche, soprattutto in questi segmenti dove il margine di profitto è inferiore rispetto ad altri segmenti più elevati, il che rende i prezzi di vendita troppo elevati. Ma la realtà è chiara: la concorrenza è feroce e le possibilità di conquistare i clienti si riducono.

Renault e Stellantis sono i marchi che stanno puntando maggiormente su queste piccole auto elettriche, anche la potente Volkswagen – e i suoi marchi associati – entreranno in gioco tra un anno e mezzo, praticamente in contemporanea con gli asiatici di Build Your Dreams. Se fino a qualche settimana fa il responsabile di BYD in Europa escludeva l’arrivo di un’auto elettrica da 20.000 euro, in realtà Sun Yi stava buttando la palla fuori dalla finestra, perché la decisione era più che presa.

La nuova Renault 5 E-Tech Electric sarà uno dei maggiori nemici di BYD Seagull in Europa.

BYD mette ancora più pressione alle auto elettriche con il Seagull
La BYD Seagull arriverà a metà del 2025. Lo ha confermato Stella Li, vicepresidente esecutivo del marchio, che ha sottolineato come “sia essenziale per gli obiettivi che il produttore si è prefissato di conquistare maggiori quote di mercato nel continente europeo, raggiungendo il dieci per cento nel 2030”. Per farlo, ovviamente, è necessario un modello che generi un volume di vendite molto elevato, in cui il prezzo e l’autonomia saranno fondamentali perché i clienti la considerino un’alternativa.

L’AUTO ELETTRICA PER TUTTI

Secondo Li, il modello più piccolo di BYD sarà in vendita nella seconda metà del 2025, quindi il produttore ha il tempo di migliorare l’autonomia, che in Cina è di 405 chilometri, ma in Europa è notevolmente ridotta a circa 325 chilometri. Abbastanza per un modello lungo appena 3,7 metri e con una potenza massima del motore di 75 CV. Poiché la batteria non può essere ampliata, dato il passo disponibile, BYD cercherà di ridurre il consumo di energia.

La BYD Seagull dovrà affrontare una serie di rivali, dalla nuova Renault 5 alla Volkswagen ID.2 o alla CUPRA Raval, ma una spiccherà su tutte: la nuova Dacia Spring che il marchio rumeno sta già preparando e il cui prezzo senza sovvenzioni promette di essere molto più basso di 20.000 euro. La BYD Seagull sarà un’importante sfida per i marchi europei, ancora più difficile se il suo prezzo finale di vendita sarà inferiore a questa barriera, e non è affatto da escludere.

Nuova Opel Grandland 2025: Anteprima

La nuova Opel Grandland 2024 ha fatto il suo debutto. La seconda generazione di Grandland irrompe sulla scena con l’obiettivo di accelerare l’ambizioso processo di elettrificazione intrapreso dalla Casa di Rüsselsheim.

Ha un nuovo design esterno, un nuovo equipaggiamento tecnologico, una nuova meccanica e una nuova piattaforma. È un veicolo completamente nuovo, destinato a svolgere un ruolo di primo piano nella nuova era in cui Opel sta entrando. La nuova Grandland diventa “l’ammiraglia elettrica” della casa automobilistica tedesca. Tuttavia, come vedremo nel corso di questo articolo, non sarà disponibile solo in versione elettrica.
Le immagini che illustrano questo articolo ci permettono di scoprire a colpo d’occhio come è cambiata la Grandland. Il modello si basa sul nuovo linguaggio di design Opel chiamato “Compass”. Una filosofia di design presentata in anteprima nel modello concept Opel Experimental.

IL DESIGN

Il frontale sfoggia nuovi fari Intelli-Lux Pixel Matrix HD. I fari sono abbinati al logo Opel Blitz illuminato. Entrambi gli elementi, insieme alla griglia, formano il nuovo 3D Vizor. Il sottoscocca è protetto da paraurti in plastica. Inoltre, sono montati cerchi in lega fino a 20 pollici.

Per concludere il nostro tour degli esterni, nella parte posteriore della nuova Opel Grandland troviamo una firma luminosa distintiva. Per la prima volta è stato integrato il marchio “OPEL” illuminato come parte della firma, che fa il suo debutto su un veicolo di serie.
A parte gli esterni, entrando nella nuova Grandland si viene subito avvolti da un’atmosfera calda e confortevole. È chiaro che si tratta di un’auto digitale e connessa. Il “centro nevralgico” dell’abitacolo è un touchscreen da 16 pollici. Un componente chiave per il funzionamento del nuovo sistema di infotainment. È abbinato a un quadro strumenti digitale e a un head-up display.
Il conducente ha la possibilità di attivare manualmente o automaticamente la modalità Pure Mode. Una modalità che riduce il contenuto informativo del quadro strumenti, dell’HUD e del display centrale. Un’opzione perfetta quando si guida di notte o sotto la pioggia, perché il conducente ha meno distrazioni. Inoltre, a differenza dei tempi odierni, il nuovo Grandland mantiene i comandi fisici per il controllo del clima.
I sedili sono ergonomici e certificati AGR (Aktion Gesunder Rücken). Inoltre, introducono una nuova funzione di comfort di prossimità: i rinforzi elettrici. Una funzione che migliora la regolazione del comfort laterale.

Questi sedili sono dotati anche di ventilazione e massaggio per il conducente. I passeggeri posteriori godono di 20 mm di spazio in più per le gambe rispetto al modello precedente.

TANTA TECNOLOGIA

L’elenco dei sistemi di assistenza alla guida è ampio e variegato.

La nuova Opel Grandland è all’avanguardia sotto questo aspetto. Tra gli altri sistemi di assistenza, dispone di cruise control automatico con funzione Stop&Go, riconoscimento esteso della segnaletica stradale, adattamento intelligente della velocità, sistema di frenata d’emergenza con rilevamento delle collisioni e assistente al cambio di corsia semiautomatico.
Opel ha presentato la nuova generazione di Grandland in versione 100% elettrica. Tuttavia, come vedremo più avanti, questo non significa che la Grandland ibrida scomparirà dalla gamma. Sviluppata sulla piattaforma STLA Medium di Stellantis, la nuova Grandland è in grado di impegnarsi senza compromessi per la mobilità sostenibile.

La muova Opel Grandland Electric vanta prestazioni di tutto rispetto.
Sostenuto da una piattaforma multi-energia, il Grandland debutta con una variante elettrica. È dotato di un’avanzata tecnologia di propulsione elettrica di Stellantis. Dotato di una nuova batteria piatta agli ioni di litio con capacità fino a 98 kWh, il nuovo Grandland Electric vanta un’autonomia di circa 700 chilometri secondo il ciclo WLTP. È inoltre dotato di una pompa di calore per massimizzare l’efficienza.
Per quanto riguarda i tempi di ricarica, Opel fa notare che presso una stazione di ricarica rapida pubblica sono necessari circa 26 minuti per completare il processo di ricarica all’80%.
La nuova generazione di Opel Grandland non punterà tutto sull’elettrificazione al massimo livello. Opel continuerà a offrire alternative con motore a combustione interna (benzina). Tuttavia, tutti gli altri propulsori saranno più o meno elettrificati. Opel non è scesa nei dettagli, ma ha confermato che ai clienti che preferiscono altre tecnologie di propulsione saranno offerte versioni ibride plug-in a 48 volt (PHEV) e ibride leggere a 48 volt (MHEV).
Data di lancio e prezzi della nuova Opel Grandland 2024
Quando arriverà sul mercato? Se tutto va secondo i piani, il nuovo Grandland 2024 sarà sul mercato nel 2024.