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Senza Carbon Credits l’auto elettrica è screditata?

Per capire tutto questo Post senza leggerlo basterebbe fermarsi ad un dato che tutti potete trovare sul Web: l’importanza finanziaria della rivoluzione elettrica è nell’aver ribaltato il classico paradigma “popolare”: prima del 2008 la finanza si arricchiva “vendendo fumo”.
Dopo il “Crack Lehman” la finanza si è tenuta in piedi con …….i “Mangiafumo”. E uno dei prodotti più celebri del nuovo mondo post 2008, Elon Musk, è stato da allora un simbolo ma anche un Player protagonista.
Tra il 2016 ed il 2018 la “Tesla” ha incassato poco più di UN miliardo di Dollari semplicemente vendendo “Carbon Credits”, e nel 2023 ha dichiarato un guadagno di 1,79 miliardi di Dollari.
Ma questo perché? Semplicemente perché il valore dei Crediti di CO2 deriva da un combinato disposto legislativo e sanzionatorio. Così come un po’ tutto il complesso del valore attribuito al settore “BEV” e “PHEV”: un mezzo elettrico o Ibrido fino a ieri valeva soprattutto per l’effetto normativo proibitivo verso il mondo endotermico, in base al quale un Costruttore sapeva di avere un futuro solo producendo Elettrico ed Ibrido.
Detto in parole povere, è un poco come il concetto del negozio di ombrelli: valgono solo se, quando e finchè piove.


Il “mercato” dei Certificati Verdi nasce nel 2005, ma davvero in pochi ne conoscevano l’esistenza e quello che avrebbero rappresentato dal 2009 in poi, quando appunto Elon Musk è diventato non solo il simbolo internazionale dell’auto elettrica “Premium” ma anche il riferimento imprenditoriale della Finanza innovativa basata appunto sull’avvento di nuovi strumento speculativi.
E la ulteriore stretta della UE del primo Gennaio 2020 (passata in cavalleria causa Covid-19, guarda caso) basata sulla ulteriore riduzione del valore complessivo di CO2 sommata dalla Gamma prodotta ha generato una nuova linea di crediti erogati da Tesla insieme tuttavia ad una prima serie di mezzi “BEV” e “PHEV” prodotti in proprio o in sinergia dai Costruttori. Il sistema europeo, quello statunitense e quello cinese dei Certificati Verdi si basa più o meno su medesimi principi operativi, quello che manca universalmente tra i diversi mercati è un sistema di unificazione e comparazione dei diversi Certificati al fine di avviare un possibile scambio globale.
Condizione come sapete che si è resa praticamente meno necessaria dentro la UE dopo Aprile 2023: la stessa Unione Europea ha deciso un graduale tasso di riduzione della intermediazione possibile di Certificati Verdi, definendo un sistema di sanzioni e dazi ambientali a carico dei Produttori più inquinanti lungo – badate bene – tutto l’arco della filiera produttiva integrata.
In parole povere ai Certificati Verdi si sostituirà un modello nuovo di sinergie e J.V. tra Imprese più o meno virtuose, ed un sistema che – a partire anche dal futuro Step Euro VII – vedrà anche il mondo della Componentistica obbligato a dimostrare il suo apporto.
Ma un occhio malizioso potrebbe voler vedere in questa correzione di rotta della UE una “pezza” alle tante piccole e grandi fesserie operate dalla Commissione in tema Automotive da diversi anni: la media aritmetica del rapporto tra “BEV/PHEV” e auto convenzionali nella Gamma di prodotto dei Costruttori destinata all’Europa è progressivamente cresciuta non perché è aumentata la produzione di BEV ma perché è crollata la produzione collaterale. Ma è chiaro che in un mondo extra UE che continua a chiedere mobilità, e di fronte a multe UE quasi anacronistiche la soluzione pragmatica dei Costruttori è stata il crollo del mercato e dei volumi produttivi del Vecchio Continente.
Tanto per fare un piccolo specchio comparativo, il modello cinese di intermediazione e scambio dei Certificati Verdi prevede più usualmente lo scambio tra Imprese in Joint Venture, affiliazione o raggruppamento tra loro, piuttosto che la compravendita tra Società tra loro indipendenti.
E’ stata FAW-Volkswagen una delle prime Società a comprare da Tesla, in territorio cinese, un buon livello di Certificati Verdi per corrispondere agli obbiettivi fissati dal Governo. Ma uno dei maggiori “spin” alla creazione di una gamma propria di auto “Green” sul mercato nasce anche dal progressivo aumento dei costi di un Certificato Verde: in Europa si era arrivati a superare i 5.000 Euro per ogni certificato, e secondo l’Agenzia Reuters la FAW Volkwagen avrebbe pagato nel 2021 i Certificati di Tesla ad un prezzo unitario balzato in alto del 20% in più rispetto al passato.
Vi interessa, per intanto, sapere quanto ha reso al Marchio “Zero Emission” per eccellenza (Tesla) tutto il meccanismo dei crediti di CO2? Dal 2009 al solo 2015, (i primi anni di “rullaggio” del sistema potenziato dalla esplosione del DieselGate) Tesla ha incassato quasi quattro miliardi di Dollari. Andate a vedere i risultati di altri Costruttori con il loro rendimento azionario/obbligazionario nello stesso periodo e comprenderete molte cose……..
Sarebbe facile dire oggi che questo sistema di intermediazione ha confuso le prestazioni finanziarie del Marchio rispetto alle dinamiche reali di CashFlow, operatività industriale e margini della vendita di auto.
Ma siccome è troppo facile, io lo dico. E per questo l’originaria Start Up americana Tesla, fondata nel 2003 da tre giovanotti di belle speranze alla ricerca nel mondo di piccole vetturette per il Car Sharing (l’originario progetto di Tesla, per chi non lo sapeva….) diventa nelle mani di Elon Musk una scacchiera industriale ben congegnata.
Uno dei maggiori Clienti Tesla infatti non si trova tra Automobilisti e Flotte, ma è un Costruttore: FCA chiuse nel 2019 un accordo di acquisto di 1,8 miliardi di Euro in Carbon Credits (secondo il Financial Times),

“Carbon Credits” e “Green Bond” in soccorso alla finanza malata

Se si fa mente locale al passato di una quindicina di anni fa ci si rende subito conto che Auto ecologica, Elon/Tesla, la guerra all’endotermico fino ad arrivare alla parodia di Greta, sono fenomeni scaturiti dalla crisi finanziaria del 2007. A sua volta silenziosamente capace di disinnescare una potenziale bomba di Credit Default nel mondo Auto, dove l’esposizione creditizia cresceva esponenzialmente di pari passo con i numeri di vendita di auto sul mercato occidentale. Il tutto mentre scoccava l’ora, per i Costruttori, di darsi un futuro nel nuovo mondo (Cina, Asia, India) sulla base di due semplici presupposti: con l’iperattività industriale in corso – dettata dalla domanda di auto nuove in Occidente – non sarebbe stato facile destinare risorse per rispondere alla futura domanda orientale. E con il livello di esposizione creditizia in corso aprire nuove linee di credito in un mercato in via di sviluppo sarebbe stato letale, perlomeno dal lato contabile se non materiale.
Questo porta a dire che il Crack Lehman sia stato un fenomeno costruito ad arte? Non saprei, ma mi limito ad una valutazione tecnica: il default accusato sui Mutui Subprime fu decimale rispetto a tutta la soglia di crediti critici del settore Automotive mondiale all’epoca; quindi sono io che mi chiedo che effetti avrebbe avuto un “Crack Captive Bank” di uno o più Costruttori invece che quello sul mercato immobiliare comunque garantito da una base ipotecaria solida.

L’eterna crisi green

Come tutti ricordiamo, la bolla Subprime ed il Crack Lehman del 2008 hanno avuto due effetti poco collegati tra di loro in ambito Automotive: da un lato il crollo di quotazioni e capitalizzazioni dei Gruppi “Classici” con il rischio bancarotta per le “Big Three” di Detroit; e dall’altra l’esplosione tecnica, commerciale ma anche finanziaria del fenomeno “Tesla”, portatrice in se di nuovi valori non solo etici ma anche di investimento: tecnologie “Green”, sistemi di ricarica, infrastrutture, Know How, crescita di valore del Brand.
Improvvisamente anche la finanza “Green” e’ diventata più interessante della classica: e soprattutto, si è assortita di tutta una serie di strumenti di investimento il cui fine speculativo aveva alla base l’elemento etico della conversione ecologica (decarbonizzazione, R&D, vendita flotte ecologiche, etc….).
Questo potrebbe, senza complottismi o voli pindarici, far capire quanto di strumentale vi sia stato nella repentina adesione “pubblicitaria” di tanti Costruttori verso l’ecomobilità, data anche la fumosità – per quei tempi – di obbiettivi e di “Best Practices” del tutto ignote al Mass market automobilistico. Sorprende anche quanto gli indici finanziari di taluni Marchi derivino più dalla qualità e rinomanza del loro “Know How” che non dai volumi produttivi; ma soprattutto sorprende il volume di denaro indirizzato a decine di Start Up in Occidente ed in Asia, molte delle quali stanno letteralmente per fallire.Dal mondo degli “ABS” – definiti anche “Prestiti riconfezionati” – arrivano notizie controverse: da un lato, come detto, gli analisti sono suggestionati dal trend dei prezzi di nuovo ed usato; dall’altro i rendimenti degli “ABS” sono in crescita, segno che altrimenti questi strumenti non sono più interessanti.
Nel 2022 c’è stato un aumento nella vendita di ABS Automotive rispetto al 2021, ma questo avviene in una fase di forte negatività finanziaria per molti operatori del settore, e con un futuro molto incerto; di fatto solo l’aumento medio di Nuovo ed Usato sta sostenendo le attese: di certo le obbligazioni Asset Backed sono di gran lunga più apprezzate dei Corporate Bond emessi da diversi Marchi Costruttori, il cui Rating sta crollando progressivamente. Tuttavia l’aumento dei tassi finanziari e dei prestiti e l’aumento dei Clienti di rango “Subprime” stanno rinnovando il rischio di sofferenze.
Ovviamente, come ricordiamo, si sta parlando dell’area “Occidentale” (Europa, USA in particolare) senza toccare ambiti molto difficili come Asia e India.
Di una cosa potete stare certi: il “consumo” non sarà più finanziato, in Occidente, con soldi pubblici, ma con il circuito del risparmio privato. Al massimo i fondi pubblici potranno essere destinati a nuove infrastrutture collettive.
Quindi, se il mondo dei consumatori sceglierà di “finanziare” l’espansione del credito o la crescita di nuovi consumi, anche nel comparto Automotive, dovrà farlo di tasca propria. Questo, fintanto che questo sistema economico e soprattutto monetario globale rimarrà come è adesso.
Quello che è certo è che dopo la grande crisi finanziaria del 2008 i Rating assegnati agli ABS Automotive sono stati in larga parte migliorativi, e la percentuale di NPL sui crediti Auto si è generalmente mantenuta sotto il livello di guardia. Questo è un dato, così come lo è il fatto che obbligazioni di tipo “ABS” avvicinano spesso quote di investitori ai quali il reddito fisso da altro tipo di investimento può essere poco accessibile.
Dunque la quota di Finanza Verde non può più essere cancellata da un mondo finanziario che vede nel risparmio energetico, nel recupero di risorse e nel risanamento ambientale un elemento di profitto: è solo che l’Auto elettrica, di questo panorama virtuoso, non è più il fulcro ma un elemento complementare.

Le sfide del sistema globale

Superata l’emergenza vitale dopo il 2008 e – per ora – tenuti a bada i rischi di bolle creditizie; tenuta sotto osservazione anche la iperdomanda commerciale in Occidente di Auto per poter supportare i consumi delle Nazioni emergenti, con la conseguente rivalutazione dell’Usato e dell’Aftersales; ed infine avviata una azione di Branding di ciascun nuovo o vecchio Raggruppamento industriale in tema “BEV”, è chiaro che l’emergenza porta sempre degli inconvenienti.
Le campagne di richiamo e le lamentele di tanti Consumatori su modelli Z.E. appena lanciati sul mercato ma difettosi; la esigenza di nuove localizzazioni produttive e di sinergie per risolvere questioni annose (autonomia Batterie, risorse minerarie e Know How industriale, Brevetti e Diritti) ha portato la sua discreta dose di criticità, ma pur sempre inferiori al prezzo da pagare a causa del ritardo ad entrare nel mondo BEV e per le sanzioni sui mercati.
Oggi, dopo ben quattro anni di moderazione industriale sulla Gamma endotermica, le proroghe “benedette” di BER e dello Step “Euro VII”, e la vendita a prezzi non indifferenti di auto classicamente endotermiche addizionate di sistema Ibrido (che di fatto ha allungato il ciclo industriale sia del motore endotermico che delle linee commerciali dei modelli), sembra che – finalmente – tutti i maggiori Gruppi siano pronti per l’elettrico.
Dove? In Cina, India e Sudafrica, ovviamente. Dove da sempre tutti coloro che hanno un poco di materia grigia in testa sanno che esistono gli unici Mass Market di BEV popolari nel breve periodo. In Occidente, come credo hanno capito tutti, il futuro è nel recupero e riqualificazione del “vecchio”: Ibrido, Motori endotermici con alimentazioni alternative, e trasformazione ed adeguamento dei vecchi motori. Si, con un po’ di BEV in mezzo per chi potrà permetterselo: ma senza strumenti finanziari di supporto e senza l’esigenza vitale, come potete leggere dalle cronache lo Zero Emission pare diventato un concetto per nostalgici.
Di una sola cosa siamo tutti consapevoli: il valore unitario dei futuri modelli BEV tenderà a scendere nel taglio medio, mentre nel target Premium i margini deriveranno da valore del Brand e dal valore aggiunto di accessori e servizi richiesti da una Clientela facoltosa. Al confronto la serie di servizi e produttività che nel target popolare può ancora garantire l’endotermico è di per sé elemento necessario e sufficiente a chiarire agli evangelizzati dell’EV che futuro avrà il settore, e dove, in Europa.
In attesa del famoso “Step di revisione “ del 2026 su “Fit for 55”, e soprattutto in preparazione del 2028 quando la BER e lo Step Euro “VII” partiranno incrociati e contemporanei per favorire e per penalizzare allo stesso tempo le importazioni dall’Asia. Così almeno la pensa uno come me, che non capisce nulla.

Nuovo Nissan Terrano 2025: Rendering da Dacia Duster

Il nuovo Nissan Terrano potrebbe arrivare presto sul mercato grazie ad una abile mossa di marketing.

La Dacia Duster mania continua a diffondersi a livello internazionale. Mentre per il mercato turco sfoggerà presto il marchio Renault, anche l’India potrebbe dare il benvenuto a questo SUV targato Nissan.
Da parte sua, Nissan, che lavora a stretto contatto con il gruppo Renault, potrebbe anche acquisire i servizi della Duster per il mercato indiano, come la casa giapponese ha già fatto in passato.

Il nome NissanTerrano non è nuovo per noi in Italia, dove questo modello è stato commercializzato negli anni ’80 e ’90.

A seconda del Paese in cui vengono vendute, non tutte le auto vengono percepite allo stesso modo dal pubblico. Ad esempio, mentre il mercato turco non si offende per la presenza di una Duster nel catalogo Renault, è difficile immaginare una Losange sulla calandra del SUV originale di Dacia alle nostre latitudini, dato il posizionamento low-cost del marchio rumeno.

In effetti, nella maggior parte dei Paesi emergenti, dove l’acquisto di un veicolo nuovo è ancora un lusso, sarebbe quasi di cattivo gusto distinguere i marchi generalisti da ipotetici brand low-cost. Da qui la legittimità dell’inserimento della Duster nel catalogo Renault accanto a Clio, Captur e Scenic, in molti Paesi del mondo, senza che nessuno si muova.

DACIA DUSTER PER TUTTE LE STAGIONI

Oltre a Renault, anche Nissan ha utilizzato la Dacia Duster in passato su alcuni mercati. In particolare in Russia, dove la prima generazione è stata commercializzata con il nome di Terrano fino al 2022. Il marchio giapponese intende farlo di nuovo nei prossimi mesi, questa volta capitalizzando il mercato indiano, attraverso la nuovissima generazione di Duster, che potrebbe essere accompagnata anche da una variante a 7 posti sotto le spoglie della futura Bigster, attesa in Italia a fine anno.

Al netto del bel rendering in copertina di Auto-moto.com non c’è alcuna possibilità che questo surrogato veda la luce in Italia, sotto i colori di Nissan.

Nuova Lada Niva 2025: sfida Dacia Duster

Negli ultimi anni, le informazioni sulla prossima generazione della Lada Niva sono apparse più volte. Una delle opzioni era un crossover costruito sulla piattaforma della nuova Dacia Duster.

La VAZ-2121 “Niva” è prodotta semza sosta dal 1977 a oggi. Nel corso degli anni, l’auto ha ricevuto molti aggiornamenti, la versione più recente può essere considerata Niva Bronto c nuovi interni. Tuttavia, da tempo tutti attendono un modello completamente nuovo, che era atteso proprio per quest’anno, ma a causa dell’interruzione della collaborazione con la società Renault, le prospettive della nuova Niva sono diventate piuttosto vaghe. Il che non ci impedisce di immaginare come potrebbe essere un nuovo crossover russo, realizzato sulla base della nuova generazione di Duster.

La nuova Dacia Duster ha  un look moderno con uno stile sfaccettato, che si adatta perfettamente anche al possibile successore della Lada Niva. Allo stesso tempo, il crossover raffigurato nei rendering ha ricevuto una serie di modifiche in linea con le caratteristiche del SUV domestico originale. La principale di esse, ovviamente, può essere definita le “sopracciglia” degli indicatori di direzione, situati sopra i blocchi dei fari principali. C’è anche una nuova griglia con barre trasversali convenzionalmente esagonali, realizzata nello stile dei nuovi crossover e delle versioni trasversali di Lada, e non c’è la cosiddetta X-face (secondo alcuni rapporti, l’azienda russa se ne libererà nel prossimo futuro).

Sulla fiancata è presente una tacca orizzontale che si estende dai fari ai fanali, mentre dietro i finestrini laterali posteriori è presente un elemento decorativo a forma di tre fessure, anch’esso riferito alla Niva originale. Per quanto riguarda la parte posteriore, l’elemento principale sono i nuovi fari di forma relativamente semplice, ispirati al design della Niva dei primi anni di produzione (le foto nella galleria in alto). Questi rendering dettagliati di Kolesa.ru ci permettono di dare uno sguardo in anteprima.

IL RITORNO DELLA NIVA

La Daica Duster di nuova generazione, che doveva servire da base per la futura Lada Niva, è passata dalla vecchia piattaforma B0 alla moderna CMF-B, su cui poggiano anche le ultime Dacia Logan, Sandero e Jogger.

La lunghezza del nuovo crossover è di 4343 mm, la larghezza di 1809 mm, l’altezza di 1656 mm e il passo di 2657 mm. L’altezza da terra della versione a trazione anteriore è di 209 mm, quella della versione a trazione integrale di 217 mm.

I cambiamenti più significativi nella gamma di motori possono essere considerati l’assenza di motori diesel nella nuova generazione. Per il resto, quello di base è un tre cilindri 1.0 TCe GPL (100 CV), che funziona a benzina e propano. C’è anche un mild hybrid con un turbo-turbo a benzina 1.2 TCe (130 CV) e un generatore di avviamento a 48 volt, e solo questa versione può essere a trazione integrale.

Al top della gamma c’è la Dacia Duster Hybrid 140 con un allestimento simile a quello dell’analoga station wagon Dacia Jogger: comprende un motore atmosferico 1.6 a quattro cilindri (94 CV), un motore elettrico (49 CV), un generatore di avviamento e una batteria da 1,2 kWh, per una potenza combinata di 140 CV.

Difficile sapere quando e se vedremo mai una nuova Lada Niva ma questi rendering fanno davvero ben sperare.

Nuova Cupra Leon 2024: il Restyling

Cupra rinnova le sue straordinarie Leon hatchback e Sportstourer, mentre l’azienda continua a incrementare la propria quota di mercato e ad ampliare il proprio portafoglio di modelli. Il nuovo look allinea la Leon con le vetture più recenti del marchio spagnolo – tra cui il prossimo SUV elettrico Tavascan – e crea un’ulteriore distinzione tra la Leon e la SEAT ancora in vendita.

Identificabile grazie ai nuovi fari a LED a matrice triangolare e al frontale a naso di squalo, l’aspetto della Cupra Leon è ulteriormente affilato. Come nel caso della Born hatchback completamente elettrica, il logo Cupra si sposta verso l’alto e si posiziona sul cofano al posto della griglia, mentre la parte inferiore del paraurti presenta ora una presa d’aria più ampia, che sottolinea le credenziali prestazionali dell’auto. I fari a LED a matrice comprendono tre triangoli illuminati all’interno di un’unità triangolare.

Cupra aggiunge due nuovi colori alla gamma: Century Bronze Matt e Enceladus Grey Matt. Queste due nuove tonalità si aggiungono ai colori Midnight Black, Fiord Blue, Magnetic Tech, Graphene Grey, Glacial White, Magnetic Tech Matt e Tiaga Grey. Entrambe le carrozzerie della Cupra Leon 2024, hatchback e station wagon, monteranno cerchi da 18 o 19 pollici, a seconda delle specifiche, per un totale di nove diversi stili di ruote. I miglioramenti al design della parte posteriore della vettura includono nuovi gruppi ottici che riprendono lo stile triangolare dei fari anteriori. Anche il logo Cupra sul retro è ora illuminato.

GLI INTERNI

Cupra ha iniziato a utilizzare materiali più sostenibili all’interno delle sue auto nella Born elettrica e continua questo processo con la Leon aggiornata. I suoi sedili a secchiello sono disponibili a scelta in pelle “ecologica” o in microfibra con il 73% di materiale riciclato e perforazione al laser per esaltarne i dettagli.

preferenze. Un display touchscreen più grande da 12,9 pollici, ora dotato di cursori illuminati sensibili al tocco sulla base per il controllo della temperatura e del volume, aggiunge un aspetto più moderno all’interno della Leon.

Il sistema di infotainment nativo riceve un nuovo aspetto che offre una maggiore personalizzazione e riduce il numero di input necessari per accedere ai menu di uso comune. Il cruscotto è caratterizzato da un motivo parametrico 3D, tattile e interessante da vedere, mentre la console centrale è stata ridisegnata per avere una finitura più precisa.

I MOTORI

Per quanto i motori, la gamma Leon offre diverse possibilità di scelta: la due Cupra volumi a cinque porte e la Sportstourer hanno opzioni diverse. La gamma Leon a cinque porte inizia con un motore a benzina TSI da 1,5 litri da 150 CV, abbinato a un cambio manuale a sei rapporti. Le prestazioni salgono poi al motore turbo a benzina a quattro cilindri da 2,0 litri, con una potenza massima di 300 CV. La trazione passa alle ruote anteriori tramite un cambio automatico a doppia frizione DSG a sette rapporti e utilizza un differenziale di bloccaggio “VAQ” per aiutare a trasmettere la potenza alla strada.

Entrambe le opzioni di propulsione della Cupra Leon Sportstourer sono dotate di trazione integrale, a partire dal motore a benzina TSI a quattro cilindri da 2,0 litri che eroga 240 CV tramite il cambio a doppia frizione DSG.

Cupra riserva alla Sportstourer anche il motore più potente della gamma Leon. Questa versione, nota come Leon Sportstourer VZ, utilizza il quattro cilindri turbo da 2,0 litri, potenziato a 333 CV e abbinato al cambio DSG a sette rapporti, che la rende la Cupra più potente fino a oggi. Per sfruttare al meglio le sue prestazioni, Cupra equipaggia la tenuta con uno splitter di coppia e freni Akebono opzionali.

La Cupra Leon a cinque porte sarà disponibile con un motore mild-hybrid eTSI. Questa unità a benzina da 1,5 litri utilizza un generatore di avviamento da 48 volt e una batteria compatta agli ioni di litio per consentire il funzionamento a motore spento e il recupero dell’energia in frenata. Il sistema è anche in grado di fornire una piccola assistenza elettrica al motore e di perfezionare il processo di avvio e di arresto.

Il diesel continuerà a far parte dell’offerta della Cupra Leon cinque porte, sotto forma di un quattro cilindri TDI da 2,0 litri con una potenza massima di 150 CV.

Entrambe le carrozzerie saranno ordinabili come ibride plug-in, che hanno subito notevoli miglioramenti. Secondo i dati ufficiali, la batteria di grande capacità da 19,7 kWh è in grado di garantire un’autonomia di guida elettrica di oltre 100 chilometri e la ricarica della batteria è più semplice grazie alla capacità di ricarica rapida in corrente continua da 50 kW e alla velocità di ricarica in corrente alternata da 11 kW, rispetto ai 3,6 kW del modello precedente.

Ciascuna delle due versioni PHEV utilizza un motore a benzina TSI da 1,5 litri integrato da un motore elettrico. Le potenze massime sono di 204 CV e 272 CV e quest’ultima versione, denominata VZ, è disponibile con pinze dei freni Brembo a quattro pistoncini e dischi forati maggiorati per migliorare le prestazioni di frenata.

Le Cupra Leon aggiornate saranno disponibili a partire dal quarto trimestre del 2024. I prezzi irlandesi per questi modelli saranno annunciati più avanti.

Nuova Cupra Formentor 2025: il Restyling

La nuova Cupra Formentor si prepara al restyling di metà carriera.
Uno dei marchi automobilistici più trendy del momento rivisita il modello più emblematico del suo catalogo, quattro anni dopo aver aperto la strada all’emancipazione dalla casa madre Seat.

L’aggiornamento arriva per tenere testa alla carriera di vendita della vettura (l’anno scorso sono state vendute ancora più di 120.000 unità in Europa, con un incremento del 23% rispetto al 2022). I suoi progettisti hanno ricreato in modo specifico il suo frontale, dotandolo di un muso di squalo sormontato dall’emblema del marchio e collegando i fari con nuovi contorni affiancati da tre triangoli che ne contraddistinguono l’aspetto, sotto la veste della tecnologia Matrix LED, come opzione.

Alle due estremità della griglia, i lunghi longheroni rotondi sono sostituiti da fari triangolari, in linea con il nuovo linguaggio stilistico Cupra, introdotto lo scorso anno dal SUV elettrico Tavascan, che è entrato in produzione per la prima volta.

Questi espedienti sono presenti anche nella parte posteriore della Cupra Formentor, che presenta una nuova striscia luminosa con un logo rosso incandescente al centro. Una fantasia costosa, visto che ha comportato la riprogettazione del portellone posteriore, dove prima l’emblema si trovava goffamente in una sporgenza che riprendeva la forma del logo Seat. E non è tutto, perché l’intero paraurti posteriore è stato ridisegnato, con estrattori d’aria fittizi su entrambi i lati che ospitano catadiottri, mentre la parte inferiore è stata ridisegnata con un nuovo supporto per la targa e un diffusore che ospita quattro terminali di scarico. Un temperamento latino e focoso coronato da un nuovo set di ruote, con otto modelli disponibili in 18″ e 19″.

GLI INTERNI

Seduti al volante, i cambiamenti sono meno spettacolari: la nuova Cupra Formentor si accontenta principalmente di ridisegnare la console centrale, promettendo al contempo l’arrivo di materiali più lusinghieri ed eco-responsabili, tra cui la microfibra riciclata per rivestire i sedili. Per quanto riguarda la multimedialità, il nuovo schermo da 12,9″ è più generoso di prima, ma purtroppo meno ben integrato nell’ambiente interno, come è accaduto con i recenti prodotti del Gruppo Volkswagen (Golf rinnovata, nuova Passat, Skoda Kodiaq e Superb, ecc). Ma la facilità d’uso e la reattività saranno probabilmente migliorate. Infine, gli amanti della musica apprezzeranno la collaborazione di Cupra con Sennheiser Mobility per lo sviluppo del nuovo impianto Hi-Fi con 425 watt tramite 12 altoparlanti.

I MOTORI

Grandi novità sul fronte dei motori. Cupra Formentor abbandona il famoso motore a 5 cilindri da 390 CV utilizzato in precedenza nella variante VZ5 e si affida ora esclusivamente a un 4 cilindri da 333 CV al vertice della gamma, affiancato da una variante da 265 CV, anch’essa denominata VZ. Allo stesso tempo, sono state introdotte due nuove varianti ibride plug-in, che offrono rispettivamente 204 CV e 272 CV sulla base di un TSI da 1,5 litri, sistematicamente supportato da un’unica batteria da 19,7 kWh che garantisce oltre 100 km in modalità 100% elettrica. Per la gamma entry-level sono disponibili 150 CV da un nuovo mild hybrid da 48 V e da un motore diesel, per rivolgersi a un pubblico più ampio.

Nuovo Kia Tasman 2025: il Rendering

Il nuovo Kia Tasman è il primo pick-up del marchio.

L’azienda coreana sta preparando il suo primo pick-up di serie e all’inizio di questa settimana sono stati pubblicati i primi teaser ufficiali. Questi rendering di Kolesa.ru ci permettono di dare uno sguardoin anteprima al modello.

In precedenza, sono apparse ripetutamente voci secondo cui Kia avrebbe avuto un pick-up nella sua gamma di modelli, soprattutto perché la consociata Hyundai ha già un veicolo di questo tipo (e recentemente ha ricevuto un restyling). Ora c’è una conferma ufficiale sotto forma di foto del prototipo camuffato. Tra l’altro, la novità non avrà nulla in comune con il modello Hyundai Santa Cruz, perché il primo è un pick-up relativamente leggero con un corpo portante, mentre il secondo sarà molto più grande e riceverà una struttura a telaio.

È stato confermato anche il nome del nuovo pick-up Kia: si chiamerà Tasman in onore della Tasmania, un’isola vicino all’Australia. Il pick-up avrà un design molto originale, che praticamente non riprende altri modelli dell’azienda.

Il modello ha un frontale dal design complesso con diverse barre verticali della griglia, fari verticali, uniti visivamente a coperture in plastica nera sui passaruota. Da notare anche l’inclinazione molto bassa del parabrezza, la linea ascendente della soglia e l’intaglio quasi parallelo ad essa nella parte inferiore delle portiere. Non ci sono ancora immagini della parte posteriore, anche se non ci si può aspettare particolari rivelazioni di design in questo segmento di vetture.

Rendering Kolesa.ru

IL PICK-UP IN RENDERING

Come già detto, la Kia Tasman avrà una struttura a telaio, come si addice a un pick-up di grandi dimensioni. Non ci sono informazioni confermate sulla gamma di motorizzazioni, ma è possibile che venga montato un motore turbodiesel a 4 cilindri con una capacità di 2,2 litri, noto per alcuni altri modelli Kia e Hyundai, e un cambio automatico a 8 rapporti. Una versione più potente con motore V6 potrebbe comparire in seguito.

Render del nuovo Kia Tasman Le vendite del nuovo pick-up Kia inizieranno il prossimo anno. Sarà un modello globale: sarà disponibile sul mercato interno della Corea del Sud, oltre che in Australia, Africa e Medio Oriente.

Nel frattempo, è stato recentemente ripreso un crossover Kia Sportage in versione restyling.

Nuova Lynk & Co Zero 2024: Anteprima

Il primo modello elettrico del marchio Lynk & Co, di proprietà di Geely, avrebbe dovuto essere presentato in anteprima al Salone dell’Auto di Pechino, ma non è ancora pronto ed è in fase di test di perfezionamento sulle serpentine della catena montuosa di Huangshan, nella provincia cinese di Anhui. Tuttavia, il vice amministratore delegato di Lynk & Co, Flynn Chen, ha promesso che la “vettura elettrica” sarà presentata nella prima metà di quest’anno e ne ha condiviso le immagini teaser.

Il marchio Lynk & Co è stato lanciato nel 2016 come un’idea congiunta di Geely e Volvo; inizialmente era rivolto all’Europa, ma non è riuscito a fare il botto qui; il mercato principale per Lynk & Co è stata la sua nativa Cina, con vendite fiacche fino all’anno scorso. Nel 2023, il mercato automobilistico globale ha iniziato a registrare un calo della domanda di auto elettriche, particolarmente sentito in Cina, e allora la linea di prodotti Lynk & Co, che in questo momento consiste solo in modelli a benzina e ibridi, è stata di grande aiuto.

IL PRIMO MODELLO ELETTRICO

Grazie ai motori ibridi le vendite sono aumentate bruscamente, alla fine del 2023, il marchio Lynk & Co, secondo il rapporto di Geely, ha venduto nel mondo 220 250 auto (+22% rispetto alle vendite del 2022). Il risultato del primo trimestre del 2024 è ancora più impressionante: 61.056 auto vendute (+64%). La Cina rimane il principale consumatore dei modelli Lynk & Co: nel periodo gennaio-marzo di quest’anno, secondo CAAM, le vendite nel Paese hanno totalizzato 56.556 unità (+60%).

Attualmente Lynk & Co ha otto modelli con gli indici 01, 02, 03, 05, 06, 07, 08, 09. I più recenti della gamma sono la berlina media Lynk & Co 07 e il crossover Lynk & Co 08, offerti esclusivamente con motorizzazioni ibride plug-in, mentre il prossimo, nono modello sarà un’auto elettrica, che Flynn Chen ha annunciato come Lynk & Co Zero (il nome commerciale, probabilmente, sarà diverso).

A giudicare dai teaser, la Lynk & Co Zero è una berlina o liftback piuttosto grande, con una lunghezza complessiva di circa 5 metri. Si sa che sarà basata su una versione di fascia alta a 800 volt della piattaforma modulare SEA (Sustainable Experience Architecture), come la Zeekr 001 aggiornata e le “elettriche” di fascia alta di altri marchi di proprietà di Geely, tra cui Lotus, Polestar e Volvo.

La Lynk & Co Zero probabilmente non vale la pena di aspettare per avere una potenza estrema, dato che nella gerarchia aziendale interna di Geely il marchio Lynk & Co è posizionato più in basso rispetto a Zeekr, Polestar, Volvo e ancor più Lotus, ma la maneggevolezza sarà all’altezza – l’esperienza della partecipazione di Lynk & Co alle gare del TCR Touring Car è stata utilizzata per perfezionare il telaio, quindi sarà un piacere stancarsi con la Lynk & Co Zero sulle serpentine di montagna.

Il prezzo della Lynk & Co Zero dovrebbe aggirarsi tra i 200.000 e i 300.000 yuan, ovvero il 15-25% in meno della Zeekr 001. Dopo la Zero, Lynk & Co avrà altri modelli elettrici, ma il marchio non ha intenzione di abbandonare gli ibridi: sono quelli che lo alimentano ora.

Formula E: più spettacolo con la Gen3 Evo

La Formula E aveva promesso grandi novità con la nuova “Gen3” Evo, la vettura che sarà utilizzata nella serie elettrica a partire dalla stagione 11.

Dopo la sua presentazione all’ePrix di Monaco, sembra giusto dire che gli organizzatori del campionato hanno mantenuto la parola data. L’evoluzione di metà vita della “Gen3” presenta un’immagine molto più aggressiva grazie al nuovo body kit. E questa è solo la punta dell’iceberg.

Perché se qualcuno poteva pensare che la “Gen3” Evo sarebbe stata poco più che un restyling estetico dell’attuale monoposto, niente di più sbagliato. La monoposto che sarà protagonista a partire dalla prossima stagione accelera da 0 a 100 km/h il 36% in più rispetto all’attuale “Gen3”. Anzi, è più veloce del 30% rispetto a una vettura di Formula 1. Sì, perché questa “Gen3” Evo passa da 0 a 100 km/h in 1,86 secondi.

Questa spettacolare statistica sottolinea la capacità di una monoposto che mantiene la sua pretesa di essere l’auto da corsa elettrica più efficiente, sostenibile e potente al mondo. Non a caso, la “Gen3” Evo ha un propulsore elettrico con un’efficienza del 90%, che le consente di sviluppare una potenza tale da portare questa piccola monoposto a una velocità di 320 km/h (200 mph).

In termini di sostenibilità, la Formula E aumenta la percentuale di materiali riutilizzati nella progettazione della “Gen3”, migliorando così il volume di emissioni da compensare con le sue attività inquinanti. Il body kit è stato creato con fibra di carbonio riciclata, il telaio ha integrato l’uso di materiali naturali come il lino e le celle della batteria sono state progettate per avere una seconda vita e per essere riciclate. Inoltre, tutti i fornitori della serie rispettano rigorosi criteri di sostenibilità.

Le prestazioni della “Gen3” Evo sono state migliorate in diverse aree, ma gran parte del suo salto competitivo ha a che fare con il software di gestione che alimenta il sistema di frenata rigenerativa, ora in grado di generare quasi il 50% dell’energia necessaria per completare una gara durante la corsa. Inoltre, sarà la monoposto che finalmente porterà in Formula E la tecnologia di ricarica ultraveloce (30 secondi e 600 kW).

Uno dei punti su cui la Formula E ha posto maggiore enfasi è stato il grip della “Gen3” Evo per migliorare la competizione diretta in pista. Infatti, l’altra grande novità di questa vettura è la definizione di un sistema di trazione integrale (AWD) che può essere utilizzato sia nelle qualifiche che all’inizio della gara e durante la modalità di attacco. I piloti potranno così godere del massimo controllo dell’accelerazione e della vettura nei momenti più critici di ogni ePrix.

PRESTAZIONI DA VERA SUPERCAR

La nuova Gen3 è monoposto che può accelerare da 0 a 100 km/h in 1,86 secondi e raggiungere i 320 km/h – con l’omologazione dei nuovi sistemi di propulsione – doveva avere un’immagine all’altezza. La verità è che la nuova monoposto non solo affina le sue linee per rispondere a questa richiesta, ma stilizza anche il suo design alla ricerca di una maggiore competitività in ogni circostanza.

Secondo la Formula E, la vettura è più veloce, ma anche più agile e robusta. Il guadagno stimato in termini di prestazioni pure rispetto alla “Gen3” è del 2%, pari a una differenza di 2 secondi su un circuito elettrico di serie più o meno standard. Tuttavia, l’obiettivo era anche quello di migliorare ulteriormente i duelli in pista e il body kit ha una silhouette più snella e aerodinamica ma robusta, per consentire una maggiore tolleranza nei duelli ruota a ruota.