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Nuova Cupra Raval 2026: Anteprima

La nuova Cupra Raval porterà la sportività in formato citycar.

La versione di serie della “calda” hatchback del marchio spagnolo, che per ora è ancora nascosta da una pellicola mimetica, è apparsa in nuove foto ufficiali. L’inizio delle vendite è previsto per il 2026.
La gamma di modelli del marchio spagnolo dovrebbe presto arricchirsi di una hot hatch, denominata Cupra Raval. L’azienda sta già da tempo stuzzicando la curiosità con questa novità: già nel settembre 2021, al Salone dell’Auto di Monaco, era stato presentato un concept chiamato UrbanRebel. Nell’estate del 2022 è apparsa una show car omonima più vicina alla versione di serie. Nel maggio 2023 Cupra ha presentato una versione pre-serie e ha svelato il nome ufficiale. Vale la pena ricordare che Raval prende il nome da uno dei quartieri di Barcellona.

La Cupra Raval, una hot hatch di serie ma camuffata, è stata presentata nel settembre 2025 al Salone dell’Auto di Monaco. Ora, in vista dell’imminente debutto, il marchio spagnolo ha deciso di ricordare la cinque porte, presentandola ancora una volta, purtroppo ancora camuffata. Da notare che per la pellicola mimetica è stata utilizzata una stampa con la mappa del quartiere Raval, uno dei più belli del Paese.
La futura novità Cupra ha ricevuto espressivi stampi sul cofano, grandi fari “obliqui”, una presa d’aria piuttosto grande con un motivo a rete, integrata nella parte inferiore del paraurti anteriore.

La Cupra Raval è dotata di normali specchietti esterni, maniglie delle porte a scomparsa, montanti anteriori e centrali del tetto neri, nonché originali cerchi da 19 pollici, il cui disegno ricorda quello di una sega circolare.

DATI TECNICI

È noto che questi pneumatici così memorabili sono montati sulla versione top di gamma VZ Extreme, con una larghezza di 235 mm. Inoltre, questa versione ha una carreggiata aumentata di 10 mm, sospensioni sportive DCC con rigidità aumentata (+5%), differenziale elettronico a frizione aumentata e snodi sportivi. L’abitacolo di questa versione Cupra Raval è dotato di sedili avvolgenti Dinamica.

La novità del marchio spagnolo si baserà sulla piattaforma MEB+, che la accomunerà alla hatchback Volkswagen ID. Polo e al SUV Skoda Epiq. Come riportato in precedenza da Kolesa.ru, la Cupra Raval sarà disponibile solo in versioni con un unico motore elettrico posizionato sull’asse anteriore. La potenza della versione top di gamma VZ Extreme è di 226 CV. L’autonomia con una sola ricarica di questa hot hatch è relativamente modesta: circa 400 km (calcolata secondo il ciclo WLTP).

Ora sono emerse informazioni su due versioni più semplici, con cui la novità sarà lanciata sul mercato al momento dell’inizio delle vendite. Si tratta della versione base Dynamic e della versione intermedia Dynamic Plus. La potenza massima del motore elettrico è di 211 CV, l’autonomia senza ricarica è di circa 450 km.

L’elenco delle dotazioni della versione intermedia comprende un sistema ADAS avanzato, un assistente di parcheggio, fari a matrice e un sistema audio con 12 altoparlanti.

L’inizio della produzione e delle vendite della Cupra Raval è previsto per il 2026. L’azienda ha anche rivelato il prezzo indicativo della versione base della hatchback: sul mercato europeo costerà circa 26.000 euro.

A titolo di confronto, il costo della “parente” Volkswagen ID. Polo, secondo i piani dell’azienda, non dovrebbe superare i 25.000 euro (circa 2,25 milioni di rubli).

Audi punta sul Diesel e presenta il nuovo V6 TDI

Audi ha modernizzato il suo apprezzato motore turbodiesel da 3,0 litri per migliorarne le prestazioni e ridurre le emissioni inquinanti nell’atmosfera. Per farlo, gli ingegneri hanno dovuto aggiungere tre motori elettrici da 48 volt e passare a un carburante ecologico che sostituisce il diesel: l’HVO (olio vegetale idrotrattato). Le prime auto ad avere il motore V6 TDI EA897evo4 saranno le Audi Q5 e Audi A6 attuali.

Il motore EA897 è in produzione dal 2010 e Audi non ha ancora intenzione di abbandonarlo, poiché molti europei continuano a considerare il diesel la scelta migliore per un’auto di fascia alta (per quelle di fascia bassa il rapporto prezzo/potenza è ormai troppo sfavorevole). Questa settimana è stata presentata la quarta evoluzione di questo motore: l’Audi V6 TDI EA897evo4. In realtà, non si tratta più di un singolo motore, ma di un intero sistema ibrido a bassa tensione composto da molti componenti.

Il turbodiesel modernizzato è supportato da tre motori elettrici a 48 volt. Il primo è un motorino di avviamento-generatore collegato all’albero motore tramite una trasmissione a cinghia, che si occupa dell’avviamento del motore e genera energia elettrica per la batteria tampone. Nel crossover Audi Q5 questa batteria è posizionata direttamente sopra la sospensione posteriore, mentre nell’Audi A6 si trova nel paraurti posteriore. La capacità della batteria non è specificata nel comunicato stampa, ma a titolo indicativo diciamo che nell’Audi A6 con motore turbodiesel da 2,0 litri, che monta un sistema ibrido simile, tale capacità è di 1,7 kWh. Non è prevista l’alimentazione della batteria da una fonte esterna.
Il secondo motore elettrico fa girare la ventola che crea una pressione in eccesso all’aspirazione: in parole povere, si tratta di un sistema di sovralimentazione elettrica che funziona in tandem con un normale turbocompressore a geometria variabile. Audi ha già utilizzato la sovralimentazione elettrica in precedenza, sui modelli S4, S6 e SQ5, ma in questo caso non si limita a compensare il cosiddetto “buco di turbo”, ma funziona costantemente insieme al turbocompressore e può ricevere da esso aria già compressa per accelerare la rotazione della ventola. Secondo Audi, questo schema parallelo è più efficiente, il motore raggiunge più rapidamente i giri e l’auto accelera di conseguenza più velocemente.

La pressione di sovralimentazione massima complessiva è di 3,6 bar. La potenza massima del turbodiesel EA897evo4 è di 299 CV e 580 Nm.

TRE MOTORI ELETTRICI

Il terzo motore elettrico è di trazione, è collegato al cambio (7 marce “robotizzato” S tronic con due frizioni) e consente all’auto di viaggiare a basse velocità esclusivamente con la trazione elettrica, cioè con il V6 spento. In caso di accelerazioni intense, il motore elettrico di trazione assiste il motore V6, fornendogli potenza aggiuntiva, mentre in fase di frenata e di marcia per inerzia genera energia per la batteria tampone. La potenza massima di questo motore elettrico è di 18 kW (24 CV) e 230 Nm. La potenza massima di recupero del sistema è di 25 kW (34 CV).

Un’altra caratteristica importante del motore EA897evo4 è la possibilità di alimentarlo con HVO (olio vegetale idrotrattato): tutte le Audi equipaggiate con il nuovo motore diesel usciranno dalla catena di montaggio con questo carburante nel serbatoio. L’HVO è un sostituto del gasolio che utilizza idrocarburi appositamente trattati e purificati, ottenuti da materie prime biologiche di scarto, ovvero da grassi animali e vegetali esausti, oli animali e vegetali e vari scarti agricoli. Si ritiene che la combustione dell’HVO rilasci nell’atmosfera il 70-95% in meno di CO2 rispetto alla combustione del gasolio convenzionale.

Il carburante HVO è più costoso del gasolio, ma le persone lo acquistano non solo per la loro coscienza ecologica, ma anche perché l’HVO è più pulito del gasolio, inquina meno il motore e i filtri con i depositi ed è molto più resistente al gelo.

Nuova Mercedes Classe S 2026: Rendering Completo

La nuova Mercedes Classe S restyling è ad un passo dal lancio ufficiale.
Recentemente sono apparse in rete alcune immagini del paraurti anteriore della berlina di punta rinnovata, grazie alle quali abbiamo la possibilità di riprodurne con maggiore precisione l’aspetto esteriore.

La storia del modello Classe S (derivato dal tedesco Sonderklasse, “classe speciale”) è iniziata nel 1972, quando fu presentata la prima generazione con l’indice di fabbrica W116. Oggi è in produzione la settima generazione della berlina con carrozzeria W223, presentata in anteprima nell’autunno del 2020. Era giunto da tempo il momento di un restyling programmato e nei giorni scorsi alle tradizionali foto spia si sono aggiunte alcune immagini trapelate in rete di alcuni elementi dell’esterno e degli interni del modello aggiornato.

I principali cambiamenti nel design riguardano la parte anteriore: come avevamo ipotizzato la scorsa estate, la Classe S rinnovata avrà una cornice nera della griglia del radiatore che si fonde visivamente con i fari. La griglia stessa diventerà più alta, pur mantenendo la sua forma e il suo design (anche se invece di tre barre cromate orizzontali ce ne saranno quattro).

Rendering Kolesa.ru

LO STILE TUTTO NUOVO

Anche i fari aumenteranno di dimensioni e ora il modello di punta aggiornato sarà facilmente riconoscibile nella parte anteriore grazie a una coppia di stelle a LED a tre raggi su ciascun lato.

Il paraurti è completamente nuovo e realizzato nello stile attuale dell’azienda (il rendering mostra la versione AMG Line con grandi prese d’aria ai lati).

Le modifiche posteriori potrebbero essere meno significative, ma comunque abbastanza evidenti: i fanali, pur mantenendo la loro forma, avranno un interno completamente nuovo con le stesse stelle delle luci di posizione. Ne abbiamo già visti di identici sulla nuova Classe E, ma sulla berlina di punta ce ne saranno tre su ciascun lato.
A giudicare dalle foto spia, anche l’abitacolo della Classe S sarà sostanzialmente rivisto, cosa insolita per questo modello (in precedenza, i restyling riguardavano solo dettagli relativamente minori). L’auto avrà un cruscotto completamente nuovo con schermi integrati, come nella Classe E e nella nuova GLC elettrica. Per quanto riguarda la parte tecnica, le modifiche potrebbero essere minime, come un leggero aumento della potenza dei propulsori ibridi.
Il debutto della Mercedes Classe S restyling è previsto nei prossimi mesi. Nel frattempo, pochi giorni fa è stata lanciata sul mercato la nuova station wagon Mercedes-Benz CLA. Vi invitiamo inoltre a leggere i recenti articoli dedicati alla Classe S con carrozzeria W140 usata.

Vendita Ricambi Usati: Per Bruxelles sono tutti Professionisti

Profilo A) Sei un vecchio meccanico ormai fuori dall’attività. Definirti “pensionato” però sarebbe una offesa, visto che la Tua Cassa Artigiani presso l’INPS Ti riconosce poche centinaia di Euro al mese dopo quaranta anni di versamenti e nemmeno un giorno di malattia a casa; e anche perché dentro di Te l’idea di invecchiare ed essere disutile non la riesci ad accettare: e dunque più che guardare camion ed escavatori davanti ai cantieri preferisci ancora toccare la meccanica con mano; e molto spesso Ti restano tra le mani, ancora, parti di Ricambio ed apparati che qualche ex Cliente affezionato ti chiede di sistemare, e che a lavoro finito accatasti al fondo del Tuo Garage. 

E a tal proposito, hai anche deciso finalmente di dismettere quel piccolo e casareccio magazzino di pezzi usati (semiassi, dischi freno, differenziali, collettori di scarico e monoblocchi, scatole sterzo, ammortizzatori e persino cristalli e parti di carrozzeria) frutto di sostituzioni e di paziente esplorazione degli sfasciacarrozze del Tuo circondario durante gli anni di esercizio dell’Officina.

Profilo B) Sei invece un privato cittadino di mezza età con la fissa del meccanico dilettante anche se magari lavori dentro un Reparto di Supermercato; insomma sei uno di quelli che per sola passione amano smanacciare dentro motori ed auto anche dei tuoi amici e conoscenti. La Tua passione, in fondo, non la si potrebbe chiamare “attività”, e nonostante tuttavia l’Italia sia ancora una ottima roccaforte del “nero” quello che fai non dovrebbe neppure incorrere nei rigori del Fisco; anche perché magari Ti dedichi spesso a lavorare sulle auto in forma del tutto gratuita (o in modalità “cambio merce” con gustosi inviti a pranzo o al massimo con il ricevere la canonica crostata fatta in casa) e dunque sei in regola anche rispetto alle soglie contabili massime detassate perché definite per il lavoro “occasionale” (e dunque dispensato da obbligo di Partita Iva).

Profilo C) Sei infine un Privato cittadino giovane, magari persino uno studente, che ha dimestichezza con i Social ed il Web; dunque hai creato account nei principali marketplace telematici pubblicianche per non pesare su mamma e papà ai quali la retta universitaria e l’affitto fuori sede già costano uno sproposito. Sei un ragazzo volenteroso ed ingegnoso, ed amici e conoscenti si fidano di Te e trovano il Tuo modo di presentare e recensire le cose assolutamente vincente. E dunque si rivolgono ripetutamente a Te anche per vendere parti di ricambio di auto non più detenute, gomme invernali, kit di riparazione, etc etc.

Tre profili di venditori diversi, stesso esito: oltre 2000 Euro tracciati in Rete

Ora, facciamo finta che con questo nesso di causa i diversi Profilo A), B) e C) in questo anno 2025, eccezionalmente, abbiano avuto un “boom” di transazioni e pagamenti dai loro Account personali nei Marketplace pubblici usualmente utilizzati per la compravendita di cose usate, tra le quali anche i ricambi auto (Amazon, eBay, Subito.it i principali); in particolare (vado a braccio, perdonate):

il vecchio meccanico ha avuto la fortuna di piazzare velocemente in poche settimane ad un collezionista due vecchi monoblocchi BMW ed un cambio automatico di una vecchia Mercedes. Tutta roba ricondizionata e funzionale, e poi, roba vecchia un corno! 

Con il ritorno di fiamma del collezionismo quel materiale ora vale una fortuna, ed il nostro anziano meccanico si fa persino scrupolo ad accettare un bonifico di 2.500,00 Euro complessivi per il materiale venduto: un supporto di cashflow benedetto per il suo scarno IBAN lambito dalla pensione.

Il meccanico dilettante invece in questo 2025 ha praticamente investito i weekend in un settore per lui abbastanza nuovo: per conto di un amico carrozziere ha accettato di intermediare attraverso il suo account marketplace accessori e componenti estetiche Tuning recuperate da auto destinate alla demolizione: Cerchi, spoiler, volanti sportivi. 

Si fa presto, anche in questo caso, a raggiungere con una decina di transazioni i 2.500,00 Euro: giuste giuste per regalare alla sua famiglia una settimana di ferie natalizie.

E il nostro studente volenteroso? Beh, lui ha seguito la sua attrazione per le auto d’epoca ed ha iniziato ad affiancare un Owners Club di appassionati di Alfa Romeo: gente alla buona, che invitandolo ai raduni ed alle cene di gruppo hanno bonariamente sfruttato i suoi account digitali per vendere decine e decine di componenti rinomate del Biscione. Ed in questo caso, in assoluta buona fede, i 2.200,00 Euro registrati ufficialmente lungo l’anno hanno fruttato al giovane “solo” poche centinaia di Euro di provvigioni che gli serviranno per revisionare il suo PC ormai davvero vecchio.

Il nodo cruciale di tutto questo? Stiamo parlando di ricambi e componenti per auto, anche usati: un contesto commerciale che già di per sé e’ abbastanza “massivo” e che per giunta, con l’esplosione dei costi e dei valori legati al mondo del “Second Life”, porta molto più velocemente di prima a raggiungere cumulativamente gli importi che ho elencato esemplificativamente sopra.

 

Ok, direte Voi. Dove è il senso di questa storia? E’ che tutti e tre, per effetto di un nuovo dispositivo normativo tra Unione Europea e Stati Membri, sono soggetti destinati ad essere tracciati. Come e con quali conseguenze?

Le nuove regole Europee: non esiste MAI la vendita on line occasionale?

E’ il 2021 e il Consiglio Europeo vara la Direttiva 514 ridefinita DAC7: norma che intende contrastare l’evasione fiscale in settori “esplosi” dentro l’Unione e per i quali la moltiplicazione degli operatori e delle operazioni genera, è vero, un “gruzzoletto” che rischia di passare tra maglie troppo larghe del monitoraggio. Tra queste maglie si è deciso invece di “trattenere” i flussi provenienti dalle diverse piattaforme di transazione on line di booking ricettivo e di locazione di immobili, di Noleggio auto, di intermediazione di beni nuovi ed usati e di servizi alla persona. 

La Direttiva (ridefinita DAC7) prevede l’obbligo dei gestori di questo tipo di piattaforme digitali di comunicare attraverso una modulistica specifica all’Agenzia delle Entrate i dati discriminanti di operatori titolari di account le cui operazioni di vendita svolte entro un anno solare ammontino cumulativamente a più di 2000 Euro di importo (ritenuto come tale come corrispettivo fiscale di vendita) oppure superino in numero le 30 operazioni. 

Fino a qui nulla di trascendentale: la norma ha un suo fondamento nell’obbiettivo di monitorare attività che possano, per numero e per importo, essere suscettibili di continuità professionale ed operativa tali da contraddire il requisito della occasionalità “protetta” anche fiscalmente dall’obbligo di registrazioni, fatturazioni e dunque assoggettamento ad un profilo fiscale definito. Dunque dal 1° Gennaio 2024 all’Agenzia delle Entrate pervengono regolarmente stringhe di Dati che riepilogano account, nominativi associati e relativi riferimenti identificativi opportunamente verificati; questo insieme alla traccia cumulativa delle transazioni annuali effettuate e del loro ammontare. Fin qui la norma generale europea ed il collegamento burocratico con il Fisco italiano. 

Il quale, però, a questo punto è chiamato a dover valutare e giudicare quali e quanti tra i soggetti tracciati siano da confermare quali occasionali (e dunque esentati da una serie corposa di adempimenti fiscali) ovvero da includere nella dimensione dei venditori professionali di per sé obbligati ad acquisire una Partita Iva nel contesto del Codice ATECO più appropriato (ad esempio per la rivendita di Ricambi Usati potrebbe essere il 47.91.10 – Commercio al dettaglio via Internet di ogni tipologia di prodotto), tenere una contabilità ed ovviamente svolgere tutti gli adempimenti fiscali e contabili del caso. Ma attenzione, e questo sarà tema di eventuali approfondimenti futuri: il superamento delle soglie che obbligano le piattaforme a tracciare i soggetti intermediatori non implica automaticamente la qualifica di venditore strutturato, professionale e duraturo, ma la valutazione della frequenza, della regolarità delle operazioni e la definizione del profitto derivante è l’elemento discriminante. Quello che invece, come combinato disposto mi spaventa di più rispetto alla questione fiscale è una considerazione giuridica: la valutazione di soggetto imprenditoriale non occasionale tenuto al regime IVA, con riferimento ad operazioni passate, influisce anche sulla responsabilità solidale di garanzia che il soggetto professionale deve riconoscere ad un acquirente di ricambi usati? 

Anche questo è un argomento che chiariremo presto.

Riccardo Bellumori

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La Cina punta sulle Auto Low Cost: elettriche e ibride

Le case automobilistiche cinesi stanno guidando l’era elettrica verso una nuova fase, inondando il mercato con veicoli elettrici a basso costo e ibridi plug-in al Salone dell’Auto di Guangzhou.

Con prezzi che partono da 100.001 yuan (14.100 dollari) e arrivano fino a 150.000 yuan (21.100 dollari), questa nuova generazione di veicoli invia un messaggio difficile da ignorare: la Cina intende conquistare il mercato di massa dell’elettrificazione.

Secondo Nikkei Asia, molte delle più grandi case automobilistiche cinesi si stanno preparando a esportare questi nuovi modelli economici. Per i marchi occidentali tradizionali che ancora lottano con i costi di produzione e gli obiettivi di emissioni, questi prezzi non segnalano una sana concorrenza, quanto piuttosto l’inizio di una revisione globale dei prezzi.
Diversi nuovi modelli di veicoli elettrici e ibridi plug-in hanno fatto il loro debutto al salone, tra cui la Leapmotor A10, che dovrebbe costare circa 100.000 yuan (14.100 dollari) ed essere esportata in tutto il mondo. La berlina elettrica Lafa 5 della stessa azienda dovrebbe essere lanciata a un prezzo simile.

Nio ha fatto una forte impressione con la sua Firefly, presentata per la prima volta con guida a destra. Con un prezzo di circa 100.000 yuan (14.100 dollari) in Cina, la Firefly entrerà in 17 nuovi mercati il prossimo anno, raggiungendo l’America Centrale e oltre. GAC si è unita con la sua Aion i60, un SUV range-extender a partire da 109.800 yuan (15.500 dollari).

L’industria automobilistica cinese è stata coinvolta in una guerra dei prezzi negli ultimi anni e non ci sono segni di raffreddamento, poiché le case automobilistiche lottano febbrilmente per conquistare quote di mercato. Il segmento di fascia bassa del mercato si sta rivelando un campo di battaglia particolarmente agguerrito, secondo quanto riporta Nikkei Asia.

NON SOLO ELETTRICO

Solo nei primi nove mesi di quest’anno, in Cina sono stati venduti 2,35 milioni di veicoli elettrici e ibridi plug-in con un prezzo compreso tra 100.001 yuan (14.100 dollari) e 150.000 yuan (21.100 dollari). Questo lo rende il segmento di mercato più grande della nazione, in crescita rispetto agli meno di 1,5 milioni dello stesso periodo dell’anno scorso.

Al contrario, i modelli con un prezzo compreso tra 150.001 e 200.000 yuan (21.100-28.200 dollari) hanno mantenuto una vendita stabile di circa 2,3 milioni di unità.
Si è registrata una crescita significativa anche nel segmento dei veicoli elettrici ancora più convenienti. Il numero di veicoli venduti nella fascia di prezzo compresa tra 11.300 e 14.100 dollari e in quella inferiore a 11.300 dollari è raddoppiato, superando il milione di unità.

Sebbene il numero crescente di modelli accessibili sia positivo per i clienti cinesi, sta danneggiando le stesse case automobilistiche. Nel trimestre luglio-settembre, l’utile netto di BYD è sceso del 30%, il primo calo in quattro anni. Great Wall ha subito un colpo simile, con un calo dei profitti del 30% nonostante un aumento delle vendite del 20%.

Nel frattempo, le esportazioni stanno accelerando. Nei primi tre trimestri di quest’anno, i marchi cinesi hanno spedito all’estero 1,75 milioni di veicoli elettrici e ibridi plug-in, con un incredibile aumento dell’89% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Tanti auguri UNRAE: 75 anni sull’ottovolante del mercato Auto

Chissà com’era l’Italia del 1950: chiedilo a chi è nato almeno nel 1945, mi suggerite? 

Potrebbe essere un’idea nella rievocazione che voglio fare. Perché di certo il mondo auto del 1950 era davvero un mondo a parte rispetto ad oggi, in Italia. 

La voglia di mobilità e l’esigenza di professionale nell’uso dell’auto erano la spinta a sacrifici enormi, visto che la più accessibile di tutte le utilitarie nazionali dell’epoca – la Fiat 500 Topolino – costava quasi due anni di stipendio di un operaio generico, benchè Fiat avesse in pancia la “SAVA” (a proposito di anniversari, ha appena compiuto un secolo pieno) che con un piano rateale garantito a cambiali permetteva a tanti di accedere all’auto dei propri sogni.

In quell’epoca il concetto di “concorrenza estera” era davvero una categoria dello spirito, benchè di Costruttori interessati all’italia ce ne erano parecchi. 

Citroen (che aveva comprato direttamente da Nicola Romeo un pezzo di terreno del Portello per creare la sua filiale), Opel, Austin Morris, Volkswagen e pochi altri i veri capisaldi della presenza straniera in Italia: prima di fondare Autogerma nel 1954 “herrGerhard Gumpert” importava il Maggiolino a proprio nome già in quel periodo.

 

C’era già un nome come Koelliker, pensate, ma l’Industria italiana produceva circa 150.000 auto per uso privato all’anno perché il mezzo più alla portata era la Vespa oppure la derivazione a tre ruote Ape.

In questo panorama il 24 Novembre del 1950, mentre il numero di auto estere immatricolate ammontava per quell’anno fiscale a poco più di un centinaio, si incontrano presso lo Studio del Notaio Giovanni Grassi in Roma dieci personaggi già importanti nel contesto dell’Automobile in Italia:

tra nomi praticamente da sempre noti al pubblico automobilista attento alla evoluzione del mercato (Paolo Borghese, titolare del celeberrimo “Gruppo Motori Roma” e primo presidente della nuova associazione; Renato Bornigia, esponente importantissimo della Società romana – il cui figlio Giancarlo è tra i fondatori del “Piper”, il locale storico delle notti romane – che all’epoca già commercia in auto inglesi di lusso; Alfredo Fattori, che dal 1947 opera con “Fattori & Montani Company” come importatore di auto inglesi; Fernando Martorelli che già dal 1922 viene nominato importatore ufficiale ed esclusivo per l’Italia di Rolls Royce; ed infine Ernesto Nussbaum che da titolare del Gruppo Nussbaumforniva affermati e rinomati macchinari per autoriparazione e logistica Automotive) oltre a Gugliemo Bolla, Fred L.Cole, Giorgio Pieroni e Salazar Sarsfield viene fondata la “Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri” per rappresentare e tutelare il comparto degli operatori dell’Import e della Dealership di Marchi auto esteri in Italia.

LA SCELTA CORAGGIOSA

Una mossa rischiosa, per i Costruttori nazionali conservatori e avvezzi a quel moto di protezionismo sempre presente in Italia; in realtà una mossa che regala al mercato italiano quell’interesse internazionale che si concretizzerà negli anni con l’apertura a nuovi Player, all’incremento dell’interesse dei potenziali Clienti, alla crescita di occupazione e Know How. E che farà per tanti anni dell’Italia uno dei mercati di Serie A in Europa.

Oggi, appena trascorso il 24 Novembre del settantacinquesimo, sono 46 le Aziende associate all’UNRAE; fanno parte di una realtà economica che, direttamente o indirettamente, nella distribuzione e nell’assistenza, registra un fatturato di oltre 50 miliardi di euro e 160.000 occupati nelle circa 2.600 Concessionarie, 11.100 officine autorizzate e nelle Case Madri presenti in Italia. 

Nel nostro Paese le Case automobilistiche estere investono circa 10 miliardi per acquisti di componentistica e, attraverso le sedi italiane di Ricerca, Sviluppo e Design, 10,5 miliardi di euro per beni e servizi. 

Il punto di forza di UNRAE è la forza di rappresentanza ed interlocuzione politica ed istituzionale, la capacità di battere il pugno sul tavolo per difendere diritti ed interessi del settore; ma più sottilmente e costantemente UNRAE è anche sempre la fonte, anche per gli operatori come noi che divulgano e recensiscono anche le statistiche, i report e le analisi di mercato che l’Associazione rende sempre disponibili per capire meglio il mercato auto e le sue evoluzioni. Auguri, dunque, sperando di festeggiare i prossimi compleanni dentro un contesto un poco meno agitato del mercato auto.

Riccardo Bellumori

Bugatti dice addio al motore W16

La Bugatti Bolide è una supercar da pista molto costosa, prodotta in soli 40 esemplari. Questa settimana Bugatti ha annunciato di aver consegnato l’ultimo esemplare di Bolide al cliente. Ogni Bolide è costata al cliente non meno di 4 milioni di euro.

Bugatti ha presentato la Bolide per la prima volta nell’autunno del 2020 come concept car, mentre la versione di serie è stata presentata nell’estate del 2021. La messa a punto ingegneristica di questo modello è proseguita fino all’inizio del 2024, poi è iniziata la produzione manuale in piccola serie, che si è conclusa pochi giorni fa.

L’ultimo esemplare della Bolide ha una verniciatura bicolore: la parte inferiore scura di colore Black Blue e la parte superiore chiara di colore Special Blue Lyonnais ricordano al facoltoso proprietario di questa vettura un’altra Bugatti presente nel suo garage, la Type 35 da corsa della seconda metà degli anni ’20, che probabilmente vale anche più della Bolide.

Alcuni appassionati di Bugatti ritengono che la Bolide sia la versione da pista della supercar Bugatti Chiron, la cui produzione è terminata lo scorso anno, ma in realtà la Bolide ha preso in prestito dalla Chiron solo il motore W16, mentre la carrozzeria in fibra di carbonio e il telaio in stile racing sono propri, motivo per cui è stato necessario un ciclo di sviluppo completo.

IL MOTORE DEI SOGNI

Il motore W16 da 8,0 litri, dotato di quattro turbocompressori, della Bugatti Bolide eroga 1600 CV e 1600 Nm. Il cambio è un “automatico” a 7 marce con due frizioni, la trazione è permanente integrale. L’accelerazione da 0 a 100 km/h richiede 2,2 secondi, la velocità massima è limitata a 380 km/h. Il peso della supercar è di 1450 kg.

La Bugatti Bolide non ha stabilito alcun record, ma i suoi proprietari non sembrano preoccuparsene più di tanto, poiché per loro la Bolide ha un valore collezionistico anche senza record. Nel frattempo, Bugatti ha venduto volentieri la Bolide a tutti i principali giochi di corse automobilistiche per computer, quindi anche i giocatori più giovani la conoscono bene.

La BugattiBolide non è l’ultimo modello con motore W16: è ancora in produzione la supercar da strada Bugatti W16 Mistral (tiratura limitata a 99 esemplari), che è proprio un derivato del modello Chiron. A sua volta, sulla base della W16 Mistral è stata recentemente realizzata la Bugatti Brouillard, la prima di una nuova linea di supercar Bugatti uniche per collezionisti.

La nuova supercar base Bugatti nel prossimo decennio sarà la Tourbillon, la cui produzione inizierà il prossimo anno, con una tiratura di 250 esemplari e un prezzo a partire da 3,8 milioni di euro. La Bugatti Tourbillon è dotata di un propulsore ibrido plug-in, il cui componente principale è un motore V16 aspirato da 8,3 litri sviluppato da zero.

I clienti Bugatti attendono con impazienza che questo motore dal suono fantastico venga montato sulla nuova supercar da pista del marchio francese, ma per ora non c’è stata nemmeno l’annuncio di tale supercar.